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	<title>Francesca Albanese Archives - InsideOver</title>
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	<title>Francesca Albanese Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israel Bonds: come il Lussemburgo consente la raccolta di capitali per finanziare gli attacchi su Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/israel-bonds-lussemburgo-finanzia-attacchi-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 04:37:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-600x423.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Lussemburgo consente a Israele di raccogliere capitali in tutta l'UE tramite le Israel Bonds, strumenti finanziari legati al finanziamento delle operazioni militari su Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/israel-bonds-lussemburgo-finanzia-attacchi-gaza.html">Israel Bonds: come il Lussemburgo consente la raccolta di capitali per finanziare gli attacchi su Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-600x423.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Il settore finanziario è</strong> <strong>uno dei principali fattori abilitanti </strong>della perpetuazione dell’occupazione, del regime di apartheid e del genocidio del popolo palestinese da parte di Israele, destinando poderosi flussi di denaro ad attori economici o entità statali complici di tale infrastruttura dell’oppressione.&nbsp;</p>



<p>Lo ha dimostrato dettagliatamente con il suo rapporto <em>From economy of occupation to economy of genocide </em>la Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, <strong>Francesca Albanese</strong>. Nella stessa analisi la giurista ha fatto luce sul <strong>ruolo determinante svolto dai titoli di Stato emessi da Israele, decisivi per finanziare la macchina di annientamento diretta contro la Striscia di Gaza</strong>. Nonostante tale evidenza, il Lussemburgo ha approvato il prospetto informativo per la <strong>vendita di obbligazioni israeliane, </strong>diventando motore economico per gli sforzi militari sostenuti da Tel Aviv. E innescando al contempo la reazione della società civile del Granducato, da cui <strong>è partita la campagna <em>Stop Israel bonds.</em></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I “war bonds” israeliani finanziano l’assalto su Gaza</strong></h2>



<p>Nel rapporto della Relatrice Francesca Albanese —&nbsp;pubblicato a giugno 2025 —&nbsp; si legge che dal 2022 al 2024, la spesa militare israeliana è aumentata passando dal 4,2% all&#8217;8,3% del PIL. Nello stesso arco di tempo il bilancio pubblico è scivolato in un disavanzo vicino al 7% del PIL, mentre il rapporto debito pubblico/PIL è salito al 69%, <a href="https://www.gov.il/en/pages/press_21012025">come dichiarato dallo stesso ministro delle Finanze Bezalel Smotrich</a>. <strong>Israele ha coperto il fabbisogno legato a una condizione di “guerra permanente” aumentando l&#8217;emissione di obbligazioni. </strong>Sebbene il debito sovrano di Israele venga generalmente aggiunto al bilancio statale complessivo, sono state le stesse autorità israeliane a rivelare che <strong>le obbligazioni degli ultimi anni sono state emesse specificamente per coprire i costi delle operazioni militari su Gaza. </strong>Il marketing israeliano — «Stand with Israel. Israel is at War» — collega esplicitamente le obbligazioni al finanziamento delle operazioni militari, come si legge nell’analisi<em> </em><a href="https://drive.google.com/file/d/1Q051vToXaLE8Jr6rZ3G-c4CfqEC4cGI7/view"><em>The Approval of the Israel Bonds Prospectus in Luxembourg.&nbsp;</em></a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La doppia architettura del debito di guerra israeliano</strong></h2>



<p>Oltre ai cosiddetti “war bond” collocati sui mercati internazionali da grandi banche d’investimento – <strong>19,4 miliardi di dollari tra ottobre 2023 e gennaio 2025</strong>, secondo <a href="https://www.banktrack.org/news/seven_underwriters_of_war_bonds_instrumental_in_enabling_israel_s_assault_on_gaza_new_research_finds">un’indagine di Profundo, BankTrack e PAX</a> – Israele ha emesso una seconda famiglia di debito: i diaspora bond commercializzati da Israel Bonds/DCI.</p>



<p>I primi sono titoli sovrani benchmark, negoziabili e destinati a investitori istituzionali; i secondi sono obbligazioni illiquide, non negoziabili — gli investitori devono cioè detenerle fino alla scadenza —, distribuite direttamente a piccoli risparmiatori, comunità religiose ed enti locali. Strutturalmente diversi, entrambi alimentano però <strong>lo stesso ammasso di liquidità cui il Tesoro israeliano può attingere per sostenere l’economia di guerra, la costruzione di insediamenti e le operazioni militari a Gaza, ma anche in Libano e Iran.</strong></p>



<p><strong>Dani Naveh</strong>, presidente e CEO di Israel Bonds, aveva dichiarato al <a href="https://www.ft.com/content/90cb26d2-fff5-43d7-a847-d61a751478fa">Financial Times nel novembre 2023</a> che la maggior parte degli investimenti proveniva da Stati Uniti ed Europa, suddivisi in modo pressoché equo tra investitori privati ​​e istituzioni, e che la società da lui amministrata — registrata negli Stati Uniti ma affiliata al Ministero delle Finanze israeliano — non aveva «mai ricevuto un sostegno così ingente, in termini di numeri e portata degli investimenti, da parte di così tante persone».</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lussemburgo, nuovo hub regolatorio per gli Israel Bonds in Europa</strong></h2>



<p>Relativamente agli Israel Bonds/DCI, lo Stato ebraico ne ha emessi per un valore di 8 miliardi di dollari nel solo marzo 2024. Ulteriori 5 miliardi di dollari sono seguiti nel febbraio 2025 e 6 miliardi nel gennaio 2026. Tra ottobre 2023 e aprile 2025, sono stati venduti titoli di Stato israeliani per <strong>un valore di 417 milioni di euro in Francia, Germania, Austria, Belgio e Irlanda.</strong></p>



<p>Per anni la Central Bank of Ireland (CBI) è stata l’organo di regolamentazione del programma di emissione di tali obbligazioni, fino a quando, a fronte di una sostenuta opposizione in Parlamento e dnlla società civile nel Paese alla luce degli attacchi su Gaza, <strong>il ruolo di approvazione del prospetto per i bond della diaspora è stato trasferito — su richiesta dello Stato di Israele — alla Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) del Lussemburgo</strong>, che dal 1° settembre 2025, è diventata l’unico canale regolatorio attivo per l’approvazione dei prospetti delle obbligazioni israeliane destinate alla diaspora nell’UE. L&#8217;approvazione è avvenuta senza consultazione preventiva con il Ministero degli Affari Esteri ed Europei del Lussemburgo; la CSSF ha di fatto informato il governo solo il 15 settembre 2025.</p>



<p>In virtù dell’espediente tecnico del “passaporto europeo” — il meccanismo che, una volta ottenuta l’autorizzazione in uno Stato membro, consente di vendere lo stesso prodotto finanziario nell’intero blocco comunitario senza nuove autorizzazioni nazionali —<strong> Israele può raccogliere capitali in tutta l’UE </strong>attraverso uno strumento finanziario abbastanza insolito che offre <strong>rendimenti — ammantati con l’etichetta di &#8220;premio patriottico&#8221; — significativamente inferiori (circa il 4-5%) </strong>rispetto a quanto il mercato istituzionale richiederebbe per un Paese in guerra (stimato tra il 15% e il 25%). </p>



<p>Peraltro le campagne promozionali della DCI, che minimizzano il deterioramento dei conti pubblici israeliani e presentano questi titoli come sostegno a un’economia “resiliente”, pongono indubbiamente <strong>questioni legate alla tutela degli investitori.</strong> E tuttavia, queste ultime, per quanto gravi, non sono l&#8217;aspetto più controverso della vicenda. C’è ben altro che investe la sfera del diritto internazionale e pone il Lussemburgo —&nbsp;principale hub della finanza sostenibile in Europa —&nbsp;in una posizione fortemente critica sul piano reputazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Stop Israel Bonds</em></strong><strong>: la mobilitazione della società civile lussemburghese</strong></h2>



<p>Le operazioni militari condotte da Israele contro la Striscia di Gaza sono oggetto di tre ordinanze di misure cautelari della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), che ha riscontrato <strong>un rischio plausibile di genocidio,</strong> una soglia che attiva il <strong>dovere di prevenzione</strong> ai sensi dell&#8217;articolo I della Convenzione sul Genocidio per tutti gli Stati terzi, Lussemburgo incluso, indipendentemente da qualsiasi pronuncia definitiva nel merito. Per tale ragione, secondo esperti di diritto e relatori delle Nazioni Unite,<strong> il Granducato potrebbe essere accusato di complicità in violazioni del diritto internazionale.</strong> Il Lussemburgo ha peraltro formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina il 22 settembre 2025. I critici sottolineano, dunque, l&#8217;incoerenza tra il riconoscimento del diritto all&#8217;autodeterminazione palestinese e l&#8217;autorizzazione di strumenti finanziari che sostengono le operazioni militari contro quella stessa popolazione. Inoltre il Granducato ha votato a favore di una serie di risoluzioni ONU, succedutesi dal 2023, che chiedono un cessate il fuoco e condannano la situazione a Gaza. E, tuttavia — attraverso la CSSF — lo Stato fornisce simultaneamente l&#8217;infrastruttura finanziaria che facilita il finanziamento delle operazioni oggetto di tali risoluzioni.</p>



<p><strong>Il termine ultimo di settembre 2026 per il rinnovo del prospetto rappresenta un momento decisivo.</strong> Ed è per questo che la società civile lussemburghese si è mobilitata dando vita alla <a href="https://stopisraelbonds.com/#">campagna <em>Stop Israel bonds</em></a> che chiede con forza al settore finanziario del Lussemburgo di allinearsi a quanto richiesto dal diritto internazionale, smettendo di convogliare flussi di capitali verso uno Stato accusato di apartheid, occupazione illegale e condotta genocidiaria. L’intento è di <strong>continuare a far pressione per portare all’isolamento finanziario di Israele, come accadde al Sudafrica dell’apartheid. </strong>A proposito di quest’ultimo caso, Desmond Tutu dichiarò: «In Sudafrica, non avremmo potuto raggiungere la nostra libertà e una pace giusta senza l&#8217;aiuto delle persone in tutto il mondo, che attraverso l&#8217;uso di mezzi non violenti, come i boicottaggi e il disinvestimento, hanno incoraggiato i loro governi e altri attori aziendali a invertire decenni di sostegno al regime dell&#8217;Apartheid». Il parallelo con il Sudafrica non è solo retorico. La speranza è che si arrivi allo stesso esito anche in Palestina.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Usa, Sospese le sanzioni a Albanese. Giustizia è fatta (almeno per ora)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-sospese-le-sanzioni-a-albanese-giustizia-e-fatta-almeno-per-ora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 06:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un giudice a Washington e si chiama Richard Leon, ha 77 anni e nella giornata di ieri ha sancito tramite il suo Tribunale Distrettuale che le sanzioni contro la Relatrice Speciale Onu per i Territori Palestinesi, l&#8217;italiana Francesca Albanese, violano la Costituzione statunitense, proprio al primo emendamento che sancisce la sacralità della libertà d&#8217;espressione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-sospese-le-sanzioni-a-albanese-giustizia-e-fatta-almeno-per-ora.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un giudice a Washington e si chiama <strong>Richard Leon, ha 77 anni </strong>e nella giornata di ieri ha sancito tramite il suo Tribunale Distrettuale che le sanzioni contro la Relatrice Speciale Onu per i Territori Palestinesi, l&#8217;italiana <strong>Francesca Albanese, violano la Costituzione statunitense</strong>, proprio al primo emendamento che sancisce la sacralità della libertà d&#8217;espressione per il diritto americano. Per Leon le sanzioni, imposte dall&#8217;amministrazione di Donald Trump nel luglio 2025, sono illegittime perché motivate sostanzialmente sull&#8217;esercizio da parte di Albanese della libertà di parola nel mandato a lei assegnato: <strong>rappresentare i diritti dei palestinesi di fronte all&#8217;arbitrio di Israele</strong> e verificare l&#8217;entità dei crimini di guerra di Tel Aviv. </p>



<p>Le sanzioni contro Albanese si inseriscono nel pieno della <strong>campagna di pressione dell&#8217;amministrazione sulla Corte Penale Internazionale</strong> e le sue indagini per genocidio contro Israele e i suoi leader per la condotta a Gaza, che spesso hanno intercettato o incrociato anche delle figure politiche statunitensi. Albanese ha spesso fatto i nomi e i cognomi dei leader, degli operatori politici e degli attori economici accusati di collaborare con il sistema israeliano nel genocidio a Gaza. E questo l&#8217;ha messa nel mirino Usa. </p>



<p>La dichiarazione con cui il Segretario di Stato Marco Rubio colpiva con le dure sanzioni finanziarie e personali la giurista italiana, pubblicata il 9 luglio scorso, era a dir poco distopica e affermava che &#8220;Albanese ha collaborato direttamente con la Corte Penale Internazionale (CPI) negli sforzi per indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini degli Stati Uniti o di Israele, senza il consenso di questi due paesi&#8221;, e dato che &#8220;né gli Stati Uniti né Israele sono parti dello Statuto di Roma&#8221;, la funzionaria si sarebbe mossa &#8220;rendendo questa azione una grave violazione della sovranità di entrambi i paesi&#8221;. Per Leon, questa dichiarazione non è valida: <strong>Albanese ha agito nel mandato assegnatole e anche il sostegno alla Cpi altro non è che libertà di espressione.</strong> Una libertà spesso presentata come inviolabile negli Usa ma che appare spesso relativa quando ci si riferisce allo Stato Ebraico. </p>



<p>&#8220;Albanese e suo marito si sono lamentati che <a href="https://www.politico.com/news/magazine/2026/03/30/gaza-israel-un-criticize-us-sanction-00850477">la designazione delle sanzioni statunitensi li ha praticamente esclusi dalla rete bancaria internazionale</a>, ha reso impossibile per loro viaggiare negli Stati Uniti e ha persino portato l&#8217;assicuratore sanitario della famiglia a negare il pagamento per i servizi ricevuti da Albanese&#8221;,<a href="https://www.politico.com/news/2026/05/13/francesca-albanese-gaza-israel-ruling-00920001"> nota <em>Politico.eu</em>.</a> Perfino Banca Etica, istituzione che ha fatto una campagna diretta contro le sanzioni ad Albanese, si è <a href="https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-delle-sanzioni-usa-sulla-finanza-etica-europea-il-caso-di-francesca-albanese.html" type="post" id="510460">trovata con le mani legate di fronte alla prospettiva di poter subire sanzioni aprendo un conto nominale intestato alla relatrice.</a> </p>



<p>Gli Usa, per difendere Israele, hanno <strong>esercitato una forza sproporzionata contro la relatrice Onu</strong> e ne hanno sostanzialmente pregiudicato le possibilità di una vita normale. Albanese non è la sola: otto giudici della Cpi hanno subito attacchi simili: a slovena Beti Hohler, la beninese Reine Alapini-Gansou, la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza e l&#8217;ugandese Solome Bossa, colpite prima di Albanese, a cui ad agosto si sono aggiunti la senegalese Mame Mandiaye Niang, il francese Nicolas Guillou, la canadese Kimberly Prost e la figiiana Nazhat Shameem. Persone la cui vita ordinaria è stata sconvolta in nome della spinta a tenere la parte di Tel Aviv. Il caso di Albanese, comunque, spicca per gravità perché la relatrice italiana è referente delle Nazioni Unite, di cui gli Usa non possono dire di non fare parte e che sono le garanti della legalità internazionale. Giustizia è fatta, per ora (il governo Usa può fare ricorso). Nel Paese della libertà d&#8217;espressione il fatto che serva un tribunale per imporre giustizia a riguardo, però, dice molto del clima cupo del contesto odierno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-sospese-le-sanzioni-a-albanese-giustizia-e-fatta-almeno-per-ora.html">Usa, Sospese le sanzioni a Albanese. Giustizia è fatta (almeno per ora)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La lobby senza limiti di Israele in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-lobby-senza-limiti-di-israele-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 05:20:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1264" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/parlamento-europeo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/parlamento-europeo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/parlamento-europeo-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/parlamento-europeo-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/parlamento-europeo-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/parlamento-europeo-1536x1011.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/parlamento-europeo-600x395.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L'inchiesta di Giorgio Mottola, "Questione di lobby", ricostruisce  il vasto sistema di relazioni, finanziamenti, missioni, reti parlamentari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-lobby-senza-limiti-di-israele-in-europa.html">La lobby senza limiti di Israele in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>C’è una parola che in Europa viene pronunciata con prudenza, quasi con pudore, quando riguarda Israele: lobby. Eppure è proprio questa la chiave del lavoro di Giorgio Mottola, “<a href="https://www.raiplay.it/video/2025/01/Questione-di-lobby---Report-12012025-f12422bb-0d3f-49a1-aa20-fb5bdacdc6d7.html">Questione di lobby</a>”, andato in onda con la conduzione di <strong>Sigfrido Ranucci,</strong> che ricostruisce non solo la tragedia umanitaria di Gaza ma anche il sistema di relazioni, finanziamenti, missioni, reti parlamentari e cooperazioni industriali che ha contribuito a rendere molto più debole, esitante e contraddittoria la risposta europea davanti alla devastazione palestinese.</p>



<p>Il racconto comincia dalla guerra vera, quella che non ha bisogno di interpretazioni. Le immagini raccolte a Deir al Balah mostrano tende sfondate dalla pioggia, famiglie che sopravvivono nel fango, bambini che dormono al gelo, madri costrette a stringere i neonati al petto per non farli morire di freddo. Un’infermiera di Medici Senza Frontiere, <strong>Cristina Contù,</strong> descrive un flusso continuo di minori che arrivano con arti da amputare, in un contesto in cui mancano perfino garze, bende, antibiotici, paracetamolo, concentratori di ossigeno e pompe per rendere potabile l’acqua, materiali bloccati alla frontiera perché considerati beni a doppio uso. <strong>Alla catastrofe dei bombardamenti si aggiunge così la catastrofe amministrata dell’assedio, cioè la trasformazione della scarsità in strumento di pressione militare e politica.</strong></p>



<p>Ed è a questo punto che l’inchiesta di Mottola compie il salto decisivo: mette a confronto le parole usate dall’Europa contro la Russia nel 2022, quando Ursula von der Leyen definiva crimini di guerra gli attacchi contro infrastrutture civili ucraine, con la postura molto più prudente e filoisraeliana assunta dopo il 7 ottobre. La contraddizione è lampante. <strong>Le categorie morali e giuridiche non spariscono, ma vengono applicate selettivamente. </strong>E questa selettività, suggerisce il servizio, non nasce nel vuoto: è il prodotto di una sedimentazione di interessi, di reti di influenza e di pressione sistematica sui decisori europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;pagella&#8221; degli europarlamentari </h2>



<p>Il primo tassello di questo sistema è la <strong>European Coalition for Israel</strong>, il cui direttore <strong>Tomas Sandell </strong>rivendica apertamente il lavoro di contatto costante con gli europarlamentari attraverso conferenze, incontri bilaterali e dialogo permanente. Ma c’è di più: la struttura ha perfino elaborato una sorta di schedatura politica dei membri del Parlamento europeo, profilati in base ai voti e ai comportamenti su questioni considerate rilevanti per la sicurezza e la sopravvivenza di Israele. Ne è uscita una classifica che misura il grado di vicinanza di partiti e singoli eletti allo Stato ebraico. <strong>È un salto qualitativo notevole: non si tratta più solo di promuovere una narrativa, ma di monitorare sistematicamente la fedeltà politica.</strong></p>



<p>L’inchiesta colloca questo sviluppo dentro una storia più ampia. Se negli Stati Uniti le lobby filoisraeliane hanno radici negli anni Sessanta, <strong>in Europa la loro crescita è soprattutto un fenomeno degli anni Duemila.</strong> Dopo l’11 settembre, molte strutture americane capiscono che non basta più presidiare Washington: bisogna entrare anche nei luoghi dove si formano le decisioni europee. Bruxelles diventa così un laboratorio di influenza stabile. <strong>David Cronin</strong>, autore di un lavoro sul rapporto tra lobby israeliana e Unione Europea, sostiene che proprio queste organizzazioni hanno avuto un ruolo essenziale nel minimizzare, relativizzare o negare agli occhi dei vertici europei la gravità delle accuse rivolte a Israele per ciò che accade a Gaza.</p>



<p>Tra i nodi più importanti compare il&nbsp;<strong>Transatlantic Institute</strong>, collegato all’<strong>American Jewish Committee</strong>. L’ufficio di Bruxelles, spiega il servizio, dispone di un vicedirettore italiano, Benedetta Buttiglione, ed è collegato al&nbsp;<strong>Transatlantic Friends of Israel</strong>, un comitato che riunisce parlamentari europei, parlamentari nazionali e membri del Congresso americano. Qui il confine tra rappresentanza democratica e pressione organizzata si fa sottilissimo: la lobby non si limita a influenzare i parlamentari, ma li ingloba dentro la propria rete relazionale. Nel gruppo risultano 230 parlamentari europei, di cui ben 33 italiani, appartenenti a quasi tutti i principali partiti. Tra i nomi citati compaiono Pina Picierno, Piero Fassino, Ettore Rosato, Elena Bonetti, Simonetta Matone, Deborah Bergamini e numerosi esponenti di Fratelli d’Italia, guidati dal senatore Marco Scurria, che presiede anche la sezione italiana del Transatlantic Friends of Israel.</p>



<p>Scurria, nell’intervista, cerca di ridimensionare definendo la struttura un’associazione come tutte le altre. Ma il punto sollevato da Mottola è diverso: <strong>il Transatlantic Institute è registrato ufficialmente come gruppo di pressione a Bruxelles,</strong> incontra regolarmente i rappresentanti delle istituzioni europee e nel 2023 ha dichiarato un bilancio di circa 700 mila euro. Il nodo diventa allora la provenienza dei fondi. Perché se il ramo europeo dichiara una certa dimensione, i bilanci americani mostrano che <strong>l’American Jewish Committee ha inviato in Europa circa 3 milioni e mezzo di dollari per attività di pressione in un solo anno,</strong> e circa 47 milioni di dollari dal 2005 a oggi. Il tutto all’interno di una macchina molto più grande, con beni superiori a 250 milioni di dollari e introiti annui intorno agli 80 milioni, provenienti in larga misura da fondi di beneficenza riconducibili a miliardari americani ebrei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione della trasparenza</h2>



<p>È qui che la questione della trasparenza diventa centrale. Nulla di illegale, si badi. Ma <strong>un conto è la legalità formale, un altro la leggibilità democratica dei rapporti di influenza. </strong>Se milioni di dollari vengono spesi per orientare il contesto politico europeo, il cittadino dovrebbe poter sapere in che modo, verso chi, con quali strumenti e con quali risultati. Invece l’opacità resta ampia, soprattutto quando si passa dal livello europeo a quello nazionale.</p>



<p>Un capitolo decisivo riguarda infatti i <strong>viaggi dei parlamentari</strong>. Secondo la ricerca citata dal programma, Israele è stata nell’ultima legislatura una delle mete più frequentate dagli eurodeputati per visite istituzionali all’estero, al pari dell’India, pur essendo un Paese infinitamente più piccolo. Cronin sostiene che questi viaggi sono interamente organizzati e pagati dai gruppi di pressione filoisraeliani, che coprono trasporti, alberghi di lusso, cene e incontri. <strong>Nell’ultima legislatura europea vengono citati 30 viaggi in Israele e 115 notti in hotel a quattro e cinque stelle offerte agli europarlamentari. </strong>In Italia, però, la situazione è ancora più opaca, perché deputati e senatori non hanno l’obbligo di dichiarare i viaggi pagati da soggetti terzi. E infatti lo stesso Scurria ammette che la missione di febbraio in Israele con una folta delegazione parlamentare è stata pagata dall’associazione organizzatrice, senza che il Senato avesse nulla da eccepire o da registrare.</p>



<p>Il viaggio, in questa architettura di influenza, non è un accessorio. È uno strumento politico. Non compra necessariamente un voto, ma aiuta a formare un ambiente mentale, una consuetudine, un accesso privilegiato, una solidarietà di rete. Si crea così una classe di interlocutori che guarda a Israele non soltanto come a un alleato, ma come a un riferimento strategico naturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le radici americane delle lobby</h2>



<p>Un altro attore fondamentale è <strong>ELNET, European Leadership Network</strong>, che si presenta come la più importante lobby filoisraeliana in Europa. Anche questa struttura, con radici americane, organizza e finanzia viaggi, facilita incontri con vertici istituzionali e militari israeliani e ha recentemente aperto una sede stabile anche a Roma. L’obiettivo dichiarato è rafforzare i rapporti parlamentari, economici e strategici tra Italia e Israele. Non è un dettaglio che alle sue conferenze partecipino politici di differenti schieramenti ed ex uomini dei servizi italiani come Marco Mancini: <strong>è il segno che l’influenza non si muove solo in Parlamento</strong>, ma penetra anche i mondi della sicurezza, dell’intelligence e delle relazioni industriali.</p>



<p><strong>Francesca Albanese,</strong> relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, aggiunge un elemento ancora più inquietante: la pressione non si eserciterebbe solo attraverso convegni e missioni, ma anche tramite interventi diretti delle ambasciate israeliane presso politici e istituzioni, per contestare la presenza di voci critiche negli eventi pubblici. Il risultato, dice, è che parlare onestamente di ciò che fa Israele è diventato sempre più difficile. In altre parole, non siamo soltanto di fronte a una battaglia diplomatica: <strong>siamo davanti a una lotta per delimitare l’area del dicibile.</strong></p>



<p>La seconda parte dell’inchiesta si concentra poi sui&nbsp;<strong>casi italiani e europei più emblematici</strong>. Fulvio Martusciello rivendica apertamente di essere un lobbista a favore di Israele. Il servizio ricorda che, appena nominato a capo dei rapporti tra il Parlamento europeo e Israele, assunse come collaboratore Nuno Wahnon Martins, allora lobbista stipendiato dall’European Jewish Congress. Il Parlamento europeo vieta ai lobbisti di lavorare al proprio interno, e quindi il contratto dovette essere sciolto. Ma l’episodio rivela quanto sia porosa, a Bruxelles, la frontiera tra attività di pressione e funzioni istituzionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Italia</h2>



<p>Lo stesso discorso vale per <strong>Antonio Tajani.</strong> Il servizio ricorda che fece parte del board dell’<strong>European Friends of Israel</strong>, una potente struttura di pressione, e che in seguito, come commissario europeo all’Industria e all’Imprenditorialità, sostenne l’integrazione economica e industriale di Israele nei programmi europei. Durante il suo mandato le importazioni europee da Israele aumentarono in modo assai rilevante, passando da meno di 8 miliardi nel 2000 a 17,6 miliardi nel 2011. Tajani difende apertamente la scelta politica di essere amico di Israele e collega senza esitazioni questo rapporto anche al valore economico e occupazionale dell’industria della difesa italiana. È il punto in cui l’amicizia politica si salda con la convenienza industriale.</p>



<p>Ed è qui che il discorso si sposta dalla lobby alla <strong>geoeconomia della guerra</strong>. Tra il 2014 e il 2020, il programma europeo <strong>Horizon 2020</strong> ha finanziato università e aziende israeliane per 1 miliardo e 280 milioni di euro. Formalmente si tratta di ricerca scientifica e innovazione civile. Ma l’inchiesta sottolinea il carattere duale di molte tecnologie. <strong>La Technion University, ad esempio, descritta come fortemente integrata con l’industria militare israeliana,</strong> avrebbe ricevuto 17 milioni di euro per progetti come veicoli senza pilota impiegati anche nella demolizione delle case palestinesi. Inoltre, <strong>oltre 5 milioni di euro sarebbero arrivati a grandi aziende belliche israeliane come Elbit Systems, Israel Aerospace Industries e Rafael.</strong> La Commissione europea, imbarazzata, ha in seguito irrigidito le regole per escludere i progetti apertamente militari. Ma, come spiega Shir Hever, le imprese hanno imparato a presentare come civili strumenti che possono poi essere adattati all’uso bellico: sistemi ottici per droni capaci di volare nella cenere vulcanica o software logistici per porti e aeroporti che possono facilmente servire anche a finalità militari.</p>



<p>Infine arriva il capitolo che tocca direttamente l’Europa mediterranea: <strong>Frontex</strong>. L’agenzia europea incaricata del controllo delle frontiere ha collaborato con Israel Aerospace Industries ed Elbit Systems, destinando circa 100 milioni di euro alla fornitura di droni. In particolare vengono citati gli Hermes 900, impiegati nei territori palestinesi per ricognizione tattica ma anche per missioni offensive. Frontex sostiene di aver utilizzato versioni civili, ma il problema è un altro: la progressiva sostituzione delle navi con i droni ha cambiato la natura del controllo del Mediterraneo. Una nave può soccorrere, un drone no. Può vedere, fotografare, segnalare, ma non salvare. Secondo la lettura proposta dal servizio, <strong>questo passaggio ha contribuito alla crescita dei morti in mare.</strong> La guerra di Gaza e la frontiera europea si toccano qui: nella trasformazione della tecnologia israeliana di sorveglianza in modello operativo per il controllo migratorio continentale.</p>



<p>Il bilancio politico dell’inchiesta è netto. Il problema non è l’esistenza di gruppi di pressione, che in sé appartiene alla fisiologia delle democrazie. Il problema è la sproporzione della loro influenza, la scarsa trasparenza dei finanziamenti, la permeabilità delle istituzioni, l’intreccio tra amicizia politica, cooperazione industriale, agenda della sicurezza e silenzi morali. “Questione di lobby” di Giorgio Mottola mostra che <strong>il rapporto tra Europa e Israele non può più essere letto solo in termini diplomatici o storici. </strong>È diventato un nodo strutturale di potere che investe il linguaggio dei diritti, il mercato delle armi, i programmi di ricerca, la sorveglianza dei confini e la libertà stessa del dibattito pubblico.</p>
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		<title>La minaccia delle sanzioni Usa sulla finanza etica europea: il caso di Francesca Albanese</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-delle-sanzioni-usa-sulla-finanza-etica-europea-il-caso-di-francesca-albanese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Francesca Albanese ha dichiarato che a suo avviso neanche la “finanza etica” è tale fino in fondo per la questione sanzioni.</p>
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<p><strong>A un recente convegno organizzato dai dipendenti della Banca d’Italia </strong>la relatrice speciale Onu per i Territori Palestinesi <strong>Francesca Albanese </strong>ha dichiarato che a suo avviso neanche la “finanza etica” è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti. Tra questi, la giurista italiana ha citato l’impossibilità per <strong>istituzioni come Banca Etica </strong>di aprire un conto corrente a suo nome, pena la violazione delle sanzioni imposte <strong>dall’Ufficio per il controllo dei beni esteri (Ofac)</strong> <strong>del Tesoro statunitense contro la stessa Albanese</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso geopolitico dell&#8217;Ofac</h2>



<p>L’Ofac è la più potente centrale sanzionatoria al mondo. Controllata dal governo statunitense, di cui è un braccio operativo, decide chi è titolato a utilizzare dollari e a operare nel sistema finanziario che scambia attraverso le istituzioni Usa. <strong>Essere colpiti dalle sanzioni Ofac significa essere sostanzialmente esclusi da una vasta fetta del sistema internazionale di scambi</strong>, e ben lo sanno ad esempio <strong>Russia e Iran che di recente hanno visto un allentamento </strong>delle sanzioni verso il petrolio da loro esportato, comminate proprio dall’Ofac, mentre infuria la guerra in Medio Oriente e i prezzi energetici sono saliti alle stelle per effetto dell’assalto israelo-americano…<a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-il-cortocircuito-usa-sulla-guerra-trump-allangolo-toglie-le-sanzioni-al-greggio-iraniano.html">allo stesso Iran! </a></p>



<p>Situazione paradossale ma che dà l’idea della pervasività e della discrezionalità con cui si muove un apparato che fa del <strong>ruolo geopolitico del dollaro una leva di straordinaria rilevanza</strong>: gli Usa avocano a sé il diritto di colpire con le sanzioni Ofac e potenzialmente con le inchieste del <strong>Dipartimento della Giustizia </strong>tutti quei soggetti che usano o cercano di usare il sistema di scambi che passa per le banche e gli apparati Usa. Dunque questo impone alle istituzioni di finanza etica dei doverosi compromessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sentiero stretto della finanza etica</h2>



<p>Per istituzioni come Banca Etica questo non vuol dire certamente sminuire il caso Albanese: le prese di posizione pubbliche della banca guidata dal direttore <strong>Nazzareno Gabrielli sul caso sono state molteplici e più volte Banca Etica </strong>ha espresso il suo sdegno per il modo illegale in cui le liste anti-terrorismo sono state usate dall’amministrazione Trump per sanzionare la relatrice ONU e i giudici della Corte Penale Internazionale. Ciononostante, il mondo è fatto di scelte e responsabilità e, in quest’ottica, rompere con le “regole del gioco”, discutibili ma non ignorabili, avrebbe voluto dire mancare a una chiara <strong>scelta di responsabilità </strong>verso <strong>le 120mila persone e organizzazioni proprie clienti, tra cui 50mila soci portatori di 100 milioni di euro di capitale sociale.</strong> Persone la cui operatività bancaria rischierebbe di essere messa a repentaglio per compiere un’azione simbolica che non gioverebbe, in fin dei conti, a molti: non alla stessa Albanese, non a Banca Etica, non al sistema di economia sociale che la principale istituzione di finanzia etica italiana rappresenta.</p>



<p>Del resto, il tecnicismo imposto dalle sanzioni Ofac non è meramente legato al dato prescrittivo e se Banca Etica forzasse i blocchi automatici del sistema operativo che impediscono l’apertura di un conto corrente a chi è inserito nelle liste del Tesoro Usa, la rete sanzionatoria non sarebbe unicamente smantellata. Se anche Albanese avesse accesso a un conto, come persona sanzionata non potrebbe comunque avere accesso a servizi essenziali quali la carta di pagamento e la carta di debito. Nel quadro del <strong>panorama europeo</strong> i sistemi di pagamento attualmente utilizzati (Visa, Mastercard, Paypal) sono tutti di proprietà di società statunitensi ,che hanno il divieto di erogare servizi a chi è inserito in quelle liste. Visa e Mastercard coprono la totalità dei pagamenti transfrontalieri e il 61% delle transazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida della sovranità digitale sui pagamenti</h2>



<p><strong>Figure come il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta spingono da tempo per una piattaforma sovrana europea, </strong>spesso definita con il termine colloquiale di “Euro digitale”, e molti osservatori ritengono sia doveroso procedere a <strong>un disaccoppiamento da uno status quo che impone sostanzialmente un rapporto di dipendenza. E seppur basato in Belgio, </strong>anche il sistema di interscambio <strong>Swift su cui passa la stragrande maggioranza delle transazioni </strong>dipende dalle stesse logiche. </p>



<p>I conglomerati tecno-finanziari americani<a href="https://www.lesechos.fr/monde/europe/jai-un-peu-limpression-de-vivre-dans-les-annees-90-lalarme-de-ce-juge-de-la-cour-penale-internationale-qui-ne-peut-plus-utiliser-visa-ou-mastercard-2216520">, ha ricordato Les Echos</a> sottolineando la storia di <strong>Francois Guillou,</strong> giudice della Corte Penale Internazionale colpito dalle <strong>stesse sanzioni di Albanese, </strong>si muovono all’unisono in casi del genere: “Le principali piattaforme americane, come Amazon, Netflix e Airbnb, chiudono gli account degli utenti soggetti a sanzioni. Le prenotazioni alberghiere effettuate su una piattaforma che ha accettato la transazione possono essere annullate nel giro di poche ore. Un pacco ordinato con successo potrebbe non essere consegnato se il fornitore di servizi logistici è americano”.</p>



<p>Per istituzioni come Banca Etica resterebbe, inoltre, il rischio di <strong>sanzioni secondarie da parte del </strong><a href="https://www.corporatecomplianceinsights.com/state-ofac-sanctions-enforcement-2026/"><strong>Tesoro Usa: nel Trump 2.0 l’Ofac sta lavorando a pieno ritmo</strong></a><strong> </strong>e aprire un conto a Albanese potrebbe portare a una dura multa negli Usa o a limitazioni dell’operatività verso la clientela. <strong>Per le istituzioni della finanza etica, in tal senso, un passaggio obbligato di libertà </strong>non potrà che essere il consolidamento, su tutta la filiera del mercato, di progettualità per un <strong>mercato comunitario dei capitali e dei sistemi di pagamenti resiliente, sovrano e disaccoppiato dal dominio di oltre Atlantico</strong>. Un sistema finanziario capace al tempo stesso di portare capitali per la prosperità e la crescita dell’Europa e di alimentare l’attività di istituzioni come Banca Etica per uno sviluppo sostenibile e al servizio delle comunità dovrà evitare di dipendere dalle discrezionalità dei giganti di oltre Atlantico e dal potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale dagli Usa contro chi è ritenuto d’ostacolo alle loro politiche. Incluse figure come Francesca Albanese, che sono messe in difficoltà da un gioco più grande di loro in un meccanismo dai rapporti di forza a dir poco sproporzionati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-delle-sanzioni-usa-sulla-finanza-etica-europea-il-caso-di-francesca-albanese.html">La minaccia delle sanzioni Usa sulla finanza etica europea: il caso di Francesca Albanese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cancellate la Palestina: il British Museum e la pressione legale di UKLFI</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cancellate-la-palestina-il-british-museum-e-la-pressione-legale-di-uklfi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 06:16:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-1536x1013.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-600x396.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il British Museum avrebbe rimosso la parola “Palestina” da alcune didascalie dopo una lettera dell'UK Lawyers for Israel.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cancellate-la-palestina-il-british-museum-e-la-pressione-legale-di-uklfi.html">Cancellate la Palestina: il British Museum e la pressione legale di UKLFI</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-1536x1013.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217225500722_461c25ca730db14de5e6986e22dbc1ca-600x396.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei giorni scorsi il quotidiano britannico<strong><a href="https://www.telegraph.co.uk/news/2026/02/14/british-museum-removes-palestine-references-from-ancient-mi/"> The Daily Telegraph</a></strong> ha pubblicato un articolo secondo cui il<strong> British Museum</strong> avrebbe rimosso la parola “<strong>Palestina</strong>” dalle didascalie di alcune sue gallerie dedicate all’antico Medio Oriente, in seguito a una lettera inviata da <strong>UK Lawyers for Israel</strong> (UKLFI).</p>



<p>Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione avrebbe inviato una lettera in cui si contestava l’uso del termine in relazione al popolo <em>Hyksos</em>, sostenendo che non fosse corretto definirli un popolo di derivazione “palestinese” e che avrebbe potuto fuorviare il pubblico sulla storia della regione, quindi minare la storia di <strong>Israele </strong>e del popolo ebraico. La notizia è rimbalzata su diverse testate e sui social, sostenendo che il British Museum avesse rimosso la parola. Non una menzogna, ma una verità a metà. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La rettifica del Direttore</h2>



<p>Dopo due giorni dalla notizia, <strong>Francesca Albanese</strong> ha condiviso su X il post dello storico <strong>William Dalrymple</strong> scrivendo di essere &#8220;felice di sapere che il British Museum non rimuoverà la parola &#8216;Palestina&#8217;&#8221;, ma allo stesso tempo di attenzionare tutti quei gruppi che hanno lo scopo di mettere a tacere e cancellare la Palestina.</p>



<p>Dalrymple, dopo aver personalmente contattato il nuovo direttore del British Museum, <strong>Nick Cullinan</strong>, ha provveduto a comunicare che in realtà la menzione non verrà completamente eliminata dalle etichette e che possiedono anche un&#8217;esposizione dedicata interamente alla Palestina e a Gaza. Il direttore sosteneva di non essere al corrente della questione e di non aver nemmeno visionato la lettera in questione, affermando di esserne disgustato.</p>



<p>Secondo quanto affermato da<strong> </strong>Cullinan, durante un ordinario aggiornamento della galleria dell’antico Medio Oriente, sarebbero stati modificati due pannelli per fare in modo che riflettessero una terminologia ritenuta più coerente con i contesti storici rappresentati. Un portavoce del Museo ha poi negato che la decisione sia stata presa in risposta alla denuncia dell&#8217;UKLFI, ma affermando che il termine non è più &#8220;politicamente neutrale&#8221;. Il termine “Palestina” continua a comparire in esposizioni e riferimenti relativi all’epoca moderna e contemporanea, inclusi contenuti su Gaza.</p>



<p>Le modifiche di fatto però ci sono state state, anche se solo ad alcune etichette. Perciò, per ricapitolare, il British Museum non ha cancellato la parola Palestina del tutto, ma ha provveduto a modificare alcune etichette dopo la lettera dell&#8217;UKLFI.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I&#39;ve just been chatting with Nick Cullinan, the excellent new director of the British Museum,  and I&#39;m  very relieved to say that the story put by the Daily Telegraph about the BM cancelling the name Palestine is a complete misrepresentation of the facts:<br><br>&quot;To reassure you we are… <a href="https://t.co/7AnUiDmGYa">pic.twitter.com/7AnUiDmGYa</a></p>&mdash; William Dalrymple (@DalrympleWill) <a href="https://twitter.com/DalrympleWill/status/2023399058690158797?ref_src=twsrc%5Etfw">February 16, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le vere modifiche del British Museum</h2>



<p>L&#8217;<strong>UK Lawyers for Israel</strong> è un gruppo di avvocati britannici volontari che, come esplicitato nella <em>mission</em> sul loro sito, dichiara di “usare la legge per contrastare i tentativi di minare, attaccare e delegittimare Israele, le organizzazioni israeliane, gli israeliani e i sostenitori di Israele.”.</p>



<p>Nella lettera, l&#8217;UKLFI ha scritto che l&#8217;uso del termine Palestina nelle mostre &#8220;ha l&#8217;effetto combinato di cancellare i regni di Israele e di Giudea&#8221; e di &#8220;riformulare le origini degli Israeliti e del popolo ebraico come erroneamente derivanti dalla Palestina&#8221;. Nello specifico facevano riferimento a etichette di esposizioni del periodo 1700-1500 a.C. in riferimento alla costa orientale del Mediterraneo come &#8220;Palestina&#8221; e descrivevano il popolo <em>Hyksos </em>come di &#8220;discendenza palestinese&#8221;. Il museo ha quindi provveduto a cambiare le didascalie, sostituendo il termine con riferimenti più generici come “popolazioni di Canaan&#8221;. Il termine è stato rimosso anche dalle mostre sull&#8217;antico Egitto e sui Fenici, perché considerato non &#8220;significativo&#8221; come termine storico-geografico in quel contesto.</p>



<p>Storicamente, però, il termine <strong>Palestina</strong> ha radici accertate. Proprio l&#8217;<a href="https://www.britannica.com/place/Palestine">Encyclopaedia Britannica</a> attesta che il termine deriva dal greco <em>Palaistínē</em>, che a sua volta trasmette l’ebraico <strong>Peleshet</strong>, il nome dei <strong>Filistei</strong>, popolazione costiera del XII secolo a.C. Compare già nel V secolo a.C. negli scritti di Erodoto e in epoca romana fu ufficializzato come Syria Palaestina. La regione era un crocevia tra <strong>Egitto</strong> a Sud e i <strong>Fenici</strong> a Nord-Ovest, influenzando commercio e cultura. Il termine è in uso da oltre 2.500 anni per indicare la zona tra Mediterraneo e Giordano.</p>



<p>Alcuni studiosi si sono espressi sottolineando che &#8220;antica Palestina&#8221; è un termine  storicamente corretto per indicare la regione nell&#8217;antichità e denunciano il gesto come un tentativo di riscrittura della storia.&nbsp;Una prassi chiara e consolidata per Israele, che nel suo progetto genocidario include la totale cancellazione della cultura palestinese e una <a href="https://it.insideover.com/societa/educazione-israeliana-come-la-palestina-e-raccontata-nello-stato-ebraico.html">reinterpretazione e riscrittura della storia.</a> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il pattern di UKLFI</h2>



<p>Negli ultimi anni, UKLFI ha intensificato l’uso delle <strong>denunce legali</strong>, prendendo di mira istituzioni pubbliche e regolatori. L’organizzazione ha rivolto la sua attenzione anche agli ospedali e al personale sanitario solidale con la Palestina. </p>



<p>Le lettere espongono subito l&#8217;intestazione UKLFI e una lista di clienti dell’establishment legale britannico. Questo rende le pressioni particolarmente efficaci, considerando che 9 dei 10 soci dell&#8217;UKLFI sono avvocati qualificati e 6 sono membri effettivi della <strong>Camera dei Lord</strong>. Ed è per questo che molti sono i casi in cui il pattern di UKLFI ha funzionato.</p>



<p>Questo mese l&#8217;<strong>Encyclopaedia Britannica</strong> ha modificato diverse voci di Britannica Kids relative alla Palestina, rimuovendo la dicitura dalle mappe della regione, dopo le pressioni dell&#8217;UKLFI.</p>



<p>A febbraio 2023, l&#8217;ospedale<strong> Chelsea and Westminster</strong> di Londra&nbsp;ha rimosso un&#8217;opera d&#8217;arte&nbsp;realizzata da bambini gazawi. Inizialmente la direttrice dell&#8217;UKLFI aveva sostenuto l&#8217;avessero fatto in seguito a lamentele dei pazienti, solo dopo una richiesta di accesso ai dati, l&#8217;ospedale ha ammesso che l&#8217;unica lamentela era quella dell&#8217;UKLFI.</p>



<p>Anche l&#8217;<strong>Open University </strong>(OU) ha acconsentito alla richiesta del gruppo di eliminare l’espressione “antica Palestina” dai prossimi materiali didattici e di inserire avvisi esplicativi su quelli già in uso, poiché recentemente ritenuti “problematici”.</p>



<p>Un <strong>database </strong>in uscita, redatto dall’<strong>European Legal Support Centre, </strong>documenta 900 episodi di repressione anti-palestinese nel Regno Unito tra il 2019 e il 2025, con UKLFI coinvolta in 128 di questi casi.</p>



<p>In tutti questi episodi emerge un modus operandi preciso, quello della pressione legale o formale, accuse di imprecisione o antisemitismo, e istituzioni che cedono modificando testi o contenuti. È&nbsp;una strategia sistematica per influenzare cultura e informazione pubblica.&nbsp;</p>



<p>Le istituzioni che si piegano alle richieste, quando queste vengono applicate senza adeguate valutazioni, non fanno altro che favorire il <strong>genocidio </strong>dei palestinesi da parte di Israele in modo alternativo, contribuendo in modo attivo alla cancellazione della storia del popolo palestinese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cancellate-la-palestina-il-british-museum-e-la-pressione-legale-di-uklfi.html">Cancellate la Palestina: il British Museum e la pressione legale di UKLFI</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Francia contro Francesca Albanese per le parole su Israele. Ma ecco cosa ha detto davvero la relatrice Onu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-francia-contro-francesca-albanese-per-le-parole-su-israele-ma-ecco-cosa-ha-detto-davvero-la-relatrice-onu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 18:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francesca albanese" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Stanno facendo molto discutere le parole di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi, al recente Al Jazeera Forum organizzato dall&#8217;emittente qatariota. La Francia, oggi, tramite il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, ha detto che calendarizzerà una proposta per privare la giurista campana dell&#8217;incarico che ricopre dal 2022, sostenendo che nelle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francia-contro-francesca-albanese-per-le-parole-su-israele-ma-ecco-cosa-ha-detto-davvero-la-relatrice-onu.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francesca albanese" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/albanese-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Stanno facendo molto discutere le parole di <strong>Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi</strong>, al recente <em>Al Jazeera Forum</em> organizzato dall&#8217;emittente qatariota. La <strong>Francia,</strong> oggi, tramite il ministro degli Esteri <strong>J<strong>ean-Noël Barro</strong>t</strong>, ha detto che calendarizzerà una proposta per privare la giurista campana dell&#8217;incarico che ricopre dal 2022, sostenendo che nelle sue dichiarazioni ci sarebbero parole che &#8220;prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma <strong>Israele come popolo</strong> e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”.</p>



<p>Il riferimento è a un passaggio dell&#8217;intervento in cui Albanese nota che &#8220;come umanità <strong>abbiamo un nemico comune&#8221;</strong>, che il Quai d&#8217;Orsay ritiene implicitamente riferito a Israele. Albanese parla di questo nemico comune dopo una condanna del <strong>genocidio palestinese</strong>, e dei video che mostrano spezzoni dell&#8217;intervento distanti <a href="https://x.com/AdamMossoff/status/2020623329212653793">tra loro montati artificialmente </a>quando in realtà, più o meno dal minuto 2 del video, si può notare che Albanese citi il &#8220;nemico comune&#8221; dopo un&#8217;ampia digressione sul sistema che sostiene Israele. La stessa relatrice Onu italiana aveva avuto modo di spiegare ieri la sua presa di posizione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">My full AJ Forum speech last week: the common enemy of humanity is THE SYSTEM that has enabled the genocide in Palestine, including the financial capital that funds it, the algorithms that obscure it and the weapons that enable it. <a href="https://t.co/PzTQFFybsG">pic.twitter.com/PzTQFFybsG</a></p>&mdash; Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) <a href="https://twitter.com/FranceskAlbs/status/2020983308818186721?ref_src=twsrc%5Etfw">February 9, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Le posizioni di Albanese espresse qui o in altri contesti possono piacere o meno e la stessa relatrice più volte è stata contestata su singole dichiarazioni e prese di posizione. Ma certamente un dato di fatto emerge: per quanto nette e radicali, le parole di Albanese non citano mai l&#8217;espressione &#8220;<strong>Israele nemico comune dell&#8217;umanità&#8221;</strong> che molte fonti giornalistiche nostrane hanno ripreso e che il governo francese sembra aver elevato a giustificazione della sua richiesta di bando. </p>



<p>Il dato concreto è che di queste parole esplicite da parte di Albanese non c&#8217;è traccia. E che probabilmente la <strong>Francia eleva a caso internazionale</strong> quella che è una battaglia politica interna. A far partire la polemica è stata <strong>Caroline Yadan, deputata all&#8217;Assemblea Nazionale francese per Ensemble per la Republique, il campo presidenziale</strong> centrista e liberale che sostiene il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> e il primo ministro <strong>Sebastien Lecornu</strong>. Proprio Yadan ha diffuso per prima la citazione apocrifa in un&#8217;interrogazione parlamentare a Barrot, che dal 2024 guida la diplomazia transalpina.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/CarolineYADAN/status/2020586424509026328
</div></figure>



<p>Yedan spesso riprende sui suoi profili social <a href="https://it.insideover.com/guerra/francesca-albanese-e-la-lobby-estremista-che-cerca-di-cancellarla-da-x.html">Hillel Neuer</a>, direttore del think tank radicalmente filoisraeliano UN Watch.. Barrot ha <strong>ripreso le prese di posizione dell&#8217;alleata, riportando</strong> nelle sue dichiarazioni di ritenere Albanese &#8220;<em>u</em>n&#8217;attivista politica che fomenta discorsi d&#8217;odio che indeboliscono la causa del popolo palestinese, che afferma di difendere, e delle Nazioni Unite. In nessun modo e in nessun modo la signora Albanese può parlare a loro nome e ne tradisce lo spirito&#8221;. Parole dure che rispondono alla necessità di sanare una dinamica politica interna. </p>



<p>Il governo Lecornu è appena <strong>sopravvissuto  a un voto di fiducia sulla legge finanziaria</strong> in cui i centristi, i socialisti e il centro destra di Les Republicains gli hanno confermato il sostegno. Tra i gollisti, la <a href="https://www.timesofisrael.com/french-politician-vocally-fights-antisemitism-as-her-country-is-poised-to-recognize-palestine/">giovane deputata repubblicana Shannon Seban</a> è in prima linea contro Albanese da tempo e denuncia l&#8217;antisemitismo crescente nella società francese. <a href="https://www.france.tv/lcp/questions-au-gouvernement/8195040-questions-au-gouvernement-du-mercredi-11-fevrier-2026.html#:~:text=Questions%20au%20GouvernementQuestions%20au%20Gouvernement%20du%20mercredi%2011%20f%C3%A9vrier%202026&amp;text=On%20parle%20de%20ce%20qui,recommandations%E2%80%A6%20qui%20vous%20int%C3%A9ressent%20;)">Nel question time parlamentare dell&#8217;11 febbraio l&#8217;Albanese è stata attaccata da molti</a> deputati centristi. Per Barrot, spingere contro la relatrice Onu è stata una <strong>mossa finalizzata a placare una coalizione di governo fragile e litigiosa</strong>. Il problema è che è stata promossa sulla base di parole fuorvianti. Si può condividere o meno il discorso di Albanese sull&#8217;esistenza di un sistema coeso che rema come un nemico comune contro l&#8217;umanità sostenendo i massacri di Gaza. Non si può, invece, costruire una narrazione politica e giornalistica su dichiarazioni apocrife e mai pronunciate per come sono letteralmente riportate. La Francia crea un caso internazionale per una dinamica prettamente locale. Un disastro politico e comunicativo che mostra la crisi dell&#8217;era tramontante della macronia di potere.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francia-contro-francesca-albanese-per-le-parole-su-israele-ma-ecco-cosa-ha-detto-davvero-la-relatrice-onu.html">La Francia contro Francesca Albanese per le parole su Israele. Ma ecco cosa ha detto davvero la relatrice Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Elena Basile: quella &#8220;zona grigia&#8221; nella politica e nei media che giustifica tutto, anche il genocidio</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/elena-basile-quella-zona-grigia-nella-politica-e-nei-media-che-giustifica-tutto-anche-il-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 12:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=492223</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le politiche occidentali, che hanno distrutto il  multilateralismo, sono coperte da una complicità politico-mediatica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/elena-basile-quella-zona-grigia-nella-politica-e-nei-media-che-giustifica-tutto-anche-il-genocidio.html">Elena Basile: quella &#8220;zona grigia&#8221; nella politica e nei media che giustifica tutto, anche il genocidio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/GAZAFOTO-12-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non mi ha stupito il trattamento riservato dalla diplomazia italiana a una funzionaria italiana delle Nazioni Unite, <strong>Francesca Albanese</strong>, riconosciuta mondialmente per il suo coraggio e integrità morale nel compimento del suo incarico quale Relatore delle Nazioni Unite sul rispetto dei diritti umani in Palestina. <strong>È stata accusata da Israele, Italia e Ungheria</strong>, nel corso della recente riunione della Terza Commissione dell’AG ONU a New York di essere di parte,<br>pro Hamas, di esorbitare dai suoi compiti con dichiarazioni politiche, di non essere credibile. Il delegato israeliano l’ha apostrofata “ strega fallita”. Un episodio grottesco di cui gli esperti di politica internazionale non dovrebbero occuparsi? </p>



<p>Mi permetto di non essere d’accordo. <strong>Si tratta infatti di un caso di linciaggio aperto di una funzionaria pubblica, emblematico del prevalere della forza contro il diritto. </strong>La demolizione del sistema onusiano e del diritto internazionale dovrebbe essere oggetto di una riflessione a ampio spettro senza rispolverare cinici relativismi con i quali si tende ad inculcare nell’opinione pubblica che la Storia è sempre andata in questo modo. Non è così. Nel secondo dopoguerra l’Occidente difendeva le istituzioni multilaterali come l’ ONU e difendeva i principi di Helsinki sulla cui base dialogava in piena guerra fredda con l’URSS. Ogni qualvolta con la sua politica e le sue azioni militari trasgrediva le norme da esso stesso create, cercava di nascondere il misfatto. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica la yubris occidentale <strong>ha sostituito le norme dell’ONU e dell’OSCE con un utilizzo spregiudicato e offensivo della NATO</strong>. Coalizioni di volenterosi hanno violato apertamente l’integrità di Stati deboli come la Serbia, l’Afghanistan, l’Irak ,la Siria e la Libia, violando i principi del diritto internazionale. Poche sono state le reazioni negative dell’intellighentia occidentale a violazioni eclatanti del Diritto. Cori di esperti internazionali e di giornalisti, hanno legittimato l’illegalità, aderendo alla<br>propaganda elementare che ogni volta demonizzava l’avversario, da Milosevich a Saddam Hussein e Gheddafi, passando per il terrorismo in Afghanistan e in Siria, per giustificare la violenza dei <em>regime change</em>, le stragi da parte dell’egemone benevolo e dei suoi protetti. </p>



<p>Nel libro <em>Approdo per noi Naufraghi</em> edito da Paperfirst e in libreria il 4 novembre, cerco di indagare <strong>le cause profonde della fine del multilateralismo</strong>. Fattori economico-sociali e geopolitici hanno concorso all’instaurazione di un clima culturale che <strong>celebra la dimostrazione della forza</strong> contro le più elementari regole alla base della convivenza tra gli Stati membri dell’ONU tra le quali ricordiamo: non ingerenza negli Affari Interni di un altro Stato, autodeterminazione dei popoli e integrità territoriale. La mancanza di istruzione, il dilagare della sottocultura, la distruzione dei corpi intermedi, sindacati e partiti radicati nella società civile, ha portato a una frammentazione della società civile, priva di reali spinte aggregative e destinata alla passività della società fluida di Baumann o della comunità di consumatori eterodiretta e omologata dal nuovo fascismo del linguaggio televisivo, denunciato da un Pasolini visionario già negli anni Settanta. </p>



<p>Le guerre di esportazione della democrazia di Bush sono continuate con l’attacco alla Libia di Cameron e Sarkozi, con la fomentazione della guerra civile in Siria ai tempi di Obama, con gli attacchi di Israele a Yemen, Libano, Iran, Qatar, supportati da Trump, <strong>fino al genocidio di cui sono complici gli Stati Uniti e i Paesi europei</strong>, accomunati dal rifiuto di interrompere le relazioni politiche, militari e economiche con Israele, malgrado la Convenzione sul genocidio, la CIG, la commissione indipendente del Consiglio per i diritti umani dell’ONU , la CPI, e le tante organizzazioni non governative per i diritti umani, abbiano documentato come <strong>Tel Aviv si sia macchiata di crimini contro l’umanità, di pulizia etnica e di genocidio</strong>. Le efferatezze della Storia sono state rese possibili grazie alla zona grigia, una tela di complicità che ha interessato la diplomazia, l’amministrazione, il settore privato, lo spazio mediatico.</p>



<p>La manipolazione politico mediatica riesce a silenziare il dissenso con le accuse menzognere relative all’accostamento delle poche voci che si levano contro il<br>sopruso e la violenza al male assoluto identificato con Putin, Hamas, il terrorismo. La tecnica di criminalizzazione dell’avversario è così trasparente che <strong>appare incredibile sia accettata dal ceto moderato, dall’elettorato delle destre e del PD</strong>. L’Occidente, che rappresenta una percentuale ormai minoritaria di popolazione, risorse e materie prime, di Pil mondiale, grazie alla supremazia militare si erge a<br>creatore del bene e del male, s<strong>i autopromuove come Democrazia in guerra con autocrazie e terrorismo</strong>, emana sanzioni a nome di una fantomatica Comunità<br>Internazionale, fomenta rivoluzioni colorate nel vicinato russo, corrompe i media e le classi dirigenti di Paesi fragili con lauti finanziamenti alla frontiera orientale dell’Europa come in Medio Oriente, ritorna alle tecniche già sperimentate, operazioni coperte e instaurazione di regimi dittatoriali e fantoccio in America Latina. </p>



<p>La dottrina Monroe, definita nel diciannovesimo secolo, viene rispolverata per giustificare omicidi mirati e preparare attacchi ai Paesi che detengono materie prime e che non sono stati ancore desovranizzati. Il Venezuela è nel mirino di Trump come in quello dei predecessori. <strong>Tutti sanno che Caracas non è il centro propulsore del narcotraffico, meno di quanto lo siano i porti di Anversa e di Rotterdam.</strong> Il mondo di Barbie trionfa. Abbiamo creduto nel paradiso<br>tibetano abitato da pacifici monaci buddisti, alla democrazia ucraina, di fatto svenduta a interessi occidentali, sotto legge marziale e ricattata dalla componente neo-nazista al Governo, a Israele unica democrazia de Medio Oriente; possiamo ora credere in <strong>Corinne Machado</strong>, premio Nobel per la pace e liberatrice del suo Paese.<br>Ripeto: non si tratta di episodi folcroristici ma di segnali emblematici della svolta verso l’autoritarismo delle oligarchie liberali.</p>



<p>La militarizzazione del dollaro, vittima della trappola del debito, marca <strong>la fase odierna dell’imperialismo finanziario, costretto a una espansione permanente </strong>in cerca di nuove materie prime e risorse che permettano al meccanismo inceppato di sopravvivere. Il debito per le armi, i profitti del complesso militare-industriale, sono fortemente voluti dai potentati economici, dai grandi fondi protagonisti del<br>capitalismo finanziario. Se le politiche neoconservatrici di smantellamento della<br>Federazione russa che, a partire dalla decisione di espandere la NATO presa nel 1997 al Dipartimento di Stato, sono state portate avanti con estrema coerenza da<br>Washington, documentate dalla Rand Corporation nel 2019 e dagli incontri del consigliere Arestovich con i suoi interlocutori internazionali nello stesso anno, fossero messe da parte e si prendesse atto della realtà del loro fallimento, <strong>la pace in Ucraina potrebbe aver luogo immediatamente. </strong></p>



<p>Non ci stancheremo, contro le menzogne che circolano circa la minaccia russa all’Europa ma anche in antitesi ad analisi ambigue inclini a considerare impossibile la mediazione, di affermare che la Russia è stata provocata dall’aggressione strategica della NATO e che non mira alla conquista di territori ma lotta per la propria sovranità. Un’Ucraina neutrale e vicina all’UE, la fine delle sanzioni e della mentalità da guerra fredda potrebbe permettere di salvaguardare territori<br>ucraini. <strong>Le garanzie per una pace duratura e per le minoranze russofone sarebbero essenziali a salvare Kiev.</strong> I soldati ucraini sono purtroppo carne da macello. Gli ultimi sviluppi mostrano centinaia di ucraini assediati dalle truppe russe che non ricevono ancora l’ordine da parte di Zelenski di arrendersi. L’Europa guerrafondaia e tutta la zona grigia è complice di una carneficina in corso. </p>



<p>La ripresa dei bombardamenti a Gaza, legittimati dallo spazio politico mediatico occidentale, erano prevedibili. Accettare la proposta indecente di Trump al fine di far terminare l’Inferno, di sospenderlo solo per poche settimane, è un’altra prova di come <strong>l’uso mafioso della forza prostri le vittime e i difensori del diritto</strong>. Nel ritorno al protettorato anglosassone a Gaza e agli Accordi di Abramo non c’è alcuna prospettiva politica per i palestinesi. Hamas disarma solo se viene accettata una<br>soggettività palestinese, in tutte le sue componenti, che possa negoziare la ricostruzione di Gaza e un futuro Stato Palestinese. <strong>Questo avverrà soltanto se Washington e Bruxelles riconoscono il fallimento del Grande Israele</strong> e di un progetto coloniale e di dominio nella regione perseguito dal 1967 in poi, nell’illegalità e nell’impunità da Tel Aviv, con la complicità europea e americana.</p>



<p>L’accettazione della realtà da parte di burocrazie asservite ai grandi fondi, al complesso militare industriale, alle lobby della finanza e delle armi in osmosi con quella di Israele, può essere obbligata dalle manifestazioni popolari, da quella generazione Zeta che ancora non ha un’istanza rappresentativa politica e che per ora esprime soltanto indignazione morale. <strong>Le strumentalizzazioni dello spazio<br>politico mediatico sono molteplici al fine di normalizzare le guerre e il genocidio.</strong> È necessario reagire uniti contro le false accuse di antisemitismo. <strong>Israele è contestato non in quanto Stato ebraico ma in quanto Stato terrorista</strong>. Gli ebrei e i non ebrei che difendono i crimini di Israele contrabbandandoli per il diritto di difendersi e che negano il genocidio sono contestati non per l’odio contro gli ebrei ma per una sana indignazione morale contro le atrocità. La libertà di espressione va difesa seguendo l’esempio di Pertini:mi batto affinchè il mio avversario possa parlare.</p>



<p>Eppure esistono dei valori radicati nel DNA delle società civili democratiche che ammettono eccezioni. Non si ascolta in Tv e nelle università chi fa propaganda razzista contro le minoranze nere e etniche in generale. Non si lascia libera parola ai negatori dell’olocausto. Per coerenza, allo stesso modo, <strong>non è più tollerabile la negazione del genocidio</strong> che, qualora la diretta tv non fosse bastata a mostrarlo, è ormai documentato dai tribunali internazionali, dagli stessi ebrei esperti di Olocausto, dalle molteplici organizzazioni umanitarie.</p>
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		<title>Sessanta Paesi complici del genocidio di Gaza: il nuovo report shock dell&#8217;Onu</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sessanta-paesi-complici-del-genocidio-di-gaza-il-nuovo-report-shock-dellonu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 05:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/gaza-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/gaza-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/gaza-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/gaza-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/gaza-2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il nuovo rapporto dell'Onu chiama in causa 60 Paesi (tra cui l'Italia) che in modi diversi hanno "collaborato" al genocidio israeliano. </p>
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<p>Il nuovo rapporto della relatrice speciale delle Nazioni Unite<strong><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/no-francesca-albanese-non-ha-lodato-hamas-ne-ha-spiegato-la-sua-complessita.html"> Francesca Albanese </a></strong>scuote le fondamenta della diplomazia internazionale. Non si limita a denunciare il massacro di Gaza come un’azione unilaterale di Israele, ma ne descrive la natura di “crimine collettivo”, reso possibile <strong>grazie alla rete di complicità globale di oltre sessanta Paesi.</strong> La tesi è netta: senza il sostegno militare, diplomatico, economico e ideologico di Stati terzi, l’operazione israeliana non avrebbe potuto reggere nel tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diplomazia e media: lo scudo invisibile</h2>



<p>Il primo pilastro della complicità è quello diplomatico. <strong>Gli Stati Uniti hanno usato sette volte il veto al Consiglio di Sicurezza</strong> per bloccare risoluzioni sul cessate il fuoco, coprendo Israele sul piano internazionale. Attorno a Washington si è mossa una costellazione di potenze occidentali — Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Germania e Paesi Bassi — che con astensioni, bozze annacquate e mancanza di volontà politica hanno creato l’illusione di un’azione diplomatica, rallentando in realtà qualsiasi pressione efficace.</p>



<p>Questa copertura è stata rafforzata dal discorso mediatico occidentale che, secondo Albanese, ha interiorizzato e amplificato le narrazioni israeliane, <strong>cancellando ogni distinzione tra combattenti di Hamas e popolazione civile palestinese</strong> e legittimando l’uso della forza in nome della “difesa della civiltà”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Armi e tecnologia: la spina dorsale dell’offensiva</h2>



<p>La complicità militare non è meno grave. Gli Stati Uniti restano il principale fornitore di aiuti, <strong>con 3,3 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti militari esteri e ulteriori 500 milioni per la difesa missilistica</strong>. La Germania e l’Italia figurano tra i maggiori partner, mentre il Regno Unito ha svolto un ruolo chiave con centinaia di voli di sorveglianza e cooperazione d’intelligence. <strong>Ventisei Stati, compresi India, Austria, Spagna, Francia e Cina, hanno inviato spedizioni di armi e munizioni. </strong>Diciannove Paesi hanno contribuito al programma dei caccia stealth F-35, fondamentali per i bombardamenti. E mentre alcuni Stati — come Spagna e Slovenia — hanno interrotto le forniture, molti altri hanno aperto i propri porti e aeroporti ai transiti bellici, alimentando la macchina militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il commercio come legittimazione politica</h2>



<p>La terza dimensione è quella economica. <strong>L’Unione Europea, principale partner commerciale di Israele</strong>, ha mantenuto alti livelli di scambio anche nel pieno della guerra. Alcuni Paesi europei — <strong>Germania, Grecia, Italia e Francia</strong> — hanno addirittura intensificato le relazioni economiche. Lo stesso è accaduto con Stati arabi come Emirati, Egitto, Giordania e Marocco, confermando che la normalizzazione economica è diventata uno strumento potente di legittimazione politica. Solo la Turchia ha temporaneamente sospeso gli scambi, ma con canali indiretti ancora attivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli aiuti umanitari come arma</h2>



<p>L’attacco a UNRWA è un altro tassello della strategia. Quando Israele ha accusato l’agenzia ONU senza prove, <strong>18 Paesi hanno immediatamente sospeso i fondi</strong>, indebolendo l’unico sostegno sistemico alla popolazione palestinese. Washington ha poi varato una legge che vieta i finanziamenti, e solo pochi Stati hanno reagito chiedendo un parere alla Corte Internazionale di Giustizia. Secondo Albanese, questa sequenza mostra come gli aiuti siano stati trasformati da strumento di protezione a leva politica, funzionale a prolungare il conflitto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ombra lunga delle potenze occidentali</h2>



<p>Il rapporto sottolinea infine l’impunità garantita a cittadini occidentali che hanno combattuto nelle forze israeliane e l’ostruzionismo nei confronti della Corte penale internazionale. Gli USA hanno imposto sanzioni alla Corte, il Regno Unito ha minacciato tagli ai fondi e molti Stati europei hanno ignorato i mandati di arresto contro i vertici israeliani. Questo silenzio legale completa il mosaico della complicità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione geopolitica della guerra</h2>



<p>La crisi di Gaza non è solo un dramma umanitario. È una questione strutturale di potere. I Paesi occidentali, attraverso la loro inerzia o complicità attiva, stanno di fatto <strong>riaffermando la centralità delle logiche coloniali e di sicurezza selettiva</strong>, mentre Israele consolida la sua posizione strategica nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente allargato. Gli Stati arabi, divisi e pragmatici, non hanno assunto una linea comune efficace, preferendo tutelare equilibri interni ed esterni piuttosto che esercitare pressione reale.</p>



<p>La definizione di genocidio come “crimine collettivo” è una denuncia ma anche un avvertimento. Se la responsabilità è condivisa, lo è anche la possibilità di invertire la rotta. La comunità internazionale — soprattutto quella occidentale — è posta davanti a un bivio:<strong> continuare a essere complice di un ordine ingiusto</strong> o assumersi il rischio politico di cambiarlo. Albanese non parla solo a Israele, ma all’intero sistema internazionale che, con la sua inerzia calcolata, ha reso possibile la distruzione di Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sessanta-paesi-complici-del-genocidio-di-gaza-il-nuovo-report-shock-dellonu.html">Sessanta Paesi complici del genocidio di Gaza: il nuovo report shock dell&#8217;Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Sumud Flotilla entra nella zona ad alto rischio: &#8220;Manovre pericolose della marina israeliana&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/la-sumud-flotilla-entra-nella-zona-ad-alto-rischio-manovre-pericolose-della-marina-israeliana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 08:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Flotilla" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il mondo trattiene il fiato, la Global Sumud Flotilla, la più grande missione umanitaria mai organizzata per rompere il blocco navale su Gaza, ha varcato la fatidica soglia: la &#8220;zona ad alto rischio&#8221;, a 150 miglia nautiche (circa 278 km) dalla costa palestinese. Qui, in acque internazionali, flotille precedenti sono state attaccate o intercettate &#8230; <a href="https://it.insideover.com/cronaca/la-sumud-flotilla-entra-nella-zona-ad-alto-rischio-manovre-pericolose-della-marina-israeliana.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/la-sumud-flotilla-entra-nella-zona-ad-alto-rischio-manovre-pericolose-della-marina-israeliana.html">La Sumud Flotilla entra nella zona ad alto rischio: &#8220;Manovre pericolose della marina israeliana&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Flotilla" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001100403946_d6ea1c55fa28d806ae1ba3901079afd1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il mondo trattiene il fiato, la <strong>Global Sumud Flotilla</strong>, la più grande missione umanitaria mai organizzata per rompere il blocco navale su Gaza, <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/global-sumud-flotilla-around-121-nautical-miles-from-gaza-enters-high-risk-area/3703732">ha varcato</a> la fatidica soglia: <a href="https://it.insideover.com/politica/le-fregate-e-la-flotilla-deterrenza-e-protezione-dai-droni-di-israele-ma-solo-fino-alle-acque-di-gaza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la &#8220;zona ad alto rischio&#8221;</a>, a <strong>150 miglia nautiche</strong> (circa 278 km) dalla costa palestinese. Qui, in acque internazionali, flotille precedenti sono state attaccate o intercettate dalle forze israeliane, come nel tragico episodio del 2010 con la Mavi Marmara, in cui persero la vita nove attivisti. </p>



<p>Oggi, oltre <strong>50 imbarcazioni</strong> con più di 500 partecipanti da 44 paesi – tra cui medici, avvocati, parlamentari e celebrità come Greta Thunberg – navigano determinate, cariche di aiuti umanitari: cibo, medicine e formula per latte in polvere, per <a href="https://news.un.org/en/story/2025/09/1165999">contrastare la carestia dichiarata dall&#8217;Onu</a>. Anche se è chiaro che si tratta di un&#8217;iniziativa politica, con l&#8217;obiettivo di rompere il silenzio &#8211; e l&#8217;omertà dei governi &#8211; sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Manovre pericolose di Israele&#8221;: la denuncia degli attivisti della Flotilla</h2>



<p>Per la <strong>Flotilla</strong> è stata una notte carica di tensione. Droni non identificati hanno sorvolato le navi per ore, mentre vascelli militari israeliani, secondo le testimonianze degli attivisti, hanno compiuto manovre aggressive. Un&#8217;imbarcazione della marina israeliana ha avvicinato da vicino le navi di testa, <strong>Alma</strong> e <strong>Sirius</strong>, spegnendo le luci e circondandole in cerchio con tattiche pericolose, danneggiando i sistemi di comunicazione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">After a tense, sleepless night, the flotilla keeps moving toward Gaza — unfazed by intimidation, focused on breaking the siege and delivering aid <a href="https://t.co/iD96czRXeC">pic.twitter.com/iD96czRXeC</a></p>&mdash; Global Sumud Flotilla Commentary (@GlobalSumudF) <a href="https://twitter.com/GlobalSumudF/status/1973293252380971297?ref_src=twsrc%5Etfw">October 1, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>&#8220;È stata un&#8217;intimidazione calcolata&#8221;, ha riferito un attivista a bordo via social media, confermando che non c&#8217;è stata un&#8217;intercettazione formale, ma solo un &#8220;assaggio&#8221; di ciò che potrebbe arrivare. La <strong>flotta ha attivato protocolli di sicurezza</strong>, rallentando la rotta per evitare un confronto notturno, e ora si trova a sole 121 miglia nautiche da Gaza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Proseguiamo la missione&#8221;</h2>



<p>Gli organizzatori della <strong>Global Sumud Flotilla</strong>, partita il 31 agosto da Barcellona sotto l&#8217;egida della Freedom Flotilla Coalition e del Global Movement to Gaza, non si lasciano scoraggiare. &#8220;Continuiamo a navigare indisturbati dalle minacce israeliane e dalle tattiche di intimidazione&#8221;, si legge in un post ufficiale su X dall&#8217;account @gbsumudflotilla. &#8220;Occhi sulla missione. Occhi su Gaza&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">As we sail closer to Gaza, we remain vigilant as we enter the area where the previous Flotillas were intercepted and/or attacked. <br><br>Keep your eyes on the mission. Keep your eyes on Gaza. We sail on undeterred by Israeli threats and tactics of intimidatio… <a href="https://t.co/OvFAvoslxi">https://t.co/OvFAvoslxi</a></p>&mdash; Global Sumud Flotilla (@gbsumudflotilla) <a href="https://twitter.com/gbsumudflotilla/status/1973227207540490240?ref_src=twsrc%5Etfw">October 1, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Israele mobilita: 500 poliziotti e forze speciali pronte all&#8217;abbordaggio</h2>



<p>Dall&#8217;altra parte, Israele non nasconde le sue intenzioni. Secondo il quotidiano <em>Ynet</em>, circa<strong> 500 agenti di polizia</strong> saranno schierati al porto di <strong>Ashdod</strong>, pronto ad accogliere gli attivisti in caso di intercettazione. Ospedali della zona sono stati allertati per rinforzare i reparti in vista di possibili feriti. Il broadcaster pubblico Kan ha rivelato che l&#8217;unità d&#8217;élite della Marina israeliana, Shayetet 13, guiderà l&#8217;operazione per &#8220;prendere il controllo&#8221; delle navi, trasferendo i partecipanti su vascelli militari per un interrogatorio a terra. </p>



<p>Chi collaborerà sarà deportato ai paesi d&#8217;origine, mentre altri potrebbero finire nella <strong>prigione di Ketziot</strong>. Alcune imbarcazioni, ha aggiunto Kan, potrebbero essere trainate a riva o addirittura affondate in mare. Queste preparazioni arrivano dopo settimane di tensioni: droni turchi hanno sorvolato la flotta per tre giorni, mentre navi da guerra di <strong>Italia</strong> e <strong>Spagna</strong> l&#8217;hanno scortata fino al limite della zona di esclusione israeliana, prima di ritirarsi per evitare &#8220;incidenti diplomatici&#8221;.  </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">🇮🇹 Mentre la Flotilla si accinge ad entrare nelle acque territoriali di Gaza con il suo carico umanitario, il governo italiano si prepara ad abbandonarla, lasciando campo libero all’ennesima violazione di Israele, che gli permetterà di proseguire il genocidio indisturbato. <a href="https://t.co/5sMiJF5Q2e">https://t.co/5sMiJF5Q2e</a> <a href="https://t.co/DtmIupDU4Y">pic.twitter.com/DtmIupDU4Y</a></p>&mdash; Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) <a href="https://twitter.com/FranceskAlbs/status/1973134335122481550?ref_src=twsrc%5Etfw">September 30, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Non mancano le polemiche su questo fronte. <strong>Francesca Albanese</strong>, <a href="https://it.insideover.com/guerra/francesca-albanese-la-relatrice-onu-strangolata-dalle-sanzioni-di-trump.html">relatrice speciale Onu sui diritti umani nei territori palestinesi</a>, ha duramente criticato il governo italiano per aver ritirato l&#8217;equipaggio una volta raggiunta la zona a 150 miglia da Gaza. In un post su X, Albanese ha tuonato: &#8220;Mentre la Flotilla si prepara a entrare nelle acque di Gaza con la sua missione umanitaria, il governo italiano si prepara ad abbandonarli, lasciando Israele libero di commettere ulteriori violazioni e di proseguire indisturbato il genocidio&#8221;. Roma aveva proposto di deviare gli aiuti a Cipro per una distribuzione via Chiesa cattolica, ma la flotta ha respinto l&#8217;idea, definendola un &#8220;sabotaggio&#8221;. </p>



<p>Accuse contro il governo che hanno innescato una polemica a distanza con il Presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni</strong>: &#8220;Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare “un pericolo” civili disarmati e navi cariche di aiuti&#8221; ha scritto Meloni in un post pubblicato sui social. &#8220;La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti. Insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi &#8211; consapevolmente o meno &#8211; strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l’escalation. E non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino&#8221;.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/la-sumud-flotilla-entra-nella-zona-ad-alto-rischio-manovre-pericolose-della-marina-israeliana.html">La Sumud Flotilla entra nella zona ad alto rischio: &#8220;Manovre pericolose della marina israeliana&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francesca Albanese, la relatrice ONU strangolata dalle sanzioni di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/francesca-albanese-la-relatrice-onu-strangolata-dalle-sanzioni-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 12:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="albanese" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Giudicata "una minaccia per l'economia globale", Francesca Albanese, relatrice Onu, viene trattata dagli Usa come una terrorista. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/francesca-albanese-la-relatrice-onu-strangolata-dalle-sanzioni-di-trump.html">Francesca Albanese, la relatrice ONU strangolata dalle sanzioni di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="albanese" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/albanese-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Un gelo legislativo calato attorno a una giurista italiana, colpevole soltanto di esercitare senza sconti il suo mandato alle Nazioni Unite.<strong> Francesca Albanese</strong>, relatrice speciale Onu sui Territori palestinesi occupati, ha denunciato in una <a href="https://webtv.senato.it/webtv/altri-video/conferenza-stampa-impatto-sanzioni-usa-su-relatrice-onu">conferenza stampa</a> a Palazzo Madama le conseguenze delle sanzioni personali imposte contro di lei dall’amministrazione Trump. Quello che dice dovrebbe farci rabbrividire, indipendentemente da come la pensiamo sulla questione mediorientale.</p>



<p>Il punto di partenza è un ordine esecutivo, il 14203, firmato a febbraio 2025 da <strong>Donald Trump</strong>. Un provvedimento che ha punito la Corte penale internazionale (Cpi) per aver indagato su crimini di guerra commessi da leader israeliani, tra cui <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sporca-guerra-di-usa-e-israele-alla-corte-penale-internazionale.html">l’attuale premier <strong>Benjamin Netanyahu</strong>.</a> Da lì, le misure si sono estese alla stessa Albanese, accusata di “cooperare con la Cpi” e addirittura di costituire “una minaccia per l’economia globale”.</p>



<p>Le conseguenze le ha spiegate lei stessa, in un evento colpevolmente organizzato dalla sola sinistra-sinistra del &#8220;campo largo&#8221;, dal Movimento 5 stelle e da Ong indipendenti anziché dal principale partito d&#8217;opposizione, forse troppo timoroso di farsi associare a figure <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-sanzioni-contro-francesca-albanese-e-un-silenzio-che-pesa-sul-quirinale.html">percepite come divisive</a> dall&#8217;establishment. <strong>Le è stato revocato il visto per gli Stati Uniti</strong>, innanzitutto, dove avrebbe dovuto presentare i suoi rapporti, e <strong>le sono stati congelati i beni.</strong> Ogni cittadino statunitense che intrattenga relazioni economiche con lei rischia fino a 20 anni di carcere e multe miliardarie. &#8220;Mia figlia, che ha la cittadinanza statunitense, rischierebbe sanzioni persino per prepararmi un caffè&#8221;, ha dichiarato Albanese.</p>



<p><strong>Il vero nodo è la rete finanziaria globale. </strong>Come ha confermato <strong>Nazzareno Gabrielli</strong>, direttore generale di <strong>Banca Etica</strong>, neppure un istituto dichiaratamente attento ai diritti umani ha potuto aprirle un conto corrente: &#8220;Le liste sanzionatorie statunitensi condizionano tutto il sistema bancario. Le banche che non le rispettano rischiano di essere escluse dai circuiti internazionali di pagamento&#8221;. La decisione, ha spiegato Gabrielli in conferenza, è stata &#8220;dolorosa ma obbligata&#8221;, frutto di <strong>un sistema che assimila un’esperta Onu a un criminale o a un terrorista.</strong></p>



<p>&#8220;Siamo consapevoli della gravità di questa situazione&#8221;, dice quindi il capo di Banca Etica, ma &#8220;quando strumenti pensati per colpire attività criminali o terroristiche finiscono per impedire a una rappresentante delle Nazioni Unite di esercitare diritti elementari, come aprire un conto corrente, si crea una distorsione che mette in discussione i principi stessi di giustizia e di libertà&#8221;.</p>



<p>Questo meccanismo di esclusione finanziaria ingiustificata diventa una forma di accerchiamento freddo e sinistro, che dovrebbe ricordarci il destino di figure come <strong>Anna Politkovskaja.</strong> L’isolamento non è solo materiale: università, Ong e accademici americani hanno interrotto i rapporti con lei per timore di ritorsioni. &#8220;È un attacco non solo alla mia persona, ma alle Nazioni Unite&#8221;, ha detto lei.</p>



<p>Il silenzio italiano è deprimente. Nessun segnale dal <strong>Quirinale</strong>, che forse non vuole complicazioni per il governo <strong>Meloni</strong>. Un dibattito sterile continua a toccare la giurista sui quotidiani, concentrandosi sull’individuo, le sue frequentazioni politiche, le virgole fuori posto e <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/no-francesca-albanese-non-ha-lodato-hamas-ne-ha-spiegato-la-sua-complessita.html">le frasi decontestualizzate</a>, anziché sul merito del suo lavoro. La segreteria del Pd si dichiara solidale con lei, ma non vuole parlarne con Mattarella. Eppure, le inchieste di Albanese<strong> trovano riscontro</strong> in decisioni importanti: <strong>il fondo pensione norvegese</strong> ha disinvestito da aziende israeliane, la <strong>Slovenia</strong> ha imposto sanzioni a leader di Tel Aviv e <strong>l’Irlanda</strong> ha deciso di non acquistare più bond israeliani. </p>



<p>La vicenda è dunque ignorata da gran parte dell’opinione pubblica ma ci parla di un cappio di prepotenza: <strong>il potere extraterritoriale delle sanzioni statunitensi e la fragilità della finanza europea</strong>, incapace di sottrarsi al guinzaglio di Washington. Una giurista italiana, armata solo delle sue parole e di un mandato sovranazionale, capace di riempire i campus di mezzo mondo, è ridotta all’impossibilità di aprire un conto corrente nel suo stesso Paese.</p>



<p>&#8220;La giustizia deve avanzare nell’interesse di tutti&#8221;, conclude Albanese. Ma la sua storia dimostra che chi prova a dare un nome all’ingiustizia rischia di trovarsi, paradossalmente, senza voce né strumenti per fare il suo lavoro.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/francesca-albanese-la-relatrice-onu-strangolata-dalle-sanzioni-di-trump.html">Francesca Albanese, la relatrice ONU strangolata dalle sanzioni di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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