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	<title>Fethullah Gulen Archives - InsideOver</title>
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	<title>Fethullah Gulen Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Respingimenti dei migranti al confine tra Grecia e Turchia, interviene la Corte Europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/respingimenti-dei-migranti-al-confine-tra-grecia-e-turchia-interviene-la-corte-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 13:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-1536x1001.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la prima volta la Corte Europea dei diritti dell'Uomo si è espressa sull'espulsione di una donna migrante lungo il confine greco-turco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/respingimenti-dei-migranti-al-confine-tra-grecia-e-turchia-interviene-la-corte-europea.html">Respingimenti dei migranti al confine tra Grecia e Turchia, interviene la Corte Europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119183036855_61aabbe45ec601d5ca0ffd863db0c364-1536x1001.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 7 gennaio per la prima volta la Corte Europea dei diritti dell&#8217;Uomo (<strong>Cedu</strong>) si è <a href="https://hudoc.echr.coe.int/fre-press#%7B%22fulltext%22:[%22a.r.e%22],%22itemid%22:[%22003-8124877-11378031%22]%7D">espressa </a>riguardo l&#8217;espulsione di una donna migrante lungo il confine greco-turco. La <strong>Grecia </strong>è stata condannata per aver espulso la donna, entrata nel Paese attraverso il fiume Evros e respinta in Turchia. Il caso ha rappresentato un precedente significativo contro la <strong>pratica diffusa</strong> dei respingimenti lungo il confine greco-turco. Si tratta di una<strong> sentenza storica</strong>, emanata da uno dei più autorevoli tribunali internazionali, che ha condannato le autorità greche per non aver considerato la richiesta di protezione internazionale presentata dalla donna. La Corte ha esaminato un “numero significativo, una varietà e una concordanza delle fonti pertinenti”, tra cui “numerosi rapporti ufficiali” di organizzazioni come il Consiglio d’Europa e il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti, oltre a molte “denunce e testimonianze” di persone migranti. Queste ultime affermano di essere state rimandate illegalmente in Turchia dopo essere entrate in Grecia, senza avere avuto la possibilità di presentare domanda d’asilo.</p>



<p>In questo modo è stato possibile determinare la <strong>sistematicità </strong>di questa pratica nella <strong>regione di Evros</strong>, la sola regione a cui fa riferimento l’accusa della Corte. Purtroppo, questa prassi sistematica non si limita a questa regione, ma è diffusa in tutta la <strong>rotta balcanica</strong>. La pratica è illegale dal punto di vista del diritto nazionale e internazionale. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>A.R.E. v. Greece</em> e la ricostruzione dei fatti</h2>



<p>La sentenza riguarda il caso <a href="https://hudoc.echr.coe.int/fre#{%22itemid%22:[%22001-238636%22]}">A.R.E. v. Greece</a>, in cui l’acronimo corrisponde al nome di una donna turca di 32 anni che nel marzo 2019 fu condannata da un tribunale turco con l’accusa di far parte del <strong>movimento &#8220;FETÖ/PDY&#8221;</strong> del religioso turco <strong>Fethullah Gülen</strong>, considerato un’organizzazione terroristica dal governo. Gülen è stato infatti uno dei principali oppositori dell’attuale presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong>.</p>



<p>La donna, A.R.E., era per questo fuggita dal suo Paese per raggiungere la vicina Grecia, percorrendo il fiume Evros, al confine tra i due Paesi. Il 4 maggio 2019, giunta sulle sponde greche, condivise su WhatsApp la sua posizione in tempo reale con il fratello, che già si trovava in Grecia da un anno e aveva fatto richiesta di asilo. Stando al suo racconto, la polizia l’ha arrestata nel primo pomeriggio mentre attendeva un avvocato nella piazza centrale di Nea Vyssa, e quindi portata in una stazione di polizia al valico di frontiera di <strong>Neo Cheimonio</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012514320246_da1bae69921735ba0ec7a20b776907fa.jpg" alt="" class="wp-image-453819" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012514320246_da1bae69921735ba0ec7a20b776907fa.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012514320246_da1bae69921735ba0ec7a20b776907fa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012514320246_da1bae69921735ba0ec7a20b776907fa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025012514320246_da1bae69921735ba0ec7a20b776907fa-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>Nelle ore in cui la tennero lì, aveva più volte chiesto di esercitare il suo diritto di presentare una domanda d’asilo, come sancito sia dalla legge greca che da quella europea. La polizia, invece, spostò lei e altri due migranti in una stazione di polizia differente, dove <strong>sequestrarono </strong>i loro averi: borse, scarpe, denaro e cellulare. Poi sono stati messi su un camion insieme ad altri migranti, per un totale di trentuno e portati sul fiume. Una volta raggiunta la sponda, tre persone incappucciate e in uniforme mimetica, probabilmente agenti di polizia, hanno portato giù i migranti e li hanno caricati su un piccolo gommone per essere rimandati in Turchia. Lì giunta, A.R.E. è stata nuovamente arrestata dalla polizia turca e detenuta nella prigione di Edirne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un respingimento illegale</h2>



<p>Nel 2020, A.R.E. ha presentato <strong>ricorso</strong> alla corte d’appello della Tracia attraverso il Consiglio greco per i rifugiati, ma la sua richiesta è stata respinta per mancanza di prove sufficienti. Così la donna si è rivolta alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha invece accolto la richiesta, provando la natura dei crimini di cui è stata vittima.</p>



<p>La CEDU ha giudicato il racconto della donna come coerente, attendibile e corroborato da diverse prove, rilevando che il Governo greco “non fosse riuscito a confutare le prove in questione fornendo una spiegazione alternativa soddisfacente e convincente”. La Corte ha ritenuto possibile che A.R.E. fosse stata <strong>vittima di un respingimento illegale</strong> e ha riscontrato la violazione da parte del governo greco degli articoli 3 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo. L&#8217;articolo 3 vieta trattamenti inumani e degradanti, mentre l&#8217;articolo 13 garantisce il diritto a un ricorso effettivo e un giusto processo in caso di violazione dei diritti fondamentali. Inoltre, la Corte ha sottolineato la violazione dell&#8217;articolo 5 in relazione alla detenzione illegale della donna. Il governo greco è stato condannato a risarcire A.R.E. con <strong>20mila euro.</strong></p>



<p>Questa sentenza rappresenta un grande passo avanti per i diritti dei migranti, poiché potrà essere utilizzata come <strong>precedente </strong>in cause simili. Spesso, infatti, casi simili risultano difficili da analizzare, soprattutto per la mancanza di prove. Solitamente, le persone respinte non hanno modo di documentare quanto accade loro, e tutto si riduce alla loro parola contro quella del governo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pratica dei respingimenti</h2>



<p>Il caso della donna in questione rappresenta l’emblema di una <strong>prassi consolidata</strong> e testimonia il modus operandi adottato in numerosi episodi analoghi. Le autorità greche, dopo aver arrestato la donna nella città di Nea Vyssa, l’hanno trasferita in diverse stazioni di polizia, dove le sono stati confiscati alcuni effetti personali, tra cui borsa, scarpe, telefono cellulare e denaro. Queste azioni hanno un duplice obiettivo. Da un lato, impedire alle vittime di documentare le violenze e gli abusi subiti. Dall’altro, infliggere un senso di umiliazione e deumanizzazione, come denunciato nel rapporto <a href="https://bloodyborders.org/wp-content/uploads/2024/10/Burned-Borders-No-Name-Kitchen.pdf">Burned Borders</a>, pubblicato lo scorso ottobre da No Name Kitchen e riferito alle operazioni della polizia croata.</p>



<p>Il rapporto contiene prove che dimostrano come la distruzione degli effetti personali, insieme alla violenza psicologica e fisica, sia parte di una prassi sistematica. Durante le indagini sono stati individuati luoghi al confine bosniaco-croato in cui giacevano resti di oggetti bruciati. La grande quantità di materiali rinvenuti è indicativa della portata del fenomeno. In entrambi i contesti, l’obiettivo è ostacolare all’esercizio del <strong>diritto di chiedere protezione internazionale</strong>, nonostante sia un diritto garantito dalla Convenzione di Ginevra e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/respingimenti-dei-migranti-al-confine-tra-grecia-e-turchia-interviene-la-corte-europea.html">Respingimenti dei migranti al confine tra Grecia e Turchia, interviene la Corte Europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Turchia si prepara allo scontro con Israele e Arabia Saudita?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-turchia-si-prepara-allo-scontro-con-israele-e-arabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 17:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
		<category><![CDATA[movimento gulenista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;arrivo del Covid-19 all&#8217;interno dei confini turchi non ha fermato i piani espansionistici globali di Recep Tayyip Erdogan che, anzi, hanno ricevuto un impulso proprio dall&#8217;esplosione della pandemia in tutto il pianeta. Sullo sfondo di una diplomazia degli aiuti sanitari meticolosamente elaborata e portata avanti per incrementare l&#8217;influenza e il prestigio di Ankara nel mondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-si-prepara-allo-scontro-con-israele-e-arabia-saudita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-si-prepara-allo-scontro-con-israele-e-arabia-saudita.html">La Turchia si prepara allo scontro con Israele e Arabia Saudita?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Il-presidente-turco-Recep-Tayyip-Erdogan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;arrivo del Covid-19 <a href="https://it.insideover.com/societa/la-turchia-rilascia-i-primi-dati-ufficiali-sul-coronavirus.html">all&#8217;interno dei confini turchi</a> non ha fermato i piani espansionistici globali di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> che, anzi, hanno ricevuto un <strong>impulso</strong> proprio dall&#8217;esplosione della pandemia in tutto il pianeta.</p>
<p>Sullo sfondo di una diplomazia degli aiuti sanitari meticolosamente elaborata e portata avanti per incrementare l&#8217;influenza e il prestigio di Ankara nel mondo islamico, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-covid-19-sta-aiutando-la-turchia-a-rafforzarsi-nei-balcani.html">nei domini ex ottomani</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/il-covid19-sta-aiutando-la-turchia-ad-espandersi-in-asia-centrale.html">nelle terre abitate dai popoli turcofoni</a>, uno dei più importanti quotidiani filogovernativi ha pubblicato un lungo articolo <strong>ricco di accuse</strong> nei confronti dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-gas-israele.html">asse israelo-saudita</a> che potrebbe essere uno dei tanti messaggi da raccogliere e decifrare per capire in che modo la potenza eurasiatica si posizionerà nell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/ordine-mondiale-coronavirus.html">ordine mondiale di domani</a>.</p>
<h2>Un pamphlet anti-israeliano e anti-saudita</h2>
<p>In Turchia sono in corso <strong>grandi manovre</strong> per il dopo-Covid19 e ad annunciarle è spesso e volentieri il<em> Daily Sabah</em>, il megafono dello stato profondo. Dopo aver anticipato al pubblico internazionale che &#8220;il sogno di una grande Turchia è rinato&#8221; e che nel post-pandemia le principali potenze del pianeta<a href="https://it.insideover.com/politica/il-ruolo-della-turchia-nellordine-mondiale-post-pandemia.html"> dovranno tenere conto</a> delle sue legittime aspirazioni imperiali, più recentemente, lo stesso giornale ha pubblicato <a href="https://www.dailysabah.com/politics/news-analysis/how-israels-mossad-links-with-riyadh-feto-to-target-turkey">un articolo</a> indirizzato a Riad e Tel Aviv che, per strutturazione e lunghezza, può essere ritenuto un vero e proprio <strong>manifesto politico</strong>.</p>
<p>Le accuse contenute nel servizio sono gravissime: Israele, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti avrebbero dato vita ad una &#8220;struttura di spionaggio e terrore&#8221; che agirebbe in tutto il Medio oriente con la <strong>scusante</strong> della minaccia iraniana per colpire, in realtà, oppositori politici e potenze rivali. I servizi segreti dei quattro paesi non si limiterebbero ad attaccare gli interessi di Ankara nella regione, ma agirebbero anche<strong> all&#8217;interno</strong> dei suoi confini e il <em>Millî İstihbarat Teşkilâtı</em> (MIT), i servizi segreti turchi, avrebbe le prove di ciò.</p>
<p>I quattro paesi sono anche accusati di sostenere il <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/erdogan-e-la-caccia-ai-gulenisti-nellest-europa.html">movimento gulenista</a> del predicatore <b>Fethullah Gülen</b>, che da Erdogan è ritenuto il responsabile del <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-perche-il-golpe-e-fallito.html">colpo di stato fallito</a> del luglio 2016 e contro il quale, da quella data, è stata lanciata una lotta senza quartiere sino al<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/erdogan-e-la-caccia-ai-gulenisti-nellest-europa.html"> cuore dell&#8217;Europa</a>.</p>
<p>L&#8217;articolo prosegue riprendendo i contenuti di alcuni approfondimenti apparsi recentemente su piattaforme israeliane per addetti ai lavori, come <em>IntelliTimes</em>, che dipingerebbero la Turchia come un feudo iraniano e viene dato spazio alle dichiarazioni del giornalista<strong> Makor Rishon</strong>, vicino al primo ministro Benjamin Netanyahu, del quale viene riportata una controversa frase risalente a gennaio scorso: &#8220;Adesso che Qassem Soleimani è sepolto sottoterra, è tempo di focalizzarci sulle trame del suo gemello, Hakan Fidan&#8221;.</p>
<p>Fidan non è il membro di qualche organizzazione terroristica jihadista, e non è un esponente del regime rivoluzionario iraniano, ma è il <strong>direttore</strong> del MIT. Le parole di Rishon sono state quindi interpretate come una vera e propria <strong>minaccia</strong> ed il quadriumvirato arabo-israeliano è stato accusato di voler propagandare un legame inesistente fra Ankara e Teheran avente il solo scopo di ridurre le ambizioni di potere della prima nella regione mediorientale.</p>
<p>Il Mossad viene ritenuto l&#8217;artefice di ogni scandalo coinvolgente il movimento gulenista avvenuto negli anni recenti, dentro e fuori i confini turchi. Le due entità si scambierebbero preziose <strong>informazioni di intelligence</strong>, per mezzo delle comunità diasporiche all&#8217;estero, per colpire ed indebolire l&#8217;apparato erdoganiano e, inoltre, collaborerebbero per la <strong>demonizzazione mediatica</strong> del presidente turco. Riguardo quest&#8217;ultimo punto, il Daily Sabah riferisce che Gülen sarebbe tra i finanziatori di <em>Haaretz</em>, uno dei più importanti giornali israeliani.</p>
<h2>Il Mossad nel mirino</h2>
<p>Il Daily Sabah ha illustrato nei dettagli il modus operandi del Mossad, il servizio segreto israeliano per la sicurezza esterna, ricostruendo con dovizia di particolari le tappe più importanti del partenariato con Riad, dalla collaborazione nella sfera cibernetica alla neutralizzazione dei &#8220;cervelli pericolosi&#8221;, ossia gli scienziati dietro i programmi nucleari, biologici o chimici di potenze rivali come Iraq e Iran.</p>
<p>Secondo il quotidiano, il <strong>programma Pegasus</strong>, un software israeliano impiegato per la geolocalizzazione, sarebbe stato dato a Riad per permettere l&#8217;eliminazione di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jamal-khashoggi-dissidente-ucciso-istanbul.html"> Jamal Khashoggi</a>, un detrattore della famiglia Saud scomparso all&#8217;interno del consolato saudita ad Istanbul il 2 ottobre 2018.</p>
<p>Lo stesso software sarebbe costantemente richiesto dalle altre petromonarchie del golfo per perfezionare le capacità investigative dei loro apparati di sicurezza, ma si tratterebbe di un<strong> affare-trappola</strong>. Infatti, prosegue il Daily Sabah, &#8220;dato che la principale banca dati di questo software per lo spionaggio si trova a Tel Aviv, Israele può seguire le attività dei suoi alleati&#8221;. In questo modo, Israele sarebbe a conoscenza dell&#8217;utilizzo che gli acquirenti fanno di Pegasus e questo consentirebbe la raccolta di dati <strong>estremamente sensibili</strong>, utili per portare avanti ricatti e sapere le mosse dei partner.</p>
<p>Vengono, poi, ricostruite la rete di alleanze e organizzazioni di copertura di cui disporrebbe il <strong>Mossad</strong> nell&#8217;Europa centrale e balcanica, indicando i nomi di aziende che ne farebbero presumibilmente parte; vengono fatti i nomi di due scienziati che sarebbero stati uccisi dal Mossad nel 2017 e 2018 e, infine, viene dedicato un intero paragrafo ad <strong>Adi Lieberman</strong> e <strong>Neda Amin.</strong></p>
<p>La Lieberman, secondo la descrizione del Daily Sabah, sarebbe una spia specializzata in affari iraniani, fluente in lingua farsi, che avrebbe giocato un ruolo di primo piano durante la cosiddetta primavera iraniana del 2009 e nell&#8217;organizzare la fuga in Israele di dissidenti anti-khomeinisti come Payam Feili e Caspian Makan.</p>
<p>La Amin è una cittadina iraniana che nel 2014 ha chiesto asilo politico in Turchia ma che è stata <strong>espulsa</strong> tre anni dopo per presunte attività di spionaggio in favore di Israele. La donna, sulla quale gli investigatori avevano iniziato ad indagare nel 2016 alla luce del suo lavoro da remoto per il <em>Times of Israel</em>, ritenuto sospetto, nel luglio 2017 fu trovata in possesso di un cellulare e di un computer portatile con all&#8217;interno installati dei software per la sorveglianza. Le prove schiaccianti spinsero le autorità turche ad emanare un ordine di deportazione, tradottosi nel suo trasferimento a Tel Aviv.</p>
<h2>Leggere fra le righe</h2>
<p>L&#8217;articolo-denuncia del <em>Daily Sabah</em> presenta un contenuto molto forte ed è caratterizzato dall&#8217;utilizzo di toni ostili e dall&#8217;<strong>assenza di condizionali</strong>. Quest&#8217;ultimo punto è particolarmente importante perché il messaggio veicolato alla platea è che il giornale, ossia il MIT, garantisce per la qualità e la credibilità delle informazioni esposte e si assume la <strong>responsabilità</strong> delle gravi accuse mosse a Tel Aviv, che spaziano dalla complicità in omicidi all&#8217;esecuzione degli stessi.</p>
<p>I due paesi hanno avuto modo di collaborare<a href="https://it.insideover.com/politica/il-virus-e-le-convergenze-tra-israele-e-turchia.html"> nel corso della pandemia</a> ma ciò <strong>non deve trarre in inganno</strong>: Ankara ha dato il via libera ad un carico di merci destinato al mercato sanitario israeliano ottenendo in cambio di poter inviare aiuti ai territori palestinesi. Non si è trattato, quindi, di un riavvicinamento diplomatico ma di un<em> do ut des</em> all&#8217;insegna del <strong>pragmatismo</strong>.</p>
<p>Il protagonismo turco nel mondo islamico, palesatosi nel soccorso alla Palestina e nell&#8217;invio di carichj umanitari in decine di paesi durante il Ramadan, è la prova provante che l&#8217;obiettivo post-pandemia di Ankara è il <strong>consolidamento</strong> del proprio ruolo di difensore della <em>umma</em>, costruito faticosamente e lentamente negli anni dell&#8217;era Erdogan.</p>
<p>Si tratta di uno status ambito in passato dall&#8217;Egitto e per il quale si fronteggiano dal 1979 l&#8217;Arabia Saudita e l&#8217;Iran. È importante parlarne, perché è solo introducendo e comprendendo questo <strong>disegno georeligioso</strong> che si può dare un&#8217;interpretazione all&#8217;entrata dei <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-fratelli-musulmani-tra-turchia-e-libia.html">Fratelli Musulmani</a> e di <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/erdogan-il-sostegno-a-hamas-e-il-dilagare-del-jihadismo.html">Hamas</a> nell&#8217;orbita turca e al braccio di ferro inaugurato con l&#8217;asse Tel Aviv-Riad. Azioni e messaggi fra le righe lasciano supporre che tutto sia pronto per la trasformazione di questa rivalità in un vero e proprio scontro egemonico per il dominio sulla civiltà islamica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-si-prepara-allo-scontro-con-israele-e-arabia-saudita.html">La Turchia si prepara allo scontro con Israele e Arabia Saudita?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Erdogan e la caccia ai gulenisti nell&#8217;est Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/erdogan-e-la-caccia-ai-gulenisti-nellest-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 07:26:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan Bulgaria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pressato dalle tempeste internazionali e dai nemici interni, Recep Tayyip Erdogan continua a vedersela con la minaccia del movimento dell’imam Fetullah Gülen. Miglia sono i cittadini turchi ad essere incarcerati, indagati e rimossi da funzioni pubbliche con l’accusa di essere gulenisti: una psicosi che ha spinto il leader turco a promuovere una vera e propria &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/erdogan-e-la-caccia-ai-gulenisti-nellest-europa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/erdogan-e-la-caccia-ai-gulenisti-nellest-europa.html">Erdogan e la caccia ai gulenisti nell&#8217;est Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan Bulgaria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Erdogan-e-Bokyo-Borissov-Bulgaria-La-Presse-e1578813981269-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Pressato dalle tempeste internazionali e dai nemici interni, Recep Tayyip Erdogan continua a vedersela con la minaccia del movimento dell’imam <strong>Fetullah Gülen</strong>. Miglia sono i cittadini turchi ad essere incarcerati, indagati e rimossi da funzioni pubbliche con l’accusa di essere gulenisti: una psicosi che ha spinto il leader turco a promuovere una vera e propria caccia alle streghe internazionale (a colpi di richieste di estradizione) per colpire i nemici fuggiti all&#8217;estero negli ultimi cinque anni.</p>
<h2>Chi sono i gulenisti</h2>
<p>Leggendo dal <a href="https://fgulen.com/en/home/1292-fgulen-com-english">suo sito</a>, <strong>Gülen</strong> si definisce uno studioso musulmano, turco autorevole, pensatore, autore, poeta, <em>opinion leader</em> e attivista educativo che sostiene il dialogo interreligioso e interculturale, la scienza, la democrazia e la spiritualità e si oppone alla violenza e trasforma la religione in un&#8217;ideologia politica. Il sito web aggiunge che &#8221; secondo alcune stime, diverse centinaia di organizzazioni educative, università e scuole di lingua sono state istituite in tutto il mondo ispirate dal Fethullah Gülen ”. Il sito rileva, inoltre, che Gülen è stato “il primo studioso musulmano a condannare pubblicamente gli attacchi dell&#8217;11 settembre”. Fin qui, nulla di tanto grave da meritarsi l’appellativo di terrorista dal regime di Ankara. Sono in pochi a scrivere di lui, e a seconda delle penne, quest’uomo controverso finisce perennemente per esser bollato o come un “islamista radicale”, una descrizione pericolosa per il paese in cui vive-gli Stati Uniti-, oppure un “musulmano liberale”, reato ancora più grave nella nuova Turchia di Erdogan.</p>
<p>Ma cosa contiene la filosofia gulenista di così sconvolgente? In primo luogo, dissuade fortemente i suoi seguaci dal proselitismo aperto. Li esorta invece a praticare il <em>temsil</em>: vivere un modo di vivere islamico in ogni momento, dare il buon esempio e incarnare i loro ideali nel loro modo di vivere. In secondo luogo, il movimento esercita una nostalgia storica verso l’antica Turchia che un tempo permetteva a musulmani e non musulmani di vivere in pace. Ciò che più l’ha reso temibile in Turchia erano i suoi <strong>sermoni</strong> dediti ad un non ben precisato progetto di prendere tutti i luoghi nodali del potere turco (vedi l’esercito) per affermare il suo movimento: proprio queste ambizioni golpiste gli fecero guadagnare una condanna in contumacia e poi una salvifica assoluzione nel 2008. Considerazioni alterne il movimento le ha avute anche in Europa: nel 2008 il governo olandese aveva accusato il movimento di comportamenti anti-integrazione, il primo passo verso la radicalizzazione, tagliando drasticamente i fondi alle loro organizzazioni. Nel corso degli anni il movimento sembra essersi anche radicalizzato nei contenuti lanciando invettive, contro la “perfidia armena”, così in contrasto con l’ideale di tolleranza delle origini ed affermando l’ineluttabilità della superiorità dell’uomo sulla donna. Insomma, tutto e il contrario di tutto.</p>
<h2>Perché Erdogan teme i gulenisti</h2>
<p>Come ha fatto Fetullah Gülen a divenire uno dei nemici principali di Ankara?<strong> Gulen è stato, almeno fino al 2013, uno degli uomini fidati di Erdogan</strong>. l movimento di Gülen –l’<em>Hizmet</em> o <em>Cemaat</em>-, che il governo turco definisce alternativamente “Organizzazione Terroristica di Fethullah” (FETÖ) oppure “Organizzazione dello Stato Parallelo” (PDY) – ha appoggiato per molto tempo il leader turco. Fino a quando il movimento si è trasformato in una specie di setta, convertita al culto personale dell’istrionico imam. Ruolo fondamentale e oscuro nelle organizzazioni dell’Hizmet è quello dell’<em>Hocaefendi</em>, il “Gran maestro”. Per descrivere al meglio questa figura e il suo potere, <a href="https://www.city-journal.org/html/who-fethullah-g%C3%BClen-13504.html">Bekir Aksoy</a>, presidente di uno degli istituti gulenisti della Pennsylvania, intervistato nel 2010 dalla giornalista americana Suzy Hansen affermò: “Mettiamola in questo modo. Se un uomo con un Ph.D. e una carriera ben avviata venisse a visitare l’Hocaefendi, e l’Hocaefendi gli dicesse che potrebbe essere una buona idea costruire un villaggio al Polo Nord, quell’uomo col Ph.D. tornerebbe il giorno seguente con la valigia pronta”.</p>
<p>Al momento della sua ascesa al potere, Erdogan necessitava di un movimento come quello dell’<em>Hizmet</em>, per guadagnare consensi e finanziamenti. Tra il 2007 e il 2008 questo desiderio si espresse in un connubio giudiziario: grazie ai giudici e agli ufficiali di polizia gulenisti, Erdogan colpì con inchieste ben orchestrate l’opposizione kemalista, con conseguenti purghe di Stato. Per ripagare l’amico Fetullah di tanta fedeltà, tutti gli epurati di Stato vennero rimpiazzati con membri dell’<em>Hizmet</em>. <strong>Il connubio si ruppe nel 2010</strong> quando l’imam chiese ben 100 seggi assicurati alle elezioni che si sarebbero tenute l’anno successivo: di fronte al rifiuto, fu scontro aperto. I nuovi Abele e Caino di Ankara da allora hanno iniziato a condursi una guerra per procura: il primo cavalcando i moti di Gezi park e dirigendo precise accuse di corruzione verso l’<em>establishment</em> dell’AKP; il secondo, privando di finanziamenti l’antico alleato, bollando il movimento come terrorista e perseguendolo anche all&#8217;estero.</p>
<h2>A caccia di gulenisti nell’Europa dell’Est</h2>
<p>Dalla famosa <a href="https://it.insideover.com/politica/pentito-confessa-golpe-gulenista.html">notte del 15 luglio 2016</a>, non c’è più stata pace per i gulenisti. La Turchia ha iniziato una vasta operazione di pressione sui governi stranieri per estradare presunti terroristi legati all’imam. La maggior parte ha rigettato le richieste di estradizione, tranne i paesi balcanici e dell’est Europa, dove controverse operazioni di rimpatrio di sospetti gulenisti, dal Kosovo e dalla Moldavia, hanno sortito i medesimi effetti di un’estradizione, realizzando i <em>desiderata</em> di Ankara. Qualunque sia la verità su quella notte, che viaggia sul filo del golpe/autogolpe, da quel momento Erdogan ha sfruttato ogni occasione per bollare i gulenisti come autori del fallito colpo di Stato. Da qui una ricerca schizofrenica che passa soprattutto dai Balcani, dove molti gulenisti hanno trovato rifugio.</p>
<p>Proprio il 18 dicembre scorso un giudice rumeno ha respinto una richiesta turca di estradare un’ insegnante di 24 anni arrestata dalla polizia e ricercata dalle autorità di Ankara. <a href="https://balkaninsight.com/2019/12/18/gulenist-teacher-wanted-by-ankara-arrested-in-romania/">Busra Zeynep Zen</a>, un&#8217;insegnante di inglese affiliata al movimento del religioso turco in esilio, è comparsa davanti al giudice della corte d&#8217;appello subito dopo la sua detenzione negando di aver mai sostenuto il terrorismo e ha accusato le autorità del suo paese natale di volerla estradare per torturarla e metterla in prigione. La donna ha il diritto legale di essere in Romania e insegna alla International Computer High School di Bucarest, gestita da sostenitori di Gulen. In Moldavia, su richiesta di Ankara, le autorità locali nel marzo dell&#8217;anno scorso avevano arrestato il padre dell&#8217;insegnante arrestata in Romania, Turgay Sen, direttore di una rete scolastica collegata a Gulen in Moldavia. Alla fine l&#8217;uomo è fuggito in Kosovo, paese da dove diversi presunti gulenisti sono stati rimandati in Turchia negli ultimi anni.</p>
<p>La <strong>caccia alle streghe</strong> prosegue anche nel 2020. Il governo albanese ha negato che l&#8217;agenzia di <em>intelligence</em> dello stato turco, il MIT, sia stata coinvolta nell&#8217;estradizione il primo gennaio di un presunto sostenitore di Gulen. L&#8217;insegnante <a href="https://balkaninsight.com/2020/01/03/turkey-hails-gulenist-deportation-from-albania-as-mit-success/">Harun Celik</a> è stato arrestato in Albania nel luglio 2019 mentre stava cercando di viaggiare dal Kazakistan al Canada via Tirana con documenti falsi. Una stazione televisiva pro-governativa turca, <em>AHaber TV Channel</em>, ha dichiarato che Celik sarebbe stato trasferito in tribunale dopo l’interrogatorio, presumibilmente con l’accusa di essere membro di un&#8217;organizzazione terroristica e di spionaggio contro lo stato turco &#8211; le solite accuse per presunti &#8220;gulenisti&#8221;.</p>
<p>Sebbene le autorità albanesi neghino il legame tra caccia ai gulenisti e questa operazione, i media turchi hanno salutato la resa come &#8220;un&#8217;operazione riuscita&#8221; condotta dal MIT, una richiesta che ha messo in imbarazzo le autorità albanesi, che continuano a respingere le dichiarazioni di coinvolgimento straniero. Tirana ha anche negato ai microfoni di <em>Balkan Insight</em> che il ritorno forzato di Celik in Turchia sia stato il risultato dello stretto rapporto tra il Primo Ministro albanese Edi Rama e il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Il presunto gulenista, inoltre, aveva presentato una domanda di asilo politico, quindi la sua espulsione dall&#8217;Albania risulterebbe quantomeno controversa. Un caso che metterebbe a rischio gli sforzi fatti da Tirana nella speranza di adesione all’UE.</p>
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		<title>Così Erdogan indottrina i giovani</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/turchia-generazione-giovani-odiano-curdi-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 06:40:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1524" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giovani supporter dell&#039;Akp di Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan-1024x813.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Negli ultimi venti-trent&#8217;anni in Turchia c&#8217;è stato un cambiamento significativo e sotterraneo all&#8217;interno della società, ma noi curdi ce ne siamo accorti solo di recente. Grazie al controllo sull&#8217;istruzione sono riusciti a dar forma a una nuova generazione di giovani indottrinati ed è anche per questo il potere di Erdogan è così forte&#8221;. A spiegare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/turchia-generazione-giovani-odiano-curdi-erdogan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/turchia-generazione-giovani-odiano-curdi-erdogan.html">Così Erdogan indottrina i giovani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1524" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giovani supporter dell&#039;Akp di Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Giovani-supporter-dellAkp-di-Recep-Tayyip-Erdogan-1024x813.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Negli ultimi venti-trent&#8217;anni in <strong>Turchia</strong> c&#8217;è stato un cambiamento significativo e sotterraneo all&#8217;interno della società, ma noi curdi ce ne siamo accorti solo di recente. Grazie al controllo sull&#8217;istruzione sono riusciti a dar forma a una nuova generazione di giovani indottrinati ed è anche per questo il potere di Erdogan è così forte&#8221;.</p>
<p>A spiegare l&#8217;impatto che l&#8217;istruzione ha sulla formazione delle persone in Turchia e i suoi effetti a livello politico è Erol, giovane curdo del centro Ararat di Roma, che ha vissuto sulla sua pelle la discriminazione che attraversa il sistema scolastico e diretta verso particolari settori della popolazione. Primi tra tutti i curdi.</p>
<h2>L&#8217;islamizzazione</h2>
<p>&#8220;Il vero cambiamento nell&#8217;istruzione si è avuto a partire dal 2002, da quando cioè <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong></a> e la destra hanno preso il potere ed emanato delle leggi con l&#8217;intento di <strong>islamizzare</strong> l&#8217;insegnamento nelle scuole sulla scia di quanto stava già facendo da anni <strong>Fethullah Gülen</strong>&#8220;.</p>
<p>Fino a poco prima del fallito golpe del 2016 i rapporti tra il predicatore e l&#8217;attuale presidente della Turchia erano molto stretti, ma con il tempo si sono deteriorati fino a trasformarsi in una lotta aperta e in una campagna punitiva del capo di Stato turco contro il suo ex maestro. &#8220;Con Erdogan al governo, il potere di Gülen è aumentato sempre di più e il numero delle scuole sotto il suo controllo ha continuato a crescere: dopo il 2002 potevi contare almeno tre/quattro istituti scolastici privati finanziati dalla sua associazione in ogni città della Turchia e altri sono stati aperti anche fuori dal Paese&#8221;.</p>
<p>Centrale in queste scuole era l&#8217;insegnamento dell&#8217;islam, ma non solo. &#8220;I seguaci di Gülen andavano dalle famiglie più povere che vivevano nel Kurdistan per convincerle ad affidare loro i propri figli, promettendo che avrebbero dato loro un&#8217;istruzione e anche un lavoro una volta terminati gli studi. I gulenisti mantenevano fede alla parola data, ma il loro obiettivo era indottrinare i curdi, considerati generalmente dei comunisti e quindi degli atei&#8221;.</p>
<p>Gülen e il suo movimento non sono gli unici a fare dell&#8217;islam uno dei pilastri dell&#8217;istruzione. &#8220;A partire dal 2002&#8221;, prima volta in cui l&#8217;attuale presidente vincesse le elezioni, &#8220;il programma delle scuole pubbliche viene modificato e diventa obbligatorio seguire dei corsi sull&#8217;islam&#8221;. Si tratta di riforme che hanno un&#8217;importante valenza politica e che non tarderanno a mostrare il loro impatto sulla società . &#8220;Sono riusciti a dar vita a una nuova generazione di giovani che si rivedono nei valori religiosi e che sono stati debitamente inseriti in posizioni di potere in Turchia. Lo stesso Erdogan quindi non ha esitato a usare l&#8217;istruzione per i suoi scopi, sostituendo i valori del kemalismo con quelli dell&#8217;islam&#8221;.</p>
<h2>La vita dei curdi nelle scuole turche</h2>
<p>Erol sospira quando gli chiedo di raccontarmi la sua vita da studente in una Turchia in cui affermare di essere curdo vuole dire essere emarginato. &#8220;Quando ero alle elementari, ogni giorno prima di iniziare le lezioni ci facevano cantare una canzone che faceva più o meno così: &#8216;Io sono turco, questa è la mia bandiera&#8230;sono pronto a dare la mia vita per la Turchia&#8217;. È stata prassi obbligatoria fino al 2015, poi la legge è cambiata&#8221;. Tutte le mattine, per anni, Erol e altri come lui sono stati costretti a <strong>negare la propria identità</strong> e le proprie origini, segno di un indottrinamento che ha inizio fin dalla tenera età. &#8220;Quando noi curdi iniziano ad andare a scuola non conosciamo il turco, lo impariamo dietro i banchi e i maestri con noi sono sempre molto severi, ricorrono spesso alle punizioni corporali&#8221;. Ma a dover rinnegare se stessi non sono solo gli studenti.</p>
<blockquote><p>Gli stessi insegnanti che venivano dal Kurdistan dovevano nascondere le loro origini se volevano lavorare</p></blockquote>
<p>I problemi per Erol sono iniziati durante gli anni del liceo. &#8220;C&#8217;era una professoressa di estrema destra che è riuscita a farmi espellere accusandomi di essere pericoloso, ma la verità è che non accettava il fatto che continuassi a dire di essere curdo e non turco: è per questo che sono stato espulso&#8221;. Costretto a lasciare la scuola, Erol ha trascorso due mesi a casa. &#8220;Poi un giorno un mio parente mi ha detto che se volevo riprendere a studiare dovevo andare con lui a Batman (nel Kurdistan turco, <em>ndr</em>) e vivere nel campus della scuola a cui mi avrebbe iscritto. Ho accettato, ma solo dopo ho capito che si trattava di un <strong>istituto finanziato da Gülen</strong>. Ho resistito pochi mesi. In queste scuole gli studenti non hanno alcun tipo di libertà, sono costretti a osservare delle regole molto rigide. Per farti un esempio, ogni giorno alle 18 dovevamo ascoltare un discorso di Gülen e piangere&#8221;. Piangere? Erol ride alla vista della mia faccia stupita. &#8220;Sì, e se non lo facevi il maestro ti rimprovera e ti manda a bagnarti gli occhi&#8221;.</p>
<p>La vita giornaliera all&#8217;interno di questi campus seguiva ritmi ben precisi. &#8220;Ci svegliavamo alle cinque per pregare, alle sei facevamo colazione, dalle 7 alle 15 avevamo lezione con una sola pausa nel mezzo, poi dalle 16 alle 17 eravamo liberi, ma alle 18 dovevamo seguire l&#8217;ennesimo incontro sull&#8217;islam. Ogni tanto ci facevano vedere dei film, anche quelli americani, ma ogni volta che veniva inquadrata una donna mandavano avanti il video. Non avevamo alcuna libertà, era un indottrinamento continuo. Dopo due mesi grazie all&#8217;aiuto di una persona mi sono iscritto a un altro liceo, ma ho continuato a vivere nel campus per capire cosa succedeva e passare informazioni. Poi però hanno scoperto che ero vicino a Hdp (partito filo-curdo, ndr) e mi hanno cacciato&#8221;.</p>
<p>&#8220;I seguaci di Gülen sono dei fanatici&#8221;, ci tiene a specificare Erol. &#8220;Non sono più in grado di pensare con la propria testa e molti di loro dopo il 2016 sono diventati sostenitori di Erdogan&#8221;.</p>
<h2>L&#8217;università</h2>
<p>&#8220;Terminato il liceo ho passato l&#8217;esame per l&#8217;Università al quarto tentativo e mi sono iscritto alla facoltà di economia, ma dopo sei mesi sono stato cacciato per motivi politici&#8221;. Sorridendo, Erol mi racconta la sua storia e i problemi avuti all&#8217;Università. &#8220;Quando sei uno studente fuori sede e non hai molti soldi puoi ottenere un posto nello studentato gestito dallo Stato, ma per averlo devi prima superare un colloquio durante il quale alcuni professori ti fanno delle domande sull&#8217;islam. Io era preparato, sono riuscito ad avere un alloggio, ma dopo pochi giorni ho dovuto lasciarlo e ho iniziato ad aiutare anche altri a cercare un&#8217;altra sistemazione&#8221;. La motivazione, ancora una volta, è politica. &#8220;Anche in questi studentati&#8221;, spiega Erol, &#8220;si cercava di cambiare il modo di pensare dei ragazzi secondo un&#8217;ottica nazionalista e islamica, soprattutto nel caso dei curdi. Eravamo obbligati a partecipare alle manifestazioni della destra o legate all&#8217;islam, ma io mi sono rifiutato, ho lasciato lo studentato e ho creato un gruppo a cui hanno aderito anche i compagni comunisti e socialisti. All&#8217;inizio eravamo setto-otto, ma quando siamo cresciuti ci hanno fatto chiudere e io sono stato cacciato dall&#8217;università&#8221;.</p>
<p>Terminata la sua storia, c&#8217;è un punto che Erol vuole chiarire:</p>
<blockquote><p>Il problema non è l&#8217;islam in generale, ma il modo in cui veniva insegnato nelle scuole private di Gülen prima e in quelle pubbliche a seguito delle riforme volute da Erdogan poi</p></blockquote>
<h2>La svolta del 2016</h2>
<p>Nel 2016 si arriva al<a href="https://www.aljazeera.com/news/2016/12/turkey-failed-coup-attempt-161217032345594.html" target="_blank" rel="noopener"> fallito golpe</a> contro il Governo turco. Erdogan punta il dito contro Gülen e i suoi seguaci e per tutta risposta incarcera o licenzia tutti coloro che ritiene siano vicini al suo ex maestro. &#8220;La situazione in Turchia è cambiata dopo che i rapporti tra Erdogan e Gülen si sono rovinati. Quest&#8217;ultimo non ha accettato il fatto che il suo pupillo fosse diventato più potente di lui, per cui ha cercato di scavalcarlo, scatenando così una vera e propria guerra intestina&#8221;.</p>
<p>Uno dei punti di maggior attrito tra i due è stata proprio la<strong> questione curda</strong>. Come ci spiega Erol, &#8220;Erdogan voleva arrivare a un accordo di pace, per questo molti di noi all&#8217;inizio hanno votato per lui, ma Gülen era assolutamente contrario&#8221;. Il predicatore &#8220;ha fatto di tutto per ostacolare le trattative, arrivando anche a usare i giudici a lui fedeli per attaccare i Municipi curdi. Quando Erdogan ha capito di aver perso il controllo su Gülen e i suoi seguaci ha fatto chiudere le scuole e le organizzazioni legate al suo ex maestro&#8221;. Il vuoto lasciato da Gülen è stato riempito dall&#8217;attuale presidente turco, che ha inserito in posti chiave persone a lui vicine e portato avanti un&#8217;importante riforma del sistema scolastico, riuscendo così a incidere sulla formazione dei giovani sul modello delle scuole di Gülen. In questo modo il presidente turco è riuscito a far crescere il suo potere, inculcando nei ragazzi sentimenti nazionalisti &#8220;e mettendoli contro tutte le minoranze presenti in Turchia, <em>in primis</em> contro i curdi. Se chiedi a qualcuno cosa pensa di noi ti risponderà che siamo dei terroristi, ma non sarà in grado di spiegarti perché. Gli è stato insegnato così e tanto basta&#8221;.</p>
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		<title>Albania, le radici della crisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-le-radici-della-crisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Sep 2019 14:27:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[bunker]]></category>
		<category><![CDATA[Elbasan]]></category>
		<category><![CDATA[Kucova]]></category>
		<category><![CDATA[Metalurgjiku]]></category>
		<category><![CDATA[Tirana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="711" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137-1024x379.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il lancio di molotov, il fumo dei lacrimogeni, le tensioni tra manifestanti e polizia. Le immagini dell&#8217;assalto al palazzo del governo albanese dello scorso febbraio hanno fatto il giro del mondo. Nonostante gli appelli alla calma della Comunità internazionale, lo scontro tra forze di maggioranza e opposizione si è esacerbato, approdando dalla piazza ai vertici &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-le-radici-della-crisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="711" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Bosnia.019137-1024x379.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il lancio di molotov, il fumo dei lacrimogeni, le tensioni tra manifestanti e polizia. Le immagini dell&#8217;assalto al palazzo del governo albanese dello scorso febbraio hanno fatto il giro del mondo. Nonostante gli appelli alla calma della Comunità internazionale, lo scontro tra forze di maggioranza e opposizione si è esacerbato, approdando dalla piazza ai vertici delle istituzioni e arrivando a pregiudicare anche il futuro dell&#8217;Albania in Europa. Eppure la crisi che sta attraversando il Paese ha radici ben più profonde e risalenti nel tempo. Quattro storie diverse tra loro che raccontano la giovane democrazia balcanica nel presente alla luce del suo controverso rapporto con il passato.</p>
<p>Quello con il regime comunista di Enver Hoxha, letto attraverso uno dei suoi tratti più peculiari, gli oltre 700mila bunker costruiti negli anni Settanta e Ottanta per dare rifugio alla popolazione contro un immaginario attacco dell&#8217;imperialismo occidentale e del socialimperialismo sovietico. Quei bunker sono divenuti parte del patrimonio genetico del Paese che li ha distrutti, preservati, riconvertiti. Altra eredità del comunismo è il Metalurgjiku, la monumentale fucina di metalli pesanti, fiore all&#8217;occhiello del piano di industrializzazione avviato da Hoxha. Un sito industriale, ora in larga parte dismesso, dall&#8217;impatto ambientale devastante che ha reso Elbasan la città più inquinata dell&#8217;Albania. Alla contaminazione della terra, delle acque e dell&#8217;aria, si sommano oggi gli sviluppi incerti di un capitalismo che sta stravolgendo il volto del Paese. Tappa poi a Kucova, Albania centrale, conosciuta come Petrolia ai tempi dell&#8217;occupazione fascista e ribattezzata città di Stalin negli anni della dittatura comunista. Ora Kucova si prepara all&#8217;ennesima metamorfosi. Tra gli scheletri della raffineria di petrolio dell&#8217;Azienda Italiana Petroli Albanesi e i rottami dei velivoli made in Urss, sorgerà la prima base aerea Nato nella regione. Un investimento di 50 milioni di euro che punta a fare dell&#8217;Albania l&#8217;avamposto dell&#8217;alleanza atlantica nei Balcani.</p>
<p>Infine un reportage sull&#8217;influenza della Turchia di Recep Tayyip Erdogan in Albania, terra di conquista dell&#8217;Impero ottomano. Un&#8217;alleanza politica, economica e religiosa che è uscita scossa dalla notte del fallito colpo di Stato in Turchia del 15 luglio 2016. Da alleato a sorvegliato speciale, il Paese delle aquile è accusato di essere il centro delle attività di Fethullah Gulen, predicatore turco sospettato numero uno del golpe, nei Balcani. Una spina nel fianco che rischia di minare i rapporti tra Ankara e Tirana.</p>
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		<title>Moldavia, il prossimo terreno di scontro fra Russia e Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/moldavia-il-prossimo-terreno-di-scontro-fra-russia-e-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2019 14:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gagauzia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="661" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259-300x103.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259-768x265.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259-1024x353.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Moldavia è uno degli ultimi bastioni della presenza russa in Europa, ma la guerra fredda è finita e, con essa, la logica dell&#8217;appartenenza incontestabile ad un blocco di potere. Nuovi attori si sono affacciati sulla scena regionale e sono intenzionati a sfidare la consolidata egemonia russa sul paese, in primis Romania e Turchia. Mentre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/moldavia-il-prossimo-terreno-di-scontro-fra-russia-e-turchia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="661" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259-300x103.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259-768x265.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Moldavia-La-Presse-e1567260500259-1024x353.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Moldavia è uno degli ultimi bastioni della presenza russa in Europa, ma la guerra fredda è finita e, con essa, la logica dell&#8217;appartenenza incontestabile ad un blocco di potere. Nuovi attori si sono affacciati sulla scena regionale e sono intenzionati a sfidare la consolidata egemonia russa sul paese, in primis Romania e Turchia.</p>
<p>Mentre Bucarest sta provando ad accelerare il processo d&#8217;integrazione del proprio vicino nell&#8217;Unione Europea tramite lobbismo, diplomazia, economia e influenza culturale (il progetto della<em> Grande Romania</em>), l&#8217;arrivo di Ankara è da leggersi nel contesto dell&#8217;agenda espansionistica erdoganiana basata sui fondamentali del neo-ottomanesimo e del panturchismo.</p>
<h2>Le mosse turche in Gagauzia</h2>
<p>La Gagauzia è una regione autonoma all&#8217;interno della repubblica moldava che ha dichiarato la propria indipendenza nell&#8217;agosto 1991, ossia un mese prima che la più celebre Transnistria facesse lo stesso. Sebbene la religione maggioritaria sia il cristianesimo ortodosso, i gagauzi sono un popolo etnicamente e linguisticamente <strong>turco</strong> stanziatosi nella regione tra il 12esimo e il 13esimo secolo.</p>
<p>Contrariamente a quanto accaduto in Crimea <a href="https://www.insideover.com/terrorism/why-crimea-could-turn-into-russias-next-jihadist-hotbed.html">con i tatari</a>, i rapporti fra russi e gagauzi son stati caratterizzati da mutue simpatie e sostegno sin dalla discesa dell&#8217;impero zarista nella Bessarabia durante il 19esimo secolo. Nel 1991 fu indetto un referendum per definire il destino della regione: la stragrande maggioranza della popolazione votò per essere annessa all&#8217;Unione Sovietica. Infine, tre anni più tardi, il governo centrale riuscì ad evitare la secessione concedendo un regime d&#8217;autonomia speciale.</p>
<p>E l&#8217;immedesimazione con la Russia non sembra essere mutata negli ultimi vent&#8217;anni, dato che un referendum consultivo del 2014 stabilito per chiedere agli abitanti di scegliere tra l&#8217;avvicinamento all&#8217;Unione Europea o il mantenimento del primato diplomatico con Mosca si è concluso con il <a href="https://jamestown.org/program/the-gagauz-referendum-in-moldova-a-russian-political-weapon/#.UwUW057VrdL">97% dei voti</a> in favore di quest&#8217;ultimo. L&#8217;anno seguente, invece, le elezioni locali sono state vinte dalla candidata filorussa <strong>Irina Vlah</strong>.</p>
<p>Eppure, il posizionamento filorusso della classe politica e della stessa popolazione potrebbe mutare nei prossimi anni, alla luce del <strong>crescente interesse</strong> di Erdoğan nel convertire la regione agli ideali del panturchismo. Ad esempio la Vlah, pur riconoscendo alla Russia un ruolo di prima importanza, ha manifestato la volontà di fare della Gagauzia un polo d&#8217;attrazione <strong>anche per la Turchia</strong>, la quale sta radicando la propria presenza attraverso investimenti, interscambio commerciale e iniziative culturali.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;Agenzia di Coordinamento e Cooperazione Turca (<em>Tika</em>), che è l&#8217;ente governativo dedicato al finanziamento di progetti infrastrutturali, energetici e culturali, e all&#8217;aiuto allo sviluppo in <a href="https://www.tika.gov.tr/upload/publication/TIKA%20ANNUAL%20REPORT%202013.pdf">paesi di interesse strategico</a> per la politica estera nazionale, negli ultimi anni sta devolvendo <a href="https://ilmanifesto.it/ue-russia-e-turchia-vanno-daccordo-solo-in-gagauzia/">quote sempre crescenti</a> del proprio bilancio alla Ga<span style="font-size: 1rem;">gauzia, nella quale ha costruito scuole di lingua turca e gagauza, ospedali, asili, case di cultura, una biblioteca, e finanzia la ristrutturazione di strade, edifici, acquedotti e del sistema infrastrutturale nel suo complesso.</span></p>
<p>Fra il 1993 ed il 2012 la Tika h<span style="font-size: 1rem;">a destinato in Gagauzia una parte significativa dei<a href="https://www.tika.gov.tr/upload/oldpublication/moldova.pdf"> 24 milioni di dollari</a> spesi in Moldavia per il finanziamento dei progetti suscritti e di molti altri ancora, in ogni settore di rilevanza &#8211; incluso quello mediatico.</span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Attraverso i centri di cultura, nei quali si enfatizza la comune identità turcica e si pr</span><span style="font-size: 1rem;">omuovono gli scambi bilaterali, Ankara sta alimentando la rinascita del </span><strong style="font-size: 1rem;">nazionalismo gagauzo</strong><span style="font-size: 1rem;">, tentando di plasmare le future dinamiche sociali e politiche della regione autonoma in proprio favore. In occasione della</span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-and-moldova-agree-on-full-rights-for-gagauz-region-138041"> due-giorni ufficiale</a><span style="font-size: 1rem;"> in Moldavia dell&#8217;ottobre 2018, durante la quale Erdoğan e l&#8217;omologo </span><strong style="font-size: 1rem;">Igor Dodon</strong><span style="font-size: 1rem;"> hanno firmato un accordo di cooperazione militare, il presidente turco ha fatto una</span><strong style="font-size: 1rem;"> storica visita</strong><span style="font-size: 1rem;"> a Comrat, il capoluogo della Gagauzia, incontrando la Vlah e dichiarando che le autorità turche stavano lavorando congiuntamente con quelle moldave per garantire alla regione la &#8220;</span><em style="font-size: 1rem;">piena autonomia</em><span style="font-size: 1rem;">&#8221; e che avrebbero fornito tutto l&#8217;aiuto e gli incentivi necessari per tale scopo.</span></p>
<p>Di carattere altamente simbolico ed evocativo sono anche gli eventi-chiave che stanno coronando l&#8217;intensificazione dei rapporti bilaterali gagauzo-turchi. Nel 2017, ad esempio, la<a href="https://balkaninsight.com/2018/01/03/gagauz-resist-moldova-s-embrace-of-west-01-01-2018-1/"> cerimonia di svelamento</a> di un busto dedicato a Mustafa Kemal, il padre della Turchia moderna, eretto nel cortile della biblioteca turca di Comrat, è stata accompagnata dal suono degli inni nazionali di Moldavia, Gagauzia e Turchia, seguito da un minuto di silenzio per commemorare lo statista.</p>
<p>L&#8217;obiettivo del presidente turco è chiaro: sfruttare il temporaneo momento di debolezza e distrazione russo, causato dalle sanzioni occidentali e dal focus geopolitico spostato su altri fronti internazionali, per alimentare il <strong>riposizionamento</strong> della Gagauzia nella sfera d&#8217;influenza di Ankara, utilizzando questa piccola regione dalle velleità altalenanti tra secessione e autonomia come una<strong> leva di pressione</strong> con cui controbilanciare il potere di Mosca in Moldavia e, in esteso,<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-erdogan-corteggia-lucraina.html"> in Ucraina</a>.</p>
<p>A corroborare quest&#8217;ipotesi sono<a href="https://www.tccb.gov.tr/en/news/542/99187/-gagauzia-holds-a-special-place-in-our-relations-with-moldova-"> gli stessi passaggi fondamentali</a> &#8211; ma che sono stati ignorati &#8211; del discorso tenuto da Erdoğan durante la visita in Moldavia: l&#8217;importanza che la Gagauzia riveste per la Turchia alla luce della sua storia e della sua posizione, ossia che è abitata da un popolo turco e che ciò che avviene al suo interno<strong> si riflette sulla stabilità regionale</strong>, e l&#8217;impegno turco a difendere la Moldavia dalle minacce disgreganti provenienti dalla Transnistria in quanto considerato paese amico e partner strategico di cui si condividono gli &#8220;<em>interessi vitali</em>&#8220;.</p>
<p>A evidenziare la crescente importanza rivestita dalla Gagauzia nella galassia del panturchismo è anche il fatto che il <a href="https://www.fuen.org/dk/nyheder/single/article/autonomous-territorial-unit-of-gagauzia-hosted-the-5th-annual-meeting-of-fuen-tag/">quinto incontro</a> annuale del <strong>Gruppo di Lavoro delle Minoranze Turche dell&#8217;Unione Federale delle Nazionalità Europee</strong> si è tenuto a Comrat a novembre dello scorso anno. E la vera protagonista dell&#8217;evento è stata proprio Ankara, che ha partecipato attraverso la Presidenza per i Turchi all&#8217;estero e le comunità relative, un ente governativo che si occupa di rafforzare il dialogo tra i paesi abitati da popolazioni turche.</p>
<p>I risultati conseguiti dal governo locale sono stati considerevoli: accordi per maggiori investimenti nella regione, impegno dei paesi partecipanti a far ottenere alla Gagauzia maggiore riconoscimento a livello internazionale,</p>
<h2>Rapporti bilaterali sempre più stretti</h2>
<p>Un mese prima che Erdoğan visitasse Chișinău e Comrat, un&#8217;operazione antiterrorismo dei servizi segreti moldavi, con l&#8217;appoggio esterno di quelli turchi, ha portato all&#8217;arresto di <a href="https://balkaninsight.com/2018/09/06/six-turkish-professors-detained-by-moldovan-secret-services-09-06-2018/">sei cittadini turchi </a>accusati di essere membri del <i>Gülen hareketi</i>, il presunto circuito internazionale anti-erdoganiano ruotante attorno alla figura del predicatore<strong> Fethullah Gülen</strong> &#8211; colui che secondo il presidente turco avrebbe orchestrato il tentato colpo di Stato di luglio 2016.</p>
<p>Gli arrestati lavoravano come corpo docente presso la catena di scuole private &#8220;Orizont&#8221;, della quale era stato posto in custodia anche il direttore<a href="https://balkaninsight.com/2018/04/27/turkey-turns-screws-on-gulen-supporters-in-moldova-04-20-2018/"> Turgay Sen</a> a marzo dello stesso anno per accuse di finanziamento al terrorismo. Tutti e sette i sospettati sono stati poi estradati in Turchia.</p>
<p>Collaborazione nella lotta al gulenismo a parte, Moldavia e Turchia stanno intensificando i rapporti bilaterali in ogni settore strategico: difesa, sicurezza, economia, commercio, diplomazia.</p>
<p>Dal 2016 i due paesi sono legati da un accordo di libero scambio che ha reso la Turchia <a href="https://jam-news.net/the-erdoganisation-of-moldova-what-chisinau-is-learning-from-turkey/">una delle prime cinque</a> destinazioni delle esportazioni moldave.</p>
<p>Ma è stata la due-giorni di Erdoğan dell&#8217;ottobre 2018 l&#8217;evento più eloquente di questo nascente partenariato strategico. Non solo il presidente turco ha concluso un accordo di cooperazione militare che prevede esercitazioni congiunte, scambio di informazioni e supporto logistico, e ha partecipato alla riapertura del palazzo presidenziale di Chișinău, ristrutturato completamente da Ankara per una spesa di quasi<a href="https://jam-news.net/the-erdoganisation-of-moldova-what-chisinau-is-learning-from-turkey/"> 8 milioni di euro, </a>ma con la sua visita in Gagauzia ha inviato un chiaro messaggio allo storico rivale russo: <strong>la Turchia è entrata in Moldavia per restare.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/moldavia-il-prossimo-terreno-di-scontro-fra-russia-e-turchia.html">Moldavia, il prossimo terreno di scontro fra Russia e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché la Turchia sta sfidando gli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-la-turchia-sta-sfidando-gli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 12:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=214745</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="609" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170-300x95.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170-768x244.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170-1024x325.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati tre anni da quella notte di metà luglio quando una fazione dell’aviazione turca cercò di rovesciare il governo dell’allora ed attuale presidente Recep Tayyip Erdogan. Il tentativo di colpo di Stato fallì miseramente nel giro di poche ore, con i cittadini di Istanbul, chiamati in appello dallo stesso Erdogan, che scesero in strada &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-turchia-sta-sfidando-gli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="609" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170-300x95.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170-768x244.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9953344-e1564230645170-1024x325.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono passati tre anni da quella notte di metà luglio quando una fazione dell’aviazione turca cercò di rovesciare il governo dell’allora ed attuale presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>. Il tentativo di colpo di Stato fallì miseramente nel giro di poche ore, con i cittadini di Istanbul, chiamati in appello dallo stesso Erdogan, che scesero in strada a fermare i carri armati dei ribelli. Le conseguenze del fallito golpe sono state durissime, a partite da più di 200 morti nella notte della sommossa, fino alle repressioni che hanno portato all’arresto di decine di migliaia di persone. Molti di questi sono intellettuali, accademici, funzionari e giornalisti, accusati dal governo turco di essere la quinta colonna di <strong>Fethullah Gülen</strong>, l’accerrimo nemico del &#8220;Sultano&#8221;, da anni residente negli Stati Uniti, che viene considerato responsabile del golpe.</p>
<p>Un’altra conseguenza è stata la svolta della <strong>Turchia</strong>, che da fermo bastione e faro dei valori occidentali nel Medio Oriente si è trasformata in un elemento di destabilizzazione, non solo nella regione, ma anche della <strong>Nato</strong>, della quale la Turchia è membro sin dagli anni Cinquanta. Il momento della svolta può essere certamente considerato il golpe fallito, dopo il quale Ankara ha richiesto più volte l’estradizione di Gülen. Una richiesta &#8211; questa &#8211; che però non è mai stata presa in seria considerazione dagli Stati Uniti. Ma alla base del nuovo anti americanismo nascente in Turchia ci sono anche importanti questioni geo-strategiche. Se per esempio, all’alba delle primavere arabe nel lontano 2011, <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html" target="_blank" rel="noopener">quando cominciò anche la rivolta in Siria che presto sarebbe sfociata in aperta guerra civile</a>, gli obiettivi della Turchia e dell’Occidente sembrano armonizzarsi perfettamente, dopo otto anni di guerra America e Turchia non potrebbero essere su posizioni più differenti.</p>
<p>Mentre all’inizio del conflitto siriano sia Erdogan, allora primo ministro, che <strong>Barack</strong> <strong>Obama</strong>, il presidente americano, vedevano nella cacciata di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener">Bashar al Assad</a> l’obiettivo strategico più importante, ora la Turchia si trova di fatto a sostenere il governo siriano. Assad, nonostante tutto, è riuscito a sopravvivere a quella che, almeno fino all’entrata in gioco della Russia, era sembrata un situazione estremamente precaria. I più efficaci alleati degli Stati Uniti in Siria, i ribelli <strong>curdi</strong>, sono considerati terroristi dal governo di Ankara, sensibilissimo nei confronti della questione di un possibile Stato curdo, sia questo in Siria o in Iraq. La Turchia infatti teme che un entità curda riconosciuta internazionalmente potrebbe destabilizzare ancora di più la regione sudorientale del Paese, dove la concentrazione di curdi è molto elevata. Qui la Turchia ormai da diversi anni si trova a fronteggiare un conflitto di intensità medio-bassa che potrebbe però trasformarsi facilmente in una guerra civile nel caso i ribelli curdi sul territorio turco potessero contare di un supporto di uno Stato indipendente al confine con la Turchia che godesse del sostegno americano. È uno scenario da incubo per la Turchia e sul quale i turchi non sono disposti a negoziare.</p>
<p>L’incubo degli <strong>Stati Uniti</strong> invece è che la Turchia si trasformi in una quinta colonna russa all’interno dell’alleanza atlantica, <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-s-400-russi-e-la-storica-svolta-turca-meno-occidente-piu-autonomia.html" target="_blank" rel="noopener">come si vede dalla recente contesa intorno al sistema antiaereo S-400</a>, che la Turchia ha già acquistato dalla Russia e dovrebbe vedersi consegnare già nelle prossime settimane. Se nel 2015, quando la Turchia abbatté nei cieli al confine tra Siria e Turchia un<strong> caccia russo</strong>, provocando una crisi che per qualche giorno sembro poter sfociare un conflitto ben più serio, gli eventi successivi hanno portato Russia e Turchia, insieme all’Iran, ad un ravvicinamento sul tema della guerra in Siria. Il ravvicinamento è continuato dopo il golpe del 2016, del quale si dice sia stato Putin ad informare per tempo Erdogan, e successivamente circolarono voci che sostenevano che il governo americano avrebbe potuto riconoscere il nuovo governo turco, nel caso il colpo di Stato avesse avuto successo. Del resto cambi di potere per mano militare non erano mai stati cosa rara, l’ultimo risale al 1997, e tradizionalmente, per quanto possa sembrare paradossale, l’esercito era considerato il difensore ultimo della democrazia turca. Gli Stati Uniti avevano in più occasioni cercato di dissuadere Ankara dall’acquisto di armamenti presso uno di quelli che negli ultimi anni, è stato uno degli avversari più agguerriti della Nato, anche giungendo a minacciare di escludere la Turchia dalla dotazione dei nuovi caccia F-35.</p>
<p>Tutto invano, però, perché ormai Erdogan e molti nell’establishment turco non considerano gli Stati Uniti come un partner affidabile, e questo non ha nulla a che vedere con la proverbiale volubilità del presidente <strong>Donald Trump</strong>. Le nuove minacce di sanzioni da parte degli Stati Uniti, come era avvenuto l’anno scorso in seguito alla vicenda del pastore americano Andrew Brunson, imprigionato in Turchia a seguito di accuse di partecipazione in attività terroristiche, non hanno fatto nulla per riconciliare l’atmosfera. Dal punto di vista economico, nuove sanzioni potrebbero fare molto male all’economia turca, ma è difficile che Erdogan si faccia piegare a questo punto dalle richieste americane. La Turchia sembra aver capito che i propri interessi nella regione non corrispondono per forza all’ordine preferibile dagli Stati Uniti, ma è probabile sia consapevole del fatto che la Nato ha più bisogno della Turchia di quanto la Turchia non abbia bisogno della Nato. Quindi Ankara sa di poter mettere alla prova i limiti della tolleranza americana, senza per forza rischiare conseguenze serie in termini di esclusione dell’alleanza.</p>
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		<title>Le carceri dell&#8217;orrore in Turchia  dove le persone sono inghiottite</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/anche-la-turchia-ha-la-sua-guantanamo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 15:22:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ankara]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di vero nella descrizione terribile e macabra che viene fatta delle carceri turche, oppure è un modo per screditare Ankara ed il suo governo? Di certo non sembrano passare inosservate le inchieste pubblicate dal centro di giornalismo investigativo tedesco &#8220;Correctiv&#8220;, che parla dei cosiddetti &#8220;Black Site Turckey&#8220;, le &#8220;Guantanamo&#8221; di Erdogan dove vengono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-la-turchia-ha-la-sua-guantanamo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C&#8217;è qualcosa di vero nella descrizione terribile e macabra che viene fatta delle carceri turche, oppure è un modo per screditare Ankara ed il suo governo? Di certo non sembrano passare inosservate le inchieste pubblicate dal centro di giornalismo investigativo tedesco &#8220;<strong>Correctiv</strong>&#8220;, che parla dei cosiddetti &#8220;<strong>Black Site Turckey</strong>&#8220;, le &#8220;Guantanamo&#8221; di Erdogan dove vengono torturati presunti terroristi e cospiratori. In particolare, a finire nella ragnatela dei servizi turchi sarebbero soprattutto i seguaci di <strong>Fethullah Gulen</strong>, il magnate predicatore islamico inizialmente vicino ad Erdogan ma adesso in esilio negli Usa. Secondo l&#8217;Akp, il partito del presidente, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-a-usa-prove-contro-gulen/">ci sarebbe lui dietro il tentativo di colpo di Stato del 16 luglio 2016</a>, non andato a segno e che anzi da allora in poi ha dato maggior potere allo stesso Erdogan. Ma da quella terribile notte di più di due anni fa, gli apparati di sicurezza turchi avrebbero messo in piedi una gigantesca opera di repressione di tutti coloro sospettati di essere vicini a Gulen. </p>
<p>L&#8217;inchiesta</p>
<p>Non è il nome di un sito internet, bensì è la denominazione che i giornalisti impegnati nell&#8217;inchiesta hanno dato al loro reportage sui &#8220;buchi neri&#8221; della Turchia. Nel paese esisterebbero delle carceri dove verrebbero &#8220;inghiottite&#8221; le storie di chi risulta poi ufficialmente scomparso o sospettato di far parte della rete di Gulen. Quest&#8217;ultimo, secondo le inchieste portate avanti da Ankara successive al fallito colpo di Stato, negli anni avrebbe portato avanti un vero e proprio &#8220;<strong>Stato parallelo</strong>&#8220;. Dalla giustizia all&#8217;istruzione, dalla politica al giornalismo, secondo la sicurezza turca Gulen avrebbe intrattenuto ramificazioni tali da arrivare anche all&#8217;interno dell&#8217;esercito e, da qui, a pianificare il golpe poi fallito. Ed è contro chiunque venga sospettato di essere dentro questa rete che si scaglia la scure di Erdogan. Già dopo quella lunga notte di luglio, <strong>il governo porta avanti un piano di espulsione dei sospettati da ogni carica</strong>. Vengono licenziati insegnanti, professori, impiegati statali, così come vengono espulsi alcuni membri dell&#8217;esercito: una vera e propria &#8220;purga&#8221; che lascia a casa centinaia di persone che secondo l&#8217;esecutivo fanno parte dello Stato parallelo di Gulen.</p>
<p></p>
<p>Ma se questi atti sono svolti alla luce del sole, esisterebbero invece azioni compiute dai servizi di intelligence che comprenderebbero arresti, sparizioni e torture. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://correctiv.org/top-stories/2018/12/06/black-sites/">L&#8217;inchiesta sui Black Site della Turchia</a> viene portata avanti nei mesi scorsi da nove testate internazionali, con il coordinamento del sopra citato centro Correctiv. Vengono sentiti testimoni, sopravvissuti, gente rilasciata ma subito dopo costretta a lasciare la Turchia. L&#8217;inchiesta fa riferimento soprattutto a due testimoni, entrambi rapiti alla stessa maniera da agenti in borghese. Uno in particolare ha appena accompagnato la figlia a scuola, in uno degli istituti privati riconducibili a Gulen, quando viene preso di forza da alcune persone e caricato su un piccolo furgone dai vetri oscurati. Da allora inizia un calvario in una località segreta, fatto di torture ed abusi. Analoga testimonianza viene riportata da un altro soggetto, il quale è un membro attivo di <strong>Hizmet</strong>, il movimento di Gulen. I due, specificano i giornalisti che realizzano l&#8217;inchiesta, non si conoscono e vengono ascoltati dai cronisti più volte senza mai farli incontrare. Le loro testimonianze non sarebbero dunque frutto di un accordo reciproco, ma spontanee dichiarazioni di ciò che vedono durante la detenzione. </p>
<p>Entrambi dichiarano di essere liberati dopo aver confermato e confessato le informazioni in possesso dei servizi. Dopo alcuni giri di diverse ore mentre sono bendati, vengono dunque rilasciati ma <strong>costretti a diventare informatori segreti a servizio dell&#8217;intelligence</strong>. Uno dei due lascia il paese ed entra poi in contatto con i giornalisti, l&#8217;altro invece si troverebbe ancora in Turchia e viene raggiunto dai cronisti in una località segreta. Ma in questa operazione di arresti e torture, ci sarebbe anche spazio per <strong>rapimenti all&#8217;estero.</strong> Nell&#8217;inchiesta si fa riferimento ad un volo partito il 29 marzo scorso da <strong>Pristina</strong>, capitale del Kosovo. Si tratta di un paese con forti legami sia con il governo turco, che spesso ne fa quasi un suo avamposto nei Balcani, sia anche però con la rete di Gulen. Qui ha sede un altro degli istituti privati finanziati dal magnate in esilio negli Usa. Da qui in quel 29 marzo parte un aereo di proprietà della <strong>Yenimahalle</strong>, una società che ha lo stesso indirizzo del Mit, il servizio segreto turco. Questa circostanza viene presentata dagli autori dell&#8217;inchiesta come una prova del coinvolgimento degli apparati di Ankara. </p>
<p>A bordo del velivolo ci sarebbero cinque persone che, poco prima, vengono immortalate ammanettate da una telecamere di videosorveglianza dello scalo. Sarebbero cinque insegnanti proprio della scuola di Gulen con sede a Pristina. La moglie di uno dei cinque insegnanti denuncia che è otto mesi che non vede il marito ed organizza una manifestazione. Secondo le indiscrezioni trapelate dall&#8217;inchiesta, i cinque arrestati si troverebbero nel carcere di Silivri. Un vero e proprio rapimento all&#8217;estero dunque, un blitz nel territorio di un altro Stato reso più semplice per via dei legami tra Ankara e Pristina. In questo caso viene tirato in ballo non il governo kosovaro, bensì la <strong>Limak</strong>:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.limak.com.tr/sectors/construction/projects/projects-completed/airports/prishtina-international-adem-jashari-airport-kosovo"> si tratta di un&#8217;azienda turca che gestisce l&#8217;aeroporto</a> della capitale del piccolo Stato balcanico, il cui proprietario sarebbe vicino all&#8217;Akp di Erdogan. </p>
<p>Racconti reali o mossa per screditare Erdogan?</p>
<p>In Turchia, ma anche all&#8217;estero, alcune organizzazioni sostengono che in realtà quanto sostenuto nell&#8217;inchiesta sopra riportata sia <strong>una montatura volta a screditare Ankara</strong>. C&#8217;è chi fa notare, ad esempio, che i racconti dei testimoni a cui si fa riferimento nell&#8217;inchiesta sui Black Site della Turchia siano identici a quelli riportati,<a href="https://www.youtube.com/watch?v=gfiNrptY4aY"> in un video su YouTube</a>, dal canale di <strong>Bold Media</strong>. Quest&#8217;ultima è una testata in lingua turca, ma con sede all&#8217;estero e sarebbe molto vicina a Gulen. Di sicuro, si tratta di un canale non certo in linea con il governo di Ankara. </p>
<p>C&#8217;è da dire comunque, per come affermato dagli stessi giornalisti autori dell&#8217;inchiesta, che il governo turco non ha risposto alle domande dei cronisti e non ha voluto lanciare alcuna replica. Ma non è la prima volta che l&#8217;esecutivo di Erdogan viene accusato di praticare torture. L&#8217;unica risposta del presidente turco in tal senso è dello scorso anno, quando il fondatore dell&#8217;Akp smentisce a sua modo le accuse: &#8220;Ci dicono che usiamo torture, ma in realtà l&#8217;unica tolleranza zero che abbiamo è proprio contro le torture&#8221;. </p>
<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una trama sempre più imbrogliatatiene assieme America e Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 07:23:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1498" height="843" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg 1498w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1498px) 100vw, 1498px" /></p>
<p>C’è il segno di una certa consuetudine nelle parole che arrivano da Washington al termine di un colloquio telefonico con Erdoğan e che con grande diplomazia parlano della volontà reciproca di “rinsaldare i rapporti” tra le due nazioni. Una quiete assordante quella che descrivono queste parole, tanto rassicuranti quanto ricche di sottotesti, in un momento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1498" height="843" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg 1498w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1498px) 100vw, 1498px" /></p><p>C’è il segno di una certa consuetudine nelle parole che arrivano da Washington al termine di un colloquio telefonico con Erdoğan e che con grande diplomazia parlano della volontà reciproca di “rinsaldare i rapporti” tra le due nazioni.</p>
<p>Una quiete assordante quella che descrivono queste parole, tanto rassicuranti quanto ricche di sottotesti, in un momento in cui la relazione tra Stati Uniti e Turchia continua ad assomigliare più a quella tra due vicini di casa che si guardano in cagnesco piuttosto che al cortese rapporto tra due alleati.</p>
<p>Sulla carta i due Paesi hanno interessi in comune, a partire dalla partecipazione alla Nato. Nei fatti per meglio definire quello che al momento è il rapporto tra Trump ed Erdoğan viene conveniente citare una testimonianza sentita pochi giorni fa dalla commissione Relazioni internazionali del Congresso statunitense, in cui si definiva la Turchia come “un alleato, ma non un partner”.</p>
<p>Alleato in seno alla Nato, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-turchia-e-pronta-a-comprare-gli-antimissili-russi-s-400/" target="_blank">ma non troppo restia</a> ad accettare di dialogare con la Russia per il possibile acquisto di sistemi anti-missile che con quelli della Nato non sono compatibili.</p>
<p></p>
<p>Alleato in Siria, prima tra i più ardenti critici di Bashar al-Assad, poi meno drastica nei suoi giudizi e sempre più accomodante. In lotta contro l’Isis, ma non mano nella mano con le milizie curde che nel nord del Paese si sono ricavate uno spazio rilevante, tormentata dai legami – a Washington infiorettati di diplomatichese – tra queste ultime e il Pkk, che dalla Turchia continua a essere percepito come una minaccia vitale.</p>
<p>Sono questioni aperte da tempo quelle che mettono America e Turchia su sedute contigue ma poco comode. Come lo è il fatto che sia la Pennsylvania il luogo dove tuttora si trova l’ex braccio destro di Erdoğan, Fethullah Gülen, il predicatore passato dall’abbraccio con il partito Giustizia e libertà (Akp) all’accusa di aver architettato il maldestro golpe del luglio 2016.</p>
<p>Ma questa volta ci sono due ulteriori linee di tensione a complicare la situazione ed entrambe hanno il loro punto d’origine in un’inchiesta.</p>
<p>La prima ha al centro gli uomini della scorta di Erdoğan, coinvolti in scontri esplosi di fronte all’ambasciata turca di Washington quando manifestanti che portavano i colori delle milizie curde siriane avevano contestato il presidente in occasione di un faccia a faccia con Trump. Non solo 15 uomini sono sotto accusa per aggressione, ma il Congresso ha di recente passato una risoluzione che impedisce la vendita di armi a chi si occupa di proteggere il presidente e che secondo l’<i>Associated Press</i> è servita a mettere una croce sopra un contratto da 1.2 milioni tra un fornitore del New Hampshire e intermediari in Turchia.</p>
<p></p>
<p>La seconda è freschissima e riguarda un filone di indagini che se a livello internazionale non è conosciuto come altri aspetti della vita politica in Turchia, per l’opposizione è però altrettanto importante.</p>
<p>Da tempo negli Stati Uniti si segue la pista di violazioni delle sanzioni imposte all’Iran prima dell’accordo sul programma nucleare, con la figura dell’imprenditore Reza Zarrab al centro. E per capire l’apprensione con cui viene seguita l’inchiesta è sufficiente guardare a come i media turchi si siano gettati sulla notizia della sua presunta scarcerazione, smentita nelle ultime ore e addebitata a un errore tecnico del sito delle carceri federali statunitensi.</p>
<p>Ma di pochi giorni fa è la notizia che ha fatto gridare Erdoğan all’attacco politico contro la Repubblica: nel registro degli indagati per cospirazione negli Stati Uniti c’è ora anche l’ex ministro dell’Economia Zafer Çağlayan. Mai un uomo tanto vicino al presidente turco era finito sotto la lente dei magistrati.</p>
<p>&#8220;Per essere un Paese giusto il sistema legale deve lavorare in modo equo&#8221;, ha detto Erdoğan, aggiungendo: &#8220;Spero avremo la possibilità di parlarne in America&#8221;. Dovrà attendere solo il giorno dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista per questo mese. Ma che qualcosa si muova non è affatto scontato.</p>
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		<title>Erdogan rivoluziona i vertici delle forze armate</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 07:32:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>È passato poco più di anno dal giorno del tentato golpe nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Le ferite di quel fallito colpo di Stato ancora oggi restano aperte nel cuore della Turchia, che faticosamente cerca di ritornare a una vita istituzionale normale dopo quella notte in cui nulla è stato più come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-rivoluziona-vertici-delle-forze-armate.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585-768x439.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>È passato poco più di anno dal giorno del tentato golpe nei confronti del presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>. Le ferite di quel fallito colpo di Stato ancora oggi restano aperte nel cuore della Turchia, che faticosamente cerca di ritornare a una vita istituzionale normale dopo quella notte in cui nulla è stato più come prima. Dalle strade occupate dagli scontri fra golpisti e lealisti, si è passati a un’azione di epurazione da parte di Erdogan che non ha risparmiato nessuno. Funzionari pubblici, professionisti, giornalisti, militari, poliziotti, professori: tutti quelli che dimostravano vicinanza al mondo di <strong>Fetullah Gülen</strong> sono stati oggetto di purghe da parte el governo. In migliaia sono detenuti nelle carceri, e altre decine di migliaia hanno perso il lavoro. In questo sistema di purghe che ha coinvolto tutto l’apparato statale (e non solo) della Turchia, un ruolo chiave l’hanno avuto le forze armate, che da subito sono state individuate dai lealisti come la frangia dello Stato più chiaramente legata a Gülen e che per questo andava limitata sempre di più.</p>
<p></p>
<p>Adesso, dopo un anno dal fallito colpo di Stato, Erdogan ha deciso di assestare un ultimo duro colpo alle forze armate di Ankara. Il governo ha deciso di cambiare tutti i vertici considerati vicini alle idee di Fetullah Gülen, o soltanto sospettati di essere in qualche modo legati alle idee del movimento. Una rimozione cui è seguita una promozione a generali di una serie di colonnelli che fino a pochi anni fa erano stati messi da parte del governo proprio perché invisi a Gülen, nei tempi in cui questi era un fedele alleato del presidente Erdogan. Adesso che invece Gülen è accusato di aver ordito il tentativo di golpe contro Erdogan, la questione si è capovolta, e quelli che allora erano considerati lontani dalle idee del governo ne sono diventati i principali architravi. La <strong>Marina Militare</strong> è stata la forza armata dove più evidente si è percepita la scure della volontà di Erdogan di far fuori i vertici non troppo avversi al gulenismo. Veysel Kosele è stato invitato a farsi da parte mentre è stato promosso, non senza sorpresa, il vice ammiraglio Adnan Ozbal. La differenza fra i due sta proprio nel rapporto con Erdogan e con i golpisti: Kosele, a detta del governo, non è mai stato convinto dell’epurazione dalla Marina dei soldati vicini all’imam Gülen, mentre Ozbal è un fedelissimo del presidente Erdogan.</p>
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<p>Il capo di stato maggiore rimarrà Hulusi Akar. Per l’esercito, si fa il nome di Yasar Guler, particolarmente apprezzato per la sua lotta senza tregua ai curdi del PKK e per essere stato arrestato dai golpisti come personaggio considerato legato al governo di Ankara. Hasan Kucukakyuz guiderà l&#8217;Aeronautica militare al posto di Abidin Unal. Per quanto riguarda invece la gendarmeria, la questione è diversa perché subito dopo il fallito golpe è stata trasformata in una forza civile. Pertanto, i vertici saranno nominati dal ministro degli interni, Suleyman Soylu, che avrà la possibilità di scegliere fra candidati di estrazione civile e non militare. Per quanto riguarda invece gli alti ufficiali di tutte el forze armate, il governo turco e il presidente hanno scelto di premiare tutti quegli elementi che si sono distinti nella lotta ai separatisti curdi del PKK nel sud est del Paese e nelle operazioni al confine con la Siria contro i curdi siriani dell&#8217;YPG. Centinaia di soldati fedeli al governo che adesso hanno finalmente assunto posizioni di comando, come desiderato dal Rais.</p>
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<p>Il tema dell’esercito e del suo rapporto con il presidente Erdogan merita particolare attenzione perché è lì, nelle forze armate, che il governo di Ankara sa di avere l’opposizione più ferma all’interno dello Stato. Le forze armate hanno sempre rappresentato lo zoccolo duro del kemalismo, e quindi di tutta quella parte nazionalista e laica della Turchia che contrasta le scelte conservatrici e islamiste promosse dal nuovo corso di Recep Erdogan. Ora bisognerà attendere il 30 agosto, data in cui è prevista l’ufficialità delle nomine. Ma le indiscrezioni confermate da molte agenzie locali, non lasciano spazi a sorprese né a dubbi. Il presidente Erdogan ha deciso che la Turchia deve cambiare e seguire le volontà del Presidente, e per farlo, non può non partire proprio da chi contrasta con queste idee e che rappresenta il vero e proprio pericolo per la stabilità della presidenza: le forze armate.</p>
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