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	<title>Ismail Haniya Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ismail Haniya Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Hamas-Fatah, la guerra a Gaza spingerà per una storica riconciliazione?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hamas-fatah-la-guerra-a-gaza-spingera-per-una-storica-riconciliazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 15:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[guerra a gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Hamas-Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="924" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-1024x676.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La guerra a Gaza sta raggiungendo numeri e sembianze che hanno pochi precedenti. Dopo cinque mesi di guerra, più di 30.000 morti e 70.000 feriti, la furia israeliana non sembra volersi arrestare e si sta preparando all’invasione di Rafah, città di confine con l’Egitto e ultima via di fuga per i gazawi dove sono ammassati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/hamas-fatah-la-guerra-a-gaza-spingera-per-una-storica-riconciliazione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="924" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10841656_small-1024x676.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La <strong>guerra a Gaza</strong> sta raggiungendo numeri e sembianze che hanno pochi precedenti. Dopo cinque mesi di guerra, più di 30.000 morti e 70.000 feriti, la furia israeliana non sembra volersi arrestare e si sta preparando all’invasione di <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-egitto-rassegnato-a-unoffensiva-su-rafah.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rafah, città di confine con l’Egitto</a> e ultima via di fuga per i gazawi dove sono ammassati in più di 1.4 milioni. </p>



<p>La drammaticità della situazione ha però portato a un evento storico che potrebbe cambiare le carte in tavola. Infatti da <strong>giovedì 29 febbraio</strong> i movimenti palestinesi, compresi Fatah e Hamas, si sono incontrati a <strong>Mosca</strong> per discutere di una possibile <strong>unificazione sotto il grande ombrello dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp)</strong> dopo la fine della guerra. È stato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ad aprire i lavori nella capitale russa. Gli sconvolgimenti degli ultimi mesi hanno fatto sì che le due parti acconsentissero a mettere da parte la lotta intestina sulla leadership palestinese e a ritrovare il loro naturale nemico comune. Un accordo è molto lontano e difficile da raggiungere ma dalle macerie della guerra sta nascendo un fenomeno che sembrava morto e sepolto dal 2007.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong> “Discussioni costruttive”</strong> </h2>



<p>Su invito del ministero degli Affari esteri russo, numerose delegazioni di movimenti e partiti palestinesi, tra cui Hamas, Fatah e la Jihad islamica, sono arrivate a Mosca giovedì 29 febbraio.&nbsp;Come fine ultimo il <strong>raggiungimento dell’unità nazionale</strong> nel quadro dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina. La guerra ha messo tutte le parti nella condizione di richiedere dei colloqui per rinforzare la leadership e passare oltre le divergenze interne. <strong>Mustafa Barghouti</strong>, segretario generale del partito <strong>Iniziativa Nazionale Palestinese</strong> ha detto ai microfoni di Al Jazeera di “non aver mai visto un’atmosfera così vicina all’unità […] perché la gente sente la responsabilità dopo tutti questi massacri”. Sempre Barghouti ha sottolineato che malgrado la difficile situazione che imperversa tra le parti, si intravede l’inizio di un processo che “si spera, porterà alla completa unità nei ranghi di una leadership palestinese unificata”. </p>



<p>&#8220;Naturalmente, non ci aspettiamo che i miracoli avvengano in un semplice incontro a Mosca, ma credo che l&#8217;incontro di Mosca dovrebbe essere seguito presto da altri incontri nella regione”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri palestinese <strong>Riad Malki</strong>. È la ripresa del dialogo il grande passo in avanti di questi giorni. Infatti dal 2007, da quando Hamas aveva vinto le elezioni a Gaza ed era scoppiata una guerra con Fatah, i due partiti hanno interrotto i rapporti governando contemporaneamente e separatamente i territori palestinesi. Adesso la situazione potrebbe cambiare ma gli ostacoli rimangono numerosi. Da parte di entrambi c’è l’<strong>urgenza di avere l’approvazione occidentale</strong> e il sostegno alla &#8220;ricostruzione&#8221; dopo la guerra. </p>



<p>Tutto questo potrebbe essere messo in discussione per la presenza di Hamas e della Jihad islamica palestinese che sono considerate organizzazioni terroristiche da molti Paesi occidentali e che non dovrebbero far parte del piano di creazione dello stato palestinese. Per contro l’Olp in generale così come Fatah, sono riconosciute a livello internazionale come rappresentanti dei palestinesi in Cisgiordania e nella diaspora. Negli anni non sono mancati colloqui per integrare Hamas nell’Olp ma sono tutti falliti. C’è quindi un’insieme di intenzioni volte alla riconciliazione. <strong>Hamas</strong> da anni cerca di integrarsi nell’Olp senza successo. Fatah è riconosciuto dai Paesi occidentali come unico interlocutore dei Territori palestinesi ma da anni soffre un calo drastico di consensi dovuto alla tenacia con cui il presidente<strong> Mahmoud Abbas </strong>si tiene stretto il suo posto senza indire elezioni dal 2006 per paura di venire spodestato da Hamas. Qualcosa si sta muovendo però. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hamas o Fatah?</strong></h2>



<p>I colloqui di Mosca arrivano dopo <strong>turbolenti incontri</strong> e proposte arrivate da più parti. I primi dialoghi sono stati avviati dai dissidenti e dai critici del presidente Abbas del suo partito Fatah. Questi hanno inviato degli emissari in Qatar a incontrare gli esponenti di Hamas che vivono in esilio a Doha. <strong>Jibril Rajoub</strong>, un amico intimo di Abbas, ha proposto un piano di riconciliazione al leader del movimento islamista<strong> Ismail Haniyah, </strong>sostenendo che ormai il movimento “fa parte del popolo palestinese” e che quindi una soluzione va trovata in modo congiunto. Rajoub propone un <strong>governo tecnico</strong> che si assuma l’autorità sulla Cisgiordania e su Gaza e che inizi la ricostruzione della Striscia affiancato dagli aiuti internazionali preparandosi alle nuove elezioni. Quali sono le motivazioni di questo avvicinamento? Se la guerra a Gaza ha motivato gli incontri e le riflessioni sullo scenario post-bellico, sia Fatah che Hamas hanno delle ragioni ben precise per volere questa unione. Hamas sa di essere <strong>indispensabile</strong> per una soluzione politica. </p>



<p>È l’unico che detiene il <strong>potere militare</strong>, nonché il partito con più consensi. Il suo problema rimane il riconoscimento internazionale. Senza quest’ultimo Hamas non può essere rappresentato all’interno dell’Olp e quindi non può partecipare ai negoziati riguardanti il futuro palestinese. Inoltre, e molto più urgente, è la necessità di uscire illeso dalla guerra. Hamas non intende arrendersi così come smantellare il suo apparato militare. Sta cercando quindi una via di fuga che possa tenerlo comunque in vita, attraverso l’Olp. Questo offrirebbe ai suoi leader la sopravvivenza dopo la guerra. </p>



<p>Dal canto suo Fatah gode del riconoscimento internazionale ma soffre il malcontento tra la popolazione della Cisgiordania, dove governa. Accusato di essere un fantoccio di Israele e di aver lasciato correre su molte questioni, tra le quali l’incontrollabile fenomeno di colonizzazione, il presidente Abbas sa ormai che l’<strong>Olp deve essere riformata</strong>. Il presidente sente la pressione esterna e quella interna al suo partito di dover aprire le porte a nuovi scenari. Diversi suoi rivali stanno facendo sentire la propria voce come <strong>Mohammed Dahlan</strong>, esiliato negli Emirati Arabi Uniti nel 2011, che ha inviato i suoi uomini ai colloqui con Hamas a Doah e al Cairo. Anche gli stretti collaboratori di <strong>Marwan Barghouti</strong>, in prigione in Israele dal 2002, hanno preso contatti con i leader di Hamas i quali stanno puntando molto sulla sua liberazione. Al momento Barghouti sembra l’unica figura in grado di portare su di sé la leadership dell’Olp, riconciliando tutte le parti in causa. Le divergenze, così come le diverse posizioni permangono. L&#8217;unificazione sembra l&#8217;unica strada percorribile per includere tutte le visioni e tutta l&#8217;entità palestinese. Da Mosca sono arrivati segnali forti, che non si vedevano da decenni. La strada è lunga ma l&#8217;inizio è già stato segnato.</p>
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		<item>
		<title>Cosa significa la visita del leader di Hamas in Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-significa-la-visita-del-leader-di-hamas-in-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 09:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1214" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212-1024x648.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente francese Emmanuel Macron non è stato l’unico leader ad essersi recato in Libano negli ultimi giorni. A fare notizia è stato anche l’arrivo nel Paese dei cedri del capo di Hamas, l’organizzazione che governa Gaza dal 2007. Si tratta della prima visita mai fatta da Ismail Haniyeh in Libano in 27 anni ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-significa-la-visita-del-leader-di-hamas-in-libano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1214" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_5320212-1024x648.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div>
<p>Il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> non è stato l’unico leader ad essersi recato in Libano negli ultimi giorni. A fare notizia è stato anche <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/09/hamas-leader-lebanon-meet-palestinian-factions-200902200518337.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’arrivo</a> nel Paese dei cedri del capo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-hamas.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hamas</a>, l’organizzazione che governa Gaza dal 2007. Si tratta della prima visita mai fatta da Ismail Haniyeh in Libano in 27 anni ed arriva in un momento particolarmente teso dal punto di vista politico, economico e sociale.</p>
<h2>Haniyeh arriva a Beirut</h2>
<p>L’esplosione del porto di Beirut ha infatti aggravato la crisi libanese e aperto la strada a una <a href="https://it.insideover.com/politica/ombre-francesi-libano-macron.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">maggiore presenza francese</a> nel Paese, il cui obiettivo è costringere la classe dirigente ad attuare le riforme tanto attese in cambio dei fondi internazionali per la ricostruzione. Con lo spettro delle <strong>elezioni</strong> che incombe sul Paese e un dibattito sempre più acceso su un “nuovo patto politico” che renda il Libano laico o meno dipendente da logiche settarie e confessionali, il leader di Hamas non ha perso tempo e si è recato a Beirut per confrontarsi con le fazioni palestinesi attive nel Paese. Il Libano, oltre ad essere uno dei pochi Stati arabi ancora vicini alla causa palestinese, ospita sul suo territorio un numero elevato di rifugiati palestinesi fin dal 1948.</p>
<p>A spingere il leader di Hamas ad incontrare i movimenti palestinesi in Libano è stato anche l’accordo per la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sorpresa-annunciata-dell-accordo-tra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">normalizzazione dei rapporti</a> tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, che ha isolato ancora di più Gaza e Ramallah. Haniyeh ha più volte affermato che una simile intesa, vista come un tradimento da parte del mondo arabo, avrebbe avuto delle conseguenze e ha quindi presentato la linea da seguire per rispondere al riavvicinamento tra Abu Dhabi e Tel Aviv.</p>
<p>L’intesa, raggiunta grazie all’intermediazione americana, ha però riavvicinato anche le fazioni palestinesi in lotta da più di dieci anni per il potere: Hamas e Fatah. <span style="font-size: 1rem;">La visita di Haniyeh in Libano è infatti coincisa con un secondo incontro tenutosi a Ramallah tra l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e altre forze palestinesi per delineare una <strong>strategia comune</strong> e tentare di sanare le fratture interne al movimento.</span></p>
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<div>
<h2>Le mire di Haniyeh e il ruolo della Turchia</h2>
<p>Come detto, la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati ha costretto Hamas e Fatah a riaprire un canale di dialogo per superare le divergenze decennali, ma ciò non significa che la rivalità tra i due leader sia tramontata. Haniyeh punta ancora ad avere un <strong>ruolo di rilievo</strong> nello scacchiere regionale, ponendosi come vero interlocutore della causa palestinese e continuando a presentarsi come l’unico in grado di sfidare Israele, a prescindere dal risultato. Il recente lancio di palloni incendiari dalla Striscia contro Israele si è concluso con un cessate il fuoco data l’enorme divario tra l’esercito israeliano e le forze attive a Gaza ma, nonostante ciò, Hamas ha ancora una volta dimostrato di essere l’unica forza pronta a rispondere al suo scomodo vicino e alla sua espansione &#8211; fisica e diplomatica &#8211; nel mondo arabo.</p>
<p>Va inoltre sottolineato che a sostenere Haniyeh nelle sue mire di leader regionale vi è il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Recep Tayyip Erdogan</a>. Il capo di Stato turco ha instaurato stretti rapporti con Hamas fin dall’inizio della sua ascesa politica, grazie alla comune vicinanza ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fratelli musulmani</a>. Il legame tra Erdogan e Haniyeh era tornato al centro del dibattito a inizio anno, a seguito dell’annuncio da parte del presidente americano Donald Trump del tanto atteso accordo del secolo. Erdogan aveva rigettato il piano di pace e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/erdogan-il-sostegno-a-hamas-e-il-dilagare-del-jihadismo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricevuto Haniyeh a Istanbul</a>, riaffermando il sostegno della Turchia ad Hamas, legittimando ulteriormente il suo leader.</p>
<p>Erdogan negli ultimi tempi si è presentato sempre più spesso all’opinione pubblica come il <strong>vero protettore</strong> della causa palestinese, approfittando della debolezza della Giordania e dell’avvicinamento dell’Arabia Saudita a Israele. Ankara tra l’altro si sta inserendo sempre di più nel tessuto urbano e sociale di <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scontro-tra-israele-e-turchia-per-gerusalemme.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gerusalemme est</a> tramite Ong e organizzazioni legate al Governo, cooptando i palestinesi ed espandendo in questo modo la sua influenza nella regione mediorientale.</p>
<p>Il piano di Erdogan quindi si sposa perfettamente con i desideri di Haniyeh, permettendo ai due di aiutarsi a vicenda nel portare avanti i rispettivi obiettivi. Almeno per ora.</p>
</div>
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		<title>Il tour di Haniyeh: il leader di Hamas</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-tour-di-haniyeh-il-leader-di-hamas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 11:25:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il tour di Haniyeh: il leader di Hamas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ismail Haniya, classe 1962, è il “fresco” volto della dirigenza di Hamas, capo del politburo dell’organizzazione dal maggio 2017. Un ruolo da capo sedentario poiché, almeno fino al mese scorso, tutti i leader provenienti da Gaza hanno potuto viaggiare e spostarsi all&#8217;estero solo attraverso l’Egitto: questo aspetto aveva affidato de facto al Cairo il potere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-tour-di-haniyeh-il-leader-di-hamas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il tour di Haniyeh: il leader di Hamas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Ismail-Haniyeh-La-Presse-e1578655533204-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Ismail Haniya</strong>, classe 1962, è il “fresco” volto della dirigenza di Hamas, capo del <em>politburo</em> dell’organizzazione dal maggio 2017. Un ruolo da capo sedentario poiché, almeno fino al mese scorso, tutti i leader provenienti da Gaza hanno potuto viaggiare e spostarsi all&#8217;estero solo attraverso l’Egitto: questo aspetto aveva affidato <em>de facto</em> al Cairo il potere discrezionale di decidere dei loro spostamenti e dei loro viaggi. Lo stesso Haniya si era visto rifiutare più volte la possibilità di recarsi all’estero: in questi anni gli era stato richiesto di astenersi dal visitare paesi come l&#8217;Iran, il Qatar e la Turchia, condizioni che Hamas aveva criticato, reputandole un metodo subdolo per pilotare la propria agenda. <a href="https://www.alaraby.co.uk/english/news/2019/7/11/egypt-rejects-hamas-leaders-foreign-tour">L’ultima volta era accaduto a nel luglio scorso</a>: il leader sperava di visitare un certo numero di paesi a sostegno della causa palestinese, tra cui Iran, Turchia e Qatar. Il Cairo, in quell&#8217;occasione, aveva citato le condizioni regionali e la sicurezza come fattori decisivi per quella scelta, senza chiarirla ulteriormente. Nel frattempo, <strong>Mousa Abu Marzouk</strong>, un altro membro anziano di Hamas, lo attendeva al Cairo nella speranza di giungere insieme in Russia: la visita di Abu Marzouk a Mosca è stata rinviata più di una volta nella speranza che l&#8217;Egitto avrebbe permesso a Haniyeh di lasciare il paese. Questo lo stato di cose fino allo scorso dicembre, quando ha avuto inizio il suo primo tour diplomatico, volto a potenziare le relazioni internazionali del movimento. Un segno di un’apertura tra Egitto e Hamas, così fondamentale nelle dinamiche regionali.</p>
<h2>Un tour lungo sei mesi</h2>
<p>Così, come una sorta di moderno Tito (senza panfilo), Haniya ha rotto con il sedentarismo imposto dal Cairo, <strong>partendo dalla Striscia di Gaza il 2 dicembre</strong>: una volta in Egitto, ha immediatamente incontrato una serie di funzionari locali, un obolo da sostenere per ottenere il nulla osta verso est. Secondo il network Al-Araby, negli incontri si è discusso della negoziazione di un cessate il fuoco a lungo termine tra Hamas e Israele e al termine degli incontri, è stato ottenuto finalmente il <em>placet</em> per il suo <em>Goodwill tour</em>. Le prime due tappe sono state Turchia e Qatar e sono previste visite ulteriori in Libano, Kuwait, Mauritania e Malesia. Non è stata ancora confermata una visita in Russia. <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/opinion/foreign-tour-hamas-haniya-200106122229589.html">Secondo quanto rivelato da  Adnan Abu Amer</a>, opinionista su Al Jazeera, Hamas avrebbe probabilmente acconsentito a determinate condizioni e avrebbe fatto progressi su alcune questioni importanti per l&#8217;Egitto e i suoi alleati. Le autorità egiziane, ad esempio, avevano chiesto a Haniya di non partecipare al <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-summit-islamico-di-kuala-lumpur-pakistan-e-arabia-saudita-grandi-assenti.html">vertice islamico di Kuala Lumpur</a>, in Malesia, che si è tenuto dal 18 dicembre. Haniya ha soddisfatto questa condizione, nonostante una delegazione di alto livello dall&#8217;ufficio politico sia stata comunque inviata al summit. Questa richiesta egiziana è stata presumibilmente il risultato delle pressioni dell&#8217;Arabia Saudita che ha visto la conferenza come un&#8217;alleanza alternativa all&#8217;Organizzazione della cooperazione islamica che sfiderebbe la sua leadership nel mondo musulmano.</p>
<p>Ma dietro a questa svolta estera di Haniya potrebbe esserci anche un progresso nel dialogo con Israele. I negoziati per una pausa a lungo termine delle ostilità hanno avuto inizio due anni fa, dopo che Hamas e Israele hanno raggiunto un&#8217;intesa sull&#8217;allentamento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, consentendo l&#8217;introduzione di alcuni beni urgenti, e individuando alcune questioni su cui intervenire rapidamente come l&#8217;elettricità, l&#8217;approvvigionamento idrico e la disoccupazione.</p>
<p>In <strong>Turchia</strong>, il leader di Hamas ha incontrato il presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> e discusso di varie questioni generali, tra cui lo status di Gerusalemme e il complesso della moschea di al-Aqsa, gli sforzi di riconciliazione con Fatah e la situazione a Gaza. Molto più pregna di significati la visita in <strong>Qatar, </strong>ove Haniya ha incontrato l&#8217;emiro <strong>Tamim bin Hamad Al Thani</strong>. Haniyeh ha espresso preoccupazione per il futuro della causa palestinese e ha esortato Hamas a tentare di lavorare per un governo di unità operativa in Palestina. Haniyeh è stato ricevuto dal suo predecessore, Khaled Mashaal, che attualmente vive in Qatar. Secondo i media, alcuni leader di Hamas potrebbero stare operando fattivamente nel contesto di <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-pace-fredda-tra-arabia-saudita-e-qatar.html">una potenziale riconciliazione nel Golfo tra il Qatar e l&#8217;Arabia Saudita</a>.</p>
<h2>Una tappa simbolica: il funerale di Solemaini</h2>
<p>Poi, è stata la volta dell’<strong>Iran,</strong> dove gli intenti del leader sono stati probabilmente sopraffatti dalla storia: il capo di Hamas ha visitato Teheran e partecipato al <a href="https://www.youtube.com/watch?v=E5xy1HaXcAc"><strong>funerale del generale Qassem Soleimani</strong></a>, capo della Forza Quds assassinato a Baghdad venerdì scorso: qui, dove Haniya ha preso la parola, <a href="https://www.timesofisrael.com/hamas-leader-praises-soleimani-at-tehran-funeral-in-show-of-support-for-iran/">sono tornati i toni anti-sionisti e anti-israeliani</a>. “Affermo che il progetto di resistenza in Palestina per affrontare il progetto sionista e resistere al progetto di dominazione americana non sarà rotto, indebolito o esiterà. Continuerà lungo il suo solido cammino, il percorso della resistenza, fino a quando non scaccerà gli occupanti dalla nostra terra e da Gerusalemme”: affermazioni molto lontane da quel moderato pragmatismo che aveva caratterizzato il leader fino ad alcuni mesi fa. Hamas, sovrana <em>de facto</em> della Striscia di Gaza, a volte è stata sostenuto dall&#8217;Iran, ma ha anche resistito ad avvicinarsi troppo ai sostenitori della linea dura di Teheran, a differenza del gruppo terrorista gazano Islamic Jihad, che ha costruito un grande arsenale grazie al sostegno della Repubblica islamica. L&#8217;Iran e Hamas negli ultimi anni hanno cercato di rinvigorire la loro relazione dopo che i due si sono trovati su due fronti opposti nei primi anni della guerra civile siriana. Negli ultimi anni, personaggi di spicco di Hamas hanno visitato Teheran e lodato la Repubblica islamica per aver promesso di sostenere i gruppi terroristici palestinesi a Gaza. Presumibilmente, Hamas sta ridefinendo le proprie alleanze regionali, rattoppando il rapporto con l’Iran allentatosi negli ultimi anni: di converso, la visita sarebbe prova del fatto che Teheran continuerà a finanziare il movimento. In precedenza era stato proprio l’Egitto, dietro le pressioni di Riad, ad impedire ad Haniya di recarsi in Iran. L&#8217;apparizione di Haniyeh al funerale di Teheran per Soleimani, a fianco del leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamanei, del presidente iraniano Hassan Rouhani e di altri leader della Repubblica islamica ha, infatti, una valenza simbolica altissima dal chiaro segno politico.</p>
<h2>Mosca, quando?</h2>
<p>Il tour di Haniya dovrebbe comprendere anche la <strong>Russia</strong>: è dal 2018, infatti, che Mosca lo invita ripetutamente. Un invito ciclicamente declinato non solo per le restrizioni imposte dall’Egitto ma anche per una volontà precisa, interna, di mantenere Hamas isolata dal caos geopolitico attuale. Fuori da Gaza, effettuate le importanti visite in Turchia, Iran e Qatar, giungere al cospetto di Putin potrebbe essere più semplice: il tempo c’è, del resto, visto che il leader dovrebbe assentarsi per circa 6 mesi, facendo base in Qatar, data la facilità con cui questo paese gli consentirà di spostarsi liberamente nella regione, con buona pace di Egitto e Arabia Saudita. Questo nuovo dinamismo permetterà ad Haniya di non essere più un leader isolato ma di riprendere i contatti con la <em>longa manus</em> di Hamas all&#8217;estero: in agenda, temi caldissimi come il cessate il fuoco con Israele, la riconciliazione con Fatah e le elezioni palestinesi.</p>
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		<title>Il ruolo di Hamas nel conflitto Usa-Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-ruolo-di-hamas-nel-conflitto-usa-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 14:28:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hamas (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’uccisione del generale Qassem Soleimani ha diviso in due il Medio Oriente, allineando da una parte tutti quegli attori che sostengono &#8211; con più o meno convinzione &#8211; l’azione degli Usa e dall’altra tutti coloro che vi sono opposti bollandola come “dichiarazione di guerra”. Alcuni protagonisti della regione hanno quindi dovuto rivedere le loro strategie, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ruolo-di-hamas-nel-conflitto-usa-iran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hamas (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hamas-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’uccisione del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noopener">Qassem Soleimani</a> ha diviso in due il Medio Oriente, allineando da una parte tutti quegli attori che sostengono &#8211; con più o meno convinzione &#8211; l’azione degli Usa e dall’altra tutti coloro che vi sono opposti bollandola come “dichiarazione di guerra”. Alcuni protagonisti della regione hanno quindi dovuto rivedere le loro strategie, costretti a mettere da parte il tentativo di giocare su più fronti senza prendere ufficialmente una parte. Uno di questi è Hamas.</p>
<h2>Hamas tra Iran ed Egitto</h2>
<p>Le relazioni tra il movimento che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza e l’Iran avevano subito una battuta di arresto a seguito della guerra in Siria: l’allora presidente dell’Ufficio politico, <strong>Khaled Mashal, si schierò contro il presidente Bashar al Assad</strong> inimicandosi così Teheran, che fin dall’inizio aveva preso le difese del leader siriano. <strong>Hamas ha impiegato anni a ricucire i rapporti con l’Iran</strong> e un riavvicinamento è stato possibile solo dopo una riforma dell’Ufficio politico e dei suoi componenti. Mashal fu costretto a presentare le sue dimissioni e il <em>political bureau</em> fu diviso settori, con il compito rispettivamente di tessere buone relazioni con Iran ed Egitto. Mentre i rapporti con Il Cairo sono stati affidati al leader di Hamas, Yahya Sinwar, il compito di avvicinare Teheran è ricaduto su Saleh al-Arouri. Quest’ultimo è riuscito nel suo intento, tanto che le relazioni con l’Iran sono riprese ufficialmente a luglio del 2019, ma a un prezzo. Hamas ha ricevuto da Teheran la promessa di nuovi armamenti, ma in cambio al-Arouri ha promesso che il <strong>Movimento agirà come prima linea di difesa</strong> in caso di conflitto con l’Occidente: “Ogni nemico dell’Iran è nemico della Palestina”. Alla luce dell’attuale situazione in Medio Oriente, le parole pronunciate dall’esponente di Hamas pochi mesi fa rischiano adesso di rappresentare un grosso problema per il Movimento e lo costringeranno ad abbandonare la politica seguita fino ad oggi. Intervenire in sostegno dell’Iran vorrebbe dire rompere le relazioni esistenti con l’Egitto e far sfumare ancora una volta la possibilità di giungere ad un accordo con Israele. Ma a giudicare dagli ultimi spostamenti di Ismail Haniya i rapporti con Il Cairo iniziano già a vacillare.</p>
<h2>Haniya al funerale di Soleimani</h2>
<p>Il capo dell’Ufficio politico di Hamas ha lasciato la Striscia a dicembre dopo aver finalmente ottenuto il via libera dall’Egitto riuscendo così a recarsi in Turchia, Qatar e Iraq. Secondo quanto <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/opinion/foreign-tour-hamas-haniya-200106122229589.html" target="_blank" rel="noopener">riportato da Al Jazeera</a>, Haniya avrebbe dovuto sottostare ad alcune condizioni imposte non solo da Il Cairo, ma anche da Riad per poter viaggiare all’estero e una di queste era proprio l’astensione da qualsiasi viaggio in territorio iraniano. <strong>Haniya però ha deciso di recarsi proprio a Teheran per partecipare ai funerali del generale Soleimani</strong>, segnando così un punto di svolta per la politica di Hamas. Il Movimento ha infatti dimostrato di aver preso le parti dell’Iran nella nuova contrapposizione tra Teheran e Washington, mettendo così a repentaglio le relazioni con l’Egitto che forse non era stato nemmeno avvisato per tempo della destinazione scelta da Haniya. Per capire che direzione prenderà Hamas non resta che aspettare i prossimi spostamenti del leader politico del movimento, che dal 2018 attende di poter <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-le-relazioni-tra-russia-e-hamas-si-sono-intensificate.html" target="_blank" rel="noopener">visitare la Russia</a> dopo aver ricevuto un invito ufficiale.</p>
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