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	<title>Israel Katz Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 05 Jul 2026 09:33:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Israel Katz Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 09:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colono armato presidia un avamposto illegale" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cisgiordania settentrionale, ultima grande area palestinese ancora territorialmente contigua, è al centro di un progetto di reinsediamento dei coloni israeliani sostenuto dal governo Netanyahu. Secondo un'inchiesta di Haaretz, il ritorno degli insediamenti si accompagna a una crescente integrazione tra esercito, movimento dei coloni e istituzioni, con l'obiettivo di creare nuovi fatti sul terreno. Una strategia che punta a seppellire definitivamente gli Accordi di Oslo e ad aprire la strada a una futura annessione della Cisgiordania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html">Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colono armato presidia un avamposto illegale" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La più grande continuità territoriale palestinese della <strong>Cisgiordania sta per essere spezzata</strong>. È questo il progetto che Israele sta portando avanti con il ritorno negli insediamenti evacuati durante il disimpegno del 2005 voluto da <strong>Ariel Sharon.</strong> Proprio lì, come riporta <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2026-06-23/ty-article-static/.premium/as-the-world-watched-gaza-israeli-settlers-charged-ahead-in-the-west-bank-a-clash-is-imminent/0000019e-b6d1-d7bd-a3bf-befd20750000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un’inchiesta di Haaretz</a>, i coloni israeliani stanno occupando 18 siti strategici per frammentare l&#8217;ultima grande area palestinese il cui territorio non è ancora stato frazionato.</p>



<p>Il ritorno di Israele in quell&#8217;area, che&nbsp;anche allo stato attuale per il diritto internazionale&nbsp;<strong>è pur sempre occupazione</strong>, non&nbsp;è un’esclusiva dei&nbsp;soli&nbsp;coloni.&nbsp;Prevede, infatti,&nbsp;anche un dispiegamento di forze militari, di basi a protezione degli insediamenti,&nbsp;nonché&nbsp;la costruzione di strade d&#8217;apartheid, che solo gli israeliani possono attraversare e, ovviamente, l&#8217;espropriazione di terre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia sulla Cisgiordania settentrionale</h2>



<p>C’è una differenza sostanziale tra la zona settentrionale della Cisgiordania e il resto del territorio. Nell&#8217;area a Nord di Nablus, infatti, gli insediamenti israeliani sono quasi del tutto assenti. Almeno per ora. Sulla cartina è come un grande cerchio che unisce idealmente Tulkarem, Sebastia, Tammun, Tubas, Zababdeh, Jenin, Yamun e Silat ad Dhahr. All’interno di questa vasta zona è davvero <strong>tutta Palestina</strong>. Ci vivono 720mila palestinesi, i coloni sono sostanzialmente assenti e la regione, fino al 2022, era relativamente più tranquilla rispetto alle altre parti della Cisgiordania.</p>



<p>L’attuale governo <strong>Netanyahu però ha cambiato tutto</strong>. Nel 2022 si è insediato e, nel marzo 2023, ha <a href="https://www.jpost.com/israel-news/article-735128" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abrogato la legge</a> sul disimpegno, permettendo così ai coloni di tornare nel cuore del territorio palestinese. Due insediamenti evacuati nel 2005 – Homesh e Sa-Nur – sono stati ripopolati. Secondo i piani del governo dovrebbero seguirne altri due: Ganim, destinato ai diplomati della yeshiva [scuola ebraica, ndr] Bnei David di Eli, e Kadim, destinato a un gruppo religioso proveniente da Tel Aviv. Entrambi gli insediamenti, secondo il progetto, saranno più grandi di quanto fossero prima dello sgombero (si tratta di una pratica abbastanza comune: nuovi insediamenti o quartieri vengono spesso fondati da gruppi che condividono un&#8217;identità religiosa, come ex studenti di una stessa yeshiva).</p>



<p>Ma il governo Netanyahu non si è limitato a ristabilire i quattro insediamenti sgomberati con il disimpegno: ha fatto le cose in grande. Ne ha approvati altri 14, frammentando ulteriormente il territorio palestinese e circondandolo di comunità israeliane, esattamente come avviene già nella Cisgiordania centro-meridionale. Per questo, si legge su Haaretz, “la direzione del progetto è chiara e punta al definitivo <strong>superamento degli Accordi di Oslo</strong>”.</p>



<p>Il piano è iniziato a Homesh, un simbolo per i coloni israeliani. Sono stati gli ultimi ad andarsene con il <strong>disimpegno del 2005</strong> e i primi a tornare nel 2023, dopo il via libera di Netanyahu e del suo governo. Hanno costruito una yeshiva nel sito e l’IDF è tornato nell’area, allestendo una base. In seguito sono state costruite delle case e una strada asfaltata riservata ai coloni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I ministri a Sa-Nur</strong></h2>



<p>Poco distante da Homesh è stato ripopolato un altro insediamento, quello di Sa-Nur. Alla cerimonia di &#8220;riapertura&#8221;, ad aprile, erano presenti ben sei ministri. Tanto lustro anche perché è qui che ora vive <strong>Yossi Dagan</strong>, uno degli uomini più influenti del Paese e presidente del Consiglio regionale della Samaria. Tant&#8217;è che sono stati i ministri Israel Katz e Haim Katz in persona ad apporre una mezuzah sulla sua casa, una pergamena fissata agli stipiti delle porte che, nella tradizione ebraica, richiama la presenza e la protezione di Dio. Un <strong>rito sacro celebrato</strong> direttamente da due ministri del governo israeliano.</p>



<p>Oltre a Sa-Nur, sono stati costruiti almeno nove avamposti. Sorgono tutti nell&#8217;Area A, quella che, come stabilito dagli Accordi di Oslo, è sotto il pieno controllo dell&#8217;Autorità Nazionale palestinese. Proprio a causa di uno di questi nuovi avamposti, lo scorso maggio una famiglia palestinese è stata costretta a riesumare il corpo di un proprio caro, sepolto regolarmente nella sua terra, nel villaggio di Asasa. Una tomba troppo vicina all’insediamento (illegale) di Sa-Nur. E tanto è bastato per far valere la legge del più forte: i <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/5/9/israeli-settlers-force-palestinian-family-to-exhume-and-rebury-their-father" target="_blank" rel="noreferrer noopener">coloni hanno minacciato la famiglia palestinese</a> e l&#8217;hanno costretta alla riesumazione. Il tutto davanti all’IDF.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La distruzione dei campi profughi</strong></h2>



<p>Il ritorno dell’esercito israeliano nella Cisgiordania settentrionale è drammaticamente testimoniato dalla distruzione dei campi profughi di Jenin, Tulkarm e Nur-Shams. I loro abitanti, oltre quarantamila,&nbsp;<a href="https://www.ochaopt.org/content/northern-west-bank-humanitarian-response-update-21-january-30-april-2025" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono stati sfollati</a>. L&#8217;esercito ha stabilito una presenza militare all&#8217;interno dei campi sta costruendo una nuova base proprio sulla collina che affaccia su Jenin. I campi profughi, cuore della resistenza palestinese, sono stati definiti da Israel Katz “<strong>focolai di terrore armati dall’Iran</strong>”. E nonostante vengano raccontati così, un nuovo insediamento sta per sorgere a meno un chilometro di distanza da Jenin, a Kadim. La stretta vicinanza non è un caso. “<strong>Si vuole infiammare la regione</strong>”, annota Haaretz, mentre i gruppi per i diritti umani avvertono ciò che è un triste presagio: “Se un colono verrà danneggiato, l’esercito risponderà con forza contro la popolazione, innescando anche qui una grande spirale di violenza”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esercito e coloni: il processo di integrazione</strong></h2>



<p>Ma il cambiamento non riguarda soltanto gli insediamenti. Negli ultimi anni anche l&#8217;esercito israeliano ha attraversato un processo di crescente integrazione con il movimento dei coloni.&nbsp;Sono sempre più&nbsp;numerosi gli&nbsp;ufficiali cresciuti negli insediamenti o che si sono formati nelle yeshivot del sionismo religioso&nbsp;e&nbsp;ricoprono oggi posizioni chiave nella catena di comando&nbsp;delle forze che insistono sulla Cisgiordania. Il caso più emblematico è quello di <strong>Avi Bluth</strong>, comandante del Comando Centrale, la più alta autorità militare israeliana&nbsp;della&nbsp;Cisgiordania. Cresciuto nell&#8217;insediamento di Neve Tzuf, è stato definito dal ministro delle Finanze Bezalel <strong>Smotrich il capo del Comando Centrale</strong> più favorevole agli insediamenti che Israele abbia mai avuto. È lo stesso che, mesi fa, ha parlato apertamente di apartheid, pur senza pronunciare il temine tabù. “Ho dato l’ordine di sparare&nbsp;ai palestinesi che lanciano pietre”,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha dichiarato fiero</a>,&nbsp;aggiungendo che non si può fare lo stesso con i coloni violenti, “perché questo creerebbe un problema per la società israeliana”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="631" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1024x631.jpg" alt="Palestinesi protestano contro il ripopolamento di un insediamento nei pressi di Nablus, considerato illegale ai sensi del diritto internazionale e il cui reinsediamento è stato vietato dagli Accordi di Oslo." class="wp-image-521919" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1024x631.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-600x370.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Palestinesi protestano contro il ripopolamento di un insediamento nei pressi di Nablus, considerato illegale ai sensi del diritto internazionale e il cui reinsediamento è stato vietato dagli Accordi di Oslo.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Yossi Dagan, l’uomo dietro al progetto</strong></h2>



<p>Parallelamente, il movimento dei coloni ha conquistato un peso senza precedenti anche nelle istituzioni. Con il governo Netanyahu, Smotrich ha ottenuto ampi poteri sull&#8217;amministrazione civile della Cisgiordania, mentre figure provenienti direttamente dagli insediamenti occupano incarichi di primo piano nella Knesset e nell’amministrazione.</p>



<p>Se c&#8217;è una figura che meglio rappresenta l&#8217;ascesa politica del movimento dei coloni, è il succitato <strong>Yossi Dagan</strong>. Oggi è il capo del Consiglio regionale della Samaria, ma soprattutto è considerato uno degli uomini più influenti del Paese. Evacuato dall&#8217;<strong>insediamento di Sa-Nur</strong> durante il disimpegno del 2005, ha dedicato gli ultimi vent&#8217;anni a rovesciare quella decisione. Nel frattempo ha costruito una rete di potere all&#8217;interno del Likud, influenzando le primarie del partito e coltivando rapporti diretti con ministri e parlamentari, molti dei quali fanno regolarmente tappa da lui (come si è detto per il rito della mezuzah).</p>



<p>Ma la sua influenza va ben oltre la politica israeliana. Negli anni ha costruito una <strong>fitta rete di relazioni con la destra americana</strong>, incontrando esponenti del&nbsp;partito Repubblicano, figure evangeliche e collaboratori di Donald Trump. Tra questi anche Pete Hegseth, oggi Segretario alla Difesa statunitense, che&nbsp;<a href="https://www.israelnationalnews.com/news/242253" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incontrò Dagan nel 2018</a>, quando era ancora soltanto un conduttore di Fox News.</p>



<p>Secondo Haaretz, l&#8217;obiettivo è chiaro: fare in modo che un&#8217;eventuale <strong>annessione della Cisgiordania</strong> non incontri l&#8217;opposizione degli Stati Uniti e possa, al contrario, contare sul loro sostegno. Il <strong>ritorno degli insediamenti nella Cisgiordania settentrionale</strong> non è che l&#8217;ultimo tassello di una strategia politica costruita da anni, dentro e fuori Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html">Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Hormuz, sanzioni e Libano: gli ultimi ostacoli per un accordo Usa-Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hormuz-sanzioni-e-libano-gli-ultimi-ostacoli-per-un-accordo-usa-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 07:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I negoziati Usa-Iran sono nuovamente a un passo dalla conclusione, dice Donald Trump, mentre da Teheran prendono tempo e si resta fermi alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Abbas Araghchi secondo cui l&#8217;Iran sta &#8220;esaminando&#8221; l&#8217;accordo. Il negoziato mediato dal Pakistan sembra &#8220;Il Giorno della Marmotta&#8221;, film in cui il protagonista si trova condannato a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/hormuz-sanzioni-e-libano-gli-ultimi-ostacoli-per-un-accordo-usa-iran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/hormuz-sanzioni-e-libano-gli-ultimi-ostacoli-per-un-accordo-usa-iran.html">Hormuz, sanzioni e Libano: gli ultimi ostacoli per un accordo Usa-Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>I negoziati Usa-Iran </strong>sono nuovamente a un passo dalla conclusione, dice <strong>Donald Trump</strong>, mentre da Teheran prendono tempo e si resta fermi alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri<a href="https://it.insideover.com/guerra/accordo-iran-usa-araghchi-rassicura-e-trump-ne-rilancia-il-post.html" type="post" id="520340"> <strong>Abbas Araghchi </strong></a>secondo cui l&#8217;Iran sta &#8220;esaminando&#8221; l&#8217;accordo. Il negoziato mediato dal Pakistan sembra &#8220;Il Giorno della Marmotta&#8221;, film in cui il protagonista si trova condannato a svegliarsi sempre nella stessa giornata ciclica: gli accordi avanzano, una sintonia sembra trovarsi, gli Usa annunciano (questa volta in sinergia con lo stesso Pakistan) che si è all&#8217;ultimo miglio, emerge il <strong>prevedibile disappunto di Israele</strong>, tutto poi torna nell&#8217;incertezza. Spesso magari con provvidenziali incidenti a sabotare i percorsi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa manca nei negoziati Usa-Iran</h2>



<p>La verità politica, però, è che dall&#8217;8 aprile, data del cessate il fuoco che ha ridotto d&#8217;intensità le tensioni e frenato la Terza Guerra del Golfo, sono poche e ben precise le questioni su cui Usa e Iran devono ancora trovare un&#8217;intesa. Ma sono questioni, ovviamente, dirimenti e decisive. Si parte dalla <strong>riapertura dello Stretto di Hormuz,</strong> su cui Teheran ha di fatto imposto una proiezione sovrana, e si passa alla contropartita dello <strong>sblocco degli asset iraniani congelati dalle soffocanti sanzioni Usa,</strong> che la Repubblica Islamica chiederebbe di iniziare a scongelare. In mezzo, la grande partita del <strong>Libano,</strong> il cui conflitto per Teheran è unico con quello che la coinvolge direttamente e in cui l&#8217;Iran chiede agli Usa di pressare su Israele perché fermino gli attacchi a Hezbollah. Prospettiva questa assai invisa a Benjamin Netanyahu e criticata, soprattutto, dal ministro degli Esteri libanese Joe Rajji, che nonostante tre mesi di attacchi e quasi 4mila morti ha detto ad Araghchi che &#8220;non accettiamo che nessuno negozi per nostro conto o firmi accordi a nostro nome&#8221; parlando a Le Figaro</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇱🇧 NEW: Lebanon Foreign Minister Joe Raggi insists the “Lebanon issue must be separated from the Iran issue,” rejecting any efforts from Iran to stop Israeli attacks on Beirut’s behalf.<br><br>“We do not accept that anyone negotiate on our behalf or sign agreements in our name. That… <a href="https://t.co/xBGGPePw5H">pic.twitter.com/xBGGPePw5H</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://x.com/DropSiteNews/status/2065857876976194008?ref_src=twsrc%5Etfw">June 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Trump cerca risultati prima del G7</h2>



<p>Il risultato positivo che per ora sembra acquisito è la comune volontà di <strong>rimandare a negoziati più lunghi e tecnici</strong> il futuro assetto del dossier nucleare e di aprire a un&#8217;eventuale fase di accordo concretizzando dei risultati ritenuti basilari per una pace credibile. Qui si inserisce il fattore tempo. Trump ha bisogno di risultati. La giornata del 14 giugno, con le celebrazioni del Giorno della Bandiera (e del compleanno del presidente&#8230;) precede la tre giorni del <strong>G7 in Francia a cui gli Usa intendono arrivare con un percorso avviato</strong> verso l&#8217;uscita da un angolo in cui si sono problematicamente cacciati lanciando la guerra il 28 febbraio scorso. Possiamo dirlo: la <strong>Terza guerra del Golfo,</strong> risultati alla mano, non è stata una vittoria americana e israeliana e la questione di Hormuz e del danno alla credibilità Usa peserà come un macigno negli anni a venire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le linee rosse di Israele</h2>



<p>In un certo senso, le stesse trattative lo hanno confermato: a giugno 2025 Trump, al termine della guerra dei dodici giorni, rivendicava che gli Usa avevano smantellato siti nucleari e programma di arricchimento di Teheran. Ora è stabilito che l&#8217;uranio esiste ancora e sarà al centro di specifici negoziati. Si parlava di smantellamento del regime e della capacità combattiva dell&#8217;Iran che, pur avendo subito gravi danni, resta in piedi. E nonostante i &#8220;falchi&#8221; dell&#8217;Iran guardino con sospetto a ogni accordo, è bene sottolineare che <strong>la fase di negoziato sta per ora risparmiando un tema chiamato all&#8217;inizio della guerra</strong> tra le <strong>motivazioni per l&#8217;attacco,</strong> ovvero l&#8217;obiettivo di smantellare il programma missilistico e balistico di Teheran, con cui può colpire i Paesi della regione in generale e Israele in particolare, e la rete di supporto agli alleati regionali. Su questi temi Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha pungolato Trump con un post su X</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="iw" dir="rtl">נשיא ארה&quot;ב מוביל בימים אלה להסכם עם איראן מתוך ראיית האינטרסים האמריקאים, ובהם גם האינטרס המשותף עם ישראל &#8211; למנוע מאיראן נשק גרעיני &#8211; ואנו מצפים שיעמוד על העיקרון הזה ועקרונות נוספים בתחום הטילים ושלוחי הטרור.<br><br>ביחד הנחתנו על איראן מכות קשות שהסיגו את יכולותיה שנים רבות לאחור.…</p>&mdash; ישראל כ”ץ Israel Katz (@Israel_katz) <a href="https://x.com/Israel_katz/status/2065439514743435667?ref_src=twsrc%5Etfw">June 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Katz in sostanza si inserisce in una situazione di negoziato ambigua in cui una bozza definitiva di accordo credibile ancora non c&#8217;è, una roadmap concordata solo a monte deve capire come verrà applicata a valle e Israele può sfruttare l&#8217;asimmetria della sua posizione: <strong>belligerante ma fuori dai negoziati, può alzare l&#8217;asticella dello scontro,</strong> come successo in Libano settimana scorsa, per testare quanto effettivamente un accordo sia vicino e eventualmente condizionarne uno a essa ostile. La questione missilistica è remota per Trump ma vitale per Israele, e in Libano Tel Aviv continua a colpire. <a href="https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/6/14/iran-war-live-trump-says-deal-to-be-signed-today-as-tehran-urges-caution">Nel frattempo, nota Al Jazeera,</a> &#8220;gli Stati Uniti e l&#8217;Iran sembrano mescolare le disposizioni del memorandum d&#8217;intesa con i loro obiettivi finali nel tentativo di rendere l&#8217;accordo più appetibile&#8221; e si torna, nuovamente, a quell&#8217;ultimo miglio prima della firma tante volte attraversato e che per ora Usa e Iran non hanno ancora potuto completare. Sarà questa la volta buona? I problemi da risolvere sono noti, la volontà politica sembra esserci, il nodo sarà la concretezza oltre la spinta di una fastidiosa &#8220;annuncite&#8221;.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/hormuz-sanzioni-e-libano-gli-ultimi-ostacoli-per-un-accordo-usa-iran.html">Hormuz, sanzioni e Libano: gli ultimi ostacoli per un accordo Usa-Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza, Netanyahu seppellisce il cessate il fuoco: &#8220;Occuperemo il 70% della Striscia&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-netanyahu-seppellisce-il-cessate-il-fuoco-occuperemo-il-70-della-striscia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 08:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il cessate il fuoco che non esiste più. Netanyahu: "Israele occuperà il 70% di Gaza". Gli scenari del conflitto in Palestina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-netanyahu-seppellisce-il-cessate-il-fuoco-occuperemo-il-70-della-striscia.html">Gaza, Netanyahu seppellisce il cessate il fuoco: &#8220;Occuperemo il 70% della Striscia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Benjamin Netanyahu </strong>interpreta il cessate il fuoco di Gaza concluso a ottobre come un consiglio, non una prescrizione, e annuncia che Israele <strong>aumenterà la sua quota di controllo</strong> dell&#8217;enclave palestinese governata da Hamas spingendosi ampiamente oltre i limiti dettati dagli accordi di Sharm-el-Sheikh: <strong>il primo ministro israeliano</strong> ha annunciato l&#8217;intenzione di portare al 70% il controllo parlando a Channel 12 nella giornata di giovedì 28 maggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra senza limiti a Gaza</h2>



<p>Si tratta di spingere in avanti sempre nuove soglie e nuovi obiettivi. Del resto, gli accordi conclusi da Israele e Hamas con la mediazione di Usa, Qatar ed Egitto prevedevano soglie di controllo ben più basse di quelle strutturate dall&#8217;<em>Israel Defense Force</em> negli ultimi sette mesi. Per la precisione oggigiorno<strong> Israele occupa poco meno di due terzi, il 64%, del territorio della Striscia di Gaza</strong>. Si tratta di un valore ben più alto del <strong>58% che deteneva al momento della tregua</strong> e del <strong>53%</strong> che avrebbe temporaneamente dovuto mantenere dietro la Linea Gialla durante il completamento della Fase 1 del cessate il fuoco, comprendente il ritorno a casa degli ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre 2023.</p>



<p>La Fase 2 avrebbe dovuto aprire la strada a due dinamiche: <strong>disarmo di Hamas, da un lato; ritiro dell&#8217;Idf da Gaza,</strong> dall&#8217;altro. Con quale <em>consecutio</em> temporale non è dato sapersi nei fatti, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-board-of-peace-non-frena-israele-hamas-resta-il-nemico-perfetto.html" type="post" id="516180">anche se il Segretario Generale del Board of Peace Nikolaj Mladenov</a> ha chiaramente lasciato intendere che per Usa e alleati sono i militanti che controllano Gaza a dover fare il primo passo. Ciò sostanzialmente certifica l&#8217;impasse. E lascia molte questioni aperte, tra cui la possibilità di un potenziamento dell&#8217;offensiva da parte di Tel Aviv. La tregua sembra esistere, ormai, solo sulla carta. Al Jazeera <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/11/11/how-many-times-has-israel-violated-the-gaza-ceasefire-here-are-the-numbers">ha registrato </a>2.400 violazioni del cessate il fuoco e al contempo aggiunge che se Netanyahu ordinasse di alzare la quota di territorio gazawi occupata da Israele la situazione umanitaria, già drammatica, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/5/28/israels-netanyahu-directs-army-to-seize-70-percent-of-gaza-strip">peggiorerebbe ulteriormente: </a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>A causa dell&#8217;occupazione dell&#8217;esercito israeliano, i palestinesi non possono accedere a circa due terzi della Striscia di Gaza. Un&#8217;ulteriore annessione del territorio costringerebbe due milioni di loro, che già vivono in condizioni disastrose, a trasferirsi in un territorio ancora più ristretto, dopo aver sopportato due anni di guerra genocida.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Netanyahu sotto pressione rilancia a Gaza</h2>



<p>Israele, del resto, si trova con un governo pressato da più parti. L&#8217;opposizione guidata da <strong>Naftali Bennet e Yair Lapid</strong> denuncia la marginalizzazione di Netanyahu in Iran e il mancato raggiungimento degli obiettivi strategici, gli alleati nazionalisti di Netanyahu, <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-obiettivo-litani-in-libano-tra-risorse-e-ideologia.html" type="post" id="510873"><strong>Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich</strong>, si preparano al voto anticipato tirando per la giacchetta</a> il premier e spingendolo ad alzare l&#8217;asticella dello scontro sul fronte libanese, mentre per il leader del Likud resta lo scenario di Gaza come teatro dove provare a mostrare risolutezza ed energia. Che quota di Gaza occuperà Israele in futuro? <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html">&#8220;Vedremo&#8221;, ha detto sibillino Netanyahu due settimane fa</a>, quando il controllo era al 64%. &nbsp;&#8220;Cominceremo da lì&#8221;, ha aggiunto giovedì quando dal pubblico qualcuno, rispondendo alla sua affermazione sulla quota portata al 70%, chiedeva l&#8217;annessione completa. </p>



<p><strong>Ha parlato chiaramente anche il sempre franco e diretto Israel Katz, ministro della Difesa</strong>, che commentando l&#8217;eliminazione dell&#8217;alto comandante di Hamas Mohammed Odeh, ha ribadito che esistono piani per espellere centinaia di migliaia di palestinesi &#8220;al momento giusto e nel modo giusto&#8221;. Una rivendicazione del progetto di pulizia etnica dopo una guerra divenuta feroce <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/may/28/israels-defence-minister-says-large-scale-palestinian-migration-from-gaza-will-go-ahead">rappresaglia prima e genocidio</a> poi che viene fatta alla luce del sole, quasi trasparentemente. E non lascia presagire molto di buono per un conflitto che è solo formalmente frenato da un cessate il fuoco esistente di fatto <strong>solo sulla carta</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-netanyahu-seppellisce-il-cessate-il-fuoco-occuperemo-il-70-della-striscia.html">Gaza, Netanyahu seppellisce il cessate il fuoco: &#8220;Occuperemo il 70% della Striscia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tre portaerei nel Golfo: Washington prepara la guerra lunga contro Teheran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tre-portaerei-nel-golfo-washington-prepara-la-guerra-lunga-contro-teheran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 05:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-1024x697.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-1536x1045.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-600x408.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presenza contemporanea di tre portaerei in Medio Oriente è un messaggio militare e politico di prima grandezza. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tre-portaerei-nel-golfo-washington-prepara-la-guerra-lunga-contro-teheran.html">Tre portaerei nel Golfo: Washington prepara la guerra lunga contro Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-1024x697.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-1536x1045.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/usa-2-600x408.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/iran-trump-estende-il-cessate-il-fuoco-i-negoziati-in-pakistan-in-stallo-portaerei-usa-in-rotta-verso-il-medio-oriente.html" type="post" id="514284">La presenza simultanea di tre portaerei </a>statunitensi nelle acque del Medio Oriente non è un dettaglio tecnico, né una semplice misura di rassicurazione per gli alleati. <strong>È un messaggio politico e militare di prima grandezza. </strong>Con l’arrivo della USS George H. W. Bush accanto alla USS Gerald R. Ford e alla USS Abraham Lincoln, gli Stati Uniti tornano a concentrare nella regione una massa navale che non si vedeva dal 2003, cioè dalla vigilia dell’invasione dell’Iraq. Il paragone non è casuale. Allora la concentrazione di portaerei serviva a preparare una guerra terrestre e aerea contro Baghdad. Oggi serve a costruire un dispositivo di pressione permanente contro l’Iran, in un contesto diverso ma non meno pericoloso: cessate il fuoco fragile, blocco navale, traffici energetici sotto minaccia, Israele pronto a rientrare nel conflitto e diplomazia ormai ridotta a un braccio di ferro tra ultimatum e logoramento.</p>



<p>Secondo il <a href="https://it.insideover.com/difesa/chi-e-brad-cooper-lammiraglio-innovatore-che-guida-lattacco-alliran.html" type="post" id="506147">Comando Centrale statunitense,</a> <strong>le tre portaerei sono accompagnate da dodici navi di scorta, oltre duecento aeromobili e circa quindicimila militari.</strong> È una forza sufficiente non solo a proteggere le rotte marittime, ma anche a condurre operazioni offensive prolungate contro obiettivi iraniani. Dunque il messaggio è chiaro: Washington non sta semplicemente difendendo il traffico nel Golfo, sta costruendo la possibilità concreta di tornare alla guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il blocco come arma economica</h2>



<p>La strategia americana sembra fondata su una logica precisa: evitare, almeno per ora, una nuova offensiva aperta, ma mantenere sull’Iran una pressione economica e militare tale da costringerlo a cedere al tavolo negoziale. Il blocco navale sui porti iraniani diventa così lo strumento centrale di <strong>una guerra a bassa intensità ma ad alto impatto.</strong></p>



<p><strong>Donald Trump</strong> lo ha detto senza troppe cautele: gli Stati Uniti possono aspettare, l’Iran no. In questa formula c’è tutta la filosofia della pressione americana. Washington punta sul logoramento dell’economia iraniana, sull’interruzione dei flussi commerciali, sulla difficoltà di esportare petrolio, sull’aumento dei costi interni e sulla crescita del malcontento sociale. <strong>È una guerra economica condotta con strumenti militari.</strong></p>



<p>Dal punto di vista geoeconomico, il blocco colpisce il cuore della sovranità iraniana. Teheran vive già sotto sanzioni, restrizioni finanziarie e isolamento bancario. Se a questo si aggiunge la pressione navale sui porti, il Paese rischia di vedere compromessa una parte essenziale della propria capacità di commercio estero. Non è soltanto una misura tattica: <strong>è il tentativo di trasformare il mare in una frontiera di strangolamento.</strong></p>



<p>Il problema è che l’Iran non può accettare passivamente questa condizione senza apparire sconfitto. Per questo Teheran ha risposto riattivando il proprio blocco nello Stretto di Hormuz e sequestrando navi commerciali straniere accusate di violare le norme marittime. <strong>La Repubblica Islamica ha definito l’assedio navale americano un atto di guerra. </strong>E, sul piano giuridico-politico, questa definizione non è priva di peso: impedire a uno Stato di usare i propri porti e colpire le sue petroliere significa entrare in una zona grigia molto vicina al conflitto aperto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hormuz, il punto debole dell’economia mondiale</h2>



<p><strong>La partita non riguarda soltanto Stati Uniti e Iran.</strong> Lo Stretto di Hormuz resta uno dei passaggi più sensibili dell’economia mondiale. Ogni irrigidimento militare in quell’area produce effetti immediati sui mercati energetici, sulle assicurazioni marittime, sui costi di trasporto, sulle aspettative dell’industria e sulle catene di approvvigionamento. È qui che il confronto assume una dimensione globale. Gli Stati Uniti vogliono dimostrare di poter controllare il Golfo e disciplinare l’Iran. Teheran, al contrario, vuole dimostrare che nessuno può strangolare l’economia iraniana senza pagare un prezzo sul traffico energetico internazionale. In altre parole: <strong>Washington usa la superiorità navale, l’Iran usa la geografia.</strong></p>



<p>È una simmetria imperfetta ma pericolosa. Gli Stati Uniti dispongono di portaerei, aerei, cacciatorpediniere, sottomarini e sistemi di sorveglianza. L’Iran dispone invece di missili, droni, mine, unità veloci, batterie costiere e soprattutto della capacità di rendere insicura una rotta marittima vitale. Non ha bisogno di vincere uno scontro navale convenzionale; gli basta aumentare il rischio percepito fino a far salire i costi economici e politici della presenza americana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La valutazione militare: deterrenza o preparazione offensiva</h2>



<p><strong>Tre portaerei in teatro non sono mai soltanto deterrenza. </strong>Una sola portaerei può essere un segnale. Due sono già una struttura di pressione. Tre costituiscono una piattaforma di guerra. Il gruppo navale statunitense consente missioni aeree continue, difesa antimissile, controllo dello spazio marittimo, protezione dei convogli, attacchi contro infrastrutture e sostegno a eventuali operazioni israeliane.</p>



<p>La presenza di oltre duecento aeromobili offre agli Stati Uniti una capacità di risposta rapida contro basi missilistiche, sistemi radar, centri di comando, infrastrutture portuali e reti logistiche iraniane. Ma il punto delicato è un altro: più aumenta la concentrazione militare, più aumenta il rischio di incidente, errore di calcolo o provocazione. Una nave sequestrata, un drone abbattuto, un missile intercettato troppo tardi possono bastare a far crollare il cessate il fuoco.</p>



<p>L’Iran, dal canto suo, sa che non può affrontare frontalmente la Marina americana. Ma può frammentare il campo di battaglia. Può usare lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Oman, le milizie alleate, il fronte iracheno, quello yemenita, quello libanese. La forza iraniana non sta nella simmetria, ma nella dispersione. Washington concentra potenza; Teheran distribuisce minaccia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Israele e la tentazione dell’escalation</h2>



<p>Dentro questo quadro, il ruolo di Israele è decisivo. Le dichiarazioni del ministro della Difesa <strong>Israel Katz,</strong> secondo cui Israele sarebbe pronto a riportare l’Iran “all’età del buio”, indicano che Tel Aviv non considera chiusa la partita. Al contrario, attende il momento politico favorevole per riaprire il fronte.</p>



<p><strong>Israele vede nel blocco americano un’occasione strategica: indebolire l’Iran senza dover sostenere da solo il peso di una guerra regionale. </strong>Ma vede anche un rischio: che Washington si accontenti di una pressione prolungata e di un negoziato al ribasso, lasciando in piedi una Repubblica Islamica ancora capace di ricostruire le proprie infrastrutture militari.</p>



<p>Per questo Tel Aviv spinge verso una linea più dura. L’obiettivo israeliano non è soltanto limitare il programma nucleare o missilistico iraniano, ma spezzare la capacità dell’Iran di proiettare influenza nella regione. In questa prospettiva, centrali elettriche, ponti, impianti idrici e infrastrutture civili diventano parte di una strategia di devastazione sistemica. È una logica pericolosissima, perché trasforma la guerra militare in guerra contro la tenuta stessa dello Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero rischio: una tregua che prepara il conflitto</h2>



<p>Il cessate il fuoco esteso da Trump non ha una scadenza precisa. Questa indeterminatezza, presentata come flessibilità, rischia di diventare una trappola. Una tregua senza percorso politico, senza revoca del blocco, senza meccanismo di garanzia e senza orizzonte negoziale non congela la guerra: la prepara.</p>



<p><strong>Teheran chiede la fine dell’assedio navale come condizione per tornare al negoziato. </strong>Washington rifiuta perché considera il blocco lo strumento principale per costringere l’Iran a cedere. Il risultato è un vicolo cieco. Nessuna delle due parti può arretrare senza perdere credibilità. E quando la diplomazia diventa impossibile, la forza torna a occupare tutto lo spazio.</p>



<p>La concentrazione delle portaerei americane non dice che la guerra sia inevitabile. Dice però che gli Stati Uniti vogliono essere pronti a combatterla, se il logoramento non produrrà il risultato sperato. E dice anche che l’Iran, stretto tra blocco economico e minaccia militare, potrebbe scegliere di alzare il prezzo della crisi anziché subirla.</p>



<p>Il Medio Oriente entra così in una fase in cui la pace non è pace, la guerra non è ancora guerra e il mare diventa il luogo in cui si decide l’equilibrio tra potenza, economia e sopravvivenza politica. Tre portaerei americane davanti all’Iran non sono solo una dimostrazione di forza. Sono il simbolo di un ordine internazionale che, non sapendo più negoziare la crisi, torna a misurarla in tonnellate d’acciaio, missili e rotte bloccate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tre-portaerei-nel-golfo-washington-prepara-la-guerra-lunga-contro-teheran.html">Tre portaerei nel Golfo: Washington prepara la guerra lunga contro Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le “zone cuscinetto” e la guerra senza fine di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-zone-cuscinetto-e-la-guerra-senza-fine-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le zone cuscinetto israeliane in Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania, presentate come una semplice misura di sicurezza, fanno parte di una strategia che alimenta l’espansione territoriale e consolida uno stato di guerra permanente nella regione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si sono svolti martedì a Washington colloqui diretti tra Libano e Israele per esplorare la possibilità di un accordo. Convitato di pietra Hezbollah, non presente ai negoziati. <strong>Trattative difficili</strong>, con Israele che chiede il disarmo di Hezbollah, che gli è impossibile conseguire con la forza (come ha ammesso lo stesso IDF) e Beirut che chiede il cessate il fuoco e il ritorno del Libano meridionale sotto la sua sovranità, richiesta a cui difficilmente Tel Aviv darà seguito perché dovrebbe rinunciare a quella “<strong>zona cuscinetto</strong>” che ha posto come obiettivo prioritario dell’invasione di terra.</p>



<p>Inutile in questa sede richiamare le tante complessità di questo dialogo, che si intreccia con quello che intercorre tra Iran e Usa, più utile soffermarsi sulla pretesa di una zona cuscinetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;La guerra perpetua&#8221;</h2>



<p>Israele, con le cosiddette “zone cuscinetto” che si è creata all’intorno &#8211; <strong>Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano meridionale</strong> &#8211; ha di fatto abbracciato la prospettiva di una “guerra perpetua”, si legge sul <a href="https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-892499" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jerusalem Post</a>. </p>



<p>Il fatto è che dal 7 ottobre 2023 l’<strong>espansionismo israeliano</strong> non ha conosciuto tregua, dilagando nei Paesi confinanti a tale scopo. La motivazione ufficiale è sempre la stessa: la creazione di “buffer zone” per difendersi dai vicini, identificati come “<strong>minacce esistenziali</strong>”. L’occupazione di questi territori — con le migliaia di vittime e i connessi esodi di massa — viene presentata da Israele come necessaria per contenere Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e per “<a href="https://www.theguardian.com/world/2025/mar/12/israel-to-occupy-syrian-southern-territory-for-unlimited-time-says-minister" target="_blank" rel="noreferrer noopener">difendere i drusi</a> [siriani] dai gruppi islamisti radicali e dalle milizie sciite”.</p>



<p>Si tratta di una strategia che la storia ha già smentito più volte. “Le zone cuscinetto non hanno mai garantito sicurezza duratura: spesso diventano, al contrario, nuovi fronti di guerra”, osserva A<a href="https://www.arabnews.com/node/2639345" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rab News</a>.<br>Oggi questa logica appare ancora più fragile. “In un’epoca in cui missili balistici e droni possono colpire obiettivi strategici lontani con sempre maggiore precisione”, prosegue il media arabo, “l’idea di una zona cuscinetto protettiva non è solo erronea, ma è del tutto priva di senso”.</p>



<p>Eppure il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, continua a sostenere che le forze israeliane debbano mantenere il controllo di ampie aree del <strong>Libano meridionale</strong> “per garantire la sicurezza dei residenti sfollati nel nord di Israele”. Recentemente le truppe israeliane hanno distrutto cinque ponti sul fiume Litani, a circa 30 chilometri dal confine, isolando ancor più il Libano meridionale dal resto del Paese dei cedri e delimitando in maniera netta la zona cuscinetto che, come ha aggiunto Katz, sarà mantenuta “fino a quando il nord di Israele sarà sicuro”.</p>



<p>Ma è improbabile che questa occupazione — che resta una evidente violazione del diritto internazionale — raggiunga i suoi obiettivi dichiarati. Semmai, “rischia di lasciare gli israeliani, e in particolare i soldati” che dovrebbero controllarla, “più vulnerabili”.</p>



<p>In realtà, cioè tale strategia non porterà affatto la pace, al contrario non farà altro che prolungare i conflitti e aumentare l’<strong>esposizione militare di Israele</strong>. </p>



<p>Lo ammette, in modo significativo, anche il Jerusalem Post, testata non certo ostile al governo Netanyahu: “Anche se gli Stati Uniti e l’Iran cercano un cessate il fuoco, <strong>Israele sta conquistando sempre più territorio</strong> dei Paesi vicini in preparazione di un conflitto prolungato in tutto il Medio Oriente”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">💢 Israeli airstrike hits funeral procession in Lebanon’s Bekaa Valley, killing at least 10<br><br>An Israeli air raid struck the Shams Tar cemetery during a funeral procession, killing at least 10 people, including mourners, Lebanon’s National News Agency reported. The Bekaa Valley, a… <a href="https://t.co/g3lvWhVC6O">pic.twitter.com/g3lvWhVC6O</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2041971898980974943?ref_src=twsrc%5Etfw">April 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La creazione di “zone cuscinetto”, secondo quanto riferito alla Reuters da funzionari militari israeliani, è frutto di un cambio di strategia deciso nel post 7 ottobre 2023: una scelta che di fatto colloca il Paese in uno stato di guerra semi-permanente. Tale approccio parte da una constatazione: né l’Iran, né Hezbollah, né Hamas possono essere eliminati definitivamente.</p>



<p>“I leader israeliani hanno concluso che sono entrati in una <strong>guerra senza fine</strong>”, ha spiegato Nathan Brown del Carnegie Endowment for International Peace, contro avversari che, proprio perché non possono essere sconfitti in via definitiva, “devono essere contenuti, intimiditi o disperdersi”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prospettiva della Grande Israele</h2>



<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un&#8217;occupazione militare estesa tra Libano, Siria, Cisgiordania e Gaza, con Israele che continua a controllare ampie porzioni di territorio ben oltre i propri confini.</p>



<p>Anche tra gli<strong> analisti israeliani</strong>, però, emergono dubbi. Ofer Shelah, ex deputato della Knesset per il partito Yesh Atid, ammette che una buffer zone nel sud del Libano potrebbe, nel breve periodo, ridurre il rischio di attacchi o incursioni da parte di Hezbollah. Ma a quale prezzo? Mantenere forze dispiegate contemporaneamente in Libano, Gaza, Siria e Cisgiordania significa sottoporre un esercito già in <a href="https://www.timesofisrael.com/zamir-said-to-warn-cabinet-that-idf-will-collapse-in-on-itself-amid-manpower-shortage/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">difficoltà</a>, come pubblicamente dichiarato dal Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, a una pressione ulteriore, difficilmente sostenibile nel lungo periodo.</p>



<p>E soprattutto, in uno scenario in cui missili e droni iraniani sono già in grado di raggiungere profondità strategiche all’interno del territorio israeliano — da Tel Aviv ad Haifa, da Beit Shemesh fino a Dimona — l’idea che una fascia di territorio occupato possa funzionare da “scudo” appare <strong>sempre più insulsa</strong>.</p>



<p>La conclusione, nelle sue stesse parole, è quasi paradossale: “<strong>Sarebbe meglio, alla fine, tornare al confine internazionale</strong> e mantenere una difesa mobile, senza avamposti permanenti”.</p>



<p>Insomma, anche le analisi strategiche, oltre che le ineludibili considerazioni umanitarie, rivelano che perché Israele possa godere della pace è necessario che le popolazioni dei Paesi confinanti tornino a vivere nei territori da cui sono stati cacciati con la forza.</p>



<p>Fin qui le motivazioni ufficiali dell’occupazione di terre altrui e le criticità connesse. In realtà, è impossibile che tali criticità siano ignote agli strateghi israeliani. La verità è l’idea delle zone cuscinetto cela tutt’altro, la dilatazione dei confini israeliani in linea con la prospettiva della <strong>Grande Israele</strong>. Questo il motivo che in realtà impedisce il ritiro dai territori conquistati, questo il nodo che ad oggi sembra impossibile sciogliere.</p>
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		<title>La guerra di Israele non è a Hezbollah ma a tutto il Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-di-israele-non-e-a-hezbollah-ma-a-tutto-il-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 03:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260307102215587_9de2d6ba6ad951b408e2c7dd9fd43d70.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260307102215587_9de2d6ba6ad951b408e2c7dd9fd43d70.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260307102215587_9de2d6ba6ad951b408e2c7dd9fd43d70-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260307102215587_9de2d6ba6ad951b408e2c7dd9fd43d70-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260307102215587_9de2d6ba6ad951b408e2c7dd9fd43d70-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260307102215587_9de2d6ba6ad951b408e2c7dd9fd43d70-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260307102215587_9de2d6ba6ad951b408e2c7dd9fd43d70-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele non è in guerra con Hezbollah, ma con tutto il Libano. Difficile dire diversamente dopo che Katz ha annunciato l'occupazione del Sud.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-di-israele-non-e-a-hezbollah-ma-a-tutto-il-libano.html">La guerra di Israele non è a Hezbollah ma a tutto il Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Israele non è in guerra con Hezbollah, ma con tutto il Libano. Difficile dire diversamente dopo che il ministro della Difesa <strong>Israel Katz</strong> ha annunciato il progetto di espandere la zona di occupazione di Tel Aviv nel Paese dei Cedri fino al <strong>fiume Litani, che si trova 32 km a Nord del confine con lo Stato Ebraico</strong> e dopo che in un mese Tel Aviv, con il suo intervento, ha provocato un migliaio di morti (1.247 all&#8217;1 aprile), invaso il Paese limitrofo a Sud e provocato un esodo di proporzioni bibliche. Un libanese su cinque è oggi sfollato: circa un milione di persone. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra a tutto campo contro il Libano</h2>



<p>Il pretesto del lancio di missili da Hezbollah avvenuti il 2 marzo 2026, due giorni dopo l&#8217;assassinio della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, è stato preso come volano da Israele per portare nuovamente il conflitto in Libano a uno stadio di alta intensità. Chiaramente, la volontà di Hezbollah di mostrarsi presente sul piano della deterrenza militare non giustifica di per sé l&#8217;accusa di Tel Aviv secondo cui sarebbero stati i miliziani sciiti filoiraniani ad aver violato il cessate il fuoco. Dopo i due mesi di guerra, da settembre a novembre 2024, che avevano notevolmente ridimensionato i miliziani sciiti, Israele ha attaccato il Libano ogni giorno. L&#8217;Israel Defense Force ha ucciso 500 persone nel periodo compreso tra novembre 2024 e febbraio 2026, tra cui almeno 127 civili. Sono oltre <strong>6.700, dunque, le vittime in oltre un anno e mezzo di conflitto</strong> a varia intensità, oggi esploso nella <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/la-quarta-guerra-del-libano-investe-il-paese-dei-cedri-la-sfida-finale-tra-israele-e-hezbollah.html" type="post" id="509274">Quarta guerra del Libano.</a></strong></p>



<p>Lo scenario è critico per Beirut. &#8220;Il Libano si trova ora al centro di questa guerra in espansione, con tutte le vie verso una tregua o un cessate il fuoco di fatto precluse e i messaggi diplomatici di Israele indicano la determinazione a proseguire l&#8217;escalation militare senza limiti&#8221;, <a href="https://today.lorientlejour.com/article/1499910/war-in-lebanon-opens-the-door-to-all-scenarios-from-israeli-occupation-to-un-chapter-vii.html">nota <em>L&#8217;Orient</em></a>. L&#8217;autorità del governo del presidente <strong>Joseph Aoun e del premier Nawaf Salam</strong> appare quantomeno incerta, mentre anche la morte di tre caschi blu della missione Unfil, originari dell&#8217;Indonesia, mostra la criticità del peacekeeping messo a repentaglio dall&#8217;assalto israeliano estesosi via terra.</p>



<p>Il rischio di un tracollo settario del Paese, peraltro, è tutt&#8217;altro che escluso se si pensa al fatto che Israele sta facendo pressione sulle <strong>comunità cristiane e druse affinché espellano i musulmani sciiti da alcuni dei villaggi</strong> colpiti da ordini di evacuazione durante l&#8217;offensiva iniziata nei primi giorni del mese:<a href="https://www.nytimes.com/2026/04/01/world/middleeast/lebanon-shiite-israel-evacuation.html"> il New York Times nota come i funzionari israeliani abbiano</a> &#8220;assicurato a diverse comunità cristiane e druse che avrebbero potuto rimanere nella zona di evacuazione ma li hanno pressati affinché allontanassero tutti i libanesi provenienti dalle vicine comunità musulmane sciite che vi avevano cercato rifugio, mentre i bombardamenti israeliani radevano al suolo le città sciite&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi di Israele e i dubbi sull&#8217;Idf</h2>



<p>Ciò detto, per uno Stato Ebraico intento alla guerra su due fronti tra Iran e Libano e che non ha mollato del tutto le operazioni militari a Gaza, la certezza di centrare gli obiettivi non è garantita. Israele ha già subito 11 morti militari e 2 civili nella lotta contro Hezbollah via terra e a Sud il Partito di Dio mostra di avere capacità militari tutt&#8217;altro che azzerate dai due mesi di conflitto del 2024.</p>



<p><strong>Eyal Zamir, capo di Stato Maggiore dell&#8217;Israel Defense Force</strong>, ha di recente sottolineato che le attuali guerre d&#8217;Israele, unite al cambio di prospettiva della legge dell&#8217;arruolamento e alla riduzione della coscrizione in termini di durata, possano creare problemi a Tel Aviv se le forze armate saranno impegnate su più fronti: &#8220;Zamir ha più volte sollecitato il governo a estendere nuovamente il servizio militare obbligatorio per gli uomini a 36 mesi, dopo che era stato ridotto a 30 mesi nell&#8217;agosto 2024&#8221;, <a href="https://www.timesofisrael.com/in-latest-warning-zamir-says-idf-faces-severe-harm-if-manpower-crunch-isnt-solved/">nota il Times of Israel, aggiungendo</a> che &#8220;nel gennaio 2027, la prima coorte arruolata con questo servizio ridotto verrà esonerata, aggravando ulteriormente i problemi di carenza di personale, a meno che la legge vigente non venga modificata&#8221;. La necessità di <strong>mantenere una presenza militare solida nel Libano meridionale</strong> appare in tal senso dirimente per il prosieguo della capacità combattente dell&#8217;Idf, le cui linee appaiono sotto stress. La guerra di Benjamin Netanyahu e del suo governo al Paese limitrofo alimenta l&#8217;obiettivo dell&#8217;<strong>espansionismo israeliano oltre i confini, mai fissati, dello Stato Ebraico</strong> e mira a ridisegnare il Medio Oriente. Ma il costo militare, umano e strategico di un conflitto che è contro il Libano intero potrebbe esser stato sottovalutato da Tel Aviv.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-di-israele-non-e-a-hezbollah-ma-a-tutto-il-libano.html">La guerra di Israele non è a Hezbollah ma a tutto il Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele, obiettivo Litani in Libano: tra risorse e ideologia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-obiettivo-litani-in-libano-tra-risorse-e-ideologia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 17:18:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe israeliane stanziate nel Sud del Libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’offensiva israeliana nel sud del Libano punta al controllo dell’area a sud del Litani, provocando oltre un milione di sfollati e migliaia di vittime.<br />
Dietro la giustificazione della “zona cuscinetto” emergono interessi più profondi, legati alle risorse idriche ed energetiche della regione.<br />
A questi si intreccia una dimensione ideologica: l’idea della “Grande Israele” e una strategia già sperimentata a Gaza, ora replicata anche in Libano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-obiettivo-litani-in-libano-tra-risorse-e-ideologia.html">Israele, obiettivo Litani in Libano: tra risorse e ideologia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe israeliane stanziate nel Sud del Libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele continua ad avanzare nel Sud del Libano, annunciando “il <a href="https://news.antiwar.com/2026/03/26/israel-sends-more-ground-troops-into-lebanon-as-occupation-destruction-mounts/">dispiegamento di ulteriori truppe di terra</a> come parte di un’invasione iniziata nei primi giorni di marzo”. Un’operazione che – come dichiarato dal ministro della Difesa <strong>Israel Katz </strong>– punta a estendersi all’intera area a Sud del fiume Litani. L’obiettivo appare sempre più chiaro: preparare un’<strong>occupazione di lungo periodo</strong>, svuotando una fascia di territorio di circa 20 chilometri dai suoi abitanti libanesi, ai quali è stato intimato di evacuare.</p>



<p>L’<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-quarta-guerra-del-libano-investe-il-paese-dei-cedri-la-sfida-finale-tra-israele-e-hezbollah.html">offensiva israeliana</a> ha già prodotto conseguenze drammatiche: oltre un <strong>milione di sfollati</strong> e almeno 1.200 morti, secondo le stime più recenti. Ma è sul piano strategico che si coglie la portata dell’operazione. Israele <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israel-destroys-vital-bridges-in-southern-lebanon-in-preparation-for-ground-invasion-/3876075">ha infatti distrutto</a> cinque dei sette ponti che attraversano il fiume Litani, compromettendo gravemente i collegamenti tra il Sud e il resto del Paese. <strong>Restano in piedi soltanto il ponte di Khardali</strong> – di fatto inutilizzabile, dopo la distruzione delle strade circostanti – e il vecchio ponte di Barghoz, ultimo collegamento ancora attivo.</p>



<p>Il risultato è una frattura territoriale netta: il Libano meridionale è ormai isolato dal resto del Paese. Una separazione che non appare temporanea, ma funzionale a impedire il ritorno della <strong>popolazione evacuata</strong> nei propri villaggi, consolidando così un nuovo assetto sul terreno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’occupazione militare per le risorse energetiche</h2>



<p>Formalmente, Tel Aviv giustifica l’avanzata sostenendo la necessità di creare una “zona cuscinetto” nel Sud del Libano, utile a proteggere il proprio territorio dalle incursioni di Hezbollah. Una narrativa securitaria che ricalca schemi già adottati in passato. Proprio sul terreno, <strong>Israele sembra aver riscoperto che Hezbollah</strong> – dato per neutralizzato solo pochi mesi fa – è tutt’altro che scomparso, <a href="https://english.almayadeen.net/news/politics/hezbollah-hits-new-record-of-94-operations-against-israeli-o">continuando a colpire mezzi corazzati</a> e a lanciare missili oltre confini.</p>



<p>Tuttavia, l’idea che Israele voglia solo creare una “zona cuscinetto” nel Libano meridionale appare riduttiva se si tiene presente una prospettiva storica più ampia. Come evidenziato anche da analisi accademiche, il controllo delle risorse idriche è da decenni uno dei nodi del confronto tra Israele e Libano. In un territorio come il Medio Oriente dove l’acqua, il <strong>cosiddetto oro blu</strong>, è una risorsa ancora più preziosa che altrove, il fiume Litani, che scorre a 20 km dal confine israeliano, rappresenta una asset strategico che da tempo Tel Aviv mira a controllare. Tanto che già nel 2015 la <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/l-idroconflitto-tra-libano-e-israele_(Atlante-Geopolitico)/">Treccani</a> parlava esplicitamente di “idroconflitto”.</p>



<p>Ma la posta in gioco non si esaurisce all’acqua. Accanto alla dimensione idrica, emerge con forza anche quella energetica legata ai <strong>giacimenti di idrocarburi</strong> presenti sotto i fondali del Mediterraneo orientale, al largo delle coste israeliane e del Libano meridionale. Come riportato da <strong>Piccole Note</strong>, nel 2019 Israele tentò di ampliare i confini marittimi a scapito del Libano per sfruttare in solitaria quei giacimenti, le cui risorse sono stimate in circa “600 miliardi di dollari”. Ne nacque una contesa serrata, finita con un compromesso e un acccordo che ha conferito a Israele lo sfruttamento di Karish e al Libano quello di Qana.</p>



<p>Non sembra un caso che, a <a href="https://www.newarab.com/news/lebanons-gas-under-threat-israel-may-scrap-maritime-border">settembre del 2024</a>, un mese dopo l’uccisione del leader di Hezbollah <strong>Hassan Nasrallah</strong>, il ministro dell&#8217;Energia israeliano <strong>Eli Cohen</strong> abbia chiesto espressamente di cercare una scappatoia per annullare quello che ha definito il &#8220;<a href="https://www.newarab.com/news/lebanon-signs-gas-exploration-deal-international-consortium">vergognoso accordo sul gas&#8221;</a> firmato con il Libano. Intenzione ribadita all’inizio di questo mese quando l’aggressione contro il Paese dei cedri si è intensificata.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<h2 class="wp-block-heading">La “Grande Israele”</h2>



<p>A tutto ciò si collega anche un ulteriore elemento, meno dichiarato ma altrettanto rilevante. <em>The New Arab</em> riporta un’intervista a Zahera Harb, professoressa al City St George’s, Università di Londra, che osserva: “Israele parla di sicurezza, ma sappiamo che vogliono anche acqua e terra. Abbiamo sentito politici israeliani parlare del Libano come parte del <strong>Grande Israele</strong> e gongolare”.</p>



<p>Un riferimento che chiama in causa una dimensione tutt’altro che marginale: quella ideologica e messianica che attraversa una parte significativa della società e della classe politica israeliana. In ambienti ultranazionalisti e religiosi – ma non solo – <strong>l’idea della “<a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-e-il-sogno-del-grande-israele-ecco-di-che-cosa-si-tratta.html">Grande Israele</a>”</strong> è infatti un orizzonte ricorrente: uno Stato dai confini estesi che, nella lettura più radicale della Torah, comprenderebbe – oltre all’attuale Israele – i Territori palestinesi, porzioni di Giordania, Siria e Libano.</p>



<p>Non sorprende, allora, che poco prima della distruzione dei ponti sul Litani, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/litani-river-must-be-new-border-lebanon-israels-smotrich-says">Bezalel Smotrich</a>, ministro delle Finanze e figura di riferimento dell’ala più messianica del governo, abbia dichiarato alla Knesset – con il consueto “garbo” – che “i nostri confini dovranno estendersi fino al Litani”.</p>



<p>Parole che non rappresentano un’uscita isolata, ma si inseriscono in una linea già emersa in altri contesti: dalla Striscia di Gaza, dove Israele ha consolidato una presenza su vaste aree ridotte a macerie, alla Cisgiordania, segnata dall’espansione continua degli insediamenti e dalla violenza dei coloni.</p>



<p>Acqua, gas, Grande Israele, tutti fattori che segnalano come l’avanzata israeliana nel <strong>Sud del Libano</strong> non sia solo una risposta contingente all’attivismo di Hezbollah, ma il tentativo di portare a compimento una prospettiva geopolitica e una visione religiosa da tempo presente nei piani degli strateghi israeliani e nelle allucinate visioni degli ebrei messianici.</p>



<p>Si tratta di fissare nuova “linea gialla”, per usare l’espressione usata da <a href="https://www.newarab.com/analysis/inside-israels-gazafication-south-lebanon">The New Arab</a>, che replica – anche geograficamente – uno schema già collaudato a Gaza. “Per capire cosa sta succedendo nel Sud del Libano, si deve guardare a Gaza”, scrive il giornale: “ciò che Israele sta facendo ora è una continuazione di ciò che hanno fatto nella Striscia, una ‘<strong>gazificazione</strong>’”.</p>
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		<title>Iran. Minacce, dietrofront, false flag: la guerra nella guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-minacce-dietrofront-false-flag-la-guerra-nella-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Minacce, dietrofront, false flag: la guerra nella guerra" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump si è messo nei guai da solo: deve dar seguito al suo sciocco ultimatum, il cui rigetto era ovvio, ma non può permettersi la rappresaglia annunciata</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Minacce, dietrofront, false flag: la guerra nella guerra" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323150029543_3eac89f593b84f80aba176a5a098dcda-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Notte meno tempestosa delle precedenti in Medio oriente: meno massivi gli attacchi reciproci. Un momento di sospensione che ha fatto seguito all&#8217;ultimatum di Trump all&#8217;Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, pena la distruzione delle sue centrali elettriche. Ultimatum al quale Teheran ha risposto minacciando rappresaglie contro le centrali elettriche israeliane e quelle della regione che vedono interessi americani.</p>



<p>Al solito, Trump si è messo nei guai da solo: deve dar seguito al suo sciocco ultimatum, il cui rigetto era ovvio, ma non può permettersi la rappresaglia annunciata, devastante per Tel Aviv e gli States. Da vedere se riuscirà a fuggire dall&#8217;ennesima trappola auto-inflitta (mentre scrivevamo è arrivato il contrordine di Trump: tutto <a href="https://www.nytimes.com/live/2026/03/23/world/iran-war-oil-trump" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rinviato</a>).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/live/2026/03/23/world/iran-war-oil-trump"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-NYT-14-1024x387.jpg" alt="Iran War Live Updates: Trump Postpones Deadline For Strikes on Iran’s Energy Infrastructure" class="wp-image-81117"/></a></figure>



<p>La portata della minaccia iraniana va letta tenendo presente quanto accaduto sabato notte, quando alcuni missili hanno devastato i centri urbani di Dimona e Arad causando diverse vittime.</p>



<p>Dimona ospita la centrale nucleare più importante di Israele ed era già stata interessata, la notte precedente, da un allarme simile, ma senza esito. Solo un avvertimento a Tel Aviv perché evitasse di colpire le centrali nucleari iraniane.</p>



<p>Avvertimento ignorato, da cui l&#8217;attacco del giorno successivo alla centrale iraniana di Natanz e la rappresaglia conseguente degli antagonisti, che comunque ha evitato la centrale nucleare limitandosi a colpire l&#8217;area circostante. Di fatto, un altro monito, simile al pregresso, ma più incisivo.</p>



<p>Su quanto avvenuto ad Arad e Dimona, di interesse quanto accenna Amos Harel su <a href="https://www.haaretz.com/us-news/2026-03-23/ty-article/.premium/iran-found-u-s-weak-spot-and-trump-retreats-to-threats/0000019d-1744-d82a-addd-575602f80000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a>, il quale, dopo le dovute lodi del sistema di intercettazione israeliano, rivela che &#8220;non è un segreto che il sistema sia al limite delle sue capacità&#8221;.</p>



<p>Un limite annotato anche da un articolo del <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/22/world/middleeast/israel-missile-defense-iran.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times</a> che inizia così: &#8220;Pochi siti in Israele godono di una difesa più efficace di quella che protegge il suo principale impianto di ricerca nucleare e il relativo reattore&#8221;. Così quando i missili iraniani sono arrivati, &#8220;eludendo le difese [&#8230;] persino gli israeliani più esperti sono apparsi scossi dalla distruzione&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2026/03/22/world/middleeast/israel-missile-defense-iran.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-NYT-8-1024x262.jpg" alt="Israel’s Missile Defense Under Scrutiny After Iranian Attack" class="wp-image-81119"/></a></figure>



<p>In note pregresse avevamo accennato a come gli attacchi iraniani mirassero a erodere l&#8217;apparato difensivo dei suoi antagonisti, sia distruggendone i sistemi di rivelazione che esaurendone le scorte. Questo è il risultato di tale strategia.</p>



<p>Per tutta risposta, Netanyahu, o chi per lui, che Tel Aviv ha mostrato in visita alle macerie, ha rilanciato la crociata anti-Teheran, alla quale ha chiesto il contributo del sangue europeo. Per farlo ha citato i missili lanciati contro la base anglo-americana Diego Garcia, situata nel Pacifico, cioè a distanza dal teatro di guerra al modo delle capitali europee che Teheran, ha minacciato il premier israeliano, potrebbe colpire.</p>



<p>Il fatto di tirare in ballo la sortita sulla Diego Garcia conferisce un notevole significato alla smentita di Teheran, che ha fatto sapere ufficialmente di <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/3/22/did-iran-launch-missiles-at-us-uk-base-on-diego-garcia-heres-what-to-know" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non avere nulla a che fare con esso</a>. L&#8217;attacco alla Diego Garcia sembrava una dimostrazione di forza notevole degli iraniani, ma il fatto che questi non l&#8217;abbiano rivendicato, come avrebbe imposto la propaganda, e che anzi abbiano smentito interpella su una possibile false flag per convincere i riluttanti europei a intrupparsi contro l&#8217;Iran.</p>



<p>È dall&#8217;inizio del conflitto che le autorità israeliane urgono l&#8217;intervento di altre forze oltre a quelle americane: dalle milizie curde, ai Paesi del Golfo fino all&#8217;Europa. Tale sviluppo conferirebbe alla loro guerra uno slancio ad oggi assente. A quanto pare hanno deciso di moltiplicare le pressioni.</p>



<p>Infatti, lo scenario apocalittico descritto da Netanyahu corre in parallelo alla minaccia lanciata più o meno nelle stesse ore dal Capo di Stato Magggiore dell&#8217;IDF Eyal Zamir, secondo il quale sarebbero a rischio anche &#8220;<a href="https://www.ynetnews.com/article/sjlnfp3cbg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Berlino, Parigi e Roma</a>&#8221; (parole a dir poco inquietanti).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ynetnews.com/article/sjlnfp3cbg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-YNET-3-1024x430.jpg" alt="'Berlin, Paris, Rome at risk': IDF chief warns Iran’s missiles threaten Europe as war expected through Passover" class="wp-image-81121"/></a></figure>



<p>Quanto a Netanyahu, colpisce che, a differenza di quanto amava fare in passato, sempre pronto a mostrarsi con l&#8217;elmetto e circondato da soldati, ora sembra si sia ritagliato, o sia stato relegato, a un ruolo più defilato, che lascia il ministro della Difesa Israel Katz (nella foto di apertura) al centro della scena: è lui, infatti, a parlare al mondo delle evoluzioni del conflitto (altra discrasia: Netanyahu ha sempre evitato che altri gli rubassero la scena).</p>



<p>Un po&#8217; quel che accade, in parallelo, in America, dove negli ultimi giorni a parlare della guerra, a parte Trump, è più il ministro del Tesoro Scott Bessent che le figure preposte, cioè il Segretario per la guerra Pete Hegseth e il Segretario di Stato Marco Rubio.</p>



<p>A questi ultimi è capitata anche la disavventura di ritrovarsi con dei <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/03/19/wp-droni-non-identificati-rilevati-sulla-base-dove-vivono-rubio-e-hegseth_8f74ea2c-e8e6-464c-aead-67ce991c5c5f.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">droni non meglio identificati</a> a violare lo spazio aereo della base in cui vivono (droni non certo iraniani). Insomma, sembra che a menare la danza (macabra), in Israele come negli Usa, siano figure nuove: la Finanza e i petrolieri (a cui il ministro del Tesoro si rapporta) in America e l&#8217;esercito in Israele. Se sia un bene o un male si vedrà.</p>



<p>A proposito di Bessent, in un&#8217;intervista ha parlato delle necessità di <a href="https://www.nbcnews.com/meet-the-press/video/scott-bessent-says-the-u-s-needs-to-escalate-to-de-escalate-in-iran-full-interview-259827269945?playlist=mmlsnnd_bestofnbc-nnd" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un&#8217;escalation per arrivare a una de-escalation.</a> Da sottolineare la seconda parte della dichiarazione. Cenno cui si aggiunge la rivelazione di <a href="https://www.axios.com/2026/03/21/trump-peace-deal-iran-kushner-witkoff" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Axios</a>, secondo il quale nell&#8217;amministrazione Usa è iniziato un confronto su una possibile exit strategy. Cenni da prendere con l&#8217;interesse e la relatività del caso.</p>



<p>____________</p>



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		<title>Israele, i dilemmi di una guerra che si preannuncia lunga</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-i-dilemmi-di-una-guerra-che-si-preannuncia-lunga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 12:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1236" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1536x989.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-600x386.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Israele ha tutto l'interesse a rendere ingovernabile la regione, Washington meno. Una divergenza che alla lunga può emergere. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1236" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1536x989.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-600x386.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La madre di tutte le battaglie di Israele è in corso e <strong>Benjamin Netanyahu e il suo governo </strong>pesano le opzioni per condurre l&#8217;offensiva contro l&#8217;Iran in maniera più strategica e con esito vincente. Questa volta non c&#8217;è ambiguità, come a giugno 2025, quando l&#8217;attacco all&#8217;Iran era stato giustificato con la lotta al <strong>programma nucleare</strong>. </p>



<p>Ora l&#8217;obiettivo è chiaro è semplice: smantellare la Repubblica Islamica, rovesciarne il regime, cambiare per sempre l&#8217;Iran. In prospettiva, ma questo ufficialmente non viene detto, magari scomporne il territorio su faglie etniche o provocare una guerra civile capace di togliere di mezzo un rivale esistenziale. Lo dice Netanyahu, seguito a ruota dai capi dell&#8217;opposizione <strong>Yair Lapid e Naftali Bennett,</strong> lo ripete anche <strong>Israel Katz, ministro della Difesa</strong>, che ha indicato in ogni vertice del regime iraniano un bersaglio legittimo, paragonandolo a quello dei gruppi militanti e terroristici affrontati da Tel Aviv nella regione.</p>



<p>L&#8217;attacco congiunto di <strong>Israele e Stati Uniti</strong> sta conoscendo per ora una <strong>sostanziale divisione del lavoro, con Tel Aviv</strong> che martella <strong>Teheran </strong>e i centri di comando e controllo dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc), oltre alle difese aeree e missilistiche, e Washington che si concentra su <strong>infrastrutture strategiche, porti, snodi logistici, depositi di missili</strong>, navi della flotta iraniana e obiettivi difficili da snidare senza l&#8217;uso dei bombardieri strategici a lungo raggio. I <strong>caccia F-15, F-16 e F-35 dell&#8217;Israel Air Force</strong> hanno condotto in quattro giorni<a href="https://www.fdd.org/analysis/2026/03/04/israel-conducts-1600-strikes-on-iran-in-4-days-of-war-weathers-iranian-missile-and-drones/"> 1.600 sortite, </a>più delle 1.500 compiute nella guerra dei dodici giorni. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-conferma-khamenei-e-stato-ucciso-per-la-repubblica-islamica-arriva-lora-della-verita.html">Dall&#8217;eliminazione della <strong>Guida Suprema Ali Khamenei</strong></a> alla decapitazione dei vertici militari della Repubblica Islamica, per arrivare al pesante deterioramento della capacità di combattimento e lancio disponibile in superficie per le forze missilistiche (dal 28 febbraio al 4 marzo i lanci di missili sono calati del&#8217;86%) i successi tattici sono stati notevoli, perlomeno nelle rivendicazioni israeliane. Tel Aviv, inoltre, sembra un passo avanti agli Usa nel dettare le linee strategiche della guerra, ma proprio qui rischia un cortocircuito. </p>



<p><strong>Danny Citrinowicz</strong>, esperto di Iran e ricercatore senior presso l&#8217;Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale di Tel Aviv,<a href="https://www.ft.com/content/dd070ee7-7021-4f90-86ec-690fe6aa34e6"> ha dichiarato al <em>Financial Times</em></a> che Israele mira alla &#8220;distruzione totale di questo regime, dei suoi pilastri, di tutto ciò che lo tiene insieme, dall&#8217;Irgc alle milizie Basij&#8221;, aggiungendo che questo dovrebbe &#8220;creare le condizioni del rovesciamento del regime&#8221;, nella consapevolezza che a Israele &#8220;non importa nulla del futuro e della stabilità dell&#8217;Iran&#8221; e non farebbe differenza tra una protesta di massa, una guerra civile o un colpo di Stato come strumento di smantellamento della Repubblica Islamica. </p>



<p>Israele mira a distruggere <strong>anche le infrastrutture e i luoghi fisici simbolo del regime degli Ayatollah,</strong> dall&#8217;abitazione di Khamenei costruita sull&#8217;antico palazzo imperiale alla sede dell&#8217;Assemblea degli Esperti (che avrebbero dovuto scegliere la nuova Guida) nella città santa di Qom, abbattuta martedì. A ciò si aggiunge la scelta di soffiare sul fuoco dei separatismi interni, dai curdi ai balochi. Ma non è detto che Tel Aviv sappia governare questa strategia. <strong>Teheran sembra aver accettato la sfida della regionalizzazione del conflitto,</strong> conscia che disperdere gli attacchi su aree più vaste ridurrà, nel breve periodo, la disponibilità di sostegno antiaereo, soprattutto americano, a Israele, mentre Hezbollah tiene impegnate dal Libano le strutture difensive di Tel Aviv. Inoltre, <a href="https://www.foreignaffairs.com/united-states/america-and-israels-war-remake-middle-east#"><em>Foreign Affairs</em> nota che <strong>questo può erodere la sinergia israelo-americana</strong>:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L&#8217;Iran sta prendendo di mira aeroporti civili, hotel, infrastrutture portuali e impianti energetici negli stati arabi produttori di petrolio, i cui leader Trump considera alleati chiave. Ciò mette a repentaglio non solo le truppe e la popolazione civile statunitensi, ma anche l&#8217;intero modello di business del Golfo, basato sull&#8217;assenza di conflitti nei loro territori, e i mercati energetici globali.</p>
</blockquote>



<p>Israele può non guardare al futuro interno dell&#8217;Iran, gli Usa devono farlo. Tel Aviv combatte una battaglia esistenziale contro un nemico ritenuto irriducibile, e <strong>ha tutto l&#8217;interesse a rendere ingovernabile la regione,</strong> Washington meno, perlomeno non oltre la volontà di interdire alla Cina la presenza in loco. Israele si pone solo obiettivi, Washington dei tempi: la visita a fine mese di Donald Trump in Cina è un buon proxy della durata prevista. </p>



<p><strong>Sul lungo periodo, questa divergenza può emergere</strong>, specie in un contesto in cui Israele <strong>ha bisogno degli Usa per fare la guerra</strong>, sotto forma di assistenza militare e sostegno operativo. Altrimenti, il conto salato del conflitto (si stimano spese da 3 miliardi di dollari la settimana per Tel Aviv), quello indiretto legato al blocco delle attività ordinarie interne, la necessità di confrontarsi con l&#8217;attrito iraniano possono porre <strong>dilemmi cruciali per Israele</strong>. Insomma, Tel Aviv potrebbe vincere tutte le battaglie tattiche senza <strong>conseguire risultati strategici</strong>, se non declinerà un <em>endgame </em>diverso dall&#8217;attuale piano incendiario e mirante all&#8217;all-in. Qualora Donald Trump ritenesse troppo oneroso proseguire la guerra, Netanyahu rischierebbe di trovarsi col cerino in mano di fronte alla guerra d&#8217;attrito iraniana.</p>
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		<title>Difesa e contrattacco, le opzioni per l&#8217;Iran nella guerra contro Israele e Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/difesa-e-contrattacco-le-opzioni-per-liran-nella-guerra-contro-israele-e-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 05:51:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Difesa e contrattacco, le opzioni per l'Iran nella guerra contro Israele e Usa che si preannuncia lunga e dispendiosa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/difesa-e-contrattacco-le-opzioni-per-liran-nella-guerra-contro-israele-e-usa.html">Difesa e contrattacco, le opzioni per l&#8217;Iran nella guerra contro Israele e Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301193636563_696036a812990fee4771695f88a45022-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Donald Trump</strong>, presidente degli Stati Uniti, afferma che &#8220;bombardamenti pesanti e mirati&#8221; contro l&#8217;Iran sarebbero &#8220;continuati, ininterrottamente per tutta la settimana o finché necessario&#8221;. Gli ha fatto eco Israel Katz, ministro della Difesa d&#8217;Israele, che non ha fornito limiti temporali e spaziali all&#8217;intervento israeliano contro la Repubblica Islamica. </p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-conferma-khamenei-e-stato-ucciso-per-la-repubblica-islamica-arriva-lora-della-verita.html">Ucciso Ali Khamenei, Guida Suprema dell&#8217;Iran, </a></strong>assieme a molti altri vertici del regime (40 alti funzionari, secondo fonti americane che hanno parlato alla Cbs), <strong>l&#8217;Iran valuta le opzioni</strong> per capire in che misura l&#8217;intensa campagna di bombardamenti condotta da Washington e Tel Aviv possa essere arginata e <strong>come trovare un <em>endgame</em> </strong>in grado di conservare in piedi il Paese. Del resto Teheran deve far fronte a una sfida esistenziale: una campagna di decapitazione del vertice del regime unita a un massiccio attacco alle strutture critiche del Paese, all&#8217;infrastruttura e alla sostenibilità stessa della Repubblica Islamica come istituzione di riferimento dell&#8217;Iran. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Iran, colpi durissimi e valutazioni future</h2>



<p><strong>I danni subiti sono stati durissimi</strong>, non solo per la morte di Khamenei, e ora <strong>Teheran</strong> deve rispondere a diversi interrogativi: quanto a lungo è sostenibile questa offensiva? Quanto in profondità potranno colpire Usa e Israele? In che misura le forze armate e la struttura istituzionale può reggere un conflitto prolungato? Con che armi o azioni reagire? </p>



<p><strong>Le risposte a queste domande appaiono estremamente articolate e complesse</strong>, e avranno essenzialmente a che vedere con un dato: l&#8217;effettiva capacità dell&#8217;<strong>Iran di essere un solido incassatore</strong> di colpi come ha dimostrato nell&#8217;ultimo decennio. Dalla fase di massima proiezione regionale Teheran ha assorbito: nuove sanzioni americane dopo la fine degli accordi sul nucleare nel 2018; l&#8217;eliminazione del generale <strong>Qasem Soleimani</strong> nel 2020; un&#8217;ondata di operazioni ibride e d&#8217;intelligence israeliane che hanno colpito alti vertici del regime e dei Pasdaran; attacchi di Tel Aviv alle strutture militari in Siria durante l&#8217;intervento a sostegno di Bashar al-Assad; il sostanziale <strong>stravolgimento della Mezzaluna Sciita</strong> nel 2023-2024; da ultimo, gli assalti militari del 2025 e del 2026. Tutto questo con<a href="https://it.insideover.com/politica/il-risveglio-del-bazar-le-radici-profonde-delle-proteste-in-iran.html"> <strong>cinque ondate di proteste di varia entità, con quelle del 2022-2023</strong> e quelle del <strong>2025-2026 </strong></a><strong>che hanno mostrato crepe</strong> nella struttura di potere del regime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La difesa in profondità e la strategia a mosaico</h2>



<p>I colpi di maglio dell&#8217;<em>Israel Defense Force</em> e del Centcom statunitense saranno decisivi per far crollare un edificio fatiscente o le fondamenta reggeranno? <strong>Questo il grande dilemma</strong>. Abbas Araghchi, ministro degli Esteri di Teheran, ha parlato ad <em>Al Jazeera</em> di unità militari spesso disperse e senza coordinamento, e secondo alcuni analisti ciò avrebbe palesato il fatto che l&#8217;Iran sta mostrando un palese vuoto di potere a livello intermedio, mentre secondo l&#8217;iranista Abdolrasool Divsallar è una manifestazione della strategia di difesa a mosaico che ha decentralizzato i centri di comando e controllo sul modello dell&#8217;esperienza maturata osservando l&#8217;Iraq di Saddam Hussein, il cui sistema centralizzato fu decapitato dall&#8217;offensiva americana nel 2003.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">No. This means Mosaic defense strategy which Iran planned for it since 2003. The concept is based on regional/local de-centralized command &amp; control (C2) system.<br><br>Iran restructured its forces accordingly after Iraq war when centralized C2 failed against a superior US force. <a href="https://t.co/aLqlbggHfe">https://t.co/aLqlbggHfe</a></p>&mdash; Abdolrasool Divsallar (@Divsallar) <a href="https://twitter.com/Divsallar/status/2028146308528119977?ref_src=twsrc%5Etfw">March 1, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Opinione, questa, condivisa da un altro politologo di spessore esperto nelle <a href="https://x.com/vali_nasr/status/2028148062053421196">dinamiche della Repubblica Islamica, Vali Nasr,</a> secondo cui l&#8217;Iran mirerebbe a massimizzare il suo risultato puntando a &#8220;assorbire gli attacchi statunitensi e israeliani, mantenere la posizione e segnalare l&#8217;espansione della guerra&#8221;, come fatto attaccando le basi nei Paesi del Golfo. <strong>Sostanzialmente, il dilemma è tutto sui costi del conflitto: da un lato, quanti ne può sostenere l&#8217;Iran</strong> dopo anni di duri colpi subiti alla sua struttura apicale, al suo apparato militare, alla sua economia; dall&#8217;altro, quanti ne sono disposti a tollerare gli <strong>Stati Uniti, Israele</strong> e i Paesi della regione di fronte al rischio di una paralisi strutturale dell&#8217;economia e dei traffici.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Iran’s aim now is to absorb US and Israeli attacks, hold its position and signal expansion of war, and wait for worried regional actors to mediate a ceasefire. They expect that if Trump does not get a quick win then he will look for an exit, and negotiations afterwards will be…</p>&mdash; Vali Nasr (@vali_nasr) <a href="https://twitter.com/vali_nasr/status/2027759630542086610?ref_src=twsrc%5Etfw">February 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><a href="https://amwaj.media/en/article/irans-war-of-survival-strategy-under-fire-and-the-question-of-the-endgame">Ali Hashem su <em>Amwaj</em> ha</a> del resto posto in essere una considerazione chiave: per l&#8217;Iran &#8221;&nbsp;la sopravvivenza del sistema rimane la priorità assoluta&#8221; e  &#8220;la strategia iraniana privilegia la sopravvivenza e la continuità, piuttosto che la prevalenza in ambito militare&#8221;. In sostanza, deve divenire <strong>troppo costoso per Washington e Tel Aviv obliterare la Repubblica Islamica</strong> e troppo dispendioso proseguire il conflitto, sottolineando che &#8220;il fatto che l&#8217;Iran sia riuscito a mantenere la sua campagna di ritorsione nonostante le perdite di leadership indica che la pressione non porterà alla paralisi strategica&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Assorbire i danni</h2>



<p>Morto Khamenei, il sistema ha provato a trasformarsi, con il segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale <strong>Ali Larijani</strong> a fare da playmaker e Richelieu del potere di Teheran e il <strong>triumvirato costituito dal presidente Masoud Pezeshkian</strong>, dal capo della magistratura <strong>Gholam-Hossein Mohseni-Eje&#8217;i</strong> e dall&#8217;ayatollah <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/alireza-arafi-chi-e-luomo-scelto-da-teheran-per-guidare-il-post-khamenei.html">Alireza Arafi</a></strong> a gestire la transizione. Basterà? Difficile dirlo. Il calcolo è di quelli spericolati, come spesso caratteristico di una leadership che ha navigato mezzo secolo con un ferreo controllo sull&#8217;Iran e un&#8217;ambiziosa strategia regionale oggi divenuta lotta per la sopravvivenza e battaglia esistenziale. </p>



<p><strong>Il punto di caduta per l&#8217;Iran</strong> è anche legato alla volontà americana di <a href="https://www.businessinsider.com/us-burned-through-more-tomahawks-iran-may-need-for-china-2026-3">esaurire le proprie scorte di missili, bombe, antiaerea e strumenti operativi avanzati</a> in un conflitto ad alta intensità. Washington deve potenziare i suoi arsenali e blindare quelli israeliani. Durerà di più la capacità dell&#8217;Iran di assorbire nuovi colpi e sostenerne i costi umani, politici e materiali o la volontà statunitense di proseguire questa manovra offensiva? <strong>Sono domande da tenere d&#8217;occhio con attenzione</strong> per sottolineare che <strong>il definitivo crac dell&#8217;Iran</strong> non è da dare per scontato. E che la prospettiva di una campagna dispendiosa va presa in considerazione.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/difesa-e-contrattacco-le-opzioni-per-liran-nella-guerra-contro-israele-e-usa.html">Difesa e contrattacco, le opzioni per l&#8217;Iran nella guerra contro Israele e Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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