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	<title>Larry Berman Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il gran ballo del petrolio nella guerra d&#8217;Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 05:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I primi giorni di guerra suggeriscono che il petrolio rimane un elemento geopolitico importante, ma non più l’arma strategica totale che era. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gran-ballo-del-petrolio-nella-guerra-diran.html">Il gran ballo del petrolio nella guerra d&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Medio Oriente, come era prevedibile, è tornato epicentro della geopolitica globale: dal 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi su vasta scala contro l’Iran, innescando ritorsioni e un rapido deterioramento della sicurezza regionale. La cronaca dei primi giorni, dai lanci missilistici alle esplosioni in tutto il Golfo, ha confermato la natura militare dell’<em>escalation</em> ma anche l’impatto finanziario immediato sui mercati, con <strong>investitori sempre più proiettati verso i beni rifugio</strong> (<a href="https://euroborsa.it/Il-conflitto-in-Medio-Oriente-rafforza-il-dollaro.aspx">e il dollaro USA!</a>). In questo contesto, il petrolio torna protagonista: all’apertura dei mercati di lunedì 2 marzo <a href="https://tradingeconomics.com/commodity/brent-crude-oil">il Brent è balzato fino a oltre l’8–13% intraday</a> (punte in area 82 $/bbl prima di un parziale rientro), mentre il WTI ha seguito a ruota, segnalando che il rischio di offerta è rientrato di prepotenza nel prezzo. </p>



<p>Il nodo critico è lo Stretto di Hormuz, varco da cui transita all’incirca <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/mar/02/iran-strait-hormuz-oil-global-prices-cost-of-living">un quinto del petrolio mondiale</a> (oltre 20% dei liquidi petroliferi) e che si trova esattamente prospicente alle coste della Repubblica Islamica. Anche quindi senza una chiusura “formale” dello Stretto da parte delle autorità di Tehran, allarmi navali, deviazioni e stop precauzionali delle compagnie di shipping hanno <strong>ridotto i passaggi e fatto salire costi e premi assicurativi, con effetto domino su noli e logistica.</strong> È questo intreccio tra guerra, <em>chokepoint</em> energetico e <em>risk‑off </em>a spiegare perché la domanda “quanto conta il petrolio in questo conflitto?” sia oggi più che mai centrale: non solo per l’Iran e per le monarchie del Golfo, la cui stabilità fiscale dipende in larga parte dagli idrocarburi, ma <strong>per l’intera economia globale</strong>, dove anche un moderato premio di rischio sul greggio può trasmettersi rapidamente ai prezzi finali e alle aspettative d’inflazione.</p>



<p>Subito dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il mercato ha reagito con la classica dinamica da shock geopolitico: forte volatilità e un rapido aumento dei prezzi del greggio. Già nella riapertura dei mercati del 2 marzo si è osservato un gap rialzista significativo sull’US Crude, con i prezzi <a href="https://www.ig.com/it/news-e-idee-di-trading/petrolio-oggi-guerra-in-iran-260302">balzati dalla chiusura di venerdì in area 65–67 $/bbl fino a 72,78–72,80 $/bbl</a>, pari a un rialzo di circa il +9%. Il motivo principale di questa sensibilità sta nella posizione dell’Iran sullo Stretto di Hormuz, vera arteria del commercio energetico globale: <strong>per questo corridoio marittimo, largo appena 33 km nel suo punto più stretto, transitano flussi sostanziali di petrolio </strong>e una quota paragonabile di gas naturale liquefatto. Gli attacchi, le ritorsioni e i messaggi radio attribuiti alle forze iraniane che <a href="https://gulfnews.com/world/mena/iran-moves-to-close-strait-of-hormuz-after-strikes-1.500458858">avvertivano le navi di evitare il passaggio</a> hanno generato un immediato crollo del traffico commerciale, inducendo i principali operatori (<a href="https://news.chemnet.com/news-2629.html">come Maersk, MSC e Hapag‑Lloyd</a>) a sospendere le traversate e a deviare le rotte attorno al Capo di Buona Speranza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Rialzo sì, ma con moderazione</h2>



<p>Nei fatti, anche senza una chiusura “ufficiale”, Hormuz è diventato per ore fortemente compromesso, con centinaia di tanker e <em>LNG carrier</em> rallentati o fermi, premi assicurativi in aumento e rischi di attacchi a navi commerciali confermati da <a href="https://theconversation.com/strait-of-hormuz-if-the-iran-conflict-shuts-worlds-most-important-oil-chokepoint-global-economic-chaos-could-follow-277199">episodi documentati</a>. L’importanza strategica del petrolio è evidente anche dal lato macroeconomico: <a href="https://thecryptogateway.it/petrolio-iran-recessione/">l’Iran, quarto produttore dell’OPEC</a> (oltre 3 milioni di barili/giorno a gennaio 2026), basa gran parte delle sue entrate pubbliche sugli idrocarburi, <strong>mentre gli Stati del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati e Iraq) dipendono da Hormuz per l’export </strong>di oltre 20 milioni di barili/giorno. La vulnerabilità di questo <em>chokepoint</em>, già nota da anni, è quindi amplificata da qualsiasi tensione militare, trasformando il petrolio in un acceleratore immediato degli effetti finanziari del conflitto.</p>



<p>Il balzo del greggio sembrerebbe quindi evocare un nuovo shock energetico paragonabile alle fasi più acute della guerra in Ucraina. Tuttavia, osservando con precisione tecnica i dati verificati, emerge un quadro molto diverso: i <em>futures </em>sul petrolio sono saliti, sì, ma in misura moderata rispetto ai grandi shock del passato (dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il rialzo del petrolio aveva fatto toccare l’area dei 120$/bbl), e con dinamiche che suggeriscono comportamenti di mercato più complessi, inclusa la possibilità di prese di profitto e un certo grado di “war fatigue”. Diversi indicatori mostrano quindi che il movimento dei <em>futures</em>, pur significativo, non si colloca in un regime di shock duraturo, e ciò trova conferma nelle valutazioni di <strong>Larry Berman</strong>, analista storico di BNN Bloomberg. </p>



<p>Nel suo intervento (“<a href="https://www.bnnbloomberg.ca/investing/opinion/2026/03/02/larry-berman-sell-the-news-geopolitical-driven-trades-rarely-have-long-term-impacts/">Sell the news: Geopolitical driven trades rarely have long-term impacts</a>” di lunedì 2 marzo), Berman osserva che i rialzi legati a eventi geopolitici tendono raramente a produrre impatti duraturi sui mercati; anzi, spesso si esauriscono in tempi brevi <strong>quando l’effetto‑novità viene assorbito.</strong> Secondo l’analista, questo vale anche per il comparto energetico, che negli ultimi dieci anni ha mostrato una performance fiacca, con l’ETF Energy Select Sector SPDR (XLE) e l’iShares S&amp;P/TSX Capped Energy Index (XEG) che hanno generato un ritorno complessivo di circa il 5% annuo sin dal boom dello shale del 2014 e gran parte di quel rendimento è arrivato solo negli ultimi mesi:<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="483" height="200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Immagine1.png" alt="" class="wp-image-507602" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Immagine1.png 483w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Immagine1-300x124.png 300w" sizes="(max-width: 483px) 100vw, 483px" /></figure>



<p>Berman sottolinea inoltre che l’energia ha corso nelle ultime settimane più sulle aspettative di un possibile “regime change” in Iran che su fondamentali strutturali. <strong>È un comportamento simile a quello osservato nel 2022,</strong> quando il settore energetico si era impennato con il picco della guerra in Ucraina, salvo poi muoversi lateralmente per oltre tre anni. In fondo, tutti gli attori coinvolti nel conflitto sanno bene che il mondo non può funzionare con petrolio stabilmente sopra i 100 dollari, perché storicamente i picchi delle quotazioni hanno rallentato il PIL globale. Cosa racconta dunque nel profondo il mercato? Che i grandi capitali hanno già scommesso sul rialzo nel 2025 e inizio 2026, quando il petrolio era laterale ma le azioni <em>energy </em>accumulavano forza in anticipo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le forniture di Teheran alla Cina</h2>



<p>Il petrolio, in questa crisi, conta anche per un altro aspetto: il suo ruolo geopolitico indiretto, in particolare nell’equilibrio strategico tra Stati Uniti e Cina. Non si tratta solo di prezzi o di shock energetici, ma di come l&#8217;energia si inserisce nelle vulnerabilità strutturali di Pechino e nelle dinamiche globali. <a href="https://www.politico.com/news/2026/03/02/iran-us-strikes-china-oil-supply-charts-00806415">Secondo un’analisi POLITICO basata sui dati Kpler</a>, la Cina acquistava circa il 17% del suo petrolio complessivo da Iran e Venezuela nel 2025, mentre l’Iran da solo rappresentava il secondo fornitore dopo l’Arabia Saudita. Nel 2025 la Cina ha importato 520 milioni di barili di greggio dall’Iran, e quasi il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane era diretto verso la Cina. </p>



<p>Questo suggerirebbe una forte dipendenza, ma il quadro è più complesso. Pechino <strong>ha infatti iniziato già nel 2025 a ridurre gli acquisti diretti dall’Iran </strong>spostando parte della domanda verso la Russia, mentre accumulava enormi scorte strategiche. Secondo la Columbia University, la Cina ha importato <a href="https://www.energypolicy.columbia.edu/where-china-gets-its-oil-crude-imports-in-2025-reveal-stockpiling-and-changing-fortunes-of-certain-suppliers-including-those-sanctioned/">11,6 milioni di barili/giorno nel 2025</a>, di cui una larga parte destinata all’immagazzinamento: 430.000 bpd sarebbero stati aggiunti alle riserve ogni giorno. Tale <em>stockpiling</em> consentirebbe alla Cina di reggere mesi di interruzioni senza danni immediati. </p>



<p>Le fonti energetiche della Cina sono inoltre estremamente diversificate. I <a href="https://www.eia.gov/international/content/analysis/countries_long/China/pdf/China-2025.pdf">dati dell’U.S. Energy Information Administration</a> mostrano che <strong>il petrolio rappresenta circa il 20% del consumo energetico primario cinese</strong>, contro il 62% del carbone e una quota crescente di rinnovabili. Questo significa che, pur essendo cruciale per trasporti e industria pesante, il petrolio non è la leva dominante dell’energia cinese. Inoltre, la Cina ha investito massicciamente in energie rinnovabili: <a href="https://oilprice.com/Energy/Energy-General/The-Five-Key-Trends-Driving-Chinas-2026-Energy-Strategy.html">nel 2024 ha speso 625 miliardi di dollari in energia pulita</a>, una cifra record che segnala una progressiva riduzione della vulnerabilità ai mercati petroliferi globali. Da questa prospettiva, utilizzare il petrolio come leva geopolitica per “mettere in ginocchio” la Cina appare meno efficace: Pechino ha già previsto scenari di shock e ha <a href="https://www.cnbc.com/2026/03/02/iran-strikes-oil-energy-china.html">adattato la propria strategia energetica dagli anni 2010</a>. </p>



<p>Il ruolo più insidioso del petrolio nella crisi 2026 non riguarda quindi nemmeno la Cina in senso stretto, quanto ciò che un petrolio in rialzo può generare sull’intera economia globale. Il rischio di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi oltre i 100 $/barile e l’aumento dei costi assicurativi e dei noli marittimi è già in atto, impattando direttamente i rincari su trasporti, logistica e beni di consumo. <strong>Effetti che si traducono rapidamente in inflazione importata</strong>, anche per economie avanzate come gli Stati Uniti, dove l’aumento del petrolio accentua <a href="https://www.cbsnews.com/news/stock-market-today-oil-prices-iran-impact/">pressioni inflative già presenti</a>.</p>



<p>In sintesi, questi primi giorni di guerra ci suggeriscono che il petrolio rimane un elemento geopolitico importante, ma con tutta probabilità non è più l’arma strategica assoluta che era negli anni ’70–2000. Il rischio maggiore oggi potrebbe non essere rappresentato solo dagli eventuali esiti di rallentamento dell’economia cinese, <strong>ma dall’effetto moltiplicativo del rincaro del greggio sulle catene globali del valore,</strong> sui costi assicurativi, sui noli e sull’inflazione mondiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gran-ballo-del-petrolio-nella-guerra-diran.html">Il gran ballo del petrolio nella guerra d&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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