<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ghassan Salamé Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/persone/ghassan-salame/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/persone/ghassan-salame</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 01 Jan 2021 11:57:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Ghassan Salamé Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/persone/ghassan-salame</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La poltrona dell’Onu in Libia scotta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-poltrona-dellonu-in-libia-scotta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2021 11:57:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=302299</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nickolay Mladenov (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-1536x996.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-2048x1328.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quella di inviato delle Nazioni Unite in Libia è una poltrona che scotta. Un lavoro usurante, che non a caso ha portato il diplomatico libanese Ghassan Salamé ad ammalarsi e a dimettersi per il troppo stress. Un incarico pericoloso in un Paese ricco di petrolio e dove si intrecciano gli interessi di grandi e medie potenze. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-poltrona-dellonu-in-libia-scotta.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-poltrona-dellonu-in-libia-scotta.html">La poltrona dell’Onu in Libia scotta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nickolay Mladenov (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-1536x996.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Nickolay-Mladenov-La-Presse-2048x1328.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quella di inviato delle Nazioni Unite in <strong>Libia</strong> è una poltrona che scotta. Un lavoro usurante, che non a caso ha portato il diplomatico libanese <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-ha-lasciato-ghassan-salame-in-libia-dopo-le-dimissioni.html"><strong>Ghassan Salamé</strong></a> ad ammalarsi e a dimettersi per il troppo stress. Un incarico pericoloso in un Paese ricco di <strong>petrolio</strong> e dove si intrecciano gli interessi di grandi e medie potenze. L’ex ministro degli Esteri della Bulgaria, <strong>Nikolaj Mladenov</strong>, sembrava perfetto per questo ruolo: 48 anni, diplomatico ben visto dalle cancellerie occidentali e con esperienza nel mondo arabo, proposto dal segretario generale delle Nazioni Unite in persona, Antonio Guterres. Tutto era pronto per il passaggio di consegne previsto il 17 gennaio con l’ex numero due di Salamé, la statunitense <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-sfuma-l-accordo-sul-governo-vincono-erdogan-e-putin.html"><strong>Stephanie Williams</strong></a> che dal marzo scorso guida <em>ad interim</em> la Missione di supporto delle Nazioni Unite (<strong><a href="https://unsmil.unmissions.org/">Unsmil</a></strong>) in Libia. Ma qualcosa è andato storto. A sorpresa, infatti, l’ex ministro degli Esteri si è tirato indietro per non meglio precisati “motivi familiari”. Perché gettare la spugna a una settimana dal via libera alla nomina da parte del Consiglio di sicurezza? Cosa ha portato un mediatore così esperto, che ha raggiunto l’apice della carriera come Coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente, a cambiare idea? Il timore è che ci sia qualcosa di profondamente <strong>inquietante</strong> nel dietrofront del diplomatico bulgaro.</p>
<h2>Mladenov minacciato?</h2>
<p>Secondo <em><a href="https://www.agenzianova.com/a/5fd9bfe7bbda78.86030106/3236068/2020-12-16/libia-il-consiglio-di-sicurezza-approva-la-nomina-di-mladenov-come-inviato-speciale-onu">Agenzia Nova</a></em>, che cita fonti diplomatiche, Mladenov è stato accusato di essere una pedina degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, Paese del Golfo che sostiene le istanze del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html"><strong>Khalifa Haftar</strong></a>, l’uomo forte della Cirenaica che ha cercato senza successo di conquistare Tripoli con la forza. Le stesse fonti riferiscono di malumori a <strong>Tripoli</strong> per lo “scorporamento” della missione Onu, che prevede un inviato speciale residente a Ginevra e un coordinatore basato a Tripoli. Tale incarico è stato affidato a <a href="https://www.agenzianova.com/a/5fec5718914ae5.30072820/3237015/2020-12-16/libia-raisedon-zenenga-sara-il-nuovo-coordinatore-della-missione-onu/linked"><strong>Raisedon Zenenga</strong></a>, diplomatico dello Zimbabwe, già vice rappresentante speciale della missione di assistenza dell’Onu in Somalia (<a href="https://unsom.unmissions.org/"><strong>Unsom</strong></a>). Pare che i libici non abbiano affatto gradito la soluzione, ideata dall’amministrazione Usa, con un inviato speciale in Svizzera, quindi di fatto non presente sul campo, e con Zenenga (un africano che ben conosce le dinamiche dei centri di detenzione libici, ma che gode di scarsa considerazione in Libia) a fare la spola fra Tripoli e Bengasi. Queste motivazioni, seppur ragionevoli, non sembrano giustificare una marcia indietro simile. Chi non era d’accordo avrebbe potuto farlo presente al Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu, ma nessuno si è opposto nella <em>silence procedure </em>che ha portato alla nomina dell&#8217;ex ministro bulgaro. Una spiegazione possibile, forse l’unica, è che Mladenov sia stato <strong>intimidito</strong> o addirittura <strong>minacciato</strong>. Ma da chi?</p>
<h2>Chi vuole far fallire l’Onu?</h2>
<p>Evidentemente qualcuno ha interesse a far <strong>fallire</strong> la mediazione Onu e far deragliare le famose tre “piste” (politica, economica e militare) delineate dalla <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-conferenza-di-berlino-sulla-libia-spiegata.html">Conferenza di Berlino</a></strong> del gennaio 2020. Se anche questo tentativo delle Nazioni Unite dovesse fallire, la Libia di troverebbe davanti a due scenari: la ripresa della <strong>guerra</strong> tra est e ovest; la <strong>cristallizzazione</strong> della situazione attuale. La prima ipotesi sembrerebbe esclusa a priori dagli sponsor stranieri delle forze libiche schierate sul campo. Né la <strong>Turchia</strong>, che sostiene il Governo di accordo nazionale di Tripoli, né gli <strong>Emirati</strong> e la <strong>Russia</strong>, che appoggiano il generale Haftar, hanno davvero interesse a una ripresa delle ostilità. Men che meno <strong>l&#8217;Egitto</strong> di Abdel Fatah al Sisi, che dopo aver più volte <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/legitto-ha-un-pieno-mandato-per-intervenire-in-libia.html">minacciato</a> </strong>l’intervento diretto sembra orientato verso una pragmatica<strong> <a href="https://www.agenzianova.com/a/5fec57bc5e6b60.88237396/3250394/2020-12-28/libia-egitto-colloquio-siala-shoukry-dopo-la-visita-della-delegazione-egiziana-a-tripoli/linked">ripresa delle relazioni</a></strong> con Tripoli. A ben vedere, dunque, chi ha realmente interesse ad impedire che l’Onu abbia successo sono i difensori dello <em>status quo</em>: vale a dire gli stessi sponsor stranieri che potrebbero in questo modo spartirsi una Libia <em>de facto</em> già divisa. Resterebbe il dilemma del <strong>Fezzan</strong>, la regione libica meridionale ricca di risorse naturali, dove sembra che le forze del generale Haftar, coadiuvato dai mercenari russi della Wagner, stiamo man mano <a href="https://www.agenzianova.com/a/5fe23ad640c208.03535773/3245816/2020-12-22/libia-media-arabi-forze-haftar-prendono-il-controllo-di-ubari">conquistando</a> sempre più terreno. Tutto questo in attesa di conoscere la posizione della prossima amministrazione <strong>Usa</strong> di Joe Biden, che potrebbe ribaltare le carte in tavola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-poltrona-dellonu-in-libia-scotta.html">La poltrona dell’Onu in Libia scotta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Qual è l&#8217;eredità di Ghassan Salamé in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-ha-lasciato-ghassan-salame-in-libia-dopo-le-dimissioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 08:17:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=262583</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Piano Onu per la libia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-1024x456.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Giunte a sorpresa, ma in un certo senso annunciate dai fatti, le dimissioni di Ghassan Salamé dalla guida della missione Onu in Libia hanno suscitato ovviamente clamore nel Paese nordafricano e non solo. Inviato delle Nazioni Unite dal 2017, il diplomatico libanese all&#8217;epoca era stato scelto allo scadere del mandato del tedesco Martin Kobler, dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-ha-lasciato-ghassan-salame-in-libia-dopo-le-dimissioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-ha-lasciato-ghassan-salame-in-libia-dopo-le-dimissioni.html">Qual è l&#8217;eredità di Ghassan Salamé in Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Piano Onu per la libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Giunte a sorpresa, ma in un certo senso annunciate dai fatti,<a href="https://www.agenzianova.com/a/5e5d32609c04c2.48796805/2833699/2020-03-02/libia-inviato-onu-salame-annuncia-le-dimissioni"> le dimissioni di Ghassan Salamé</a> dalla guida della missione Onu in Libia hanno suscitato ovviamente clamore nel Paese nordafricano e non solo. Inviato delle Nazioni Unite dal 2017, il diplomatico libanese all&#8217;epoca era stato scelto allo scadere del mandato del tedesco <strong>Martin Kobler</strong>, dopo un tira e molla a suon di veti incrociati. Il segretario generale dell’Onu, <strong>Antonio Guterres</strong>, avrebbe preferito il palestinese <strong>Salman Fayyad</strong>, ma molti Paesi non hanno accettato questo nome. E così, per far rimanere in ambito arabo il dossier libico, alla fine è emersa la figura di Salamé.</p>
<h2>“Motivi di salute mi impediscono di andare avanti”</h2>
<p>“Per due anni ho cercato di riunire i libici, di frenare l’interferenza dall&#8217;esterno e preservare l’unità del Paese”: sono queste le parole scelte dal diplomatico libanese per introdurre il messaggio, diffuso sul suo canale Twitter, con il quale ha annunciato le dimissioni.<a href="https://twitter.com/GhassanSalame/status/1234506584392372226"> Poche righe, scritte in arabo</a> e condivise da diversi utenti del popolare social network, con le quali Salamé ha voluto spiegare i motivi che lo hanno portato a finire anzitempo il suo mandato: “Oggi il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-conferenza-di-berlino-sulla-libia-spiegata.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect">vertice di Berlino</a> si è tenuto e la risoluzione 2510 è stata emessa nonostante l’esitazione di alcuni &#8211; si legge nel post del diplomatico libanese &#8211; Riconosco però che la mia salute non consente più questo tasso di stress. Così ho chiesto al Segretario Generale di sollevarmi dalla missione, sperando pace e stabilità per la Libia”.</p>
<p>Dunque, sarebbero dei non meglio precisati <strong>motivi di salute</strong> ad aver fatto propendere Salamé a gettare la spugna. Forse, si vocifera in ambienti diplomatici, potrebbero esserci preoccupazioni derivanti proprio dallo stress provato in questi ultimi mesi come motivo cardine dell’improvviso addio. Ma le dimissioni in realtà, non avrebbero assunto il connotato di una sorpresa tra gli stessi libici: a <strong>Tripoli</strong>, così come a <strong>Bengasi</strong>, a prescindere dalla salute di Salamé già da tempo si scommetteva in una fine anticipata del suo mandato. Anzi, c’è chi scommetteva anche in un sollevamento dell’incarico operato direttamente dalla segreteria delle Nazioni Unite e non sono in pochi, tanto in Tripolitania quanto in Cirenaica, ad ipotizzare in realtà che Salamé sia stato in qualche modo indotto alle dimissioni.</p>
<h2>Le reazioni dalla Libia</h2>
<p>A testimonianza di ciò, anche il fatto che dal paese nordafricano sono stati quasi del tutto assenti i commenti di formale commiato o di ringraziamento per il diplomatico libanese. Così come più volte è stato ripetuto in ambienti diplomatici libici, a Tripoli hanno più volte accusato Salamé di avere un approccio non consono alla realtà  del Paese: “La Libia non è il Libano”, è una delle frasi più usate nei confronti dell’oramai ex inviato delle Nazioni Unite. Proprio dalla capitale libica è arrivato uno dei commenti più sferzanti contro Salamé: “Non aveva la nostra stessa visione, non era in grado di arrivare a un risultato che rispettasse il nostro sogno di una Libia democratica libera da una dittatura militare &#8211; ha dichiarato <strong>Ashraf Shah</strong>, ex consigliere del consiglio di Stato libico &#8211; Siamo contentissimi di queste dimissioni, grazie a Dio finalmente ha capito cosa chiedevamo”.</p>
<p>“Salamé aveva perso credibilità già da tempo &#8211; ha poi aggiunto Shah &#8211; già prima dell’aggressione di Khalifa Haftar contro Tripoli undici mesi fa. Non ha mai chiamato con il loro nome i responsabili dei crimini commessi”. Un certo silenzio eloquente è arrivato complessivamente sia dalla parte occidentale che orientale del paese. Del resto, sia da Tripoli che da Bengasi nei giorni scorsi sono state annunciate defezioni dai colloqui di Ginevra, ultimo “lascito” diplomatico di Salamè.</p>
<h2>Non una prima scelta</h2>
<p>Ghassan Salamé non è mai stato una prima scelta. Il segretario generale dell&#8217;Onu, Antonio Guterres, gli aveva preferito l’ex premier palestinese Salam Fayyad, bloccato però da un veto degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ex ministro della Cultura libanese dal 2000 al 2003, 69 anni, padre della giornalista libano-francese Hala Salamé, membro del consiglio di amministrazione dell’International Crisis Group, dell&#8217;International Peace Institute e di varie altre organizzazioni internazionali, Salamé vanta una lunga carriera tra le fila delle Nazioni Unite: è stato consigliere senior di <strong>Kofi Annan</strong> e di <strong>Ban Ki-moon</strong> quando erano segretari generali, nonché consigliere politico presso la missione delle Nazioni Unite in Iraq. Nel 2017 era subentrato al tedesco Martin Kobler (2015-2017), colpevole di essersi fatto rimproverare in un <a href="https://www.libyaobserver.ly/opinions/who-behind-secret-filming-has-martin-kobler-twist">video</a> (girato a sua insaputa e diffuso a tradimento in tutta la Libia) da alcuni deputati libici fedeli al generale Khalifa Haftar. Peggio di tutti ha fatto l&#8217;inviato spagnolo <strong>Bernardino Leon</strong>, quarto rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, <a href="https://www.theguardian.com/world/2015/nov/04/un-libya-envoy-accepts-1000-a-day-job-from-backer-of-one-side-in-civil-war">accusato</a> addirittura di servire gli interessi degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> da cui avrebbe ricevuto un lauto compenso. Poco o niente hanno invece ottenuto in Libia l’inviato libanese Tariq Metri (2012-2014), il britannico Ian Martin (2011-2012) e il giordano Abdelilah al Khatib, primo diplomatico delle Nazioni Unite a essere inviato nell’ex Jamahiriya di Gheddafi nel 2011, quando ancora non era stata istituita la missione Unsmil.</p>
<h2>Una situazione complessa ma ancora gestibile</h2>
<p>Salamé ha ereditato dal tedesco Martin Kobler una situazione molto complessa, ma tutto sommato ancora gestibile con un governo in carica in Tripolitania che stava cercando di ridurre lo strapotere delle milizie; una minaccia dello Stato islamico sempre presente ma contenuta grazie alla liberazione Sirte; una produzione petrolifera in costante crescita; un esecutivo ribelle e un parlamento auto-isolatosi in Cirenaica decisamente restii a collaborare, ma aperti al dialogo; operazioni militari in corso a Derna e Bengasi per scacciare le ultime sacche di resistenza islamista; un sud della Libia in condizioni difficili con tribù in lotta fra loro per il controllo delle rotte del contrabbando e dei giacimenti petroliferi. Dopo un primo periodo di assestamento, affiancato dalla sua vice statunitense <strong>Stephanie T. Williams</strong>, Salamé ha delineato una “road map” che prevedeva da una parte le elezioni presidenziali, e dall’altra una Conferenza nazionale inclusiva guidata dai libici per definire un chiaro cammino che permettesse di uscire dall’impasse. L’intenzione dell’inviato Onu in Libia era replicare la riunione delle tribù libiche che nel 1951 portò all’indipendenza della Libia sotto Re Idris. E bisogna dare atto al diplomatico libanese di esserci quasi riuscito. Era tutto pronto per la conferenza nazionale libica che avrebbe dovuto tenersi il 14 e 16 aprile nella località di Ghadames, la “città bianca” che sorge nel deserto al confine con l’Algeria. Ma l’offensiva di Haftar ha fatto saltare il tavolo e il mandato di Salamé, probabilmente, si è concluso in quel momento.</p>
<h2>Le tappe internazionali</h2>
<p>Il mandato dell’inviato libanese dell’Onu è stato caratterizzato da un alto numero di pompose conferenze internazionali, tutte nate con grandissime aspettative e tutte concluse con promesse mai rispettate. Il primo ad inaugurare la stagione delle “photo opportunity” con i duellanti libici è stato il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>, che il 29 maggio del 2018 era riuscito a far stringere la mano a Parigi al presidente del Consiglio presidenziale, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez al Sarraj</a>, e al generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>. Salamé era presente all’incontro, concluso all’Eliseo con la promessa di “elezioni entro in fine anno” ovviamente mai stata rispettata. La risposta dell’Italia, piccata per non essere stata coinvolta dalla diplomazia francese, è stata la <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-gli-elementi-positivi-per-l-italia-del-vertice-di-palermo.html">Conferenza di Palermo</a> “per” e “con” la Libia il 12 dicembre dello stesso anno. L’evento organizzato al governo italiano avrebbe dovuto mettere il “vento in poppa” al piano Salamé, ma di fatto ha consentito al generale Haftar di godersi l’ennesima passerella internazionale e ha acuito la spaccatura fra la Turchia (che ha abbandonato i lavori prima della fine) e i paesi del Golfo. Di li a poche settimane le forze della Cirenaica conquisteranno i terminal della Mezzaluna petrolifera e le città del sud come Sebha, Murzuq e Brach proseguendo la lenta manovra di accerchiamento di Tripoli. Il successivo tra Haftar e Sarraj<a href="https://it.insideover.com/politica/libia-incontro-tra-al-sarraj-ed-haftar-la-svolta-arriva-ad-abu-dhabi.html"> tenuto ad Abu Dhabi</a> il 28 febbraio del 2019 sotto gli auspici delle Nazioni Unite ha gettato le basi di un accordo che, di li a poco, avrebbe dovuto portare al compimento della famosa “road map” di Salamé. E invece Haftar ha scelto di stracciare l’intesa e di conquistare Tripoli “manu militari”. L’ultima conferenza internazionale sulla Libia, tenutasi il 19 gennaio a Berlino, ha prodotto un documento molto blando che ha portato, in seguito, all’approvazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza per porre fine ai combattimenti e favorire il ritorno al dialogo. Ma senza meccanismi che puniscano ad esempio chi viola l’embargo e chi non rispetta il cessate il fuoco, anche questo tentativo è destinato a fallire.</p>
<h2>Un feeling mai nato</h2>
<p>La verità è che Salamé non è mai riuscito a conquistare del tutto la fiducia né di Tripoli né di Bengasi. Il Governo di accordo nazionale di Tripoli lo ha accusato di aver portato avanti una politica troppo attendista nei confronti di Haftar. Il suo tergiversare, secondo i critici, avrebbe consentito all’uomo forte della Cirenaica e ai suoi sponsor di conquistare pian piano, senza grandi strappi militari “comprando” le tribù grazie al denaro ottenuto dagli sponsor stranieri, tutta la Libia: prima Bengasi e Derna, poi la Mezzaluna petrolifera e il <strong>Fezzan</strong> fino ad arrivare alle porte di Tripoli. Da parte sua, il generale Haftar non ha mai avuto un buon feeling con l’inviato delle Nazioni Unite, arrivando perfino a impedire l’atterraggio ai suoi voli. L’infinita pazienza di Salamé lo ha portato a sopportare ogni tipo si sgarbo. Ma nell’agosto del 2019, tre funzionari delle Nazioni Unite e altre due persone sono rimasti vittima di un attentato con autobomba a Bengasi: episodi di questo tipo al Palazzo di Vetro di New York non passano sotto straccia e si dice che il segretario generale Guterres sia andato su tutte le furie. Ora in molti si chiedono che fine farà l’ultimo, disperato tentativo di Salamé di portare la pace in Libia, le famose tre “tracce” (militare, economica e politica) di Ginevra. Nonostante tutti i suoi tentativi e sforzi, l’inviato Onu lascia un paese nel caos più totale, con una produzione petrolifera azzerata: in Libia oggi non si parla, si spara, e se si negozia è solo per ricaricare le armi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-ha-lasciato-ghassan-salame-in-libia-dopo-le-dimissioni.html">Qual è l&#8217;eredità di Ghassan Salamé in Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Libia l&#8217;embargo sulle armi non è mai stato rispettato</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-libia-l-embargo-sulle-armi-non-e-mai-stato-rispettato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 14:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=256715</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1090" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, scontri tra forze" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350-1024x581.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Libia le armi continuano ad arrivare, l&#8217;embargo fissato nel 2011 e mai rispettato continua ad essere costantemente violato. Un&#8217;evidenza quest&#8217;ultima, ammessa nelle scorse ore anche dall&#8217;inviato dell&#8217;Onu in Libia, Ghassan Salamè. Il diplomatico libanese, a capo della missione Unsmil, ha fatto ufficialmente presente questa circostanza dopo la prima riunione della commissione militare libica costituitasi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-l-embargo-sulle-armi-non-e-mai-stato-rispettato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-l-embargo-sulle-armi-non-e-mai-stato-rispettato.html">In Libia l&#8217;embargo sulle armi non è mai stato rispettato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1090" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, scontri tra forze" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-estremisti-La-Presse-e1580912486350-1024x581.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Libia le armi continuano ad arrivare, l&#8217;embargo fissato nel 2011 e mai rispettato continua ad essere costantemente violato. Un&#8217;evidenza quest&#8217;ultima, ammessa nelle scorse ore anche dall&#8217;inviato dell&#8217;Onu in Libia, <strong>Ghassan Salamè</strong>. Il diplomatico libanese, a capo della missione <strong>Unsmil</strong>, ha fatto ufficialmente presente questa circostanza dopo la prima riunione della <strong>commissione militare</strong> libica costituitasi con la formula<em> &#8220;5 + 5</em>.&#8221; Quanto ammesso da Salamè, fa cadere l&#8217;altro caposaldo degli accordi presi nella <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-conferenza-di-berlino-sulla-libia-spiegata.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect">conferenza di Berlino</a> del 19 gennaio scorso, dove le potenze straniere presenti in Libia hanno sottoscritto l&#8217;importanza di una <strong>tregua</strong> militare e del rispetto dell&#8217;<strong>embargo</strong> delle armi. La tregua non c&#8217;è mai stata, così come non è mai stato posto in essere un vero embargo.</p>
<h2>&#8220;Continuano ad affluire materiali e mercenari&#8221;</h2>
<p>Le frasi del numero uno della missione delle Nazioni Unite in Libia inerente l&#8217;arrivo di nuove armi, sono state ben chiare e non hanno lasciato spazio a dubbi. Secondo Salamé, da Berlino ad oggi non è cambiato nulla: &#8220;Non è stato rispettato l&#8217;embargo sulle armi in Libia imposto alla Conferenza di Berlino &#8211; ha chiarito il rappresentante diplomatico del palazzo di vetro &#8211; sono continuati ad affluire materiali e mercenari&#8221;. Ma non solo: Salamé ha anche reso noto alcuni <strong>dati</strong>, i quali appaiono decisamente allarmanti. Tra questi, ad esempio, il numero delle armi attualmente in circolazione nel paese nordafricano: In Libia &#8211; ha affermato l&#8217;inviato &#8211; si trovano ad oggi oltre venti milioni di armi&#8221;.</p>
<p>Considerando che il paese ha poco più di cinque milioni di abitanti, per ogni cittadino in media sono a disposizione almeno quattro armi. Una situazione evidentemente poco sostenibile e l&#8217;afflusso di nuovi rinforzi dall&#8217;estero non fa altro che determinare un aumento della preoccupazione. Gli occhi sono soprattutto puntati sulla <strong>Turchia</strong>: nei giorni scorsi la fregata <em>Gaziantep</em> <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-dura-accusa-della-francia-navi-turche-davanti-a-tripoli.html">è stata avvistata nei pressi di Tripoli</a>, dal porto della capitale libica già da diverse settimane arrivano foto con mezzi turchi attraccati e pronti a far sbarcare armi e miliziani.<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lallarme-sui-miliziani-siriani-portati-libia-64-gi-europa-1821713.html"> L&#8217;afflusso di mercenari</a> è un altro grattacapo non indifferente, visto che dalla provincia siriana di <strong>Idlib</strong> il governo di Ankara sta trasferendo centinaia di combattenti islamisti pronti ad essere schierati lungo il fronte tripolino.</p>
<h2>L&#8217;assenza dell&#8217;Europa</h2>
<p>Ma ovviamente non è solo la Turchia ad inviare armi in Libia. Il ruolo del paese anatolico è messo maggiormente in risalto in quanto tra Ankara e Tripoli<a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-punta-la-libia.html"> è in vigore un memorandum</a> che prevede, tra le altre cose, l&#8217;aiuto militare. Un aiuto che Erdogan non sta certo tardando a dare. Altri attori però stanno contribuendo a far aumentare il numero di armi in Libia: dagli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> alla <strong>Russia</strong>, quest&#8217;ultima <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-piu-di-200-contractors-russi.html">presente da settembre con i contractors della Wagner</a>, altri paesi per rispondere alle mosse turche attivatesi in difesa del premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Al Sarraj</a> hanno inviato armi per sostenere il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">generale Haftar. </a></p>
<p>In questo contesto, ad emergere è ancora una volta la <strong>marginalità</strong> dell&#8217;Europa. Il vecchio continente, su spinta di <strong>Angela Merkel</strong> ha voluto organizzare la conferenza di Berlino proprio per provare a rientrare in gioco nel dossier libico. Ma, come detto in precedenza, i capisaldi fissati nella capitale tedesca sono crollati già poche ore dopo il vertice del 19 gennaio o, per meglio dire, forse non sono mai stati del tutto issati. Niente tregua e niente rispetto dell&#8217;embargo hanno fatto in modo, in questi giorni, di porre nuovamente l&#8217;Europa alle strette. Le proposte avanzate in sede comunitaria, sono apparse poi ancor di più slegate da quelle che sono le vere esigenze che la realtà libica attualmente richiede. Si è infatti parlato di una <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-come-sara-la-missione-europea-in-libia.html">missione europea di interposizione</a>, del tutto inapplicabile specialmente in questo momento: &#8220;Prima ne devono discutere i libici&#8221;, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5e3a7482783155.71217528/2795965/2020-02-05/libia-salame-missione-monitoraggio-cessate-il-fuoco-dovra-essere-su-richiesta-dei-libici">ha dichiarato nelle scorse ore Salamé. </a></p>
<p>E poi, si è fatto riferimento <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-ecco-i-tanti-paradossi-della-nuova-missione-sophia.html">al rilancio della missione Sophia</a> volta a far rispettare l&#8217;embargo sulle armi. Ma in questo momento, forse, sarebbe il caso di discutere su come tirar fuori dalla Libia il materiale bellico attualmente a disposizione. E provare, contestualmente, a frenare l&#8217;attivismo della Turchia di Erdogan. Ma su quest&#8217;ultimo aspetto, a pesare è la prudenza della Germania: il governo tedesco infatti, teme la possibilità che Ankara riapra le frontiere e faccia affluire in nord Europa milioni di profughi siriani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-l-embargo-sulle-armi-non-e-mai-stato-rispettato.html">In Libia l&#8217;embargo sulle armi non è mai stato rispettato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libia, la tregua non regge</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-la-tregua-che-non-regge.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 08:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza di Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=256237</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, un miliziano durante la battaglia di Ayn Zara (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;La tregua regge solo di nome&#8221;. Lo afferma l&#8217;inviato speciale dell&#8217;Onu in Libia, Ghassan Salamè, denunciando le continue violazioni degli accordi di Berlino; auspicando che la commissione militare congiunta si incontri sotto l&#8217;auspicio delle Nazioni Unite per giungere definitivamente al cessate il fuoco e ad una soluzione politica, la preghiera giunge a tutti i principali &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-tregua-che-non-regge.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-tregua-che-non-regge.html">Libia, la tregua non regge</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, un miliziano durante la battaglia di Ayn Zara (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;La tregua regge solo di nome&#8221;. <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2020/01/30/onu-la-tregua-in-libia-regge-solo-di-nome_287d4036-99c2-4f97-a419-088633c85a52.html">Lo afferma l&#8217;inviato speciale dell&#8217;Onu in Libia, <strong>Ghassan Salamè</strong></a>, denunciando le continue violazioni degli accordi di Berlino; auspicando che la commissione militare congiunta si incontri sotto l&#8217;auspicio delle Nazioni Unite per giungere definitivamente al cessate il fuoco e ad una soluzione <em>politica</em>, la preghiera giunge a tutti i principali attori internazionali nell&#8217;area, unitamente alla richiesta di smettere di armare i belligeranti. Nel frattempo, a causa del <a href="https://it.insideover.com/economia/il-blocco-di-haftar-incidera-sul-prezzo-del-petrolio.html">blocco</a> imposto dalla forze del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noopener">generale Khalifa Haftar</a>, la produzione di petrolio libico è scesa a poco più di 288 mila barili al giorno (28 gennaio) rispetto agli oltre 1,2 milioni precedenti alle chiusure scattate una decina di giorni fa. La perdita economica cumulata è salita a più di 562,3 milioni di dollari. Lo annuncia su Twitter la Compagnia petrolifera nazionale (Noc) libica. L&#8217;Algeria, in queste ore, si propone per accogliere &#8220;un forum di riconciliazione nazionale&#8221; tra i protagonisti della crisi: lo ha annunciato il comitato dell&#8217;Unione africana (Ua) riunitosi a Brazzaville.</p>
<h2>Tutti contro tutti</h2>
<p>La Libia sta di nuovo precipitando in una guerra totale <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-si-continua-a-combattere-anche-dopo-la-conferenza-di-berlino.html">nonostante una tregua provvisoria</a> forgiata dalle potenze internazionali, con notizie di attacchi aerei contro strutture aeronautiche e una ripresa del fuoco lungo i fronti dell&#8217;ovest del paese. In questi giorni, i combattimenti lungo le linee di battaglia che circondano la capitale, Tripoli, e vicino alla terza città più grande del paese, Misurata, si sono intensificati dopo settimane di relativa calma sulla scia della tregua del 12 gennaio imposta da Russia e Turchia, <em>patrons</em> del momento. Dal 12 gennaio sono state registrate più di 110 violazioni.</p>
<p>Secondo Salamè, circa 149mila persone sono state costrette a lasciare le loro case nelle vicinanze di Tripoli dallo scoppio del conflitto. Nel frattempo, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha sospeso le sue attività presso le strutture che ha istituito, perché la sicurezza non è garantita a causa delle attività di formazione svolte vicino al centro, oltre alla ricezione di rapporti affidabili che denunciano gravi violazioni dei diritti umani in quel di Sirte. Il rappresentante del segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia è giunto a Bengasi per incontrare il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), generale Khalifa Haftar, a Rajma. L’obiettivo dell’incontro fra il diplomatico e l’uomo forte della Cirenaica è sollecitare l’invio dei membri della Commissione militare congiunta a Ginevra, dove è attesa una riunione con le controparti designate dal governo di Tripoli.  Nel suo recente <em>briefing</em> al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, <strong>Ghassan Salamè</strong> ha dipinto un cupo ritratto delle violazioni della tregua che hanno portato alla morte di diversi studenti durante i bombardamenti di questa settimana e ha avvertito che il conflitto potrebbe scatenare un&#8217;ondata di rifugiati senza precedenti. Dal canto suo, l’ondivago generale Haftar non demorde e passa al contrattacco: &#8220;Sono 3mila i mercenari da Siria e Turchia trasportati nelle città libiche&#8221;, gli fa eco il portavoce dell&#8217;esercito nazionale libico,  Ahmed Al Mismari, in conferenza stampa, aggiungendo che &#8220;sono stati individuati mercenari siriani alla base di Al Assa, sul confine con la Tunisia”. Secondo Mismari la Turchia starebbe permettendo a elementi di Daesh e di Al-Qaeda di insediarsi sulla costa libica. Ankara, invece, si scaglia contro le <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-dura-accusa-della-francia-navi-turche-davanti-a-tripoli.html">accuse del presidente francese Emmanuel Macron a Recep Tayyip Erdogan</a> di aver violato la tregua in Libia, inviando altri mercenari siriani. &#8220;Se la Francia vuole contribuire all&#8217;attuazione delle decisioni prese alla conferenza di Berlino, deve per prima cosa smettere di sostenere Haftar&#8221;, come sta facendo &#8220;in modo incondizionato per poter dire la propria sulle risorse naturali in Libia&#8221;, ha dichiarato il ministro degli Esteri turco.</p>
<h2>L’Unhcr in difficoltà</h2>
<p>Nell&#8217;inestricabile groviglio libico anche le missioni umanitarie si arrendono. La chiusura del centro per rifugiati e richiedenti asilo nel centro di Tripoli potrebbe ulteriormente limitare la protezione dei migranti frequentemente sottoposti ad abusi, tra cui torture e lavoro forzato, sia dentro che fuori dalla detenzione. Il Gathering and Departure Facility (Gdf) dell&#8217;Unhcr, che ospitava quasi 1.000 persone, ha dovuto lavorare tra enormi difficoltà in una città controllata da gruppi armati. Purtroppo l&#8217;Unhcr non ha avuto altra scelta che sospendere il lavoro dopo aver appreso che esercitazioni di formazione, che coinvolgono personale di polizia e militare, si svolgono a pochi metri dalle unità che ospitano richiedenti asilo e rifugiati. La costa occidentale della Libia è stata uno dei principali punti di partenza per i migranti che tentano pericolose traversate marittime verso l&#8217;Europa, sebbene il numero di partenze sia diminuito drasticamente da metà 2017. Il paese ha una popolazione migrante che conta centinaia di migliaia e diverse migliaia sono trattenute in centri di detenzione dentro o vicino a Tripoli che sono stati lasciati incustoditi o colpiti da artiglieria o attacchi aerei in mezzo ai combattimenti. A luglio, ad esempio, un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione nel distretto di Tajoura di Tripoli, situato nello stesso complesso dell&#8217;officina di riparazione di veicoli di un gruppo armato, uccidendo almeno 53 migranti. L&#8217;Unhcr ha dichiarato, tuttavia, che le sue operazioni in Libia sono ancora in corso e la sua assistenza ai rifugiati rimane invariata nonostante la sospensione del lavoro presso il Gathering and Departure Facility<span style="font-size: 1rem;">: &#8220;<a href="https://m.latest.facebook.com/story/graphql_permalink/?graphql_id=UzpfSTM1NDYwNDcyODI3MDQ5ODo5MjUzNDk4MzExOTU5ODI%3D">Restiamo in Libia e restiamo impegnati. Rimaniamo impegnati a sostenere i rifugiati, i richiedenti asilo, gli sfollati in Libia</a>&#8221; ha dichiarato il capo missione in Libia, Jean-Paul Cavalieri su Facebook. L&#8217;Unhcr ha iniziato a trasferire decine di rifugiati altamente vulnerabili, che sono già stati identificati per il reinsediamento o l&#8217;evacuazione in Paesi terzi.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-tregua-che-non-regge.html">Libia, la tregua non regge</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libia, i “quattro passi” dell’Onu per fermare la guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-i-quattro-passi-dellonu-per-fermare-la-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 08:04:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=239482</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Piano Onu per la libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A sette mesi dall&#8217;offensiva militare lanciata il 4 aprile 2019 dal generale Khalifa Haftar per conquistare Tripoli, la situazione in Libia è disperata. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha smesso di tenere il conto dei morti, oltre mille tra cui decine di civili secondo l’ultimo aggiornamento disponibile a metà luglio. Il Governo di accordo nazionale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-i-quattro-passi-dellonu-per-fermare-la-guerra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-i-quattro-passi-dellonu-per-fermare-la-guerra.html">Libia, i “quattro passi” dell’Onu per fermare la guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Piano Onu per la libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ghassan-Salam%C3%A8-Libia-La-Presse-e1572854674382-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A sette mesi dall&#8217;offensiva militare lanciata il 4 aprile 2019 dal generale Khalifa <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Haftar</a> per conquistare Tripoli, la situazione in Libia è disperata. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha smesso di tenere il conto dei morti, oltre mille tra cui decine di civili secondo l’ultimo aggiornamento disponibile a metà luglio. Il Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Sarraj</a> è isolato, senza <a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2672554/2019-10-31/libia-direttore-aeroporto-mitiga-non-e-stata-fissata-alcuna-data-per-riprendere-le-attivita">aeroporto</a> e con i confini di terra <a href="https://www.agenzianova.com/a/5dbd5ef5ca1e10.62175958/2674800/2019-11-02/libia-tunisia-gna-nega-riapertura-del-punto-di-frontiera-di-ras-jedir">chiusi</a>, ma non vuole arrendersi all&#8217;<strong>Esercito nazionale libico (Lna)</strong> che non ha né la forza, né le capacità per conquistare un vasto tessuto urbano come quello di Tripoli, per non parlare di Misurata, la “Sparta” libica sede delle milizie più agguerrite del Paese. Lo stallo militare ha generato a una situazione di caos permanente a pochi chilometri dalle coste europee. La “provincia” libica del defunto Stato islamico, orfano del suo leader Abu Bakri al Baghdadi, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-morte-del-califfo-puo-incendiare-il-nord-africa.html">rischia di risorgere</a> all’ombra di una guerra per procura stile Siria, in scala ridotta e a bassa intensità, combattuta con poche migliaia di uomini sul terreno, ma una grande quantità di aiuti stranieri.</p>
<p>Intanto l’economia libica invece di essere florida grazie al petrolio rischia il <strong>crac</strong>. La Cirenaica utilizza denaro <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/la-guerra-due-monete-libia-spaccata-meta--AEn8e4sC">stampato in Russia</a>, generando un debito enorme che peserà sulle generazioni future dei libici per decenni. Il governo della Tripolitania ha <a href="https://www.agenzianova.com/a/5da8feb36cdd26.19690069/2652774/2019-10-17/libia-governo-tripoli-rimuove-sussidi-per-il-cherosene/linked">tagliato i sussidi</a> ai carburanti e introdotto una maxi imposta sui cambiavalute per limitare il contrabbando, ma il mercato nero continua a essere prospero. Il meccanismo per approvare il bilancio libico, frutto di una lunga negoziazione tra est, ovest e Comunità internazionale, quest’anno si annuncia più complicato: difficile sedersi al tavolo delle trattative finché si spara. L&#8217;inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan <strong>Salamé</strong>, ha annunciato un nuovo <strong>piano</strong> in <strong>quattro</strong> fasi per uscire da questo inferno.</p>
<h2>Cessate il fuoco e osservatori sul terreno</h2>
<p>Il percorso indicato dal diplomatico libanese dell’Onu passa quasi interamente per <strong>Berlino</strong>, dove dovrebbe tenersi una Conferenza internazionale sulla Libia (ma senza i libici) in una data ancora da definirsi. Gli addetti ai lavori parlano di fine anno, ma qualcuno più prudente indica la primavera del 2020. Il formato della riunione sarà <strong>P5+5</strong>, cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) più Emirati, Egitto, Turchia (i tre paesi non occidentali più impegnati nel conflitto) oltre a Italia e Germania (quest&#8217;ultimo attualmente membro non permanente del Consiglio di Sicurezza). Spicca l’assenza di Tunisia e Algeria, due paesi arabi confinanti decisamente interessati alla stabilità della Libia, ma anche i tre paesi fascia del Sahel, ovvero Niger, Ciad e Sudan. La proposta di Salamé è semplice quanto diretta: al tavolo siede chi conta davvero, cioè chi ha diritto di veto al Consiglio di sicurezza e chi è presente sul terreno del conflitto libico. Il <strong>primo</strong> passo indicato dall’Onu è infatti una <strong>risoluzione</strong> del Consiglio di sicurezza per imporre il cessate il fuoco. Il concetto è chiaro: prima di poter intavolare qualsiasi trattative, bisogna fermare la guerra. Più facile a dirsi che a farsi, dal momento che il Palazzo di Vetro continua ad essere diviso; se non lo fosse, del resto, avrebbe già fermato da tempo l’offensiva del generale Haftar.</p>
<p>La <strong>seconda</strong> <strong>tappa</strong> della strada delineata dalle Nazioni Unite, come riportato in Italia da <em><a href="https://www.agenzianova.com/a/5dbaccada6cd16.15216994/2672493/2019-10-31/libia-inviato-onu-salame-indica-i-quattro-passi-per-fermare-i-combattimenti-a-tripoli/linked">Agenzia Nova</a></em>, prevede una missione di <strong>osservazione</strong> internazionale in Libia per monitorare la tregua. Anche qui si dovrà passare dal Consiglio di Sicurezza, che dovrà esprimersi con un’altra risoluzione ancora più spinosa della precedente. Come e quando saranno scelti gli osservatori “neutrali”? Chi ne garantirà la protezione? Quanto durerà e che limiti avrà il mandato della missione? C’è davvero un Paese disposto oggi a rischiare la vita dei suoi militari in uno Stato in piena guerra civile dove l’unica ambasciata occidentale presente sul terreno è quella dell’<strong>Italia</strong> (che ha giustamente i suoi interessi per rimanere)? Il <strong>terzo</strong> passo proposto da Salamé consiste nell’avvicinare le posizioni delle parti impegnate nel conflitto, ovvero il Governo di accordo nazionale da una parte e l’Esercito nazionale libico dall’altra, senza ovviamente dimenticare le tribù arabe, berbere e tebu del sud. Ma per farlo bisognerà andare al <strong>cuore</strong> del conflitto: la ripartizione delle entrate petrolifere, il controllo della Banca centrale e soprattutto della <strong>Libyan Investment Authority</strong>, il maxi fondo del valore stimato di circa 70 miliardi di dollari ancora “congelato” dalle Nazioni Unite.</p>
<h2>Federalismo o partizione?</h2>
<p>Da tempio i diplomatici internazionali lavorano a fari spenti a una nuova Libia “federale”, dove cioè le tre regioni storiche (Tripolitania, Fezzan e Cirenaica) possano godere di una maggiore autonomia rispetto all’attuale assetto centrato su Tripoli. Vale la pena ricordare che l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) ha pubblicato un interessante <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/partire-dalle-risorse-un-modello-la-risoluzione-del-conflitto-libia-23446?fbclid=IwAR1tEb86al0PcuWq7G9jWo8uL0iCIvX11gwqm2TAdSKsl8H23WOHXV9D9Ww">articolo</a> in cui propone una soluzione alternativa di<strong> “tipo curdo”</strong> applicata alla Libia. Detto in soldoni, alla Cirenaica spetterebbe circa il 30 per cento dei proventi delle risorse petrolifere, in cambio della pace. Una proposta che ha il pregio di andare al nocciolo della questione: l’opaca distribuzione dei proventi del petrolio – estratto dalla<strong> National Oil Corporation</strong>, ma di fatto distribuito dalla Banca centrale libica di Tripoli – è una delle principali concause che ha portato de facto alla tragica situazione di guerra civile. Restano però da superare diversi ostacoli, alcuni banalmente di natura pratica. Quanti e dove sono i libici? È importante saperlo con esattezza se si vogliono distribuire i proventi del <strong>petrolio</strong> e del <strong>gas</strong> in base alla popolazione (anzi, ai governi autonomi teoricamente scelti dagli elettori o dalle tribù al livello locale). L’ultimo censimento della popolazione risale al 2006: bisognerebbe fare nuova rilevazione statistica con soggetti super-partes i cui risultati vengano riconosciuti da tutti.</p>
<p>Qui entra in gioco il <strong>quarto</strong> e ultimo “passo” delineato dall’inviato delle Nazioni Unite: la creazione della <strong>fiducia</strong>, un sentimento che allo stato attuale secondo Salamé è totalmente <strong>assente</strong> in Libia. Il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite ha precisato che la costruzione della fiducia passa da gesti elementari, come lo scambio dei corpi dei combattenti caduti sul campo da entrambe le parti. Gli sfollati (oltre 120 mila solo a Tripoli) dovrebbero poter ritornare nelle loro case, le infrastrutture civili andrebbero riaperte, così come le scuole e le università: tutte cose all&#8217;apparenza normali ma che attualmente sembrano quasi un&#8217;utopia in alcune zone del Paese. Il problema è che la Libia di fatto è <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-corre-verso-la-partizione-sara-questa-la-soluzione-alla-guerra.html">già divisa</a>: la Cirenaica appannaggio di Egitto, Emirati, Francia e Russia; la Tripolitania sostenuta da Qatar, Turchia e Italia; il Fezzan, con i suoi giacimenti, resta un territorio esposto alle scorribande dei gruppi armati e dei trafficanti. Finché queste potenze non si metteranno d&#8217;accordo sul futuro di ciò che resta della Jamahiriya di Gheddafi, ogni piano delle Nazioni Unite è destinato a fallire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-i-quattro-passi-dellonu-per-fermare-la-guerra.html">Libia, i “quattro passi” dell’Onu per fermare la guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libia, inizia la tregua del &#8220;sacrificio&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-inizia-la-tregua-del-sacrificio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Aug 2019 06:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=223310</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La festa del sacrificio in Libia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo quattro mesi di scontri senza sosta in Libia è entrata in vigore una tregua di quattro giorni in occasione dell&#8217;Eid Al-Adha, la Festa islamica del Sacrificio segnata dal sangue versato il 10 agosto da tre funzionari delle Nazioni Unite morti nell’esplosione di un’autobomba a Bengasi, nell&#8217;est del Paese. L’accordo per cui l’inviato Onu Ghassan Salamé e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-inizia-la-tregua-del-sacrificio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-inizia-la-tregua-del-sacrificio.html">Libia, inizia la tregua del &#8220;sacrificio&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La festa del sacrificio in Libia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/festa-sacrificio-libia-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo quattro mesi di scontri senza sosta in <strong>Libia</strong> è entrata in vigore una tregua di quattro giorni in occasione dell&#8217;Eid Al-Adha, la Festa islamica del Sacrificio segnata dal sangue versato il 10 agosto da tre funzionari delle Nazioni Unite morti nell’esplosione di un’autobomba a <strong>Bengasi,</strong> nell&#8217;est del Paese. L’accordo per cui l’inviato Onu <strong>Ghassan Salamé</strong> e il suo staff hanno lavorato per settimane è stato raggiunto <em>in extremis</em>, al termine di una tragica giornata marcata dall’attentato contro un convoglio della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) davanti a un centro commerciale del capoluogo della Cirenaica.</p>
<p>La stessa Bengasi dove <a href="http://en.alwasat.ly/news/libya/239347" target="_blank" rel="noopener">l’Onu aveva da poco riaperto gli uffici chiusi nel luglio del 2014</a> a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza. La stessa città dove l’<strong>Italia </strong>esita a inviare il <a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2512387/2019-07-01/speciale-difesa-libia-moavero-console-a-bengasi-quando-ci-saranno-le-condizioni" target="_blank" rel="noopener">console Andreas Ferrarese</a> nonostante la sede sia pronta da tempo. La stessa “capitale” della Libia orientale colpita un mese fa, l’11 luglio, da un&#8217;altra <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/libia-attentato-bengasi-quattro-morti-durante-funerale-1724886.html">autobomba</a> esplosa al corteo funebre di Khalifa Al Mismari, ex generale dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) guidato da <strong>Khalifa Haftar</strong>, l’aspirante <em>raìs</em> libico che, dal 4 aprile scorso, assedia <strong>Tripoli</strong>, sede del Governo libico di accordo nazionale (Gna, l’esecutivo nato dopo l&#8217;<a href="https://unsmil.unmissions.org/sites/default/files/Libyan%20Political%20Agreement%20-%20ENG%20.pdf">Accordo politco di Shkirat</a> firmato il 17 dicembre del 2015) riconosciuto dalle Nazioni Unite. La stessa zona dove lo scorso 17 luglio è stata rapita la deputata della Camera dei rappresentanti libica Siham Sergewa, sostenitrice dei diritti individuali e delle donne, più volte minacciata di morte a causa delle sue critiche contro le operazioni militari di Haftar.</p>
<p>I<a href="https://www.euronews.com/2019/08/10/casualties-as-car-bomb-explodes-in-libyas-benghazi-source" target="_blank" rel="noopener">l Consiglio di sicurezza dell’Onu</a> si è limitato a “osservare un momento di silenzio” per i funzionari rimasti uccisi &#8211; la cui identità e provenienza non è ancora nota, probabile che si tratti di guardie del corpo &#8211; ma non è andato oltre la solita, blanda dichiarazione di condanna. Troppi, evidentemente, gli <strong>interessi</strong> in ballo per fermare una <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-guerra-protagonisti.html" target="_blank" rel="noopener">guerra per procura</a> che vede schierate le potenze sunnite rivali e, in seconda battuta, Paesi teoricamente neutrali come la <strong>Francia</strong>. I combattenti libici sul terreno, qualche migliaio da una parte e dall’altra, sono diventati pedine di un conflitto più grande di loro e chi si estende su più livelli: uno che coinvolge appunto gli attori locali divisi fra milizie, tribù, clan e municipalità rivali; un altro relativo agli attori regionali, che sostengono attivamente l’una o l’altra parte, in particolare Turchia e Qatar contro Emirati Arabi Uniti e Egitto; infine ci sono gli attori esterni, comunque influenti, come Italia, Francia, Russia, Stati Uniti senza dimenticare la <strong>Cina</strong>, che con la caduta di <strong>Muammar Gheddafi</strong> ha perso importantissime commesse nell’ex <em>Jamahiriya</em> e che ha già messo le mani sulle commesse per la <a href="https://www.libyaherald.com/2019/08/05/chinese-led-foreign-consortium-to-invest-and-implement-tripoli-metro-and-bus-network/" target="_blank" rel="noopener">metropolitana di Tripoli</a>.</p>
<p>E intanto c’è già chi sta tentando di disfare la sottile tela tessuta dal diplomatico libanese Salamé, che per mesi ha fatto la spola fra Tripoli, Bengasi e le capitali dei principali Paesi coinvolti nella crisi, inclusa ovviamente <strong>Roma</strong>, per convincere le parti a interrompere le ostilità e tornare al tavolo delle trattative. Colpi di mortaio sono caduti la mattina dell&#8217;11 agosto sull’aeroporto civile di Mitiga, unico scalo a servire la capitale libica dopo la distruzione dell’Aeroporto internazionale di Tripoli nel 2014, e nel quartiere adiacente di Souq Al Juma. L’emittente <a href="https://twitter.com/libyaalahrartv/status/1160466017195298816"><em>Libya Al Ahrar Tv</em></a> con sede in <strong>Qatar</strong> accusa il generale Haftar &#8211; l’uomo forte della Cirenaica sostenuto da Emirati, Egitto e dal presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>, che non ha saputo fornire spiegazioni convincenti al ritrovamento dei <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-javalin-francia-libia.html" target="_blank" rel="noopener">missili Javelin</a> finiti nelle mani delle forze dell’Lna a sud di Tripoli &#8211; di aver infranto l’accordo per il cessate il fuoco. L’aeroporto è stato chiuso e i voli sono stati dirottati verso Tunisi, ma non è chiaro se a lanciare i razzi siano stati effettivamente gli uomini di Haftar. Già in passato alcuni gruppi armati in contrasto le decisioni del Governo di accordo nazionale guidato dal premier Fayez al Sarraj <a href="https://www.agenzianova.com/a/5bb3568986a631.92027412/2093603/2018-10-02/libia-movimento-giovani-di-tripoli-rivendica-attacco-a-mitiga" target="_blank" rel="noopener">hanno colpito</a> lo scalo aereo con razzi e mortai. La situazione in Libia è sempre molto fluida e ogni volta è difficile capire quali siano le responsabilità.</p>
<blockquote><p>Non tutte le forze in campo erano però favorevoli a deporre le armi.</p></blockquote>
<p>Alcuni ufficiali dello Stato maggiore delle forze del Gna, ad esempio, hanno respinto apertamente ogni possibilità interrompere i combattimenti, seppur temporaneamente. “Di quale tregua stiamo parlando? Nella nostra legge militare, non c’è tregua tra fuorilegge ed esercito ufficiale”, ha detto il colonnello del Gna Nasser al Qaid, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5d501a4ef418c2.25469393/2566865/2019-08-10/libia-ufficiale-forze-gna-respinge-tregua-con-haftar/linked" target="_blank" rel="noopener">secondo quanto riportato dall’<em>Agenzia Nova</em></a>. Fino all’ultimo, inoltre, gli uomini di Haftar hanno lasciato sulle spine le Nazioni Unite, al punto che l’<a href="https://unsmil.unmissions.org/ar/%D8%A8%D9%8A%D8%A7%D9%86-%D9%85%D9%86-%D8%A8%D8%B9%D8%AB%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%A3%D9%85%D9%85-%D8%A7%D9%84%D9%85%D8%AA%D8%AD%D8%AF%D8%A9-%D9%84%D9%84%D8%AF%D8%B9%D9%85-%D9%81%D9%8A-%D9%84%D9%8A%D8%A8%D9%8A%D8%A7-%D8%AD%D9%88%D9%84-%D8%A7%D9%84%D9%87%D8%AF%D9%86%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D9%8A-%D8%A7%D9%82%D8%AA%D8%B1%D8%AD%D8%AA%D9%87%D8%A7-%D8%A8%D9%85%D9%86%D8%A7%D8%B3%D8%A8%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D9%8A%D8%AF">Unsmil</a> aveva espresso “rammarico” e “preoccupazione” per la mancata risposta da parte del feldmaresciallo libico con passaporto Usa. Alla fine l’ok è arrivato anche da Bengasi ed è un fatto senza dubbio positivo, considerato che fino a pochi giorni fa <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-missili-di-haftar-sfiorano-gli-italiani-a-misurata-c130-inverte-la-rotta.html">piovevano bombe</a> vicino ai militari italiani di stanza a Misurata. Si tratta inoltre di una prima, piccola finestra di opportunità per provare a riavviare il dialogo su una soluzione politica e non militare in Libia. Ma non bisogna farsi troppe illusioni perché non sarà certo l’Eid Al-Adha a fermare la guerra per le risorse della Libia e per il vero tesoro di Gheddafi: il fondo sovrano libico da 67 miliardi di dollari “congelato” dalle Nazioni Unite e che racchiude al suo interno importanti quote azionarie dei principali gruppi economici italiani quali UniCredit, Mediobanca, Eni, Leonardo, Fiat-Fca e perfino della Juventus.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-inizia-la-tregua-del-sacrificio.html">Libia, inizia la tregua del &#8220;sacrificio&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;evoluzione del conflitto in Libia, dallo stallo alla guerra aerea</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 05:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[guerra aerea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=221140</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da almeno otto anni, la Libia è nel caos. Instabile e diviso politicamente, martoriato da ben due guerre civili, il Paese è amministrato da due governi distinti, quello di Tripoli, che fa capo a Fayez Al Sarraj – sostenuto dalle Nazioni Unite – e quello di Tobruk, sotto il generale Khalifa Haftar. La situazione è precipitata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html">L&#8217;evoluzione del conflitto in Libia, dallo stallo alla guerra aerea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da almeno otto anni, la Libia è nel caos. Instabile e diviso politicamente, martoriato da ben due guerre civili, il Paese è amministrato da due governi distinti, quello di Tripoli, che fa capo a Fayez Al Sarraj – sostenuto dalle Nazioni Unite – e quello di Tobruk, sotto il generale <strong>Khalifa Haftar</strong>.</p>
<p>La situazione è precipitata lo scorso aprile, quando le forze del generale Haftar hanno avviato una campagna di conquista e riunificazione del Paese, marciando su Tripoli. Dopo alcune vittorie lampo, tuttavia, l&#8217;avanzata di Haftar si arena improvvisamente. Senza il sostegno sperato delle tribù della Tripolitania e di fronte a un&#8217;inaspettata alleanza tra i gruppi armati a favore di Al Sarraj, all&#8217;inizio di luglio l’uomo forte del governo di Tobruk è stato costretto ad arretrare. La sua sconfitta inizia proprio da <a href="https://it.insideover.com/guerra/haftar-libia-turchia-erdogan.html">Gharyan</a>, la cittadina della Tripolitania da cui era partita l’offensiva.</p>
<p>Le fazioni in gioco però non si arrendono e la guerra lampo si trasforma presto in una di logoramento. In soli quattro mesi il bilancio sale a più di <a href="https://news.un.org/en/story/2019/07/1043381">mille vittime</a> – tra le quali almeno 106 civili –, mentre migliaia di persone abbandonano le loro case, cercando la salvezza fuori dai confini della Libia.</p>
<p>Gli scontri sono continui, ma la partita è in stallo: nessuno avanza e nessuno arretra.</p>
<h2>Dallo stallo alla guerra aerea</h2>
<p>Con le prime linee bloccate, la battaglia per il controllo della Libia esplode in un nuovo teatro: lo spazio aereo. &#8220;L&#8217;impossibilità di ottenere progressi militari sta costringendo entrambe le parti a ripensare alle tattiche militari utilizzate&#8221;, ha dichiarato <a href="https://www.alaraby.co.uk/english/news/2019/7/31/libyan-rivals-step-up-air-war-following-ground-stalemate">Khaled Al-Montasser</a>, professore dell’Università di Tripoli.</p>
<p>Lo scontro si sposta allora nei cieli libici dai quali le forze di Haftar e Al Sarraj riescono a centrare &#8220;basi arretrate, centri di rifornimento e postazioni delle truppe nemiche&#8221; e a coprire grandi distanze, ampliando la portata geografica dello scontro.</p>
<p>Nelle ultime settimane, si sono intensificati i raid aerei contro importanti asset nazionali. Martedì scorso, alcuni missili hanno centrato <a href="https://www.reuters.com/article/us-libya-security/chaos-and-fear-in-libyas-mitiga-airport-after-missiles-halt-air-traffic-idUSKCN1UO2FS">l&#8217;aeroporto di Mitiga</a>, l’unico attivo nel Paese, causando la sospensione dei voli e la chiusura della struttura, per la terza volta dall&#8217;inizio di luglio.</p>
<p>Pochi giorni fa, invece, l&#8217;esercito di Haftar ha condotto raid su almeno 10 obiettivi &#8211; tra cui l&#8217;<a href="https://www.libyaherald.com/2019/07/28/air-wars-escalate-libyan-fighting-to-jufra-and-misrata/">accademia militare di Misurata</a> e un <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/07/libya-attack-field-hospital-tripoli-kills-doctors-190728151020236.html">ospedale da campo</a> vicino a Tripoli &#8211; in risposta all&#8217;attacco aereo di Al Sarraj contro la base aerea strategica di <a href="https://www.libyaobserver.ly/news/libya-air-force-targets-al-jufra-airbase-intensified-air-raids">Al-Jufra</a>.</p>
<h2>L&#8217;ingerenza straniera</h2>
<p>&#8220;Entrambe le parti stanno ignorando la richiesta di una tregua avanzata dalle Nazioni Unite; al contrario, stanno intensificando la campagna aera, effettuando attacchi di precisione grazie a velivoli da guerra e droni armati&#8221;, ha dichiarato <strong>Ghassan Salamé</strong>, rappresentante speciale del segretario generale dell&#8217;Onu per la Libia.</p>
<p>Salamé è convinto che i droni armati, i cannoni Sr, i mortai e i lanciarazzi impiegati sul campo di battaglia libico siano un chiaro segno dell&#8217;aumento dell’ingerenza straniera nella guerra civile. La Libia &#8220;è diventata un terreno di prova di nuove tecnologie militari e un luogo in cui riciclare le vecchie armi&#8221;.</p>
<p>Già con la prima guerra civile, numerosi Paesi avevano iniziato a prendere parte al conflitto in modo diretto, sfruttando il <em>vacuum</em> politico lasciato dal colonnello Muammar Gheddafi. Oggi, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono schierati <a href="https://it.insideover.com/guerra/seguire-la-pista-dei-missili-ecco-chi-sostiene-il-generale-haftar.html">a fianco del generale Haftar</a>, mentre Turchia e Qatar sono a favore di Al Sarraj.</p>
<p>L&#8217;importazione di armi sarebbe andata di pari passo all&#8217;arrivo di personale straniero, in particolare piloti, addestratori e tecnici. &#8220;Oggi più che mai&#8221; – continua Salamé – &#8220;i libici stanno combattendo la guerra di altri Paesi che sembrano non aver alcuna intenzione di fermarsi, fino a quando lo Stato non sarà completamente distrutto, soltanto per realizzare il proprio tornaconto&#8221;.</p>
<h2>Le armi nelle mani dei terroristi</h2>
<p>A complicare ulteriormente il quadro, l&#8217;ombra del terrorismo. All&#8217;inizio di luglio, <em>Amaq</em> – l&#8217;agenzia affiliata allo Stato islamico – ha annunciato la rinascita dell&#8217;organizzazione terroristica <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/isis-rinasce-libia-guerra-haftar.html">nel sud della Libia</a>.</p>
<p>La presenza dei jihadisti nel Paese, già di per sé molto preoccupante, può diventare ancora più grave se si considera che molte delle armi portate in Libia dalle potenze straniere coinvolte nel conflitto potrebbero già essere in possesso dell&#8217;Isis. &#8220;Ci sono prove che le armi consegnate dai sostenitori stranieri stanno cadendo nelle mani del gruppo terroristico o vengono vendute ai jihadisti&#8221; – ha denunciato Salamé – &#8220;Questa sì che è la ricetta per un disastro&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html">L&#8217;evoluzione del conflitto in Libia, dallo stallo alla guerra aerea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 56/304 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-27 08:18:39 by W3 Total Cache
-->