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	<title>Guido Crosetto Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guido Crosetto Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>l&#8217;Italia non è pronta alla guerra? Paolo Mauri: &#8220;No, e non è solo una questione di armi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 04:44:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha recentemente affermato che l'Italia non è pronta alla guerra, ma non è solo questione di armamenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-non-e-pronta-alla-guerra-paolo-mauri-no-e-non-e-solo-una-questione-di-armi.html">l&#8217;Italia non è pronta alla guerra? Paolo Mauri: &#8220;No, e non è solo una questione di armi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101019361192_6ee7272678bdf6ba49069a234bae6110-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Con questo articolo apriamo un dibattito a più voci e con orientamenti diversi sulle recenti affermazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ricordiamo nelle righe successive. L&#8217;Italia sarebbe pronta a combattere? Ma soprattutto: gli italiani sarebbero pronti a combattere se attaccati? E se no, perché? Il prim0 intervento è di Paolo Mauri.</em></p>



<p>“Non siamo pronti né ad un attacco russo né ad un attacco di un&#8217;altra nazione, lo dico da più tempo. Penso che abbiamo il compito di mettere questo Paese nella condizione di difendersi se qualche pazzo decidesse di attaccarci: non dico Putin, dico chiunque. Non siamo pronti perché non abbiamo investito più in Difesa negli ultimi vent&#8217;anni e quindi i vent&#8217;anni non si recuperano in un anno o in due anni”. Queste sono state <a href="https://www.rainews.it/video/2025/09/crosetto-italia-impreparata-attacco-russo-o-di-altri-0f5dd2dd-196b-429e-ba84-a73e3fb52bbc.html">le parole</a> del ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong> a margine dell&#8217;incontro sul tour mondiale di Nave Vespucci tenutosi a Roma il 15 settembre.</p>



<p>Il ministro Crosetto è tornato a ribadire un concetto espresso più volte durante il suo dicastero, e ha perfettamente ragione: chi scrive lo sostiene da molto tempo, anche da prima che scoppiasse la guerra in Ucraina. Il nostro Paese ha vissuto <strong>decenni di disarmo e di tagli al bilancio della Difesa</strong> post Guerra Fredda, secondo la sciagurata equazione “sparita la minaccia = non serve spendere soldi”. Il contrasto al terrorismo globale, e le operazioni asimmetriche in Afghanistan e Iraq, hanno poi fatto il resto spostando le poche risorse su unità e sistemi “leggeri”, adatti a combattere quel tipo di guerra. </p>



<p>Per troppi anni in Europa, complice anche una nuova era di globalizzazione che, secondo qualcuno, avrebbe portato benessere diffuso secondo un modello capitalista occidentale (la “fine della storia”), ci siamo cullati nella convinzione che le uniche armi da affilare fossero l&#8217;economia e il commercio. Sbagliavamo. E di grosso. </p>



<p>L&#8217;invasione russa in Ucraina, più che uno shock culturale collettivo, è stata una sveglia che ha destato solo la politica europea, troppo spesso scollata dalla realtà nella convinzione che l&#8217;<strong>approccio mercantilista</strong> abbia una primazia diplomatica rispetto a ogni altra forma di trattativa o coercizione. Forti di decenni di politica estera basata sulla “forza del diritto”, ci siamo scordati, tutti, che il “diritto della forza” esiste ancora perché esistono Paesi – anche molto lontani da noi – che continuano a utilizzarlo per ottenere i propri scopi strategici. Il <strong>benessere diffuso</strong>, accumulato proprio in forza del commercio, dell&#8217;economia, e del diritto internazionale, ci ha reso miopi, e ancora peggio, <strong>imbelli</strong>. </p>



<p>La questione sollevata dal ministro della Difesa è fondamentale: lo abbiamo scritto tante volte che avere Forze Armate di livello, con sistemi all&#8217;avanguardia, significa stipulare <strong>un&#8217;assicurazione sulla vita</strong> del sistema Paese. La <strong>deterrenza armata</strong> è tornata a essere l&#8217;unico linguaggio diplomatico efficace in un sistema globale che non è “impazzito”, come piace dire ad alcuni, ma è solamente tornato prepotentemente a bussare alle nostre porte. </p>



<p>È difficile spiegare questo concetto a un giovane di 20 o 30 anni: quando vigeva l&#8217;impalcatura diplomatica della Guerra Fredda, essi non erano ancora nati, e spesso e volentieri oggi nelle scuole di ogni ordine e grado certi concetti prettamente militari, o afferenti al mondo delle relazioni internazionali, non vengono affrontati in modo approfondito. Eppure oggi molte delle dinamiche di quel periodo storico che comunque ha permesso all&#8217;Europa e al mondo “occidentale” di prosperare, si sono ripresentate.</p>



<p>Ecco perché <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-doppia-sfida-del-piano-rearm-sostenere-lucraina-e-difendere-meglio-leuropa.html">serve il riarmo</a></strong>. Ecco perché serve una coscienza, una <strong>cultura della Difesa</strong>. </p>



<p>Il ministro Crosetto ha giustamente puntato il dito sulla nostra impreparazione, per i motivi sistemici che hanno afflitto il nostro strumento Difesa già espressi (ricordiamoli una volta di più: tagli al bilancio, smantellamento dei reparti, conflitti asimmetrici unica minaccia), ma purtroppo non ha considerato un <strong>problema strutturale</strong> molto più preoccupante e che potrebbe richiedere molto più tempo per essere risolto: agli italiani manca, oltre alla percezione della minaccia, la <strong>mentalità della difesa della Patria</strong> e dei suoi interessi. </p>



<p>I sondaggi che negli ultimi anni hanno chiesto, in Italia e altrove, la propensione dei cittadini a mobilitarsi in armi per difendere il proprio Paese sono, più che sconfortanti, allarmanti: secondo dati <strong>CENSIS</strong> diffusi <a href="https://www.censis.it/sicurezza-e-cittadinanza/gli-italiani-guerra-il-16-pronto-combattere-il-19-diserterebbe-il-26-meglio">a luglio 2025</a>, <strong>solo il 16% degli italiani</strong> tra i 18 e i 45 anni (ovvero quelli passibili di chiamata alle armi in caso di guerra) si dichiara pronto a combattere (tra gli uomini la percentuale sale al 21% e tra le donne scende al 12%). Il 39% invece protesterebbe, in quanto pacifista. Il 26% preferirebbe appaltare le operazioni militari e la difesa del territorio a soldati di professione e a contingenti di mercenari stranieri, da reclutare e stipendiare. <strong>Il 19% diserterebbe</strong>. </p>



<p>Non che altrove in Europa occidentale vada molto meglio: solo il 33% dei britannici risponderebbe alla chiamata in caso di guerra, insieme al 23% dei tedeschi e al 20% degli austriaci. I russi sarebbero disposti a partire in armi per il 33% mentre gli ucraini per il 62% (<a href="https://www.gallup-international.com/survey-results-and-news/survey-result/fewer-people-are-willing-to-fight-for-their-country-compared-to-ten-years-ago">sondaggio Gallup 2024</a>). </p>



<p>Gli italiani quindi sono talmente impreparati mentalmente a sostenere un conflitto al punto che molti di essi preferirebbero disertare, o appaltare la difesa della Patria a dei mercenari. Quest&#8217;ultimo dato è interessante: molto spesso si sente affermare dal cittadino medio che ci sarebbe “la NATO a difenderci”, come se fosse un ente astratto, lontano dal nostro spazio nazionale, senza sapere i meccanismi che regolano l&#8217;Alleanza Atlantica o senza sapere che nella NATO ci siamo anche noi e che ne siamo tra i più grandi contributori. Follia? Ingenuità? Malafede? Probabilmente è proprio <strong>ignoranza</strong> nel senso letterale del termine: l&#8217;italiano medio non sa. Non conosce cosa succede al di fuori dei propri confini. Non sa – alcuni non vogliono sapere – che un caccia di ultima generazione, una fregata, un carro armato, servono ad avere uno strumento militare in grado di esprimere quella deterrenza che permette all&#8217;Italia e agli enti internazionali di cui fa parte di evitare un conflitto armato. </p>



<p>Nessuna guerra è mai cominciata perché c&#8217;è stata una corsa agli armamenti: le guerre sono cominciate perché qualcuno ha pensato di attaccare un altro Paese ritenendolo debole dal punto di vista militare. </p>



<p>Al nostro Paese <strong>manca una diffusa cultura della Difesa</strong> al punto che ci si scandalizza perché abbiamo un PIL destinato alla cultura tra i più bassi d&#8217;Europa e non perché anche quello per la Difesa è quasi nella stessa condizione: quale sarebbe il senso di avere più ospedali, musei, istituti di ricerca se esiste la possibilità che vengano spazzati via o peggio occupati da qualcun altro che li utilizzerebbe per proprio tornaconto? Quando si capirà che il nostro benessere quotidiano, fatto di automobili, smartphone, servizi, dipende strettamente dalla capacità del nostro Paese di rispondere a un&#8217;azione coercitiva di tipo militare in qualsiasi punto del globo, data la nostra stretta dipendenza dai traffici commerciali (marittimi per la maggior parte)? Proprio questa diffusa ignoranza, <strong>insieme al falso mito del mercantilismo come panacea di ogni dissidio diplomatico</strong>, ha portato gli italiani a perdere cognizione della difesa degli interessi nazionali, e con essi il desiderio di indossare la divisa, che viene purtroppo vista ancora oggi come un semplice “posto fisso” per potersi sistemare per la vita.</p>



<p>Ancora il ministro Crosetto recentemente ha riferito che alle nostre Forze Armate servirebbero <strong>40mila unità in più</strong> rispetto ai 160mila effettivi (più 100mila Carabinieri) attualmente in servizio. Siamo d&#8217;accordo con lui. Ma dove intendiamo reclutarli stante questa situazione culturale? Non servono solo caccia, carri armati, droni e fregate: serve personale; e in questo momento storico così cruciale per il destino dell&#8217;Italia e del sistema di vita occidentale sempre meno uomini e donne sono disposti a difenderli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-non-e-pronta-alla-guerra-paolo-mauri-no-e-non-e-solo-una-questione-di-armi.html">l&#8217;Italia non è pronta alla guerra? Paolo Mauri: &#8220;No, e non è solo una questione di armi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Armatevi e pagateci: così l&#8217;Italia è diventata uno dei grandi esportatori mondiali di armi</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/armatevi-e-pagateci-cosi-litalia-e-diventata-uno-dei-grandi-esportatori-mondiali-di-armi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2025 04:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-600x362.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1024x618.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1536x927.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Nel 2020-2024 l'Italia è diventata il sesto esportatore mondiale di armi pesanti. Le zone d'ombra di un successo industriale e militare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/armatevi-e-pagateci-cosi-litalia-e-diventata-uno-dei-grandi-esportatori-mondiali-di-armi.html">Armatevi e pagateci: così l&#8217;Italia è diventata uno dei grandi esportatori mondiali di armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-600x362.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1024x618.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250512223053685_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1494945-1536x927.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un mondo attraversato da <strong>venti di guerra e tensioni crescenti</strong>, l’industria italiana degli armamenti vive un momento di straordinaria ascesa. L’Italia, con un balzo impressionante, <strong>si è affermata come uno dei principali esportatori di armi pesanti</strong>, scalando le classifiche globali e consolidando il suo ruolo in un mercato in continua espansione. Tuttavia, dietro i numeri trionfali si cela un dibattito complesso: tra il pragmatismo di un settore economico in crescita e le ombre di una trasparenza sempre più minacciata, <strong>il Governo Meloni sembra deciso a riscrivere le regole del gioco.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’ascesa vertiginosa</h2>



<p>I dati parlano chiaro: secondo il Sipri, l’autorevole istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma, <strong>l’Italia è passata dal decimo al sesto posto tra i maggiori esportatori mondiali di<a href="https://it.insideover.com/difesa/sipri-spese-militari-record-la-germania-trascina-il-riarmo-delleuropa.html"> armi pesant</a></strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/sipri-spese-militari-record-la-germania-trascina-il-riarmo-delleuropa.html">i</a> nel quinquennio 2020-2024, con un aumento delle vendite del 138%, il più alto in termini percentuali a livello globale. La quota italiana sul mercato internazionale è salita al 4,8%, con <strong>il Medio Oriente come principale destinazione</strong>, dove l’Italia si posiziona come il secondo fornitore dopo gli Stati Uniti, coprendo il 13% delle importazioni di armamenti della regione.</p>



<p>Questo exploit si accompagna a una crescita finanziaria altrettanto significativa. La Relazione della Presidenza del Consiglio sull’import ed export di armamenti per il 2024 certifica un valore complessivo delle autorizzazioni per l’esportazione di materiali bellici pari a<strong> 7,692 miliardi di euro, </strong>in aumento del 21,8% rispetto al 2023. Le autorizzazioni individuali di esportazione hanno raggiunto i 6,45 miliardi, con un incremento del 35,34% rispetto all’anno precedente e del 76,80% rispetto al 2021. Un settore in piena espansione, dunque, che vede <strong>protagoniste aziende come Leonardo, con un portafoglio ordini di 44 miliardi di euro, e Fincantieri, che tocca i 51,2 miliardi.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Africa come nuovo mercato</h2>



<p>Un dato sorprendente emerge dall’Africa, che assorbe quasi il 14% del valore delle autorizzazioni all’export bellico italiano, pari a circa 893 milioni di euro nel 2024. Per la prima volta, l’Africa subsahariana (586,6 milioni) supera il Nordafrica, con la Nigeria che si distingue come terzo destinatario assoluto, dopo Indonesia e Francia, con acquisti per 480,7 milioni di euro. Questo balzo è in gran parte attribuibile a un contratto stipulato da Leonardo con Abuja per <strong>la fornitura di 24 aerei M-346</strong>, destinati all’addestramento avanzato e all’attacco leggero, di cui i primi quattro già consegnati.</p>



<p>Altri Paesi africani mostrano dinamiche interessanti: il Botswana si piazza al 22° posto con 61,4 milioni di euro, mentre il Ciad registra un incremento esponenziale, passando da 39.706 euro nel 2023 a quasi 21 milioni nel 2024 (+52.766%). In Nordafrica, l’Egitto spicca con 263 milioni di euro (+1600% rispetto al 2023), nonostante le persistenti preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani nel Paese. Al contrario, il Sudafrica segna un calo nelle importazioni di armamenti italiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riarmo e ambizioni Nato</h2>



<p>L’Italia non si limita a rispondere alla crescente domanda globale di armamenti, ma si prepara a rafforzare il proprio apparato militare. La Nato aveva richiesto un aumento della spesa militare dall’1,5% al 2% del Pil, obiettivo che il Governo Meloni ha confermato di aver raggiunto in vista del vertice dell’Alleanza del 24-25 giugno 2025. Tuttavia, il ministro della Difesa <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/su-unfil-la-sigonella-di-crosetto-non-prendiamo-ordini-da-israele.html">Guido Crosetto </a></strong>ha dichiarato che <strong>il 2% è ormai solo un punto di partenza</strong>, mentre Washington spingerebbe per un target del 5%, ipotesi che, date le finanze italiane, appare irrealistica anche per l’attuale esecutivo.</p>



<p>Secondo<strong> Enrico Piovesana</strong>, analista dell’Osservatorio Milex, il riarmo italiano è già in pieno corso, con programmi pluriennali approvati per un valore superiore ai 73 miliardi di euro. Questi investimenti, <strong>destinati a trasformare l’Italia in una delle principali potenze militari europee</strong>, alimentano i profitti delle aziende della difesa, che registrano ordini record. <strong>Carlo Festucci</strong>, segretario generale dell’Aiad (Federazione delle aziende aerospazio, difesa e sicurezza), sottolinea che la sicurezza è oggi una priorità paragonabile alla sanità, un mantra che riflette l’urgenza percepita in un contesto globale segnato da conflitti e incertezze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le banche armate e la trasparenza a rischio</h2>



<p>Parallelamente alla crescita del settore, <strong>il comparto finanziario legato all’export bellico registra un’espansione del 17% nel 2024</strong>, con operazioni bancarie per circa 4,9 miliardi di euro rispetto ai 4,2 miliardi del 2023. I principali attori sono <strong>Unicredit, Deutsche Bank e Intesa Sanpaolo</strong>, che insieme coprono il 69% del valore totale. Tra le banche italiane, spicca l’exploit di Monte dei Paschi di Siena (+542,5% rispetto al 2023), seguita da Banco Bpm (+110,8%) e Bper Banca (+65,9%). La Banca Popolare di Sondrio si conferma al quinto posto, con operazioni per 391 milioni di euro (+9%).</p>



<p>Tuttavia, questa crescita avviene in un contesto di crescenti pressioni per ridurre la trasparenza. Il disegno di legge governativo, attualmente in discussione alla Camera ma già approvato al Senato, mira a depotenziare la legge 185/90, <strong>che regola il commercio di armi con l’obiettivo di garantirne la tracciabilità.</strong> Il provvedimento prevede di accentrare le decisioni sull’export bellico nelle mani del Governo, riducendo il ruolo del Parlamento e degli organismi tecnici. Ancora più grave, si propone di abrogare l’obbligo di pubblicare i dati sulle operazioni finanziarie delle cosiddette “banche armate”, una mossa che renderebbe opache le transazioni legate all’export di armamenti.</p>



<p><strong>Giuseppe Cossiga</strong>, presidente dell’Aiad, non nasconde il fastidio del settore per i vincoli imposti dalla legge 185/90, definendo i “vincoli etici” delle banche un ostacolo per le piccole e medie imprese della difesa. Per Cossiga, tali restrizioni rappresentano una “palla di piombo” in un mercato competitivo. Eppure, i dati della Relazione governativa smentiscono l’idea che il settore soffra di eccessiva burocrazia: il volume delle operazioni finanziarie e delle autorizzazioni all’export dimostra una macchina ben oliata, capace di rispondere con rapidità alla domanda globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un dibattito polarizzato</h2>



<p>L’espansione dell’industria bellica italiana si inserisce in un clima culturale e politico segnato da profonde divisioni. <strong>La guerra è tornata a dominare l’immaginario collettivo</strong>, alimentando un lessico di scontro e polarizzazione. Le manifestazioni per la pace, spesso frammentate da contraddizioni interne, vedono convivere figure improbabili, come Matteo Salvini, noto per le sue pose con armi, e pacifisti storici come padre <strong>Alex Zanotelli</strong>. Come osservato da Mattia Feltri su <em>La Stampa</em>, una parte di chi sventola la bandiera arcobaleno sembra mossa più da opportunismo che da convinzione, mentre chi si oppone al riarmo viene liquidato come “anima bella”, un epiteto che riflette il disprezzo per ogni critica al dogma della sicurezza militare.</p>



<p>In questo contesto, il Governo Meloni sembra deciso a cavalcare l’onda del riarmo, non solo per rispondere alle pressioni della Nato, ma <strong>anche per consolidare un settore economico strategico.</strong> Tuttavia, il tentativo di smantellare la legge 185/90 solleva interrogativi cruciali: in un’epoca di crescenti tensioni globali, è possibile conciliare la crescita dell’industria bellica con la necessità di trasparenza e responsabilità? E fino a che punto l’Italia può permettersi di ignorare le implicazioni etiche di un export che, in Paesi come l’Egitto, alimenta regimi accusati di gravi violazioni dei diritti umani?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un bivio per l’Italia</h2>



<p>L’Italia si trova a un crocevia. Da un lato, l’industria della difesa rappresenta un volano economico, capace di generare profitti e consolidare la posizione del Paese sullo scacchiere internazionale. Dall’altro, la corsa al riarmo e la progressiva erosione della trasparenza rischiano di compromettere i principi di <em>accountability</em> che dovrebbero guidare un settore tanto delicato. In un mondo dove <strong>la sicurezza è diventata un imperativo</strong>, la sfida per l’Italia è trovare un equilibrio tra pragmatismo e responsabilità, senza cedere alla tentazione di un “caos organizzato” che privilegi il profitto a scapito dell’etica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/armatevi-e-pagateci-cosi-litalia-e-diventata-uno-dei-grandi-esportatori-mondiali-di-armi.html">Armatevi e pagateci: così l&#8217;Italia è diventata uno dei grandi esportatori mondiali di armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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