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	<title>Kaja Kallas Archives - InsideOver</title>
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	<title>Kaja Kallas Archives - InsideOver</title>
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		<title>Bruxelles e Kabul riprendono a parlarsi, ipotesi di dialogo sulla pelle dei rifugiati afghani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giorgia di gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 05:03:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gendarme Francia attende aereo di rifugiati da Kabul (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Mentre l'Europa valuta la riattivazione dei rimpatri verso l'Afghanistan, Bruxelles ha avviato nuovi contatti con i talebani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bruxelles-e-kabul-riprendono-a-parlarsi-ipotesi-di-dialogo-sulla-pelle-dei-rifugiati-afghani.html">Bruxelles e Kabul riprendono a parlarsi, ipotesi di dialogo sulla pelle dei rifugiati afghani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gendarme Francia attende aereo di rifugiati da Kabul (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gendarme-Francia-attende-aereo-di-rifugiati-da-Kabul-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Per quasi cinque anni l’Europa ha cercato di mantenere le distanze dai talebani, condannando le violazioni dei diritti umani di cui sono autori e allentando i dialoghi istituzionali con le delegazioni afghane. Oggi, però, tra l’entità europea e l’Emirato Islamico si palesa una ripresa<strong> delle comunicazioni, avviate il 23 giugno 2026 con il ricevimento di 5 funzionari talebani a Bruxelles</strong> per discutere di rimpatri, flussi migratori e aiuti finanziari. </p>



<p>Questi nuovi contatti sono espressione dell’accelerazione di un’agenda politica europea volta al ripristino delle espulsioni verso l’Afghanistan. Nell’ottobre del 2025, 19 membri dell’Unione Europea, insieme a Norvegia e Svizzera, hanno inviato una lettera congiunta all&#8217;Alta Rappresentante dell&#8217;UE per gli affari esteri <strong>Kaja Kallas </strong>e al Commissario Europeo per la Migrazione <strong>Magnus Brunner,</strong> con l’intento di revocare il blocco di fatto sui rimpatri verso Kabul, fino ad arrivare al maggio 2026, quando <strong>20 Paesi UE hanno sollecitato percorsi concreti per l’espulsione di cittadini afghani privi di regolare permesso di soggiorno o considerati minacce alla sicurezza</strong>. Sebbene le misure sembrino rivolte a soggetti con condanne penali, i documenti negoziali e le comunicazioni ufficiali lasciano intendere il più ampio target verso cui queste politiche si applicano, interessando la platea generale dei richiedenti asilo le cui domande sono state respinte, stimata in circa 60.000 persone nell’UE.</p>



<p>Dopo la presa di potere da parte talebani nell’agosto 2021, <strong>oltre 500.000 afghani hanno presentato domanda di asilo nell’UE</strong> nel tentativo di sfuggire a un potere autoritario e repressivo che il Paese conosceva bene. L’Afghanistan è dunque diventato simbolo della protezione umanitaria, almeno fino a quando Paesi come i Paesi Bassi hanno modificato il proprio quadro normativo, concedendo solo permessi di soggiorno temporanei anziché la protezione permanente a rifugiati afghani ed ex collaboratori evacuati dopo il ritiro delle truppe USA. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I negoziati riservati di Bruxelles</strong></h2>



<p>I governi europei e la Commissione europea, infatti, hanno intensificato i contatti con il regime talebano, nonostante l’assenza di un riconoscimento diplomatico formale dell’Emirato. Un’inchiesta del <em>New York Times</em> illustra gli esiti delle consultazioni “tecniche” e svela i dettagli dell’incontro a porte chiuse tenutosi il 23 giugno in un hotel nei pressi dell’aeroporto di Bruxelles: <strong>20 funzionari europei, in rappresentanza di 15 Paesi</strong>, si sono interfacciati con la delegazione talebana guidata dal portavoce del ministero degli esteri <strong>Abdul Qahar Balkhi,</strong> per definire i criteri logistici da applicare sui rientri forzati. Allo stesso tempo, <strong>la Germania ha consentito a funzionari nominati dai talebani di operare direttamente presso i consolati afghani a Berlino e a Bonn</strong> per la gestione delle pratiche di espulsione, una pratica simile a quelle che Francia e Regno Unito starebbero valutando.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La pressione delle destre sulla questione migratoria</strong></h2>



<p>La svolta nell’approccio europeo sembrerebbe essere guidata dai recenti successi elettorali di forze conservatrici, sovraniste e di destra radicale, come nel caso della forte crescita dell’Alternativa per la Germania (Afd), ma anche in Danimarca, Paesi Bassi e Austria. Questa tendenza politica registrata in molti governi europei allude a restrizioni sulla “remigrazione” e sul contrasto all’immigrazione irregolare, dove <strong>i rimpatri diventano misure con cui dimostrare controllo delle frontiere</strong>. Tuttavia, come si poteva evincere dalle precedenti dichiarazioni circa l’identificazione dei destinatari delle espulsioni, dati governativi e varie inchieste evidenziano che le deportazioni hanno iniziato a coinvolgere anche uomini afghani senza alcun precedente penale.</p>



<p>I talebani hanno dunque compreso la strategia negoziale che permetterebbe loro di guadagnare legittimità e, se possibile, maggiori aiuti economici. Un aiuto finanziario è necessario, a detta dei funzionari dell’Afghanistan, se si vuole evitare che l’instabilità del Paese provochi un “diluvio” di migranti verso l’Europa. Presentandosi come attori inclini al rimpatrio dei propri connazionali, i talebani potrebbero puntare alla normalizzazione del regime assistendo <strong>un’Unione Europea dalle politiche migratorie sempre più conservatrici e favorevoli all’espulsione.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le critiche delle organizzazioni umanitarie</strong></h2>



<p>In un contesto segnato da povertà assoluta e sfide sociali che affliggono milioni di persone, <strong>l’Afghanistan rimane il primo Paese per richieste di asilo nell&#8217;UE+ tra gennaio 2024 e novembre 2025</strong>, con circa 196.000 domande presentate e con una percentuale complessiva di esiti positivi dell’80% per le decisioni di primo grado adottate tra il 2022 e il 2024, includendo anche le forme di protezione umanitaria. Nel 2023-2024 è stato inoltre stabilito, dalle linee guida dell&#8217;EUAA e dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell&#8217;Unione Europea (CGUE), che le restrizioni discriminatorie e la segregazione di genere imposte dai talebani costituiscono di per sé atti di persecuzione che danno diritto allo status di rifugiato sulla base della sola nazionalità e del genere, innescando in questo modo un’ondata di domande di asilo reiterate da parte di donne afghane già residenti in Europa per convertire il proprio permesso in status di rifugiato.</p>



<p>La risposta degli organismi che operano in favore dei diritti umani non si è fatta attendere a lungo, in aggiunta alle denunce di organizzazioni come Human Rights Watch, Amnesty International, FIDH, ECRE e personalità come il Premio Nobel Malala Yousafzai. I Relatori Speciali dell&#8217;ONU sottolineano che l&#8217;espulsione di cittadini verso un Paese segnato da crisi umanitaria e azzeramento delle libertà espone i deportati al rischio di detenzioni arbitrarie, torture e trattamenti inumani, <strong>in palese contrasto con il principio di non-respingimento delineato nell’articolo 33 della Convenzione di Ginevra</strong>.</p>



<p>Come osservato da analisti politici e diplomatici, l’Unione Europea tenta di esternalizzare la gestione dei propri confini facendo affidandosi a Paesi da cui partono grandi numeri di migranti. Nel caso specifico dei colloqui con i talebani, la cooperazione con il regime assicurerebbe una potente leva di ricatto diplomatico e, in definitiva, potrebbe rompere l’isolamento internazionale a cui Kabul è sottoposta senza dover compiere alcuna concessione sui diritti umani o sulla condizione femminile.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p>Al Jazeera, “Afghan Refugees Face Uncertain Future as Europe Shifts to the Right”, 15 agosto 2026.<br></p>



<p>Consiglio dell&#8217;Unione Europea, <em>Council Conclusions on Afghanistan</em>, documento ST 7264/23, 20 marzo 2023.<br></p>



<p>European Union Agency for Asylum (EUAA), “Afghanistan: Taliban Consolidate Theocratic State While Humanitarian Crisis Deepens, EUAA Report Finds”.<br></p>



<p>European Union Agency for Asylum (EUAA), “Updated EUAA Country Guidance on Afghanistan Confirms Continuing International Protection Needs”.<br></p>



<p>ISPI, “The EU and the Taliban: Deportations Prioritised Over Human Rights”.<br></p>



<p>New York Times, “Europe and the Taliban Negotiate Deportations of Afghan Migrants”, 12 ottobre 2026.<br></p>



<p>The Guardian, “EU Faces Fierce Criticism over Plans to Host Taliban in Brussels”, 23 giugno 2026.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bruxelles-e-kabul-riprendono-a-parlarsi-ipotesi-di-dialogo-sulla-pelle-dei-rifugiati-afghani.html">Bruxelles e Kabul riprendono a parlarsi, ipotesi di dialogo sulla pelle dei rifugiati afghani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Aria, terra e mare: tutte le forze italiane in Arabia Saudita (e quelle che forse se ne vanno)</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/aria-terra-e-mare-tutte-le-forze-italiane-in-arabia-saudita-e-quelle-che-forse-se-ne-vanno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 04:55:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Eurofighter Typhoon]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Italia "non è in guerra con gli Houthi" e non vuole rischiare di perdere un altro dei suoi preziosi caccia Eurofighter. Per questo Roma potrebbe aver deciso di dislocare altrove uomini e mezzi dopo l’attacco dei giorni scorsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/aria-terra-e-mare-tutte-le-forze-italiane-in-arabia-saudita-e-quelle-che-forse-se-ne-vanno.html">Aria, terra e mare: tutte le forze italiane in Arabia Saudita (e quelle che forse se ne vanno)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;Italia &#8220;<em>non è in guerra con gli Houthi</em>&#8221; e non vuole rischiare di perdere un altro dei suoi preziosi caccia Eurofighter. Per questo Roma potrebbe aver deciso di <strong>dislocare altrove quattro Eurofighter</strong> e un <strong>Gulfstream G-550 CAEW</strong> basati a Ta’if dopo l’attacco dei giorni scorsi. La scelta potrebbe riflettere la preoccupazione dell&#8217;<strong>Aeronautica Militare</strong> di perdere velivoli preziosi in ulteriori attacchi da parte dei <strong>ribelli Houthi</strong> dello <strong>Yemen </strong>indirizzati verso le basi saudite, che non sembrano essere preparate a rispondere efficacemente agli attacchi, o in ogni caso potrebbero non opporre le difese adeguate a intercettare e abbattere minacce come droni e altri sistemi d&#8217;arma per via della diffusa carenza di missili intercettori. Ciò potrebbe aver spinto il governo di Roma verso la scelta più cauta: rimodulare i contingenti sulla base dei numeri in campo, analizzando le ipotesi di movimentazione dei militari e dei mezzi schierati nel Golfo verso territori più sicuri, o valutare la riduzione dei contingenti interessati. </p>



<p>Secondo quanto riportato, <strong>timori di un’escalation</strong> in Arabia Saudita hanno messo in allarme il governo, richiedendo un vertice che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi. Al vertice, presieduto dal sottosegretario <strong>Alfredo Mantovano,</strong> erano presenti il ministro della Difesa, <strong>Guido Crosetto,</strong> e i vertici dell’intelligence e delle Forze Armate. Obiettivo: valutare le opzioni per &#8220;<em>ridurre al minimo i rischi</em>&#8221; per il dispositivo dislocato nelle basi saudite e fare &#8220;<em>tutto ciò che è necessario per assicurare il transito dei cargo italiani attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb</em>&#8220;. Oltre alla valutazione dei rischi riguardo all&#8217;impegno dei militari italiani in alcuni territori del Golfo, è stata affrontata la situazione dello <strong>Stretto di Bab el-Mandeb</strong>, dove sono presenti le navi della <strong>Marina Militare italiana</strong> coinvolte nella <strong>missione Aspides</strong>, dopo che l&#8217;Alta rappresentante UE per la politica estera, <strong>Kaja Kallas</strong>, ha paventato un potenziamento della missione.<br><br>Un precedente <strong>attacco sferrato dall&#8217;Iran</strong> contro la base aerea di Ali Al Salem, in <strong>Kuwait</strong>, aveva causato la <strong>distruzione di un drone MQ-9A Reaper</strong>, o Predator B, e il lieve danneggiamento di un altro caccia Eurofighter a marzo. Il velivolo a pilotaggio remoto faceva parte della flotta di sei Predator B del 32° Stormo dell&#8217;Aeronautica Militare Italiana ed era stato assegnato al <strong>Task Group Araba Fenice </strong>del Comando Nazionale Contingente Aereo Italiano/Task Force Aerea Kuwait per svolgere missioni di <strong>Intelligence, Surveillance and Reconnaissance</strong> nell&#8217;ambito di Prima Parthica, il contributo italiano alla campagna multinazionale contro Daesh in Iraq e Siria. </p>



<p>Il dispositivo comprendeva anche quattro Eurofighter italiani, tutti schierati in Kuwait al momento dell&#8217;attacco. Tre di questi fecero ritorno in Italia pochi giorni dopo, mentre uno, secondo alcune fonti non confermate, avrebbe subito lievi danni. L&#8217;Aeronautica Militare ha perso tre caccia multiruolo Eurofighter, anche noti come EFA-2000 Typhoon, negli ultimi anni, ma solo per incidenti in volo: due in Italia e uno in Australia. In due casi gli incidenti si sono rivelati purtroppo mortali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Task Force tricolori</h2>



<p>Il dispositivo nazionale che si trova attualmente in Arabia Saudita, la <strong>Task Force Air Arabia Saudita</strong>, è stato schierato nella seconda metà di marzo 2026 con fini di &#8220;<em>supporto della difesa aerea dei Paesi partner del Golfo</em>&#8221; &#8211; Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. È costituito da circa 400 militari dell&#8217;Aeronautica Militare posti sotto il comando del Colonnello <strong>Michele Schiavi </strong>e comprende il &#8220;Task Group Argo&#8221;, equipaggiato con E-550A CAEW Gulfstream, <strong>aereo intelligence</strong> dotato di un sistema multi-sensore per l&#8217;allarme precoce, preposto alla sorveglianza aerea e alle funzioni di comando, controllo e comunicazione, come risorsa che consente di rilevare, identificare e tracciare potenziali minacce aeree; il Task Group Typhoon, composto da <strong>quattro caccia multiruolo</strong> Eurofighter F-2000A, impiegati come asset essenziale per la difesa dello spazio aereo assegnato; il <em>Task Group Medal,</em> equipaggiato con un <strong>aereo da trasporto</strong> C-130J/KC-130J.</p>



<p>A questi si aggiunge il <em>Task Group Kuwait</em>, che assume il ruolo di sorveglianza e difesa aerea attraverso un radar AN/TPS-77, e il <em>Task Group C-UAS,</em> dotato dell&#8217;omonimo sistema anti-drone che viene impiegato per il contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio di piccole dimensioni. Secondo Fausto Biloslavo, nella penisola arabica sarebbe inoltre schierato &#8220;un contingente terrestre dell&#8217;Esercito Italiano&#8221;, la <em>Task Force Land,</em> che sarebbe dotato di una &#8220;<em>batteria SAMP-T per la difesa antiaerea e antimissile, 1 radar KRONOS, una batteria di artiglieria contraerea SKYNEX</em>&#8220;. Questa <strong>Task Force Land</strong>, secondo la fonte, sarebbe dispiegata tra <strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Bahrein</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>.</p>



<p>Sono altresì presenti nella regione le navi da guerra della Marina Militare italiana che fanno parte dell’<strong>operazione europea ASPIDES</strong>, istituita per garantire la libertà di navigazione e proteggere il traffico mercantile dagli attacchi provenienti dallo Yemen, con un&#8217;area operazioni che comprende in particolare il <strong>Mar Rosso meridionale</strong> e il <strong>Golfo di Aden occidentale</strong>, dove è stato autorizzato &#8220;l<em>’uso della forza per autodifesa e protezione del naviglio mercantile di interesse UE e nazionale</em>&#8220;. Fanno parte del dispositivo la <strong>fregata Bergamini </strong>e i <strong>cacciamine Rimini </strong>e <strong>Crotone</strong>, con un complessivo di 269 militari italiani. Attualmente la missione Aspides, dal greco &#8220;scudo&#8221;, svolge attività di close protection, area protection ed escort. Gli assetti possono neutralizzare minacce rappresentate da missili, droni aerei e navali e imbarcazioni ostili. Attività che espone le nostre unità alla minaccia in crescita rappresentata dai <strong>ribelli yemeniti</strong>, che sembrano avere la ferma intenzione di ottenere un maggiore controllo sulla zona costiere che compete lo Stretto di Bab el-Mandeb per esercitare una pressione politica a livello internazionale, come avviene a Hormuz. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/aria-terra-e-mare-tutte-le-forze-italiane-in-arabia-saudita-e-quelle-che-forse-se-ne-vanno.html">Aria, terra e mare: tutte le forze italiane in Arabia Saudita (e quelle che forse se ne vanno)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dal drone di Lipsia ai droni di Zelensky, il sapore amaro della disperazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dal-drone-di-lipsia-ai-droni-di-zelensky-il-sapore-amaro-della-disperazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 14:18:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lipsia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Può anche darsi che a Lipsia ci sia davvero stato un attentato russo. Ma dal governo tedesco a Zelensky pare proprio che... </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-drone-di-lipsia-ai-droni-di-zelensky-il-sapore-amaro-della-disperazione.html">Dal drone di Lipsia ai droni di Zelensky, il sapore amaro della disperazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lipsia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/lipsia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ma davvero lo sento solo io il puzzo acre di disperazione che si leva dalle ultime finto-bellicose iniziative europee nel confronto con la Russia? Finto-bellicose perché, se davvero credi che un Paese straniero mandi droni esplosivi in uno dei tuoi principali aeroporti, vuol dire che stai subendo un&#8217;aggressione armata, un tentativo di strage. E se per di più sei membro di un&#8217;alleanza militare chiamata NATO, e il bersaglio dell&#8217;aggressione armata era un aereo carico di rifornimenti militari destinati da quell&#8217;alleanza all&#8217;Ucraina, anche la NATO (dov&#8217;è finito il famoso articolo 5?) dovrebbe intervenire, reagire. <strong>E tu reagisci chiudendo un consolato e la Casa Russia?</strong> È pur vero che sei la Germania, ovvero il Paese che si è fatto saltare sotto il sedere il gasdotto Nord Stream che ti aveva reso ricca e quasi dicevi grazie agli attentatori, ma le conclusioni possibili sono solo due.</p>



<p>La prima: sei una pippa. La seconda: è tutto inventato. Inventato perché i russi non avrebbero il pelo o le capacità di commettere un gesto simile? Dipende. Il pelo certamente. Le capacità&#8230; parliamone, perché in molti casi non è che si siano rivelati abilissimi. <strong>Pensiamo al &#8220;caso Litvinenko&#8221;, l&#8217;ex agente del KGB avvelenato con il polonio a Londra nel 2006</strong>, con i responsabili (Andrej Lugovoj e Dmitrij Kovtun) prontamente individuati. O al &#8220;caso Skripal&#8221;, altro ex agente del KGB colpito con il gas nervino Novichok ma sopravvissuto, e i due colpevoli (Anatolij Chepiga e Aleksandr Mishkin, agenti del servizio segreto militare) identificati. Per di più, in entrambe i casi le inchieste hanno tirato in ballo una responsabilità diretta del Cremlino, non un gran risultato per i russi.</p>



<p>Però quello di Lipsia sembra un pasticcio troppo grande anche per quei pasticcioni dei russi: il drone esplosivo che non esplode, il tizio che lo prende a calci, il piano molto raffinato però affidato a due pirla qualunque, i passaporti, il transito per l&#8217;Italia che invece no, e così via. Compresa la grottesca conferenza stampa dei ministri tedeschi <strong>Alexander Dobrindt </strong>(Interni) e <strong>Johann Wadephul</strong> (Esteri), i quali non dicono perché sono così sicuri che si tratti di un attentato di Mosca ma parlano cinque minuti e poi se ne vanno, senza accettare domande. È piena la Rete di Osint, di considerazioni più o meno fondate, di dubbi ragionevoli, noi qui non ci dilunghiamo. Giornali e Tv, ovviamente, hanno reagito come un sol uomo (e forse non è un modo di dire): Russia colpevole, lo dice la Germania. A mettere qualche mano avanti sulla versione dominante sono rimasti solo quelli che se ne intendono: per esempio <strong>Stephen Bryen,</strong> già fondatore dell&#8217;agenzia anti-spionaggio tecnologico del Pentagono, sentito dal nostro Roberto Vivaldelli.</p>



<p>Il fatto è che che tutto questo serve poco e conviene ancor meno a <strong>Vladimir Putin</strong>, che con l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina nel 2022 si è messo in una grana da cui può uscire solo andando avanti e sperando nella vittoria (Quale? quando? A che prezzo?), mentre conviene molto a una serie di disperati che stanno dalle nostre parti. Prendiamo il Governo tedesco. La popolarità del cancelliere <strong>Friedrich Merz </strong>ormai si conta sulle dita (tra il 13 e il 22% a seconda dei sondaggi, comunque al minimo storico: al suo confronto il povero Olaf Scholz era un gigante) mentre il 6 settembre si vota in Sassonia-Anhalt con il rischio di vedere la destra di <em>Alternative für Deutschland </em>(AfD) andare al governo da sola nel land celebre per la sua industria chimica. Afd, a parte le altre caratteristiche, si distingue per aver sempre criticato lo scontro europeo con la Russia: non pare anche a voi che il caso del drone di Lipsia caschi fin troppo a fagiolo per il disperato Merz? E la disperazione dalle sue parti dev&#8217;essere enorme se il ministro della Difesa <strong>Boris Pistorius</strong> si è spinto a chiedere di aprire la procedura per mettere al bando l&#8217;AfD. Quanto dev&#8217;essere disperato, un Governo, per tentare una mossa come quella ai danni del secondo partito di Germania? Cioè per preferire il suicidio politico a un&#8217;onorevole (e poi perniciosa, ma questo è un altro discorso) sconfitta sul campo? D&#8217;altra parte, parlando sempre di disperazione. Pistorius è quello che ha inviato lettere a 298.200 diciottenni nell&#8217;ambito del nuovo programma di servizio militare volontario per il 2026 e <strong>ha raccolto 530 arruolamenti (tasso di adesione: 0,18%)</strong> e da fine politico che conosce il Paese ha subito proposto la leva obbligatoria.</p>



<p>Il drone di Lipsia, poi, ha rivitalizzato gli zombie del radicalismo europeo, prima fra tutti <strong>Kaja Kallas</strong>, responsabile per la politica estera Ue, e si vede. La Kallas è subito partita all&#8217;attacco con i suoi cavalli di battaglia. Per esempio: <strong>bloccare l&#8217;ingresso nella Ue ai cittadini russi </strong>che, dice lei, sono &#8220;ospiti&#8221; dei nostri Paesi ma ne approfittano per fare le loro porcherie da spie. Per carità, fate pure. Tenete però presente che i viaggiatori russi in Europa nel 2025 sono stati più di 500 mila, dei quali 161.121 in Italia, 156.547 in Francia (ma Macron non se li mangiava a colazione, i russi?) e 123,359 in Spagna (dati <em>Die Welt</em>). A parte alcune decine di spie acquattate nell&#8217;ombra, <strong>gli altri sono turisti paganti, non &#8220;ospiti&#8221;, e quasi sempre paganti pure bene.</strong> Glielo dice la Kallas agli operatori turistici e agli agenti di viaggio? La Kallas non lo sa ma siamo messi così bene che abbiamo la benzina a 2.039 euro al litro (se ti fai il pieno da solo fuori dalle autostrade, altrimenti vai a 2.124 se la fai in autostrada) e il diesel a 2.146, pur godendo del taglio delle accise. Sono gli stessi prezzi del 2022: quattro anni e mezzo di guerraper ritrovarci allo stesso punto.</p>



<p>Sempre la Kallas (mai un momento libero, la signora&#8230;) <strong>riporta in vita l&#8217;idea di prendere i 210 miliardi di asset russi </strong>&#8220;immobilizzati&#8221; (non &#8220;congelati&#8221;, tra poco vedremo perché) in Europa e passarli all&#8217;Ucraina. Anche qui il tempismo è tutto. Il 24 agosto, trentacinquesimo anniversario dell&#8217;indipendenza del Paese, <strong>Volodymyr Zelensky</strong> ha detto che all&#8217;Ucraina &#8220;servono molti più soldi&#8221; per difendersi dalla Russia. Salta fuori il drone di Lipsia e la Kallas propone di passargli 210 miliardi. Un&#8217;altra mossa della disperazione: nulla di quanto intrapreso finora dall&#8217;Europa ha raggiunto lo scopo prefissato (non dimentichiamo che era: sconfiggere la Russia sul campo) e quindi adesso proviamo con i soldi.</p>



<p>Intanto l&#8217;idea di riversare una tale montagna di denaro in un&#8217;Ucraina che, sia più o meno simpatico dirlo, è crivellata dagli scandali di corruzione fino a lambire la porta della Presidenza, e proprio nei settori in cui quei denari dovrebbero essere impiegati, lascia almeno perplessi. Ma poi la Kallas forse ignora quanto ha detto proprio nei giorni scorsi il Primo Ministro belga <strong>Bart De Wever</strong>: &#8220;I fondi della Banca Centrale Russa sono immobilizzati, non congelati. La maggior parte di essi si trova in Belgio, presso il depositario Euroclear. Sono immobilizzati per un periodo indeterminato. Questa è stata una decisione molto importante, perché non si possono semplicemente prelevare i soldi di qualcun altro. Non siamo in guerra con la Russia. L&#8217;Europa non è in guerra con la Russia. <strong>Non si possono semplicemente confiscare i soldi di qualcuno, sarebbe un atto di guerra. </strong>Non bisogna sottovalutare queste cose. Nella storia, non ci sono precedenti simili. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale, i fondi immobilizzati non sono stati confiscati. Se si facesse questo ora, sarebbe qualcosa di inaudito e comporterebbe gravi conseguenze&#8221;. A quanto pare, dunque, la Kallas vuole entrare in guerra con la Russia. Geniale.</p>



<p>Nel grande catino della disperazione, poi, <strong>entra anche l&#8217;unico che abbia diritto a provarne, ovvero il presidente ucraino Zelensky, </strong>che da quattro anni e mezzo fa di tutto per difendere il proprio Paese. Negli ultimi tempi ha provato ogni cosa: colpire le navi russe, e i russi hanno cominciato a colpire le sue e i suoi porti. Colpire le raffinerie russe, e i russi hanno colpito le sue centrali elettriche. Colpire i magazzini e le aziende, e i russi si sono messi a fare altrettanto. Alla fine è sbottato e ieri ha dichiarato quanto segue: &#8220;Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore e tutti coloro che utilizzano ancora i principali aeroporti russi: lo spazio aereo russo sta diventando completamente insicuro&#8230; I giorni sicuri nei cieli della Russia sono finiti&#8221;. Ha detto comunque che non colpirà aerei civili, ma «la presenza dei droni nei cieli della Russia sarà su una scala che deve essere considerata». </p>



<p>Molti si sono subiti sperticati a dire che Zelensky non ha minacciato di abbattere voli civili nei cieli della Russia. Ma alla fin fine quel che Zelensky ha detto in sostanza è: <strong>Noi lanciamo i nostri droni, se ci va di mezzo un vostro aereo sono cazzi vostri. </strong>O giù di lì. Disperazione pura. Su Mosca e altre città della Russia volano compagnie turche, qatariote, cinesi, emirati, bielorusse, indiane&#8230; Glielo dice lui a Modi o a Xi Jinping che gli ha abbattuto un aereo e sono cazzi suoi?</p>



<p>E alla via così, <strong>spacciando per strategia rattoppi sempre più colorati ed evidenti.</strong> Il nostro ministro Crosetto prende come consulente l&#8217;ex enfant prodige della politica ucraina, <strong>Mychaylo Fedorov</strong>, appena prima che salti fuori che da ministro della Difesa questi ha aperto una voragine da 27 miliardi nel budget del ministero della Difesa. Uscito da lì, il patriota Fedorov si è fatto fare un&#8217;esenzione dal servizio militare da una Ong finanziata dagli americani, dai quali si è subito recato per mettersi in affari. Gli americani dicono che <strong>l&#8217;ex generale Vannacci è un agente della Russia </strong>e subito il vice-premier Tajani si lancia a paventare influenze russe sulle elezioni del 2027, come se non fosse dal 2016, prima elezione di Trump, che andiamo avanti con queste pagliacciate. E come se non fosse chiaro che i voti a Vannacci serviranno soprattutto a impedire la formazione di un governo politico per farci tornare a un Mario Draghi o Mario Monti d&#8217;antan.</p>



<p>E Trump? Gli era andata bene con il Venezuela e non ha resistito a farla fuori dal vaso. Si è cacciato in un colossale pantano con la guerra contro l&#8217;Iran e ora, non sapendo più quale panzana sparare, riciccia ai giornalisti la storia che &#8220;tre mesi fa, secondo i dati disponibili, in Iran sono stati uccisi 52.000 manifestanti. Ora sento che il numero dei morti è aumentato di altri 20-25.000. Pertanto, il numero totale dei manifestanti uccisi è di circa 65.000&#8221;. Dimostrando tra l&#8217;altro di conoscere male non solo l&#8217;Iran ma anche l&#8217;aritmetica.</p>



<p>Va così, facendo finta di essere sani. A proposito: tante polemiche per la presenza del ministro delle Finanze russo, <strong>Anton Siluanov,</strong> al G20 negli Usa. Avrebbero dovuto ascoltarlo, invece. Soprattutto quando diceva: &#8220;Negli ultimi quattro anni, le spese per interessi sostenute dai Paesi del mondo per il servizio del debito pubblico sono aumentate del 50%, e i Paesi sviluppati stanno già destinando fino all&#8217;80% dei nuovi prestiti al rifinanziamento del debito esistente&#8221;. Lui ci spiega che siamo nei debiti fino alle ascelle e loro lo escludono dalla foto finale del G20, come se fossero in quinta elementare. E poi dicono il Titanic&#8230; </p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



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<p><strong>Riferimenti</strong></p>



<p>Per il &#8220;caso Litvinenko&#8221;: https://webarchive.nationalarchives.gov.uk/ukgwa/20160613090324/https://www.litvinenkoinquiry.org/report</p>



<p>Per il &#8220;caso Skripal&#8221;: https://www.rainews.it/video/2025/12/regno-unito-chiusa-inchiesta-caso-skripal-morte-dawn-sturgess-f6c7991b-8981-4f15-95cf-8373e617b48c.html</p>



<p>Per Stephen Bryen: https://it.insideover.com/guerra/lipsia-parla-stephen-bryen-fondatore-dellagenzia-anti-spionaggio-del-pentagono-troppe-cose-non-tornano.html</p>



<p>Per le dichiarazioni di Boris Pistorius: https://t.me/letteradamosca/37998</p>



<p>Per le dichiarazioni di Bart de Wever: https://t.me/letteradamosca/37962</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-drone-di-lipsia-ai-droni-di-zelensky-il-sapore-amaro-della-disperazione.html">Dal drone di Lipsia ai droni di Zelensky, il sapore amaro della disperazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gerusalemme: il piano segreto per Al-Aqsa che può incendiare il Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gerusalemme-il-piano-segreto-per-al-aqsa-che-puo-incendiare-il-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una proposta di ambienti statunitensi e israeliani si sta facendo strada per sottrarre alla Giordania la custodia storica della spianata. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi, calata l&#8217;attenzione mediatica su Gaza, si sta incendiando <strong>Gerusalemme</strong>, e nello specifico il sito più politicamente sensibile del Medio Oriente: la <strong>Spianata delle Moschee</strong>, il luogo che i musulmani chiamano <strong>Al-Haram al-Sharif</strong> e gli ebrei <strong>Monte del Tempio</strong>. Succede quando una proposta sostenuta da ambienti statunitensi e israeliani si sta facendo strada per sottrarre alla <strong>Giordania</strong> la custodia storica della spianata, e trasformarla in un complesso multireligioso che viene incontro alle sole <a href="https://it.insideover.com/video/israele-e-ben-gvir-colpire-il-singolo-per-proteggere-il-sistema" type="link" id="https://it.insideover.com/video/israele-e-ben-gvir-colpire-il-singolo-per-proteggere-il-sistema">esigenze israeliane</a>. La notizia, nata come indiscrezione raccolta dal sito filopalestinese <em>Middle East Eye</em> (non sempre affidabile, va detto) e poi confermata da analisti che seguono il conflitto, è una bomba a orologeria nella diplomazia mondiale e potrebbe innescare una nuova e gravissima ondata di violenze <a href="https://it.insideover.com/tag/israele" type="link" id="https://it.insideover.com/tag/israele">in tutta la regione</a>.</p>



<p>Bisogna però fare prima un passo indietro fino al <strong>1924</strong>, ben prima della nascita dello <strong>Stato di Israele</strong>, la dinastia degli <strong>Hashemiti</strong>, ossia la famiglia reale che governa la <strong>Giordania</strong>, esercita la custodia formale dei luoghi santi islamici e cristiani di Gerusalemme. Questo ruolo fu affidato loro quando la <strong>Palestina</strong> era sotto il <strong>mandato britannico</strong>, dopo che gli Hashemiti avevano perso il controllo delle città sante della <strong>Mecca</strong> e di <strong>Medina</strong> a favore della famiglia <strong>Al Saud</strong>, gli attuali governanti dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>.</p>



<p>Le cose sono cambiate in parte dopo la <strong>Guerra dei Sei Giorni</strong> del 1967, quando Israele ha occupato <strong>Gerusalemme Est</strong>, l&#8217;area in cui si trova la Spianata. Da allora, le autorità israeliane gestiscono la sicurezza esterna del sito, ma la gestione quotidiana e religiosa dell&#8217;area è rimasta formalmente in mano al <strong>Waqf</strong>, un organo religioso finanziato e controllato dal governo giordano. È un accordo che fa parte del cosiddetto <em>status quo</em> di Gerusalemme, un delicato equilibrio diplomatico riconosciuto anche nel <strong>trattato di pace tra Israele e Giordania del 1994</strong>. Per la monarchia di <strong>Amman</strong>, questa custodia non è solo una questione di prestigio e identità, ma una colonna portante della propria legittimità politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un centro multifede per far pregare i gruppi ebrei</h2>



<p>Di cosa parla il nuovo piano? Secondo quanto riportato da <strong>Daniel Seidemann</strong>, avvocato israelo-americano considerato tra i massimi esperti della storia e delle regole non scritte di Gerusalemme, la proposta prevederebbe la <strong>fine improvvisa</strong> dell&#8217;autorità del Waqf giordano: al suo posto, verrebbe creato un nuovo organismo istituito dal governo israeliano con un blando coinvolgimento di un consorzio internazionale e interreligioso, comprendente rappresentanti ebrei e di vari Paesi arabi o musulmani, con una possibile supervisione a rotazione.</p>



<p>L&#8217;obiettivo formale sarebbe dichiarare la Spianata un <strong>centro multi-fede</strong>, garantendo parità di accesso ai fedeli delle diverse confessioni e consentendo ufficialmente la preghiera ebraica in grandi gruppi all&#8217;interno del perimetro, cosa impensabile secondo le regole attuali. Oggi gli ebrei possono entrare solo come visitatori, ma senza pregare. Il sogno realizzato di ultranazionalisti come Ariel Sharon e gli stessi ministri considerati più &#8220;estremisti&#8221; del governo Netanyahu, come quello della Sicurezza nazionale <strong>Itamar Ben-Gvir</strong>, senza che la storia abbia preso sufficiente spazio nel dibattito internazionale. Eppure l&#8217;eliminazione della custodia giordana verrebbe percepita come un affronto inaccettabile da gran parte del mondo arabo e islamico.</p>



<p>Il <strong>deus ex machina</strong> dell&#8217;operazione sarebbe <strong>Jared Kushner</strong>, genero di <strong>Donald Trump</strong> e grande affarista nella West Bank: l&#8217;amministrazione statunitense ne avrebbe già discusso con diversi Paesi del Golfo e del Nord Africa, tra cui <strong>Bahrein</strong>, <strong>Egitto</strong>, <strong>Marocco</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti, al momento alle prese con l&#8217;umiliazione subita dagli Stati Uniti con l&#8217;Iran</strong>. La Casa Bianca ha definito il rapporto &#8220;totalmente falso&#8221; e il <strong>Segretario di Stato Marco Rubio</strong> ha dichiarato di non averne mai sentito parlare. Basterà a placare le acque? Negli stessi giorni, il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha respinto la richiesta della Procura Generale di limitare i poteri di <strong>Ben-Gvir</strong> sulle questioni di polizia più sensibili, comprese quelle che riguardano la Spianata delle Moschee, che Ben-Gvir vede come il più grande regalo che possa fare ai suoi sostenitori di estrema destra. Non a caso, le sue visite al sito, portatrici di gravi tensioni, sono servite come un omaggio a quella parte dell&#8217;elettorato.</p>



<p>Non parliamo di fantascienza, ma di una politica che <a href="https://it.insideover.com/luoghi/gerusalemme-est" type="link" id="https://it.insideover.com/luoghi/gerusalemme-est">si sta già concretizzando</a> a <strong>Gerusalemme Est</strong>. Lo stesso <strong>Daniel Seidemann</strong>, di solito cauto con le parole, ha recentemente dichiarato che la progressiva demolizione ed espulsione di residenti palestinesi in alcuni quartieri storici e nelle aree beduine limitrofe starebbe superando la definizione di <strong>occupazione</strong>, configurandosi ormai come una vera e propria forma di <strong>ingegneria demografica</strong> ed <strong>espulsione forzata</strong>.</p>



<p>A peggiorare le cose, c&#8217;è un dibattito europeo sempre indietro sui tempi riguardo ai possibili freni da apporre all&#8217;espansionismo israeliano. Dopo che l&#8217;Uniona Europea si è incartata sulle sanzioni a Ben-Gvir rinunciando a qualsiasi misura correttiva, Israele ha dichiarato persona non grata la voce diplomatica dell&#8217;Ue, <strong>Kaja Kallas</strong>, per aver detto in un incontro a porto chiuse che quello che avviene in Cisgiordania è &#8220;apartheid&#8221;: per tutta risposta la sua collega e commissaria Ue per il Mediterraneo si è presentata a Tel Aviv per scambiare sorrisi con il ministro degli Esteri di Tel Aviv, senza alcun rimprovero. In Italia continua a imperversare in tv <strong>Emanuele Fiano</strong>, Pd, la cui funzione è quella di ostacolare, dall&#8217;opposizione di sinistra, qualsiasi riforma radicale della nostra diplomazia nei confronti di Israele. Perché, spiega, se un cambiamento ci dovrà essere, arriverà dagli israeliani. Con questi argomenti spiega alla storica Paola Caridi: «Ditemi se hanno avuto effetto le sanzioni contro l&#8217;Iran. O le sanzioni contro la Russia». Insomma, campa cavallo.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Doppi standard e vuoto strategico: l’UE di fronte all’attacco Usa all’Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/doppi-standard-e-vuoto-strategico-lue-di-fronte-allattacco-usa-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=513665</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’illegittimità dell’attacco avrebbe offerto ai vertici UE l’occasione perfetta per affermare una propria linea autonoma. Invece...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/doppi-standard-e-vuoto-strategico-lue-di-fronte-allattacco-usa-alliran.html">Doppi standard e vuoto strategico: l’UE di fronte all’attacco Usa all’Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Durante la Conferenza degli Ambasciatori dell’UE, tenutasi a dieci giorni dall’attacco degli Usa e Israele contro l’Iran, la presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen</strong> ha osservato che l’Europa non può più svolgere il ruolo di «<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/speech_26_576">custode del vecchio ordine mondiale</a>». Da qui l’auspicio di una politica estera più realistica e guidata dai propri interessi. Tale discorso, data la sua discrepanza con i valori fondanti dell&#8217;Unione, ha <a href="https://ilmanifesto.it/ordine-internazionale-costa-contro-la-presidente-della-commissione">suscitato numerose critiche</a>, tra cui quelle del presidente del Consiglio europeo <strong>Antonio Costa </strong>e della vicepresidente della Commissione Teresa Ribera. Tuttavia, queste critiche finiscono per eclissare un problema di fondo ancora più grave: anche qualora le istituzioni europee intendessero assumere posizioni più realiste a scapito dei valori dell’Unione, esse faticano a delineare un orientamento geopolitico coerente con i propri interessi. La (non) reazione degli alti funzionari UE e della stessa von der Leyen ai raid contro l’Iran è emblematica di questo paradosso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il boomerang dei doppi standard europei</strong></h2>



<p>Giuridicamente, l’operazione Usa-Israele contro la Repubblica Islamica non può che qualificarsi come un’aggressione e, in quanto tale, come violazione del diritto internazionale. <strong>Il divieto di minaccia e di uso della forza, sancito dall&#8217;art. 2 della Carta ONU, costituisce una delle poche norme perentorie del diritto internazionale </strong>(<em>jus cogens</em>) ed è uno dei cardini dell’ordine globale affermatosi dopo il secondo conflitto mondiale. Bisogna inoltre sottolineare l’illegittimità dei cosiddetti «attacchi preventivi» poiché, come osservato dal cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, in mancanza di un quadro legale sovranazionale, ogni nazione può ritenere di avere le proprie buone ragioni per condurre un attacco preventivo, con l’effetto che, accogliendo la legittimità di guerre preventive, si rischierebbe di «<a href="https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-03/parolin-santa-sede-guerre-diplomazia-medio-oriente-iran.html">incendiare il mondo</a>». Ad ogni modo, anche ammettendo la legittimità di guerre preventive in casi estremi, occorre constatare che né Israele né l’amministrazione Trump hanno fornito informazioni credibili riguardo ai rischi che questo attacco avrebbe scongiurato, specialmente all’indomani di <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/mar/18/ignorance-misunderstanding-obfuscation-iran-nuclear-talks-trump">importanti concessioni da parte di Teheran sul proprio programma nucleare</a>.</p>



<p>Date queste premesse, vari governi, organi ONU e la Santa Sede non hanno tardato ad esprimersi contro i raid. I vertici delle istituzioni dell’UE, al contrario, si sono limitati a condannare la risposta iraniana. I post su X successivi ai bombardamenti <a href="https://x.com/kajakallas/status/2027683279789252990?s=46">dell’Alta rappresentante dell&#8217;Unione Kaja Kallas</a>, della presidente <a href="https://x.com/vonderleyen/status/2027797172196917643">della Commissione Ursula von der Leyen</a> e <a href="https://x.com/EP_President/status/2027710158562849185">della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola</a> finiscono per rovesciare i fatti: condannano duramente la risposta iraniana, evitando però di pronunciarsi sull’attacco iniziale di Usa e Israele.</p>



<p>Alla Conferenza degli Ambasciatori dell’UE, quando era ormai evidente che l’attacco di Usa e Israele fosse stato condotto senza alcuna chiara pianificazione militare, né tantomeno politica, e senza il dovuto rispetto del diritto internazionale umanitario, i vertici europei non sono comunque riusciti a formulare alcuna condanna, per quanto tiepida, dell’aggressione. Nel suo intervento alla conferenza, von der Leyen ha perfino evitato qualsiasi riferimento all’operazione militare, preferendo ricorrere al consueto accenno alla «situation in the Middle East» (formula già da tempo collaudata per riferirsi alla guerra a Gaza). Allo stesso modo, le <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/03/20/european-council-conclusions/">conclusioni adottate dal Consiglio europeo</a> il 19 marzo non fanno menzione dell’attacco iniziale di Usa e Israele, pur condannando severamente la risposta iraniana. La dicotomia aggredito-aggressore, così cara ai vertici UE nel parlare della guerra in Ucraina, raramente si applica nel caso del Medio Oriente e ancor meno in quello dell’Iran.</p>



<p>Non condannare un’aggressione poiché diretta contro un regime equivale a voler stabilire, in maniera discrezionale, quali Paesi possono beneficiare del diritto internazionale e quali no, quali Paesi possono invece calpestarlo e quali no. Una logica del resto resa esplicita dal cancelliere Merz in un <a href="https://www.bundesregierung.de/breg-en/news/chancellor-statement-near-east-2409224">comunicato stampa all’indomani dell’attacco</a> e ribadita implicitamente dalla presidente del Parlamento europeo in una <a href="https://www.avvenire.it/mondo/metsola-liran-e-una-minaccia-globale-lue-eviti-lescalation_105386">recente intervista a L’Avvenire</a>.</p>



<p>Questi doppi standard non riflettono solamente una carenza etica della nostra leadership, ma anche e soprattutto un’inadeguata percezione della realtà in cui essa opera. <strong>Essi infatti contribuiscono all’erosione del diritto internazionale che i leader dell’UE lamentano spesso,</strong> da ultimo per contrastare le ambizioni di Trump nei confronti della Groenlandia. Tornando al discorso di von der Leyen, appare quindi evidente che la salvaguardia dell’ordine mondiale e del diritto internazionale non costituisce un ostacolo al perseguimento degli interessi dell’UE in politica estera, bensì è funzionale al loro raggiungimento. In particolare, l’adozione di una retorica meno schierata e maggiormente fondata sul diritto internazionale rappresenta un passaggio chiave per ampliare gli spazi di manovra in un mondo sempre più multipolare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un attacco contrario agli interessi dell’UE</strong></h2>



<p>La mancata messa in discussione da parte dei vertici dell’UE dell’opportunità strategica dell’attacco dimostra non solo un completo asservimento verso partner sempre meno affidabili, ma anche una mancata comprensione della natura del regime iraniano, specialmente per quanto riguarda la sua <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iC6X3lE17M0">struttura di potere collegiale</a>. Difatti, l’effetto paradossale dei raid, e in particolare l’uccisione di Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e figura chiave nell’establishment conservatore, è quello di accelerare l’avvento al potere di un’élite interna al regime più giovane e meno incline al compromesso, proveniente in larga parte dall’apparato delle Guardie rivoluzionarie, <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/02/19/eu-terrorist-list-council-designates-the-islamic-revolutionary-guard-corps-as-a-terrorist-organisation/">designate come organizzazione terroristica</a> dal Consiglio dell’UE a febbraio. Tra le figure più influenti di quest’élite spicca il portavoce del Parlamento ed ex sindaco di Teheran <strong>Mohammad Baqer Qalibaf,</strong> la cui ascesa è già sancita dalla sua nomina a capo delegazione per i negoziati a Islamabad. Raramente le azioni dei partner dell’UE sono state così manifestamente contrarie all’interesse europeo. </p>



<p>L’illegittimità dell’attacco, l’assenza di consultazioni preventive e l’approssimazione con cui esso è tuttora condotto avrebbero offerto ai vertici delle istituzioni UE l’occasione perfetta per affermare una propria linea autonoma a salvaguardia dei propri interessi. Ciò avrebbe rappresentato un passaggio verso quel profilo geopolitico indipendente auspicato da molti e necessario secondo il <a href="https://commission.europa.eu/document/download/97e481fd-2dc3-412d-be4c-f152a8232961_en?filename=The%20future%20of%20European%20competitiveness%20_%20A%20competitiveness%20strategy%20for%20Europe.pdf">Rapporto Draghi</a> alla competitività dell’Unione. Purtroppo, la retorica finora adottata dai suoi massimi funzionari lascia intendere che l’UE non abbandonerà la sua passività rispetto alle azioni dei suoi partner nella regione, per quanto esse possano risultare avverse ai suoi inter</p>
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		<title>L&#8217;Europa, al guinzaglio degli Usa, rimane paralizzata davanti a Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/leuropa-al-guinzaglio-degli-usa-rimane-paralizzata-davanti-a-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 10:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il centro gravitazionale della Commissione europea è ancorato a una visione del mondo che esiste solo nelle promesse elettorali di Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/leuropa-al-guinzaglio-degli-usa-rimane-paralizzata-davanti-a-israele.html">L&#8217;Europa, al guinzaglio degli Usa, rimane paralizzata davanti a Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>È doloroso ricostruire i posizionamenti di <strong>Ursula von der Leyen</strong>, presidente della Commissione europea, sulla guerra in Iran. Iniziamo dal 28 febbraio: <strong>Donald Trump</strong> annuncia l’inizio dell&#8217;attacco con un video in cui invita apertamente gli iraniani a rovesciare il proprio governo. Promette che l’America li sosterrà con una forza “schiacciante e devastante”, mentre i raid militari colpiscono il regime.</p>



<p>3 marzo: con una solerzia che avrebbe fatto arrossire i falchi dell&#8217;era Bush, <strong>Von der Leyen</strong> prende per buona questa impostazione e la rilancia. Dopo l&#8217;assassinio della guida suprema iraniana, appoggia l&#8217;idea di un <strong>cambio di regime</strong> come obiettivo del conflitto senza consultarsi con nessuna capitale europea, parla di <strong>transizione democratica</strong> e attribuisce il caos esclusivamente all’Iran, senza menzionare nemmeno di striscio le responsabilità statunitensi e israeliane. Anche nei giorni successivi continuerà a mantenere questa linea. Con lei, <strong>Roberta Metsola</strong> e <strong>Pina Picierno</strong>, rispettivamente presidente e vicepresidente del Parlamento Ue, che accolgono con toni entusiasti l&#8217;uccisione di <strong>Khamenei</strong> e parlano di opportunità radiose per gli iraniani.</p>



<p>Ma ecco che il 1 aprile <strong>Trump</strong> cambia versione. In un discorso televisivo nega che il “regime change” sia mai stato un obiettivo reale, sostenendo di non averlo mai detto. A quel punto afferma invece di voler chiudere la guerra mantenendo in piedi la Repubblica islamica, in una logica più simile a un <strong>contenimento</strong> che a un rovesciamento del potere. La vecchia cara idea di esportare la democrazia <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-trump-si-sgancia-da-netanyahu-e-neocon-e-accetta-la-tregua.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/iran-trump-si-sgancia-da-netanyahu-e-neocon-e-accetta-la-tregua.html">viene riposta</a> nel cestino dei rifiuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un’Europa esposta e senza leve</strong></h3>



<p>L&#8217;Europa si è ritrovata a gestire l&#8217;<strong>instabilità energetica</strong> del disastro iraniano, con i prezzi del gas che schizzavano e il <strong>Qatar</strong> che fermava la produzione, mentre la sua massima rappresentante si esponeva a figuracce storiche seguendo i desiderata di una superpotenza che non la consulta neppure.</p>



<p>Non è la prima volta che succede e non sarà l&#8217;ultima. Già in passato, come nel caso del <strong>Venezuela</strong>, la leadership europea aveva dato credito agli obiettivi dichiarati dagli Stati Uniti, salvo poi trovarsi scoperta come un porcospinto cappottato quando questi cambiavano. Anche in quell&#8217;occasione, la presidente della Commissione ha finito per sostenere una linea che si è rivelata rapidamente instabile. Ogni volta l&#8217;Ue si allinea ai desiderata di Washington, e resta esposta quando questi vengono riformulati. E ogni volta che accade, diventa più difficile considerare quella posizione come <strong>autonoma</strong> o <strong>credibile</strong>.</p>



<p>Insieme a <strong>Von der Leyen</strong>, anche il Segretario Generale della Nato, <strong>Mark Rutte</strong>, sembra interpretare il ruolo della spalla servile che <a href="https://www.ft.com/content/fd35d028-3611-43c3-996b-8a400cb08294?syn-25a6b1a6=1" type="link" id="https://www.ft.com/content/fd35d028-3611-43c3-996b-8a400cb08294?syn-25a6b1a6=1">non legge mai</a> l&#8217;ultima pagina del copione. Lui e <strong>Kaja Kallas</strong> pensano a difendere i Paesi europei dall&#8217;accusa di non aver aiutato subito &#8220;daddy&#8221; <strong>Trump</strong> contro l&#8217;Iran, il primo dicendo che c&#8217;è da capirli, i &#8220;lenti&#8221; europei, perché sono stati colti di sorpresa, la seconda spiegando che i Paesi del Golfo e <strong>Netanyahu</strong> non hanno aiutato troppo con l&#8217;Ucraina, quando invece si dovrebbe dire che la guerra era ed è <strong>illegale</strong> e non era condivisa da praticamente nessun membro Ue.</p>



<p>Stessa storia riguarda l&#8217;<strong>espansionismo israeliano</strong>. Perché l’Ue, pur essendo uno dei principali partner economici di Israele, non riesce a esercitare una <strong>pressione concreta</strong> sul governo israeliano, nemmeno davanti a crisi umanitarie catastrofiche?</p>



<p>Tra gli strumenti ci sarebbe l’<strong>Accordo di associazione con Israele</strong>, che regola una relazione economica molto ampia, circa 68 miliardi di euro l’anno, e che potrebbe teoricamente essere sospeso o modificato. Ma la risposta europea si è limitata finora soprattutto a dichiarazioni politiche. Le proposte di <strong>sanzioni</strong> più dure non hanno mai trovato un consenso sufficiente negli scorsi due anni, e dopo il cessate il fuoco di ottobre il treno sembra essere passato.</p>



<p>Su Israele le posizioni sono molto diverse. Paesi come <strong>Irlanda</strong>, <strong>Spagna</strong> e <strong>Slovenia</strong> sono più inclini a criticare apertamente Israele e a sostenere misure di pressione. Altri, come la <strong>Germania</strong> e l’<strong>Austria</strong>, sono più cauti, anche per ragioni storiche e politiche legate al rapporto con Israele. Inoltre, governi come quello ungherese di <strong>Viktor Orbán</strong> hanno in più occasioni bloccato o rallentato iniziative comuni, anche quando riguardavano misure relativamente limitate. Più d&#8217;ogni altro aspetto, conta il fatto che l’<strong>Unione Europea</strong> è tenuta al guinzaglio dal principale alleato di Israele e allo stesso tempo considera l’Iran, coinvolto indirettamente nel conflitto attraverso gruppi alleati come <strong>Hezbollah</strong>, un attore ostile. La mancanza di azione ha minato la <strong>credibilità internazionale</strong> dell&#8217;Ue e ha scavato un fossato tra élite politiche e opinione pubblica.</p>



<p>Miracolosamente risparmiato, per ora, da rappresaglie vistose, <strong>Pedro Sánchez</strong> resta un caso raro di leader Ue che prova a sollevare dubbi sulla <strong>legalità internazionale</strong> di un&#8217;aggressione unilaterale. Il centro gravitazionale della Commissione e dell&#8217;Alleanza atlantica rimane ancorato a una visione del mondo che non esiste più, o che esiste solo nelle promesse elettorali di un <strong>Trump</strong> che cambia idea ogni tre post su Truth Social. Non si sa bene come abbiano fatto, ma i Paesi nordici e baltici con il loro allineamento filoamericano radicale, venato di antiarabismo, liberal nazionalismo etnico e disprezzo per il Sud Europa sono riusciti a pesare molto più di quelli mediterranei.</p>



<p>Mentre il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong> vola a Washington per allinearsi ulteriormente, l&#8217;opinione pubblica europea osserva un continente che ha smesso di produrre una <strong>visione propria</strong>, limitandosi a fare l&#8217;eco a una voce che spesso mente sapendo di mentire. Se la moda geopolitica forse esagera nelle sue richieste di cinismo, non sarebbe male se la geopolitica europea preservasse almeno un po&#8217; di <strong>memoria</strong>, anziché far prevalere un idealismo di facciata che serve solo a coprire una totale mancanza di leve reali. Alla fine, ciò che resta è un&#8217;istituzione che parla di valori mentre la brutalità di <strong>Trump</strong> la scavalca e la umilia.</p>



<p>Figure come <strong>Rutte</strong>, <strong>Von der Leyen</strong>, <strong>Metsola</strong>, <strong>Kallas</strong> sono un prodotto della <strong>competenza senza autonomia</strong>: gente qualificata, perfettamente allineata ai codici del sistema internazionale, ma che assimila e ripete roboticamente narrazioni altrui invece di costruirle. Fenomeno presente anche in media progressisti, peraltro. Con questa nomenclatura, il problema non è più solo di <strong>Trump</strong>, ma della capacità europea di interpretare il proprio <strong>declino</strong> e riconoscere gli imbrogli di chi quel destino lo vuole monetizzare. Con questa credulità, si rischia di marchiare la bara nella quale l&#8217;Ue si seppellirà da sola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/leuropa-al-guinzaglio-degli-usa-rimane-paralizzata-davanti-a-israele.html">L&#8217;Europa, al guinzaglio degli Usa, rimane paralizzata davanti a Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-meloni-vola-nel-golfo-e-dissente-da-trump-ma-mezza-ue-sceglie-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 15:29:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgia Meloni" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Di fronte all'emergenza energetica, i Paesi "storici"  della Ue cercano rimedi ma l'ex-Est si schiera con gli Usa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgia Meloni" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il viaggio, improvviso ma non improvvisato e tenuto parzialmente segreto anche ai Paesi alleati e ai partner di Governo, di <strong>Giorgia Meloni</strong> nei Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, non Kuwait per ragioni di sicurezza) certifica l&#8217;ennesimo episodio in cui l&#8217;Unione Europea si rivela drammaticamente incerta di fronte a un&#8217;emergenza, quella energetica, che riguarda l&#8217;intero continente. Del resto la Meloni è stata chiara: si tratta di &#8220;difendere i nostri interessi nazionali&#8221;. E se <strong>per lo Stretto di Hormuz passano petroliere indiane, giapponesi e francesi, vuol dire che con l&#8217;Iran si può trattare</strong> (e infatti si dice che anche l&#8217;Italia abbia contatti in ballo, anche se nessuno lo confermerà mai) e che in ogni caso siamo all&#8217;ognuno per sé.</p>



<p><strong>Ai Paesi arabi che ci forniscono il 15% del petrolio e il 10% del gas </strong>l&#8217;Italia chiederà probabilmente uno sforzo supplementare, nella speranza che la guerra finisca il più presto possibile, prima che i propositi di razionamento del carburante per aereo, il diesel a 3 euro e i rincari in bolletta diventino troppo costosi: per le famiglie in primo luogo, e per il consenso dei governi subito dopo.</p>



<p>Quel riferimento agli &#8220;interessi nazionali&#8221; dice tante cose. Tra l&#8217;altro il senso di abbandono e solitudine rispetto a una reazione comunitaria che latita mentre abbondano altre iniziative: su tutte, la decisione dell&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia (IEA) che con voto unanime ha stabilito di liberare <a href="https://youtu.be/GmDnCSHyU4Y?si=cJ9E8q1jkQz48rSX">400 milioni di barili</a> delle riserve strategiche dei 32 Paesi che ne fanno parte (la quota dell&#8217;Italia, poco meno di 10 milioni di barili, equivale al 2,5% del totale), <strong>equivalenti a 16 giorni della produzione petrolifera giornaliera.</strong> Anche il G7 sta pensando a qualcosa di analogo.</p>



<p>Quello dell&#8217;IEA non è l&#8217;unico provvedimento che i Governi e le istituzioni possono prendere per alleviare l&#8217;emergenza. Ma in ogni caso una scorta aggiuntiva di 16 giorni prevede ovviamente che la guerra si concluda in tempi relativamente brevi. Purtroppo l&#8217;IEA ha preso la sua decisione l&#8217;11 marzo, i 16 giorni sono passati e la fine della guerra in Iran, con il relativo blocco dello Stretto di Hormuz, non è nemmeno all&#8217;orizzonte. Così come <strong>ancora da vedere è un&#8217;iniziativa unitaria dell&#8217;Unione Europea </strong>per intervenire su questa ennesima emergenza. Il massimo di europeo che abbiamo visto finora è stata, dopo l&#8217;approvazione della <a href="https://www.affarinternazionali.it/il-consiglio-di-sicurezza-adotta-una-risoluzione-contro-gli-attacchi-iraniani-ai-paesi-del-golfo/">Risoluzione 2817 al Consiglio di sicurezza Onu</a>, la lettera dei 7 Paesi (quattro UE, cioè Francia, Germania, Italia e Olanda, più Canada, Giappone e Regno Unito) per segnalare <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2026/03/20/news/piano_sette_paesi_liberare_stretto_hormuz-425233543/">una disponibilità a lavorare per la libera navigazione nello Stretto di Hormuz,</a> ma solo a guerra finita e sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa che approva la guerra di Trump</h2>



<p>Non solo. Nei primi giorni della guerra israelo-americana all&#8217;Iran abbiamo assistito a una serie di prese di posizione delle autorità comunitarie (la presidente della Commissione <strong>Ursula von der Leyen</strong>, il presidente del Consiglio <strong>Antonio Costa</strong>, la responsabile della politica estera <strong>Kaja Kallas</strong>, il commissario all&#8217;Economia <strong>Valdis Dombrovskis</strong>) tutte centrate sulla necessità di mantenere alta la pressione sulla&#8230; Russia. Il che, stante l&#8217;invasione del febbraio 2022, è più che comprensibile ma che, con il Golfo Persico in fiamme, non pare esattamente il primissimo pensiero, soprattutto per un&#8217;Europa che in pratica ha tagliato tutti i ponti con i rifornimenti energetici in arrivo da Est. Non solo: l&#8217;Unione Europea di fatto si è schierata contro due suoi Paesi membri (anche se ostruzionisti e ribelli) come Slovacchia e Ungheria e al fianco dell&#8217;Ucraina <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/ungheria-e-ucraina-altri-venti-di-guerra.html">nella disputa sull&#8217;oleodotto Druzhba</a>, che porta il petrolio appunto a quella parte di Europa, spingendo così Fico e Orban a bloccare il prestito Ue di 90 miliardi che sarebbe linfa vitale per Kiev.</p>



<p>Non si immagina, ovviamente, che Bruxelles, in nome della nuova emergenza energetica, possa riaprire le porte a Mosca, soprattutto con la guerra che ancora infuria. Ma una tale disforia ha del clamoroso. Ci piacerebbe attribuire il paradosso alla scarsa lungimiranza della classe politica europea che in altre occasioni ci è parso di scorgere, e che sul tema dell&#8217;energia è stata perfettamente descritta da <strong>Giuseppe Gagliano </strong>proprio in queste pagine in un articolo non a caso intitolato <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-nella-trappola-energetica-che-si-e-costruita-da-sola.html">L&#8217;Europa nella trappola energetica che si è costruita da sola.</a> Ma temiamo che il problema sia più importante di così. Nella realtà, mentre la Meloni corre nel Golfo per difendere gli &#8220;interessi nazionali&#8221; e dice di non essere d&#8217;accordo con Trump (posizione abbracciata, in un modo o nell&#8217;altro anche dai leader di Germania e Regno Unito, per non parlare di Macron che con Trump ormai si prende a male parole o di Sanchez in Spagna) e con la guerra all&#8217;Iran, <strong>una grossa fetta dell&#8217;Europa comunitaria sceglie la strada esattamente opposta.</strong></p>



<p>La Bulgaria ha un accordo con Washington per far decollare dall&#8217;aeroporto di Vassil Levski gli aerei Usa che vanno a bombardare l&#8217;Iran. Dopo pochi giorni dall&#8217;inizio della spedizione israelo-americana, il Parlamento della Romania ha approvato la concessione della base militare di Costanza per il dispiegamento di 10 mila soldati americani. Il Kosovo, anche se Paese candidato e riconosciuto solo da 22 Paesi membri su 27, appoggia la guerra all&#8217;Iran. Idem i tre Paesi del Baltico, la Repubblica Ceca, l&#8217;Albania e la Nord Macedonia (Paese candidato). <strong>Anche la Polonia appoggia gli Usa </strong>e non ha mandato i Patriot nel Golfo persico solo perché, come ha detto il ministro della Difesa <strong>Wladyslaw Kosiniak-Kamysz</strong>, servono a tenere a bada la Russia.</p>



<p>In queste condizioni, <strong>per la Ue è oggettivamente impossibile costruire un&#8217;azione politica unitaria.</strong> Se poi pensiamo che i tre commissariati Ue oggi più importanti, Esteri, Economia e Difesa, sono affidati a tre esponenti dei Paesi baltici (l&#8217;estone Kallas, il lettone Dombrovskis e il lituano <strong>Andrius Kubilius</strong>), ci rendiamo conto che si sta realizzando il piano a lungo perseguito dagli Usa e implementato con l&#8217;allargamento del 2004-2005: costruire un vallo politico anti-russo sul fianco Est dell&#8217;Unione, contenere la Russia e progressivamente intaccare l&#8217;influenza predominante dentro la Ue dei Paesi fondatori dell&#8217;Europa occidentale. Un <em>Drang nach Osten </em>cui l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina decisa da Vladimir Putin ha dato l&#8217;impulso finale.   </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-meloni-vola-nel-golfo-e-dissente-da-trump-ma-mezza-ue-sceglie-gli-usa.html">La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Sospendere l’accordo UE-Israele&#8221;: la legge sulla pena di morte per i palestinesi diventa un banco di prova per Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sospendere-laccordo-ue-israele-la-legge-sulla-pena-di-morte-per-i-palestinesi-diventa-un-banco-di-prova-per-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:52:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=511267</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ue-Israele Ben Gvir" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Knesset ha approvato una legge che introduce la pena di morte esclusivamente per i palestinesi in Cisgiordania, scatenando accuse di violazione dell’Articolo 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele e una petizione con oltre 500.000 firme per sospenderlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sospendere-laccordo-ue-israele-la-legge-sulla-pena-di-morte-per-i-palestinesi-diventa-un-banco-di-prova-per-bruxelles.html">&#8220;Sospendere l’accordo UE-Israele&#8221;: la legge sulla pena di morte per i palestinesi diventa un banco di prova per Bruxelles</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ue-Israele Ben Gvir" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260331112938917_081958f229b477d2f0b1b62a02696986-e1774949461201.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’approvazione da parte della Knesset <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2026-01-13/ty-article/.premium/knessets-death-penalty-bill-for-terrorists-mandates-execution-by-hanging/0000019b-b6a6-d6d3-a59b-b7af74670000">di una legge che introduce la pena di morte esclusivamente per i palestinesi</a> rappresenta una chiara <strong>violazione dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Israele</strong>. È quanto sostengono numerosi esperti di diritto internazionale, organizzazioni per i diritti umani e rappresentanti politici europei, mentre una petizione ha già superato le 500.000 firme chiedendo la sospensione totale del trattato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">EU-Israel Association Agt, which proclaims respect for human rights &amp; democratic principles as its &quot;essential element&quot;, has yet to be suspended.<br><br>&quot;The adoption of this bill would risk undermining Israel’s commitments with regards to democratic principles.&quot;<a href="https://t.co/ptOoJokpl3">https://t.co/ptOoJokpl3</a> <a href="https://t.co/VNCoBXyf8z">https://t.co/VNCoBXyf8z</a> <a href="https://t.co/qvOryoSQiV">pic.twitter.com/qvOryoSQiV</a></p>&mdash; Sergey Vasiliev (@sevslv) <a href="https://twitter.com/sevslv/status/2038623201765330982?ref_src=twsrc%5Etfw">March 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La nuova norma, approvata ieri dal Parlamento israeliano, prevede l’applicazione della pena capitale nei tribunali militari della Cisgiordania per reati definiti “terroristici”. <em>La legge si applica solo ai palestinesi e non ai cittadini israeliani</em>, consolidando – secondo l’Onu – il regime di segregazione razziale e apartheid già denunciato a livello internazionale. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Palestina ha reagito con durezza: «Israele deve abrogare immediatamente questa legge discriminatoria, che contrasta con gli obblighi del Paese sotto il diritto internazionale. <strong>L’applicazione della pena di morte in questo contesto violerebbe il divieto di punizioni crudeli, inumane o degradanti e rafforza ulteriormente la violazione del divieto di apartheid</strong>».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israel must immediately repeal the discriminatory death penalty law passed today by the Knesset, as it contravenes Israel’s obligations under international law.<br>The United Nations opposes the death penalty under all circumstances. The implementation of this new law would violate…</p>&mdash; UN Human Rights Palestine (@OHCHR_Palestine) <a href="https://twitter.com/OHCHR_Palestine/status/2038703293845881164?ref_src=twsrc%5Etfw">March 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L’Articolo 2 al centro della controversia</h2>



<p>Al centro dello scontro c’è <strong>l’Articolo 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele</strong>, in vigore dal 1995, che recita testualmente:</p>



<p><em>«Le relazioni tra le Parti, così come tutte le disposizioni dell’Accordo stesso, si baseranno sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano la loro politica interna e internazionale e costituiscono un elemento essenziale di questo Accordo.»</em></p>



<p>Tale clausola rappresenta la <strong>condizione fondamentale su cui si basa l&#8217;accordo con l&#8217;Ue</strong>, e garantisce a Israele <strong>accesso privilegiato al mercato unico europeo</strong>, cooperazione scientifica, tecnologica e politica. L’europarlamentare irlandese <strong>Barry Andrews</strong> ha rivolto un appello diretto alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Dear <a href="https://twitter.com/vonderleyen?ref_src=twsrc%5Etfw">@vonderleyen</a>, have you read the EU/Israel Association Agreement?  🇪🇺🇮🇱 <a href="https://t.co/ZagAlwQ3IK">https://t.co/ZagAlwQ3IK</a> <a href="https://t.co/KCg1lsFCe0">pic.twitter.com/KCg1lsFCe0</a></p>&mdash; Barry Andrews MEP (@BarryAndrewsMEP) <a href="https://twitter.com/BarryAndrewsMEP/status/2038615339391455671?ref_src=twsrc%5Etfw">March 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La petizione che chiede la sospensione dell&#8217;accordo con Israele ha già superato le 500 mila firme</h2>



<p>In parallelo, <a href="https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home">una <strong><em>European Citizens’ Initiative</em></strong> ha raccolto in pochi giorni oltre 500.000 firme</a>. Il testo della petizione è particolarmente duro: «Secondo la Commissione europea, lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza. Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra». </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Cos&#39;abbiamo a che fare con un Paese che si sceglie a ministro un ceffo del genere? <br>Firmiamo l&#39;iniziativa dei cittadini europei per la sospensione totale dell&#39;accordo di associazione UE-Israele. 👇link nei commenti <a href="https://t.co/tYo1Vxu8zc">https://t.co/tYo1Vxu8zc</a></p>&mdash; raffaele oriani (@rafforiani) <a href="https://twitter.com/rafforiani/status/2038696629268594991?ref_src=twsrc%5Etfw">March 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ciononostante, si legge, «<strong>l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele, pietra miliare della cooperazione commerciale bilaterale</strong>, economica e politica tra l’UE e Israele. I cittadini dell’UE non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità.» La petizione invita formalmente la Commissione europea a presentare al Consiglio una <strong>proposta di sospensione totale dell’Accordo di Associazione</strong>.</p>



<p>Resta da vedere se l’Unione Europea applicherà con coerenza la clausola sui diritti umani scritta nel proprio accordo o se continuerà a privilegiare gli interessi strategici ed economici rispetto ai principi che dichiara di difendere. <strong>Dopo svariati pacchetti sanzioni contro la Russia e zero misure contro Tel Aviv, difficile attendersi molto da Bruxelles</strong>. </p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><br><br><br></p>
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		<title>Stretto di Hormuz, la lezione iraniana che umilia l’Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-la-lezione-iraniana-che-umilia-loccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:34:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=511040</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-768x450.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-1536x899.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-600x351.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La superiorità tecnologica di Europa e Stati Uniti non coincide più automaticamente con la capacità di garantire l’ordine marittimo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-la-lezione-iraniana-che-umilia-loccidente.html">Stretto di Hormuz, la lezione iraniana che umilia l’Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-768x450.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-1536x899.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/stretto-di-hormuz-600x351.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Hormuz:<strong> l’Europa senza forza, Washington senza previsione, l’Iran con una strategia di interdizione che costa poco e rende moltissimo</strong>. Lo scoppio del <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-houthi-entrano-in-guerra-e-attaccano-israele-la-terza-guerra-del-golfo-arriva-al-mar-rosso.html">conflitto nel Golfo Persico</a></strong> ha prodotto un effetto che da solo demolisce la retorica occidentale sulla sicurezza marittima: lo Stretto di Hormuz è stato quasi paralizzato non da una battaglia navale classica, ma dalla <strong>combinazione tra minaccia iraniana, rischio assicurativo e panico commerciale.</strong> Secondo Reuters, nella settimana conclusa il 15 marzo le esportazioni di greggio del Golfo sono crollate di almeno il 60%, mentre Hormuz è rimasto di fatto quasi chiuso. Eppure da quel passaggio transitano normalmente circa un quinto del petrolio consumato nel mondo e più di un quarto del commercio petrolifero mondiale via mare; <strong>vi passa anche circa un quinto del commercio globale di gas naturale liquefatto.</strong></p>



<p>Il punto essenziale è che Teheran non ha bisogno di chiudere materialmente lo Stretto in modo totale e permanente. Le basta renderlo insicuro, intermittente, troppo costoso da attraversare. Questa è la vera vittoria iraniana: non l’interdizione assoluta, ma <strong>la trasformazione di Hormuz in uno spazio economicamente tossico. </strong>Il mercato si è fermato da solo. Le petroliere hanno rallentato, gli armatori hanno sospeso, gli assicuratori hanno alzato i premi, i produttori hanno iniziato a tagliare o stoccare. È la dimostrazione che nel mondo contemporaneo il dominio di un <em>choke point</em> non dipende solo dalla potenza di fuoco, ma dalla capacità di contaminare il calcolo del rischio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli strumenti militari di Teheran</strong></h2>



<p>L’Iran possiede da anni una dottrina navale costruita esattamente per questo scenario. L’<em>Office of Naval Intelligence </em>degli Stati Uniti descrive una forza pensata per operare nello Stretto di Hormuz combinando navi di superficie, sommergibili, mine navali, missili da crociera costieri e mezzi aerei. Il nucleo operativo, soprattutto nella componente dei pasdaran, è una strategia asimmetrica di negazione dell’accesso: sciami di unità veloci, attacchi multipli, pressione costante, saturazione delle difese avversarie. Anche la <em>Defense Intelligence Agency </em>americana rileva che sciami di piccole imbarcazioni, ampio inventario di mine e missili antinave possono compromettere seriamente il traffico nello stretto.</p>



<p>Il primo strumento sono le <strong>mine navali</strong>, che restano l’arma più semplice e forse la più efficace. Non servono grandi quantità per bloccare il traffico: basta il sospetto credibile della loro presenza. Una guerra di mine non distrugge necessariamente molte navi, ma obbliga a lente e pericolose operazioni di bonifica, impone scorte specializzate, allunga i tempi e <strong>rende ogni transito una scommessa. </strong>In uno spazio ristretto come Hormuz, il solo rischio di minatura è già un’arma strategica. Reuters segnala che i timori legati a droni, missili e mine sono stati uno dei fattori chiave della paralisi commerciale e della riluttanza europea a entrare in quel teatro.</p>



<p>Il secondo strumento è costituito dai&nbsp;<strong>missili antinave schierati lungo la costa e sulle isole iraniane</strong>. In un corridoio marittimo così stretto, una batteria costiera vale più di una flotta dispersa. L’Iran non deve cercare lo scontro in mare aperto: può attendere il nemico in un passaggio obbligato e minacciare petroliere, scorte e unità logistiche da posizioni relativamente protette. L’ONI indica proprio le unità missilistiche costiere come parte integrante del dispositivo iraniano nello stretto.</p>



<p>Il terzo strumento è la tattica degli&nbsp;<strong>sciami di mezzi veloci</strong>. È la forma più classica e più umiliante della guerra asimmetrica: motoscafi armati, piccole unità d’assalto, piattaforme leggere che costringono una marina superiore a disperdere il fuoco, moltiplicare la sorveglianza e vivere in uno stato di allerta permanente. Non servono per forza grandi affondamenti. Basta creare caos, incertezza, saturazione. La DIA e l’ONI identificano proprio questi sciami come una componente centrale della capacità iraniana di disturbare gravemente la navigazione a Hormuz.</p>



<p>Il quarto strumento è la componente subacquea: <strong>sommergibili leggeri e mini sommergibili</strong>, particolarmente adatti ad acque costiere e bassi fondali. In un teatro simile possono essere impiegati per imboscate, ricognizione, infiltrazione e posa clandestina di mine. Non hanno bisogno di dominare il mare; basta che costringano l’avversario a proteggere ogni tratto di rotta, ogni nave di bonifica, ogni convoglio commerciale. Anche questa è una forma di vittoria asimmetrica: <strong>non distruggere tutto, ma obbligare il nemico a difendere tutto.</strong></p>



<p>Il quinto strumento è l’integrazione tra&nbsp;<strong>droni, sorveglianza e designazione bersagli</strong>. Oggi il drone non è solo un’arma d’attacco, ma un moltiplicatore di efficacia per missili, mine e unità veloci. Consente di seguire i movimenti, correggere il tiro, individuare varchi, mettere pressione costante sul traffico commerciale. Reuters collega esplicitamente droni, missili e mine alla scelta europea di non estendere Aspides a Hormuz. Questo significa che Bruxelles conosce la minaccia, ma non dispone della volontà politica e della massa militare necessarie per affrontarla.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa militare non esiste</strong></h2>



<p>Qui emerge la debolezza europea in tutta la sua evidenza. I ministri degli Esteri dell’Unione hanno mostrato, nelle parole di <strong>Kaja Kallas,</strong> nessuna reale disponibilità ad ampliare la missione Aspides fino a includere Hormuz. La missione resta concentrata sul Mar Rosso, dove peraltro non è riuscita a riportare i traffici ai livelli precedenti alla crisi. Il messaggio è semplice: <strong>l’Europa dipende da queste rotte energetiche, ma non è in grado di difenderle </strong>in un ambiente saturo di mine, missili, droni e minacce asimmetriche. Non si tratta soltanto di prudenza politica. È il riconoscimento di una insufficienza strutturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il fallimento americano</strong></h2>



<p>Anche Washington esce male da questa crisi. Non perché ignorasse le capacità iraniane, ma perché le ha sottovalutate sul piano politico. Gli apparati americani conoscono da anni la dottrina di interdizione iraniana. Conoscono il ruolo delle mine, dei missili costieri, degli sciami di barchini, dei sommergibili leggeri. Conoscono anche il peso decisivo di Hormuz sul mercato mondiale e la limitata capacità delle rotte alternative di assorbire uno shock prolungato. L’errore, dunque, non è stato informativo. È stato strategico: <strong>si è pensato che l’Iran non avrebbe osato colpire fino a questo punto il sistema energetico globale. </strong>Invece lo ha fatto, o più precisamente ha mostrato di poterlo fare in misura sufficiente a piegare il comportamento degli operatori.</p>



<p><strong>La forza dell’asimmetria iraniana</strong></p>



<p>La conclusione è brutale. Con mezzi molto inferiori a quelli occidentali, l’Iran è riuscito a ottenere un risultato enorme: ridurre drasticamente le esportazioni del Golfo, far salire i prezzi dell’energia, mettere in difficoltà produttori, armatori e importatori, e soprattutto mostrare che <strong>la superiorità tecnologica di Europa e Stati Uniti non coincide più automaticamente con la capacità di garantire l’ordine marittimo. </strong>Reuters definisce quella attuale la più grave interruzione dell’offerta petrolifera della storia contemporanea. E la ragione è semplice: nel mondo multipolare non vince sempre chi ha più portaerei; spesso vince chi sa trasformare un passaggio obbligato in un’arma geoeconomica. A Hormuz, almeno per ora, Teheran ci è riuscita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-la-lezione-iraniana-che-umilia-loccidente.html">Stretto di Hormuz, la lezione iraniana che umilia l’Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Come sempre in ritardo, l&#8217;Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/come-sempre-in-ritardo-leuropa-scopre-che-mark-rutte-gioca-nella-squadra-degli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il segretario generale della Nato dice all'Europa che senza gli Usa non c'è difesa. È vero? E perché lo dice? </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/come-sempre-in-ritardo-leuropa-scopre-che-mark-rutte-gioca-nella-squadra-degli-usa.html">Come sempre in ritardo, l&#8217;Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La bella addormentata Europa ha ricevuto un altro bacio e il risveglio, l&#8217;ennesimo, non è stato piacevole. È successo lunedì scorso, quando il segretario generale della Nato, <strong>Mark Rutte</strong>, <a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/en/webstreaming/sede-committee-meeting_20260126-1530-COMMITTEE-SEDE-AFET">è intervenuto al Parlamento europeo</a> per dire senza tanti giri di parole: &#8220;&#8221;Se qualcuno qui pensa… che l&#8217;Unione Europea o l&#8217;Europa nel suo complesso possano difendersi senza gli Stati Uniti, continui a sognare. Non è possibile&#8221;. Sdegno nelle capitali e tra gli ineffabili parlamentari. <strong>Jean-Noël Barrot,</strong> ministro degli Esteri della Francia, <a href="https://www.politico.eu/article/france-snaps-back-nato-mark-rutte-european-defense/">ha così risposto su X</a>: &#8220;No, caro Mark Rutte, gli europei possono e devono farsi carico della propria sicurezza. Questo è il pilastro europeo della Nato&#8221;. L&#8217;europarlamentare spagnolo <strong>Nacho Sánchez Amor </strong>(PSOE) ha invece tuonato nei confronti di Rutte: &#8220;Lei è l&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato o è il segretario generale che rappresenta l&#8217;Alleanza e tutti i suoi membri?&#8221;.</p>



<p>Bravo Nacho, sette più. A quanto pare qualcuno in Europa finalmente si rende conto di quale sia il ruolo reale di Rutte. Agli europarlamentari, peraltro, Rutte non ha fatto che ripetere ciò che Trump aveva detto solo qualche settimana prima: &#8220;La Nato senza gli Usa non fa paura a nessuno. La Russia non ne è affatto preoccupata se non per quanto riguarda noi. La Cina nemmeno&#8221;. Nella stessa occasione Trump aveva ripetuto il più recente dei suoi mantra: <strong>&#8220;Se non prendiamo la Groenlandia lo faranno la Russia o la Cina </strong>e io non lo permetterò&#8221;. Allo stato attuale dei fatti è una panzana, come c<a href="https://www.analisidifesa.it/2026/01/il-comandante-danese-in-groenlandia-mai-viste-navi-russe-o-cinesi/">onfermato dalle dichiarazioni dal generale Soren Andersen</a>, alla testa del Comando Artico Interforze danese, che ha testualmente dichiarato: ”Sono qui al comando da due anni e mezzo e non ho visto nessuna nave da guerra russa o cinese&#8221;. E il più ampio problema strategico del controllo dell&#8217;Artico, con i ghiacci che si ritirano, nuove rotte che si aprono e Russia e Cina che si preparano a sfruttarle, non implica&nbsp;certo la necessità di impadronirsi di un pezzo di territorio della Danimarca, cioè un pezzo di Europa. Altrimenti, visto che navi russe e cinesi sono state avvistate anche al largo del Canada, bisognerebbe impadronirsi anche del Canada&#8230;</p>



<p>Una questione enorme, insomma, che non può essere gestita in quel modo. Eppure Rutte era subito corso in aiuto, dichiarando: &#8220;Tutti gli alleati concordano sull’importanza dell’Artico e della sicurezza artica, perché sappiamo che, con l’apertura delle rotte marittime, esiste il rischio che russi e cinesi diventino più attivi&#8221;. E precipitandosi a fare da spalla, a Davos, a <strong>un Trump in chiaro imbarazzo davanti alle reazioni europee</strong>, con quella farsa di &#8220;trattativa&#8221; per la risoluzione del problema Groenlandia in ambito Onu di cui non si è mai saputo il contenuto (e nemmeno se ne avesse uno qualunque) e che è servita per una <em>photo opportunity,</em> per poi essere prontamente dimenticata. Lo stesso Rutte che, peraltro, nel giugno scorso, poche ore prima che i Paesi della Nato in riunione decidessero di portare al 5% del Pil l&#8217;obiettivo di spesa militare entro il 2035, scrisse quanto segue a re Donald: &#8220;Sig. Presidente, caro Donald, Congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva in Iran, è stata davvero straordinaria, e qualcosa che nessun altro ha osato fare. Ci rende tutti più sicuri. Stai per ottenere un altro grande successo all&#8217;Aja questa sera (al vertice Nato,&nbsp;<em>ndr</em>). Non è stato facile, ma li abbiamo fatti firmare tutti con un margine del 5%! Donald, ci hai portato a un momento davvero, davvero importante per l’America, l’Europa e il mondo. Riuscirai a ottenere qualcosa che NESSUN presidente americano è riuscito a fare da decenni. <strong>L&#8217;Europa pagherà in GRANDE misura, come dovrebbe, e sarà una tua vittoria</strong>. Buon viaggio e ci vediamo alla cena di Sua Maestà! &#8211; Mark Rutte&#8221;.</p>



<p></p>



<p>Messaggio che, insopportabile tono da leccapiedi a parte, ci dice che Rutte prende lucciole per lanterne (il bombardamento americano sull&#8217;Iran che sarebbe stato un grande successo e che &#8220;ci rende tutti più sicuri&#8221;, infatti ci risiamo) e che, in ogni caso, sta dalla parte della Casa Bianca. E infatti &#8220;l&#8217;Europa pagherà in GRANDE misura [GRANDE in tutte maiuscole] &#8230; e sarà una tua vittoria&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Rutte gioca nella squadra di Trump</h2>



<p>Dicevamo della trattativa-farsa sulle Groenlandia tra Trump e Rutte. L&#8217;unico senso di quell&#8217;incontro era ribadire che il tema Groenlandia poteva e doveva essere affrontato in Sede Nato. Ma la Nato non c&#8217;entra nulla. Qui si tratta di un Paese extra-europeo (gli Usa) che a un certo punto, accampando ragioni (o scuse) varie, decide che vuole impadronirsi (direttamente o indirettamente) di un pezzo di un Paese Ue (la Danimarca). <strong>Gli unici interlocutori autorizzati, sempre ammesso che un&#8217;interlocuzione debba avvenire, sono la Danimarca e la Ue. </strong>La Nato può comparire nel caso che l&#8217;Alleanza decidesse , per dire, di incrementare la propria presenza sull&#8217;isola, di aggiungere armamenti e così via. Sul tema della sovranità nazionale della Danimarca (e della volontà degli abitanti della Groenlandia, che gode di uno statuto speciale) la Nato può e deve solo tacere. Se domani Trump decidesse che vuole la Scozia, andrebbe Rutte a trattare con lui o andrebbe Starmer?</p>



<p>Che Rutte giochi nella squadra di Trump (o di chiunque altro sieda alla Casa Bianca) è non solo evidente ma persino comprensibile. Gli Usa sono di gran lunga il maggiore azionista della Nato. Basta dare un&#8217;occhiata al contributo finanziario. Nel 2025 la Nato ha messo a bilancio 4,6 miliardi di euro, destinati a crescere a 5,3 in questo 2026. Il che ha permesso ad alcuni di dire con un certo trionfalismo che l&#8217;Italia contribuisce per una parte che è circa la metà (8,5%) di quella coperta dagli Usa (16%). Questi, però, sono i quattrini che servono per le spese organizzative, dagli stipendi del personale alle strutture. La spesa militare (e la Nato è un&#8217;alleanza militare) è un&#8217;altra storia: <a href="https://www.sipri.org/commentary/essay/2025/natos-new-spending-target-challenges-and-risks-associated-political-signal">nel 2024 la spesa militare totale è stata di 1.506 miliardi, </a><strong>997 (quasi i due terzi) dei quali sulle spalle degli Usa. </strong>È tutto da vedere se, privata del contributo Usa, la Nato sarebbe davvero tanto in crisi rispetto alle sue esigenze di difesa (spesa militare russa 2024: 150 miliardi  di dollari, pari a 126,5 miliardi di euro). <strong>Di certo perderebbe di peso politico e influenza</strong>, e la carica di segretario generale, Rutte o non Rutte, sarebbe molto meno importante di quanto lo sia ora. Coperto dagli Usa oggi può pretendere di dettare la linea agli europei. Senza gli Usa, verrebbe probabilmente preso a calci nel sedere.</p>



<p>Il problema fondamentale, però, non è Rutte ma il fatto che anche in Europa l&#8217;idea che la Groenlandia sia un problema Nato e non Ue ha le sue quinte colonne. Mentre per una volta dai vertici è uscita un posizione univoca (sia da <strong>Ursula von der Leyen</strong> come presidente della commissione europea sia da <strong>Antonio Costa </strong>come presidente del Consiglio europeo), <strong>Kaja Kallas</strong>, responsabile della politica estera Ue, ha detto che il problema poteva essere risolto in sede Nato. E anche <strong>Donald Tusk</strong>, primo ministro della Polonia, ha molto insistito sul tema Nato più che su quello Ue.</p>



<p>È una vecchia storia, che risale all&#8217;allargamento Ue del 20024-2005 e all&#8217;imbarco nella Unione dei fondatori di una serie di Paesi che, per ragioni diverse e non sempre pretestuose, vedono negli Usa, assai più che nella Ue, l&#8217;appoggio decisivo in tema di sicurezza. Proprio quello che sostiene Rutte e che, comunque, tagli alla radice tutte le possibili ipotesi di una maggiore autonomia politica e strategica per la Ue, cosa che non può certo dispiacere agli Usa. Ue che, pur essendo un gigante economico (e i recenti accordi <a href="https://it.insideover.com/economia/mercosur-sfidata-dallinedito-asse-macron-orban-lue-conta-sul-voto-decisivo-dellitalia.html">con l&#8217;America Latina</a> e <a href="https://it.insideover.com/economia/lindia-dopo-il-mercosur-leuropa-rafforza-loffensiva-commerciale.html">con l&#8217;India</a> lo confermano), resta così malinconicamente un nano politico.  </p>



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<p><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/come-sempre-in-ritardo-leuropa-scopre-che-mark-rutte-gioca-nella-squadra-degli-usa.html">Come sempre in ritardo, l&#8217;Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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