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	<title>Enrique Peña Nieto Archives - InsideOver</title>
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	<title>Enrique Peña Nieto Archives - InsideOver</title>
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		<title>Spionaggio di massa, il caso Pegasus si estende al Messico</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/spionaggio-di-massa-il-caso-pegasus-si-estende-al-messico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2025 07:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pegasus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="460" height="316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/cybercrime.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dark webb" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/cybercrime.jpg 460w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/cybercrime-300x206.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></p>
<p>L’ex presidente messicano, già al centro di polemiche per l’uso del software di sorveglianza Pegasus, è di nuovo indagato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/spionaggio-di-massa-il-caso-pegasus-si-estende-al-messico.html">Spionaggio di massa, il caso Pegasus si estende al Messico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="460" height="316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/cybercrime.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dark webb" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/cybercrime.jpg 460w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/cybercrime-300x206.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></p>
<p>Nel labirinto di connessioni che legano politica, tecnologia e corruzione globale, lo scandalo che oggi travolge Enrique Peña Nieto sembra la punta dell’iceberg. L’ex presidente messicano, già al centro di polemiche per l’uso del software di sorveglianza<strong><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/messico-honduras-el-salvador-quando-lo-stato-minaccia-i-giornalisti-che-dovrebbe-proteggere.html"> Pegasus</a></strong> durante il suo mandato, torna sotto i riflettori in un’inchiesta che rivela la portata di un sistema in cui i confini tra sicurezza nazionale, affari privati e interessi personali si fanno sempre più labili.</p>



<p>Secondo il quotidiano israeliano <em>The Marker</em>, Peña Nieto avrebbe agevolato l’assegnazione di contratti milionari per l’uso e la diffusione di Pegasus a due imprenditori israeliani, Avishai Neriah e Uri Ansbacher, in cambio di un “investimento” di<strong> 25 milioni di dollari.</strong> Questa cifra, spiega il giornalista Gur Meggido, è la chiave di una rete di relazioni che ha permesso ai due uomini d’affari di scalare i vertici del potere messicano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tecnologia come strumento di dominio</h2>



<p>Pegasus non è un software qualsiasi: sviluppato dall’azienda israeliana NSO Group, consente di infiltrarsi nei telefoni cellulari, trasformandoli in strumenti di sorveglianza totale. Nelle mani giuste, può essere un’arma contro il terrorismo. In quelle sbagliate, diventa un mezzo per reprimere il dissenso, intimidire oppositori e consolidare regimi autoritari.</p>



<p><strong>Durante la presidenza Peña Nieto (2012-2018)</strong>, Pegasus è stato più volte accusato di essere utilizzato contro giornalisti, attivisti e leader dell’opposizione. All’epoca, il governo messicano aveva giustificato l’acquisto del software come parte di un piano per combattere il narcotraffico e il crimine organizzato. Oggi sappiamo che quella tecnologia è stata piegata a obiettivi ben diversi.</p>



<p>La nuova inchiesta svela che i due imprenditori israeliani avrebbero approfittato della loro vicinanza a Peña Nieto per garantirsi l’esclusiva su contratti e contatti nei circoli più alti del potere messicano. Il tutto condito da una gestione opaca, tanto da finire al centro di un arbitrato religioso segreto condotto da tre rabbini secondo la Legge della Torah.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’arbitrato religioso al tribunale civile</h2>



<p>Il caso ha preso una piega ancora più intricata quando la disputa tra Neriah e Ansbacher è passata dal campo religioso a quello civile. Secondo i giudici religiosi, <strong>i due uomini d’affari avrebbero ottenuto “benefici enormi”</strong> grazie ai loro legami con Peña Nieto, tanto da essere descritti come “proprietari di appartenenze” all’interno del sistema politico messicano.</p>



<p>Quando il rapporto tra i due si è deteriorato, Ansbacher ha chiesto a Neriah la restituzione di metà dei 25 milioni investiti. La causa, approdata al Tribunale distrettuale di Gerusalemme, ha fatto emergere documenti che gettano nuova luce sui meccanismi di corruzione globale legati alla commercializzazione di tecnologie di sorveglianza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Israele, Messico e la geopolitica della cybersorveglianza</h2>



<p>La vicenda di Peña Nieto non è un caso isolato ma parte di un quadro più ampio. Israele, grazie a un ecosistema di start-up e aziende specializzate nella cybersicurezza, ha costruito una vera e propria industria dell’intelligence digitale. I suoi prodotti, spesso venduti come strumenti per difendere la democrazia, finiscono regolarmente in Paesi con scarse garanzie sui diritti umani.</p>



<p>Secondo un’inchiesta di Citizen Lab, <strong>Pegasus è stato utilizzato in oltre 40 Paesi,</strong> molti dei quali governati da regimi autoritari. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Marocco, e ora il Messico, compaiono in un elenco che racconta la trasformazione del software da strumento di difesa a leva di potere repressivo.</p>



<p>Nel caso messicano, la complicità delle élite politiche locali ha consentito a Pegasus di diventare un’arma contro la società civile. L’ex presidente, con il pretesto della sicurezza nazionale, ha spalancato le porte a interessi stranieri e ne ha approfittato per consolidare il proprio potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La “guerra dei dati” e le ombre sul futuro</h2>



<p>Lo scandalo Pegasus-Messico-Israele è la dimostrazione che, nel XXI secolo, la guerra per il potere si combatte sempre più nel cyberspazio. <strong>I dati sono diventati il petrolio della nuova era</strong> e la capacità di intercettarli, analizzarli e manipolarli è la chiave per controllare opinioni pubbliche, elezioni e conflitti. La domanda che resta aperta è se Peña Nieto sia stato un burattinaio o un burattino in questo gioco globale. Mentre l’ex presidente tace, il Messico affronta le conseguenze di anni di sorveglianza illegale, con centinaia di attivisti e giornalisti che chiedono giustizia per le violazioni subite.</p>



<p>Intanto, in Israele, la giustizia civile dovrà pronunciarsi su una vicenda che potrebbe avere ripercussioni diplomatiche. Perché se da un lato i tribunali discuteranno del rimborso di milioni di dollari tra due uomini d’affari, dall’altro resta il sospetto che Pegasus sia diventato il simbolo di un modello in cui sicurezza e repressione si intrecciano, con la benedizione di leader pronti a tutto pur di restare al potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un sistema globale di sorveglianza</h2>



<p>Questo scandalo è un campanello d’allarme: la proliferazione di tecnologie come Pegasus sta creando un sistema globale di sorveglianza senza precedenti, dove i cittadini sono sempre più esposti e i governi sempre meno trasparenti. Finché non verrà posto un freno alla vendita indiscriminata di questi strumenti, casi come quello di Peña Nieto continueranno a moltiplicarsi, alimentando una spirale di sfiducia verso le istituzioni democratiche.</p>
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		<title>La presa dei narcos sul Messico</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/narcotraffico-messicano-riorganizza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2022 01:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
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<p>In poco meno di un decennio i gruppi armati del Messico sono letteralmente esplosi. Ora la geografia malavitosa del Paese conta 543 gruppi armati, di dimensioni e proiezione differenti. Per il Crisis Group, questi includono anche pattuglie di autodifesa e compagini con orientamento politico. Questo sviluppo è frutto di una ricomposizione che vede gli Stati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/narcotraffico-messicano-riorganizza.html">[...]</a></p>
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<p>Almeno 212 agiscono nella galassia dei cartelli della droga, fra cui spicca quello di <strong>Sinaloa</strong>, la cui articolazione gli ha guadagnato la denominazione di <strong>La Federación</strong>. Circa 107 hanno avuto origine da divisioni di cartelli come Los Zetas, che nel 2010 governavano il contrabbando da Tamaulipas al Guatemala, e dopo gli attacchi del <strong>Cártel Jalisco Nueva Generación</strong> (Cjng), soprannominato Mata Zetas, oggi si sono separati nel <strong>Cártel del Noreste</strong> e gli <strong>Zetas Vieja Escuela</strong>. Intorno a 87 si sono alleati a organizzazioni delinquenziali di diversa natura, su base territoriale o di contingenza. Lo studio rivela che 10 sono frutto di concentrazioni sotto una nomenclatura unica, come i <strong>Carteles Unidos</strong>, in lotta contro il Cjng a Michoacán.</p>
<p>Secondo il centro di ricerca <strong>Cide</strong>, è il Cjng di Nemesio Oseguera Cervantes, detto<em> El Mencho</em> &#8211; sul quale è stata posta una taglia di 10 milioni di dollari -, ad avere maggiore incidenza in Messico, essendo radicato in ventitré stati, seguito dal cartello di Sinaloa in quattordici, e la <strong>Nueva Familia Michoacana</strong> in otto. Città del Messico è il luogo in cui si accentra la criminalità. L’indagine indica che vi si trovino 51 formazioni, coinvolte in furti, estorsioni, sequestri, vendita di stupefacenti e omicidi. Di queste, 17 si disputano la supremazia nella capitale e sono oggetto di attenzione da parte delle autorità per il loro incremento esponenziale e pericolosità.</p>
<p>Gli interventi di contrasto, tuttavia, producono risvolti inaspettati e rischiosi. La cattura di figure di spicco del Cjng, proprio a partire dal conseguente dissesto interno, ha scatenato un’ondata di violenza a Città del Messico, per la conquista dei municipi sotto il dominio della <strong>Unión Tepito</strong>. L’abbattimento del <em>leader</em> di <strong>Tláhuac</strong>, Felipe de Jesús Pérez Luna, detto <em>El Ojos</em>, invece, ha indotto l’accorpamento della banda colombiana alleata, <strong>Gota a Gota</strong>, dedita al taglieggiamento di persone comuni, al cartello di Sinaloa. Proprio quest’ultimo sta tentando una scalata nella capitale, grazie a nuove cellule come quella di Ángela Quintero Muñoz, detta <em>La Güera</em>.</p>
<p><figure id="attachment_358649" aria-describedby="caption-attachment-358649" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-358649" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-1024x683.jpg" alt="Il Messico sequestra grandi quantità di dollari in droga" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-358649" class="wp-caption-text">Il Segretario alla Difesa messicano, Luis Cresencio Sandoval, parla durante una conferenza stampa al Palazzo Nazionale di Città del Messico</figcaption></figure></p>
<p>Malgrado a Città del Messico, su segnalazione della segreteria per la sicurezza, siano state sgominate 156 unità in due anni, molte delle quali vincolate al Cjng e la Unión Tepito, ne sono sorte altre legate al cartello di Sinaloa e ad Agustín Robles López, proprietario di svariati domicili, utilizzati per immagazzinare droga e armi e difesi da <strong>Los Maceros</strong> e <strong>Don Agus</strong>, autori di molteplici esecuzioni di rivali.</p>
<p>In aggiunta, si sono installati <strong>Los Malcriados 3AD</strong>, specializzati nell’accertamento dei movimenti della polizia grazie a una flotta di taxi che perlustra le zone calde, <strong>Los Tanzanios</strong>, fondati da un ex militare e con un autentico <em>bunker</em> per sede centrale, <strong>Los Rodolfos</strong>, presenti anche nello sfruttamento illegale di legnami pregiati, <strong>Los Baltas</strong>, con potenti gangli di infiltrazione nello stato, e la <em>gang</em> di <em>El Güero Fresa</em>, nota per la confisca di proprietà private, inclusi appartamenti.</p>
<h2>I limiti della guerra ai narcos</h2>
<p>La prima guerra ai <em>narcos</em> venne sferrata in Messico nel 2006, dall’allora presidente, Felipe Calderón, attraverso un’intensa tattica militare, con l’obiettivo di combattere le attività illecite e proteggere la cittadinanza. Questa modalità venne protratta da Enrique Peña Nieto, succeduto alla presidenza nel 2012, ed è stata intensificata da Andrés Manuel López Obrador, entrato in carica nel 2018. Sedici anni dopo, le cose non sono cambiate, e se possibile, sono peggiorate. Da marzo del 2021 a dicembre dello stesso anno, la percezione di insicurezza della popolazione è, infatti, aumentata dal 66 al 68%, suffragata da cospicue violazioni dei diritti umani.</p>
<p>La militarizzazione ha condotto ad avere fino a 45 mila soldati sorvegliando le strade, e 6.500 federali impegnati nel campo di investigazioni e operativi, oltre alla gestione di porti e dogane in mano all’esercito, tutti accompagnati, se non coordinati, dai <a href="https://it.insideover.com/politica/alta-tensione-fra-messico-e-stati-uniti.html">reparti speciali</a> della <strong>Drug Enforcement Administration</strong> (<strong>Dea</strong>) degli Stati Uniti. Fino al momento, però, lo scopo privilegiato è stato quello di perseguire e incarcerare i trafficanti, in particolare i signori della droga, senza alcun piano di contingenza. L’idea, o l’illusione, è stata quella che, tagliata la testa delle organizzazioni, le stesse avrebbero perduto forza o si sarebbero smantellate. Pur avendo subito dei duri colpi, queste si sono ricostituite e, in alcuni casi, rafforzate, mediante inedite agglomerazioni e coalizioni.</p>
<p>Si tratta del cosiddetto effetto <em>cucaracha</em>, o scarafaggio, ovvero della reazione che si scatena all’eliminare la cupola. Già all’epoca di Calderón si era osservato che la strategia provocava più danni che benefici, in quanto la frammentazione dei cartelli suscitava una moltiplicazione di gruppi minori nel Paese, con uguale impatto violento nella società, o l’irrobustimento dei concorrenti. Per esempio, nel 2009, 33 dei 37 <em>boss</em> della lista ufficiale erano stati rimossi dal gioco, ma entro il 2015 la cifra si era innalzata a 122. Alla stessa maniera, nel 2021, sono stati identificati 16 grandi cartelli, mentre nel 2015 erano solo 9 a controllare le rotte. Inoltre, l’approccio non ha contemplato un trattamento sistemico del problema della creazione di un’economia interdipendente con il narcotraffico e la sua relazione con gli indici di povertà.</p>
<p>L’immissione di sostanze allucinogene su un mercato, dipende in larga misura dalla domanda e la sua ampiezza. Gli Stati Uniti sono fra i principali consumatori di cocaina al mondo. Nel 2021, le morti per lesioni intenzionali, o overdose, hanno superato del 30% il rilevamento precedente e gli esperti parlano in termini di un’epidemia. Risulta evidente che Washington e il Messico hanno fallito nei procedimenti. Soprattutto, non hanno saputo analizzare e rimuovere le cause strutturali dell’emarginazione e l’esclusione dai benefici della crescita economica, da un lato, e il disagio sociale e psicologico, nonché le ripercussioni estreme di consumismo ed edonismo, dall’altro.</p>
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		<title>La politica energetica messicana preoccupa Europa e Stati Uniti (e l’Italia)</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-politica-energetica-messicana-preoccupa-europa-e-stati-uniti-e-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 14:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico presidente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso venerdì a Città del Messico, alti rappresentanti di Gran Bretagna, Canada, Ue, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Stati Uniti, si sono riuniti presso l’ambasciata americana per via di una vicenda che desta non poche preoccupazioni. Si tratta della nuova politica energetica messicana del presidente Lopez Obrador che starebbe mettendo i discussione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-politica-energetica-messicana-preoccupa-europa-e-stati-uniti-e-litalia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico presidente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lo scorso venerdì a Città del Messico, alti rappresentanti di Gran Bretagna, Canada, Ue, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Stati Uniti, <a href="https://www.reuters.com/article/us-mexico-energy-diplomacy-exclusive/exclusive-u-s-canada-european-nations-meet-to-discuss-concern-over-mexico-energy-policy-idUSKBN20W0GI">si sono riuniti presso l’ambasciata americana</a> per via di una vicenda che desta non poche preoccupazioni. Si tratta della <strong>nuova politica energetica messicana</strong> del presidente <strong>Lopez Obrador</strong> che starebbe mettendo i discussione i contratti miliardari che il Messico ha in ballo con il resto del Mondo, con il pretesto di volerli rinegoziare perché troppo svantaggiosi per il Paese.</p>
<h2>La nuova politica energetica e il <em>Plan Nacional de Desarrollo</em></h2>
<p>Circa un anno fa, in occasione del forum &#8220;<a href="https://it.insideover.com/economia/amlo-punta-rilanciare-messico-la-priorita-petrolio.html">Nuova politica energetica per il benessere del Messico</a>&#8220;, tenutosi a San Francisco de Campeche, il segretario all&#8217;Energia, Rocío Nahle, dichiarò che per il futuro sessennio il Messico avrebbe scelto una politica energetica in cui assegnare risorse straordinarie sia per la <strong>perforazione</strong> e lo sfruttamento dei depositi, sia per la trasformazione industriale attraverso le raffinerie, ma anche camminare verso l&#8217;<strong>energia pulita</strong> in nome della legge sulla transizione energetica approvata nell&#8217;ottobre 2015: questa prevede che, entro il 2024, il 35 percento dell’elettricità provenga da energia pulita. Proprio in quell&#8217;occasione Nahle sottolineò l&#8217;importanza di combattere il “furto” di idrocarburi e la necessità di attuare una strategia per una distribuzione sicura dei carburanti. L’obiettivo finale però sarebbe quello di riottenere <strong>sovranità e sicurezza energetica</strong> dopo “politiche errate” al fine di “riguadagnare il controllo” delle risorse del Paese. Cosa vuol dire? Dopo queste prime manovre il presidente messicano ha chiarito il suo intento annunciando di voler porre fine alla politica di privatizzazione del settore elettrico. L&#8217;intenzione del presidente è quella di rafforzare la <em>Comisión Federal de Electricidad</em> (Cfe) che appartiene allo Stato, appunto.</p>
<h2>La sterzata e i timori</h2>
<p>Le preoccupazioni più ampie sulle politiche economiche di Lopez Obrador hanno indebolito gli investimenti in Messico lo scorso anno e hanno contribuito ad un rallentamento che ha spinto l&#8217;economia verso una lieve recessione. Le aziende di tutto il Mondo si sono impegnate a investire miliardi di dollari in Messico a seguito di modifiche costituzionali per aprire il mercato dell&#8217;energia, in particolare per il petrolio e il gas, realizzate dal predecessore di Lopez Obrador, <strong>Enrique Pena Nieto</strong>. <strong>Lopez Obrador ha frenato il processo di liberalizzazione</strong>, sostenendo l’assenza di benefici per il Messico. Una particolare disputa si concentra su chi avrebbe il diritto di operare attorno ad un&#8217;importante scoperta di greggio <em>offshore</em> in un serbatoio a cavallo delle aree detenute dalla compagnia petrolifera statale Petroleos Mexicanos (Pemex) e da un consorzio di investitori privati ​​guidato dagli Stati Uniti. L&#8217;anno scorso, il governo di Lopez Obrador ha anche messo in allarme alcuni paesi minacciando di stracciare circa 12 miliardi di dollari di contratti stipulati sotto Pena Nieto per la costruzione di una serie di gasdotti, bollandoli come delle vere e proprie “rapine” per i contribuenti.</p>
<p>Sebbene quella disputa alla fine sia stata risolta, sono emersi nuovi conflitti e nuove perplessità. I passi del governo per rafforzare la Cfe hanno ridotto gli incentivi per il capitale privato a entrare in progetti rinnovabili, annebbiando ulteriormente la fiducia degli investitori in Messico. <strong>Parte del denaro legato agli investimenti energetici in Messico è collegato a fondi pensione in Europa e Nord America</strong> e i critici delle politiche del governo temono che i rendimenti decrescenti sugli investimenti energetici messicani possano quindi colpire i pensionati.</p>
<p>Il leader aveva concluso lo scorso anno annunciando che, nel caso in cui le compagnie straniere incaricate di generare energia non effettuassero investimenti entro la fine del mandato, ovvero dicembre 2024, la Cfe sarà pronta a riprendere il 70 per cento del mercato interno. Ad oggi, aveva sostenuto lo scorso dicembre Lopez Obrador, il 56 per cento del mercato è della Cfe e il 44 per cento è per il settore privato. &#8220;Se fosse continuata questa politica la Cfe avrebbe finito per produrre il 20 per cento della domanda. L&#8217;intenzione era di togliere di mezzo la Cfe, sottrarle tutto il mercato, cosa che non accadrà&#8221;, aveva sottolineato il presidente.</p>
<h2>Perché il Messico è importante per l’Italia</h2>
<p>Il presidente messicano aveva incontrato lo scorso agosto a Città del Messico l’amministratore delegato di Eni <strong>Claudio Descalzi</strong>. In quell&#8217;occasione si era discusso dell’Area 1 (Eni 100%), situata nell’<em>offshore</em> dello Stato di Tabasco, nella quale nello scorso mese di giugno è iniziata la produzione dal campo Miztón, la prima ottenuta attraverso accordi e contratti assegnati nell&#8217;ambito della riforma energetica messicana. <a href="https://www.eni.com/it-IT/presenza-globale/americhe/messico.html">Eni è presente in Messico</a> dal 2006, e nel 2015 ha costituito la controllata Eni Mexico, che attualmente detiene partecipazioni in vari blocchi (8 per la precisione), tutti situati nel bacino di Sureste, nell’<em>offshore</em> del Golfo del Messico. I primi rapporti dell’ente italiano con il Messico risalgono al 1967 con Agip Petroleum Co e, dal 2015 le attività di esplorazione e sviluppo di idrocarburi si sono concentrate nell’<em>offshore</em> del Paese. Nel 2019 l’Eni ha avviato avviato la cosiddetta “early production” del giacimento Miztón, primo step dello sviluppo di un grande hub petrolifero. L’ Eni, inoltre, opera anche nelle Aree 10 (Eni 80%), 14 (Eni 60%) e 7 (Eni 45%), situate nel bacino di Sureste.</p>
<p>Recentemente <a href="https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/139810"><strong>Eni ha annunciato una nuova scoperta</strong></a> nelle acque medio profonde del Blocco 10, nella Cuenca Salina del bacino di Sureste nell’<em>offshore</em> messicano. Questa ulteriore scoperta fa oggi del Messico un Paese importante nella strategia futura per Eni. L&#8217;ente italiano sta attualmente producendo circa 15.000 barili al giorno dall’Area 1 e prevede di raggiungere l’obiettivo di 100.000 barili al giorno nella prima metà del 2021. L’azienda ha inoltre in programma una importante campagna esplorativa nelle altre licenze che detiene nell’<em>offshore</em> messicano.</p>
<p>L&#8217;Italia, ovviamente, non è l&#8217;unico Paese ad investire nel lungo periodo nelle risorse messicane. E&#8217; questa la ragione dei timori da cui è scaturito il vertice, timori comuni ad altri Paesi europei, al Canada e agli Stati Uniti, che in questa fase temono che una stretta governativa sulle risorse messicane possa fare carta straccia di accordi e contratti pregressi. <strong>Dal vertice ad alta tensione non è trapelato quasi nulla</strong>: i partecipanti, raggiunti dai microfoni della <em>Reuters</em> hanno perfino optato per un <em>no comment</em> e richiesto di restare anonimi. Al momento, anche il governo messicano sembra non commentare il meeting.</p>
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		<title>Quando la corruzione è turistica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-messico-e-brasile-la-corruzione-e-turistica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2017 07:38:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si può parlare di corruzione fuori dalle aule di tribunale e mostrare ai comuni cittadini le sue mille facce? L’America Latina, una delle parti di mondo a soffrire maggiormente del problema, negli ultimi mesi sta dicendo di sì. E lo dice con i fatti. Sia in Messico che in Brasile, infatti, due singolari iniziative hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-messico-e-brasile-la-corruzione-e-turistica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170216202946_22207339-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Si può parlare di corruzione fuori dalle aule di tribunale e mostrare ai comuni cittadini le sue mille facce? L’America Latina, una delle parti di mondo a soffrire maggiormente del problema, negli ultimi mesi sta dicendo di sì. E lo dice con i fatti. Sia in Messico che in Brasile, infatti, due singolari iniziative hanno destato l’interesse, anche internazionale, sul tema.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/HvSjvsX5r9M" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>In <strong>Messico</strong>, secondo <em>Trasparency International</em> al 123esimo posto nella corruzione mondiale, è nato, infatti, <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://corruptour.mx/" target="_blank">Corruptour, un nome che è già tutto un programma</a></strong>. Con un autobus locale e senza pagare un peso chi si trova di passaggio o per turismo a Città del Messico, o anche i semplici cittadini curiosi di conoscere la loro storia, può approfittarne per fare un giro di domenica nei luoghi simbolo della corruzione messicana. Il tutto accompagnati da guide speciali: studenti o cittadini volontari che lottano per un Messico migliore e più etico.Come spiega uno di loro, Juan Manuel Casanueva, “nelle 10 fermate che abbiamo in questo tour ci sono luoghi estremamente simbolici che ci parlano di moltissimi partiti politici, persone e aziende. Il messaggio è che la corruzione è ovunque e ci colpisce tutti, soprattutto chi è meno potente”. Appena 27 i posti sul bus che però vanno esauriti ad ogni tour perché i volontari sono davvero bravi e l’itinerario illuminante per chi voglia saperne di più sulle mappe della corruzione messicana.Immancabile la visita dei luoghi “storici” in questo senso, a partire dalla famosa <strong><em>Casa Blanca</em></strong>, una lussuosissima residenza dal valore di sei milioni di dollari al centro dello scandalo di corruzione che ha coinvolto il presidente del Messico <strong>Enrique Peña Nieto</strong>, visto che fu comprata da sua moglie, l’attrice <strong>Angélica Rivera</strong>, da un dipendente del governo in un modo considerato assai poco trasparente e sottocosto. Tanto che lo stesso Presidente fu costretto poi lo scorso anno a fare pubblicamente un passo indietro, riconoscendolo come un errore del suo governo.E ancora, nel tour vengono anche ricordati i 43 studenti scomparsi nel 2014 nello stato di Guerrero, una delle pagine più drammatiche degli ultimi anni con un mix di politici delinquenti, polizia corrotta e cartelli <em>narcos</em> senza precedenti. A loro, nello storico <strong><em>Paseo della Reforma</em></strong>, è stata dedicata un’istallazione con numeri cubitali color rosso sangue che il tour mostra raccontando, appunto, la storia di questi ragazzi <em>desaparecidos</em>. Per poi proseguire fino a visitare nientedimeno che la sede di <em><strong>Televisa</strong></em>, la televisione messicana ritenuta responsabile dell’elezione di Enrique Peña Nieto alla presidenza. Un tour simile esiste già a Monterrey nello stato di Nuevo León, devastato dai cartelli del narcotraffico ed in cerca, attraverso la società civile, di un rinascimento etico e senza più il mito, deleterio e sovente propagandato più o meno volontariamente anche dai media, della ricchezza dei boss della droga.E proprio sulla scia dell’esperienza messicana anche il <strong>Brasile</strong> ha deciso di organizzare i suoi <strong><a href="http://www.curitiba-travel.com.br/pt/Tour_Lava_Jato_Curitiba" target="_blank">tour nella città di Curitiba, nel sud del Paese del samba, epicentro delle investigazioni della<em> Lava Jato</em></a></strong> diventata famosa nel mondo grazie ad un team di magistrati, dove spicca Sergio Moro, ormai una vera e propria icona nazionale. La <em>Lava Jato</em>, considerata l’inchiesta che ha scoperchiato il maggior scandalo di corruzione del mondo di tutti i tempi, tre anni fa ha messo in ginocchio i politici brasiliani, a partire dall&#8217;ex presidente <strong>Lula</strong> ed arrivando sino all&#8217;attuale <strong>Temer</strong>. Un’inchiesta ancora non conclusa che ha scoperchiato un vaso di pandora fatto di corruzione e riciclaggio di denaro, di grandi aziende, statali e non, dalla <strong>Petrobras</strong> alla <strong>Odebrecht</strong>, e di <strong>tangenti miliardarie</strong>.Qui ad organizzarla però non sono normali cittadini desiderosi di rendere cosciente la società ma un’agenzia turistica che conta di attirare più turisti con questa nuova e singolare iniziativa. Invece di visitare monumenti si va, così, alla scoperta dei luoghi simbolici dell’inchiesta: la Procura della Repubblica, il tribunale, la sede della Polizia Federale fino al <strong>carcere di Pinhais</strong>, conclusione del tour e anche sovente conclusione del percorso giudiziario di corrotti e corruttori.E se non bastasse tra qualche mese il Brasile intero aspetta ansioso di vedere sul grande schermo quello che è già stato definito il film dell’anno, “Polizia Federale, la legge è per tutti”, del regista <strong>Marcelo Antunez</strong>, incentrato interamente sulla <em>Lava Jato</em>. Con un budget di oltre cinque milioni di euro la produzione non vuole rivelare chi abbia finanziato il film. Un mistero dunque che si aggiunge all&#8217;attesa e che mostra, comunque, come la corruzione e per antitesi l’altra sua faccia, l’etica siano i temi del momento in America Latina, anche fuori dai luoghi istituzionali come i tribunali.</p>
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		<title>Messico, scontri per caro benzina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/messico-scontri-e-saccheggi-per-il-caro-benzina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2017 17:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Sei morti e almeno 1500 arresti. È questo il bilancio di giorni di proteste, scontri e saccheggi, che proseguono anche oggi in Messico, contro il gasolinazo, ovvero l’aumento del 20% del costo del carburante decretato dal governo federale del Paese ed entrato in vigore lo scorso primo gennaio.“Una decisione difficile ma necessaria”, così l’ha definita il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/messico-scontri-e-saccheggi-per-il-caro-benzina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/IMG-20170107-WA0012-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong>Sei morti e almeno 1500 arresti</strong>. È questo il bilancio di giorni di <strong>proteste, scontri e saccheggi</strong>, che proseguono anche oggi in Messico, contro il <strong>gasolinazo, </strong>ovvero l’aumento del 20% del costo del carburante decretato dal governo federale del Paese ed entrato in vigore lo scorso primo gennaio.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/cDxgVeYJz9s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>“Una decisione difficile ma necessaria”, così l’ha definita il presidente della Repubblica, Enrique Peña Nieto, ma che, al tempo stesso, ha scatenato la rabbia della popolazione che da giorni sta protestando in tutto il Paese, bloccando le autostrade e saccheggiando negozi e centri commerciali.Scontri e saccheggi in tutto il MessicoLe proteste, iniziate in modo spontaneo, si sono diffuse a macchia d’olio in tutto il Messico. Finora la città dove si sono registrati i maggiori disordini è stata <strong>Monterrey</strong>, la capitale dello Stato del Nuevo León, nel nord del Paese. Nella notte tra giovedì e venerdì, qui sono state arrestate 182 persone, 15 persone sono rimaste ferite e 27 attività commerciali sono state saccheggiate. Il governatore della città, Jaime Rodríguez Calderón, ha ammesso che la decisione del presidente di aumentare il costo del carburante “ha provocato un grande malcontento nella popolazione”, non giustificando, tuttavia, gli atti di vandalismo che sono seguiti all’annuncio della nuova misura, e promettendo misure severe per chi ha preso parte ai saccheggi. Soltanto a Monterrey la sera di giovedì, si sono svolte almeno<strong> sei manifestazioni di protesta alle quali hanno preso parte circa 10mila persone</strong>. La folla si è diretta verso il Palazzo del Governo dove si sono verificate sassaiole e scontri tra manifestanti e polizia.Diverse attività commerciali sono state saccheggiate nello Stato orientale di <strong>Veracruz</strong>, dove <strong>tre persone sono morte negli scontri</strong>. Anche nello Stato centrale di <strong>Hidalgo</strong>, due manifestanti che avevano occupato l’autostrada Mexico-Laredo sono rimasti uccisi negli scontri con la polizia. Infine, negli scontri di mercoledì a <strong>Città del Messico</strong>, <strong>un poliziotto è morto e altri cinque sono rimasti feriti</strong>.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;386&#8243; gal_title=&#8221;Messico nel caos&#8221;]Il governo: &#8220;Misura necessaria&#8221;“Abbiamo optato per il male minore”. Così, Peña Nieto ha giustificato l’operato del governo messicano. “Il prezzo della benzina è aumentato perché nell’ultimo anno in tutto il mondo il prezzo del petrolio è salito del 60%”, ha scritto su <em>Twitter</em> il presidente, che ha invitato la popolazione a non reagire con assalti e saccheggi, ma a cercare di comprendere le ragioni che hanno spinto il governo ad adottare un provvedimento di questo tipo. Gli introiti ricavati dall’aumento del prezzo della benzina, ha promesso, inoltre, il presidente Peña Nieto, saranno destinati ad aiutare le fasce più povere della popolazione e per sviluppare misure economiche in favore dei messicani meno abbienti.Non si fermano le protesteMa, nonostante le dichiarazioni del presidente, le proteste, seppure in forma più leggera, proseguono anche nella giornata di oggi. E intanto, secondo quanto riferisce <em><a style="color: #0000ff;" href="http://it.euronews.com/2017/01/06/messico-saccheggi-scontri-e-almeno-due-morti-per-il-caro-benzina">Euronews</a></em>, l’azienda petrolifera statale <strong>Pemex</strong>, ha avvertito che i blocchi e gli atti di vandalismo verso i terminali di stoccaggio e spedizione del greggio, potrebbero compromettere l’approvvigionamento della benzina in diverse zone del Paese, soprattutto negli Stati del nord.</p>
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