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	<title>Kevin warsh Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 20 May 2026 08:36:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Kevin warsh Archives - InsideOver</title>
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		<title>Perché l&#8217;unico vero nemico di Donald Trump si chiama inflazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/perche-lunico-vero-nemico-di-donald-trump-si-chiama-inflazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 03:50:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1309" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-1536x1047.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-600x409.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un’inflazione troppo alta riduce il potere d’acquisto dei cittadini e può influenzare direttamente il consenso politico.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-lunico-vero-nemico-di-donald-trump-si-chiama-inflazione.html">Perché l&#8217;unico vero nemico di Donald Trump si chiama inflazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1309" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-1536x1047.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1-600x409.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quanto sta diventando un problema l’inflazione per l’amministrazione americana? Il grafico&nbsp;seguente&nbsp;offre una risposta chiara: molto più di quanto sembri a prima vista.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="566" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/inflazione-usa-1.jpg" alt="" class="wp-image-517700" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/inflazione-usa-1.jpg 566w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/inflazione-usa-1-300x248.jpg 300w" sizes="(max-width: 566px) 100vw, 566px" /></figure>



<p><br> <br>Negli Stati Uniti l’inflazione è misurata principalmente attraverso il CPI (<em>Consumer Price Index</em>), un indicatore che segue nel tempo il costo medio di beni e servizi (dalla spesa alimentare all’affitto, passando per carburanti e trasporti). Dopo anni in cui questo indice cresceva intorno al 2% annuo, il livello considerato ideale dalla banca centrale (Federal Reserve) perché segnala un’economia stabile, <strong>tra il 2021 e il 2022 si è verificata un’impennata straordinaria, con l’inflazione arrivata fino a circa 9%</strong> su base annua (<em>year-over-year, YoY</em>). In termini concreti, significa che un carrello della spesa da 100 dollari è diventato, nel giro di un solo anno, un carrello da 109 dollari. </p>



<p>Negli ultimi anni, come mostra la curva che scende nel grafico, l’inflazione ha però iniziato a rallentare, entrando in una fase di disinflazione, cioè di prezzi che continuano ad aumentare, ma più lentamente. Tuttavia, il livello resta sopra il target: siamo infatti intorno al 3-4%, quindi ancora lontani dal 2% desiderato. <strong>Ed è proprio qui che emerge il problema politico ed economico. </strong>La parte finale del grafico introduce diversi scenari futuri basati sulla crescita mensile dei prezzi (<em>month-over-month, MoM</em>): anche aumenti apparentemente piccoli, come uno 0,3% al mese, possono tradursi in un’inflazione annua superiore al 4%. Se il ritmo mensile salisse allo 0,4%, l’inflazione tornerebbe oltre il 5%, un livello percepito dai cittadini come particolarmente pesante.</p>



<p> Per l’amministrazione americana questo è ovviamente un nodo cruciale. Un’inflazione troppo alta riduce il potere d’acquisto dei cittadini e può influenzare direttamente il consenso politico. Allo stesso tempo, ridurla troppo rapidamente, ad esempio aumentando i tassi di interesse, rischia di rallentare l’economia e aumentare la disoccupazione. A questo si aggiunge un elemento fondamentale che il grafico da solo non mostra, ma che emerge chiaramente da un’analisi di Kobeissi Letter: <a href="https://x.com/KobeissiLetter/status/2056044190841114887" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo</a>. Mentre finora abbiamo ragionato su indicatori aggregati come il CPI, nella realtà l’impatto sui cittadini dipende molto da quanta ricchezza finanziaria si possiede. Secondo i dati riportati dall’Università del Michigan, circa <strong>il 55% dei consumatori senza investimenti in Borsa indica l’aumento dei prezzi come principale causa del peggioramento della propria situazione economica</strong>, il valore più alto degli ultimi dieci anni. Al contrario, tra chi possiede più asset finanziari, cioè azioni, fondi o altri strumenti legati ai mercati, solo circa il 40% percepisce l’inflazione come un problema centrale. </p>



<p>La differenza, pari a circa 15 punti percentuali, racconta una dinamica per cui il forte rialzo dei mercati finanziari degli ultimi anni ha agito come una sorta di “scudo” per le fasce più ricche della popolazione, compensando l’aumento dei prezzi; <strong>chi invece vive principalmente di reddito da lavoro ha subito l’inflazione senza alcuna protezione. </strong>Anche se quindi l’inflazione generale dovesse arrivare alle elezioni di midterm di novembre a un livello meno “esagerato” di quello indicato nel primo grafico, sotto quindi il 5% di crescita annua, la sua persistenza sopra il target continuerebbe comunque a erodere il potere d’acquisto soprattutto delle fasce più vulnerabili. E se, come mostrano gli scenari, bastano piccoli aumenti mensili per far risalire rapidamente l’inflazione, il rischio è che questa divergenza sociale si ampli ulteriormente. In altre parole, l’inflazione negli Stati Uniti non è solo una questione macroeconomica o di politica monetaria, ma diventa sempre più una questione distributiva, che distingue chi riesce a proteggersi dall’aumento dei prezzi e chi, invece, ne sopporta interamente il peso. </p>



<p>Tra il 2000 e il 2025, in effetti, <a href="https://x.com/BitcoinNewsCom/status/2056392207737745695/photo/1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i prezzi di diversi beni e servizi sono aumentati in modo molto diverso</a>, come mostra il seguente grafico:  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/INFLAZIONE-USA-2-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-517701" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/INFLAZIONE-USA-2-768x1024.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/INFLAZIONE-USA-2-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/INFLAZIONE-USA-2-600x800.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/INFLAZIONE-USA-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><br> <br>I costi che sono cresciuti di più sono quelli di beni e servizi essenziali, come <strong>sanità (+281%), università (+196%), asili e assistenza all’infanzia (+158%) e casa (+111%)</strong>, cioè spese che incidono molto sul bilancio delle famiglie meno abbienti, mentre altri beni come elettronica, software, telefoni e televisori sono diventati molto più economici nel tempo, ma questi prodotti hanno un peso minore nei consumi dei più poveri e sono invece più presenti nei consumi dei più ricchi. Inoltre, anche i salari sono aumentati (+131%), ma meno di molti servizi fondamentali. I lavoratori americani stanno quindi vivendo una crescente perdita di potere d’acquisto e per la prima volta negli ultimi tre anni, l’inflazione ha superato proprio la crescita dei salari. Ad aprile, infatti, <a href="https://x.com/GlobalMktObserv/status/2056395134611128723" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i prezzi sono aumentati in media del 3,8% rispetto all’anno precedente, mentre gli stipendi sono cresciuti solo del 3,6%,</a> il che significa che, in termini reali, le persone guadagnano meno di un anno fa, perché l’aumento dei prezzi annulla completamente i miglioramenti salariali. Questa situazione è aggravata anche dall’aumento dei costi dell’energia e dei beni, legato a tensioni geopolitiche come il conflitto con l’Iran, che ha intensificato la pressione sul budget delle famiglie.  </p>



<p>È in questo contesto che si inserisce la proposta di <strong>Kevin Warsh</strong>, indicato proprio da Trump per guidare la Federal Reserve, <a href="https://finance.yahoo.com/economy/policy/article/warsh-says-he-wants-the-fed-to-adopt-a-new-approach-to-measuring-inflation-100100867.html?guccounter=1&amp;guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&amp;guce_referrer_sig=AQAAANetX7ou45FcPLKIpKikLU7uG_k1sFHYcBfadUREft4CD_9YF6nPwfLLPPqZsoTCrsL77lxqesI6Cpce9mOTME425V0OgM4PT2nKN66fN0-fNvC_ZCXaGyLUyGij1zCTF_32ymsK-38K10kodDzSXlDIeLGWKZHPYFffq_GA-OGL" target="_blank" rel="noreferrer noopener">di cambiare il modo in cui viene misurata l’inflazione</a>, passando dal tradizionale “Core PCE” (abbastanza simile al CPI) a un indicatore alternativo, il <em>Trimmed Mean PCE</em>, che tende a fornire valori più bassi perché elimina le variazioni più estreme dei prezzi. Questo cambiamento non è solo tecnico, perché con il nuovo indicatore l’inflazione apparirebbe già oggi molto più vicina all’obiettivo del 2% (<a href="https://x.com/kurtsaltrichter/status/2055714913083883959" target="_blank" rel="noreferrer noopener">circa 2,3% invece di oltre il 3%</a>), dando così l’impressione che il problema stia rientrando più velocemente di quanto suggeriscano i dati tradizionali. </p>



<p>In termini politici, ciò significherebbe “avvicinare” artificialmente la vittoria contro l’inflazione e creare le condizioni per tagliare i tassi di interesse, sostenere l’economia e migliorare il clima economico proprio nei mesi precedenti al voto. La realtà dei dati è però al momento un serio problema per l’amministrazione Trump in vista delle elezioni del prossimo autunno e rimane quindi un’unica vera domanda che dovremo iniziare a porci con sempre più serietà: riuscirà The Donald a “distrarre” efficacemente gli americani dal fastidioso aumento dei prezzi e a “salvare” parte dei seggi dei repubblicani al Congresso? </p>
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		<item>
		<title>Record di afflussi, record di instabilità: ecco cosa succede a oro e argento</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/record-di-afflussi-record-di-instabilita-ecco-cosa-succede-a-oro-e-argento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 13:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Argento]]></category>
		<category><![CDATA[Oro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oro e argento" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Record di afflussi, record di instabilità: cosa succede a oro e argento? Gli scenari economico-finanziari in evoluzione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oro e argento" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/oro-e-argento-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Il 2025 è stato l&#8217;anno che ha ridisegnato le mappe mentali degli investitori nel campo dei metalli preziosi. Oro e argento non sono semplicemente saliti, ma hanno <strong>messo in scena una vera e propria corsa parabolica</strong>. A fine dicembre 2025 l’oro <a href="https://economictimes.indiatimes.com/wealth/invest/gold-and-silver-ruled-the-markets-in-2025but-for-very-different-reasons/articleshow/126199916.cms?from=mdr">risultava in rialzo di oltre il 70% e l’argento addirittura del 140%</a> rispetto all’inizio dell’anno, un movimento che molti analisti hanno definito “storico” per via del prezzo record raggiungi dai due metalli. È in questo contesto che i ribassi di fine gennaio 2026 (quando oro e argento hanno perso in una sola seduta <a href="https://www.cnbc.com/2026/01/30/silver-gold-fall-price-usd-dollar-fed-warsh-chair-trump-metals.html">rispettivamente il 10% e il 30% del loro valore</a>, per poi ritracciare) vanno compresi non come una sorpresa, ma come un tratto fisiologico di un movimento che era diventato troppo ripido. Quando un trend sale quasi in verticale, non serve necessariamente una causa chiara per innescare una correzione: basta l’accumularsi della fragilità interna al rialzo.</p>



<p>Ecco perché attribuire il crollo dei metalli preziosi, in particolare quello dell’argento, <a href="https://www.we-wealth.com/news/oro-crollo-cause">alla nomina del nuovo Chairman della Federal Reserve, Kevin Warsh</a>, rientra più nella logica delle “storie comode” che non in un’analisi sostanziale. In realtà, le discese non sono state solo il prodotto di un singolo evento, ma l’esito naturale di un <strong>rialzo diventato troppo disordinato e difficile da sostenere</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rally dei metalli preziosi</h2>



<p>Il <em>Chicago Mercantile Exchange</em>, non a caso, ha aumentato i margini di collateralizzazione (cioè le caparre di sicurezza che i <em>trader </em>devono mettere sul tavolo quando comprano o vendono futures) per contenere la volatilità: <a href="https://www.reuters.com/world/india/cme-group-hikes-gold-silver-margins-again-volatility-grips-markets-2026-02-06/">dall’8% al 9% per l’oro, e dall’15% al 18% per l’argento</a>, riconoscendo implicitamente la natura “surriscaldata” del movimento. In altre parole, non serviva un catalizzatore specifico: quando il mercato sale troppo rapidamente, la discesa è già scritta nella sua struttura. Ed è interessante osservare come, paradossalmente, l’oro finisca sotto i riflettori quasi sempre e solo quando sale. Nei lunghi periodi in cui si muove lentamente o resta stabile, sparisce dal dibattito finanziario, quasi fosse un oggetto silenzioso e noioso relegato nei caveaux globali. Ma basta un accenno di incertezza affinché l’oro si “risvegli”. <strong>Negli anni più recenti il prezzo dell’oro si è mosso in modo da riflettere la paura dei mercati </strong>e delle Banche Centrali, <a href="https://www.equiti.com/sc-en/news/market-insights/central-bank-gold-buying-cooled-in-2025-but-stayed-far-above-historical-norms/">maggiori acquirenti del metallo giallo</a>, facendo riflettere nei prezzi un sentiment misto tra speranza e inquietudine a causa dei sempre più numerosi fenomeni geopolitici e macroeconomici “atipici”.</p>



<p>Tuttavia è da almeno 4 anni che il mondo convive con un sempre più evidente cambio di paradigma geopolitico, per cui non è una novità, nemmeno con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, che gli Stati Uniti vogliano gestire gli affari del mondo in maniera diversa dal passato, creando incertezza. </p>



<p>Se si cercano i fattori immediati che hanno quindi alimentato la corsa del 2025-2026, se ne possono individuare almeno due tra i principali. Il primo è l’enorme afflusso verso gli ETF, strumenti finanziari che replicano un indice di mercato sempre più diffusi anche tra gli investitori retail: <strong>solo a gennaio 2026 gli ETF sull’oro <a href="https://www.gold.org/goldhub/research/gold-etfs-holdings-and-flows/2026/02">hanno registrato 19 miliardi di dollari di afflussi</a>,</strong> il mese più forte di sempre, portando gli asset globali a 669 miliardi di dollari (+20% sul mese) e le posizioni complessive a 4.145 tonnellate, nuovo massimo storico. Nord America e Asia hanno guidato la domanda, mentre anche Europa e altre regioni hanno registrato afflussi importanti nonostante le recenti oscillazioni dei prezzi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La FOMO dell&#8217;oro</h2>



<p>Questi numeri mostrano che la domanda finanziaria è stata un importante acceleratore del rialzo, amplificando un contesto di tensioni geopolitiche crescenti. Il secondo fattore, però, è più psicologico che fondamentale: la FOMO (<em>Fear of missing out</em>). <strong>La paura di restare fuori, l’ansia di non aver comprato abbastanza,</strong> l’idea che si stesse entrando in una stagione di rialzi “inevitabili”. Questi ingredienti hanno reso il movimento del 2025 non soltanto robusto, ma emotivamente carico. Ma al di là dei fattori di breve periodo, utili a spiegare ciò che è accaduto negli ultimi mesi, esiste una dinamica più profonda e permanente, <a href="https://x.com/jameshenryand/status/2020641805646365182/photo/1">descritta dal grafico seguente</a>,  senza la quale nessun discorso sull’oro può dirsi completo:<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="626" height="463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine1.jpg" alt="" class="wp-image-505045" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine1.jpg 626w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine1-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine1-600x444.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 626px) 100vw, 626px" /></figure>



<p><br>Il grafico mette a confronto la crescita dell’offerta monetaria globale <em>M3</em> con il valore totale dell’oro mondiale, mostrando una realtà quasi intuitiva: dagli anni Settanta a oggi, la massa monetaria è esplosa, mentre la quantità di oro è cresciuta in modo lentissimo e costoso. <strong>Siamo in un mondo iper-monetarizzato,</strong> in cui la liquidità finanziaria cresce molto più rapidamente della ricchezza reale rappresentata dall’oro fisico.</p>



<p><strong>Da una parte denaro creato digitalmente a costo quasi zero, dall’altra un metallo estratto con fatica, lentezza e investimento. </strong>E quando l’espansione monetaria supera di molte volte la crescita dell’oro reale, quest’ultimo tende, prima o poi, a riaggiustarsi verso l’alto, non per un capriccio del mercato ma per una necessità “fisica” del sistema. <strong>Ecco perché movimenti e correzioni del 2025-2026 vanno considerate nelle loro dinamiche tattiche</strong> senza mai perdere di vista i fondamentali strategici. Ogni anno il mondo è pieno di più dollari, più euro, più yuan, mentre la quantità di oro disponibile non cambia così velocemente.</p>



<p>Questo squilibrio è il motivo per cui l’oro continua a essere un punto di riferimento: non perché “sale sempre”, ma perché il sistema monetario moderno, espansivo e dipendente dalla creazione di liquidità, rende inevitabile che, nel lungo periodo, il valore reale dell’oro venga riconosciuto ciclicamente, soprattutto nei momenti in cui l’incertezza torna a farsi sentire. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ottovolante dell&#8217;argento</h2>



<p>E l’argento? Il discorso è simile, con la differenza che il metallo bianco ha una funzione industriale rilevante che rende più interessante guardare al rapporto tra offerta e domanda per comprenderne meglio i movimenti. Se guardiamo insieme i due seguenti grafici, possiamo valutare la storia strutturale del mercato dell’argento da due angolature diverse: da un lato vediamo che <a href="https://x.com/DonDurrett/status/2020609864423309472/photo/1">i titoli delle aziende minerarie che estraggono argento sono oggi estremamente depressi rispetto al prezzo dell’argento</a> (perché il rapporto <em>miners‑to‑silver</em> è tornato su livelli tipici dei grandi minimi ciclici), dall’altro vediamo che <a href="https://x.com/GoldForecast/status/2020769536480538777/photo/1">le scorte fisiche di argento in Cina stanno crollando</a> (linea blu) mentre i prezzi locali esplodono (linea grigia e arancione), segnalando una crescente scarsità del metallo reale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="713" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine2-1024x713.jpg" alt="" class="wp-image-505047" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine2-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine2-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine2-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine2-600x418.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine2.jpg 1210w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="568" height="258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine3.jpg" alt="" class="wp-image-505048" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine3.jpg 568w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Immagine3-300x136.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 568px) 100vw, 568px" /></figure>



<p>Mettendo insieme questi segnali, emerge una dinamica chiara: i<strong>l mondo sta consumando più argento di quanto ne venga prodotto</strong> e questo sta svuotando i magazzini, ma il mercato azionario dei minerari non ha ancora “prezzato” questa realtà, nonostante nemmeno il galoppo dei prezzi del 2025 (!). In termini non tecnici, significa che siamo in una fase in cui la materia prima reale sta diventando sempre più preziosa e difficile da reperire, mentre le aziende che la estraggono sono ancora valutate come se non contassero molto: questa combinazione, nella storia dei mercati, ha spesso anticipato cicli di rivalutazione importanti, perché quando il metallo diventa scarso è quasi inevitabile che prima o poi anche i produttori, oggi sottovalutati, vengano riscoperti.<strong> </strong></p>



<p><strong>Tutto ciò ci indica che nonostante i livelli record,</strong> e fortemente speculativi, dei prezzi di oro e argento, la loro crescita strutturale e strategica non è in messa in dubbio nel lungo termine dai recenti ritracciamenti, ma anzi confermata dai fondamentali peculiari dei rispettivi mercati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/record-di-afflussi-record-di-instabilita-ecco-cosa-succede-a-oro-e-argento.html">Record di afflussi, record di instabilità: ecco cosa succede a oro e argento</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il nuovo asse Giappone-Usa per cambiare rotta ai mercati finanziari globali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-nuovo-asse-giappone-usa-per-cambiare-rotta-ai-mercati-finanziari-globali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 05:06:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Yen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1198" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-600x374.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo asse Giappone-Usa per cambiare rotta ai mercati finanziari globali e le scelte di Trump e Takaichi su dollaro e yen.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-nuovo-asse-giappone-usa-per-cambiare-rotta-ai-mercati-finanziari-globali.html">Il nuovo asse Giappone-Usa per cambiare rotta ai mercati finanziari globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1198" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251209120819516_4871647f345ec8fe1f6194b2433cdb7c-600x374.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da venerdì scorso l’attenzione dei mercati si è concentrata quasi esclusivamente sul <strong><a href="https://www.milanofinanza.it/news/oro-7-e-argento-11-in-caduta-libera-cosa-sta-succedendo-e-perche-il-crollo-contagia-i-mercati-202602020922011000">brusco calo dei prezzi di alcuni metalli preziosi</a> </strong>e sulla <a href="https://it.insideover.com/economia/falco-a-meta-trump-sceglie-kevin-warsh-per-guidare-la-fed.html">nomina di  Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve</a>, due eventi che possono influenzare il <em>sentiment </em>globale in modi diversi in un momento in cui la banca centrale è sotto pressione per conciliare il controllo dell’inflazione con la sostenibilità del debito pubblico.</p>



<p>Ma mentre l’opinione pubblica guarda a questi movimenti, nei mercati valutari e obbligazionari si muove qualcosa di molto più profondo, quasi invisibile, che riguarda il <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/japan-us-closely-act-together-foreign-exchange-currency-diplomat-mimura-says-2026-01-26/"><strong>presunto patto segreto tra Stati Uniti e Giappone</strong></a> per gestire il cambio yen/dollaro. Un’intesa che molti osservatori collegano al cosiddetto “<a href="https://www.cfr.org/articles/the-mar-a-lago-accords-economic-ripple-effect-widens">Mar‑a‑Lago Accord</a>”, una cornice strategica descritta dal <em>Council on Foreign Relations</em> come un insieme di mosse coordinate dagli Stati Uniti (sotto l’amministrazione Trump) per indebolire selettivamente il dollaro, contenere i rendimenti e ristrutturare i rapporti di forza nel sistema globale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona il nuovo patto Usa-Giappone</h2>



<p>Per comprendere questo quadro bisogna però partire da Tokyo, dove nelle ultime settimane i <strong>rendimenti dei titoli di Stato a lunghissima scadenza, in particolare i JGB a 40 anni, <a href="https://www.businesstimes.com.sg/international/japan-bond-meltdown-sends-yields-record-high-fiscal-fears">hanno superato il 4%</a></strong>, un livello problematico per un Paese con un debito pubblico pari al 240% del PIL e abituato per decenni a politiche monetarie ultra‑espansive. </p>



<p>È un rialzo che però non è stato accompagnato da una rivalutazione dello yen: la valuta giapponese è rimasta debole nonostante l’aumento dei tassi a lunga che, come da manuale di macroeconomia, dovrebbero in realtà rendere più allettante l’acquisto di bond a lungo termine imprimendo un apprezzamento della valuta. Il <strong>grafico seguente, come <a href="https://www.youtube.com/watch?v=KjwMcFsMkKA">spiegato dal giornalista del Sole24Ore, Vito Lops</a>, </strong>mostra questa divergenza che quindi segnala un’”anomalia” nel comportamento del mercato:<br><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="533" height="382" src="blob:https://it.insideover.com/4ea15754-820f-415b-b487-c9d656505a1d" alt="Immagine che contiene schermata, testo, Software multimediale, software

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto."><br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ogni promessa è debito</h2>



<p>Gli investitori non stanno infatti leggendo questi movimenti come una “normalizzazione sana”, bensì come un dubbio sulla sostenibilità del debito nipponico, soprattutto dopo che la<strong> premier Takaichi</strong> ha aperto alla possibilità di <a href="https://www.msn.com/en-us/news/world/why-japan-s-economic-plans-are-sending-jitters-through-global-markets/ar-AA1V5o5j?ocid=BingNewsVerp">aumentare il deficit in vista delle elezioni dell’8 febbraio</a>, generando ulteriore preoccupazione sulle prospettive fiscali future. </p>



<p>Nel frattempo anche gli Stati Uniti hanno visto <a href="https://www.home.saxo/en-hk/content/articles/commodities/what-the-steepest-us-yield-curve-since-2021-signals-as-2026-begins-02012026">salire i rendimenti sul tratto lungo della curva</a> dei tassi di interesse, riflettendo timori simili: la sostenibilità del debito diventa tema centrale e un dollaro troppo forte rischia di esacerbare la situazione, aumentando il costo di sottoscrizione dei bond americani da parte degli investitori esteri e spingendo al rialzo i tassi di interesse.</p>



<p> In effetti, nel contesto dell’agenda “America First”, <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/robert-lighthizer-e-stephen-miran-ecco-le-menti-dietro-i-dazi-di-donald-trump.html">Trump non ha mai nascosto di volere un dollaro più debole</a></strong> per sostenere l’export e migliorare i margini delle aziende americane, anche dopo un 2025 in cui il biglietto verde ha già perso parte del suo valore. Il dollaro troppo forte crea problemi agli USA, lo yen troppo debole crea problemi al Giappone, e proprio questa combinazione apparentemente opposta potrebbe rendere conveniente per entrambi muovere nella stessa direzione, cioè verso un rafforzamento dello yen e un indebolimento del dollaro. E qui entra in scena il possibile patto “segreto”. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ballo di dollaro e yen</h2>



<p><strong>Se gli Stati Uniti vendessero dollari e comprassero yen</strong>, otterrebbero due risultati politici e finanziari allo stesso tempo: da un lato aiuterebbero Trump nella sua retorica pro‑export indebolendo il dollaro, dall’altro rafforzerebbero lo yen, riducendo la pressione sui rendimenti giapponesi e calmando i timori degli investitori sulla sostenibilità del debito nipponico. </p>



<p>È per questo che negli ultimi giorni molti operatori hanno osservato con sospetto un insieme di segnali simultanei: <a href="https://www.axios.com/2026/01/26/japan-bond-market-dollar-yen">il dollar index in ribasso, i rendimenti dei JGB a 40 anni in calo e uno yen improvvisamente più forte</a>. Un mix troppo ordinato per essere casuale. E infatti alcune analisi, <a href="https://www.wellington.com/en-us/intermediary/insights/japanese-yen-intervention">come quella di Wellington</a>, hanno sottolineato che la Federal Reserve di New York avrebbe effettuato un “rate check” sul cambio USD/JPY, un’operazione informale che in passato ha spesso anticipato interventi coordinati tra banche centrali. </p>



<p><strong>Se davvero gli USA stessero collaborando con il Giappone</strong>, sarebbe il segnale di un cambio di strategia da parte di Washington verso un dollaro più debole, con implicazioni enormi: riduzione dell’attrattività degli asset USA, riallocazioni globali, nuova pressione inflazionistica e una ridefinizione del ruolo del dollaro come valuta di riferimento mondiale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché gli Usa puntano sul Giappone</h2>



<p>Questa interpretazione trova un quadro coerente nel già citato “Mar‑a‑Lago Accord” che prevede una strategia più ampia basata su tariffe usate come arma negoziale e tentativi di indebolire il dollaro pur mantenendolo dominante con il coordinamento tra Tesoro e Fed per tenere bassi i rendimenti dei Treasury. In tutto ciò, il cambio USD/JPY diventa un ingranaggio perfetto: <strong>è uno dei mercati valutari più liquidi al mondo,</strong> è politicamente sensibile, il Giappone è un alleato chiave e uno dei maggiori detentori di Treasury, dunque un partner ideale per una strategia coordinata.</p>



<p>Il piano, <a href="https://www.hudsonbaycapital.com/documents/FG/hudsonbay/research/638199_A_Users_Guide_to_Restructuring_the_Global_Trading_System.pdf">ispirato da Stephen Miran</a>, che ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio dei consulenti economici del presidente Trump fino alla sua nomina a governatore con diritto di voto presso la Federal Reserve, salda dimensione economica e geopolitica: da un lato gli Stati Uniti usano tariffe e gangli del sistema finanziario globale per ottenere concessioni dai partner, dall’altro <strong>cercano di pilotare il valore del dollaro senza perdere credibilità internazionale.</strong> Il Giappone, dal canto suo, ha interesse a contenere la volatilità dello yen e a evitare un’esplosione dei rendimenti, soprattutto ora che gli investitori sembrano pronti a rimpatriare capitali verso i JGB poiché lo spread tra i rendimenti giapponesi e quelli dei Treasury a 30 anni si sta comprimendo verso lo zero, come mostrato chiaramente in quest’altro grafico <a href="https://www.linkedin.com/posts/alfonso-peccatiello-72156a6a_this-is-the-most-important-chart-for-bond-share-7422617488191909889-OYIs/?utm_source=share&amp;utm_medium=member_android&amp;rcm=ACoAADSIXBMBAsINBdJC9u_Hcf4zMjuuAIA_4pM">analizzato da Alfonso Peccatiello</a>:<br><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="633" height="389" src="blob:https://it.insideover.com/a533c761-07b2-4b3e-8fce-5ba2cf80a3c0" alt="graphical user interface, chart"> <br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una smentita è una notizia data due volte</h2>



<p>Se per l’investitore giapponese torna conveniente restare in patria, la domanda di bond esteri crolla e i rendimenti in Occidente salgono, spostando interi equilibri finanziari. In questo contesto, ogni parola pubblica pesa: dichiarazioni della premier Takaichi <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-02-01/yen-weakens-versus-dollar-after-takaichi-comments-on-currency-ml4d9j6i">a favore dei benefici di uno yen debole</a> hanno creato nervosismo nei mercati e hanno richiesto rapide rettifiche perché in un momento di sospette manovre coordinate tra USA e Giappone, qualsiasi insinuazione di “manipolazione valutaria” potrebbe irritare Washington e far deragliare l’intera strategia. </p>



<p>È per questo che le autorità continuano a negare tutto: il Tesoro americano ha ribadito la sua “<a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/bessent-says-us-has-strong-dollar-policy-absolutely-not-intervening-support-yen-2026-01-28/">strong dollar policy</a>”, smentendo qualunque intervento a favore dello yen, ma i mercati, come sempre, danno più peso ai grafici che alle dichiarazioni. E non è un caso che mentre negli ultimi mesi avvenivano questi movimenti finanziari, <em>commodities</em> come rame, oro e argento registrassero simultanei aumenti di prezzo, un segnale classico di indebolimento reale del dollaro e di aspettative di ulteriore svalutazione. Siamo in presenza di un nuovo accordo valutario in <a href="https://www.wsj.com/livecoverage/stock-market-news-today-09-22-2022/card/w0HJRmBna5PQXWxgUh0Q">stile Plaza Accord del 1985</a>? Quello che si può osservare è che le interazioni di allora avvennero in un contesto di fiducia nel sistema monetario internazionale; oggi invece ogni intervento valutario viene letto alla luce dei rischi sul debito globale e dei dubbi sulla sostenibilità del sistema fiat. Ecco perché il possibile patto segreto tra USA e Giappone sullo yen non sarebbe solo una manovra tecnica, ma <strong>un tassello di un più grande processo di riallineamento del sistema finanziario globale</strong>: un tentativo di rallentare le crepe di un modello sotto pressione e, forse, guadagnare tempo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-nuovo-asse-giappone-usa-per-cambiare-rotta-ai-mercati-finanziari-globali.html">Il nuovo asse Giappone-Usa per cambiare rotta ai mercati finanziari globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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