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	<title>Khalifa Haftar Archives - InsideOver</title>
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	<title>Khalifa Haftar Archives - InsideOver</title>
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		<title>Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/saddam-haftar-vola-da-marco-rubio-perche-gli-usa-tentano-la-riunificazione-della-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 04:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa provano ad accelerare sul dossier libico e ad avviare un percorso di riunificazione, ma il percorso è tutt'altro che facile</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/saddam-haftar-vola-da-marco-rubio-perche-gli-usa-tentano-la-riunificazione-della-libia.html">Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita non è stata propriamente &#8220;segreta&#8221;. Anzi, una volta all&#8217;interno dell&#8217;ufficio del Segretario di Stato Usa, <strong>Marco Rubio,</strong> <strong>Saddam Haftar si è anche fatto ritrarre in una foto con il capo della diplomazia statunitense</strong>. Circostanza niente affatto di routine, né tantomeno figlia delle fredde procedure di protocollo. Perché il figlio del generale<a href="https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-di-haftar-e-un-problema-per-litalia.html">Khalifa Haftar</a>, uomo forte dell&#8217;Est della Libia, non rappresenta un governo. O, almeno, non quello riconosciuto dagli Stati Uniti. A Washington si è pensato di lanciare un preciso segnale: l&#8217;amministrazione Usa non solo si sta occupando del dossier libico, <strong>ma ha anche intenzione di accelerare sul processo di riunificazione del Paese.</strong> Tanto da tenere un dialogo aperto con gli Haftar, da oltre un decennio a capo di un potere parallelo a quello ufficiale stanziato a Tripoli. </p>



<p>Per gli Usa i motivi per tornare a lavorare attivamente sulla Libia sono del resto molteplici:<strong>dalla possibilità di mettere le mani sul greggio libico</strong>, all&#8217;importanza di rimettere definitivament<strong>e ordine in quell&#8217;area turbolenta e strategica del Mediterraneo</strong>, passando poi per la necessità di <strong>contenere l&#8217;influenza russa ben presente proprio nelle aree orientali. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta una foto con uno degli Haftar </h2>



<p>La strategia degli Usa appare abbastanza chiara: <strong>mettere d&#8217;accordo Tripoli con Bengasi</strong>, il premier &#8220;ufficiale&#8221; <strong>Abdel Hamid Ddeibah </strong>con il generale Haftar, per ricomporre la principale frattura che attraversa la spina dorsale del Paese. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">Una faglia che spacca a metà la Libia dal 2014 (tre anni dopo la deposizione e l&#8217;uccisione di Gheddafi)</a>, da quando cioè, subito dopo il voto organizzato quell&#8217;anno, sono stati creati due poli di potere contrapposti. Il problema però è che attorno alla spaccatura principale, <strong>esistono varie altre micro lesioni che fanno della Libia un mosaico piuttosto frammentato</strong>. Per ogni tassello rimesso in equilibrio, un altro rischia di staccarsi irrimediabilmente. Se tra Tripoli e Bengasi si instaura un dialogo, a Misurata potrebbero non prenderla bene. E se a Misurata viene trovato un accordo, a rivendicare un proprio spazio sono le milizie di Zintan oppure del Fezzan. Gruppi armati, chi più e chi meno, capaci di <strong>mettere pressione</strong> ai vari potentati principali e di far naufragare i vari percorsi di avvicinamento tra est ed ovest del Paese.</p>



<p>Prima degli Usa, in tanti hanno provato a far stringere la mano tra i principali rappresentanti della Tripolitania e della Cirenaica. In alcuni casi, come avvenuto a Palermo nel 2018, ci si è anche riusciti. Ma ogni pacca sulla spalla è stata poi svuotata di significato dagli eventi sviluppatisi sul campo.<strong> Washington sta in qualche modo arrivando in &#8220;ritardo&#8221; sul dossier libico</strong>. Non sa o finge di non sapere che invitare Saddam Haftar a Bengasi, non solo non basta a raggiungere un accordo ma potrebbe anche innescare gelosie interne alle stesse forze dell&#8217;est del Paese o all&#8217;interno della stessa famiglia Haftar. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🇱🇾🇺🇸 | Haftar–Rubio : Washington accélère son pari sur l’unification libyenne<br><br>Saddam Haftar, commandant adjoint de la LNA, a été reçu lundi par Marco Rubio à Washington, en présence de Massad Boulos. L’entretien a porté sur l’unification des institutions militaires, économiques… <a href="https://t.co/piF5qnojNv">pic.twitter.com/piF5qnojNv</a></p>&mdash; Arab Intelligence (@Arab_Intel) <a href="https://x.com/Arab_Intel/status/2072000047487828366?ref_src=twsrc%5Etfw">June 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Anche il Pakistan in ballo </h2>



<p>Chi conosce un po&#8217; meglio la situazione sul campo, nelle ultime settimane ha lanciato un chiaro suggerimento: far intervenire nella mediazione un Paese mediorientale o che, almeno, può avere del credito in Libia. Per questo da giorni si sta registrando un interessamento del <strong>Pakistan</strong> nelle trattative. Islamabad è stata la grande protagonista degli accordi tra Usa e Iran di giugno, adesso l&#8217;acquisita credibilità in ambito diplomatico potrebbe far gioco tra Tripoli e Bengasi. Su <em>Reuters</em>, fonti pakistane hanno confermato un intenso lavoro di dialogo tra il governo stanziato a Tripoli e l&#8217;esercito della famiglia Haftar. Proprio con il generale, il Pakistan ha chiuso un accordo per la vendita di armi dal valore di almeno 4 miliardi di Dollari nei mesi scorsi. Il tutto grazie alla spinta arrivata dall&#8217;Arabia Saudita, Paese con cui Islamabad è adesso legato da un accordo di mutua difesa. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">EXCLUSIVE: Pakistan mediating Libya unity push as rival camps seek deal, Pakistani sources say <a href="https://t.co/nWpkwc7XIO">https://t.co/nWpkwc7XIO</a> <a href="https://t.co/nWpkwc7XIO">https://t.co/nWpkwc7XIO</a></p>&mdash; Reuters World (@ReutersWorld) <a href="https://x.com/ReutersWorld/status/2074156516546916614?ref_src=twsrc%5Etfw">July 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il governo pakistano può far valere la sua esperienza diplomatica, il suo rapporto con <strong>Riad</strong> e con gli Haftar, nonché la relazione con la <strong>Turchia</strong>. Ankara rappresenta infatti il principale alleato di Tripoli, ma oramai da tempo intrattiene costanti rapporti anche con le autorità dell&#8217;Est. A tutto questo, occorre poi ovviamente aggiungere i legami con Washington dopo il sopra citato ruolo nel raggiungimento di un accordo tra Usa e Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La difficile transizione verso uno Stato mai esistito </h2>



<p>L&#8217;amministrazione Trump vorrebbe chiudere la partita e costituire uno Stato riunificato, in modo da vedere stabilizzato un attore chiave per l&#8217;approvvigionamento energetico in medio oriente. E, contestualmente, vedere ridimensionata l&#8217;influenza russa visto che negli ultimi dieci anni Mosca ha stretto importanti relazioni con Haftar. La Casa Bianca a guida del tycoon rischia però, ancora una volta, di <strong>doversi scontrare con la cruda realtà</strong>: al pari di come non è stato possibile risolvere il conflitto in Ucraina nel giro di 24 ore, allo stesso modo di come sembra alquanto difficile giungere a una pace in medio oriente, <strong>assistere alla riunificazione della Libia in tempi breve appare quasi come utopia</strong>. </p>



<p>Dalla caduta di Gheddafi i libici non hanno più uno Stato. In realtà, i libici non lo hanno avuto nemmeno prima, visto che la &#8220;jammairiya&#8221; gheddafiana altro non era che un Paese senza un vero governo e con le decisioni rimesse in capo a una sola persona. <strong>La Libia non ha mai conosciuto un vero Stato e oggi ridimensionare il peso delle singole tribù o dei singoli gruppo all&#8217;interno della società non è semplice</strong>. Ci vorranno forse ancora molti anni per sanare le tante fratture interne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/saddam-haftar-vola-da-marco-rubio-perche-gli-usa-tentano-la-riunificazione-della-libia.html">Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sudan ed Etiopia ormai pronti alla guerra. E dietro di loro Emirati, Arabia Saudita, Egitto e&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 05:06:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Khartoum ha accusato Addis Abeba di supportare attivamente i ribelli delle Rsf e di essere oramai un proxy degli Emirati Arabi Uniti. Esplicita la minaccia sudanese: "Pronti a un confronto diretto con l'Etiopia".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html">Sudan ed Etiopia ormai pronti alla guerra. E dietro di loro Emirati, Arabia Saudita, Egitto e&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando si inizia a parlare di &#8220;<strong>guerra aperta</strong>&#8220;, vuol dire che l&#8217;ultimo tabù prima dell&#8217;inizio di un conflitto armato si è oramai infranto. E l&#8217;idea di portare avanti un conflitto armato non risulta più tanto remota per una delle possibili parti in causa. Per questo non possono che suscitare clamore le parole del portavoce del governo sudanese dei giorni scorsi, <strong>secondo cui Khartoum è ormai pronta ad affrontare una &#8220;guerra aperta&#8221; contro l&#8217;Etiopia</strong>. Il motivo è legato al presunto <strong>appoggio offerto da Addis Abeba alle Rsf,</strong> le forze di supporto rapido comandate dal <strong>generale Dagalo</strong> e in conflitto con il governo centrale sudanese dall&#8217;aprile del 2023. Khartoum ha presentato le sue prove del coinvolgimento etiope, ovviamente dall&#8217;altra parte della barricata si è negata ogni accusa. <strong>Ma i timori di un nuovo conflitto nel cuore dell&#8217;Africa appaiono oggi più forti che mai</strong>. Anche perché, sullo sfondo, ci sono contrasti e tensioni riguardanti più in generale gli interi equilibri del medio oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La goccia che ha fatto traboccare il vaso: il raid sull&#8217;aeroporto di Khartoum </h2>



<p><strong>Il 4 maggio scorso il principale aeroporto di Khartoum è stato investito da diverse esplosioni</strong>. Lo scalo è entrato subito in stato di allerta, l&#8217;esercito sudanese ha attivato la contraerea, dopo alcuni minuti di trambusto la situazione è tornata alla normalità. Khartoum, capitale del Sudan, è tornata nelle mani dell&#8217;esercito soltanto lo scorso anno. I militari agli ordini del generale e presidente ad interim <strong>Al Burhan</strong>, hanno strappato la città dalle mani delle milizie rivali delle Rsf. Questo però non ha comportato la fine della guerra, al contrario le stesse Rsf hanno rilanciato nel <strong>Darfur</strong>. Lì dove hanno commesso atrocità di ogni tipo contro le popolazioni masalit e fur, così come documentato in diversi drammatici report internazionali. <strong>Le Rsf sono sostenute dagli Emirati Arabi Uniti</strong>, il cui governo ha spesso negato l&#8217;appoggio militare ma non quello politico. Ad ogni modo, non è certo un segreto nelle stanze della diplomazia internazionale che Abu Dhabi ha costantemente rifornito di armi e soldi i propri alleati nella guerra civile sudanese. Il tutto nell&#8217;ottica di esercitare influenza in un Paese, quale il Sudan, ricco di risorse e strategico a livello politico.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Drone strikes hit Khartoum International Airport and strategic military sites on Monday as the RSF intensifies its aerial campaign. Authorities evacuated the airport and canceled flights following the attack.<br>Military sources further allege drones were launched from bases within… <a href="https://t.co/RgYRuWAxiN">pic.twitter.com/RgYRuWAxiN</a></p>&mdash; Sudan Tribune (@SudanTribune_EN) <a href="https://twitter.com/SudanTribune_EN/status/2051334710370984095?ref_src=twsrc%5Etfw">May 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nelle ore successive al raid contro lo scalo di Khartoum, ovviamente il governo sudanese ha accusato le Rsf. Ma non solo: secondo il presidente Al Burhan e i suoi principali collaboratori, <a href="https://www.agenzianova.com/news/sudan-il-governo-accusa-gli-emirati-e-letiopia-per-gli-attacchi-con-droni-allaeroporto-di-khartum/">l&#8217;attacco è stato organizzato con l&#8217;aiuto dell&#8217;Etiopia</a>. In particolare, i droni che hanno poi colpito la capitale sudanese sarebbero partiti dall&#8217;aeroporto etiope di <strong>Bahir Dar</strong>. Khartoum ha detto di avere prove a riguardo, ritenute però senza fondamento da parte di Addis Abeba. A premere maggiormente sulle accuse contro l&#8217;Etiopia, è stato il ministro degli Esteri <strong>Mohieddin Salem</strong>, protagonista di un&#8217;infuocata conferenza stampa pochi giorni dopo il raid contro l&#8217;aeroporto della capitale. È proprio in quell&#8217;occasione che i vari portavoce del governo sudanese hanno dichiarato di &#8220;essere pronti a una guerra aperta&#8221; contro la controparte etiope. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il puzzle di equilibri regionali </h2>



<p>L&#8217;accusa avanzata dal Sudan all&#8217;Etiopia ha soprattutto una <strong>base politica</strong>. Khartoum infatti ha messo, per ovvi motivi, nel mirino tutti i governi dei Paesi vicini ritenuti veri e propri &#8220;proxy&#8221; degli Emirati Arabi Uniti. <strong>Addis Abeba in effetti negli ultimi mesi ha intensificato i rapporti con Abu Dhabi</strong>. Il governo etiope di <strong>Abiy Ahmed </strong>ha bisogno di soldi per continuare a finanziare le mega opere pubbliche avviate nell&#8217;ultimo decennio, gli emiratini dal canto loro necessitano di trovare un aggancio solido nel<strong>Corno d&#8217;Africa</strong>. Entrambi inoltre, sia l&#8217;Etiopia che gli Emirati Arabi Uniti, appaiono interessati a sviluppare i legami con la regione separatista somala del <strong>Somaliland</strong>. Addis Abeba per provare ad avere un porto, vista l&#8217;assenza di propri sbocchi a mare, Abu Dhabi invece sempre per il motivo legato alla necessità di avere appoggi in questa porzione del continente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Suspicious UAE 🇦🇪 flights to Ethiopia 🇪🇹 have increased significantly since December 2025, peaking in January and February with 35 flights recorded in each month; notably, this rise coincided with the UAE abandoning the known supply route to the RSF via Libya 🇱🇾 and Bosaso 🇸🇴. 2/ <a href="https://t.co/LtrdLjNN9d">pic.twitter.com/LtrdLjNN9d</a></p>&mdash; Rich Tedd 🛰 ✈️ (@AfriMEOSINT) <a href="https://twitter.com/AfriMEOSINT/status/2051599552608670083?ref_src=twsrc%5Etfw">May 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il coinvolgimento dell&#8217;Etiopia quindi, non è solo da intendersi come un confronto diretto tra Khartoum e Addis Abeba. Al contrario, <strong>in ballo ci sono tutti i vari più delicati tasselli del mosaico mediorientale</strong>. Il conflitto sudanese altro non è che uno specchio su cui si riflettono le varie alleanze regionali più o meno consolidate. Da una parte ci sono le Rsf, proxy degli Emirati Arabi Uniti e del blocco facente capo ad Abu Dhabi e che comprende, tra gli altri, Etiopia, Somaliland, il generale libico Khalifa Haftar (anche se adesso in maniera più sfumata) e il gruppo separatista del sud dello Yemen, il quale però è stato sconfitto e ridimensionato dalle forze regolari yemenite. Dall&#8217;altra parte, si trova invece l&#8217;esercito sudanese supportato dall&#8217;Arabia Saudita, dall&#8217;Egitto, dall&#8217;Eritrea e dalla Somalia.</p>



<p>Lo scontro tra le due parti potrebbe portare a un inasprimento del confronto. <strong>Non solo in Sudan, ma anche per l&#8217;appunto nella stessa Etiopia</strong>: non è un caso che Addis Abeba, nel rispondere alle accuse di ingerenza da parte sudanese, ha controreplicato affermando come in realtà sia il Sudan a interferire armando i ribelli del <strong>Tigray</strong>. Altra regione quest&#8217;ultima dove i venti di guerra stanno tornando a soffiare in modo importante.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html">Sudan ed Etiopia ormai pronti alla guerra. E dietro di loro Emirati, Arabia Saudita, Egitto e&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>ENI (insieme con il Qatar) torna nella Libia di Haftar</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/eni-insieme-con-il-qatar-torna-nella-libia-di-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 05:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1014" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella Libia di Haftar ENI mette a segno un colpo diplomatico aggiudicandosi - insieme al Qatar - una concessione petrolifera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/eni-insieme-con-il-qatar-torna-nella-libia-di-haftar.html">ENI (insieme con il Qatar) torna nella Libia di Haftar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1014" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>ENI </strong>si è <a href="https://www.eni.com/en-IT/media/press-release/2026/02/eni-awarded-a-new-offshore-exploration-license-in-libya.html">aggiudicata </a>una licenza per l&#8217;esplorazione offshore di idrocarburi nella provincia petrolifera della Sirte, in una regione della Libia controllata dalle forze del generale <strong>Khalifa Haftar.</strong> La concessione è stata assegnata a un consorzio guidato da ENI ma in partnership con <strong>QatarEnergy</strong>, segnando un significativo passo avanti nel rafforzamento della posizione <em>upstream</em> nazionale in Libia.</p>



<p>Con una superficie di circa 29mila km², il blocco della concessione offre un notevole potenziale esplorativo, comprese ampie aree ancora inesplorate che potrebbero ospitare ulteriori accumuli di idrocarburi. Secondo i termini dell&#8217;accordo, ENI gestirà la concessione, con il consorzio che deterrà una quota del 100% durante le fasi di esplorazione e sviluppo. I partner prevedono di condurre attività di esplorazione con metodologie sismiche a 2 e 3 dimensioni e di perforazione durante il primo periodo esplorativo quinquennale. <strong>Si prevede che l&#8217;accordo venga firmato formalmente a Tripoli entro la fine di febbraio</strong>, alla presenza dei rappresentanti della NOC (National Oil Corporation) e dei partner del consorzio.</p>



<p>Dalla destabilizzazione della Libia è la prima volta che ENI torna a ottenere concessioni nella zona del Paese controllata dal <strong>generale Haftar</strong>, che si oppone al governo di Tripoli internazionalmente riconosciuto, ma la compagnia petrolifera nazionale, proprio in Tripolitania, ha <a href="https://www.rigzone.com/news/eni_resumes_exploration_in_libyan_offshore_block-07-oct-2025-182012-article/">ripreso l&#8217;attività</a> esplorativa alla fine dello scorso anno quando <strong>il 7 ottobre, dopo 5 anni di stop, ha riaperto l&#8217;attività di perforazione onshore e offshore.</strong> In altre zone della Libia controllata da Tripoli, ENI nel 2023 ha <a href="https://www.eni.com/en-IT/media/press-release/2023/08/eni-revokes-force-majeure-status-on-three-exploration-assets-in-libya.html">revocato </a>la “dichiarazione di forza maggiore” del 2014 a seguito del completamento di una valutazione del rischio di sicurezza. Il 26 ottobre 2024, la NOC ha dichiarato che ENI aveva avviato l&#8217;esplorazione dell&#8217;area B del bacino di Ghadames. ENI è attiva in Libia dal 1959 ed è attualmente il principale operatore energetico internazionale del Paese, con una produzione di idrocarburi di circa <strong>162mila barili di petrolio equivalente al giorno nel 2025</strong>.</p>



<p>La compagnia, con l&#8217;accordo per lo sfruttamento nel Golfo della Sirte, fa segnare un importante e <strong>ulteriore passo diplomatico di normalizzazione dei rapporti con Bengasi </strong>e torna in una realtà geopolitica molto complessa e caratterizzata dalla ingombrante presenza di attori internazionali anche ostili agli interessi nazionali.</p>



<p>Sappiamo che la Libia di Haftar è in stretto contatto con la <strong>Russia</strong>, che da anni ha inviato le sue truppe paramilitari dell&#8217;Africa Corp (già Gruppo Wagner) insieme a mezzi e aerei da caccia per sostenere il generale. Tali contatti sono proseguiti con continuità sino a oggi: proprio la scorsa settimana un volo di un aviogetto privato è stato osservato tra Mosca e Bengasi. Ma la Russia non è l&#8217;unico attore presente nel Paese da tenere sotto osservazione. </p>



<p>La <strong>Bielorussia </strong>ha avviato un&#8217;importante collaborazione con la Libia di Haftar: l&#8217;<a href="https://libyasecuritymonitor.com/eastern-libya-and-belarus-intensify-their-cooperation/">11 novembre scorso</a>, una delegazione bielorussa capitanata dal vice ministro dell&#8217;Interno <strong>Dmitry Korzyuk</strong> è stata accolta a Bengasi per discutere sulla revisione degli accordi esistenti, sul rafforzamento dei legami bilaterali e sull&#8217;individuazione di nuovi ambiti di collaborazione, in particolare nella formazione e nello scambio di competenze in settori di sicurezza rilevanti. Nel quadro della lotta alla criminalità, e della modernizzazione delle istituzioni di sicurezza è stato siglato un accordo per sviluppare una formazione specializzata nella sorveglianza con telecamere e per la cessione di moderne tecnologie di sicurezza informatica. I contatti si sono anche avuti <a href="https://www.thetripolipost.org/libya-belarusian-delegations-visit-to-benghazi-a-recap/">nei mesi precedenti</a>, e come diretta conseguenza dal punto di vista militare, unità delle forze speciali libiche di Haftar hanno <a href="https://www.africansecurityanalysis.com/updates/haftar-oversees-libya-s-special-forces-training-in-belarus">completato esercitazioni</a> di paracadutismo ad alta quota in Bielorussia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci sono anche il Pakistan e la Cina</h2>



<p>La scorsa settimana il Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito pakistano, generale <strong>Asim Munir</strong>, ha incontrato Haftar in <strong>Pakistan </strong>– ricambiando la visita a Bengasi di dicembre – per discutere soprattutto del recente accordo di forniture militari pakistane per un valore di 4 miliardi dollari, che comprende anche<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-pakistani-per-la-libia-e-la-cina-si-esercita-a-bloccare-taiwan.html"> caccia JF-17</a></strong> – costruiti dal Pakistan insieme alla Repubblica Popolare Cinese (RPC).</p>



<p>Parlando di <strong>Pechino</strong>, a giugno 2024, le autorità doganali italiane hanno intercettato due <strong>droni militari</strong> di fabbricazione cinese nel porto di Gioia Tauro. Spedito da Yantian e diretto a Bengasi, il carico era stato occultato come componenti di turbine eoliche nel tentativo di aggirare l&#8217;embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite alla Libia. </p>



<p>Il recente assassinio di <strong>Saif al-Islam Gheddafi</strong>, figlio di Muhammad Gheddafi, nel suo confino a Zintan, nella Libia occidentale, ha aggiunto instabilità a un&#8217;instabilità fomentata da attori internazionali che potrebbe avere ripercussioni in tutta la Libia, non solo nella Tripolitania già percorsa da diversi assassini politici – tra cui quello di Abdelghani al-Kekli, comandante della più grande milizia di Tripoli, l&#8217;Apparato di Supporto alla Stabilizzazione (SSA) avvenuto lo scorso anno. Nonostante Saif fosse sempre rimasto al di fuori del sistema di alleanze e contrasti della Libia odierna, venendo tollerato, contenuto e sorvegliato, <strong>ha vissuto sotto il rischio costante di essere assassinato almeno sin dal 2017</strong> per via dell&#8217;eredità che portava: quella della famiglia Gheddafi che gode ancora di simpatie tra diversi clan libici della Sirte. Il sistema libico, compreso quello di Haftar, è infatti clientelare, transazionale, e l&#8217;eliminazione di Saif ha sostanzialmente eliminato un possibile rivale di Haftar che avrebbe potuto raccogliere consenso tra i clan libici.</p>
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		<item>
		<title>Libia: Saif Gheddafi, la sua tribù accusa il governo di Tripoli di omicidio politico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-saif-gheddafi-la-sua-tribu-accusa-il-governo-di-tripoli-di-omicidio-politico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 14:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1344" height="1117" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 1344w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /></p>
<p>Saif al-Islam Gheddafi è stato assassinato il 3 febbraio 2026 da un commando di quattro sicari mascherati nella sua casa a Zintan.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1344" height="1117" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 1344w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260206110524128_4e9fcf716e0383d2ee2bbccb92f2189c-e1770372356419.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /></p>
<p><em>Da Tripoli</em></p>



<p>L’eliminazione di <strong>Saif el Islam Gheddafi</strong> dalla politica libica fa comodo a molti e rafforza soprattutto l’esecutivo di Tripoli. Il secondogenito di <strong>Muammar Gheddafi</strong> era il volto politico della famiglia e da tempo stava lavorando per correre alle elezioni presidenziali, rinviate ormai da anni. <strong>La sua è stata un’esecuzione in piena regola</strong> con un commando di quattro sicari a volto coperto che lo hanno crivellato di colpi nel giardino della sua abitazione a Zintan. Saif aveva scelto di vivere in questa cittadina, a circa 130 chilometri da Tripoli, dopo essere stato prigioniero delle milizie locali e scarcerato nel 2016 grazie ad un’amnistia.</p>



<p>Sulla sua testa pendeva un mandato di arresto della <strong>Corte Penale Internazionale</strong> ed una condanna a morte in contumacia del tribunale di Tripoli, ma <strong>dal 2021 era tornato alla vita politica </strong>cercando di candidarsi alle elezioni dalle quali era stato escluso per le condanne, elezioni che poi non si erano mai svolte. Il suo reale esordio erano state le amministrative del 2024 dove nella municipalità di Sabha, abitata dai Qadhadhfa, sua tribù di appartenenza, aveva ottenuto ottimi risultati, rilanciandosi come uomo politico nazionale.</p>



<p><strong>La sua eliminazione ha una chiara matrice politica </strong>e non ha nulla a che vedere con le false notizie fatte girare nelle prime ore che avevano parlato di una battaglia fra milizie. Proprio le forze di Zintan, che controllano saldamente la città, hanno negato che ci siano stati scontri, confermando che <strong>Saif Gheddafi</strong> viveva da tempo in quella casa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo del Governo di Tripoli</h2>



<p><strong>Ahmad Ibrahim al Mansour</strong> è un membro del Consiglio Sociale della tribù Qadhadhfa e vive a Tripoli, anche se dopo il crollo del <strong>regime del Rais</strong> molti membri della tribù hanno lasciato la capitale.</p>



<p>“Avevamo suggerito a Saif di far arrivare a Zintan alcuni nostri uomini per rafforzare la sua sicurezza, ma aveva rifiutato dicendo che non voleva isolarsi dal popolo libico e che la sua difesa era il seguito che stava crescendo. <strong>Noi siamo certi che i mandanti siano a Tripoli,</strong> dove avevano paura della sua popolarità e della grande insoddisfazione nella quale si trova a vivere la Libia. La <strong>Brigata 444</strong>, un gruppo di tagliagole che mantengono in piedi il governo illegittimo di <strong>Abdul Hamid Dbeibah</strong>, ha subito fatto sapere di essere estranea ai fatti. Un rapidità sospetta che nasconde il vero motivo di questa azione: un omicidio politico che insieme a Saif al Islam Gheddafi uccide il futuro della nostra nazione”.</p>



<p>Intanto l’ufficio del Procuratore Generale ha inviato a Zintan una squadra investigativa, accompagnata da medici legali ed esperti nel tentativo di identificare la cerchia dei sospettati responsabili del reato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le manovre di Haftar</h2>



<p>Il <strong>Governo di Unità Nazionale (GNU)</strong> di Tripoli per il momento si è astenuto dal rilasciare qualsiasi tipo di commento ufficiale. <strong>Imad Mustafa Trabelsi </strong>è il ministro degli Interni di Tripoli dal novembre del 2022, una longevità inconsueta in governi che vengono cambiati continuamente. Trabelsi è anche un capo milizia della Forza per le operazioni speciali di Zintan, la città dove è stato assassinato Saif Gheddafi. “La procura ha già aperto un’inchiesta formale perché è giusto fare luce su quanto accaduto. Il nostro governo non ha preso nessuna posizione ufficiale perché non si tratta di un atto politico e tanto meno di un omicidio politico. Dobbiamo proteggere tutti i cittadini libici che hanno diritto alla sicurezza nelle proprie case. Zintan è una città pacificata ed amministrata da un governo locale forte e fedele a Tripoli ed escludo che le forze locali siano coinvolte in questo atto di violenza.”</p>



<p>Poche ed evasive le dichiarazioni del responsabile della politica interna libica che invece conosce perfettamente il peso politico che <strong>Saif al Islam Gheddafi</strong> avrebbe potuto esercitate nelle elezioni presidenziali del paese arabo. La situazione in Libia appare in una fase di stallo e dopo le minacce di riunificazione a colpi di cannone da parte del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>, i due governi hanno riaperto dei tavoli di trattativa facendo votare alle rispettive assemblee parlamentari dei percorsi di riunificazione nazionale. </p>



<p><strong>L’esecutivo di Tobruk risponde sempre meno alla Russia</strong> e si sta aprendo, grazie alla mediazione dell’Egitto, anche all’Italia che insieme all’Unione Europea e alle Nazioni Unite riconosce soltanto il governo di Tripoli. La figura di Saif al Islam Gheddafi stava radunando intorno a se molte tribù ed una sua eventuale candidatura avrebbe potuto mettere in difficoltà i rappresentanti di Tripolitania e Cirenaica, dimostrando l’ennesimo fallimento delle cosiddette Primavere arabe.</p>
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		<title>I caccia di Cina e Pakistan all&#8217;Arabia Saudita? Ma forse è solo un trucco di Riad per&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/i-caccia-di-cina-e-pakistan-allarabia-saudita-ma-forse-e-solo-un-trucco-di-riad-per.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 05:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jet caccia cinese (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Arabia Saudita potrebbe diventare il secondo cliente arabo del caccia JF-17 costruito da Cina e Pakistan.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jet caccia cinese (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/JF-17-Thunder-FC-1-Xiaolong-aereo-cina-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> potrebbe essere il secondo cliente arabo del caccia <strong>JF-17</strong> sino-pakistano. Riad e Islamabad <a href="https://defencesecurityasia.com/en/pakistan-saudi-arabia-jf-17-2-billion-loan-conversion-deal/">stanno portando avanti</a> negoziati per <strong>convertire circa 2 miliardi di dollari di assistenza finanziaria saudita in sospeso in un programma di approvvigionamento strutturato incentrato sul JF-17</strong>, una mossa che unisce un urgente sgravio fiscale alla modernizzazione delle forze strategiche, rendendo operativo il loro accordo di difesa reciproca del settembre 2025. Funzionari della difesa pakistani descrivono l&#8217;iniziativa come <strong>uno scambio “debito-capacità</strong>&#8220;, progettato per preservare le riserve valutarie di Islamabad in rapido esaurimento, trasformando al contempo il consolidato sostegno di bilancio di Riad in una potenza di combattimento dispiegabile, in un momento in cui la fiducia nelle garanzie di sicurezza a lungo termine degli Stati Uniti è sempre più incerta. </p>



<p>L&#8217;Arabia Saudita potrebbe così diventare il <strong>secondo cliente arabo</strong> del caccia costruito da Repubblica Popolare Cinese e Pakistan: il mese scorso infatti Islamabad ha venduto alla <strong>Libia </strong>del generale <strong>Khalifa Haftar </strong>16 di questi cacciabombardieri per un valore di circa quattro miliardi di dollari.</p>



<p>Sebbene il JF-17 sia meno avanzato di altri caccia che l&#8217;Arabia Saudita ha preso in considerazione, in particolare l&#8217;F-35, lo status del cacciabombardiere è stato rafforzato dalle affermazioni sulle sue prestazioni durante gli scontri tra Pakistan e India dello scorso anno. </p>



<p>Il Pakistan ha a lungo presentato il JF-17 come un&#8217;opzione di caccia più economica e sostenibile, ma ora ha anche il pregio di essere collaudato in combattimento, sebbene i risultati delle sue prestazioni contro l&#8217;Aeronautica Militare indiana siano difficili da verificare. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La forza della flotta saudita</h2>



<p>Anche senza l&#8217;<strong>F-35</strong> a lungo cercato da Riad, la Royal Saudi Air Force (RSAF) gestisce una flotta di caccia estremamente moderna e avanzata. Ha ricevuto 84 <strong>F-15SA</strong> di nuova costruzione, la variante più avanzata della famiglia del caccia disponibile fino all&#8217;avvento dell&#8217;F-15EX Eagle II. Nel frattempo, la flotta di 68 velivoli <strong>F-15S</strong>, precedentemente in servizio, è stata aggiornata localmente a uno standard simile, noto come F-15SR (Saudi Retrofit). La RSAF utilizza anche <strong>72 Eurofighter Typhoon</strong> insieme ai più datati, ma ancora in grado di operare, circa <strong>80 Panavia Tornado IDS</strong> forniti dalla Gran Bretagna. </p>



<p>Resta quindi il dubbio che questo presunto accordo possa finalizzarsi vedendo l&#8217;ingresso in servizio in Arabia Saudita del caccia JF-17: potrebbe semplicemente essere una <strong>mossa diplomatica</strong> per cercare di convincere gli Stati Uniti a vendere a Riad gli F-35, come anche le parole del presidente Donald Trump avevano lasciato intendere qualche mese fa, quando aveva aperto a questa possibilità. </p>



<p>Difficilmente infatti il Pentagono permetterebbe all&#8217;Arabia Saudita di acquistare un caccia costruito con la partecipazione della Repubblica Popolare Cinese avendo la prospettiva di vendere il velivolo di quinta generazione di Lockheed-Martin. Inoltre, <strong>l&#8217;indiscrezione arriva in un momento di legami estremamente stretti tra il regno e gli Stati Uniti,</strong> con l&#8217;amministrazione Trump che vede l&#8217;Arabia Saudita come un alleato e un partner economico di primo piano. Rischiare tutto questo per un aereo da caccia a basso costo sembra remoto.</p>



<p>Esiste però una seconda possibilità, come riportato da <em><a href="https://www.rid.it/shownews/7821/caccia-jf-17-thunder-per-l-rsquo-arabia-saudita">RID</a></em>: l’acquisto saudita potrebbe essere finalizzato a un successivo trasferimento dei JF-17 all’<strong>Aeronautica Sudanese</strong>. I due Paesi intrattengono infatti legami storici e religiosi e, negli ultimi anni, nel contesto della guerra civile in Sudan, le relazioni si sono ulteriormente evolute, con Riad che ha apertamente sostenuto le <em>Sudanese Armed Forces</em> contro le <em>Rapid Support Forces </em>(RSF) appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le dotazioni del JF-17C Block III</h2>



<p>L&#8217;ultima versione del caccia sino-pakistano, il <strong>JF-17C Block III</strong>, è dotata di radar AESA (<em>Active Electronically Scanned Array</em>) ed è compatibile con il missile aria-aria a lungo raggio cinese <strong>PL-15</strong> anch&#8217;esso sperimentato con successo durante l&#8217;ultimo breve conflitto tra India e Pakistan a maggio 2025. Il JF-17 è un caccia monomotore monoposto multiruolo di classe media, a basso costo e in grado di raggiungere una velocità massima di Mach 1,6 e di avere un carico bellico massimo di circa 3700 chilogrammi (versione Block II). </p>



<p>Nonostante le migliorie della versione Block III tra cui sistemi di visualizzazione montati sul casco, moderni collegamenti dati e una maggiore capacità di guerra elettronica, <strong>le reali capacità del velivolo sono state ampiamente esagerate</strong> dalla propaganda cinese e pakistana post conflitto indo-pakistano: i risultati ottenuti dal Pakistan in quella breve guerra sono più da attribuire al sistema integrato di velivoli di sorveglianza e caccia piuttosto che alle capacità del JF- 17 o del J-11 cinese. L&#8217;India, infatti, per via della sottovalutazione dell&#8217;avversario dovuta a una scarsa intelligence, non ha schierato lo stesso dispositivo di sorveglianza aerea integrato coi propri caccia e coi velivoli da guerra elettronica. Nonostante questo la campagna aerea indiana è stata in grado di raggiungere i suoi obiettivi tattici, ovvero la distruzione delle batterie missilistiche pakistane e di depositi di munizioni/equipaggiamento.</p>



<p>In considerazione del fatto che l&#8217;Arabia Saudita non ha mai dimostrato di voler disporre di uno strumento aereo misto, ovvero basato su velivoli di diversa categoria, riteniamo che questa indiscrezione sul JF-17 sia più una mossa politica di Riad, come osservato per altre questioni nei tempi passati.</p>



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		<title>La caduta emiratina nello Yemen preoccupa Haftar</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-caduta-emiratina-nello-yemen-preoccupa-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 13:50:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-1024x741.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-1536x1112.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-600x434.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo il crollo di Aden, tornata nelle mani delle forze filo saudite, il generale Haftar teme l'interesse ritrovato dei Saud per la Libia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-1024x741.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-1536x1112.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112160727869_3a1639c65e7e2faa2c2cf35ce171536a-600x434.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Medio Oriente, si sa, <strong>è un complesso mosaico la cui composizione è retta da un fragile equilibrio</strong>. Ogni tassello spostato rischia di far partire un effetto domino imprevedibile. Di questo è senz&#8217;altro consapevole il generale <strong>Khalifa Haftar</strong>. Lui che di battaglie ne ha viste parecchie e di capovolgimenti repentini ne ha una ampia memoria, negli ultimi giorni ha fiutato la nuova aria che tira in tutta la regione. Lo ha fatto dopo aver osservato, dalla sua Bengasi da cui controlla l&#8217;Est della Libia con il suo sedicente esercito, <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-stc-al-capolinea-finisce-lavventura-dei-filo-emiratini-trionfa-riad.html">il crollo in Yemen del Southern Transitional Council (Stc). </a>Ossia di uno dei tasselli legati agli Emirati Arabi Uniti. Per il generale non ci sono dubbi: <strong>adesso tutti i tasselli emiratini sono a rischio</strong>. A partire dal suo stesso esercito, dal 2014 armato e finanziato in buona parte da Abu Dhabi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Haftar sposta le truppe verso Sirte </h2>



<p>Non è quindi un caso se, pochi giorni dopo l&#8217;ingresso ad Aden delle forze governative yemenite filo-saudite, <strong>in Libia sono stati notati importanti movimenti di truppe e mezzi</strong>. Molti testimoni locali hanno registrato lo spostamento di intere squadre legate ad Haftar <strong>da Bengasi verso Sirte</strong>. La città cioè, un tempo nota per aver dato i natali a Muammar Gheddafi, situata esattamente a metà strada tra la stessa Bengasi e Tripoli. Per giorni, il movimento delle truppe è stato documentato anche tramite video ritenuti attendibili e affidabili.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Overnight, a convoy of Haftar’s LNA forces has left Benghazi en route to Sirte, Libya, with footage showing the movement of Scud-B ballistic missiles. <a href="https://t.co/vThxuS4hDm">pic.twitter.com/vThxuS4hDm</a></p>&mdash; Open Source Intel (@Osint613) <a href="https://twitter.com/Osint613/status/2009276186409525408?ref_src=twsrc%5Etfw">January 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Le fonti libiche non hanno dubbi sul perché il generale sita ora rafforzando il fronte a Ovest di Bengasi: <em>&#8220;Haftar è molto preoccupato</em> &#8211; ha dichiarato un diplomatico ai nostri microfoni &#8211; <em>quanto accaduto nello Yemen lo ha turbato e non poco. Il generale è molto legato ad Al Zubaidi, capo dell&#8217;Stc fino alla caduta di Aden&#8221;</em>. Sui vari siti libici, negli ultimi giorni si è fatto riferimento alla convocazione, voluta dallo stesso Haftar, a Bengasi di numerosi<strong> gruppi armati, libici e non solo, provenienti dal Sud del Paese</strong>: <em>&#8220;È come se si stesse già preparando a una difesa </em>&#8211; ha proseguito la fonte &#8211;<em> sta chiamando tutti a raccolta, dai gruppi armati alle tribù che in questi anni hanno garantito il controllo dell&#8217;Est della Libia al suo esercito&#8221;.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambia l&#8217;inerzia nel braccio di ferro tra sauditi ed emiratini</h2>



<p>La domanda sorge quindi spontanea: come mai, secondo Haftar, <strong>il tassello yemenita è destinato a smuovere anche il mosaico della sua Libia?</strong> Il vero snodo principale consiste nel fatto che lo Yemen risulta fondamentale per la strategia emiratina: grazie all&#8217;influenza esercitata da Abu Dhabi sul Paese, gli Emirati hanno potuto creare una vera e propria &#8220;<strong>cintura</strong>&#8221; attorno al medio oriente. Un vero e proprio cerchio,<strong> con Abu Dhabi e Dubai quali capisaldi e con Aden e Socotra quali perni per puntare sul Sudan e sul Corno d&#8217;Africa</strong>. La ritirata dell&#8217;Stc, tanto repentina quanto sorprendente, potrebbe costringere gli emiratini a ridimensionare le proprie mire in tutta la regione. </p>



<p>Ma soprattutto, ha ridato vigore all&#8217;azione politica dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>. Le forze che hanno cacciato l&#8217;Stc da Aden sono legate mani e piedi ai Saud. I quali adesso potrebbero non fermarsi allo Yemen. Dopo anni passati a osservare l&#8217;avanzata delle forze emiratine in tutti i fronti più delicati del Medio Oriente, l&#8217;episodio yemenita potrebbe aver convinto i sauditi a passare al <strong>contrattacco</strong>. <strong>La Libia potrebbe diventare il prossimo terreno di scontro</strong>, assieme al confinante Sudan. Riad e Abu Dhabi si contenderebbero le varie zone di influenza. E con l&#8217;inerzia tornata in mano saudita, i timori di Haftar potrebbero risultare fondati.</p>
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		<title>Cosa si cela dietro l&#8217;accordo tra Haftar e il Pakistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosa-si-cela-dietro-l-accordo-tra-haftar-e-il-pakistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 17:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-1536x862.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Senza uno Stato dal 2011 (o forse anche da prima, considerando le peculiarità delle istituzioni gheddafiane), la Libia è oggi un vero e proprio territorio di caccia per attori stranieri. Gli europei, dopo il blitz che 14 anni fa ha portato al rovesciamento del rais, provano a conservare il loro orticello energetico spesso messo a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-si-cela-dietro-l-accordo-tra-haftar-e-il-pakistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-si-cela-dietro-l-accordo-tra-haftar-e-il-pakistan.html">Cosa si cela dietro l&#8217;accordo tra Haftar e il Pakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-1536x862.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251223160539514_ffcc450472bf0059e0a30f77a644bf27-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Senza uno Stato dal 2011 (o forse anche da prima, considerando le peculiarità delle istituzioni gheddafiane),<strong> la Libia è oggi un vero e proprio territorio di caccia per attori stranieri</strong>. Gli europei, dopo il blitz che 14 anni fa ha portato al rovesciamento del rais, provano a conservare il loro orticello energetico spesso messo a repentaglio dalla litigiosità interna (in particolare tra <strong>Italia</strong> e <strong>Francia</strong>). I <strong>turchi</strong> provano ad accreditarsi come principale alleato di Tripoli, non disegnando però accordi sottobanco con il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">generale Khalifa Haftar</a>, leader delle forze che controllano l&#8217;est del Paese.<strong> I russi provano a impiantare qui le loro nuove basi sul Mediterraneo</strong>, dopo la caduta di Assad in Siria. <strong>Gli emiratini sfruttano il sud della Libia per rifornire le Rsf sudanesi nel Darfur</strong>. L&#8217;ultimo arrivato è il <strong>Pakistan</strong>: <a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-pakistan-accordo-da-oltre-quattro-miliardi-di-dollari-per-forniture-militari-agli-haftar/">Islamabad ha annunciato un accordo militare con Haftar</a>. Un&#8217;intesa peraltro di non poco conto: <strong>sono almeno 4 i miliardi di Dollari che il generale darà all&#8217;esercito pakistano per ricevere armi di tutto punto. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La clamorosa ascesa del Pakistan</h2>



<p>Nel banchetto per la spartizione delle sfere di influenza in Libia, Islamabad non vuole essere seconda a nessuno. La stretta di mano tra i propri vertici militari e i rappresentanti di Haftar,<strong> è di quelle che possono rovesciare molte carte sul tavolo. </strong>In primis perché il generale potrà ricevere nuovi armamenti e rafforzare la sua posizione. <strong>Si parla di almeno 16 caccia Jf-17</strong> che, grazie all&#8217;accordo, tra non molto potranno fare la loro comparsa nelle basi dell&#8217;est della Libia. Aerei vitali per Haftar per avere sempre più predominio nei cieli di tutto il Paese. Non solo, ma le autorità di Bengasi con l&#8217;accordo <strong>hanno dimostrato di poter contare su molti soldi in cassa</strong>. Una prova di forza non di poco conto, specialmente nella Libia di oggi. </p>



<p>Dal canto suo,<strong> il Pakistan è a un passo dal realizzare la più importante vendita all&#8217;estero di materiale militare</strong>. Ossigeno per i propri conti sempre più in affanno, così come anche per la propria immagine di Paese in grado di poter contare su un importante apparato bellico. Così come rivelato su <em>AgenziaNova</em>, i generali di Islamabad hanno dichiarato che l&#8217;accordo con Haftar non viola la risoluzione dell&#8217;Onu che impone dal 2011 un embargo sulle armi a tutti gli attori libici. Dunque, il patto da 4 miliardi di Dollari potrebbe essere pronto a entrare nel vivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pechino e Riad guardano con interesse</h2>



<p>Tuttavia, gli interessi pakistani potrebbero esaurirsi qui. Islamabad non sembra avere mire geopolitiche particolare nell&#8217;area mediterranea. Per il Pakistan, incassare una cifra importante dalla vendita di armi e avere un ritorno di immagine sono elementi più che sufficienti. Per comprendere quindi la natura dell&#8217;accordo in questione, <strong>occorre scandagliare tra le varie alleanze strategiche riguardanti Islamabad</strong>. Il Paese asiatico è, in primo luogo, molto vicino alla <strong>Cina</strong>. E proprio in queste settimane <strong>Pechino ha aumentato il proprio interesse sulla Libia</strong>, come dimostra la riapertura della propria ambasciata a Tripoli. Non solo, ma una delegazione cinese nei giorni scorsi si è recata in visita a Misurata per sondare la possibilità dell&#8217;ammodernamento dell&#8217;aeroporto. In questo contesto, <strong>Cina e Pakistan potrebbero aver giocato di sponda per i propri rispettivi interessi.</strong> Con Pechino che si garantirebbe un alleato solido all&#8217;interno dello scacchiere libico. </p>



<p>Così come, Islamabad potrebbe aver giocato di sponda anche con <strong>Riad</strong>. Il mese scorso, <strong>Arabia Saudita e Pakistan hanno siglato un accordo di mutua difesa</strong>. Un asse importante, capace di legare ulteriormente i due Paesi nei vari scenari mediorientali. La presenza di Islamabad al fianco di Haftar, <strong>potrebbe servire ai sauditi a compensare lo strapotere degli Emirati Arabi Uniti nell&#8217;est della Libia. </strong>Strapotere certificato anche dall&#8217;uso di alcune basi del sud per rifornire le Rsf, gli alleati sudanesi di Abu Dhabi. Riad quindi, potrebbe aver portato avanti Islamabad proprio per ridimensionare le mire emiratine. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-si-cela-dietro-l-accordo-tra-haftar-e-il-pakistan.html">Cosa si cela dietro l&#8217;accordo tra Haftar e il Pakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sudan: lo stallo tra forze del governo e milizie Rsf apre la strada a una &#8220;soluzione libica&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sudan-lo-stallo-tra-forze-del-governo-e-milizie-rsf-apre-la-strada-a-una-soluzione-libica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 04:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Stallo è la parola che meglio può sintetizzare l'attuale fase della guerra in Sudan: uno stallo che è sia militare che politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lo-stallo-tra-forze-del-governo-e-milizie-rsf-apre-la-strada-a-una-soluzione-libica.html">Sudan: lo stallo tra forze del governo e milizie Rsf apre la strada a una &#8220;soluzione libica&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/sudan-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong>Lì dove l&#8217;azione militare rischia di fallire, ecco che ad attivarsi è l&#8217;azione politica</strong>: è seguendo questo principio che, lo scorso 26 luglio<a href="https://www.reuters.com/world/africa/sudanese-coalition-led-by-paramilitary-rsf-announces-parallel-government-2025-07-26/">, le milizie Rsf hanno annunciato la formazione di un nuovo governo sudanese nelle aree da loro controllate</a>. Il tutto per provare ad avere una qualche forma di<strong> legittimazione politica</strong>, visto che sul fronte prettamente militare le forze guidate dal <strong>generale Dagalo</strong> hanno perso terreno nei confronti dell&#8217;esercito regolare comandato dal presidente<strong> Al Burhan.</strong> Per molti analisti, <strong>si va verso uno scenario libico</strong>: Dagalo, pur sapendo di non avere grandi velleità di riconoscimento per il suo governo,<strong> cerca di imitare il modello del generale libico Khalifa Hafta</strong>r. Ossia, creare forme di autorità parallele con cui poter parlare direttamente con i vari attori internazionali. Tutto questo, nel contesto sudanese, si sta traducendo con una sola parola: <strong>stallo</strong>. Sia militare che, soprattutto, politico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettro dello scenario libico</h2>



<p>Il rifermento alla Libia non è certo casuale. Perché la regia dietro il nuovo governo parallelo delle Rsf ha sede tutta ad Abu Dhabi: gli<strong> Emirati Arabi Uniti</strong>, tra i principali sostenitori di Haftar in Libia, adesso stanno cercando di attuare in Sudan lo stesso scenario presente da oltre un decennio in Libia. Il tutto per sostenere la causa delle Rsf, con cui Abu Dhabi è alleata: &#8220;Gli Emirati sono un Paese ricco ma piccolo &#8211;<a href="https://www.africarivista.it/la-mossa-delle-rsf-in-sudan-per-ottenere-legittimita-con-modello-libico-e-regia-emiratina/275512/"> ha sottolineato su Rivista Africa il ricercatore Marco Di Liddo</a> &#8211; Come tutte le monarchie del Golfo, cercano Stati con terra e popolazione. Le milizie sudanesi offrono uomini e network&#8221;. </p>



<p>Con le continue sconfitte sul campo subite dalle Rsf, occorreva in qualche modo trovare una soluzione politica che garantisse una forma di legittimazione agli uomini di Dagalo. Le Rsf, è bene ricordare, nei mesi scorsi <strong>hanno perso il controllo della parte centrale del Sudan e, soprattutto, della capitale Khartoum</strong>. Il palazzo presidenziale, al netto dei lavori di ristrutturazione dopo essere stato quasi raso al suolo durante le battaglie, a breve tornerà a ospitare la sede del governo. Uno smacco non indifferente per le Rsf, le quali adesso proveranno però ad aprire canali diplomatici ufficiosi con diversi attori internazionali. Del resto, l&#8217;oro e i minerali nelle aree da loro controllate potrebbero far gola a molti e non solo ad Abu Dhabi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo stallo militare </h2>



<p>Lo scenario libico potrebbe materializzarsi anche a livello militare. Così come sta accadendo nel Paese nordafricano, anche in Sudan le forze ufficiali e quelle del governo parallelo <strong>non hanno infatti forze sufficienti per accaparrarsi il controllo totale del Paese</strong>. L&#8217;impressione è che si arriverà a una <strong>cristallizzazione dei fronti </strong>con ciascuno dei governi che opererà<em> de facto</em> sulle aree controllate. </p>



<p>Il sostegno emiratino sta evitando a Dagalo un ulteriore collasso delle proprie forze, le quali adesso sono presenti anche nel Sud della Libia nei territori controllati da Haftar. Qui, secondo diversi report di intelligence, le milizie Rsf stanno ricevendo addestramento e sostegno. Quasi a legare ulteriormente in modo inscindibile lo stallo libico con quello sudanese. Dall&#8217;altro lato, l&#8217;esercito regolare (che gode, tra gli altri, del sostegno saudita), non ha la forza per riprendere l&#8217;intero <strong>Darfur</strong>. Ossia una delle ultime regione roccaforte delle Rsf.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Una situazione umanitaria disperata</h2>



<p>In questo contesto, a subire le peggiore conseguenze sono senza dubbio i civili. La prosecuzione della guerra, l&#8217;instabilità e lo stallo stanno contribuendo ad alimentare una già grave crisi umanitaria. Secondo l&#8217;<strong>Unhcr</strong>, l&#8217;agenzia Onu per i rifugiati, la crisi sudanese è la più grave degli ultimi anni a livello internazionale. Sono milioni i rifugiati interni, seppur in diminuzione dopo la presa di Khartoum da parte dell&#8217;esercito, così come quelli presenti tra il Ciad e i Paesi limitrofi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lo-stallo-tra-forze-del-governo-e-milizie-rsf-apre-la-strada-a-una-soluzione-libica.html">Sudan: lo stallo tra forze del governo e milizie Rsf apre la strada a una &#8220;soluzione libica&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 15:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Libia è sempre più terreno di competizione tra diverse potenze per l’espansione delle rispettive sfere d’influenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html">Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Libia è sempre più<strong> terreno di competizione tra diverse potenz</strong>e per l’espansione delle rispettive sfere d’influenza e il perseguimento delle proprie agende politiche. Sfruttando le criticità presenti di uno Stato fallito &#8211; la spaccatura del Paese in due centri politici, le divisioni interne dettate dalla differente composizione etnica e tribale &#8211; Turchia e Russia hanno assunto oggi un ruolo di primo piano, ma non sono gli unici attori impegnati nella questione libica.&nbsp;</p>



<p><strong>Ankara, dopo aver rinsaldato la sua presa in Tripolitania, </strong>aspira a un <a href="https://mecouncil.org/blog_posts/in-engaging-the-haftars-turkiye-makes-pragmatic-shift-in-libya/">maggior ruolo anche in Cirenaica</a>. Molteplici sono le motivazioni che spingono i turchi verso Est: dalle risorse stanziate nella mezzaluna petrolifera a un accordo con la Camera dei Rappresentanti che consenta alla Turchia di <a href="https://nordicmonitor.com/2024/11/turkish-foreign-ministry-acknowledges-legitimacy-problems-in-agreements-with-libya/">convertire in risultati spendibili i Memorandum siglati con il Governo di unità nazionale</a>, tutt’ora in larga parte inattuati. Offrire a Bengasi armamenti militari, addestramento e cooperazione in altri settori critici, oltre a sminuire la presa russa sul <em>Libyan National Army</em>, serve ad acquisire capitale politico spendibile un domani.&nbsp;</p>



<p>Con la questione degli <strong>avamposti siriani ancora irrisolta, la Libia,</strong> per la Federazione Russa, ha acquisito, gradualmente, maggior rilievo. Parte delle risorse precedentemente dislocate in Siria sono <a href="https://jamestown.org/program/russia-increasing-military-presence-in-africa-by-reviving-desert-airbase-in-the-libyan-sahara/">state dirottate anche nella Cirenaica e nel Fezzan sotto il controllo del generale Haftar.</a> L’accesso ai mari caldi, vettore per le aspirazioni di grandezza dai tempi di Pietro il Grande, sommato all’interesse per la penetrazione della ormai ex area d’influenza francese, spinge oggi il Cremlino a rinsaldare i legami con le autorità politiche e militari della Libia orientale cercando, al contempo, di instaurare rapporti diplomatici anche con la controparte.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dimostrazioni di forza</h2>



<p>Concentrandosi, quasi, esclusivamente sui vari proclami via X, via interviste, ecc… dell’amministrazione Trump e attendendo (invano) un loro lento dipanarsi, il rischio è che non si dia conto a quanto invece di più saliente e concreto: gli Stati Uniti stanno tornando in Libia. Nonostante il Paese nordafricano non sia una delle maggiori priorità per Washington, è possibile intravedere un deciso cambio di approccio in stile tutto americano. Oltre alle esibizioni di forza mostrate nel febbraio, il 26 del mese <a href="https://www.africom.mil/pressrelease/35728/military-flight-supports-partner-training-projects-global-power">due bombardieri strategici B-52 hanno sorvolato lo spazio aereo libico</a> in una esercitazione, e nell’aprile scorso, quando nei <a href="https://www.navy.mil/Press-Office/News-Stories/display-news/Article/4162050/uss-mount-whitney-conducts-tripoli-and-benghazi-port-visits-to-promote-regional/">porti di Tripoli e Bengasi ha attraccato l’ammiraglia della sesta flotta, la Mount Whitney</a>, è da sottolineare il ritorno, a distanza di più di dieci anni, della <a href="https://noc.ly/en/american-weatherford-return-to-operations-in-libya/">multinazionale Wheaterford </a>. In sintesi: dimostrazioni di forza e presenza sul terreno sono la nuova tattica americana per la Libia.</p>



<p>L’imperativo statunitense, a queste latitudini, è di evitare che Mosca ottenga concessioni per l’utilizzo di una base navale che le consenta di insidiare l’Alleanza Atlantica nel suo fronte meridionale. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-si-prende-la-libia-mentre-litalia-resta-a-guardare.html">La Turchia</a>, sebbene faccia parte della Nato, gioca una partita tutta sua e non gode di un’ottima fiducia da parte degli apparati oltreoceano. La sua ambizione ad assumere una posizione crescente nella produzione petrolifera libica <strong>si scontrerà con la presenza di Eni</strong>, attore dominante, e con il ritorno delle aziende statunitensi.</p>



<p><strong><em>La Libia è appena al di là del mare, croce (per tanti versi) e delizia (per gas e petrolio) da molto tempo per l&#8217;Itali. Vuoi seguire al meglio quanto accade nel complesso mosaico libico? Fallo con InsideOver e i suoi giornalisti. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html">Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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