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	<title>Mahmoud Ahmadinejad Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mahmoud Ahmadinejad Archives - InsideOver</title>
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		<title>Quando USA e Israele sferrarono un devastante cyberattacco contro l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quando-usa-e-israele-sferrarono-un-devastante-cyberattacco-contro-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 06:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia è di quelle degne di un film di spionaggio: siamo nel lontano 2006 (ma neanche troppo). George W. Bush fa lo sceriffo. E in quanto tale, quando non c&#8217;è da menare le mani (vedi Iraq o Afghanistan), c&#8217;è sicuramente da mediare qualche incomprensione che potrebbe sfociare in un conflitto armato. Eccolo allora a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/quando-usa-e-israele-sferrarono-un-devastante-cyberattacco-contro-liran.html">[...]</a></p>
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<p>La storia è di quelle degne di <strong>un film di spionaggio</strong>: siamo nel lontano 2006 (ma neanche troppo). George W. Bush fa lo sceriffo. E in quanto tale, quando non c&#8217;è da menare le mani (vedi Iraq o Afghanistan), c&#8217;è sicuramente da mediare qualche incomprensione che potrebbe sfociare in un conflitto armato. Eccolo allora a cercare di ammansire lo Stato di Israele che, dopo aver ceduto il passo l&#8217;anno precedente ai palestinesi, abbandonando la Striscia di Gaza occupata, adesso vorrebbe rivolgere le sue attenzioni sull&#8217;<strong>Iran di Ahmadinejad</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I primi passi della guerra cyber</h2>



<p>Bush non vuole una guerra, ma Israele vede la corsa dell&#8217;Iran verso il nucleare come una minaccia da estirpare, in un modo o nell&#8217;altro. E allora nasce l&#8217;idea geniale: invece di bombardare l&#8217;Iran con ordigni veri, perché non <strong>attaccare gli impianti di arricchimento iraniani con armi digitali</strong>? </p>



<p>Il 2006 è la preistoria dell&#8217;era digitale. Ancora non si parla di cyberware, cyberwarfare, cybersicurezza. Almeno non a livello popolare. Ma gli addetti ai lavori &#8211; leggi anche i servizi segreti &#8211; sanno che è un settore altamente strategico e che è lì che si gioca la vera partita dell&#8217;intelligence. Dunque la decisione è presa: Stati Uniti e Israele appronteranno un malware che sia in grado di sabotare gli impianti dove gli iraniani stanno lavorando sul nucleare, in particolare in quello di Natanz. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Stuxnet: il malware creato per distruggere</h2>



<p>Il frutto di questa collaborazione ha un nome: Stuxnet. Un malware pensato non solamente per bloccare i sistemi informatici o per esfiltrare dati, ma soprattutto per distruggere &#8211; facendole ruotare troppo velocemente &#8211; le turbine delle centrifughe. Ha così inizio l&#8217;operazione &#8220;Giochi olimpici&#8221;. Nel frattempo, però, il tempo passa. Mentre vengono studiati i dettagli del piano di attacco, Bush depone la stella da sceriffo e alla Casa Bianca sale <strong>Barack Obama</strong>, insieme al suo vice Biden. Nonostante questo l&#8217;operazione va avanti e, arrivati al 2010, è ora di passare all&#8217;azione.</p>



<p>Gli iraniani però sanno il fatto loro e sono parecchio guardinghi. La rete internet dell&#8217;impianto di Natanz è una rete chiusa. Impossibile far passare il malware comodamente da casa. Bisogna sfruttare il fattore umano. Quello che accade a questo punto è difficile dirlo, ma le opzioni sono piuttosto ridotte: un dipendente dell&#8217;impianto poco attento o infedele porta all&#8217;interno del blindatissimo luogo di lavoro una pennetta USB che, inserita in un computer, da il via all&#8217;infezione. </p>



<p>I risultati vanno oltre ogni più rosea aspettativa: Stuxnet funziona alla perfezione. Mentre distrugge le turbine, <strong>inganna gli scienziati e gli ingegneri iraniani falsificando i dati</strong> e mostrando un perfetto funzionamento dei sistemi. Nella centrale di Natanz si diffonde lo sconforto: nulla va come dovrebbe andare e nessuno sembra accorgersi della vera ragione. Almeno fino a un certo punto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Contagio mondiale</h2>



<p>Qualcuno ha voluto strafare. Probabilmente, stando a quello che negli anni hanno detto gli americani, sono stati gli israeliani che, dal canto loro, non hanno detto granché. Stuxnet, che sarebbe dovuto rimanere all&#8217;interno dell&#8217;impianto di Natanz a distruggere il distruggibile, lascia l&#8217;ovile e prende il largo. Ovvero si diffonde sulla rete internet e infetta i computer e i sistemi informatici di una decina di nazioni sparse nel mondo, Stati Uniti compresi. A questo punto, gli iraniani si rendono conto della situazione e, come del resto tutti, corrono ai ripari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I nuovi scenari della guerra cyber</h2>



<p>Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire. Ma riflettendo poi sulla situazione attuale, sul clima di guerra che avvolge nuovamente Iran e Israele, viene da fare una considerazione tanto amara quanto inquietante: se invece del 2010, un attacco hacker del genere fosse avvenuto oggi, cosa avrebbe comportato? Quali sarebbero state le reazioni delle parti coinvolte? Un attacco hacker nel 2024 può diventare la miccia di innesco per un conflitto armato? </p>



<p>E poi anche un&#8217;altra considerazione: al giorno d&#8217;oggi se un cyber attacco di questo tipo venisse preso a pretesto per sferrare un altro tipo di attacco, con armi vere, chi darebbe la certezza della provenienza del malware incriminato? Basterebbe dimostrare che una mail è partita da un computer di un determinato paese per affibbiare a quel paese la responsabilità di aver provocato un conflitto? Le cose, purtroppo, non sono così semplici, ma allo stesso tempo &#8211; e forse proprio in ragione di questa non semplicità &#8211; si prestano alla manipolazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Operazioni di falsa bandiera</h2>



<p>Determinare l&#8217;origine di un cyber attacco è molto complicato in una situazione di pace, figuriamoci in un contesto di guerra imminente. Nel far west della rete sono frequenti le operazioni di falsa bandiera, <strong>il nemico non ha volto</strong>, anzi, il nemico potrebbe addirittura non esserci. Basterebbe il suo fantasma a giustificare l&#8217;inizio di una guerra, combattuta  stavolta non dietro uno schermo, ma sul campo di battaglia.</p>



<p>Sono lontani i tempi di Stuxnet, quando un malware poteva azzerare l&#8217;operatività di un impianto nucleare senza troppe conseguenze sul piano geopolitico. A guardarsi indietro sembra quasi un mondo migliore. Ormai anche gli hacker devono stare attenti a quello che fanno per non avere sulla coscienza il peso dell&#8217;inizio di un&#8217;ipotetica terza guerra mondiale.</p>



<p></p>
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		<title>Dopo le proteste in Iran è la fine dell&#8217;era Ahmadinejad?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-proteste-iran-la-fine-dellera-ahmadinejad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 12:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="486" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016-768x467.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>È un percorso a parabola quello intrapreso da Mahmoud Ahmadinejad nella politica iraniana: da semi sconosciuto, con un passato però importante tra i Pasdaran, diventa Sindaco di Teheran nel 2003 e poi, dopo due anni, arriva a scalare la presidenza battendo al ballottaggio il più quotato Ali Rafsanjani. Fama di duro conservatore, fuori però dal clero &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-iran-la-fine-dellera-ahmadinejad.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-iran-la-fine-dellera-ahmadinejad.html">Dopo le proteste in Iran è la fine dell&#8217;era Ahmadinejad?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="486" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Mahmoud_Ahmadinejad_and_Gholam-Hossein_Elham_October_2016-768x467.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>È un percorso a parabola quello intrapreso da <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong> nella politica iraniana: da semi sconosciuto, con un passato però importante tra i Pasdaran, <strong>diventa Sindaco di Teheran nel 2003</strong> e poi, dopo due anni, arriva a scalare la presidenza <strong>battendo al ballottaggio il più quotato Ali Rafsanjani</strong>. Fama di duro conservatore, fuori però dal clero e rappresentante dell’Alleanza dei costruttori dell’Iran Islamico, Ahmadinejad si è imposto grazie alla promessa di maggiori attenzioni ai ceti meno abbienti presentandosi come difensore delle classi più povere, con un linguaggio apprezzato dall’elettorato iraniano anche per via del suo stile di vita sobrio e dedito, prima dell’attività politica, al suo lavoro di professore di ingegneria civile presso l’università della capitale. Personaggio giudicato controverso all’estero, è riuscito negli anni della presidenza a catapultare su di sé l’attenzione ed a diventare un politico a volte temuto ed a volte rispettato, con un operato politico sopra le righe che ha attratto ammiratori ma anche detrattori. In poche parole,<strong> nel bene o nel male Ahmadinejad ha aperto un’importante epoca in Iran ed è riuscito per diversi anni a calamitare l’attenzione dall’estero.</strong></p>
<p>Oggi si assiste alla rapida discesa di fama, popolarità e carriera politica: riletto nel 2009, in elezioni culminate con le proteste della cosiddetta ‘Onda Verde’ che lo accusava di brogli e sosteneva il rivale Mussawi, alla scadenza del mandato nel 2013 ha lasciato l’incarico ma non la politica attiva; in un’epoca contrassegnata, ad inizio di questo decennio, dalla scalata della Russia di Putin ed al ritorno di Mosca in prima linea negli scenari mediorientali, Ahmadinejad anche all’estero è diventato uno dei simboli più importanti della ‘resistenza’ dei paesi non allineati agli USA, anche se non più capo di Stato. Ma in Iran, progressivamente, <strong>è stato isolato ed ha iniziato ad essere malvisto anche dalla Guida Suprema Khamenei</strong>, viene impedita la sua candidatura alle presidenziali dello scorso anno e si diffondono voci sul coinvolgimento di suoi fedelissimi in scandali di corruzione; <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/01/07/ahmadinejad-arrestato-per-le-proteste-giallo-in-iran_c33d5a5e-f299-4473-98d8-37185c04556c.html">domenica è arrivata anche la notizia del suo arresto </a> ma, anche se tale circostanza non è stata confermata, oramai la sua parabola politico/mediatica sembra inesorabilmente orientata verso il basso. L’epoca di Ahmadinejad come rappresentante di una fetta importante della società iraniana è destinata a volgere al termine.</p>
<p>Dall’isolamento all’accusa di essere dietro le recenti proteste</p>
<p>Di certo, una personalità come quella di Mahmoud Ahmadinejad non appare abituata ad essere dietro i riflettori; anche negli anni successivi alla presidenza il suo è rimasto un nome importante, capace di far notizia anche quando è stato immortalato sopra un autobus a Teheran mentre si recava all’Università a lavorare, come accaduto nell’estate 2013. Dunque, non deve certo essere stato semplice accettare un graduale isolamento,<strong> figlio di un contesto politico iraniano radicalmente mutato negli ultimi anni</strong> dove la linea più moderata di Rohuani, accettata da alcuni ed un po’ meno da altri, ha rimescolato le carte e costretto i conservatori a coalizzarsi puntando nel 2017 sulla figura di Raisi, tra i più influenti membri del clero sciita. Per l’ex presidente non c’è stato più spazio, né tanto meno disponibilità da parte di altri ‘big’ della politica iraniana di sostenerlo; a poche settimane dalle elezioni di maggio poi, Ahmadinejad è stato ufficialmente escluso dalla corsa alla presidenza, sancendo dunque un isolamento sempre più marcato in seno lo scacchiere politico.</p>
<p>Sull’esclusione hanno pesato due fattori importanti:<strong> le accuse di corruzione</strong> di alcuni suoi fedelissimi risalenti al 2011, anno di uno dei più importanti scandali finanziari del paese, così come <strong>i pessimi rapporti con la Guida Suprema l’Ayatollah Khamenei</strong>, incrinati già durante gli ultimi anni della sua presidenza. Ecco perché quando le prime proteste, nello scorso mese di dicembre, sono scoppiate a Mashad, città sede di uno dei più importanti mausolei sciiti e con un’opinione pubblica quindi tra le più conservatrici dell’intero Iran, in tanti hanno sospettato il coinvolgimento di Ahmadinejad: il suo ‘zampino’ potrebbe essere stato messo per cercare di riguadagnare consenso, sfruttando il malcontento della popolazione dovuto alla crisi economica. Potrebbe, questa, essere soltanto una ricostruzione figlia dell’emozione del momento e non veritiera, pur tuttavia appare indubbio come comunque l’ex presidente ad oggi sembri sempre più isolato e fuori da ogni velleità politica.</p>
<p>Il terremoto di novembre scuote anche l’immagine dell’era Ahmadinejad</p>
<p>Il 12 novembre scorso la parte occidentale del paese è stata colpita da un grave sisma, di magnitudo 7.3 della scala Richter e paragonabile, per intensità, a quello di Messina del 1908; il tremore ha fatto più di mille vittime, una tragedia che ha colpito le regioni più povere dell’Iran e che, ancora una volta, ha visto coinvolta soprattutto la fascia più debole della popolazione. <strong>Il terremoto però non ha mancato di avere anche dei connotati politici</strong> e, in primo luogo, sono proprio gli anni della presidenza di Ahmadinejad ad essere stati presi maggiormente di mira; nei villaggi e nelle città dove si si contati i danni più gravi, <strong>ad essere crollati sono stati soprattutto i palazzi costruiti con il progetto ‘Mehr’</strong> (&#8216;gentilezza&#8217; in lingua farsi): si tratta di alloggi popolari voluti dall’ex presidente, nell’ambito del piano di dare case di proprietà anche ai ceti meno abbienti.</p>
<p>Il progetto è datato nei primi anni di presidenza di Ahmadinejad e le finalità, in un primo momento, sono state più che ammirevoli: <strong>utilizzare terreni dello Stato per costruire alloggi a canone sostenibile</strong> e vendibili attraverso mutui di 99 anni, con lo stesso Stato a fare da garante con le banche; in tal modo, secondo i piani del governo di allora, <strong>più di due milioni di iraniani avrebbero potuto avere un alloggio di proprietà</strong>. Il piano, tra le altre cose, era inquadrato in un più complessivo progetto di contrasto alla povertà e di sostegno alle classi più disagiate; per anni è stato un vanto dell’amministrazione Ahmadinejad, ma quelle case dopo la prima forte scossa sono crollate provocando la morte di centinaia di persone che hanno inseguito il sogno di possedere un alloggio per la propria famiglia. Al di là delle inchieste che Rohuani ha promesso, c’è da chiedersi a livello politico qual è stata, alla luce di tutto ciò, <strong>la reale consistenza dell’era Ahmadinejad</strong>: il suo operato è riuscito a salvaguardare il popolo che aveva promesso di difendere ed aiutare oppure, al contrario, tra inesperienza di governo ed incapacità di affrontare la corruzione il suo lascito politico è destinato ad essere sempre più sconfessato da chi lo ha inizialmente sostenuto?</p>
<p>Di certo, quelle case crollate dopo il terremoto di novembre lasciano aperte molte questioni: Ahmadinejad ha rappresentato una fase importante per la politica iraniana e non solo, ma adesso il bilancio storico, unito ad un’attualità che lo vede ai margini del sistema ed additato come sobillatore dell’ultima ondata di proteste, rischia di portarlo dritto verso il viale del definitivo tramonto politico.</p>
<p></p>
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		<title>Iran, avanzano i conservatori</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-avanzano-candidati-conservatori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 14:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Inizia a delinearsi il quadro delle elezioni presidenziali in Iran del prossimo 19 maggio; scontata la corsa, per un secondo mandato, del presidente uscente Hassan Rouhani, il quale rappresenta l&#8217;ala moderata e riformatrice che da quattro anni dimostra di essere maggioritaria nel paese come, del resto, hanno dimostrato le elezioni legislative dello scorso anno in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-avanzano-candidati-conservatori.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419180330_22849061-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Inizia a delinearsi il quadro delle<strong> elezioni presidenziali in Iran</strong> del prossimo 19 maggio; scontata la corsa, per un secondo mandato, del presidente uscente Hassan Rouhani, il quale rappresenta l&#8217;ala moderata e riformatrice che da quattro anni dimostra di essere maggioritaria nel paese come, del resto, hanno dimostrato le elezioni legislative dello scorso anno in cui le liste conservatrici sono andate in minoranza per la prima volta dopo parecchi anni. Pur tuttavia, <strong>gli scenari mutati a livello internazionale</strong>, così come la <strong>mancata abolizione delle sanzioni economiche</strong> dell&#8217;ONU e degli USA, rischiano di cambiare radicalmente a pochi giorni dal voto gli equilibri della politica iraniana; anche il recente raid in Siria da parte di Donald Trump, potrebbe avvantaggiare i candidati conservatori che, adesso, cercano di riunirsi attorno a personaggi di spicco in grado di vincere contro Rouhani o, quanto meno, di arrivare al ballottaggio sfidando il presidente uscente.La candidatura scartata di Mahmoud AhmadinejadProfessore d’ingegneria, laico e non appartenente al clero sciita, Mahmoud Ahmadinejad ha sorpreso tutti pochi giorni fa annunciando ufficialmente la propria candidatura alle presidenziali; ex<strong>Pasdaran</strong>’, acquista la sua popolarità nel 2003 quando <strong>viene eletto Sindaco della Capitale </strong>e, da lì, scala poi la politica iraniana fino ad arrivare ad una sorprendente elezione a presidente nel 2005, appoggiato dall’<strong>Alleanza degli Ingegneri dell’Iran islamico</strong> e dall’<strong>Alleanza dei Costruttori</strong>, vincendo il ballottaggio contro <strong>l’ex presidente Rafsanjani</strong>. Considerato ultra &#8211; conservatore anche se, al termine del proprio secondo mandato, spesso è entrato in contrasto con la Guida Suprema, l&#8217;Ayatollah Khamenei, Ahmadinejad si è subito caratterizzato per una politica estera volta a <strong>contrapporsi maggiormente agli Usa</strong> ed all’occidente; durante i suoi due mandati (è stato infatti rieletto nel 2009), è stata soprattutto la questione legata allo sviluppo del <strong>progetto sul nucleare</strong> a destare maggiore clamore mediatico e politico a livello internazionale.Il timore che l’Iran potesse sviluppare l’arma atomica, ha spinto diverse potenze a chiedere sempre più <strong>sanzioni</strong> contro Teheran; sia in sede ONU che a livello unilaterale, gli Stati Uniti in particolar modo hanno inflitto alla Repubblica Islamica diverse limitazioni a livello economico, dal blocco di numerose attività bancarie al divieto di scambio dei prodotti tanto con le istituzioni statali iraniane che con singoli privati. Pur tuttavia, proprio l’inasprimento delle sanzioni dopo il 2005, ha posto Ahmadinejad a capo di ciò, che in quegli anni, è stato definito come ‘<strong>asse della resistenza</strong>’: non a caso, i principali paese alleati di Teheran sono subito diventati il Venezuela di <strong>Chavez</strong> e la Libia di <strong>Gheddafi</strong>, mentre proprio in quegli anni sono cresciuti i rapporti con la Bolivia di Morales, la Corea del Nord ed altri governi definiti ‘canaglia’ dall’allora presidente USA, George W. Bush, o comunque ostili alla linea politica di Washington.Tra sostenitori e detrattori, Ahmadinejad si è comunque ritagliato un ruolo di primo piano nello scenario internazionale ed ecco perchè la sua candidatura, arrivata dopo che lo stesso ex presidente ha più volte annunciato l&#8217;intenzione di non scendere in campo, ha destato così tanto clamore; pur tuttavia, nella giornata di giovedì, da Teheran è arrivata la notizia della sua esclusione dalla corsa per la presidenza: il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, che ha il compito di accettare od escludere le candidature, ha sbarrato la strada ad Ahmadinejad che dunque, almeno per il momento, risulta fuori dai giochi. Pur tuttavia i candidati esclusi hanno possibilità di far ricorso e solo nella giornata di mercoledì 27 aprile si avrà l&#8217;ufficializzazione della lista definitiva per le consultazioni del prossimo 19 maggio; pur tuttavia, l&#8217;improvvisa scelta di Ahmadinejad di candidarsi è indice di un clima politico dove i conservatori, sfruttando la situazione internazionale, tornano prepotentemente ad avanzare e sperano di poter scalzare Rouhani dalla poltrona di capo dell&#8217;esecutivo.I principali candidati conservatoriL&#8217;esclusione di Ahmadinejad non indebolisce comunque il fronte conservatore, che anzi può far quadrato su almeno tre candidati che hanno avuto l&#8217;ok da parte del Consiglio dei Guardiani; in pole position, tra i rivali di Rouhani, è senza dubbio <strong>Ebrahim Raisi</strong>: ex procuratore generale, chierico ed appartenente al clero sciita, il suo profilo politico ed il suo curriculum sono certamente ben visti dallo stesso Ayatollah Khamenei. Appartiene all&#8217;<strong>Associazione dei Chierici Combattenti</strong>, è dunque un conservatore religioso ma distante dalle posizioni nazionaliste di Ahmadinejad; se Rouhani non riuscirà a vincere al primo turno, secondo molti sarà Raisi a sfidarlo al ballottaggio anche per l&#8217;appoggio assicurato dal clero. Tra i conservatori, sono scesi in campo anche <strong>Mohammad Bagher Ghalibaf</strong>, attuale Sindaco di Teheran, e <strong>Mostafa Mir-Salim</strong>, ex Ministro della Cultura; anche loro sono due figure di spicco degli ambienti conservatori dati in crescita negli indici di gradimento dell&#8217;elettorato nelle ultime settimane.A pesare sull&#8217;avanzata dei conservatori, è anche indubbiamente anche lo <strong>scenario siriano</strong>: gli iraniani sono preoccupati circa l’ipotesi di escalation militare degli USA contro il governo di Assad e l’opinione pubblica sembrerebbe favorevole ad un maggiore intervento di Teheran a favore di Damasco. Non a caso, in <a href="http://es.euronews.com/2017/04/19/mahmud-ahmadineyad-la-guerra-en-siria-va-a-acabar-con-la-hegemonia-de-estados">un’intervista rilasciata ad EuroNews</a>, Ahmadinejad (prima di essere escluso) ha parlato molto di Siria ed ha affermato che il conflitto in corso segnerà la fine dell’egemonia degli USA. Un tema caldo della campagna elettorale, è anche l&#8217;accordo sottoscritto nel 2016 sulla questione dello sviluppo del nucleare: doveva essere questa la punta di diamante di Rouhani da mostrare in campagna elettorale, rischia invece di essere un boomerang, sia perchè molte sanzioni non sono ancora state tolte e sia perchè, da Washington, con l&#8217;insediamento di Trump sono tornati ad essere molto duri i toni nei confronti dell&#8217;Iran. Il 27 aprile si conoscerà la lista dei candidati, al voto si andrà il 19 maggio: è un mese, quello che si sta per aprire, certamente delicato tanto per la Repubblica Islamica quanto per il medio oriente.</p>
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		<title>L&#8217;Iran alla prova delle elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/liran-alla-prova-delle-elezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2017 07:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Diciannove maggio 2017. Tra le date fondamentali per comprendere sempre meglio in quale direzione andranno le politiche internazionali, c’è senza dubbio quella delle elezioni presidenziali in Iran. Il consiglio dei guardiani della rivoluzione ha già dato il via libera sulla data in cui la Repubblica islamica deciderà il suo nuovo presidente. Superfavorito sembrava fino a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-alla-prova-delle-elezioni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419183220_22849459.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419183220_22849459.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419183220_22849459-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419183220_22849459-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/OLYCOM_20170419183220_22849459-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Diciannove maggio 2017. Tra le date fondamentali per comprendere sempre meglio in quale direzione andranno le politiche internazionali, c’è senza dubbio quella delle elezioni presidenziali in Iran. Il consiglio dei guardiani della rivoluzione ha già dato il via libera sulla data in cui la Repubblica islamica deciderà il suo nuovo presidente. Superfavorito sembrava fino a qualche giorno fa essere l’uscente <strong>Hassan Rohani</strong>, in linea con quanto avvenuto da sempre dopo il consolidamento della rivoluzione khomeinista del 1979: fino ad oggi, tutti gli uscenti sono stati riconfermati per il secondo mandato.Da poche ore, invece, sulla sua rielezione pesa l’incognita di <strong>Ebrahim Raisi</strong>, che ha presentato la candidatura e dichiara di avere dalla sua parte l’Ayatollah Khamenei. Rohani si gioca il tutto per tutto, puntando come suo cavallo di battaglia sulla felice conclusione degli accordi sul nucleare, trattative che hanno consentito la revoca di alcune delle sanzioni imposte dalla comunità internazionale a Teheran.In tale sede, l’Iran si è impegnato a limitare il programma nucleare al settore civile e a non munirsi di armi atomiche. L’accordo ha dato maggiore stabilità all’Iran nel contesto internazionale e, tra l’altro, Rohani viene considerato da una parte dell’opinione pubblica un presidente in grado di ridare slancio all’economia del Paese, tema molto sentito in questo periodo storico.Sugli equilibri economici influisce infatti il timore delle grandi banche rispetto alle manovre di Washington nello scenario mediorientale e questo scetticismo frena la ripresa. Il percorso di Rohani non sarà però tutto in discesa, poiché ci sono due candidati intenzionati a dargli del filo da torcere.L’ex presidente<strong> Mahmoud Ahmadinejad</strong>, dopo otto anni dal suo mandato ha ripresentato la candidatura. Candidatura sulla quale la guida suprema dell’Iran, Khamenei, ha già espresso il suo “no” deciso. Tutto il Consiglio dei guardiani della rivoluzione, di conseguenza ha dichiarato di voler esprimere il suo veto alla partecipazione di Ahmadinejad alla competizione di maggio.La lista ufficiale dei nomi approvati, si conoscerà comunque il prossimo 27 aprile. In questo momento storico, le posizioni antioccidentali di Ahmadinejad vengono valutate positivamente solo da alcune frange estremiste e non incontrano il favore neanche dei conservatori.In ogni caso, Ahmadinejad potrebbe avvalersi di un suo uomo, Hamid Baqai, suo ex vicepresidente, per far passare la sua linea senza esporsi personalmente. Un competitore che invece godrebbe dell’appoggio del supremo leader e che parte aggressivamente in questa corsa, è Ebrahim Raisi, sceso in campo solo qualche giorno fa. Raisi ha sparigliato le carte e creato molta inquietudine nello staff di Rohani. Per il popolo iraniano Raisi è l’espressione più brutale del regime. Nel suo ruolo di viceprocuratore pubblico di Teheran, si è distinto per le condanne a morte facili e le esecuzioni di massa. Ha fatto parte della famigerata “Commissione della morte”, colpevole del massacro, nel 1988, di 30mila oppositori del regime.Per i suoi metodi è stato ricompensato da Khamenei con incarichi importanti nella magistratura. L’ayatollah non ha esitato a metterlo poi a capo dell’Astan Quds Razavi, fondazione economica potente sospettata di finanziare organizzazioni terroristiche. Si è invece ritirato da poco Mohammad Bagher Qalibaf, che nella sfida del 2013, vinta da Rohani, si era piazzato secondo. Qalibaf è l’attuale sindaco di Teheran, ma ha incontrato ostacoli a causa di una ancor non definita vicenda di corruzione che lo vedrebbe coinvolto. Il Comune avrebbe infatti ceduto a privati alcuni terreni di un’area residenziale a metà del prezzo di mercato. Tanti altri sono i nomi in corsa, ma il dato più scoraggiante è che il popolo iraniano non crede più alle elezioni, ritenendole una farsa. Molti iraniani che vivono all’estero hanno espresso il loro sconforto e la certezza che, comunque vada, il regime di terrore e violenza, pur mascherato da nomi e volti “nuovi” non finirà. “Il mio voto è per un cambio di regime”, hanno scritto sui social network molti iraniani per esprimere il desiderio che sopraffazione e violazione dei diritti cessino, chiunque salga al potere.</p>
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		<title>Rohani a Cuba. Pensando alle elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rohani-a-cuba-pensando-alle-presidenziali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 09:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1319" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd-1024x703.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Iran rimane un assoluto protagonista dello scenario politico mediorientale; di recente, Teheran ha ripreso il proprio attivismo diplomatico forse anche in vista delle presidenziali del 2017, le quali sono previste nella prossima primavera e quindi iniziano ad apparire non tanto lontane agli occhi della leadership attuale e dell’opposizione conservatrice in lizza per strappare a Rohani &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rohani-a-cuba-pensando-alle-presidenziali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1319" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/wd-1024x703.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’<strong>Iran</strong> rimane un assoluto protagonista dello scenario politico mediorientale; di recente, Teheran ha ripreso il proprio attivismo diplomatico forse anche in vista delle presidenziali del 2017, le quali sono previste nella prossima primavera e quindi iniziano ad apparire non tanto lontane agli occhi della leadership attuale e dell’opposizione conservatrice in lizza per strappare a Rohani la principale carica politica.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-russia-e-iran-sono-alleati/" target="_blank">Per approfondire: Perché Russia e Iran sono alleati</a>Dopo le accuse interne secondo cui, a seguito dell’accordo stretto con gli Usa e con il gruppo dei 5 + 1 per la fine delle sanzioni nell’ambito del<strong> dossier nucleare</strong>, l’Iran abbia rinunciato a molte proprie prerogative, il governo ha ripreso una vasta campagna diplomatica volta a chiarire <em>in primis</em> il proprio posizionamento ‘non allineato’ alle volontà di Washington ed a rimanere fedele nell’esportazione della ‘resistenza’ al potere a stelle e strisce, con quest’ultimo elemento particolarmente messo in discussione dopo l’accordo dei mesi scorsi e con la stessa Guida Suprema, l’<strong>Ayatollah Khamenei</strong>, preoccupato di un raffreddamento della politica estera di Teheran.La questione più spinosa, a livello esterno, del Paese sciita è indubbiamente quella siriana; in tal senso, l’Iran negli ultimi mesi ha rinsaldato l’asse con Mosca nel sostegno ad Assad, asse che ad un certo punto è sembrato meno solido seppur mai messo in discussione per via delle divergenze soprattutto sulla questione dei <strong>curdi della Rojava</strong> e dell’eventuale assetto federale della futura Siria (molto osteggiato dalle autorità della Repubblica Islamica), ha stretto a gennaio rapporti economici importanti con la Cina in prospettiva di un maggiore aiuto alla causa siriana da parte di Pechino ed adesso il principale paese del mondo sciita ha quindi iniziato a muoversi nuovamente per stringere alleanze con i cosiddetti ‘paesi non allineati’.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/iran-e-cina-piu-vicini-sul-dossier-siriano/" target="_blank">Per approfondire: Iran e Cina più vicini sul dossier siriano</a>È quindi molto importante in questo quadro, la visita che il presidente Rohani ha tenuto a L’Avana nelle scorse ore; tale visita, risulta essere più importante dello stesso vertice per il quale il presidente iraniano si è recato in Sudamerica, ossia la ‘Conferenza dei Paesi non allineati’ tenuta in un’isola del Venezuela con il presidente <strong>Maduro</strong> a fare gli onori di casa. Il vertice Iran – Cuba desta particolare interesse per via di molti elementi in comune tra due Paesi geograficamente e culturalmente distanti tra loro: entrambi hanno fatto parte (e forse ne fanno ancora parte) della lista di ‘<strong>Paesi canaglia</strong>’ degli Usa, entrambi hanno costituito spine nel fianco per Washington, entrambi attualmente vivono il dilemma di ritrovarsi nella necessità di veder eliminate le rispettive sanzioni economiche senza però rinunciare alla propria politica di ‘opposizione’ alla leadership mondiale degli Stati Uniti.Teheran e L&#8217;Avana vivono momenti cruciali ed importanti della loro storia e l’incontro tenuto nella capitale cubana tra i due presidenti è sembrato, agli occhi di molti, un vero e proprio scambio di consigli e vedute in vista delle sfide comuni ai due paesi; il comunicato ufficiale, redatto dopo gli incontri che Rohani ha tenuto sia con <strong>Raul</strong> che con <strong>Fidel Castro</strong>, parla di ‘rinsaldata amicizia fraterna’ tra Iran e Cuba e tra le rispettive popolazioni. Un modo quindi, per affermare tanto all’esterno quanto all’interno sia la loro vicinanza e sia gli orientamenti comuni di non rinunciare ad un’accorta politica estera in autonomia dagli interessi e dalle volontà degli USA, nonostante il riavvicinamento degli ultimi mesi con il governo di Obama.Il vertice tenuto sia in Venezuela che a Cuba, è importante però anche per la politica interna iraniana; nelle prossime elezioni del 2017, potrebbe riaffacciarsi la figura di <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong>, il predecessore di Rohani in carica dal 2005 al 2013, il quale non ha al momento confermato la propria volontà di ricandidarsi ma in queste settimane ha intrapreso un viaggio lungo tutte le principali città del Paese segno comunque di un attivismo politico importante, che lascia presagire se non ad una candidatura personale quanto meno a quella di un uomo a lui molto vicino.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-ritorno-di-ahmadinejad/" target="_blank">Per approfondire: Ahmadinejad pronto a tornare in politica</a>Ahmadinejad, che nella parte finale del suo mandato è entrato in rotta di collisione con la Guida Suprema Khamenei, secondo fonti a lui vicine è comunque attratto dalla volontà di voler tornare in politica e vuol sfruttare il malcontento della popolazione per un’economia che in varie parti del Paese stenta a rimettersi in piedi ed i timori di molte schiere conservatrici della società iraniana che, nell’accordo sul nucleare, vedono un pericolo di infiltrazione degli Usa negli affari interni e nelle posizioni tenute dal paese in politica estera.È per questo che Rohani ha tutto l’interesse di mostrare all’elettorato iraniano il proprio attivismo quanto meno con i partner storici di sempre, a partire proprio da Cuba; segnali mandati al di fuori dell’Iran, ma soprattutto al suo interno: Teheran non ha rinunciato ai propri dogmi della rivoluzione del 1979 ed alla propria autonomia dopo l’accordo con il gruppo dei 5 + 1, il messaggio che il presidente vuol far filtrare è proprio questo.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15849" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/banner_occhi_cristiani.jpg" alt="banner_occhi_cristiani" /></a>Non solo sulla Siria e sui futuri assetti del Medio Oriente, un Iran riabilitato in parte in politica estera, forte anche delle difficoltà del nemico di sempre, ossia quell’Arabia Saudita impantanata tra crisi del petrolio e guerra nello Yemen, vuole diventare sempre più protagonista sulla scena internazionale specialmente per bloccare a livello interno un’eventuale avanzata dei conservatori più oltranzisti; probabile quindi che, da qui ai prossimi mesi, Teheran si mostri sempre più attivo nei rapporti anche con vari paesi che stanno al di fuori del Medio Oriente.</p>
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		<title>Ahmadinejad torna in politica?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-ritorno-di-ahmadinejad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 09:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1-768x499.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Diffusa dal quotidiano riformista iraniano Shargh, la notizia è subito rimbalzata sui media di tutto il mondo: Mahmud Ahmadinejad punterebbe a correre alle presidenziali del 2017.A annunciarlo sarebbe stato Gholam-Hossein Elham, portavoce del governo ai tempi della presidenza di Ahmadinejad, secondo quanto riportato dal giornale iraniano.Un ritorno atteso, di cui si è parlato molto in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ritorno-di-ahmadinejad.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Mahmoud_Ahmadinejad_in_the_Iranian_Majlis_1-768x499.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p><p>Diffusa dal quotidiano riformista iraniano <em>Shargh</em>, la notizia è subito rimbalzata sui media di tutto il mondo:<strong> Mahmud Ahmadinejad</strong> punterebbe a correre alle presidenziali del 2017.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/7PiFEKsjmTA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>A annunciarlo sarebbe stato Gholam-Hossein Elham, portavoce del governo ai tempi della presidenza di Ahmadinejad, secondo quanto riportato dal giornale iraniano.Un ritorno atteso, di cui si è parlato molto in Iran nei mesi scorsi, ma per il quale manca ancora una conferma ufficiale. Dopo l’annuncio shock dei giorni scorsi, è arrivata subito una doccia fredda dall’agenzia di stampa russa <em>Sputnik</em> – che cita una fonte anonima vicina all’ex-presidente. Ma va ricordato, ad esempio, come il giornalista Said Jafari parlasse su <em>al-Monitor</em> di una sua candidatura già a marzo, citando un consigliere per gli affari internazionali di Ahmadinejad. La stessa fonte riportata da Sputnik, inoltre, non smentisce il fatto in sé, ma si limita a dire che &#8220;è troppo presto per parlare dei piani di chiunque per candidarsi alla presidenza&#8221;.Tutti col fiato sospeso, dunque, perché lo scenario di una sua candidatura è tutt’altro che improbabile. Ciò che è certo, è che si tratterebbe di un incubo per molti, dati i precedenti. Nei suoi otto anni di presidenza, fra il 2005 e il 2013, Ahmadinejad si è distinto come un fiero oppositore degli Stati Uniti e dell’occidente. Le sue esternazioni sull’<strong>Olocausto</strong> hanno fatto il giro del mondo, e in molti ricordano come ebbe ad dichiarare che &#8220;Israele deve essere cancellato dalle carte geografiche&#8221;.Anche in Iran, sono in molti a temerlo. Ricordo come nel giugno 2013, appena annunciata la vittoria del suo successore Rohani, folle festanti di ragazzi si riversassero nelle strade di Teheran intonando lo slogan &#8220;Ahmadi bye bye&#8221;. Per molti, la conclusione del suo mandato era una liberazione, e rappresentava la fine dell’isolamento del Paese, simboleggiata da questa figura controversa – all’epoca un vero e proprio spauracchio per i media internazionali.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/liran-tra-islam-e-occidentalizzazione/" target="_blank">Per approfondire: L&#8217;Iran tra islam e occidentalizzazione</a>Diversa la situazione all’interno del Paese, dove l’ex presidente è stato capace di guadagnarsi le simpatie di molti, soprattutto nella sterminata provincia iraniana, nelle periferie e nelle fasce più deboli della popolazione. Lui stesso di umili origini, è riuscito a farsi strada cavalcando il malcontento nei confronti delle disuguaglianze economiche sempre più feroci che hanno contraddistinto l’Iran degli ultimi anni.Certo, pesa su di lui il ricordo dei presunti brogli elettorali nelle elezioni del 2009, quando Ahmadinejad riuscì ad essere rieletto avendo la meglio sul candidato riformista Mir Hosein Musavi. Ne nacquero proteste – soprattutto fra studenti e giovani – che gettarono per alcuni mesi il Paese nel caos, prima che la repressione avesse la meglio.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-minoranze-religiose-in-iran/" target="_blank">Per approfondire: Le minoranze religiose in Iran</a>Ma nonostante tutto, il <strong>carisma di Ahmadinejad</strong> – un populista da non sottovalutare – divide ancora gli animi e fa paura a molti in Iran. L’accordo con gli Stati Uniti ha senza dubbio cambiato l’immagine del Paese a livello internazionale, ma diversa è, per molti aspetti, la situazione all’interno dell’Iran. I benefici economici tanto attesi devono ancora dare i loro frutti, mentre l’inflazione avanza incontrollata. Il nodo delle diseguaglianze socio-economiche – cavalcato da Ahmadinejad – non ha ancora trovato una risposta adeguata, ed è tutt’altro che improbabile che alla lunga ciò finisca per togliere consensi ai riformisti di Rohani.Si profila dunque uno scenario internazionale pieno di incertezze, e a tratti esplosivo. Dato il recente riavvicinamento fra i due Paesi, le elezioni di novembre negli Stati Uniti, potrebbero avere un effetto determinante anche su quelle in Iran del prossimo anno. Poco ma sicuro, nel caso fosse Donald Trump ad avere la meglio, le possibilità di Ahmadinejad e dei conservatori potrebbero aumentare a dismisura. Uno scenario da incubo in uno dei pochi Paesi stabili rimasti oggi in Medio Oriente.</p>
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		<title>L&#8217;Iran tra polizia morale e voglia di novità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-polizia-morale-delliran.html</link>
		
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 07:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non dimenticherò mai i festeggiamenti nelle strade di Teheran per l’elezione di Rohani. Era il 14 giugno 2013 quando una folla di ragazzi invase le strade della capitale. Dove mi trovavo io, a Farmanieh, in un quartiere a nord della capitale, i ragazzi ballavano e cantavano fermi a un semaforo. Il traffico della città paralizzato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-polizia-morale-delliran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/2016-02-12t124555z_1_lynxnpec1b0n3_rtroptp_4_iran-rights-apps-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non dimenticherò mai i festeggiamenti nelle strade di Teheran per l’<strong>elezione di Rohani</strong>. Era il 14 giugno 2013 quando una folla di ragazzi invase le strade della capitale. Dove mi trovavo io, a Farmanieh, in un quartiere a nord della capitale, i ragazzi ballavano e cantavano fermi a un semaforo. Il traffico della città paralizzato per ore. Una festa persino più grande della qualificazione al mondiale di calcio, ottenuta pochi giorni dopo grazie alla vittoria sulla Corea del Sud. In un angolo, un’<strong>auto della polizia</strong> vigilava la scena senza intervenire.Ma non era solo politica, per come la intendiamo noi. Certo, la fine dell’era Ahmadinejad e la sconfitta dell’altro candidato alla presidenza – il conservatore Qalibaf – faceva piacere a molti. Bruciavano ancora le accuse di brogli sull’elezione di Ahmadinejad del 2009, che aveva prodotto l’ultima stagione di proteste studentesche: l’onda verde. Ma in ballo c’era qualcosa in più. Per tanti, tantissimi giovani che ho incontrato in Iran nei cinque anni che ci ho vissuto, si trattava di una liberazione.I media occidentali la chiamano polizia morale, gli iraniani invece <strong>Gasht-e Ershad</strong> (la &#8220;pattuglia della Guida&#8221; in lingua persiana). Un velo troppo all’indietro, ma anche un tatuaggio, un piercing o un abbigliamento poco consono alla morale islamica diventano facile bersaglio di queste guardie che – in particolare all’epoca di Ahmadinejad – erano il terrore di molti ragazzi e ragazze. In una città conservatrice come Isfahan, molto più chiusa rispetto alla capitale, si arrivava a livelli di repressione davvero notevoli.Vietato per un ragazzo e una ragazza camminare tenendosi per mano sul lungofiume. Vietato persino farsi un giro in macchina da soli. Ed ecco allora che molte ragazze si vestivano con una felpa col cappuccio nella speranza di essere prese per maschi nel buio della sera. Vietato anche conoscere nuove persone dell’altro sesso. E così si erano create alcune vie – come corso Mir, a Isfahan – dove gli incontri clandestini avvenivano senza scendere dal sedile dell’auto: uno scambio di bigliettini o cellulari dal finestrino, su cui le ragazza poteva scrivere il proprio numero, prima di restituire. All’università poi, luogo assai politicizzato, in alcune facoltà per uno studente e una studentessa era addirittura vietato scambiare due parole. Rigorosamente divise le classi. Più rilassata invece la situazione nel chiuso delle mura domestiche, lontano dagli occhi delle guardie e dal potere. Qui molto, se non tutto, diventava possibile.Oggi, con l’elezione di Rouhani, la situazione è migliorata per molti di quei ragazzi, come già all’epoca del presidente riformista Khatami. La repubblica islamica iraniana – ben lungi dall’essere un monolite, come spesso la si rappresenta – ha il suo interno<strong> pulsioni contraddittorie fortissime</strong>, fra modernità e tradizione, innovazioni e improvvise chiusure. Per molti aspetti, Teheran è una città più moderna e più dinamica di una Milano, ad esempio. Lo si vede nell’arte, nel design e nell’architettura, ma anche nelle infrastrutture e nella tecnologia. Lo si vede nello spirito di molti ragazzi, che lottano e non si danno per vinti.Eppure, nonostante le aperture del nuovo governo, anche quest’anno – con l’arrivo della primavera – è tornato a farsi sentire il problema della morale pubblica. Un dato stagionale non casuale, dato che con l’arrivo del caldo inevitabilmente l’abbigliamento delle ragazze si fa più leggero, e il rischio di trasgredire aumenta. <strong>Inutili le proteste del presidente Rohani, che si è espresso più volte contro la repressione della polizia morale</strong>. Non si tratta di ipocrisia, come potrebbe sembrare, ma del semplice fatto – ben noto a chi in Iran ha vissuto – che simili iniziative vengono usate dai conservatori, che controllano i paramilitari, per indebolire i riformisti. Per rimarcare il territorio.Nelle continue metamorfosi del potere iraniano – in continua via di definizione e contrattazione, a dispetto di alcuni principi inviolabili e del ruolo della Guida suprema, l’ayatollah Khamenei, di gran lunga egemone sul presidente – capitano spesso simili scontri. Contraddizioni dure, che a volte esplodono in aperte proteste, ma più spesso finiscono per risolversi semplicemente ribadendo le logiche ferree dell’ordine pubblico. E le prime vittime, oggi come ieri, restano i giovani.</p>
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