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	<title>Lai Ching-te Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 13 Jun 2026 01:13:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Lai Ching-te Archives - InsideOver</title>
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		<title>Taiwan non deve scegliere: Cheng negli USA dopo lo storico incontro con Xi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/taiwan-non-deve-scegliere-cheng-negli-usa-dopo-lo-storico-incontro-con-xi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 01:13:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo lo storico incontro con Xi Jinping, la leader dell'opposizione di Taiwan affronta un lungo viaggio diplomatico negli Usa.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/taiwan-non-deve-scegliere-cheng-negli-usa-dopo-lo-storico-incontro-con-xi.html">Taiwan non deve scegliere: Cheng negli USA dopo lo storico incontro con Xi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-28be6d87ef13bb92a8375e56f9b228ce">A meno di un mese dal vertice Xi-Trump a Pechino, e dopo due mesi dall’incontro fra <strong>Cheng Li-wun</strong> — la leader del Kuomintang (KMT), il principale partito d’opposizione taiwanese — e <strong>Xi Jinping</strong>, Cheng ha aperto il secondo atto della sua strategia per promuovere una visione alternativa del ruolo dell’isola in Asia con un viaggio di ben due settimane negli Stati Uniti.</p>



<p><strong>Si tratta della prima visita negli USA</strong> da parte dell’“erede” del partito di Sun Yat-sen dopo il suo insediamento di novembre scorso, con tappe a San Francisco, Boston, New York, Washington D.C (dove Cheng sarebbe <a href="https://focustaiwan.tw/politics/202606010020">«molto ben disposta»</a> a incontrare Trump) e Los Angeles. Sebbene missioni analoghe facciano da tempo parte dell’attività internazionale dei funzionari di tutti i partiti politici di Taiwan — che negli anni hanno regolarmente coltivato rapporti con think tank, università e comunità taiwanesi d’oltreoceano — quella di Cheng assume un significato particolare.</p>



<p>Nell’incontro con Xi Jinping dello scorso aprile Cheng ha<a href="https://www.globaltimes.cn/page/202604/1358605.shtml"> rilanciato</a> la formula dell’ambiguità strategica inscritta nel Consenso del 1992 (che postula l’esistenza di una “unica Cina”) e l’opposizione all’indipendenza di Taiwan come quadro politico operativo per lo Stretto, rinfocolando il senso di parentela fra Pechino e Taipei. Un approccio che Cheng Li-wun continua a declinare in chiave pragmatica: una deterrenza priva di canali di comunicazione efficaci aumenta le tensioni fra le due sponde dello Stretto.</p>



<p><a href="https://www.foreignaffairs.com/taiwan/taiwan-doesnt-have-choose">«La chiave è la trasparenza»</a>. Lo aveva scritto la stessa Cheng in un editoriale del <em>Foreign Affairs </em>pubblicato poche settimane prima dell’incontro con Xi. Intitolato «Taiwan non deve scegliere», l’articolo rappresenta una sorta di manifesto programmatico della leader del KMT rivolto alle élite della politica estera occidentale e il fatto che sia stato pubblicato sull’autorevole rivista statunitense dimostra l’interesse verso le sue posizioni. Secondo Cheng, una Taiwan capace di dialogare con entrambe le sponde della competizione sino-americana sarebbe un partner più stabile e affidabile sia per gli Stati Uniti che per la Cina. Convinzione ribadita nei giorni scorsi in un’intervista al <em>Financial Times,</em> dove Cheng sostiene che una riduzione delle tensioni nello Stretto diminuirebbe il rischio che l’isola diventi una <a href="https://www.ft.com/content/4f667f6f-efd0-4c3f-ab49-9f0d1099a8ba?syn-25a6b1a6=1">«pedina»</a> nelle trattative fra Washington e Pechino.</p>



<p>La sua tesi ha però suscitato forti reprimende. Sul <em>Taipei Times </em>— uno dei principali quotidiani taiwanesi e tradizionalmente vicino alle posizioni indipendentiste — alcuni commentatori hanno visto in questa impostazione il rischio di inviare <a href="https://www.taipeitimes.com/News/editorials/archives/2026/03/09/2003853479">«il messaggio sbagliato agli alleati e ai partner democratici di Taiwan»</a>. Riserve alle quali ha fatto eco Raymond Greene, direttore dell’American Institute a Taiwan e massimo rappresentante statunitense sull’isola, riferendo come numerosi legislatori e studiosi USA s’interroghino sulla possibilità che la leadership del KMT stia <a href="https://focustaiwan.tw/politics/202605240010">«cambiando radicalmente l’orientamento politico del partito»</a>.</p>



<p>È anche per rispondere a questi interrogativi che Cheng ha scelto di recarsi negli Stati Uniti, dove a Washington ha incontrato membri del Congresso e funzionari del governo statunitense, del Dipartimento di Stato e del Dipartimento della Guerra. Nei primi incontri nella capitale USA, la leader del KMT ha già <a href="https://www.scmp.com/news/china/politics/article/3356785/kmt-chief-cheng-li-wun-meets-trump-ally-steve-daines-washington">riaffermato</a> il valore della cooperazione militare con gli Stati Uniti. Fra i dossier <a href="https://www.taipeitimes.com/News/taiwan/archives/2026/06/13/2003859026">discussi</a> è tornato quello relativo alla vendita delle armi a Taiwan — <em>punctum dolens</em> del vertice Xi-Trump del mese scorso — dopo che la decisione del presidente statunitense di affrontare il tema direttamente con il leader cinese aveva suscitato forte allarme nel Partito Progressista Democratico (DDP), al potere dal 2016. Allarme al quale aveva dato voce il presidente <strong>Lai Ching-te</strong> che si era affrettato ad assicurare che Taiwan <a href="https://focustaiwan.tw/politics/202605170014">«non verrà mai sacrificata né barattata»</a> in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Trump a Fox News dopo il summit di Pechino.</p>



<p>In quell’occasione il presidente USA aveva rilanciato <strong>la tradizionale posizione di Washington contraria all’indipendenza dell’isola, </strong>adottando toni sensibilmente diversi rispetto a quelli prevalsi nei rapporti fra Stati Uniti e Taiwan negli ultimi anni. Trump aveva inoltre mostrato ben poca disponibilità a<a href="https://www.facebook.com/BretBaier/posts/my-interview-with-president-donald-j-trump-from-beijing/1506603144170121/"> «percorrere 9.500 miglia per combattere una guerra»</a> e mantenuto in sospeso la decisione sul pacchetto di armamenti da 14 miliardi di dollari destinato a Taipei, anche alla luce della necessità di <a href="https://thehill.com/policy/defense/5890471-us-arms-sales-taiwan-paused-iran/">preservare</a> le scorte di munizioni per il conflitto con l’Iran (per il quale il contachilometri funziona ancora).</p>



<p>Proprio il fatto che sia Trump a mantenere congelata la spesa per la difesa sferra un duro colpo a uno dei principali argomenti del DDP — la capacità di garantire un rapporto privilegiato con Washington — e rafforza invece il KMT, che da sempre rivendica di essere l’unica forza politica in grado di garantire la pace fra le due sponde dello Stretto. Sullo sfondo, mentre le esercitazioni militari taiwanesi <a href="https://www.reuters.com/world/china/taiwan-fires-battle-tested-rockets-shoot-and-scoot-anti-invasion-drill-2026-06-10/">continuano</a> a simulare ipotetici scenari di “invasione” e <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/china-taiwan-spar-over-legality-coast-guard-patrols-east-island-2026-06-10/">aumentano</a> gli incontri ravvicinati fra unità navali di Pechino e Taipei nel Mar Cinese Meridionale, <strong>la visita di Cheng (tuttora in corso) assume inevitabilmente anche una dimensione elettorale. I</strong>n un Indo-Pacifico sempre più militarizzato, la leader del KMT scommette che il futuro di Taiwan non si deciderà soltanto dal numero dei missili schierati nello Stretto, ma anche nelle urne del 2028.</p>
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		<title>Taiwan, contro la Cina il modello Israele: tecnologie, scudi antiaerei e mobilitazione civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/israele-taiwan-sintonie-a-distanza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 04:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per Taiwan, sotto la pressione della Cina, Il paragone con Israele diventa sempre più esplicito. E le visite dell'Aipac...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Taiwan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/taiwan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Boaz Toporovsky</strong> è tornato a Taiwan il 5 maggio con una delegazione interpartitica della Knesset, di cui faceva parte anche l’ex presidente del Parlamento <strong>Mickey Levy.</strong> Già criticato da Pechino per una precedente visita all’isola a settembre, il deputato ha attirato di nuovo le ire dell’Ambasciata cinese in Israele: i parlamentari<a href="https://il.china-embassy.gov.cn/eng/sgxw/202605/t20260506_11905659.htm"> «non possono oltrepassare le linee rosse sulla questione di Taiwan senza pagarne le conseguenze»</a>, ha ribadito un portavoce, indicando che la visita <a href="https://il.china-embassy.gov.cn/eng/sgxw/202605/t20260506_11905659.htm">«ha minato seriamente le fondamenta politiche delle relazioni sino-israeliane»</a>. Infrangere “linee” sembra ormai una prassi per Tel Aviv, più sorprendente è che tale trasgressione abbia interessato la dialettica Pechino-Taipei, anche se è alquanto evidente che il nuovo slancio di Tel Aviv verso Taiwan discende dai rapporti Cina-Iran, che in questo momento irritano più che mai la leadership israeliana.</p>



<p>A seguito della visita di maggio della delegazione, il presidente taiwanese Lai Ching-te ha definito il Paese un <a href="https://english.president.gov.tw/News/7129">«modello di resilienza nazionale»</a>, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto militare. Difatti, mentre Pechino ha aumentato le esercitazioni nello Stretto come ferma risposta alla visita del 2022 di Nancy Pelosi all’isola contesa, <strong>il dibattito di Taipei sulla sicurezza si è focalizzato sulla costruzione di una strategia di difesa più ampia. </strong>Il paragone con Israele è diventato esplicito già a ottobre scorso, quando Lai Ching-te <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/taiwan-to-build-t-dome-defense-system-will-aim-to-be-like-israels-iron-dome/">ha annunciato</a> la creazione di un nuovo scudo aereo chiamato T-Dome, ispirato all’Iron Dome israeliano. Tre settimane dopo, durante la visita dell’AIPAC a Taiwan, Lai ha evocato la metafora di <a href="https://www.timesofisrael.com/taiwan-president-citing-david-and-goliath-tells-aipac-israel-is-a-model-for-defense/">«Davide contro Golia»</a> a proposito del rafforzamento della capacità di autodifesa dell’isola. Un incontro “eccezionale” — <strong>il primo della lobby ebraica USA a Taipei </strong>—, a cui è seguito <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/us-state-dept-approves-possible-sale-taiwan-fighter-jet-spare-repair-parts-2025-11-14/">lo sblocco</a> di un pacchetto di 330 milioni di dollari in armi a Taiwan, il primo da parte dell’amministrazione Trump. </p>



<p>Ma per Taipei è anche esemplare come Tel Aviv sia riuscita a integrare tecnologia, sicurezza nazionale, mobilitazione civile e rapidità di risposta alle emergenze. La direzione appare chiara: Taiwan non punta a competere frontalmente con la superpotenza cinese, ma a costruire una deterrenza sufficientemente sofisticata da scoraggiare un’ipotetica “aggressione”. Tre giorni dopo la visita israeliana di maggio a Taipei, <strong>il Parlamento taiwanese <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/taiwan-parliament-approves-extra-defence-spending-less-than-government-wanted-2026-05-08/">ha approvato</a> una norma che prevede l’acquisto di armamenti statunitensi per circa 25 miliardi di dollari. </strong>La presidenza aveva chiesto uno stanziamento molto più ampio, ma l’opposizione controllata dal Kuomitang (KMT) ha frenato, fedele all’idea che la sicurezza dell’isola passi per un rapporto non conflittuale con Pechino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cybersecurity e tecnologie dual use</h2>



<p>Ma se le divisioni interne di Taiwan rappresentano per la Cina uno spazio di influenza crescente — soprattutto attraverso il dialogo con il KMT e l’ampliamento della propria penetrazione nel tessuto sociale dell’isola — a irritare maggiormente Pechino è il consolidamento internazionale di Taipei. <strong>Ogni visita ufficiale</strong> viene interpretata come un indebolimento del principio dell’“Unica Cina”, punto fondamentale della politica estera di Pechino. La preoccupazione aumenta soprattutto quando questi rapporti coinvolgono Paesi percepiti come vicini al sistema strategico occidentale. Emblematica, in tal senso, è stata <a href="https://www.timesofisrael.com/eyeing-defense-cooperation-taiwans-deputy-fm-made-secret-trip-to-israel/">la visita</a> del viceministro degli Esteri taiwanese François Wu, che a dicembre scorso si è recato a Tel Aviv per un incontro a porte chiuse i cui dettagli non sono mai stati resi pubblici.</p>



<p>Taiwan e Israele stanno di fatto rafforzando la cooperazione: dalla cybersecurity all’intelligenza artificiale fino alla proprietà intellettuale e alle tecnologie dual use. Per Taipei — <strong>che produce oltre il 50% dei semiconduttori avanzati mondiali </strong>—questo legame assume un valore strategico crescente. In gioco non c’è soltanto la sicurezza dell’isola, ma anche la capacità di restare indispensabile in un momento di particolare tensione internazionale. Con lo scontro tra Israele-Usa e Iran sullo sfondo — e il meeting fra i ministri degli Esteri iraniano e cinese del 5 maggio — nel suo incontro con Trump, Xi ha tenuto a ribadire che <a href="https://english.news.cn/20260511/dd37fb7c8ac944a698bead2be7a380c6/c.html">«la questione di Taiwan è la più importante nelle relazioni sino-americane»</a>. Prima di partire per Pechino, il presidente USA aveva inoltre <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-05-11/senators-push-trump-on-taiwan-arms-package-ahead-of-xi-summit?embedded-checkout=true">dichiarato</a> che avrebbe discusso con Xi Jinping in persona della vendita di armi a Taipei, rendendo la questione taiwanese un tema potenzialmente negoziabile in base all’andamento dei rapporti Washington-Pechino.</p>



<p>Da parte sua, Israele, pur rafforzando i legami con l’isola, <strong>cerca di evitare rotture con la Repubblica Popolare.</strong> Infatti, non riconosce la sovranità di Taiwan e mantiene rapporti economici rilevanti con la Cina, di cui rimane uno dei tre principali partner commerciali. In questa ambiguità strategica, la convergenza sempre più evidente fra Taipei e Tel Aviv va letta oltre la mera cooperazione bilaterale. In un sistema internazionale sempre più frammentato, le attuali leadership di Taiwan e Israele sembrano riconoscersi nello stesso destino: la sopravvivenza dietro la trincea della guerra preventiva.</p>
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		<title>Tra gli Usa e gli alleati del Pacifico la pace economica passa per il GNL americano</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/tra-gli-usa-e-gli-alleati-del-pacifico-la-pace-economica-passa-per-il-gnl-americano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 07:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti stanno finalizzando la propria strategia energetica per esportare più GNL e dividere i costi con gli alleati del Pacifico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/tra-gli-usa-e-gli-alleati-del-pacifico-la-pace-economica-passa-per-il-gnl-americano.html">Tra gli Usa e gli alleati del Pacifico la pace economica passa per il GNL americano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411114711395_abe00e04afa2a91c681a9ae658f19b3e-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia era nell’aria da tempo, almeno da quando nel bilaterale fra Trump e il primo ministro giapponese Ishiba, tenutosi a Washington lo scorso febbraio, il Presidente statunitense aveva reso pubblica <strong>l’intenzione della sua amministrazione di investire politicamente ed economicamente sul progetto “Alaska LNG”</strong>, per <strong>espandere le esportazioni di gas naturale liquefatto ai principali alleati degli Stati Uniti nella regione dell’Indo-Pacifico</strong>. Ora, l’aggressiva strategia economica statunitense rappresentata dai dazi imposti e poi rimossi da Donald Trump nell’arco di poche ore dopo la turbolenta reazione dei mercati internazionali, sembra aver <strong>velocizzato </strong>un <strong>processo </strong>già in corso e fatto maturare le relative intenzioni e convinzioni politiche degli alleati coinvolti nel piano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dettagli del piano condiviso fra Washington e alleati</h2>



<p>Come annunciato dal ministero dell’Economia taiwanese, nei prossimi anni, con l’obiettivo di <strong>riequilibrare il deficit commerciale subito dagli Stati Uniti</strong>, Taipei potrebbe <strong>acquistare fino a 200 miliardi di dollari di GNL aumentando di un terzo la sua percentuale importata dagli </strong>Usa. Il piano non riguarda però esclusivamente Taiwan, ma includerebbe anche altri Stati satelliti degli Usa nel Pacifico come <strong>Giappone</strong>, <strong>Corea del Sud e Filippine</strong> che, dopo l’annuncio dei dazi, sono politicamente intimoriti e di conseguenza intenzionati a scendere a patti con gli Stati Uniti e, come dichiarato dal presidente di Taiwan <strong>Lai Ching-te</strong>, ambiscono ora a cercare di raggiungere un “regime tariffario zero” come richiesto dal loro principale alleato.</p>



<p>L’accordo economico-energetico, mediato e pensato dal segretario al Tesoro americano <strong>Scott Bessent </strong>e dal consigliere statunitense per l’energia <strong>Doug Burgum</strong>, non riguarda solamente le quote di acquisti di GNL dagli Stati Uniti ma anche gli <strong>investimenti </strong>nel settore per la realizzazione del progetto, di cui si farebbero carico le economie asiatiche. Importanti <strong>stanziamenti economici</strong> saranno infatti necessari per la realizzazione di un <strong>gasdotto </strong>che possa trasferire in primis la materia prima dai giacimenti artici situati nel Nord dell’Alaska fino ai porti del Sud e, in secondo luogo, anche saranno necessarie potenziali ulteriori risorse per la costruzione di un <strong>oleodotto lungo 800 miglia</strong> dal North Slope dell’Alaska fino ad un terminale di esportazione sulla costa del Pacifico.</p>



<p>Come confermato da Bessent, la finalizzazione di un accordo del genere “non solo creerebbe molti posti di lavoro americani, ma ridurrebbe il deficit commerciale”. Una <strong>strategia “win”</strong> in particolare per Washington, sbilanciata a favore dei propri interessi economici e di influenza globale e improntata su <strong>reindustrializzazione </strong>interna e <strong>aumento del peso geopolitico</strong> globale, con un’ottimizzazione e una <strong>razionalizzazione </strong>dei <strong>costi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Usa primatisti del GNL</h2>



<p>Il progetto “Alaska GNL”, accantonato per anni a causa degli <strong>esorbitanti costi logistici</strong> e delle <strong>preoccupazioni ambientali</strong> relative, è ora al centro della strategia energetica di Trump e ha un valore complessivo stimato di <strong>44 miliardi di dollari</strong>. Secondo quanto dichiarato dal governatore dell’Alaska <strong>Mike Dunleavy</strong>, le esportazioni potrebbero iniziare entro il <strong>2030</strong> e il progetto potrebbe fornire circa <strong>3,5 miliardi di piedi cubi di gas al giorno</strong>. Implementarlo significherebbe accrescere ancor di più il peso energetico degli Usa nel mondo e legare ulteriormente ad esso l’andamento alcune economie alleate sottraendole dalle importazioni di economie rivali come quelle mediorientali, cinesi o russe.</p>



<p>È importante ricordare che già oggi <strong>gli Stati Uniti sono il primo esportatore al mondo di GNL</strong>, una configurazione che si è venuta a creare anche e soprattutto a partire dal <strong>2022 </strong>a causa delle conseguenze economiche della <strong>guerra russo-ucraina</strong> che ha fratturato il precedente legame fra Russia e stati europei per la fornitura di fossili a basso prezzo. L’aumento delle quote andrebbe quindi a solidificare ulteriormente questo <strong>primato assoluto</strong>, sposandosi a pieno titolo con quella che è la <strong>strategia </strong>che <strong>Trump </strong>sembra aver presentato al mondo per il suo prossimo mandato: leva del ricatto e poi accordo favorevole agli Usa per riequilibrare i rapporti. Perché, come dichiarato dallo stesso presidente sul social Truth, “la grande protezione militare che forniamo” va in qualche modo ripagata tramite un “acquisto su larga scala di GNL statunitense e una joint venture per un oleodotto dell’Alaska”. &nbsp;</p>
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