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	<title>Federica d&#039;alessio Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;Aggressione antisemita&#8221; nell&#8217;autogrill: troppe cose non tornano</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/aggressione-antisemita-nellautogrill-troppe-cose-non-tornano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 13:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lainate" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>La storia dell’aggressione all&#8217;Autogrill di Lainate (Milano Nord) subita da un turista francese insieme al suo figlioletto, colpevoli solo di essere visibilmente ebrei (indossavano la kippah) forse è più complicata di come l&#8217;hanno raccontata, per due giorni, all&#8217;unisono i grandi media e la politica. Mercoledì è emersa infatti anche l’altra faccia della vicenda. Gli “aggressori” &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/aggressione-antisemita-nellautogrill-troppe-cose-non-tornano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/aggressione-antisemita-nellautogrill-troppe-cose-non-tornano.html">&#8220;Aggressione antisemita&#8221; nell&#8217;autogrill: troppe cose non tornano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lainate" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lainate-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>La storia dell’aggressione <strong>all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/societa/aggressione-antisemita-nellautogrill-troppe-cose-non-tornano.html">Autogrill di Lainate</a></strong> (Milano Nord) subita da un turista francese insieme al suo figlioletto, colpevoli solo di essere visibilmente ebrei (indossavano la kippah) forse è più complicata di come l&#8217;hanno raccontata, per due giorni, all&#8217;unisono i grandi media e la politica.</p>



<p>Mercoledì è emersa infatti anche<strong> l’altra faccia della vicenda</strong>. Gli “aggressori” del video &#8211; otto cittadini italiani, di origine araba, definiti semplicemente &#8220;arabi&#8221; dagli sciami dei social &#8211; avrebbero presentato querela contro il turista francese. Ha iniziato lui la rissa, dicono: a suon di insulti a sfondo razzista e con un&#8217;aggressione fisica. Secondo il loro legale, l’avvocato <strong>Federico Battistini</strong>, riporta il <em>Fatto Quotidiano</em>, l’uomo avrebbe prima definito i presenti “terroristi” e “figli di puttana palestinesi”, dopo averli sentiti parlare in arabo e notato, tra le donne del gruppo, dei ciondoli con la mappa della Palestina. Alla replica di uno dei ragazzi &#8211; “<em>Free Palestine</em>” &#8211; il turista avrebbe reagito poi con urla e violenza, culminata in una testata e un pugno che hanno causato ferite documentate al Pronto Soccorso. Il turista, al contrario, non avrebbe riportato lesioni, e per questo la Procura non avrebbe ricevuto alcun referto medico.</p>



<p>Tutto è iniziato da <strong>un</strong> <strong>video di pochi second</strong>i, ripreso con uno smartphone all’interno dell’Autogrill. Tanto è bastato per far deflagrare una nuova “emergenza antisemitismo” in Italia. Le immagini mostravano un uomo solo, di nazionalità francese e di religione ebraica, circondato da persone di origine araba che lo affrontavano verbalmente, e lui che gridava &#8220;<em>Am Yisrael Chai</em>&#8221; (&#8220;Viva Israele&#8221;), invocando le forze dell’ordine. La clip, rilanciata dai media cosiddetti <em>mainstream</em> a tambur battente e accompagnato da interviste indignate, ha offerto la cornice perfetta: un’aggressione razzista contro un ebreo colpevole solo di indossare una kippah. Peccato che, come spesso accade, le cose fossero più complesse.</p>



<p><strong>Il video è parziale, ma fa notizia</strong></p>



<p>Il nodo cruciale della vicenda è il fatto che il video, diventato virale, mostra solo la <strong>reazione finale </strong>e non l’innesco del conflitto. Il francese sfida i presenti, urla insulti come “vai a crepare” e “stronzo”, inneggia a Israele. Secondo l&#8217;avvocato degli otto italiani, il turista avrebbe reagito fisicamente quando gli hanno chiesto di cancellare le riprese. In altre parole, la dinamica sarebbe più ambigua e meno manichea di quanto presentato inizialmente da italiani.</p>



<p>Va notato un dettaglio, rilevato dalla giornalista <strong>Federica D&#8217;Alessio</strong>: la polizia non ha fatto comunicati e neppure Autogrill. Cosa abbastanza irrituale in questi casi. Il turista aveva parlato di forze dell&#8217;ordine arrivate sì pochi minuti dopo l’aggressione, ma sostanzialmente disinteressate alla vicenda, perché in quell&#8217;Autogrill gli episodi antisemiti sarebbero stati all&#8217;ordine del giorno. &#8220;Ho sentito gli agenti parlare di Netanyahu. Ero scioccato.. dicevano che bisognerebbe dire a Netanyahu di smettere di bombardare&#8221;, aveva detto il francese. </p>



<p>L&#8217;avvocato Battistini accusa dunque il turista di aver strumentalizzato il filmato per denunciare un’aggressione a sfondo antisemita inesistente. Anzi, sostiene che i suoi assistiti sono attivamente impegnati contro ogni forma di odio, collaborano con persone di varie religioni (inclusi ebrei) e condannano le violenze a Gaza. Le otto persone di origine araba coinvolte sarebbero andate spontaneamente alla Digos per essere sentite e denunciare l&#8217;aggressione.</p>



<p>Ma nel frattempo non sorprende il modo in cui l’episodio è stato trasformato in una narrativa di odio antisemitico, rilanciata da politici e giornalisti &#8211; anche affiliati alla destra post-fascista &#8211; senza attendere verifiche. L’ex ministro della Cultura, <strong>Gennaro Sangiuliano</strong>, caduto in disgrazia per vicende personali, ha intervistato il turista a Parigi, mentre la Digos ha parlato pubblicamente di “aggressori antisemiti”, sposando una versione unilaterale della vicenda.</p>



<p><strong>Confondere identità e politica è un pericolo per tutti</strong></p>



<p>Il tutto ricorda il caso del ristorante di <strong>Nives Monda </strong>a Napoli, dove due turisti israeliani denunciarono un’aggressione antisemita, salvo poi scoprire che avevano diffuso un video decontestualizzato, costruendo ad arte una narrazione da vittime. È come se molti giornali e politici rilanciassero acriticamente la propaganda filo-israeliana (in questo caso usando un episodio riguardante un ebreo francese) un po&#8217; per sciatteria, o un po&#8217; come prova di lealtà politica, in attesa di potenziali ricompense future.</p>



<p>Se rimane grave usare la parola “antisemitismo” per distorcere episodi che invece riguardano provocazioni, razzismo inverso, e un clima avvelenato dalla guerra in corso (lo ricorda, in una splendida intervista ad <em>Alanews</em>, <strong>Tanya Jones</strong>, attivista israeliana da anni residente in Italia) e se anche anche la versione iniziale della storia dovesse essere stravolta, un punto fermo è questo: aggredire un ebreo solo perché indossa la kippah resta inaccettabile.</p>



<p>Il pericolo però, oggi, nell&#8217;attesa di sapere se un video è stato tagliato ad arte, di nuovo, per trasformare un alterco in atto d’odio e un provocatore in martire, non sembra essere tanto la sottovalutazione dell&#8217;antisemitismo &#8211; riconosciuto e combattuto, per fortuna dalla stragrande maggioranza della società italiana &#8211; quanto<strong> l’uso politico e selettivo </strong>delle sue accuse. A Lainate la solidarietà rischia di essere diventata propaganda e la complessità sacrificata sull’altare della fedeltà ideologica. Così non si difendono gli ebrei: si strumentalizza la loro paura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/aggressione-antisemita-nellautogrill-troppe-cose-non-tornano.html">&#8220;Aggressione antisemita&#8221; nell&#8217;autogrill: troppe cose non tornano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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