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	<title>Giorgio Armani Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 13 Sep 2025 14:40:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giorgio Armani Archives - InsideOver</title>
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		<title>La scomparsa di Giorgio Armani: il re del Made in Italy è morto, viva il Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 14:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armani" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scomparsa di re Giorgio mette la parola fine all'epoca d'oro della moda italiana. Ma il Made in Italy ha nuovi e più giovani interpreti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-scomparsa-di-giorgio-armani-il-re-del-made-in-italy-e-morto-viva-il-made-in-italy.html">La scomparsa di Giorgio Armani: il re del Made in Italy è morto, viva il Made in Italy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armani" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per chi ha voglia di guardarsi una serie tv, magari snobbata quando uscì nel 2019 in quanto prodotto italiano, consigliamo di cercare <em>Made in Italy</em>, un titolo che negli anni ha passato i diritti di visione da una piattaforma all’altra. Una serie carina e ben fatta, con ottimi attori, da Margherita Buy a Giuseppe Cederna, da Marco Bocci a Fiammetta Cicogna a Maurizio Lastrico, da Raoul Bova a Claudia Pandolfi, solo per citarne alcuni. Con qualche ingenuità. Appena tredici anni prima aveva spopolato <em>Il diavolo veste Prada</em> e di fatto, sì, la trama sembra a volte ispirata al successo planetario di Hollywood, E la protagonista Irene Mastrangelo (personaggio liberamente mutuato su <strong>Franca Sozzani</strong>, compianta e famosa direttrice di Vogue Italia) ricorda fin troppo <strong>Andrea Sachs-Anne Hathaway</strong>, nell’interpretazione della dolce e bellissima attrice italiana <strong>Greta Ferro</strong>: stessi grandi occhi, stessa frangetta su capelli neri, stessa eleganza innata. </p>



<p>Ma Greta Ferro e il cast di <em>Made in Italy</em> ci guidano come un bigino in un’impresa molto difficile: farci conoscere la nascita della grande moda italiana. </p>



<p>E mentre a Milano saranno girate, in occasione della presentazione delle collezioni primavera/estate 2026 di Milano Moda Donna, alcune scene del sequel <em>Il diavolo veste Prada 2</em>, e ci sarà <strong>l’attesissima passerella delle ultime creazioni firmate da Giorgio Armani</strong>, vale davvero la pena di catapultarci, proprio attraverso questa serie un po’ romanzata, nella città della moda negli anni Settanta. Quando grazie alla creatività, all’ingegno e al coraggio di un gruppo di italiani straordinari si aprì un’epoca fondamentale per la storia non solo economica del nostro Paese: <strong>Walter Albini, Gianni Versace, Krizia, Raffaella Curiel, i Missoni, Elio Fiorucci, Valentino Garavani, Gianfranco Ferrè</strong> e soprattutto Giorgio Armani, il “re” come tutti amavano chiamarlo, scomparso lo scorso 4 settembre a 91 anni. </p>



<p>Già nel 1962 era nata la Camera della Moda, con il suo “primo ministro”, il compianto<strong> Beppe Modenese</strong> (1929-2020), piemontese di Alba, che da imprenditore inventò nel 1952 le prime sfilate collettive a Palazzo Pitti con Emilio Pucci e Roberto Capucci, tra gli altri. Nel 1953 partecipò alle prime iniziative del Sindacato della Moda insieme con le celebri Sorelle Fontana ed Emilio Schubert, solo per citare altri grandi nomi degli albori della storia della nostra grande sartoria. E poi, più tardi, a Villa Erba sul lago di Como, tra i maestri della seta italiana: c’è una una scena girata lì, nella villa che fu di Luchino Visconti, proprio della serie <em>Made in Italy</em>, che mostra <strong>un giovane Modenese indaffarato con le prime sfilate, i primi buffet a invito con i Vip</strong>, e alcuni grandi dello stilismo italiano, tra cui si affacciava anche una giovanissima Miuccia Prada.  </p>



<p>Insieme alla creatività di pochi, nasceva allora per tanti il modello produttivo italiano: <strong>alta qualità e piccole fabbriche, spesso a conduzione familiare</strong>. L’idea di puntare su un pret-à-porter di confezione, chic ma portabile, e meno sull’altissima sartoria, più consona ai maestri francesi. Come capitale dell’alta moda rimase Roma, mentre Firenze si concentrò sulla moda da boutique e più tardi sullo sportswear. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli spazi che amava nella Milano del fashion</h2>



<p>E il cuore di tutto divenne sempre più Milano, quella Milano che accolse e creò il mito del giovane calabrese <strong>Gianni Versace, dalla sua prima sfilata nel 1978 al Palazzo della Permanente</strong>, fino alla casa-studio in via Gesù, in quello che venne presto definito il Quadrilatero della Moda e dove, dopo il suo assassinio, nel 1997, continuarono a lavorare la sorella Donatella e, per la parte imprenditoriale, il fratello Santo.  <strong>La Milano dei grandi magazzini La Rinascente,</strong> dove un giovane Giorgio Armani iniziò come semplice vetrinista, prima di diventare il grande stilista e imprenditore che tutto il mondo ha ammirato e che oggi piange. La Milano che amò e lo rese grandissimo. </p>



<p>Mentre si celebra la sua scomparsa e l’immenso patrimonio che lascia alle persone più care, tutti fanno i conti con quello che anche la città del fashion erediterà dall’uomo che avrà una lapide a ricordo nel Cimitero Monumentale di Milano, nel Tempio dell’Onore, quel Famedio che ospita gli illustrissimi del capoluogo lombardo, da Alessandro Manzoni ad Arturo Toscanini, da Giorgio Gaber ad Alda Merini. Ricordato insieme ad altri che come lui (Armani riposa nella tomba di famiglia a Rivalta, sul Trebbia piacentino), sono sepolti altrove ma hanno fatto grande Milano e l’Italia, da Giuseppe Verdi a Giuseppe Mazzini. <strong>A Milano lascia appunto in eredità gli spazi che ha amato</strong>: il Museo della moda Armani/Silos oltre alle sue sedi in via Borgonuovo, a Palazzo Orsini, e il Teatro multifunzionale di via Bergognone. E ancora, a ben pensarci, l’Aeroporto di Linate, su cui troneggia da anni la scritta Emporio Armani e che qualcuno vorrebbe vedere presto dedicato a lui.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ambasciatori del Bel Paese nel mondo</h2>



<p>Armani è stato il re: è stato Sua Maestà del Made in Italy, che anche grazie a lui è diventato un marchio globale, un simbolo nel mondo della creatività e dell’eccellenza, esteso poi ad altri campi che altri stilisti proprio come lui hanno saputo toccare, <strong>dal design all’agroalimentare, dall’automobile all’alta gioielleria. </strong>Certo non abbiamo dimenticato, tra i giganti del made in Italy, la romanissima <strong>Laura Biagiotti</strong> (1943-2017). Ultima ma non ultima, lei è sempre rimasta legata alla Capitale, anche con la sede a Guidonia e l’essenza del suo stile. Anche per lei Milano era nel cuore: lì ha sfilato presso il Piccolo Teatro Studio, e continua a farlo il suo marchio, ora affidato alla figlia Lavinia, terza generazione di donne al timone dell’azienda. Laura è stata considerata la prima ambasciatrice della moda Italiana nel mondo, con i suoi storici viaggi a Pechino in Cina, nel 1988, e nel Grande Teatro del Cremlino, a Mosca, nel 1995. </p>



<p>L’abbiamo lasciata ultima solo perché Laura ha avuto l’arduo compito di definire il Made in Italy sulla Treccani, la più importante enciclopedia nazionale. E la citiamo: “Il Made in Italy è stato e rappresenta tuttora un enzima fondamentale e una grande risorsa della società italiana, costruendo un percorso intellettuale e culturale di grande spessore e respiro, accanto e oltre al fondamentale sviluppo economico che ha consentito alla nostra Nazione. Posso aggiungere una riflessione personale alla ricchissima sfaccettatura di questo fenomeno: una generazione di imprenditori grandi, medi e piccoli, grazie alla qualità umana delle loro imprese e grazie a una mole immensa di lavoro, di coraggio, di sacrifici, ha saputo far apprezzare in tanti Paesi <strong>prodotti italiani che vengono spesso ospitati quali oggetti <em>cult</em> nei musei di tutto il mondo.</strong> Ma anche e soprattutto ha affermato un&#8217;immagine vincente del Bel Paese, offrendo un modello comportamentale e uno stile di vita che, dall&#8217;abitare al vestire, dal piacere della tavola alle molte innovazioni tecnologiche, porta sempre e comunque l&#8217;imprinting inimitabile di un nuovo grande fenomeno culturale italiano espresso attraverso forme e modalità inedite”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I nuovi grandi della moda</h2>



<p>Nessuno poteva dirlo meglio di lei, donna di cultura, che portò l’ispirazione dell’arte nella moda e fu tra i primi, seguita soprattutto da Giorgio Armani e poi anche da Prada, a sostenere lo sport italiano come forma di bellezza ed educazione.&nbsp;</p>



<p>Aggiungiamo solo che se c’è stata una grande epoca del Made in Italy, forse proprio la morte di Giorgio Armani, preceduta da quella di molti altri, ha chiuso quel Rinascimento.</p>



<p><strong>Ma il Made in Italy non è morto. Il testimone passa alle generazioni successive</strong>, dal sardo Antonio Marras (64 anni), anche lui con il cuore a Milano oltreché nella sua splendida isola, alla figlia dei Missoni Angela, direttrice creativa e presidente della società di famiglia; da Alessandro Dell’Acqua (62), con la sua N° 21, al grandissimo duo <strong>Domenico Dolce (67) e Stefano Gabbana (62)</strong>, che con la loro mostra “Dal cuore alle mani” hanno fatto sognare migliaia di visitatori da Milano a Parigi e Roma e che ci ricordano da anni a ogni stagione che se una collaborazione funziona diventa eccellenza. E poi, appena più <em>agée</em>, la già citata Miuccia Prada. </p>



<p>E scendiamo ai grandi più “piccoli” di età, che spesso si nascondono dietro a grandi marchi: Riccardo Tisci (51), prima Burberry poi Nike, <strong>Alessandro Michele (52)</strong>, direttore creativo prima di Gucci e oggi di Valentino (ricordiamo che lo stilista Garavani, 93 anni, si è ritirato dalla direzione artistica della Maison nel 2007). </p>



<p>Molti non li abbiamo nominati per questioni di spazio, ma nessuno è davvero escluso da questa ondata di creatività che proprio a partire dagli anni Settanta ha toccato il nostro Paese. La morte di Giorgio Armani è stato un punto. Ma solo un punto e a capo.&nbsp;</p>
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		<title>Il testamento di Armani chiude un&#8217;epoca del capitalismo familiare italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-testamento-di-armani-chiude-unepoca-del-capitalismo-familiare-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 06:27:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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<p>Giorgio Armani, con il testamento, ha lasciato intendere la strategia per far sopravvivere il suo marchio alla sua morte. </p>
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<p>L&#8217;apertura del <strong>testamento di </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/i-novantanni-di-giorgio-armani-lultimo-re-ditalia.html"><strong>Giorgio Armani</strong> </a>ha segnato un cambio di passo importante nel capitalismo familiare italiano. La morte del 90enne &#8220;re della moda&#8221; ha visto scomparire non solo un uomo simbolo dello stile ma anche una figura imprenditoriale che aveva saputo attraversare un&#8217;epoca mantenendo il <strong>marchio in sua pressoché totale proprietà</strong>. Armani non si è mai tenuto meno del 99% delle quote di <a href="https://it.insideover.com/societa/la-moda-ha-perso-il-suo-re-la-morte-di-giorgio-armani-luomo-chiamato-eleganza.html">Giorgio Armani S.p.a. </a>La sua morte, senza eredi diretti, ha creato un <strong>quadro successorio delineato dal testamento</strong> e che segna un&#8217;immancabile passaggio d&#8217;epoca.</p>



<p>D&#8217;ora in poi, &#8220;Armani&#8221; sarà sinonimo di Giorgio Armani S.p.a. e il destino del gruppo è scritto: <strong>in pochi anni, si dovrà passare alla vendita del 15% del capitale a L&#8217;Oreal, Lvmh o Essilor-Luxottica</strong>, scelte come prioritarie partner, o comunque a un brand dal pari valore. In prospettiva dopo questo atto da compiere tra il terzo e il quinto anno, Giorgio Armani S.p.a potrà vendere nei 5 anni successivi dal 30 al 54,9% ulteriore delle sue quote, o dovrà quotarsi in borsa tra il quinto e l&#8217;ottavo anno. Il 30% resterà in mano alla Fondazione Giorgio Armani che rimarrà garante della continuità famigliare.</p>



<p>Morto Giorgio Armani, la sua creatura perde l&#8217;elemento di unicità che ha permesso all&#8217;azienda di <strong>rimanere solida e continuare a competere. Armani ha sempre scansato le profferte francesi</strong> per quote del suo capitale, ma ora la realtà parla di una multinazionale da 2,3 miliardi di euro di fatturato che dovrà confrontarsi con colossi che sfiorano gli 85 (Lvmh) o con gruppi medio-grandi come Kering che si piazzano ben oltre i 15. Anche gli altri acquirenti potenziali di quote prospettati da Giorgio Armani nel testamento sono colossi: L&#8217;Oreal supera i 41 miliardi di euro di fatturato, EssilorLuxottica è oltre i 25. </p>



<p>In prospettiva, <strong>Armani ha ritenuto che il suo brand e la sua azienda</strong> andassero consolidati mantenendo il presidio della fondazione e facendo sì che a governare la transizione fossero i suoi discendenti più vicini e, soprattutto, il braccio destro <strong>Pantaleo Dell&#8217;Orco. Lo storico manager di Armani</strong> e presidente dell&#8217;Olimpia Milano avrà il 30% delle quote e il 40% dei diritti di voto nella nuova società che dovrà governare l&#8217;uscita graduale degli eredi a favore di un assetto di mercato. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Pantaleo Dell&#8217;Orco</h2>



<p>Dell&#8217;Orco è stato ricompensato di decenni al fianco dello stilista con l&#8217;eredità della quota del 2% detenuta da Armani in EssilorLuxottica, che ad oggi <strong>sfiora i 2,5 miliardi di euro</strong> di valore. Segno, questo, che non era intenzione di Armani rendere la sua società la cassaforte di altre partecipazioni che potessero inserirla in giochi finanziari a cui non è strutturalmente pronta come invece lo era Delfin, la finanziaria del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio, alla morte del patriarca del gruppo di Agordo trapiantato a Parigi.</p>



<p>Del resto, quando un <strong>sovrano muore senza eredi</strong> è doveroso che si cambi dinastia. E quando il sovrano in questione era il re di un dominio personale, non statuale ma legato direttamente alla sua persona, giocoforza è possibile che il vuoto tenda a colmarsi. Probabilmente Giorgio Armani ha solo anticipato quella che sarebbe stata una tendenza chiara del futuro:<strong> l&#8217;interessamento dei colossi internazionali per la sua azienda.</strong> Ha voluto, a monte, restringere il perimetro di partner e collaborazioni e dettare una roadmap precisa.</p>



<p>A suo modo, l&#8217;ultimo atto di un capitalismo padronale all&#8217;ennesima potenza che detta quasi un decennio di storia futura del gruppo e prescrive molte tappe è anche un sintomo di modernità e lucidità. Giorgio Armani ha <strong>lasciato intendere la strategia per far sopravvivere il suo marchio alla sua morte</strong>. E probabilmente, finito l&#8217;incantesimo legato al suo nome, ora toccherà all&#8217;azienda diventare un&#8217;impresa &#8220;normale&#8221;. Sempre nel nome di chi l&#8217;ha portata a conquistare risultati straordinari.</p>



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		<title>La moda ha perso il suo re: la morte di Giorgio Armani, l&#8217;uomo chiamato eleganza</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-moda-ha-perso-il-suo-re-la-morte-di-giorgio-armani-luomo-chiamato-eleganza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 16:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgio Armani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Il canto del cigno con le ultime, inarrivabili collezioni. Il saluto di un genio che incarnava con semplicità l'idea stessa dell'eleganza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-moda-ha-perso-il-suo-re-la-morte-di-giorgio-armani-luomo-chiamato-eleganza.html">La moda ha perso il suo re: la morte di Giorgio Armani, l&#8217;uomo chiamato eleganza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgio Armani" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Con l’arrivo dell’estate le notizie ci sfiorano più leggere. Ma quando lo scorso giugno non è apparso, come sempre, sullo sfondo delle passerelle degli show per le collezioni Uomo, è stato un presagio. “È convalescente”, avevano fatto sapere dalla Maison, “seguirà tutto da remoto”. Al suo posto è uscito per i saluti <strong>Leo Dell&#8217;Orco</strong>, responsabile dello stile delle linee maschili del gruppo Armani.<strong> L’estate non è finita, e oggi, all’età di 91 anni, il re della moda ci ha davvero lasciato.</strong></p>



<p>Faccio quasi fatica a scriverlo: di lui ho scritto sempre, ho scritto tanto nella mia vita lavorativa. E mentre commentare la notizia mi commuove, ripenso a quanto lo stilista avesse saputo spesso commuovermi, fino alle lacrime, con la bellezza assoluta di alcuni suoi abiti, la coerenza e l’estetica indescrivibile e sempre riconoscibile delle sue collezioni. <strong>Giorgio Armani non c’è più e per il Made in Italy da oggi si apre un vuoto incolmabile.</strong> Lui che faceva le rivoluzioni, ma sempre con discrezione, e che a partire dagli anni Settanta ha sovvertito le regole della moda,<br>ripensando la struttura interna dei capi, destrutturando le giacche e scegliendo toni soffusi, delicati, mai eccessivi. Chi non ricorda la collezione di giacche sul letto dell’<em>American Gigolò</em> <strong>Richard Gere</strong>?</p>



<p>Correva l’anno 1980 e già Los Angeles sognava di vestire Giorgio Armani. Due anni dopo il Time gli dedica la copertina. Ripeto che ho scritto tanto di lui, a ogni suo compleanno, a ogni suo successo, a ogni novità della sua carriera, a ogni sfilata. Perché quella stessa giacca, sia per lui che per lei, lui l’aveva ogni anni ristudiata, ridisegnata, ripensata nelle proporzioni e nell’estetica. <strong>La giacca Armani, infatti, non è solo una giacca è “la giacca”: quella che ti fa sentire perfetto (o perfetta) ed elegante in ogni situazione</strong> e in ogni ambito, da quello lavorativo o quello informale e anche a una prima della Scala. E mentre lui ripensava a quella giacca, sceglieva di presentarsi sulle sue passerelle nel modo più casual e minimale possibile: un paio di pantaloni e una maglia scura. Niente di più, perché lui lo aveva sempre detto a tutti: “nel dubbio, togliere, eliminare”. Fino ad arrivare all’essenza.</p>



<p>Questa essenza è il regalo che ci ha lasciato Giorgio Armani. Anche come uomo: mai sopra le righe, sempre attento a ogni dettaglio, ma anche ospitale e garbato con le persone che gli stavano vicino. Chi era invitato alla sua sfilata o a una festa sapeva che sarebbe sempre stato trattato come uno dei tanti super vip che da sempre affollavano i parterre e le prime file. <strong>Lui, l’uomo gentile che accompagnava di persona gli ospiti (davvero quasi tutti) nella sala dell’evento organizzato, anche a costo di attenderli sul portone sotto la pioggia.</strong> O che amava sistemare con occhio attento, all’ora di chiusura, i panettoni e cioccolatini per le feste natalizie nel<br>negozio Armani/Dolci di via Manzoni a Milano, proprio come faceva da ragazzo, quando era un semplice vetrinista dei grandi magazzini La Rinascente. Lo sappiamo, non sono leggende: lo abbiamo visto con i nostri occhi e abbiamo provato l’ammirazione che si deve a un mito anche di umiltà.</p>



<p>Da George Clooney a Robert De Niro, da Michelle Pfeiffer a Cate Blanchett, lui ha vestito le più grandi star di Hollywood e non solo, inutile fare l’elenco. Tutte e tutti aspiravano a quell’essenza, quel tocco unico. Sia per arredare le proprie ville e i propri spazi, con gli oggetti e i mobili della Armani/Casa, sia per vestire a una première o sul red carpet di un festival. Ma anche per andare a sciare o a nuotare, perché <strong>re Giorgio amava anche vestire con eleganza lo sport:</strong> la nostra Nazionale indosserà alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 capi firmati da lui, uno dei suoi ultimo progetti, che i nostri Azzurri porteranno come una bandiera e un testimone. Lui stesso non si perdeva una partita della sua amata Olimpia EA7 Emporio Armani Milano, la squadra di pallacanestro che non solo ha sponsorizzato, ma anche acquistato nel 2008.</p>



<p>Ho scritto tanto di lui e ora sembra di non trovare le parole, perché sarebbero tantissime e comunque troppo poche per spiegare quello che in fondo era moda ma anche arte. Nessuno potrà più dimenticare le sue ultime collezioni, un incanto per gli occhi. Il canto forse del cigno di chi sapeva che ormai il tempo stringeva e aveva ancora troppo da spiegare, da mostrare, per fare capire al mondo che cosa è davvero l’estetica nel vestire. Ogni tanto cercava di raccontarlo nelle interviste che rilasciava, ma in fondo era più facile far vedere cosa gli suggeriva il cuore.</p>



<p>Personalmente non dimenticherò mai, solo un’estate fa, <strong>la Armani Privé Autunno/Inverno 2024/2025, sfilata a Parigi il 25 giugno 2024.</strong> Giorgio Armani aveva scelto di ispirarsi ai colori naturali delle perle, nelle sue sfumature come il bianco, il nero, l’oro, il grigio, il rosa e persino l’azzurrato, per abiti resi luccicanti anche da cristalli trasparenti che riflettevano la luce come diamanti e conchiglie di<br>abalone. Ancora una volta donne bellissime ed eteree, quelle che immancabilmente sceglieva, <strong>hanno fatto sfilare l’eleganza pura</strong> e la serenità di una palette di colori pacati ma luminosi e iridescenti, tra cui l’immancabile greige, quel grigio caldo e dorato che era da sempre la sua nota distintiva.</p>



<p>Allora, come sempre, quasi in punta di piedi, lui aveva salutato a fine sfilata: al suo fianco due ragazze con il basco, un altro tocco che non mancava mai di completare i look autunnali. E ancora ci aveva salutato con un’altra collezione capolavoro, la Armani Privé della Primavera Estate 2025, <strong>dedicata a uno dei luoghi che amava di più: l’isola di Pantelleria. </strong>Una sorta di lettera d’amore finale alle acque e alle meraviglie del Mediterraneo, un’altro dei fili conduttori della sua moda di sempre.</p>
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		<title>I novant&#8217;anni di Giorgio Armani, l&#8217;ultimo re d&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/i-novantanni-di-giorgio-armani-lultimo-re-ditalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 18:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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<p>Re Giorgio Armani compie 90 anni. Nel magico e luccicante regno della moda, i milioni di sudditi, o meglio di “addicted” del suo intramontabile stile, di certo oggi gridano: “Lunga vita al re!”. E così anche noi ci uniamo al coro, da sempre ammiratori sia dell’uomo, come imprenditore e persona tenace e sobria, sia del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/i-novantanni-di-giorgio-armani-lultimo-re-ditalia.html">[...]</a></p>
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<p>Re <strong>Giorgio Armani </strong>compie 90 anni. Nel magico e luccicante regno della moda, i milioni di sudditi, o meglio di “addicted” del suo intramontabile stile, di certo oggi gridano: “Lunga vita al re!”. E così anche noi ci uniamo al coro, da sempre ammiratori <strong>sia dell’uomo, come imprenditore e persona tenace e sobria</strong>, sia del sarto, dalla creatività infinita, coerente e unica.</p>



<p>E lunga vita è indubbiamente quella professionale di Giorgio Armani, che ha firmato la sua prima collezione nel 1975, anno in cui ha fondato l’azienda omonima con il socio e compagno di vita <strong>Sergio Galeotti, scomparso purtroppo prematuramente solo 10 anni dopo.</strong></p>



<p>A quasi cinquant’anni, lo scorso 26 giugno, a pochi giorni dal suo compleanno così tondo, re Giorgio ha ammaliato ancora una volta il suo regno e i suoi “sudditi” con una sfilata della sua esclusiva<strong> Armani Privé,</strong> in occasione della Paris Haute Couture. Gli abiti da gran sera e le modelle che li indossavano, con il passo leggero e compassato che lo stilista richiede da sempre a chi seleziona per le sue passerelle, sembravano non finire mai. Sulle note di uno swing, perle a cascata e pantaloni e giacche iridescenti e traslucidi come quei preziosi doni, freddi ma naturali, del fondo del mare. </p>



<p>E la natura del suo amato <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-mar-mediterraneo-crocevia-di-civilita.html">Mediterraneo</a></strong> (quasi tutti sappiamo che sul suo yacht e nella sua villa a Pantelleria trascorre momenti di relax anche con alcuni vip amici-ospiti) ricorre da sempre come un refrain nelle sue collezioni estive, rivisitata però in chiave compassata padana. Coralli, costumi da bagno un po’ Vintage stile Lido e soprattutto il blu, quello del mare ma anche delle notti stellate, che ritorna sempre, colore prediletto per la sera, anche mescolato al nero. </p>



<p>Infine, il “greige”, tono d’elezione di Giorgio Armani, praticamente un suo “brevetto” almeno nel nome: una sfumatura tra il grigio e il beige, che in fondo è ancora la nuance della sabbia delle nostre spiagge e dei cordami per navigare. Inutile cercare di scavare nella memoria, per ricordare le tante sfilate, guardate cercando, da giornalisti attenti, di intravedere se una sbavatura, un piccolo errore, qualcosa di “criticabile”.<strong> Lui, quasi un gatto che compare dal fondo della passerella per un istante, è sempre stato un perfezionista. </strong>L’applauso scrosciante non è mai stato “ad honorem”, ma nasceva ogni volta da cuori emozionati. Come quella volta, e qui scaviamo davvero nella memoria, in cui scelse come colonna sonora, per ritmare i passi delle modelle, un brano proprio dedicato al nostro mare: “Che il Mediterraneo sia” di Eugenio Bennato. Una musica che raccoglie tutte le etnie di ogni sponda, proprio come le collezioni Armani, che spesso si ispirano anche a quell’Africa in fondo non così lontana dalla sua casa da sogno nelle Egadi. </p>



<p>E ancora guarda a Est, con orientalismi che non scadono mai nel folklore, e che si ritrovano anche nel design dell’arredamento firmato Armani Casa.&nbsp;</p>



<p>Ha ormai firmato di tutto, e con segni indelebili e perfettamente riconoscibili: dalla giacca del Ct e dei giocatori di questi non felicissimi europei a tante divise olimpiche del passato, dagli occhiali ai profumi, dagli orologi ai gioielli, dai fiori fino ai dolci. Mai un errore: ogni collezione visionata con meticolosità da vero re. Che accompagna di persona i suoi ospiti alle feste, anche a costo di aspettarli al portone nella pioggia, sotto l’ombrello. O che sistema con occhio attento i panettoni e i cioccolatini alla vigilia delle feste, nei suoi negozi, come faceva quando era un semplice vetrinista dei magazzini La Rinascente. Lo sappiamo, non sono leggende reali: lo abbiamo visto noi.</p>



<p>Ora è pronto di nuovo a navigare sopra a tutti con un nuovo progetto, davvero pronto a salpare: esce il megayacht firmato Armani: l’Admiral è lungo 72 metri ed è il primo di due imbarcazioni dallo stile inconfondibile. Stile un po’ minimalista e inconfondibile, interni Armani Casa e collaborazione illustre con il Centro Stile Admiral di Italian Sea Group. Dedicato ai “fan”, o come abbiamo voluto chiamarli “sudditi”, così ricchi che vogliono essere firmati Armani anche quando scendono in porto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/i-novantanni-di-giorgio-armani-lultimo-re-ditalia.html">I novant&#8217;anni di Giorgio Armani, l&#8217;ultimo re d&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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