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	<title>Maria Zakharova Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 13:17:55 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Maria Zakharova Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Con la guerra Usa in Iran finisce anche il negoziato sull&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/con-la-guerra-usa-in-iran-finisce-anche-il-negoziato-sullucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 13:12:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1214" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Anchorage" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-1024x647.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-1536x971.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-600x379.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Mentre sostengono la parte del mediatore, gli Usa cercano in ogni modo di colpire gli interessi russi. Anche (ma non solo) in Iran.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/con-la-guerra-usa-in-iran-finisce-anche-il-negoziato-sullucraina.html">Con la guerra Usa in Iran finisce anche il negoziato sull&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1214" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Anchorage" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-1024x647.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-1536x971.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/anchorage-600x379.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Abituati alle sue solite intemerate, abbiamo passato sotto silenzio le ultime dichiarazioni di <strong>Maria Zakharova,</strong> la portavoce ufficiale del ministero degli Esteri russo. Commentando gli ultimi eventi in Medio Oriente, la Zakharova (da non confondere con qualunque funzionario incaricato di leggere comunicati) ha detto: &#8220;Il processo negoziale tra Stati Uniti e Iran è stato solo un&#8217;operazione di copertura&#8221;. E fin qui nulla di strano, è ciò che pensano tutti: la Casa Bianca ha trascinato i colloqui con gli iraniani il tempo necessario per accumulare la famosa <em>armada</em>  destinata ad attaccare l&#8217;Iran. Poi, però, la Zakharova ha aggiunto: &#8220;Per quanti anni abbiamo osservato come i<strong> processi negoziali venissero utilizzati per coprire ogni genere di piani di escalation di questo o quel conflitto</strong>&#8220;. E con queste parole le cose cambiano. </p>



<p>Quello che il ministero degli Esteri russo sta comunicando è un messaggio preciso agli Usa: <strong>il negoziato sull&#8217;Ucraina finisce qui.</strong> Certo, ci stanno altri incontri, strette di mano, qualche sorriso, espressioni come &#8220;incontro costruttivo&#8221; a go go. Ma nella sostanza, o la Russia otterrà esattamente ciò che vuole (ipotesi assai improbabile) oppure non si andrà da nessuna parte.</p>



<p>Il perché è facile da spiegare. <strong>Facciamo finta che i russi siano in buona fede.</strong> Oppure che (e alla fine si arriva allo stesso risultato) siano assolutamente convinti delle proprie tesi e di poterle affermare. Hanno alle spalle la lunga stagione degli Accordi di Minsk, cominciata nel 2014, che dovevano regolare (lasciamo per un attimo da parte se in modo equo o iniquo) la crisi nel Donbass: lì hanno scoperto che tutta quella trattativa non avrebbe comunque avuto grandi sbocchi perché, come spontaneamente affermato <a href="https://www.corriere.it/esteri/22_dicembre_16/verita-guerra-merkel-d4c3efe6-7d38-11ed-93d0-fd9373385b22.shtml">dalla cancelliera Angela Merkel</a> e confermato <a href="https://www.money.it/guerra-ucraina-grande-bugia-svelata-merkel-hollande">dal presidente francese Francois Holland</a>, quegli Accordi avevano soprattutto lo scopo di far guadagnare tempo all&#8217;Ucraina e aiutarla così a rinforzare l&#8217;esercito e in generale la sua tenuta contro la Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quel che vedono i russi</h2>



<p>Poi è ovvio che i russi (che mica credono alle baggianate cui credono i giornali nostrani, Trump agente dei russi e così via) si guardano intorno. <strong>Hanno visto i negoziati tra Usa e Iran della primavera scorsa, usati come copertura </strong>per un attacco a sorpresa di Israele, subito raggiunto dalle forze militari americane. E hanno visto (leggi Zakharova) come è stato impiegato dagli Usa il tempo negoziale  dei mesi scorsi. E vedono molte altre cose. Per esempio, che <strong>cosa ha fatto Trump con il Venezuela,</strong> come abbia messo sotto controllo le riserve petrolifere più ingenti del pianeta e come abbia spinto la vera finta presidente, <strong>Delcy Rodriguez</strong>, a cacciare subito le compagnie russe. </p>



<p>Ancora: come <strong>Trump abbia cercato di convincere l&#8217;India a non comprare più petrolio russo in cambio di dazi meno pesanti</strong>, ottenendo subito risultati importanti (le raffinerie indiane hanno ridotto gli acquisti <strong>da una media di 1,8 milioni di barili al giorno a 1,3 milioni </strong>nel primo trimestre del 2026). Come gli Stati Uniti partecipino alla caccia alla petroliera russa, fantasma o meno. Come il Governo dell&#8217;Iraq, anche qui a causa di pressioni americane, abbia passato <strong>la gestione del grande giacimento di West Qurna 2 alla Chevron, sottraendolo alla russa Lukoil</strong>. La quale, peraltro, è impegnata a vendere le proprie attività fuori dalla Russia a causa delle sanzioni secondarie decise dagli Usa. Per non parlare, infine, del doppio attacco all&#8217;Iran, Paese  con cui la Russia ha da poco firmato un Accordo di partenariato strategico che comprende non solo forniture militari ma anche <strong>intese sui corridoi commerciali e l&#8217;energia nucleare.</strong></p>



<p> È solo qualche esempio. Più che sufficiente, però, perché il Cremlino debba chiedersi: ma <strong>questo Donald Trump è un mediatore o uno che ci prende per i fondelli? </strong>È uno che vuole la pace in Ucraina o uno che ci intrattiene sull&#8217;Ucraina (di cui, nello specifico, peraltro non sembra importargli granché) e nel frattempo cerca di fregarci? Fatta la domanda, la risposta &#8211; almeno se siete russi &#8211; arriva quasi in automatico.</p>



<p>Per questo il secondo attacco Usa all&#8217;Iran mette anche fine, di fatto, ai negoziati sull&#8217;Ucraina. E l&#8217;aspetto più grottesco di tutto questo è che, è vero, <strong>dal punto di vista del mercato energetico gli Usa se la ridono</strong>, essendo il primo produttore mondiale di petrolio e gas e, quindi, anche i primi beneficiari delle attuali turbolenze. <strong>Ma il secondo beneficiario è proprio la Russia.</strong> Nella pianificazione di bilancio per il 2026, il governo russo ha previsto un prezzo base del petrolio di circa circa 59 dollari a barile. E oggi, a causa della spedizione Israele-americana contro l&#8217;Iran, <strong>la quotazione è di quasi 84 dollari.</strong> Un surplus che la Russia userà almeno in parte per sostenere e incrementare lo sforzo bellico contro l&#8217;Ucraina, anche perché tenere Trump inchiodato a quella crisi è uno dei (pochi) modi che il Cremlino ha per rispondere a tutto quanto detto prima. E dunque, come da titolo: fine del negoziato.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/con-la-guerra-usa-in-iran-finisce-anche-il-negoziato-sullucraina.html">Con la guerra Usa in Iran finisce anche il negoziato sull&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>È un&#8217;esercitazione ma&#8230; Gli USA schierano per la prima volta i missili Typhon in Giappone</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/e-unesercitazione-ma-gli-usa-schierano-per-la-prima-volta-i-missili-typhon-in-giappone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 04:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Marines]]></category>
		<category><![CDATA[Missili da crociera]]></category>
		<category><![CDATA[Us Army]]></category>
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<p>Gli USA schiereranno il sistema missilistico Typhon in Giappone per un'esercitazione. Proteste da Pechino e da Mosca</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/US_Army_Typhon_TEL.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Filippine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/US_Army_Typhon_TEL.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/US_Army_Typhon_TEL.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/US_Army_Typhon_TEL-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/US_Army_Typhon_TEL-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/US_Army_Typhon_TEL-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/US_Army_Typhon_TEL-334x188.webp 334w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p><br><br><br>Tra l&#8217;11 e il 25 settembre, in <strong>Giappone</strong>, si terrà un&#8217;esercitazione congiunta che vedrà la partecipazione degli <strong>Stati Uniti</strong>: Resolute Dragon, un&#8217;esercitazione bilaterale annuale tra i Marines degli USA e le forze armate giapponesi intesa a rafforzare le capacità difensive dell&#8217;alleanza tra Stati Uniti e Giappone. L&#8217;esercitazione si concentra sul potenziamento delle capacità di comando e controllo bilaterali, delle manovre multidominio e delle capacità di fuoco e in un ambiente geograficamente distribuito. </p>



<p>L&#8217;esercito statunitense, che parteciperà alle manovre, schiererà in Giappone per la prima volta il sistema “<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/torna-lo-spettro-degli-euromissili-come-cambia-larsenale-degli-usa.html">Typhon</a></strong>” per il lancio di missili da crociera (e altri vettori) da terra. <a href="https://www.stripes.com/branches/army/2025-08-29/army-typhon-missile-japan-18913386.html">Sappiamo</a> che la terza task force multidominio posizionerà il sistema presso la base aerea del corpo dei Marines di <strong>Iwakuni</strong>, a circa 40 chilometri a sud-est di Hiroshima. </p>



<p>L&#8217;arrivo del “Typhon” in Giappone, per partecipare a Resolute Dragon, riflette una scelta deliberata per aumentare le <strong>capacità di deterrenza</strong> nel teatro asiatico: ad <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/usa-schierano-sistema-terrestre-lancio-missili-crociera-2310165.html">aprile del 2024</a>, il sistema “Typhon” era stato schierato dagli USA nelle Filippine per la prima volta, e proprio Manila ha recentemente richiesto a Washington di vederlo schierato permanentemente nell&#8217;arcipelago. Sappiamo anche che la crisi in continuo aumento nel Mar Cinese Meridionale tra le Filippine e la Repubblica Popolare Cinese (RPC), ha determinato <strong>un notevole riavvicinamento tra Manila e Washington</strong>, con la prima che ha concesso di aumentare la presenza militare statunitense stabile nelle isole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivo integrazione</h2>



<p>Gli Stati Uniti, quindi, stanno compiendo sforzi per integrare coi propri alleati le capacità di attacco da terra sfruttando i sistemi a lungo raggio come il “Typhon”, che, utilizzando i missili da crociera Tomahawk, è in grado di colpire bersagli sino a 2.500 chilometri di distanza (a seconda delle versioni). L&#8217;integrazione con le forze militari alleate è fondamentale per esprimere delle capacità di combattimento adeguate ed efficaci, e gli Stati Uniti, secondo la politica che vede lo spostamento dei loro interessi strategici <strong>nel teatro asiatico per via della nascita della potenza cinese</strong>, stanno lavorando alacremente in tal senso, al punto che la stessa Pechino teme la nascita di una NATO asiatica.</p>



<p>La fine del <strong>Trattato INF</strong> che proibiva agli USA (e all&#8217;URSS/Russia) il possesso di missili balistici e da crociera di raggio medio e intermedio basati a terra – e relativi lanciatori – ha determinato sia la corsa statunitense per dotarsi di questi sistemi – come il “Typhon” &#8211; sia la relativa necessità di integrare le unità che lo utilizzano (e utilizzeranno) nelle operazioni multidominio allargate agli alleati. Ovviamente, come detto, la scelta di effettuare i primi schieramenti di un sistema del genere in Asia <strong>risponde a una necessità strategica</strong>, che è quella di esprimere deterrenza nei confronti della RPC, ed è anche per questo che dell&#8217;unico reparto dotato di “Typhon” destinato al teatro europeo per ora non vi è traccia, sebbene la Germania abbia <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-germania-vuole-il-sistema-di-lancio-per-missili-da-crociera-typhon.html">mostrato interesse</a> per l&#8217;acquisto di questa piattaforma e gli stessi Stati Uniti stiano predisponendo una base per un reggimento dell&#8217;U.S. Army dotato di “Typhon” su suolo tedesco (orizzonte previsto 2026, con schieramenti sporadici).</p>



<p>Ovviamente Pechino non è rimasta silente davanti alla decisione statunitense di schierare il “Typhon” in Giappone per l&#8217;esercitazione Resolute Dragon, e così come aveva fatto in occasione degli schieramenti nelle Filippine ha espresso una <strong>vivace protesta</strong> definendola una “grave minaccia alla pace e alla stabilità regionale”. I funzionari cinesi avvertono che il “Typhon” potrebbe colpire direttamente obiettivi nella Cina continentale, e i media statali hanno inquadrato la mossa come un&#8217;ulteriore prova della determinazione di Washington a militarizzare l&#8217;Asia. <strong>Pechino vede il sistema missilistico come una sfida diretta al suo scudo</strong> <strong>A2/AD (<em>Anti Access / Area Denial</em>)</strong>, progettato per tenere le forze statunitensi lontane dalle sue coste e dalle basi strategiche. La mobilità del sistema indebolisce infatti tale scudo, in quanto i lanciatori su camion sono in grado di effettuare attacchi di precisione da posizioni non predefinite e improvvisate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il posizionamento della Russia</h2>



<p>Se la protesta cinese era certamente prevedibile, così non lo è stata quella russa, che rappresenta un inedito per quanto riguarda lo scacchiere asiatico. <a href="https://www.japantimes.co.jp/news/2025/08/30/japan/typhon-missile-japan-drills/">Venerdì</a> scorso il Ministero degli Esteri russo ha dichiarato che il dispiegamento temporaneo rappresenta un altro “passo destabilizzante” da parte di Washington. “Consideriamo questo un ulteriore passo destabilizzante nella politica di Washington volta a potenziare le capacità dei suoi missili a corto e medio raggio basati a terra, al fine di dispiegare tali sistemi in diverse regioni del mondo”, ha dichiarato la portavoce del Ministero <strong>Maria Zakharova</strong>. </p>



<p>Queste dichiarazioni ufficiali rappresentano un nuovo e ben chiaro posizionamento della Russia nella politica asiatica, con <strong>un allineamento agli interessi cinesi</strong> che avrà sicuramente ripercussioni anche per quanto riguarda le rivendicazioni di Pechino su Taiwan e il Mar Cinese Meridionale; soprattutto riteniamo sia un forte segnale – quanto meno di facciata – della <strong>comunità di intenti tra RPC e Russia.</strong> Un segnale molto più forte rispetto alle esercitazioni e ai pattugliamenti aerei e navali congiunti che si sono osservati in questi ultimi 3 anni, i quali, oltre a essere sporadici, rappresentano esclusivamente la continuazione di un processo di ricerca di integrazione tra forze militari cominciato da tempo, e che sino a ora non ha ancora fatto un salto di qualità con la nascita di comandi unificati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/e-unesercitazione-ma-gli-usa-schierano-per-la-prima-volta-i-missili-typhon-in-giappone.html">È un&#8217;esercitazione ma&#8230; Gli USA schierano per la prima volta i missili Typhon in Giappone</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La guerra delle comunicazioni dietro il braccio di ferro Mattarella-Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-delle-comunicazioni-dietro-il-braccio-di-ferro-mattarella-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2025 09:25:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1370" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1536x1096.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>"Mattarella è intervenuto su una questione delicata di diplomazia che dovrebbe essere competenza del Governo”, dice Spannaus.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-delle-comunicazioni-dietro-il-braccio-di-ferro-mattarella-russia.html">La guerra delle comunicazioni dietro il braccio di ferro Mattarella-Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1370" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250220101435501_943685398b1e723327ecf55f17d0ab87-1536x1096.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ora che si sono calmate le acque, vale la pena riprendere il filo del recente discorso a Marsiglia del Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>, che ha provocato la dura reazione di Marija Zacharova, portavoce del Ministro degli Affari Esteri della Russia, <strong>Sergej Lavrov</strong>. E che, al di là del duro e ingiustificabile attacco al nostro Paese, rileva il peso specifico del Primo Cittadino d’Italia agli occhi nel mondo. O quantomeno agli occhi della Russia. Tanto che la famosa frase di Stalin a Yalta, Quante divisioni ha il Papa?, forse potrebbe valere anche per l’Italia.</p>



<p>Al tempo stesso l’orribile attacco della portavoce Zacharova pone qualche interrogativo anche sulla strategia di comunicazione scelta dalla Russia per rispondere alle dichiarazioni del Presidente Mattarella. <strong>Andrew Spannaus</strong>, giornalista e analista politico, autore del podcast That’s America per <strong>Radio24</strong> non si stupisce più di tanto: “Sergio Mattarella non è molto conosciuto a livello internazionale. In Italia è il Capo dello Stato, ma fuori? E non è solo una questione italiana: quanti sanno chi è il Capo dello Stato della Germania? Dunque, dal punto di vista russo, non si dà la stessa importanza a lui rispetto a Giorgia Meloni. Non si scomoda Vladimir Putin”. E forse per lo stesso motivo, si è scritto anche poco sulla stampa internazionale. “Personalmente, &#8220;ha concluso l’autore del libro Rivincita. L’enigma americano spiegato agli europei, &#8220;ritengo che Mattarella sia intervenuto su una questione delicata di diplomazia che avrebbe dovuto essere di competenza del Governo.”</p>



<p>“La scelta di affidare a <strong>Marija Zacharova</strong> la risposta a Mattarella&#8221;, sottolinea Andrea Barchiesi, fondatore di <strong>Reputation Manager</strong> e uno dei massimi esperti in Italia in tema di analisi e gestione della reputazione online, &#8220;risponde a una strategia di comunicazione che si ripete e che punta a legittimare o meno l’interlocutore. Putin non interviene e in questo modo implicitamente ci sta dicendo che il suo interlocutore non è legittimato ad avere un dialogo con lui. Non parla lui e nemmeno Lavrov. In questo caso hanno messo in campo una terza figura, la Zacharova, un pezzo degli scacchi un po’ più debole, per così dire. In buona sostanza, ci hanno detto che l’Italia non ha peso”.</p>



<p>Dello stesso avviso, <strong>Gianluca Comin</strong>, Presidente e <strong>Fondatore di Comin &amp; Partners</strong> una delle più autorevoli società di consulenza di comunicazione e relazioni istituzionali del Paese: “Certamente c’è una strategia, di solito risponde una persona che ha un ruolo inferiore di quella attaccata per denigrarla ulteriormente. In questo caso non risponde al Capo dello Stato un altro Capo dello Stato o un Ministro, ma risponde un portavoce in questo caso per sottolineare ancora di più una dichiarazione di attacco. In altri casi&#8221;, prosegue Comin, che è anche docente di Strategie di Comunicazione, alla Luiss <strong>Guido Carli</strong>, &#8220;si usa un funzionario perché smentibile e quindi si può fare una marcia indietro, ma credo che in questo caso valga la prima ipotesi. All’orribile dichiarazione, si aggiunge dunque il fatto che l’ha pronunciata un portavoce e non il Ministro o Putin in persona”.</p>



<p>La querelle <strong>Zacharova-Mattarella</strong> non ha nemmeno “entusiasmato” il popolo del web, che in realtà sostanzialmente non ha reagito. “È una tematica troppo alta, prosegue Barchiesi. La rete è situata a un livello di engagement e di interazione più basso rispetto a questa interlocuzione, soprattutto internazionale. Se per rete intendiamo la parte alta del Paese, soprattutto un certo tipo di stampa, che ne ha parlato, va bene, ma di interazione significativa direi di no. Diversamente e sorprendentemente, invece, sta girando il discorso di Mario Draghi al Parlamento Europeo, che pur essendo alto ha dei toni molto chiari, espliciti, sintetici, che invece si stanno ‘viralizzando’ anche su social come Tik Tok”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-delle-comunicazioni-dietro-il-braccio-di-ferro-mattarella-russia.html">La guerra delle comunicazioni dietro il braccio di ferro Mattarella-Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Transnistria in bilico: rifiuta l&#8217;appoggio europeo e si aggrappa a Mosca</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-transnistria-in-bilico-rifiuta-lappoggio-europeo-e-si-aggrappa-a-mosca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 14:47:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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<p>La Transnistria in bilico, tra la fedeltà alla Russia e le pressioni della Ue. La crisi energetica usata come arma politica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-transnistria-in-bilico-rifiuta-lappoggio-europeo-e-si-aggrappa-a-mosca.html">La Transnistria in bilico: rifiuta l&#8217;appoggio europeo e si aggrappa a Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Transnistria, enclave filorussa incastonata nella <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/come-si-vive-oltre-la-nuova-cortina-di-ferro.html">Moldavia ma indipendente solo sulla carta,</a> ha deciso di rifiutare un aiuto energetico da 60 milioni di euro offerto dall’Unione Europea. Motivo ufficiale? Non vuole alzare le tariffe per i consumatori. Motivo reale? Mosca non permette che Tiraspol, sua roccaforte nei Balcani, accetti aiuti da Bruxelles, perché <strong>ciò significherebbe una lenta erosione del controllo russo sulla regione</strong>. E così, mentre l’Europa offre gas e sostegno economico, la Transnistria rimane attaccata al salvagente russo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una crisi energetica che sa di geopolitica</h3>



<p>Da quando l’Ucraina ha interrotto il transito del gas russo, la Transnistria si è trovata in una situazione precaria: blackout quotidiani, riserve al minimo e un’emergenza che sarebbe potuta diventare insostenibile. Bruxelles ha proposto un pacchetto di aiuti vincolato a riforme sulle libertà fondamentali e sul rispetto dei diritti umani. Ma per Mosca, l’unica vera questione è il controllo: lasciare che la Transnistria accetti aiuti dall’UE significherebbe perdere terreno strategico.</p>



<p>Nel frattempo, <strong>la Moldavia si muove con cautela</strong>. Il premier Dorin Recean ha garantito che il gas arriverà comunque a Tiraspol, grazie alla compagnia ungherese MET Gas and Energy Marketing AG, con i pagamenti coperti da una società con sede a Dubai. Una triangolazione finanziaria che suona come un compromesso tra le pressioni russe e l’obiettivo europeo di staccare, pezzo dopo pezzo, la Transnistria dall’influenza di Mosca.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il solito braccio di ferro: Mosca contro Chisinau</h3>



<p>Il Cremlino, ovviamente, non ha gradito. Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha accusato la Moldavia di trasformare la crisi energetica in un’arma politica contro la Transnistria, violando gli accordi di pace del 1992. La logica russa è semplice: mantenere Tiraspol in una situazione di dipendenza e instabilità per garantirsi una leva di pressione su Chisinau e l’Occidente.</p>



<p>Dall’altra parte, la presidente moldava <strong>Maia Sandu</strong> sta giocando la carta dell’Unione Europea. La sua strategia è chiara: aggirare la Transnistria costruendo infrastrutture alternative, come la linea elettrica Vulcănești-Chișinău, che le permetterebbe di importare energia dalla Romania senza passare per la regione separatista. Una mossa che ridurrebbe ulteriormente il peso geopolitico della Transnistria e spingerebbe Chisinau sempre più verso l’integrazione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Transnistria, il nodo che non si scioglie</h3>



<p>Nel frattempo, mentre Tiraspol rifiuta gli aiuti europei e si aggrappa al sostegno russo, il dibattito sul destino della regione si fa sempre più acceso. L’UE e la Moldavia vedono nella crisi un’opportunità per <strong>spezzare la dipendenza della Transnistria da Mosca</strong>, mentre il Cremlino usa la stessa crisi per rafforzare la sua presa. Il problema è che il tempo stringe: la Transnistria ha bisogno di energia e finanziamenti, e la Russia – sempre più impegnata su altri fronti, dall’Ucraina alla politica interna – potrebbe non essere disposta a coprire il conto per sempre. E così, ancora una volta, la Transnistria resta sospesa tra passato e futuro, tra Mosca e Bruxelles, in un limbo geopolitico che dura da oltre trent’anni. Ma fino a quando?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-transnistria-in-bilico-rifiuta-lappoggio-europeo-e-si-aggrappa-a-mosca.html">La Transnistria in bilico: rifiuta l&#8217;appoggio europeo e si aggrappa a Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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