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	<title>Giancarlo Giorgetti Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Giancarlo Giorgetti Archives - InsideOver</title>
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		<title>Passa al Senato il  decreto sull&#8217;antisemitismo: per il Pd una spaccatura, per tutti più rischioso criticare Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/passa-al-senato-il-decreto-sullantisemitismo-per-il-pd-una-spaccatura-per-tutti-piu-rischioso-criticare-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 17:45:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="parlamento" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il decreto impone per legge la definizione adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, criticata anche dagli studiosi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/passa-al-senato-il-decreto-sullantisemitismo-per-il-pd-una-spaccatura-per-tutti-piu-rischioso-criticare-israele.html">Passa al Senato il  decreto sull&#8217;antisemitismo: per il Pd una spaccatura, per tutti più rischioso criticare Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="parlamento" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/parlamento-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>E il giorno dell’Ihra arrivò in Senato.</p>



<p>Con 105 sì (centrodestra, più Italia Viva, Azione e alcuni Dem), 24 no (M5S e Avs) e 21 astensioni (Pd), a Palazzo Madama è stato approvato il ddl 1024 contro l’antisemitismo, che impone per legge la definizione adottata dall’I<em>nternational Holocaust Remembrance Alliance</em> (IHRA), secondo cui l’antisemitismo «è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei», in «manifestazioni verbali e fisiche dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto».</p>



<p>Il nodo della discordia, che ha visto spaccarsi il gruppo del Partito Democratico, con 6 senatori favorevoli al testo della maggioranza di centrodestra, riguarda la parte della formulazione in cui viene specificato che <strong>gli attacchi anti-ebraici «possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica»</strong> (aggiungendo, bontà loro, che «le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite»). </p>



<p><strong>Il problema sta appunto nell’eccezionalità storico-politica attribuita a Israele,</strong> che ben si evidenzia nell’elenco di esempi di antisemitismo fornito dall’associazione internazionale sull’Olocausto, che il lavorìo degli emendamenti in Commissione Affari Istituzionali non ha scorporato. </p>



<p>Si va dal «negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo», al «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti», fino a «considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele». Sul piano giuridico dove, com’è noto, i cavilli la fanno da padrone, ce n’è in abbondanza per veder tradursi in realtà il rischio di confondere l’istigazione alla violenza razziale o religiosa, già perseguito dalla legge Mancino, con <strong>le legittime accuse allo Stato israeliano per la sua politica sionista </strong>(sia pur di un “sionismo revisionista”, com’è definibile la destra da vent’anni impersonata da Bibi Netanyahu). </p>



<p><strong>Un pericolo di compressione della libertà d’opinione </strong>che, sulla base dei cinque articoli di cui si compone la legge, si concretizzerà non solo nella possibilità di venire denunciati, ma anche di un aumento del controllo di polizia, con l’istituzione di una banca dati a fini di “monitoraggio” e il setacciamento di contenuti etichettabili come <em>hate speech</em> sui social.</p>



<p>L’unica retromarcia sostanziale, rispetto alle ipotesi originarie, è consistita nella rinuncia a vietare raduni e cortei «in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita». <strong>Un’eventualità rimossa perché palesemente anti-costituzionale:</strong> il potere di limitazione preventiva del diritto a manifestare (articolo 17 della Carta) è ristretta, per questori e prefetti, a “comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”, senza poter entrare nel merito delle idee dei manifestanti. Né ha trovato accoglienza positiva nello stesso centrodestra l’emendamento di <strong>Maurizio Gasparri </strong>(Forza Italia), che proponeva di affiancare alla legge anche una norma penale da inserire nel codice. </p>



<p>All’atto pratico, se il ddl antisemitismo ricevesse il via libera anche alla Camera ed entrasse in vigore, lo scenario potrebbe corrispondere a quanto scriveva Amnesty International in una nota di qualche giorno fa, in particolare nel punto seguente: «È utile ricordare che, sulla base di tale definizione, le attuali attività di monitoraggio già qualificano il movimento “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” (Bds) come una forma di lotta antisemita contro Israele. Allo stesso modo, sempre in base alla definizione dell’Ihra, vengono ricondotti tra le matrici del cosiddetto antisemitismo moderno anche alcuni rapporti critici sulle politiche israeliane, tra cui il <a href="https://www.amnesty.it/israele-sta-commettendo-genocidio-contro-la-popolazione-palestinese-a-gaza/">rapporto di Amnesty International</a> sulle violazioni della Convenzione sul Genocidio da parte dello stato di Israele nella Striscia di Gaza e quello sulle pratiche di discriminazione razziale e di <a href="https://www.amnesty.it/apartheid-israeliano-contro-i-palestinesi-un-crudele-sistema-di-dominazione-e-un-crimine-contro-lumanita/">apartheid</a> messe in atto dallo stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese sotto il suo controllo».&nbsp;</p>



<p>Sotto il profilo politico, la notizia è stata la divisione del Pd. Ampiamente prevista, dato che a capitanare la pattuglia di parlamentari che hanno votato a favore è <strong>Graziano Delrio</strong>, segnalatosi nei mesi scorsi come proponente di un testo di legge tutto suo, per marcare su Israele e dintorni una strategica distanza dalla leadership di <strong>Elly Schlein.</strong> Il capogruppo piddino, <strong>Francesco Boccia</strong>, ha avuto un bel daffare nel tentare di suturare la ferita, che brucia in modo intenso perché, nel partito, la sensibilità filo-palestinese è radicata, ma non certo facile da conciliare con l’obbligata deferenza da tributare agli accorati appelli della senatrice a vita <strong>Liliana Segre</strong>, icona dell’antifascismo e antirazzismo. L’ultimo dei quali, proprio alla vigilia del voto, invitava a una “convergenza trasversale più ampia possibile” che in realtà sembrava diretto al Pd, la cui linea ufficiale è stata alla fine l’astensione. Unica scappatoia, questa, per non mettere in imbarazzo la base largamente pro-Pal e al contempo non tirarsi addosso l’accusa di mostrarsi indifferenti all’“emergenza antisemita”. </p>



<p>L’iter legislativo ha visto nell’ultimo anno affastellarsi ben cinque diverse proposte per il contrasto all’antisemitismo. Diverse per modo di dire, dato che sia Massimiliano Romeo (Lega) che i già citati Maurizio Gasparri e Graziano Delrio, oltre a Ivan Scalfarotto (Italia Viva), hanno praticamente prodotto norme-fotocopia tutte basate sulla definizione dell’Ihra. </p>



<p><strong>A fare eccezione è stato solo Andrea Giorgis,</strong> l’esponente Dem incaricato di lanciare il messaggio, simbolico, di voler superare la lacerazione interna ai suoi, virando su un concetto di antisemitismo meno sovrapponibile all’antisionismo. Il povero Giorgis, sul finale, si è attaccato alla stretta, fatta calare in zona cesarini dal ministro all’economia <strong>Giancarlo Giorgetti </strong>(Lega), sui fondi per corsi di formazione e premi pubblici finalizzati a promuovere la cultura della memoria. «C’è un testo», ha dichiarato il senatore Pd, che «delinea una strategia di interventi che, purtroppo, non sono sostenuti da alcuna risorsa, e che rischiano perciò di rimanere sulla carta o comunque di ripetere misure già previste (che non si sono dimostrate efficacissime), mentre ci sarebbe bisogno di un vero investimento anche economico».</p>



<p>Già più centrato il commento sul vero <em>vulnus </em>della legge, che a suo dire insisterebbe <strong>«nel positivizzare una definizione di antisemitismo, quella dell’IHRA (del 2016), che ha suscitato critiche e perplessità in più di uno studioso </strong>e appare per alcuni versi datata e incapace di presentare quella chiarezza e suscitare quel consenso spontaneo che invece sarebbe necessario». Consenso che non c’è nemmeno nel Paese, che a dispetto della trasversale “unione sacra” per la causa di Israele, non è affatto spontaneamente allineato nel criminalizzare il dissenso. Come hanno dimostrato l’anno scorso le oceaniche proteste di solidarietà al popolo di Gaza e della Cisgiordania. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/passa-al-senato-il-decreto-sullantisemitismo-per-il-pd-una-spaccatura-per-tutti-piu-rischioso-criticare-israele.html">Passa al Senato il  decreto sull&#8217;antisemitismo: per il Pd una spaccatura, per tutti più rischioso criticare Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mps-Mediobanca, Meloni e Giorgetti sotto pressione mentre si preparano le grandi sfide del 2026</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/mps-mediobanca-meloni-e-giorgetti-sotto-pressione-mentre-si-preparano-le-grandi-sfide-del-2026.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 08:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banco Bpm]]></category>
		<category><![CDATA[Governo Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Mediobanca]]></category>
		<category><![CDATA[Monte dei Paschi di Siena (Mps)]]></category>
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<p>Il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze e il suo titolare, Giancarlo Giorgetti, non sono nel mirino dei magistrati milanesi che indagano sul fronte del presunto aggiotaggio condotto nell&#8217;offerta pubblica di scambio che ha portato Monte dei Paschi di Siena a scalare Mediobanca nel corso del 2025 ma è inevitabile che sul piano politico il Tesoro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/mps-mediobanca-meloni-e-giorgetti-sotto-pressione-mentre-si-preparano-le-grandi-sfide-del-2026.html">[...]</a></p>
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<p>Il <strong>Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</strong> e il suo titolare, <strong>Giancarlo Giorgetti,</strong> non sono nel mirino dei magistrati milanesi che indagano sul fronte del presunto aggiotaggio condotto nell&#8217;offerta pubblica di scambio<a href="https://it.insideover.com/economia/banche-nella-tempesta-mps-mediobanca-resiste-la-fortezza-generali.html"> che ha portato <strong>Monte dei Paschi di Siena a scalare Mediobanca</strong></a> nel corso del 2025 ma è inevitabile che sul piano politico il Tesoro e in generale il <strong>governo di Giorgia Meloni</strong> debbano affrontare sfide politiche nella gestione del dossier.</p>



<p>L&#8217;inchiesta che colpisce il Ceo di Mps, <a href="https://it.insideover.com/economia/bomba-su-mps-mediobanca-indagati-milleri-caltagirone-e-lovaglio.html"><strong>Luigi Lovaglio</strong>, e i dioscuri <strong>Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri</strong> (presidente di Delfin),</a> registi della scalata del Monte a Piazzetta Cuccia, si somma allo stop indetto dalla Commissione Europea al <strong>golden power con cui Roma ha fermato la scalata di Unicredit a Banco Bpm</strong> e accende il faro sulla gestione della finanza da parte dell&#8217;attuale esecutivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo Mps-Mediobanca un anno caldo per la finanza italiana</h2>



<p> Meloni e Giorgetti hanno voluto farsi promotori della nascita di un &#8220;Terzo Polo&#8221; bancario capace di sfidare Unicredit e Intesa Sanpaolo, il Tesoro ha agito da facilitatore di questo processo e in prospettiva ipotizzava l&#8217;idea della fusione Mediobanca-Mps-Bpm, magari dopo una cessione di parte delle attività di quest&#8217;ultima a Credit Agricole Italia (socio di maggioranza relativa di Piazza Meda). E più in generale <strong>hanno provato a porre in essere un principio</strong>: l&#8217;idea, cioè, che la prescrizione nazionale, il principio di sicurezza economica e la logica di ritorno dell&#8217;autorità pubblica in campo nell&#8217;economia potessero essere promossi come fattori dirimenti nella governance del sistema-Paese.</p>



<p>Non si può non leggere la partita Mps-Mediobanca senza considerare in filigrana le dinamiche di sistema che Meloni e il suo governo stanno costruendo in questo contesto. E senza dimenticare che il <strong>2026 sarà un anno cruciale</strong> per il futuro del Paese in campo economico. Finirà il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e bisognerà capire in che prospettiva risparmio, credito e finanze pubbliche potranno contribuire a proteggere il Paese dal rischio recessione. Si dovrà confermare il buon stato delle finanze pubbliche in termini di rapporto deficit/Pil e consolidare il trend di rafforzamento del rating del debito. <em>Last but not least</em>, ci sarà il gran ballo delle nomine: <strong>Eni, Enel, Terna, Leonardo</strong> vedranno rinnovati i consigli d&#8217;amministrazione e la leadership.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari d&#8217;evoluzione della finanza italiana</h2>



<p>Il duo Meloni-Giorgetti sta per ora giocando una partita a più livelli: consolidare il bilancio del Paese presentando l&#8217;Italia come attiva e strategica per i grandi investitori internazionali, soprattutto della <strong>finanza americana</strong>, e garantendo a quest&#8217;ultima un ruolo crescente nella gestione degli asset strategici (si vedano i <a href="https://it.insideover.com/economia/kkr-al-30-in-enilive-continua-la-scalata-allitalia-della-finanza-usa.html">casi Enlive</a> o <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rete-tim-passa-a-kkr-interessi-usa-garantiti-per-litalia-la-sfida-di-rivoluzionare-le-comunicazioni.html">Tim con Kkr </a>o il peso crescente di<a href="https://it.insideover.com/economia/eni-tim-bper-blackrock-fa-shopping-in-italia.html"> BlackRock nel Paese</a>) è una via. </p>



<p>La partita del <strong>credito è ad essa complementare</strong> perché Meloni ha l&#8217;interesse di consolidare l&#8217;italianità di determinati gruppi e a creare un polo romanocentrico in grado di <strong>operare strategicamente per il Paese</strong> risultando più comprensibile alla politica della struttura da &#8220;Stati nello Stato&#8221; di Unicredit, nel cui capitale predominano i grandi investitori internazionali, e di Intesa, legata a doppio filo a quelle fondazioni inscalfibili per la destra e per i romani. Mps-Mediobanca parla al Terzo Polo potenzialmente in grado di nascere ma parla anche, se non soprattutto, a Generali, principale partecipata di Piazzetta Cuccia la cui prospettiva di saldatura con i francesi di Natixis sul risparmio gestito ha creato allarme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Roma contro Milano, e la finanza globale osserva</h2>



<p>Si è dunque creata una cordata che vede i finanzieri romani, come Caltagirone, il governo e ampi settori della finanza americana in Italia sostenere di fatto lo schema Meloni, che garantisce un cambio di paradigma <strong>strutturale e a tutto campo rispetto a quello blindato dal polo nordico</strong>. Dall&#8217;altro, attori come le autorità europee, le grandi banche del Nord e la finanza più legata alle logiche continentali non possono vedere di buon occhio gli scenari in atto.</p>



<p>Inevitabilmente, la prospettiva di questa transizione ha chiaramente creato resistenze.  <a href="https://mowmag.com/attualita/la-profezia-di-aldo-giannuli-sullinchiesta-mps-giorgetti-ricevera-un-avviso-di-garanzia-ma-le-toghe-puntano-meloni-in-vista-delle-politiche-2027-ecco-chi-sono-i-poteri-forti-che-muovono-linchiesta-milanese"><strong>Parlando con Gianmarco Serino per <em>Mow</em>, il politologo Aldo Giannuli</strong> ha dichiarato </a>che &#8220;i grandi magnati della finanza milanese sin’ora non sono riusciti a fermare l&#8217;irresistibile marcia dei romani di Mps, protetti dalla Meloni, verso la conquista di Mediobanca. Lasciare Mediobanca ad Mps nei fatti è come trasportare il cuore della finanza italiana da Milano a Roma. Tutto questo non è particolarmente gradito dal blocco industriale-finanziario padano&#8221;. Mettere in discussione la<strong> legittimità politica </strong>(dall&#8217;esito dell&#8217;Ops non si torna indietro) della <strong>principale mossa del risiko bancario</strong> del 2025 significa <strong>condizionare la tenuta del duo Meloni-Giorgetti</strong> sull&#8217;intera architettura sistemica di governance economico-finanziaria del Paese. </p>



<p>Questo, anche senza avvisi di garanzia, è già un risultato che potrebbe risultare condizionante. L&#8217;esecutivo di centro-destra rischia di fare i conti, qualora questo trend si concretizzasse, col principale vulnus del suo triennio di governo: <strong>la tendenza a fare delle dinamiche strutturali un fattore di rafforzamento della sua posizione</strong> nel sistema, capace di sanare la vulnerabilità dei <strong>partiti di governo (soprattutto Fratelli d&#8217;Italia e Lega)</strong> in termini di attrattività della <strong>classe dirigente economico-finanziaria</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sfida all&#8217;asse Meloni-Giorgetti</h2>



<p>Meloni si è appoggiata, finora, sul management pre-esistente delle partecipate, salvo poche eccezioni (l&#8217;ascesa di Roberto Cingolani a Leonardo e di Flavio Cattaneo ad Enel) legate però a figure di una classe dirigente non espressione di Fdi. Giorgetti ha guidato il Tesoro con attenzione tecnica più che con la tessera leghista in tasca e ha portato comunque a casa alcuni risultati per il Carroccio. </p>



<p>Ad esempio <strong>Nicola Maione, presidente di Mps,</strong> è stato scelto nel 2023 dal Tesoro allora azionista di maggioranza <a href="https://www.francescoscoppetta.it/?p=56776">su input leghista</a> e negli anni <strong>Paolo Arrigoni e Guglielmo Picchi, rispettivamente ex senatore ed ex deputato leghisti</strong>, sono diventati presidenti di partecipate di peso come Gse e Sace. </p>



<p>La capacità d&#8217;azione di Giorgetti e il grande piano di Meloni hanno però come dato da considerare la presenza della spada di Damocle dell&#8217;evoluzione dell&#8217;inchiesta Mps-Mediobanca. La quale ha avuto già il risultato di chiamare a un grande <strong>processo di messa in discussione degli <a href="https://italstrat.substack.com/p/22-il-gioco-del-trono-della-finanza">equilibri che si stavano determinando</a></strong> per effetto dello spostamento dell&#8217;asse &#8220;politico&#8221; del mondo finanziario verso il cuore del potere romano. Un processo che lo stop al golden power su<a href="https://it.insideover.com/economia/caso-bpm-il-governo-meloni-nella-tenaglia-tra-leuropa-e-unicredit.html"> Unicredit-Bpm</a>, con cui Roma ha frenato una convergenza che avrebbe avuto grande peso tra due banche basate a Milano, e soprattutto l&#8217;inchiesta su Mps-Mediobanca, partita proprio dalla procura ambrosiana, inevitabilmente condizioneranno. Con evoluzioni tutte da seguire e conclusioni tutte da scrivere.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/mps-mediobanca-meloni-e-giorgetti-sotto-pressione-mentre-si-preparano-le-grandi-sfide-del-2026.html">Mps-Mediobanca, Meloni e Giorgetti sotto pressione mentre si preparano le grandi sfide del 2026</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Banche, nella tempesta Mps-Mediobanca resiste la fortezza Generali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/banche-nella-tempesta-mps-mediobanca-resiste-la-fortezza-generali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 05:43:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banco BPM]]></category>
		<category><![CDATA[Unicredit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122100155761_3b2156a0f30d39a8547b709d23e8a0d0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122100155761_3b2156a0f30d39a8547b709d23e8a0d0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122100155761_3b2156a0f30d39a8547b709d23e8a0d0-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122100155761_3b2156a0f30d39a8547b709d23e8a0d0-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122100155761_3b2156a0f30d39a8547b709d23e8a0d0-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122100155761_3b2156a0f30d39a8547b709d23e8a0d0-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250122100155761_3b2156a0f30d39a8547b709d23e8a0d0-1536x1007.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tempesta giudiziaria che sta coinvolgendo la scalata di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca mostra il peso di Generali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/banche-nella-tempesta-mps-mediobanca-resiste-la-fortezza-generali.html">Banche, nella tempesta Mps-Mediobanca resiste la fortezza Generali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La <strong>tempesta giudiziaria</strong> che sta coinvolgendo la <strong>scalata di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca</strong> e sta chiamando la Procura di Milano a indagare per aggiotaggio contro<a href="https://it.insideover.com/economia/bomba-su-mps-mediobanca-indagati-milleri-caltagirone-e-lovaglio.html"> <strong>Luigi Lovaglio,</strong> Ceo di Mps, il finanziere e costruttore <strong>Francesco Gaetano Caltagirone,</strong> e <strong>Francesco Milleri,</strong></a> presidente di Delfin, può creare grattacapi al sistema finanziario nazionale, mettere in discussione la strategia del <strong>governo Meloni</strong> e richiamare in ballo l&#8217;eccezionalità di <strong>Assicurazioni Generali,</strong> vero obiettivo della manovra borsistica più arrembante del 2025 italiano.</p>



<p>Andiamo con ordine. Su queste colonne vi abbiamo raccontato con dovizia di particolari le questioni <strong>strategiche ed economiche sottendenti la mira della banca risanata di Rocca Salimbeni su Piazzetta Cuccia</strong>, la spinta del senso di rivalsa di Caltagirone e Delfin contro Mediobanca e dell&#8217;ex Ceo <strong>Alberto Nagel</strong> per le diverse sconfitte subite in Piazzetta Cuccia (dove i due erano azionisti), ma soprattutto in Generali, ove Mediobanca in asse con i fondi stranieri ha sostenuto due volte l&#8217;elezione dell&#8217;ad Philippe Donnet.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spinta del governo Meloni</h2>



<p>A ciò si sommava la <strong>volontà del governo Meloni e della destra italiana</strong> di contare in un sistema economico-finanziario in cui le due banche maggiori, <strong>Unicredit e Intesa Sanpaolo,</strong> da un lato fanno corsa a sé e dall&#8217;altro hanno al cuore del loro azionariato rispettivamente una sommatoria di importanti attori istituzionali e il complesso delle <a href="https://it.insideover.com/economia/i-governi-passano-le-casse-restano-in-cdp-le-fondazioni-danno-ancora-le-carte.html">fondazion</a>i bancarie, poteri sempre sfuggiti alla proiezione politica del campo conservatore.</p>



<p>In questo senso, la manovra Mps-Mediobanca, partita dopo l&#8217;ingresso di Delfin e Caltagirone nel capitale del Monte, serviva a sdoganare tre partite di peso:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La volontà del mondo romano di poter aver voce nella finanza milanese, ritenuta avulsa dal resto del sistema di potere nazionale.</li>



<li>La spinta a creare una rete di finanzieri e investitori nazionali capaci di consolidare in senso nazionale un &#8220;Terzo Polo&#8221; meno avulso dalle questioni della Penisola rispetto al duo Unicredit-Intesa.</li>



<li>La tendenza condizionare in senso politico la concentrazione degli istituti, sfida vistasi anche con lo stop di Unicredit alla scalata a Banco Bpm tramite applicazione del golden power, poi respinto dalla Commissione Europea.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo Mediobanca, Generali</h2>



<p>Obiettivo ultimo, <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/tra-mediobanca-e-generali-riparte-il-risiko-finanziario-italiano.html">Generali.</a> La più grande azienda privata d&#8217;Italia, tredicesima società finanziaria al mondo per ricavi,</strong> terza assicurazione d&#8217;Europa è stata vista come obiettivo strategico dal duo Delfin-Caltagirone, sconfitti più volte da Nagel nella corsa al suo controllo, e seguita anche con attenzione dal governo Meloni, che guardava con attenzione al ruolo di titolare di grandi quote di debito pubblico di Generali e delle sue possibili sinergie con attori stranieri (Natixis, ora in bilico) che avrebbero potuto annacquarne l&#8217;italianità, almeno secondo i timori di Palazzo Chigi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Roma contro Milano, con vista Trieste</h2>



<p>Ciò che i Pm ipotizzano, e cioè che ci sia stato un concerto non dichiarato e un patto occulto elusivo delle regole del mercato per creare le condizioni favorevoli all&#8217;Ops, andrà valutato sul piano giudiziario.<a href="https://it.insideover.com/economia/mps-allassalto-di-mediobanca-e-di-nuovo-roma-contro-milano.html"> Sul piano politico, ribadiamo quanto sempre scritto,</a> e cioè che le <strong>condizioni che spingevano Caltagirone, Delfin e il Tesoro a scalare sostanzialmente in cordata</strong>, con manovre complementari, l&#8217;affare Mediobanca erano palesi e osservabili.</p>



<p>Il dato da aggiungere è duplice. Da un lato, questa inchiesta manda un segnale: <strong>se a Lovaglio, Caltagirone e Delfin</strong> verrà contestata ulteriormente la fattispecie in esame nell&#8217;inchiesta, la nuova proprietà di Mediobanca e i suoi due soci forti dovranno dimostrare di non aver agito in sintonia per non essere messi nelle condizioni di dover puntare a un&#8217;offerta pubblica d&#8217;acquisto forzata di Generali, di cui ad oggi detengono oltre un terzo del capitale. E dunque <strong>questo ci insegna che la partita dell&#8217;assetto futuro del Leone di Trieste sarà ben altra cosa</strong> rispetto a qualsiasi scalata possa avvenire negli istituti milanesi e che nessuna alchimia aritmetica è da dare per scontata. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sfida per Meloni e Giorgetti</h2>



<p>Dall&#8217;altro, poi, parliamo di una profonda <strong>bocciatura della linea di Giorgia Meloni e del Ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti,</strong> che hanno sostanzialmente visto messo nel mirino lo schema romanocentrico di ridefinizione dei rapporti tra il potere nazionale e la finanza milanese, a scapito della vocazione internazionale e di mercato di quest&#8217;ultima. </p>



<p>L&#8217;inchiesta su Lovaglio, Caltagirone e Milleri si somma allo stop dell&#8217;Ue al golden power per Unicredit-Banco Bpm, che ha messo<a href="https://it.insideover.com/economia/caso-bpm-il-governo-meloni-nella-tenaglia-tra-leuropa-e-unicredit.html"> Roma nella tenaglia tra Bruxelles e il Ceo di Piazza Gae Aulenti, Orcel.</a> L&#8217;intera architettura costruita nel 2025 rischia di essere <strong>smantellata rapidamente e il governo chiamato a raccogliere i cocci politici</strong> di un progetto di riassesto della finanza nazionale ad oggi sempre più precario. E in cui forse, a ben guardare, potrebbero risultare vincenti solo quegli attori stranieri che all&#8217;ombra della lotta tra le signorie bancarie hanno aumentato il loro posizionamento negli asset critici della finanza nazionale.</p>



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		<title>La promozione di Moody&#8217;s spinge l&#8217;Italia: la finanza americana punta su Roma</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-promozione-di-moodys-spinge-litalia-la-finanza-americana-punta-su-roma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 15:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Rating]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La promozione di Moody's spinge l'Italia: la finanza americana punta su Roma e le agenzie ne prendono atto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-promozione-di-moodys-spinge-litalia-la-finanza-americana-punta-su-roma.html">La promozione di Moody&#8217;s spinge l&#8217;Italia: la finanza americana punta su Roma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>finanza statunitense punta su Roma</strong> e <strong>Moody&#8217;s</strong> ne dà una sonora conferma: l&#8217;innalzamento del rating da parte dell&#8217;agenzia di New York, che ha alzato il punteggio dell&#8217;Italia sulla sostenibilità del debito pubblico <a href="https://www.wsj.com/world/europe/moodys-ratings-upgrades-italy-on-expectation-of-declining-debt-85fa5bf4">per la prima volta dal 2002</a>, è un volano per il sistema-Paese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La spinta di Moody&#8217;s sul rating all&#8217;Italia</h2>



<p><strong>Il rating di Moody&#8217;s, che era un gradino sopra il livello &#8220;spazzatura&#8221;, sale a Baa2, </strong> e il governo di <strong>Giorgia Meloni</strong> incassa il quinto innalzamento del livello di fiducia con cui è prezzato il debito pubblico dopo <a href="https://www.reuters.com/world/europe/sp-upgrades-italys-ratings-bbb-external-buffers-monetary-flexibility-amid-global-2025-04-11/">quelli di Standard &amp; Poor&#8217;s (12 aprile)</a>, Fitch (19 settembre), Dbrs (17 ottobre) e Scope (che ha alzato l&#8217;outlook il 31 ottobre). </p>



<p><strong>Moody&#8217;s ha dichiarato di voler sostenere l&#8217;impegno del governo a ridurre il debito pubblico,</strong> tema messo da Meloni e dal ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze <strong>Giancarlo Giorgetti</strong> al centro del programma dell&#8217;esecutivo di centro-destra, con prospettive di riduzione del deficit sotto il 3% e di taglio del debito pubblico dall&#8217;attuale 137% del Pil al 130% del 2034, anno finale del report analizzato dall&#8217;agenzia di New York.<a href="https://en.ilsole24ore.com/art/goldman-sachs-italys-deficit-under-3-per-cent-2026-there-is-the-pensions-knot-AH428tTC"> </a></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;austerità di Meloni e Giorgetti</h2>



<p><a href="https://en.ilsole24ore.com/art/goldman-sachs-italys-deficit-under-3-per-cent-2026-there-is-the-pensions-knot-AH428tTC">A settembre già <strong>Goldman Sachs</strong>, importante banca d&#8217;affari</a> di New York, aveva indicato che nel 2026 l&#8217;esecutivo avrebbe portato il deficit di bilancio sotto il 3%. <strong>Nella manovra</strong> e già nel precedente <strong>Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp)</strong> l&#8217;esecutivo <a href="https://it.insideover.com/economia/debito-e-rigore-austerita-di-meloni-e-giorgetti-per-italia.html">ha messo l&#8217;aumento dell&#8217;<strong>avanzo primario,</strong></a><strong> ovvero della differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto della spesa per interessi sul debito,</strong> al centro e la riduzione del debito è stata indicata come la priorità. </p>



<p>Del resto, Meloni e Giorgetti si sono impegnati con l&#8217;Unione Europea nel contesto del rinnovo del Patto di Stabilità nel 2023 a far raggiungere all&#8217;Italia una situazione più stabile dei conti pubblici tramite misure di austerità, tanto da indicare <strong><a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/psb_2024/Piano-strutturale-di-bilancio-e-di-medio-termine-Italia-2025-2029.pdf">nel Piano Strutturale di Bilancio</a> </strong>del 2024 il raggiungimento di un avanzo primario positivo come il conseguimento di &#8220;<strong>un obiettivo del Governo di natura morale prima che di contabilità pubblica</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spinta degli Usa sul debito italiano</h2>



<p>Qui si inserisce la <strong>finanza americana, che ha oggigiorno nell&#8217;Italia un utile piede a terra</strong> nell&#8217;Europa continentale. Roma, in un contesto di consolidamento dei conti, è ritenuta una terra in cui fare business in maniera promettente. A suo modo, il <strong>debito pubblico italiano</strong> è &#8220;sponsorizzato&#8221; come buon prodotto d&#8217;investimento dal <a href="https://www.state.gov/reports/2025-investment-climate-statements/italy"><strong>Dipartimento di Stato Usa</strong> </a>che sul suo sito scrive che il fatto che &#8220;la proprietà nazionale è notevolmente elevata: circa il 15% del debito italiano è detenuto da investitori al dettaglio&#8221; protegga &#8220;l&#8217;Italia dalla volatilità internazionale, poiché i risparmiatori locali sono meno propensi a svendere obbligazioni durante le crisi&#8221;. </p>



<p>Inoltre, <strong>Foggy Bottom scrive che &#8220;le partecipazioni estere sono salite al 31% entro la fine del 2024</strong> (dal 28% dell&#8217;anno precedente), raggiungendo il picco dell&#8217;era dell&#8217;euro di 771 miliardi di euro, a dimostrazione di una crescente propensione estera guidata dalla stabilità e da rendimenti interessanti, tra i più alti nel segmento <strong>investment grade&#8221;</strong>. Una promozione a pieno titolo che va di pari passo con l&#8217;interesse sempre più esplicito degli <strong>investitori americani per gli asset italiani</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I fondi Usa guardano all&#8217;Italia</h2>



<p>Abbiamo dato conto delle manovre di colossi come <a href="https://it.insideover.com/economia/da-mps-a-unicredit-blackrock-al-centro-della-finanza-italiana.html"><strong>BlackRock</strong> nelle banche italiane e in attori come <strong>Eni e Leonardo,</strong></a> o dell&#8217;attivismo di player del calibro di <a href="https://it.insideover.com/economia/kkr-al-30-in-enilive-continua-la-scalata-allitalia-della-finanza-usa.html"><strong>Kkr su Telecom</strong> e <strong>Enilive.</strong> </a></p>



<p>L&#8217;elenco prosegue anche sulla <a href="https://www.italia-informa.com/economia-boom-ma-italia-valore-operazioni-47-2025_pg7.aspx">scorta di un vivace mercato di fusioni e acquisizioni a Piazza Affari (M&amp;A)</a> dietro cui si vede la mano della finanza Usa, sempre attiva a puntare sull&#8217;Italia in questa fase. <strong>Forse il taglio al debito pubblico e l&#8217;abbraccio con i grandi fondi e le agenzie di rating</strong> non erano la priorità degli obiettivi di chi ha votato Fratelli d&#8217;Italia e gli alleati alle elezioni politiche del 2022. Ma Meloni e il suo governo hanno scelto diversamente, operando con l&#8217;obiettivo di rassicurare i mercati internazionali e seguendo l&#8217;esperienza di governi come quelli di Mario Monti e Mario Draghi nell&#8217;approccio ai mercati globali. </p>



<p>La vera sfida sarà trasmettere la stabilità dei conti sotto forma di crescita dell&#8217;economia reale, ora che grandi dubbi sorgono su questo fronte in vista dell&#8217;imminente fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.</p>



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		<title>Tagli al cinema: La falce di Giorgetti affossa l’italianità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tagli-al-cinema-la-falce-di-giorgetti-affossa-litalianita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 05:45:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cinema" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Con la legge di bilancio per il cinema italiani si apre una stagione di drastici tagli. e di quel che resta beneficeranno soprattutto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cinema" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/giorgetti-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>E puntuale arrivò la legge di bilancio, a incasinare il già agitatissimo e boccheggiante cinema italiano. La falce del <a href="https://it.insideover.com/economia/austerita-italia-prima-in-europa-per-tagli-alla-spesa-pubblica.html">ministro del Tesoro, il leghista <strong>Giancarlo Giorgetti</strong></a>, si è abbattuta sui <strong>696 milioni di euro previsti attualmente</strong>, già decurtati di <strong>156 milioni per il 2025 per arrivare</strong>, via via nei prossimi anni, almeno stando alle cifre circolate, a un segno meno di oltre 400 milioni nel 2028.</p>



<p>“Tagli devastanti”, secondo Anica, Apa, Cna e altre associazioni di settore. Un vero incubo, per il titolare del ministero della Cultura <strong>Alessandro Giuli</strong>. Questa settimana, fra l’altro, bersaglio dello scoop di Repubblica, che ha pubblicato una mail del suo dicastero inviata agli uffici di Giorgetti in cui si dava appunto conto della maxi-sforbiciata. Ricostruzione faziosa o no, <strong>la riduzione dei finanziamenti è un fatto.</strong> Tanto che Giuli ha cercato di correre ai ripari con un decreto urgente, annunciato pubblicamente in questi giorni, per mettere sul piatto 100 milioni da “fondi inutilizzati”.</p>



<p>Peccato però che <strong>la Ragioneria Generale dello Stato lo abbia stoppato subito</strong>, perché quei fondi sono in realtà stanziati ma non assegnati e, in base alle nuove norme del Patto di Stabilità europeo, non travasabili. La mossa di farli passare come risorse fresche, sostanzialmente una partita di giro contabile, sarebbe stata possibile solo con una deroga da presentare entro il limite fissato per i documenti di finanza pubblica, cioè entro ottobre. Troppo tardi, ormai.</p>



<p>Il comparto rischia la paralisi. <strong>Il cinema nostrano non è infatti in grado di reggersi senza quelli che tecnicamente corrispondono ad aiuti di Stato</strong>, perché i costi di produzione sono schizzati in alto a fronte di un mercato che, specialmente con il sopravvento delle serie pullulanti nelle grandi piattaforme web, si è allargato su scala globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ai tempi di Franceschini&#8230;</h2>



<p>A complicare il quadro, poi, si è aggiunto l’effetto-bolla di cui hanno beneficiato i piccoli e medi produttori italiani dal 2017 al 2024, nel periodo di vacche grasse della riforma Franceschini. Otto anni fa, l’allora ministro piddino <strong>Dario Franceschini </strong>(noto anche per il clamoroso flop della “Netflix della cultura”) aveva stabilito un credito d’imposta (tax credit) con due aliquote: 40% per i produttori medio-piccoli, 25% per i grandi. Per i giovani autori, una manna dal cielo.</p>



<p><strong>Specialmente dopo il 2021, quando il deserto al botteghino causa Covid ha indotto a semplificare l’erogazione</strong>. Con una logica semplice: più costa il film, più si alza il finanziamento pubblico. Risultato: il boom. Il problema è che, continuando così, il rischio di far scattare la cosiddetta clausola di salvaguardia finanziaria era dietro l’angolo. Stando ai calcoli di IsICult, nell’arco temporale fra il 2017 e il 2024 la direzione Cinema e Audiovisivo del ministero avrebbe fatto circolare 2,1 miliardi di euro, di cui quasi la metà per fiction tv. Con prevedibile contorno di maligne polemiche su <strong>opere costate, poniamo, 700 mila euro che poi al botteghino hanno venduto la miseria di 29 biglietti in tutto</strong>. Buchi nell’acqua che hanno rinfocolato la sete di rivincita della destra oggi al potere contro l’egemonia di sinistra che, fra amichettismi e camarille varie, nella cultura &#8211; settima arte compresa – innegabilmente c’è. Anche se risulta difficile pensare di scalfire con metodi ragionieristici, se non si hanno altrettanti cineasti, sceneggiatori e artisti di “area” da contrapporvi (i quali, presumibilmente, non si comporterebbero in modo diverso).</p>



<p>Sia come sia, la<strong> pacchia franceschiniana finisce il 10 luglio 2024, con il decreto emanato dal predecessore di Giuli, Gennaro Sangiuliano, e dal vero uomo forte al ministero, la leghista Lucia Bergonzoni</strong>, sottosegretaria già nel Conte 1, ritornata in carica con il governo Draghi, e riconfermata nel 2022 dalla Meloni. La riforma Sangiuliano-Bergonzoni demolisce l’impianto precedente, suddividendo l’accesso al credito fiscale in tre scaglioni (sopra i 3,5 milioni, fra 1,5 e 3,5 milioni, e sotto 1,5 milioni) e prevedendo tutta una serie di misure penalizzanti per la bassa fascia produttiva. In sintesi, il produttore al momento della richiesta deve disporre del 40% di capitali privati, deve già avere obbligatoriamente in mano un contratto con le 20 società di distribuzione, di cui è alla mercé per poter assicurare un numero minimo di proiezioni, e deve sottostare a un tetto per i compensi a registi, attori e autori. </p>



<p>In pratica, una drastica tagliola per chi, non riuscendo ad anticipare sull’unghia 6-700 mila euro considerati la cifra minima per una pellicola decente, non ha santi in paradiso. <strong>Vale a dire esordienti e produttori indipendenti.</strong> Minacciando a cascata l’occupazione dell’intera categoria, una galassia da quasi 200 mila posti di lavoro, fra diretti e indotto, e 9 mila aziende, soprattutto medie e piccole, che nel 2023 avevano festeggiato il primato in Europa per lungometraggi (402, documentari inclusi).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un favore ai colossi</h2>



<p>A trarne un oggettivo vantaggio sono, naturalmente, i colossi privati del settore. Quasi tutti compartecipati da multinazionali straniere, si tratta di potenze economiche che sul budget non soffrono di certo di patemi d’animo. Non casualmente, ad esempio, l’amministratore delegato di Medusa Film, <strong>Giampaolo Letta</strong>, in un’intervista su La Verità del 21 settembre 2024 definiva la riforma di centrodestra “buona” perché non intaccava l’automatismo (“più si basa su strumenti automatici, più un sistema è aderente al mercato”). Anche se, aggiungeva, alcune misure potevano essere “migliorate dai decreti direttoriali”. Come il limite al credito d’imposta per major non europee, di ben 5 (cinque…) milioni all’anno.</p>



<p>I decreti direttoriali si sono poi materializzati, il 26 giugno e il 31 ottobre di quest’anno, ma sono stati subissati, prima e dopo, da una raffica di ricorsi al Tar. In sostanza, per mettere fine a una spesa pubblica andata fuori controllo e con motivazioni politiche comprensibili, benché un po’ pelose, si è finito con il togliere l’ossigeno a chi ha idee ma non i mezzi per raggiungere gli schermi. Ci si piega alla logica di mercato, che coerentemente con sé stessa favorisce gli oligopoli e i soggetti più forti. Ma <strong>concepire il cinema esclusivamente in termini di fatturato </strong>significa negarne il valore che gli è proprio: essere un’arte, non un genere di solo consumo.</p>



<p>E in tutto ciò, difatti, <strong>a farne le spese è il criterio culturale dell’italianità, a parole tanto difesa da Sangiuliano prima</strong> (“privilegiare personaggi, avvenimenti e luoghi rappresentativi dell’identità nazionale”) e da Giuli poi (“c’è bisogno di dare un segno identitario”, proclamava a dicembre ad Atreju, festa giovanile di Fratelli d’Italia). Tanto per capirci: prima del 2017, la maggior parte delle fiction della Rai era delocalizzata in Spagna, Romania, Croazia ecc. Con il credito fiscale, la produzione è tornata nel Belpaese. </p>



<p>E Giuli ora si premura perfino di sottolineare che aveva proposto di mantenere lo “splafonamento” almeno per quello “internazionale”, ossia per le co-produzioni su suolo patrio di film esteri. Morale: <strong>segando pesantemente il tax credit</strong>, e senza un salvagente per l’underground i cui prodotti, belli o brutti, quanto meno non inseguono l’immaginario commerciale globalizzato, si butta via il bambino con l’acqua sporca.<br></p>
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		<title>L&#8217;Italia e la manovra economica: industria e crescita, i due grandi dilemmi</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/litalia-e-la-manovra-economica-industria-e-crescita-i-due-grandi-dilemmi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 04:11:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di bilancio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crescita dipende dal Pnrr e l'industria manca in manovra. Il rebus di Meloni e Giorgetti sulla finanziaria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/meloni-giorgetti-manovra-legge-di-bilancio-italia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze <strong>Giancarlo Giorgetti</strong> ha nella giornata di ieri difeso la <strong>proposta di legge di bilancio</strong> avanzata dal governo di <strong>Giorgia Meloni</strong> respingendo al mittente le critiche di enti come Banca d&#8217;Italia e Istat che hanno segnalato apparenti squilibri nella decisione dell&#8217;esecutivo di concentrare molte risorse sul taglio della seconda aliquota dell&#8217;Irpef. Rilievi tecnici, non politici, che <strong>prendono le mosse dal giudizio complessivo su una legge di bilancio</strong> nata con poca fantasia e con molte necessità di equilibrio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giorgetti difende una manovra senza grandi fantasie</h2>



<p>Parlando al <strong>Festival dei Territori Industriali di Bergamo</strong>, nel cuore della <strong>manifattura produttiva nazionale</strong>, è però quantomeno inusuale che il ministro leghista abbia dedicato tanta solerzia ed energia nel rispondere a delle critiche non di merito sul fronte politico, senza però dare la medesima enfasi al punto forse più crucciante della legge di bilancio: la <strong>rarefazione delle proposte di lungo periodo</strong> volte a capire come <strong>incardinare una crescita solida</strong> per il Paese e, soprattutto, le prospettive di <strong>politica industriale per l&#8217;Italia</strong>.</p>



<p>Sul primo fronte, infatti, l&#8217;Italia sta concentrando la sua politica macroeconomica principalmente sul rispetto degli impegni di <strong>riduzione del disavanzo pubblico</strong> e di <a href="https://it.insideover.com/economia/debito-e-rigore-austerita-di-meloni-e-giorgetti-per-italia.html">controllo del <strong>rapporto debito/Pil</strong></a> assunti in sede europea. Per ora, e almeno fino alla fine del 2026, il fronte della crescita sembra essere delegato principalmente al <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La crescita che dipende dal Pnrr</h2>



<p>Il Documento Pluriennale di Finanza Pubblica (Dpfp) preliminare alla manovra lascia presagire che, senza Pnrr, ad oggi, il Paese rischierebbe di andare in terreno negativo. <a href="https://lavoce.info/archives/109054/ce-o-non-ce-la-crescita-economica/">Come nota un&#8217;analisi de <em>Lavoce.info,</em> &#8220;</a> anche limitandosi solo agli interventi già adottati, il Dpfp stima che<strong> la crescita del Pil nel 2025 rispetto al 2024 sia stata dovuta per almeno un punto percentuale al Pnrr</strong>; visto che la crescita stimata per lo stesso anno è però dello 0,5 per cento, significa che senza il Piano il paese sarebbe stato in recessione. Lo stesso si può dire per il 2026; adottando gli interventi che mancano e che il governo si è impegnato ad attuare, sempre secondo il Dpfp, il Paese dovrebbe crescere di circa un punto e mezzo in più rispetto al controfattuale&#8221;. Del resto, tra <strong>guerre commerciali e <a href="https://it.insideover.com/economia/germania-produzione-industriale-aprile.html">crisi di Paesi come la Germania</a>,</strong> la cui industria rischia il testacoda, pensare a un Paese strutturalmente a rischio recessione non è oggi utopico.</p>



<p>La crescita perduta, insomma, è dietro l&#8217;angolo. E rischierebbe di porre dei seri grattacapi, nei prossimi anni, trovarsi in un contesto paradossale di conti pubblici in ordine e &#8211; novità di questi ultimi anni &#8211; <strong>occupazione ai massimi</strong> storici ma senza una crescita endogena dell&#8217;economia. Con una lunga inflazione cumulata e molta bonaccia, anche i consumi <a href="https://euroborsa.it/congiuntura-confcommercio-ottobre-2025.aspx">misurati dall&#8217;Indice di Confcommercio </a>registrano variazioni minime, dunque mostrando l&#8217;assenza di maggiori propensione alla spesa nei cittadini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La politica industriale latita</h2>



<p>Veniamo dunque al secondo versante, quello della <strong>politica industriale</strong>. Certo, non è compito immediato della Legge di Bilancio fare l&#8217;agenda d&#8217;investimento industriale dello Stato, ma in un periodo in cui <strong>la competizione per l&#8217;attrattività di grandi progetti e capitali</strong> divide Paesi e governi e il nodo della <strong>sicurezza nazionale</strong> e del suo legame con la prosperità nazionale emerge con forza, è bene capire che le scelte d&#8217;investimento e incentivo diventano cruciali per lo sviluppo di uno Stato. </p>



<p><a href="https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/speciale-manovra3-infrastrutture-e-trasporti-manovra-taglia-525-milioni-2026-AH24GELD">Il taglio di <strong>525 milioni di euro</strong> a opere infrastrutturali</a>, in tal senso, è un campanello d&#8217;allarme per mostrare una potenziale <strong>riduzione d&#8217;ambizione</strong> del Paese e del governo. Meloni e Giorgetti puntano fortemente sul superamento del piano <strong>Transizione 5.0 e nel rilancio della misura dell&#8217;iperammortamento</strong> per incentivare l&#8217;investimento in <strong>beni strumentali</strong> riscoprendo i principi del vecchio piano Transizione 4.0. 4 miliardi di euro dovranno finanziare il sostegno fiscale di lungo periodo alle scelte di investimento degli imprenditori. </p>



<p><a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-la-manovra-2026-2028-un-commento">Manca, però, una vera <strong>cabina di regia</strong></a> e mancano possibili investimenti per pensare alla riconversione di settori in restrizione (si pensi all&#8217;automotive) o agganciare strategie in grado di guardare oltre l&#8217;orizzonte del 31 dicembre 2026, data di fine del Pnrr. Si naviga a vista. La buriana, per ora, non c&#8217;è. Paesi come <a href="https://it.insideover.com/politica/tempesta-perfetta-in-francia-e-uk-il-debito-assedia-macron-e-starmer-il-rigore-spinge-i-populisti.html">Francia </a>e <a href="https://it.insideover.com/economia/regno-unito-debito-pubblico-in-volo-oltre-il-100-del-pil.html">Regno Unito,</a> peraltro, se la passano relativamente peggio. La sensazione è che questa manovra di piccolo cabotaggio rischi di essere l&#8217;ultima in <strong>acque serene per il governo. I prossimi anni porteranno al pettine diversi nodi</strong> tutt&#8217;altro che secondari. E metteranno in discussione la stessa capacità dell&#8217;economia italiana di generare crescita e sviluppo. Abbassare la guardia ora rischia di esser problematico.</p>



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		<title>Non è overtourism, è declino: così l&#8217;Italia sta diventando un parco a tema per turisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/non-e-overtourism-e-declino-cosi-litalia-sta-diventando-un-parco-a-tema-per-turisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 05:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La polemica sull'aumento della cedolare secca per gli affitti brevi svela un problema più grande sull'economia italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/non-e-overtourism-e-declino-cosi-litalia-sta-diventando-un-parco-a-tema-per-turisti.html">Non è overtourism, è declino: così l&#8217;Italia sta diventando un parco a tema per turisti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251029155049414_f5f89f91eedcf6b5edc0725d78904eaa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chiamatelo <strong><em>overtourism</em></strong>, turistificazione o come preferite, ma sempre di un sintomo di declino stiamo parlando: puntare sui flussi turistici senza uno straccio di strategia politica. All’italiana, insomma. E difatti, nel Belpaese è oramai un luogo comune considerare la cosiddetta “industria” del turismo come “una delle più dinamiche al mondo e più strategiche della nostra economia”, secondo l’entusiasta definizione data dalla premier <strong>Giorgia Meloni</strong> il 29 settembre scorso, in occasione del summit del Wttc, l’organizzazione mondiale che riunisce governi, associazioni e imprese del settore. </p>



<p>La cartina di tornasole di un mercato abbandonato a una logica puramente speculativa l’ha data il putiferio scatenato dall’annuncio, da parte del ministro leghista dell’Economia <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/debito-e-rigore-austerita-di-meloni-e-giorgetti-per-italia.html">Giancarlo Giorgetti</a></strong>, di aumentare la cedolare secca dal 21% al 26% sugli affitti brevi per turisti. <strong>Forza Italia sulle barricate, lo stesso Matteo Salvini contrario.</strong> Una possibile mediazione prevede l’innalzamento dell’aliquota solo per quei proprietari che si affidino alle piattaforme in rete, come Airbnb e Booking. Dal punto di vista dei diretti interessati, una novità che non fa i conti con la realtà: sono pochissimi o inesistenti, infatti, quelli che affittano senza ricorrere alla visibilità garantita dall’intermediazione dei portali web.</p>



<p>L’Aigab (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi) ha attaccato l’ipotesi di aumento della tassa come una “patrimoniale”, che colpirebbe <strong>“mezzo milione di famiglie italiane colpevolizzate</strong> perché proprietarie di una seconda casa da cui ricavano un reddito integrativo”. Non del tutto a torto, bisogna dire. Perché in effetti l’attività degli “host” rientra nella categoria della rendita da patrimonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati </h2>



<p>Poi, sul piano statistico, non tutte le “famiglie” attive sono titolari di un solo secondo immobile: i <strong>350 mila presenti su Airbnb</strong>, ad esempio, affittano in media non una, ma 2 unità abitative ciascuno. Sempre restando al campione offerto da Airbnb, che è il vettore principale, negli ultimi sette anni il prezzo medio di un affitto è incrementato del 50%, arrivando a generare attualmente un ricavo complessivo di quasi 9 miliardi di euro. Rispetto alla tariffa stabilita dall’affittuario,<strong> Booking preleva dal 15 al 18%, mentre Airbnb ne detrae il 3% all’ospitante e una percentuale fra il 14 e il 16% all’ospite</strong>. Il fenomeno ha assunto proporzioni tali che ridurlo alla singola famiglia che arrotonda con l’appartamento lasciato vuoto dai genitori, significherebbe fare del moralismo spicciolo. Ingiusto verso i piccoli proprietari ma anche assolutorio verso le multinazionali online.</p>



<p>Il discorso va inquadrato in un’ottica più ampia, di contesto economico generale. Partendo da una premessa: il turismo, in sé, è una risorsa che crea reddito e in quanto tale, com’è ovvio, non può essere condannato. Si inserisce in un circuito che comprende l’edilizia residenziale, ma anche la ristorazione, il comparto aereo, navale, ferroviario e in parte anche automobilistico. <strong>Il che presuppone infrastrutture “pesanti”</strong>: linee, strade, porti, aeroporti. Con tutto l’inquinamento che ne deriva. L’Italia, inoltre, è caratterizzata dalla marcata concentrazione in alcune città d’arte, sostanzialmente cinque: Roma, Venezia, Napoli, Milano e Firenze.</p>



<p>Tanto che quest’ultima, centro Unesco, <strong>ha deciso di dare un giro di vite e porre un limite alla proliferazione di affitti brevi</strong>. Tentativo simile l’ha fatto Sirmione, sul lago di Garda, ma in questo caso il Consiglio di Stato ha bocciato la misura, dando agli affittuari di tutt’Italia un’arma per i ricorsi ai Tar nell’eventualità che il capoluogo toscano trovasse ulteriori imitatori. Infine, in base all’attrattività (oggi sovralimentata dal <em>selfie tourism</em>, la celebrità commerciale dei luoghi diffusa tramite i social), il pullulare di hosting si addensa in certe zone, che possono essere quartieri centrali delle città storiche, i lidi più rinomati di certe riviere, o precisi perimetri geografici particolarmente ambiti (il Chianti, per dire). In gergo, si chiama <em>zoning</em>, ed è il termine-chiave per capire il <strong>problema di fondo, che si ha non a causa del turismo ma quando, in un posto, c’è solo turismo</strong>. Il nostro Paese è “invaso” da un numero minore di ammiratori delle nostre bellezze rispetto ad altri ad alto tasso, scusate la parolaccia, di turistizzazione. Il 40% in meno della Spagna, per esempio. Di qui la litania, trasversale in politica, di valorizzare di più il “petrolio” italiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il turismo non è un&#8217;industria</h2>



<p>Il fatto è che il turismo non è un’industria. Non produce nulla: si limita a far alzare il valore di mercato di ciò che c’è già. <strong>Come ogni rendita, vive appunto di una rendita: il passato.</strong> Nel nostro caso, il passato storico, artistico, archeologico e, tornando ai titolari di case e piattaforme, immobiliare. Cosa che, come devastante effetto a catena, ha la semi-sparizione degli affitti medio-lunghi, cioè quelli normali, per nuove famiglie, studenti e single, con relativo aumento delle locazioni. Dà lavoro a un ben identificato indotto (ristoranti, bar) dove, anche lì, la brevità, sul piano contrattuale, la fa da padrone. Dovrebbe imporre un’implementazione, che non c’è o è al di sotto delle esigenze, di servizi pubblici efficienti, a cominciare dai collegamenti tra zone geograficamente distanti, proprio per evitare gli ammassamenti. <strong>Insomma: se si punta sul turismo come fonte trainante di profitto, significa che non si ha più molto altro su cui puntare</strong>. Si ragiona pietrificando il presente e cercando di sfruttarlo il più possibile.</p>



<p>Senza lungimiranza, come fanno i <em>rentier</em>. Venezia iniziò a campare di visitatori stranieri nel Seicento, allorché la decadenza era ormai inarrestabile, allungando il carnevale fino a sei mesi. <strong>Oggi di veneziani di laguna non ce ne sono quasi più, ridotti appena a 50 mila a fronte a un’alluvione di oltre 20 milioni di turisti all’anno</strong>. L’Italia, fra sterilità demografica, impoverimento del suo nerbo di piccole e medie aziende, emigrazione di giovani all’estero e, come si è visto, cecità totale della politica (compresa quella che declama ogni due per tre la parola “patria”), rischia di fare la stessa fine: svenduta al miglior offerente.</p>
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		<title>La tassa sulle banche è l&#8217;ultima partita tra finanza e governo Meloni</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-tassa-sulle-banche-e-lultima-partita-tra-finanza-e-governo-meloni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 14:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241213120559956_6c7e5a1534790bf431fde910565668cd-e1761229807746.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241213120559956_6c7e5a1534790bf431fde910565668cd-e1761229807746.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241213120559956_6c7e5a1534790bf431fde910565668cd-e1761229807746-600x274.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241213120559956_6c7e5a1534790bf431fde910565668cd-e1761229807746-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241213120559956_6c7e5a1534790bf431fde910565668cd-e1761229807746-1024x468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241213120559956_6c7e5a1534790bf431fde910565668cd-e1761229807746-768x351.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241213120559956_6c7e5a1534790bf431fde910565668cd-e1761229807746-1536x702.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scelta del governo Meloni di mettere mano agli utili delle istituzioni finanziarie italiane per contribuire a finanziare una manovra sostanzialmente orientata a un paradigma di austerità è l&#8217;ultimo capitolo di un risiko che ha spesso visto l&#8217;esecutivo mettersi di traverso con le major del sistema bancario e assicurativo. Il governo vuole far cassa con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-tassa-sulle-banche-e-lultima-partita-tra-finanza-e-governo-meloni.html">[...]</a></p>
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<p>La scelta del <strong>governo Meloni</strong> di mettere mano agli utili delle<strong> istituzioni finanziarie italiane</strong> per contribuire a finanziare una manovra sostanzialmente orientata a un paradigma di austerità è l&#8217;ultimo capitolo di un risiko che ha spesso visto l&#8217;esecutivo mettersi di traverso con le major del sistema bancario e assicurativo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il governo vuole far cassa con le banche</h2>



<p>La ratio di fondo seguita dal ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze guidato da <strong>Giancarlo Giorgetti è stata orientata all&#8217;aumento temporaneo</strong> dell&#8217;aggravio fiscale sugli istituti, ma al contempo è stata sostenuta da una narrazione politica, alimentata soprattutto da Matteo Salvini (vicepremier e segretario della Lega di cui Giorgetti è membro) presentante le nuove tasse come <strong>una sostanziale scelta di giustizia</strong> contro dei profitti eccessivi e ingiustificati. </p>



<p>In mezzo, <strong>Giorgia Meloni, che si è detta certa della possibilità per le banche di sostenere il nuovo aggravio</strong> ma ha avallato la misura conscia che lo Stato avrebbe fatto cassa su quegli attori oggi maggiormente scettici sulla politica finanziaria interventista dell&#8217;esecutivo. Primi fra tutti: <strong>il duo <a href="https://it.insideover.com/economia/intesa-generali-verso-unalleanza-da-1-500-miliardi-un-messaggio-ai-capitani-coraggiosi-di-mps-e-meloni.html">Unicredit-Intesa,</a> &#8220;regine&#8221; per utili</strong> e capitalizzazione, e <strong>Assicurazioni Generali,</strong> che si sta muovendo per non essere pienamente assoggettata alla nuova Mediobanca (prima azionista del Leone di Trieste) scalata dalla Monte dei Paschi di Siena con partecipazione governativa residua.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli equilibrismi del governo sulle banche</h2>



<p>Al contempo, però, la necessità di tenere assieme la volontà di ottenere risorse con un <strong>preciso equilibrio fiscale</strong>, con il rispetto delle regole consolidate e con la <strong>presenza di un partito, Forza Italia, </strong>che nel governo spinge per ridimensionare l&#8217;aggravio ha creato un sistema complesso. Da un lato, alle banche e alle assicurazioni si <strong>applicherà un aumento dell&#8217;Irap finalizzato a alimentare le casse regionali</strong> che nel 2026 e nel 2027 salirà dal 4,65 % al 6,65% per le banche e dal 5,90 % al 7,90 % per le assicurazioni. Una tassa vera e propria, dunque. </p>



<p>Dall&#8217;altro, però, alcuni altri contributi non sono propriamente paragonabili a tasse. Il governo posticiperà ulteriormente la possibilità di dedurre dal reddito i costi connessi a quei crediti accumulati per le svalutazioni pregresse di attività a portafoglio, che vanno dunque a <strong>ridurre il carico imponibile</strong>. Questi <a href="https://www.today.it/economia/manovra-2026-banche-assicurazioni-come-funziona.html">Deferret Tax Assets (Dta) valgono da solì quasi 1,2 miliardi di euro </a>e saranno versati dalle banche anticipatamente per poi essere recuperati un domani. Quindi, saranno versati in una fase di utili ancora solidi per i tassi alti che alimentano il margine d&#8217;interesse degli istituti per esser poi risparmiati quando questo calerà negli anni a venire.</p>



<p>Al contempo, le banche potrebbero contribuire se sbloccheranno per distribuirle come dividendi le risorse che le vecchie tasse del 2023 e 2024 hanno spinto a trasformare in riserva patrimoniale. Valgono 6 miliardi di euro e se distribuite vedranno la tassa per la loro trasformazione in utili cadere dal 40 al 27%. Quindi, sì, le banche pagheranno ma sarà una condizione relativamente vantaggiosa rispetto al percorso di partenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tassa a metà</h2>



<p>In totale, dunque, <strong>il governo mira a raggranellare almeno 10 miliardi di euro</strong>: per <a href="https://italia-informa.com/economia-contributo-banche-10-miliardi-abi-manovra.aspx">il 2026, nota <em>Italia Informa</em>, </a>&#8220;Il gettito previsto è di circa <strong>4,11 miliardi di euro</strong>, a condizione che le banche “liberino” i riserve accumulate negli anni precedenti (tasse previste per 1,65 miliardi); l’importo per il 2027 è quasi identico e scende successivamente a 1,8 miliardi&#8221;. Molte di queste risorse rientreranno però alle banche sotto forma di Dta o rappresentano un pagamento in sconto rispetto all&#8217;attesa.</p>



<p>Il governo Meloni si trova dunque di fronte al bivio. Su un fronte, due forze di maggioranza come Fratelli d&#8217;Italia e Lega avallano, quando non cavalcano esplicitamente, un&#8217;istanza politica che mira a <strong>cercare la giustificazione per un aumento del pagamento richiesto alle banche</strong> tramite il rilancio della narrazione sugli extraprofitti e l&#8217;estensione di un perimetro d&#8217;influenza sul mondo del credito già reso palese dal caso Mps-Mediobanca e dall&#8217;operazione di golden power sul tentativo di Unicredit di scalare Banco Bpm. Sull&#8217;altro, però, <strong>anche ogni volontà &#8220;punitiva&#8221;</strong> o quantomeno di segnalazione di una precisa volontà politica è annacquata nei fatti dalle logiche del mercato. Allo Stato fa innanzitutto comodo il gettito ordinario delle banche. Meglio esse vanno, più alto quest&#8217;ultimo è. <strong>E questo nessuna battaglia barricadera politica potrà mai cambiarlo</strong>.</p>



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		<title>Manovra, il governo Meloni gioca in difesa: gioco delle tre carte sulle banche e l&#8217;ultimo anno del Pnrr</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/manovra-il-governo-meloni-gioca-in-difesa-gioco-delle-tre-carte-sulle-banche-e-lultimo-anno-del-pnrr.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2025 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di bilancio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Manovra, il governo Meloni gioca in difesa: il gioco delle tre carte sulle banche e l'ultimo anno del Pnrr.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/manovra-il-governo-meloni-gioca-in-difesa-gioco-delle-tre-carte-sulle-banche-e-lultimo-anno-del-pnrr.html">Manovra, il governo Meloni gioca in difesa: gioco delle tre carte sulle banche e l&#8217;ultimo anno del Pnrr</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001161907814_cb6ffc23a290472e89fb18f27c64f1e2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>manovra del governo Meloni</strong>, la quarta dell&#8217;esecutivo di centrodestra, inizia a prendere forma e le linee guida sono quelle note da tempo: la Legge di Bilancio sarà scritta dall&#8217;esecutivo e in particolare dal <strong>Ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti</strong> mantenendosi sulla difensiva. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Deficit e spesa</h2>



<p>Occhio, in particolare, a tre prerogative: <strong>primo, contenere il deficit</strong> consolidando la linea di austerità messa nera su bianco nel recente <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/debito-e-rigore-austerita-di-meloni-e-giorgetti-per-italia.html">Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp)</a></strong> sulla base degli impegni firmati da Roma col Patto di Stabilità e Crescita riformato a fine 2023. Il Mef aveva definito il conseguimento di un <strong>avanzo primario dei conti pubblici </strong> come &#8220;il raggiungimento di&nbsp;<strong>un obiettivo del Governo di natura morale prima che di contabilità pubblica</strong>&#8221; <a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/psb_2024/Piano-strutturale-di-bilancio-e-di-medio-termine-Italia-2025-2029.pdf">nel Piano Strutturale di Bilancio</a>&nbsp;e vuole incassare un deficit inferiore al target dell&#8217;Unione Europea del 3% del Pil.</p>



<p>In secondo luogo, l&#8217;esecutivo intende fare avanzare le manovre di <strong>piccolo cabotaggio</strong> avviate gli anni scorsi per <strong>usare i ristretti margini di manovra</strong> col fine di ridurre le tasse alla classe media, <strong>ritenuta peraltro il bacino elettorale di riferimento</strong> del centrodestra, principalmente lavorando sul fronte dell&#8217;Irpef, riducendo dal 35 al 33% l&#8217;aliquota sui redditi da 28 a 50mila euro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come finanziare la manovra</h2>



<p>Terzo punto, la manovra dovrà <strong>coniugare aspettative politiche dei partner della maggioranza</strong> e realismo strategico circa i vincoli e la possibilità d&#8217;agire dell&#8217;Italia. Sul fronte degli investimenti, preparerà i conti dello Stato al 2026, ultimo anno del <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)</strong> dopo il quale servirà una crescente supplenza dei fondi dello Stato. Su quello delle coperture, il governo intende <strong>chiedere alle banche</strong> un versamento anticipato di , imposte altrimenti dilazionate.</p>



<p><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/contributo-banche-piatto-misure-almeno-4-miliardi-AHdGxUCD">Giorgetti, nota <em>Il Sole 24 Ore,</em></a> ha messo sul tavolo &#8220;la prospettiva di una tassazione che comporti un pagamento una tantum che non verrà restituito. Una nuova ipotesi di lavoro che dovrebbe camminare di pari passo con l’anticipo di <strong>liquidità derivante dal rinvio delle deduzioni per il 2026 e il 2027 (Dta e simili)</strong>&#8220;, perno di una <strong>soluzione operativa che dovrebbe </strong><a href="https://www.milanofinanza.it/news/manovra-mps-schiva-la-tassa-sulle-banche-le-dta-nel-mirino-sono-diverse-da-quelle-che-siena-usera-grazie-202509172102019046?refresh_cens"><strong>contribuire a raccogliere oltre 4 miliardi di euro</strong> sui 18 di cui si comporrà la manovra.</a> </p>



<p><strong>Una quota di risorse importante per la legge di bilancio</strong> ma che appare ridotta rispetto ai <a href="https://it.insideover.com/economia/banche-ad-animare-il-risiko-gli-utili-record-degli-istituti-italiani.html"><strong>112 miliardi di euro di utili</strong> cumulati tra il 2022 e il 2024</a>. Secondo l&#8217;economista dell&#8217;Università di Siena <strong>Alessandro Volpi</strong>, &#8220;Meloni e Giorgetti hanno ottenuto, come massimo risultato nei confronti delle banche, un anticipo di liquidità che dovrà restituire il prossimo governo&#8221; nato dopo le elezioni previste per il 2027.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra stabilità e immobilismo</h2>



<p>In sostanza, l&#8217;esecutivo consolida una linea di <strong>conservazione dell&#8217;esistente</strong>: si affida all&#8217;<strong>export delle aziende</strong> il traino della crescita economica; si stabilizza la pace sociale con temporanei sollievi fiscali;<a href="https://it.insideover.com/economia/debito-litalia-non-affondera-ecco-perche.html"> si incassa il vento positivo della riduzione del rischio sovrano</a> e sull&#8217;incremento del rating; viene sfruttato il volano della leva europea degli investimenti; si cerca un<a href="https://lavoce.info/archives/109054/ce-o-non-ce-la-crescita-economica/"> ulteriore fattore di stabilità dalla solidità dell&#8217;occupazione</a>. </p>



<p>Tutti elementi che fanno guardare al futuro con una punta di ottimismo. Ma non si può dimenticare che i fondamentali della crescita italiana restano fragili, che il Pil si espanderà solo dello 0,5% nel 2025 e che la crisi tariffaria e le tensioni geopolitiche rischiano di erodere il prezioso surplus commerciale. In futuro bisognerà cominciare a <strong>pensare al post-Pnrr,</strong> a fare politica industriale, a ragionare di infrastrutture e innovazione. Tutto questo non confliggerà con il controllo dei fattori di rischio se si farà convivere con spesa e debito sotto controllo. La cautela ora impone di giocare di rimessa. Ma nella fase finale del suo mandato il governo Meloni dovrà muoversi maggiormente allo scoperto su diversi dossier, pena il rischio di un pericoloso immobilismo.</p>



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		<title>Debito e rigore, l&#8217;austerità di Meloni e Giorgetti per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/debito-e-rigore-austerita-di-meloni-e-giorgetti-per-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 10:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
		<category><![CDATA[Patto di stabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="822" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Debito-e-rigore-lausterita-di-Meloni-e-Giorgetti-per-lItalia-e1759654674932.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Debito-e-rigore-lausterita-di-Meloni-e-Giorgetti-per-lItalia-e1759654674932.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Debito-e-rigore-lausterita-di-Meloni-e-Giorgetti-per-lItalia-e1759654674932-300x128.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Debito-e-rigore-lausterita-di-Meloni-e-Giorgetti-per-lItalia-e1759654674932-1024x438.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Debito-e-rigore-lausterita-di-Meloni-e-Giorgetti-per-lItalia-e1759654674932-768x329.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Debito-e-rigore-lausterita-di-Meloni-e-Giorgetti-per-lItalia-e1759654674932-1536x658.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Debito-e-rigore-lausterita-di-Meloni-e-Giorgetti-per-lItalia-e1759654674932-600x257.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo Meloni mette nero su bianco l'austerità. E i dati parlano chiaro: il rigore italiano si consoliderà negli anni a venire.</p>
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<p>Il governo Meloni mette nero su bianco l&#8217;austerità. E i dati parlano chiaro: il rigore italiano si consoliderà negli anni a venire. Mentre giunge il tempo del dibattito sulla manovra finanziaria e in vista delle discussioni future sui conti pubblici è interessante studiare<strong> il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) recentemente pubblicato dal Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze </strong>guidato da <strong>Giancarlo Giorgetti.</strong> Questi sta applicando con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni le linee guida economiche messe nere su bianco a fine 2023 con la firma del nuovo <strong>Patto di Stabilità e Crescita (Psc)</strong> dell&#8217;Unione Europea e consistenti in un rientro strutturale dell&#8217;Italia dalla fase di alti deficit degli anni passati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parola d&#8217;ordine: austerità per l&#8217;Italia</h2>



<p>In una parola: <strong>austerità. Anzi, austerità crescente</strong>. Non c&#8217;è altra strada, per Roma, visti gli impegni presi esplicitamente in sede europea e firmati anche dal governo Meloni per rientrare su un orizzonte di sette anni dall&#8217;alto deficit dell&#8217;era pandemica. Il Dpfp, che ai sensi delle nuove regole sostituisce la tradizionale <strong>Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef)</strong> come ultimo step pre-manovra e deve presentare un orizzonte triennale sul fronte della crescita, del debito e degli investimenti, mostra come <strong>Meloni e Giorgetti</strong> intendano <strong>proseguire</strong><a href="https://it.insideover.com/economia/nuova-emissione-del-btp-valore-e-rating-su-il-debito-italiano-va-di-moda.html"><strong> sul sentiero dell&#8217;innalzamento del saldo primario</strong> del bilancio dello Stato.</a></p>



<p>Quest&#8217;ultimo, lo ricordiamo, consiste nella <strong>differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto della spesa per interessi sul debito pubblico</strong>. In altre parole, se l&#8217;avanzo primario è positivo significa che dall&#8217;attività generale il Paese ottiene più risorse di quante ne distribuisca in termini di servizi pubblici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati sull&#8217;avanzo primario: record dall&#8217;era Monti</h2>



<p>In quest&#8217;ottica, l&#8217;avanzo primario dello Stato è destinato ad essere dello 0,9% del Pil quest&#8217;anno e a crescere negli anni a venire: 1,2% nel 2026, 1,8% nel 2027, 2,2% nel 2028. Meloni e Giorgetti mirano, dunque, a riportare nel 2028 il saldo primario al livello più alto dal 2012, quando per <a href="https://www.truenumbers.it/avanzo-primario-italia/">effetti delle <strong>politiche austeritarie del governo di Mario Monti toccò il 2,3% del Pil</strong>.</a> </p>



<p>Inoltre, considerato che <strong>al contempo l&#8217;esecutivo si è impegnato ad </strong><a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/spese-militari-23-miliardi-in-3-anni"><strong>aumentare le spese in Difesa</strong>, con 23 miliardi di euro di aumento</a> per raggiungere il 2,5% del Pil, è  <strong>chiaro che per mantenere i trend di gestione del debito e dell&#8217;avanzo primario bisognerà tagliare altrove</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avanzo primario, &#8220;obiettivo morale&#8221; per Meloni</h2>



<p>&#8220;Il conseguimento già nel 2024 di un avanzo primario segna il raggiungimento di <strong>un obiettivo del Governo di natura morale prima che di contabilità pubblica</strong>&#8220;, <a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/psb_2024/Piano-strutturale-di-bilancio-e-di-medio-termine-Italia-2025-2029.pdf">scriveva nel resoconto sull&#8217;anno passato il Mef nel Piano Strutturale di Bilancio</a> che apriva la strada alla volontà di Roma di raggiungere già nel 2025 un rapporto deficit/Pil inferiore al 3%.</p>



<p>Il Psb indicava gli sforzi compiuti e apriva la strada allo scenario del Dpfp. Al cui interno, è bene sottolinearlo, <strong>sono messi neri su bianco i suggerimenti all&#8217;Italia del Consiglio Europeo</strong>, secondo cui Roma dovrebbe &#8220;intensificare gli sforzi per migliorare l&#8217;efficienza e l&#8217;efficacia della spesa pubblica. Mitigare gli effetti dell&#8217;invecchiamento della popolazione sulla crescita potenziale e sulla sostenibilità di bilancio, tra l&#8217;altro limitando il ricorso a regimi di pensionamento anticipato e facendo fronte alle sfide demografiche, anche attirando e trattenendo una forza lavoro qualitativamente valida&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sentiero del debito</h2>



<p>Il Dpfp prevede l&#8217;obiettivo della riduzione del rapporto debito/Pil come Stella Polare e in tal senso segnala che esso avrà un picco del 137% nel 2026 prima dell&#8217;inizio del calo. <strong>L&#8217;obiettivo è contenere al 135% del Pil il debito</strong> entro il 2030, sfruttando anche il fatto che la sponda del miglioramento del rating possa ridimensionare la spesa per interessi. </p>



<p><strong>In tal senso, sono molte le pressioni sul Paese</strong> che andranno valutate: per un Paese la cui economia è trainata dall&#8217;export di aziende che hanno <strong>cavalcato </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/le-imprese-italiane-conquistano-il-mondo-con-lexport-ora-serve-fare-sistema.html"><strong>aggressivamente la globalizzazione</strong> </a>portando l&#8217;Italia ai primi posti delle classifiche globali, quanto inciderà la nuova stagione di dazi e crisi commerciali sulla crescita e sul gettito fiscale? Quanto peserà il combinato disposto tra <strong>invecchiamento della popolazione, crescita del fardello del welfare e stagnazione dei salari</strong> sul bilancio pubblico? E, in prospettiva, sarà sostenibile il fatto che <strong>per innalzare le spese militari, anche al netto dei prestiti europei,</strong> bisognerà tagliare altrove? </p>



<p>La Francia è scesa in piazza contro la <a href="https://it.insideover.com/economia/tagli-a-pensioni-e-sanita-piu-fondi-alla-difesa-lazzardo-di-bayrou-sullausterita-militare.html">manovra di &#8220;austerità militare&#8221; </a>dell&#8217;ex primo ministro François Bayrou e le ultime giornate hanno visto, con la <a href="https://it.insideover.com/politica/un-milione-in-piazza-per-gaza-litalia-si-mobilita-e-ora-bisognera-ascoltarla.html">mobilitazione per Gaza</a>, una vivacità della società italiana che potrebbe esprimersi altrove. Meloni e Giorgetti vogliono fare della <strong>responsabilità fiscale una lettera di presentazione per il Paese</strong> ma il castello di carte è fragile. E la tenuta della società e dell&#8217;economia sono messe sempre in discussione da problematiche strutturali che non hanno ancora generato crepe. Ma andranno valutate con attenzione, evitando di fare del pilota automatico dell&#8217;austerità un dogma fine a sé stesso.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a><br></p>



<p></p>
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