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	<title>Joe Biden Archives - InsideOver</title>
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	<title>Joe Biden Archives - InsideOver</title>
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		<title>Perché la malattia di Joe Biden è una questione politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 17:43:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>La malattia di Biden ha chiuso un’epoca per i dem e ne ha aperta un’altra, segnata da incertezze ma anche da potenziali svolte.</p>
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<p><strong>Joe <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">Biden</a></strong> <strong>ha il cancro</strong>. La recente rivelazione delle condizioni cliniche dell&#8217;ex presidente Usa – affetto da una forma avanzata di carcinoma con punteggi clinici particolarmente gravi – ha acceso una discussione che va ben oltre il piano medico. È il sintomo, più che la causa, di una vulnerabilità strutturale: quella di <strong>un sistema politico che fatica a gestire l’età,</strong> il declino e, soprattutto, la trasparenza.</p>



<p>In un Paese dotato di una delle sanità più avanzate al mondo, sorprende che una malattia così seria possa essere stata individuata tardi. <strong>O peggio, nascosta.</strong> Secondo indiscrezioni, alla Casa Bianca si sarebbe lavorato per minimizzare i segnali del peggioramento fisico del presidente, arrivando persino a escludere l’uso di una sedia a rotelle negli scorsi mesi per evitare crolli d’immagine. In gioco non c’era solo la salute di un uomo, ma <strong>l’architettura simbolica della leadership americana.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Un esperto di comunicazione per il Presidente malato</h2>



<p>Il ricorso a <strong>un esperto di comunicazione</strong> parla chiaro: negli Stati Uniti contemporanei, la percezione pubblica conta quanto, se non più, della realtà. La malattia del Presidente, in questo senso, <strong>è diventata una questione squisitamente politica.</strong> Ed è inevitabile chiedersi: cosa sarebbe accaduto se Biden fosse stato rieletto? Chi avrebbe davvero detenuto il potere? E con quali garanzie democratiche?</p>



<p><em><strong>Original Sin : President Biden&#8217;s Decline, Its Cover-Up, and His Disastrous Choice to Run Again</strong></em>, un libro di prossima uscita dei giornalisti Jake Tapper e Alex Thompson avanza dubbi sulla salute dell’ex presidente nell’ultimo anno. La pubblicità generata dal libro ha costretto esponenti di spicco del Partito democratico a rispondere a domande sul perché non abbiano fatto di più per rispondere alle preoccupazioni degli americani sulla salute di Biden durante la sua campagna per la rielezione. <em>Original Sin</em> presenta un feroce resoconto di un presidente anziano ed egocentrico, isolato dalla realtà e in cerca di rielezione nel 2024, nonostante le notevoli preoccupazioni relative al declino della sua salute e delle sue capacità cognitive. La prestazione insoddisfacente di Joe Biden durante il dibattito del 27 giugno 2024 contro <strong>Donald Trump</strong> ha rappresentato il momento in cui l’illusione sulla sua piena forma è definitivamente caduta. Il Presidente ha impiegato oltre tre settimane prima di annunciare il proprio ritiro e di dare il proprio sostegno alla vicepresidente <strong>Kamala Harris</strong>. &#8220;<em>Ci ha completamente fottuti</em>&#8220;, ha dichiarato David Plouffe, consigliere di Harris, agli autori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quello strano tempismo</h2>



<p>Un ex avversario democratico di Joe Biden ha espresso il suo parere sull&#8217;ipotesi che ci fosse <strong>un secondo fine </strong>dietro la rivelazione da parte dell&#8217;ex presidente della sua diagnosi di cancro in stadio avanzato. Dean Phillips, ex membro del Congresso del Minnesota che ha lanciato una improbabile candidatura per sfidare Biden alle primarie presidenziali democratiche del 2024, ha dichiarato al <em>New York Times </em>che non può essere una &#8220;coincidenza&#8221; il fatto che Biden abbia rivelato di avere il cancro nel bel mezzo di un rinnovato scalpore generato dalla sua idoneità alla carica o meno.<br>Il caso riporta in primo piano un nodo già emerso negli ultimi cicli elettorali: la tenuta del sistema democratico americano di fronte a figure istituzionali sempre più anziane, in un contesto in cui il potere è fortemente personalizzato. La fragilità fisica del leader rischia così di coincidere con la fragilità del sistema stesso.</p>



<p>Non più tardi di un paio di settimane fa l’attenzione si era soffermata su una scelta ben precisa di Biden, ossia la sua strategia di gestione della reputazione, in un momento politicamente delicato, rafforzando il proprio team con figure esperte in comunicazione e campagne elettorali. La mossa era arrivata mentre cresce, all’interno del Partito democratico, la pressione perché l’ex presidente si faccia da parte in qualità di <strong>leader <em>de facto</em> dei dem</strong>. Come segnale della volontà di restare presente nello spazio pubblico, il suo entourage aveva contattato <strong>Chris Meagher</strong>, già vice addetto stampa della Casa Bianca e portavoce del Dipartimento della Difesa, per supportarlo in questa nuova fase. Secondo fonti informate, Meagher era stato chiamato ad affiancare Biden nei primi 100 giorni dell’amministrazione Trump. Figura di rilievo nel panorama democratico, ha lavorato anche per il segretario ai Trasporti Pete Buttigieg e per la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Biden non è rimasto in silenzio</h2>



<p>Il tempismo è significativo: i 100 giorni successivi a un cambio di amministrazione sono solitamente un periodo in cui gli ex presidenti scelgono di restare in silenzio. Ma, in realtà, è accaduto il contrario. <strong>L’ex presidente si è sentito libero di intervenire con maggiore incisività</strong> contro il suo successore, moltiplicano gli interventi pubblici, credendo di tirare acqua al mulino dem. Alcuni esponenti democratici, parlando sotto anonimato ai microfoni di <em>Politico</em>, hanno giudicato questa scelta come un tentativo di sollevarsi da ogni responsabilità per il ritorno di Trump alla Casa Bianca.</p>



<p>Ma ogni crisi è anche un’opportunità. Per il Partito Democratico, questa potrebbe essere una fase di rifondazione: la transizione post-Biden – con il possibile passaggio di testimone a Kamala Harris o ad altri leader emergenti – apre uno spazio per ridefinire visione strategica, messaggio politico e leadership. Più che una semplice staffetta, potrebbe trattarsi di una nuova stagione per una formazione politica a lungo segnata da divisioni interne. La recente assunzione di un consulente esterno per la comunicazione – prima ancora che scada il consueto periodo di sei mesi in cui agli ex presidenti è garantito un portavoce finanziato dai contribuenti ma soggetto alle restrizioni dell’<em>Hatch Act</em> – suggeriva l’intenzione di mantenere un profilo attivo. L’ingaggio anticipato di Meagher, pur permettendo a Biden di continuare a contare su Kelly Scully fino al 20 luglio, sembrava progettato <strong>per garantirgli maggiore libertà d’azione e incisività nel dibattito pubblico.</strong> Su questo stato di cose si è invece abbattuta la diagnosi e la pubblicazione di <em>Original Sin</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dem in cerca d&#8217;autore</h2>



<p>Dopo la sconfitta elettorale del 2024, il Partito democratico è impegnato in un processo di introspezione e rinnovamento che per ora sembrano essere introdotti da un anziano come <strong>Bernie Sanders</strong> e una radicale come <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>. Ma il declino resta, pur nelle difficoltà in cui naviga Trump: un sondaggio della Cnn indica che solo il 29% degli americani ha un&#8217;opinione favorevole dei Democratici, il dato più basso dal 1992. Con le elezioni del 2026 all&#8217;orizzonte, il Partito Democratico deve affrontare la sfida di riconnettersi con l&#8217;elettorato, superare le divisioni interne e presentare una leadership credibile e rinnovata. La salute di Biden e le critiche sulla gestione della sua candidatura rappresentano un monito sull&#8217;importanza della trasparenza e del rinnovamento all&#8217;interno del partito.</p>



<p>La grave diagnosi di Biden ha tolto al partito ogni ambiguità, costringendolo a diventare maggiorenne: <strong>l’era Biden è finita</strong>. Questo spinge i Democratici a fare ciò che per anni hanno evitato: aprire davvero lo spazio a una nuova leadership giovane e progressista. Le polemiche sulla mancata trasparenza circa la salute di Biden hanno danneggiato la credibilità del partito. Ma se ben gestito, questo scivolone può diventare un momento di chiarificazione. Un partito che riconosce l’errore, che si mostra autocritico e che costruisce un nuovo patto con l’elettorato può uscirne rafforzato. Con Biden fuori scena, inoltre,<strong> il Partito democratico non deve più difendere un presidente costretto a giustificare ogni apparizione.</strong> Questo sblocco può portare a una comunicazione più offensiva, proiettata sulle grandi sfide, senza il timore di sembrare grotteschi: diritti civili, giustizia sociale, clima, sanità.</p>



<p>La vera domanda, però, resta sospesa: la sempiterna battaglia tra massimalisti e moderati, si risolverà questa volta in una sterzata storica? O ancora una volta un anziano maschio WASP sarà chiamato a trainare il carrozzone?</p>



<p></p>



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		<title>Marco Tarchi: perché gli Stati Uniti garantiscono l&#8217;impunità di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/marco-tarchi-perche-gli-stati-uniti-garantiscono-limpunita-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 06:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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<p>Danni, tragedie e devastazioni: le conseguenze della guerra nella Striscia di Gaza in una delle fasi più dure del conflitto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/marco-tarchi-perche-gli-stati-uniti-garantiscono-limpunita-di-israele.html">Marco Tarchi: perché gli Stati Uniti garantiscono l&#8217;impunità di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162425218_8d3c615116d4580cac718b28c0e55d97.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162425218_8d3c615116d4580cac718b28c0e55d97.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162425218_8d3c615116d4580cac718b28c0e55d97-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162425218_8d3c615116d4580cac718b28c0e55d97-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162425218_8d3c615116d4580cac718b28c0e55d97-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162425218_8d3c615116d4580cac718b28c0e55d97-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162425218_8d3c615116d4580cac718b28c0e55d97-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Da &#8220;Diorama&#8221;, numero 379 (Maggio-Giugno 2024)</strong> &#8211; <em>Dati, numeri e fatti riportati nel seguente articolo si riferiscono all&#8217;aprile 2024, uno dei momenti più duri della guerra nella Striscia di Gaza.</em></p>



<p>Non sono bastate le oltre 120.000 vittime degli assalti e dei <strong>bombardamenti su Gaza</strong> – fra cui una grande maggioranza di civili inermi e un’ elevata percentuale di donne e bambini &#8211; denunciate, al momento in cui scriviamo (il 26 aprile) da chi le ha subite, e peraltro prevedibilmente contestate dalle fonti ebraiche. Non sono bastate le immagini delle <strong>devastazioni </strong>e <strong>distruzioni </strong>causate in ogni località della Striscia dalle truppe battenti la bandiera con la stella di David, né quelle dei soldati che, cani al guinzaglio, frugano tra le rovine di casa in casa nella ricerca di eventuali superstiti, ovviamente da loro sospettati di “terrorismo” per il solo fatto di essere rimasti in vita.</p>



<p>Non sono bastati i video che hanno testimoniato le <strong>raffiche di mitra</strong> sparate ad altezza d’uomo dagli uomini di Tasahal sulle folle ammassate di fronte ai camion che cercavano di distribuire (pochi) generi di prima necessità a una popolazione stremata. Non sono bastate le notizie, peraltro rapidamente scivolate fuori dal palinsesto dei programmi d’informazione, sulla scoperta di 340 corpi senza vita dentro tre fosse comuni presso l&#8217;ospedale Nasser di Khan Younis, e di altre decine all&#8217;interno di due buche scavate nel cortile del nosocomio Al-Shifa di Gaza City, molti dei quali con evidenti segni di torture.</p>



<p>Non sono bastate, soprattutto, le oltre settanta risoluzioni di condanna di violazioni dei diritti della popolazione palestinese, di attacchi militari nei territori di Stati circostanti (Giordania, Siria, Libano e di non rispetto della <strong>Convenzione di Ginevra</strong> approvate dall’assemblea generale dell’<strong>Organizzazione delle Nazioni Unite</strong> e regolarmente disattese dai governi succedutisi a Tel Aviv e a Gerusalemme.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162435198_5e398473e3ffb9172c8595ca57ddc05e-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-448967" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162435198_5e398473e3ffb9172c8595ca57ddc05e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162435198_5e398473e3ffb9172c8595ca57ddc05e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162435198_5e398473e3ffb9172c8595ca57ddc05e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162435198_5e398473e3ffb9172c8595ca57ddc05e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162435198_5e398473e3ffb9172c8595ca57ddc05e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162435198_5e398473e3ffb9172c8595ca57ddc05e.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Non è bastato neppure l’assoluto mancato rispetto di una risoluzione del <strong>Consiglio di sicurezza </strong>della stessa istituzione, la 2334 del 23 dicembre 2016, che pure era stata adottata con 14 voti a favore su 15, con l’astensione – e non il consueto veto – degli <strong>Stati Uniti d’America</strong> ancora guidati da Barack Obama – in cui si chiedeva a Israele di porre fine alla sua politica di insediamenti nei territori palestinesi dal 1967, inclusa Gerusalemme Est, si ribadiva che non sarebbe stata riconosciuta alcuna modifica dei confini del 1967, se non quelle concordate dalle parti con i negoziati, e si insisteva sul fatto che la soluzione del conflitto israelo-palestinese sarebbe dovuta passare per una soluzione negoziale mirante alla soluzione dei due Stati per giungere ad una pace definitiva e complessiva<sup>.</sup></p>



<p>E tantomeno è bastato l’identico atteggiamento di indifferenza, e di concreto rigetto, tenuto dall’esecutivo presieduto da Netanyahu, nei confronti della del Consiglio di Sicurezza del 24 marzo, passata di nuovo con l’astensione degli Usa, per un cessate il fuoco immediato durante il mese di Ramadan, volto a consentire ulteriori negoziati e giungere alla restituzione degli ostaggi e allo scambio con prigionieri.</p>



<p>Niente di tutto questo è stato sufficiente per convincere l’<strong>Unione europea</strong> e i suoi Stati membri, e tantomeno il consesso “occidentale” informale ma solidamente coordinato di cui essa fa parte ad assumere un atteggiamento di chiara condanna del disprezzo che Israele, dalla fondazione ad oggi, ha sistematicamente dimostrato verso il <strong>diritto internazionale</strong> e le sue regole – quelle stesse nel cui nome, proprio da parte dell’Onu, la sua nascita come Stato era stata perorata, consentita e fatta attuare (attraverso il bagno di sangue della <em>nakba</em>, primo di una lunga serie di atti di sopraffazione violenta degli abitanti palestinesi). </p>



<p>Nessuna protesta ufficiale, nessuna esplicita denuncia. Soltanto qualche dichiarazione verbale di Borrell, prontamente rintuzzata dai destinatari con commenti solo di poco meno offensivi di quelli rivolti al segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ogni volta che si è azzardato a denunciare la situazione in atto. Anzi: è bastato che l’Iran reagisse, in modo poco più che dimostrativo, al sanguinoso bombardamento israeliano del suo consolato a Damasco per far riaprire l’inesauribile capitolo delle accuse e delle sanzioni della Commissione di Bruxelles contro il “regime” di Teheran.</p>



<p>E, come logica conseguenza di questa inazione, lo Stato ebraico ha potuto proseguire indisturbato sulla direttrice strategico-militare intrapresa ben prima del 7 ottobre 2023 con l’evidente obiettivo di una pulizia etnica definitiva, della quale sono tappe indispensabili non solo l’eliminazione fisica delle residue forze di resistenza alla sua occupazione, ma anche e soprattutto <strong>l’espulsione in massa della gran parte dei civili palestinesi</strong> e la riduzione di quelli che non sarebbe opportuno scacciare ad uno stato servile ancora peggiore di quello che già da tempo subiscono. Logiche conseguenze di questa politica sono la decisione, praticamente certa nel momento in cui scriviamo, dell’assalto militare finale a <strong>Rafah</strong>, l’intensificarsi delle violenze – sistematiche e non di rado omicide – dei coloni in Cisgiordania, il ripetersi delle provocazioni armate oltreconfine, spesso effettuate tramite agenti e collaboratori del <strong>Mossad</strong>, con la speranza che l’apertura di un sostanzioso secondo fronte bellico, quello libanese con <strong>Hezbollah</strong>, possa distogliere l’attenzione dalle prossime puntate del massacro in atto a Gaza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162453472_bd9f403a79914bf9bddbdd79c82bc38c-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-448969" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162453472_bd9f403a79914bf9bddbdd79c82bc38c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162453472_bd9f403a79914bf9bddbdd79c82bc38c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162453472_bd9f403a79914bf9bddbdd79c82bc38c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162453472_bd9f403a79914bf9bddbdd79c82bc38c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162453472_bd9f403a79914bf9bddbdd79c82bc38c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162453472_bd9f403a79914bf9bddbdd79c82bc38c.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Malgrado la <strong>cortina fumogena</strong> che il fronte politico-mediatico predisposto sempre e comunque a difendere, con impalpabili sfumature, le “ragioni” di Israele – esteso dalla sinistra alla destra e con una robusta presenza del centro – quotidianamente diffonde su questa ennesima tragica pagina delle vicende mediorientali, <strong>una frangia sempre più cospicua della pubblica opinione dei Paesi “occidentali” sembra prendere coscienza dell’anomalia costituita dalla totale impunità e immunità di cui lo Stato ebraico si fa forte.</strong> E reagisce. Le inchieste demoscopiche dimostrano che il capitale di simpatia e comprensione di cui esso godeva in virtù della memoria della persecuzione subita dagli ebrei europei fino al 1945, ha subìto negli ultimi mesi un netto calo. E ciò malgrado i continui richiami di giornali, Tv, radio, esponenti politici alle gravi violenze commesse da Hamas nella cosiddetta operazione «Alluvione Al-Aqsa». La spropositata e indiscriminata vendetta contro un intero popolo ha, insomma, sollevato un’ondata di indignazione diffusa.</p>



<p>Tuttavia, le forme che questa reazione ha assunto dimostrano che, ancora una volta, molti di coloro che non accettano la prigionia a cielo aperto imposta da più di mezzo secolo alla popolazione palestinese stanno sbagliando bersaglio. E rischiano di fare danni alla causa che difendono.</p>



<p>Se è vero, infatti, che le accuse di antisemitismo rivolte a chiunque critichi Israele sono nella gran parte dei casi infondate, strumentali e in malafede, qualunque – anche minima – sbavatura in tale direzione è destinata a trasformarsi in boomerang. <strong>E certi cori, slogans, atteggiamenti,</strong> per quanto ultraminoritari, registrati nelle recenti manifestazioni di solidarietà agli straziati abitanti di Gaza – inclusi quelli che, auspicando una fantasmagorica «Palestina rossa», servono solo a ridare fiato ad un’ultrasinistra asfittica e avvolta nella spirale dei deliri <em>woke</em> e <em>no borders</em> –<strong> sono armi nelle mani dei loro carnefici</strong>. E se altrettanto vero è che il Governo di Netanyahu è il più immediato responsabile della strage di civili a cui stiamo assistendo, non meno pesanti – ma anzi, più gravi – sono le colpe di chi, dello stato di eccezione grazie al quale Israele può commettere ogni genere di crimine che ritiene opportuno – è, da sempre, il garante. <strong>E cioè degli Stati Uniti d’America.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162618568_569a32678fea530d4f0cf26a8948b1e0-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-448971" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162618568_569a32678fea530d4f0cf26a8948b1e0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162618568_569a32678fea530d4f0cf26a8948b1e0-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162618568_569a32678fea530d4f0cf26a8948b1e0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162618568_569a32678fea530d4f0cf26a8948b1e0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162618568_569a32678fea530d4f0cf26a8948b1e0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241212162618568_569a32678fea530d4f0cf26a8948b1e0.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nonostante gli sforzi che l’amministrazione Biden, come quella di Obama, sta compiendo per dare l’impressione di non condividere l’attuale più cruenta fase della politica israeliana – con le citate astensioni in Consiglio di sicurezza, alcune dichiarazioni e le pilotate indiscrezioni su telefonate in cui l’inquilino della Casa Bianca avrebbe cercato di dissuadere l’esecutivo di Tel Aviv dal procurare altre carneficine, <strong>è stata Washington a bloccare numerosissime altre iniziative sovranazionali per condannare gli atti illegittimi di Israele.</strong> Così come è stata Washington ad assicurare il sostegno economico e in armamenti che consente a Tsahal la sua indiscussa superiorità militare, a chiudere gli occhi (ma, più probabilmente, a fornire cospicui aiuti) quando la centrale di Dimona, già a metà degli anni Sessanta, ha iniziato a produrre le armi atomiche di cui Israele oggi dispone e a impedire che quell’arsenale sia ispezionato dall’apposita agenzia internazionale.</p>



<p><strong>Nella strategia di dominio planetario degli Usa, Israele ha acquisito fin dall’inizio un ruolo-chiave.</strong> E se esso poteva essere (molto) parzialmente equilibrato dall’interesse che gli Stati Uniti avevano a non esasperare il conflitto con il mondo arabo quando questo rischiava di allinearsi completamente ai piani dell’Unione sovietica all’epoca del confronto bipolare, oggi anche questo limite è saltato, e la <em>partnership</em>/<em>sponsorship</em> fra i due Stati si è ulteriormente rafforzata. Il peso, documentato e da più parti autorevolmente studiato, della pressione organizzata della comunità ebraica sulla classe politica degli <em>States</em> assume in questo contesto una significativa importanza, ma non è il dato cruciale. Perché, se i presidenti americani di qualunque colore continueranno, come è certo, a dare carta bianca ai loro privilegiati alleati mediorientali e ad approvvigionarli di armi e denaro, come ha appena fatto il Congresso Usa in un generoso pacchetto di sussidi significativamente suddiviso fra Tel Aviv e Kiev, la loro prima motivazione è, come ha dichiarato a caldo <strong>Joe Biden</strong> e avrebbe detto al suo posto <strong>Donald Trump</strong>, riaffermare la leadership statunitense sul mondo. Cioè ribadire la sudditanza ai suoi voleri di tutti gli altri Stati e popoli sparsi sul pianeta. In questa prospettiva, nella fase attuale, Israele vale quanto Taiwan e Kiev.</p>



<p>Per abbonarsi alla rivista <strong><em>Diorama Letterario</em></strong> (10 numeri in un anno) versare <strong>35 euro</strong> sul <strong>conto corrente postale 14898506</strong> intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze  <strong>oppure </strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong> IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong> intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l&#8217;indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</p>
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		<title>Netanyahu, la Corte Penale Internazionale e quel diritto internazionale che forse non esiste più</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-la-corte-penale-internazionale-e-quel-diritto-internazionale-che-forse-non-esiste-piu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="908" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122130115978_289a5de870ddbe5087be643627998148-e1732277151369.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122130115978_289a5de870ddbe5087be643627998148-e1732277151369.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122130115978_289a5de870ddbe5087be643627998148-e1732277151369-600x284.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122130115978_289a5de870ddbe5087be643627998148-e1732277151369-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122130115978_289a5de870ddbe5087be643627998148-e1732277151369-1024x484.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122130115978_289a5de870ddbe5087be643627998148-e1732277151369-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122130115978_289a5de870ddbe5087be643627998148-e1732277151369-1536x726.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Corte Penale Internazionale ha segnato &#8220;un punto molto forte&#8221; e preso una decisione &#8220;giustificata&#8221; promuovendo un mandato d&#8217;arresto contro un importante leader globale accusato di crimini di guerra e contro l&#8217;umanità. Anzi no, è stata &#8220;scandalosa&#8221;, ha messo uno Stato legittimo al pari di un gruppo terroristico. Non è schizofrenia: sono le prese di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-la-corte-penale-internazionale-e-quel-diritto-internazionale-che-forse-non-esiste-piu.html">[...]</a></p>
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<p>La <strong>Corte Penale Internazionale</strong> ha segnato &#8220;un punto molto forte&#8221; e preso una decisione &#8220;giustificata&#8221; promuovendo un mandato d&#8217;arresto contro un importante leader globale accusato di crimini di guerra e contro l&#8217;umanità. Anzi no, è stata &#8220;scandalosa&#8221;, ha messo uno Stato legittimo al pari di un gruppo terroristico. Non è schizofrenia: sono le prese di posizione dell&#8217;<strong>amministrazione Usa di Joe Biden</strong> sui due procedimenti più importanti mai promossi dall&#8217;Icc nell&#8217;ultimo biennio, ovvero rispettivamente il mandato d&#8217;arresto contro Vladimir Putin e quello contro Benjamin Netanyahu per i crimini di cui sono accusati, rispettivamente, in Ucraina e Gaza. </p>



<p>Leggere le dichiarazioni del governo Usa <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2023/mar/18/joe-biden-welcomes-icc-arrest-warrant-vladimir-putin">nel primo</a> (18 marzo 2023) e nel <a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2024/11/21/statement-from-president-joe-biden-on-warrants-issued-by-the-international-criminal-court/">secondo caso</a> (ieri, 21 novembre 2024) dice molto del doppio standard del diritto internazionale. Un diritto che ormai si è <strong>chiamati a rispettare solo quando è conforme ai propri <em>desiderata</em>.</strong> E che la guerra di <a href="https://it.insideover.com/guerra/arrestate-netanyahu-la-corte-penale-internazionale-ha-deciso.html">Netanyahu a Gaza,</a> combattuta senza regole e capace di produrre oltre 120mila morti tra vittime dirette e indirette imputabili al conflitto, sta contribuendo a demolire. Del resto, parliamo delle posizioni di un Paese, gli Usa, che quella <strong>corte chiamata a indagare sui crimini di guerra non la riconoscono</strong>, così come i leader dei Paesi chiamati alla sbarra. Insomma, abbiamo un&#8217;asimmetria tra l&#8217;universalità della giurisdizione rivendicata dalla Corte e quella che di fatto le è concesso applicare. Il nodo resta <strong>tutto politico</strong>, ovvero legato a se e quanto i governi vogliano dare <em>empowerment</em> alla giurisdizione di un tribunale che afferma un dato grave, sottolineando che leader alla ribalta sulla scena mondiale si sono macchiati di violazioni di diritti umani ritenuti invalicabili.</p>



<p>C&#8217;è la <strong>percezione del fatto che il diritto internazionale non sia mai stato, in fin dei conti, tale</strong>. Ma la sua asserita sovranità è stata la cristallizzazione dei rapporti di forza post-Guerra Fredda. Il diritto internazionale, la punizione dei crimini di guerra e l&#8217;oggettività delle sentenze andavano benissimo quando si trattava di punire&#8230;gli sconfitti! Pensiamo, ad esempio, al Tribunale per la Ex Jugoslavia o a quello per il genocidio in Ruanda. Ma <strong>un diritto costruito a uso e consumo della proiezione occidentale</strong> e soprattutto della leadership americana non può vivere senza un consenso diffuso. Col senno di poi, notiamo che proprio la scelta Usa di non ratificare lo Statuto di Roma e la Cpi nel 2002 abbiano dato il là alla <strong>disapplicazione di questi principi.</strong> L&#8217;anno dopo ci fu l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, senza mandato Onu, poi si aprì una lunga fase, che dura tuttora, di guerre coperte, ibride e asimmetriche. Di rivalità conclamate. Il diritto non si applica ai forti, siano essi nemici (Russia) o amici (Israele), e il <strong>doppio standard è palese</strong>.</p>



<p>Forse appare meno incoerente Viktor Orban, che ha rifiutato la sovranità della Cpi e sfidato L&#8217;Aja invitando Netanyahu a Budapest, parlando esplicitamente contro l&#8217;internazionalismo che contrasta esplicitamente dell&#8217;amministrazione Usa progressista, diritto-umanista e, a parole, multilaterale. Mesi a parlare del rischio per la comunità internazionale del ritorno del &#8220;sovranista&#8221; Trump e due mesi prima del suo insediamento gli Usa tornano a delegittimare un&#8217;istituzione che hanno minato alle fondamenta non aderendovi salvo poi sostenerne a corrente alternata le <strong>decisioni basate su prove</strong>. Un simbolo di quanto problematico sia l&#8217;approccio che la guerra a Gaza sta facendo emergere circa l&#8217;interpretabilità del diritto internazionale. Calpestato da Israele, ignorato dai suoi alleati e diretto, forse, al tramonto in un mondo alla Hobbes dove vige, ormai, l&#8217;antico principio dell&#8217;<strong><em>homo homini lupus.</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-la-corte-penale-internazionale-e-quel-diritto-internazionale-che-forse-non-esiste-piu.html">Netanyahu, la Corte Penale Internazionale e quel diritto internazionale che forse non esiste più</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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