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	<title>Mahmood Amiry-Moghaddam Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mahmood Amiry-Moghaddam Archives - InsideOver</title>
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		<title>Nell&#8217;Iran sotto assedio il boia non si ferma: è record di condanne a morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 11:54:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>Oltre mille esecuzioni nei primi nove mesi del 2025: nell'Iran assediato dalle sanzioni la pena capitale è uno strumento di controllo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/giudiziaria/nelliran-sotto-assedio-il-boia-non-si-ferma-e-record-di-condanne-a-morte.html">Nell&#8217;Iran sotto assedio il boia non si ferma: è record di condanne a morte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1.jpeg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran-1-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>Il dato diffuso dalla Ong Iran Human Rights – <strong>oltre mille esecuzioni nei primi nove mesi del 2025</strong> – non è soltanto un indice dell’arretratezza giuridica del sistema iraniano, ma un messaggio politico. <strong>L’impiccagione, usata come spettacolo di terrore nelle carceri </strong>e, talvolta, in pubblico, diventa l’equivalente di un discorso presidenziale: serve a riaffermare che lo Stato clericale mantiene il controllo. La <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/nelliran-che-si-e-scontrato-con-israele-torna-con-forza-il-nazionalismo.html">Repubblica islamica non è nuova a questa strategia</a>. Negli anni Ottanta, quando la guerra con l’Iraq e le tensioni interne minacciavano la sopravvivenza del regime, le esecuzioni di massa furono lo strumento per piegare oppositori reali o presunti. Oggi, il contesto è diverso ma non meno insidioso: proteste popolari, crisi economica, tensioni con Israele e isolamento diplomatico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto delle proteste e della guerra con Israele</h2>



<p>Le rivolte del 2022-2023, nate dalla morte di Mahsa Amini, hanno rivelato che la legittimità del sistema è fragile.<a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-contro-iran-guerra-ombra-nel-sistan-balochistan.html"> La breve guerra di giugno 2025 con Israele,</a> benché conclusa in dodici giorni, ha accentuato la percezione di vulnerabilità. In questo quadro, la pena capitale diventa un moltiplicatore di paura: non solo un castigo per chi ha trasgredito, ma <strong>un avvertimento preventivo a tutta la società.</strong></p>



<p>Dietro le impiccagioni, però, si intravede anche un calcolo economico. <strong>Il 50% delle esecuzioni riguarda reati di droga:</strong> l’Iran è un corridoio per gli oppiacei provenienti dall’Afghanistan e i traffici alimentano reti criminali e corruzione. Eliminare migliaia di piccoli spacciatori o trafficanti significa, da un lato, mostrare la volontà di “pulizia”, dall’altro mascherare la crescente incapacità di gestire fenomeni sociali e criminali che si alimentano della crisi economica. Con l’inflazione alta, le sanzioni reintrodotte dall’ONU e il rial deprezzato, il regime trasforma l’impiccagione in un surrogato di stabilità.</p>



<p>Non si può dimenticare che una parte delle esecuzioni colpisce accusati di spionaggio per Israele. In un Paese ossessionato dalla penetrazione dei servizi segreti stranieri, <strong>giustiziare pubblicamente un “agente del Mossad”</strong> significa rinsaldare la narrativa dell’accerchiamento e legittimare l’apparato militare-securitario. <strong>È la logica del “nemico esterno” come collante interno.</strong> In un Medio Oriente segnato da conflitti ibridi e guerra di intelligence, la forca diventa l’estensione delle operazioni militari sul piano domestico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica della paura</h2>



<p>La repressione non è solo affare interno. Avviene proprio mentre il presidente <strong>Masoud Pezeshkian</strong> si presenta all’Assemblea generale dell’ONU, nel momento in cui la comunità internazionale discute di nucleare iraniano e nuove sanzioni. È un messaggio duplice: all’interno, <strong>lo Stato non arretra</strong>; all’esterno, l’Iran non si lascia condizionare dalle pressioni occidentali. La pena di morte, insomma, diventa linguaggio geopolitico.</p>



<p>Le esecuzioni di massa si inseriscono in una cornice più ampia: la guerra economica. Le sanzioni hanno ridotto drasticamente gli spazi di manovra di Teheran, costringendo il Paese a dipendere da reti parallele con Russia, Cina e Paesi dell’Asia centrale. Ma <strong>l’uso sistematico della pena capitale rischia di avere un costo geopolitico e geoeconomico crescente</strong>: peggiora l’immagine internazionale dell’Iran, disincentiva investimenti e alimenta la narrazione occidentale di un regime “fuorilegge”. In un’epoca in cui le relazioni economiche sono sempre più legate alla reputazione e alla conformità agli standard internazionali, l’Iran paga un prezzo non solo morale, ma anche materiale.</p>



<p><strong>Mahmood Amiry-Moghaddam</strong>, direttore di IHR, parla apertamente di “crimini contro l’umanità”. Se l’ONU accogliesse questa impostazione, la questione delle esecuzioni entrerebbe nella stessa categoria giuridica delle violenze etniche o delle pulizie politiche. Sarebbe una svolta pesante: ogni trattativa sul nucleare, ogni accordo economico, ogni apertura diplomatica dovrebbe fare i conti con <strong>la dimensione criminale della repressione iraniana.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La doppia trappola di Teheran</h2>



<p>Teheran appare così prigioniera di una doppia trappola: da un lato, la necessità di mostrare forza attraverso la repressione, dall’altro l’inevitabile isolamento che questa stessa repressione produce. <strong>La strategia della paura</strong> può garantire sopravvivenza immediata al regime, ma ne mina la resilienza nel lungo periodo. Perché nessuna economia può reggersi solo sulla paura, e nessuna geopolitica può ignorare per sempre l’impatto delle forche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/giudiziaria/nelliran-sotto-assedio-il-boia-non-si-ferma-e-record-di-condanne-a-morte.html">Nell&#8217;Iran sotto assedio il boia non si ferma: è record di condanne a morte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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