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	<title>Federica Mogherini Archives - InsideOver</title>
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	<title>Federica Mogherini Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Perché il caso Mogherini è un monito per l&#8217;Unione Europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-il-caso-mogherini-e-un-monito-per-lunione-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 11:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="930" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251203115826753_eb5f5f32ccd2ea6d7c675e658ec94c14-e1764759667261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251203115826753_eb5f5f32ccd2ea6d7c675e658ec94c14-e1764759667261.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251203115826753_eb5f5f32ccd2ea6d7c675e658ec94c14-e1764759667261.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251203115826753_eb5f5f32ccd2ea6d7c675e658ec94c14-e1764759667261.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251203115826753_eb5f5f32ccd2ea6d7c675e658ec94c14-e1764759667261.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251203115826753_eb5f5f32ccd2ea6d7c675e658ec94c14-e1764759667261.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251203115826753_eb5f5f32ccd2ea6d7c675e658ec94c14-e1764759667261.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un terremoto giudiziario che scuote il cuore dell’Unione. Il fermo di Federica Mogherini, figura simbolo della diplomazia europea ed ex Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri, non è solo una vicenda giudiziaria. È il sintomo di una crepa profonda in quel circuito istituzionale che dovrebbe formare, selezionare e legittimare la classe dirigente europea. Con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-caso-mogherini-e-un-monito-per-lunione-europea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-caso-mogherini-e-un-monito-per-lunione-europea.html">Perché il caso Mogherini è un monito per l&#8217;Unione Europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Un terremoto giudiziario che scuote il cuore dell’Unione. Il fermo di <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/la-libia-martoriata-dallisis/leon-e-mogherini-sognano-intanto-lisis-avanza-in-libia.html"><strong>Federica Mogherini,</strong> </a>figura simbolo della diplomazia europea ed ex Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri, non è solo una vicenda giudiziaria. È il sintomo di una crepa profonda in quel circuito istituzionale che dovrebbe formare, selezionare e legittimare la classe dirigente europea. Con lei sono stati fermati<strong> Stefano Sannino, uno dei funzionari più potenti del corpo diplomatico UE, ed Enzo Zegretti, </strong>alto responsabile dei programmi di formazione al Collegio d’Europa di Bruges. Il mosaico che emerge dall’inchiesta belga mostra un possibile corto circuito tra istituzioni e centri di formazione, tra chi produce regole e chi le influenza, tra chi gestisce fondi e chi li riceve.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La traccia del whistleblower e la lunga ombra del 2023</h2>



<p>A differenza della narrativa delle ultime ore, l’indagine non è un fulmine a ciel sereno. Nasce nel 2023, quando un whistleblower interno al Collegio d’Europa segnala all’Eppo una serie di anomalie nei rapporti con il Servizio europeo per l’azione esterna. Email, bozze riservate, anticipazioni sui criteri della gara per un programma di formazione finanziato dall’UE: frammenti che, messi insieme, suggeriscono un clima in cui il Collegio avrebbe avuto accesso a informazioni di gara prima della loro pubblicazione ufficiale. Un vantaggio che, se provato, configurerebbe una violazione grave del principio di concorrenza e un abuso delle relazioni informali che legano il Collegio ai vertici del SEAE. Da quel momento l’Eppo apre un fascicolo preliminare, poi trasformato in indagine formale nel 2024. Una storia lunga, silenziosa, costruita passo dopo passo, fino al fermo di oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo 990 mila euro: il perimetro economico si allarga</h2>



<p>Le cifre emerse non esauriscono il quadro. L’appalto da 990 mila euro citato nei media è solo la punta dell’iceberg di una serie più ampia di contratti, sub-contratti e moduli formativi aggiuntivi che portano la somma complessiva a oltre 1,3 milioni di euro. Non è ancora chiaro se tutte le gare precedenti presentino irregolarità, ma gli inquirenti vogliono capire se esista un modello ricorrente: stesse persone coinvolte, stesso flusso di informazioni, stessa dinamica di assegnazione. Il Collegio è da decenni il centro attraverso cui passa la formazione delle élite comunitarie. Questa posizione di privilegio si traduce naturalmente in una concentrazione di fondi. Il punto, oggi, è capire se quella collaborazione istituzionale si sia trasformata in una rendita opaca, protetta da relazioni personali capaci di influenzare la macchina degli appalti europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rimozione dell’immunità e il segnale politico</h2>



<p>Il passaggio decisivo è stato la rimozione dell’immunità diplomatica per Mogherini e Sannino. Un atto raro, concesso dal Segretariato del Consiglio UE, che indica la convinzione della magistratura belga di avere indizi sufficienti per procedere. L’Unione manda un messaggio chiaro: l’immunità non è uno scudo per chi gestisce risorse pubbliche. Ma allo stesso tempo rivela la fragilità del processo decisionale europeo, perché due figure centrali – una al vertice del SEAE fino a pochi mesi fa, l’altra a capo del Collegio che forma i futuri diplomatici – si ritrovano oggi sospettate di aver manipolato le regole che loro stessi avevano contribuito a costruire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impatto geopolitico: l’Europa perde credibilità proprio dove ne ha più bisogno</h2>



<p>Questo scandalo arriva in un momento in cui l’Europa è chiamata a rafforzare la propria autonomia strategica. Mentre Washington rivede il ruolo nella Nato, mentre la Russia consolida la sua posizione in Ucraina, mentre la Cina penetra in America Latina e Africa con investimenti mirati<a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-ucraina-il-disastro-di-uneuropa-senza-strategia.html">, l’UE dovrebbe mostrarsi compatta, credibile, trasparente.</a> Invece il caso Mogherini apre una faglia in uno dei luoghi più simbolici dell’integrazione europea: il processo di formazione delle sue élite. Se l’istituzione che educa e seleziona i futuri alti funzionari diventa oggetto di un’inchiesta per frodi e favoritismi, allora l’immagine di un’Europa meritocratica e regolata rischia di sgretolarsi sotto il peso del sospetto.</p>



<p>La geopolitica non è solo rapporti fra Stati, ma anche costruzione della fiducia interna. E il cuore dell’UE, oggi, appare vulnerabile. Ogni scandalo che riguarda l’uso dei fondi europei alimenta l’euroscetticismo nei Paesi membri, indebolisce le politiche di coesione e rende più difficile negoziare pacchetti finanziari comuni. Bruxelles dovrebbe esportare governance, non scandali. Invece la vicenda di oggi rischia di trasformarsi in un assist per chi sostiene che l’Unione sia una struttura autoreferenziale, dove le carriere si costruiscono nei corridoi più che nei concorsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Collegio d’Europa sotto pressione: da fucina delle élite a caso politico</h2>



<p>Il Collegio d’Europa è molto più di un’università. È un simbolo della continuità politica dell’Unione, un crocevia dove si formano futuri commissari, alti funzionari, diplomatici. Per questo l’indagine tocca un nervo scoperto. Non si tratta solo di presunte irregolarità tecniche, ma della capacità dell’UE di selezionare la propria classe dirigente senza zone d’ombra. Se il Collegio avesse beneficiato di informazioni riservate per aggiudicarsi corsi da centinaia di migliaia di euro, significherebbe che l’Europa sta perdendo la battaglia culturale prima ancora di quella politica: quella della trasparenza, della concorrenza e della correttezza amministrativa.</p>



<p>Un’Europa che deve guardarsi allo specchio<br>Il caso Mogherini non cambierà da solo il destino dell’Unione. Ma obbligherà Bruxelles a interrogarsi sulle proprie procedure, sulla gestione dei fondi, sulla permeabilità delle istituzioni alle relazioni personali. In un momento in cui l’UE parla di difesa comune, di un nuovo patto industriale e di diplomazia più autonoma, questa inchiesta rischia di diventare un boomerang: mina il capitale simbolico, logora la fiducia pubblica e indebolisce il progetto politico europeo proprio mentre dovrebbe rafforzarsi.</p>



<p>L’indagine è ancora in corso e non è escluso che emerga un quadro meno grave di quello che oggi appare. Ma il messaggio è già chiaro: l’Europa non può chiedere rigore ai suoi membri se non lo pratica dentro le sue istituzioni. E i suoi vertici non possono guidare la politica estera del continente se non sono i primi a rispettarne le regole.</p>
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		<title>Macedonia del Nord, nei guai la pm voluta da Mogherini e Juncker</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macedonia-del-nord-nei-guai-la-pm-voluta-da-mogherini-e-juncker.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 06:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-1024x535.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È nei guai il super procuratore indicato da Federica Mogherini e Jean-Claude Juncker nella Macedonia del Nord per far fronte alla corruzione dilagante nel Paese. La Procura macedone ha chiesto 30 giorni di detenzione per il Procuratore speciale Katica Janeva, fermata ieri mattina sulla base di sospetti di abuso d&#8217;ufficio in relazione al caso &#8220;Racket&#8221;. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macedonia-del-nord-nei-guai-la-pm-voluta-da-mogherini-e-juncker.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Federica-Mogherini-e-Juncker-La-Presse-e1566543057176-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È nei guai il super procuratore indicato da <strong>Federica Mogherini</strong> e Jean-Claude Juncker nella Macedonia del Nord per far fronte alla corruzione dilagante nel Paese. La Procura macedone ha chiesto 30 giorni di detenzione per il Procuratore speciale <strong>Katica Janeva</strong>, fermata ieri mattina sulla base di sospetti di abuso d&#8217;ufficio in relazione al caso &#8220;Racket&#8221;.</p>
<p>Parlando in conferenza stampa, il procuratore generale macedone <strong>Ljubomir Joveski</strong> ha detto che ci sono basi, alla luce delle prove raccolte, per chiedere l&#8217;arresto della Janeva. Secondo Joveski, le prove dimostrerebbero che il Procuratore speciale avrebbe ottenuto vantaggi personali quantificabili in 290 mila dinari macedoni (4.700 euro) per usare la sua influenza a beneficio di uno dei sospettati nel caso Racket. Secondo la Procura, Janeva ha abusato dei suoi poteri firmando l&#8217;ordine per la liberazione del sospettato e per la restituzione del suo passaporto.</p>
<p>Dopo essere stata arrestata ieri mattina, il Procuratore speciale Janeva è stata condotta nella sede dell&#8217;istituzione da lei guidata dove, secondo il capo della Procura contro la criminalità organizzata e la corruzione <strong>Vilma Ruskoska</strong>, le dovrebbe essere stato confiscato il computer di lavoro. Il Procuratore speciale macedone per la vicenda intercettazioni telefoniche era stata ascoltata l&#8217;altro ieri dalla Procura e aveva auspicato che la sua testimonianza potesse aiutare il lavoro della Procura per fare chiarezza sul caso &#8220;Racket&#8221;.</p>
<h2>Il Presidente macedone: &#8220;Fare chiarezza sul caso Racket&#8221;</h2>
<p>Il presidente della Macedonia del Nord <strong>Stevo Pendarovski</strong> ha invitato nei giorni scorsi i leader politici e i procuratori del Paese a interrompere le vacanze, sostenendo che è necessario fare chiarezza sulle indagini in corso nel caso giudiziario &#8220;Racket&#8221;. Secondo Pendarovski, invece di procedere con le loro indagini su un caso così delicato, &#8220;le autorità sono andate in vacanza come se fosse una questione di routine; ma non è così&#8221;. &#8220;Non ci sarà Stato di diritto se non risolviamo le questioni legate ai criminali del precedente governo, così come di quello attuale&#8221;, ha dichiarato Pendarovski.</p>
<p>Il caso di estorsione si incentra sull&#8217;accusa secondo cui l&#8217;imprenditore <strong>Orce Kamcev</strong>, agli arresti domiciliari in quanto indagato dalla stessa Procura speciale intercettazioni nel caso &#8220;Impero&#8221;, avrebbe pagato con una grossa somma di denaro Bojan Jovanovski, personaggio cui si fa riferimento con il nome in codice Boki 13, per sfruttare i suoi legami con il procuratore Janeva e ottenere in cambio l&#8217;assoluzione o uno sconto di pena. In alcuni video diffusi la Janeva viene chiamata al telefono da Jovanoski, che si trova di fronte a <strong>Kamcev</strong>, per rassicurare quest&#8217;ultimo sul fatto che il Procuratore speciale ha &#8220;tutto sotto controllo&#8221;.</p>
<p>Janeva, intervenuta sul tema, ha negato ogni legame con questo caso di estorsione. Ma la Procura macedone ha aperto un indagine sul caso mentre l&#8217;Organizzazione rivoluzionaria interna-Partito democratico per l&#8217;unità nazionale macedone (Vmro-Dpmne), principale schieramento dell&#8217;opposizione, chiede le dimissioni di Zaev e l&#8217;organizzazione di elezioni anticipate.</p>
<h2>&#8220;Janeva ha abuso della sua posizione&#8221;</h2>
<p>Come riferisce <a href="https://www.rferl.org/a/north-macedonia-prosecutor-detained-in-extortion-case/30122056.html"><em>Radio Free Europe</em></a>, durante la conferenza stampa a Skopje, <strong>Joveski</strong> ha affermato che Janeva è sospettata di aver &#8220;usato la sua posizione ufficiale e la sua autorità [per] ottenere benefici sostanziali per sé stessa e per gli altri&#8221;. L&#8217;ufficio del Procuratore speciale per la criminalità organizzata <a href="https://www.reuters.com/article/us-north-macedonia-corruption/north-macedonias-special-crime-prosecutor-arrested-in-alleged-extortion-scandal-idUSKCN1VB1T0">è stato fondato</a> nell&#8217;ambito di un accordo mediato dall&#8217;Ue nel 2015 che ha posto fine a una crisi politica in parte alimentata dalla rabbia per il crimine organizzato e la corruzione ai livelli più alti dello stato macedone. Il procuratore generale Ljubomir Joveski ha affermato che le prove suggeriscono che Janeva abbia commesso &#8220;un atto criminale&#8221; abusando della sua posizione di potere.</p>
<p>&#8220;L&#8217;accusa ha deciso di ampliare le indagini contro il pubblico ministero (Janeva), che è stato arrestata e per la quale chiederemo al tribunale incaricato di approvare la detenzione&#8221;, ha spiegato Joveski in conferenza stampa. Nel febbraio 2015 si è innescata una profonda crisi politica nata dallo scandalo intercettazioni denunciato da<strong> Zoran Zaev</strong>, attuale primo ministro e al tempo leader dell&#8217;opposizione socialista. Zaev dichiarò di essere in possesso di alcuni nastri audio che dimostravano il coinvolgimento del governo e dello stesso ex premier Gruevski nelle attività di spionaggio illegale ai danni di circa 200.000 cittadini macedoni &#8211; tra cui politici, giornalisti e membri di organizzazioni non governative. Ne è seguito un lungo braccio di ferro durato mesi. Ora, però, lo scandalo coinvolge proprio coloro che avrebbero dovuto &#8220;fare pulizia&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>La Spagna si prende gli Esteri: arriva Josep Borrell</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-spagna-si-prende-gli-esteri-arriva-josep-borrell.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 10:47:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pesc]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1042" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724-768x417.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724-1024x556.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella partita a scacchi delle nomine europee i leader comunitari hanno individuato in Josep Borrell la figura designata a sostituire Federica Mogherini come Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (Pesc). Borrell, 72enne catalano, ricopre da poco più di un anno la carica di ministro degli Esteri del governo spagnolo di Pedro Sanchez ed è stato, tra il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spagna-si-prende-gli-esteri-arriva-josep-borrell.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1042" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724-768x417.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9971504-e1562150811724-1024x556.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nella partita a scacchi delle nomine europee i leader comunitari hanno individuato in <strong>Josep Borrell </strong>la figura designata a sostituire <strong>Federica Mogherini </strong>come <strong>Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (Pesc)</strong>. Borrell, 72enne catalano, ricopre da poco più di un anno la carica di ministro degli Esteri del governo spagnolo di Pedro Sanchez ed è stato, tra il 2004 e il 2007, presidente del Parlamento Europeo, per poi intraprendere una lunga carriera accademica interrottasi solo con la chiamata ai vertici della diplomazia iberica. Con la sua nomina la Spagna di Sanchez, che da diversi mesi è la prima sostenitrice dell&#8217;asse franco-tedesco rappresentato in Commissione e Banca Centrale Europea, ottiene una poltrona importante e torna a controllare la Pesc dopo la lunga esperienza di <strong>Javier Solana</strong> (1999-2009), espressione del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) come lo stesso Borrell.</p>
<p>Borrell, che è stato capolista del Psoe alle elezioni europee, è una figura di peso della diplomazia spagnola e, sotto certi punti di vista, una figura in controtendenza rispetto agli altri due nomi di spicco scelti dal Consiglio Europeo. Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, in un certo senso, rappresentano nomi di garanzia sia per l&#8217;asse franco-tedesco che per i <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-ursula-von-der-leyen-commissione-europea.html" target="_blank" rel="noopener">rapporti transatlantici,</a> risultando figure note e apprezzate alla Nato (la von der Leyen, in virtù dei suoi incarichi da ministro della Difesa di Berlino) e agli ambienti economico-finanziari statunitensi (la Lagarde, in uscita dal Fmi). Borrell, invece, è figura più spiccatamente europea e, in tutto e per tutto, iberica.</p>
<p>La crisi venezuelana ne dà un plastico esempio. Tra i leader delle principali diplomazie europee, Borrell è stato l&#8217;unico ministro degli Esteri a proporre una via ragionata e di <em>realpolitik </em>alla riappacificazione tra Nicolas Maduro e Juan Guaidò,anche in un contesto che aveva visto il Partito Socialista e Pedro Sanchez schierarsi dalla parte di Guaidò. Assieme a poche voci dissonanti provenienti dal governo italiano, con Conte che non ha preso posizione a favore di Guaidò grazie alla linea prudente e ragionata del Movimento Cinque Stelle sulla vicenda, Borrell è stato tra i pochi a non chiudere al dialogo con Caracas, criticando l&#8217;avventurismo americano.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della diplomazia iberica è sempre rimasto, sottolinea <em>Limes, </em>&#8220;sfruttare la crisi venezuelana per recuperare il protagonismo internazionale perduto nel settenato di Rajoy&#8221;, diventando &#8220;il referente europeo per i Paesi dell&#8217;area, offrendo loro un&#8217;alternativa agli Stati Uniti&#8221; e proteggendo al contempo gli asset economici nazionali e le prospettive di penetrazione economico-politica di lungo periodo. <a href="https://elpais.com/internacional/2019/05/08/actualidad/1557327495_097865.html">A maggio, in un’intervista alla televisione spagnola</a>, Borrell ha detto che gli Stati Uniti si comportano nella crisi del Venezuela “come il <em>cowboy</em> occidentale, che dice ‘guarda come sfodero bene la pistola’”, mentre, a suo avviso, la situazione nel Paese “non si risolve mostrando le armi”, ma cercando e trovando “una soluzione pacifica, negoziata e democratica”. Parole molto più nette delle grigie dichiarazioni di Federica Mogherini, figura rimasta a dir poco invisibile nei principali consessi internazionali in cui i Paesi europei sono stati chiamati a misurarsi negli ultimi anni.</p>
<p>La nomina della Mogherini ha rappresentato il punto più basso della corsa di Matteo Renzi a occupare con i suoi fedelissimi le poltrone assegnate, in Italia e all&#8217;estero, alla sua disponibilità e ha portato alla perdita di una grande opportunità per l&#8217;Italia, che trovandosi di fronte la disponibilità di indicare la figura del &#8220;Ministro degli Esteri&#8221; europeo si ritrovò vittima di piccole logiche di partito. L&#8217;errore della nomina della Mogherini, compiuto da Renzi per compiere uno sgarbo politico al candidato alternativo Massimo d&#8217;Alema, suo acerrimo rivale nel Pd, ha rappresentato un&#8217;occasione perduta per l&#8217;Italia. Al confronto di Renzi, Sanchez si è dimostrato notevolmente più scaltro e lungimirante, schierando in Europa il pezzo da novanta della sua diplomazia e del suo governo.</p>
<p>Borrell, rispetto alla Mogherini, dà garanzie di maggiore autonomia di giudizio e comprensione degli scenari geopolitici. Soprattutto, incarna una linea intermedia rispetto alle linee di Washington dell&#8217;ultimo quinquennio, che ha portato i Paesi Ue a produrre moli di dichiarazioni ma pochi risultati concreti per cercare una linea autonoma su Venezuela, Iran, Ucraina, Siria e altri teatri caldi. In questo contesto, Borrell ha davanti a sè l&#8217;esempio positivo del suo connazionale e predecessore <strong>Javier Solana, </strong>l&#8217;ex Segretario Generale della Nato che da Alto Rappresentante seppe far sentire la sua voce contro <strong>la guerra in Iraq, le torture di Guantanamo ed Abu Ghirab</strong> e lo scontro tra israeliani e palestinesi, portando la diplomazia europea a un livello di autorevolezza, prima che Catherine Ashton e Federica Mogherini ne certificassero il definitivo appiattimento. Dal 2009 il mondo è completamente cambiato: la nomina di Borrell avviene in una fase cruciale in cui l&#8217;Europa appare il grande assente diplomatico e geopolitico dei grandi assetti e negoziati internazionali. Difficilmente un solo nome potrà ribaltare la situazione: tuttavia, quel che è certo è che nella definizione delle relazioni internazionali dell&#8217;Ue ora la Spagna avrà maggiore voce in capitolo. E Sanchez è riuscito a evitare l&#8217;errore compiuto da Renzi cinque anni fa.</p>
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		<title>Se in Canada ora si celebra  la &#8220;politica estera femminista&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-canada-si-celebra-la-politica-estera-femminista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2018 07:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8526326.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8526326.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8526326-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8526326-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8526326-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Incentivare la &#8220;politica estera femminista&#8221; e la &#8220;difesa dei diritti delle donne&#8221; al fine di di &#8220;promuovere la pace, la sicurezza ed eliminare la violenza di genere&#8221;. Questi temi discussi al primo summit mondiale interamente dedicato ai ministri degli Esteri donna che si è svolto questo fine settimana a Montréal, in Canada. Un incontro co-organizzato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-canada-si-celebra-la-politica-estera-femminista.html">[...]</a></p>
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<p>Nel suo discorso d’apertura, Freeland <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nationalobserver.com/2018/09/21/news/female-foreign-ministers-convene-historic-meeting-montreal">ha affermato</a> che l&#8217;incontro rappresentava &#8220;un momento storico&#8221; e che si trattava del primo del suo genere. &#8220;Come ministri degli Esteri, tutti noi svolgiamo ruoli cruciali nel rappresentare i nostri Paesi nel mondo. Quando siamo tutte coinvolte nel processo delle decisioni le nostre società diventano più forti, le nostre economie e la nostra classe media <strong>diventano più prospere</strong> e le nostre nazioni più sicure&#8221;, ha ribadito.</p>
<p>In Canada il primo summit che promuove “la politica estera femminista”</p>
<p><strong>Federica Mogherini</strong> ha sottolineato alle presenti che &#8220;abbiamo intrapreso un percorso incredibile per arrivare qui. Alcune di noi sono state le prime donne a laurearsi nelle nostre famiglie”. La maggior parte di noi, ha sottolineato, &#8220;sono state inoltre le prime donne ad essere state nominate ministre degli Esteri nei nostri Paesi&#8221;.</p>
<p>Il concetto di <strong>“politica estera femminista”</strong> è stato inizialmente diffuso dal ministro degli Esteri svedese <strong>Margot Wallström</strong>, anche lei presente all’incontro e autrice di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.thelocal.se/20180823/how-to-get-your-own-feminist-foreign-policy-sweden-launches-handbook">un libro</a> sull&#8217;argomento. Anche il Canada ha abbracciato la “politica estera femminista” con l&#8217;autoproclamato primo ministro “femminista” Justin Trudeau. </p>
<p>Il flop della politica estera “femminista” in Svezia</p>
<p>Nulla in contrario a una maggiore presenza femminile nelle istituzioni e nei ruoli chiave dei rispettivi governi. Ma questo principio morale non può diventare <strong>ciò che guida una diplomazia</strong>, che deve basarsi su ben altre regole e strategie. Infatti, come racconta il <a style="color: #0000ff" href="https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2015/10/07/swedens-subtly-radical-feminist-foreign-policy-is-causing-a-stir/?utm_term=.25d2dbd5c4c6"><em>Washington Post</em></a>, questo modo singolare di intendere la politica estera in Svezia sta creando grossa confusione e non pochi grattacapi al Paese scandinavo. </p>
<p>Il primo e più controverso segnale arrivò quando la Svezia riconobbe<strong> lo stato della Palestina</strong> poco dopo l&#8217;insediamento di Löfven. &#8220;Ci auguriamo di poter rendere le parti un po&#8217; meno ineguali&#8221;, dichiarò il ministro degli Esteri <a href="https://edition.cnn.com/videos/bestoftv/2014/10/30/exp-margot-wallstrom-sweden-recognizes-palestine.cnn">Margot Wallström alla <em>Cnn</em>.</a> In tutta risposta, Israele ha ricordato che il Medio Oriente è &#8220;più complicato di un mobile dell&#8217;Ikea&#8221;. Wallström rispose che &#8220;sarei felice di mandare un mobile Ikea da montare all&#8217;ambasciatore. Scoprirebbe che richiede un compagno, cooperazione e un buon manuale&#8221;. Tonfi e atteggiamenti controversi che la diplomazia svedese ha racimolato anche con <strong>Marocco</strong> e con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.dn.se/debatt/sveriges-trovardighet-som-handelspartner-star-pa-spel-1/">Arabia Saudita</a>. Il ministro svedese, inoltre, ha dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin rappresenta la più grave <a href="https://www.breitbart.com/london/2016/02/24/sweden-foreign-minister-calls-russia-biggest-threat-to-europe-stresses-importance-of-feminist-security-policy/">&#8220;minaccia per l&#8217;Europa&#8221;</a>.  </p>
<p>Come lo stesso <em>Washington Post</em> si chiede, come verrebbe applicata una “politica estera femminista” in conflitti geopolitici molto complessi come <strong>Ucraina e Siria</strong>? Difficile dirlo. Certo è che promuovere una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni è un conto, basare tutta la diplomazia di un Paese su una battaglia ideologica è ben altro. E rischia soltanto di fare danni. </p>
<p></p>
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		<title>Scontro fra Israele e Unione europea: Netanyahu non incontra Mogherini</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/netanyahu-mogherini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2018 19:10:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2000" height="1387" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman-1024x710.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>È scontro fra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.Secondo quanto riportano i media israeliani, Netanyahu si è rifiutato di incontrare la diplomatica italiana, ora rappresentante di Bruxelles, e di conseguenza, Mogherini ha cancellato il suo viaggio in Israele. Una fonte diplomatica ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-mogherini.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1387" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1464504167-netanyahu-lieberman-1024x710.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p><p>È scontro fra il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> e <strong>Federica Mogherini</strong>, Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/247176">Secondo quanto riportano i media israeliani</a>, Netanyahu si è <strong>rifiutato di incontrare la diplomatica italiana</strong>, ora rappresentante di Bruxelles, e di conseguenza, Mogherini ha cancellato il suo viaggio in Israele. Una fonte diplomatica ha rivelato ad <em>Hadashot Tv</em> che: &#8220;È stata invitata da un&#8217;organizzazione filo-ebraica alla loro conferenza, e non da Israele. <strong>Le posizioni di Mogherini sono molto ostili nei confronti di Israele</strong>&#8220;. L&#8217;organizzazione cui fa riferimento la fonte è il Global Forum della American Jewish Committee a Gerusalemme.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2018/06/08/esteri/netanyahu-rifiuta-incontro-mogherini-LT9IcOlUDX8GNKLC4bY9PO/pagina.html">Come riporta <em>La Stampa</em></a>, da Bruxelles hanno confermato il viaggio di Mogherini in Medio Oriente &#8211; attualmente l&#8217;Alto rappresentante dell&#8217;Ue si trova in <strong>Giordania</strong> &#8211; e hanno ricordato che era stata paventata l&#8217;ipotesi di una tappa a Gerusalemme, poi saltata. Secondo le fonti dell&#8217;Unione europea, &#8220;La cosa non è stata possibile per <strong>ragioni di agenda</strong>&#8220;, ma la diplomazia europea ritiene fondamentale riuscire a incontrarsi con il premier israeliano. Sono molti i temi che interessano a entrambe le parti.</p>
<p>Le relazioni tese fra Israele e Unione europea</p>
<p>I rapporti fra Tel Aviv e Bruxelles sono tesi da molti anni. Netanyahu non ha mai apprezzato la linea del blocco europeo che sempre condannato le<strong> scelte marcatamente unilaterali</strong> dei suoi governi. E negli ultimi tempi, il divario si è espanso anche alla luce di quanto avvenuto dopo la decisione di Donald Trump di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-12/il-regalo-trump-israele-apre-l-ambasciata-usa-gerusalemme-203415.shtml?uuid=AEkftZnE">spostare l&#8217;ambasciata americana a Gerusalemme</a>.</p>
<p>L&#8217;Unione europea ha sempre condannato la scelta di Washington ritenendola un azzardo e un ostacolo alla pace. Bruxelles ha sempre sostenuto la soluzione politica dei due Stati. Dopo l&#8217;annuncio della Casa Bianca, Netanyahu disse che anche i Paesi europei avrebbero seguito gli Stati Uniti.</p>
<p>Ma in quel caso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/11/news/gerusalemme_capitale_in_campo_la_diplomazia_internazionale_netanyahu_a_bruxelles_dobbiamo_dare_una_chance_alla_pace_-183745173/">arrivarono le ferme parole di Mogherini</a> che disse: &#8220;Il premier Benjamin Netanyahu stamani ha detto di aspettarsi che altri Paesi spostino le loro ambasciate. Può tenere le sue aspettative per altri, perché <strong>dai Paesi Ue questo non avverrà</strong>&#8220;. E ribadì che secondo l&#8217;Unione europea, &#8220;l&#8217;unica soluzione realistica è basata su due Stati, con Gerusalemme capitale sia dello Stato di Israele sia dello Stato palestinese&#8221;.</p>
<p>Il tour di Netanyahu in Europa</p>
<p>La notizia del &#8220;gran rifiuto&#8221; di Netanyahu a Mogherini arriva immediatamente dopo il ritorno del premier dal tour in Europa. </p>
<p>Il primo ministro di Israele ha incontrato prima <strong>Angela Merkel</strong> in Germania, poi <strong>Emmanuel Macron</strong> a Parigi e infine la premier britannica<strong> Theresa May</strong>. Lo scopo era quello di impegnare i Paesi europei dell&#8217;accordo sul programma nucleare iraniano a incrementare la pressione nei confronti dell&#8217;Iran, ritenuto dallo Stato ebraico una minaccia esistenziale.</p>
<p></p>
<p>Ma il viaggio di Netanyahu, se non può ritenersi un fiasco, certamente non è stato estremamente positivo. Il politico israeliano torna a casa con una maggiore comprensione europea sulla necessità di <strong>convincere l&#8217;Iran a lasciare la Siria</strong>, ma nessuno sembra intenzionato a chiudere le porte a un rapporto più proficuo con Teheran. L&#8217;Europa non vuole abbandonare la <em>partnership</em> economica con l&#8217;Iran e lo ha fatto capire più volte. Inoltre, ritiene fondamentale evitare a tutti i costi un&#8217;escalation di tensione in Medio Oriente.</p>
<p>Tutti hanno dichiarato la loro comprensione verso le preoccupazioni israeliane. Ma non hanno dato il totale sostegno alle logiche israeliane. Un esempio, le parole di Macron sul trasferimento dell&#8217;ambasciata a Gerusalemme. <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/watch-netanyahu-and-macron-give-statements-after-meeting-in-paris-1.6153497">Secondo il presidente francese</a>, la decisione di Trump ha portato &#8220;la gente a morire&#8221; ma non ha fatto niente per portare la pace.</p>
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		<title>Tillerson, nessuna apertura a Mosca  finché non restituisce la Crimea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 08:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi di Minsk]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Rex Tillerson chiude a qualsiasi accordo con la Russia sulla questione ucraina. È successo all’ultimo vertice OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Nonostante la piattaforma sia nata come opportunità di dialogo tra est e ovest già durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non accolgono la proposta russa e dettano le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Rex Tillerson chiude a qualsiasi accordo con la Russia sulla questione ucraina. È successo all’ultimo vertice OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Nonostante la piattaforma sia nata come opportunità di dialogo tra est e ovest già durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non accolgono la proposta russa e dettano le condizioni per un’improbabile riapertura del dialogo tra Washington e Mosca.</p>
<p>Dalla Russia la proposta per risolvere il conflitto sul Donbass</p>
<p>Al <a href="http://www.osce.org/event/mc_2017">Consiglio Ministeriale OSCE</a>, svoltosi lo scorso venerdì, hanno partecipato i rappresentanti dei 57 Paesi membri dell’organizzazione. Tra i tanti temi affrontati sul piatto vi era anche la proposta avanzata dalla Russia per un passo in avanti sull’ancora irrisolta questione ucraina. Sono infatti ancor in corso pericolose frizioni circa il rispetto del Protocollo di Minsk, l’accordo raggiunto tra Ucraina, Russia e le Repubbliche separatiste del Donbass nel settembre 2014. Oltre a non essere stato rispettato il cessate il fuoco da entrambe le parti, si calcola che siano 10.000 le vittime degli scontri dal 2014, l’Ucraina non ha rispettato lo status d’indipendenza che gli accordi di Minsk riconoscevano alle Repubbliche di Doneck e Lugansk.</p>
<p>A complicare la situazione vi è poi la penisola di Crimea, annessa alla Russia a seguito di un Referendum nel 2014, il cui esito non è però riconosciuto valido dai Paesi NATO. Ora per uscire da quest’impasse e ridurre il livello di conflitto sul Donbass, la Russia ha proposta di inviare caschi blu dell’ONU nella regione sia per stabilizzare i confini tra filo russi e filo ucraini, sia per difendere gli osservatori OSCE e facilitarne il lavoro.</p>
<p>Tillerson chiude a qualsiasi possibilità di dialogo con la Russia</p>
<p>Proposta che è stata letteralmente rispedita al mittente da parte americana. Nel<a href="http://www.osce.org/chairmanship/361516?download=true"> suo intervento</a> durante il summit, il Segretario di Stato USA Rex Tillerson ha attaccato direttamente la Russia come unica colpevole del conflitto sul Donbass. “Non accetteremo mai l’occupazione e il tentativo di annessione della Crimea da parte della Russia. Le sanzioni relative alla Crimea rimarranno finché la Russia non restituirà il pieno controllo della penisola all’Ucraina”. Rex Tillerson pone dunque delle condizioni precise per una ripresa del dialogo tra Mosca e Washington, senza fare sconti.</p>
<p>La posizione americana si fa poi ancora più aggressiva nei riferimenti al rispetto degli accordi di Minsk: “Mentre l’Ucraina sta facendo passi avanti nel rispetto di questi accordi (Minsk), la Russia non sta facendo nulla. Lo scorso novembre le violazioni del cessate il fuoco nelle Repubbliche di Doneck e Lugansk sono aumentate del 60%. Dobbiamo essere chiari circa l’origine di questa violenza: la Russia sta armando, guidando, addestrando e combattendo a fianco delle forze anti governative”. Senza mezzi termini e giri di parole Rex Tillerson accusa la Russia come unica colpevole per la violazione degli accordi.</p>
<p>Secondo Washington i peacekeepers favoriscono i filo russi</p>
<p>In realtà prove a riguardo non ce ne sono ancora e l’invio dei peacekeepers servirebbe appunto per favorire una migliore osservazione da parte dei dipendenti OSCE al fine di stabilire con chiarezza da che parte della barricata avvengano le violazioni. Oltre alla motivazione etica di facciata fornita da Tillerson per il rifiuto alla proposta russa, ve ne sarebbe un’altra di natura più “logistica”. È, stranamente, il <a href="https://www.washingtonpost.com/world/europe/tillerson-vows-no-warming-with-russia-until-it-leaves-ukraine/2017/12/07/2d1b8e0c-d7b6-11e7-9ad9-ca0619edfa05_story.html?utm_term=.1a0f71be49ca">Washington Post</a> a enunciarla tra le righe. “Loro (gli Stati Uniti e i loro alleati) sono preoccupati che una più limitata missione di protezione degli osservatori, come ha proposto la Russia, potrebbe bloccare in territori effettivi dei separatisti filo russi ciò che si vorrebbe restituire all’Ucraina”.</p>
<p>In pratica il giornale americano sta dicendo che i peacekeepers bloccherebbero i confini così come sono ora, rendendo effettivo ciò che è stato conquistato sul campo dai due gruppi. Inaccettabile evidentemente per Washington. Ma allora tra Russia e Stati Uniti chi è che ha più interesse a far continuare la guerra? Tra i due litiganti ci dovrebbe essere un terzo soggetto, in questo caso l’Europa, a far da paciere. Se fino ad oggi però il Vecchio Continente si è per certi versi appiattito alle scelte di Washington in fatto di non dialogo con Mosca, sembra che ora possa essere cambiato il vento.</p>
<p>In Germania si sono stufati della leadership americana</p>
<p>Il cambio di paradigma pare essere arrivato inaspettatamente dalla Germania. Il Ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, <a href="https://www.reuters.com/article/us-germany-foreign/germany-must-stop-relying-on-u-s-for-foreign-policy-foreign-minister-idUSKBN1DY2U1">ha infatti dichiarato</a> che la Germania deve continuare a investire nella partnership con gli Stati Uniti, in materia economica, ma deve essere molto più decisa nel rispettare i propri interessi quando i due Paesi si trovano in disaccordo. Gabriel ha usato come esempio proprio le sanzioni americane contro la Russia che danneggiano l’economia europea. Un altro strappo che sommato alla divergenza sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele, allontana sempre più Bruxelles dall’influenza di Washington. </p>
<p></p>
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		<title>L&#8217;Unione europea sanziona Kim,  ma di nascosto lo sta finanziando</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-sanziona-kim-nascosto-lo-aiuta-co.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 07:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’Unione europea ha accettato pedissequamente la recente risoluzione delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord. Ilsito ufficiale dell’European External Action Service (EEAS), ovvero il ministero degli Esteri Ue, ha pubblicato in pompa magna la posizione presa dallo squadrone capeggiato da Federica Mogherini. La posizione aggressiva dell&#8217;Ue verso Kim L’Unione europea si allinea alla comunità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-sanziona-kim-nascosto-lo-aiuta-co.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170811145648_24004794-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’Unione europea ha accettato pedissequamente la recente risoluzione delle Nazioni Unite contro la <strong>Corea del Nord</strong>. Il<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/32239/north-korea-eu-further-toughens-sanctions-line-un-security-council-resolution_en">sito ufficiale</a> dell’European External Action Service (EEAS), ovvero il ministero degli Esteri Ue, ha pubblicato in pompa magna la posizione presa dallo squadrone capeggiato da <strong>Federica Mogherini</strong>.</p>
<p>La posizione aggressiva dell&#8217;Ue verso Kim</p>
<p>L’Unione europea si allinea alla comunità internazionale, approvando il pacchetto di sanzioni contro il regime di Kim. La linea Ue sembra ancora più dura di quella espressa dagli stessi Stati Uniti. Il lancio del missile che ha sorvolato il Giappone lo scorso 15/09 non è andato giù a Bruxelles. Federica Mogherini si è espressa definendolo “oltraggiosa provocazione”. Proprio per questo tutta l’Unione è ora al lavoro per aggiungere delle “addizionali e autonome restrizioni”. Queste si andranno ad aggiungere al pacchetto di sanzioni già approvato dal Consiglio di Sicurezza Onu.</p>
<p></p>
<p>Il linguaggio utilizzato sul portale ufficiale dell’Eeas è entusiasticamente aggressivo verso il regime coreano. Si esprime solidarietà alle nazioni ritenute “vittime”, come Corea del Sud e Giappone. La via del dialogo diplomatico è invece vista solo come una seconda scelta dopo le sanzioni. Non una parola viene invece spesa sul possibile ruolo di mediazione con Russia e Cina. Le uniche in prima fila per cercare una soluzione diplomatica che possa limitare gli effetti collaterali sulla popolazione civile nordcoreana.</p>
<p>Tutte le sanzioni Ue contro la Corea del Nord</p>
<p>L’Unione europea ci tiene però a far sapere al mondo il suo impegno nel contrastare il regime di Kim. Su un altro<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.consilium.europa.eu/en/policies/sanctions/history-north-korea/"> URL </a>viene presentato un cronogramma delle sanzioni adottate dall’Unione europea contro la Corea del Nord dal 2006 ad oggi. Si tratta di un lungo elenco che comprende tra gli altri i divieti su import/export di beni di lusso, su import/export di beni e tecnologie, sul commercio di oro, metalli preziosi e diamanti, nonché sul petrolio. Una timeline mostrata dall’Ue con orgoglio, ma che alla prova dei fatti non ha saputo attenuare le tensioni con la Corea del nord.</p>
<p></p>
<p>Anzi, gli unici effetti delle sanzioni possono essere stati percepiti molto più dalla popolazione civile piuttosto che dalla casta del regime di Kim. Con il nuovo pacchetto di sanzioni il <a href="https://www.investireoggi.it/economia/corea-del-nord-stremata-sanzioni-onu-vediamo-quanto-potra-resistere-la-sua-economia/?refresh_ce">prezzo </a>della benzina in Corea del nord potrebbe aumentare dell’80%, un livello che andrebbe proprio a colpire i redditi più bassi nel Paese. Se dunque l’entusiasmo espresso dai rappresentanti Ue è incomprensibile a fronte dei risultati, nulli, ottenuti, ancor più incomprensibile è il programma d’aiuti finanziato dall’Unione europea diretto proprio alla Corea del Nord.</p>
<p>Un programma di aiuti per la popolazione nordcoreana</p>
<p>Sempre sul<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://ec.europa.eu/echo/where/asia-and-oceania/north-korea_en"> portale ufficiale</a> dell&#8217;Unione europea scopriamo che il Dipartimento della Commissione Ue specializzato in aiuto umanitario e protezione civile è impegnato nella Corea del Nord dal 1995 fino ad oggi. Sono stati <strong>135.6 i milioni di dollari investiti su un totale di 130 progetti</strong>. Si va dall’assistenza alimentare e idrica fino ai servizi sanitari. Solo lo scorso 2016 l’Unione europea ha elargito 300mila euro alla Croce Rossa finlandese affinché portasse assistenza alla popolazione nordcoreana, un programma che continuerà almeno fino a novembre di quest’anno. Strana strategia dunque quella portata avanti dall’Ue che da una parte sanziona la Corea del Nord e dall’altra la soccorre.</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.eastasiaforum.org/2013/10/10/north-korea-sanctions-punish-the-whole-population/">Scriveva</a> Emma Campbell, del Strategic and Defence Studies Centre, che “le sanzioni non solo hanno fallito nel far recedere il programma nucleare della Corea del Nord, ma hanno anche inibito l’azione delle agenzie umanitarie in loco” e anzi “molte Ong hanno parlato apertamente dell’impatto delle sanzioni e stanno considerando di abbandonare il Paese perché non riescono a portare avanti i progetti”. Se le sanzioni approvate e implementate dall’Ue ledono i progetti umanitari da essa stessa finanziati, qual è il senso di questa strategia? La risposta potrebbe essere che di strategia in politica estera non v’è mai stata traccia in seno all’Ue. Questa maniera dissennata di gestire il problema nordcoreano è riprova del fatto che a Bruxelles si segue semplicemente il flusso degli eventi facendosi trasportare un po’ di qua e un po’ di là a seconda di come tira il vento. </p>
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		<title>Così l&#8217;Unione europea si avvicina all&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-si-avvicina-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 07:23:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La cerimonia d’insediamento di Rouhani alla presidenza dell’Iran è stata l’occasione giusta per l’incontro fra l’Alto Rappresentante per la Politica estera dell&#8217;Unione europea, Federica Mogherini, e il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Javad Zarif. Un incontro di fondamentale importanza alla luce della complessa situazione mondiale in cui si rende sempre più chiaro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-si-avvicina-alliran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170803150520_23944947-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La cerimonia d’insediamento di Rouhani alla presidenza dell’Iran è stata l’occasione giusta per l’incontro fra l’Alto Rappresentante per la Politica estera dell&#8217;Unione europea, <strong>Federica Mogherini</strong>, e il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, <strong>Mohammad Javad Zarif</strong>. Un incontro di fondamentale importanza alla luce della complessa situazione mondiale in cui si rende sempre più chiaro il distacco fra la politica estera degli Stati Uniti e quella dell’Iran. Un conflitto, per ora solo diplomatico, almeno formalmente, che si aggiunge al già intricato tema delle relazioni con i Paesi del Golfo Persico, e che rende l’Iran un soggetto internazionale estremamente importante per la stabilità mondiale. L’inasprimento delle sanzioni contro Teheran volute dagli Stati Uniti arrivano in un momento di forti tensioni in tutto il quadro politico mondiale. Una situazione di conflittualità costante che vede gli Stati Uniti d’America impegnati contro la Russia, la Cina, l’Iran, e in via soltanto sussidiaria contro la Corea del Nord e il Venezuela, e che lascia l’Europa divisa al suo interno fra chi sostiene l’operato di Washington e chi invece opta per una politica più morbida, soprattutto per evitare che le perdite economiche e di leadership europee siano ancora più gravi.</p>
<p></p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;581&#8243; gal_title=&#8221;Linsediamento di Rouhani&#8221;]</p>
<p></p>
<p>L’incontro fra Federica Mogherini e Zarif s’inserisce in questo contesto. Da una parte la storica convergenza d’interessi fra Unione europea e Stati Uniti, che per decenni hanno rappresentato i due fari dell’ordine internazionale liberale, e dall’altra parte la necessità per l’Ue di non mettersi di traverso rispetto a un partner commerciale fondamentale quale l’Iran di Rouhani. L’Iran e l’Europa sono due mondi che si guardano e si studiano, ma che non possono fare a meno l’uno dell’altro. <strong>La reciproca importanza per le rispettive economie è indiscutibile</strong> e i contratti che le aziende europee stanno strappando con lo Stato iraniano mostrano come ci sia tutto l’interesse per l’industria del Vecchio Continente nel confrontarsi con un mercato in crescita come quello dell’Iran. Proprio per questo motivo, l’Unione Europea ha voluto mostrarsi sempre ferma nel <strong>rispetto degli accordi sul nucleare</strong>, e ha contestato la volontà statunitense di inasprire i rapporti con Teheran in un momento in cui sembrava che ci si potesse attendere un consolidamento del dialogo con la vittoria di Rouhani. La rivisitazione dell’accordo sul nucleare proposta da <strong>Donald Trump</strong> è quanto di più distante da questa riappacificazione, e l’Unione europea si sta impegnando affinché ciò non avvenga. &#8220;La Comunità internazionale persegue interessi comuni con l&#8217;Iran riguardo all&#8217;accordo sul nucleare. L&#8217;Unione europea sostiene con forza l&#8217;accordo, e questa è la posizione comune di tutti gli Stati europei&#8221; ha detto l’Alto rappresentante durante l’incontro con Zarif. Che tra l&#8217;altro, ha anche voluto sottolineare come la collaborazione fra Iran ed UE sarà estesa in altri settori, non solo economici. E sono parole che rappresentano una boccata d’ossigeno non secondaria in un quadro diplomatico fragilissimo.</p>
<p></p>
<p>L’Unione europea è stata molto chiara nel delimitare i confini di apertura verso l’Iran. Il programma missilistico di Teheran deve essere bloccato totalmente, mentre l’accordo sul nucleare deve essere rispettato alla lettera. Non si accettano deviazioni da parte di Bruxelles. Anche nelle difficoltà di trovare una linea comune tra Unione Europea e Stati Membri, resta comunque chiaro il fatto che oggi in Europa non c’è nessuno che possa né voglia privarsi di un partner economico come l’Iran, né tantomeno in Iran si pensa di poter privare il Paese delle tecnologie e dei prodotti industriali provenienti dall’Europa. Ma oltre ai profili economici, per l’Iran è fondamentale avere un’Europa collaborativa rispetto agli Stati Uniti, perché è l’unico soggetto politico in grado di poter mediare fra Teheran e Washington. Questo tema è stato particolarmente evidente nelle dichiarazioni di Zarif a margine dell’incontro quando ha chiesto a Federica Mogherini che l’Unione Europea “vigili sui tentativi americani di smantellare l’accordo sul nucleare”.</p>
<p>Del resto, anche fisicamente, l’Iran, dopo la Turchia, ha l’Europa. Un collegamento tra Iran ed Europa c’è da sempre, ed è insito all’interno della storia di questi due mondi: anche la stessa rivoluzione khomeinista s’intreccia con l’Europa, in particolare con la Francia, e il sistema scaturito da quella rivoluzione è stato in qualche modo beneficiato dalla vita dei rivoluzionari a Parigi. La stessa Italia, con l’Eni, prima ancora della Francia, intesseva rapporti fruttuosi con la Persia, e quegli accordi siglati da Mattei ancora oggi gettando ombre ma anche luci nelle relazioni fra Italia e Iran. Tutto questo a dimostrazione del fatto che, per ciò che riguarda l’Iran, lo iato fra le politiche americane ed europee è sempre stato ampio, e continua a esserlo oggi. La presidenza Trump, in questo senso, non aiuta a ritrovare un quadro comune di riferimento, perché la scelta dell’ostilità a Teheran è evidente, sia con la scelta dei sauditi come partner mediorientali, sia per la totale vicinanza alle politiche di Israele. Per l’Europa è diverso, è impossibile non dialogare con l’Iran. E questo può essere un fattore chiave nel futuro delle sanzioni della Casa Bianca verso Teheran, ma non solo: anche i futuri rapporti fra Bruxelles, Stati Membri e Washington potrebbero essere incisi sensibilmente.</p>
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		<title>Pronto un esercito europeo?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-esercito-europeo-il-progetto-sembra-prendere-forma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 07:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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<p>Fino a pochi mesi fa, l’idea di un’Unione Europea che mettesse in atto una strategia militare condivisa fra i vari Stati membri sembrava dovesse essere relegato al lungo elenco di progetti di integrazione mai effettivamente posti in essere dai vertici comunitari.La legittima reticenza di molti Stati a cedere sovranità in un ambito così delicato e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-esercito-europeo-il-progetto-sembra-prendere-forma.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161028000616_21121162.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161028000616_21121162.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161028000616_21121162-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161028000616_21121162-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/OLYCOM_20161028000616_21121162-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Fino a pochi mesi fa, l’idea di un’<strong>Unione Europea</strong> che mettesse in atto una strategia militare condivisa fra i vari Stati membri sembrava dovesse essere relegato al lungo elenco di progetti di integrazione mai effettivamente posti in essere dai vertici comunitari.La legittima reticenza di molti Stati a <strong>cedere sovranità</strong> in un ambito così delicato e profondamente complesso come quello militare, unita al disinteresse di molti ad una politica militare comune vista l’appartenenza quasi universale degli Stati membri alla più ampia struttura della Nato, che già svolgeva quel ruolo di coordinamento chiesto ora in sede europea, hanno rappresentato per decenni ostacoli insormontabili alle logiche di un rafforzamento della condivisione militare nell’Unione Europea.Qualcosa però negli ultimi tempi è cambiato in Europa e per l’Europa, e questi cambiamenti hanno così inciso sullo stato dell’Unione e sulle relazioni internazionali comunitarie con l’esterno, che oggi l’idea dell’Unione europea che abbia una politica di difesa comune è tornata con forza al centro del dibattito nelle cancellerie del continente. Questi cambiamenti possono essere individuati in tre eventi chiave degli ultimi anni: <strong>Brexit</strong>, <strong>Trump</strong> e la<strong> rinascita russa</strong>.L’uscita del Regno Unito dall’Ue ha di fatto portato all’autoesclusione di uno dei Paesi che maggiormente ha lottato in sede comunitaria per il mantenimento della sovranità militare in ambito nazionale. Il Regno Unito per anni non ha rappresentato non soltanto un Paese contrario alla comunitarizzazione degli eserciti, ma anche la più grande potenza militare in seno all’Ue: caratteristiche, queste, che concedevano a Londra la capacità di incidere notevolmente sulle proposte in tema.Subito dopo l’uscita del Regno Unito, l’elezione di Donald Trump alla guida degli Stati Uniti ha senza dubbio rappresentato un’ulteriore spinta propulsiva per la creazione di una struttura militare congiunta fra gli Stati europei, dal momento che il tycoon si è da subito mostrato insofferente sia verso la Nato stessa che verso le modalità di partecipazione degli europei alla Nato, soprattutto sotto il profilo economico.Questi due eventi chiave, vanno inseriti poi nel contesto geopolitico dell’ascesa della potenza militare russa nello scacchiere internazionale, che ha fatto affiorare in molti Stati europei, soprattutto orientali, il pericolo per una Mosca forte ai suoi confini che, con la caduta del Muro di Berlino, sembrava doversi relegare nei ricordi della Guerra Fredda.È da queste premesse che deriva l’annuncio da parte di <strong>Federica Mogherini</strong> della nascita di una prima struttura militare europea, con sede a Bruxelles, i cui compiti, almeno per il momento, saranno quelli di coordinare le missioni di addestramento e di consulenza che l’Unione Europea già attua, ma che non hanno un sistema centralizzato di comando.In questa prima fase, dunque, l’attività di questa struttura, sarà soprattutto quella di pianificare il <strong>coordinamento delle forze</strong> degli Stati membri impegnate in territorio straniero, come già avviene in Mali o in Somalia, ma già si parla della possibilità di ampliare competenze e numeri per il 2018.La scelta dei ministri europei di accelerare sulla creazione di questo nucleo di coordinamento, se per un verso appare rafforzare l’Unione, per altro verso rischia di spaccare ulteriormente la già fragile impalcatura che sorregge le scelte comunitarie. Da una parte, i Paesi con peso militare ed economico più forte, riuniti attualmente a Versailles, hanno già dato il loro consenso ad una maggiore integrazione bellica a livello europeo, ed in molti già parlano dell’idea di una <strong>Schengen della difesa</strong>. Dall’altro lato, non sono pochi gli Stati a dubitare di questo progetto, in particolare il cosiddetto <strong>Gruppo di Visegrad</strong> (formato da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), più desideroso di una maggiore cooperazione con gli Stati Uniti e la Nato prima che con l’Unione europea per fronteggiare il tanto temuto pericolo russo.In questo contesto, non è da escludere che il confronto a Versailles tra i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna possa condurre ad un’ulteriore spinta allo sforzo di creare una piattaforma militare unitaria a livello continentale, da inserire nell’ambito dell’Europa a due velocità che sembra essere ormai la chiave di lettura delle realtà europea attuale la base del futuro dell’Ue. Ma è anche inevitabile che il discorso debba essere rivisto alla luce dei possibili mutamenti dello scenario politico a seguito delle elezioni francesi prima e tedesche poi. Se già dalle urne francesi uscirà vincente la candidatura di <strong>Marine Le Pen</strong>, il suo programma euroscettico difficilmente potrà ritenersi compatibile con l’idea di formare una difesa comune a livello continentale, rischiando di soffocare sul nascere questo primo embrione di un’Europa unita anche in chiave bellica.</p>
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		<title>Asia Bibi rischia ancora la morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/asia-bibi-rischia-ancora-la-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 10:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="483" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi-768x371.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>“Ho paura che la vita di Asia Bibi sia in pericolo e che possa essere uccisa in carcere e la sua morte venga mascherata come morte naturale” è il grido d’allarme di Wilson Chowdhry, direttore dell’associazione Britannica dei Cristiani Pakistani.Ormai il caso di Asia Bibi è diventato un problema politico per il Pakistan e molti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-bibi-rischia-ancora-la-morte.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="483" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/1476351561-asia-bibi-768x371.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>“Ho paura che la vita di <strong>Asia Bibi</strong> sia in pericolo e che possa essere uccisa in carcere e la sua <strong>morte</strong> venga mascherata come morte naturale” è il grido d’allarme di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.britishpakistanichristians.org/blog/hate-hate-and-more-hate-is-there-any-hope-for-asia-bibi-after-judge-resigns-through-fear" target="_blank">Wilson Chowdhry</a>, direttore dell’associazione Britannica dei Cristiani Pakistani.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Ormai il caso di Asia Bibi è diventato un problema politico per il Pakistan e molti attivisti per i diritti umani e per la libertà religiosa, non escludono scenari inquietanti.Asia Bibi è la donna pakistana di religione cristiana, condannata a morte per blasfemia per essere stata accusata di aver insultato Maometto mentre litigava con altre donne mussulmane. Secondo la legge anti-blasfemia pakistana, tutte le persone colpevoli di insultare il Corano o il profeta Maometto sono punibili, nei casi più gravi anche con la <strong>pena di morte</strong>.Lo scorso 13 ottobre, la Corte Suprema del Pakistan ha rinviato il giudizio finale sulla ragazza perché uno dei tre giudici, ha rinunciato al caso. Sembra che nessuno voglia assumersi le difese della donna per paura di ritorsioni degli estremisti islamici come accadde già in due noti casi: <strong>Salmaan Taseer</strong>, ex governatore del Punjab e<strong> Shahbaz Bhatti</strong>, politico cristiano ed ex Ministro per le minoranze, entrambi uccisi nel 2011 per la sola colpa di aver difeso Asia Bibi e criticato apertamente la legge anti blasfemia.“La libertà di religione e di credo in Pakistan è una delle mie priorità,” ha affermato l’inviato speciale dell’Unione Europea per la libertà religiosa Jan Figel, rispondendo in una lettera alla petizione “Liberiamo Asia Bibi” promossa da <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lucisullest.it/" target="_blank">Luci sull’Est</a></strong> &#8211; Osservatorio sulla Cristianofobia che ha raccolto più di 6000 firmatari.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/asia-bibi-ora-il-caso-arriva-a-bruxelles/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Asia Bibi, ora il caso arriva a Bruxelles</a></strong>Nella lettera all’associazione italiana, Jan Figel anticipa la notizia di una sua prossima visita in Pakistan per discutere con le autorità pakistane su come garantire la libertà di culto per le minoranze religiose e ricorda come il caso di Asia Bibi sia già stato sollevato da lui stesso negli incontri con la deputata pakistana Asiya Nasir e con il vescovo di Islamabad Anthony Rufin.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/NzWRywNGVr4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>In occasione della giornata mondiale della libertà religiosa (27 ottobre), il politico europeo ha anche fortemente criticato, non solo le leggi anti-blasfemia, ma anche le leggi anti-conversione come strumento per la repressione religiosa in quanto “utilizzate da regimi totalitari per eliminare qualsiasi manifestazione religiosa e ridurre le libertà di pensiero e di opinione al minimo.” “Molti dittatori del XX secolo, come Hitler, Stalin, Mao Zedong e Pol Pot orgogliosamente soppressero la libertà religiosa e di credo,” continua Jan Figel. “La promozione della libertà religiosa e di culto è lo strumento principale per combattere l’estremismo, il terrorismo e il fondamentalismo religioso” conclude.Anche l’Alto rappresentante per la politica estera Ue <strong>Federica Mogherini</strong>, rispondendo ad un’interrogazione del Vice Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che chiedeva delucidazioni sulla posizione europea sul caso Asia Bibi, ha segnalato come “abbia già chiesto l&#8217;annullamento del verdetto”. “L&#8217;UE continuerà ad adoperarsi affinché Asia Bibi venga rilasciata e si avvarrà di tutte le opportunità disponibili per sollevare il suo caso e altri casi connessi alla legge pakistana sulla blasfemia” – promette la Mogherini.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-martirio-dei-cristiani-non-ha-fine/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Il martirio dei cristiani non ha fine</a></strong>Purtroppo, una delle poche soluzioni che rimangono, è la <strong>grazia</strong> che il Presidente pakistano Mamnoon Hussain può ancora concedere. Una possibilità remota poiché nel periodo 2011-2016, il Presidente ha respinto tutte le richieste di grazia di prigionieri condannati. Ed è proprio in quest’ottica che le organizzazioni internazionali, inclusa l’Unione europea, deve far sentire la propria voce. Una presa di posizione immediate e risoluta e non tardiva e molle come troppo spesso la UE ci ha abituato in politica estera.I Paesi in cui i cristiani sono perseguitati sono molti, non solo in Siria. Vogliamo andare laddove i cristiani sono oggetto di violenza solo per la loro fede. E per farlo abbiamo bisogno di TE.<strong><a style="color: #ff0000;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank">SOSTIENI IL REPORTAGE QUI</a></strong></p>
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