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	<title>Jeff bezos Archives - InsideOver</title>
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		<title>Trump e Harris, la guerra dei podcast e la crisi della stampa tradizionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 18:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
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<p>Polemiche per il mancato endorsement del Washington Post per Kamala Harris, mentre Trump raccoglie consensi da Rogan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/trump-e-harris-la-guerra-dei-podcast-e-la-crisi-della-stampa-tradizionale.html">Trump e Harris, la guerra dei podcast e la crisi della stampa tradizionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241028112403770_e72b60572eb226b3838add3fc7af2763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241028112403770_e72b60572eb226b3838add3fc7af2763.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241028112403770_e72b60572eb226b3838add3fc7af2763-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241028112403770_e72b60572eb226b3838add3fc7af2763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241028112403770_e72b60572eb226b3838add3fc7af2763-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241028112403770_e72b60572eb226b3838add3fc7af2763-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241028112403770_e72b60572eb226b3838add3fc7af2763-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’annuncio a sorpresa di due giornali “liberal” come il <em>Washington Post</em> e il <em>Los Angeles Times</em> di non appoggiare ufficialmente nessuno dei due candidata alla Casa Bianca ha fatto infuriare una ristretta élite di giornalisti, editorialisti e opinionisti, che hanno manifestato il loro disappunto sui social. A detta loro, i due quotidianI avrebbero dovuto sostenere pubblicamente la democratica <strong>Kamala Harris</strong>, come se questi <em>endorsement</em> fossero in qualche modo fondamentali al fine di scongiurare un possibile ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump dopo le elezioni presidenziali del 5 novembre. Il direttore del <em>Washington Post</em>, <strong>Will Lewis</strong>, <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2024/10/25/washington-post-endorsement/">ha spiegato in un editoriale</a> che la scelta di non sostenere esplicitamente un candidato rappresenta un ritorno a una vecchia tradizione del giornale di non schierarsi politicamente. Questa decisione, ha affermato, riflette la fiducia del giornale nella capacità dei lettori di formarsi un&#8217;opinione indipendente. Secondo altre indiscrezioni, invece, un endorsement per Kamala Harris era stato effettivamente elaborato, ma non è stato pubblicato. Questo perché <strong>Jeff Bezos</strong>, il fondatore di Amazon e proprietario miliardario della testata, ne avrebbe bloccato la pubblicazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La crisi dei giornali e l’ascesa dei podcast</strong></h2>



<p>Al di là di come sia effettivamente andata, le polemiche sul mancato endorsement per <strong>Kamala Harris</strong> da parte degli addetti di lavori sono un po’ fuori dal mondo e spiegano quanto questa élite sia autoreferenziale e sconnessa dalla realtà. Come spiega l’<a href="https://apnews.com/article/washington-post-newspaper-endorsement-election-51de8348502aa17f432504c4764c63f5"><em>Associated Press</em></a>, in molte aree d’America, i giornali locali stanno scomparendo, mentre i grandi media tradizionali, come il <em>Washington Post</em>, il <em>New York Times</em> e altri, lottano per adattarsi a un panorama in rapida evoluzione, influenzato dall’economia di internet e dal cambiamento drastico delle abitudini di lettura. Questo fenomeno è particolarmente evidente nell’arena politica: quest’anno, sia Harris che Trump hanno evitato interviste con media tradizionali, preferendo i podcast e altri canali d’informazione che stanno prendendo sempre più piede a scapito del &#8220;mainstream&#8221;. </p>



<p>I <strong>podcast</strong>, in particolare, sono<a href="https://www.pewresearch.org/journalism/2023/04/18/podcasts-as-a-source-of-news-and-information/"> diventati una piattaforma popolare</a> per approfondire i temi politici ed elettorali, grazie alla possibilità di affrontare lunghe discussioni che permettono ai candidati di presentare le proprie posizioni in modo diretto e personale. Il pubblico di questi podcast è spesso più giovane e meglio istruito rispetto alla media, con un numero crescente di ascoltatori interessati sia a contenuti progressisti che conservatori. Negli Stati Uniti, infatti, i podcast rappresentano una fonte d’informazione sempre più rilevante: circa il 27% degli adulti americani utilizza regolarmente i podcast per informarsi, una percentuale cresciuta costantemente negli ultimi anni. Altro dato interessante, la fiducia nel contenuto dei podcast, rispetto ai media tradizionali, è generalmente alta; l’87% di coloro che li ascoltano afferma di considerare &#8220;accurate&#8221; le informazioni che vi trovano, con molti ascoltatori che preferiscono questi canali per il loro approccio diretto e approfondito.&nbsp;</p>



<p>Nel frattempo, sul fronte dei contenuti scritti, piattaforme come <strong>Substack</strong> stanno sempre di più guadagnando terreno, poiché offrono una gamma di opinioni indipendenti e spesso non allineate ai media tradizionali, un&#8217;attrattiva forte per coloro che cercano prospettive diverse. Su questa piattaforma scrivono infatti giornalisti famosi e pluripremiati come Matt Taibbi, Lee Fang, Ken Klippenstein, Seymour Hersh e tantissimi altri. Anche <strong>Rumble</strong>, un&#8217;alternativa a YouTube utilizzata principalmente dagli attivisti repubblicani, è diventata una piattaforma di riferimento per i sostenitori di Donald Trump, che lì trovano contenuti meno soggetti alla moderazione &#8211; e alla censura &#8211; delle grandi piattaforme social. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>26 milioni di persone per  Trump da Rogan</strong></h2>



<p>Conscio del cambiamento in atto, come nota il <em><a href="https://www.theguardian.com/us-news/2024/oct/19/kamala-harris-trump-voters-media-blitz-call-her-daddy-fox-news">Guardian</a></em>, negli ultimi tempi Trump ha adottato una strategia soprannominata &#8220;podcast populism&#8221;, che consiste in una serie di apparizioni in otto podcast molto seguiti, in particolare da un pubblico maschile, che hanno generato una serie di momenti virali. Il candidato del God è apparso in programmi come <em>Full Send, Bussin&#8217; With the Boys</em> e <em>PBD Podcast</em>, dove ha ribadito le sue opinioni in modo molto diretto, com&#8217;è nel suo stile, e senza fronzoli, come piace appunto al pubblico dei podcast. Ha poi partecipato a podcast di grandi star come Andrew Schulz (<em>Flagrant</em>) e Theo Von, un giovane conduttore noto per il suo stile anticonformista, con cui ha discusso argomenti vari e anche personali. </p>



<p>Inoltre, lo scorso weekend, il candidato repubblicano Donald Trump è stato ospite dello show del popolare conduttore <strong>Joe Rogan</strong>, che conta un’audience immensa, ben 30 volte quella della CNN: l’intervista è stato un successo e ha raggiunto più di oltre 26 milioni di visualizzazioni nelle prime 24 ore dalla pubblicazione. Un evento a suo modo storico, che è stato commentato e ripreso da tutti i grandi media internazionali (spesso per contestare le affermazioni dell’ex presidente). </p>



<p>In <a href="https://x.com/alearesu/status/1850646935910150226">un thread pubblicato su X</a>, <strong>Alessandro Aresu</strong> spiega che l’ex presidente ha trovato un nuovo modo di comunicare attraverso queste piattaforme, gestendo le interviste persino meglio di quelle tradizionali, utilizzando uno stile che alterna storie personali a commenti divertenti, adottando un linguaggio semplice e &#8220;connettendosi&#8221; con il pubblico. &#8220;Con Rogan &#8211; nota Aresu &#8211; Trump inserisce storie familiari, come quella dello zio professore al MIT, ma soprattutto un&#8217;infinità di interventi e di episodi sul wrestling, come punto di connessione col suo interlocutore&#8221;.  </p>



<p>Sul fronte opposto, anche Kamala Harris ha partecipato a diversi podcast negli ultimi mesi. Tra le sue apparizioni più rilevanti vanno registrate quelle su <em>Call Her Daddy</em>, dove ha discusso di aborto e di diritti riproduttivi, nonché di temi personali come la scelta di non avere figli. È stata ospite di <em>Howard Stern</em>, dove ha parlato del suo amore per Prince, ed è apparsa a <em>Charlamagne Tha God</em>, un popolare programma radiofonico per afroamericani. </p>



<p>Chi dei due si è comportato meglio? Anche se non sposteranno milioni di voti e (probabilmente) non determineranno l&#8217;esito di queste elezioni incerte, l&#8217;indiscussa popolarità di Trump e la sua capacità di connettersi con il pubblico dei podcast, anche attraverso opinioni e affermazioni divisive e controverse, rappresentano senz&#8217;altro una cattiva notizia per i dem, molto più del mancato endorsement del <em>Washington Post</em> per <strong>Kamala Harris</strong>. Che, nonostante l&#8217;indignazione di alcuni, non avrà alcun peso su come andranno queste elezioni presidenziali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/trump-e-harris-la-guerra-dei-podcast-e-la-crisi-della-stampa-tradizionale.html">Trump e Harris, la guerra dei podcast e la crisi della stampa tradizionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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