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	<title>Liliana Segre Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Mar 2026 17:45:51 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Liliana Segre Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Passa al Senato il  decreto sull&#8217;antisemitismo: per il Pd una spaccatura, per tutti più rischioso criticare Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/passa-al-senato-il-decreto-sullantisemitismo-per-il-pd-una-spaccatura-per-tutti-piu-rischioso-criticare-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 17:45:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="parlamento" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il decreto impone per legge la definizione adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, criticata anche dagli studiosi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="parlamento" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>E il giorno dell’Ihra arrivò in Senato.</p>



<p>Con 105 sì (centrodestra, più Italia Viva, Azione e alcuni Dem), 24 no (M5S e Avs) e 21 astensioni (Pd), a Palazzo Madama è stato approvato il ddl 1024 contro l’antisemitismo, che impone per legge la definizione adottata dall’I<em>nternational Holocaust Remembrance Alliance</em> (IHRA), secondo cui l’antisemitismo «è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei», in «manifestazioni verbali e fisiche dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto».</p>



<p>Il nodo della discordia, che ha visto spaccarsi il gruppo del Partito Democratico, con 6 senatori favorevoli al testo della maggioranza di centrodestra, riguarda la parte della formulazione in cui viene specificato che <strong>gli attacchi anti-ebraici «possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica»</strong> (aggiungendo, bontà loro, che «le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite»). </p>



<p><strong>Il problema sta appunto nell’eccezionalità storico-politica attribuita a Israele,</strong> che ben si evidenzia nell’elenco di esempi di antisemitismo fornito dall’associazione internazionale sull’Olocausto, che il lavorìo degli emendamenti in Commissione Affari Istituzionali non ha scorporato. </p>



<p>Si va dal «negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo», al «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti», fino a «considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele». Sul piano giuridico dove, com’è noto, i cavilli la fanno da padrone, ce n’è in abbondanza per veder tradursi in realtà il rischio di confondere l’istigazione alla violenza razziale o religiosa, già perseguito dalla legge Mancino, con <strong>le legittime accuse allo Stato israeliano per la sua politica sionista </strong>(sia pur di un “sionismo revisionista”, com’è definibile la destra da vent’anni impersonata da Bibi Netanyahu). </p>



<p><strong>Un pericolo di compressione della libertà d’opinione </strong>che, sulla base dei cinque articoli di cui si compone la legge, si concretizzerà non solo nella possibilità di venire denunciati, ma anche di un aumento del controllo di polizia, con l’istituzione di una banca dati a fini di “monitoraggio” e il setacciamento di contenuti etichettabili come <em>hate speech</em> sui social.</p>



<p>L’unica retromarcia sostanziale, rispetto alle ipotesi originarie, è consistita nella rinuncia a vietare raduni e cortei «in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita». <strong>Un’eventualità rimossa perché palesemente anti-costituzionale:</strong> il potere di limitazione preventiva del diritto a manifestare (articolo 17 della Carta) è ristretta, per questori e prefetti, a “comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”, senza poter entrare nel merito delle idee dei manifestanti. Né ha trovato accoglienza positiva nello stesso centrodestra l’emendamento di <strong>Maurizio Gasparri </strong>(Forza Italia), che proponeva di affiancare alla legge anche una norma penale da inserire nel codice. </p>



<p>All’atto pratico, se il ddl antisemitismo ricevesse il via libera anche alla Camera ed entrasse in vigore, lo scenario potrebbe corrispondere a quanto scriveva Amnesty International in una nota di qualche giorno fa, in particolare nel punto seguente: «È utile ricordare che, sulla base di tale definizione, le attuali attività di monitoraggio già qualificano il movimento “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” (Bds) come una forma di lotta antisemita contro Israele. Allo stesso modo, sempre in base alla definizione dell’Ihra, vengono ricondotti tra le matrici del cosiddetto antisemitismo moderno anche alcuni rapporti critici sulle politiche israeliane, tra cui il <a href="https://www.amnesty.it/israele-sta-commettendo-genocidio-contro-la-popolazione-palestinese-a-gaza/">rapporto di Amnesty International</a> sulle violazioni della Convenzione sul Genocidio da parte dello stato di Israele nella Striscia di Gaza e quello sulle pratiche di discriminazione razziale e di <a href="https://www.amnesty.it/apartheid-israeliano-contro-i-palestinesi-un-crudele-sistema-di-dominazione-e-un-crimine-contro-lumanita/">apartheid</a> messe in atto dallo stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese sotto il suo controllo».&nbsp;</p>



<p>Sotto il profilo politico, la notizia è stata la divisione del Pd. Ampiamente prevista, dato che a capitanare la pattuglia di parlamentari che hanno votato a favore è <strong>Graziano Delrio</strong>, segnalatosi nei mesi scorsi come proponente di un testo di legge tutto suo, per marcare su Israele e dintorni una strategica distanza dalla leadership di <strong>Elly Schlein.</strong> Il capogruppo piddino, <strong>Francesco Boccia</strong>, ha avuto un bel daffare nel tentare di suturare la ferita, che brucia in modo intenso perché, nel partito, la sensibilità filo-palestinese è radicata, ma non certo facile da conciliare con l’obbligata deferenza da tributare agli accorati appelli della senatrice a vita <strong>Liliana Segre</strong>, icona dell’antifascismo e antirazzismo. L’ultimo dei quali, proprio alla vigilia del voto, invitava a una “convergenza trasversale più ampia possibile” che in realtà sembrava diretto al Pd, la cui linea ufficiale è stata alla fine l’astensione. Unica scappatoia, questa, per non mettere in imbarazzo la base largamente pro-Pal e al contempo non tirarsi addosso l’accusa di mostrarsi indifferenti all’“emergenza antisemita”. </p>



<p>L’iter legislativo ha visto nell’ultimo anno affastellarsi ben cinque diverse proposte per il contrasto all’antisemitismo. Diverse per modo di dire, dato che sia Massimiliano Romeo (Lega) che i già citati Maurizio Gasparri e Graziano Delrio, oltre a Ivan Scalfarotto (Italia Viva), hanno praticamente prodotto norme-fotocopia tutte basate sulla definizione dell’Ihra. </p>



<p><strong>A fare eccezione è stato solo Andrea Giorgis,</strong> l’esponente Dem incaricato di lanciare il messaggio, simbolico, di voler superare la lacerazione interna ai suoi, virando su un concetto di antisemitismo meno sovrapponibile all’antisionismo. Il povero Giorgis, sul finale, si è attaccato alla stretta, fatta calare in zona cesarini dal ministro all’economia <strong>Giancarlo Giorgetti </strong>(Lega), sui fondi per corsi di formazione e premi pubblici finalizzati a promuovere la cultura della memoria. «C’è un testo», ha dichiarato il senatore Pd, che «delinea una strategia di interventi che, purtroppo, non sono sostenuti da alcuna risorsa, e che rischiano perciò di rimanere sulla carta o comunque di ripetere misure già previste (che non si sono dimostrate efficacissime), mentre ci sarebbe bisogno di un vero investimento anche economico».</p>



<p>Già più centrato il commento sul vero <em>vulnus </em>della legge, che a suo dire insisterebbe <strong>«nel positivizzare una definizione di antisemitismo, quella dell’IHRA (del 2016), che ha suscitato critiche e perplessità in più di uno studioso </strong>e appare per alcuni versi datata e incapace di presentare quella chiarezza e suscitare quel consenso spontaneo che invece sarebbe necessario». Consenso che non c’è nemmeno nel Paese, che a dispetto della trasversale “unione sacra” per la causa di Israele, non è affatto spontaneamente allineato nel criminalizzare il dissenso. Come hanno dimostrato l’anno scorso le oceaniche proteste di solidarietà al popolo di Gaza e della Cisgiordania. </p>
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		<title>Perché il Giorno della Memoria più che il passato riguarda il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-il-giorno-della-memoria-piu-che-il-passato-riguarda-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 15:47:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/giorno-della-memoria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="giorno della memoria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/giorno-della-memoria.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/giorno-della-memoria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/giorno-della-memoria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/giorno-della-memoria-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il Giorno della Memoria fu istituito in Italia nell&#8217;anno 2000, dopo un dibattito intenso su quale esattamente fosse la data in cui farlo cadere. Fu proposto il 16 ottobre, il giorno del 1943 in cui i nazisti compirono il rastrellamento del ghetto di Roma; altri avanzarono il 5 maggio, data della liberazione del campo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-giorno-della-memoria-piu-che-il-passato-riguarda-il-futuro.html">[...]</a></p>
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<p>Il Giorno della Memoria fu istituito in Italia nell&#8217;anno 2000, dopo un dibattito intenso su quale esattamente fosse la data in cui farlo cadere. Fu proposto il 16 ottobre, il giorno del 1943 in cui i nazisti compirono il rastrellamento del ghetto di Roma; altri avanzarono il 5 maggio, data della liberazione del campo di Mauthausen, dov&#8217;erano segregati tanti deportati politici italiani; altri ancora il 27 gennaio, la data puoi prescelta, ovvero <strong>il giorno in cui le truppe dell&#8217;Armata Rossa sovietica liberarono Auschwitz</strong>, il lager diventato negli anni simbolo della tragedia universale degli ebrei in Europa. Accenti diversi dentro una sola immane tragedia: l&#8217;Olocausto. Cinque anni dopo (nel sessantesimo anniversario della liberazione dei campi nazisti) arrivò anche la risoluzione 60/7 dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu, che trasformò il 27 gennaio in un grande momento di commemorazione internazionale.</p>



<p>Il tempo, lo studio e il racconto dei superstiti hanno fatto sì che il Giorno della Memoria diventasse un giorno consacrato. Una grande liturgia laica che attraversa la coscienza della nazione, soprattutto di una nazione come la nostra che, come ha ricordato la premier Giorgia Meloni, non può permettersi di dimenticare &#8220;<strong>la complicità del regime fascista nelle persecuzioni,</strong> nei rastrellamenti, <strong>nelle deportazioni&#8221;, conseguente alle leggi razziali del 1938.</strong> Sulle liturgie, però, il tempo agisce anche in altro modo: le leviga, le stempera, in parte le neutralizza. Era successo anche con il Giorno della Memoria, diciamolo onestamente. Omaggi un poco più formali, incontri un poco più scontati&#8230; Crediamo che qualunque ebreo italiano potrebbe essere d&#8217;accordo con noi.</p>



<p>E invece oggi, 27 gennaio 2026, siamo più che mai coscienti di quanto sia importante quella Memoria, e quanto conti la pur piccola (rispetto alle dimensioni dell&#8217;Olocausto) fiaccola che ogni anno oggi proviamo ad accendere. Nulla come la Shoah finalmente fermata nel 1945 può ammonirci a <strong>non trascurare quelle che verrebbe da definire la &#8220;piccole Shoah quotidiane&#8221; del nostro tempo.</strong> In Ruanda nel 1994, a Srebrenica nel 1995, i Rohingya dal 2015, a Gaza negli ultimi due anni, in Sudan, in Iran nelle scorse settimane. E poi gli ucraini, i curdi, gli alawiti in Siria&#8230; Gli armeni all&#8217;inizio del secolo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un faro sugli angoli bui</h2>



<p><strong>Sappiamo bene che la Shoah è imparagonabile. </strong>Ma proprio per questo non può &#8220;servire&#8221; esclusivamente alla battaglia, fondamentale, contro l&#8217;antisemitismo, che tutti danno in drammatico aumento senza però chiedersi se le radici del fenomeno affondino non solo nell&#8217;ostilità verso gli ebrei ma in un clima più generale di xenofobia, razzismo, odio verso il diverso, insofferenza esistenziale nei confronti dell&#8217;altro? Nessuno, dicevamo, può paragonarsi a un ebreo. <strong>Ma l&#8217;esperienza della sofferenza del popolo ebraico e il suo futuro non sono anche il futuro di noi tutti?</strong> Di ogni minoranza? Di ogni diverso credo o colore della pelle o lingua? Potremmo, per fare una specie di prova del nove, rendere omaggio alle sofferenze dei palestinesi o dei rohingya o dei sudanesi senza pensare anche agli iraniani o ai bosgnacchi? E se il Giorno della Memoria non illumina come un faro tutti i nostri angoli bui, perché ne siamo così tanto colpiti?</p>



<p>Lo sa bene, ci pare, la senatrice <strong>Liliana Segre</strong>, che su questi temi è solita dire le cose più sagge e illuminate. Non a caso è stata lei, e non altri, a dire che &#8220;il valore universale degli insegnamenti che derivano dalla Shoah ci porta a riflettere sempre sulle tragedie e i crimini che ancora dilagano nel mondo&#8221;. E ad aggiungere: &#8220;<strong>Non si può usare Gaza «contro» il Giorno della Memoria, tentare di oscurarlo, alimentare o lasciar correre ossessivi tentativi di banalizzazione, di distorsione e di inversione della Shoah;</strong> non si può accettare che diventi occasione di una vendetta sulle vittime di allora&#8221;. È giusto dirlo, perché è una tentazione a cui cedono molti. Ma è giusto dire anche il contrario, perché anche questa è una tentazione assai diffusa: non si può usare la Memoria della Shoah per oscurare la strage dei palestinesi, o come omaggio rituale con cui una società indifferente si esenta da altre e meno scontate partecipazioni.   </p>



<p>In <em>La banalità del male</em>, Hannah Arendt scriveva: &#8220;È nella natura delle cose che ogniazione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato”. Per questo il Giorno della Memoria ci riguarda tutti. Assai più che il passato, riguarda il futuro.</p>



<p>     </p>
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		<title>Gaza e il genocidio. La palestinese Niat e la senatrice Segre</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-e-il-genocidio-la-palestinese-niat-e-la-senatrice-segre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 07:20:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio a Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza e il genocidio. La palestinese Niat e la senatrice Segre" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se davvero potessimo restituirle quella parola, Signora Segre, gliela riconsegneremmo in cambio di una sola cosa: la vita dei nostri figli.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza e il genocidio. La palestinese Niat e la senatrice Segre" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250804221326438_fc5c0800d22ad8802c55229ff924fc6a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La senatrice Liliana Segre ha risposto all&#8217;intervista dello scrittore David Grossman che aveva dichiarato, per la prima volta e con le cautele del caso, che quanto sta avvenendo a Gaza è genocidio.</p>



<p>La Segre ha condannato in maniera irrevocabile &#8220;l&#8217;abominio&#8221; che si sta consumando a Gaza e le dichiarazioni incendiarie di alcuni politici israeliani, come anche le violenze dei coloni (manca, nell&#8217;occasione, un&#8217;esplicita condanna dei crimini compiuti dai soldati dell&#8217;IDF, ma magari l&#8217;ha fatto in precedenza). E, però, ha precisato che l&#8217;uso della parola genocidio è, in estrema sintesi, manipolativo, vendicativo e cela antisemitismo.</p>



<p>Non siamo affatto d&#8217;accordo, ma, sul punto, facciamo parlare chi ha parlato meglio di noi. Si tratta di una lettera scritta da Niat che ha patito la lunga oppressione israeliana insieme al suo popolo. La lettera è stata scritta a marzo, ma è stata rilanciata da alcuni siti in questi giorni, con certa tempestività.</p>



<p>Non sappiamo nulla di Niat, che ha scelto opportunamente il semi-anonimato, né sappiamo se Niat sia uno pseudonimo. Non interessa; interessa, eccome, quel che c&#8217;è scritto in quelle righe, che appare inoppugnabile quanto privo dell&#8217;odio o dell&#8217;antisemitismo che dovrebbe ascriversi a quanti usano la parola genocidio. Non una critica alla Segre, che a nulla serve, ma un grido disperato, un anelito insopprimibile, quanto soppresso, alla vita.</p>



<p><em>Gentile Signora Liliana Segre,</em></p>



<p><em>mi rivolgo a lei con profondo rispetto, consapevole del dolore che ha attraversato nella sua vita e della testimonianza preziosa che rappresenta.</em></p>



<p><em>Ho letto le Sue parole con turbamento. Lei si dice ferita dall’uso del termine “genocidio” per descrivere quanto sta accadendo a Gaza, come se questa parola fosse un’eredità sacra, un diritto esclusivo, un simbolo che possa appartenere a uno solo dei dolori del mondo.</em></p>



<p><em>Mi permetta, con tutta l’umiltà possibile, di dirle che noi Palestinesi non abbiamo mai voluto rubare quella parola, non l’abbiamo scelta. È stata, piuttosto, incisa sul nostro corpo, sulla nostra carne, sui nostri sogni, da mani che lei, forse, conosce meglio di quanto possa dire.</em></p>



<p><em>No, non siamo orgogliosi di quella parola, non è una medaglia, non è un vessillo. È una ferita, è un urlo, è il suono sordo delle bombe che spazzano via case, ospedali, scuole, chiese e moschee. È il pianto dei bambini sotto le macerie, è il silenzio dei corpi smembrati, è la fame che dilania, è l’umiliazione dell’assedio.</em></p>



<p><em>È il nome che il mondo, quel mondo che ci guarda e resta in silenzio, ha dato a ciò che accade, mentre noi piangiamo i nostri morti senza nemmeno poterli seppellire.</em></p>



<p><em>Se davvero potessimo restituirle quella parola, Signora Segre, gliela riconsegneremmo in cambio di una sola cosa: la vita dei nostri figli.</em></p>



<p><em>Ci ridia Hind, 7 anni, rimasta sola in un’auto, circondata dai cadaveri della sua famiglia. Tutto il mondo l’ha sentita piangere, supplicare aiuto, mentre i carri armati israeliani si avvicinavano. Ci ridia Yazan, 6 anni, morto di fame perché gli aiuti sono stati bloccati.</em></p>



<p><em>Ci ridia Mohammed, 16 anni, bruciato vivo.</em></p>



<p><em>Ci ridia Mustafa, 14 anni, ucciso mentre andava a scuola. Ci ridia Rami, 13 anni, che festeggiava il Ramadan con dei fuochi d’artificio. Ci ridia Ahmed, 8 anni, colpito mentre cercava un sacco di farina.</em></p>



<p><em>Ci ridia le membra dei nostri figli, i loro occhi, le loro mani, i loro sogni. Ci ridia la loro innocenza, la loro risata. Ci ridia tutto ciò che la parola “genocidio” ha cercato di raccontare, e che nessuna parola potrà mai davvero contenere.</em></p>



<p><em>E allora, Signora Segre, Le promettiamo, non la useremo più.</em></p>



<p><em>Non ci sarà più bisogno di quella parola, perché più di ogni altra cosa, noi Palestinesi desideriamo una sola cosa: vivere. Vivere con dignità, con giustizia, con libertà.</em></p>



<p><em>Siamo un popolo che ama la vita, e che, nonostante tutto, continua ad amarla.</em></p>



<p><em>Con rispetto profondo,</em></p>



<p><em>Najat figlia di rifugiati palestinesi, testimone di una ferita aperta.</em></p>



<p>A margine, pubblichiamo l&#8217;appello di 132 ebrei, sopravvissuti o figli di sopravvissuti al genocidio nazista, inviato al Congresso Usa nel lontano 2014, quando Israele aveva avviato contro Gaza l&#8217;operazione Margine di protezione (i firmatari sono in calce al documento, <a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.ictuni.org/sites/default/files/publications/full_page_b_tel_final_final.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cliccare qui</a>).</p>



<p>&#8220;Come ebrei sopravvissuti e discendenti dei sopravvissuti al genocidio nazista, condanniamo inequivocabilmente il massacro dei palestinesi a Gaza e l&#8217;occupazione e la colonizzazione in corso della Palestina storica. Condanniamo inoltre gli Stati Uniti per aver fornito a Israele i finanziamenti per compiere l&#8217;attacco, e più in generale gli Stati occidentali per aver usato la loro forza diplomatica per proteggere Israele dalla condanna&#8221;.</p>



<p>&#8220;Il genocidio inizia con il silenzio del mondo. Siamo allarmati dall&#8217;estrema disumanizzazione razzista dei palestinesi nella società israeliana, che ha raggiunto il culmine. In Israele, politici ed esperti del Times of Israel e del Jerusalem Post hanno apertamente invocato il genocidio dei palestinesi e gli israeliani di destra stanno adottando simbologie neonaziste&#8221;.</p>



<p>Nella missiva, la condanna delle manipolazioni allora usate &#8220;per giustificare l&#8217;ingiustificabile: l&#8217;impegno massiccio di Israele per distruggere Gaza e l&#8217;assassinio di quasi 2.000 palestinesi, tra cui centinaia di bambini. Nulla può giustificare il bombardamento di rifugi, case, ospedali e università delle Nazioni Unite. Nulla può giustificare la privazione di elettricità e acqua&#8221;.</p>



<p>&#8220;Dobbiamo alzare le nostre voci collettive e usare il nostro potere collettivo per porre fine a ogni forma di razzismo, compreso il genocidio in corso del popolo palestinese. Chiediamo la fine immediata dell&#8217;assedio e del blocco di Gaza. Chiediamo il boicottaggio economico, culturale e accademico di Israele. &#8216;Mai più&#8217; deve significare MAI PIÙ PER NESSUNO!&#8221;</p>



<p>Benché datato, l&#8217;appello appare di certa attualità. Certo, non c&#8217;era stato il 7 ottobre e le 1200 vittime israeliane, ma anche le vittime palestinesi allora erano minori, 2mila e non oltre 60mila, né la devastazione di Gaza e delle sue infrastrutture minimamente paragonabile all&#8217;attuale.</p>



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		<title>Sul genocidio a Gaza: lettera aperta alla senatrice Liliana Segre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sul-genocidio-a-gaza-lettera-aperta-alla-senatrice-liliana-segre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 08:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=480645</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Liliana Segre" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Qualche riflessione dopo l'intervista della senatrice Segre a la Repubblica sull'uso del termine "genocidio". </p>
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<p><strong>Gentilissima Senatrice Liliana Segre,</strong></p>



<p>abbiamo letto con molta attenzione e ancor più grande partecipazione <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/08/02/news/liliana_segre_intervista_genocidio_parole_grossman_gaza-424767359/?ref=RHLF-BG-P3-S1-T1-r046">l&#8217;intervista da Lei rilasciata al quotidiano la Repubblica</a>, arrivata tra l&#8217;altro dopo una serie di prese di posizione di altri intellettuali ebrei e soprattutto dopo <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/07/31/news/grossman_intervista_scrittore_israeliano_gaza_guerra-424764877/">la toccante intervista </a>rilasciata poco prima allo stesso quotidiano da uno scrittore (e padre di Uri, soldato caduto nel 2006 in Libano) quale <strong>David Grossman</strong>, che come pochissimi altri ha saputo sondare l&#8217;anima dell&#8217;Israele contemporaneo.</p>



<p>Le risparmiamo, qui, i giusti attestati di stima che Le vengono di solito tributati e che Le saranno ormai venuti anche un po&#8217; a noia. Diciamo solo che, pur essendo evidente che nessuno può realmente calarsi nei sentimenti di una persona con le Sue esperienze alle spalle, crediamo di aver avvertito il grido silenzioso che fa l&#8217;eco alle argomentazioni offerte nell&#8217;intervista.</p>



<p>Eppure, <strong>in quella Sua intervista, c&#8217;è qualcosa che non ci convince</strong>. Intanto, l&#8217;affermazione sul &#8220;pericolo dell’uso strumentale e parossistico dell’anatema “genocidio” che fin dal giorno successivo al 7 ottobre viene fatto qui in occidente&#8221;. Intanto, non ci pare proprio che la questione del &#8220;genocidio&#8221; a Gaza, a parte qualche eccezione strillata dovuta al fanatismo o alla propaganda, sia stata seriamente presa in considerazione &#8220;qui in occidente&#8221; <strong>addirittura &#8220;fin dal primo giorno successivo al 7 ottobre&#8221;</strong>. Al contrario: per molti lunghissimi mesi in Occidente si è parlato quasi solo del &#8220;diritto di Israele a difendersi&#8221;, anche da parte dei Governi che ora, di fronte alle immagini provenienti dalla Striscia, si danno una ripassata alla coscienza con il riconoscimento dello Stato di Palestina, anche se sanno benissimo che ormai di una scelta puramente nominale e simbolica si tratta.</p>



<p>Per molti lunghissimi mesi, dietro la bandiera di quel &#8220;diritto&#8221; (che peraltro nessuno nega, tanto meno noi che abbiamo sempre parlato di Hamas come di un movimento islamista non di liberazione e delle sue stragi come feroci atti di terrorismo), <strong>la stragrande maggioranza delle voci ufficiali occidentali, dall&#8217;ultimo dei giornalisti al più potente dei politici</strong>, ha cercato di minimizzare la strage indiscriminata dei palestinesi della Striscia: prima accusando il ministero della Sanità del governo di Hamas di diffondere notizie false, poi tenendo il computo delle vittime inchiodato per un anno a un numero, 42 mila, che restava fisso mentre la gente moriva ogni giorno, e che era comunque sbugiardato da ricerche <em>super partes</em> come <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-morti-di-gaza-99-medici-usa-raccontano-la-verita-da-oggi-diventa-la-nostra-verita-ecco-perche.html#google_vignette">quella dei 99 medici americani</a> che scrissero anche a <strong>Joe Biden</strong> o <a href="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html">quella della rivista scientifica inglese Lancet</a>. Anche adesso i giornali ripetono la cifra di 62 mila morti, quando tutti sanno benissimo che, nella migliore delle ipotesi, bisognerebbe almeno raddoppiarla. Insomma, tutto questo accanimento nel brandire il termine &#8220;genocidio&#8221;, con le terribili implicazioni che esso porta con sé, non ci è parso di vederlo.</p>



<p>In secondo luogo, Lei dice &#8220;per questo mi sono sempre opposta e continuo ad oppormi a un uso del termine genocidio che non ha nulla di analitico, ma ha molto di vendicativo&#8221;. E aggiunge: &#8220;L’abuso di “genocidio” che dal primo giorno viene fatto qui, il compiacimento, l’isterica insistenza per imporlo a chi non lo condivide – e in primo luogo a tutti gli ebrei – <strong>è un fatto morboso che, appunto, come avverte Grossman scaturisce da “sentimenti antisemiti”</strong>, magari inconsci&#8221;. È sicuramente possibile che ci sia &#8220;compiacimento&#8221;, o un antisemitismo appena velato in alcuni che usano a man salva quel termine. Però anche prendere la parte per il tutto e tramutare l&#8217;accusa di genocidio in un segnale di reale o potenziale antisemitismo rischia di essere profondamente strumentale.</p>



<p>Questo perché il concetto di genocidio, pur in tutta la sua immensa portata, <strong>non è dibattibile.</strong> Non è filosofabile. Come Lei sa, il concetto di genocidio fu definito dal lavoro dell&#8217;avvocato (ebreo polacco) <strong>Raphael Lemkin</strong>, che aveva coniato il termine già nel 1944. Il suo attivismo, e gli studi condotti sulla Shoah ma anche sul genocidio degli armeni, portò le Nazioni Unite a riconoscere <a href="https://it.insideover.com/politica/a-gaza-come-in-ruanda-o-in-cambogia-il-genocidio-non-e-un-discorso-da-bar-o-da-tv.html">il genocidio come un crimine internazionale</a> nel 1946 e ad approvare nel 1948 la &#8220;<a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/it/archivi/strumenti-internazionali/convenzione-per-la-prevenzione-e-la-repressione-del-crimine-di-genocidio-1948">Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio</a>&#8220;, più tardi firmata tra gli altri Paesi anche da Israele. </p>



<p>La citiamo perché, a differenza di molti altri trattati, e grazie alla tenacia e alle campagna dell&#8217;avvocato Lemkin, la Convenzione parla chiaro. Perché si possa (e trattandosi di un crimine, si debba) parlare di genocidio si devono verificare le seguenti condizioni:</p>



<p><strong>a)</strong> uccisione di membri del gruppo;</p>



<p><strong>b)</strong> lesioni gravi all&#8217;integrità fisica o mentale di membri del gruppo;</p>



<p><strong>c)</strong> il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;</p>



<p><strong>d)</strong> misure miranti a impedire nascite all&#8217;interno del gruppo;</p>



<p><strong>e)</strong> trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.</p>



<p>È difficile non vedere che, a parte l&#8217;ultimo, tutti gli altri punti caratterizzano l&#8217;azione e delle forze armate di Israele a Gaza e l&#8217;azione politica del Governo che le dirige. E la scarsità di cibo o fame o carestia indotta di cui si parla in queste ultime settimane è solo l&#8217;ultimo anello della catena, non quello che deve decidere se siamo al genocidio o no. Per cui, può anche darsi che le frange antisemite approfittino delle circostanze per farsi ancora più stupide e aggressive, può anche darsi che le responsabilità di Hamas finiscano con l&#8217;essere da qualcuno sottovalutate. Ma il punto non è questo. <strong>Il punto è che, secondo quasi tutti i criteri del diritto internazionale, c&#8217;è un genocidio in corso</strong>. E di questo non si può accusare chi ne parla ma solo chi ne è l&#8217;autore: il governo di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Che con le sue azioni porta sulla spalle anche parte della responsabilità per l&#8217;eventuale rigurgito di antisemitismo che colpisce o potrebbe colpire l&#8217;occidente. Così come Hamas (e sia Lei sia Grossman lo sottolineate) porta parte della responsabilità per la tragedia che si è abbattuta sul popolo palestinese.</p>



<p>Sappiamo che Lei non sarà d&#8217;accordo con questo nostra affermazione. Infatti nell&#8217;intervista Lei dice: <strong>&#8220;Israele non è né l’erede né il rappresentante degli ebrei europei vittime della Shoah:</strong> non deve usare quello scudo per giustificare qualunque suo eccesso, ma non deve neanche essere usato come pretesto per tornare ad odiare il popolo ebraico e perfino le vittime di 80 anni fa&#8221;. È giusto, anche se molti rappresentanti dell&#8217;ebraismo italiano e internazionale dissentirebbero: non v&#8217;è forse chi dice che tutti gli ebrei sono israeliani, anche se non lo sanno?</p>



<p>Il problema, però, è che il premier che da ordine di uccidere decine di migliaia di donne e bambini, di radere al suolo scuole e ospedali, di sparare sulle tende dei campi profughi o sulle code per il cibo, il politico che progetta una deportazione di massa come alternativa alla decimazione, <strong>è lo stesso che nel 2018 ha fatto approvare una legge che definisce Israele come &#8220;lo Stato-nazione del popolo ebraico&#8221;</strong>, che stabilisce che l&#8217;arabo (lingua madre del 20% della popolazione) non è lingua ufficiale, che gli insediamenti (illegali per il diritto internazionale) sono un &#8220;valore nazionale&#8221;. In conclusione: noi non ebrei abbiamo di certo il problema di bloccare qualunque rigurgito di antisemitismo, qualunque tentativo di &#8220;odiare il popolo ebraico&#8221; mettendogli in conto, abusivamente e strumentalmente, ciò che va a carico solo di Netanyahu e del suo Governo. Ma sotto voce chiederemmo che il &#8220;popolo ebraico&#8221;, e soprattutto i suoi leader intellettuali e morali, dei quali Lei certamente fa parte, fossero chiari nel respingere ogni possibile giustificazione del tentativo di sterminio del popolo gazawi. Anche solo usando la parola &#8220;genocidio&#8221;.</p>



<p><strong><em>Chi già ci conosce sa con quanta passione  InsideOver segua le questioni del Medio Oriente e in particolare modo i drammatici eventi di Gaza e di Israele. Ci mettiamo il cuore e l&#8217;esperienza dei luoghi. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><br></p>



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		<title>&#8220;No pulizia etnica&#8221; contro il piano Trump per Gaza: sul Medio Oriente anche un appello divide</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/no-pulizia-etnica-contro-il-piano-trump-per-gaza-sul-medio-oriente-anche-un-appello-divide.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 14:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>Come in altri Paesi, in Italia i giornali hanno diffuso un appello contro il piano Trump e la deportazione dei palestinesi. Subito polemiche. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/gaza-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p></p>



<p>La scorsa settimana su due quotidiani italiani è stata <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/02/lappello-di-200-ebrei-italiani-sulla-stampa-italiana-no-alla-pulizia-etnica--25adf0c1-95fc-45be-b1e7-65696959f95a.html">pubblicata</a> una petizione firmata da alcune centinaia di ebrei e intellettuali, concernente le azioni di Israele e degli Stati Uniti nella striscia di Gaza: gli autori si sono detti “costretti” ad agire in questo modo per via del silenzio delle istituzioni ebraiche sul cosiddetto piano Trump che, come noto, prevederebbe l’espulsione dei palestinesi e la creazione della cosiddetta <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-gaza-e-la-riviera-del-medio-oriente-199433">Riviera del Medio Oriente</a>. Mentre allo stesso tempo proseguono le violenze e le intimidazioni in <a href="https://www.oxfamitalia.org/in-cisgiordania-violenze-e-sfollamenti-forzati/">Cisgiordania</a>. La <a href="https://www.pressenza.com/it/2025/02/ebree-ed-ebrei-italiani-dicono-no-alla-pulizia-etnica-appello/">petizione</a>, in estrema sintesi, parla di quella che i promotori definiscono una pulizia etnica in corso, chiedendo che “l’Italia non sia complice” delle azioni di Benjamin Netanyahu.</p>



<p><a href="https://archive.is/oL9Xr#selection-633.0-2203.268">Non è la prima iniziativa del genere a livello internazionale</a>: negli Stati Uniti e in Australia erano già comparse analoghe inserzioni a pagamento, cui fa seguito quella di <em>Jewish Anti-Racist Laboratory</em>, composto principalmente da giovani attivisti e <em>Mai Indifferenti</em>, cui aderiscono soprattutto ebrei anziani.</p>



<p>L’iniziativa non ha mancato di suscitare malumori e <a href="https://www.repubblica.it/politica/2025/02/26/news/israele_appello_gaza_ebrei_repubblica-424030001/">reazioni</a> all’interno della comunità ebraica italiana. Tra gli altri, quella dell’ex presidente della comunità di Roma, Riccardo Pacifici, che l’ha <a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/02/26/news/il_no_alla_pulizia_etnica_a_gaza_dilania_la_comunita_ebraica-18526010/">qualificata</a> con toni molto forti, che non riproporremo in questa sede.</p>



<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/02/27/news/luciano_belli_paci_lappello_divide_gli_ebrei_tra_buoni_e_cattivi_e_sbagliato-18533776/">Luciano Belli Paci</a>, avvocato e sostenitore dello Stato ebraico, pur esprimendo il proprio dissenso sull’iniziativa, ha voluto ribadire la sua contrarietà al piano Trump per Gaza e alla violenza dei coloni in Cisgiordania, evocando il pericolo che si crei l’idea di una sorta di responsabilità collettiva per le azioni di Israele a Gaza, che non può essere accettata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giù le mani da Liliana Segre</h2>



<p>Teniamo a precisare che condanniamo senza riserva <a href="https://www.repubblica.it/rubriche/metropolis/2025/01/23/video/minacce_e_insulti_a_liliana_segre_edith_bruck_non_dobbiamo_fermarci_teniamo_viva_la_memoria-423957437/">le parole e le invettive</a>, purtroppo riprese da diversi social media, contro la madre del legale, la senatrice a vita, e sopravvissuta all&#8217;Olocausto, <strong>Liliana Segre</strong>. Per quanto non fosse certamente nelle intenzioni dei promotori dell’iniziativa fomentare odio o discriminazioni, si tratta di eventi che suscitano non poche perplessità e preoccupazioni.</p>



<p>Non occorre mai dimenticare che fu proprio in occasione del <a href="https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/war-crimes-trials">processo di Norimberga</a> contro i leader nazisti che, fin dalle prime fasi, venne chiarito che l’obiettivo del giudizio non era quello di scagliarsi contro l’intero popolo tedesco, ma perseguire i responsabili: <strong>un principio giusto, che dovrebbe valere sempre e comunque</strong>, senza per questo impedire a nessuno di manifestare il proprio legittimo dissenso.</p>



<p>Per parte sua <a href="https://x.com/ajgoldmann/status/1896554733755887674">Daniel Levi</a>, portavoce del<em> Jewish Anti-Racist Laboratory</em>, ha voluto precisare che scopo dell’iniziativa non era affatto quello di suddividere gli ebrei in “buoni e cattivi”, quanto sottolineare l’esistenza di posizioni differenti. Sia ben chiaro che, per lo stesso principio, risulta inaccettabile che tutti i palestinesi possano essere messi all’indice come <a href="https://ilmanifesto.it/da-golda-meir-a-smotrich-i-palestinesi-non-esistono">terroristi</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione di &#8220;No other land&#8221;</h2>



<p><strong>Sabetay Fresko</strong>, esponente dell’altro gruppo promotore <a href="https://giornalemio.it/cronaca/no-pulizia-etnica-lappello-di-ebrei-italiani-contro-piano-trump-e-crimini-israeliani-a-gaza-firma/">Mai Indifferenti</a>, ha chiarito che l’obiettivo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica circa una &#8220;situazione sempre più pericolosa, sia in Medio Oriente che in altre parti del mondo, dove le posizioni di estrema destra si stanno rafforzando&#8221;, oltre che contrastare quello che chiama &#8220;il silenzio delle istituzioni ebraiche ufficiali&#8221;. Fresko ha ribadito la volontà di combattere il fenomeno dell’antisemitismo, purtroppo in crescita nelle società occidentali.</p>



<p><strong>Angelica Calò</strong>, attivista pacifista italo-israeliana del Kibbutz Sasa vicino al confine con il Libano, <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/02/lappello-di-200-ebrei-italiani-sulla-stampa-italiana-no-alla-pulizia-etnica--25adf0c1-95fc-45be-b1e7-65696959f95a.html">ha criticato</a> la mancata menzione nella petizione dei fatti del 7 ottobre, oltretutto per averla resa pubblica proprio il giorno del funerale di <strong>Shiri Bibas</strong>, rapita assieme e ai suoi figli Ariel e Kfir, uccisi nella striscia.</p>



<p>In ultima analisi, ogni iniziativa che riguarda il contesto del Medio Oriente continua a suscitare divisioni e fratture, persino all’interno della comunità ebraica. In questo senso, abbiamo apprezzato molto di più il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SLcTZG7Dc1Q">discorso</a>, pronunciato in occasione della cerimonia per lo strameritato premio Oscar, dagli autori e registi del documentario <em>No Other Land</em>: unità contro ogni discriminazione, e soprattutto contro ogni violenza, a prescindere dal credo religioso e dal ceppo etnico di appartenenza.</p>



<p>Come <a href="https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/december/documents/papa-francesco_20141202_dichiarazione-schiavitu.html">disse Papa Francesco</a> nel 2014, in occasione di un’altra cerimonia, quella in Vaticano per la firma della Dichiarazione congiunta dei leader religiosi contro la schiavitù: “Ogni persona e tutte le persone sono uguali e si deve riconoscere loro la stessa libertà e la stessa dignità. Qualsiasi relazione discriminante che non rispetta la convinzione fondamentale che l’altro è come me stesso costituisce un delitto, e tante volte un delitto aberrante.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/no-pulizia-etnica-contro-il-piano-trump-per-gaza-sul-medio-oriente-anche-un-appello-divide.html">&#8220;No pulizia etnica&#8221; contro il piano Trump per Gaza: sul Medio Oriente anche un appello divide</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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