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	<title>Emmanuel Macron Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Jun 2026 08:16:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Emmanuel Macron Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dassault saluta Airbus: l&#8217;Eurodrone può attendere</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/dassault-saluta-airbus-leurodrone-puo-attendere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:16:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il disimpegno francese rispetto al progetto di drone europeo non è solo una questione contrattuale ma una questione strategica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/dassault-saluta-airbus-leurodrone-puo-attendere.html">Dassault saluta Airbus: l&#8217;Eurodrone può attendere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vicenda Eurodrone non riguarda soltanto un disaccordo tecnico tra Dassault Aviation e Airbus. Deve essere interpretata come un episodio di guerra economica all’interno dello stesso campo europeo. Ciò che, a prima vista, appare come una controversia su compensazioni industriali rivela in realtà una lotta per il controllo delle filiere critiche, il dominio delle tecnologie militari, la protezione dei saperi nazionali e la definizione stessa della sovranità europea. <strong>La richiesta di compensazione formulata da Dassault nei confronti di Airbus, dopo la riduzione della propria quota di lavoro legata al disimpegno francese dall’acquisto dell’Eurodrone, non è dunque una semplice disputa contrattuale. </strong>È il sintomo di un disordine strategico più vasto. La Francia, senza uscire formalmente dal programma, ha smesso di prevedere il finanziamento delle proprie acquisizioni fino al 2035. Questo significa mantenere la facciata politica della cooperazione, ma togliere al progetto una parte essenziale della sua sostanza industriale e militare.</p>



<p>Per comprendere questa crisi bisogna uscire dal linguaggio convenzionale della cooperazione europea. Le parole usate nei vertici diplomatici — partenariato, condivisione, autonomia, sovranità, difesa comune — spesso mascherano realtà molto più dure. <strong>Nell’industria degli armamenti ogni programma è anche una battaglia di potenza. </strong>Si tratta di stabilire chi definisce il bisogno, chi controlla l’architettura tecnica, chi possiede i dati, chi conserva i brevetti, chi fissa le norme, chi intercetta i finanziamenti pubblici e chi impone agli altri il proprio modello industriale. È proprio qui che diventano utili le categorie della Scuola di Guerra Economica di Parigi, dell’EPGE e delle analisi diffuse da OPIG. La guerra economica non è soltanto lo scontro tra Stati nemici. È anche <strong>la concorrenza permanente tra alleati, imprese, amministrazioni, filiere industriali e sistemi nazionali </strong>di potenza. Si combatte nei contratti, nelle norme, nei finanziamenti, nei racconti pubblici, nelle dipendenze tecnologiche, nelle catene di approvvigionamento e negli arbitrati di bilancio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Eurodrone come specchio di una sovranità incompiuta</h2>



<p>L’Eurodrone avrebbe dovuto essere uno strumento dell’indipendenza europea. <strong>Il programma riuniva Francia, Germania, Italia e Spagna attorno a un drone di media altitudine e lunga autonomia, </strong>destinato alla sorveglianza, all’intelligence, alla designazione degli obiettivi e, in prospettiva, anche a missioni armate. L’obiettivo era chiaro: ridurre la dipendenza europea dai droni statunitensi e israeliani, in particolare dal Reaper americano, divenuto per anni uno dei simboli della superiorità occidentale nel settore dei sistemi senza pilota.</p>



<p><strong>Ma l’ambizione politica si è scontrata con la realtà industriale.</strong> Airbus è stata collocata al centro del dispositivo, mentre Dassault, Leonardo e Airbus Spagna avrebbero dovuto occupare ruoli importanti. Questa architettura doveva soddisfare gli equilibri nazionali. Tuttavia, in una logica di guerra economica, l’equilibrio non è mai neutrale. La distribuzione dei compiti determina la distribuzione delle competenze, dei posti di lavoro, dei margini, dei brevetti e dell’influenza futura. Chi dirige un programma non controlla soltanto un calendario industriale; controlla una posizione strategica.</p>



<p><strong>La Francia si è progressivamente interrogata sull’utilità reale di un sistema costoso, complesso e tardivo, mentre la guerra in Ucraina ha sconvolto le dottrine.</strong> I droni non sono più soltanto mezzi di ricognizione di lunga durata. Sono diventati strumenti di saturazione, logoramento, correzione del tiro, attacco tattico, pressione psicologica e disorganizzazione permanente dell’avversario. Il campo di battaglia moderno non premia più soltanto la sofisticazione. Premia anche la massa, la velocità di produzione, la capacità di sostituzione, la resilienza davanti al disturbo elettronico e l’integrazione in un ecosistema completo fatto di guerra elettronica, sensori, artiglieria e dati.</p>



<p>In questa prospettiva, la scelta francese appare meno come un’esitazione e più come una riorganizzazione strategica. <strong>Parigi non rinuncia ai droni; rifiuta di lasciarsi imprigionare in un modello industriale che potrebbe produrre troppo tardi un sistema troppo pesante. </strong>La preferenza crescente per soluzioni più nazionali, più rapide e più adatte all’alta intensità traduce una forma di patriottismo economico applicato alla difesa. Non si tratta soltanto di comprare francese per riflesso nazionale, ma di preservare una capacità sovrana di decisione, produzione e adattamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligence economica come lucidità strategica</h2>



<p>L’intelligence economica consiste nel raccogliere, analizzare, proteggere e sfruttare l’informazione strategica utile alla decisione. Applicata alla vicenda Eurodrone, porta a porre domande che il discorso ufficiale evita spesso. Chi beneficia davvero del programma? Chi guadagna competenze? Chi perde autonomia? Quale impresa diventa centrale? Quale filiera nazionale viene indebolita? Quali saperi rischiano di essere marginalizzati? Quale dipendenza futura viene creata in nome della cooperazione presente?</p>



<p>Se si applica questa griglia, la crisi Eurodrone diventa più leggibile. <strong>Dassault difende una posizione che va oltre la sola questione della remunerazione. L’impresa difende il proprio posto nell’architettura aeronautica militare europea. </strong>Rifiuta di essere ridotta a un ruolo secondario in un settore nel quale le tecnologie senza pilota, la connettività, l’intelligenza imbarcata e l’integrazione con i futuri sistemi di combattimento diventeranno decisive. Perdere oggi una quota di lavoro significa rischiare di perdere domani una competenza. E perdere una competenza nell’industria della difesa significa perdere una porzione di sovranità.</p>



<p><strong>Airbus, da parte sua, difende la logica del grande consorzio europeo. </strong>Questa logica ha prodotto risultati notevoli nell’aviazione civile, ma si rivela più fragile nel settore militare. L’armamento non è un mercato ordinario. Tocca il segreto, la dottrina d’impiego, la proprietà delle tecnologie, la libertà decisionale degli Stati e la capacità di produrre in tempo di crisi. La questione non è quindi soltanto sapere se Airbus possa coordinare più industriali. La questione è capire se questa coordinazione produca potenza o dipendenza.</p>



<p>L’intelligence economica obbliga anche ad analizzare i racconti. Presentare Eurodrone come un programma europeo di sovranità non basta. Bisogna chiedersi se questo programma accresca davvero la libertà strategica degli Stati partecipanti o se diventi un compromesso costoso destinato a salvare l’apparenza politica dell’unità europea. Nella guerra economica le parole sono armi. La parola sovranità può mascherare una dipendenza. La parola cooperazione può nascondere una cattura di valore. La parola Europa può dissimulare rapporti di forza tra potenze nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Patriottismo economico o ingenuità europea</h2>



<p>Il patriottismo economico, in questo dossier, non deve essere caricaturato come una chiusura protezionistica. Indica la capacità di uno Stato di identificare i propri interessi vitali, proteggere le proprie imprese strategiche, sostenere le filiere critiche e rifiutare che la logica del mercato o quella del compromesso diplomatico indeboliscano la sua potenza futura. Nel campo della difesa, questo patriottismo economico non è un’opzione ideologica. È una condizione di sopravvivenza strategica.</p>



<p>La Francia ha rivendicato a lungo questa cultura. <strong>Essa si fonda sull’idea che le industrie della difesa non siano imprese come le altre.</strong> Dassault, Naval Group, Thales, Safran o MBDA non producono soltanto beni industriali. Producono autonomia politica. Permettono allo Stato di decidere, esportare, dissuadere, intervenire, negoziare e resistere alle pressioni esterne. Quando una capacità industriale viene perduta, non si ricostituisce facilmente. Servono anni, a volte decenni, per ricostruire un sapere abbandonato.</p>



<p>La crisi Eurodrone illustra dunque una tensione fondamentale: <strong>bisogna sacrificare una parte della sovranità industriale nazionale in nome di una sovranità europea ancora incerta? </strong>La risposta francese sembra diventare più prudente. Parigi accetta la cooperazione quando questa rafforza le sue capacità. Diventa però molto più diffidente quando la cooperazione rischia di diluire i suoi saperi, ritardare i suoi programmi o collocare i suoi industriali in posizione subordinata.</p>



<p>Questa posizione può essere criticata da chi difende una difesa europea integrata. Ma è perfettamente coerente dal punto di vista della guerra economica. <strong>In un mondo in cui gli alleati sono anche concorrenti, nessuno Stato serio affida ad altri il cuore delle proprie tecnologie decisive </strong>senza garanzie solide. L’Europa della difesa non può essere costruita sull’ingenuità. Presuppone una chiarificazione brutale degli interessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il conflitto Dassault-Airbus come guerra di posizione</h2>



<p>La rivalità tra Dassault e Airbus non nasce con Eurodrone. <strong>Attraversa già il dossier SCAF, il sistema di combattimento aereo del futuro. </strong>Anche lì la questione centrale riguarda la direzione industriale, la proprietà intellettuale, il controllo del velivolo da combattimento e la ripartizione dei compiti tra francesi, tedeschi e spagnoli. Dietro i dibattiti tecnici si nasconde una questione di potere: chi comanderà l’aviazione militare europea di domani?</p>



<p>Dassault ritiene che la progettazione di un aereo da combattimento non possa essere trasformata in un mosaico burocratico. L’esperienza del Rafale dà all’impresa francese una legittimità particolare. Ha concepito, sviluppato, migliorato ed esportato un velivolo diventato un successo strategico e commerciale. Airbus, al contrario, rappresenta la potenza del consorzio, l’equilibrio tra partner, la capacità di organizzare grandi programmi multinazionali. Queste due culture possono cooperare, ma non parlano sempre la stessa lingua.</p>



<p><strong>Nell’Eurodrone come nello SCAF, il disaccordo riguarda dunque la gerarchia. Chi dirige? Chi segue? Chi arbitra? Chi possiede le tecnologie?</strong> Chi decide le evoluzioni future? Queste domande sono al centro della guerra economica. Chi controlla l’architettura controlla la dipendenza degli altri. Chi definisce le interfacce impone i propri standard. Chi detiene i dati possiede una capacità d’influenza duratura.</p>



<p>La crisi attuale può quindi essere letta come una guerra di posizione tra due modelli industriali. Il modello francese privilegia la coerenza sovrana, l’autorità tecnica e il legame diretto tra Stato stratega e industria nazionale. Il modello Airbus privilegia la distribuzione europea, la coordinazione multinazionale e la costruzione di un attore continentale capace di competere con i grandi gruppi americani. Il problema è che questi due modelli convergono soltanto se gli Stati condividono la stessa visione strategica. E non è questo il caso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Germania, Italia, Spagna e la battaglia dei ritorni industriali</h2>



<p>L’Eurodrone coinvolge anche Germania, Italia e Spagna. Ciascuno di questi Paesi cerca di ottenere ricadute industriali, posti di lavoro, competenze e un posto nella catena del valore. È normale. Ma questa logica dei ritorni industriali può trasformare un programma militare in un compromesso geoeconomico permanente. Non si costruisce più soltanto lo strumento più efficace; si costruisce lo strumento politicamente accettabile per ogni partner.</p>



<p><strong>La Germania ragiona in un quadro particolare. Vuole rafforzare la propria difesa, ma resta profondamente legata alla NATO e alla relazione transatlantica.</strong> Desidera sviluppare la propria industria, ma conserva una cultura strategica diversa da quella francese. L’Italia cerca di preservare il ruolo di Leonardo nei grandi programmi europei e di evitare di essere marginalizzata tra l’asse franco-tedesco e le scelte americane. La Spagna vuole consolidare la propria partecipazione industriale e trarre vantaggio dalla logica Airbus. Così, ogni Paese partecipa alla sovranità europea, ma ciascuno la traduce anzitutto nel proprio interesse nazionale.</p>



<p>È esattamente ciò che mostra l’approccio della guerra economica: le alleanze non cancellano le rivalità. Le organizzano, le spostano e talvolta le rendono meno visibili. In un programma come Eurodrone, la competizione non si svolge soltanto contro Stati Uniti, Israele, Turchia o Cina. Esiste anche tra europei. La domanda è se questa competizione interna produca una potenza comune o distrugga l’efficacia collettiva.</p>



<p>La dimensione geoeconomica: il mercato mondiale dei droni non aspetta l’Europa</p>



<p>Mentre l’Europa negozia, il mercato mondiale avanza. Gli Stati Uniti conservano un vantaggio storico nei droni di media e lunga autonomia. Israele dispone di un sapere operativo antico e di una capacità d’esportazione molto solida. La Turchia ha dimostrato che un attore più agile può conquistare mercati con sistemi meno costosi, visibili sui campi di battaglia e politicamente ben sostenuti dallo Stato. La Cina propone un’offerta abbondante a Paesi che non vogliono dipendere da Washington.</p>



<p>In questo contesto, l’Eurodrone rischia di arrivare in un mondo già trasformato. Non è soltanto un problema di ritardo industriale. È un problema di guerra economica. Perdere tempo significa perdere mercati. Perdere mercati significa perdere volumi. Perdere volumi significa aumentare i costi. Aumentare i costi significa ridurre l’attrattività all’esportazione. E ridurre l’esportazione significa indebolire la filiera industriale che si voleva proteggere.</p>



<p>L’Europa si trova così intrappolata in un circolo pericoloso. Vuole produrre in modo sovrano, ma produce lentamente. Vuole competere con i grandi attori mondiali, ma moltiplica gli arbitrati interni. Vuole costruire un’industria continentale, ma non sempre possiede il riflesso di potenza necessario per imporre rapidamente le scelte. Nella guerra economica, la velocità è un’arma. L’Europa, troppo spesso, agisce come se disponesse ancora del tempo lungo delle amministrazioni. I suoi concorrenti agiscono con il tempo breve dei rapporti di forza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra cognitiva attorno alla sovranità europea</h2>



<p>Esiste anche una dimensione informativa. La crisi Eurodrone si svolge dentro uno spazio di racconti concorrenti. <strong>Per alcuni, la Francia indebolisce l’Europa riducendo il proprio impegno. Per altri, si protegge da un programma diventato troppo costoso e inadatto. </strong>Per alcuni industriali, la cooperazione europea è indispensabile di fronte agli Stati Uniti. Per altri, diventa un meccanismo di diluizione delle competenze nazionali.</p>



<p>Questa battaglia delle interpretazioni è una forma di guerra cognitiva. Determina ciò che decisori, media e opinioni pubbliche considerano legittimo. Bisogna considerare Dassault come un attore che difende in modo eccessivo i propri interessi? O come un campione nazionale che protegge una competenza strategica? Bisogna vedere Airbus come l’incarnazione necessaria dell’Europa industriale? O come un sistema di compromessi che può indebolire la prestazione militare? Bisogna presentare la decisione francese come un ripiegamento nazionale? O come un adattamento lucido alle lezioni della guerra in Ucraina?</p>



<p>Nella guerra economica, imporre il racconto giusto conta quanto controllare il contratto. Chi impone l’interpretazione, spesso, impone anche la decisione futura. Se la Francia viene presentata come responsabile del fallimento europeo, dovrà pagare un costo diplomatico. Se l’Eurodrone viene presentato come un programma superato, i suoi difensori dovranno giustificarne il mantenimento. Se Dassault appare come vittima di una riconfigurazione industriale, la sua richiesta di compensazione guadagna legittimità. Se Airbus appare come garante dell’interesse europeo, la sua posizione si rafforza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità europea o somma di patriottismi nazionali</h2>



<p>La grande contraddizione è qui. <strong>L’Europa vuole costruire una sovranità comune, ma non dispone ancora di un patriottismo economico europeo abbastanza forte. </strong>Gli Stati parlano d’Europa, ma difendono le proprie imprese, i propri posti di lavoro, i propri uffici tecnici, le proprie catene di subfornitura e le proprie priorità militari. Questa realtà non è scandalosa. È normale. Il problema è negarla.</p>



<p><strong>Un patriottismo economico europeo non può nascere da una semplice somma di compromessi. </strong>Presuppone una visione comune delle minacce, una gerarchia chiara delle priorità, un’autorità capace di arbitrare, una protezione delle filiere critiche e una strategia d’esportazione coerente. Senza tutto questo, l’Europa resterà uno spazio di concorrenza interna più che un attore di potenza esterna.</p>



<p>La Francia, in questa vicenda, agisce da Stato stratega. Si possono discutere le sue scelte, ma esse rispondono a una logica identificabile: non disperdere risorse in un programma giudicato meno adatto, preservare le capacità nazionali, sostenere soluzioni più rapide, evitare che i propri industriali siano marginalizzati nelle architetture future. Questa logica corrisponde pienamente al patriottismo economico così come viene inteso dalla scuola francese della guerra economica: identificare le vulnerabilità, proteggere gli asset strategici, rafforzare le capacità nazionali e rifiutare le dipendenze mascherate da cooperazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa deve scegliere tra potenza e procedura</h2>



<p>La vicenda Eurodrone mostra che la difesa europea non soffre soltanto di una mancanza di denaro. Soffre di una mancanza di pensiero conflittuale. Troppo spesso l’Europa ragiona come se la cooperazione bastasse a produrre potenza. Ma la potenza presuppone innanzitutto la coscienza del conflitto. Conflitto contro i competitori esterni, ma anche conflitto d’interessi tra partner. La Scuola di Guerra Economica, l’EPGE e le analisi di OPIG ricordano proprio questa evidenza: nella globalizzazione, l’economia non è uno spazio pacificato, ma un campo di confronto.</p>



<p>L’Eurodrone doveva ridurre la dipendenza europea. Rischia invece di rivelare un’altra dipendenza: quella dell’Europa dalle proprie illusioni. Credere di poter costruire una sovranità industriale senza arbitrare duramente i rapporti di forza è un errore. Credere che interessi nazionali divergenti produrranno spontaneamente una strategia comune è un altro errore. Credere che i concorrenti aspetteranno che l’Europa finisca i propri compromessi è forse l’errore più grave.</p>



<p>La vera domanda non è dunque soltanto se Dassault otterrà una compensazione. La vera domanda è se l’Europa sia capace di pensare i propri programmi di armamento come strumenti di guerra economica. Questo significa proteggere i saperi, controllare i dati, mettere in sicurezza le catene del valore, accelerare le decisioni, sostenere i campioni industriali, dominare i racconti e scegliere quali dipendenze accettare e quali rifiutare.</p>



<p>In questa prospettiva, Eurodrone non è un incidente. È un avvertimento. Un’Europa che vuole essere potenza non può accontentarsi di procedure, vertici e comunicati. Deve accettare la logica del rapporto di forza. Deve praticare l’intelligence economica non come un supplemento accademico, ma come uno strumento quotidiano di decisione. Deve assumere un patriottismo economico che non sia soltanto nazionale, ma anche europeo, a condizione che l’Europa sappia finalmente definire ciò che vuole proteggere.</p>



<p>La sovranità non nasce dalle dichiarazioni. Nasce dalla capacità di trasformare l’informazione in decisione, la decisione in industria, l’industria in potenza e la potenza in libertà d’azione. È precisamente ciò che rivela la crisi Eurodrone: l’Europa possiede imprese, ingegneri, bilanci e ambizioni. Ciò che ancora le manca è una cultura strategica della guerra economica capace di unificare queste risorse in un vero progetto di potenza.</p>
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		<title>Il caccia europeo di sesta generazione non si fa: Francia e Germania pronte a divorziare</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-caccia-europeo-di-sesta-generazione-non-si-fa-francia-e-germania-pronte-a-divorziare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 04:56:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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<p>Il programma europeo FCAS per un caccia di sesta generazione è sul punto di collassare dopo anni di veti e divergenze tra Francia e Germania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-caccia-europeo-di-sesta-generazione-non-si-fa-francia-e-germania-pronte-a-divorziare.html">Il caccia europeo di sesta generazione non si fa: Francia e Germania pronte a divorziare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608172540240_1e5f75c69ebcf117f6b5f1326947cb72.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fcas, Francia e Germania divorziano sul caccia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608172540240_1e5f75c69ebcf117f6b5f1326947cb72.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608172540240_1e5f75c69ebcf117f6b5f1326947cb72-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608172540240_1e5f75c69ebcf117f6b5f1326947cb72-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608172540240_1e5f75c69ebcf117f6b5f1326947cb72-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608172540240_1e5f75c69ebcf117f6b5f1326947cb72-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260608172540240_1e5f75c69ebcf117f6b5f1326947cb72-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il più ambizioso programma di difesa europeo, il <em>Future Combat Air System (FCAS)</em> &#8211; in francese <strong><em>SCAF </em>(<em>Système Aérien du Futur</em>)</strong> &#8211; è ormai sull’orlo del collasso. Dopo otto anni di trattative, veti incrociati e incomprensioni tecniche, il sogno di un caccia di sesta generazione <strong>franco-tedesco-spagnolo rischia di dissolversi definitivamente</strong>, lasciando sul terreno una voragine strategica e finanziaria da <strong>circa 100 miliardi di euro</strong>.</p>



<p>A confermare il <a href="https://www.berliner-zeitung.de/article/deutsch-franzoesisches-kampfjet-projekt-gescheitert-10074033" type="link" id="https://www.berliner-zeitung.de/article/deutsch-franzoesisches-kampfjet-projekt-gescheitert-10074033">gelo tra i due partner principali è il <em>Berliner Zeitung</em></a>, che cita fonti governative tedesche: il cancelliere <strong>Friedrich Merz</strong> e il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> avrebbero ormai preso atto dell’impossibilità di far coesistere i colossi Dassault Aviation (Francia) e Airbus Defence (Germania e Spagna). Secondo informazioni dell’agenzia <em>Deutsche Presseagentur</em>, ai massimi livelli dei due esecutivi si respira ormai un «realismo amaro»: i rispettivi campioni nazionali non trovano alcun punto d’incontro.</p>



<p>Solo due settimane fa, il numero uno di Airbus Defence, <strong>Michael Schoellhorn</strong>, aveva escluso un «completo fallimento» del programma. Ma persino lui ha dovuto ammettere, citato da <em>Reuters</em>, che tra Airbus e Dassault esistono «divergenze parzialmente insormontabili». Il nodo è antico e noto: la <strong>Francia</strong> ha sempre rivendicato la leadership progettuale e costruttiva del futuro caccia, arrivando a chiedere, nella scorsa estate, <strong>l’80% del carico di lavoro complessivo. </strong>Una richiesta giudicata inaccettabile da Berlino, che ha sempre preteso una ripartizione equa di competenze, brevetti e linee di assemblaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un fallimento annunciato?</h2>



<p>Trattasi di un epilogo annunciato. Già lo scorso novembre, <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-di-sesta-generazione-la-germania-molla-la-francia.html" type="link" id="https://it.insideover.com/difesa/caccia-di-sesta-generazione-la-germania-molla-la-francia.html">sulle colonne di <em>InsideOver</em></a>, <strong>Paolo Mauri</strong> aveva tracciato con precisione lo scenario che si sarebbe concretizzato nei mesi successivi. «Quelle che, alcuni mesi fa, erano apparse solo voci di corridoio, ora si sono concretizzate: la Germania intende perseguire un proprio progetto per un caccia di sesta generazione abbandonando, di fatto, il programma franco-tedesco-spagnolo SCAF», scriveva Mauri.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="de" dir="ltr">FCAS &#8211; Deutsch-französischer Kampfjet ist endgültig gescheitert. Europa verliert wertvolle Zeit bei einem der wichtigsten Rüstungsprojekte der kommenden Jahrzehnte.<a href="https://x.com/hashtag/FCAS?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#FCAS</a> <a href="https://x.com/hashtag/Luftfahrt?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Luftfahrt</a> <a href="https://x.com/hashtag/Ruestung?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Ruestung</a> <a href="https://x.com/hashtag/Airbus?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Airbus</a><br><br>Projektstopp: Nach jahrelangen Streitigkeiten zwischen Airbus und Dassault…</p>&mdash; Emanuel Boeminghaus (@E_Boeminghaus) <a href="https://x.com/E_Boeminghaus/status/2064001962446655861?ref_src=twsrc%5Etfw">June 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Secondo l’analista, lo SCAF (Système Aérien du Futur) si era già «quasi del tutto dissolto come neve al sole», portando a una <strong>frammentazione di sistemi che nessuno aveva preventivato</strong> al momento del lancio nel 2017. La Germania, preso atto delle minacce di uscita di Dassault (arrivate al culmine a luglio), ha iniziato a correre ai ripari: prima sondando l’ingresso nel consorzio trinazionale GCAP (Regno Unito, Giappone, Italia), poi riformulando lo SCAF come un semplice quadro di riferimento per l’interoperabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il piano B di Berlino: un “sistema di sistemi”</h2>



<p>La vera scommessa tedesca si chiama ora <strong>Combat Fighter System Nucleus (CFSN)</strong>. Come spiegato da <strong>Paolo Mauri</strong> si tratta di «un sistema di sistemi del tutto nuovo» che vedrà probabilmente <strong>un caccia di nuova generazione</strong>, ma soprattutto il primo <em><strong>Combat Cloud</strong></em> operativo in Europa e una famiglia di <strong>droni CCA</strong> (<em>Collaborative Combat Aircraft)</em> senza pilota. Un approccio radicalmente diverso da quello francese, incentrato invece su un velivolo abitato di punta (il futuro NGF) fortemente voluto da Dassault.</p>



<p>Il programma FCAS era nato nel 2017 con l’obiettivo di sostituire dal 2040 in poi l’Eurofighter Typhoon (tedesco) e il Rafale (francese). Oggi, a distanza di otto anni, <strong>l’Europa della difesa torna a essere frammentata</strong>: da un lato la Francia, che potrebbe proseguire da sola o con partner minori; dall’altro la Germania, che punta su una piattaforma più modulare e digitale. E nel mezzo, Spagna e Italia osservano, pronte a ridisegnare le alleanze.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-caccia-europeo-di-sesta-generazione-non-si-fa-francia-e-germania-pronte-a-divorziare.html">Il caccia europeo di sesta generazione non si fa: Francia e Germania pronte a divorziare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump offre le sue atomiche all&#8217;Europa e tenta il divide et impera contro le proposte di Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/trump-offre-le-sue-atomiche-alleuropa-e-tenta-il-divide-et-impera-contro-le-proposte-di-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 15:57:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Arma nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[f-35]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa spingono per potenziare la loro presenza in termini di armi di distruzione di massa nel Vecchio Continente.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/trump-offre-le-sue-atomiche-alleuropa-e-tenta-il-divide-et-impera-contro-le-proposte-di-macron.html">Trump offre le sue atomiche all&#8217;Europa e tenta il divide et impera contro le proposte di Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/F-35-Usa-allArabia-Saudita-Per-Israele-solo-in-cambio-della-normalizzazione-con-Tel-Aviv-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un vero e proprio &#8220;divide et impera&#8221; nucleare: dopo che la <strong>Francia di Emmanuel Macron</strong> ha alzato la posta sulla possibilità di offrire all&#8217;Europa una capacità di deterrenza atomica fondata sull&#8217;arsenale di Parigi e <a href="https://www.reuters.com/world/norway-will-come-under-frances-nuclear-umbrella-says-pm-stoere-2026-05-27/">nove Paesi, da ultima la Norvegia</a>, hanno annunciato il loro interessamento per questa prospettiva, gli Usa spingono per potenziare la loro presenza in termini di armi di distruzione di massa nel Vecchio Continente. Una presa di posizione coerente con la nuova, aggressiva <em>National Security Strategy </em>di <strong>Donald Trump</strong>, la cui amministrazione è la più interventista del post-Guerra Fredda, che fa della supremazia nucleare americana un perno della difesa della leadership statunitense nei teatri di riferimento.</p>



<p>In tal senso, in un clima di competizione attivo con i rivali di Washington, con la guerra in Ucraina che non cessa e con la distensione con la Russia che non prende piede, e mentre il riarmo europeo è agli inizi, gli Usa starebbero, secondo funzionari consultati dal <em>Financial Times,</em> lavorando per estendere ad altri Paesi, oltre ai sei già aderenti, <strong>la rete di accordi che permettono alla superpotenza d&#8217;oltre Atlantico di schierare le proprie forze nucleari in Europa</strong>. La Polonia, in particolare, dopo essersi detta favorevole al confronto con la Francia per il &#8220;nuclear sharing&#8221;, è interessata alla possibilità, e l&#8217;ex partito di governo Diritto e Giustizia, che esprime il capo dello Stato <strong>Karol Nawrocki</strong>, per bocca dell&#8217;ex presidente Andrzej Duda ha chiesto a Washington di aprire all&#8217;ingresso nel cielo polacco dei caccia F-35 e degli altri vettori aerei del deterrente statunitense.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Francia e le sue 300 testate</h2>



<p>Italia, Belgio, Regno Unito, Turchia, Olanda e Germania aderiscono oggi al programma di condivisione nucleare degli Usa. Trump evidentemente ha accelerato dopo che l&#8217;iniziativa francese ha iniziato ad avere successo: nella visione di Macron, <a href="https://www.defensenews.com/global/europe/2026/06/01/norway-becomes-ninth-country-to-sign-up-for-french-nuclear-deterrence-as-trust-in-us-falters/">nota Defense News, l&#8217;accordo di deterrenza</a> &#8220;promette di collegare le minacce esistenziali agli alleati europei a una risposta nucleare francese, anche se gli Stati Uniti dovessero ritirarsi. Tutti i poteri decisionali e il controllo sulle armi nucleari resteranno a Parigi. La Francia, di fatto, agirebbe come potenza protettrice dell&#8217;Europa&#8221;. Stati come la Germania hanno firmato protocolli d&#8217;intesa con Parigi, la cui <a href="https://it.insideover.com/difesa/macron-rilancia-la-francia-nucleare-un-messaggio-a-putin-e-alleuropa.html" type="post" id="416239">visione si basa sulla cosiddetta <strong>teoria del controvalore. </strong></a><strong>Per la Francia, infatti, non serve un arsenale da migliaia di testate</strong> ma uno sufficientemente grande da rendere possibile la reazione al primo attacco di una potenza rivale, si pensi alla Russia, in maniera tale da rendere sconsigliabile qualsiasi attacco. L&#8217;idea è di fornire la garanzia delle circa 300 testate francesi all&#8217;intera Europa.</p>



<p>Nove adesioni non sono poche: e gli Usa, se confermato quanto riportato dal FT, stanno provando a riaffermare la propria primazia in Europa: &#8220;Le recenti decisioni dell&#8217;amministrazione Trump di annullare il previsto dispiegamento di importanti sistemi d&#8217;arma in Europa e di annunciare il ritiro di truppe, nell&#8217;ambito di una strategia volta a spostare maggiori risorse militari in Asia e in altre regioni, hanno allarmato alcuni alleati della Nato&#8221;, nota il Financial Times. <strong>La spinta atomica va in direzione opposta e mostra l&#8217;assertività dell&#8217;amministrazione Trump nel puntare su un rilancio della presenza militare americana. </strong>Inoltre, il potere simbolico della Bomba è tale da presentare una spinta al rilancio dell&#8217;arma nucleare come un proxy della volontà statunitense di non mollare alcuna zona d&#8217;influenza. America First in azione, dunque, mentre si prova a sedurre l&#8217;Europa sulla deterrenza e a sfidare l&#8217;iniziativa di Macron che un futuro presidente francese (anche se fosse <strong>Jordan Bardella,</strong> sovranista non trumpista) difficilmente rottamerà e potrebbe consolidare con crescente capitale politico. Il concetto è sempre quello: dividere l&#8217;Europa per poter mantenere negli Usa il boccino del comando. E con che mezzo farlo se non con l&#8217;arma per antonomasia e il suo fascino tutt&#8217;altro che discreto?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/trump-offre-le-sue-atomiche-alleuropa-e-tenta-il-divide-et-impera-contro-le-proposte-di-macron.html">Trump offre le sue atomiche all&#8217;Europa e tenta il divide et impera contro le proposte di Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>SoftBank di Masayoshi Son lancia la Francia di Macron: 75 miliardi di euro per l&#8217;IA, record in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/softbank-di-masayoshi-son-lancia-la-francia-di-macron-75-miliardi-di-euro-per-lia-record-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 04:53:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mistral]]></category>
		<category><![CDATA[SoftBank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>SoftBank lancia la Francia e Macron: 75 miliardi di euruo per l'IA, record europeo. Servono fondi esterni all'Ue.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/softbank-di-masayoshi-son-lancia-la-francia-di-macron-75-miliardi-di-euro-per-lia-record-in-europa.html">SoftBank di Masayoshi Son lancia la Francia di Macron: 75 miliardi di euro per l&#8217;IA, record in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Emmanuel Macron</strong> si prepara a ricevere alla Reggia di Versailles i big economici internazionali che lunedì si recheranno nell&#8217;ex sede della monarchia per il vertice Choose France dedicato all&#8217;attrazione degli investitori internazionali con <strong>75 miliardi di buoni motivi per sorridere: è questo il valore, in euro,</strong> dell&#8217;investimento che <strong>il fondo giapponese SoftBank,</strong> tra i maggiori player al mondo nel campo dell&#8217;innovazione tecnologica, ha promesso di investire in Francia per il più grande impianto di intelligenza artificiale mai costruito in Europa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;investimento di SoftBank in Francia</h2>



<p>Inizialmente, 45 miliardi di euro saranno mobilitati da <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/lasse-softbank-openai-e-sempre-piu-forte-chatgpt-vale-piu-di-300-miliardi-di-dollari.html" type="post" id="463324">SoftBank</a> tramite finanziamenti diretti e capitale a debito per sviluppare un&#8217;infrastruttura di calcolo da 3,1 Gigawatt nella regione dell&#8217;Alta Francia, per la precisione vicina a Dunkerque, regione colpita da una precipua deindustrializzazione ma che negli ultimi mesi ha ricevuto promesse di investimento da 1,3 miliardi di euro da <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/02/11/arcelormittal-investe-13-miliardi-di-euro-per-produrre-acciaio-verde-a-dunkerque-in-franci">ArcelorMittal </a>per un nuovo impianto siderurgico a forno elettrico e di oltre<a href="https://en.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_10.02.2026_17.26_628"> 5 da parte della taiwanese ProLogium per costruire batterie allo stato solido.</a> </p>



<p>Valori notevoli che SoftBank, fondata e guidata dal magnate <strong>Masayoshi Son</strong> che ha incontrato Macron ad aprile a Tokyo, promette di <strong>moltiplicare come solo il mondo dell&#8217;IA oggigiorno sa fare</strong> e a cui potrebbero <strong>aggiungersi ulteriori 30 miliardi di euro</strong> per portare a 5 GW la potenza di calcolo complessiva. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Geopolitica e finanza sono settori sempre più interconnessi. Andrea Muratore li racconta in “Follow the Money”, il nuovo corso on demand di “InsideOver”.&nbsp;</strong></p>



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<p><a href="https://www.ft.com/content/1022f9bd-5b6d-44a5-9303-c8b05b8c6463?syn-25a6b1a6=1">Come nota il Financial Times, non solo SoftBank</a> dovrà partecipare all&#8217;iniziativa: &#8220;Le stime del settore indicano che il costo di ogni GW di infrastruttura per l&#8217;intelligenza artificiale si aggira intorno ai 50 miliardi di dollari, includendo terreni, costruzione, energia e apparecchiature informatiche&#8221;, dunque per arrivare a 3-5 GW servirà quantomeno triplicare la spesa complessiva. In tal senso, Macron punta sul fatto che SoftBank valorizzi la sua capacità di creare alleanze tecnologico-industriali e finanziarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;asse con Schneider Electric</h2>



<p>Son ha scelto un partner industriale importante in Francia, <strong>Schneider Electric, come membro del progetto</strong> in materia di ingegnerizzazione e progettazione, mentre uno dei siti che saranno utilizzati per i data center sarà un&#8217;ex centrale elettronuclare della compagnia transalpina di Stato Edf. SoftBank si conferma un player globale della capacità tecnologica per l&#8217;IA. Son, finanziere con istinti da futurologo e noto per le sue scommesse di frontiera, era alla Casa Bianca alla corte di Donald Trump il 21 gennaio 2025, secondo giorno della nuova amministrazione, per annunciare assieme a Sam Altman, Ceo di OpenAI, e Larry Ellison, patron di Oracle, il Progetto Stargate per aggiungere capacità di calcolo per 500 miliardi di dollari negli Usa e presiede la copagnia Stargate LLC, basata in Delaware, che dovrà dare sostanza entro il 2029 a questo progetto, avendo inoltre stretto accordi su scala globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Stragate globale e il ruolo dell&#8217;Europa</h2>



<p>Dopo aver aperto 5 siti in costruzione negli Usa, Stargate, su iniziativa di Son, si è espansa agli Emirati Arabi Uniti tramite la partnership tra <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-report-delle-spie-usa-tecnologie-degli-emirati-nei-missili-cinesi.html" type="post" id="491296">la compagnia locale G42,</a> i tre colossi del piano originale e player di peso come Nvidia e Cisco. A ottobre 2025, invece, in Argentina è stato progettato nel quadro del medesimo progetto il piano per un centro di calcolo OpenAI-Sur Energy. La proiezione dell&#8217;IA di cui Son è tra i registi è già tricontinentale, e in Europa cerca terreno fertile mirando a sfruttare, da un lato, la capacità economico-finanziaria che manca al Vecchio Continente e, dall&#8217;altro, le opportunità di business che Paesi come la Francia possono garantire. </p>



<p><strong>L&#8217;Europa è indietro nello sviluppo dei linguaggi di IA,</strong> anche se proprio la Francia ha con Mistral una positiva eccezione, ma ha la base industriale e i settori economici su cui è possibile allenare l&#8217;inferenza degli algoritmi e cercare mercato per chi si appoggerà alla potenza di calcolo sviluppata da <a href="https://www.lefigaro.fr/societes/intelligence-artificielle-le-japonais-softbank-annonce-un-investissement-record-de-75-milliards-d-euros-en-france-20260530">SoftBank da quando sarà pienamente in operatività, entro il 2031.</a> Lo scenario che si apre è sicuramente interessante e la Francia può sicuramente rivendicare un ruolo come <strong>Paese più attrattivo per investimenti di questa scala in Europa,</strong> pur nella consapevolezza che difficilmente per un attore dell&#8217;Unione Europea sarebbe difficile promettere impegni tanto paragonabili. Scala, capitali e capacità di integrazione restano in mano ai potentati finanziari e tecnologici afferenti al sistema a guida americano, di cui SoftBank, nonostante tecnicamente mostri la bandiera nipponica, è una delle maggiori protagoniste. <strong>Il vertice Choose France</strong> si aprirà dunque con un colpo notevole per la Francia che non deve far scordare, però, la minore taglia europea nella partita mondiale dell&#8217;IA. Qualcosa che la sola mole degli investimenti annunciati contribuisce a evidenziare.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/softbank-di-masayoshi-son-lancia-la-francia-di-macron-75-miliardi-di-euro-per-lia-record-in-europa.html">SoftBank di Masayoshi Son lancia la Francia di Macron: 75 miliardi di euro per l&#8217;IA, record in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Repubblica degli amici: dalla Banca di Francia in giù, Macron al tramonto piazza i fedelissimi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-repubblica-degli-amici-dalla-banca-di-francia-in-giu-macron-al-tramonto-piazza-i-fedelissimi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 16:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nomina di Emmanuel Moulin alla Banca di Francia è un segnale politico con cui Emmanuel Macron tenta di estendere la propria influenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-repubblica-degli-amici-dalla-banca-di-francia-in-giu-macron-al-tramonto-piazza-i-fedelissimi.html">La Repubblica degli amici: dalla Banca di Francia in giù, Macron al tramonto piazza i fedelissimi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nomina di <strong>Emmanuel Moulin</strong> alla guida della Banca di Francia non è una semplice questione amministrativa. È un segnale politico, forse uno degli ultimi atti con cui Emmanuel Macron tenta di proiettare la propria influenza oltre la scadenza naturale del suo ciclo presidenziale. Quando un capo dello Stato, ormai entrato nella fase terminale del proprio potere, colloca figure di fiducia nelle grandi istituzioni della Repubblica, il problema non riguarda soltanto i nomi. Riguarda il rapporto tra potere politico, neutralità dello Stato e continuità delle élite.</p>



<p>Dopo <strong>Richard Ferrand</strong> al Consiglio costituzionale e Amélie de Montchalin alla Corte dei conti, la scelta di Moulin appare agli oppositori come un ulteriore tassello di quella che viene denunciata come una “repubblica degli amici”. Espressione dura, certo, ma politicamente efficace. Perché coglie un punto sensibile: la Francia macroniana, nata promettendo superamento dei vecchi apparati, sembra chiudersi proprio nel meccanismo più antico della Quinta Repubblica, quello <strong>della cooptazione dei fedelissimi nei luoghi dove il potere sopravvive al voto.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tecnico e il politico</h2>



<p>Emmanuel Moulin non è un improvvisato. È un alto funzionario con esperienza, ha attraversato ministeri, Tesoro, diplomazia economica e vertici dell’amministrazione. Il problema, infatti, non è la sua competenza. È la sua prossimità al potere che lo nomina. Essere stato segretario generale dell’Eliseo significa aver occupato uno dei posti più delicati del sistema francese. Non si tratta di un incarico tecnico qualunque, ma del cuore operativo della presidenza. <strong>È da lì che passano dossier economici, nomine, crisi politiche, mediazioni parlamentari, rapporti con Bruxelles</strong>, <strong>vincoli di bilancio e scelte industriali</strong>. Per questo l’opposizione, dalla sinistra socialista alla destra del Rassemblement National, contesta non tanto il curriculum quanto l’indipendenza sostanziale del candidato.</p>



<p>Una banca centrale nazionale, pur inserita nell’Eurosistema e dunque dentro la cornice della Banca centrale europea, conserva un peso rilevante. La Banca di Francia partecipa alla definizione della politica monetaria europea, vigila sul sistema finanziario, produce analisi macroeconomiche, interviene nella stabilità bancaria, influenza il dibattito pubblico sul debito, sulla spesa e sulla sostenibilità dei conti. <strong>Mettervi alla guida una personalità così legata all’Eliseo significa trasformare una nomina tecnica in un atto politico.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La paura del dopo Macron</h2>



<p>Il punto centrale è il 2027. La Francia entra in una fase di transizione incerta, con un presidente non rieleggibile, una maggioranza fragile e opposizioni che già ragionano sul dopo. In questo contesto, <strong>ogni nomina diventa un investimento sul futuro</strong>. Collocare uomini fidati nelle istituzioni significa costruire una cintura di sicurezza intorno all’eredità macroniana.</p>



<p>Qui nasce il sospetto: Macron starebbe blindando alcune caselle chiave prima dell’alternanza. Non è una novità nella storia francese. La Quinta Repubblica ha sempre conosciuto una forte verticalità del potere. Ma il macronismo aveva promesso di essere altra cosa: mobilità, competenza, modernizzazione, rottura degli schemi. Oggi, invece, appare come <strong>un sistema che, sentendo avvicinarsi il declino, ricorre ai riflessi più tradizionali della politica francese.</strong></p>



<p>La sostituzione anticipata di François Villeroy de Galhau rafforza questa impressione. Non perché l’avvicendamento sia illegittimo, ma perché cade in un momento politicamente sensibile. Quando le nomine avvengono alla vigilia di una fase elettorale decisiva, la domanda diventa inevitabile: si sta scegliendo il miglior profilo per l’istituzione oppure si sta preparando il terreno al dopo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei Républicains</h2>



<p>La partita si gioca sui Républicains. Socialisti e Rassemblement National hanno già annunciato la loro opposizione. Ma senza i voti della destra repubblicana, il destino di Moulin resta incerto. Ed è qui che si vede la crisi del sistema politico francese: l<strong>a vecchia destra, pur indebolita, continua a essere ago della bilancia.</strong></p>



<p>All’Assemblea nazionale una parte dei Républicains sembra orientata a sostenere la nomina, riconoscendo il profilo tecnico del candidato. Al Senato, invece, la situazione appare più fluida. I senatori devono scegliere tra due logiche: premiare la competenza amministrativa oppure infliggere a Macron una sconfitta politica simbolica. Il voto segreto rende tutto più imprevedibile. In teoria consente libertà di coscienza; in pratica permette regolamenti di conti senza assunzione pubblica di responsabilità. È il meccanismo perfetto per una fase politica torbida, nella quale nessuno vuole aprire una crisi frontale ma molti vogliono indebolire il presidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici: debito, tassi e credibilità</h2>



<p>La posta economica è alta. La Francia si trova davanti a un problema crescente di finanza pubblica. <strong>Debito elevato, deficit strutturale, bassa crescita,</strong> tensioni sociali e margini fiscali ridotti rendono il ruolo della Banca di Francia particolarmente delicato. Il prossimo governatore dovrà parlare ai mercati, alla Banca centrale europea, al governo francese e all’opinione pubblica. Se Moulin sarà percepito come uomo dell’Eliseo, ogni sua valutazione su debito, spesa pubblica, riforme o stabilità bancaria rischierà di essere letta come politicamente orientata. Questo è il vero pericolo: non l’assenza di competenza, ma l’indebolimento della credibilità istituzionale.</p>



<p>In una fase in cui i mercati guardano con attenzione alla sostenibilità dei conti francesi, la fiducia conta quanto i numeri. Una banca centrale nazionale deve poter dire cose scomode anche al governo che l’ha nominata. Se questa libertà appare ridotta, il danno non è immediatamente spettacolare, ma lavora in profondità. Colpisce la percezione della neutralità dello Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategica e geopolitica</h2>



<p>La <strong>Banca di Francia non è un ministero della Difesa</strong>, ma nel mondo contemporaneo la sovranità finanziaria è parte della sicurezza nazionale. Chi controlla credito, moneta, vigilanza bancaria e interpretazione dei dati macroeconomici partecipa alla definizione della potenza di uno Stato.</p>



<p>Per la <strong>Francia, potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di sicurezza</strong>, Paese guida dell’Unione Europea insieme alla Germania, la stabilità finanziaria è anche uno strumento geopolitico. Una Francia fiscalmente vulnerabile pesa meno a Bruxelles, negozia peggio con Berlino, dipende di più dai mercati e perde margine nelle politiche industriali, militari ed energetiche.</p>



<p>Da questo punto di vista, la nomina alla Banca di Francia riguarda anche la capacità francese di restare potenza. Se l’istituzione viene percepita come appendice del potere presidenziale uscente, la sua autorevolezza internazionale si riduce. Se invece Moulin riuscirà a emanciparsi dall’immagine di fedelissimo, potrà trasformare una nomina contestata in una prova di indipendenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso del macronismo</h2>



<p>Il <strong>paradosso è evidente</strong>. Macron ha costruito la propria ascesa sull’idea di superare i partiti, modernizzare la Francia, liberarla dalle rendite corporative. Oggi viene accusato di aver creato una nuova rendita: quella dei macronisti di Stato.</p>



<p>Non è detto che l’accusa sia del tutto fondata. Ma in politica la percezione pesa quanto la sostanza. E la sequenza delle nomine alimenta il sospetto di un potere che, non potendo più garantirsi la continuità attraverso le urne, cerca di garantirla attraverso le istituzioni.</p>



<p>La <strong>vicenda Moulin è dunque più ampia della Banca di Francia</strong>. È il sintomo di una fine ciclo. Ogni presidenza, quando si avvicina al tramonto, rivela la propria natura profonda. Quella di Macron sembra oggi oscillare tra due immagini: da un lato il tecnocrate europeo convinto di servire l’interesse generale; dall’altro il capo di una rete di potere che vuole sopravvivere a se stessa.</p>



<p>La nomina di <strong>Emmanuel Moulin</strong> sarà giudicata formalmente da un voto parlamentare. Ma politicamente è già diventata un referendum sul macronismo. Non sul candidato in sé, bensì sul metodo. Non sulla competenza, bensì sull’indipendenza. Non sulla Banca di Francia soltanto, ma sul modo in cui la Quinta Repubblica distribuisce il potere quando il presidente entra nella sua ultima stagione.</p>



<p>Se Moulin passerà, dovrà dimostrare rapidamente di non essere il governatore di Macron, ma il governatore della Banca di Francia. Se sarà respinto, Macron subirà uno schiaffo istituzionale pesante, forse il segnale più chiaro che il suo potere non riesce più a imporre nemmeno le proprie ultime nomine.</p>



<p>In entrambi i casi, la vicenda conferma una cosa: in Francia la battaglia per il dopo Macron è già cominciata. E non si combatte solo nei partiti, nei sondaggi o nelle piazze. Si combatte dentro le istituzioni, nei palazzi tecnici, nelle commissioni parlamentari, nei luoghi dove il potere democratico incontra la continuità dello Stato.</p>
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		<title>Macron e Mitsotakis: l’asse franco-ellenico per contenere la Turchia nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-e-mitsotakis-lasse-franco-ellenico-per-contenere-la-turchia-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 04:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517874</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’incontro tra Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene è stato la riaffermazione di un asse storico tra Francia e Grecia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-e-mitsotakis-lasse-franco-ellenico-per-contenere-la-turchia-nel-mediterraneo.html">Macron e Mitsotakis: l’asse franco-ellenico per contenere la Turchia nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’incontro tra <strong>Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene non è stato soltanto un vertice diplomatico tra due governi europei.</strong> Dietro le immagini ufficiali, le strette di mano, le visite militari e le dichiarazioni sulla cooperazione strategica si intravede qualcosa di più profondo: la riaffermazione di <strong>un asse storico tra Francia e Grecia</strong> che attraversa due secoli di storia europea e mediterranea. Un rapporto che non può essere letto soltanto in termini militari o geopolitici, perché coinvolge identità, memoria storica, civiltà e persino differenti concezioni dell’Europa.</p>



<p>La scena scelta per l’incontro non è stata casuale. La visita alla fregata “Kimon”, simbolo della moderna cooperazione navale franco ellenica, ha rappresentato plasticamente la nuova postura strategica della Grecia nel Mediterraneo orientale. Atene, dopo anni di crisi economica e ridimensionamento delle proprie capacità militari, ha avviato <strong>uno dei più importanti programmi di riarmo della sua storia recente,</strong> puntando soprattutto sulla partnership con Parigi. L’acquisto in questi anni dei 24 Rafale francesi, delle 3 fregate Belharra e dei sistemi missilistici come Exocet non è soltanto una scelta tecnica o commerciale. È una scelta geopolitica. La cooperazione militare franco-ellenica supera i 5,5 miliardi di euro.</p>



<p>La Francia, da parte sua, utilizza il rapporto privilegiato con la Grecia per presentarsi come la principale potenza militare europea con capacità di proiezione nel Mediterraneo. In un’Europa frammentata, priva di una reale politica estera comune e ancora dipendente dall’ombrello americano, <strong>Macron cerca di costruire l’immagine di una Francia capace di agire come garante strategico </strong>dello spazio mediterraneo. Difendere la Grecia significa quindi anche difendere il ruolo internazionale della Francia stessa. Detto negl`apparati ellenici resta il timore se all`atto pratico Parigi è disposta ad entrare in guerra con Ankara</p>



<p>Dietro questa cooperazione si muove inevitabilmente la questione turca. La dottrina della <em>Mavi Vatan</em>, la “Patria Blu” elaborata negli ultimi anni da parte dell’establishment strategico di Ankara, ha ridefinito l’approccio turco al Mediterraneo orientale.<strong> Per Atene questa dottrina rappresenta una minaccia diretta agli equilibri dell’Egeo,</strong> alle zone economiche esclusive greco cipriote e più in generale alla presenza ellenica nel Mediterraneo orientale. In questo contesto, il rafforzamento della presenza francese assume un significato che va oltre la semplice cooperazione bilaterale.</p>



<p>Anche il recente dispiegamento navale francese nell’area cipriota, dopo l’escalation regionale e le tensioni attorno alla base britannica di Akrotiri, è stato interpretato da molti osservatori non solo come un messaggio verso Iran o Hezbollah, ma anche come <strong>una dimostrazione implicita di deterrenza verso Ankara.</strong> La Francia vuole mostrare di poter operare stabilmente nello spazio mediterraneo orientale e di essere pronta a proteggere i propri alleati regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;concorrenza&#8221; di Israele</h2>



<p>In questo scenario <strong>Israele rimane probabilmente il partner militare più efficace e operativo per Grecia e Cipro nel contenimento delle ambizioni turche.</strong> L’asse energetico e strategico tra Gerusalemme, Atene e Nicosia si è consolidato negli ultimi anni soprattutto sul piano dell’intelligence, della sicurezza e della cooperazione navale. Tuttavia è la Francia a offrire qualcosa che Israele non può offrire pienamente sul piano simbolico e diplomatico: <strong>la legittimazione europea. </strong>Parigi riesce infatti a presentare la difesa della Grecia non come una semplice alleanza regionale ma come la protezione di una frontiera europea e mediterranea.</p>



<p>Ma il rapporto tra Francia e Grecia non nasce oggi. Le sue radici affondano nel XIX secolo e nella nascita stessa dello Stato greco moderno. L’Illuminismo francese, la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche contribuirono indirettamente alla diffusione delle idee nazionali e rivoluzionarie nei Balcani e nel Mediterraneo orientale. <strong>Molti intellettuali greci che prepararono la rivoluzione del 1821 furono influenzati dalla cultura politica francese. </strong>Per buona parte del filellenismo europeo dell’epoca la liberazione della Grecia non rappresentava soltanto una guerra nazionale contro l’Impero Ottomano, ma un evento simbolico per l’intera Europa.</p>



<p>La Grecia veniva percepita come la culla della civiltà europea, e la sua rinascita assumeva quasi un carattere messianico. Nella memoria storica ellenica è rimasta forte l’idea che la rivoluzione greca abbia inaugurato simbolicamente la stagione delle liberazioni nazionali europee dell’Ottocento. Non pochi ambienti culturali greci hanno interpretato l’indipendenza ellenica come l’archetipo della liberazione dei popoli storici europei.</p>



<p>Anche nel Novecento <strong>il rapporto con la Francia ha mantenuto una dimensione quasi esistenziale per parte dell’élite greca. </strong>Durante la dittatura dei colonnelli molti oppositori trovarono rifugio a Parigi. Konstantinos Karamanlis stesso visse nella capitale francese durante l’esilio. La Francia divenne uno dei centri politici e culturali dell’opposizione democratica ellenica, rafforzando ulteriormente il legame tra i due Paesi.</p>



<p>Eppure il rapporto tra Francia e mondo ellenico non è privo di profonde ambivalenze. Se da una parte Parigi viene vista come storica alleata dell’ellenismo moderno, dall’altra in alcuni ambienti ortodossi tradizionalisti la Francia rappresenta anche la patria dell’Illuminismo radicale, della secolarizzazione e del laicismo europeo. Qui emerge il tema della <em>Romiosini,</em> cioè la continuità spirituale e culturale del mondo romano orientale e bizantino all’interno dell’identità ellenica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un rapporto particolare</h2>



<p>Per una parte del pensiero ortodosso conservatore, il modello occidentale nato dopo la Rivoluzione francese avrebbe progressivamente allontanato l’ellenismo moderno dalla sua matrice romano bizantina. Non sono pochi i monaci o gli ambienti tradizionalisti che guardano con diffidenza al laicismo francese, all’anticlericalismo e più recentemente alle trasformazioni culturali dell’Europa contemporanea. In questa lettura polemica l’“Occidente latino” viene spesso accusato di aver accelerato la scristianizzazione europea.</p>



<p>All’interno di questi ambienti esiste talvolta anche una percezione della Russia come possibile custode dei valori tradizionali ortodossi contro la deriva secolarizzata dell’Occidente. Si tratta di una visione minoritaria e controversa nella Grecia contemporanea, ma che continua a esercitare influenza in alcuni settori religiosi e culturali.</p>



<p>È proprio questa tensione irrisolta a rendere il rapporto franco ellenico così particolare. La Francia rappresenta simultaneamente per la Grecia moderna la protezione europea, la modernità politica, il prestigio occidentale e allo stesso tempo l’origine di quella secolarizzazione che una parte del mondo ortodosso considera estranea alla tradizione della Romiosini.</p>



<p>Per questo l’incontro tra Macron e Mitsotakis non può essere interpretato soltanto come un accordo militare o una partnership economica. È il riflesso di un rapporto storico molto più profondo in cui si intrecciano geopolitica, identità europea, memoria bizantina, Mediterraneo e lotta per la leadership regionale. <strong>Difendendo la Grecia, la Francia cerca oggi di presentarsi come il principale garante europeo del Mediterraneo orientale</strong> cercando di avere una voce maggiore anche nei confronti d`isreale. E la Grecia, stringendosi a Parigi, tenta di rafforzare la propria posizione in una delle aree più instabili e strategicamente decisive del continente europeo.</p>



<p>Dietro il protagonismo mediterraneo di Macron pesa però anche il nodo economico. La Francia prevede oltre 430 miliardi di euro di spesa militare tra il 2024 e il 2030, con un aumento di 36 miliardi per le forze armate. Ma secondo “Le Monde” e la Corte dei conti francese, le ambizioni strategiche di Parigi rischiano di scontrarsi con fragilità fiscali sempre più evidenti e con un indebitamento ai livelli più alti degli ultimi quindici anni. Parigi come nella sua storia vuole giocare su molteplici tavoli da protagonista ma la coperta finanziaria e anche industriale rischia di essere corta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-e-mitsotakis-lasse-franco-ellenico-per-contenere-la-turchia-nel-mediterraneo.html">Macron e Mitsotakis: l’asse franco-ellenico per contenere la Turchia nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’atomo francese come scudo: Parigi al centro della sicurezza energetica d&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/latomo-francese-come-scudo-parigi-al-centro-della-sicurezza-energetica-deuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:21:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> In pieno shock energetico la Francia è tornata a svolgere una funzione di stabilizzazione sistemica per l’intero mercato elettrico europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/latomo-francese-come-scudo-parigi-al-centro-della-sicurezza-energetica-deuropa.html">L’atomo francese come scudo: Parigi al centro della sicurezza energetica d&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Francia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dato è più importante di quanto sembri. Se a <strong>marzo la produzione nucleare francese ha superato in media i 44 gigawatt</strong>, raggiungendo il livello più alto per questo mese dal 2019, non siamo davanti a una semplice buona notizia industriale. Siamo davanti alla prova che, in pieno shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente,<a href="https://it.insideover.com/energia/perso-il-niger-la-francia-vuole-luranio-della-mongolia-per-il-suo-nucleare.html"> la Francia è tornata a svolgere una funzione di stabilizzazione </a>sistemica per l’intero mercato elettrico europeo. Bloomberg, citando dati di RTE, segnala che questa ripresa dell’atomo ha consentito quasi di raddoppiare le esportazioni elettriche francesi fino a circa 11,5 gigawatt medi, attenuando così l’impatto della crisi sui prezzi continentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della rendita strategica francese</h2>



<p>Per anni il nucleare francese era apparso come una potenza appannata: problemi tecnici, fermate per manutenzione, corrosione, incertezze industriali e dibattito politico avevano incrinato l’immagine della Francia come grande batteria d’Europa. Ora quel vantaggio comparativo riemerge con forza. RTE ha certificato che già nel 2025 la produzione nucleare francese era risalita a 373 terawattora, riportando il Paese in una posizione di abbondanza elettrica a basse emissioni e di <strong>forte capacità esportatrice verso i vicini europei.</strong></p>



<p><strong>Questo cambia il significato geopolitico dell’energia francese.</strong> Il nucleare non è più soltanto una scelta di politica industriale nazionale, ma torna a essere uno strumento di influenza continentale. In un’Europa ancora esposta alle fiammate del gas e alle tensioni sulle rotte energetiche globali, chi dispone di una grande capacità stabile di generazione elettrica dispone anche di una leva politica. E la Francia la sta riacquistando.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra in Medio Oriente e il vantaggio francese</h2>



<p>Lo shock mediorientale ha avuto un effetto immediato sui mercati energetici europei, facendo risalire il premio di rischio su gas ed elettricità. In questo contesto, la Francia si è trovata in una posizione migliore rispetto a molti partner perché <strong>la sua esposizione al gas per la produzione elettrica è più limitata. </strong>RTE ha sottolineato proprio questo punto: la ripresa del nucleare rende oggi la Francia meno vulnerabile alle oscillazioni del gas rispetto ai suoi vicini.</p>



<p>È qui che il dato dei 44 gigawatt medi assume un significato strategico. Non indica soltanto che i reattori funzionano meglio. Indica che <strong>la Francia può esportare più elettricità proprio quando l’Europa ne ha più bisogno. </strong>E dunque può contribuire a frenare l’impennata dei prezzi in un momento in cui la guerra sta facendo saltare le vecchie illusioni di sicurezza energetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’export elettrico come arma geoeconomica</h2>



<p>Le esportazioni elettriche non sono mai solo commercio. Quando raggiungono volumi elevati diventano uno strumento geoeconomico. RTE ha mostrato che già nel 2025 la Francia aveva stabilito un nuovo record di saldo netto esportatore, pari a 92,3 terawattora, il livello più alto dall’inizio degli scambi elettrici europei.</p>



<p>Questo significa che Parigi non si limita a proteggere il proprio mercato interno. <strong>Diventa un fattore di tenuta per il sistema europeo nel suo insieme</strong>. In altri termini, l’interconnessione trasforma la potenza elettrica francese in un elemento di equilibrio regionale. E in un’epoca di guerre energetiche, chi equilibra i prezzi esercita una forma di potere silenzioso ma molto concreta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sovranità energetica non basta senza rete</h2>



<p>C’è però un limite che non va ignorato. <strong>Più il nucleare francese torna forte, più emerge il problema infrastrutturale.</strong> RTE insiste infatti sulla necessità di investimenti crescenti nella rete per sostenere elettrificazione, competitività e capacità di trasporto dell’energia. La nuova abbondanza produttiva rischia altrimenti di scontrarsi con colli di bottiglia fisici e territoriali.</p>



<p>È il paradosso della potenza energetica contemporanea: <strong>non basta produrre, bisogna anche trasportare, </strong>distribuire e difendere la continuità dei flussi. L’atomo francese può alleviare la crisi europea, ma soltanto se sostenuto da reti adeguate e da una visione strategica di lungo periodo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parigi ritrova una funzione continentale</h2>



<p>In definitiva, il superamento dei 44 gigawatt medi a marzo dice una cosa semplice ma decisiva: <strong>la Francia è tornata a essere un pilastro della sicurezza energetica europea.</strong> Non per generosità, ma per convergenza tra interesse nazionale e utilità sistemica. In una fase in cui il Medio Oriente rimette il fattore energetico al centro della geopolitica, Parigi riscopre la vecchia verità del proprio modello: il nucleare non è soltanto elettricità. È sovranità, competitività e influenza. E oggi, in un’Europa nervosa e ancora vulnerabile, questa influenza vale quasi quanto una garanzia strategica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/latomo-francese-come-scudo-parigi-al-centro-della-sicurezza-energetica-deuropa.html">L’atomo francese come scudo: Parigi al centro della sicurezza energetica d&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>FT: Francia e Italia aprono negoziati con l&#8217;Iran su Hormuz. Strappo con gli Usa e Trump? Roma smentisce ma&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ft-francia-e-italia-aprono-negoziati-con-liran-su-hormuz-strappo-con-gli-usa-e-trump-roma-smentisce-ma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 14:49:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1425" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-300x223.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-1024x760.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-768x570.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-1536x1140.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-2048x1520.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Financial Times lancia un&#8217;informazione importante e potenzialmente dirompente: Francia e Italia avrebbero avviato colloqui con l&#8217;Iran per negoziare dei passaggi sicuri alle navi petroliere e gasiere destinate a passare attraverso lo Stretto di Hormuz diretto verso i due Paesi. Il quotidiano della City di Londra segnala quello che, se confermato, sarebbe un duro scacco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ft-francia-e-italia-aprono-negoziati-con-liran-su-hormuz-strappo-con-gli-usa-e-trump-roma-smentisce-ma.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ft-francia-e-italia-aprono-negoziati-con-liran-su-hormuz-strappo-con-gli-usa-e-trump-roma-smentisce-ma.html">FT: Francia e Italia aprono negoziati con l&#8217;Iran su Hormuz. Strappo con gli Usa e Trump? Roma smentisce ma&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1425" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-300x223.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-1024x760.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-768x570.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-1536x1140.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221118154423851_a1b1f6b402c3b313c404e5278cb663e9-2048x1520.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://www.ft.com/content/96b8e0a4-9ecb-4e07-a96d-7debcfe3bfa6">Il <em>Financial Times</em> lancia</a> un&#8217;informazione importante e potenzialmente dirompente: <strong>Francia e Italia</strong> avrebbero avviato colloqui con l&#8217;Iran per negoziare dei <strong>passaggi sicuri alle navi petroliere</strong> e gasiere destinate a passare attraverso lo Stretto di Hormuz diretto verso i due Paesi. </p>



<p>Il quotidiano della City di Londra segnala quello che, se confermato, sarebbe un <strong>duro scacco politico per gli Stati Uniti e Israele</strong>, in guerra contro l&#8217;Iran dal 28 febbraio. Dall&#8217;inizio del conflitto l&#8217;Europa sta venendo pesantemente impattata dalle ricadute economiche della guerra, e i fatti che Washington e Tel Aviv non <strong>controllino Hormuz</strong>, collo di bottiglia vitale per i traffici energetici, e che Teheran abbia garantito il passaggio a cargo diretti in India, Cina e Bangladesh sembrano convergere a far prevalere la diplomazia sulla forza. </p>



<p>Parigi e Roma sono toccate in &#8216;primo piano dalla guerra: la Francia piange la morte di un alpino di fronte agli <a href="https://it.insideover.com/guerra/terza-guerra-del-golfo-il-primo-caduto-europeo-alpino-francese-ucciso-in-kurdistan.html">attacchi delle milizie sciite in Iraq e ha inviato</a> la <strong>portaerei Charles de Gaulle verso il Golfo</strong> e dei caccia Rafale negli Emirati Arabi Uniti; Roma puntella la <strong>difesa aerea di Cipro</strong>, è presente nel Kurdistan iracheno a fianco della sorella latina e in prospettiva intende <a href="https://it.insideover.com/guerra/difendere-i-cieli-e-proteggere-le-rotte-marittime-la-strategia-italiana-nella-terza-guerra-del-golfo.html">presenziare anche per blindare il Golfo.</a> </p>



<p>Il fatto che la notizia sia comunicata dal Ft dopo la tragedia della morte dell&#8217;alpino francese vicino Erbil e nel giorno in cui a Roma si riunisce il <strong>Consiglio Supremo di Difesa</strong> lascia pensare alla volontà di cercare una exit strategy per la guerra, e dato che anche chi ha ritenuto inizialmente positivo l&#8217;intervento di Usa e Israele, come il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz, ora è più cauto</strong> segnala uno smarcamento politico tra l&#8217;Europa e la coalizione israelo-americana. Dall&#8217;aumento dei prezzi di gas e petrolio a quelli dei fertilizzanti e dell&#8217;alluminio, <strong>Donald Trump e Benjamin Netanyahu</strong> hanno imposto, scatenando la guerra e provocando la prevedibile ma sottovalutata reazione iraniana, un duro pedaggio all&#8217;economia europea.</p>



<p>Da Roma, smentiscono chiaramente: &#8220;non è vero&#8221;. Ma in una recente intervista al <em>Corriere della Sera,</em> il Ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong> aveva detto che l&#8217;Italia e l&#8217;Europa chiedevano di &#8220;consentire il passaggio attraverso Hormuz alle navi provenienti da paesi non in guerra&#8221;. Roma non è stata avvisata in anticipo dagli Usa dell&#8217;attacco all&#8217;Iran e nonostante <strong>Giorgia Meloni</strong> abbia provato a mantenere uniti Europa e Usa, le divergenze sono parse palesi. E l&#8217;Italia ha <strong>ospitato uno dei round di colloqui tra Usa e Iran nel 2025,</strong> dunque l&#8217;ipotesi di una diplomazia aperta verso Teheran non è da escludere. Mentre Macron avrebbe tutto l&#8217;interesse a un distinguo europeo rispetto agli Usa per marcare una differenza. Per ora sono voci accompagnate di smentite. Ma in momenti critici una smentita può anche essere una notizia data due volte&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ft-francia-e-italia-aprono-negoziati-con-liran-su-hormuz-strappo-con-gli-usa-e-trump-roma-smentisce-ma.html">FT: Francia e Italia aprono negoziati con l&#8217;Iran su Hormuz. Strappo con gli Usa e Trump? Roma smentisce ma&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Terza guerra del Golfo, il primo caduto europeo: alpino francese ucciso in Kurdistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/terza-guerra-del-golfo-il-primo-caduto-europeo-alpino-francese-ucciso-in-kurdistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 05:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1385" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260313063448468_2f52c2e143075572cf2eff812a854cc9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260313063448468_2f52c2e143075572cf2eff812a854cc9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260313063448468_2f52c2e143075572cf2eff812a854cc9-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260313063448468_2f52c2e143075572cf2eff812a854cc9-1024x739.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260313063448468_2f52c2e143075572cf2eff812a854cc9-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260313063448468_2f52c2e143075572cf2eff812a854cc9-1536x1108.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260313063448468_2f52c2e143075572cf2eff812a854cc9-600x433.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il primo caduto europeo della Terza guerra del Golfo è francese. Nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 marzo Parigi ha comunicato la morte del sergente maggiore Arnaud Frion del 7° Battaglione Cacciatori Alpini di Varces, schierato nel Kurdistan iracheno nella missione destinata a puntellare l&#8217;esecutivo locale di Erbil nella sua lotta antiterrorismo contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/terza-guerra-del-golfo-il-primo-caduto-europeo-alpino-francese-ucciso-in-kurdistan.html">[...]</a></p>
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<p>Il <strong>primo caduto europeo della Terza guerra del Golfo</strong> è francese. Nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 marzo Parigi ha comunicato la morte del sergente maggiore <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2026/03/13/un-soldat-francais-a-ete-tue-et-plusieurs-autres-blesses-dans-une-frappe-de-drone-au-kurdistan-irakien_6670970_3210.html">Arnaud Frion del 7° Battaglione Cacciatori Alpini di Varces,</a> schierato nel <strong>Kurdistan iracheno</strong> nella missione destinata a puntellare l&#8217;esecutivo locale di Erbil nella sua lotta antiterrorismo contro lo Stato Islamico nel quadro di una missione iniziata nel 2015.</p>



<p>L&#8217;attacco in cui il militare è morto è stato compiuto con droni ed ha interessato la base di Mala Qara, 40 km a Sud-Ovest di Erbil. Ignota la provenienza dei droni che hanno colpito la base, anche se poco dopo l&#8217;annuncio della morte di è arrivata una traccia indiretta con la rivendicazione del <strong>gruppo armato filo-iraniano Kataib Sarkhat al-Quds</strong>, noto storicamente come <strong>Ashab Al-Kahf,</strong> che ha annunciato la sua volontà di colpire &#8220;tutti gli interessi francesi in Iraq e nella regione&#8221; dato che Parigi ha scelto di schierare nel Golfo Persico un gruppo navale guidato dalla portaerei Charles de Gaulle per difendere la libertà di navigazione e le rotte marittime. </p>



<p><strong>Kataib Sarkhat al-Quds</strong>/<strong>Ashab al-Kahf</strong> è una delle milizie filoiraniane che ha aumentato il suo raggio d&#8217;azione dopo l&#8217;uccisione, nel 2020, del potente capo della Quds Force dei Pasdaran, Qasem Soleimani, ed è stato risvegliato più volte da Teheran come leva di pressione contro Baghdad e, soprattutto, contro l&#8217;Occidente. Assieme a milizie quali Kata&#8217;ib Hezbollah e Asa&#8217;ib Ahl al-Haq, protagoniste della durissima lotta contro l&#8217;Isis nel 2014-2017, rappresenta il nerbo di un sistema di miliziani che rischia di rendere l&#8217;Iraq teatro di una guerra per procura interna agli <strong>schieramenti della Terza guerra del Golfo, in cui Teheran si scontra con Israele e Usa</strong>. </p>



<p>Le autorità del Kurdistan iracheno stanno cercando, con differenza, a tenersi fuori dalla guerra. Ma è sempre più difficile. La morte di Frion segue diversi attacchi ad altri asset strategici che sostengono le autorità di Erbil, non da ultima<a href="https://it.insideover.com/guerra/difendere-i-cieli-e-proteggere-le-rotte-marittime-la-strategia-italiana-nella-terza-guerra-del-golfo.html"> una <strong>base del contingente italiano che, come quello transalpino, si trova in prima linea</strong>.</a> Il presidente francese <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-il-libano-cipro-la-portaerei-e-le-atomiche-nel-caos-bellico-macron-ripensa-la-strategia-della-francia.html"><strong>Emmanuel Macron</strong> ha finora tenuto un atteggiamento preciso </a>nella guerra, mostrando assertività nei limiti degli spazi di manovra che Parigi può permettersi. Caccia Rafale negli Emirati e una portaerei come la De Gaulle nel Golfo: invii di forze segnaletiche per mostrare gli interessi francesi, mentre delle navi di taglia minore puntelleranno la difesa aerea di Cipro.</p>



<p> <strong>Macron ha sottolineato il carattere puramente difensivo</strong> dello schieramento e dopo la tragedia di stanotte Parigi ha parlato comunicando la priorità assoluta del contrasto all&#8217;Isis nella missione. Ma sarà sempre più difficile distinguere questa postura e quella più generale di una Terza guerra del Golfo lanciata da Washington e Tel Aviv e che Teheran ha accettato come sfida, volendo rispondere su una portata regionale all&#8217;assalto. Fino a coinvolgere ogni crisi e a portarla nel turbine generale di un conflitto che si amplia giorno dopo giorno.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/terza-guerra-del-golfo-il-primo-caduto-europeo-alpino-francese-ucciso-in-kurdistan.html">Terza guerra del Golfo, il primo caduto europeo: alpino francese ucciso in Kurdistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Iran, il Libano, Cipro, la portaerei e le atomiche: nel caos bellico Macron ripensa la strategia della Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/liran-il-libano-cipro-la-portaerei-e-le-atomiche-nel-caos-bellico-macron-ripensa-la-strategia-della-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 05:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da "Francia" come sinonimo di "Europa" all'Europa come cuscinetto securitario della Francia: Macron tra sogno e realtà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-il-libano-cipro-la-portaerei-e-le-atomiche-nel-caos-bellico-macron-ripensa-la-strategia-della-francia.html">L&#8217;Iran, il Libano, Cipro, la portaerei e le atomiche: nel caos bellico Macron ripensa la strategia della Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Macron-spinge-per-una-nuova-portaerei-per-la-Francia-Simbolo-della-potenza-della-nazione-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> sta mostrando nel contesto della guerra di Usa e Israele all&#8217;Iran un combinato disposto di <strong>attivismo e velleitarismo, di inviti al pragmatismo</strong> e <strong>bagni di realtà</strong> che segnalano limiti e prospettive dell&#8217;azione di Parigi nell&#8217;agone globale. E mostrano anche cosa manca all&#8217;<strong>Europa per potersi garantire peso nell&#8217;agone geopolitico</strong> globale. </p>



<p>Politica, diplomazia, strategia, proiezione di potenza: la Francia prova ad agire da <strong>avanguardia europea</strong> e rispetto ad altri dossier Macron testa, fino in fondo, i limiti del suo <strong>atteggiamento unilaterale teso, soprattutto, a confondere il Vecchio Continente con Parigi</strong>. Ne esce una realtà frammentata in cui nel quadro della Terza guerra del Golfo già divenuta <strong>grande guerra del Medio Oriente</strong> la Francia, e con essa l&#8217;Europa, mettono nero su bianco i limiti della loro azione. E Macron, questa volta, fa un&#8217;opera meritoria, mostrando la (grande) differenza tra le parole e i fatti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;autoesclusione europea sull&#8217;Iran</h2>



<p>Partiamo da un presupposto: l&#8217;Europa ha dovuto iniziare questa sfida geopolitica con una partenza a handicap. Macron e il suo governo hanno, assieme agli omologhi di <strong>Regno Unito e Germania,</strong> la grave corresponsabilità di aver <strong>allontanato la possibilità di una soluzione diplomatica alla crisi iraniana </strong>dato l&#8217;atteggiamento ostile a ogni confronto diplomatico con Teheran mostrato dai Paesi europei del formato E3 nel 2025, nonostante questi, al contrario degli Usa con cui l&#8217;Iran negoziava, fossero firmatari e applicanti del patto nucleare Jcpoa del 2015 ripudiato da Washington nel 2018.</p>



<p><strong>Ne deriva da ciò la posizione tesissima e imbarazzata di Macron, Keir Starmer e Friederich Merz</strong>, tutti durissimi contro il regime iraniano ma chiamati, a vario titolo, a tirarsi fuori da una <strong>guerra all&#8217;Iran</strong> che hanno la responsabilità di essersi rifiutati di prevenire. <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/sanchez-nega-le-basi-agli-usa-gli-aerei-americani-lasciano-la-spagna.html">Pedro Sanchez dalla Spagna</a> e</strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/difendere-i-cieli-e-proteggere-le-rotte-marittime-la-strategia-italiana-nella-terza-guerra-del-golfo.html"><strong> in misura minore Giorgia Meloni dall&#8217;Italia</strong> hanno potuto avere</a> le mani più libere. La Francia ha agito, dunque, nel perimetro dettato da questa restrizione del campo di cui Parigi, Berlino e Londra hanno, insipientemente, fatto dono all&#8217;Europa. E ha fornito una cartina al tornasole su ciò che un Paese europeo possa o non possa fare in casi del genere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le lezioni del Medio Oriente all&#8217;Europa</h2>



<p>Primo punto: <strong>i Paesi europei in un contesto di guerra di così larga intensità</strong> non avrebbero voce in capitolo per sostenere un tasso di attacchi e logoramento degli arsenali così continuo e possono limitarsi ad azioni di appoggio o difensive. Secondo punto: c&#8217;è un <strong>estero vicino dell&#8217;Unione Europea</strong> che ad oggi i Paesi del blocco possono puntellare solo in forma difensiva. Macron ha agito così promettendo assieme all&#8217;Italia e alla Grecia <strong>assistenza antiaerea a Cipro,</strong> Stato alleato membro dell&#8217;Ue e in cui Parigi detiene tramite la Total importanti investimenti energetici, e impegnandosi per sostenere la <strong>sicurezza del Libano, ex colonia con cui la Francia</strong> ha uno storico legame. Stessa logica per i caccia Rafale inviati negli Emirati Arabi Uniti.</p>



<p>Il terzo punto segnala l&#8217;<strong>assenza di un coordinamento politico europeo</strong> di fronte a scenari tanto caotici e critici, dove la primazia degli interessi nazionali prende inevitabilmente piede. Giocoforza, senza una linea comune prevalgono le narrative esterne, ed è notevole osservare come la Francia, sostanzialmente, nonostante i distinguo con gli Usa su Groenlandia e futuro della Nato e quelli con Israele sulla statualità palestinese, finisca per accettare il copione di Washington e Tel Aviv su questa guerra: <strong>Iran presentato come minaccia potenzialmente nucleare</strong>, appoggio alla scelta politica di mettere alle corde il regime, concessione delle basi per attività di ricognizione e rifornimento agli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ottimismo della volontà, il pessimismo della ragione</h2>



<p>Nell&#8217;accettazione del pessimismo della ragione ci sono i semi che possono far germogliare l&#8217;ottimismo della volontà, ma ad oggi la guerra del Medio Oriente sta pesantemente alzando i conti del primo a scapito dei risultati possibili applicando la seconda. Per il velleitario Macron e la sua Francia, un <strong>test politico notevole che si trasmetterà a chiunque gli succederà all&#8217;Eliseo</strong> nella primavera del 2027. </p>



<p>Non a caso, a inizio guerra, parlando in un discorso già programmato da tempo, Macron <a href="https://www.courthousenews.com/macron-juggles-complex-interests-with-iran-strategy/">ha annunciato il <strong>potenziamento dell&#8217;arsenale nucleare francese</strong> nei prossimi anni, </a>esteso la possibilità di garanzia di sicurezza all&#8217;Europa intera ma sottolineato che Parigi, sola, deciderà in ultima istanza dell&#8217;uso dell&#8217;atomica se necessario. Da &#8220;Francia&#8221; come sinonimo di &#8220;Europa&#8221; all&#8217;Europa come cuscinetto securitario della Francia: in Medio Oriente il perimetro d&#8217;ambizione di un&#8217;azione globale comune dell&#8217;Europa si è nettamente ristretto. E ciò colpisce soprattutto la narrativa di Parigi, che agisce di conseguenza prendendo atto di cosa ciò possa rappresentare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-il-libano-cipro-la-portaerei-e-le-atomiche-nel-caos-bellico-macron-ripensa-la-strategia-della-francia.html">L&#8217;Iran, il Libano, Cipro, la portaerei e le atomiche: nel caos bellico Macron ripensa la strategia della Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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