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	<title>Gianni versace Archives - InsideOver</title>
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	<title>Gianni versace Archives - InsideOver</title>
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		<title>La scomparsa di Giorgio Armani: il re del Made in Italy è morto, viva il Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giusi Galimberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 14:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armani" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/armani-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scomparsa di re Giorgio mette la parola fine all'epoca d'oro della moda italiana. Ma il Made in Italy ha nuovi e più giovani interpreti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-scomparsa-di-giorgio-armani-il-re-del-made-in-italy-e-morto-viva-il-made-in-italy.html">La scomparsa di Giorgio Armani: il re del Made in Italy è morto, viva il Made in Italy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Per chi ha voglia di guardarsi una serie tv, magari snobbata quando uscì nel 2019 in quanto prodotto italiano, consigliamo di cercare <em>Made in Italy</em>, un titolo che negli anni ha passato i diritti di visione da una piattaforma all’altra. Una serie carina e ben fatta, con ottimi attori, da Margherita Buy a Giuseppe Cederna, da Marco Bocci a Fiammetta Cicogna a Maurizio Lastrico, da Raoul Bova a Claudia Pandolfi, solo per citarne alcuni. Con qualche ingenuità. Appena tredici anni prima aveva spopolato <em>Il diavolo veste Prada</em> e di fatto, sì, la trama sembra a volte ispirata al successo planetario di Hollywood, E la protagonista Irene Mastrangelo (personaggio liberamente mutuato su <strong>Franca Sozzani</strong>, compianta e famosa direttrice di Vogue Italia) ricorda fin troppo <strong>Andrea Sachs-Anne Hathaway</strong>, nell’interpretazione della dolce e bellissima attrice italiana <strong>Greta Ferro</strong>: stessi grandi occhi, stessa frangetta su capelli neri, stessa eleganza innata. </p>



<p>Ma Greta Ferro e il cast di <em>Made in Italy</em> ci guidano come un bigino in un’impresa molto difficile: farci conoscere la nascita della grande moda italiana. </p>



<p>E mentre a Milano saranno girate, in occasione della presentazione delle collezioni primavera/estate 2026 di Milano Moda Donna, alcune scene del sequel <em>Il diavolo veste Prada 2</em>, e ci sarà <strong>l’attesissima passerella delle ultime creazioni firmate da Giorgio Armani</strong>, vale davvero la pena di catapultarci, proprio attraverso questa serie un po’ romanzata, nella città della moda negli anni Settanta. Quando grazie alla creatività, all’ingegno e al coraggio di un gruppo di italiani straordinari si aprì un’epoca fondamentale per la storia non solo economica del nostro Paese: <strong>Walter Albini, Gianni Versace, Krizia, Raffaella Curiel, i Missoni, Elio Fiorucci, Valentino Garavani, Gianfranco Ferrè</strong> e soprattutto Giorgio Armani, il “re” come tutti amavano chiamarlo, scomparso lo scorso 4 settembre a 91 anni. </p>



<p>Già nel 1962 era nata la Camera della Moda, con il suo “primo ministro”, il compianto<strong> Beppe Modenese</strong> (1929-2020), piemontese di Alba, che da imprenditore inventò nel 1952 le prime sfilate collettive a Palazzo Pitti con Emilio Pucci e Roberto Capucci, tra gli altri. Nel 1953 partecipò alle prime iniziative del Sindacato della Moda insieme con le celebri Sorelle Fontana ed Emilio Schubert, solo per citare altri grandi nomi degli albori della storia della nostra grande sartoria. E poi, più tardi, a Villa Erba sul lago di Como, tra i maestri della seta italiana: c’è una una scena girata lì, nella villa che fu di Luchino Visconti, proprio della serie <em>Made in Italy</em>, che mostra <strong>un giovane Modenese indaffarato con le prime sfilate, i primi buffet a invito con i Vip</strong>, e alcuni grandi dello stilismo italiano, tra cui si affacciava anche una giovanissima Miuccia Prada.  </p>



<p>Insieme alla creatività di pochi, nasceva allora per tanti il modello produttivo italiano: <strong>alta qualità e piccole fabbriche, spesso a conduzione familiare</strong>. L’idea di puntare su un pret-à-porter di confezione, chic ma portabile, e meno sull’altissima sartoria, più consona ai maestri francesi. Come capitale dell’alta moda rimase Roma, mentre Firenze si concentrò sulla moda da boutique e più tardi sullo sportswear. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli spazi che amava nella Milano del fashion</h2>



<p>E il cuore di tutto divenne sempre più Milano, quella Milano che accolse e creò il mito del giovane calabrese <strong>Gianni Versace, dalla sua prima sfilata nel 1978 al Palazzo della Permanente</strong>, fino alla casa-studio in via Gesù, in quello che venne presto definito il Quadrilatero della Moda e dove, dopo il suo assassinio, nel 1997, continuarono a lavorare la sorella Donatella e, per la parte imprenditoriale, il fratello Santo.  <strong>La Milano dei grandi magazzini La Rinascente,</strong> dove un giovane Giorgio Armani iniziò come semplice vetrinista, prima di diventare il grande stilista e imprenditore che tutto il mondo ha ammirato e che oggi piange. La Milano che amò e lo rese grandissimo. </p>



<p>Mentre si celebra la sua scomparsa e l’immenso patrimonio che lascia alle persone più care, tutti fanno i conti con quello che anche la città del fashion erediterà dall’uomo che avrà una lapide a ricordo nel Cimitero Monumentale di Milano, nel Tempio dell’Onore, quel Famedio che ospita gli illustrissimi del capoluogo lombardo, da Alessandro Manzoni ad Arturo Toscanini, da Giorgio Gaber ad Alda Merini. Ricordato insieme ad altri che come lui (Armani riposa nella tomba di famiglia a Rivalta, sul Trebbia piacentino), sono sepolti altrove ma hanno fatto grande Milano e l’Italia, da Giuseppe Verdi a Giuseppe Mazzini. <strong>A Milano lascia appunto in eredità gli spazi che ha amato</strong>: il Museo della moda Armani/Silos oltre alle sue sedi in via Borgonuovo, a Palazzo Orsini, e il Teatro multifunzionale di via Bergognone. E ancora, a ben pensarci, l’Aeroporto di Linate, su cui troneggia da anni la scritta Emporio Armani e che qualcuno vorrebbe vedere presto dedicato a lui.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ambasciatori del Bel Paese nel mondo</h2>



<p>Armani è stato il re: è stato Sua Maestà del Made in Italy, che anche grazie a lui è diventato un marchio globale, un simbolo nel mondo della creatività e dell’eccellenza, esteso poi ad altri campi che altri stilisti proprio come lui hanno saputo toccare, <strong>dal design all’agroalimentare, dall’automobile all’alta gioielleria. </strong>Certo non abbiamo dimenticato, tra i giganti del made in Italy, la romanissima <strong>Laura Biagiotti</strong> (1943-2017). Ultima ma non ultima, lei è sempre rimasta legata alla Capitale, anche con la sede a Guidonia e l’essenza del suo stile. Anche per lei Milano era nel cuore: lì ha sfilato presso il Piccolo Teatro Studio, e continua a farlo il suo marchio, ora affidato alla figlia Lavinia, terza generazione di donne al timone dell’azienda. Laura è stata considerata la prima ambasciatrice della moda Italiana nel mondo, con i suoi storici viaggi a Pechino in Cina, nel 1988, e nel Grande Teatro del Cremlino, a Mosca, nel 1995. </p>



<p>L’abbiamo lasciata ultima solo perché Laura ha avuto l’arduo compito di definire il Made in Italy sulla Treccani, la più importante enciclopedia nazionale. E la citiamo: “Il Made in Italy è stato e rappresenta tuttora un enzima fondamentale e una grande risorsa della società italiana, costruendo un percorso intellettuale e culturale di grande spessore e respiro, accanto e oltre al fondamentale sviluppo economico che ha consentito alla nostra Nazione. Posso aggiungere una riflessione personale alla ricchissima sfaccettatura di questo fenomeno: una generazione di imprenditori grandi, medi e piccoli, grazie alla qualità umana delle loro imprese e grazie a una mole immensa di lavoro, di coraggio, di sacrifici, ha saputo far apprezzare in tanti Paesi <strong>prodotti italiani che vengono spesso ospitati quali oggetti <em>cult</em> nei musei di tutto il mondo.</strong> Ma anche e soprattutto ha affermato un&#8217;immagine vincente del Bel Paese, offrendo un modello comportamentale e uno stile di vita che, dall&#8217;abitare al vestire, dal piacere della tavola alle molte innovazioni tecnologiche, porta sempre e comunque l&#8217;imprinting inimitabile di un nuovo grande fenomeno culturale italiano espresso attraverso forme e modalità inedite”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I nuovi grandi della moda</h2>



<p>Nessuno poteva dirlo meglio di lei, donna di cultura, che portò l’ispirazione dell’arte nella moda e fu tra i primi, seguita soprattutto da Giorgio Armani e poi anche da Prada, a sostenere lo sport italiano come forma di bellezza ed educazione.&nbsp;</p>



<p>Aggiungiamo solo che se c’è stata una grande epoca del Made in Italy, forse proprio la morte di Giorgio Armani, preceduta da quella di molti altri, ha chiuso quel Rinascimento.</p>



<p><strong>Ma il Made in Italy non è morto. Il testimone passa alle generazioni successive</strong>, dal sardo Antonio Marras (64 anni), anche lui con il cuore a Milano oltreché nella sua splendida isola, alla figlia dei Missoni Angela, direttrice creativa e presidente della società di famiglia; da Alessandro Dell’Acqua (62), con la sua N° 21, al grandissimo duo <strong>Domenico Dolce (67) e Stefano Gabbana (62)</strong>, che con la loro mostra “Dal cuore alle mani” hanno fatto sognare migliaia di visitatori da Milano a Parigi e Roma e che ci ricordano da anni a ogni stagione che se una collaborazione funziona diventa eccellenza. E poi, appena più <em>agée</em>, la già citata Miuccia Prada. </p>



<p>E scendiamo ai grandi più “piccoli” di età, che spesso si nascondono dietro a grandi marchi: Riccardo Tisci (51), prima Burberry poi Nike, <strong>Alessandro Michele (52)</strong>, direttore creativo prima di Gucci e oggi di Valentino (ricordiamo che lo stilista Garavani, 93 anni, si è ritirato dalla direzione artistica della Maison nel 2007). </p>



<p>Molti non li abbiamo nominati per questioni di spazio, ma nessuno è davvero escluso da questa ondata di creatività che proprio a partire dagli anni Settanta ha toccato il nostro Paese. La morte di Giorgio Armani è stato un punto. Ma solo un punto e a capo.&nbsp;</p>
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		<title>Prada rileva Versace, l&#8217;unione di due stili di successo per un trionfo di italianità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 15:18:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/prada.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Prada" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/prada.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/prada-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/prada-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/prada-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/prada-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/prada-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p> I due marchi, così diversi nell'impronta di stile, vengono da stagioni di successo. La loro "alleanza" apre una stagione nuova nella moda. </p>
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<p><strong>Gianni Versace</strong> aveva una personalità e un tratto creativo affascinati e unici. Una fantasia talmente distintiva, che non è stato difficile in tutti questi anni dalla sua morte <strong>(fu assassinato a Miami nell’ormai lontano 15 luglio 1997)</strong> mantenere quel filo rosso nelle collezioni, non solo di moda, ma anche nella profumeria e nell’home design, che ha aiutato la Maison a restare viva e amatissima in tutto il mondo. L’anima di Gianni è sempre stata lì, presente, prima di tutto nel cuore dei fratelli Santo e soprattutto di Donatella, che solo un mese fa ha ceduto il ruolo di direttore creativo del marchio e assunto quello di <em>chief brand ambassador</em>, in qualità di portavoce globale ufficiale e responsabile dei progetti benefici e filantropici. </p>



<p>Al suo posto ora c’è <strong>Dario Vitale</strong>, designer proveniente dall&#8217;ufficio stile di Miu Miu, marchio di successo del Gruppo Prada, che nel corso di tre anni ha triplicato il fatturato,<strong> passando da circa 400 milioni di euro di fatturato a superare il miliardo.</strong> E forse già dai rumors nel mondo della moda, e in un certo senso anche da questo cambio stilistico, si poteva intuire quello era nell’aria ed è successo. L’annuncio è arrivato: Prada, <strong>il gruppo di Patrizio Bertelli e Miuccia Prada</strong>, ha acquisito la Maison fondata da Gianni Versace, stipulando un accordo definitivo per l&#8217;acquisizione del 100% di Versace da Capri Holdings. Il corrispettivo cash sarà basato su un enterprise value di 1,25 miliardi di euro ed è soggetto ad aggiustamenti alla chiusura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La holding dei record</h2>



<p>La prima buonissima notizia è che con questa acquisizione la Versace torna in Italia: Capri Holdings, società fondata dallo stilista statunitense <strong>Michael Kors</strong>, con sede nelle Isole Vergini britanniche e uffici a Londra e New York, aveva infatti rilevato il marchio della Medusa nel 2018. “Negli ultimi sei anni”, ha dichiarato John D. Idol, presidente e AD dell’azienda della Capri Holdings, “abbiamo compiuto enormi progressi nel riposizionamento del marchio, ponendo maggiore enfasi sulla sua tradizione di lusso e sulla sua eccezionale artigianalità. Grazie a un’intensa attività di prodotto,<br>marketing e miglioramento dei negozi, il marchio è ora ben posizionato per una crescita sostenibile a lungo termine. <strong>Siamo certi che il Gruppo Prada sia l’azienda perfetta</strong> per guidare ulteriormente Versace nella sua prossima era di crescita e successo”.</p>



<p>La seconda buona notizia è proprio che la Versace entra nel Gruppo Prada in un momento particolarmente roseo per<strong> la holding milanese, che ha dimostrato un primato singolare nel 2024,</strong><br>attestandosi come <em>best performer</em>, a fronte di un esercizio che – a causa dei conflitti, dell’inflazione, dell’instabilità economica – ha penalizzato molti dei nomi della moda e del lusso. Ma appunto, non<br>Prada, che è riuscito a inanellare una serie di risultati che hanno superato le attese del mercato, forte soprattutto dello sprint di Miu Miu, già citato.</p>



<p><strong>Patrizio Bertelli</strong>, presidente e AD di Prada Group, ha commentato: “Siamo lieti di dare il benvenuto a Versace nel Gruppo Prada e di costruire un nuovo capitolo per un marchio con cui condividiamo un<br>forte impegno per la creatività, l’artigianalità e la tradizione. Puntiamo a perpetuare l’eredità di Versace celebrando e reinterpretando la sua estetica audace e senza tempo; allo stesso tempo, le offriremo una solida piattaforma, rafforzata da anni di investimenti continui e radicata in relazioni di lunga data. La nostra organizzazione è pronta e ben posizionata per scrivere una nuova pagina nella storia di Versace, attingendo ai valori del gruppo e continuando a operare con fiducia e rigore “.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alleanza di due donne diverse</h2>



<p>E parlando di estetica, proprio <strong>la profonda diversità della cifra stilistica delle due Maison </strong>si ritiene possa diventare un punto di forza per il Gruppo. Ha dichiarato <strong>Andrea Guerra</strong>, amministratore delegato del gruppo: “Ci sentiamo pronti ad aprire questo nuovo capitolo. Versace ha un potenziale enorme. Il percorso sarà lungo e richiederà un’esecuzione disciplinata e pazienza. L’evoluzione di un marchio richiede sempre tempo e un’attenzione costante. Vorrei ringraziare Capri Holdings per aver preservato e valorizzato il patrimonio di questo meraviglioso marchio, Nonostante le incertezze del settore, guardiamo al futuro con fiducia, concentrati su una visione strategica a lungo termine”. Ha poi aggiunto <strong>Lorenzo Bertelli</strong>, Head of corporate social responsibility del gruppo Prada: “Siamo consapevoli che Versace ha caratteristiche diverse dai nostri marchi Prada e Miu Miu, ma per questo non faremo una rivoluzione del brand. È un punto di forza per il gruppo: non ci sono sovrapposizioni”.</p>



<p><strong>La donna Versace, esibita e luminosa, dorata e coloratissima</strong>, amante di stampe vistose o barocche e accessori dallo spirito insieme mediterraneo e californiano, è così diversa dalla ragazza <em>bon ton</em> che veste il lusso Prada, certo con un pizzico di eccentricità (soprattutto per Miu Miu) ma sempre con quel tocco di imprescindibile milanesità. I toni dimessi e soltanto a tratti flash per “bucare” il grigiore urbano. Con la gonna sempre un po’ lunga e le silhouette geometriche, quasi di design. La Milanese dei Fuorisalone, tacchi non troppo alti, visitati in bicicletta con un bicchiere di Franciacorta in mano e infilata sul braccio una delle borsette più copiate al mondo. La donna del sole del nostro Sud o della splendente California, che passeggia sui tacchi in corso Garibaldi a Reggio Calabria o su corso Umberto a Taormina, o ancora su un auto decappottabile magari in Rodeo Drive. Versace. Prada. Due miti del fashion ora insieme.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/prada-rileva-versace-lunione-di-due-stili-di-successo-per-un-trionfo-di-italianita.html">Prada rileva Versace, l&#8217;unione di due stili di successo per un trionfo di italianità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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