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	<title>george washington Archives - InsideOver</title>
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	<title>george washington Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Mai stati isolazionisti: il grosso equivoco su 250 anni di politica estera americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 05:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina Monroe]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La politica estera americana è stata, fin dalle origini, selettiva ma profondamente internazionale, assertiva ma allergica ai vincoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mai-stati-isolazionisti-il-grosso-equivoco-su-250-anni-di-politica-estera-americana.html">Mai stati isolazionisti: il grosso equivoco su 250 anni di politica estera americana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>L’idea di un’America storicamente isolazionista è uno dei miti più longevi e radicati nella narrazione della <strong>politica estera degli Stati Uniti</strong>. È un’immagine rassicurante, spesso usata per contrapporre un passato di prudenza e distacco a un presente di iper-interventismo globale. Eppure, alla luce della storiografia contemporanea, questa lettura si rivela profondamente fuorviante. <strong>Dalla nascita della repubblica fino ad oggi, gli Stati Uniti non si sono mai realmente isolati</strong>: hanno piuttosto scelto con attenzione tempi, spazi e modalità del proprio coinvolgimento internazionale, in una sempiterna combinazione di autonomia decisionale e interventismo selettivo.</p>



<p>Già all’origine, <strong>la repubblica americana nacque dentro una rete di relazioni internazionali tutt’altro che marginali</strong>. La guerra d’indipendenza non sarebbe stata vinta senza l’alleanza con la <strong>Francia</strong>, e questa esperienza lasciò un’eredità ambivalente: diffidenza verso alleanze permanenti, ma non verso il commercio, la diplomazia o l’uso del potere all’estero. Nel suo <strong>Farewell Address</strong>, <strong>George Washington</strong> mise in guardia contro le “<em>entangling alliances</em>”, non contro il coinvolgimento internazionale in quanto tale. Come ha osservato <strong>Charles Kupchan</strong>, si trattava di una strategia di partecipazione senza intrappolamento, pensata per evitare di essere trascinati nei conflitti europei pur restando attori attivi nel sistema internazionale.</p>



<p>Questa impostazione trovò una formulazione esplicita nel 1823 con la <strong>Dottrina Monroe</strong>, proclamata dal presidente<strong> James Monroe</strong>. Ancora oggi viene spesso citata come prova dell’isolazionismo americano, ma in realtà rappresentò una dichiarazione di egemonia regionale. Gli Stati Uniti affermarono che l’emisfero occidentale non era più aperto alla colonizzazione europea e che ogni intervento esterno sarebbe stato considerato una minaccia diretta alla loro sicurezza. Questa dottrina non implicava passività, bensì un obbligo implicito all’azione. Nel corso dell’Ottocento fu invocata per esercitare pressioni sulla Spagna a <strong>Cuba</strong>, per opporsi all’intervento francese in <strong>Messico</strong> e per legittimare una crescente presenza politica e militare in <strong>America Centrale</strong> e nei <strong>Caraibi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;espansione territoriale</h2>



<p>Parallelamente, gli Stati Uniti misero in atto una vigorosa espansione territoriale. La <strong>guerra contro il Messico del 1846–1848</strong> portò all’annessione di enormi territori strategici, dalla California al Sud-Ovest, attraverso il Trattato di Guadalupe Hidalgo, ridefinendo coercitivamente l’ordine geopolitico nordamericano. A questa si aggiunsero l’acquisto della Louisiana, <strong>le guerre barbaresche nel Mediterraneo </strong>contro gli stati nordafricani che minacciavano il commercio americano e una lunga serie di spedizioni navali punitive a tutela di cittadini e interessi economici. Tutto questo è difficilmente compatibile con qualsiasi definizione rigorosa di isolazionismo.</p>



<p>Tra fine Ottocento e primo Novecento, la logica della Dottrina Monroe si trasformò in interventismo sistematico. Il <strong>cosiddetto </strong><em><strong>Roosevelt Corollary</strong> </em>fornì la giustificazione teorica per occupazioni militari e protettorati fiscali in <strong>Haiti</strong>, <strong>Nicaragua</strong>, <strong>Repubblica dominicana</strong> e <strong>Cuba</strong>, spesso protrattisi per anni o decenni, agendo come una potenza imperiale informale, convinti che l’ordine politico ed economico dell’area fosse un interesse vitale nazionale.</p>



<p>Il salto di scala avvenne nel 1898 con la <strong>guerra ispano-americana</strong>. L’intervento a Cuba, giustificato ufficialmente da ragioni umanitarie e di sicurezza, portò al collasso dell’impero spagnolo e all’acquisizione di territori d’oltremare. <strong>Puerto Rico </strong>divenne un territorio non incorporato, <strong>Guam</strong> una base strategica nel Pacifico, mentre le <strong>Filippine</strong>  furono teatro di una lunga e sanguinosa guerra coloniale contro i movimenti indipendentisti. Questo passaggio collocò definitivamente gli Stati Uniti tra le grandi potenze globali, dotate di basi navali, proiezione militare e interessi extra-emisferici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le due guerre mondiali</h2>



<p>Accanto all’espansione militare, Washington sviluppò una sofisticata strategia di proiezione economica. La politica della <strong><em>Open Door</em></strong> in <strong>Cina</strong>, promossa alla fine dell’Ottocento, mirava a impedire la spartizione coloniale del Paese e a garantire l’accesso americano ai mercati asiatici. Questa linea fu sostenuta non solo da iniziative diplomatiche, ma anche dalla partecipazione alla repressione della <strong>rivolta dei Boxer</strong> e dall’uso della forza navale per proteggere interessi commerciali e missionari. L&#8217;<em>Open Door </em>rappresentò l’essenza della diplomazia americana: non isolamento, ma costruzione attiva di <strong>un ordine internazionale aperto e favorevole agli Stati Uniti</strong>.</p>



<p>Anche il <strong>periodo tra le due guerre mondiali</strong>, spesso citato come l’apice dell’isolazionismo, conferma questa lettura. Pur evitando alleanze militari permanenti e rifiutando l’ingresso nella Società delle Nazioni, gli Stati Uniti rimasero centrali nel sistema internazionale. Dominarono la finanza globale, condizionarono la ricostruzione europea attraverso prestiti e politiche monetarie, intervennero ripetutamente in America Latina e usarono sanzioni economiche come strumento di pressione geopolitica. <strong>Si trattò di un internazionalismo senza istituzioni multilaterali vincolanti, non di un ritorno all’autarchia.</strong></p>



<p>Considerati nel loro insieme, questi episodi mostrano una sorprendente continuità. Per oltre due secoli, gli Stati Uniti hanno rifiutato vincoli che limitassero la loro libertà d’azione, ma hanno al tempo stesso fatto ricorso con regolarità alla diplomazia coercitiva, al potere economico e all’uso della forza per plasmare l’ambiente internazionale. L’isolazionismo, più che una realtà storica, è una narrazione retrospettiva che semplifica un passato molto più complesso. La politica estera americana è stata, fin dalle origini, selettiva <strong>ma profondamente internazionale</strong>, assertiva ma allergica ai vincoli, e proprio per questo mai davvero isolata.</p>
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		<title>Dal massacro dei Sioux a quello dei palestinesi, la legge del più forte e la distribuzione di medaglie</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dal-massacro-dei-sioux-a-quello-dei-palestinesi-la-legge-del-piu-forte-e-la-distribuzione-di-medaglie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 14:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1800" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="wounded knew" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee.webp 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-1024x683.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-1536x1024.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-600x400.webp 600w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Il Pentagono ha confermato la Medal of Honor, la più alta decorazione al valor militare, a venti degli autori del massacro di Wounded Knee. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-massacro-dei-sioux-a-quello-dei-palestinesi-la-legge-del-piu-forte-e-la-distribuzione-di-medaglie.html">Dal massacro dei Sioux a quello dei palestinesi, la legge del più forte e la distribuzione di medaglie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="wounded knew" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee.webp 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-1024x683.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-1536x1024.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/wounded-knee-600x400.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Il 29 dicembre del 1890 un folto gruppo di Sioux Lakota (130 uomini e 230 tra donne e bambini) fu intercettato da quattro squadroni della cavalleria americana (circa 500 soldati) nella valle del fiume Wounded Klee. <strong>I Sioux, guidati dal capo Piede Grosso, avevano avuto notizia della morte del capo Toro Seduto</strong>, assassinato da uomini dell&#8217;Agenzia indiana pochi giorni prima., e si erano messi in marcia nel tentativo di raggiungere la riserva di Pine Ridge e mettersi sotto la protezione del capo Nuvola Rossa, lì confinato ormai da anni.</p>



<p>Il capo Piede Grosso era gravemente ammalato di polmonite e praticamente inabile. Quando i soldati chiesero ai Sioux di deporre le armi, si ebbe l&#8217;incidente fatale. Un giovane guerriero di nome Coyote Nero, sordo dalla nascita, tardò a posare il suo fucile. <strong>Cercarono di disarmarlo, partì un colpo e iniziò il massacro</strong>: i soldati cominciarono a sparare con le mitragliatrici sull&#8217;accampamento dei nativi, sterminando 300 persone, vecchi, donne e bambini compresi. Scamparono al fuoco 4 uomini e 47 tra donne e bambini, mentre la cavalleria perse 25 soldati.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal West al Vietnam</h2>



<p>Il massacro di Wounded Klee è sempre stata una piaga aperta nella storia americana. Basterà ricordare che nel 1970 uscì il libro <em>Bury my Heart at Wounded Knee</em> di <strong>Dee Brown</strong> che è <a href="https://magazine.gwu.edu/legacy-bury-my-heart-wounded-knee">in costante ristampa e che nel 1974 fu persino messo al bando</a> in Wisconsin perché &#8220;divisivo&#8221;. In quegli anni gli Usa era impegnati nella guerra in Vietnam e a molti l&#8217;accostamento tra le stragi di nativi americani e quelle di civili vietnamiti veniva spontaneo. Dopo tutto, il ricordo del massacro di My Lai (quando gli uomini della 23° Divisione di fanteria Usa sterminarono 504 civili) era ancora fresco. E il processo al tenente <strong>William Calley</strong>,  l&#8217;unico militare americano finito sotto accusa, era cominciato proprio nel dicembre del 1970.</p>



<p>Wounded Knee, inoltre, fu l&#8217;ultimo capitolo della decimazione programmata dei nativi americani, cui si affiancava quella non programmata ma non meno efficace dovuta alle malattie arrivate dall&#8217;Europa (soprattutto vaiolo e morbillo) e alle politiche di segregazione. Non è un caso, insomma, se in anni più recenti negli Usa è stata avviata una riflessione su quell&#8217;episodio, culminata nel 1990 in una risoluzione del Senato e, ancor più, nel 2022 in <strong>una raccomandazione del Congresso a rivedere gli atti con cui era stata assegnata la Medal of Honor</strong> a venti dei soldati che parteciparono al massacro.</p>



<p>La Medal of Honor è la più alta decorazione al valor militare degli Stati Uniti. Paragonabile alla Victoria Cross britannica, alla Legion d&#8217;onore francese, alla Medaglia d&#8217;oro italiana. Discende direttamente dal Badge of Military Merit istituito da <strong>George Washington</strong> nel 1782  L&#8217;hanno ricevuta, finora, solo 3.445 persone, tra le quali una sola donna. Che sia andata a 20 dei soldati di Wounded Knee è di certo sorprendente. Non a caso nel luglio del 2024 l&#8217;allora ministro della Difesa <strong>Lloyd Austin</strong> ordinò una revisione della pratica, in vista di un eventuale ritiro delle medaglie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Medaglie meritate&#8221;</h2>



<p>Pochi giorni fa, però, il nuovo ministro della Guerra (il Pentagono è stato così rinominato per un ordine esecutivo di Donald Trump), <strong>Pete Hegseth</strong>, ha fermato tutto: le medaglie resteranno alla memoria dei venti soldati perché, <a href="https://www.repubblica.it/economia/2025/09/28/news/wounded_knee_eccidio_nativi_americani_hegseth_medaglia-424875359/">ha tenuto a dire il ministro, &#8220;sono ben meritate&#8221;</a>. Si deduce quindi che nel nuovo pensiero Usa essere molto più numerosi, molto meglio armati e sparare con le mitragliatrici su vecchi, donne e bambini sia un atto di valore, tale da meritare la massima consacrazione. Se negli anni Settanta era difficile, per molti americani, non fare il parallelo tra Wounded Knee e My Lai, oggi diventa impossibile per noi non vedere <strong>l&#8217;analogia tra Wounded Knee e quanto accade a Gaza</strong>, dove un&#8217;altra forza più numerosa e molto meglio armata si esercita quotidianamente in stragi impunite di vecchi, donne e bambini. E non notare l&#8217;intesa di fondo tra questa, Israele, e gli Usa, che continuano a provvederla degli strumenti necessari per condurre la sua insensata campagna militare, <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-congresso-usa-non-ferma-il-flusso-di-armi-a-israele-altri-30-elicotteri-apache-a-tel-aviv.html">dagli elicotteri Apache ai mezzi corazzati.</a></p>



<p>D&#8217;altra parte è stato proprio questo, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-dellonu-il-trionfalismo-di-trump-e-netanyahu-cosi-loccidente-prepara-la-propria-rovina.html">come abbiamo già sottolineato</a>, il senso dei discorsi che Trump e <strong>Benjamin Netanyahu</strong> hanno di recente tenuto all&#8217;Onu: l&#8217;esaltazione delle forza bruta come strumento di regolazione dei rapporti tra i popoli e la rivendicazione della più totale impunità. A proposito: William Calley, il capro espiatorio scelto dall&#8217;esercito Usa per sciacquare i panni di My Lai, fu condannato all&#8217;ergastolo il 31 marzo del 1971. Il giorno dopo, 1° aprile, il presidente <strong>Richard Nixon</strong> con un atto di indulgenza lo fece trasferire agli arresti domiciliari. Nel 1974 Calley fu definitivamente liberato. Chiaro, no?</p>



<p>  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-massacro-dei-sioux-a-quello-dei-palestinesi-la-legge-del-piu-forte-e-la-distribuzione-di-medaglie.html">Dal massacro dei Sioux a quello dei palestinesi, la legge del più forte e la distribuzione di medaglie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>George Washington finisce nel mirino della &#8220;cancel culture&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/george-washington-finisce-nel-mirino-della-cancel-culture.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 09:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="George Washington cancel culture" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra identitaria avviata dalla cancel culture progressista, il movimento che vuole cancellare e riscrivere la storia, si prepara a mettere nel mirino della sua folle battaglia ideologica George Washington. Il presidente della Convenzione costituzionale di Filadelfia (1787) e primo presidente eletto degli Stati Uniti d&#8217;America (1789) è già stato messo in discussione dalla furia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/george-washington-finisce-nel-mirino-della-cancel-culture.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/george-washington-finisce-nel-mirino-della-cancel-culture.html">George Washington finisce nel mirino della &#8220;cancel culture&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="George Washington cancel culture" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/George-Washington-cancel-culture-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La guerra identitaria avviata dalla <em>cancel culture</em> progressista, il movimento che vuole cancellare e riscrivere la storia, si prepara a mettere nel mirino della sua folle battaglia ideologica <strong>George Washington</strong>. Il presidente della Convenzione costituzionale di Filadelfia (1787) e primo presidente eletto degli Stati Uniti d&#8217;America (1789) è già stato messo in discussione dalla furia iconoclasta che vuole cancellare la storia. Come riporta la rivista <a href="https://nationalinterest.org/feature/cancel-cultures-next-targets-george-washington-and-abe-lincoln-180030" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>The National Interest</em></a>, l&#8217;eredità politica e culturale di George Washington è stata messa in discussione dal San Francisco School Board, che alla fine dello scorso anno ha annunciato che avrebbe cambiato i nomi di quarantaquattro scuole del rispettivo distretto ritenuti &#8220;offensivi&#8221; e non al passo con i tempi. A farne le spese Abraham Lincoln, Paul Revere e George Washington, la cui eredità <a href="https://www.sfchronicle.com/local-politics/article/Abraham-Lincoln-was-once-a-hero-In-some-S-F-15798744.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">è stata definita</a> &#8220;disonorevole&#8221;.</p>
<h2>Il politicamente corretto colpisce i padri fondatori</h2>
<p>George Washington, infatti, è una delle dozzine di personaggi storici che, secondo il comitato del distretto scolastico di <strong>San Francisco</strong>, hanno vissuto una vita così macchiata di &#8220;razzismo, oppressione o violazioni dei diritti umani&#8221;, da non meritare di avere il proprio nome su un edificio scolastico. &#8220;Lo sradicamento dei nomi e dei simboli problematici che attualmente ingombrano edifici, strade, in tutta la città è uno sforzo degno&#8221;, ha spiegato Jeremiah Jeffries, presidente del comitato e insegnante di prima elementare a San Francisco.</p>
<p>Come nota il <a href="https://www.sfchronicle.com/local-politics/article/Abraham-Lincoln-was-once-a-hero-In-some-S-F-15798744.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>San Francisco Chronicle</em></a>, tuttavia, la storia non è sempre così chiara e limpida. Le persone sono complicate. L&#8217;eroismo e il coraggio possono essere oscurati da credenze e comportamenti ritenuti abominevoli al giorno d&#8217;oggi se visti attraverso la lente della modernità. E applicare al passato gli standard morali di oggi è spesso sinonimo di fondamentalismo e fanatismo. Lo stesso che anima questa assurda battaglia contro statue e simboli del passato. Contro la stessa storia degli Stati Uniti, in questo caso.</p>
<p>Perché George Washington non è certo un personaggio qualunque: è il primo presidente degli Usa, colui che fu il fautore fondamentale del rafforzamento dei poteri del governo federale. Non solo. Come ricorda l&#8217;Enciclopedia <em>Treccani</em>, la sua amministrazione riassestò le finanze pubbliche, favorì la creazione di un sistema bancario nazionale e rafforzò contro i nativi le frontiere occidentali dell&#8217;Unione, mentre in politica estera si preoccupò soprattutto di tenere il Paese lontano dai conflitti tra potenze europee. È il padre degli Stati Uniti, e niente e nessuno potrà cancellare questo.</p>
<h2>Come siamo arrivati a questo punto?</h2>
<p>Com&#8217;è possibile che un movimento fanatico e profondamente ignorante come quello della <em>cancel culture</em> riesca a fare breccia, soprattutto negli Stati Uniti e fra i più giovani? Come spiega <em>the National Interest</em>, diverse generazioni di americani sono cresciute<a href="https://www.dailysignal.com/2019/02/19/most-americans-cant-pass-a-basic-citizenship-test-heres-why-we-should-be-worried/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> con poca conoscenza </a>dell&#8217;educazione civica e della storia americana e molti giovani americani hanno imparato la storia attraverso le opere di <strong>Howard Zinn</strong>. Zinn era uno storico di estrema sinistra il cui famoso libro, <em>A People&#8217;s History of the United States </em>(Storia del popolo americano dal 1942 ad oggi), ha creato un&#8217;immagine <a href="https://thefederalist.com/2020/02/08/debunking-left-wing-historian-howard-zinn-is-like-shooting-fish-in-a-barrel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">imperfetta e ingannevole</a> della storia americana. Come molti altri storici di estrema sinistra, il mantra delle loro argomentazioni è sempre lo stesso, carico di moralismo posticcio: è tutta colpa dell&#8217;Occidente e dell&#8217;uomo bianco. E questa visione moralistica e semplicistica fa apparire la storia per quello che non è.</p>
<p>Ad esempio, Zinn ha trasformato Cristoforo Colombo in un mostro genocida che ha gettato le basi per il capitalismo sfruttatore nel Nuovo Mondo. Per questo motivo le statue di Colombo sono state prese di mira dalla <em>cancel culture</em>. In onore di Zinn, infatti, è nato il <strong>Zinn Education Project</strong>, che promuove nelle scuole una profonda revisione &#8211; in senso politicamente corretto, ovviamente &#8211; della storia americana. Meno &#8220;bianca&#8221;, più &#8220;meticcia&#8221; e secondo i rigorosi dogmi del <em>politically correct</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/george-washington-finisce-nel-mirino-della-cancel-culture.html">George Washington finisce nel mirino della &#8220;cancel culture&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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