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	<title>Guido Crosetto Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guido Crosetto Archives - InsideOver</title>
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		<title>Eliminati dalla Bosnia? Colpa di Trump e di Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nazionale" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche il calcio italiano è ormai entrato nel mirino della turbofinanza globale, a cui poco interessa lo stato della Nazionale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/eliminati-dalla-bosnia-colpa-di-trump-e-di-putin.html">Eliminati dalla Bosnia? Colpa di Trump e di Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nazionale" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/rino-gattuso-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>E se ci fosse un nesso, tra le cose infinitamente grandi e drammatiche e le piccole vicende della Nazionale italiana di calcio che, per la terza volta consecutiva, si è fatta buttar fuori dai campionati mondiali di calcio? Il dubbio onestamente viene. Intendiamoci: di piccolo il calcio ha poco. <a href="http://(https://romebusinessschool.com/it/research-center/rbs-report-il-calcio-e-lo-sport-piu-redditizio-con-un-fatturato-globale-di-47-miliardi-di-dollari/#:~:text=Un%20settore%20in%20grande%20crescita,Italian%20Interactive%20Digital%20Entertainment%20Association)">È stato calcolato </a>che la vittoria nel Mondiale del 2006 generò una crescita del Pil italiano dell’1,9%. I ricavi delle 20 maggiori squadre mondiali per il 2025 sono arrivati a 12,4 miliardi di euro, un po’ più di metà del valore della legge di bilancio dello Stato italiano per il 2026. In Italia, il calcio dà lavoro a 141 mila persone e versa 3,5 miliardi di tasse all’erario. E così via, tra le decine di numeri che si potrebbero citare.</p>



<p>Ma qui, ora, non abbiamo in mente questo. Pensiamo a ben altro. A Donald Trump, per esempio, che dice: “A noi dello Stretto di Hormuz non importa nulla, che vuole gas e petrolio vada a liberarlo”. Pensiamo a come i grandi problemi del pianeta prendano a calci anche il calcio, prima a livello di sistema e poi giù giù fino a Rino Gattuso, Pio Esposito e compagnia bella.</p>



<p>Se guardiamo alla Serie A, tempio del calcio professionistico italiano, notiamo facilmente che la maggior parte delle società è di proprietà estera: il Como del miliardario indonesiano <strong>Robert Budi Hartono, il Genoa di 777 Partners (Usa), il Verona di Presidio Investors, il Bologna di Joey Saputo (Canada), l’Atalanta di Stephen Pagliuca (Usa), la Fiorentina della famiglia Commisso (Usa), l’Inter di Brookfield Asset Management (Canada),</strong> il Milan del fondo Redbird (Usa), il Parma di Kyle Krause (Usa), la Roma di Dan Friedkin (Usa). Dieci su sedici, sempre ammesso che vogliamo considerare proprietà italiana quella della Juventus, con la finanziaria Exor (che controlla il 63% delle quote della società calcistica) della famiglia Agnelli che ha sede in Olanda. E non è una questione solo nostra. <strong>Nella Premier League inglese  il 75% dei club ha proprietà straniera,</strong> a partire dalle grandi squadre della tradizione come Liverpool, Arsenal, Manchester City e Manchester United e Chelsea. <strong>Nella Ligue 1 francese il 55%.</strong> Fondi e capitali americani molto presenti anche in questi casi, con una percentuale maggiore rispetto all&#8217;Italia di arabi e asiatici.</p>



<p>Per dirla in poche parole, il mondo del calcio non ha fatto altro che seguire la parabola del mondo intero. Sono cambiati gli equilibri, l’Europa e quindi l’Italia non sono più il centro del mondo (infatti ai mondiali americani ci va il Sudafrica e non noi, ci va l’Iran e non la Scozia, e nel recente passato l’eliminazione è toccata anche a Francia, Inghilterra e Olanda). Ma soprattutto <strong>anche il calcio è entrato nel mirino della turbofinanza che draga il globo alla ricerca di sempre nuove occasioni </strong>di diversificazione e guadagno. Ed ecco sbarcare qua da noi i fondi americani o i capitali delle petromonarchie o i miliardari asiatici, che comprano le squadre con investimenti pesanti in denaro e leggeri in sentimento. In altre parole, che cosa volete che gliene freghi al Brookfield Asset Management canadese, per fare un esempio, della situazione del calcio italiano? O delle nuove leve della Nazionale? Ai suoi manager importerà soprattutto, se non esclusivamente, che l’investimento frutti in proporzione all’impegno. </p>



<p>Ragioneremmo tutti così. E quindi compri calciatori stranieri se pensi che siano più forti e costino meno degli italiani. Quindi porti quattro squadre a giocare la Supercoppa italiana in Arabia Saudita, perché un cosiddetto “evento globale” rende di più, o ipotizzi (senza nemmeno metterti a ridere) di far giocare Milan-Como in Australia, ma poi neghi qualche giorno di stage alla Nazionale del povero <strong>Rino Gattuso,</strong> generoso ex-campione a sua volta già chiamato all’ultimo per rimettere insieme i cocci lasciati da altri.</p>



<p>Che questo possa essere il problema è confermato dal confronto tra il calcio e gli altri sport in Italia. Il calcio nazionale va come sappiamo. <strong>Nel tennis, invece, non siamo mai stati così forti, nell’atletica leggera idem </strong>e nello sci potremmo dire la stessa cosa se non fosse che in passato abbiamo avuto la Valanga Azzurra e Alberto Tomba. E la differenza qual è? Nessun fondo o miliardario penserebbe di “comprarsi” questi sport, dove pure i quattrini degli sponsor non mancano.</p>



<p>In una situazione come questa, oggettivamente impossibile da rovesciare, a tenere alta la bandiera della Nazionale di calcio, cioè del calcio giocato dagli italiani in rappresentanza del Paese (e per favore, non del “movimento”, astrazione tirata sempre in ballo per parlare di niente) dovrebbero essere i poteri pubblici, attraverso la Federcalcio che è federata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano. E qui il sottoscritto si ferma, perché la questione si fa tecnica e la competenza non è un optional. Ma che qualcosa le istituzioni possano fare per proteggere un patrimonio economico, sportivo e culturale come il calcio italiano è piuttosto evidente. <strong>Altrimenti come potrebbe, oggi, il ministro dello Sport Andrea Abodi chiedere le dimissioni del presidente della Federcalcio Gabriele Gravina?</strong></p>



<p>Però possiamo spettarci qualcosa di simile in un Paese come il nostro ormai rassegnato alla propria impotenza? In un continente come quello europeo che ormai fa della sudditanza uno stile di vita? Un Paese come l’Italia dove persino alzare un sopracciglio sull’uso di una base in territorio italiano per una guerra illegale e imperialista come quella contro l’Iran fa parlare per giorni tutta la stampa, neanche il ministro della Difesa Crosetto avesse dichiarato guerra agli Stati Uniti?  Possiamo credere che le istituzioni pubbliche riescano a <strong>trovare la forza per mettere qualche limite operativo ai nuovi padroni del calcio, alla finanza internazionale che, ormai insediata nelle banche e nell&#8217;industria, ormai domina anche il calcio</strong>, a dispetto di una rappresentanza (e rappresentazione) della nazione che quando manca, come in queste ore post-Bosnia e post-sbornia, diventa lutto nazionale? Anche solo per dire: belli miei, alla Nazionale serve uno stage e lo stage si fa? Sembra ragionevole dubitarne. Adesso però abbiamo quattro anni, fino al prossimo Mondiale, per la nostra reazione preferita: lamentarci molto, ripetere che non è possibile, spostare qualcuno da qua a là (perché licenziare, a certi livelli, non si licenzia mai nessuno), identificare un nuovo presunto salvatore della patria e, in sostanza, fare niente. </p>
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		<title>Anche Crosetto ha la sua &#8220;Sigonella&#8221;. E intanto tutta l&#8217;Europa si smarca dalla guerra all&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/anche-crosetto-ha-la-sua-sigonella-e-intanto-tutta-leuropa-si-smarca-dalla-guerra-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il no alle basi di Crosetto e non solo: l'Europa si smarca dalla guerra all'Iran. La sfida agli Usa si amplia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/La-Sigonella-di-Crosetto-e-non-solo-lEuropa-si-smarca-dalla-guerra-allIran-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un&#8217;<strong>Europa intera</strong> che si sta smarcando dalla <strong>guerra israelo-americana all&#8217;Iran</strong> e, per quanto possibile, sta mandando segnali chiari agli <strong>Stati Uniti circa l&#8217;indisponibilità a sostenere i raid</strong> in qualunque modo: l&#8217;emersione della notizia che la <strong>Difesa italiana</strong> ha negato, venerdì scorso, il transito <a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/26_marzo_31/italia-nega-usa-sigonella-crosetto-86a05dff-9ac6-46cf-b07b-f69fe19c1xlk.shtml">di bombardieri Usa diretti nel quadrante dell&#8217;Asia Sud-Occidentale</a> nella base siciliana di <strong>Sigonella perché Washington non ha chiesto preventivamente l&#8217;assenso di Roma</strong> ha fatto il giro del mondo come una dimostrazione del crescente distacco che l&#8217;Unione Europea sta provando per un conflitto i cui costi sta largamente subendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo schiaffo di Sigonella</h2>



<p>Il Capo di Stato Maggiore <strong>Luciano Portolano</strong> e il Ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong> hanno vietato l&#8217;autorizzazione ai sensi del<a href="https://www.limesonline.com/rivista/il-trattato-segreto-che-gli-usa-non-vogliono-pubblicare-15565219/"> <strong>Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 sull&#8217;uso delle basi Usa</strong> poste nel territorio italiano</a> che regola l&#8217;accesso americano alle strutture. </p>



<p>La notizia è che la manovra, tenuta riservata, è emersa nei giorni in cui l&#8217;amministrazione Usa di <strong>Donald Trump</strong> inizia a veder scricchiolare l&#8217;architettura complessiva di gestione di una guerra mal pensata, mal programmata e peggio realizzata. <strong>Lo Stretto di Hormuz</strong> è chiuso, il regime iraniano non crolla, Israele e i Paesi del Golfo sono sotto il fuoco della rappresaglia di Teheran, Washington non riesce a cavarsi d&#8217;impiccio. <strong>Tel Aviv alza l&#8217;asticella dei raid, gli Usa si dividono tra la volontà di un&#8217;azione decisiva</strong> e il calcolato piano iraniano <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-annunci-di-trump-sulliran-e-i-sospetti-movimenti-della-finanza-sul-petrolio.html">dell&#8217;escalation graduale e inesorabile per alzare i costi agli attaccanti.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa non vuole unirsi alla guerra d&#8217;Iran</h2>



<p>L&#8217;Europa ha scelto di stare fuori dal conflitto. Non ha pensato a missioni navali offensive per riaprire Hormuz, non è andata oltre la tutela dei propri asset da Cipro al Golfo, si è gradualmente compattata attorno alla <strong>linea del presidente del governo spagnolo </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/iran-sanchez-sotto-il-fuoco-di-trump-ma-ora-tutta-leuropa-la-pensa-come-lui.html"><strong>Pedro Sanchez</strong>:</a> dal rifiuto del sostegno all&#8217;offensiva si sta arrivando alla chiusura delle basi. Madrid è andata oltre, con il <em>lockdown</em> dei cieli agli aerei coinvolti nel conflitto.</p>



<p><strong>L&#8217;Italia ha negato i cacciamine per sostenere eventuali azioni americane,</strong> e di recente dalla Polonia il ministro della Difesa <strong>Wladislaw Kosiniak-Kamysz ha negato</strong> che le batterie anti-aeree di fabbricazione statunitense nella disponibilità di Varsavia possano essere spostate nel Golfo, sottolineando che i Patriot servono a Varsavia &#8220;per proteggere i cieli polacchi e il fianco orientale della Nato&#8221; e che &#8220;non abbiamo intenzione di spostarle da nessuna parte&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The U.S. has asked Poland to send one of its Patriot missile batteries to the Middle East, but Warsaw says no.<br><br>Defense Minister Kosiniak-Kamysz:<br><br>“Our Patriot batteries… are used to protect Polish skies and NATO’s eastern flank… we have no plans to relocate them anywhere.” <a href="https://t.co/AX4MdNwiq7">pic.twitter.com/AX4MdNwiq7</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://twitter.com/clashreport/status/2038913276466081956?ref_src=twsrc%5Etfw">March 31, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;antiaerea? L&#8217;Arabia Saudita ora si affida all&#8217;Ucraina</h2>



<p>Mentre, peraltro, nel Golfo le disponibilità di intercettori antiaerei si <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/3/27/ukraine-announces-defense-pact-with-saudi-arabia">ridimensionano, l&#8217;<strong>Arabia Saudita ha firmato con l&#8217;Ucraina</strong></a> un accordo per la tecnologia antidrone che ha indispettito gli Usa e che ha visto Riad rompere il tradizionale <strong>accesso prioritario concesso agli Usa nel <em>procurement</em> militare</strong>. Un anno fa, Trump al presidente Volodymyr Zelensky diceva che &#8220;non aveva le carte&#8221; per gestire la trattativa per la pace nel suo Paese. Gli europei erano ridotti ad attori secondari e ininfluenti, complici molte subalternità psicologiche, prima ancora che politiche, del Vecchio Continente.</p>



<p>Oggi <strong>Trump ha dovuto accertarsi della necessità degli alleati</strong> e dell&#8217;infrastruttura militare di quella Nato che ha a lungo criticato, disonorando peraltro anche i sacrifici delle truppe europee e canadesi al fianco di Washington nelle sue campagne mediorientali di inizio secolo, e Washington ha <strong>unito l&#8217;intera Europa nel rifiuto del sostegno diretto ai raid.</strong> Anche il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong> ha usato parole dure per gli effetti del conflitto dopo aver sostenuto, nelle prime ore, l&#8217;azione israelo-americana. Così come sull&#8217;Ucraina l&#8217;Europa è riuscita a riaffermare il principio che <strong>nessuna pace è possibile senza Kiev, sull&#8217;Iran non unendosi alla guerra di Trump e Benjamin Netanyahu</strong> evita il rinculo ulteriore di dover sobbarcarsi minacce crescenti non solo (come quelle già scontate) sul piano economico ed energetico ma anche su quello militare e securitario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump non ha le carte</h2>



<p>Tutto questo, peraltro, lascia ancora maggiormente l&#8217;amaro in bocca per tre occasioni mancate del 2025: <strong>aver ceduto troppo rapidamente sui dazi</strong> per preservare un asse transatlantico che non era intenzione di Trump valorizzare; aver visto Francia, Germania, Regno Unito e Commissione Europea arroccarsi su un&#8217;opposizione dura all&#8217;Iran invece che dare sponda negoziale; aver<a href="https://www.politico.com/news/2026/03/27/us-allies-urkaine-weapons-delay-00848080"> <strong>accettato di pagare gli Usa per fornire armi americane all&#8217;Ucraina</strong> col programma Purl</a> i cui frutti ora rischiano di essere incamerati da Washington per il dossier iraniano. Tre casi di mancanza di strategia e di eccesso di fiducia nelle capacità americane a cui ora si prova a porre rimedio, per ovviare alla fine di un&#8217;epoca e all&#8217;assenza di punti di riferimento concreti per un&#8217;alleanza a cui gli Usa stanno facendo pagare i costi di una guerra senza esiti precisi e strategie chiare. Salvo poi doversi ricordare di quegli alleati molto spesso bistrattati.<strong> A non avere le carte, stavolta, è Donald Trump.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-crosetto-ha-la-sua-sigonella-e-intanto-tutta-leuropa-si-smarca-dalla-guerra-alliran.html">Anche Crosetto ha la sua &#8220;Sigonella&#8221;. E intanto tutta l&#8217;Europa si smarca dalla guerra all&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La finanza europea scommette su Palantir: 27 miliardi di dollari per la “creatura” di Peter Thiel</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-finanza-europea-scommette-su-palantir.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'inchiesta di Follow the Money sui soldi europei nel colosso americano della sorveglianza e il caso italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-finanza-europea-scommette-su-palantir.html">La finanza europea scommette su Palantir: 27 miliardi di dollari per la “creatura” di Peter Thiel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260324224856488_026857ea016ee22333493e05d732522f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei giorni scorsi<strong> Peter Thiel</strong> — l’anarco-capitalista della <em>Silicon Valley</em> che incarna il più greve conservatorismo di stampo libertario — ha visitato il nostro Paese per tenere le sue <strong>blindatissime lezioni sull’Anticristo. </strong>A poche ore dalla sua partenza, la piattaforma di giornalismo indipendente <em>Follow the Money</em> ha reso pubblica<strong> un’indagine focalizzata sui legami sempre più stretti tra gli attori chiave della finanza europea e la società da lui fondata, Palantir Technologies</strong>, leader nell’analisi dei <em>big data</em> e nel campo della sorveglianza globale. <a href="https://www.ftm.eu/articles/european-investors-palantir-investment?share=XSowlcn1E3wCfvybNVmu7AYt3Nta7Xtpr8BJkbNXFwd4ot4Fo4ajPZqREFLTZS0%3D">L’analisi dimostra come le più importanti banche e società di gestione patrimoniale del Vecchio Continente stiano continuando a puntare sul colosso</a> creato da Thiel, <strong>a dispetto delle controversie sulle violazioni dei diritti umani </strong>e delle minacce alla sicurezza europea di cui la multinazionale è accusata. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Violazioni dei diritti umani e investitori</strong></h2>



<p>«Non credo più che la democrazia sia compatibile con la libertà»: è una delle dichiarazioni icastiche del “profeta della tecnocrazia”, nato in Germania e naturalizzato statunitense. E sulla base di questa sua credenza e di un apparato di pensiero nato dalla fascinazione per le idee di René Girard e Carl Schmitt, Peter Thiel, <a href="https://truthout.org/articles/peter-thiel-is-unleashing-a-neocolonial-billionaire-fantasy-in-honduras/">che sogna di sviluppare Stati-isola</a> diretti da consigli di amministrazione e <a href="https://www.thenation.com/article/society/peter-thiel-jeffrey-epstein-democracy/">che ha avuto legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein</a>, ha fatto sì che la sua società diventasse <strong>uno dei partner più solidi del Dipartimento della difesa — ribattezzato “della guerra” — statunitense, ma anche uno dei fornitori chiave dell’ICE</strong>, l’agenzia federale che si occupa di immigrazione, alla quale Palantir fornisce un’infrastruttura tecnica di supporto per condurre <strong>azioni massive di ricerca ed espulsione delle persone migranti</strong>. Oltre a dare <strong>supporto tecnologico decisivo all’esercito israeliano</strong> nelle sue operazioni militari contro la Striscia di Gaza e <a href="https://www.dropsitenews.com/p/palantir-ai-gaza-humanitarian-aid-cmcc-srs-ngos-banned-israel">nel tracciamento degli aiuti diretti alla popolazione palestinese</a>, sollevando interrogativi sul confine tra monitoraggio umanitario e sorveglianza militare.</p>



<p>Eppure le condotte controverse del colosso americano, che potrebbero adombrare un mancato adempimento degli obblighi aziendali in materia di <em>due diligence </em>sui diritti umani, <a href="https://www.amnestyusa.org/wp-content/uploads/2020/09/Amnest-International-Palantir-Briefing-Report-092520_Final.pdf">come denunciato da Amnesty International</a>, non ha scoraggiato affatto oltre 100 tra le principali banche, società di gestione patrimoniale, compagnie assicurative e fondi pensione europei che<strong> hanno aumentato di quasi il 70% il numero complessivo di azioni Palantir — il cui valore è esploso nel 2025 — detenute rispetto all&#8217;anno precedente. </strong></p>



<p>Complessivamente, alla fine dello scorso anno il loro patrimonio ammontava ad <strong>almeno 27 miliardi di dollari,</strong> secondo l&#8217;inchiesta transfrontaliera condotta da <em>Follow the Mone</em>y,  in collaborazione con una serie di media europei — <em>De Tijd</em> (Belgio), <em>Børsen</em> (Danimarca), <em>Der Standard </em>(Austria), <em>Republik</em> (Svizzera), <em>Morgenbladet </em>(Norvegia), <em>The Nerve</em> (UK) e <em>El País </em>(Spagna) — e realizzata analizzando i <em>report</em> presentati dagli investitori alla SEC (<em>Securities and Exchange Commission, </em>l&#8217;ente federale statunitense preposto alla vigilanza delle borse valori) e i database azionari pubblicati sui propri siti web da diversi grandi fondi pensione europei.</p>



<p>Tra le realtà finanziarie che hanno aumentato le loro partecipazioni azionarie in Palantir figurano Norges Bank — la banca centrale della Norvegia che ha incrementato del 60% il proprio investimento in Palantir, arrivando a detenere 29 milioni di azioni, per un valore di 5,1 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2025&nbsp; —, la società di gestione patrimoniale francese Amundi, la compagnia assicurativa britannica Legal &amp; General e alcune tra le più importanti banche del Vecchio Continente come la londinese Barclays, la tedesca Deutsche Bank e la francese BNP Paribas.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il caso italiano</strong></h2>



<p>Per quanto riguarda il nostro Paese, l’indagine di <em>Follow the Money</em> indica che<strong> tra i maggiori investitori europei in Palantir ci sono anche attori finanziari italiani,</strong> ma nell’inchiesta pubblica non viene riportato in chiaro il loro nome. Eventuali SGR italiane con posizioni dirette in Palantir, se ci sono, hanno quote troppo piccole per emergere nelle liste “top holders” consultabili. Vero è che i titoli del colosso tecnologico americano sono presenti in molti fondi/ETF collocati da grandi investitori made in USA — tra i quali figurano&nbsp; Vanguard, BlackRock, State Street, Geode, JP Morgan AM, Morgan Stanley<em> — </em>e presenti nei portafogli di banche, reti di consulenti finanziari e piattaforme online del nostro Paese.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma l’ombra di Palantir in Italia non si esaurisce qui.</h2>



<p><a href="https://elpais.com/economia/2026-03-20/el-mapa-del-dinero-europeo-en-palantir-gestoras-y-bancos-disparan-sus-inversiones-en-la-controvertida-empresa-tecnologica.html">Come riporta il quotidiano spagnolo <em>El País</em></a><em>, </em>la nostra connazionale Francesca Bria, economista all&#8217;University College di Londra e responsabile dell&#8217;iniziativa europea sulla sovranità digitale di Eurostat, ha messo in guardia sul fatto che «Palantir non è un&#8217;azienda privata nel senso stretto del termine. È un braccio dell&#8217;apparato di sicurezza nazionale statunitense. Quando i governi europei acquisiscono i suoi strumenti, non stanno semplicemente comprando un software. Stanno rinunciando alla sovranità». Elemento che, tuttavia, non pare destare preoccupazioni nel <strong>governo italiano, pronto a fare affari con il profeta della tecnocrazia Thiel.</strong> </p>



<p>Il quotidiano <em>Domani</em>, infatti, negli stessi giorni in cui il <em>venture capitalist</em> con interessi esoterici arrivava nel nostro Paese, ha diffuso la notizia secondo cui il Ministero della difesa — presieduto da <strong>Guido Crosetto </strong>— avrebbe avviato nel 2024 una «procedura negoziata» e «secretata» del valore di un milione di euro per la «fornitura licenza Palantir Gotham», un software utilizzato da forze armate, intelligence, polizia. Lo stesso programma che sarebbe in dotazione all’ICE negli USA e all’esercito israeliano nelle operazioni condotte contro Gaza. E che sarebbe inoltre stato usato per catturare il presidente venezuelano Nicolȧs Maduro oltre che per individuare la guida suprema Ali Khamenei in Iran. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-finanza-europea-scommette-su-palantir.html">La finanza europea scommette su Palantir: 27 miliardi di dollari per la “creatura” di Peter Thiel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Onu condanna l&#8217;Iran e tace su Usa e Israele, l&#8217;Europa promette di liberare lo Stretto di Hormuz&#8230; dopo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lonu-condanna-liran-e-tace-su-usa-e-israele-leuropa-promette-di-liberare-lo-stretto-di-hormuz-dopo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 12:14:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato la Risoluzione 2817, che condanna gli attacchi dell'Iran ai Paesi del Golfo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lonu-condanna-liran-e-tace-su-usa-e-israele-leuropa-promette-di-liberare-lo-stretto-di-hormuz-dopo.html">L&#8217;Onu condanna l&#8217;Iran e tace su Usa e Israele, l&#8217;Europa promette di liberare lo Stretto di Hormuz&#8230; dopo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/onu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri, in rapida e non casuale successione, si sono prodotti due eventi che, se ci fosse stato ancora bisogno, hanno raccontato a perfezione la crisi degli organismi internazionale e, di nuovo, se ci fosse stato ancora bisogno, hanno spiegato bene perché <strong>non ha più alcun senso parlare di &#8220;ordine internazionale basato sulle regole&#8221;</strong> come fanno, peraltro sempre più stancamente, i nostri politici.</p>



<p>Primo evento: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approva la <a href="https://docs.un.org/en/S/RES/2817(2026)">Risoluzione 281</a>7, presentata dal Bahrein e sostenuta da 140 Paesi. La Risoluzione “condanna con la massima fermezza gli efferati attacchi perpetrati dalla Repubblica islamica dell&#8217;Iran contro i territori di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania e stabilisce che tali atti costituiscono una violazione del diritto internazionale e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”. <strong>E chiede all’Iran di sospenderli con effetto immediato.</strong> Decisive per far passare la Risoluzione (13 sì, 2 astensioni, nessun contrario) sono state, nel Consiglio di Sicurezza, <strong>le astensioni di Russia e Cina</strong>, due dei cinque Paesi (con Usa, Francia e Regno Unito) dotati di potere di veto. L&#8217;astensione, in quella sede, segnala dissenso ma non blocca il percorso. Se Russia e Cina o anche una sola avesse posto il veto, la Risoluzione non avrebbe mai visto la luce. </p>



<p>E&#8217; piuttosto evidente, quindi, che Mosca e Pechino, che in apparenza soffrono poco o addirittura guadagnano dalla crisi globale dei rifornimenti energetici (e non solo) innescata dalla guerra contro l&#8217;Iran, non hanno voluto sfidare la preoccupazione di tanti altri Paesi che invece sono toccati duramente e tantomeno <strong>alienarsi le buone relazioni con i Paesi del Golfo Persico</strong> in queste settimane colpiti dalla reazione iraniana.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il documento degli europei</h2>



<p>Il secondo evento, consecutivo al primo, è stato il documento che <strong>Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno firmato per chiede all’Iran “di cessare immediatamente le minacce</strong>, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”. Sottolineando che “la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale”, i sei Paesi firmatari chiedono “una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e di gas&#8221; e si dicono pronti <strong>“a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto”</strong>, alla cui fase preparatoria si starebbe già lavorando. Un’iniziativa europea, quindi, cui si affianca il Giappone che peraltro con l’Europa già lavora in progetti per la Difesa come il GCAP per il caccia di sesta generazione.</p>



<p>Un&#8217;iniziativa che, presa alla lettera (si veda il passaggio sugli &#8220;sforzi appropriati&#8221; per sbloccare lo Stretto), faceva pensare che fosse tornata in vita la richiesta di <strong>Donald Trump</strong> per una partecipazione europea alla scorta e protezione delle petroliere e dei mercantili minacciati dagli iraniani, richiesta che tutti i leade europei e non solo avevano rimandato al mittente solo poche ore prima. Poi sono arrivate le precisazioni: &#8220;È un documento politico, non militare&#8221;, ha detto il ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani;</strong> &#8220;Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e un&#8217;iniziativa multilaterale estesa&#8221;, ha aggiunto il ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto.</strong> Insomma, par di capire che si tratti di &#8220;qualcosa&#8221; da intraprendere a cose fatte, quando si avrà almeno iuun cessate il fuoco o la resa totale dell&#8217;Iran, e insieme con altri Paesi. Adesso il rischio sarebbe grande, dato che il ministro degli Esteri dell’Iran, <strong>Seyyed Abbas Araghchi</strong>, ha avvertito che immischiarsi in quanto avviene nello Stretto di Hormuz, “equivarrebbe a complicità nell&#8217;aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”. Lasciando intendere che il trattamento sarebbe uguale a quello riservato a Usa, Israele e ai Paesi del Golfo Persico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non una parola su Usa e Israele</h2>



<p>Al di là della cronologia (è evidente che i sei Paesi firmatari aspettavano il pronunciamento Onu per pubblicare il loro documento), è importante il dato politico. La Risoluzione, che richiama la &#8220;responsabilità&#8221; delle Nazioni Unite nel &#8220;mantenimento della pace e della sicurezza internazionale&#8221;, giustamente condanna le rappresaglie iraniane contro le installazioni civili dei Paesi del Golfo, che non hanno compiuto atti ostili nei confronti di Teheran. Rappresaglie che, infatti, mettono a rischio la pace e la sicurezza internazionale. Peccato però che l<strong>a stessa Risoluzione non spenda una parola (alla lettera, nemmeno una) sull&#8217;attacco all&#8217;Iran di Usa e Israele</strong>, basato come quello anglo-americano contro l&#8217;Iraq nel 2003, su un sacco di menzogne: non è vero che l&#8217;Iran fosse prossimo alla bomba atomica (copyright Netanyahu, che lo ripete dal 1994) e non è vero che stesse per attaccare gli Usa (copyright Trump). Come peraltro dicono non solo legioni di esperti e l&#8217;Agenzia atomica delle stesse Nazioni Unite ma persino i massimi esponenti dell&#8217;intelligence americana, dal dimissionario <strong>Joe Kent</strong> (ex capo del Centro antiterrorismo Usa) a <strong>Tulsi Gabbard</strong>, direttrice in carica dell&#8217;intelligence nazionale degli Stati Uniti.</p>



<p>E&#8217; come se Israele e Usa non avessero alcuna responsabilità nella situazione che si è creata, quella in cui l&#8217;Iran reagisce ai loro bombardamenti sparando a destra e a manca, anche su chi non c&#8217;entra. <strong>Come se l&#8217;attacco di Israele e Usa non violasse il diritto internazionale e non mettesse a rischio la pace e la sicurezza internazionale. </strong>Come se gli stessi Paesi del Golfo, e una legione di esperti e giornalisti, non avesse previsto che attaccare l&#8217;Iran avrebbe potuto portare a serie conseguenze nello Stretto di Hormuz. Ecco dunque pronta la nuova narrazione: se ci sono problemi, è tutta colpa dell&#8217;Iran. A dispetto di quanto gli stessi leader europei hanno dichiarato all&#8217;inizio degli scontri: dalla prudente <strong>Giorgia Meloni </strong>(&#8220;quelli di Usa e Israele sono &#8220;attacchi unilaterali condotti fuori dal diritto internazionale&#8221;) al più deciso premier spagnolo <strong>Pedro Sanchez</strong> (&#8220;Una guerra illegale&#8221;), giusto per citare i lati opposti dello spettro politico. Ma di Usa e Israele hanno (quasi) tutti paura, ecco la verità. Alla faccia della pace e della sicurezza internazionale.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Difendere i cieli e proteggere le rotte marittime, la strategia italiana nella Terza guerra del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/difendere-i-cieli-e-proteggere-le-rotte-marittime-la-strategia-italiana-nella-terza-guerra-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 06:15:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Terza guerra del Golfo continua e l&#8217;Italia fa le sue mosse. Il governo di Giorgia Meloni è pronto a schierare il Paese per difendere i cieli di Cipro e dei Paesi del Golfo coinvolti nella risposta iraniana all&#8217;assalto israelo-americano impegnando almeno una fregata, per la precisione Nave Martinengo, a sostegno dell&#8217;Isola di Venere e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/difendere-i-cieli-e-proteggere-le-rotte-marittime-la-strategia-italiana-nella-terza-guerra-del-golfo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/difendere-i-cieli-e-proteggere-le-rotte-marittime-la-strategia-italiana-nella-terza-guerra-del-golfo.html">Difendere i cieli e proteggere le rotte marittime, la strategia italiana nella Terza guerra del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026030616070499_5f278df22d57aac67bc0ba1f48da928c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Terza guerra del Golfo</strong> continua e l&#8217;<strong>Italia fa le sue mosse. Il governo di Giorgia Meloni</strong> è pronto a schierare il Paese per <strong>difendere i cieli di Cipro e dei Paesi del Golfo</strong> coinvolti nella risposta iraniana all&#8217;assalto israelo-americano impegnando almeno una fregata, per la precisione Nave Martinengo, a sostegno dell&#8217;Isola di Venere e una <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/il-sistema-missilistico-da-difesa-aerea-samp-t.html">batteria antiaerea Samp-T</a></strong> a sostegno dei partner arabi.</p>



<p>Una decisione che è al contempo politica e strategica e risponde alle <strong>crescenti preoccupazioni dell&#8217;Italia per la grande guerra mediorientale,</strong> che si sta strutturando come conflitto regionale con <em>spillover</em> globali sul piano economico, energetico e securitario. Il ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong> ha riconosciuto come esterna al diritto internazionale l&#8217;operazione americana e israeliana ma l&#8217;Italia ha una serie di interessi critici da difendere nella regione che chiamano a un impegno di tutela in prima fila degli <em>asset</em> nazionali presenti nel Levante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I legami di Roma con l&#8217;area di crisi</h2>



<p>Partiamo dalla presenza militare. Roma schiera le truppe nella <strong>missione Unifil in Libano, messa sotto pressione</strong> dalla drammatica <em>escalation</em> nel Paese dei Cedri. I militari italiani sono presenti, inoltre, con degli<a href="https://www.rid.it/shownews/7902/iran-colpita-ancora-la-base-di-ali-al-salem-kuwait-dove-sono-schierati-i-militari-italiani"> Eurofighter Typhoon nella base di Ali al-Salem in Kuwait</a>, e a <strong>Camp Singara</strong>, la base a <strong>Erbil, nel Kurdistan iracheno, che prende il nome della fortezza romana dell&#8217;epoca di Settimio Severo </strong>e fornisce addestramento ai Peshmerga del governo regionale. <a href="https://www.quotidiano.net/esteri/italiani-iran-basi-kuwait-medio-oriente-fm0nho5w">Sono oltre 2.500, complessivamente, le truppe tricolori </a>in Medio Oriente. A cui si aggiungono importanti interessi economici.</p>



<p><a href="https://www.trade.gov/country-commercial-guides/italy-natural-gas-renewable-energy">Sebbene sorpassato dagli Usa, il Qatar</a> è il <strong>secondo maggior fornitore al Paese di gas naturale liquefatto,</strong> e l&#8217;<strong>Iraq</strong> è stabilmente nella top 10 di quelli di petrolio. <strong>A Ras Laffan, Eni e QatarEnergy </strong>hanno progetti in <em>joint venture </em>sul Gnl qatariota, in Iraq il maxi-porto iracheno in via di costruzione di Grand Faw, inserito nel progetto <em>Iraq Development Road</em> tra Iraq , Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, ha tra i progettisti la ditta italiana Technital, basata a Verona, mentre WeBuild ha grandi interessi in <strong>Arabia Saudita</strong>.</p>



<p>Inoltre, Roma ha una partnership strutturata sia con Doha sia con gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> per programmi di co-investimento, commercio e innovazione. L&#8217;Italia è il <a href="https://www.bna.bh/En/UAEItalytostrengthentradeinvestmentprivatesectorcollaboration.aspx?cms=q8FmFJgiscL2fwIzON1%2BDopgkBCh0Mx5XAjUoTSESCc%3D">primo partner commerciale non energetico degli Emirati in Europa</a> e con Abu Dhabi <strong>partecipa alla strategia del progetto per </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-lasse-delle-nazioni-tra-india-e-israele-preoccupa-il-pakistan.html"><strong>il corridoio indo-mediterraneo Imec</strong> guidato da Nuova Delhi</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Difendere il Golfo per difendere l&#8217;Italia</h2>



<p>Puntellare<a href="https://italstrat.substack.com/p/34-usa-e-israele-attaccano-liran"> la difesa aerea di questi Paesi </a>serve all&#8217;Italia a fare <strong>proiezione avanzata per sostenere interessi consolidati</strong> e tutelare professionisti e cittadini nazionali operanti nel Golfo. In seconda linea c&#8217;è Cipro, nazione dell&#8217;Unione Europea su cui in un quadro di solidarietà mediterranea è calata la tutela di Italia, Francia, Grecia e Spagna e in cui Eni è invece operatore del giacimento Cronos-1 di gas naturale. </p>



<p><strong>Schierare una nave a Cipro</strong> salderebbe inoltre una catena operativa di garanzia delle rotte navali dal territorio nazionale all&#8217;isola del Mediterraneo orientale con un occhio sul <strong>Mar Rosso dove incrocia la missione Aspides europea, a cui l&#8217;Italia partecipa</strong> e che ha il compito di agire in termini di deterrenza contro una possibile aggiunta al conflitto degli Houthi yemeniti. <strong>Circa il 40% del nostro commercio passa dal Mar Rosso</strong> e<a href="https://www.startmag.it/smartcity/commercio-marittimo-report-intesa-sanpaolo/"> l&#8217;Italia non può permettersi una <em>disruption</em> ulteriore dopo quella energetica</a>. </p>



<p>Roma non può permettersi certamente un sostegno diretto all&#8217;operazione israelo-americana, anche in virtù di rapporti politici con l&#8217;Iran che potrebbero tornare comodo in caso di mediazione, ma nemmeno una frattura nel campo euroatlantico come quella consumatasi tra gli Usa e la Spagna. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l&#8217;Italia non resta ferma nel Golfo</h2>



<p><strong>La presenza di questa rete di interessi impone a Roma di non restare inerte</strong>, anche per l&#8217;attenzione che molti cittadini hanno in prima persona per il teatro mediorientale. &#8220;Decine di migliaia di civili italiani vivono e lavorano nei paesi del Golfo, in aziende energetiche, imprese edili, missioni diplomatiche&#8221;, e dunque &#8220;se la difesa aerea del Golfo dovesse crollare e l&#8217;evacuazione diventasse necessaria, l&#8217;Italia ha bisogno di un corridoio protetto per uscire&#8221;,<strong> nota l&#8217;analista finanziario Shanaka Anslem Perera sul suo profilo X</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Italy was not attacked.<br><br>Yet Rome just announced it has supplied Gulf countries with air defense, anti-drone, and anti-missile systems including the SAMP/T, one of Europe’s most advanced surface-to-air batteries.<br><br>The same SAMP/T Italy has been sending to Ukraine to stop Russian… <a href="https://t.co/Svd5JCVjQo">pic.twitter.com/Svd5JCVjQo</a></p>&mdash; Shanaka Anslem Perera ⚡ (@shanaka86) <a href="https://twitter.com/shanaka86/status/2029534798038049139?ref_src=twsrc%5Etfw">March 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Secondo Perera, l&#8217;attivazione del sostegno tramite Samp-T, dunque, &#8220;non è generosità, ma un investimento&#8221;. <strong>La manovra pone l&#8217;Italia di fronte alla necessità di giocare un ruolo in Europa</strong> e nel terreno atlantico per favorire una de-escalation, evitare un&#8217;impennata dei prezzi energetici capace di mettere a repentaglio l&#8217;export su cui si basa la prosperità nazionale, <strong>presentarsi come un partner credibile per futuri appalti per la ricostruzione e la messa in sicurezza</strong> dei luoghi colpiti, in una regione che si affaccia sui teatri critici per la sicurezza nazionale, dal Mediterraneo allargato all&#8217;Africa. </p>



<p>Le mosse cautelative di Roma rispondono alla necessità <a href="https://www.iai.it/en/publications/c41/limits-and-strengths-italys-balancing-act-middle-east">di blindare una saldatura <strong>Mediterraneo-Golfo</strong></a> ritenuta cruciale per la sicurezza nazionale e la prosperità del Paese. Di per sé non sono risolutive. Ma possono fornire una traccia su una via europea al contenimento dei danni della guerra che, giorno dopo giorno, alimenta un salato conto economico per il Vecchio Continente.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a></p>
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		<title>Perché gli attacchi iraniani sono più efficaci del solito: lo spiega  l&#8217;esperto</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/perche-gli-attacchi-iraniani-sono-piu-efficaci-del-solito-lo-spiega-lesperto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 05:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Missili antiaerei]]></category>
		<category><![CDATA[Missili iraniani]]></category>
		<category><![CDATA[patriot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1024x706.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1536x1059.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-2048x1412.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Le esperienze della Guerra dei dodici giorni e la strategia della saturazione: Francesco Ferrante spiega perché l'Iran è più efficace.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1024x706.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1536x1059.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-2048x1412.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In risposta alla campagna di attacchi aerei lanciata sull&#8217;Iran dalla coalizione israelo-statunitense, Teheran ha condotto una serie di attacchi con missili balistici e droni unidirezionali che hanno messo nel mirino tutte le <strong>potenze del Golfo</strong>. Gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, l&#8217;Oman, l&#8217;Arabia Saudita, dove è stata <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/cia-station-saudi-arabia-struck-by-suspected-iranian-drone-source-says-2026-03-03/">colpita la stazione della CIA<em> </em></a>in prossimità dell&#8217;ambasciata statunitense, il Kuwait, la Giordania e il Qatar, sono diventati bersagli privilegiati dei vettori iraniani, che dopo aver messo a segno colpi decisivi, come quello inflitto alla stazione radar di rilevamento a lungo raggio per missili balistici An/Fps-132 di Uum Dahal, in Qatar, hanno ottenuto una maggiore efficacia. <br><br>Come ci spiega da Doha <strong>Francesco Ferrante</strong>, ex ufficiale dell’Esercito Italiano con riconosciute competenze strategiche e analitiche, e una lunga esperienza operativa e di pianificazione interforze alle spalle, questa volta ci troviamo di fronte a una situazione &#8220;ben diversa&#8221; rispetto agli attacchi lanciati precedentemente contro Israele.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-508047" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>Gli attacchi condotti dalla <strong>componente missilistica dell&#8217;IRGC </strong>rappresentano una minaccia assai più consistente rispetto a quelle del passato. Le lezioni precedenti, come la Guerra dei 12 giorni, devono aver dato modo di &#8220;imparare qualcosa&#8221; a entrambe le parti. Ognuno, compresi gli iraniani, ha aggiunto qualche piccolo tassello alla propria strategia offensiva e, nel caso di Teheran, potrebbe aver integrato piccole componenti tecnologiche, magari acquisite dalla Cina e dalla Russia (che deve molto all&#8217;Iran per la fornitura di <strong>droni unidirezionali Shahed</strong>, implementati anche con componenti cinesi).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intercettori &#8220;contati&#8221; e tattica della &#8220;saturazione&#8221;</h2>



<p>La strategia che stanno perseguendo è ancora una volta quella della saturazione, sostiene Ferrante: &#8220;Saturano l’Air Defense lanciando i missili meno avanzati, i più desueti&#8221;, attivando i PAC-3,<strong> </strong>o <strong>Patriot Advanced Capability-3</strong>, la variante più moderna ed efficace del sistema missilistico terra-aria Patriot che è stata progettata specificamente per intercettare e distruggere missili balistici tattici, missili da crociera e velivoli avanzati.</p>



<p>I PAC-3 vengono immediatamente lanciati per intercettare la minaccia, ma bisogna tenere conto che <strong>&#8220;a ogni missile lanciato dall’Iran, corrisponde un minimo di due o tre, fino a un massimo di cinque missili intercettori,</strong> che aumentano il calcolo probabilistico di abbattimento&#8221;, e allo stesso tempo svuotano velocemente gli arsenali di una potenza regionale. I missili intercettori di vario tipo <em>&#8220;non sono infiniti&#8221;</em>. Per quanto una potenza possa stoccarli, a un certo punto finiranno. Il calcolo è &#8220;semplice&#8221;, spiega l&#8217;esperto, &#8220;per ogni missile o minaccia aerea, parliamo del lancio di due o tre intercettori, che, a secondo del loro modello, possono costare da 1 milione e mezzo a 10 milioni di dollari, l’uno&#8221;.<br><br> A fronte di “mille lanci iraniani” su una vastissima area, la risposta deve aver portato al<strong> lancio </strong>di un <strong>enorme numero di intercettori</strong>. E a questi ritmi le difese aeree di una piccolo potenza &#8220;possono avere 5/6 giorni di piena autonomia&#8221;, poi gli arsenali possono &#8220;andare in affanno&#8221;, se non viene ridotta &#8220;l’intensità dei lanci&#8221;. <br><br>Possiamo ipotizzare, che dopo la prima ondata incentrata sul lancio di missili meno avanzati e droni, gli iraniani abbiamo impiegato missili più sofisticati, e che seguendo sempre la <strong>strategia della saturazione</strong>, abbiano messo nel mirino obiettivi strategici come i radar che sono parte essenziale dei<strong> sistemi di <em>early warning</em></strong>, le infrastrutture che utilizzano radar, satelliti e sensori per rilevare, tracciare e classificare potenziali minacce — come missili, aerei o droni — in tempo reale, fornendo il tempo necessario per rispondere. Lo dimostra, ad esempio, la capacità di &#8220;bucare le difese del Barehin&#8221;, i problemi analoghi che sono stati riscontrati in Kuwait, e il<strong> radar An/Fps-132</strong> colpito in Qatar.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">💸 US loses nearly $2B in military equipment during early phase of strikes against Iran, according to estimates compiled by Anadolu ⤵️<br><br>• $1.1B AN/FPS-132 early-warning radar hit at Al Udeid Air Base in Qatar<br><br>• 3 F-15E Strike Eagles lost in friendly fire by Kuwaiti air… <a href="https://t.co/uLh8eU8vtY">pic.twitter.com/uLh8eU8vtY</a></p>&mdash; Anadolu English (@anadoluagency) <a href="https://twitter.com/anadoluagency/status/2029249401990836569?ref_src=twsrc%5Etfw">March 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivo potenze del Golfo</h2>



<p>Secondo le <a href="https://www.fw-mag.com/shownews/950/iran-strikes-us-radar-and-communication-systems-in-the-gulf">analisi </a> e dati messi insieme in questi <strong>primi 5 giorni di guerra,</strong> l&#8217;Iran ha colpito tutte le basi militari statunitensi e gli asset concessi a forze statunitensi nel Golfo. Tra gli obiettivi colpiti da Teheran<strong> </strong>ci sarebbero due radome che ospitavano i <strong>sistemi di comunicazione satellitare An/Gsc-52B SatCom</strong> nella base di Al-Jufair in Bahrein; antenne satellitari nella base di Al Dhafra, negli Emirati, e secondo alcune fonti un <strong>radar legato al sistema antibalistico Thaad</strong> di Al Ruwais, del tipo <strong>An/Tpy-2</strong>, sistema bersagliato anche presso la base saudita di Prince Sultan e presso la base di Muwaffaq Salti in Giordania. Nel mirino anche alcune strutture collegate ai sistemi Satcom Ali al Salem in Kuwait.<br><br>&#8220;Sulla base degli ultimi dati disponibili, circa l&#8217;85% degli attacchi iraniani è stato perpetrato verso i Paesi del Golfo, non verso Israele, colpito tuttavia da più di 180 missili balistici e più di 120 droni&#8221;, ha reso noto oggi il ministro della Difesa italiana, <strong>Guido Crosetto</strong>, come risposta alla richiesta di aiuti dei<strong> Paesi del Golfo</strong>. Mentre la piattaforma <em>OsintDefender</em> avverte che gli stati arabi nel Golfo Persico stanno &#8220;andando pericolosamente a corto di intercettori per abbattere i missili balistici e crociera lanciati dall&#8217;Iran&#8221;. Per questo i governi della regione hanno &#8220;chiesto agli Stati Uniti di accelerare le nuove forniture&#8221;, dicendo loro che i funzionari a Washington stanno creando una task force per risolvere il problema . Una formula che, stando alle ultime informazioni, potrebbe coinvolgere i sistemi di &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/droni-anti-shahed-cambio-missili-patriot-cosa-c-dietro-mossa-2634242.html">difesa aerea ibrida</a>&#8221; <strong>proposta da Kiev</strong>. Che ha maturato un <em>know how </em>rilevante nel fronteggiare sciami di droni e missili, in quattro anni di guerra con la Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-gli-attacchi-iraniani-sono-piu-efficaci-del-solito-lo-spiega-lesperto.html">Perché gli attacchi iraniani sono più efficaci del solito: lo spiega  l&#8217;esperto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I veicoli da combattimento Lynx, la nuova arma della cavalleria italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/i-veicoli-da-combattimento-lynx-la-nuova-arma-della-cavalleria-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 05:56:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Carri armati]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del futuro]]></category>
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		<category><![CDATA[Rheinmetall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1678" height="572" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29.jpeg 1678w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-300x102.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-1024x349.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-768x262.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-1536x524.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-600x205.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1678px) 100vw, 1678px" /></p>
<p> I Lynx e i Panther delineano la scelta di puntare su piattaforme comuni, sviluppate attraverso alleanze industriali europee,</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/i-veicoli-da-combattimento-lynx-la-nuova-arma-della-cavalleria-italiana.html">I veicoli da combattimento Lynx, la nuova arma della cavalleria italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1678" height="572" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29.jpeg 1678w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-300x102.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-1024x349.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-768x262.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-1536x524.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-10-alle-01.35.29-600x205.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1678px) 100vw, 1678px" /></p>
<p>La consegna dei primi<strong> veicoli da combattimento Lynx</strong> all’Esercito Italiano ha dato inizio a uno dei più ambiziosi programmi di rinnovamento della componente militare terrestre del nostro Paese, rappresentando al tempo stesso<strong> un passo  rilevante</strong>, a <strong>livello politico </strong>e <strong>industriale</strong>, nell&#8217;ampio processo di integrazione europea della difesa che punta a schierare sistemi tecnologicamente avanzati basati su <strong>piattaforme condivise</strong>.</p>



<p>I <a href="https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/consegna-del-lynx-allesercito/128721.html">primi quattro veicoli</a> corazzati Lynx, denominato A2CS, <em>Army Armoured Combat System</em>, costituiscono il <strong>primo lotto </strong>di un ordine pianificato complessivo di <strong>1.050 veicoli</strong>, destinati a riorganizzare le unità corazzate dell’Esercito Italiano. Questi veicoli corazzati da combattimento, parte della flotta di&nbsp;<em>Armored Infantry Fighting Vehicle</em>, che nella serie di piattaforme derivate, garantirà la presenza e la massima capacità nei moderni scenari operativi, implementando il concetto di&nbsp;<em>cooperative combat</em>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Italian Army receives first Lynx KF-41 IFVs from Leonardo Rheinmetall to replace Dardo fleet <a href="https://t.co/Usgy5sMfiq">pic.twitter.com/Usgy5sMfiq</a></p>&mdash; Army Recognition (@ArmyRecognition) <a href="https://twitter.com/ArmyRecognition/status/2016444048467259774?ref_src=twsrc%5Etfw">January 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una Lince con molteplici configurazioni</h2>



<p>Come abbiamo riportato in precedenza, i<a href="https://it.insideover.com/difesa/lesercito-italiano-schiera-il-lynx-il-futuro-della-fanteria.html"> veicoli da combattimento della famiglia Lynx</a> sono stati sviluppati per garantire la migliore combinazione di protezione, potenza di fuoco e mobilità sul campo, e prevedono&nbsp;cinque varianti<strong>&nbsp;</strong>con sedici diverse configurazioni. Protetti da una “corazza modulare”, studiata per fornire protezione da armi anticarro, munizioni di medio calibro, schegge di artiglieria, IED (<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/cosa-sono-gli-ied-gli-improvised-exsplosive-device.html">Improvised Esplosive Device</a>), questi veicoli corazzati sono lunghi 7,7 metri per una larghezza di 3,6 metri, hanno un equipaggio di 2 o 3 uomini, e nel caso della versione adibita al trasporto della fanteria, possono ospitare 8 soldati completamente equipaggiati.</p>



<p>Il Lynx può essere&nbsp;<strong>equipaggiato&nbsp;</strong>con un ampia <strong>varietà di armamenti</strong> che comprendono un cannone automatico da 30mm MK 30-2/ABM, abbinato a una mitragliatrice coassiale da 7.62mm, sistemi armati con missili anticarro, e sistemi per la difesa aerea, oltre alle versioni per il “supporto medio e pesante” della fanteria, armati con mortaio e cannone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Italia e Germania unite nei piani di difesa dell&#8217;Europa</h2>



<p>La consegna dei veicoli arriva a pochi giorni dalla firma di un <strong>accordo di cooperazione</strong> in materia di difesa tra Italia e Germania, che punta esplicitamente a ridurre la frammentazione, promuovere la standardizzazione e rafforzare l’interoperabilità tra le rispettive forze armate, sostenendo al contempo l’industria europea della difesa. Un contesto che rafforza la lettura del Lynx non solo come piattaforma militare, ma come tassello di una più ampia <strong>strategia politico-industriale</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">“This is a strategic signal,” said Björn Bernhard, Rheinmetall’s European vehicles head. <a href="https://t.co/VFhzy3b3iP">https://t.co/VFhzy3b3iP</a></p>&mdash; Defense News (@defense_news) <a href="https://twitter.com/defense_news/status/2016442141497610396?ref_src=twsrc%5Etfw">January 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Durante la cerimonia di consegna, Björn Bernhard, responsabile europeo dei sistemi veicolo di <strong>Rheinmetall</strong>, ha dichiarato: “<em>Questo è un segnale strategico</em>”, sottolineando come l’Europa resti ancora “<em>frammentata, con troppi sistemi, troppe catene di approvvigionamento e una profondità industriale insufficiente</em>”, una condizione definita “<em>insostenibile e pericolosa</em>”. Secondo il responsabile dell&#8217;azienda tedesca , il programma Lynx &#8220;<em>sta fornendo ciò di cui l&#8217;Europa ha urgente bisogno. Integrazione industriale invece di approcci nazionali isolati</em>&#8220;, il quale ha aggiunto che, in tal senso, &#8220;<em>l&#8217;Europa sta diventando più resiliente</em>&#8220;.</p>



<p>È in questo quadro, infatti, che il programma Lynx viene considerato come una <a href="https://www.defensenews.com/global/europe/2026/01/28/italy-gets-first-lynx-fighting-vehicles-due-to-reshape-the-army/">risposta concreta</a> alla necessità di integrazione industriale, in contrapposizione a soluzioni nazionali isolate. Presenti alla cerimonia, che si è tenuta lo scorso 27 gennaio, era il Ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong>, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello, l’amministratore delegato di <strong>Leonardo</strong> Roberto Cingolani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La joint venture Leonardo-Rheinmetall</h2>



<p>I primi quattro veicoli consegnati all&#8217;Esercito Italiano sono modelli equipaggiati con <strong>torrette Rheinmetall</strong>, mentre i successivi 16 Lynx, in consegna tra ottobre e l’inizio del 2027, saranno dotati della <strong><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/02/primi-aifv-lynx-per-lesercito-italiano-maggiori-dettagli-sul-programma-a2cs/">torretta Hitfist da 30 mm</a></strong> prodotta da Leonardo. Dal punto di vista tecnico-industriale, questo esempio di integrazione delle torrette italiane con i telai Lynx, che si pensa avverrà con ogni probabilità presso lo stabilimento Leonardo di La Spezia o presso Iveco Defence Vehicles, l’azienda acquisita da Leonardo nel 2024, è un chiaro esempio del piano condiviso dalle due aziende nell&#8217;ambito della futura<strong> difesa europea </strong>di cui sono esempio virtuoso.</p>



<p>Secondo quanto dichiarato dai vertici di Leonardo, l’Esercito Italiano dispone di un’opzione per l’acquisizione di ulteriori 30 veicoli nella stessa configurazione, opzione che potrebbe essere esercitata già nella prima metà dell’anno. Inserendo il programma nel quadro della <strong>joint venture</strong> Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, costituita nel 2024 e destinata a rappresentare uno dei pilastri della <strong>cooperazione industriale italo-tedesca</strong> nel settore terrestre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il destino del Lynx, un&#8217;arma di cavalleria</h2>



<p>Nel quadro del profondo rinnovamento che anche l&#8217;Esercito Italiano sta perseguendo, al pari e in sintonia con le altre potenze europee, il Lynx è destinato a diventare l’&#8221;<em>elemento centrale</em>&#8221; di una forza terrestre orientata al concetto di &#8220;<em>cooperative combat</em>&#8220;, dotando le nostre forze terrestri di un <strong>sistema avanzato</strong> &#8211; che andrà a sostituire i veicoli da combattimento Dardo &#8211; con un elevato grado di interconnessione tra sensori, piattaforme e sistemi di comando e controllo.</p>



<p>Una trasformazione che, stando alle parole del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito,<strong> Generale di Corpo d&#8217;Armata&nbsp;Carmine Masiello</strong>, rappresenta l’inizio concreto di un percorso di “<em>meccanizzazione</em>” dell&#8217;Esercito, e che è &#8220;<em>destinato a cambiare radicalmente il modo di combattere delle unità terrestri italiane</em>&#8220;.</p>



<p>Come è già noto, il programma Lynx si affianca al programma di sviluppo e schieramento dei nuovi <em>Main Battle Tank </em><strong><em> </em>Panther</strong>, di cui l’Italia prevede l’<strong>acquisizione di 272 varianti</strong>, portando il valore complessivo dell’accordo a circa 23 miliardi di euro. I primi prototipi del Panther sono attesi tra la fine del 2029 e l’inizio del 2030. Insieme, i Lynx e i Panther delineano la scelta di puntare su piattaforme comuni, sviluppate attraverso alleanze industriali europee, per colmare ritardi accumulati in decenni di &#8220;sottoinvestimento&#8221; e frammentazione delle risorse. Una scommessa che va oltre il semplice ammodernamento dei mezzi e che chiama in causa la credibilità stessa dell’Europa come attore militare e industriale in uno scenario internazionale sempre più instabile.</p>



<p>Sebbene non sia ancora stato pubblicato un elenco ufficiale dei reggimenti, si ritiene che i veicoli cingolati da combattimento per la fanteria e le varianti specializzate basate sul Lynx verranno assegnati a <strong>Reggimenti di Cavalleria</strong> delle Brigate Pesanti<strong>, Corazzate</strong> e <strong>Meccanizzate</strong>, i principali destinatari di questi mezzi corazzati di ultima generazione che faranno la differenza negli scenari futuri.</p>



<p><strong><em>Lo sviluppo di tecnologie militari&nbsp;d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti&nbsp;è parte del nostro sforzo quotidiano.&nbsp;Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro,&nbsp;</em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati oggi!</a></strong></p>
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		<item>
		<title>Divorzio Francia-Germania sul caccia di sesta generazione. E Meloni e Merz ora parlano anche di piattaforme terrestri</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/divorzio-francia-germania-sul-caccia-di-sesta-generazione-e-meloni-e-merz-ora-parlano-anche-di-piattaforme-terrestri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 10:54:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[GCAP]]></category>
		<category><![CDATA[Systeme de combat aerien du futur (Scaf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1542" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-300x226.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-1024x771.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-768x578.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-1536x1157.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-600x452.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>La Germania sarebbe pronta a entrare nel GCAP, il programma italo-anglo-nipponico per un caccia di sesta generazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1542" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-300x226.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-1024x771.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-768x578.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-1536x1157.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-05-at-16.18.24-600x452.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>La <strong>Germania </strong>potrebbe entrare ufficialmente nel programma <strong>GCAP </strong>(<em>Global Combat Air Programme</em>) per un caccia di sesta generazione. Indiscrezioni riportate dal <em><a href="https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/caccia-del-futuro-berlino-valuta-di-unirsi-alla-joint-venture-roma-londra-tokyo-smacco-per-la-francia/ar-AA1VHQZy">Corriere della Sera</a></em> riferiscono che durante l&#8217;incontro al vertice tra la presidente del Consiglio Giorgia <strong>Meloni </strong>e il cancelliere tedesco Friedrich <strong>Merz, </strong>tenutosi recentemente a Roma, si sia discusso della possibile partecipazione tedesca al nuovo velivolo italo-anglo-nipponico, e che da parte italiana non ci siano state obiezioni, tanto meno un rifiuto, ma disponibilità.</p>



<p>Questa possibilità è stata avanzata più volte dalla Germania nel corso degli ultimi due anni, e a <a href="https://www.armyrecognition.com/news/aerospace-news/2025/germany-considers-joining-edgewings-gcap-fighter-program-as-fcas-tensions-grow">dicembre del 2025</a> il ministro della Difesa italiano <strong>Guido Crosetto</strong> aveva riferito in Parlamento che erano giunte richieste di adesione al GCAP provenienti da Australia, Arabia Saudita, Canada e Germania, mentre il partenariato tedesco nello <strong>SCAF </strong>(<em>Système de Combat Aérien du Futur</em>) continuava ad affrontare tensioni politiche e industriali.</p>



<p>Il ministro Crosetto aveva precisato in quell&#8217;occasione che la Germania potrebbe probabilmente aderire al GCAP, ora chiamato <strong>Edgewing </strong>dalla joint venture che unisce le competenze di livello mondiale di BAE Systems (Regno Unito), Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (Giappone), in una fase successiva e aveva sottolineato che si sta lavorando per garantire che qualsiasi Stato che desideri partecipare abbia un percorso di adesione chiaramente definito. “Più Paesi partecipano, maggiore è la massa critica in cui investire, più menti brillanti possono essere riunite, maggiore è il ritorno economico e minori i costi per noi”, aveva affermato Crosetto in quell&#8217;occasione.</p>



<p>Berlino <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-germania-vuol-mollare-lo-scaf-e-la-francia-lultima-sfida-sui-caccia-di-sesta-generazione.html">da tempo</a> sta affrontando crescenti pressioni da parte dei parlamentari tedeschi per porre fine al suo coinvolgimento nello SCAF e ormai tutto fa pensare che in terra teutonica si stia pensando al modo di come uscirne, piuttosto che al se uscirne. Un alto funzionario del ministero degli Esteri tedesco ha spiegato al <em>Corriere </em>che occorre <strong>“chiudere bene” con la Francia </strong>in un momento particolarmente delicato dei rapporti bilaterali per via di divergenze su tanti dossier. </p>



<p>La parola ora passa al <strong>Regno Unito</strong>, che aveva precedentemente indicato di essere aperto all’adesione della Germania in qualche modo, mentre si ritiene che il <strong>Giappone </strong>sia più titubante temendo un allungamento dei tempi di consegna, motivo per il quale si era inizialmente opposto anche alla partecipazione dell&#8217;Arabia Saudita. Tokyo infatti ha la necessità urgente che l’aereo entri in servizio entro il 2035.</p>



<p>La Germania aveva già ridotto la sua partecipazione allo SCAF <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-di-sesta-generazione-la-germania-molla-la-francia.html">a novembre del 2025</a>, stabilendo che non ci fossero più i presupposti per lo sviluppo di un “sistema di sistemi” comprensivo di caccia pilotato, software e drone collaborativo, e giungendo a prendere la decisione di sviluppare congiuntamente con la Francia esclusivamente il <em>cloud </em>del velivolo da combattimento ovvero il <strong>Combat Fighter System Nucleus (CFSN) <em>cloud</em></strong>. </p>



<p>Allora il colonnello Andreas Rauber, responsabile del programma SCAF presso il BAAINBw (l’ufficio federale della Bundeswehr per l’equipaggiamento, informazioni, tecnologia e supporto in servizio), aveva sottolineato che l’”equilibrio globale” del programma era “messo in discussione” in quanto “diversi partner propongono di trattare sempre più aerei e sistemi senza pilota come risorse nazionali. Questo rompe completamente l’equilibrio”, ed erano già stati avviati <strong>colloqui tecnici con Regno Uniti e Italia </strong>per valutare la fattibilità dell’allineamento dei collegamenti dati e dell’interoperabilità tra il CFSN e l’architettura di sistema italo-anglo-nipponico, espandendo la compatibilità del Combat Cloud nei progetti europei.</p>



<p>Lo SCAF così come era nato nel lontano 2017 è ormai defunto, al punto che gli stessi francesi, che hanno sempre espresso la ferma volontà di mantenere la grande maggioranza del carico di lavoro sul velivolo, stanno pensando a un&#8217;altra opzione, tutta autoctona, che avrebbe come base di partenza il <strong>Rafale F5</strong> da sviluppare in un NGF (Next Generation Fighter). Una scelta che limiterebbe l’apporto tecnologico e la portata del programma a causa della scarsa cooperazione esterna – la Francia non ha un caccia di quinta generazione &#8211; mentre dal punto di vista della politica industriale e della difesa europea si continuerebbe ad avere la frammentazione del panorama dei velivoli di sesta generazione.</p>



<p>L&#8217;uscita tedesca dallo SCAF, ma soprattutto la modalità dell&#8217;uscita, sarà da tenere in considerazione per un altro programma strategico per la Difesa europea del futuro: l&#8217;MBT (<em>Main Battle Tank</em>) di nuova generazione <strong>MGCS (<em>Main Ground Combat System</em>)</strong>. Il suo programma di sviluppo, ancora una volta franco-tedesco, è legato a doppio filo alle sorti dello SCAF e anche in questo caso la base industriale tedesca si è sempre dimostrata scontenta per quanto riguarda la ripartizione del lavoro, l’assegnazione dei brevetti e quindi la gestione dei requisiti di sistema. </p>



<p>Di contro la Francia ha sempre negato la possibilità di ingresso di altri partner a livello paritario – come caldeggiato dalla Germania – e sappiamo che l&#8217;Italia ha in essere un programma di ricerca per l&#8217;acquisizione di piattaforme MBT del futuro e ha cercato di entrare proprio nel programma MGCS, definito anch&#8217;esso, come il caccia di sesta generazione, un “sistema di sistemi”. Secondo il <em>Corriere </em>in uno dei due protocolli usciti dal vertice di Roma si torna a parlare di <strong>“potenziale futura cooperazione per la produzione di una comune, innovativa piattaforma terrestre”</strong>, quindi correlata agli MBT di nuova generazione in considerazione degli ordini già effettuati per l&#8217;IFV “Lynx” e per il carro “Panther”, ma c’è molto interesse nel settore navale e nei satelliti.</p>
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		<title>L’Artico come promessa e come trappola: la strategia nazionale italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lartico-come-promessa-e-come-trappola-la-strategia-nazionale-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 05:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=502819</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> L’Italia può giocare competenze industriali e tecnologiche, cantieristica, sistemi di osservazione. Ma l’Artico non è un nuovo mercato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/lartico-come-promessa-e-come-trappola-la-strategia-nazionale-italiana.html">L’Artico come promessa e come trappola: la strategia nazionale italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Roma scopre il Nord, ma il Nord non è più quello di una volta. La <strong>strategia artica </strong>presentata dal governo non è un semplice capitolo di politica commerciale: è una dichiarazione d’intenti su un’area che, nel giro di pochi anni, è passata da periferia geografica a<strong> snodo degli equilibri globali.</strong> Il linguaggio è quello rassicurante della pace, della cooperazione e della prosperità. Ma la scelta stessa di <a href="https://it.insideover.com/ambiente/litalia-nellartico-con-la-missione-high-north-2020-della-marina-militare.html">mettere l’Artico </a>tra le<strong> priorità europee e dell’Alleanza Atlantica</strong> dice che la stagione dell’innocenza è finita: se l’Artico diventa priorità, vuol dire che qualcuno lo considera già un terreno di competizione.</p>



<p><strong>Qui la politica italiana prova a fare una mossa doppia: </strong>restare nel registro della collaborazione internazionale e, nello stesso tempo, aprire spazi concreti per le imprese. Non è contraddizione, è realismo. Perché oggi la cooperazione è anche una forma di posizionamento: chi siede al tavolo della ricerca, degli standard, delle infrastrutture e della sicurezza, decide i margini del gioco economico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geoeconomia dietro la parola “affari”</h2>



<p>L’annuncio di una missione imprenditoriale e di un possibile gruppo orientato all’esportazione in settori come difesa, energia e spazio va letto per quello che è: <strong>un tentativo di inserire l’Italia nelle catene del valore che contano davvero.</strong> L’Artico è un archivio di risorse e, soprattutto, un corridoio potenziale di rotte e collegamenti. Con il ritiro dei ghiacci aumentano le finestre operative, e con esse cresce l’interesse per porti, cantieri, logistica, assicurazioni, comunicazioni, satelliti, osservazione e soccorso.</p>



<p>Il punto, però, è che <strong>la ricchezza artica non è mai “neutra”.</strong> Le materie prime sono potere: chi controlla l’estrazione, la trasformazione e il trasporto controlla anche il prezzo politico della transizione energetica e tecnologica. L’Italia, Paese industriale e dipendente dall’estero, ha un motivo serio per cercare un ruolo: ridurre vulnerabilità, non inseguire un miraggio. Ecco perché <strong>il viaggio annunciato a Washington per discutere di materie prime è più importante di quanto sembri: </strong>significa che la partita non è solo europea, ma transatlantica, e che le filiere critiche sono diventate un capitolo di diplomazia quotidiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione militare</h2>



<p><strong>La critica di Crosetto alla frammentazione dei piccoli schieramenti </strong>nazionali in Groenlandia coglie un problema vero. Mettere pezzi sparsi non crea deterrenza, crea confusione. <strong>L’Artico richiede continuità</strong>, interoperabilità, catena di comando, capacità di sorveglianza e protezione delle infrastrutture. In altre parole: meno gesti simbolici e più architettura operativa.</p>



<p>Ma invocare l’Alleanza Atlantica oggi significa anche misurarsi con la fragilità del vincolo. Se l’Alleanza è il contenitore, la domanda è: quanto è solido il coperchio? <strong>L’Artico, con i suoi spazi immensi e le sue infrastrutture esposte, non perdona l’improvvisazione.</strong> La sicurezza non è solo presenza militare: è protezione di cavi, dati, rotte, stazioni di ricerca, capacità di risposta alle emergenze. È anche un test di maturità per l’Europa, che spesso parla di autonomia ma poi, quando serve, torna a dipendere dal pilastro americano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Groenlandia e dazi</h2>



<p>La strategia italiana nasce mentre Washington, con Trump, agita la Groenlandia come obiettivo di espansione d’influenza. È un passaggio che altera tutto: perché sposta l’attenzione dal confronto con attori esterni alla frizione dentro il campo occidentale. E quando la pressione politica si accompagna alla minaccia di dazi verso Paesi europei coinvolti in Groenlandia, la questione diventa immediatamente geoeconomica: <strong>il commercio come arma, il mercato come leva, l’alleanza come negoziato.</strong></p>



<p><strong>Meloni definisce i dazi un errore e prova a ricucire.</strong> È una linea comprensibile: l’Italia non ha interesse a una frattura transatlantica, soprattutto mentre chiede unità sul fronte artico. Ma qui si vede il limite strutturale: l’Artico richiede coesione, e la coesione oggi è il bene più raro. Se in alcune capitali europee si ragiona davvero su una separazione di lungo periodo da Washington, significa che non siamo più nel terreno delle schermaglie, ma in quello delle scelte strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il banco di prova italiano</h2>



<p>Il forum di Roma annunciato per marzo è una buona idea se serve a costruire una comunità nazionale di interessi: imprese, ricerca, istituzioni, difesa. Ma una strategia non vive di eventi. Vive di soldi, priorità e capacità di stare in un teatro complesso senza confondere ambizione e propaganda.</p>



<p><strong>L’Italia può giocare una carta sensata: competenze industriali e tecnologiche, cantieristica, sistemi di osservazione,</strong> gestione delle emergenze, energia e ricerca. Però deve evitare l’equivoco di fondo: l’Artico non è un nuovo mercato da conquistare con una vetrina, è un terreno dove si misurano potenza e vulnerabilità. E dove “rilanciare gli affari” significa prima di tutto difenderli: con filiere più robuste, con alleanze meno isteriche, con una postura europea che non si limiti a seguire le onde, ma provi finalmente a governarle.</p>
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		<title>Italia, Giappone e UK, il punto sul GCAP: la riunione dei tre ministri della Difesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 03:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia di sesta generazione]]></category>
		<category><![CDATA[GCAP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1275" height="863" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Trilaterale-GCAP.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Trilaterale-GCAP.jpg 1275w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Trilaterale-GCAP-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Trilaterale-GCAP-1024x693.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Trilaterale-GCAP-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Trilaterale-GCAP-600x406.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1275px) 100vw, 1275px" /></p>
<p>Mentre lo SCAF, il caccia franco-tedesco-spagnolo è "cerebralmente morto", il GCAP gode di ottima salute e si avvia al primo contratto.</p>
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<p>Lo scorso 25 novembre, i ministri della Difesa di Italia, Giappone e Regno Unito hanno tenuto una videoconferenza trilaterale dedicata al <strong>Global Combat Air Programme (GCAP)</strong>, come riportato dai dicasteri della Difesa italiano e <a href="https://www.mod.go.jp/en/article/2025/11/0f6147620f5391e195b93813a120a05d2caec992.html">giapponese</a>.</p>



<p>L&#8217;incontro, presieduto dal nuovo ministro della Difesa di Tokyo <strong>Shinjiro Koizumi</strong>, dal segretario alla Difesa britannico <strong>John Healey</strong> e dal ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong>, è stato funzionale per portare lo sviluppo del caccia di sesta generazione a un livello superiore, passando dall&#8217;impegno politico alla realtà industriale. </p>



<p>Al centro dei colloqui c&#8217;è stato l&#8217;<strong>imminente primo contratto</strong> internazionale tra il GIGO (<em>GCAP International Government Organistation</em>) e la <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/britain-italy-japan-launch-joint-stealth-jet-company-gcap-2024-12-13/">joint venture Edgewing</a>, che strutturerà la progettazione, i test e le prime fasi di produzione. </p>



<p>Questo passo corona anni di preparazione per un caccia comune di nuova generazione che sostituirà le flotte di Eurofighter Typhoon e Mitsubishi F-2 e consolida un assetto di sesta generazione che sarà sistema di sistemi, includendo droni e reti avanzate, portando così il GCAP a diventare il pilastro fondamentale della potenza aerea in Europa e Indo-Pacifico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Al centro il sistema di propulsione</h2>



<p>Il programma aerospaziale internazionale di sesta generazione, come riferisce <a href="https://www.difesa.it/eng/primo-piano/global-combat-air-programme-meeting-between-italy-japan-and-the-united-kingdom/83976.html">una nota del Ministero della Difesa italiano</a>, è “fondamentale per generare capacità innovative, anche non tradizionalmente legate alla Dfesa, e realizzare progetti a duplice uso, nonché vantaggi competitivi e tecnologici essenziali per contrastare le minacce e le sfide presenti e future”. </p>



<p>“L&#8217;incontro in videoconferenza”, ha dichiarato il ministro Crosetto, “è stata l&#8217;occasione per ribadire il forte e condiviso impegno nel progetto, anche sulla base delle attività dei due rami operativi del programma recentemente attivati: l&#8217;Organizzazione Governativa Internazionale (GIGO) e la joint venture &#8220;Edgewing&#8221;, che riunisce leader internazionali del settore aerospaziale come BAE Systems (Regno Unito), <strong>Leonardo </strong>e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (Giappone). È stata ribadita la necessità di garantire il massimo impegno <strong>in vista dell&#8217;imminente firma del primo contratto internazionale</strong>, che avvierà attività concrete per dotare il programma del suo primo velivolo entro il 2035”.</p>



<p>Sebbene i dettagli tecnici della cellula siano ancora in fase di sviluppo, i funzionari hanno evidenziato il sistema di propulsione come elemento fondamentale del programma. Il <strong>motore</strong> di tipo avanzato è progettato per integrare materiali ad alta temperatura, nuove tecnologie di gestione termica e un ampio utilizzo della produzione additiva per supportare prestazioni migliorate e ridurre le esigenze di manutenzione, e si ritiene che proprio il nuovo propulsore sarà l&#8217;oggetto del primo contratto industriale del GCAP. </p>



<p>Il programma trinazionale mira a realizzare un caccia multiruolo stealth bimotore, progettato fin dall&#8217;inizio come <strong>fulcro di una rete di combattimento aereo</strong> piuttosto che come piattaforma autonoma. Il <em>concept</em> iniziale punta a un grande velivolo con ala a delta ottimizzato per autonomia, carico utile interno e bassa osservabilità, in grado di trasportare circa il doppio del carico di armi interno di un F-35A, pur ospitando un&#8217;ampia capacità di sensori e di elaborazione per controllare UAV (<em>Unmanned Air Vehicle</em>) del tipo CCA (<em>Collaborative Combat Aircraft</em>) e mantenere una <strong><em>kill chain</em> in profondità</strong> nello spazio aereo conteso. La filosofia progettuale enfatizza un vano armi interno flessibile e l&#8217;integrazione <em>by design</em> di piattaforme collaborative senza equipaggio, consentendo al velivolo di passare rapidamente dai ruoli di superiorità aerea, <strong>attacco in profondità, guerra elettronica</strong> e ISR senza sacrificare la furtività. Questo va oltre il modello di caccia di quinta generazione di verso un vero e proprio nodo di comando per l&#8217;accoppiamento <em>manned/unmanned</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il collasso del progetto di Francia e Germania</h2>



<p>Nel mentre, <strong>Francia</strong> e <strong>Germania</strong> stanno cercando di salvare il loro caccia di nuova generazione, progettato insieme alla Spagna, ma lo SCAF (<em>Système de Combat Aérien du Futur</em>) che ha un valore stimato di 100 miliardi di euro, è sull&#8217;orlo del collasso. Il progetto, lanciato più di otto anni fa, è al centro di controversie tra Dassault Aviation e Airbus su questioni legate alla condivisione del lavoro e ripartizione dei brevetti, al punto che <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-di-sesta-generazione-la-germania-molla-la-francia.html">la Germania si sta sfilando dal programma</a> vero e proprio  (praticamente identico, per concetto, al GCAP) con l&#8217;intenzione di mantenere solo la collaborazione sul cuore informatico del “sistema di sistemi”, ma di procedere autonomamente per quanto riguarda cellula e CCA. </p>



<p><a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/airbus-ceo-says-europes-two-fighter-jet-programmes-could-combine-2025-01-15/">A inizio di quest&#8217;anno</a>, l&#8217;Amministratore Delegato di Airbus <strong>Guillaume Faury</strong> auspicava che i due progetti potessero un giorno confluire, forse proprio considerando la difficoltà nel trovare un accordo propizio per entrambe le parti in causa nello SCAF, ma attualmente il programma GCAP è in fase più avanzata rispetto al suo concorrente e la soluzione paritaria che lega Italia, Giappone e Regno Unito, con una partecipazione al 33,3% ciascuno, sembra non essere quella desiderata da Dassault Aviation, che nello storico del progetto SCAF ha sempre mostrato di volere la maggior parte del carico del lavoro su cellula e CCA. </p>



<p>Nonostante questo, i governi di Francia e Germania non intendono abbandonare il progetto e stanno <strong><a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/france-germany-step-up-pressure-arms-firms-resolve-fighter-impasse-2025-11-25/">mettendo pressione</a></strong> sulle rispettive industrie: a seguito dei colloqui della scorsa settimana tra il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Berlino ha redatto una “roadmap decisionale” come parte della scadenza di metà dicembre per raggiungere un accordo, secondo quanto riferito da Reuters. L&#8217;obiettivo è che gli amministratori delegati dei partner industriali partecipanti trovino e firmino un accordo scritto sui principi fondamentali della cooperazione per la prossima fase del programma entro metà dicembre. </p>



<p>Si sta riproponendo quindi, e <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-ha-un-problema-con-lo-scaf-o-e-la-francia-il-problema.html">per nulla inaspettatamente</a>, la stessa situazione che portò allo scisma del programma Eurofighter negli anni &#8217;80, con Dassault Aviation che abbandonò il consorzio europeo per procedere autonomamente nella costruzione di un nuovo caccia di quarta generazione che divenne il Rafale. Risulta ormai oltremodo chiaro che l&#8217;unica soluzione percorribile, per la <strong>Germania</strong>, sia quella di <strong>entrare nel GCAP</strong>, come ipotizzato dagli stessi tedeschi diverse volte, in modo da massimizzare gli sforzi industriali in un consorzio già rodato (nell&#8217;Eurofighter, insieme alla Spagna, c&#8217;è anche Italia e Regno Unito) e per evitare di accumulare ulteriori ritardi, che hanno posticipato la nascita dello SCAF al 2040.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/italia-giappone-e-uk-il-punto-sul-gcap-la-riunione-dei-tre-ministri-della-difesa.html">Italia, Giappone e UK, il punto sul GCAP: la riunione dei tre ministri della Difesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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