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	<title>H.R. McMaster Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 04 Jun 2020 13:53:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>H.R. McMaster Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La corsa del Nasdaq verso il livello record</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-corsa-del-nasdaq-verso-il-livello-record.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 13:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nasdaq]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Titoli Nasdaq, Wall Street (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella straniante polarizzazione del mondo economico statunitense il Nasdaq, l&#8217;indice di Wall Street ove sono prezzati i titoli del settore tecnologico, incarna punti di forze e contraddizioni di un sistema messo a dura prova dal coronavirus prima e dalle proteste seguite alla morte di George Floyd poi. Il Nasdaq si sta avvicinando infatti a un nuovo sorpasso del record di punteggio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-del-nasdaq-verso-il-livello-record.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-del-nasdaq-verso-il-livello-record.html">La corsa del Nasdaq verso il livello record</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Titoli Nasdaq, Wall Street (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Titoli-Nasdaq-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nella straniante polarizzazione del mondo economico statunitense il <strong>Nasdaq, </strong>l&#8217;indice di Wall Street ove sono prezzati i titoli del settore tecnologico, incarna punti di forze e contraddizioni di un sistema messo a dura prova <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/il-coronavirus-e-gli-usa-colpo-al-cuore-dellimpero/" target="_blank" rel="noopener">dal <strong>coronavirus </strong></a>prima e dalle proteste seguite alla morte <a href="https://it.insideover.com/societa/tutte-le-faglie-sociali-degli-stati-uniti-floyd-incubo.html" target="_blank" rel="noopener">di <strong>George Floyd </strong>poi.</a></p>
<p>Il Nasdaq si sta avvicinando infatti a un nuovo sorpasso del record di punteggio e capitalizzazione toccata il 19 febbraio scorso, quando con <strong>9817 punti </strong>l&#8217;indice era arrivato al suo apogeo. Dopo, la borsa statunitense fu travolta dall&#8217;effetto-panico scatenato dalla diffusione globale della pandemia e dalle conseguenti incertezze economiche, che neutralizzarono anche il tentativo emergenziale della <strong>Federal Reserve</strong> di tamponare le falle: il Nasdaq perse in un mese oltre il 30% del suo valore e toccò il minimo il 23 marzo, con 6860 punti. A livello aggregato dall’inizio dell’anno al 22 maggio il Nasdaq ha guadagnato il 7,8%. Un risultato in controtendenza con tutti gli altri principali indici del mondo, che sono in negativo se non in profondo rosso.</p>
<p>La risalita dell&#8217;indice è stata legata a una duplice convergenza di fattori. Da un lato ha giocato un ruolo fondamentale il <strong>piano di stimoli </strong>messo in campo da <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> </strong>e dalla sua amministrazione come risposta alla crisi, che nella prima tranche ha <a href="https://it.insideover.com/economia/trump-e-la-fed-passano-il-rubicone-come-si-integreranno-le-politiche.html">fatto affluire 2 trilioni di dollari nell&#8217;<strong>economia a stelle e strisce</strong></a>, in convergenza con una svolta interventista della Fed, che ha comprato titoli e quote di società capitalizzate a Wall Street. Dall&#8217;altro lato, però, è stato fondamentale anche il <em>new normal </em>della fase di lockdown globale, che ha portato a un decollo sensibile dei giganti del digitale divenuti sempre più imprescindibili.</p>
<p><iframe style="width: 100%; height: 650px;" src="https://cdn.knightlab.com/libs/storyline/latest/embed/index.html?dataURL=https%3A%2F%2Fdocs.google.com%2Fspreadsheets%2Fd%2F1ayaMG-MNn-w8PadO3l7g8jNtQgum2ojC96QRHs8mpiM%2Fedit%23gid%3D381911827&amp;dataYCol=chiusura&amp;dataXCol=data&amp;dataDateFormat=%25d%2F%25m%2F%25y&amp;chartDateFormat=%25d%2F%25m%2F%25y&amp;chartYLabel=Valore%20del%20NASDAQ%20alla%20chiusura&amp;sliderCardTitleCol=title&amp;sliderCardTextCol=note" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0"></iframe></p>
<p>Il <strong>coronavirus </strong>è un Giano bifronte perchè crea, al tempo stesso, più e<a href="https://it.insideover.com/politica/coronavirus-colpo-globalizzazione.html"> meno globalizzazione.</a> Isola i popoli, frena i commerci materiali e impone l&#8217;isolamento del lockdown, ma al tempo stesso esalta la centralità e la dipendenza dei sistemi dalle <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/gli-impatti-socio-economia-coronavirus.html">piattaforme tecnologiche</a> </strong>che della globalizzazione risultano la manifestazione più profonda nel contesto economico. Logico che questo si rifletta in un decollo degli indici del tech che, al contempo, riflettono società in larga misura meno colpite relativamente dalla piaga dell&#8217;economia statunitense, la <strong>devastazione del mercato del lavoro </strong>che ha portato a oltre 40 milioni di disoccupati. Con 133 miliardi di dollari in asset e oltre 70 in ricavi a fine 2019, ad esempio, <strong>Facebook </strong>impiegava un numero di dipendenti (44mila) relativamente ridotto se si pensa che un&#8217;azienda tradizionale come <strong>Pwc, </strong>per fare solo un esempio, a fronte di un fatturato di 42 miliardi di dollari detiene un organico di oltre 250mila persone.</p>
<p>Il coronavirus e la fase di lockdown hanno prodotto anche l&#8217;ingresso preponderante di nuovi attori di prima fascia nel mercato. Si pensi per esempio a <strong>Zoom, </strong>la società californiana di servizi di teleconferenze fondata da <strong>Eric Yuan, </strong>che ha visto le sue azioni decollare dal valore di 68,04 dollari del 31 dicembre scorso agli oltre 220 dollari di inizio giugno e ha iniziato la sua collaborazione con gli apparati di sicurezza assumendo nel suo board il <a href="https://blog.zoom.us/wordpress/2020/05/06/zoom-adds-board-member-hr-mcmaster-and-head-of-global-public-policy-and-government-relations-jonathan-kallmer-to-leadership-team/">generale H.R. McMaster,</a> già consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump.</p>
<p>Mercoledì 3 giugno il Nasdaq ha poi conosciuto l&#8217;ingresso in borsa tramite <strong>Inital Public Offering (Ipo) </strong>più grande del 2020, assistendo allo sbarco di Warner Music, valutata oltre 13 miliardi di dollari. La nota casa discografica ha fissato il prezzo di collocamento a circa 25 dollari per azione, nella parte più alta della banda di oscillazione prevista tra 23 e 26 dollari, fissando la quantità di azioni che offrirà sul mercatoi in 77 milioni. Un segnale di vitalità del Nasdaq che subirà la prima prova del nove nel momento in cui le società analizzeranno le <strong>trimestrali relative </strong>alla fase più dura del lockdown, ma che non deve ingannare sulla possibilità di una ripresa dell&#8217;economia statunitense e globale legata ai giganti del tech. Il Nasdaq segnala la vitalità della parte già di per sè più sana e in forma del sistema statunitense: non è però col decollo degli indici di Google, Facebook e Zoom che si possono tutelare i disoccupati del settore industriale e gli esclusi della società statunitense, fornire risposte alle inquietudini che covano nel cuore profondo della superpotenza. Forse addirittura acuite dalla divaricazione delle prospettive tra i giganti della tecnologia e il resto del Paese. Le cui domande di sicurezza economica e sociale resteranno comunque sul tavolo.</p>
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		<item>
		<title>Le mosse di Trump per eliminare il Deep state che lo ostacola</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 05:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Depp State Usa Bolton" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-1024x476.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta conducendo una sua personale battaglia interna contro quei membri dell&#8217;establishment che hanno dimostrato di opporsi alla sua politica estera, di fatto più aperta al dialogo verso quegli avversari globali rappresentati da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. Trump, anche se sembra porsi sulla stessa linea dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Depp State Usa Bolton" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-1024x476.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il presidente degli <strong>Stati Uniti</strong> Donald <strong>Trump</strong> sta conducendo una sua personale battaglia interna contro quei membri dell&#8217;<em>establishment</em> che hanno dimostrato di opporsi alla sua politica estera, di fatto più aperta al dialogo verso quegli avversari globali rappresentati da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran.</p>
<p>Trump, anche se sembra porsi sulla stessa linea dei suoi predecessori, ha una precisa strategia figlia della dottrina <strong>&#8220;America First&#8221;</strong>. Gli Stati Uniti stanno occupandosi direttamente di quei punti caldi che sono fondamentali per mantenere l&#8217;egemonia economico/militare globale e nello stesso tempo stanno delegando il compito di controllare gli altri ai loro alleati. Così Washington è tornata attiva in Medio ed Estremo Oriente alzando il livello dello scontro con Cina, Corea del Nord ed Iran per cercare di strappare accordi più favorevoli per la politica Usa.</p>
<p>Nel contempo non ha mai smesso di cercare il dialogo: la Casa Bianca <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-sempre-piu-lontano-dal-jcpoa-ma-allorizzonte-si-profilano-colloqui-con-gli-usa.html" target="_blank" rel="noopener">ha tenuto canali aperti con Teheran</a>, con Pechino, ma anche con Mosca dimostrando di saper usare sapientemente il &#8220;bastone e la carota&#8221; senza mai vacillare negli impegni presi in campagna elettorale: far ritornare gli Stati Uniti protagonisti sul palcoscenico globale dopo gli sciagurati anni di amministrazione Obama che hanno visto un avanzamento delle potenze avversarie a causa della sua politica di generale &#8220;disimpegno&#8221; da alcuni settori vitali proprio come l&#8217;Estremo Oriente.</p>
<p>Trump sta utilizzando una tattica, che si può definire strategia, ben precisa nella risoluzione dei contenziosi &#8220;bollenti&#8221; internazionali, e che si può definire <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-si-giocano-la-carta-coreana-per-la-crisi-con-liran.html" target="_blank" rel="noopener">&#8220;carta coreana&#8221;</a> in quanto messa in atto per prima proprio nei confronti della Corea del Nord: l&#8217;escalation militare mantenendo aperti i canali diplomatici propedeutici ad un accordo qualora l&#8217;altra parte dimostri l&#8217;apertura a trattare. Ha funzionato &#8211; sebbene ora si stia assistendo ad una impasse &#8211;  con Pyongyang, sta funzionando con l&#8217;Iran.</p>
<p>In questa sua politica, però, Trump è stato avversato da componenti dell&#8217;<em>establishment</em> facenti anche parte del suo stesso staff. Dei cosiddetti <strong>&#8220;falchi&#8221;</strong> che non condividono l&#8217;approccio dialogante della Casa Bianca e che premono affinché gli Stati Uniti perseguano una linea dura verso i suoi avversari.</p>
<p>La reazione del <em>tycoon</em> è stata dura se pur dando sempre possibilità di ravvedimenti. Trump ha silurato quelle figure, anche di spicco, del suo esecutivo che hanno dimostrato di non condividere la sua <em>weltanschaaung</em>.</p>
<h2>Il deep state silurato da Trump</h2>
<p>La lista delle personalità dell&#8217;esecutivo americano che sono state silurate dal presidente americano è lunga:<strong> John Bolton</strong>, consigliere per la Sicurezza nazionale, <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-licenzia-bolton.html" target="_blank" rel="noopener">è solo l&#8217;ultimo nominativo</a>.</p>
<p>Bolton ha lasciato il suo incarico dopo che il capo della Casa Bianca gli ha intimato di dimettersi. Il presidente ha parlato della fine del rapporto col suo consigliere per la Sicurezza nazionale in un tweet molto chiaro: “Ieri sera ho informato John Bolton che i suoi servizi non sono più necessari alla Casa Bianca. Ero in forte disaccordo con molti dei suoi suggerimenti, così come altri nell’amministrazione, e quindi ho chiesto a John le sue dimissioni, che mi sono state presentate stamattina”.</p>
<p>Il primo a finire sotto la scure trumpiana è stato <strong>Micheal Flynn</strong>, un altro consigliere per la Sicurezza nazionale, &#8220;dimessosi&#8221; dopo soli 23 giorni di mandato. Il generale Flynn è stato vittima soprattutto del &#8220;Russiagate&#8221; e a dicembre, sarà incriminato dal procuratore speciale Robert Mueller per aver reso &#8220;volontariamente e consapevolmente&#8221; &#8220;dichiarazioni false, fittizie e fraudolente&#8221; all&#8217;Fbi riguardanti le sue conversazioni con l&#8217;ex ambasciatore russo a Washington, Sergei Kislyak (Adnkronos).</p>
<p>Il 30 gennaio 2017, Trump rimuove la Attorney General <em>ad interim</em>, Sally <strong>Yates</strong> a causa della sua opposizione alle sue politiche sull&#8217;immigrazione. L&#8217;ultima superstite dell&#8217;era Obama paga il mancato sostegno al &#8220;Muslim Ban&#8221; presidenziale.</p>
<p>Il 30 marzo, dopo appena 70 giorni di lavoro, il vice capo dello staff della Casa Bianca, Katie <strong>Walsh</strong>, lascia per andare a lavorare per un gruppo di sostenitori del Partito Repubblicano.</p>
<p>Il 9 maggio Trump licenzia James <strong>Comey</strong>, direttore dell&#8217;<strong>Fbi</strong>. La motivazione ufficiale è che &#8220;Non stava facendo un buon lavoro&#8221; ma l&#8217;ombra del &#8220;Russiagate&#8221; si allunga anche su questa decisione. Il 30 maggio esce di scena Mike Dubke, responsabile della Comunicazione della Casa Bianca. Il rapporto con il presidente non decolla e dopo 3 mesi arrivano le conseguenze. Il 6 luglio se ne va Walter Shaub, il numero uno dell&#8217;Ufficio etico federale. Impossibile trovare un punto d&#8217;incontro con Trump.</p>
<p>La lista è davvero lunga: tra portavoce, assistenti, segretari, capi dello staff ci sono altri 27 nominativi che vengono messi da parte, per un motivo o per un altro, dal presidente americano o che si dimettono spontaneamente. Tra di essi spiccano alcuni nomi di primo piano: il 18 agosto del 2017 <a href="https://it.insideover.com/politica/bannon-cacciato-dalla-casa-bianca-gli-usa-scatta-lora-dei-generali.html" target="_blank" rel="noopener">Steven Bannon</a> cessa di essere lo stratega della Casa Bianca, l&#8217;uomo che era da tutti considerato il braccio destro di Trump viene messo da parte; a marzo del 2018 il presidente destituisce il segretario di Stato <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-siria-tradimento-curdi.html" target="_blank" rel="noopener">Rex Tillerson</a> che viene sostituito dal capo della Cia Mike Pompeo; il 22 marzo dello stesso anno Trump annuncia che la sostituzione del suo consigliere per la Sicurezza nazionale <a href="https://it.insideover.com/politica/mcmaster-accusa-iran-ora-di-agire.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>McMaster</strong></a>, con il quale si sarebbe scontrato ripetutamente, nominando proprio l&#8217;ex ambasciatore Usa all&#8217;Onu John <span class="hilg1">Bolton; il 20 dicembre dello scorso anno è la volta di <strong>James &#8220;Mad Dog&#8221; Mattis</strong>, segretario alla Difesa reo di <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso.html" target="_blank" rel="noopener">essere entrato in collisione con Trump</a> per essersi opposto alla sua linea troppo poco dura verso la Russia, la Cina e l&#8217;Iran.</span></p>
<p><span class="hilg1">Insomma in due anni di governo il presidente Trump ha portato avanti una vera e propria lotta interna a quello che viene definito il <strong>&#8220;deep state&#8221;</strong>, ovvero quella parte di <em>establishment</em> &#8211; burocratica e non &#8211; che si oppone e cerca di frenare la politica dell&#8217;esecutivo per una ragione o per un altra. </span></p>
<p>Il <em>fil rouge</em> di questo agire è oltremodo chiaro: eliminare le resistenze dei falchi, anche interni al partito repubblicano, che mal digeriscono la &#8220;linea morbida&#8221; di Trump in politica estera e che più di una volta hanno cercato lo scontro frontale a livello diplomatico coi Paesi che ritengono avversari degli interessi Usa.</p>
<h2>Una rivoluzione interna che non finirà presto</h2>
<p>Siamo convinti che queste &#8220;epurazioni&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione americana siano solo l&#8217;inizio di un&#8217;ampia strategia che coinvolgerà anche altri funzionari dello Stato.</p>
<p>Esistono all&#8217;interno dei servizi di <strong>intelligence</strong> (Nsa, Cia e Dia) e in alcuni settori del <strong>Dipartimento di Stato</strong> delle resistenze alla politica trumpiana. Non è un mistero che i servizi segreti americani abbiano più volte sottoposto all&#8217;attenzione del presidente rapporti alquanto allarmistici sulla situazione internazionale con particolare riguardo alla Russia e alla Cina che spesso sono stati volutamente ignoranti dalla Casa Bianca perché ritenuti controproducenti.</p>
<p>Ai direttori delle varie agenzie è rimasta quindi solo l&#8217;arma del cercare di <strong>gettare discredito</strong> sull&#8217;operato del presidente. Trump, ad esempio,<span style="font-size: 1rem;"> è stato accusato di un’uso “spensierato” delle informazioni derivate dall’intelligence: pochi giorni fa a seguito del </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/guerra/iran-il-giallo-del-fallito-lancio-del-missile-con-il-nuovo-satellite.html" target="_blank" rel="noopener">fallito lancio di un satellite iraniano </a><span style="font-size: 1rem;">Trump aveva twittato una fotografia che riprendeva la colonna di fumo che si elevava dalla piazzola di lancio affermando che “gli Stati Uniti non sono coinvolti nel catastrofico incidente occorso durante le preparazioni finali del lancio del Safir SLV al sito di lancio Semnan 1 in Iran. Faccio all’Iran i migliori auguri per determinare cosa sia successo”.</span></p>
<div>Sebbene alcuni analisti abbiano messo in dubbio che fosse un’immagine satellitare ma invece si sia trattato di una ripresa da un drone da ricognizione, la pubblicazione della fotografia ha destato comunque sorpresa negli ambienti tanto che lo stesso ufficio del direttore della <strong>National Intelligence</strong> ha chiesto spiegazione alla Casa Bianca in merito.</div>
<div></div>
<div>Trump viene accusato anche di aver compromesso l&#8217;identità di <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-hanno-esfiltrato-la-loro-spia-numero-uno-in-russia.html" target="_blank" rel="noopener">una spia al Cremlino che è stata esfiltrata nel 2017</a> proprio per i suoi rapporti cordiali avuti con il presidente Putin: durante il G20 di Amburgo i due capi di Stato si incontrarono privatamente con una palese infrazione del protocollo che agitò il sospetto che Trump avesse fornito materiale riservato a Putin.</div>
<div></div>
<div>Pertanto è ragionevole supporre che nei prossimi mesi, e sino al termine del suo mandato quadriennale, il presidente americano procederà nel suo siluramento di quei personaggi scomodi anche all&#8217;interno dei servizi e al Dipartimento di Stato, per poi avere campo libero in un quasi scontato secondo mandato.</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html">Le mosse di Trump per eliminare il Deep state che lo ostacola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Finisce l&#8217;era dei saggi alla Casa Bianca Perché a Trump mancherà Mattis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 13:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Jim Mattis si è dimesso. Mad Dog, l&#8217;ex generale del Corpo dei Marines nominato Segretario alla Difesa nel 2017 da Donald Trump e segnalatosi come uno dei principali pianificatori strategici dell&#8217;amministrazione, lascerà l&#8217;incarico il prossimo 28 febbraio, a causa dell&#8217;incompatibilità tra la sua visione del ruolo di Washington nel mondo e la scelta del Presidente di avviare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Jim Mattis si è dimesso. <em>Mad Dog, </em>l&#8217;ex generale del Corpo dei Marines nominato Segretario alla Difesa nel 2017 da Donald Trump e segnalatosi come uno dei principali pianificatori strategici dell&#8217;amministrazione, lascerà l&#8217;incarico il prossimo 28 febbraio, a causa dell&#8217;incompatibilità tra la sua visione del ruolo di Washington nel mondo e la scelta del Presidente di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-lasceranno-la-siria-ritiro-delle-truppe-completo/">avviare il ritiro</a> delle truppe stanziate in Siria e di prevedere un dimezzamento del dispiegamento di forze in Afghanistan.</p>
<p>In una<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://media.defense.gov/2018/Dec/20/2002075156/-1/-1/1/LETTER-FROM-SECRETARY-JAMES-N-MATTIS.PDF" target="_blank"> lettera aperta a Trump</a> pubblicata sul sito del Dipartimento della Difesa, Mattis ha annunciato l&#8217;addio nel modo a lui più congeniale: distinto, da vero soldato. Giustificandolo con il diritto di Trump ad avere un Segretario alla Difesa &#8220;maggiormente allineato&#8221; con le sue vedute. Rivendicando il lavoro svolto per consolidare le alleanze internazionali e rafforzare il ruolo degli Stati Uniti, &#8220;nazione indispensabile&#8221; secondo Mattis, nel contrasto &#8220;senza ambiguità&#8221; a potenze come Cina e Russia in ogni scenario.</p>
<p>L&#8217;addio di Mattis era nell&#8217;aria</p>
<p>La scelta di Trump di ritirarsi dalla Siria giunge inaspettata e, evidentemente, presa sorpassando il parere negativo del Pentagono, che ha subito in questo caso un grave restringimento delle sue prerogative. Già nel settembre scorso avevamo parlato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libro-woodward-rivela-lastio-mattis-trump/" target="_blank">della possibilità di un addio di Mattis</a>, dopo che l&#8217;ultimo libro di Bob Woodward aveva segnalato il crescente astio del capo del Pentagono verso il Presidente, la cui capacità di comprendere le questioni di sicurezza nazionale e in particolare la situazione nella penisola coreana e del Medio Oriente era stata paragonata da <em>Mad Dog </em>a quella di un ragazzino di “quinta elementare o prima media”.  </p>
<p>Woodward aveva rivelato come Mattis fungesse da vero e proprio equilibratore di ultima istanza dei disegni strategici del Presidente. Una tendenza, del resto, ravvisabile analizzando la &#8220;diplomazia parallela&#8221; di Mattis per <a href="http://www.occhidellaguerra.it/nato-allargamento-est/">rassicurare gli alleati Nato</a> circa la continuità del sostegno di Washington ma anche, al tempo stesso, dell&#8217;alta considerazione con cui questi è stimato dai leader di Pechino, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mattis-visita-pechino-nel-pieno-delle-tensioni-sul-mar-cinese-meridionale/">più volte hanno voluto incontrarlo</a>.</p>

<p>A pochi giorni <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.vox.com/2018/12/8/17117790/john-kelly-fired-resigned-trump" target="_blank">dall&#8217;annuncio dell&#8217;imminente addio di John Kelly</a>, altro ex generale dei Marines che ricopre l&#8217;incarico di Chief of Staff della Casa Bianca, l&#8217;uscita di scena del 68enne Mattis segnala il definitivo tramonto di quell&#8217;ala pragmatica dell&#8217;amministrazione Trump che, in questo turbolento biennio, ha saputo svolgere un&#8217;azione di continua influenza sul Presidente, aiutando a orientarne gli indirizzi strategici.</p>
<p>Con l&#8217;uscita di scena di Mattis e Kelly finisce l&#8217;era della stabilizzazione</p>
<p>Sin dall&#8217;inizio della presidenza Trump la Casa Bianca era diventata lo scenario di una perenne congiura. Dal duo Ivanka Trump-Jared Kushner all&#8217;apprendista stregone Steve Bannon, collaboratori, parenti e cortigiani di Trump facevano a gara per accattivarsi le sue preferenze. La<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bannon-cacciato-dalla-casa-bianca-gli-usa-scatta-lora-dei-generali/" target="_blank"> cacciata di Bannon dal ruolo di Chief Strategist</a> ha fatto scattare l&#8217;ora dei generali. Il triumvirato composto da Mattis, Kelly e H.R. McMaster, nel ruolo di National Security Advisor, ha sicuramente rilanciato le istanze del tradizionale apparato di potere statunitense (contrapposizione a Russia, Cina e Iran, rafforzamento del ruolo della Nato, incremento della spesa militare) ma anche contribuito a smussare la conclamata inesperienza di Trump negli affari internazionali.</p>
<p>In asse con il Segretario di Stato Rex Tillerson, i tre generali formavano un vero e proprio quartetto della stabilità capace di mitigare eccessi e ingenuità di Trump, dalla richiesta di organizzare l&#8217;assassinio di Bashar al-Assad ai progetti per un golpe contro Maduro in Venezuela, senza però in ultima istanza riuscire a condizionarne in maniera decisa gli orientamenti.</p>
<p>Come segnala infatti il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/us-news/2018/dec/20/jim-mattis-resign-trump-administration?fbclid=IwAR0r1Xa9hrEZ9LNodBnC_FDNPoTv8zZdAxAqDrmxQdzD0BV_RYgd40DN114" target="_blank">Guardian</a>, </em>sul lungo termine &#8220;la forza stabilizzatrice dei quattro è forse stata sopravvalutata&#8221;. Tillerson non ha potuto impedire la svolta antiraniana e il ritorno delle sanzioni a Teheran, McMaster ha visto Trump passare da atteggiamenti feroci a una vera e propria luna di miele con la Corea del Nord, Kelly non ha potuto impedire &#8220;la totale sopravvalutazione di una minaccia securitaria ai confini meridionali&#8221; e l&#8217;imposizione di misure anticostituzionali sui migranti in entrata negli Usa e nessuno dei quattro ha saputo frenare la volontà del Presidente di stracciare l&#8217;accordo di Parigi sul clima.</p>

<p>Da ultimo è arrivato il siluro a Mattis sulla strategia mediorientale. Totalmente assente nella &#8220;nuova&#8221; amministrazione Trump, che ha fatto del contenimento dell&#8217;Iran un fine autoreferenziale e non un mezzo, ma non è capace di agire di conseguenza.</p>
<p>I cambiamenti per il dopo Mattis</p>
<p>Sino ad ora Mike Pompeo, ferocemente antiraniano, ha sostituito Tillerson nel ruolo di Segretario di Stato; John Bolton,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.npr.org/2018/03/22/594363877/trump-names-john-bolton-as-national-security-adviser" target="_blank"> falco neoconservatore</a>, è il nuovo National Security Advisor; Mick Mulvaney, promosso dall&#8217;ufficio budget al ruolo di capo dello staff presidenziale che assumerà nel 2019, appare una figura molto meno carismatica di Kelly e ci sono dubbi sulle sue capacità di consigliare attivamente il Presidente.</p>
<p>L&#8217;addio di Mattis rischia di togliere ogni freno al predominio della linea Bolton-Pompeo in seno all&#8217;amministrazione. Una linea contraddistinta da un esasperato unilateralismo, come tipico non tanto della visione del mondo trumpiana ma quanto del neoconservatorismo che ha conosciuto la sua epoca d&#8217;oro nella presidenza di Bush jr.</p>
<p>Nel marzo scorso, la vicinanza tra gli addii di McMaster e Tillerson e l&#8217;ascesa di Bolton e Pompeo ha ridisegnato gli equilibri alla Casa Bianca, inaugurando, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/03/22/us/politics/bolton-trump-hard-liners.html" target="_blank">come ha scritto il </a><em><a href="https://www.nytimes.com/2018/03/22/us/politics/bolton-trump-hard-liners.html" target="_blank">New York Times</a>, </em>&#8220;il team più aggressivo in politica estera che abbia mai circondato un Presidente nella storia moderna&#8221;, paragonando il nuovo duo a quello Cheney-Rumsfeld che architettò la politica estera di Bush. Troppo, forse, per Mattis, abituato a pensare da soldato, con una visione del mondo segnata dalla lealtà ai vertici, che rendeva impensabile un suo aperto ammutinamento, ma anche da un concreto pragmatismo.</p>

<p>Pragmatismo nell&#8217;ottica di una visione tipica dell&#8217;establishment militare americano, chiaro, come nel caso dei colleghi Kelly e McMaster. Pragmatismo che ora viene meno ai vertici del potere di Washington. E risulta difficile a un sostituto all&#8217;altezza di Mattis capace di muoversi in maniera tanto abile tra i gangli di una Casa Bianca nel pieno caos. Il rischio è che il successore di Mattis possa essere un semplice <em>yes-man, </em>come del resto ha sottolineato il Segretario uscente nella sua lettera di dimissioni, lasciando campo aperto all&#8217;egemonia della linea Bolton-Pompeo. E il fatto che l&#8217;uscita di scena di <em>Mad Dog </em>sia stata giustificata da una delle poche scelte che, sulla carta, non sono incardinate nel contesto di questa svolta interventista, che ha ricevuto il plauso di <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fronpaulinstitute.org%2Farchives%2Fpeace-and-prosperity%2F2018%2Fdecember%2F20%2Fron-paul-very-good-that-president-trump-is-pulling-troops-out-of-syria%2F%3Ffbclid%3DIwAR3zBQNx8TtvTJLkfnrCvSZEZIvISP8JixHL5I8zT12sxOIl5SVUnCBxUDQ&amp;h=AT0a-6fLkqWMrWrvgorhRkwDE5cTF2oUu9VjNBrOSwvZNiMgN09iTbLgMqlVUWAMmMOVMJEDxMo5V7U6VLL9QlefdlTiW2VBTI1pxcPIhiP87m_4mFGbmon1JT1V-ZZpQE6_xSgLo7d-Erx82AkO7vVm" target="_blank">esponenti repubblicani come Ron Paul,</a> aggiunge una nota paradossale a una vicenda estremamente complessa.</p>
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		<title>McMaster chiama gli alleati: &#8220;È ora di agire contro l&#8217;Iran&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mcmaster-accusa-iran-ora-di-agire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2018 07:02:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il consigliere per la sicurezza nazionale, H.R. McMaster, ha invocato l&#8217;intera comunità internazionale ad agire contro i &#8220;proxy&#8221; iraniani in Medio Oriente. &#8220;Questa rete di procure sta diventando sempre più forte in quanto l&#8217;Iran (dispiega) armi sempre più forti, sempre più distruttive in queste reti. Quindi è ora di agire contro l&#8217;Iran&#8220;, ha detto il consigliere come riporta il Jerusalem &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mcmaster-accusa-iran-ora-di-agire.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170922150447_24382789-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il consigliere per la sicurezza nazionale, <strong>H.R. McMaster</strong>, ha invocato l&#8217;intera comunità internazionale ad agire contro i &#8220;proxy&#8221; iraniani in Medio Oriente. &#8220;Questa rete di procure sta diventando sempre più forte in quanto l&#8217;Iran (dispiega) armi sempre più forti, sempre più distruttive in queste reti. Quindi <strong>è ora di agire contro l&#8217;Iran</strong>&#8220;, ha detto il consigliere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.jpost.com/Middle-East/McMaster-Time-is-now-to-act-against-Irans-proxies-542897">come riporta il <em>Jerusalem Post</em></a>. McMaster ha accusato Teheran di aver provocato una campagna di escalation tesa ad aumentare la sua influenza in Medio Oriente, replicando il &#8220;<strong>modello Hezbollah</strong>&#8221; in tutti gli Stati interessati dalla mezzaluna sciita. L&#8217;obiettivo, a detta del consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, è quello di indebolire i governi arabi e creare  le forze sostitutive contro quei governi se perseguono politiche contrarie agli interessi di Teheran. Un&#8217;accusa che, di fondo, potrebbe essere tranquillamente rivolta anche alle forze sostenute all&#8217;Occidente negli Stati che si oppongono alla sfera d&#8217;influenza che fa capo a Washington. Poiché è così che va la politica regionale in Medio Oriente, piaccia o meno.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/continua-a-sostenerci/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42088 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/occhi_banner.jpg" alt="occhi_banner" width="745" height="100" /></a></p>

<p>Le parole di McMaster non sorprendono per l&#8217;oggetto. L&#8217;Iran è un avversario degli Stati Uniti, Donald Trump lo ha sempre dichiarato. Tuttavia, quello che colpisce è non soltanto la veemenza dei discorsi di McMaster, così diretti e sostanzialmente sintetizzabili in una vera e propria dichiarazioni indiretta di guerra, ma anche il fatto che <strong>la conferenza sulla sicurezza di Monaco si stia trasformando sostanzialmente in un tribunale che accusa Teheran</strong> di influire negativamente sul Medio Oriente e rischia di creare le basi per un proseguimento delle guerre che già da molti anni devastano la regione.</p>
<p>Le parole del consigliere per la sicurezza nazionale arrivano in un momento estremamente delicato. I <strong>raid israeliani</strong> in Siria hanno di fatto rappresentato il punto di svolta della strategia israeliana in Siria. Tel Aviv aveva da sempre chiesto che le forze iraniane e quelle collegate all&#8217;Iran fossero tenute distanti dal confine israelo-siriano. Le dinamiche della guerra e le <strong><em>de-escalation zones</em></strong> hanno di fatto disatteso le pretese di Israele che adesso interviene molto più direttamente nel conflitto. Per Israele, la Siria rappresenta il terreno di scontro per fermare l&#8217;Iran. A Tel Aviv non interessa direttamente rovesciare Assad: interessa che la Siria non sia alleata dell&#8217;Iran. Se poi, per ottenere questo scopo, è necessario passare su Damasco, allora anche il governo di Assad diventa un obiettivo. Una guerra facilitata tra l&#8217;altro dal problema delle alture del Golan che persiste e che sembra essere ancora lontano da una sua risoluzione.</p>

<p>Per colpire Assad, però, è necessario un motivo giuridicamente e politicamente sostenibile di fronte alla comunità internazionale. L&#8217;unico strumento, per ora, sembrano essere le <strong>armi chimiche</strong>. E infatti, alla conferenza tedesca, McMaster ne ha parlato nuovamente: &#8220;Documenti pubblici e foto mostrano chiaramente che l&#8217;uso di armi chimiche di Assad sta continuando. È ora che tutte le nazioni fermino il regime siriano e i suoi sponsor responsabili delle sue azioni e sostengano gli sforzi dell&#8217;Organizzazione per il divieto delle armi chimiche &#8220;, ha affermato. Una dichiarazione che va messa in parallelo anche con le recenti parole del presidente francese, <strong>Macron</strong>, su un possibile intervento in Siria qualora sia accertato l&#8217;uso di gas da parte delle forze del governo di Damasco. E notizie su un attacco congiunto franco-americano, esistono e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/usa-francia-preparano-un-raid-siria/">sono state riportate anche in questa testata</a>.</p>
<p>McMaster si è anche scagliato contro l&#8217;<strong>accordo nucleare del 2015</strong>, sostenendo che gli investimenti fatti da aziende tedesche e altri stavano contribuendo a finanziare il programma missilistico dell&#8217;Iran e le sue altre attività in Medio Oriente. Un&#8217;accusa molto pesante rivolta ai padroni di casa tedeschi e che pone un solco importante fra la politica americana e quella europea sul fronte iraniano. Ed ha rivolto accuse molto particolari (e anche specifiche) a quelli che ritiene i maggiori partner commerciali dell&#8217;Iran, non solo Russia e Cina, ma anche Giappone, Corea del Sud e Germania. &#8220;Per quanto riguarda la sicurezza internazionale e la coscienza morale dobbiamo smettere di fare affari&#8221;, ha detto McMaster. Il fatto che non abbia citato la Francia, uno dei maggior investitori in Iran, è molto interessante alla luce del possibile intervento in Siria.</p>

<p>E adesso, l&#8217;attesa è per il <strong>possibile incontro di Netanyahu con Trump</strong> <a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-trump-israel/trump-israels-netanyahu-to-meet-at-white-house-march-5-officials-idUSKCN1G01U4">il 5 marzo alla Casa Bianca</a>. Il vertice sarà di fondamentale importanza e metterà sicuramente in chiaro molti dei punti della crisi mediorientale in cui è coinvolto l&#8217;Iran. Le parole di Netanyahu a Monaco e le accuse all&#8217;Iran con il colpo di teatro del pezzo di drone iraniano portato durante la conferenza stampa, non lasciano dubbi: il governo israeliano ha intenzione di proseguire nella sua sfida a Teheran. Gli Stati Uniti lo seguiranno, ma hanno intenzione di vedere le cose con una maggiore chiarezza. Avere il Medio Oriente incendiato da una guerra su vasta scala potrebbe essere un rischio molto alto per la fragile tenuta della geopolitica americana nella regione. </p>
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		<title>Corea del Nord, le tensioni tra Pentagono e Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/corea-del-nord-le-tensioni-pentagono-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2018 16:26:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="762" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1474616054-kim-jong-missiles.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1474616054-kim-jong-missiles.jpg 762w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1474616054-kim-jong-missiles-300x157.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 762px) 100vw, 762px" /></p>
<p>Queste ultime settimane sono state segnate dalle tensioni, sempre più percettibili, tra la Casa Bianca e il Pentagono rispetto alla strategia da adottare nei confronti della Corea del Nord. Come riportato dal New York Times, infatti, la Casa Bianca ha cominciato a mostrare evidenti segni di insofferenza nel confronti del Pentagono per la riluttanza a fornire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/corea-del-nord-le-tensioni-pentagono-casa-bianca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="762" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1474616054-kim-jong-missiles.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1474616054-kim-jong-missiles.jpg 762w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1474616054-kim-jong-missiles-300x157.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 762px) 100vw, 762px" /></p><p>Queste ultime settimane sono state segnate dalle tensioni, sempre più percettibili, tra la Casa Bianca e il Pentagono rispetto alla strategia da adottare nei confronti della <strong>Corea del Nord</strong>. <a href="https://www.nytimes.com/2018/02/01/us/politics/white-house-pentagon-north-korea.html">Come riportato dal <em>New York Times</em></a>, infatti, la Casa Bianca ha cominciato a mostrare evidenti segni di insofferenza nel confronti del Pentagono per la riluttanza a fornire al presidente Donald Trump opzioni per un attacco militare contro Pyongyang.</p>
<p>Se il generale <strong>McMaster</strong>, consulente per la sicurezza nazionale, ritiene che i moniti di Trump alla Corea del Nord per essere credibili debbano essere sostenuti da solidi piani militari, per il Pentagono la Casa Bianca si sta muovendo in maniera frettolosa e un attacco militare alla Penisola coreana potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Tali tensioni si sono dunque riservate sulla scena pubblica, benché la realtà sia più complessa e sfumata.</p>
<p>Cosa sta succedendo tra pentagono e Casa Bianca?</p>
<p>A fornire una delucidazione sulle recenti diatribe interne all’amministrazione Usa è <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/north-korea/2018-02-12/frustrations-white-house-and-pentagon?cid=int-lea&amp;pgtype=hpg">un articolo pubblicato su <em>Foreign Affairs</em></a>, l’autorevole rivista statunitense a cura del <em>Council on Foreign Relations</em>: “L&#8217;apparente rifiuto del Pentagono di consegnare i piani militari richiesti dalla Casa Bianca molto probabilmente derivava da una serie di fattori estranei ai sentimenti del Dipartimento della Difesa verso il presidente o verso la sua politica estera”, osservano Julianne Smith e Loren DeJonge Schulman.</p>
<p>In questo caso, spiegano i due analisti americani, “i parametri fissati dalla Casa Bianca, ovvero basso rischio per le forze statunitensi, per la Corea del Sud e nel provocare una risposta della Corea del Nord, ma alti danni al programma nucleare di <strong>Pyongyang</strong> &#8211; potrebbero essere stati semplicemente insostenibili. Dopotutto, non esiste un&#8217;opzione che contempli un attacco chirurgico efficace verso la la Corea del Nord che possa infliggere in modo affidabile danni determinanti alle strutture militari senza provocare ritorsioni devastanti”.</p>
<p>Nsc e Pentagono, una conflittualità storica</p>
<p>Le frizioni tra il Consiglio di sicurezza nazionale (Nsc) e <strong>Pentagono</strong> sono emerse più volte in quasi tutte le amministrazioni americane, soprattutto quando si parla di pianificazione militare. Le agenzie hanno ruoli diversi nello sviluppo di opzioni militari ma, come sottolineano Smith e Schulman, “nessuna delle due fa la sua parte come l’altra vorrebbe”.</p>
<p>Per esempio, quando il presidente <strong>Barack Obama</strong> chiese al Pentagono di delineare un potenziale piano di intervento in Siria durante le prime fasi del conflitto, ricevette solo una proposta, e non era quella che speravano lui o il suo staff: Obama sperava di avere un piano con un rischio minimo per il personale statunitense ma il Pentagono era di ben altro avviso. “Il problema &#8211; affermano i due esperti su <em>Foreign Affairs</em> &#8211; non è la tensione tra Nsc e Pentagono. Il punto è che la Casa Bianca non ha una strategia in merito alla Corea del Nord o ne cambia i parametri ogni giorno. Se si è seduti nel Dipartimento di Stato, a Seul, o a Pyongyang, è difficile sapere cosa la Casa Bianca voglia realmente”. </p>
<p>Dopotutto il Pentagono esprime una posizione realistica: non c&#8217;è attacco preventivo o limitato che possa essere veramente efficace e che scongiuri in modo inequivocabile una reazione devastante di <strong>Kim Jong-un: </strong>qualsiasi tipo di attacco militare contro Pyongyang metterebbe in serio pericolo gli alleati degli Stati Uniti nella regione e questo gli Usa non possono permetterselo. </p>

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		<title>McMaster attacca Iran e Corea del Nord: &#8220;La pazienza strategica è finita&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2017 15:21:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>&#8220;L&#8217;era della pazienza strategica è finita&#8221;. Il consigliere alla Sicurezza nazionale della Casa Bianca, H.R. McMaster, non è stato certamente incline alla diplomazia con le sue affermazioni al Foro annuale Reagan sulla sicurezza, in California. Parole che erano rivolte in particolare alla crisi con la Corea del Nord e che suonano come un vero e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mcmaster-attacca-iran-corea-del-nord-la-pazienza-strategica-finita.html">[...]</a></p>
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<p>La fine della “pazienza strategica” è un concetto espresso dallo stesso presidente Trump lo scorso mese, quando, in conferenza stampa con il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, confermò la fine di questo modello di azione Usa nei confronti della Corea del Nord. McMaster, sotto questo profilo, non ha detto nulla di nuovo rispetto al leader americano. Ma la differenza è che questa volta a dirlo non è stato l’eclettico presidente degli Stati Uniti che ha fatto della retorica muscolare un suo cavallo di battaglia, ma uno dei generali più esperti e più influenti all’interno della Casa Bianca. E lo ha fatto andando a definire anche la nuova strategia Usa, quindi non soltanto negando una precedente idea politica, ma definendo quella del futuro, e cioè quella secondo cui il presidente baserà le sue decisioni sulla sicurezza nazionale non in base a un’idea prestabilita, “un’ideologia rigida&#8221;, come l’ha definita il generale,  ma sulla difesa della &#8220;essenza degli interessi nazionali&#8221;.  </p>

<p>Il generale McMaster ha espresso alcune importanti opinione riguardo Corea del Nord e Iran che danno un suggerimento molto importante su come l’amministrazione Trump intenda relazionarsi con le due maggiori crisi internazionali. Il generale ha accusato sia Teheran che Pyongyang di “violare la sovranità dei loro vicini” e di “esportare il terrore nelle altre nazioni”. Parole molto dure che scavano un solco profondissimo nelle relazioni fra gli Stati Uniti con questi due Paesi, già pessime, e che mostrano come l’approccio diplomatico degli Usa sia stato completamente abbandonato rispetto a un approccio violento e unilaterale. La scelta dell’amministrazione Trump sembra essere ormai orientata verso una visione manichea del mondo, del bene contro il male. Iran e Corea del Nord non sono nemici con cui si può dialogare, almeno non apparentemente, ma nemici con cui l’unica soluzione è la sconfitta. E la ripresa del concetto di “asse del male” sembra suggerire questa nuova scelta strategica trumpiana assolutamente contraria al compromesso.</p>

<p>La scelta delle parole di McMaster comporta inevitabilmente lo scontro con la visione del Segretario di Stato, Rex Tillerson, da sempre ancorato a un’idea molto pragmatica e di “concordato” rispetto a quella unilaterale più tipica del Pentagono. E il fatto che il generale consigliere della Sicurezza nazionale parli apertamente di politica estera, quasi sostituendo, nell’immaginario collettivo, la figura del Segretario Usa, è una dimostrazione eloquente della caduta di Tillerson dall’Olimpo trumpiano. Caduta che sembra ormai sempre inevitabile anche dopo le ultime indiscrezioni che vorrebbero il direttore della Cia, Mike Pompeo, come sostituto di Tillerson per la Segreteria. Proprio sotto quest’ultimo profilo, da sottolineare la presenza dello stesso Pompeo alla conferenza in California. Interrogato durante la conferenza sulle stesse questioni citate da McMaster, e cioè Usa e Iran, Pompeo ha avuto un modo di relazionarsi con le due crisi molto più diplomatico, quasi a voler già dimostrare una sua capacità di sedere al posto di Tillerson come Segretario di Stato. &#8220;Crediamo che Kim Jong-un sia un attore razionale, ma temiamo non sia ben consigliato da quelli che lo circondano&#8221;, ha detto Pompeo, facendo quindi intendere che conosce a fondo il problema nordcoreano e la guerra interna a Pyongyang fra casta dei militari e dittatore. E a proposito dell&#8217;Iran, ha invece confermato di aver scritto a rappresentanti politici e militari del Paese cercando di convincerli sul ruolo minaccioso di Teheran in Iraq, con il sostegno alle milizie popolari. Stesso problema sollevato di recente da Emmanuel Macron. Un segnale di come nelle cancellerie mondiali, le idee di Pompeo siano condivise anche da altri importanti attori.</p>
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		<title>Bannon cacciato dalla Casa Bianca  Per gli Usa scatta l&#8217;ora dei generali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2017 09:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1012" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170822093456_24073573.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170822093456_24073573.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170822093456_24073573-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170822093456_24073573-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170822093456_24073573-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;estromissione di Steve Bannon dal ruolo di &#8220;Chief Strategist&#8221; della Casa Bianca ha rappresentato il più clamoroso dei numerosi avvicendamenti che dal 20 gennaio 2017 ad oggi hanno interessato la tormentata amministrazione Trump, il cui percorso è risultato fortemente condizionato dalle forti divisioni indotte dall&#8217;incontro-scontro tra l&#8217;entourage più ristretto del presidente e i tradizionali apparati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bannon-cacciato-dalla-casa-bianca-gli-usa-scatta-lora-dei-generali.html">[...]</a></p>
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<p>A Washington, da diverse settimane, è oramai scattata l&#8217;<strong>ora dei generali</strong>: frustrato dalle difficoltà incontrate nella mediazione con gli alti esponenti del Partito Repubblicano in sede congressuale e impossibilitato a portare avanti la sua concezione &#8220;imprenditoriale&#8221; della politica a causa delle forte resistenze interne al <em>Grand Old Party, </em>Donald J. Trump ha deciso di coltivare il consenso degli apparati militari e di appoggiarsi principalmente sul Pentagono per elaborare le principali linee guida strategiche e geopolitiche della Casa Bianca. Dopo la precoce estromissione del &#8220;generale preferito&#8221; di Trump, Michael T. Flynn, il centro degli equilibri di potere della Casa Bianca ruota attorno a un &#8220;triumvirato&#8221; di generali formato da <strong>John F. Kelly</strong>, detentore della carica di &#8220;White House Chief of Staff&#8221;<em>, </em>da &#8220;<strong>James Norman Mattis</strong>&#8220;, Segretario alla Difesa dell&#8217;amministrazione Trump, e <strong>Herbert Raymond McMaster</strong>, subentrato a Flynn nella carica di National Security Advisor<em>. </em></p>

<p>Sebbene la causa scatenante dell&#8217;estromissione di Bannon sia stata<a href="http://prospect.org/article/steve-bannon-unrepentant"> l&#8217;esplosiva intervista rilasciata da questi a <em>The American Prospect</em></a>, non c&#8217;è dubbio che una feroce contrapposizione si fosse da tempo scatenata in seno all&#8217;amministrazione, non a caso definita dall&#8217;ex direttore di <em>Breitbart </em>come &#8220;<strong>la più divisa di sempre</strong>&#8221; dopo la sua caduta: in questa lotta di potere sotterranea Bannon ha avuto la peggio contro gli esponenti dei tradizionali apparati, contro i membri del Deep State<em> </em>neoconservatore di cui la triade militare rappresenta la più vistosa incarnazione, favorevoli a una vera e propria <strong>&#8220;normalizzazione&#8221; di Trump</strong> destinata a passare necessariamente attraverso l&#8217;estromissione dell&#8217;uomo che ha messo in piedi, praticamente da zero, la macchina elettorale di Trump e contribuito a sviluppare <em>Breitbart, </em>testata di <em>alt-right </em>dimostratasi in grado di rivaleggiare con successo contro il diluvio mediatico anti-Trump in occasione del voto presidenziale dello scorso novembre. Non sono state, dunque, le ambigue dichiarazioni suggerite da Bannon a Trump in occasione dei fatti di Charlottesville a provocarne la caduta: piuttosto, la causa va ricercata nella decisa opposizione di Bannon al brusco cambio di direzione operato dall&#8217;amministrazione in materia di strategie geopolitiche e di politica estera: la svolta interventista manifestatasi principalmente in occasione del contestato raid contro la base siriana di al-Shayrat del 7 aprile scorso cozza con le linee guida teorizzate da Bannon, che è stato a lungo il principale ispiratore della focalizzazione di Trump sulla sfida economica alla Repubblica Popolare Cinese e rimane tuttora dichiaratamente favorevole a una vera e propria guerra commerciale con Pechino. </p>

<p>L&#8217;emblematica espressione di Bannon nell&#8217;intervista al <em>Prospect </em><em>(&#8220;the apparatus is going crazy&#8221;</em>) testimonia non solo la consapevolezza dell&#8217;ex direttore di <em>Breitbart </em>dell&#8217;imminente sconfitta della sua linea politica ma anche un&#8217;ammissione della sua dichiarata ostilità nei confronti delle linee guida tracciate dall&#8217;entourage militare del Presidente: gli Stati Uniti di Trump che mostrano i muscoli con la Corea del Nord, rilanciano l&#8217;ostilità nei confronti dell&#8217;Iran, insidiano il Venezuela, riprendono la contrapposizione con Cuba, rinfocolano l&#8217;annosa rivalità con la Russia e tentano di sfruttare la carta curda per condizionare il futuro della Siria hanno intrapreso una rotta decisamente diversa da quella preferita da Steve Bannon. Personaggio ombroso, criticatissimo e discusso, Bannon ha pagato più di altri la completa sconfitta della linea &#8220;alternativa&#8221; che l&#8217;amministrazione Trump si riproponeva di perseguire in partenza: la sua caduta testimonia come anche l&#8217;ultimo argine alla marea montante del &#8220;Deep State&#8221; nella Casa Bianca sia stato sfondato e come il centro di potere militare abbia completamente surclassato gli apparati rivali nella sfida per il condizionamento di un Presidente eccessivamente volubile e discontinuo. A Washington, dopo soli sette mesi, è scattata l&#8217;ora dei generali, che privi di una reale concorrenza controllano la barra del timone di un&#8217;amministrazione che naviga in acque sempre più agitate.</p>
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		<title>Il legame tra Soros e il generale McMaster</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/legame-soros-generale-mcmaster.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 13:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Open Society]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="780" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p>
<p>L&#8217;attuale consigliere del presidente Donald Trump per gli affari di sicurezza nazionale (NSA), il generale H.R. McMaster, e il magnate George Soros, presidente della Open Society Foundations e importante finanziatore dell&#8217;ultima campagna elettorale di Hillary Clinton. Un legame, quello tra i due, emerso da una recente inchiesta condotta da Breitbart. McMaster, infatti, è stato per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/legame-soros-generale-mcmaster.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="780" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/1487665627-mcmaster-trump-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p><p>L&#8217;attuale consigliere del presidente Donald Trump per gli affari di sicurezza nazionale (NSA), il generale <strong>H.R. McMaster</strong>, e il magnate <strong>George Soros</strong>, presidente della Open Society Foundations e importante finanziatore dell&#8217;ultima campagna elettorale di Hillary Clinton. Un legame, quello tra i due, emerso da una recente inchiesta condotta da <a href="http://www.breitbart.com/jerusalem/2017/08/08/mcmasters-former-group-scrubs-website-re-adds-soros-financing/"><em>Breitbart</em></a>. McMaster, infatti, è stato per 11 anni &#8211; dal settembre 2006 al febbraio 2017 &#8211; <a href="https://www.iiss.org/en/persons/hr-s-mcmaster">senior fellow dell&#8217;International Institute for Strategic Studies (IISS)</a>, illustre think-tank britannico che opera nel campo degli affari internazionali con sede all&#8217;Arundel House, a Londra, e considerato tra i più importanti istituti di ricerca livello mondiale. Secondo <em>Breitbart</em>, l&#8217;Open Society Foundations di Soros figurerebbe tra i più rilevanti finanziatori del think-tank in cui ha lavorato per tanti anni l&#8217;attuale consigliere per la sicurezza nazionale di Trump. E i fatti sembrano confermare questa tesi.</p>
<p>Alla corte di George Soros</p>
<p>Pare che il legame tra Soros e McMaster abbia causato qualche motivo di forte imbarazzo. Sul sito del think-tank, infatti, alla voce<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.iiss.org/en/about-s-us/our-funding"> «our funding»</a> vengono elencati tutti gli enti, le aziende e le società che finanziato il centro di ricerca. Misteriosamente, da quando <em>Breitbart</em> ha cominciato a occuparsi del caso, l&#8217;<strong>Open Society Foundations</strong> è stata rimossa per qualche giorno e poi reinserita nella lista. L&#8217;istituto, inoltre, è menzionato sul sito web della Open Society Foundations come beneficiario del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.opensocietyfoundations.org/voices/und-6">«Global Drug Policy Program»</a> lanciato dalla stessa organizzazione di cui George Soros è il presidente. </p>
<p>Come scrive <em>Breitbart</em>, «a partire da martedì la Open Society Foundations è stata nuovamente aggiunta alla lista, compreso il <strong>Plougshares Fund</strong>». L&#8217;Osf risulta essere tra i maggiori finanziatori del think-tank, con una donazione che va dai 130 mila ai 650 mila dollari. Questa la dichiarazione ufficiale dell&#8217;International Institute for Strategic Studies in merito alla vicenda: «Oltre Open Society Foundations, abbiamo accidentalmente rimosso anche la Carnegie, McArthur e James Foundations, oltre a diversi governi e sostenitori aziendali, quando abbiamo aggiornato la pagina dieci giorni fa».</p>
<p>Il think-tank che ha aiutato Obama a siglare l&#8217;accordo sul nuclare con l&#8217;Iran</p>
<p>Oltre ai soldi provenienti dalla Open Society, l&#8217;IISS <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.breitbart.com/jerusalem/2017/08/06/mcmaster-worked-think-tank-backed-soros-funded-group-helped-obama-sell-iran-nuclear-deal/">ha ricevuto importanti finanziamenti dal Ploughshares Fund</a>, anch&#8217;esso da incasellare nella capillare rete costruita dallo speculatore finanziario e a sua volta finanziato dall&#8217;Osf. Il Plougshares ha avuto un ruolo centrale nella stipulazione dell&#8217;accordo sul nucleare tra la Casa Bianca e l&#8217;Iran, come rivelato anche dal <em>New York Times</em>. La mission del Plougshares è quella di sostenere «le menti più intelligenti, le organizzazioni più efficaci per ridurre gli armamenti nucleari, impedire la nascita di nuovi stati nucleari e aumentare la sicurezza globale». Non è un caso dunque se la settimana scorsa il generale McMaster ha rimosso Ezra Cohen-Watnick , sostenitrice della «linea dura» contro la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran, dal consiglio della sicurezza nazionale. </p>

<p><strong>Plougshares</strong> è a sua volta finanziato, <a href="http://www.ploughshares.org/sites/default/files/resources/Ploughshares-AR-2015-web-version.pdf">oltre che da Soros</a>, dalla Buffett Foundation, dalla Carnegie Corporation of New York, dalla Ford Foundation, dalla Rockefeller Brothers Fund e dalla Rockefeller Foundation. Un altro donatore di Ploughshares è la Fondazione Tides, punto di riferimento della sinistra radicale americana. Tides è finanziata da Soros. </p>
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		<title>Un generale intellettuale per Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-generale-intellettuale-trump.html</link>
		
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2017 10:28:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Una delle personalità più colte e preparate dell&#8217;esercito statunitense: il presidente Donald Trump ha nominato il generale H.R. McMaster nuovo consigliere alla sicurezza nazionale. Il veterano, noto per i suoi ruoli nella Guerra del Golfo e nelle operazioni Iraqi Freedom ed Enduring Freedom, sostituisce Michael Flynn, dimessosi a causa di contatti &#8220;compromettenti&#8221; con i russi . Ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-generale-intellettuale-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221040839_22257315-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Una delle personalità più colte e preparate dell&#8217;esercito statunitense: il presidente <strong>Donald Trump</strong> ha nominato il generale <strong>H.R. McMaster</strong> nuovo consigliere alla sicurezza nazionale. Il veterano, noto per i suoi ruoli nella Guerra del Golfo e nelle operazioni Iraqi Freedom ed Enduring Freedom, sostituisce <strong>Michael Flynn</strong>, dimessosi a causa di contatti &#8220;compromettenti&#8221; con i russi . Ad annunciare il nome di McMaster è stato lo stesso presidente dalla sua residenza di Mar-a-Lago (Florida): &#8220;È un uomo di grandissimo talento e di grandissima esperienza&#8221; &#8211; ha dichiarato Trump. Capo dello staff di McMaster sarà l&#8217;attuale consigliere per la sicurezza nazionale a interim, <strong>Keith Kellogg</strong>.Schietto, insubordinato e coltoLa personalità del nuovo consigliere alla sicurezza nazionale è molto interessante e peculiare. Noto per la sua indipendenza, è definito da molti esperti ed analisti una sorta di &#8220;soldato-intellettuale&#8221;. Interessante in merito la lettura fornita da <a style="color: #0000ff" href="http://www.politico.com/magazine/story/2017/02/donald-trump-mcmaster-national-security-adviser-214804"><em>Politico</em></a>: “McMaster non è solo un appassionato di storia, è uno storico; in un recente discorso ha citato senza problemi Aristotele, George Washington, Immanuel Kant e G.K. Chesterton. <strong>Trump</strong> è orgogliosamente imprevedibile e impulsivo, mentre McMaster è posato e razionale. Il generale ha trasformato la sua tesi di dottorato in un libro sul <strong>Vietnam</strong> molto apprezzato, <a href="https://books.google.it/books/about/Dereliction_of_Duty.html?id=igxF_GoEptQC&amp;redir_esc=y">Dereliction of duty</a> del 1997: nel libro critica gli alti ufficiali dell’esercito per non essersi opposti alla politica dettata dall&#8217;amministrazione in Vietnam. Trump ha nominato un suo <em>alter ego</em>, che ha fatto carriera grazie alla sua indipendenza e non ha mai temuto di dire la verità in faccia al potere”.Sul campo di battagliaIl generale diventò una leggenda militare quando, nel <strong>1991</strong>, durante la prima Guerra del Golfo, disobbedì agli ordini &#8211; al tempo era capitano del 2 ° reggimento di cavalleria corazzata &#8211; e colse di sorpresa la Guardia Repubblicana Irachena, distruggendo più di <strong>80 carri armati</strong> e veicoli blindati nel deserto. Un gesto di insubordinazione, poiché gli ordini erano diversi: arretrare e attendere rinforzi.&#8221;<strong>McMaster</strong> è uno dei migliori e più audaci ufficiali della sua generazione, nonché un intellettuale che si è formato come storico e che pensa come uno stratega, sempre tre mosse avanti agli altri&#8221; &#8211; osserva <strong>Nagl</strong>, autore di <em>Knife Fights: A Memoir of Modern War in Theory and Practice</em>. “E&#8217; una persona di assoluta integrità morale e porterà questa sua caratterista ai vertici del consiglio di sicurezza nazionale. Per il futuro della Casa Bianca e del presidente, penso sia un bene che abbiano scelto una persona come lui”.Un ruolo delicatoMcMaster eredita un Consiglio di sicurezza nazionale nel caos e disordine. Il suo predecessore, il generale <strong>Michael Flynn</strong>, è stato costretto a dimettersi dopo meno di un mese di lavoro a causa di una conversazione con un ambasciatore russo. La prima scelta di Trump come suo sostituto, il vice ammiraglio <strong>Robert Harward</strong>, ha rifiutato l&#8217;incarico. Il neo consigliere alla sicurezza nazionale dovrà inoltre collaborare e convivere con l&#8217;influente <em>chief strategist</em> di Donald Trump, <strong>Steve Bannon</strong>, ex direttore e fondatore di <em>Breitbart News</em>.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-rivoluziona-lapparato-usa/">Come raccontavamo pochi giorni fa</a>, con una mossa senza precedenti nella storia degli Stati Uniti, Trump ha nominato <strong>Bannon</strong> all&#8217;interno del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e del Comitato di Presidio. Bannon e Sebastian Gorka, anch&#8217;egli ex corrispondente di <em>Breitbart News</em>, hanno un ruolo di prim&#8217;ordine nell&#8217;ambito della sicurezza nazionale e sono gli autori del bando anti-migranti dell&#8217;amministrazione <strong>Trump</strong>.Gli analisti: &#8220;McMaster è un vincente&#8221;A giudicare dalla carriera del generale <strong>McMaster</strong>, tuttavia, c&#8217;è da credere che non si farà affatto intimidire e saprà far valere il suo ruolo e le sue competenze. “Se si aspettano che il generale McMaster si faccia mettere i piedi in testa o se ne stia in disparte ad assistere, direi che hanno sbagliato persona &#8211; dichiara a <em><a href="http://www.politico.com/magazine/story/2017/02/donald-trump-mcmaster-national-security-adviser-214804">Politico </a></em><strong>Joseph Collins</strong>, direttore del Center for Complex Operations at National Defense University. “McMaster ama confrontarsi; egli osserva, ed è bravo a spiegare concetti complessi e a vedere il quadro generale. La sua carriera ci racconta che il generale è un vero vincente”.I rapporti con il PentagonoMcMaster dovrà inoltre lavorare accanto <strong>Mattis</strong> e con il direttore della Cia, Mike Pompeo.“I tre &#8211; osserva Nancy Youssef su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.buzzfeed.com/nancyyoussef/the-new-national-security-advisor-will-keep-his-uniform-even?utm_term=.jhEV76AAM#.raalLQeeJ">Buzzfeed</a></em> &#8211; hanno posizioni affini su Isis e al-Qaeda, nonché su come gli Stati Uniti dovrebbero schierare la propria forza militare. Ma dei tre, solo McMaster si trova all&#8217;interno della Casa Bianca. La sua influenza e il suo ruolo all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione, potrebbe rafforzare il <strong>Pentagono</strong> e le posizioni della comunità d&#8217;intelligence”.</p>
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		<title>Trump e l&#8217;opzione apocalisse</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-lopzione-apocalisse.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 19:35:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale americana sarà Herold McMaster. Una scelta di compromesso, dal momento che i neoconservatori, che avevano determinato le dimissioni di Michael Flynn accusandolo di eccessivo feeling con Mosca, avevano puntato tutte le loro carte su personaggi del loro ristretto ambito, Petraeus o Bolton. Con l’intenzione di impostare la politica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-lopzione-apocalisse.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170221000040_22256431-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale americana sarà <strong>Herold McMaster</strong>. Una scelta di compromesso, dal momento che i neoconservatori, che avevano determinato le dimissioni di Michael Flynn accusandolo di eccessivo feeling con Mosca, avevano puntato tutte le loro carte su personaggi del loro ristretto ambito, <strong>Petraeus</strong> o <strong>Bolton</strong>. Con l’intenzione di impostare la politica estera degli Stati Uniti sulla loro dottrina.Nonostante tutte le pressioni e nonostante abbia dovuto sacrificare il suo braccio destro, Flynn appunto, Trump ha tenuto, non assecondando del tutto le ambizioni dei neocon, ma facendo una scelta di compromesso. McMaster non è un uomo di Trump, ma neanche dei neocon. È uomo d’apparato, dell’apparato militare appunto.Così anche questa nomina sembra dare indicazioni sul futuro. Durante la campagna elettorale Trump aveva più volte ribadito la sua volontà di cercare un accordo con Mosca per stabilizzare le aree di crisi e contrastare il Terrore globale. Un completo ribaltamento della politica perseguita dagli Stati Uniti d’America dall’<strong>11 settembre</strong> in poi, basata sull’ideologia del regime change, sulla destabilizzazione (come fonte di nuove opportunità) e, infine, sul contenimento aggressivo delle potenze con aspirazioni globali (Cina e Russia).Una politica che la Clinton aveva promesso di incrementare e portare a compimento, mettendo sul piatto l’opzione apocalisse, ovvero un confronto globale con la Russia.Trump non è riuscito, almeno finora, a dare seguito a quanto si era ripromesso. La dimissioni di Flynn sono state di alto significato simbolico: la <strong>Russia</strong> resta una potenza nemica con cui non si negozia. Prova ne sia che prima e dopo tali dimissioni gli uomini di Trump, dal Capo del dipartimento di Stato al ministro della Difesa, hanno fatto a gara a rendere pubbliche dichiarazioni contro Mosca.Peraltro la caccia alle streghe scatenata dalla Cia (e non solo) sui legami tra gli uomini di Trump e i russi, e i possibili aiuti di questi ultimi al neopresidente durante la sua vincente campagna elettorale, rendono la possibilità di un appeasement tra Stati Uniti e Russia ancora più remota, dal momento che ogni passo della nuova amministrazione in tal senso rischia di venire interpretata come conferma di tale accusa.Molti quindi hanno interpretato le dimissioni di Flynn come una sorta di nuovo 11 settembre: oggi come allora i neoconservatori avrebbero approfittato delle circostanze per sequestrare il presidente alla loro causa. La nomina di McMaster indica che non è andata così.Ed è questa la novità di questa amministrazione. Se è vero che essa non è riuscita a invertire la rotta che la vede in contrasto permanente con la Russia e con la Cina, tale conflitto è alieno dalle derive ideologiche proprie delle follie dei neocon, che infatti continuano ad avversare il neopresidente.L’opzione apocalisse, almeno al momento, è stata eliminata dal novero delle possibilità. Insomma, forse Trump non riuscirà a porre fine alla<strong> Guerra fredda</strong> nella quale il mondo era stato precipitato negli ultimi anni della presidenza Obama, ma il rischio che questa Guerra fredda diventi calda, anzi caldissima, pare per ora scongiurato. Non è una novità da poco.</p>
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