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	<title>Francois Fillon Archives - InsideOver</title>
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	<title>Francois Fillon Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Marco Tarchi: l&#8217;inganno dell&#8217;Occidente e i suoi &#8220;nemici necessari&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-linganno-delloccidente-e-i-suoi-nemici-necessari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 10:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Gli Usa hanno mantenuto la Nato per consolidare la loro egemonia individuando nuovi nemici, prima nel mondo arabo e poi nella Cina. Adesso...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-linganno-delloccidente-e-i-suoi-nemici-necessari.html">Marco Tarchi: l&#8217;inganno dell&#8217;Occidente e i suoi &#8220;nemici necessari&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/usa-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Non sarà a chi ha nel proprio bagaglio qualche lettura di Carl Schmitt, o perlomeno ha orecchiato i commenti a qualche scampolo della sua opera, che andrà ricordato quanto fondamentale sia, in politica, <strong>individuare un nemico – e farsene uno spauracchio</strong> per cercare di raccogliere attorno a sé il maggior numero di amici, sempre utili in eventuali situazioni di emergenza. Chi ha compreso e digerito quella lezione non ha dunque di che stupirsi se, dopo la fulminea e in gran parte imprevista chiusura della lunga fase del condominio bipolare del pianeta, imperniata sullo scontro a distanza tra le superpotenze sovietica e statunitense, la seconda di queste, rimasta padrona del campo, non si è accontentata di spadroneggiare in solitaria sui più diversi teatri bellici in versione “gendarme planetario”, ma ha cercato in vari modi di tenere in piedi quel mito dell’<strong>Occidente</strong> “mondo libero” che le era servito a tenere a bada i Paesi europei per più di mezzo secolo, confinandoli in una condizione di puro e semplice vassallaggio.</p>



<p>Smobilitare l’apparato – prima ancora simbolico che militare– con cui era stato preventivamente soffocato ogni seppur minimo tentativo, o semplice tentazione, di autonomia degli alleati (ne sa qualcosa la Francia di de Gaulle, guardata con sospetto per il rifiuto di integrare completamente la sua <em>force de frappe</em> nella <strong>Nato </strong>e di costruirsi un arsenale atomico indipendente) <strong>non è mai passato per la testa degli inquilini che si sono succeduti alla Casa Bianca dopo il 1989 e, soprattutto, il 1991. </strong></p>



<p>In un contesto in cui il <em>soft power </em>si era peraltro già dimostrato più efficace della sua controparte <em>hard</em> per assicurare a Washington l’egemonia sulla scena internazionale, allo smantellamento del Patto di Varsavia non ha quindi corrisposto lo scioglimento, o almeno il ridimensionamento, dell’apparato strategico costituito con l’esclusivo compito di fronteggiarlo, bensì il potenziamento di quello strumento, chiamato a compiti “allargati”, con l’obiettivo di gettare le basi non più di un Secolo ma di un Millennio Americano all’insegna del rinnovato binomio Democrazie liberali versus Autocrazie.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Le avventure contro il mondo arabo</h2>



<p>Assegnato alla <strong>Cina </strong>il ruolo di modello e spauracchio di questa seconda categoria, approntata dai <em>think tanks</em> neoconservatori sulla base di un <em>restyling</em> dell’ormai obsoleto concetto di totalitarismo, e strette le maglie del controllo della “nuova” Nato, Washington – consapevole di non poter indurre i governanti di Pechino a compiere mosse false estranee alla mentalità millenaria del loro Paese che potessero servire da pretesto per una <strong>Crociata orientale</strong>, e di doversi limitare a fare del colosso asiatico, a suon di documenti ufficiali, il suo teorico nemico principale – si è messa alla ricerca di antagonisti più abbordabili per far risuonare il grido di guerra dell’<strong>Occidente conquistatore</strong>. E in un primo momento li ha trovati nel mondo arabo, all’epoca particolarmente appetibile per le risorse petrolifere, scatenando la prima <strong>guerra del Golfo</strong> e poi sfruttando le inevitabili conseguenze di quell’avventura, prima fra tutte l’<em>escalation</em> del terrorismo islamista culminato nell’attacco dell’11 settembre 2001, per fabbricare un “<strong>Asse del Male</strong>” <em>ad hoc</em> e lanciare lo slogan del Nuovo Ordine Mondiale, a sua volta pretesto – come dimostrò la sceneggiata delle inesistenti “armi di distruzione di massa” interpretata all’Onu da Colin Powell – della demolizione dell’Iraq.</p>



<p>La facile vittoria su Saddam Hussein, pur essendo servita a dimostrare per l’ennesima volta, con la trovata della “coalizione dei volenterosi”, <strong>la capacità degli Usa di tenere al guinzaglio i Paesi amici, </strong>non poteva però bastare a giustificare la loro pretesa di continuare a condizionare politicamente ed economicamente a proprio vantaggio il resto del mondo “occidentale” come era accaduto dal 1945 al 1990, soprattutto in un periodo in cui, a seguito del <strong>trattato di Maastricht</strong>, la nascita dell’Unione europea faceva temere ai circoli <em>neocons</em> che il Vecchio Continente potesse ipotizzare, sia pure in una prospettiva di lunghissimo periodo, una propria emancipazione dalla tutela degli eredi dei Padri Fondatori. C’era perciò bisogno di rispolverare, in forma aggiornata, <strong>quella “minaccia da Est”</strong> che aveva per più di mezzo secolo cementato i vincoli transatlantici e suggestionato le pubbliche opinioni dei vari Stati europei, inclusi quelli che all’epoca figuravano come meri satelliti dell’Urss.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/tesla-1024x683.jpg" alt="tesla" class="wp-image-460718" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/tesla-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/tesla-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/tesla-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/tesla-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/tesla-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/tesla.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La scacchiera euroasiatica</h2>



<p>Quando la funzione di fantoccio di Boris Eltsin iniziò a dimostrarsi troppo fragile per impedire alla Federazione Russa di ritornare a prendere coscienza della propria specificità storica e culturale e di opporsi alla crescente influenza dell’<em>american way of life</em> su una popolazione anestetizzata e resa vulnerabile da settantaquattro anni di comunismo, <strong>la ricerca del “vero” nemico riprese pertanto a guardare dalle parti di Mosca.</strong> E fu l’epoca delle “rivoluzioni colorate” tentate o realizzate con la collaborazione di strutture quali l’Open Society di George Soros, per far avanzare, nel nome degli ideali di libertà (di opinione e di mercato) e democrazia, le pedine nordamericane sulla scacchiera euroasiatica. Sperimentato con successo il meccanismo nell’ex Jugoslavia, sia pure con il decisivo apporto dei bombardamenti della Nato su Belgrado, ne seguirono le sollevazioni istigate fra il 2003 e il 2005 in Georgia, in Ucraina e in Kirghizistan e, con esiti meno fausti, in Bielorussia e in Uzbekistan. L’obiettivo apparve già allora chiarissimo: debellare, grazie all’addestramento, al finanziamento e all’appoggio logistico di minoranze estremizzate e teleguidate, l’influenza della Russia sulle scelte politiche di Paesi alleati o confinanti, <strong>farla apparire come l’ostacolo principale alla diffusione dei “valori occidentali” in masse popolari anelanti ad abbeverarsene</strong> e stringerla in un cordone sanitario, spingendo progressivamente i governanti dei regimi così conquistati ad entrare nella sfera di controllo <em>stars and stripes</em> attraverso la trafila adesione all’UE-adesione alla Nato.</p>



<p>Il progetto, ambizioso e ben congegnato, si è però scontrato con un’imprevista resistenza di forti componenti delle popolazioni in questione, che nelle tanto vantate elezioni libere si sono espresse criticamente verso i governanti insediati a seguito delle sommosse, a causa soprattutto delle prove deludenti offerte da costoro sul piano delle politiche economiche e sociali. <strong>Il peggioramento delle condizioni di vita e la scoperta dei ripetuti episodi di corruzione</strong> in cui era invischiata la classe dirigente “democratica” hanno così in breve tempo rovesciato gli equilibri graditi all’“Occidente” e portato al potere leaderships meno ostili alla <strong>Russia</strong>. È stato a quel punto che si è messa in moto la macchina della diffamazione e dell’inganno rivolta contro i capi di governo irriconoscenti di fronte ai preziosi doni ricevuti e si è aperta la raffica delle accuse: brogli, usurpazioni, interferenze degli onnipresenti hackers, repressioni, violenze, bavagli alle opposizioni. Poche e spesso dubbie le prove, ma intensissimo il fuoco di fila massmediale e quello delle dichiarazioni dei maggiorenti di Washington e Bruxelles, certamente sufficienti a radicare in ampi settori delle opinioni pubbliche euroatlantiche l’epiteto di “autocrati” assegnato agli avversari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122195634576_d0c971bb4c82462166d95b7f03c1da70-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-446347" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122195634576_d0c971bb4c82462166d95b7f03c1da70-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122195634576_d0c971bb4c82462166d95b7f03c1da70-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122195634576_d0c971bb4c82462166d95b7f03c1da70-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122195634576_d0c971bb4c82462166d95b7f03c1da70-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122195634576_d0c971bb4c82462166d95b7f03c1da70-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122195634576_d0c971bb4c82462166d95b7f03c1da70.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La voce critica del Papa</h2>



<p>Questa strategia, che offre sempre nuovi preoccupanti riflessi tattici a chi sappia individuarla, con la reiterata negazione della volontà espressa dalle elezioni in Moldavia, in Georgia e adesso perfino – e clamorosamente – in Romania, ha avuto <strong>il suo momento culminante nel braccio di ferro inaugurato nel febbraio 2014 in Ucraina dalle manifestazioni violente dell’Euromaidan</strong> e giunto attraverso varie tappe, fra cui quella cruciale dell’attacco russo di otto anni dopo, alla situazione che abbiamo oggi sotto gli occhi. Una vicenda che, al di là del colpo di scena del recente confronto in diretta televisiva fra <strong>Trump e Zelensky</strong>, offre cospicuo materiale per rileggere in chiave attuale l’intuizione schmittiana da cui abbiamo preso le mosse e trarne alcuni preziosi insegnamenti.</p>



<p>Il primo di questi è che, a distanza di oltre cinquecento anni dalla stesura del <em>Principe</em>, la lezione di Machiavelli resta più che mai valida: l’ipocrisia, la dissimulazione, l’inganno sono elementi cardine dell’azione politica, sia all’interno di ciascuno Stato, sia – e ancor più – nei rapporti tra di essi. Fin dall’inizio, la rappresentazione delle vicende che coinvolgono l’Ucraina e la Russia in un conflitto che, qualunque ne sia l’esito, è destinato a lasciare una grave ferita aperta le due componenti del continente euroasiatico, è stata infatti improntata alla mistificazione della realtà. </p>



<p>Malgrado poche voci critiche, fra cui quella teoricamente molto autorevole del Papa (che aveva parlato, senza fare nomi, di coloro che avevano a lungo “abbaiato alla porta” della Russia), la narrazione ufficiale,<strong> rilanciata dalla stragrande maggioranza dei giornali, delle radio e delle reti televisive</strong>, ha puntato a far credere che l’“operazione speciale” (che continuiamo a giudicare errata) decisa da Putin fosse un’aggressione a freddo immotivata voluta da un folle dittatore ai danni di un paese pacifico e retto da regole democratiche e non l’ultimo anello di una catena di reciproci eventi ostili.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La sparizione dei &#8220;realisti&#8221;</h2>



<p>Un’operazione programmata e voluta dalla Nato a guida nordamericana con l’obiettivo di spostare la propria presenza militare a ridosso della frontiera russa, <strong>inaugurata nel 2014 nel quadro di una espansione verso Oriente del dispositivo bellico occidentale</strong>, è diventata perciò, nel linguaggio dei commentatori allineati, nient’altro che la doverosa reazione alla minaccia di un fantomatico neo-imperialismo moscovita. E, nel surriscaldarsi dei toni, si è arrivati a favoleggiare di un Cremlino che, se non fermato sul Dniepr, si sarebbe spinto fino a Lisbona (<em>sic</em>), inghiottendo nelle sue fauci l’intera terraferma europea, in un <em>remake </em>potenziato dei progetti hitleriani di Reich millenario – un’allucinazione che ha trovato tra i suoi divulgatori persino titolari di alte cariche istituzionali.</p>



<p>Nel giro di pochi giorni, nel febbraio 2022, sono scomparsi dalla scena, intimiditi dal minaccioso frastuono dei cani da guardia transatlantici, quasi tutti i commentatori “realisti”, convertiti al ruolo di ragazzi del coro o additati come quinte colonne del nemico. Nessuno di loro ha avuto modo di chiedere al grande pubblico perché mai la Nato dovesse avere il diritto di avanzare ad Est e la ex superpotenza russa dovesse subire il graduale accerchiamento senza battere ciglio. <strong>Né di ricordare il precedente della crisi di Cuba, quando si rischiò una terza guerra mondiale</strong> perché gli Stati Uniti non potevano tollerare che sull’isola si installassero missili (difensivi) russi e minacciarono l’uso dell’arma atomica qualora non fossero stati ritirati, come difatti avvenne.</p>



<p>Un secondo insegnamento della vicenda ucraina è che, oggi, le armi più potenti per prevalere in un conflitto non sono quelle che si dispiegano sul campo di battaglia – i carri armati, gli aerei, i missili, la fanteria – ma quelle che attraversano l’etere su onde elettromagnetiche o supporti digitali. Le armi della comunicazione: <strong>la propaganda e la manipolazione.</strong></p>



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<h2 class="wp-block-heading">Le ammissioni di Angela Merkel</h2>



<p>Ci si obietterà che, se dopo tre anni l’Ucraina non si è ancora piegata alla Russia, ciò è accaduto in virtù dell’ingente sostegno militare ottenuto dagli Usa di Biden, dai paesi dell’Unione europea e dalla Gran Bretagna; e che, per converso, se i russi hanno conquistato larghe porzioni del Donbass, hanno potuto farlo per i sacrifici e la consistenza delle loro truppe. È indiscutibilmente vero. Ma il non meno rilevante scontro internazionale che aveva come posta in gioco il controllo dell’opinione pubblica si è giocato su un altro piano. Ed anche qui ha prevalso la logica dell’inganno.</p>



<p>Tanto il governo statunitense quanto quelli dei Paesi alleati erano, e sono, consapevoli che <strong>la tenuta del “fronte interno” occidentale è legata all’accondiscendenza dei loro governati allo <em>status quo</em> </strong>decretato dagli accordi di Yalta ed aggiornato (ma non ridiscusso) dopo la caduta del Muro di Berlino. Ed è per questo che, ogni qualvolta una consultazione elettorale fa balenare il rischio di un successo di partiti che potrebbero mettere in discussione anche solo parzialmente i fondamenti di quella sorta di costituzione materiale, i sistemi di allarme mediatico vengono attivati, scatta la gara alla demonizzazione e ai disturbatori viene ingiunto di allinearsi o soccombere. Un atteggiamento identico è stato assunto, con intensità crescente, da quando il golpe di palazzo anti-Yanukovich e la conseguente riappropriazione russa della Crimea <strong>hanno fatto dell’Ucraina il teatro centrale del rinnovato scontro Est/Ovest</strong>, e convincere il pubblico dei telegiornali e dei <em>talk shows</em> di trovarsi di fronte all’aggressione del prepotente verso l’inerme, dell’Orso assetato di sangue contro l’Agnello incolpevole, è diventato il copione obbligato di tutti i mezzi di (presunta) informazione.</p>



<p>Le voci dissidenti dalla versione autorizzata del conflitto sono state perciò soffocate in tutti i Paesi europei, né più né meno di quanto accadeva sul versante opposto. Tutte le notizie che potevano avere echi sgraditi sono state sottaciute. Non si è più parlato del rifiuto della popolazione di lingua e cultura russa di sottostare ai diktat dei governanti occidentalisti, né dell’espulsione di una parte significativa di essa dai territori in cui viveva a seguito della repressione militare dell’insurrezione indipendentista. Si è minimizzata l’ammissione di Angela Merkel che <strong>gli accordi di Minsk</strong>, volti a risolvere quella questione, erano stati fin dall’inizio sabotati dal Governo ucraino, dagli Usa e dalla Ue, che li consideravano un mero espediente per prendere tempo. Si è dimenticato che Zelensky aveva vinto l’elezione presidenziale perché aveva promesso di far cessare i combattimenti nel Donbass e di ristabilire rapporti amichevoli con Mosca, salvo fare poi il contrario.</p>



<p>Per tre anni, l’unica versione autorizzata dello scontro in atto è stata quella degli eroici difensori del Davide aggredito contro le soverchianti forze del Golia-Impero del Male. Chiunque abbia avanzato argomenti diversi è stato investito dall’accusa di essere infeudato a Putin e ai suoi malvagi disegni. Salvo qualche parziale distinguo di<strong> Viktor Orbán</strong> e <strong>Robert Fico</strong>, subito accusati di tradimento dei “valori” europei, nessun politico di un qualche rilievo ha osato sollevare obiezioni. C’è voluta la sfuriata di Trump nella Sala Ovale per far uscire allo scoperto quel non-detto che in realtà molti conoscitori della politica reale da tempo coltivavano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="515" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250113103047138_48e6d3777cd1e4dc01630777d7ea0c16-1024x515.jpg" alt="" class="wp-image-452307" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250113103047138_48e6d3777cd1e4dc01630777d7ea0c16-1024x515.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250113103047138_48e6d3777cd1e4dc01630777d7ea0c16-600x302.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250113103047138_48e6d3777cd1e4dc01630777d7ea0c16-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250113103047138_48e6d3777cd1e4dc01630777d7ea0c16-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250113103047138_48e6d3777cd1e4dc01630777d7ea0c16-1536x773.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250113103047138_48e6d3777cd1e4dc01630777d7ea0c16.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Il primo a stracciare la cortina del silenzio è stato <strong>François Fillon</strong>, per cinque anni primo ministro francese durante la presidenza Sarkozy ed ancor prima ministro del Lavoro di Chirac, che in un’intervista rilasciata il 4 marzo al settimanale “Valeurs Actuelles” ha finalmente denunciato la strategia dell’inganno che avvolto la questione russo-ucraina fino ad oggi. <strong>Il diverbio fra Trump e Zelensky, ha detto, “ha il merito di mandare in frantumi le falsità che caratterizzano le analisi occidentali del conflitto”</strong>, che “avrebbe potuto essere evitato se i governanti occidentali avessero cercato di comprenderne la cause invece di drappeggiarsi nel campo del Bene”, aggiungendo che “Zelensky non è l’eroe irreprensibile magnificato dagli europei a cui procura il fremito di una battaglia per la libertà combattuta per procura<em>”</em>, ma un uomo che <em>“</em>ha la sua parte di responsabilità nello scatenamento della guerra”e oggi commette l’errore di rifiutare “di far cessare una guerra che non può vincere”. La sfuriata di Trump, ha ancora sostenuto Fillon, “non è che la versione brutale di una realtà innumerevoli volte dimostrata: <strong>l’America non ha amici”</strong> e i suoi presidenti hanno “l’uno dopo l’altro gettato benzina sul fuoco manipolando il dibattito politico in Ucraina e promettendole un’irresponsabile adesione alla Nato”. Con la conseguenza che “tutto è stato fatto per rendere definitiva la rottura con la Russia” e <strong>oggi “i russi non si aspettano più niente dall’Europa</strong>, con la quale le relazioni rimarranno permanentemente compromesse”.</p>



<p>La colpa di tutto ciò è, secondo l’ex primo ministro francese, nelle <strong>“inefficaci smargiassate degli europei</strong>, nell’accumulo sino all’assurdo di sanzioni, nell’inutile incriminazione di Vladimir Putin da parte della Corte internazionale di giustizia”. Errori che hanno ormai una portata strategica e proiettano ombre preoccupanti sul futuro, poiché “il problema non è capire se si ami o meno il regime russo, ma quello della relazione strategica che si deve avere con quell’immenso Paese in gran parte europeo, per assicurare la sicurezza del continente”.</p>



<p>Basta confrontare questa assennate parole con le improvvisate elucubrazioni di Von der Leyen sugli ottocento miliardi di euro che i membri dell’Unione europea dovrebbero sborsare, a danno delle politiche sociali a vantaggio dei propri cittadini, per potenziare le proprie dotazioni militari, o con le relazioni isteriche e con la bava alla bocca della quasi totalità dei componenti del circo mediatico-intellettuale italiano e internazionale all’indomani della sceneggiata della Casa Bianca, ben compendiate nei preventivi improperi di un Giuliano Ferrara<strong> contro i “traditori illiberali dell’Occidente”</strong> e “il ritorno della pace demoniaca”, per rendersi conto del grande inganno che i vassalli piccoli e grandi dell’imperialismo occidentale stanno perpetrando ai danni dei loro popoli. E denunciarlo con sempre maggiore forza.</p>



<p><em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
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		<title>Il fallimento dei repubblicani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/fallimento-dei-repubblicani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 21:03:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Francois Fillon è uno dei grandi sconfitti di queste presidenziali francesi. Partito con la vittoria in tasca, il candidato dell&#8217;Ump, dopo aver trionfato nelle primarie repubblicane, è stato sommerso da un quantitativo di scandali tali, faccende alle quali inizialmente sembrava aver resistito, da traghettarlo verso una sconfitta divenuta, con il passare del tempo, più che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/fallimento-dei-repubblicani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423180654_22888970-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Francois Fillon</strong> è uno dei grandi sconfitti di queste presidenziali francesi. Partito con la vittoria in tasca, il candidato dell&#8217;Ump, dopo aver trionfato nelle primarie repubblicane, è stato sommerso da un quantitativo di scandali tali, faccende alle quali inizialmente sembrava aver resistito, da traghettarlo verso una sconfitta divenuta, con il passare del tempo, più che probabile.Un terzo posto anonimo, portato in dote al termine della campagna elettorale solo grazie al rifiuto di <em>Alain Juppè</em>, che ha deciso di non sostituire Fillon in corsa per mere ragioni di calcolo politico-elettorale. Il tutto col combinato della regia di Nicolas Sarkozy, impegnato in prima linea per trovare un nominativo alternativo a quello del suo ex primo ministro. La Francia profonda, la maggioranza silenziosa, la fetta di nazione che in gergo viene chiamata &#8220;paese reale&#8221;, non ha risposto all&#8217;appello di colui che avrebbe naturalmente dovuto riportare l&#8217;Ump alla guida dell&#8217;Eliseo dopo l&#8217;esperienza Hollande.In principio fu lo scandalo scoppiato sul presunto falso incarico alla moglie di Fillon: <em>le Canard Enchainé</em> , una rivista satirica francese, nota proprio per scoppiare dei veri grossi casi mediatici riguardanti personaggi di primo piano della politica francese, pubblicò <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/fillon-bomba-sporca-sulla-corsa-alleliseo-moglie-pagata-10-1355383.html">documenti </a>che dimostrerebbero come per dieci anni, la moglie di Fillon sia stata pagata con la qualifica di assistente parlamentare, pur non presentandosi praticamente mai sul posto di lavoro. Una vera e proprio bufera che segnò immediatamente la campagna elettorale dei repubblicani, relegandoli ad un ruolo che non si sarebbero aspettati: quello di outsider. Tutto, infatti, lasciava intuire che, dato il fallimento di Hollande e la crisi interna al centrosinistra governativo, qualunque scenario fosse uscito fuori dal primo turno, Fillon sarebbe alla fine risultato eletto. Il candidato dell&#8217;Ump, dunque, venne <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/fillon-formalmente-indagato-impieghi-fittizi-1375119.html">formalmente indagato</a>per gli impieghi fittizi. Gli incarichi, infatti, riguarderebbero anche i figli e complessivamente, i lavori alla sua famiglia, sarebbero costati alle casse francesi oltre un milione di euro. Successivamente un altro scandalo si abbattè sulla corsa dei repubblicani:  secondo quanto riferito dal<a href="http://www.lejdd.fr/Politique/Depuis-2012-Francois-Fillon-s-est-fait-offrir-pour-48-500-euros-de-costumes-853739" target="_blank"><em> Journal du Dimanche</em></a>, infatti, degli anonimi benefattori- si legge <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/nuova-bufera-su-fillon-abiti-regalo-48500-euro-1374357.html">qui</a>&#8211; avrebbero regalato a Francois Fillon <strong>48.500</strong> euro in vestiti.Il negozio Arnys, la boutique specializzata in abiti di lusso interessata da questi acquisti, non commentò la notizia. Il candidato dei repubblicani se la prese con la stampa, sostenendo che questa stesse scientemente scavando nella sua vita col fine di buttarlo fuori dalla competizione. Il progetto di risanamento nazionale ancorato alla lotta alla spesa pubblica in eccesso e all&#8217;insicurezza diffusa, in definitiva, si incagliava definitivamente durante lo svolgimento della campagna elettorale per le vicende personali di una personalità che aveva fatto proprio dell&#8217;austerità comportamentale e dell&#8217;onestà il suo marchio di fabbrica durante le primarie. La vicenda degli incarichi fittizi, nel frattempo, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.lapresse.it/francia-l-inchiesta-sul-candidato-conservatore-fillon-si-estende-a-truffa-aggravata-e-falso.html">si estendeva </a>verso imputazioni sempre più problematiche dal punto di vista politico: truffa aggravata e falso, oltre l&#8217;iniziale fattispecie di appropriazione indebita. Fillon e la moglie, Penelope, decidevano di comparire davanti al giudice durante una vera e propria escalation di scandali che non hanno consentito, a dirla tutta, di gestire la corsa alla presidenza francese in un&#8217;atmosfera normalizzata. Il volto di pietra del candidato dei repubblicani, però, procedeva spedito nel tentativo disperato di tenere botta, mentre tutto attorno alla sua figura sembrava crollare inesorabilmente. La sensazione diffusa era che non ce l&#8217;avrebbe fatta nonostante i favori del pronostico e la grammatica partitica a suo favore. Stasera il suo discorso di sostengo a Macron, davanti una folla paralizzata ed incredula, quella dei repubblicani francesi, non abituata ad essere esclusa dal secondo turno delle presidenziali. Doveva essere un trionfo, è stato un fallimento totale, Fillon si dice sicuro che la verità verrà a galla, intanto sono emersi i consensi degli elettori: una sentenza inappellabile.</p>
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		<title>Breve guida alle elezioni francesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/breve-guida-alle-elezioni-francesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 14:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1089" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134-1024x743.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Inzia oggi il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il voto forse più importante di quest’anno e che potrebbe incidere in maniera sensibile sul futuro prossimo dell’Unione europea e dell’Europa tutta.Si voterà domani dalle 8 alle 19 in tutta la Francia, ad eccezione delle grandi città dove i seggi rimarranno aperti fino alle 20, per venire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/breve-guida-alle-elezioni-francesi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1089" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132748_22885134-1024x743.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Inzia oggi il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il voto forse più importante di quest’anno e che potrebbe incidere in maniera sensibile sul futuro prossimo dell’Unione europea e dell’Europa tutta.Si voterà domani dalle 8 alle 19 in tutta la Francia, ad eccezione delle grandi città dove i seggi rimarranno aperti fino alle 20, per venire incontro alle esigenze delle metropoli. Così’ ha deciso il Consiglio costituzionale di Francia per gli 85mila seggi circa cui si recheranno gli elettori. Gli elettori chiamati alle urne saranno circa 45 milioni, maggiorenni di nazionalità francese, tra cui non va dimenticato il milione di francesi residenti all’estero e quelli residenti nei territori d’Oltremare.Il sistema francese prevede un voto con sistema maggioritario uninominale a doppio turno. Se al primo turno nessun candidato raggiunge il 50% + 1 dei voti, si passa al secondo turno, che consiste nel ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In questo caso, il secondo turno, che sembra assolutamente scontato, si terrà il 7 maggio. Quindi due settimane dopo il primo turno.Il sistema del doppio turno è quello configurato dalla riforma costituzionale voluta da Charles De Gaulle nel 1962, che fu sottoposta dal presidente francese a referendum popolare. Prima della riforma, infatti, il Presidente era eletto da un collegio elettorale Questa riforma chiudeva il progetto costituzionale di De Gaulle per la creazione della cosiddetta Quinta Repubblica: un sistema che, visti i grandi poteri in mano al presidente, eletto inoltre a suffragio universale, è stato da molti definita una sorta di monarchia repubblicana. Una monarchia che dura almeno cinque anni. Fino al 2002 il mandato presidenziale era di sette anni, ma, in base a quanto deciso nel referendum popolare di quell’anno, il numero degli anni è sceso a cinque. Il presidente può ricoprire al massimo due mandati consecutivi.Il ballottaggio quest’anno appare assolutamente scontato perché, se era sempre sicuro anche quando i due partiti tradizionali francesi erano molto forti e accreditati, adesso, con l’implosione del Partito Socialista, il crollo dei Repubblicani e l’ascesa di movimenti alternativi a destra, al centro e a sinistra, è abbastanza evidente che non possa esserci alternativa al secondo turno. Sono undici i candidati alle presidenziali di quest’anno e almeno quattro di questi sono in lizza per arrivare al ballottaggio. Quattro più Benoit Hamon, nonostante il suo crollo nei sondaggi, ma che deve essere citato in quanto rappresentante del Partito Socialista, il partito del presidente uscente.Gli ultimi sondaggi danno come candidato più votato al primo turno il centrista Emmanuel Macron, colui che si è definito né di destra né di sinistra. L’ex ministro del governo Valls e coautore della famigerata Loi Travail è il candidato numero uno di tutto il fronte moderato ed europeista che cerca di sfidare le tendenze sovraniste o radicali che bollono in Francia. Con il suo neonato partito “En Marche!”, Macron si candida a essere un presidente che racchiude in sé tutti i caratteri di una fusione tra socialisti e gaullisti, e a rappresentare la Francia più convintamente legata alle politiche di Bruxelles.Il secondo, sempre secondo i sondaggi dovrebbe essere Marine Le Pen, la candidata e leader del Front National. Figlia del vecchio fondatore e leader del FN, Jean-Marie, Marine Le Pen è colei che ha cavalcato il processo della cosiddetta “dedemonizzazione” del partito, diventando nel tempo la leader non più solo di un partito etichettato come di estrema destra, ma di tutto un movimento di pensiero che si pone idi traverso alle logiche europeiste e della globalizzazione.Terzo candidato in ordine di sondaggi è François Fillon, leader del partito Les Republicains, ovvero dell’UMP. Lui doveva essere il candidato vero e reale alla Presidenza della Repubblica, ma è stato affossato malamente dalle inchieste giudiziarie sui rimborsi pagati alla moglie.Quarto leader in corso all’Eliseo è Jean-Luc Mélenchon, della sinistra radicale, che è riuscito a risalire nei sondaggi grazie a un mix di arte oratoria, ricette che piacciono, anche sovraniste, e crollo del Partito Socialista.Partito Socialista che si presenta a queste elezioni con le ossa rotte. Il presidente uscente Hollande ha devastato il consenso del partito, così come il suo premier Valls, e hanno candidato una figura già sconfessata dal suo stesso partito, ossia Benoit Hamon. Una soluzione che a oggi sembra aver sicuramente affossato ogni velleità di vittoria del partito, se si pensa che i sondaggi lo danno a circa l’8%.Gli altri sei candidati sono: Nathalie Arthaud di Lotta operaia; Francois Asselineau dell’Unione Popolare Repubblicana, tendenzialmente vicino agli elettori del FN; Jacques Cheminade, con una lista contraria a Europa ed Euro; Nicolas Dupont-Aignan, gaullista di Debout la République, fortemente euroscettico; il centrista Jean Lassalle; ed infine Philippe Poutou del Nuovo Partito Anticapitalista.Ora bisognerà solo attendere le prossime ore, per capire chi andrà al ballottaggio. Per la prima volta la Francia non sa chi saranno i due contendenti finali e le elezioni di quest’anno sembrano già aver licenziato, definitivamente, la stabilità e le certezze della Quinta Repubblica.</p>
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		<title>Fillon non affonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/fillon-non-affonda-ancora-corsa-ballottaggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 14:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-francesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nell&#8217;avvincente campagna elettorale francese, François Fillon è stato ritenuto, al momento della vittoria delle primarie di Les Républicains, il principale favorito per la conquista dell&#8217;Eliseo; in un secondo momento, travolto dallo scandalo riguardante la moglie Penelope e insidiato da Marine Le Pen ed Emmanuel Macron, Fillon ha visto i suoi consensi potenziali notevolmente ridimensionati ma, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/fillon-non-affonda-ancora-corsa-ballottaggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170423132452_22885071-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nell&#8217;avvincente campagna elettorale francese, François Fillon è stato ritenuto, al momento della vittoria delle primarie di <em>Les Républicains</em>, il principale favorito per la conquista dell&#8217;Eliseo; in un secondo momento, travolto dallo scandalo riguardante la moglie Penelope e insidiato da Marine Le Pen ed Emmanuel Macron, Fillon ha visto i suoi consensi potenziali notevolmente ridimensionati ma, al tempo stesso, mai erosi in maniera tale da pregiudicare comunque una proiezione attorno al 18-20% nei principali sondaggi. Infine, nelle ore in cui il Paese si reca alle urne, si può concludere che, nonostante il sopravvenuto decollo di Jean-Luc Mélenchon abbia portato un quarto candidato a nutrire legittime aspirazioni alla conquista della presidenza, la presenza di Fillon al secondo turno non è assolutamente da escludere e, al tempo stesso, bisogna sottolineare la coraggiosa scelta di <em>Les Républicains </em>di proseguire nel supporto incondizionato all&#8217;ex Primo Ministro, nonostante tutte le difficoltà affrontate negli ultimi mesi.Fillon non è affondato, e a tenere in vita le sue speranze di poter approdare all&#8217;Eliseo è stata la decisiva condotta del suo partito: dopo aver conquistato una travolgente vittoria alle primarie di fine novembre 2016, ottenendo il 44% al primo turno e surclassando Alain Juppé col 66,5% al ballottaggio, Fillon gode di una notevole base di consenso nella base della formazione neogollista, che difficilmente avrebbe digerito un cambio in corsa o un atteggiamento simile a quello tenuto dalla leadership del <em>Parti Socialiste</em>. Dirottando il loro supporto da Benoit Hamon, vincitore delle primarie dell&#8217;attuale formazione di governo, a Emmanuel Macron, infatti, il Presidente Hollande, l&#8217;ex Premier Valls e i loro seguaci hanno pregiudicato le scarse possibilità del primo senza al tempo stesso contribuire a un aumento della base di consenso del secondo, che anzi non ha ricevuto dividendi positivi dall&#8217;aperto <em>endorsement </em>della classe politica con cui si è sempre dichiarato in aperta discontinuità. Il voto dei socialisti delusi è stato convogliato sulla piattaforma elettorale della <em>France Insoumise</em>; in campo repubblicano, invece,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2017/mar/06/alain-juppe-not-replace-francois-fillon-french-presidential-race" target="_blank"> l&#8217;aperto diniego di Juppé </a>circa la possibilità di subentrare a Fillon e il <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/2017/04/20/french-conservatives-present-united-front-behind-francois-fillon/" target="_blank">compattamento del partito dietro al candidato </a>hanno sicuramente evitato una fuga di consensi che, con ogni probabilità, avrebbe favorito il <em>Front National </em>di Marine Le Pen.Il <em>rassemblement </em>dietro Fillon è stato al tempo stesso favorito dalla pervasività di alcune specifiche prese di posizione del candidato repubblicano sullo zoccolo duro del suo elettorato: prima ancora delle annunciate politiche thatcheriane di taglio alla spesa pubblica e riduzione del numero dei dipendenti pubblici di 500.000 unità, sono i richiami conservatori di Fillon ai valori tradizionali della società francese, alla famiglia <em>in primis</em>, a garantirgli il sostegno dei tradizionali votanti della destra francese. Le proposte <em>law &amp; order </em>in campo giudiziario (tra cui si segnala lo stabilimento dell&#8217;età per la perseguibilità penale dei cittadini a 16 anni) rappresentano un ulteriore richiamo alle componenti più conservatrici della società francese; non è infatti un mistero che proprio dal <a href="https://www.theguardian.com/world/2017/apr/20/francois-fillon-moves-back-into-contention-in-french-presidential-race" target="_blank">gruppo ultraconservatore <em>Sens Commun </em></a>vengano i più decisi, tenaci e convinti proclami di sostegno all&#8217;ex Primo Ministro.Il radicamento territoriale del partito, il compattamento di <em>Lés Republicains </em>attorno a Fillon e la capacita di quest&#8217;ultimo di non alienarsi i consensi dei gruppi maggiormente favorevoli alla sua candidatura hanno garantito delle residue possibilità di vittoria ai gollisti; le elezioni francesi si decideranno sul filo di lana e, anzi, anche i residui sondaggi rischiano di essere scarsamente indicativi. Incertezza e indecisione, infatti, regnano sovrane, e circa un terzo dell&#8217;elettorato potrebbe decidere nella giornata stessa di domenica il suo voto definitivo: il senso di precarietà che aleggia attorno al primo turno del 23 aprile ha portato questa giornata ad essere cruciale tanto quanto il decisivo ballottaggio del 7 maggio. Il richiamo alla stabilità di Fillon sembra stonare con questo contesto: sebbene eventuali sondaggi per il ballottaggio lo vedono sconfitto da tutti i potenziali avversari, eccezion fatta per Marine Le Pen, non è detto che la concretizzazione di una rimonta insperata sino a poche settimane fa potrebbe, in ultima istanza, rilanciare le prospettive di Fillon di poter completare in maniera vittoriosa la sua corsa all&#8217;Eliseo.</p>
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		<title>Globalizzazione e ridotta francese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-globalizzazione-la-ridotta-francese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 07:04:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Mai le elezioni francesi sono state così importanti quanto confuse. La posta in palio d&#8217;altronde è altissima: non c&#8217;è in gioco solo il destino della Francia, ma dell&#8217;Europa e della globalizzazione. Se vince in Front National, infatti, è la narrativa corrente, la Ue andrebbe a disgregarsi; cosa che segnerebbe la fine definitiva dell&#8217;area di libero &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-globalizzazione-la-ridotta-francese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20170306155256_22420651-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Mai le elezioni francesi sono state così importanti quanto confuse. La posta in palio d&#8217;altronde è altissima: non c&#8217;è in gioco solo il destino della Francia, ma dell&#8217;Europa e della globalizzazione. Se vince in<strong> Front National</strong>, infatti, è la narrativa corrente, la Ue andrebbe a disgregarsi; cosa che segnerebbe la fine definitiva dell&#8217;area di libero scambio primigenia e più importante del mondo.Si chiuderebbe così l&#8217;era della <strong>globalizzazione</strong>, almeno nella forma che abbiamo conosciuto finora. E arriverebbe a compimento quel processo che si è avviato con la <strong>Brexit</strong> e ha trovato nell&#8217;affermazione dell&#8217;<strong>isolazionismo di Trump</strong> una spinta quasi inarrestabile.Al contrario, le Forze della globalizzazione hanno individuato nelle elezioni francesi l&#8217;ultima ridotta di resistenza a tale processo. Grazie alla vittoria di un qualsiasi candidato pro-Ue, il Vecchio Continente resterebbe l&#8217;ultimo baluardo utile per tentare di ribaltare quanto avvenuto altrove.Per questo la lotta per arrivare al ballottaggio, prima tappa di queste presidenziali, è più che accesa. Ed è ancora presto per capire come finirà, nonostante anche in queste elezioni imperversino sondaggi più o meno veritieri quanto inutili (come per la Brexit e le elezioni americane).La guerra per arrivare al ballottaggio è quella sulla quale più si combatte l&#8217;aspra battaglia, dal momento che si immagina che vada a ripetersi quanto accaduto nelle precedenti elezioni quando la sfida finale ha opposto il candidato del Front National (che sicuramente giungerà al duello finale), a un altro di altro partito. Tutti si sono compattati sul candidato alternativo al Front, sul quale pende il marchio infamante del fascismo.La corsa attuale vede una sinistra divisa in due partiti, una più tradizionale e una di chiara matrice liberal. Si ripete così oltralpe, anche se in altre forme, il duello registrato all&#8217;interno del partito democratico americano che ha visto contrapporsi Bernie Sanders a Hillary Clinton. Solo che in questo caso nessuno è destinato alla vittoria, stante che sottraendosi voti a vicenda, i candidati dei due schieramenti non accederanno alla sfida finale.Anche la destra è divisa in due partiti, ma qui il discorso è tutto diverso dal momento che ambedue i contendenti potrebbero accedere al fatidico ballottaggio: sia Marine Le Pen, la candidata del Front National, data per sicura partecipante; sia <strong>François Fillon</strong>, che ha battuto i suoi rivali all&#8217;interno del partito gollista, oggi denominato repubblicaines dal suo precedente padre-padrone Nicolas Sarkozy, la vittima più illustre delle ultime primarie.Come detto, gli ultimi due erano destinati a contendersi la palma della vittoria, ma è entrata in gioco la magistratura, che dopo esser intervenuta pesantemente nelle primarie dei repubblicaines, azzoppando Sarkozy, ha successivamente preso di mira i due probabili contendenti finali.Fillon, infatti è finito alle corde, inseguito da un&#8217;inchiesta sulla gestione di fondi Ue destinati ai suoi collaboratori, nel caso specifico la moglie Penelope, e ha conosciuto momenti di sbandamento. Abbandonato da molti dei suoi, ha risposto ai magistrati chiamando a raccolta la piazza e lanciando contro di essi strali circa asserite (quanto indubbie) indebite ingerenze. Una sfida che ha alzato i toni già accesi di questa campagna elettorale.Come detto anche la sua ipotetica rivale, Marine Le Pen, è stata raggiunta da due iniziative giudiziarie, una delle quali decisamente assurda (riguardante un tweet sull&#8217;Isis in replica a un&#8217;accusa invero infamante), ma ha risposto semplicemente eludendo la chiamata in causa e usando dell&#8217;immunità parlamentare (peraltro nata proprio per evitare indebite ingerenze della magistratura, ma qui il discorso si complica&#8230;).Se le iniziative giudiziarie affliggono i due contendenti della destra, se la sinistra sembra si sia suicidata, il candidato della globalizzazione, tal <strong>Emmanuel Macron</strong>, va a gonfie vele. Il suo movimento nato dal nulla, <strong>En marche</strong>, che si presenta come fenomeno nuovo, inizia a essere accreditato come un possibile sfidante della Le Pen.Come per il Remain inglese e per la Clinton alle presidenziali Usa, i sondaggi lo accreditano di ampio consenso, ma il dato, a stare a quanto avvenuto nei casi citati, potrebbe non essere significativo.La sfida è aperta quanto cruenta. Le Forze della globalizzazione non possono permettersi di perdere, sarebbe la sconfitta definitiva. Lo scontro è destinato ad alzarsi di tono. Stante che, tra l&#8217;altro, il rischio che stavolta l&#8217;usato meccanismo che vede il Front isolato quanto sicuro perdente può andare a pallino.Anche Trump era isolato rispetto ai due partiti tradizionali e quindi dato per sicuro perdente, e invece ha vinto. E anche in America la sinistra era spaccata in due tronconi distinti e irriducibili. Analogie che fanno preoccupare ancora di più le Forze della globalizzazione.</p>
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		<title>Sta saltando François Fillon?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sta-saltando-francois-fillon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 16:38:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>François Fillon è in grossa difficoltà, Un recente  sondaggio realizzato per FranceInfo svela come  circa sei francesi su dieci, l&#8217;equivalente del 61%, avrebbe adesso una “cattiva opinione” del candidato dell&#8217;Ump per l&#8217;Eliseo. Solo pochi giorni fa, invece, Fillon era l&#8217;esponente strafavorito per sfidare  Marine Le Pen al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi, adesso, solamente  il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sta-saltando-francois-fillon.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/LAPRESSE_20170130095502_22014989-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>François Fillon</strong> è in grossa difficoltà, Un recente  sondaggio realizzato per <em>FranceInfo </em>svela come  circa sei francesi su dieci, l&#8217;equivalente del 61%, avrebbe adesso una “cattiva opinione” del candidato dell&#8217;Ump per l&#8217;Eliseo. Solo pochi giorni fa, invece, Fillon era l&#8217;esponente strafavorito per sfidare  <strong>Marine Le Pen</strong> al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi, adesso, solamente  il 38% degli intervistati dice di essere disposto a votarlo o comunque di apprezzarlo, ben 4 punti percentuali  in meno rispetto al precedente dato, quello dello scorso ’8 gennaio, neppure tre settimane fa.  Da quando <em>Le Canard Enchainé</em>, un settimanale, ha accusato <strong>Penelope Fillon</strong>, la moglie di Francois, di essere stata pagata per otto anni quale assistente parlamentare del marito senza che della sua presenza effettiva al lavoro risultino testimonianze effettive, la strada per l&#8217;esponente amante della Formula 1 si è fatta più che in salita. Quello che è stato ribattezzato <strong>‘Penelopegate’</strong> sta rischiando di far virare Fillon, sotto il punto di vista dell&#8217;immagine, verso una direzione completamente opposta rispetto a quella che il repubblicano aveva tracciato per la sua campagna elettorale: “rettitudine”ed “onestà”, insomma, le parole d&#8217;ordine impresse nei discorsi pubblici dell&#8217;ex primo ministro, potrebbero risultare molto meno credibili all&#8217;orecchio dell&#8217;elettore. Si rincorrono, allora, le voci di una possibile sostituzione in corsa, ipotesi più fantapolitica che realistica, ma comunque possibile, dato il continuo mutare della situazione politica in Francia.Fillon e la moglie, intanto,  sono stati sentiti dai giudici: i media francesi sostengono che i magistrati abbiano aperto un&#8217;inchiesta per appropriazione indebita e abuso di beni sociali. I 500 mila euro guadagnati da Penelope, dunque, potrebbero essere frutto di un lavoro fittizio e non di una vera e propria collaborazione parlamentare. Un nuovo articolo del settimanale, la cui uscita è prevista per oggi, 1 Febbraio, il rilancia parlando di cifre ancor più grandi: 831.440 euro lordi. Si dice, inoltre, che Penelope Fillon  sarebbe stata assistente parlamentare anche tra il 1988 e il 1990.  Il programma elettorale di  Fillon ha come cardine essenziale una sfilza di provvedimenti tesi a tagliare l&#8217;impiego pubblico e la discordanza tra quanto richiesto ai francesi, un vero e proprio shock in materia economica, e l&#8217;apertura del<strong><em> Fillongate</em></strong>, ha fatto sì che nell&#8217;Ump si cominciassero a tessere le fila di un possibile piano B. Se Fillon dovesse essere rinviato a giudizio, infatti, la prosecuzione della sua campagna elettorale diverrebbe in serissimo dubbio. <strong>Alain Juppè</strong> per ora nicchia e smentisce qualunque ipotesi di sostituzione, ma nel caso in cui Fillon saltasse, la scelta non potrebbe che ricadere su di lui. Il fondatore dell&#8217;Ump, infatti, essendo arrivato secondo alle primarie, sarebbe il candidato naturale alla successione di Fillon, il quale, dunque, da presidente in pectore qual era, potrebbe finire nel dimenticatoio, tutto nell&#8217;arco di pochissime settimane. In queste ultime ore, però, si parla insistentemente di <strong>François Baroin, </strong>ex ministro dell&#8217;Istruzione e di <strong>Xavier Bertrand,  </strong>ex ministro dei Trasporti e della Sanità. Marine Le Pen e Macron intano gongolano: il Front National si è immediatamente scagliato contro quanto sta accadendo a Fillon per mezzo delle dichiarazioni di David Rachline, direttore della campagna elettorale e di Florian Philippot, braccio destro di Marine Le Pen.<strong> Emmanuel Macron</strong>, dal canto suo, sta cercando di allargare il proprio consenso anche ai delusi del centrodestra ed un ballottaggio che sembrava ormai scontato nei protagonisti, una sfida tutta a destra tra l&#8217;Ump e il Front National, potrebbe essere diametralmente sconvolto, declinandosi in uno scontro tra due completi outsiders. Nel caso Fillon saltasse, in fin dei conti, Alain Juppé sarebbe chiamato ad discreto miracolo.</p>
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		<title>Trump e Fillon: quasi amici</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-fillon-quasi-amici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 07:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Trump e Fillon hanno programmi simili. Se quello del primo è riuscito a convincere gli americani però, resta da vedere se anche quello del candidato gollista avrà la medesima sorte in Francia. Il confronto tra due idee contigue, specie nel ripristino di “law and order”, celebri le posizioni di Trump al riguardo, meno mainstream, ma &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-fillon-quasi-amici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170114184728_21837949-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Trump e Fillon hanno programmi simili. Se quello del primo è riuscito a convincere gli americani però, resta da vedere se anche quello del candidato gollista avrà la medesima sorte in Francia. Il confronto tra due idee contigue, specie nel ripristino di “<strong>law and order</strong>”, celebri le posizioni di Trump al riguardo, meno mainstream, ma altrettanto incisive quelle di Fillon sulla necessità di imporre quote in entrata per gli immigrati, rischia di diventare il nuovo vero grande banco di prova del dialogo tra il continente europeo e quello a stelle e strisce. Fillon, secondo l’<em>Ansa</em>, avrebbe dichiarato in merito che: “American First &#8211; lo slogan utilizzato dal neopresidente degli Stati Uniti d’America- è un discorso molto aggressivo”. In un’intervista pubblicata ieri da <em>Le Monde</em>, inoltre, Fillon avrebbe aggiunto: “ Gli europei devono organizzarsi di fronte ad una politica americana che non ci farà regali”.Il protezionismo, insomma, già manifestatosi concretamente con la messa in discussione del Ttip, imporrebbe all’Europa la necessità di farsi trovare pronta a camminare in modo più autonomo e meno dipendente dalle logiche Usa. Specie in vista della riapertura dell’Atlantic way tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, tra Donald Trump e Theresa May. La contiguità tra i due, tuttavia, non risiede solamente nella programmazione di un controllo sui flussi migratori. A livello macro-tematico sia Trump sia Fillon hanno chiaramente espresso la volontà di<strong> ridurre il costo del lavoro</strong> e la <strong>pressione fiscale</strong>; Trump in chiave più autarchica, forte della possibilità di mettere in discussione i meccanismi tipici della delocalizzazione, grazie al suo consenso popolare nel Midwest e, soprattutto, grazie al numero degli abitanti degli Stati Uniti, fattore che gli consente di poter alzare la posta con gli imprenditori.Fillon, dal canto suo, non sembra credere in un disegno protezionista tout court, ma pare intenzionato a sua volta a porre l’accento nel risanamento dei conti pubblici ed esattamente come Trump faceva con gli States, parla della Francia come di una nazione sull’orlo del baratro. La similitudine più importante, però, resta quella sull’opinione che i due leader hanno di <strong>Vladimir Putin</strong>.Se per Trump la normalizzazione dei rapporti con la Russia e l’alleanza internazionale con Mosca per sconfiggere il terrorismo rappresentano delle necessità incontrovertibili, Fillon ha dichiarato più volte che Putin rappresenta un leader affidabile e che la situazione drammatica subita dalla Siria è stata originata da colpe anche occidentali. Il candidato dell’Ump alle prossime elezioni presidenziali francesi, differentemente da Trump, sarebbe un vero e proprio amico del Presidente della Federazione Russa, quanto meno un suo estimatore. In questo senso, del resto, potrebbe essere letta l’apertura di Bashar al-Assad alle soluzioni proposte da Fillon per il conflitto siriano. Trump e Fillon, insomma, hanno idee simili per i rispettivi continenti d’appartenenza ed una visione comune sulle priorità in materia estera. Quello che i commentatori cominciano a definire un duopolio geopolitico (Trump-Putin) potrebbe presto arricchirsi di un terzo nominativo.</p>
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