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	<title>Jean-Luc Mélenchon Archives - InsideOver</title>
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	<title>Jean-Luc Mélenchon Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:29:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi. Gli scenari dei prossimi mesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/leliseo-non-e-piu-un-miraggio-le-pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.html">L&#8217;Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia più interessante dopo l&#8217;annuncio della <strong>candidatura all&#8217;Eliseo di Marine Le Pen</strong> è che la 57enne leader del <strong>Rassemblement National</strong> francese non sembra essere stata colpita dalla conferma della condanna per <strong>appropriazione indebita</strong> di fondi europei da parte della Corte d&#8217;Appello di Parigi e dall&#8217;imposizione del braccialetto elettronico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen a gonfie vele nei sondaggi</h2>



<p> Piuttosto, sembra essere premiante la possibilità della storica leader nazionalista transalpina di candidarsi e sembra emergere un trend già conosciuto negli Usa due anni fa, quando la condanna di <strong>Donald Trump non frenò ma, anzi, galvanizzò</strong> le prospettive elettorali del tycoon repubblicano, riscopertosi in chiave pesantemente critica all&#8217;establishment di governo. E i sondaggi parlano chiaro: Le Pen, dopo che come nel miglior copione da <strong>Tour de France (siamo in periodo di Grande Boucle, del resto)</strong>, è la capitana indiscussa della squadra che punta alla maglia gialla, cioé l&#8217;Eliseo, e appena tornata competitiva ha ricevuto strada e gradi da chi l&#8217;ha, ben distinguendosi, sostituita come alfiere: il giovane <strong>Jordan Bardella</strong>. </p>



<p>Le Pen in due rilevazioni <a href="https://www.ifop.com/wp-content/uploads/2026/07/122649-resultats.pdf">Ifop</a> e <a href="https://www.rtl.fr/actu/politique/sondage-rtl-presidentielle-2027-marine-le-pen-progresse-dans-les-intentions-de-vote-apres-l-annonce-de-sa-candidature-7900653723">Harris</a> è data dal <strong>34 al 36%</strong> al primo turno, ampiamente in vantaggio e potenzialmente in grado di doppiare ogni rivale. Questo si sapeva: il Rassemblement è da almeno quattro anni strutturalmente il primo partito di Francia e gli anni di opposizione ad <strong>Emmanuel Macron</strong> hanno portato i sovranisti a fagocitare la destra tradizionale gollista nei consensi. La vera novità è che nei vari possibili scenari di ballottaggio, Le Pen è data vincitrice contro qualsiasi avversario. Segno che appare difficile veder consolidarsi quel &#8220;fronte repubblicano&#8221; che nel 2017 e 2022 ha consentito a Macron di approdare all&#8217;Eliseo e nel 2024 ha contribuito a frenare il volo dei lepenisti nella corsa all&#8217;Assemblea Nazionale.</p>



<p>Contro i due ex premier macroniani, <strong>Edouard Philippe e Gabriel Attal, </strong>Le Pen è data vincitrice di stretta misura nel primo caso (51-49 per Harris, 54-46 per Ifop) di fronte a un rivale che guarda al centrodestra ed è ritenuta figura amministrativa di primo piano con notevoli competenze e di una decina di punti, 55-45, contro il secondo, esponente dell&#8217;ala più centrista della macronia, che negli anni ha virato verso la destra moderata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen-Mélenchon, fronte repubblicano&#8230;per i sovranisti</h2>



<p> <strong>Impressionante, invece, il dato che vedrebbe un confronto tra le opzioni più radicali</strong>, ovvero una sfida diretta tra Le Pen e il leader di sinistra radicale <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/melenchon-leader-della-sinistra.html" type="reportage" id="385153">Jean-Luc Mélenchon</a>. Partito in sordina</strong> nella corsa all&#8217;Eliseo, Mélenchon è cavallo di razza da campagna elettorale ed è solito aumentare i propri consensi quando la corsa entra nel vivo. Oggi ad aprile 2027, mese del voto, manca molto ma si contende con Philippe e Attal la seconda piazza valida per il ballottaggio con il 16% dei voti circa. La realtà è che in caso di sfida contro Le Pen il <strong>&#8220;fronte repubblicano&#8221; sarebbe contro Mélenchon</strong>, colpito negli ultimi anni dalla scomunica politica dei macroniani, che non hanno mai cooptato la sinistra nel governo nonostante fosse stata la vincitrice relativa del voto del 2024, travolto dalle accuse di simpatie per l&#8217;islamismo e di antisemitismo da parte dei membri del suo partito e segnato dalla spaccatura tra <strong>La France Insoumise,</strong> il suo partito, e il campo socialista e socialdemocratico.</p>



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<p>Le Pen è data addirittura al 67-70% contro Mélenchon in caso di ballottaggio, oltre il 66% con cui Macron la sconfisse nove anni fa. Realisticamente, buona parte dei voti centristi finirebbe a Le Pen e perfino una parte dei voti di sinistra, dato che i vari candidati della Gauche al primo turno, sommati, arriverebbero al 31-33,5%, sicuramente non sosterrebbe il tribuno radicale per eccellenza del panorama transalpino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Rassemblement studia da partito di governo</h2>



<p>Basta questo a <strong>manifestare come la torsione governista del Rassemblement</strong> sia stata oramai digerita da una ampia fetta della popolazione e da fette importanti del <strong>sistema di potere di Parigi</strong> e, in quest&#8217;ottica, la svolta modernizzatrice di Bardella, l&#8217;impegno per una diplomazia politica e partitica nel Vecchio Continente, la rottura interna alle formazioni tradizionali e la sostanziale estinzione politica dei Republicains, che rischiano di dover scegliere se essere ruota di scorta lepenista o post-macroniana, ha aperto fette di sistema agli ex reietti di Francia. Del resto, è quantomeno difficile pensare di tenere strutturalmente lontano dal potere, o almeno dall&#8217;ambizione di conquistarlo, un partito che <strong>rappresenta stabilmente un terzo dell&#8217;elettorato nazionale e ne ha il primo gruppo all&#8217;Europarlamento dal 2014</strong>.</p>



<p>In mezzo, le ambizioni di una Le Pen che sorprese la Francia nel 2012 conquistando il terzo posto alla sua prima candidatura al posto del padre Jean-Marie e poi nei due ballottaggi persi con Macron ha incrementato i suoi consensi. Dimostrandosi capace di attraversare le epoche. Quattordici anni fa, Le Pen si definiva &#8220;unica vera antisistema&#8221; in corsa e rivendicava il suo ruolo di &#8220;<a href="https://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2012/article/2012/04/07/marine-le-pen-la-candidate-anti-systeme-contre-le-fascisme-dore_1682247_1471069.html?srsltid=AfmBOoo0yf1yk1LAsDsEJGmgpP1Ib8inMsPY4E6d2ZLpfnhDr74A9VqU">candidata incorruttibile in una classe politica corrotta&#8221;</a> contro i &#8220;loschi affari di questa oligarchia&#8221;. Oggi sfida la condanna per appropriazione indebita usandola come volano per riscoprire quelle pulsioni antisistema dopo che nella reggenza di Bardella il Rassemblement si era, su molti dossier, vestito col gessato. </p>



<p><strong>Il sistema ora è a portata di mano e l&#8217;Eliseo, vetta più alta del lungo Tour de France del Rassemblement</strong>, non è più solo un miraggio. Le Pen torna in pista da candidata da battere, con solidi sondaggi alla mano: è uno scenario rivoluzionario per la politica francese. E chissà che non fomenti cambiamenti di prospettiva nelle forze d&#8217;establishment come del resto già le <a href="https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html" type="post" id="522256">manovre anticipate dalla <strong>Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde</strong> lasciavano presagire.</a> La primavera 2027 non è dietro l&#8217;angolo, ma politicamente farà presto ad arrivare. E ad oggi, un vero anti-Le Pen per il dopo Macron semplicemente non c&#8217;è.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/leliseo-non-e-piu-un-miraggio-le-pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.html">L&#8217;Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lagarde, Le Pen, Bardella&#8230; le grandi manovre per le presidenziali francesi con un occhio all&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 04:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo continui governi di minoranza, le presidenziali si tramuteranno in una valvola di sfogo per un Paese stanco e in tensione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html">Lagarde, Le Pen, Bardella&#8230; le grandi manovre per le presidenziali francesi con un occhio all&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Manca meno di un anno alle <strong>elezioni presidenziali francesi</strong> dell&#8217;aprile 2027 che dovranno decidere il <strong>successore di Emmanuel Macron</strong> dopo dieci anni e due mandati, e tra Parigi e l&#8217;Europa iniziano le grandi manovre, che ruotano, ad oggi, attorno a un interrogativo: riuscirà il <strong>Rassemblement National</strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-jordan-bardella-il-delfino-di-marine-le-pen.html" type="schede" id="374071">guidato da <strong>Jordan Bardella</strong></a> e <strong>Marine Le Pen</strong> a rompere il tetto di cristallo delle presidenziali e a trasformare in governo la sua primazia nei sondaggi, o anche questa volta i partiti del centro, della destra moderata e della sinistra faranno <em>barrage</em>?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti contro Bardella e Macron per il dopo Macron</h2>



<p>Questa domanda si lega a altre due questioni chiave: chi sarà il candidato della <strong>destra nazionalista</strong>, da un lato, e che <strong>manovre compiranno le forze moderate</strong> per rompere la loro parcellizzazione e arrivare al voto con un progetto unitario dall&#8217;altro. In tal senso le prossime settimane saranno decisive. </p>



<p>Martedì a Parigi la Corte d&#8217;Appello si pronuncerà sulla condanna all&#8217;interdizione ai pubblici uffici per cinque anni che grava su <strong>Marine Le Pen</strong>, sconfitta da Macron ai ballottaggi del 2017 e del 2022, per il caso di appropriazione indebita di fondi europei sotto indagine dal 2024 sulla base dell&#8217;analisi dei periodi in cui la leader sovranista era parlamentare europea. Se Le Pen vedrà confermata l&#8217;inibizione, la palla passerà definitivamente a <strong>Bardella, giovanissimo aspirante (è del 1995) al trono repubblicano di Francia</strong> e ritenuto <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2026/07/04/le-rn-cultive-discretement-ses-reseaux-diplomatiques-un-an-avant-l-election-presidentielle-de-2027_6720610_3210.html">figura modernizzante</a> rispetto alla tradizionale immagine nazionalista della leader della formazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lagarde guarda alla Francia e studia da candidata?</h2>



<p>Nel frattempo, le grandi manovre politiche tracciano un filo rosso tra Parigi e Francoforte alla luce del fatto che anche <strong>Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea</strong> e già Ministro delle Finanze ai tempi della presidenza di <strong>Nicolas Sarkozy,</strong> non ha escluso una possibile discesa in campo con vista presidenziali. <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2026/html/ecb.in260702~c56db179c3.en.html">Lagarde, parlando a <em>Les Echos</em>, ha di recente detto</a> che potrebbe non escludere le dimissioni anticipate dalla Bce se la condizione macroeconomica dell&#8217;Europa sarà stabile e non imporrà una stretta vigilanza monetaria, così da potersi occupare con attenzione delle questioni francesi.</p>



<p>&#8220;Credo che una voce europea debba farsi sentire nel dibattito presidenziale francese&#8221;, ha detto Lagarde, aprendo a un &#8220;confronto franco&#8221; con i candidati dato che si è detta preoccupata dal fatto che se il &#8220;dibattito dovesse rivelare una visione più limitata del ruolo della Francia in Europa, credo sarebbe necessario spiegare perché ciò rappresenterebbe un percorso doloroso per il nostro Paese&#8221;. &#8220;Ci rifletterò&#8221;, ha risposto a esplicita domanda circa una possibile candidatura qualora ci fosse la possibilità di una vittoria di formazioni radicali. </p>



<p>Una pre-candidatura? <strong>Forse, oppure un tentativo di mettere le mani avanti</strong> in vista di un possibile arrocco che apra alla possibilità per Macron, prima della sua uscita, di giocare un ruolo nella scelta del futuro capo dell&#8217;Eurotower (Lagarde scade a ottobre 2027). Terza opzione è che le parole di Lagarde traccino il tentativo di <strong>costruire una diga</strong> all&#8217;egemonia del Rassemblement e alle prospettive di incursioni da sinistra, ove però Jean-Luc Mélenchon appare assieme a La France Insoumise lontano dai fasti di un tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Philippe possibile sfidante, cosa dicono i sondaggi</h2>



<p>Ad oggi il candidato più credibile al ruolo di frontrunner moderato è <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/philippe-si-dimette-e-lascia-a-testa-alta-un-problema-per-macron.html" type="post" id="281490">Edouard Philippe, ex premier e sindaco di Le Havre, </a></strong>accreditato dai sondaggi del 21-25% dei suffragi contro il 35-38% che oggi arride a Le Pen e al 34-35% di cui è investito Bardella. Ad oggi Philippe è dato testa a testa in un eventuale ballottaggio con Bardella, con i sondaggi che danno vincenti ora l&#8217;uno ora l&#8217;altro, e al centro sta vedendo emergere come alternativa l&#8217;ex premier <strong>Gabriel Attal</strong>, macroniano doc. Sembrano ad oggi scomparsi da ruoli di primo piano i gollisti di Les Republicains, che per la destra moderata e il centro a trazione macroniano sono gli obiettivi chiari da corteggiare per evitare che al voto gli elettori si disperdano appiattendosi a destra. La chiamata alle armi di Lagarde, sostanzialmente, evoca un potenziale <em>ralliement</em>?</p>



<p><strong>Lo scenario non appare da escludere e apre alla possibilità di una convergenza tra futuro dell&#8217;Eliseo e della Bce</strong>: resta da capire, però, se gli elettori ci staranno o, dopo anni di alchimie elettorali complesse da parte di Macron dopo le elezioni legislative del 2024 e la formazione di continui <strong>governi di minoranza</strong>, le presidenziali si tramuteranno in una valvola di sfogo per un Paese stanco e in tensione. La corsa politica della Francia sarà sull&#8217;ottovolante fino al redde rationem presidenziale.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html">Lagarde, Le Pen, Bardella&#8230; le grandi manovre per le presidenziali francesi con un occhio all&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 05:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rapporto tra decisioni giudiziarie, regole istituzionali e volontà popolare riapre il dibattito sul futuro delle democrazie contemporanee.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il <a href="https://it.insideover.com/academy/splendori-e-miserie-del-populismo-anatomia-di-uno-strano-fenomeno-politico.html">funzionamento </a>delle democrazie occidentali è tornato al centro di un acceso dibattito. Sentenze giudiziarie, decisioni istituzionali e conflitti politici sempre più duri alimentano una domanda di fondo: f<strong>ino a che punto le regole del sistema possono intervenire nella competizione politica senza entrare in tensione con il principio della sovranità popolare? </strong>È una questione che riapre un dilemma antico ma oggi più che mai attuale, quello tra legalità e legittimità, e che porta molti osservatori a interrogarsi sul futuro stesso della democrazia. Per comprendere meglio questi fenomeni e le trasformazioni in corso nel panorama politico contemporaneo, vi inviatiamo seguire <a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">il corso “Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea”</a>, realizzato da <strong>Marco Tarchi</strong> per <em>InsideOver</em>.</p>



<p>Il <a href="https://it.insideover.com/academy/come-decifrare-la-politica-contemporanea-iscriviti-al-corso-su-populismo-e-crisi-della-democrazia-di-marco-tarchi.html">corso </a>offre gli strumenti per analizzare le tensioni che attraversano oggi le democrazie liberali, dal ruolo crescente dei tribunali nella vita politica al rapporto sempre più problematico tra istituzioni, opinione pubblica e rappresentanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Democrazia addio</strong></h2>



<p>&#8220;Che la condanna all’ineleggibilità di <strong>Marine Le Pen</strong> per cinque anni – con esecuzione immediata anche nel caso, poi concretizzatosi, di un ricorso in appello – avrebbe riattizzato per l’ennesima volta il classico scontro tra <strong>destre </strong>e <strong>sinistre</strong>, con le prime a lamentarsi del carattere politico della sentenza contro la candidata <strong>data dai sondaggi al 37% al primo turno dell’elezione presidenziale del 2027 </strong>e le seconde a ribattere che le sentenze vanno rispettate e che chi commette un reato deve essere punito senza sconti per il suo ruolo politico, era scontato ancora prima che il verdetto venisse pronunciato. E i commenti che si sono ascoltati o letti nei giorni successivi alla sentenza non hanno fatto altro che ribadirlo, con l’aggiunta dei toni comprensibilmente irritati o sconsolati di parte conservatrice e di quelli altrettanto ovviamente gongolanti o irridenti degli esponenti del versante progressista.</p>



<p>C’era anche da aspettarsi che la vicenda, già di per sé clamorosa, desse la stura alla consueta corsa alla delegittimazione reciproca dei due schieramenti, in cui da un lato si è fatto ricorso alla mai spuntata arma della denuncia del complotto – dell’Unione europea, secondo <strong>Matteo Salvini </strong>– e dall’altro ci si è affidati a comparazioni mistificanti – con il portavoce di Avs Bonelli che ha accostato l’uso di fondi destinati ad assistenti all’<strong>Europarlamento</strong> e utilizzati per far lavorare costoro a profitto del partito in Francia ai famosi milioni del finanziamento pubblico della Lega finiti nel buco nero del “cerchio magico” bossiano.</p>



<p>Quello che in pochi potevano supporre è che l’unica stecca a questo coro venisse dall’avversario più dichiarato e costante della leader del <strong>Rassemblement national</strong>, <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, che non ha avuto remore nel sostenere che «la decisione di destituire un eletto dovrebbe spettare al popolo», come del resto prevede il progetto di «referendum revocativo», versione transalpina dell’istituto del <em>recall</em> statunitense, proposto già da anni dal capofila della sinistra radicale francese. Presentata dai media come una sorta di romantico sfogo di nostalgia per un duello sospirato da tempo e mancato sia nel 2017 che nel 2022 per l’intrusione di Macron, questa presa di posizione, anticipata di pochi minuti dal comunicato collegiale de La <strong>France Insoumise</strong>, in cui si esternava il «rifiuto di principio dell’impossibilità di ricorso per qualsiasi imputato» e quello di «utilizzare un tribunale come strumento di azione per sbarazzarsi del Rassemblement national», da combattere invece «nelle urne e nelle piazze», pone invece un problema cruciale per il presente e il futuro della democrazia. Un dilemma che si manifesta periodicamente sulla scena politica da oltre un secolo (perlomeno dai tempi della Repubblica di Weimar) ed è rimasto sino ad epoca recente confinato negli angusti limiti della discussione accademica fra giuristi: <strong>il rapporto fra <em>legalità</em> e <em>legittimità</em> in ambito politico.</strong> Con la prima dettata e garantita da un sistema di norme e la seconda dall’unzione popolare testimoniata dai risultati elettorali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti i dubbi sulla vicenda Le Pen</h2>



<p>Ci sono innanzitutto un paio di punti da chiarire. Primo: i fatti da cui è scaturita la condanna di Le Pen non hanno nulla a che vedere con vicende di corruzione personale e neppure di finanziamento illegale di un partito. Niente tangenti estorte con accordi di scambio, niente mediazioni affaristiche, nessun pacco di banconote nascoste in cassaforte o sotto il letto. Che al Front National (oggi divenuto Rassemblement National) sia stato utile impiegare nel lavoro quotidiano sul territorio francese un certo numero di propri militanti pagati dall’Europarlamento per fare da assistenti dei deputati all’assemblea di Strasburgo, è sicuro: l’illecito è quindi difficilmente contestabile. E non è giustificabile con il ricorso all’argomento, pur fondato, che «così fan tutti»: <strong>la condotta è stata così incauta ed evidente – il partito ha dichiarato l’utilizzo dei fondi in questione nei propri bilanci pubblici annuali, facendo così scattare la procedura giudiziaria</strong> – da aggiungere semmai al reato il peccato di ingenuità. Secondo: è vero che la legge che l’ha messa adesso in questa difficilissima situazione è stata da Marine Le Pen fortemente difesa e sostenuta in più sedi, anche con interventi televisivi oggi riproposti da giornali e social, addirittura proponendo di trasformare la condanna all’ineleggibilità da temporanea a permanente. Ma è altrettanto vero che quella richiesta si riferiva soltanto ai casi in cui il reato commesso avesse comportato un arricchimento personale del condannato o una tangente illegale concessa al partito in cambio di favori.</p>



<p>Stabilito ciò, il dato che rende inequivocabilmente politica la sentenza pronunciata da un tribunale che – si noti – è composto da giudici di una sezione speciale, delegata ad occuparsi esclusivamente di questo genere di imputazioni, è la decisione di rendere <em>immediatamente esecutiva </em>la pena comminata (già di per sé molto elevata: 4 anni di reclusione, di cui 2 con braccialetto elettronico). Il tutto aggravato dalle motivazioni che i tre giudici hanno addotto a sostegno della loro scelta: il «fondato rischio» di una reiterazione del delitto e il «grave rischio di turbativa della vita pubblica» nel caso in cui la condannata fosse rimasta in libertà ed avesse potuto presentarsi alla prossima elezione presidenziale.</p>



<p>Ora, occorre una massiccia dose di faziosità per sottoscrivere entrambe le ragioni addotte. Chi mai potrebbe immaginare che, all’indomani di una condanna così pubblicizzata, la più accreditata candidata alla conquista dell’Eliseo avrebbe continuato a perpetrare l’illecito di cui le si è fatto carico (e che peraltro non si è più verificato a partire dal 2014)? Un sospetto di questo genere è, più ancora che infondato, palesemente risibile. E quanto alla seconda illazione, non è forse vero che a turbare la vita pubblica è semmai l’eliminazione per via giudiziaria di una pretendente alla presidenza della Repubblica che ha già ora dalla sua il sostegno di oltre un terzo dell’elettorato, piuttosto che la sua partecipazione a quell’elezione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Democrazia nominale</h2>



<p>Le cose vanno quindi guardate in faccia. <strong>Ricorrendo al suo potere discrezionale, la corte parigina ha falsato la corsa elettorale e pregiudicato la libertà di scelta degli elettori francesi.</strong> Cosa che non è accaduta in casi analoghi. Per sincerarsene, basta constatare che cos’è accaduto al <strong>Mouvement Démocrate</strong> dell’ ex primo ministro francese <strong>François Bayrou</strong>, imputato dello stesso reato: fondi pubblici europei che dovevano essere destinati per pagare gli assistenti parlamentari ma in realtà versati a membri del&nbsp;movimento. Il 5 febbraio 2024, otto di costoro sono stati&nbsp;condannati&nbsp;a pene&nbsp;detentive fra i 10 e i 18 mesi (poi sospese),&nbsp;a multe dai 10.000 ai 50.000 euro, e a 2 anni di neleggibilità (anch’essa sospesa). E Bayrou è stato assolto sulla base del principio <em>in dubio pro reo</em>, consentendogli così di accedere, 10 mesi più tardi, alla guida del governo.</p>



<p>Agendo nel modo indicato, la magistratura francese – il cui sindacato ha in più occasioni espresso apertamente la sua ostilità verso “l’estrema destra” (si legga Rassemblement national) e il timore di vederla conquistare la guida del paese, ed alcuni dei cui esponenti sono arrivati al punto di collocare all’interno di un ufficio giudiziario una bacheca, poeticamente denominata <em>mur des côns</em>, sulla quale affiggere le foto dei politici detestati – ha offerto l’ennesima replica del metodo Al Capone: se non posso metterti fuori gioco in uno scontro frontale, lo farò con un sotterfugio. Negli Usa dell’epoca l’accusa di evasione fiscale, oggi quella di uso disinvolto di fondi pubblici</p>



<p>Questo criterio non è peraltro rimasto circoscritto a questo caso, ma anzi pare essere diventato particolarmente gradito a quei governanti di <strong>Paesi nominalmente democratici</strong> che si trovano improvvisamente in imbarazzo di fronte al crescente consenso di inattesi <em><strong>outsiders</strong></em>, generalmente bollati dell’etichetta infamante di populismo o addirittura da quella ancora più squalificante di estrema destra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;caso Georgescu&#8221;</h2>



<p>Anche se è rapidamente scomparsa dalle pagine dei quotidiani, la vicenda rumena culminata nella messa al bando del candidato <strong>“filorusso” Georgescu </strong>dalla competizione elettorale per la presidenza della Repubblica che, stando ai sondaggi, avrebbe quasi certamente vinto è emblematico di questa situazione, che ormai non costituisce più un unicum. E anche in questo caso è opportuno chiarire in che modo il risultato desiderato è stato raggiunto.</p>



<p>Nel dicembre dello scorso anno, la Corte Costituzionale della Romania – composta di nove membri tutti nominati dal potere politico, cioè dai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato – ha annullato, a 48 ore dal ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno la procedura elettorale nel suo complesso. La motivazione della sconcertante sentenza, disponibile in traduzione italiana integrale<sup><a href="#sdendnote1sym" id="sdendnote1anc"><sup>i</sup></a></sup>, è, paragrafo dopo paragrafo, una prova trasparente della prevaricazione degli interessi politici di parte sulla presunta imparzialità del diritto. E tuttavia, ad avviso dell’autorevole giurista italiano che l’ha chiosata, Fulco Lanchester, <strong>è giustifica dalla «emergenza democratica» in cui verserebbe la Romania,</strong> «derivante dalla attuale situazione del quadro geopolitico e dalla dinamica politico-istituzionale interna», talché «le osservazioni operate dalla Corte sulla necessità di garantire il mantenimento di standard di correttezza e veridicità del procedimento elettorale» sarebbero «condivisibili, anche se desta dubbi l&#8217;intervento operato in extremis, che favorisce obiettivamente la posizione del Primo ministro in carica Ion-Marcel Ciolacu, presidente del partito socialdemocratico, arrivato al terzo posto nella competizione del 24 novembre».</p>



<p>Quanto fondato sia il giudizio del costituzionalista liberale, lo si può appurare scorrendo il testo del giudizio della Corte. Quest’ultima dichiara di aver deliberato sulla base di «note informative del Ministero dell’Interno» del governo socialdemocratico, basate a loro volta su informazioni dei servizi segreti desecretate all’indomani del voto che aveva messo fuori gioco Ciolacu (il quale, si noti, ad urne chiuse e basandosi sulle previsioni dei sondaggi di pochi giorni prima, che lo davano vincente, aveva parlato di «un’elezione assolutamente trasparente») e di <strong>aver riscontrato tracce di gravi interventi esterni – cioè russi </strong>– volti a manipolare l’opinione degli elettori. O, per dirla con le parole stesse contenute nel documento ufficiale, «un uso non trasparente della tecnologia digitale», dato che «l’esposizione significativa di un candidato ha portato alla riduzione direttamente proporzionale dell’esposizione mediatica online degli altri candidati nel procedimento elettorale».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;patentino&#8221; della democrazia</h2>



<p>Persino chi è ormai da trent’anni abituato all’uso della museruola della legge sulla <em>par condicio</em> che Scalfaro riuscì ad imporre per indebolire il detestato Berlusconi non può non rendersi conto delle conseguenze che affermazioni di questo tipo sono destinate a comportare sul futuro di ciò che resta della democrazia nei Paesi occidentali che a parole ne osannano le virtù. Se infatti, in un’epoca in cui cresce di continuo il numero di coloro che, per informarsi, ricorrono alle “reti sociali”, per loro natura pressoché incontrollabili – a meno di non mettere in atto espedienti censori, come accade in paesi autoritari con grande scandalo dei commentatori liberali –, il favore degli <em>influencers</em> per un determinato candidato o partito o l’esponenziale aumento della sua visibilità causato dalla logica virale degli algoritmi dovesse essere considerato un fattore sufficiente a invalidare un’elezione, c’è da scommettere che nei prossimi anni o decenni di competizioni elettorali valide ne avremmo ben poche o nessuna. Con grande soddisfazione di quanti, sempre più numerosi, da tempo vituperano i “voti di pancia” per soggetti politici da loro osteggiati e il comportamento “irrazionale” di elettori a cui si vorrebbero infliggere corsi di formazione e “patentini” per poter esercitare il diritto ad esprimere le proprie preferenze politiche.</p>



<p>Che questo sia un rischio concreto, e non un’affermazione polemica, è la stessa sentenza rumena a chiarirlo, laddove <strong>ammette lo scopo <em>pedagogico</em> della decisione assunta dalla Corte</strong>, volta – si legge – a «rafforzare la resilienza degli elettori, anche attraverso la sensibilizzazione dell’elettorato all’uso delle tecnologie digitali nelle elezioni, in particolare attraverso la fornitura di informazioni e sostegno adeguati. Pertanto, lo Stato deve far fronte alle sfide e ai rischi generati dalle campagne di disinformazione organizzate».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle Ong</h2>



<p>Sono frasi che fanno accapponare la pelle a chiunque sia affezionato al concetto di democrazia, cioè di concessione al popolo del diritto di scegliere da chi farsi governare. Chi fornirebbe ai cittadini le informazioni e il sostegno «adeguati» di cui parla la sentenza? Quale «uso delle tecnologie digitali» dovrebbe essere loro imposto? E da chi? La risposta è esplicita: dallo Stato, fatto strumento di parte contro le parti politiche sgradite. <strong>Si esplicita così la considerazione della popolazione come una massa di beoti incapaci di discernimento,</strong> stregati da TikTok o da Instagram, condotti al suicidio (politico) da <em>influencers</em> in veste di replicanti del pifferaio di Hamelin. Una versione occidentale e <em>soft </em>delle motivazioni con cui i tribunali sovietici, fino a qualche decennio fa, spedivano i dissidenti in ospedali psichiatrici per aiutarli a riconoscere la retta via e curare le loro “deviazioni”. Una sorta di regola del contrappasso che ha di nuovo per protagonista l’orso o orco russo, ieri rappresentato nell’uniforme del Kgb e oggi in quelle del Putin finanziatore presunto, con 381.000 euro, di alcune star dei social scese in campo a favore di Georgescu.</p>



<p>Quel che la sentenza peraltro non dice, ma che il giornalista investigativo Lee Fang ha rivelato sul sito Substack, è che le critiche rivolte da Georgescu all’Alleanza Atlantica nel corso della campagna elettorale «hanno allarmato i funzionari statunitensi e della Nato», dato che «la Romania è il punto di partenza per i programmi di addestramento della Nato destinati ai piloti ucraini e ospita un progetto di costruzione che porterà alla&nbsp;<a href="https://balkaninsight.com/2024/03/21/romania-to-host-largest-nato-military-base-in-europe/#:~:text=The%20military%20base%20at%20Mihail,Ramstein%2C%20Germany%2C%20in%20size.">realizzazione della più grande base Nato in Europa</a>», che sorgerà nei pressi dell’attuale&nbsp;base militare Mihail Kogalniceanu, situata vicino a Costanza, che sarà adeguatamente ampliata. E, alla luce di ciò non è certo un caso che, fra le Ong finanziate dagli Usa che si sono distinte nelle accuse mosse a&nbsp;Georgescu,&nbsp;ci sia&nbsp;<a href="https://expertforum.ro/.well-known/sgcaptcha/?r=%2Fen&amp;y=powf:193.186.4.20:1733998672.725"><em>Expert Forum</em></a><em>,</em> la quale ha ipotizzato che TikTok abbia violato i suoi termini di utilizzo consentendo la diffusione di contenuti pro-Georgescu durante le elezioni.&nbsp; Septimius Pârvu, direttore esecutivo dell’organizzazione, ha dichiarato in un recente&nbsp;webinar&nbsp;che alcuni account TikTok pro-Georgescu erano stati creati nel 2016, sostenendo che ciò provava l’esistenza di una «operazione a lungo termine». I registri federali mostrano che l’Ambasciata degli Stati Uniti a Bucarest ha fornito un flusso costante di denaro a Expert Forum. L’ultimo contratto&nbsp;<a href="https://www.usaspending.gov/award/ASST_NON_SRO10023GR0065_1900">assegna al gruppo 79.964 dollari</a>&nbsp;per sviluppare una &#8220;soluzione integrata contro il regresso democratico in Romania&#8221;&#8221;.</p>



<p>[…]</p>



<p><em>Estratto dell’editoriale presente sul numero 384 di&nbsp;<strong>Diorama Lettarario</strong></em>.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista</em><strong>&nbsp;</strong><em>(10 numeri in un anno) versare&nbsp;</em><strong>35 euro&nbsp;</strong><em>sul&nbsp;</em><strong>conto corrente postale 14898506&nbsp;</strong><em>intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;</em><strong>oppure&nbsp;</strong><em>effettuare un bonifico sul ccb</em><strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506&nbsp;</strong><em>intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;</em><strong><a href="mailto:mtdiorama@gmail.com">mtdiorama@gmail.com</a>&nbsp;</strong><em>per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
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		<title>Blocchiamo tutto: la Francia nel caos, Macron annaspa nella crisi che lui stesso ha provocato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politics/blocchiamo-tutto-la-francia-nel-caos-mentre-macron-annaspa-nella-crisi-che-lui-stesso-ha-provocato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 09:19:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-1024x603.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-600x354.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dopo le dimissioni del Governo più breve della storia repubblicana, la Francia affronta un'altra giornata nel caos. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-1024x603.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-600x354.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>In queste ore la Francia si ferma. O, almeno, questo vorrebbero ottenere i promotori di <em>Bloquons tout</em>, l&#8217;idea nata sul canale Telegran Les Essentiels (il che fa capire anche meglio, <em>en passant</em>, perché <strong>Pavel Durov</strong>, il fondatore del social, sia sotto processo in Francia), rapidamente diffusa dagli altri mezzi di comunicazione non istituzionali e infine sposata anche dal Rassemblement National di <strong>Marine Le Pen</strong> e da La France Insoumise di <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>. Nata in circoli anti-sistema, quindi, l&#8217;iniziativa è diventata sistema (i due partiti menzionati mettono insieme 325 seggi dei 577 totali dell&#8217;Assemblea Nazionale), anzi, di più: si realizza proprio il giorno dopo le dimissioni del primo ministro <strong>François Bayrou</strong>, sommerso da un voto massiccio di sfiducia al termine del più breve mandato di Governo della storia repubblicana di Francia. E sostituito da un <a href="https://it.insideover.com/politica/avanti-un-altro-la-francia-ha-un-nuovo-premier-luomo-delle-armi-sebastian-lecornu.html"><strong>Sébastien Lecornu</strong> </a>che a 39 anni sembra il padre di Macron (chissà tra sei mesi, quando manderanno a casa anche lui), la cui nomina dimostra la confusione mentale di cui il Presidente è ormai preda: Lecornu era ministro della Difesa e una delle ragioni della rabbia dei francesi stava proprio nell&#8217;idea di vedersi tagliare 44 miliardi dal bilancio pubblico (quindi pensioni, sanità ecc. ecc.) perché il Governo potesse spenderne 62 nella Difesa entro il 2027.</p>



<p>Vedremo nelle prossime ore se l&#8217;idea del blocco avrà successo o se gli 80 mila gendarmi schierati dal ministero degli Interni riusciranno a garantire una giornata più o meno ordinata. Qui ci interessa soprattutto un altro punto. Se alziamo gli occhi da Parigi, vediamo che in Francia, in realtà, non sta avvenendo nulla di speciale. Nulla di troppo diverso da quanto già avvenuto in Romania (ne abbiamo parlato anche <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/disillusa-e-arrabbiata-viaggio-nella-romania-periferia-delleuropa.html#google_vignette">qui</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/la-maxi-austerita-della-romania-riapre-le-ferite-politiche-di-bucarest.html">qui</a>), da quanto sta avvenendo in Germania (la destra dell&#8217;AfD, dato da tutti in procinto di diventare il primo partito del Paese, nel mirino dei servizi segreti e della Corte Costituzionale e a rischio di bando, <a href="https://it.insideover.com/politica/bando-dellafd-un-pericolo-per-la-democrazia-lallarme-del-politologo-merkel.html">qui </a>e <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-moria-di-candidati-in-nordreno-vestfalia-sei-sono-di-afd.html">qui</a> su InsideOver) o in Gran Bretagna, dove il consenso del premier laburista <strong>Keir Starmer</strong> sprofonda a vantaggio del populista brexitista <strong>Nigel Farage</strong>. E, a ben vedere, nulla di troppo diverso da quanto già avvenuto, sia pur più sommessamente, in diversi Paesi del Nord Europa o da quanto sarebbe avvenuto in Italia se <strong>Giorgia Meloni</strong>, nel sostituire <strong>Mario Draghi</strong>, avesse fatto al Governo quanto diceva di voler fare in campagna elettorale.</p>



<p>Di fronte a quanto avviene oggi in Francia, <strong>i media &#8220;normali&#8221; ripetono la lacrimosa storia delle democrazie assaltate da sovranisti, populisti, complottisti,</strong> antieuropeisti e putiniani vari e del caos che ci attende se solo si prova a cambiare qualcosa. E anche noi siamo piuttosto convinti che la Le Pen e Mélenchon, per restare all&#8217;oltralpe (ma anche Afd in Germania o Farage in Gran Bretagna), di tutto dispongano tranne che delle idee migliori per far uscire il Paese dal buco in cui è precipitato. Però mai che si legga una riga sulle responsabilità della classe dirigente che ha retto le sorti dei nostri Paesi negli ultimi dieci anni. Mai che si dica che l&#8217;Europa, finora, non l&#8217;hanno governata populisti e complottisti ma i partiti e i politici &#8220;regolari&#8221;, quelli che adesso non sanno più che pesci pigliare.</p>



<p>Prendiamo ancora una volta la Francia. Alle elezioni europee del giugno 2024, la destra della Le Pen aveva preso esattamente il doppio dei voti della coalizione raccolta da Macron. E Mélenchon aveva comunque raccolto 2,5 milioni di voti, piazzandosi al quarto posto. Ma soprattutto, <strong>dal voto era emerso un messaggio chiaro: basta con Macron. </strong>Il Presidente, invece di raccogliere il messaggio, aveva tentato l&#8217;ultima mano di poker, sciogliendo il Parlamento. tutti, allora, avevano previsto quel che sarebbe successo: Francia ingovernabile. In altre parole, Macron aveva sacrificato il Paese per salvare se stesso. Ed eccoci qui, a salutare il Governo più breve nella storia della Francia repubblicana. <em>Chapeau!</em>  </p>



<p>La ragione profonda di questa specie di rivolta popolare <a href="https://it.insideover.com/politica/i-neocon-alla-francese-che-dimenticano-la-lezione-di-de-gaulle.html#google_vignette">l&#8217;ha spiegata bene ieri in queste pagine </a>il nostro Giuseppe Gagliano: Macron ha dimenticato l&#8217;orgogliosa tradizione del gallismo e ha agganciato la Francia alle dottrine dei neocon americani, trasferendo poi il tutto in Europa. E come lui altri: i conservatori. in Gran Bretagna,  le <em>Grossen Koalitionen</em> della politica tedesca, i &#8220;tecnici&#8221; (ma anche i politici) in Italia, e così via. Giusta o sbagliata che sia, la sensazione di vedere gli interessi nazionali (ma diciamo pure: familiari, personali) sacrificati a Moloch sovranazionali percepiti come distanti e di difficile comprensione (l&#8217;Alleanza Atlantica, l&#8217;Unione Europea&#8230;), <strong>unita al lento ma costante peggioramento delle condizioni di vita</strong>, ha provocato un&#8217;emorragia di consensi dai partiti schierati per l&#8217;attuale sistema (quindi percepiti come conservatori) verso i partiti schierati per il cambiamento (quindi percepiti come riformatori, se non rivoluzionari). con le scelte che ne derivano. Giuste? Sbagliate? Diciamo pure sbagliate. Ma il principio cardine della democrazia è che il popolo è sovrano. O è cambiato qualcosa?</p>



<p>Le democrazie europee non sono in crisi per un qualche complotto internazionale o perché gli hacker russi, con i loro musi da topo e gli occhietti cattivi, frugano nei nostri computer di notte. Sono in crisi per le scelte sbagliate (sarebbe ora di dirlo che, con tutta la loro confusione, <strong>sulle politiche energetiche avevano ragioni i gilet gialli e torto Macron</strong>, visto che quelle politiche sono state abbandonate in tutta Europa), per aver trasmesso alla gente l&#8217;idea di una casta piuttosto che una classe di governo, anche per le oggettive difficoltà di governare<strong> una situazione di crisi di fronte alla quale la Ue manca degli strumenti, anche istituzionali, adeguati. </strong>E, come si diceva, mai un ripensamento o un&#8217;autocritica, solo la retorica del dissenso come nemico, o servo dei nemici. Per chi ha creduto tanto nell&#8217;Europa, una gran pena. Le auto sfasciate e le macerie che, mentre scriviamo, già si vedono a Parigi sono anche le nostre: le macerie di un grande ideale.  </p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politics/blocchiamo-tutto-la-francia-nel-caos-mentre-macron-annaspa-nella-crisi-che-lui-stesso-ha-provocato.html">Blocchiamo tutto: la Francia nel caos, Macron annaspa nella crisi che lui stesso ha provocato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francia, Le Pen e Mélenchon bocciano l&#8217;austerità per il riarmo di Bayrou: Governo in bilico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-le-pen-e-melenchon-bocciano-lausterita-per-il-riarmo-di-bayrou-governo-in-bilico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 18:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo francese di François Bayrou è in bilico dopo che alla riapertura dei lavori dell&#8217;Assemblea Nazionale l&#8217;esecutivo centrista di minoranza sostenuto dalla destra gollista di Les Republicains è stato messo nel mirino tanto dai sovranisti del Rassemblement National quanto dalle forze di sinistra guidate da La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Destra e sinistra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-le-pen-e-melenchon-bocciano-lausterita-per-il-riarmo-di-bayrou-governo-in-bilico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-le-pen-e-melenchon-bocciano-lausterita-per-il-riarmo-di-bayrou-governo-in-bilico.html">Francia, Le Pen e Mélenchon bocciano l&#8217;austerità per il riarmo di Bayrou: Governo in bilico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825201009392_16e867f5635d8701f31c0b0c0b2bc8c9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo francese di <a href="https://it.insideover.com/economia/tagli-a-pensioni-e-sanita-piu-fondi-alla-difesa-lazzardo-di-bayrou-sullausterita-militare.html"><strong>François Bayrou</strong> </a>è in bilico dopo che alla riapertura dei lavori dell&#8217;<strong>Assemblea Nazionale</strong> l&#8217;esecutivo centrista di minoranza sostenuto dalla destra gollista di Les Republicains è stato messo nel mirino tanto dai sovranisti del <strong>Rassemblement National</strong> quanto dalle forze di sinistra guidate da <strong>La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Destra e sinistra contro i piani di &#8220;austerità militare&#8221;</h2>



<p>Il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella da un lato e il principale e più radicale gruppo del <strong>Nuovo Fronte Popolare</strong> dall&#8217;altro hanno respinto la manovra fiscale con cui il leader del Movimento Democratico (MoDem) e stretto alleato del presidente Emmanuel Macron e del suo Renaissance mirava a <strong>strutturare tagli al bilancio per 44 miliardi di euro</strong>, tagliando pensioni, sanità e enti locali e preservando gli aumenti principalmente per spese per la difesa e riarmo. </p>



<p>L&#8217;impeto della critica a Bayrou, che ha posto la questione di fiducia applicando l&#8217;Articolo 49.1 della Costituzione francese in vista del voto dell&#8217;8 settembre, è stato tale da spingere anche tutte le altre forze di opposizione a rompere gli indugi. I Verdi e i Comunisti prima e, da ultimi, anche i socialisti guidati da Olivier Fauré hanno <strong>annunciato che non voteranno la fiducia</strong> al veterano centrista, al potere dal dicembre scorso. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi sistemica del governo Bayrou</h2>



<p>A settembre a Palazzo Borbone &#8220;François Bayrou presenterà una nuova dichiarazione di politica generale sui suoi orientamenti di bilancio, seguita da un dibattito e poi da una votazione dei deputati&#8221;, <a href="https://www.lemonde.fr/politique/live/2025/08/25/en-direct-conference-de-presse-de-francois-bayrou-suivez-la-prise-de-parole-du-premier-ministre_6634880_823448.html">nota Le Monde</a>, aggiungendo che &#8220;l&#8217;ultimo a ricorrervi è stato Jean Castex, nel luglio 2020. Nessuno dei suoi successori ha corso il rischio: né Elisabeth Borne, né Gabriel Attal, né Michel Barnier, che a sua volta si è trovato ad affrontare un voto di sfiducia nel dicembre 2024, per la prima volta dal 1962&#8221;. </p>



<p>Ad oggi, <strong>Bayrou e la sua coalizione</strong> controllano 210 seggi su 577 e sono costretti a cercare compromessi su ogni dossier. Con l&#8217;aggiunta dei socialisti, il fronte del no alla fiducia, che somma destra e sinistra, tocca invece 330 seggi. Restano una ventina di indipendenti tra gli eletti nei partiti regionalisti, dalla Corsica ai territori d&#8217;oltremare, ma anche supponendo un loro compatto sostegno al premier questi dovrebbe <strong>sperare teoricamente in almeno cinquanta voti &#8220;ribelli&#8221; per la fiducia</strong>. </p>



<p>La narrazione politica dei sacrifici necessari per contenere un <strong>debito pubblico che rischia di andare fuori controllo</strong> e la sfida sistemica del controllo dei conti pubblici si scontra con la realtà del quadro politico nazionale. Con tassi d&#8217;approvazione sotto il 20% secondo le rivelazioni YouGov, Macron e Bayrou, che implementa da primo ministro l&#8217;agenda presidenziale, sono i leader <a href="https://al24news.dz/en/macron-and-bayrou-marked-as-least-popular-leaders-in-fifth-republic-history/">con il rating peggiore della storia della Quinta Repubblica.</a> Né a una certa parte di Paese, specie ai lati estremi dell&#8217;elettorato, appare credibile l&#8217;idea di <strong>dover coniugare austerità e riarmo</strong>, proposta che ha conosciuto una profonda crisi di rigetto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Macron sotto scacco</h2>



<p>Del resto, il calcolo politico di destra e sinistra è chiaro: <strong>bloccare ogni tentativo di Macron</strong> di formare un nuovo esecutivo fondato sui suoi sostenitori dopo il naufragio di Barnier e il possibile flop di Bayrou, sperare in un ritorno alle urne da concretizzare magari entro la fine dell&#8217;anno e giocarsi la maggioranza nella corsa all&#8217;Assemblea Nazionale. </p>



<p>Ironia della sorte, dapprima Macron nel voto anticipato del luglio 2024 prima <strong>proclamò l&#8217;adesione al &#8220;fronte repubblicano</strong>&#8221; contro i lepenisti per impedire loro di aver la maggioranza e poi provò a trescare con l&#8217;estrema destra per metter all&#8217;angolo la sinistra uscita con la maggioranza relativa dei seggi. </p>



<p>Il risultato? Una Francia nel caos e in crisi economica che il presidente si trova a amministrare in crisi di consensi, senza maggioranza e assediato dagli avversari. A testimonianza della crisi di una strategia di logoramento che si è ritorta contro l&#8217;Eliseo, a cui forse avrebbe fatto gioco vedere i radicali logorarsi contro il duro mestiere dell&#8217;amministrazione. </p>



<p>L&#8217;8 settembre Bayrou si gioca molto e Macron, a meno di due anni dalla fine del suo secondo mandato presidenziale, vedrà un nuovo crocevia della sua carriera. Il rischio di un nuovo salto nel buio per la politica francese e l&#8217;Esagono intero è elevato.</p>



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		<title>Come la condanna di Le Pen (non) cambia la politica francese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/come-la-condanna-di-le-pen-non-cambia-la-politica-francese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 14:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Eliseo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1913" height="953" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marine Le Pen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755.jpg 1913w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-600x299.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-1024x510.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-768x383.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-1536x765.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1913px) 100vw, 1913px" /></p>
<p> Gli avversari usano moderazione, il suo partito non vuole fare mosse avventate in vista del voto politico. Le Pen condannata ma tutti cauti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1913" height="953" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Marine Le Pen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755.jpg 1913w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-600x299.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-1024x510.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-768x383.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/le-pen-e1743604096755-1536x765.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1913px) 100vw, 1913px" /></p>
<p>La <strong>condanna di Marine Le Pen</strong> a due anni di reclusione e cinque di interdizione da qualsiasi candidatura ha aperto un&#8217;ampia discussione nella politica francese e internazionale, ma a Parigi tutti si guardano bene dal <strong>cogliere al balzo</strong> la palla della condanna della leader sovranista.</p>



<p>Ha iniziato lunedì dalla sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, ricordando che anche senza la sua donna-simbolo il Rassemblement National sarà contrastato da La France Insoumise &#8220;in tutte le strade e le piazze&#8221; e che i processi non sono la via ideale per affrontare i rivali.</p>



<p>Ha proseguito, martedì, <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-la-mission-impossible-di-bayrou-premier-travicello-tra-macron-melenchon-e-le-pen.html"><strong>François Bayrou,</strong> primo ministro e leader del Movimento Democratico (MoDem)</a> centrista, uscito nel 2024 assolto da sette anni di grane per un processo per appropriazione indebita di fondi europei, sottolineando davanti all&#8217;Assemblea Nazionale che &#8220;qualsiasi decisione seria e ponderata in materia penale debba essere soggetta a ricorso prima del giudizio definitivo&#8221;. Il ministro della Giustizia <strong>Gerald Darmanin</strong> ha aggiunto che a suo avviso il ricorso di Le Pen dovrà essere il più veloce possibile per capire se lo stop alla candidatura per le presidenziali del 2027 sarà confermata per la leader del primo partito di Francia.</p>



<p>Un quadro molto diverso da quello della &#8220;democrazia giustiziata&#8221; di cui parlava <strong>Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National,</strong> dopo la condanna della 56enne <strong>deputata del Passo di Calais</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I politici azzoppati</h2>



<p>Il Rassemblement vuole utilizzare la carta dell&#8217;attacco giudiziario a <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-le-pen-colpevole-di-appropriazione-indebita-a-rischio-il-sogno-presidenziale-2027.html">Le Pen come ostacolo politico, ma la realtà è che la stessa leader</a> ha preparato con lungimiranza la <strong>ricerca di alternative politiche</strong> alla sua figura nel partito e ormai dopo anni di governi di minoranza e di arroccamento del presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> il consenso al partito non è più personale sulla sua figura ma radicato tra le<a href="https://it.insideover.com/politica/francia-chi-lavora-vota-le-pen-con-macron-restano-i-pensionati-ad-alto-reddito.html"> classi lavoratrici, i giovani elettori, la piccola borghesia urbana, gli abitanti della provincia transalpina.</a> </p>



<p>La consapevolezza di Le Pen è che la fattispecie di cui è accusata rende complessa la strada verso il ricorso e che il pubblico francese ha già <strong>punito politicamente chi ha provato a scalare </strong>le istituzioni nazionali nonostante i verdetti sfavorevoli dei tribunali: <a href="https://www.lemonde.fr/politique/live/2025/04/01/en-direct-condamnation-de-marine-le-pen-les-questions-au-gouvernement-a-l-assemblee-nationale-s-annoncent-mouvementees_6588724_823448.html"><em>Le Monde</em> ricorda i casi dei gollisti</a> Alain Juppé, costretto a dimettersi dalla guida dell&#8217;Unione per un Movimento Popolare (Ump) a favore di Nicolas Sarkozy dopo una condanna nel 2004, e di François Fillon, azzoppato nelle presidenziali del 2017 da un&#8217;indagine sulla moglie Penelope.</p>



<p>I sondaggi, del resto, dicono che se si votasse ora per le presidenziali Bardella <a href="https://www.rtl.fr/actu/politique/info-rtl-presidentielle-2027-jordan-bardella-largement-en-tete-des-intentions-de-vote-pour-le-1er-tour-7900489311">conserverebbe il 35-36% di consensi di Le Pen al primo turno</a> e la politica transalpina dice che è la &#8220;non sfiducia&#8221; del Rassemblement, confinato all&#8217;opposizione, a permettere al governo Bayrou di esistere. <strong>Ogni mossa andrà ponderata con cura</strong>: se Le Pen chiamasse la piazza e denunciasse una congiura contro di sé, <strong>salderebbe la sinistra del Nuovo Fronte Popolare</strong> a Bayrou, che peraltro ha usato parole moderate nei suoi confronti. Inoltre, questo danneggerebbe la svolta per la normalizzazione di un <a href="https://www.politico.eu/article/marine-le-pen-bombshell-verdict-upends-french-politics/">partito che non è più la formazione radicale e ultranazionalista di un tempo.</a></p>



<p>La vera soglia politica sarà a luglio, quando un anno dopo il voto anticipato convocato da Macron nel 2024 si potrà tornare a votare per il Parlamento e potranno emergere fatti nuovi volti a <strong>fare spazio ai lepenisti</strong> in Parlamento tramite il ritorno alle urne. Ogni &#8220;fallo di reazione&#8221; rischia di essere deleterio e per Le Pen oggi la strategia più pragmatica appare quella di continuare a guidare politicamente la <strong>sua base di fedelissimi</strong> nella consapevolezza che resta la destra nazionalista la formazione da battere. Solo in caso di appello si potrà tornare a alzare la posta. Ma Le Pen spera che avvenga in un quadro politico ben consolidato a favore del suo partito, ora in mano al fido Bardella.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/come-la-condanna-di-le-pen-non-cambia-la-politica-francese.html">Come la condanna di Le Pen (non) cambia la politica francese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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