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	<title>Gabriel honrada Archives - InsideOver</title>
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	<title>Gabriel honrada Archives - InsideOver</title>
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		<title>Attacchi a sciame da 3.000 km: la dottrina cinese contro le portaerei USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 04:38:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Bolle A2/AD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pechino ha promosso e perfezionato nel tempo una strategia nota come Shashoujian, o “mazza dell’assassino”. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/attacchi-a-sciame-da-3-000-km-la-dottrina-cinese-contro-le-portaerei-usa.html">Attacchi a sciame da 3.000 km: la dottrina cinese contro le portaerei USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un recente articolo accademico pubblicato in Cina ridiscute i presupposti della deterrenza di Pechino nel teatro Sud-Est asiatico:<strong> non un singolo missile, ma uno sciame coordinato</strong>. A partire dalla Terza Crisi di Taiwan del 1996, quando gli Stati Uniti inviarono una portaerei statunitense in risposta ai test balistici cinesi, Pechino ha promosso e perfezionato nel tempo una strategia di <a href="https://www.opiniojuris.it/russia-exspaziosovietico/la-strategia-difensiva-russa-a-bolle-a2-ad/">negazione d’accesso/negazione di area (A2/AD)</a> nota come <em>Shashoujian</em>, o “mazza dell’assassino”. L’obbiettivo della guerra futura era chiaro: impedire a un avversario di entrare in un ambiente operativo, quindi limitarne la libertà di iniziativa.</p>



<p>Nel 2010 un illustre studioso delle strategie A2/AD presso il <a href="https://csbaonline.org/research/publications/why-airsea-battle">Center for Strategic and Budgetary Assessments</a> fu premonitore: “A meno che Pechino e Teheran non si discostino dalla loro attuale linea d’azione […] è praticamente certo che il costo sostenuto dalle forze armate statunitensi per mantenere l’accesso a due aree di interesse vitale aumenterà drasticamente, forse fino a livelli proibitivi, e forse molto prima di quanto molti si aspettino”.</p>



<p>Una parte importante della letteratura strategica degli ultimi 15-20 anni ha identificato nei missili balistici anti-nave a lungo raggio (ASBM) – soprattutto i cosiddetti <a href="https://militarywatchmagazine.com/article/china-top-five-carrier-killer-ballistic-missiles">“carrier killer” cinesi</a> (DF-21D e DF-26) – uno degli elementi centrali delle strategie A2/AD. Ma un recente articolo accademico cinese sta mettendo in discussione la validità operativa di questa dottrina. Secondo quanto riportato dal <a href="https://www.scmp.com/news/china/science/article/3355897/pla-scientists-propose-plan-destroy-us-carrier-groups-3000km-away">South China Morning Post</a>, infatti, un gruppo di ricerca guidato dal professor associato <strong>Gao Tianyun</strong> della <em>National University of Defense Technology</em> ha pubblicato lo scorso 25 maggio uno studio che descrive una strategia dettagliata per colpire e distruggere gruppi navali statunitensi dispersi fino a 3.000 chilometri di distanza, raggiungendo obiettivi situati persino nell’area di Guam. Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata cinese <a href="https://zsdd.cbpt.cnki.net/portal/journal/portal/client/paper/0ca8aba6f99dfeaecd43307ac143072b">Tactical Missile Technology</a>, è una risposta diretta al concetto americano di <em>Distributed Maritime Operations </em>(DMOs), che prevede la dispersione delle forze navali per ridurne la vulnerabilità a un attacco concentrato.</p>



<p>Un documento interessante perché questa “Ricerca sull’efficacia delle operazioni a sciame di missili antinave in uno scenario di confronto distribuito” – così come suggerisce il suo titolo – anziché presentare una nuova arma risolutiva, propone un approccio innovativo e integrato alla catena di ingaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come funzionerà la futura A2/AD</strong></h2>



<p>Secondo quanto ricostruito da analisti militari di <a href="https://asiatimes.com/2026/06/chinas-plan-to-swarm-us-carriers-from-3000km-away/">Asia Times</a>, una prima fase sarebbe basata sull’effetto sorpresa: sottomarini armati con missili antinave ipersonici attaccherebbero i cacciatorpediniere statunitensi equipaggiati con il sistema di Aegis, che costituiscono il primo anello della difesa missilistica. L’obiettivo sarebbe aprire una breccia nello scudo protettivo e rendere la portaerei più esposta ai successivi attacchi.</p>



<p>Successivamente entrerebbe in azione <strong>un pacchetto offensivo multi-vettore composto da droni esca a basso costo, missili da crociera economici e missili stealth subsonici </strong>in grado di volare a pochi metri dalla superficie del mare. Questa combinazione avrebbe il compito di consumare le scorte di intercettori nemici, saturare i radar e confondere i sistemi di tracciamento. Un elemento particolarmente innovativo del concetto è il sistema “leader-follower”: un missile esploratore vola in posizione avanzata raccogliendo e trasmettendo dati agli altri missili che seguono a quota più bassa. Se il missile guida viene abbattuto, un altro elemento dello sciame assume automaticamente il ruolo di coordinatore, garantendo la continuità operativa.</p>



<p>Gli autori sostengono che questa strategia sfrutta il vantaggio industriale della Cina, che dispone di enormi capacità produttive nel settore navale e missilistico, mentre gli Stati Uniti soffrono da anni di una progressiva perdita di capacità manifatturiera.</p>



<p>Certo non un obiettivo operativo semplice. In primo luogo, ci sono difficoltà tecniche intrinseche. Come ha scritto un analista militare sulla <a href="https://tnsr.org/2025/06/so-what-reassessing-the-military-implications-of-chinese-control-of-taiwan/">Texas National Security Review</a>, <strong>“la kill chain non può funzionare senza un certo livello di sorveglianza spaziale cinese”</strong>, e mantenere una simile architettura in una condizione di operatività continua espone la catena di ingaggio a numerosi potenziali punti di rottura e ai tentativi avversari di disturbare o interrompere il flusso di informazioni.</p>



<p>In secondo luogo, le contromisure USA. Come illustrato dal <a href="https://www.congress.gov/crs-product/R45757">Congressional Research Service</a> statunitense, a partire dal 2025 l’US Navy starebbe sviluppando un’architettura difensiva a più livelli basata su unità navali autonome di medie dimensioni (MUSV), incaricate di ampliare la capacità di scoperta anticipata e di disturbo elettronico, e grandi piattaforme navali autonome (LUSV), utilizzate come veri e propri arsenali galleggianti capaci di aumentare il numero di missili intercettori disponibili, con l’obbiettivo di preservare la sopravvivenza del gruppo navale principale secondo il programma Modular Attack Surface Craft (MASC).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla “kill chain” alla “kill web”?</strong></h2>



<p>Per aumentare la resilienza dei propri sistemi, l’Esercito Popolare di Liberazione starebbe studiando il concetto di “kill web”, un’evoluzione della “kill chain” tradizionale.</p>



<p>In un articolo del 2025 pubblicato dalla rivista <a href="https://www.qk.sjtu.edu.cn/ktfy/CN/Y2025/V8/I4/1">Air &amp; Space Defense</a> – richiamato su <em>Asia Times </em>– gli autori sostengono che il PLA stia sviluppando architetture “kill web” e sistemi autonomi per mantenere l’efficacia operativa anche con reti di targeting degradate. A differenza delle “kill chain” tradizionali, vulnerabili alla rottura di singoli nodi, <strong>il “kill web” integra in modo dinamico piattaforme distribuite nei diversi domini </strong>e, grazie a edge computing e decisioni locali autonome, consente la riconfigurazione automatica dei collegamenti per garantire la continuità della capacità d’ingaggio anche in presenza di interferenze o danni alla rete.</p>



<p>In altre parole, come ha osservato <a href="asiatimes.com/2026/06/chinas-plan-to-swarm-us-carriers-from-3000km-away/">Gabriel Honrada</a>, nella guerra futura la questione centrale non sarà tanto “quanti missili la Cina possa lanciare, ma se sarà in grado di continuare a trovare, seguire e colpire bersagli a grande distanza dopo aver subito attacchi contro satelliti, sensori, reti dati e centri di comando”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/attacchi-a-sciame-da-3-000-km-la-dottrina-cinese-contro-le-portaerei-usa.html">Attacchi a sciame da 3.000 km: la dottrina cinese contro le portaerei USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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