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	<title>mahatma Gandhi Archives - InsideOver</title>
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	<title>mahatma Gandhi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Venghino signori venghino, sono aperte le candidature al Nobel per la Pace</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/venghino-signori-venghino-sono-aperte-le-candidature-al-nobel-per-la-pace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 17:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vladimir Putin" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin-768x512.jpeg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Si è aperta la stagione delle candidature al Nobel per la Pace e ce n'è per tutti i gusti. Soprattutto se vi piace la guerra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/venghino-signori-venghino-sono-aperte-le-candidature-al-nobel-per-la-pace.html">Venghino signori venghino, sono aperte le candidature al Nobel per la Pace</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vladimir Putin" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/putin-768x512.jpeg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Ci sono tanti modi, più o meno originali ed efficaci, per misurare la qualità del tempo che viviamo. Il settimanale britannico <em>The Economist</em>, per esempio, da lunghi anni misura l&#8217;inflazione e il potere d&#8217;acquisto nei più diversi Paesi studiando il prezzo del Big Mac di McDonald&#8217;s. A Washington, per qualificare il livello di allarme militare al Pentagono, si usa il <strong>Pentagon Pizza Meter,</strong> convinti che l&#8217;aumento degli ordini di cibo da asporto o di <em>food delivery</em> (e quindi l&#8217;aumento dei pasti consumati alla scrivania) faccia capire quanto grave sia la crisi in corso. A suo modo, forse con minore serietà ma con indubbia efficacia, anche le candidature al premio Nobel per la Pace hanno una funzione simile.</p>



<p>Intendiamoci. Questo Nobel ha premiato tanti veri protagonisti dell&#8217;inesausta e a quanto pare una ricerca della pace. Tutti ricordano Martin Luther King (1964), Madre Teresa di Calcutta (1979) e Nelson Mandela (1993), oppure organizzazioni come la Croce Rossa, Amnesty Interntional o Medici senza Frontiere. Allo stesso modo, però, ricordiamo certi riconoscimenti che avrebbero meritato un destinatario migliore. Il presidente Usa <strong>Theodore Roosevelt</strong>, per esempio, onorato nel 1906: fanatico sostenitore della guerra contro la Spagna a Cuba, tanto da arruolarsi volontario e formare un battaglione speciale, dei nativi americani pensava: &#8220;Io non arrivo al punto di pensare che gli unici indiani buoni siano gli indiani morti, ma credo che nove su dieci lo siano, e non dovrei indagare troppo a fondo sul decimo&#8221;. La sua politica estera? Veniva definita &#8220;la politica del grosso bastone&#8221;, soprattutto in America Latina. E il premio a <strong>Barack Obama</strong>, che quasi non era entrato alla Casa Bianca (da dove avrebbe poi diretto più d&#8217;una guerra) e già si vedeva attribuita la palma di campione della pace? E Yasser Arafat e Shimon Peres? Se uno pensa che il Mahatma Gandhi fu nominato (senza mai ricevere il premio) nel 1937, 1938, 1939 e 1947, e anche nel 1948, poco prima di essere assassinato, anno in cui il premio non fu assegnato per &#8220;mancanza di candidati viventi idonei&#8221;&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cara Daniella</h2>



<p>Vabbè, il Nobel per la Pace è così. Ma, appunto, le candidature la dicono lunga sul momento. Nel nostro caso, il momentaccio. Prima sono partiti due professori universitari israeliani (pensateci un attimo: docenti di ragazzi), della Ben Gurion University e della Ariel University, Shalom Sadik e Amos Azaria, che hanno candidato <strong>Daniella Weiss</strong>, direttrice del Nachala Settlement Movement, detta anche &#8220;la madrina dei coloni&#8221;. In effetti, una stupenda figura di paladina della pace: figlia di due membri del movimento Lehi (meglio noto come <strong>Banda Stern</strong>, responsabile di una lunga serie di attentati contro gli inglesi e nel 1948, insieme con l&#8217;Irgun, del massacro di 107 arabi, donne e bambini compresi, a Deir Yassin), per 11 anni sindachessa dell&#8217;insediamento illegale di Kedumim, nella Cisgiordania occupata, la cara Daniella è stata più volte arrestata dalla polizia di Israele per aggressione ad agenti. Nel 2024 è stata sanzionata dal governo del Canada con questa motivazione: &#8220;&#8221;La violenza dei coloni estremisti ha causato la perdita di vite umane tra i palestinesi e danni alle proprietà e ai terreni agricoli palestinesi. Questi attacchi hanno anche portato allo sfollamento forzato delle comunità palestinesi, contribuendo all&#8217;insicurezza sia dei palestinesi che degli israeliani in Cisgiordania&#8221;. Nel 2025 analogo provvedimento è stato preso dal Governo britannico, con motivazioni praticamente identiche.</p>



<p>Poiché tutto torna, poche settimane fa abbiamo assistito a un&#8217;altra candidatura interessante. <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, mentre gongolava per l&#8217;aiuto ricevuto dagli Usa nella sua guerra preventiva all&#8217;Iran, ha tirato fuori dal cilindro la proposta: il Nobel per la Pace a <strong>Donald Trump</strong>. Il che è fantastico al cubo. Nel 2018 Trump ha mandato a monte l&#8217;accordo sul nucleare iraniano siglato nel 2015 che funzionava a detta di tutti: Ue, Onu, Usa, Germania, Russia. E nel 2025 ha mandato i bombardieri a picchiare sullo stesso Iran che lui stesso aveva ri-avviato sulla via del nucleare, pur sapendo che di bombe (e di uranio arricchito sufficiente per costruirle) in Iran non ce n&#8217;erano. Poi, certo, ci sarebbero anche le vagonate di bombe fornite a Netanyahu per essere sicuri che potesse continuare ad ammazzare palestinesi, ma queste sono quisquilie, ormai.  </p>



<p>E infine, poiché non v&#8217;è tragedia che non offra anche un pizzico di farsa, c&#8217;è chi si esibisce anche da noi. <strong>Fosco Giannini</strong>, ex senatore di Rifondazione Comunista e attuale coordinatore del movimento Rinascita Comunista, ha candidato al premio Nobel per la Pace nientemeno che <strong>Vladimir Putin</strong>. Che già far rinascere il comunismo è un&#8217;impresa di tutto rispetto, ma far passare per pacifista l&#8217;uomo che, prima di devastare la Cecenia, disse ai terroristi locali &#8220;vi verremo a prendere anche al cesso&#8221;, ecco, forse è davvero troppo. Poi, certo, ci sarebbe l&#8217;Ucraina ma non è che si può spaccare il capello in quattro, giusto?</p>



<p>Comunque, in omaggio ai tempi e alla carenza generale di senso della vergogna, mi lancio anch&#8217;io in una candidatura. Non ho i titoli per farlo ma sono convinto di avere il nome giusto: <strong>Mohammed al-Sharaa</strong>, ex Al-Jolani, attuale presidente <em>ad interim</em> della Siria. È vero, è stato prima un collaboratore dello pseudo-califfo <strong>Abu Bakr al-Baghdadi</strong> quando questi comandava l&#8217;Isis e poi collaboratore del leader di Al Qaeda, <strong>Ayman al-Zawahiri</strong>. Ma ora che, appoggiato da Recep Erdogan (un premiuccio pure a lui, magari&#8230;) e dalla Turchia, si è preso un bel po&#8217; di Siria e si è messo il doppiopetto, piace a tutti. E vedrete, qualcuno che lo definirà &#8220;uomo di pace&#8221; non si faticherà a trovarlo.</p>



<p>Detto questo, se siete arrivati fin qui e avete capito che non è uno scherzo, che queste candidature sono reali, e avete dedotto che se questi sono i candidati al Nobel per la Pace viviamo davvero in tempi di m&#8230; beh, avete ragione.</p>



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		<title>Gandhi era davvero razzista?</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/gandhi-era-davvero-razzista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 08:57:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Black lives matter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Gandhi-e1592384265546.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Gandhi-e1592384265546.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Gandhi-e1592384265546-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Gandhi-e1592384265546-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Gandhi-e1592384265546-1024x381.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo Winston Churchill e Cristoforo Colombo ora anche il Mahatma Gandhi finisce nel mirino del movimento antirazzista internazionale Black lives matter che, tra le altre cose, mira ad abbattere e sfregiare le statue e i monumenti che ricordano o celebrano figure storiche macchiatesi di pensieri o gesti razzisti nei confronti degli africani e degli afroamericani. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/gandhi-era-davvero-razzista.html">[...]</a></p>
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<p>L&#8217;accusa di razzismo nei confronti di Gandhi, e la volontà di mettere in discussione la figura di uno dei simboli della decolonizzazione e della resistenza non violenta, non è però una notizia delle ultime ore. Già nel 2018 infatti, una statua che ritraeva il leader dell&#8217;indipendenza indiana<a href="https://www.bbc.com/news/amp/world-africa-46552614?fbclid=IwAR32DLyDW3DhAxvDMUC-IbeYvopiWedLgHg1aCWsRtrd4qVrbaI8ZOPtdKk"> era stata rimossa</a> dal cortile del campus universitario di Accra in Ghana. All&#8217;epoca studenti e docenti lanciarono una petizione e una campagna, #Ghandimustfall, per chiedere che venisse tolta dall&#8217;ateneo la scultura che rappresentava una personalità che in gioventù rivelò sentimenti razzisti nei confronti degli africani. Intellettuali e promotori della protesta spiegarono che il Mahatma, durante il periodo che trascorse in Sudafrica lavorando come avvocato, parlò in termini dispregiativi degli africani definendoli selvaggi e inferiori. Accuse queste che hanno fondamenta storiche come hanno spiegato gli accademici sudafricani Ashwin Desai e Goolam Vahed nel loro libro <a href="https://www.sup.org/books/title/?id=26014">&#8221;The Souht-African Gandhi&#8221; </a>nel quale raccontano gli anni sudafricani, dal 1893 al 1914, del padre dell&#8217;India moderna. E pure il nipote del Mahatma, Rajmohan Gandhi, biografo ufficiale del nonno, confermò le accuse dichiarando però: &#8221;All&#8217;epoca dei viaggi in Africa, da giovane, Gandhi nutriva dei pregiudizi. Era un essere umano e come tale imperfetto. Nonostante ciò era più radicale e progressista della maggior parte dei suoi compatrioti&#8221;.</p>
<p>Oggi, a seguito del movimento Black lives matter e sull&#8217;onda emotiva della guerra alle statue che sta travolgendo tutto il mondo, da Washington a Milano e da Londra a Bruxelles, la questione relativa al razzismo di Gandhi è ritornata ad affacciarsi in modo prepotente e in Gran Bretagna è stata lanciata una petizione, che al momento ha superato le 6mila firme, per <a href="https://www.bbc.com/news/uk-england-leicestershire-53036785">rimuovere una statua del Mahatma a Leicester</a>. Nella petizione la figura del Mahatma viene descritta come un &#8221;fascista, razzista e predatore sessuale&#8221;, ma la proposta di rimuovere una delle tre statue presenti nel Regno Unito che celebrano l&#8217;icona della lotta al colonialismo britannico, ha fatto insorgere alcuni intellettuali come il professore di Storia indiana all&#8217;Università di Oxford, Faisal Devji che ai microfoni della BBC ha così commentato l&#8217;iniziativa: &#8221;Sembra surreale dover elencare le molte cose che Gandhi ha fatto. È un uomo fallibile, come lo sono tutti gli uomini, ma equipararlo ai proprietari di schiavi, è un po &#8216;troppo&#8221;. Non è stato il solo a indignarsi per la petizione, a Leicester un gruppo di cittadini ha realizzato infatti una catena umana in difesa della statua per proteggerla da eventuali atti vandalici. Ma se ad oggi, nel Regno Unito, la scultura non è stata danneggiata, non è successo lo stesso negli Stati Uniti. A Washington, il monumento dedicato al Mahatma è stato infatti imbrattato con della vernice arancione e ricoperto di scritte ingiuriose.</p>
<p>La lista quindi delle personalità storiche travolte dalla protesta iconoclasta si allunga e dal momento che, oltre a schiavisti e confederati, sono finiti sotto i colpi di bombolette spray e pennelli anche Churchill, Cristoforo Colombo, <a href="https://www.agi.it/estero/news/2020-06-15/statua-giulio-cesare-danneggiata-fiandre-8900896/">Giulio Cesare</a> e Gandhi, risulta difficile, a questo punto, prevedere chi sarà e per quale motivo il prossimo personaggio storico ad essere colpito da insulti e vernice.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/gandhi-era-davvero-razzista.html">Gandhi era davvero razzista?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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