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	<title>George W. Bush Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 Apr 2025 11:48:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>George W. Bush Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 11:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Alle origini del ri-orientamento Usa nei confronti dell'Ucraina in occasione dell'indipendenza dall'Unione Sovietica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-1991-il-discorso-del-pollo-di-bush-e-la-sterzata-delle-relazioni-washington-kiev.html">Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Agli sgoccioli della Guerra Fredda, gli Stati Uniti di <strong>Ronald Reagan</strong> non sostenevano esplicitamente l’indipendenza ucraina, ma le sue politiche e dichiarazioni ebbero un forte impatto sui nazionalisti e dissidenti. Convinto sostenitore del <strong>movimento delle &#8220;Nazioni Prigioniere</strong>&#8220;, denunciò più volte gli abusi dei diritti umani da parte del regime sovietico, e la sua amministrazione seguì con attenzione i casi di dissidenti ucraini come <strong>Mykola Rudenko</strong> e Vasyl Stus, incarcerati per le loro attività in difesa dei diritti umani. Per questa ragione, mantenne stretti legami con la diaspora ucraina negli Stati Uniti, specialmente in città come Chicago e New York. La sua amministrazione incontrò spesso i leader della comunità ucraino-americana, sostenendone simbolicamente le cause culturali e commemorative, come il 50º anniversario dell’<strong>Holodomor</strong> nel 1983.</p>



<p>Il <strong>disastro nucleare di Chernobyl</strong> del 1986, nel cuore della Repubblica ucraina, rappresentò un momento di svolta per Kiev. Le sue conseguenze ambientali e politiche alimentarono il sentimento indipendentista, favorendo la nascita del movimento <em>Rukh</em>. Ma mentre Gorbacev lanciava la <em>perestrojka</em> e la <em>glasnost</em>, i leader ucraini intensificavano i contatti con l’Occidente. Le visite a Washington di figure come Volodymyr Yavorivskyi e Mykhailo Horyn anticiparono un cambiamento epocale. Toccò al suo successore raccogliere l&#8217;eredità del crollo del Muro.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="George H.W.Bush - Aug 1st, 1991-Chicken Kiev Speech - Against suicidal nationalism and ethnic hatred" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Vkjxf76xRTw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Vkjxf76xRTw");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Bush padre</h2>



<p>Ed è proprio il 1° agosto 1991 che<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-monito-inascoltato-di-bush-a-obama-occhio-alla-russia.html">George H. W. Bush</a></strong> pronunciò a Kiev il celebre — e controverso — <strong>discorso del “Pollo di Kiev”</strong>, mettendo in guardia la nazione contro il “<em>nazionalismo suicida</em>” e l&#8217; &#8220;<em>odio etnico</em>&#8220;. L&#8217;allora presidente degli Stati Uniti – mal consigliato dal &#8220;realista&#8221; ossessionato dalla stabilità Brent Scowcroft – pronunciò un discorso in cui esortava gli ucraini desiderosi di indipendenza a guardarsi dal &#8220;nazionalismo suicida&#8221;. Il suo discorso, che ora insiste significasse solo &#8220;non così in fretta&#8221;, fu ampiamente interpretato come <strong>un consiglio a rimanere fedeli all&#8217;impero di Mosca</strong>.</p>



<p>In quell’occasione, Bush fu accolto calorosamente dal Soviet Supremo ucraino in un momento cruciale per il destino dell’URSS. Lodò la capitale come simbolo di cultura e storia – “<em>Kiev è un frutteto, un poeta, un’epopea, è arte</em>” – e riconobbe che l’Ucraina stava esplorando “i confini della libertà”. Ribadì il sostegno degli Stati Uniti alle riforme democratiche ed economiche, ma mise in guardia da derive nazionaliste, affermando che “<em>la libertà non è la stessa cosa dell’indipendenza</em>” e che “<em>gli americani non appoggeranno coloro che cercano l’indipendenza solo per sostituire una tirannia lontana con un dispotismo locale</em>” – frase che avrebbe suscitato forti critiche e dato origine al soprannome ironico <em>Chicken Kiev Speech</em>.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Ukraine&#039;s Declaration of Independence | Last Days of the Soviet Union (1991)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/5z25wsXYzy4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_5z25wsXYzy4");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un discorso prudente</h2>



<p>Bush dichiarò che gli Stati Uniti non avrebbero preso parte alle competizioni politiche interne tra Repubbliche e centro sovietico, ma avrebbero sostenuto chiunque avesse perseguito i principi di libertà, democrazia e libero mercato. Citando <strong>Lord Acton</strong>, ricordò che “<em>il miglior test per valutare la libertà di un Paese è la sicurezza di cui godono le minoranze</em>” e sottolineò che la vera democrazia non si misura con la mera esistenza di urne elettorali, ma con il rispetto dei diritti, delle leggi e della libertà di espressione. Sul piano economico, denunciò i limiti di un sistema chiuso e autoritario: “<em>Non si può innovare se non si può comunicare</em>”, affermò, richiamando l’importanza dello scambio di idee, della libera impresa e dello stato di diritto. Concluse il discorso esprimendo solidarietà concreta agli ucraini colpiti dal disastro di Chernobyl e lanciando un appello alla fiducia e al coraggio, citando un proverbio ucraino: “<em>Quando si intraprende una grande impresa, bisogna liberare l’anima dalla debolezza</em>”.</p>



<p>Un discorso carico di diplomazia e cautele, che cercava di bilanciare la stabilità geopolitica con le aspirazioni indipendentiste, ma che fu <strong>accolto con freddezza da molti ucraini e dalla diaspora</strong>, desiderosi di un sostegno più netto alla sovranità nazionale. Sebbene pensato per sostenere l’unità sovietica, l’intervento accese l&#8217;animo degli attivisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come il discorso di Bush riorientò la politica estera Usa</h2>



<p>Il fallito colpo di stato di agosto diede slancio all’indipendenza: <strong>il 24 agosto 1991, l’Ucraina si dichiarò sovrana</strong>. A seguito di pressioni interne ed esterne, gli Stati Uniti riconobbero ufficialmente l’indipendenza ucraina il 25 dicembre dello stesso anno, dopo la dissoluzione dell’URSS. I rapporti diplomatici formali furono stabiliti poche settimane dopo, nel gennaio 1992. Nel periodo tra l’indipendenza dichiarata e il referendum del 1° dicembre 1991, <strong>Washington faticò a riorientare la propria politica estera</strong>, ancora fortemente centrata su Mosca. Timori legati alla proliferazione nucleare e la fiducia nella leadership di Gorbacev contribuirono a una risposta cauta e spesso in ritardo, sottovalutando le spinte centrifughe nelle repubbliche sovietiche. Alla fine, tuttavia, l&#8217;Ucraina emerse come attore autonomo sulla scena internazionale, segnando l’inizio di <strong>un nuovo capitolo nelle relazioni transatlantiche</strong>.</p>



<p>Nelle sue memorie, Bush confessò: &#8220;<em>Qualunque fosse il corso, la durata del processo e l&#8217;esito, volevo vedere un cambiamento stabile e, soprattutto, pacifico. Pensavo che la chiave per raggiungere questo obiettivo sarebbe stata un Gorbacev politicamente forte e una struttura centrale efficace</em>&#8220;. L&#8217;esito, secondo Bush, dipendeva da ciò che Gorbacev era disposto a fare. Se avesse esitato ad attuare il nuovo accordo [ovvero il Trattato sull&#8217;Unione degli Stati Sovrani ] con le Repubbliche, la disintegrazione politica dell&#8217;URSS avrebbe potuto accelerare e destabilizzare il Paese… Se fosse apparsa troppo compromessa, avrebbe potuto provocare un colpo di Stato. &#8220;<em>Continuavo a temere ulteriori violenze all&#8217;interno dell&#8217;Unione Sovietica e che potessimo essere trascinati in un conflitto</em>&#8220;, dichiarò più tardi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-1991-il-discorso-del-pollo-di-bush-e-la-sterzata-delle-relazioni-washington-kiev.html">Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quando USA e Israele sferrarono un devastante cyberattacco contro l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quando-usa-e-israele-sferrarono-un-devastante-cyberattacco-contro-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 06:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
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		<category><![CDATA[malaware]]></category>
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<p>La storia è di quelle degne di un film di spionaggio: siamo nel lontano 2006 (ma neanche troppo). George W. Bush fa lo sceriffo. E in quanto tale, quando non c&#8217;è da menare le mani (vedi Iraq o Afghanistan), c&#8217;è sicuramente da mediare qualche incomprensione che potrebbe sfociare in un conflitto armato. Eccolo allora a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/quando-usa-e-israele-sferrarono-un-devastante-cyberattacco-contro-liran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_512221823B-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia è di quelle degne di <strong>un film di spionaggio</strong>: siamo nel lontano 2006 (ma neanche troppo). George W. Bush fa lo sceriffo. E in quanto tale, quando non c&#8217;è da menare le mani (vedi Iraq o Afghanistan), c&#8217;è sicuramente da mediare qualche incomprensione che potrebbe sfociare in un conflitto armato. Eccolo allora a cercare di ammansire lo Stato di Israele che, dopo aver ceduto il passo l&#8217;anno precedente ai palestinesi, abbandonando la Striscia di Gaza occupata, adesso vorrebbe rivolgere le sue attenzioni sull&#8217;<strong>Iran di Ahmadinejad</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I primi passi della guerra cyber</h2>



<p>Bush non vuole una guerra, ma Israele vede la corsa dell&#8217;Iran verso il nucleare come una minaccia da estirpare, in un modo o nell&#8217;altro. E allora nasce l&#8217;idea geniale: invece di bombardare l&#8217;Iran con ordigni veri, perché non <strong>attaccare gli impianti di arricchimento iraniani con armi digitali</strong>? </p>



<p>Il 2006 è la preistoria dell&#8217;era digitale. Ancora non si parla di cyberware, cyberwarfare, cybersicurezza. Almeno non a livello popolare. Ma gli addetti ai lavori &#8211; leggi anche i servizi segreti &#8211; sanno che è un settore altamente strategico e che è lì che si gioca la vera partita dell&#8217;intelligence. Dunque la decisione è presa: Stati Uniti e Israele appronteranno un malware che sia in grado di sabotare gli impianti dove gli iraniani stanno lavorando sul nucleare, in particolare in quello di Natanz. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Stuxnet: il malware creato per distruggere</h2>



<p>Il frutto di questa collaborazione ha un nome: Stuxnet. Un malware pensato non solamente per bloccare i sistemi informatici o per esfiltrare dati, ma soprattutto per distruggere &#8211; facendole ruotare troppo velocemente &#8211; le turbine delle centrifughe. Ha così inizio l&#8217;operazione &#8220;Giochi olimpici&#8221;. Nel frattempo, però, il tempo passa. Mentre vengono studiati i dettagli del piano di attacco, Bush depone la stella da sceriffo e alla Casa Bianca sale <strong>Barack Obama</strong>, insieme al suo vice Biden. Nonostante questo l&#8217;operazione va avanti e, arrivati al 2010, è ora di passare all&#8217;azione.</p>



<p>Gli iraniani però sanno il fatto loro e sono parecchio guardinghi. La rete internet dell&#8217;impianto di Natanz è una rete chiusa. Impossibile far passare il malware comodamente da casa. Bisogna sfruttare il fattore umano. Quello che accade a questo punto è difficile dirlo, ma le opzioni sono piuttosto ridotte: un dipendente dell&#8217;impianto poco attento o infedele porta all&#8217;interno del blindatissimo luogo di lavoro una pennetta USB che, inserita in un computer, da il via all&#8217;infezione. </p>



<p>I risultati vanno oltre ogni più rosea aspettativa: Stuxnet funziona alla perfezione. Mentre distrugge le turbine, <strong>inganna gli scienziati e gli ingegneri iraniani falsificando i dati</strong> e mostrando un perfetto funzionamento dei sistemi. Nella centrale di Natanz si diffonde lo sconforto: nulla va come dovrebbe andare e nessuno sembra accorgersi della vera ragione. Almeno fino a un certo punto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Contagio mondiale</h2>



<p>Qualcuno ha voluto strafare. Probabilmente, stando a quello che negli anni hanno detto gli americani, sono stati gli israeliani che, dal canto loro, non hanno detto granché. Stuxnet, che sarebbe dovuto rimanere all&#8217;interno dell&#8217;impianto di Natanz a distruggere il distruggibile, lascia l&#8217;ovile e prende il largo. Ovvero si diffonde sulla rete internet e infetta i computer e i sistemi informatici di una decina di nazioni sparse nel mondo, Stati Uniti compresi. A questo punto, gli iraniani si rendono conto della situazione e, come del resto tutti, corrono ai ripari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I nuovi scenari della guerra cyber</h2>



<p>Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire. Ma riflettendo poi sulla situazione attuale, sul clima di guerra che avvolge nuovamente Iran e Israele, viene da fare una considerazione tanto amara quanto inquietante: se invece del 2010, un attacco hacker del genere fosse avvenuto oggi, cosa avrebbe comportato? Quali sarebbero state le reazioni delle parti coinvolte? Un attacco hacker nel 2024 può diventare la miccia di innesco per un conflitto armato? </p>



<p>E poi anche un&#8217;altra considerazione: al giorno d&#8217;oggi se un cyber attacco di questo tipo venisse preso a pretesto per sferrare un altro tipo di attacco, con armi vere, chi darebbe la certezza della provenienza del malware incriminato? Basterebbe dimostrare che una mail è partita da un computer di un determinato paese per affibbiare a quel paese la responsabilità di aver provocato un conflitto? Le cose, purtroppo, non sono così semplici, ma allo stesso tempo &#8211; e forse proprio in ragione di questa non semplicità &#8211; si prestano alla manipolazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Operazioni di falsa bandiera</h2>



<p>Determinare l&#8217;origine di un cyber attacco è molto complicato in una situazione di pace, figuriamoci in un contesto di guerra imminente. Nel far west della rete sono frequenti le operazioni di falsa bandiera, <strong>il nemico non ha volto</strong>, anzi, il nemico potrebbe addirittura non esserci. Basterebbe il suo fantasma a giustificare l&#8217;inizio di una guerra, combattuta  stavolta non dietro uno schermo, ma sul campo di battaglia.</p>



<p>Sono lontani i tempi di Stuxnet, quando un malware poteva azzerare l&#8217;operatività di un impianto nucleare senza troppe conseguenze sul piano geopolitico. A guardarsi indietro sembra quasi un mondo migliore. Ormai anche gli hacker devono stare attenti a quello che fanno per non avere sulla coscienza il peso dell&#8217;inizio di un&#8217;ipotetica terza guerra mondiale.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/quando-usa-e-israele-sferrarono-un-devastante-cyberattacco-contro-liran.html">Quando USA e Israele sferrarono un devastante cyberattacco contro l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Indo-Pacifico &#8220;americano&#8221; e il rischio di un conflitto mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lindo-pacifico-americano-e-il-rischio-di-un-conflitto-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 17:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Come la strategia di Washington del pivot to Asia sta creando una rete di alleanze per affrontare la minaccia cinese</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lindo-pacifico-americano-e-il-rischio-di-un-conflitto-mondiale.html">L&#8217;Indo-Pacifico &#8220;americano&#8221; e il rischio di un conflitto mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231114180432218_da3c9358b14acd5604393cbb1a9a43e6-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non porta bene alla Casa Bianca parlare del <em><strong>pivot to Asia</strong></em>, il riassetto strategico della politica estera che Washington vorrebbe incentrare nello scacchiere dell’<strong>Indo-Pacifico</strong> ma che gli eventi in Europa e Medio Oriente contribuiscono puntualmente a mettere in difficoltà. Anche se coinvolti in maniera indiretta nelle guerre in Ucraina e nel Mediterraneo orientale, il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, si è affrettato a dichiarare che “siamo impegnati a seguire tutti gli interessi che abbiamo nella regione asiatica”. Ma le rassicurazioni americane sono davvero sufficienti a tranquillizzare gli alleati alle prese con una <strong>Cina </strong>sempre più assertiva in un continente che potrebbe ospitare il focolaio del prossimo conflitto <a href="https://www.ilgiornale.it/news/letteratura/usa-e-cina-sullorlo-terza-guerra-mondiale-non-pi-unipotesi-2239488.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">globale</a>?&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;evoluzione del Pivot to Asia</h2>



<p>È dalla fine del secolo scorso che i partners di Washington assistono ai tentativi americani di sviluppare una strategia coerente in Asia. Nel 1993 le prime missioni&nbsp;oltreoceano di Bill Clinton si svolgono in <strong>Giappone</strong> e Corea del Sud, visite che si inseriscono in un contesto storico in cui la Cina comincia a mostrare i primi segni della sua aggressività in politica estera. Infatti, nonostante accordi commerciali e incontri tra i rappresentanti Usa e quelli cinesi, la visita negli <strong>Stati Uniti </strong>del leader di <strong>Taiwan </strong>Lee Teng-hui scatena nel 1995-96 una crisi nello Stretto con lanci missilistici da parte di Pechino nelle acque antistanti l’isola ribelle. Solo l’invio di unità marine americane nell&#8217;area riesce a fermare l’escalation.&nbsp;</p>



<p>Durante la campagna elettorale del 2000 il candidato repubblicano e futuro presidente <strong>George W. Bush </strong>dichiara che con lui alla Casa Bianca “la Cina non avrà dubbi sul nostro potere, sui nostri obiettivi nella regione e sul nostro impegno deciso verso gli alleati democratici in tutta l’Asia”.&nbsp;Bush non aveva però calcolato come il suo <em>pivot </em>asiatico ante litteram sarebbe stato presto sabotato dal terrorismo, una &#8220;distrazione&#8221; che avrebbe spostato l’attenzione di Washington sul <strong>Medio Oriente</strong> e sul mondo arabo.</p>



<p>È <strong>Barack Obama</strong> a teorizzare formalmente il concetto di <em>pivot to Asia</em> ma le primavere arabe, il conflitto civile in Siria, la minaccia dello Stato islamico e l’esplosione della crisi in Ucraina nel 2014 impediscono all’amministrazione del presidente democratico di affrontare con costanza il nuovo leader cinese <strong>Xi Jinping</strong> entrato in carica nel 2013. Il suo successore <strong>Donald Trump</strong> farà del confronto aggressivo con Pechino il centro della sua politica estera e l’inizio di una guerra commerciale che, in parte, prosegue ancora oggi.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Pivot oggi</h2>



<p>Nel primo anno della sua presidenza <strong>Joe Biden</strong> ha chiuso, seppur in modo disastroso, l’ultima delle &#8220;guerre infinite&#8221; dell’America, quella in Afghanistan, aumentando la presenza degli Usa nel continente asiatico. Gli obiettivi di Washington sono apparsi subito chiari: contrastare la politica di militarizzazione portata avanti da Pechino nel <strong>Mar Cinese Meridionale</strong> e le crescenti provocazioni del Paese del dragone contro Taiwan senza dimenticare il pericolo nordcoreano.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi due anni gli Stati Uniti hanno firmato nuovi accordi di partnership e sicurezza con il <strong>Giappone</strong>, l’India, le Filippine, il Vietnam e la Papua Nuova Guinea. Hanno rafforzato il Quad, l’alleanza con Giappone, Australia e India,&nbsp;e sottoscritto l’accordo <a href="https://it.insideover.com/difesa/lo-scatto-di-aukus-cosa-prevede-laccordo-da-5-miliardi-per-i-sottomarini.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aukus </a>con Australia e Regno Unito. Washington ha inoltre ampliato le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud e ha aperto un’ambasciata nelle isole Salomone per cercare di respingere l’avanzata di Pechino nel Pacifico. Le mosse americane non sono sfuggite al presidente Xi il quale a marzo ha affermato che &#8220;i Paesi occidentali guidati dagli Usa hanno implementato una strategia di contenimento, accerchiamento e soppressione della Cina&#8221;.</p>



<p>Nonostante i notevoli risultati raggiunti da Biden, i partners asiatici sono comunque preoccupati che i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente possano provocare un ritiro degli Usa dall&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong>. &#8220;Quello che temiamo è il dirottamento delle risorse militari americane dall&#8217;Asia orientale verso l&#8217;Europa ed Israele&#8221; ha <a href="https://www.nytimes.com/2023/11/09/world/asia/gaza-israel-asia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commentato</a> Akihisa Nagashima, parlamentare ed ex consigliere per la sicurezza nazionale giapponese. &#8220;Non si tratta solo delle armi ma anche di come addestrare il personale ad utilizzare certi sistemi&#8221; sostiene Andrew Nien-Dzu Yang, un ex ministro della Difesa di Taiwan.  </p>



<p>L&#8217;Ammiraglio John C. Aquilino, comandante Usa dell&#8217;Indo-Pacifico, riconosce che l&#8217;obiettivo di Pechino è &#8220;cacciare gli americani dalla regione&#8221; ma la Casa Bianca e il Pentagono hanno dichiarato che ciò non accadrà e che al momento non c&#8217;è stata nessuna riduzione della presenza degli Stati Uniti nell&#8217;area. Gli occhi di tutto il mondo sono adesso puntati sulle elezioni presidenziali previste a gennaio a Taiwan. Un eventuale esito sfavorevole agli interessi cinesi potrebbe portare Xi a tentare di testare le capacità militari effettive di Washington aprendo un <strong>terzo conflitto</strong> dagli esiti imprevedibili. </p>
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		<title>Robert Kennedy Jr e le mine vaganti delle elezioni Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/robert-kennedy-jr-e-le-mine-vaganti-delle-elezioni-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 10:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231011120941855_6f0d7730951c09e5eb3f09f2b4865455-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli "agenti di disturbo" sono sempre più frequenti nella corsa alla Casa Bianca e possono decidere l'esito delle elezioni</p>
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<p>Lo spettro che si aggirava da mesi nella campagna elettorale americana ha preso finalmente forma. <strong>Robert Kennedy Jr </strong>ha rotto gli indugi e, dopo un lungo periodo di riflessione in cui ha valutato di scendere in campo come candidato del partito democratico alternativo al presidente <strong>Joe Biden</strong>, ha deciso di correre come indipendente.&nbsp;</p>



<p>Il figlio di Robert Kennedy, senatore e fratello di John Fitzgerald Kennedy nonché candidato alle presidenziali del 1968 (anno in cui fu assassinato), ha un profilo da <strong>mina vagante della politica americana</strong>. Le sue posizioni da ambientalista e a sostegno dei gruppi sindacali dovrebbero avvicinarlo al partito democratico. Allo stesso tempo però si è guadagnato una discussa notorietà a causa della sua contrarietà al programma di aiuti all&#8217;Ucraina e per le sue dichiarazioni da <em>no-vax</em> e a favore di strampalate teorie cospirative che potrebbero tentare alcune frange del partito repubblicano. </p>



<p><strong>Quali possibilità di vittoria avrebbe Robert Kennedy Jr?</strong> Molto poche stimano gli analisti anche se, secondo un recente sondaggio <em>Reuters/Ipsos</em>, la sua candidatura raccoglierebbe il 14% dei consensi contro il 40% di Trump e il 38% di Joe Biden. Nonostante ciò, la strada per il candidato del partito indipendente appare in salita – la sua famiglia ha tentato di dissuaderlo, senza successo, dal candidarsi – e in pochi ritengono abbia davvero speranze di conquistare la Casa Bianca. Ogni voto che riuscirà ad ottenere potrebbe però risultare decisivo in una competizione elettorale in cui gli americani non appaiono entusiasti delle principali opzioni disponibili al momento.&nbsp;</p>



<p>Se Robert Kennedy Jr punta davvero alla vittoria non può contare sui precedenti storici. Se invece il suo scopo è fare da <strong>ago della bilancia</strong> il 2024 potrebbe offrirgli qualche speranza. Come rileva un’analisi della <em>Cnn</em> negli anni più recenti i partiti alternativi hanno potuto contare su performance elettorali non trascurabili. Il candidato più di successo appartenente ad un terzo partito è stato <strong>Ross Perot</strong> il quale nel 1992 contribuì alla sconfitta del presidente uscente George H.W. Bush e aprì le porte della Casa Bianca al democratico <strong>Bill Clinton</strong>. Quell&#8217;anno l’ex governatore dell’Arkansas si aggiudicò appena il 43% del voto popolare potendo contare sul ruolo di guastafeste del miliardario texano a cui invece andò il 19% dei voti. </p>



<p>In un eco degli umori che caratterizzano anche questa tornata elettorale, all’epoca il celebre giornalista David Remnick scriveva che “ogni giorno ci viene ricordato di quanta rabbia ci sia là fuori e senza dubbio è così. Perot ha i mezzi per avvantaggiarsene, divenendo così il candidato del terzo partito con più possibilità di successo dai tempi di George Wallace (il governatore dell’Alabama che nel 1968 sfidò Richard Nixon e Hubert Humphrey)”. La mina vagante delle <strong>elezioni del 1992</strong> ebbe una forte influenza su un altro <em>tycoon </em>populista, <strong>Trump</strong>, a sua volta tentato nel 2000 dal candidarsi per il <em>Reform party</em>, una creatura politica fondata da Perot dopo la sua prima campagna. Nel 2000 il miliardario texano offrì il suo <em>endorsement </em>a <strong>George W. Bush</strong>, un gesto di pace nei confronti dell’ex presidente, padre dell’uomo che di lì a poco sarebbe diventato il nuovo inquilino della Casa Bianca.&nbsp;</p>



<p>Proprio le <strong>elezioni del 2000</strong> rappresentano l’altro esempio in cui il terzo uomo, in questo caso il candidato dei Verdi <strong>Ralph Nader</strong>, ha sparigliato le carte in tavola cambiando il corso della storia. Quell’anno il rappresentante del partito dell’asinello, Al Gore, vinse il voto popolare ma vide sfumare il sogno della presidenza. Decisivo si rivelò il conteggio dei voti in Florida. Nader prese solo l’1,6% ma si rivelò un numero comunque sufficiente a decretare la sconfitta per il democratico, il quale perse il <em>Sunshine State</em> per poche centinaia di voti.&nbsp;</p>



<p>Non è sempre facile determinare quale dei due partiti principali sia più danneggiato dalle performance del&nbsp;terzo partito. Secondo alcune <a href="https://edition.cnn.com/2016/11/10/politics/gary-johnson-jill-stein-spoiler/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi</a> è possibile che gli agenti disturbatori delle elezioni del 2016, Gary Johnson del partito Libertario e Jill Stein del <em>Green Party</em>, sottrassero ad <strong>Hillary Clinton</strong> abbastanza voti da impedirle di battere Trump in Stati che si rivelarono tra i più contesi: Wisconsin, Pennsylvania, Michigan e Florida.&nbsp;</p>



<p>Le premesse della tornata elettorale del 2024&nbsp;lasciano intravedere scenari in cui la debolezza di Biden e Trump apre le porte a possibili sorprendenti risultati per il partito indipendente. Le probabilità di successo di Kennedy Jr sono al momento molto scarse. Questo non vuol dire però che il terzo incomodo passerà inosservato.</p>
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		<title>Waiting for Kamala, la vice di Biden una comparsa alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/waiting-for-kamala-la-vice-di-biden-una-comparsa-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1536x1065.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-2048x1420.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vice presidente Kamala Harris non è ancora riuscita a ritagliarsi un ruolo definito alla Casa Bianca e adesso la presidenza Biden rischia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1536x1065.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-2048x1420.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Ci sono milioni di persone negli Stati Uniti. Perché dobbiamo scegliere qualcuno che ha attaccato Joe?” si chiedeva Jill Biden secondo un libro uscito l’anno scorso a proposito della scelta del marito di nominare <strong>Kamala Harris</strong> come vicepresidente. L’ex procuratrice della California aveva accusato durante la campagna elettorale il futuro presidente di non aver combattuto la segregazione degli studenti neri negli anni Settanta. Considerate le performance della prima donna indo americana ad ottenere un incarico così in vista a Washington, la domanda della first lady potrebbe essere oggi declinata con un “perché confermarla per un secondo mandato?”.&nbsp;</p>



<p>La Harris sin qui non ha infatti conseguito risultati particolarmente rilevanti. C’è chi ricorda che quello del vicepresidente è spesso ritenuto come un incarico di grande rappresentanza e poca sostanza ma è pur sempre definito come un ruolo “ad un battito di cuore dalla Casa Bianca”. A conferma di quanto sia delicata questa posizione e alla luce delle preoccupazioni sollevate dall’età avanzata di <strong>Joe Biden</strong>,&nbsp;qualche giorno fa in&nbsp;un’intervista alla <em>Cbs News</em> è stato chiesto alla vice se sarebbe pronta a diventare il nuovo <em>commander in chief</em>. Anche i candidati repubblicani hanno messo in guardia sulla possibilità che gli elettori eleggano un presidente per poi trovarsene un altro nello Studio Ovale.&nbsp;</p>



<p>Nell’analisi pubblicata dalla <em>Cnn </em>alla fine del 2021 &#8211; e ancora valida &#8211;&nbsp;comparivano termini come esasperazione, disfunzionalità e mancanza di obiettivi per descrivere l’operato della Harris. Gli incarichi che le aveva assegnato Biden erano spesso complicati, come nel caso della lotta all’immigrazione clandestina, ma&nbsp;toccavano temi sui quali il <strong>partito democratico</strong> aveva l’occasione di motivare la sua base e di distinguersi dalle posizioni dei repubblicani.&nbsp;Nel corso di una sua visita in Guatemala la vicepresidente esortò i potenziali migranti a non venire negli Stati Uniti. La dichiarazione le guadagnò l’ostilità di una parte della sinistra che, dopo gli anni di <strong>Donald Trump</strong>, aveva riposto tante speranze nell’elezione di una donna ed esponente di una minoranza. &nbsp;</p>



<p>Da quel momento in poi la Harris sembra aver accettato di fatto un ridimensionamento della sua agenda politica e non sono mancate le voci di tensione con il gruppo di lavoro del presidente. Si è quindi rassegnata a mantenere un basso profilo limitandosi a rappresentare Biden all’estero, evitando gaffes imbarazzanti e facendo campagna per i <strong>diritti civili</strong> e a favore dell’aborto.&nbsp;</p>



<p>In controtendenza a quanto visto nei primi anni della presente amministrazione, nel recente passato i numeri due hanno visto crescere il loro peso a Washington. Al Gore, dopo aver perso le elezioni del 2000, è diventato un simbolo della lotta al cambiamento climatico vincendo anche un premio nobel per il suo impegno per la causa ambientalista. Sull’influenza “oscura” di Dick Cheney, soprannominato Darth Fener, su <strong>George W. Bush</strong> e sulla sua capacità di convincere il presidente ad invadere l’Iraq sono stati scritti dozzine di libri. Biden stesso è stato un vicepresidente che ha usato il periodo alla Casa Bianca come anticamera per la sua attuale posizione. <strong>Mike Pence</strong> ha&nbsp;fatto spesso da contraltare a Trump inimicandoselo quando gli negò l’appoggio per contestare la vittoria legittima dello sfidante democratico.&nbsp;</p>



<p>Nell’<a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2023/09/12/biden-trump-election-step-aside/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a> appena pubblicato dal <em>Washington Post</em> in cui David Ignatius invita Biden e la sua vice a non ricandidarsi, il commentatore si sofferma sull’<strong>impopolarità della Harris</strong> citando un sondaggio secondo il quale il suo gradimento sarebbe al 39.5%, inferiore persino a quello del presidente.&nbsp;Come piano di riserva il giornalista suggerisce di sostituire la numero due con una figura più forte come il sindaco di Los Angeles Karen Bass o il Segretario al commercio Gina Raimondo. Sino ad ora l&#8217;attuale inquilino della <strong>Casa Bianca</strong> ha sempre manifestato il suo appoggio all’ex procuratrice della California. La pressione sulla sua campagna elettorale è però destinata ad aumentare e il “vecchio Joe” potrebbe decidere di puntare su una nuova <em>running mate</em> pur di salvare la sua rielezione.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/waiting-for-kamala-la-vice-di-biden-una-comparsa-alla-casa-bianca.html">Waiting for Kamala, la vice di Biden una comparsa alla Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Stati Uniti si spaccano: i &#8220;fronti aperti&#8221; dell&#8217;11 settembre</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/gli-stati-uniti-si-spaccano-i-fronti-aperti-dell11-settembre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 05:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attacco alle Torri gemelle (11 settembre)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-scaled-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-1536x1054.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-2048x1405.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l&#8217;11 settembre sia l&#8217;americano medio che il colletto bianco riscoprirono l&#8217;identità patriottica nazionale. Sacrario di quella ferita e di quella rinascita, ciò che restava del World Trade Center, passato in pochi minuti da simbolo di New York a cimitero di Gettysburgh postmoderno. Uno choc collettivo atroce quanto basta a rendere la prima, contestata, elezione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-stati-uniti-si-spaccano-i-fronti-aperti-dell11-settembre.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-scaled-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-1536x1054.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_2023091020535137_65245be72c82b37010e2bf1e5a927df4-2048x1405.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l&#8217;<strong>11 settembre</strong> sia l&#8217;americano medio che il colletto bianco riscoprirono l&#8217;identità patriottica nazionale. Sacrario di quella ferita e di quella rinascita, ciò che restava del <strong>World Trade Center</strong>, passato in pochi minuti da simbolo di New York a cimitero di Gettysburgh postmoderno. Uno choc collettivo atroce quanto basta a rendere la prima, contestata, elezione di <strong>George W. Bush</strong> un mero ricordo, assurgendo la traballante presidenza a rifugio sicuro per una nazione impaurita. Tanto che, su quel trauma collettivo, lo stesso Bush si è poi guadagnato la rielezione.</p>



<p>Certo è che l&#8217;11 settembre ha ridato forza al mito del destino americano e alla tradizione del popolo eletto investito da una missione divina. Ma le luci delle <em>tribute lights</em> sembrano aver smesso di riscaldare il ricordo della tragedia e le tante, troppe faglie che stanno lacerando il paese, da Capitol Hill all&#8217;inadeguatezza delle ultime due presidenze, dalla pandemia alla crisi economica, sembrano ormai oscurare un anniversario che come portata emotiva è comparabile solo al 4 luglio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biden indice tre giorni di &#8220;ricordo e preghiera&#8221;</h2>



<p>Quest&#8217;anno in particolar modo, nel bel mezzo dell&#8217;epopea giudiziaria di <strong>Donald Trump</strong>, della guerra in Ucraina e di una campagna elettorale 2024 così malamente cominciata, l&#8217;11 settembre sembra essere più un pretesto di disunione che altro. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha deciso di onorare le 2.977 vittime dell&#8217;11 settembre 2001 con <strong>tre giorni di ricordo e preghiera</strong>. </p>



<p>&#8220;Io, Joseph Biden Jr., Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America &#8211; si legge nel provvedimento del 7 settembre &#8211; in virtù dell&#8217;autorità conferitami dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti, proclamo l&#8217;8 settembre 2023, fino a settembre 10, 2023, come Giornate Nazionali di Preghiera e Memoria. Chiedo che il popolo degli Stati Uniti onori le vittime dell&#8217;11 settembre 2001 e i loro cari con la preghiera, la contemplazione, le cerimonie e le visite commemorative, le campane, le veglie a lume di candela e altre attività. Invito le persone di tutto il mondo a unirsi. Invito i cittadini della nostra nazione a ringraziare per le nostre numerose libertà e benedizioni, e invito tutte le persone di fede a unirsi a me nel chiedere la continua guida, misericordia e protezione di Dio&#8221;. Sebbene questo sia un invito al ricordo, il ricorso al triduo è evidente sintomo di crisi. Della ricerca di un appiglio, una tregua in un mare di confusione: niente del genere, infatti, era stato mai richiesto prima. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Biden grande assente alle cerimonie</h2>



<p>La disunione, quest&#8217;anno, spacca anche il cerimoniale: il presidente americano sarà infatti nella base militare di Elmendorf-Richardson in <strong>Alaska</strong>, ad Anchorage, e da qui commemorerà il ricordo delle quasi 3 mila persone che persero la vita negli attentati: si tratta della prima volta che il capo della Casa Bianca non parteciperà ai tradizionali eventi organizzati sui luoghi della strage o, almeno, in diretta dalla Casa Bianca. Alla cerimonia presso il memoriale dell&#8217;11 settembre nella Grande Mela ci sarà la vice presidente <strong>Kamala Harris</strong>, mentre la <strong><em>First Lady</em> Jill </strong>deporrà una corona di fiori al Pentagono: un&#8217;immagine ancora più disturbante, considerando i simbolismi del Pentagono e il ruolo non politico della prima signora d&#8217;America. Un infelice pasticcio d&#8217;agenda, quello che ha fissato questo <em>pit stop</em> per il presidente, di ritorno dal Vietnam dopo le fatiche del<strong> G20</strong>. </p>



<p>La <strong>stampa newyorkese</strong>, tuttavia, rifiuta di bersi la narrazione della sosta tecnica al freddo e al gelo, e scorge nel gesto un&#8217;ulteriore conferma delle tensioni tra il presidente, il sindaco <strong>Eric Adams</strong> e la governatrice <strong>Kathy Hochul</strong>, democratici, per la posizione che hanno assunto sulla questione <strong>migranti</strong>, denunciando l&#8217;eccessivo afflusso di rifugiati nell&#8217;intero Stato e, più ingenerale, nella Grande Mela. Non mancano poi le reprimenda di reduci della <em>war on terror</em> e comuni cittadini. Per tanti resta grave il fatto che Biden quest&#8217;anno non sia neanche alla Casa Bianca, definendo la cosa &#8220;un insulto e uno schiaffo agli americani&#8221;. Sul piede di guerra anche le <strong>famiglie delle vittime</strong>: questi ultimi temono, infatti, che la magistratura militare, che si occupa dei cinque strateghi degli attacchi detenuti a <strong>Guantanamo</strong>, possa offrire loro il patteggiamento; la vulgata vuole che la rabbia sia collegata alla possibilità per gli attentatori di evitare la pena di morte in cambio di una piena confessione. Ma il problema non è la pena di morte in sé, seppur invocata da molti americani, bensì il fatto che l&#8217;amministrazione Biden continui, dopo una roboante retorica sulla trasparenza, a trattenere informazioni sui legami tra il governo saudita e gli attentatori. Un eventuale <strong>patteggiamento</strong>, infatti, eviterebbe il processo nonché il dibattimento pubblico, un&#8217;operazione-verità che l&#8217;America attende da vent&#8217;anni. E che forse ricucirebbe molte ferite. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le teorie del complotto e le accuse di Ramaswamy</h2>



<p>Tantomeno si arrestano le teorie del complotto che iniziarono a circolare poche ore dopo l&#8217;attacco. Tra i movimenti complottisti più attivi, <strong>QAnon</strong>, che ha trovato il suo approdo naturale sui social network e sul web: una delle teorie più diffuse sostiene che il vero responsabile degli attentati sia il <em>deep State</em>, reo di aver organizzato e orchestrato gli attacchi. Nel Gop, invece, il vero incendiario è <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/vivek-ramaswamy-il-millennial-pro-putin-che-tenta-lassalto-alla-casa-bianca.html">Vivek Ramaswamy</a></strong>, pronto a rubare la scena proprio nelle ultime ore. Tutto nasce da un&#8217;intervista che il candidato ha rilasciato a <a href="https://www.theatlantic.com/politics/archive/2023/08/vivek-ramaswamy-audio-recording/675076/"><em>The Atlantic</em></a> lo scorso agosto: &#8220;Penso sia legittimo dire quanti poliziotti, quanti agenti federali, erano sugli aerei che hanno colpito le Torri Gemelle. Forse la risposta è zero&#8221;. Sebbene lo stesso Ramaswamy sia entrato in conflitto con il magazine, accusando la rivista di citarlo malamente, la <em>querelle </em>è legata ai <strong>documenti declassificati dell&#8217;Fbi </strong>che raccontano di come i federali, due anni fa, abbiano chiuso le indagini su tre cittadini sauditi- Fahad Al-Thumairy, Omar Al-Bayoumi, Musaed Al-Jarrah-sospettati di aver fornito supporto e assistenza a due attentatori. Prima di chiudere il fascicolo, la polizia federale avrebbe riesaminato il caso nel 2019 e nel 2020, ma nessun elemento nuovo sarebbe venuto fuori: i tre, fra l&#8217;altro, non si troverebbero più negli Stati Uniti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I documenti declassificati dell&#8217;Fbi, i Sauditi e DeSantis</h2>



<p>Per Ramaswamy sarebbe giunto il momento che la Commissione sull&#8217;11 settembre sveli tutto quello che c&#8217;è da sapere, comprese le presunte connivenze saudite a proposito degli attentati. La complicazione nasce dalle versioni contrastanti che la stessa Fbi avrebbe fornito, soprattutto a proposito di <strong>Al-Bayoumi</strong>, che viene descritto, alternativamente, come un mero supporto casuale e logistico agli architetti degli attentatati, ma anche come uomo dei servizi segreti sauditi in America. Un aspetto gravissimo, alla luce di un flirt, quello Washington-Riad, che sembra riaccendersi. Ramaswamy, accusato perfino dai compagni di partito di voler essere il <em>gaslighter</em> d&#8217;America, rispedisce le accuse al mittente e promette di essere al memorial, domani. </p>



<p>Ma che la memoria dell&#8217;11 settembre sarebbe finita per impattare nella prossima campagna elettorale, era già chiaro da questa primavera quando <strong>Ron DeSantis</strong> aveva pensato bene di ospitare i familiari delle vittime, nel maggio scorso: molti di questi stanno affrontando una<em> class action</em> presso il tribunale federale di Manhattan contro l&#8217;Arabia Saudita, in assenza di un processo pubblico di levatura nazionale. Un asso nella manica di DeSantis, quando e se dovrà affrontare il rivale Trump, il quale, a mezzo di suo genero, spese quattro anni a coccolare i Sauditi. </p>
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		<title>Silvio Berlusconi e gli Usa: la storia di un leader atlantista</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/silvio-berlusconi-e-gli-usa-la-storia-di-un-leader-atlantista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lo Nostro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 12:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'eredità atlantista del quattro volte presidente del Consiglio italiano, dai rapporti con Bush ai paragoni con Donald Trump</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/berlusconi-e-bush-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Silvio</strong> <strong>Berlusconi</strong> verrà ricordato come uno dei presidenti del Consiglio più <strong>atlantisti</strong> nella storia di questo Paese. Non solo per le sue idee (apprezzate dai diversi inquilini della Casa Bianca che si sono susseguiti nel corso degli anni), ma anche per la stima personale provata dai leader del mondo libero nei confronti del quattro volte premier italiano. </p>



<p>Così <strong>George W. Bush</strong> lo accoglieva nel 2008 alla Casa bianca: &#8220;Ho il piacere di dare il benvenuto a un ospite straordinario, un uomo di successo, uno statista di una grande nazione e un caloroso amico degli Stati Uniti&#8221;. Pochi, in Italia, potevano vantare una rete internazionale di amicizie come quella di Berlusconi. Il rapporto, anche umano, con l&#8217;allora presidente repubblicano conobbe il suo momento più alto sei anni prima, nel 2002, quando vennero firmati gli <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-internazionale/spirito-pratica-mare-e-geopolitica-cav-2135892.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordi di Pratica di Mare</a>, l&#8217;ultimo, serio tentativo di una normalizzazione delle relazioni tra la Nato e la Federazione russa di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vladimir Putin</a>. Berlusconi rivendicò quell&#8217;intesa sostenendo di aver &#8220;fermato la Guerra fredda&#8221;, ma riconoscendo sempre la supremazia Usa, unico bastione globale della libertà.</p>



<p>Il Cavaliere, figlio dell&#8217;epoca bipolare e protagonista della parentesi unipolare a guida americana, ha individuato negli Stati Uniti <strong>la stella polare della sua politica estera</strong>. &#8220;Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver aiutato il mio Paese a vincere la povertà e a conseguire crescita e prosperità dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alla generosità del Piano Marshall&#8221;, disse Berlusconi durante lo storico discorso pronunciato l&#8217;1 marzo 2006 al Congresso Usa, diventando il secondo capo di governo italiano dopo Bettino Craxi a parlare davanti ai parlamentari statunitensi riuniti in seduta comune. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Italian PM Berlusconi addresses Congress" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jBdddk0qXtw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_jBdddk0qXtw");</script>
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<p>Ma al di là dell&#8217;innegabile vocazione a stelle e strisce del compianto leader di Forza Italia, è un fatto storicamente accettato che i suoi esecutivi (1994, 2001, 2005, 2008) abbiano impresso una <strong>poderosa svolta atlantista</strong> nella politica estera italiana. Giurando prima di tutto fedeltà all&#8217;Alleanza atlantica e alle relazioni bilaterali con Washington, come dimostrano le designazioni di Antonio Martino e Franco Frattini alla Farnesina. E riuscendo, inoltre, a superare i pregiudizi ideologici nei confronti dei leader di fazione opposta. </p>



<p>Quando l&#8217;amministrazione Obama chiese all&#8217;Europa un maggiore sostegno alla <strong>missione Nato</strong> in Afghanistan, il governo Berlusconi fu uno dei primi a prodigarsi per aumentare il contingente di mille soldati, più di qualsiasi altra nazione europea. Una dimostrazione di <strong>lealtà</strong>. </p>



<p>Lealtà che non mancò durante l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, ma senza mai perdere la lucidità di fronte agli errori occidentali: nel 2006 spinse il governo americano a delineare un calendario per il ritiro dal Paese. O come quando, pressato su tutti i fronti (anche interni), cercò di evitare la <strong>catastrofe libica</strong> nel 2011, da lui profetizzata. </p>



<p>Sul piano politico, invece, l&#8217;allineamento con il <strong>Partito Repubblicano</strong> Usa non solo era naturale, ma rappresentava, per Berlusconi, l&#8217;unico modello e sbocco possibile per riunire tutte le anime della destra italiana sotto la stessa bandiera, un appello rilanciato fino a qualche mese prima di morire. Nel 2008, alla vigilia delle elezioni presidenziali, si rifiutò di prendere ufficialmente posizione, ma disse, scherzando, di fare il tifo per il candidato dell&#8217;Elefantino, John McCain, perché &#8220;era più vecchio di lui&#8221;. </p>



<p>Nonostante i suoi avversari, soprattutto all&#8217;estero, abbiano cercato in tutti i modi di trovare analogie con <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Donald Trump</a>, il Cav dichiarò nel 2016 che, pur ammettendo alcune somiglianze, &#8220;la mia storia di imprenditore è molto diversa da quella di Trump, che non ho mai avuto occasione di conoscere&#8221;. Aggiungendo, qualche anno dopo, che The Donald &#8220;ha il vizio di decidere in fretta&#8221;. D&#8217;altronde, Trump, con cui adesso condivide le disavventure giudiziarie, ha ereditato la sua ricchezza dal padre; Berlusconi, il <strong>self-made man italiano per antonomasia</strong>, ha costruito sulle sue spalle un impero.</p>



<p>La cesura con il <strong>radicalismo</strong> <strong>trumpiano</strong> è arrivata dopo la mancata rielezione nel 2020. Il Cavaliere si congratulò subito con Biden, mettendo in guardia dal &#8220;populismo di Trump&#8221; che nel gennaio 2021 ha scatenato l&#8217;assalto a Capitol Hill, prontamente condannato dal leader di Forza Italia. &#8220;Una destra che assalta il Congresso – ha commentato in un&#8217;intervista al <em>Giornale </em>– non sarà mai la nostra destra, noi liberali siamo un&#8217;altra cosa&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/silvio-berlusconi-e-gli-usa-la-storia-di-un-leader-atlantista.html">Silvio Berlusconi e gli Usa: la storia di un leader atlantista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La storia delle armi chimiche (mai trovate) di Saddam Hussein</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-storia-delle-armi-chimiche-mai-trovate-di-saddam-hussein.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 05:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Armi chimiche]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia delle armi chimiche in Iraq: dalla guerra con l'Iran (1980-1988) alla fine del regime di Saddam Hussein</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220131153613891_adcf6125aa8f5eaed1c23bc260d6e73c-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Iraq</strong> ha avuto un rapporto decennale con le armi chimiche, che cominciò a sviluppare sin dagli anni&#8217; 60, per poi farne largo uso nella guerra contro la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran (1980-1988). È nel giugno 1981, infatti, che Baghdad diede vita al <a href="https://dergipark.org.tr/tr/download/article-file/2296040">Progetto 922</a>, gestito direttamente dal Ministero della Difesa di <strong>Saddam Hussein</strong>. Si trattava di un progetto ambizioso che <a href="https://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/Iraq%20S.2006.342.pdf">attingeva risorse e competenze dal complesso di laboratori al-Rashad</a>, capace di produrre decine di tonnellate di gas mostarda. <a href="https://www.nti.org/analysis/articles/iraq-chemical/">Secondo <em>Nti</em></a>, l&#8217;Iraq di Saddam iniziò a usare armi chimiche contro le truppe iraniane sin dal 1982, benché l&#8217;uso di tali armi in un conflitto bellico fosse vietato sin dal 1925, quando fu firmato il Protocollo di Ginevra. Nel corso della guerra &#8211; e nel silenzio tombale della &#8220;comunità internazionale&#8221;, nonostante le proteste iraniane &#8211; Baghdad continuò a impiegare iprite, gas lacrimogeni e infine <strong>l&#8217;agente nervino tabun</strong> contro l&#8217;esercito nemico: si stima che gli attacchi con armi chimiche da parte delle truppe di Hussein provocarono, in otto anni di guerra brutale, complessivamente oltre un milione di vittime iraniane entro la fine del 1988. </p>



<p>Durante la guerra tra Iraq e Iran, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2018/4/19/chemical-attacks-on-iran-when-the-us-looked-the-other-way">secondo quanto riportato da <em>Al-Jazeera</em></a>, circa &#8220;7.500 militari e civili iraniani sono stati uccisi dalle truppe irachene&#8221; usando gas nervino e gas mostarda. Il dato emerge da un rapporto di <strong>Shahriar Khateri</strong>, un alto funzionario dell&#8217;Opac, l&#8217;Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche con sede a L&#8217;Aia. Tale rapporto&nbsp;<a href="http://www.tehranpeacemuseum.org/files/pdf%20resources/English%20Text-%20chemical%20warfare.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">afferma</a>&nbsp;che circa un milione di iraniani sono stati &#8220;esposti&#8221; ad agenti chimici durante la guerra.&nbsp;Ancora oggi, a circa quarant&#8217;anni di distanza da quel conflitto, 75mila feriti ricevono ancora cure per &#8220;lesioni croniche da armi chimiche&#8221;. Un rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite datato marzo 1986 descrisse come &#8220;angosciante&#8221; il numero di &#8220;vittime per armi chimiche&#8221; e l&#8217;entità e la gravità delle loro ferite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle armi chimiche contro l&#8217;Iran alla Guerra del Golfo (1991)</h2>



<p>Gli Stati Uniti erano a conoscenza del fatto che l&#8217;Iraq impiegava al tempo armi chimiche nei confronti delle truppe iraniane. Come nota il <a href="https://www.wilsoncenter.org/blog-post/part-i-we-attacked-them-chemical-weapons-and-they-attacked-us-chemical-weapons-iraqi">Wilson Center</a>, la documentazione declassificata della CIA (Central Intelligence Agency) e della DIA (Defence Intelligence Agency) degli Stati Uniti confermarono che l&#8217;amministrazione del presidente <strong>Ronald Reagan</strong> sostenne l&#8217;Iraq di Saddam Hussein contro l&#8217;Iran degli Ayatollah e chiuse non un occhio, ma due, sull&#8217;impiego di armi chimiche da parte del dittatore iracheno. In particolare, un documento declassificato della Cia datato 23 marzo 1984, dimostra che gli Usa erano perfettamente consapevoli dell&#8217;uso gas nervino da parte di Baghdad contro le truppe iraniane nella città irachena di Bassora, che nel 1987 divenne il campo di battaglia più sanguinoso dell&#8217;intera guerra, e del piano di &#8220;impiegarlo in quantità militarmente significative&#8221; entro il tardo autunno di quello stesso anno. </p>



<p>Il sostegno Usa a Hussein durò fino alla fine della guerra, nel 1988. Tutto cambiò il 2 agosto 1990, quando il Ràis ordinò l&#8217;invasione e l&#8217;occupazione del Kuwait, provocando la dura risposta militare degli Stati Uniti e della coalizione occidentale &#8211; la più significativa è &#8220;<strong>Desert Storm</strong>&#8221; del gennaio 1991 &#8211; e portando gli iracheni rapidamente alla sconfitta (Hussein rimase invece al potere). La <strong>Risoluzione 687</strong> del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata il 3 aprile 1991 dopo la sconfitta dell&#8217;Iraq nella Guerra del Golfo, impose a quel punto il completo smantellamento dei programmi di armi di distruzione di massa dell&#8217;Iraq e di tutte le sue armi chimiche prodotte nei decenni precedenti. Tale Risoluzione delle Nazioni Unite stabilì anche che una Commissione speciale dell&#8217;ONU (UNSCOM) avrebbe supervisionato e guidato il processo di smantellamento. &#8220;Nel dicembre 1998 &#8211; riporta sempre il <em>Wilson Center</em> &#8211; gli ispettori dell&#8217;UNSCOM avevano supervisionato la distruzione di 38.537 munizioni chimiche piene e vuote, 690 tonnellate di agenti CW, più di 3.275 tonnellate di precursori chimici e oltre 425 pezzi di apparecchiature di produzione chiave&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Seconda Guerra del Golfo</h2>



<p>Il 19 marzo 2003 una coalizione guidata dagli Stati Uniti invase l&#8217;Iraq e rovesciò Saddam. Secondo gli Stati Uniti e il Regno Unito, Saddam Hussein aveva nel frattempo rilanciato il suo programma di armi chimiche, in aperta violazione della&nbsp;<a href="https://www.armscontrol.org/factsheets/cwcsig" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Convenzione sulle armi chimiche del 1997</a>. In particolare, gli Stati Uniti sostennero che l&#8217;Iraq non aveva distrutto 1,5 tonnellate dell&#8217;agente nervino VX, 1.000 tonnellate di gas mostarda, <a href="https://www.un.org/depts/unmovic/documents/1441.pdf">violando altresì la risoluzione 1441 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite</a>. L&#8217;accusa di Washington, tuttavia, si rivelò infondata poiché la Commissione di monitoraggio, verifica e ispezione delle Nazioni Unite (UNMOVIC &#8211; che aveva sostituito l&#8217;UNSCOM &#8211; stabilì che non c&#8217;erano prove della continuazione o ripresa da parte dell&#8217;Iraq dei programmi di<strong> armi di distruzione di massa</strong>. </p>



<p>Celebre a quel punto fu lo &#8220;show&#8221; al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dell&#8217;allora Segretario di Stato americano <strong>Colin Powell</strong> del febbraio 2003: secondo Powell, infatti, Hussein, era in possesso armi chimiche e biologiche ed era legato ad al-Qaeda. &#8220;L’Iraq &#8211; affermò &#8211; ha già precedentemente violato i suoi impegni, violando 16 passate risoluzioni durante gli ultimi 12 anni. La Risoluzione 1441 non aveva a che fare con una parte innocente, bensì con un regime che questo stesso consiglio ha condannato ripetutamente nel corso degli anni. La risoluzione 1441 ha dato all’Iraq un’ultima opportunità, l’ultima opportunità di collaborare o affrontare serie conseguenze. Nessun membro del Consiglio presente durante la votazione quel giorno ebbe nessuna illusione sulla natura e gli scopi della risoluzione o su quali sarebbero state le serie conseguenze se l’Iraq non avesse collaborato&#8221;. Nonostante i dubbi sulle prove fornite da Powell, il 20 marzo la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti invase l’Iraq e diede inizio alla Seconda Guerra del Golfo. Nel giro di pochi mesi Baghdad capitolò. Il 1º maggio 2003 il presidente George W. Bush atterrò sulla portaerei Abraham Lincoln, quella che aveva partecipato alle operazioni nel Paese, annunciando così la vittoria degli Stati Uniti. Il 30 dicembre 2006, l’ex Presidente e leader del partito Partito Baʿth, Saddam Hussein, venne giustiziato da un tribunale speciale iracheno.</p>



<p>Saddam Hussein era colpevole di innumerevoli crimini, ma non aveva ricostituito il programma destinato alla produzione di armi chimiche o addirittura di armi di distruzione di massa, come si evinse da un <a href="https://www.theguardian.com/world/2004/oct/07/usa.iraq1">rapporto della CIA del 2004</a> e dalle conclusioni <a href="https://www.theguardian.com/books/2016/jul/10/the-chilcot-report-by-sir-john-chilcot-digested-read-iraq-inquiry">della commissione d’inchiesta inglese presieduta da Sir John Chilcot</a>, secondo la quale Bush e Blair trascinarono l’Occidente in una guerra contro l&#8217;Iraq sulla base di prove inesistenti, destabilizzando un Paese e causando la morte di migliaia di civili&nbsp;e militari. Peraltro, nell&#8217;aprile 2003 gli stessi Stati Uniti incaricarono l&#8217;Iraq Survey Group (ISG), guidato dall&#8217;ex ispettore delle Nazioni Unite <strong>David Kay</strong>, di localizzare scorte e attrezzature sospette di armi di distruzione di massa. Tuttavia, Kay respinse l&#8217;ipotesi che ci fossero state attività significative di armi di distruzione di massa irachene dalla fine della prima guerra del Golfo. L&#8217;ex membro dell&#8217;UNSCOM Charles A. Duelfer sostituì così David Kay come capo dell&#8217;ISG e confermò la tesi infondata dell&#8217;amministrazione Bush e di Colin Powell. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo il 2003</h2>



<p>Benché le armi di distruzione di massa fossero un&#8217;invenzione &#8211; e pretesto per dare avvio al &#8220;regime change&#8221; in Iraq &#8211; va precisato, tuttavia, che il governo iracheno non aveva smaltito come avrebbe dovuto le armi chimiche che aveva prodotto nei decenni precedenti e, in particolare, negli anni &#8217;80. Un&#8217;inchiesta del <em><a href="https://www.nytimes.com/interactive/2014/10/14/world/middleeast/us-casualties-of-iraq-chemical-weapons.html">New York Times </a></em>di CJ Chivers ha svelato che, complessivamente, le truppe americane trovarono circa 5.000 testate chimiche, proiettili o bombe aeronautiche, secondo interviste con dozzine di militari, funzionari iracheni e americani, e&nbsp;<a href="http://www.nytimes.com/interactive/2014/10/14/world/middleeast/us-intelligence-documents-on-chemical-weapons-found-in-iraq.html">documenti di intelligence</a>&nbsp;ottenuti ai sensi del Freedom of Information Act. Sebbene tutte queste munizioni siano state prodotte prima del 1991, rappresentavano un pericolo per i militari;&nbsp;almeno 17 soldati americani e sette agenti di polizia iracheni furono esposti ad armi chimiche.&nbsp;Una successiva indagine di Chivers ed Eric Schmitt rivelò un importante tentativo della CIA volta ad acquisire vecchie armi chimiche che nel frattempo erano finito sul mercato nero. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Membro dell&#8217;OPCW</h2>



<p>Benché il Paese sia tutt&#8217;altro che stabile sotto il profilo politico, le armi chimiche sembrano essere un lontano ricordo: l&#8217;Iraq, infatti, è dal 2009 membro attivo dell&#8217;OPCW. In qualità di organo di attuazione della Convenzione sulle armi chimiche, l&#8217;OPCW, con i suoi 193 Stati membri, sovrintende allo sforzo globale per eliminare definitivamente le armi chimiche. Dall&#8217;entrata in vigore della Convenzione nel 1997, è il trattato di disarmo di maggior successo che ha eliminato un&#8217;intera classe di armi di distruzione di massa. Come sottolineato in un <a href="https://www.opcw.org/media-centre/news/2021/09/opcw-director-general-meets-deputy-minister-legal-and-multilateral">comunicato congiunto nel 2021 dell&#8217;OPCW e del governo iracheno</a>, nonostante le enormi sfide affrontate, l&#8217;Iraq è riuscito ad adempiere in anticipo ai suoi obblighi contenuti nella Convenzione sulle armi chimiche. Baghdad ha infatti annunciato la distruzione dei resti del precedente programma chimico e nel marzo 2018 il direttore generale dell&#8217;OPCW ha rilasciato un certificato che acclara questo importante traguardo, chiudendo definitivamente una pagina nera della storia del Paese. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-storia-delle-armi-chimiche-mai-trovate-di-saddam-hussein.html">La storia delle armi chimiche (mai trovate) di Saddam Hussein</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;invasione americana in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/linvasione-americana-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 17:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[missione italiani in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[missione Usa in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321093415966_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_103584-1536x1028.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Alle prime luci del mattino del 20 marzo 2003 le operazioni di shock and wave della “coalizione di volenterosi” guidata dagli Stati Uniti davano inizio alla Seconda guerra del Golfo. La veloce preparazione dell’attacco aveva dato modo al presidente George W. Bush di predire una guerra lampo, e il tempo gli diede in parte ragione. Appena tre settimane dopo, i militari americani facevano il loro ingresso nel palazzo presidenziale di Saddam Hussein. A meno di un mese e mezzo dall’inizio del conflitto, gli americani guardavano alla televisione il loro presidente sul ponte della portaerei USS Lincoln assicurare “mission accomplished”, missione compiuta. Non sapevano che ci sarebbero voluti altri otto lunghi e sanguinosi anni per lasciare l’Iraq, né che il conflitto scatenato da politiche sprovvedute e mal informate si sarebbe presto trasformato in un’insurrezione contro gli invasori e nel pantano di una guerra settaria che avrebbe dato vita allo Stato Islamico e causato innumerevoli danni economici e sociali.</p>
<p>Ad un anno e mezzo dagli attacchi alle Torri Gemelle, l’obiettivo americano era il rovesciamento del regime di Saddam Hussein, considerato un rischio non più tollerabile a causa del suo presunto arsenale di armi di distruzione di massa chimiche e biologiche e per i legami e la protezione fornita al terrorismo islamico. Lo sgretolamento dell’“asse del male” che schierava Iraq, Iran e Corea del Nord contro gli Stati Uniti doveva cominciare dal primo della lista. A smuovere il tentennamento della Nazioni Unite sull’autorizzazione alle operazioni militari ci pensò l’allora segretario di Stato Colin Powell, sventolando davanti al Consiglio di Sicurezza Onu quelle che dovevano essere le prove delle armi di distruzione di massa di cui Baghdad disponeva. Un anno più tardi un rapporto del Senato stesso ammetteva che gli elementi presentati da Powell erano ampiamente “ingigantiti, fuorvianti e sbagliati” e che gli ispettori mandati dal governo non avevano trovato riscontro di tali accuse. </p>
<p>Inizialmente, le truppe britanniche e americane ebbero gioco facile contro il debole e disorganizzato esercito del Rais, ed entrarono con facilità a Baghdad. Le condizioni di sicurezza però si deteriorarono presto tra le decine di attentati e attacchi armati che si consumavano ogni giorno contro le forze d’occupazione. L’ambiente urbano ostile mise in particolare difficoltà la coalizione a Fallujah, dove ebbe luogo lo scontro più sanguinoso della campagna. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>I 20 anni della guerra in Iraq: cosa resta dell&#8217;invasione Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-usa-invasione-2003.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Mar 2023 16:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1536x1008.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Sono passati 20 anni dall'invasione dell'Iraq da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Ecco come andò quella guerra e cosa resta di quel conflitto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023031917311411_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100435-1536x1008.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Anche in Iraq<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html"> la guerra è iniziata nel cuore della notte</a>. In quella compresa tra il 19 e il 20 marzo 2003 gli inviati a Baghdad, poco prima dell&#8217;alba, hanno segnalato il rumore delle prime esplosioni subito dopo l&#8217;attivazione degli allarmi aerei. Negli Stati Uniti mancavano poche ore a mezzanotte e le televisioni hanno improvvisamente interrotto le trasmissioni per trasmettere il discorso del presidente<strong> George W. Bush</strong>. Dallo studio ovale della Casa Bianca, Bush ha annunciato l&#8217;avvio delle operazioni contro l&#8217;Iraq di<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-di-saddam-hussein.html"> Saddam Hussein</a>. Quest&#8217;ultimo parlerà poco dopo: in uno studio con lo sfondo blu, il rais ha denunciato l&#8217;aggressione Usa e ha chiamato a raccolta tutti gli iracheni. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="IRAQ: US LAUNCHES SERIES OF MILITARY STRIKES ON BAGHDAD" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/I3_frkT2Gj4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_I3_frkT2Gj4");</script>
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<p>É stato quello il momento spartiacque della storia recente del <strong>Medio Oriente</strong>. Una fase arrivata al culmine di <strong>tensioni</strong> iniziate pochi mesi prima, con la denuncia di Washington di possibili piani di Saddam per la costruzione di armi<strong> </strong>di <strong>distruzione di massa</strong>. La storia dirà che di quelle armi per la verità non c&#8217;è mai stata traccia. Ma il 20 marzo 2003 la macchina bellica si è messa in moto. Il 9 aprile le truppe Usa saranno già a Baghdad, ponendo fine a 24 anni di regno di Saddam Hussein e del suo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-partito-baath.html#:~:text=Il%20Partito%20Baath%20%C3%A8%20una,dei%20Paesi%20del%20mondo%20arabo.">partito Baath</a>. Da allora, sono passati esattamente 20 anni. Due decadi scivolate via velocemente. Non tanto però da non far risultare attuali le conseguenze degli eventi di quei drammatici giorni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;anniversario della guerra visto dall&#8217;occidente</h2>



<p>John Harris sul <em>Guardian</em> nei giorni scorsi ha riportato come, alla vigilia del ventesimo anniversario, della guerra del 2003<a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2023/mar/12/iraq-war-diminished-uk-2003-public-trust-government"> in occidente sono rimaste ben poche tracce</a>. Un&#8217;opinione espressa in primo luogo anche da diversi editorialisti del <em>Financial Times</em>. I motivi possono essere diversi. A partire dal fatto che quel conflitto non ha mai avuto molta popolarità. Se nel 1991, anno del <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-della-prima-guerra-del-golfo.html#:~:text=Con%20il%20termine%20prima%20guerra,iracheno%20del%20territorio%20del%20Kuwait.">primo braccio di ferro tra Washington e Saddam</a>, c&#8217;era di mezzo la necessità di ridare sovranità al Kuwait, nel 2003 in pochi hanno capito i reali motivi della guerra. Il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa ha contribuito a rendere poco comprensibile le operazioni belliche contro Baghdad. E quindi, di riflesso, a far scivolare il conflitto nei meandri periferici della memoria. </p>



<p>La guerra poi non è rimasta costantemente nelle prime pagine nemmeno durante i combattimenti. Il 20 marzo 2003 i telegiornali hanno trasmesso a più riprese le prime immagini dei bombardamenti Usa, ma a fine mese si parlava già d&#8217;altro. I riflettori sono stati puntati sulla Cina,<a href="https://it.insideover.com/societa/la-sars-del-2003-ecco-cosa-e-successo-17-anni-fa.html"> lì dove stavano emergendo drammatiche notizie sull&#8217;epidemia di Sars</a>. E poi sul Canada, Paese nordamericano più colpito dal virus. In occidente, in poche parole, in quei giorni si temeva maggiormente il primo coronavirus nocivo per l&#8217;uomo che non le conseguenze di un conflitto mai realmente compreso. </p>



<p>Le tracce più significative, a 20 anni di distanza, sono quelle legate al <strong>dopoguerra</strong>. In Gran Bretagna ad esempio, l&#8217;azione contro Saddam è rimasta come macchia indelebile dell&#8217;operato di <strong>Tony Blair</strong>, premier e principale fautore insieme a Bush dell&#8217;avventura militare del 2003. In Italia si ricordano i soldati morti nelle operazioni di peacekeeping e i rapimenti fatali per alcuni nostri concittadini. Ma della guerra in sé, a distanza di due decadi, i ricordi appaiono molto sbiaditi e lontani. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="733" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-1024x733.jpg" alt="" class="wp-image-389090" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-1536x1099.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043-2048x1466.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20230319173049671_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_100043.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un Harrier GR7 britannico in una base in Kuwait 21 marzo 2003 (Foto: ANSA  POOL / RUSSELL BOYCE DEF)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Come in Iraq si ricorda il conflitto</h2>



<p>Dove ovviamente il conflitto ha lasciato molte tracce e molte ferite è ovviamente in Iraq. Anche se quanto accaduto venti anni fa è ricordato sotto diverse sfaccettature, a seconda della generazione o della regione a cui si appartiene. I giovani non hanno vivi ricordi. Circostanza quest&#8217;ultima da non sottovalutare: a vent&#8217;anni dal conflitto, c&#8217;è una parte di Iraq che non ha vissuto l&#8217;era di Saddam e che è nata in un&#8217;epoca del Paese postuma a quella del rais. Per loro forse la guerra è ancora più lontana e la mente è più proiettata alle attuali difficoltà da affrontare nella vita quotidiana. </p>



<p>A <strong>Baghdad</strong> invece gli adulti ricordano molto bene il conflitto. Nel giorno dell&#8217;anniversario, il pensiero di molte famiglie è rivolto alla corsa per l&#8217;accaparramento degli alimenti fatta a poche ore dai bombardamenti, alla paura suscitata dagli allarmi aerei, ai timori di ritrovarsi in una città nel pieno dei combattimenti. Ricordi di sofferenza quindi, a cui si aggiungono quelli relativi a un dopoguerra costellato di attentati, ribellioni e instabilità. La capitale irachena non sembra rimpiangere il rais, ma non appare nemmeno così convinta di aver imboccato la giusta strada dopo la guerra del 2003. Le <strong>ferite</strong> di allora sono ancora aperte, in diverse zone i danni causati dal conflitto non sono ancora stati riparati. La Baghdad &#8220;in pace&#8221; di oggi non è così diversa da quella in guerra di venti anni fa. </p>



<p>Diverso il contesto invece nel sud dell&#8217;Iraq. Qui vive la maggioranza sciita della popolazione, la quale ha sempre visto nel sunnita Saddam Hussein un nemico. Da <strong>Najaf</strong> a <strong>Bassora</strong>, il ricordo della guerra passa anche dal ricordo delle aspettative di quei giorni. Aspettative spesso disattese, ma vissute all&#8217;epoca in modo più forte rispetto a Baghdad. Un po&#8217; come avvenuto nel <strong>Kurdistan iracheno</strong>. Venti anni fa la guerra è durata poco in una regione dove i peshmerga hanno subito approfittato dell&#8217;arrivo degli Usa per sbarazzarsi delle forze di Saddam. Per i curdi il conflitto ha significato la possibilità di avere una regione autonoma tutta loro. Anche qui però molte speranze sono state disattese e oggi la <strong>crisi economica </strong>è tornata a mordere e a innescare nuove tensioni con il governo centrale. </p>



<p>A <strong>Mosul</strong> invece il ricordo della guerra del 2003 è destinato ad andare in secondo piano. Qui i ricordi più vivi riguardano un altro conflitto, ben più duro e più recente. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Quello cioè combattuto contro l&#8217;Isis</a>. Il passaggio del califfato da queste parti, tra il 2014 e il 2017, ha lasciato cicatrici ancora più profonde e a oggi ben lontane dall&#8217;essere anche minimamente rimarginate. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="447" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-1024x447.jpg" alt="" class="wp-image-389094" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-1024x447.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-768x335.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742-1536x670.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230319173040339_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_99742.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Truppe americane e britanniche nei pressi della città di Uum Qasr (fonte: ANSA)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Che fine hanno fatto i gerarchi di Saddam</h2>



<p>Con l&#8217;arrivo degli statunitensi a Baghdad, non è stata decretata soltanto la fine del lungo regno personale di Saddam Hussein. Gli Usa hanno proceduto alla <strong>liquidazione</strong> dello Stato iracheno precedente. Un vero e proprio processo di &#8220;<em>de baathizzazione</em>&#8220;, come chiamato in seguito con riferimento alla caccia data a tutti i rappresentanti principali del partito del rais. Con il senno del poi, probabilmente una scelta non molto saggia da parte di Washington. Molti ex fedelissimi di Saddam, dopo la guerra hanno alimentato la <strong>guerriglia islamista</strong>. Nonostante una profonda differenza ideologica tra il laico Baath e i gruppi jihadisti, nella ribellione sunnita ex membri del partito hanno visto la possibilità di una resa dei conti contro le forze Usa. </p>



<p>Lo dimostrano le parole dell&#8217;unico importante gerarca del rais mai catturato dai militari statunitensi, <strong>Izzat Ibrahim al-Douri</strong>. Vice di Saddam, nel 2016 ha parlato di &#8220;eroi&#8221; riferendosi ai combattenti dell&#8217;Isis in quel momento dilaganti nel nord dell&#8217;Iraq. Al Douri è morto in latitanza nel 2020. Tutti gli altri membri di spicco del Baath sono stati catturati poco dopo il conflitto. A partire da<strong> Barzan Ibrahim Al Tikriti</strong>, fratellastro del rais ed ex capo dei servizi di sicurezza. Preso nell&#8217;aprile 2003, Barzan è stato condannato a morte nel 2007. Sorte toccata anche ad <strong>Ali Hassan Al Majid</strong>, soprannominato &#8220;Alì il chimico&#8221; per il bombardamento contro il villaggio curdo di Halabja negli anni &#8217;80. </p>



<p>Catturato nel 2003 anche il volto forse più popolare in occidente della gerarchia di Saddam, ossia l&#8217;ex ministro degli Esteri <strong>Tareq Aziz</strong>. Rappresentante cristiano nel governo di Baghdad, Aziz è stato l&#8217;esponente principale della diplomazia del Baath ed è morto in un carcere di Nassiriya nel 2015. Sarebbe ancora vivo invece<strong> Muhammad Saeed al-Sahhaf</strong>. Secondo gli Usa non era tra gli elementi di spicco del regime iracheno, ma era ministro dell&#8217;Informazione durante la guerra. Il suo volto è diventato popolare per le conferenze stampa convocate a Baghdad in cui sosteneva, a poche ore dalla deposizione di Saddam, la non presenza di americani in città. Per questo motivo è stato poi soprannominato &#8220;Alì il Comico&#8221;. Incarcerato per breve tempo, oggi vivrebbe negli Emirati Arabi Uniti. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="GWT: Information minister claims coalition helicopters downed" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/AUq4l4rNwhU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_AUq4l4rNwhU");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Cosa resta della famiglia Hussein</h2>



<p>Il destino del rais è ben noto ai più. Saddam Hussein è stato arrestato nella sua <strong>Tikrit</strong>, a nord di Baghdad, nel dicembre del 2003 e condannato a morte tre anni più tardi. I suoi figli, <strong>Uday</strong> e <strong>Qusay</strong>, sono stati uccisi il 22 luglio durante il blitz nel loro ultimo covo individuato a Mosul. La prima moglie del rais<strong>, Sajida Talfah</strong>, è andata via da Baghdad già prima della guerra e oggi vivrebbe in Qatar. La coppia ha avuto anche tre figlie: Raghad, Rana e Hala.</p>



<p>Particolarmente significativa è la posizione di <strong>Raghad</strong>. Moglie di Hussein Kamel Al Majid, ex fedelissimo di Saddam ucciso nel 1996 dopo aver disertato in Giordania, negli ultimi anni avrebbe avuto anche ruoli di primo piano nella diaspora del Baath. In particolare, nel 2007 è stata accusata di aver pagato l&#8217;insurrezione irachena assieme alla madre. Per questo è stato emanato un mandato di cattura, ma oggi vive con i suoi cinque figli e le altre due sorelle ad Amman. Nel marzo del 2021, <a href="https://it.insideover.com/politica/torna-a-farsi-sentire-raghad-hussein-figlia-maggiore-di-saddam.html">è apparsa per la prima volta in tv intervistata da Al Arabiya</a>. In quell&#8217;occasione, non ha nascosto l&#8217;intenzione di tornare in futuro in Iraq e concorrere per incarichi politici. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Exclusive interview with Raghad Saddam Hussein: Part 1" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/42CzipU3j5k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_42CzipU3j5k");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">La situazione nell&#8217;Iraq di oggi </h2>



<p>Al di là delle vicende dei protagonisti di venti anni fa, la guerra del 2003 oggi ha lasciato nella società irachena non poche ferite. Lo hanno dimostrato le guerre civili successive e le varie insurrezioni jihadiste. Anche se sul fronte della sicurezza negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti, la stabilità a Baghdad rimane una chimera. Il quadro politico è frammentato e frazionato in diversi rivoli settari, circostanza che rende molto problematica la ricostruzione delle zone distrutte dai conflitti e l&#8217;attuazione di riforme in grado di far ripartire un&#8217;economia al collasso. Una fetta molto ampia della popolazione vive in <strong>povertà</strong> e non sembrano esserci sbocchi positivi all&#8217;orizzonte. </p>



<p>C&#8217;è poi la questione della <strong>sovranità</strong>. Anche se le operazioni Usa sono terminate nel 2011, nel Paese rimangono i militari statunitensi così come sono presenti anche i miliziani filo iraniani inviati negli anni della guerra all&#8217;Isis. Emblematico in tal senso quanto accaduto il 3 gennaio 2020, giorno in cui droni Usa <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-e-stato-ucciso-soleimani.html">hanno colpito e ucciso il generale iraniano Qassem Soleimaini </a>a pochi passi dall&#8217;aeroporto di Baghdad. </p>



<p>A venti anni dalla guerra, l&#8217;Iraq è ancora in cerca di stabilità, normalità e identità. Le eredità di quel conflitto hanno quindi le sembianze di drammi attuali non ancora superati e ben lontani dal trovare una soluzione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-usa-invasione-2003.html">I 20 anni della guerra in Iraq: cosa resta dell&#8217;invasione Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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