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	<title>Immigrazione Archives - InsideOver</title>
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	<title>Immigrazione Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Giappone durissimo contro i migranti: detenzioni e zero tutele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 05:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623-1024x489.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Giappone ha un serio problema con l&#8217;immigrazione. Diverso da quello che attanaglia i paesi dell&#8217;Occidente ma pur sempre un problema da risolvere. Tokyo è infatti accusato da più parti di gestire quei pochi migranti ospitati dal governo in modo del tutto irrispettoso nei confronti dei loro diritti umani. Quella del Giappone è una popolazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-giappone-durissimo-contro-i-migranti-detenzioni-e-zero-tutele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Protesta-per-immigrazione-in-Giappone-La-Presse-e1566749674623-1024x489.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>Giappone</strong> ha un serio problema con l&#8217;immigrazione. Diverso da quello che attanaglia i paesi dell&#8217;Occidente ma pur sempre un problema da risolvere. Tokyo è infatti accusato da più parti di gestire quei pochi migranti ospitati dal governo in modo del tutto irrispettoso nei confronti dei loro <strong>diritti umani</strong>. Quella del Giappone è una popolazione etnicamente omogenea, visto che il 98,5% dei quasi 127 milioni di abitanti è giapponese a fronte dello 0,5% coreano, dello 0,4% cinese e dello 0,6% sotto cui ricade la voce &#8220;altri&#8221; (quindi vietnamiti, filippini e via dicendo). Eppure, i pochi migranti presenti finiscono sempre più spesso in un vero e proprio inferno.</p>
<h2><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">Le proteste dei richiedenti asilo</span></h2>
<p>L&#8217;East Japan Immigration Center, cioè il centro di immigrazione del Giappone orientale, situato a Ushiku, prefettura di Ibaraki, sta attraversando giorni concitati. Secondo quanto riportato da <a href="https://thediplomat.com/2019/08/the-quiet-desperation-of-refugees-in-japan/"><em>The Diplomat</em></a>, 100 dei circa 300 detenuti ospitati dal centro hanno iniziato uno sciopero della fame che va avanti dallo scorso 10 maggio. Gli scioperanti chiedono alle autorità di porre fine ai lunghi periodi di detenzione previsti dalla legge &#8211; che solitamente sono superiori a un anno &#8211; e, parallelamente, di allentare il sistema di rilascio provvisorio, una sorta di permesso temporaneo alla scadenza del quale, nella maggior parte dei casi, scatta una nuova detenzione. <a href="http://www.moj.go.jp/content/000052868.pdf">La situazione legale e burocratica</a> è aggravata dal contesto in cui sono costretti a vivere i migranti: isolati, senza informazioni e trascurati dai medici. In passato, simili scioperi della fame si sono verificati sporadicamente nei vari centri di immigrazione del Giappone, provocando anche conseguenze tragiche. Lo scorso 24 giugno <a href="https://www.reuters.com/article/us-japan-immigration-hunger-strike/nigerian-man-dies-after-hunger-strike-in-japan-detention-center-idUSKCN1TT0R4">un uomo nigeriano è morto</a> nel centro di Omura, mentre nel marzo 2017 <a href="https://www.reuters.com/article/us-japan-detention-death/vietnamese-killed-himself-in-japan-immigration-center-community-leader-says-idUSKBN16X022">un vietnamita si è suicidato</a>. Dal 2006 a oggi, a causa delle condizioni dei centri di detenzione per immigrati del paese, sono morte complessivamente 15 persone.</p>
<h2>Tokyo e i richiedenti asilo</h2>
<p>Lo sciopero della fame in corso al centro di <strong>Ushiku</strong> viene monitorato da un&#8217;organizzazione non governativa locale che si batte per sostenere i diritti dei detenuti stranieri. &#8220;Gli immigrati – fanno sapere i membri dell&#8217;ong &#8211; ricevono rilasci provvisori ma dopo poche settimane sono nuovamente detenuti. Sono arrabbiati e non sono in più in grado di sostenere questa situazione&#8221;. Gli scioperanti del centro in questione sono migranti che hanno rifiutato di essere rimpatriati; molti di loro sono richiedenti asilo e provengono dal sud-est asiatico, ma non mancano africani e mediorientali. Per capire quanto è complicato restare in Giappone, nel 2018 il governo nipponico ha accettato appena 42 domande di rifugiati su un totale di 10493. Dal momento che è assai complicato ottenere l&#8217;asilo da Tokyo, molti migranti vorrebbero chiederlo ad altri paesi ma quasi nessuno è disposto ad accogliere rifugiati da una nazione ricca come il Giappone. Senza poter chiedere l&#8217;asilo politico al governo nipponico e senza possibilità alcuna di affidarsi a un soggetto terzo, l&#8217;unica strada percorribile è il rimpatrio nei loro paesi di origine.</p>
<h2>Un modello durissimo</h2>
<p>Tornare a casa è però pericoloso, in parte per i timori di cruente repressioni e in parte per il dover vivere in contesti complicati, aggravati da guerre e miseria. I migranti restano quindi in Giappone, alternando periodi di detenzione nei centri a settimane di rilascio provvisorio temporaneo. Stando a un rapporto effettuato dall&#8217;ong Ushiku no Kai sulle strutture di detenzione giapponesi, il 77% degli intervistati è detenuto da oltre un anno, mentre il 36% da più di due. Chi, tra le altre cose, ha<strong> garanzie economiche</strong>, tra i 1000 e i 2000 dollari, può richiedere una liberatoria provvisoria ma nell&#8217;80% dei casi presi in esame le domande sono state respinte almeno tre volte. I fortunati che hanno vinto la lotteria devono sottostare a restrizioni rigidissime durante il rilascio: non possono lavorare, aprire un conto bancario, ottenere un telefono e lasciare la propria area di residenza senza autorizzazione. In pratica è impossibile aderire alle condizioni del rilascio provvisorio, dal momento che diventa complicato persino trovare un lavoro. Chi trasgredisce viene rispedito nei centri di detenzione in un ciclo che diventa infinito. Qui i migranti sono costretti a vivere in stanze piccolissime, per lo ammassati a gruppi di quattro o cinque persone. La televisione è l&#8217;unico mezzo per passare il tempo. Nonostante le <strong>ong</strong> puntino il dito contro il metodo giapponese, il governo ha addirittura inasprito il trattamento dei richiedenti asilo. Nell&#8217;ultimo periodo, le persone sorprese a lavorare in libertà provvisoria vengono punite con un minimo di tre anni e tre mesi di detenzione.</p>
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		<title>Ecco cosa c&#8217;è dietro l&#8217;ascesa del nazionalismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/ecco-cosa-ce-dietro-lascesa-del-nazionalismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 05:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1236" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858-1024x659.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante parte dell&#8217;opinione pubblica abbia minimizzato il risultato elettorale dei sovranisti, queste elezioni europee hanno sancito l&#8217;ascesa dei nazionalismo in Europa &#8211; le vittorie di Matteo Salvini in Italia, di Marine Le Pen in Francia e di Nigel Farage nel Regno Unito, ne sono prova. È sufficiente confrontare il voto delle elezioni europee del 2014 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ecco-cosa-ce-dietro-lascesa-del-nazionalismo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ecco-cosa-ce-dietro-lascesa-del-nazionalismo.html">Ecco cosa c&#8217;è dietro l&#8217;ascesa del nazionalismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1236" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9703858-1024x659.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nonostante parte dell&#8217;opinione pubblica abbia minimizzato il risultato elettorale dei sovranisti, queste elezioni europee hanno sancito l&#8217;ascesa dei <strong>nazionalismo</strong> in Europa &#8211; le vittorie di Matteo Salvini in Italia, di Marine Le Pen in Francia e di Nigel Farage nel Regno Unito, ne sono prova. È sufficiente confrontare il voto delle elezioni europee del 2014 con quello del 26 maggio scorso per prendere atto che la tendenza è questa e che l&#8217;Europa è cambiata, benché in Germania e in altri Paesi prevalgano forze politiche che mirano a preservare lo<em> status quo.</em></p>
<p>E che il nazionalismo goda di ottima popolarità, lo dimostra anche la recente vittoria in <strong>India</strong> (1,34 miliardi di persone) della coalizione di partiti guidata da <strong>Narendra Modi</strong>, che godrà di un’ampia maggioranza nella <em>Lok Sabha</em>, la camera bassa del Parlamento. Come spiega l&#8217;<em>Ispi</em>, &#8220;Modi ha saputo costruire un consenso ampio e trasversale, bilanciando sapientemente il conservatorismo <strong>nazionalista</strong> e religioso con un’agenda politica rivolta, almeno a parole, soprattutto alla crescita economica e allo sviluppo del Paese&#8221;.</p>
<p>In una<a href="http://www.unz.com/item/is-the-liberal-hour-ending-in-the-west/"> recente analisi</a>, <strong>Patrick J. Buchanan</strong>, fondatore della rivista <em>American Conservative </em>e consigliere dei presidenti statunitensi Richard Nixon, Gerald Ford e Ronald Reagan, commenta la ritirata del liberalismo in tutto il mondo: &#8220;Le elezioni nei blocchi elettorali più grandi del mondo &#8211; l&#8217;Ue a 28 nazioni e un&#8217;India di 1,3 miliardi di persone &#8211; hanno mostrato che l&#8217;ondata di nazionalismo continua a crescere e si diffonde in Europa e in Asia&#8221; osserva il noto commentatore paleoconservatore.</p>
<h2>Europee, la lettura di Pat Buchanan</h2>
<p>&#8220;Che cosa ci dicono queste elezioni?&#8221; osserva Buchanan. Nel Regno Unito, &#8220;se i Conservatori desiderano restare al potere, dovranno lasciare l&#8217;Unione europea e, se necessario, ritirarsi senza un accordo con Bruxelles. I tories non possono sfidare la volontà della maggioranza sulla questione più critica degli ultimi 50 anni &#8211; l&#8217;istanza nazionalista di essere liberi da Bruxelles&#8221;. Non è una tragedia, afferma il commentatore americano, &#8220;la prima Brexit, in fondo, si verificò nel 1776, quando le 13 colonie del Nord America troncarono tutti i legami con la corona britannica e si misero da soli sulla via dell&#8217;indipendenza. Non è andata così male&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ex candidato repubblicano alla Casa Bianca &#8220;smaschera&#8221; le reali intenzioni dei verdi europei, trainati al successo dall&#8217;astuta operazione di marketing-politico legata a <strong>Greta Thunberg</strong>: &#8220;Completamente incentrati sul cambiamento climatico, questi partiti entreranno nelle coalizioni per dare alle coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra i voti necessari per creare maggioranze parlamentari. L&#8217;ambiente è ora in grado di rivaleggiare con l&#8217;immigrazione come tematica al centro di tutte le elezioni in Europa&#8221;. Infatti, nota Buchanan, &#8220;benché nazionalisti e populisti controllino un quarto dei seggi nel Parlamento europeo, rimangono isolati. Potrebbero avere il potere di bloccare o porre il veto alle azioni dell&#8217;Ue da parte di Bruxelles, ma non possono imporre la loro agenda&#8221;.</p>
<h2>&#8220;Il liberalismo sta perdendo appeal&#8221;</h2>
<p>Le elezioni in Ue e in India ci dicono però anche altro: il <strong>liberalismo</strong> progressista sta perdendo sempre più appeal ed è in ritirata in tutto il mondo, parzialmente sostituito, almeno in Europa, dalle forze ambientaliste. &#8220;Perché il liberalismo sta svanendo e il nazionalismo è in ascesa?&#8221; si chiede Pat J. Buchanan. &#8220;Il liberalismo è un&#8217;idea che piace all&#8217;intelletto; il nazionalismo, invece, è radicato nell&#8217;amore per la famiglia, nella fede, nella nazionale, ed è nel cuore. Essere un orgoglioso polacco, ungherese, italiano o scozzese ha una maggiore presa sulla lealtà e fedeltà degli uomini, piuttosto che essere un cittadino d&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p>La politica dell&#8217;identità, prosegue, fatta di &#8220;persone che si identificano per etnia, nazionalità, razza, cultura e fede, sembra essere il futuro del mondo&#8221;. Se l&#8217;identità in cui si riconoscono i sovranisti è quella dell&#8217;interesse nazionale sotto il profilo strategico e della comunità nazionale, delle sue tradizioni e dei suoi valori sotto l&#8217;aspetto culturale e ideologico, la sinistra liberale si riconosce invece nel cosmopolitismo, nel politicamente corretto e nella tutela delle minoranze (immigrati, Lgbt) e ora nella difesa dell&#8217;ambiente, e vede lo Stato come un ostacolo all&#8217;affermazione della propria agenda globalista.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo tema è stato sviluppato dal prof. <strong>Patrick J. Deneen</strong> su <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-globale-del-liberalismo.html"><em>InsideOver</em></a>:<em> &#8220;</em>Paradossalmente &#8211; scrive &#8211; il liberalismo oggi considera sospetta proprio quell’unità politica che si riteneva essenziale per la tutela dei diritti: lo <strong>Stato</strong> nazionale. I primi pensatori liberali ritenevano che lo Stato fosse la più completa forma di ordinamento politico e sociale che potesse essere creata con il consenso, nonché un’organizzazione globale in grado di garantire la libertà individuale dei suoi membri costitutivi&#8221;. Tuttavia, afferma, &#8220;oggi lo Stato è considerato da molti come una limitazione arbitraria su quella stessa libertà. In particolare esso rappresenta un limite al diritto alla completa mobilità in un mondo ormai privo di barriere geografiche, culturali, tecnologiche e persino linguistiche&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ecco-cosa-ce-dietro-lascesa-del-nazionalismo.html">Ecco cosa c&#8217;è dietro l&#8217;ascesa del nazionalismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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