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	<title>Emmanuel macron Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 23 Aug 2026 20:31:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Emmanuel macron Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Francia in crisi dietro le lenti di Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-francia-in-crisi-dietro-le-lenti-di-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 15:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-1536x1097.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-600x428.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro gli occhiali indossati dal presidente una storia di declino industriale che dice tutto della Francia e anche dell'Europa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-1536x1097.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/francia-600x428.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è un’immagine che racconta meglio di molti discorsi lo stato della Francia industriale. A gennaio 2026 <strong>Emmanuel Macron</strong> si presenta a Davos con <strong>un paio di occhiali da sole dal prezzo superiore ai 650 euro,</strong> modello Pacific S01 della casa Henry Jullien, simbolo del saper fare francese, dell’eleganza nazionale, della capacità di trasformare un accessorio in messaggio politico. Quegli occhiali fanno parlare i social, alimentano commenti, imitazioni, ironie internazionali. Ma dietro il riflesso azzurro delle lenti c’era una fabbrica vera, Dalloz Creations, a Saint-Claude, nel Giura. <strong>Sei mesi dopo, quella fabbrica è in liquidazione giudiziaria. Ventinove posti di lavoro cancellati.</strong> Un sapere industriale costruito in decenni disperso sul mercato dei fallimenti.</p>



<p>La vicenda non è soltanto aneddotica. È quasi una parabola della Francia contemporanea: grande capacità di comunicazione, residui prestigiosi di eccellenza artigianale, marchi riconoscibili, ma <strong>una base produttiva sempre più fragile,</strong> sottoposta alla pressione dei costi, delle norme, della concorrenza asiatica e di una politica industriale spesso più celebrata che realizzata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso della vetrina globale</h2>



<p>Dalloz Creations non era una piccola officina marginale. Fondata nel 1957 da <strong>Christian Dalloz,</strong> si era specializzata nei vetri solari in policarbonato, materiale leggero e resistente, diventando uno degli attori europei più rilevanti del settore. <strong>Aveva puntato sul segmento alto</strong>, sui vetri tecnici, sulla produzione europea, persino sull’integrazione di metalli preziosi come oro e platino. Insomma, aveva cercato esattamente la strada che da anni viene indicata come salvezza dell’industria francese ed europea: qualità, innovazione, rilocalizzazione, fascia alta.</p>



<p>Eppure non è bastato. <strong>Il fatturato è passato da 3,8 milioni di euro nel 2023 a 2,5 milioni nel 2025. </strong>La cessazione dei pagamenti è stata fissata al 20 marzo 2026. Il fondo di commercio è ora in vendita. La visibilità ottenuta grazie agli occhiali presidenziali, invece di diventare trampolino commerciale, si è rivelata un bagliore effimero. <strong>Il lusso può dare reputazione, ma non sempre dà volumi. </strong>E senza volumi, una fabbrica non vive.</p>



<p>Qui emerge il primo nodo economico: una produzione industriale non può sopravvivere solo grazie al prestigio. Ha bisogno di ordini stabili, costi compatibili, filiere solide, accesso al credito, mercato interno protetto almeno dalle distorsioni più aggressive. Altrimenti anche la qualità diventa un lusso per pochi, incapace di sostenere occupazione e investimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reindustrializzazione come narrazione</h2>



<p>La Francia parla molto di reindustrializzazione. Lo fa con più convinzione di altri Paesi europei, perché conserva una cultura statale forte, una memoria colbertista, un rapporto profondo tra potere pubblico e industria. Ma il caso Dalloz mostra il limite di questa narrazione: <strong>non basta evocare il “prodotto francese” se poi le imprese sono lasciate sole</strong> davanti a energia cara, fiscalità pesante, burocrazia, concorrenza internazionale e frammentazione delle catene di fornitura.</p>



<p>La questione non riguarda soltanto gli occhiali. Riguarda il modello europeo nel suo insieme. <strong>L’Europa pretende di competere con l’Asia sul prezzo, con gli Stati Uniti sulla tecnologia e con il proprio passato sul prestigio. </strong>Ma senza una vera politica di potenza industriale, questa ambizione resta contraddittoria. Una fabbrica come Dalloz può produrre lenti di alta qualità, ma se un prodotto tecnicamente simile arriva dalle piattaforme asiatiche a una frazione del prezzo, il consumatore medio sceglie il prezzo. E il mercato, lasciato a se stesso, non difende né il territorio né il sapere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra economica dietro una lente</h2>



<p>Dal punto di vista della guerra economica, questa vicenda è limpida. La competizione non si gioca solo tra imprese, ma tra sistemi. Un’azienda francese del Giura non compete soltanto con un’altra azienda cinese o asiatica. Compete con un ambiente produttivo diverso: energia, salari, scala industriale, sostegno pubblico, logistica, velocità, capacità di assorbire margini ridotti. <strong>La battaglia è asimmetrica.</strong></p>



<p>Quando un Paese perde un produttore specializzato, non perde soltanto ventinove posti di lavoro. Perde competenze, macchinari, fornitori, abitudini tecniche, trasmissione professionale. Perde memoria industriale. E la memoria industriale, una volta dispersa, non si ricostruisce con un comunicato ministeriale.</p>



<p><strong>Il caso Dalloz dice anche che la fascia alta non basta a salvare tutti. </strong>L’idea secondo cui l’Europa dovrebbe abbandonare le produzioni comuni e vivere solo di lusso, design, marchi e nicchie tecnologiche è pericolosa. Il lusso senza industria diventa scenografia. E una nazione che conserva soltanto la scenografia del potere economico, prima o poi scopre di non avere più il potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore strategico della produzione</h2>



<p>La valutazione strategica è evidente: <strong>ogni chiusura industriale riduce l’autonomia nazionale.</strong> Può sembrare esagerato dirlo per una fabbrica di lenti solari, ma non lo è. Le competenze sui materiali, sui polimeri, sui trattamenti ottici, sulle superfici, sulle lavorazioni di precisione appartengono a un ecosistema più ampio. Lo stesso sapere che serve al consumo civile può avere applicazioni tecniche, medicali, protettive, militari, aeronautiche o industriali.</p>



<p>La forza di una potenza non si misura solo nei grandi cantieri navali, nei missili o nei reattori nucleari. <strong>Si misura nella densità del suo tessuto produttivo.</strong> Una nazione capace di produrre molti oggetti complessi, anche piccoli, è una nazione che conserva margini di sovranità. Una nazione che compra tutto fuori conserva al massimo il marchio, non la sostanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il messaggio politico degli occhiali</h2>



<p>La vicenda degli occhiali di Macron diventa così involontariamente politica. Il presidente indossa un oggetto che dovrebbe rappresentare l’eccellenza francese davanti al mondo. Ma la fabbrica che ne produce una parte essenziale fallisce poco dopo. L’immagine è crudele: <strong>la rappresentazione sopravvive alla produzione, </strong>il simbolo sopravvive alla fabbrica, il racconto della potenza sopravvive alla potenza reale.</p>



<p>Questo non significa che la Francia sia priva di industria. Sarebbe falso. Significa però che il suo apparato produttivo è attraversato da fratture profonde, soprattutto nelle piccole e medie imprese specializzate, cioè proprio in quelle che custodiscono il sapere più difficile da sostituire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio europeo</h2>



<p>Sul piano geopolitico e geoeconomico, Dalloz Creations è un frammento di una crisi più vasta. L’Europa continua a presentarsi come spazio normativo, ecologico, sociale, qualitativo. Ma il resto del mondo ragiona sempre più in termini di potenza, protezione, filiere, accesso alle materie prime, sovranità tecnologica, controllo dei mercati. <strong>Se l’Europa resta soltanto il continente delle regole, rischia di diventare il luogo dove si certifica la qualità di ciò che altri produrranno.</strong></p>



<p>La liquidazione di una fabbrica del Giura, dunque, non è una notizia minore. È una piccola crepa nel grande edificio del mito industriale europeo. Gli occhiali di Davos riflettevano il mondo. Ma, dietro quella superficie lucida, si vedeva già l’immagine più inquietante: un continente che sa ancora apparire ricco, ma fatica sempre di più a produrre la propria ricchezza.</p>
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		<title>Meloni-Merz: c&#8217;eravamo tanto amati ma i migranti te li tieni tu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/meloni-merz-ceravamo-tanto-amati-ma-i-migranti-te-li-tieni-tu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 11:22:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/europa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/europa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/europa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/europa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/europa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/europa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/europa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la polemica tra Italia e Spagna, ecco sui migranti quella tra Germania e Italia: al centro, il Patto europeo firmato da entrambi. </p>
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<p>Ormai siamo tra &#8220;chi la fa l&#8217;aspetti&#8221; e &#8220;la sai l&#8217;ultima&#8221;. E farebbe anche ridere se non fosse che il tutto riguarda un problema drammatico (le migrazioni), la patria d&#8217;elezione che tutti dicono di voler proteggere (l&#8217;Unione Europea) e la patria naturale, la cara vecchia Italia. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/italia-spagna-sul-tema-immigrazione-le-prendiamo-ancor-piu-che-nel-calcio.html">Abbiamo già avuto modo di sottolineare </a>quanto sia stata improvvida l&#8217;iniziativa del Governo Meloni, unico Paese in Europa a sospendere il Trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone per la Spagna in seguito alla crisi di Ceuta, <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/marocco-spagna-e-il-flusso-anomalo-di-migranti-a-ceuta-intervista-a-kelly-greenhill.html">una finta emergenza </a>che in realtà nascondeva (e neanche tanto) un piano per mettere in difficoltà il premier spagnolo <strong>Pedro Sanchez.</strong> Meloni ha pensato di poterne approfittare per compiacere <strong>Donald Trump </strong>e <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, e cavalcare il radicalismo dei seguaci del generale Vannacci, adducendo come scusa una fantomatica minaccia alla &#8220;sicurezza nazionale&#8221;. Senza pensare che la Spagna avrebbe reso pan per focaccia. E soprattutto senza pensare che tale atteggiamento avrebbe potuto innescare altre speculazioni politiche del genere. </p>



<p>L&#8217;Unione Europea è piena di leader che se la passano male mentre vanno verso appuntamenti importanti. A parte le difficoltà della Meloni (elezioni politiche l&#8217;anno prossimo): <strong>Keir Starmer </strong>è appena uscito di scena nel Regno Unito, <strong>Emmanuel Macron</strong> si appresta a farlo in Francia e di certo non tra gli applausi, la socialdemocratica (sic!) e sull&#8217;immigrazione compagna di merende della Meloni <strong>Mette Frederiksen</strong> ha appena formato un governo di minoranza in Danimarca&#8230; Insomma, ce n&#8217;è che ce n&#8217;è. Tra questi anche il tedesco <strong>Friedrich Merz </strong>che, dicono in Germania, come cancelliere non arriverà a mangiare il panettone. Anche perché la sua azione di governo ha così convinto i tedeschi da spingere la destra dell&#8217;AfD (<em>Alternative für Deutschland</em>) a diventare il rimo partito nei <em>land</em> dell&#8217;ex Germania Est e il secondo a livello nazionale.</p>



<p><strong>Così anche Merz è saltato sul carro del babau immigrazione,</strong> facendo come gli altri finta di non sapere che <strong>gli ingressi irregolari in Europa sono calati del 37% nella prima metà del 2026 </strong>e che, quindi, non c&#8217;è alcuna emergenza al riguardo. Cosa che ovviamente non importa, perché in Europa ormai si governa solo spaventando la gente, inventando pericoli dove non ci sono e ingigantendo gli altri. Così qualcuno nel governo tedesco deve aver smesso per un attimo di parlare di carri armati e cannoni e si è detto: ma se quelli di Roma sospendono Schengen, perché non applichiamo gli accordi che anche loro hanno firmato? Si ripigliassero i migranti secondari (o &#8220;dublinanti&#8221;), quei mangiaspaghetti. E tanti saluti all&#8217;intesa politica che a tratti è sembrata unire Meloni e Merz in un duro a tutta prova.</p>



<p>E qui, come in tutte le <i>pochade</i> che si rispettino, occorre fare un breve riassunto delle puntate precedenti. <strong>Il Patto sulla migrazione e l&#8217;asilo dell&#8217;Unione Europea </strong>è stato adottato nel maggio del 2024, ha attraversato una serie di emendamenti e modifiche, è stato firmato nella sua versione finale nel dicembre del 2025 e ratificato il 12 giugno scorso. Tra le tante altre norme, quelle che riguardano più direttamente il contrasto tra Germania e Italia sono queste. <strong>Uno:</strong>  il Paese responsabile della domanda d&#8217;asilo di un migrante è il Paese in cui risiedono i membri della famiglia del migrante (limitatamente ai parenti diretti o ai coniugi, non ai fratelli), oppure il primo Paese di ingresso. <strong>Due:</strong> i Paesi europei possono scegliere se ospitare i richiedenti asilo che arrivano nei Paesi di &#8220;confine&#8221; (quindi di primo ingresso) della UE oppure versare un contributo finanziario ai Paesi di primo ingresso o ai Paesi terzi ai quali è stata affidata la gestione dei migranti. Tale contributo è stato valutato nella somma di 20 mila euro.</p>



<p>Tradotto nel nostro caso: <strong>la Germania non vuole tenersi i migranti che sono sbarcati in Italia e poi hanno varcato il confine tedesco e pretende di rispedirli a noi. </strong>Il che in teoria avrebbe anche un senso, a norma del suddetto Patto. Ed è presumibile che non siano neanche pochissimi, visto che negli ultimi cinque anni l&#8217;Italia ha visto &#8220;sbarcare&#8221; oltre 470 mila irregolari. Ma la teoria e la pratica non sempre vanno d&#8217;accordo. Intanto, nel dicembre 2025 Germania e Italia hanno siglato un&#8217;intesa che per sanare il pregresso, una specie di &#8220;scurdammmoce &#8216;o passato&#8221; per chiudere le discussioni. Vero, dicono i tedeschi, ma in quel mese e in quell&#8217;anno il Patto è stato firmato, quindi i migranti arrivati da allora non entrano nella sanatoria. Falso, diciamo noi italiani, perché il Patto è stato ratificato solo nel giugno di quest&#8217;anno, vale da allora, non cercate di rifilarci sei mesi di migrazioni in più. E poi, dicono sempre dal nostro governo, che ne è dei 20 mila euro per migrante che in ogni caso dovreste versarci? Perché non se ne parla? E i tedeschi: intanto partiamo, altrimenti il Patto che l&#8217;abbiamo firmato a fare?</p>



<p>Insomma, siamo più o meno al <strong>&#8220;son 30 grammi in più, che faccio, lascio?&#8221;</strong> su una questione importantissima, che riguarda la vita di migliaia e migliaia di poveracci (perché questo sono nella stragrande maggioranza dei casi) e anche la nostra: senza i flussi migratori (che ovviamente devono essere regolati e gestiti), <strong>la popolazione UE potrebbe ridursi del 34% entro il 2100</strong> (da 449 a 295 milioni di abitanti), con lo sprofondo più netto proprio in Italia (- 52%), provocando conseguenze anche economiche gravissime.</p>



<p>Il bello, o meglio il brutto di questa faccenda, è che <strong>il Governo Meloni (Merz è arrivato solo nel maggio dell&#8217;anno scorso) è stato tra i più ferventi sostenitori del Patto </strong>sulla migrazione e l&#8217;asilo, al punto da intestarsene l&#8217;approvazione come una grande vittoria, come la dimostrazione che l&#8217;Europa intera aveva infine sposato la linea italiana. Anche se c&#8217;è chi ha fatto giustamente notare che <strong>le norme del Patto alla fin fine sono una gran fregatura per i Paesi come Italia, Spagna e Grecia, </strong>che sono il confine Sud dell&#8217;Europa e che, comunque vada, dovranno sobbarcarsi la gestione della grande maggioranza delle domande dei migranti. Qualche volta a pagamento, come abbiamo detto sopra. Ma come tutti sanno, integrare gli arrivi è fatica e complicazione che un pugno di euro non basta a compensare.</p>



<p><strong>Riferimenti</strong></p>



<p>Frontex sugli ingressi irregolari in Europa: https://www.eunews.it/2026/07/10/frontex-crollati-del-37-per-cento-gli-ingressi-irregolari-nellue-nella-prima-meta-del-2026/</p>



<p>Il testo del Patto europeo sulla migrazione e l&#8217;asilo: https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-pact-migration-asylum/</p>



<p>Per tutti i dati sull&#8217;arrivo di migranti irregolari e altro: https://www.interno.gov.it/it/stampa-e-comunicazione/dati-e-statistiche/sbarchi-e-accoglienza-dei-migranti-tutti-i-dati</p>



<p>Per immigrazione e demografia UE: https://youtu.be/RK8h_awy4GA?si=WOSTRydoWZQ-sOL_</p>



<p>Per una critica al Patto europeo sulla migrazione e l&#8217;asilo: https://migreurop.org/IMG/pdf/eu_pact_summary_it.pdf</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Francia e Germania: è divorzio anche per il nuovo carro MGCS</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/francia-e-germania-e-divorzio-anche-per-il-nuovo-carro-mgcs.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 05:13:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Carro armato]]></category>
		<category><![CDATA[Rheinmetall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="920" height="615" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2.jpg 920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 920px) 100vw, 920px" /></p>
<p>Dopo lo SCAF, Francia e Germania divorziano anche sull'MGCS, il carro armato di ultima generazione. Sarà sviluppato solo il "software".</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="920" height="615" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2.jpg 920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/leopard-2-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 920px) 100vw, 920px" /></p>
<p>La prima settimana di giugno ha visto la fine del <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/flop-dello-scaf-berlino-rilancia-ecco-i-piani-e-rischi-2678158.html">progetto SCAF</a></strong> (<em>Système de Combat Aérien du Futur</em>) franco-tedesco-spagnolo per un caccia di sesta generazione, dopo anni di lotte industriali tra i due partner principali – Dassault Aviation e Airbus – per la ripartizione del lavoro e dei relativi brevetti. Quanto accaduto non ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori: al contrario era qualcosa di <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-ha-un-problema-con-lo-scaf-o-e-la-francia-il-problema.html">ampiamente preventivato</a> stante le premesse della collaborazione franco-tedesca e gli aut aut di Dassault ad Airbus, la quale ha richiesto espressamente di assumere la quasi totalità della progettazione e costruzione della cellula – oltre il relativo drone loyal wingman.</p>



<p><strong>Il destino dello SCAF ora segna anche quello di un altro progetto franco-tedesco</strong>: l&#8217;<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-nuovo-carro-armato-mgcs-e-destinato-a-fallire.html">MGCS (Main Ground Combat System)</a></strong> per un MBT (<em>Main Battle Tank</em>) di nuova generazione. <a href="https://it.insideover.com/difesa/le-diatribe-tra-berlino-e-parigi-e-i-rischi-per-il-caccia-scaf-cosa-puo-succedere.html">Come avevamo anticipato dalle colonne di InsideOver</a>, a giugno del 2019 in una lettera indirizzata all’allora ministro della Difesa tedesco <strong>Ursula von der Leyen</strong>, il Bundestag aveva imposto al governo tedesco uno stretto parallelismo di gestione tra lo SCAF, a guida francese, e l’MGCS a guida tedesca, oltre a imporre l’integrazione di Rheinmetall nel programma del nuovo carro armato. Pertanto, una volta fallito il progetto del cacciabombardiere, quello dell&#8217;MBT o verrà pesantemente rivisto oppure subirà la stessa sorte.</p>



<p>La cronaca <a href="https://www.defensemagazine.com/article/end-of-an-era-paris-and-berlin-scale-back-mgcs-to-digital-combat-cloud-echoing-fcas-collapse">riferisce </a>indizi che ci portano a considerare la seconda ipotesi, e non poteva essere altrimenti. Il 17 luglio, il presidente francese <strong>Emmanuel Macron </strong>e il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz </strong>si sono riuniti per l&#8217;ultima seduta del Consiglio franco-tedesco per la difesa e la sicurezza. L&#8217;ordine del giorno era segnato dalle recenti delusioni riguardanti lo SCAF ma l&#8217;attenzione si è concentrata sull&#8217;MGCS e ciò che è emerso non è stata una netta riaffermazione del partenariato bilaterale, bensì <strong>un chiaro riconoscimento di ambizioni ridimensionate</strong>. Già <a href="https://www.thedefensenews.com/France-Considers-Reduced-Role-or-Exit-from-Franco-German-MGCS-Tank-Project/">a giugno</a>, quando è stata resa ufficiale la fine del progetto aeronautico congiunto, la Francia aveva fatto trapelare la <strong>volontà di ridurre la propria partecipazione</strong> o addirittura di ritrarsi dal programma per il nuovo carro armato con l&#8217;amministratore delegato delle tedesca Rheinmetall, <strong>Armin Papperger,</strong> che lamentava la scarsità di fondi devoluti per il progetto: solo 25 milioni di euro di finanziamenti per le tre aziende partecipanti (KNDS, Thales e Rheinmetall) sono stati giudicati insufficienti per lo sviluppo, anche in considerazione che l&#8217;MGCS nasce ufficialmente nel 2017.</p>



<p>Il progetto è – o per meglio dire era – ambizioso: avere <strong>una piattaforma corazzata in sostituzione dei Leopard 2 tedeschi e Leclerc francesi di nuova generazione </strong>caratterizzata da una famiglia di veicoli che avrebbero condiviso un telaio comune, integrati con piattaforme senza pilota, sensori avanzati, propulsione ibrida e una “rete di combattimento” per operazioni collaborative. Mezzi con e senza pilota avrebbero combattuto come un&#8217;unica entità, traendo insegnamenti dai conflitti moderni in cui i carri armati tradizionali si scontrano con droni, munizioni di precisione e guerra elettronica. Sostanzialmente, si trattava del concetto aeronautico di “<strong>sistema di sistemi</strong>” trasportato in un MBT. L&#8217;orizzonte temporale per vedere il primo prototipo era stato originariamente fissato al 2030, poi ritardi di ordine politico/industriale – l&#8217;ingresso di Rheinmetall ha generato una ridistribuzione di compiti e ridefinizione del progetto che è stata lungamente discussa – l&#8217;hanno spostato al <strong>2045</strong>. Un carro armato che quindi rischiava di diventare obsoleto ancora prima di entrare in servizio.</p>



<p>Tornando al vertice di luglio, sono emersi dettagli che fanno capire come l&#8217;MGCS abbia fatto la stessa fine dello SCAF, ovvero quella di restare <strong>un “software” senza “hardware”</strong>. Francia e Germania hanno infatti convenuto che la collaborazione continuerà esclusivamente per un “approccio per il combattimento collaborativo” nell&#8217;ambito di un programma di ricerca, portandolo a una dimostrazione di fattibilità. Si tratterebbe di tecnologie adattabili per veicoli cingolati con e senza equipaggio, integranti il funzionamento autonomo, la fusione dei sensori e il contributo ai servizi di combattimento congiunti. In sostanza, anche l&#8217;MGCS come lo SCAF è stato ridotto al suo sistema nervoso digitale ovvero il cloud di combattimento. </p>



<p>La Germania però non resterà senza un nuovo carro armato: al di là dell&#8217;ultima evoluzione del Leopard 2, la A8, e del nuovissimo KF-51 Panther che resta un&#8217;opzione valida per la Bundeswehr considerando l&#8217;interesse internazionale (italiano compreso), a luglio 2025 KNDS e Rheinmetall hanno lanciato l&#8217;<strong><a href="https://www.shephardmedia.com/news/landwarfareintl/eurosatory-2026-what-has-become-of-the-main-ground-combat-system/">iniziativa MARTE (Main Armoured Tank of Europe)</a></strong> che riunisce 12 paesi europei – tra cui l&#8217;Italia – per lo sviluppo di un MBT di nuova generazione. È importante notare che il programma non include la Francia: forse in Germania qualcuno ha imparato la lezione dello SCAF e dell&#8217;MGCS. La Francia però a questo punto deve cercare un sostituto per il Leclerc XLR (15 consegnati e 200 ordinati) in un prossimo futuro (da dopo il 2035) e la soluzione presentata a Eurosatory 2026, quella del <a href="https://www.lavoixdunord.fr/1712433/article/2026-06-15/le-char-leclerc-bientot-au-bout-du-rouleau-knds-lance-un-char-de-transition">“CAPINT” (Capacité intermédiaire)</a> di KNDS con scafo del Leopard 2A8 e torretta francese Ascalon appare un ripiego provvisorio, ma data l&#8217;incertezza generale e la mancanza di un nuovo progetto francese, questa soluzione provvisoria potrebbe alla fine trasformarsi in una definitiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/francia-e-germania-e-divorzio-anche-per-il-nuovo-carro-mgcs.html">Francia e Germania: è divorzio anche per il nuovo carro MGCS</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Merz chiama, Macron risponde: perché Francia e Germania spingono l&#8217;Ue contro la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/merz-chiama-macron-risponde-perche-francia-e-germania-spingono-lue-contro-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 05:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[economia cinese]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Francia e Germania preparano una road map per spingere l'Ue ad adottare misure più dure contro le pratiche commerciali cinesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/merz-chiama-macron-risponde-perche-francia-e-germania-spingono-lue-contro-la-cina.html">Merz chiama, Macron risponde: perché Francia e Germania spingono l&#8217;Ue contro la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721102609897_a6a2f1a43fb3c07fe9d12f52bd395dae-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Entro settembre <strong>Francia </strong>e <strong>Germania </strong>elaboreranno una <em>road map </em>comune per proteggere l&#8217;<strong>industria europea</strong> dalla crescente ondata di prodotti sovvenzionati e a basso costo provenienti dalla <strong>Cina</strong>. Le misure, ancora in fase di definizione, dovranno contrastare quelle che <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html">Emmanuel Macon</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/profili-friedrich-merz-lex-arcinemico-della-merkel-che-studia-da-cancelliere.html">Friedrich Merz</a> considerano <strong>pratiche commerciali sleali</strong> sostenute da sussidi statali e da una valuta, lo yuan, presumibilmente sottovalutata.</p>



<p>L&#8217;<strong>Unione europea</strong> non ha una posizione chiara su come gestire i rapporti economici con Pechino. Parigi, per esempio, ha a lungo spinto affinché il blocco adottasse un approccio duro mentre Berlino, le cui grandi aziende sono integratissime nel mercato d&#8217;oltre Muraglia, ha fin qui preferito adottare una posizione più cauta. La situazione è però adesso cambiata e anche Merz è convinto di una linea meno morbida rispetto al passato. </p>



<p>Nel mirino del cancelliere tedesco è finito il <strong>deficit commerciale</strong> dell&#8217;Ue con la Cina aumentato vertiginosamente nel corso degli ultimi anni. &#8220;Credo sia superfluo dire che dobbiamo affrontare questo squilibrio perché va a discapito della nostra industria&#8221;, ha affermato Merz. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda Macron per il quale Francia e Germania sarebbero scosse dalle pratiche commerciali del Dragone e vogliono &#8220;avere una tabella di marcia franco-tedesca su questo tema entro <strong>settembre</strong>&#8220;. </p>



<p>Il resto dell&#8217;Ue non è pervenuto. Poco sembra importare ai due leader che hanno incaricato i rispettivi ministri dell&#8217;Economia, delle Finanze e degli Esteri di formulare un <strong>piano</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="526" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1024x526.jpg" alt="" class="wp-image-518311" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;asse franco-tedesco contro la Cina</h2>



<p>&#8220;Intendiamo insistere con forza per rafforzare il mandato conferito alla Commissione europea affinché acceleri notevolmente le indagini di mercato e l&#8217;adozione di questi strumenti a tutela delle nostre industrie&#8221;, ha spiegato Macron specificando che <strong>l&#8217;intenzione è quella di &#8220;proteggere&#8221; le imprese e le industrie del continente.</strong></p>



<p>I numeri sono emblematici. Nel 2025 il deficit commerciale dell&#8217;Ue con la Cina ha raggiunto quota <strong>360 miliardi di euro</strong>: il che significa che Bruxelles ha importato molto di più dalla nazione asiatica di quanto abbia esportato. Il presidente francese ha inoltre condiviso un altro dato: ogni giorno che passa l&#8217;Europa aggiunge circa <strong>1 miliardo di euro</strong> al suddetto deficit con il Dragone (senza contare i posti di lavoro persi). </p>



<p>Macron sostiene che le due principali cause di una simile situazione coincidano con la formidabile capacità di innovazione della Cina &#8211; e per questo vorrebbe che il gigante asiatico trasferisca tecnologia e crei posti di lavoro in Europa &#8211; e con i presunti sussidi statali cinesi che avrebbero messo in difficoltà l&#8217;industria europea. </p>



<p>Fino a qualche mese fa Francia e Germania non erano affatto d&#8217;accordo sul dossier cinese. Ricordiamo che, quando l&#8217;Ue ha imposto per la prima volta i dazi sui <strong>veicoli elettrici</strong> <strong>cinesi</strong>, Parigi ha votato a favore della misura, Berlino contro. Un anno più tardi il deficit ha continuato a galoppare in favore di Pechino. Nel 2025 quello tedesco ha raggiunto gli 89,3 miliardi con un incremento del 33% su base annua. &#8220;Non voglio un nuovo conflitto commerciale con la Cina ma desidero un dialogo aperto su questi squilibri&#8221;, ha affermato Merz.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg" alt="" class="wp-image-514340" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1024x727.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-1536x1090.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422074723540_d013470e0ad7c990e50b2798413120e3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il deficit commerciale con Pechino</h2>



<p>Se Macron ha fatto del riequilibrio dell&#8217;economia globale una priorità per la presidenza francese del G7 di quest&#8217;anno, Merz, in un primo momento riluttante ad appoggiare misure protezionistiche, ha cambiato idea a causa della persistente <strong>stagnazione industriale</strong> della Germania. In un recente discorso a Colonia, lo stesso Merz ha sostenuto che l&#8217;Ue non potrà mai vincere contro un concorrente che manipola artificialmente la propria valuta, esortando la Cina a &#8220;lasciare che lo yuan fluttui liberamente, anche nel contesto della concorrenza sui mercati dei capitali&#8221;. </p>



<p>Insomma, dopo anni di <strong>surplus commerciale</strong> con il Dragone, Berlino sta ora sperimentando gli effetti del deficit commerciale che gran parte dell&#8217;Europa occidentale ha dovuto affrontare in seguito all&#8217;ascesa economica della Cina.</p>



<p>La <strong>Commissione europea</strong> sta quindi discutendo <a href="https://it.insideover.com/economia/ue-e-cina-la-guerra-commerciale-e-alle-porte-ecco-perche.html">nuove restrizioni commerciali trainata dall&#8217;asse franco-tedesco</a>. Tra i provvedimenti all&#8217;esame troviamo anche l&#8217;introduzione di una potenziale equivalente europea dell&#8217;articolo 301 del regolamento tariffario statunitense, e cioè una legge che consenta di indagare su pratiche commerciali considerate sleali da parte di altri Paesi e, se necessario, di imporre misure come dazi o altre restrizioni alle importazioni. <em>Work in progress</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-517188" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026051423312439_74b373dbf919f26f9ea724a607b28283.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/merz-chiama-macron-risponde-perche-francia-e-germania-spingono-lue-contro-la-cina.html">Merz chiama, Macron risponde: perché Francia e Germania spingono l&#8217;Ue contro la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/leliseo-non-e-piu-un-miraggio-le-pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:29:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi. Gli scenari dei prossimi mesi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia più interessante dopo l&#8217;annuncio della <strong>candidatura all&#8217;Eliseo di Marine Le Pen</strong> è che la 57enne leader del <strong>Rassemblement National</strong> francese non sembra essere stata colpita dalla conferma della condanna per <strong>appropriazione indebita</strong> di fondi europei da parte della Corte d&#8217;Appello di Parigi e dall&#8217;imposizione del braccialetto elettronico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen a gonfie vele nei sondaggi</h2>



<p> Piuttosto, sembra essere premiante la possibilità della storica leader nazionalista transalpina di candidarsi e sembra emergere un trend già conosciuto negli Usa due anni fa, quando la condanna di <strong>Donald Trump non frenò ma, anzi, galvanizzò</strong> le prospettive elettorali del tycoon repubblicano, riscopertosi in chiave pesantemente critica all&#8217;establishment di governo. E i sondaggi parlano chiaro: Le Pen, dopo che come nel miglior copione da <strong>Tour de France (siamo in periodo di Grande Boucle, del resto)</strong>, è la capitana indiscussa della squadra che punta alla maglia gialla, cioé l&#8217;Eliseo, e appena tornata competitiva ha ricevuto strada e gradi da chi l&#8217;ha, ben distinguendosi, sostituita come alfiere: il giovane <strong>Jordan Bardella</strong>. </p>



<p>Le Pen in due rilevazioni <a href="https://www.ifop.com/wp-content/uploads/2026/07/122649-resultats.pdf">Ifop</a> e <a href="https://www.rtl.fr/actu/politique/sondage-rtl-presidentielle-2027-marine-le-pen-progresse-dans-les-intentions-de-vote-apres-l-annonce-de-sa-candidature-7900653723">Harris</a> è data dal <strong>34 al 36%</strong> al primo turno, ampiamente in vantaggio e potenzialmente in grado di doppiare ogni rivale. Questo si sapeva: il Rassemblement è da almeno quattro anni strutturalmente il primo partito di Francia e gli anni di opposizione ad <strong>Emmanuel Macron</strong> hanno portato i sovranisti a fagocitare la destra tradizionale gollista nei consensi. La vera novità è che nei vari possibili scenari di ballottaggio, Le Pen è data vincitrice contro qualsiasi avversario. Segno che appare difficile veder consolidarsi quel &#8220;fronte repubblicano&#8221; che nel 2017 e 2022 ha consentito a Macron di approdare all&#8217;Eliseo e nel 2024 ha contribuito a frenare il volo dei lepenisti nella corsa all&#8217;Assemblea Nazionale.</p>



<p>Contro i due ex premier macroniani, <strong>Edouard Philippe e Gabriel Attal, </strong>Le Pen è data vincitrice di stretta misura nel primo caso (51-49 per Harris, 54-46 per Ifop) di fronte a un rivale che guarda al centrodestra ed è ritenuta figura amministrativa di primo piano con notevoli competenze e di una decina di punti, 55-45, contro il secondo, esponente dell&#8217;ala più centrista della macronia, che negli anni ha virato verso la destra moderata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen-Mélenchon, fronte repubblicano&#8230;per i sovranisti</h2>



<p> <strong>Impressionante, invece, il dato che vedrebbe un confronto tra le opzioni più radicali</strong>, ovvero una sfida diretta tra Le Pen e il leader di sinistra radicale <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/melenchon-leader-della-sinistra.html" type="reportage" id="385153">Jean-Luc Mélenchon</a>. Partito in sordina</strong> nella corsa all&#8217;Eliseo, Mélenchon è cavallo di razza da campagna elettorale ed è solito aumentare i propri consensi quando la corsa entra nel vivo. Oggi ad aprile 2027, mese del voto, manca molto ma si contende con Philippe e Attal la seconda piazza valida per il ballottaggio con il 16% dei voti circa. La realtà è che in caso di sfida contro Le Pen il <strong>&#8220;fronte repubblicano&#8221; sarebbe contro Mélenchon</strong>, colpito negli ultimi anni dalla scomunica politica dei macroniani, che non hanno mai cooptato la sinistra nel governo nonostante fosse stata la vincitrice relativa del voto del 2024, travolto dalle accuse di simpatie per l&#8217;islamismo e di antisemitismo da parte dei membri del suo partito e segnato dalla spaccatura tra <strong>La France Insoumise,</strong> il suo partito, e il campo socialista e socialdemocratico.</p>



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<p>Le Pen è data addirittura al 67-70% contro Mélenchon in caso di ballottaggio, oltre il 66% con cui Macron la sconfisse nove anni fa. Realisticamente, buona parte dei voti centristi finirebbe a Le Pen e perfino una parte dei voti di sinistra, dato che i vari candidati della Gauche al primo turno, sommati, arriverebbero al 31-33,5%, sicuramente non sosterrebbe il tribuno radicale per eccellenza del panorama transalpino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Rassemblement studia da partito di governo</h2>



<p>Basta questo a <strong>manifestare come la torsione governista del Rassemblement</strong> sia stata oramai digerita da una ampia fetta della popolazione e da fette importanti del <strong>sistema di potere di Parigi</strong> e, in quest&#8217;ottica, la svolta modernizzatrice di Bardella, l&#8217;impegno per una diplomazia politica e partitica nel Vecchio Continente, la rottura interna alle formazioni tradizionali e la sostanziale estinzione politica dei Republicains, che rischiano di dover scegliere se essere ruota di scorta lepenista o post-macroniana, ha aperto fette di sistema agli ex reietti di Francia. Del resto, è quantomeno difficile pensare di tenere strutturalmente lontano dal potere, o almeno dall&#8217;ambizione di conquistarlo, un partito che <strong>rappresenta stabilmente un terzo dell&#8217;elettorato nazionale e ne ha il primo gruppo all&#8217;Europarlamento dal 2014</strong>.</p>



<p>In mezzo, le ambizioni di una Le Pen che sorprese la Francia nel 2012 conquistando il terzo posto alla sua prima candidatura al posto del padre Jean-Marie e poi nei due ballottaggi persi con Macron ha incrementato i suoi consensi. Dimostrandosi capace di attraversare le epoche. Quattordici anni fa, Le Pen si definiva &#8220;unica vera antisistema&#8221; in corsa e rivendicava il suo ruolo di &#8220;<a href="https://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2012/article/2012/04/07/marine-le-pen-la-candidate-anti-systeme-contre-le-fascisme-dore_1682247_1471069.html?srsltid=AfmBOoo0yf1yk1LAsDsEJGmgpP1Ib8inMsPY4E6d2ZLpfnhDr74A9VqU">candidata incorruttibile in una classe politica corrotta&#8221;</a> contro i &#8220;loschi affari di questa oligarchia&#8221;. Oggi sfida la condanna per appropriazione indebita usandola come volano per riscoprire quelle pulsioni antisistema dopo che nella reggenza di Bardella il Rassemblement si era, su molti dossier, vestito col gessato. </p>



<p><strong>Il sistema ora è a portata di mano e l&#8217;Eliseo, vetta più alta del lungo Tour de France del Rassemblement</strong>, non è più solo un miraggio. Le Pen torna in pista da candidata da battere, con solidi sondaggi alla mano: è uno scenario rivoluzionario per la politica francese. E chissà che non fomenti cambiamenti di prospettiva nelle forze d&#8217;establishment come del resto già le <a href="https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html" type="post" id="522256">manovre anticipate dalla <strong>Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde</strong> lasciavano presagire.</a> La primavera 2027 non è dietro l&#8217;angolo, ma politicamente farà presto ad arrivare. E ad oggi, un vero anti-Le Pen per il dopo Macron semplicemente non c&#8217;è.</p>
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		<title>Cipro e la Francia, intesa anche militare al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Africa. E la Turchia&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cipro-e-la-francia-intesa-anche-militare-al-crocevia-tra-europa-medio-oriente-e-africa-e-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'accordo è un nuovo passo nella costruzione di una rete di presenza francese nel Mediterraneo orientale con Grecia e Cipro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cipro-e-la-francia-intesa-anche-militare-al-crocevia-tra-europa-medio-oriente-e-africa-e-la-turchia.html">Cipro e la Francia, intesa anche militare al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Africa. E la Turchia&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«La Grecia, a noi francesi, fa battere il cuore da centocinquant&#8217;anni». Così scriveva <strong>Louis Aragon </strong>presentando una raccolta di poesie di <strong>Yannis Ritsos</strong>, evocando quel filellenismo che per oltre un secolo aveva alimentato l&#8217;immaginario culturale francese. Un amore fatto di miti, di antiche memorie elleniche e di una solidarietà romantica verso la terra che aveva dato origine alla civiltà europea. Oggi, però, il legame tra Francia e mondo ellenico si manifesta in forme ben diverse. Non più soltanto poesia e cultura, ma <strong>geopolitica, sicurezza e presenza militare. </strong>Lo dimostra l&#8217;accordo firmato l&#8217;8 giugno tra Parigi e la Repubblica di Cipro, un&#8217;intesa destinata a rafforzare la cooperazione militare tra i due Paesi e che ha immediatamente provocato le proteste della Turchia e delle autorità turco-cipriote. L&#8217;accordo, uno <em>Status of Forces Agreement</em> (SOFA), <strong>disciplina il quadro giuridico della presenza delle forze armate francesi sull&#8217;isola e di quelle cipriote in Francia.</strong> A prima vista potrebbe sembrare un documento tecnico. In realtà esso rappresenta un tassello significativo della crescente presenza francese nel Mediterraneo orientale, una regione che negli ultimi anni ha acquisito un&#8217;importanza strategica senza precedenti.</p>



<p>Per comprendere il significato dell&#8217;intesa occorre partire dalla geografia. <strong>Cipro si trova al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. </strong>Dall&#8217;isola è possibile raggiungere rapidamente il Levante, il Canale di Suez, il Mar Rosso e le principali aree di crisi che hanno dominato gli ultimi anni, dalla guerra a Gaza alle tensioni in Libano e Siria. Non è un caso che Nicosia sia diventata uno dei principali hub logistici per le evacuazioni di cittadini europei provenienti dal Medio Oriente e per numerose operazioni umanitarie. Per la Francia, che mantiene interessi strategici dall&#8217;Africa occidentale al Golfo Persico, la possibilità di disporre di un quadro stabile per l&#8217;utilizzo delle infrastrutture cipriote assume quindi un valore considerevole. L&#8217;accordo si inserisce inoltre nella partnership strategica sottoscritta nel dicembre 2025 dal presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> e dal presidente cipriota <strong>Nikos Christodoulides,</strong> confermando una convergenza che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente.</p>



<p>La reazione di Ankara non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri turco e le autorità della Repubblica Turca di Cipro del Nord hanno denunciato l&#8217;accordo come una presunta violazione del diritto internazionale e come un fattore di destabilizzazione dell&#8217;isola. Dal punto di vista turco, <strong>qualsiasi rafforzamento della cooperazione militare tra Nicosia e potenze straniere viene osservato con sospetto</strong>, soprattutto in un contesto nel quale la questione cipriota rimane irrisolta a oltre mezzo secolo dall&#8217;intervento militare turco del 1974. <strong>Il governo turco sostiene che la Repubblica di Cipro non avrebbe titolo a firmare accordi militari con la Francia,</strong> richiamandosi al sistema dei trattati di garanzia del 1960 che attribuiva a Grecia, Turchia e Regno Unito il ruolo di potenze garanti dell’isola. Su questa base Ankara continua a giustificare l’intervento del 1974 seguito al colpo di Stato dei colonnelli greci contro Makarios, presentato come operazione di ripristino dell’ordine costituzionale ma sfociato nella divisione de facto dell’isola. Una lettura che si contrappone a quella greco-cipriota ed europea, secondo cui la Repubblica di Cipro esercita piena sovranità e può quindi stipulare autonomamente accordi di cooperazione militare.</p>



<p>Tuttavia sarebbe un errore interpretare il SOFA franco-cipriota come una replica dell&#8217;accordo firmato da Francia e Grecia nel 2021. Le differenze tra i due strumenti giuridici meritano di essere evidenziate. L&#8217;intesa franco-greca del 2021 aveva una natura eminentemente politica e strategica. Essa conteneva <strong>una clausola di assistenza reciproca in caso di aggressione armata</strong>, prevedeva una cooperazione militare strutturata e accompagnava importanti programmi di acquisizione di armamenti francesi da parte di Atene. Una chiara risposta indiretta alle tensioni greco-turche nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale. L&#8217;accordo firmato con Cipro ha invece una portata diversa. <strong>Non introduce alcuna clausola di mutua difesa e non obbliga Parigi a intervenire militarmente in caso di crisi. </strong>Esso definisce piuttosto lo status giuridico del personale militare, le condizioni operative per esercitazioni, addestramento e cooperazione tecnica, creando una cornice stabile per attività che già esistevano ma che ora vengono istituzionalizzate. Allo stesso tempo non chiarisce il numero di eventuali truppe permanenti transalpine sull`isola di Afrodite. La Francia sta consolidando una presenza che potrebbe rivelarsi cruciale in una regione sempre più instabile con Ankara e Tel Aviv sempre più in rotta di collisione.</p>



<p>Il nuovo SOFA si inserisce in una dinamica già evidente negli ultimi anni. Dopo gli attacchi contro le basi britanniche di Akrotiri e la visita di Macron a Nicosia, il presidente francese aveva affermato che «chi attacca Cipro attacca l&#8217;Europa». Sebbene la dichiarazione fosse stata formulata nel contesto delle tensioni regionali seguite alla guerra in Medio Oriente, <strong>il suo significato politico sembrava rivolgersi soprattutto ad Ankara più che a Teheran o a Hezbollah. </strong>La Francia confermava così la propria disponibilità a fungere da garante politico della sicurezza della Repubblica di Cipro, una postura che si inserisce perfettamente negli interessi strategici di Israele e nel progressivo consolidamento dell&#8217;asse tra Parigi, Atene e Nicosia nel Mediterraneo orientale. </p>



<p>In questo quadro emerge anche una dimensione storica raramente richiamata nel dibattito contemporaneo. Se il filollenismo ha profondamente influenzato la cultura politica francese sin dal XIX secolo, <strong>il rapporto tra Francia e Cipro possiede radici ancora più antiche. </strong>Per quasi tre secoli l&#8217;isola fu governata dalla dinastia francese dei Lusignano, protagonista dell&#8217;epopea crociata nel Mediterraneo orientale. La presenza dei sovrani franco-lusignani lasciò tracce profonde nelle istituzioni, nell&#8217;architettura e nella memoria storica dell&#8217;isola.</p>



<p>Da questo punto di vista il legame storico tra Francia e Cipro appare persino più diretto di quello con la stessa Grecia moderna. Le grandi cattedrali gotiche di Nicosia e Famagosta, i simboli araldici dei Lusignano e la lunga stagione del Regno di Cipro costituiscono ancora oggi testimonianze di una presenza francese che precede di secoli la nascita degli Stati nazionali contemporanei. Naturalmente la geopolitica del XXI secolo non si fonda sulle memorie medievali quanto piuttosto sul lungo filoellenismo francese, dall&#8217;appoggio alla guerra d&#8217;indipendenza greca del 1821, le cui eco, anche Cipro, dove non mancarono tentativi insurrezionali contro il dominio ottomano (repressi brutalmente nel sangue) , fino alla fascinazione per l&#8217;eredità classica ellenica che ha attraversato la cultura francese moderna. <strong>Eppure il lascito dei secoli franco-lusignano conserva ancora oggi un suo significato storico.</strong> Furono infatti i Lusignano, dinastia di origine francese giunta nell&#8217;isola all&#8217;epoca delle Crociate, a trasformare Cipro in un regno autonomo e in un attore politico distinto nel Mediterraneo orientale. Un elemento tutt&#8217;altro che secondario se si considera che tale costruzione statale fu realizzata da una monarchia cattolica che governava una popolazione in larghissima maggioranza greco-ortodossa. <strong>Da questa complessa convivenza emerse una realtà politica originale, </strong>capace di sviluppare istituzioni proprie e una specifica identità insulare.</p>



<p>Interessante è anche l&#8217;atteggiamento delle forze politiche cipriote. Se il governo ha presentato l&#8217;accordo come un passo importante per il rafforzamento della sicurezza nazionale e della cooperazione europea, l&#8217;AKEL ha mantenuto una posizione relativamente prudente. Il principale partito della sinistra cipriota non ha lanciato una campagna di opposizione contro l&#8217;intesa né ha adottato le critiche provenienti da Ankara. Allo stesso tempo continua a considerare prioritaria la ricerca di una soluzione negoziata alla questione cipriota e invita alla cautela rispetto a qualsiasi sviluppo che possa complicare il dialogo tra le comunità greco-cipriota e turco-cipriota.</p>



<p>Per l&#8217;AKEL la situazione appare particolarmente complessa. <strong>Il relativo raffreddamento del ruolo russo nella questione cipriota dopo la guerra in Ucraina </strong>ha indebolito uno dei tradizionali punti di riferimento internazionali della sinistra dell&#8217;isola, pur senza cancellare l&#8217;influenza che Mosca continua a esercitare attraverso i suoi legami economici, culturali e migratori con Cipro. Al tempo stesso il partito guarda con cautela sia al rafforzamento della cooperazione con Israele, in ragione delle proprie posizioni tradizionalifilopalestinesi(almeno sulla carta), sia alla crescente presenza francese nel Mediterraneo orientale, senza tuttavia riuscire a delineare una credibile alternativa geopolitica. A ciò si aggiunge la difficoltà di rilanciare una forte cooperazione sindacale tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, storicamente rappresentata dalla PEO e da altre organizzazioni dei lavoratori, uno dei pochi terreni sui quali le due comunità erano riuscite a mantenere canali di dialogo anche nei momenti di maggiore tensione.</p>



<p>In definitiva, il significato dell&#8217;accordo franco-cipriota va ben oltre il suo contenuto giuridico immediato. Esso rappresenta <strong>un nuovo passo nella costruzione di una rete di presenza francese nel Mediterraneo orientale</strong> che si appoggia su Grecia e Cipro, due Paesi destinati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nelle strategie europee verso il Medio Oriente.</p>



<p>Per Parigi si tratta di consolidare la propria capacità di proiezione in una delle regioni più instabili del pianeta per <strong>presentarsi ancora come paese guida dell’Europa fuori dai propri confini.</strong> Per Nicosia significa rafforzare il proprio peso internazionale in un momento in cui l&#8217;isola è tornata a essere un crocevia essenziale tra Europa e Levante. Per Ankara, infine, è il segnale che la competizione geopolitica nel Mediterraneo orientale continua a evolversi. A distanza di decenni dalle parole di Aragon, il legame tra Francia e mondo ellenico continua dunque a manifestarsi, ma la dimensione simbolica lascia ormai spazio a una realtà più concreta, fatta di basi, esercitazioni militari e competizione strategica nel Mediterraneo orientale, uno degli spazi più sensibili dello scenario contemporaneo. </p>



<p>In questo quadro, <strong>Cipro si configura sempre più come un nodo di un vero e proprio “condominio strategico” affollato</strong>, dove operano tra presenze formali e informali diverse potenze militari, europee e non solo, cui si aggiungono le dinamiche legate alla sicurezza marittima e alla partita energetica dei giacimenti di gas offshore. Resta tuttavia un punto aperto: al di là della convergenza politico-simbolica tra Parigi e l’ellenismo, resta da verificare fino a che punto la Francia sia disposta a tradurre tale postura in un impegno effettivo in uno scenario in cui un eventuale confronto con la Turchia, dove per quest’ultima la portata dello scontro avrebbe dimensione esistenziale per lo stato anatolico.</p>
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		<item>
		<title>Caso diplomatico in Francia: l’ambasciatore d&#8217;Isrele boccia Mélenchon e promuove Le Pen</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/caso-diplomatico-in-francia-lambasciatore-disrele-boccia-melenchon-e-promuove-le-pen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 03:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1914" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg 1914w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1914px) 100vw, 1914px" /></p>
<p>L'ambasciatore israeliano in Francia Joshua Zarka scatena polemiche dichiarando di preferire "chiunque piuttosto che Mélenchon"</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/caso-diplomatico-in-francia-lambasciatore-disrele-boccia-melenchon-e-promuove-le-pen.html">Caso diplomatico in Francia: l’ambasciatore d&#8217;Isrele boccia Mélenchon e promuove Le Pen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1914" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg 1914w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1914px) 100vw, 1914px" /></p>
<p>Per anni, in Europa, abbiamo puntato il dito contro Mosca. Troll, hacker, macchine del fango e finanziamenti occulti provenienti dalla Russia sono stati il fantasma che ha giustificato leggi speciali e inchieste parlamentari. Ma oggi, a dieci mesi dalle elezioni presidenziali francesi del 2027, lo spettro dell’ingerenza assume un volto &#8220;nuovo&#8221;: quello di <strong>Israele</strong>. Non più solo un sospetto nelle pieghe del Web, ma una strategia annunciata a chiare lettere dall’ambasciata stessa <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html">di cui vi abbiamo parlato su <em>InsideOver</em></a>.</p>



<p>Nelle ultime settimane, infatti, la Francia è stata scossa da una duplice rivelazione. Da un lato, <a href="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/06/05/presidentielle-2027-l-ambassadeur-d-israel-accuse-d-ingerence-apres-avoir-declare-son-hostilite-a-jean-luc-melenchon_6697975_823448.html" type="link" id="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/06/05/presidentielle-2027-l-ambassadeur-d-israel-accuse-d-ingerence-apres-avoir-declare-son-hostilite-a-jean-luc-melenchon_6697975_823448.html">la clamorosa uscita dell’ambasciatore</a> <strong>Joshua Zarka</strong> che, in un&#8217;intervista televisiva, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" type="link" id="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks">ha violato apertamente la riserva diplomatica</a>. Dall’altro, i dettagli di una sofisticata campagna di disinformazione digitale contro esponenti de <em>La France Insoumise</em> (LFI) orchestrata da Tel Aviv.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Polemiche in Francia per le parole di Zarka</h2>



<p>Il 4 giugno, durante un&#8217;intervista a&nbsp;<em>Complément d’Enquête</em>&nbsp;su France 2, l’ambasciatore israeliano in Francia <strong>Joshua Zarka</strong> ha dichiarato di <strong>preferire «chiunque piuttosto che Jean-Luc Mélenchon</strong>» come prossimo inquilino dell’Eliseo<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Non contento, ha rivelato di aver incontrato <strong>Marine Le Pen</strong> lo scorso aprile, giustificando la scelta con l’evoluzione del partito<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israel&#39;s Ambassador to France sparked a diplomatic storm after declaring on national television he would prefer &quot;anyone rather than Mélenchon&quot; as France&#39;s next president, in an extraordinary intervention into the 2027 election campaign.<br><br>Ambassador Joshua Zarka also revealed he…</p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://x.com/clashreport/status/2063265708788650238?ref_src=twsrc%5Etfw">June 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La reazione della classe politica francese è stata unanime e fulminea. <strong>Manuel Bompard</strong>, coordinatore nazionale della LFI, ha parlato di «palese ingerenza straniera». Il deputato <strong>Arnaud Le Gall</strong> è stato ancora più duro: «E&#8217; un diplomatico in servizio, dovrebbe mantenere la neutralità. Ditegli di chiudere la bocca». Anche Olivier Faure (Partito Socialista) ha tuonato contro «un&#8217;ingerenza inaccettabile», sottolineando come non si possa essere sorpresi nel vedere un inviato di Netanyahu «ammettere apertamente i suoi legami con l&#8217;estrema destra francese». Persino dalla maggioranza, Nathalie Loiseau ha attaccato l&#8217;ambasciatore per aver interferito &#8220;in modo manifesto&#8221; nella vita politica interna<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Zarka ha giustificato l&#8217;incontro con Marine Le Pen dicendo che il &#8220;Rassemblement National è cambiato&#8221; rispetto al vecchio Front National antisemita<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia ben precisa</h2>



<p>L’uscita dell’ambasciatore non è un episodio isolato, ma il vertice più visibile di una strategia sommersa. Proprio in queste settimane, <a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" type="link" id="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html">un&#8217;inchiesta congiunta dei giornali&nbsp;<em>Libération</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Haaretz</em></a>&nbsp;ha gettato luce su un tentativo di interferenza digitale durante le elezioni municipali francesi dello scorso marzo<a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. L’obiettivo? Tre candidati de La France Insoumise: Sébastien Delogu (Marsiglia), François Piquemal (Tolosa) e David Guiraud (Roubaix)<a href="https://information.tv5monde.com/economie/ingerence-numerique-etrangere-visant-lfi-une-action-judiciaire-est-engagee-annonce-nunez-2822369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Secondo gli investigatori francesi di Viginum, l’operazione è stata condotta da una società con sede in Israele chiamata <strong>BlackCore</strong>, che sui propri sitisi presentava come una «compagnia d&#8217;élite specializzata in influenza, cyber e tecnologie per l&#8217;era moderna della guerra dell&#8217;informazione». I metodi utilizzati ricalcano quelli della propaganda più aggressiva: siti web fake, account falsi su larga scala, foto di profilo generate dall’intelligenza artificiale e persino annunci diffamatori durante giochi come Candy Crush.</p>



<p>Nonostante le evidenze, il governo francese si muove con prudenza. Il ministro dell’Interno, <strong>Laurent Nuñez</strong>, ha annunciato alla fine di maggio un&#8217;«azione giudiziaria», ammettendo che l&#8217;ingerenza proveniva dal territorio israeliano<a href="https://www.20min.ch/fr/story/scandale-en-france-ingerence-israelienne-contre-lfi-nous-ne-cachons-rien-103567814" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Tuttavia, ha precisato che &#8220;il carattere statale o meno di questa ingerenza non è stato stabilito&#8221;<a href="https://information.tv5monde.com/economie/ingerence-numerique-etrangere-visant-lfi-une-action-judiciaire-est-engagee-annonce-nunez-2822369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Una cautela sorprendente, dato che <strong>BlackCore</strong> <strong>non risulta nemmeno nei registri ufficiali delle imprese israeliane</strong>, il che suggerisce una copertura ben studiata<a href="https://www.jpost.com/international/article-896109" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>La domanda a questo punto è: BlackCore agiva per conto del governo Netanyahu o come attore privato? Se la Francia non ha ancora ufficializzato l&#8217;accusa, è perché un&#8217;ammissione di interferenza statale da parte di Tel Aviv aprirebbe una crisi diplomatica gravissima tra Parigi e Tel Aviv. <strong>E le parole dell&#8217;ambasciatore non fanno altro che gettare benzina sul fuoco</strong>.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>



<p></p>



<p><br></p>
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		<title>Macron sfida Xi: cosa c&#8217;è dietro al testa a testa Francia-Cina in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-sfida-xi-cosa-ce-dietro-al-testa-a-testa-francia-cina-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 05:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Macron tenta di rilanciare l'influenza francese in Africa con 23 miliardi di investimenti per sbaragliare la concorrenza della Cina.</p>
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<p>Pollice alzato, sorriso appena accennato e la solita fiduciosa spavalderia di fronte alle telecamere per dare l&#8217;impressione di avere tutto sotto controllo. La partecipazione di <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html">Emmanuel Macron</a> all&#8217;<strong>Africa Forward Summit</strong>, a Nairobi, capitale del Kenya, è stata molto più complicata del previsto. Non solo perché il tentativo di rilanciare la <strong>Francia </strong>all&#8217;interno del continente africano è arrivato fuori tempo massimo e in contrasto con la <a href="https://it.insideover.com/economia/investimenti-armi-e-lo-yuan-cosa-ce-dietro-labbraccio-della-cina-allafrica.html">presenza sempre più capillare</a> della <strong>Cina</strong>, ma anche perché il capo dell&#8217;Eliseo si è reso protagonista di una gaffe che ha attirato diverse critiche. </p>



<p>Durante l&#8217;evento, tenutosi presso l&#8217;Università di Nairobi, seduto in prima fila, Macron stava ascoltando la presentazione di alcuni giovani imprenditori. A un certo punto, infastidito dal brusio del pubblico, si è alzato in piedi, è salito sul palco, ha chiesto il microfono e ha richiamato i presenti per la loro &#8220;totale mancanza di rispetto&#8221;. Alcuni lo hanno applaudito, altri lo hanno criticato. Anche in patria, dove Danièle Obono, parlamentare del partito di estrema sinistra France Insoumise, ha per esempio scritto su X che è &#8220;più forte di lui: non appena mette piede nel continente africano, non può fare a meno di <strong>comportarsi da colonizzatore</strong>&#8220;. </p>



<p>Un simile teatrino rischia di mettere in secondo piano il tentativo da parte di Parigi di creare un <strong>nuovo modello di partenariato</strong> con le nazioni africane. Macron ha infatti spiegato che la Francia ha stanziato <strong>23 miliardi di euro</strong> per il settore privato africano, nel tentativo di <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-usa-duello-economico-per-la-conquista-dellafrica.html">contrastare il predominio cinese</a> e ricostruire la propria influenza nella regione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Macron interrupts a presentation in Kenya and tells noisy crowd to &#039;go outside&#039;" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/skgDA_ictmI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_skgDA_ictmI");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Macron sfida la Cina in Africa</h2>



<p>Il leader francese ha presentato il suddetto investimento come una &#8220;scossa&#8221; per rilanciare le relazioni tra la Francia e l&#8217;Africa, posizionando l&#8217;<strong>Europa</strong> come partner per l'&#8221;autonomia strategica&#8221; del continente e lanciando un evidente guanto di sfida alla Cina. </p>



<p>Dopo aver perso terreno nel <strong>Sahel</strong>, dove colpi di Stato e sentimenti antifrancesi hanno portato Burkina Faso, Mali e Niger a interrompere i rapporti con Parigi, Macron è intenzionato a conquistare il favore dei <strong>Paesi anglofoni</strong> come il Kenya. Organizzando il vertice a Nairobi, ha inoltre aggirato il peso storico della &#8220;<strong>Françafrique</strong>&#8221; criticando quella che ha definito la &#8220;<strong>logica predatoria</strong>&#8221; del governo cinese. </p>



<p>La prospettiva francese si scontra però con una realtà ben definita. <strong>Una realtà che coincide con le profonde radici che il Dragone ha piantato in numerosi settori africani </strong>– a partire da quello infrastrutturale – e con l&#8217;attenzione mostrata dal gigante asiatico nei confronti delle esigenze di sviluppo dei vari Paesi continentali. Macron ha tuttavia provato a rompere questa narrazione, dichiarando che Pechino estrae materie prime per poi lavorarle oltre la Muraglia, creando dipendenze con il resto del mondo anziché favorire la crescita industriale locale.</p>



<p>Lo stesso presidente francese ha detto che l&#8217;Europa vuole evitare di dipendere da Pechino o Washington: &#8220;Dobbiamo assicurarci di non diventare dipendenti dalle due potenze che minacciano di oscurare tutti gli altri&#8221;. Per convincere l&#8217;Africa delle buone intenzioni di Parigi, il <strong>pacchetto finanziario</strong> francese prevede <strong>14 miliardi</strong> per sostenere le <strong>imprese francesi</strong> presenti nel continente e <strong>9 miliardi</strong> per quelle <strong>africane</strong>, il tutto a sostegno di una supposta <strong>sovranità reciproca</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518508" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una corsa contro il tempo</h2>



<p>Il crescente impegno della Cina in Africa, tra gli altri, nei settori delle infrastrutture, del commercio, della finanza, della tecnologia, dell&#8217;energia e della cooperazione in materia di sicurezza, ha giustamente fatto notare il <em>South China Morning Post</em>, ha modificato radicalmente gli <strong>equilibri di potere</strong> nel continente, riducendo il monopolio che le ex potenze coloniali &#8211; in particolare la Francia &#8211; hanno storicamente esercitato nella regione. </p>



<p>Pechino ha appena autorizzato l&#8217;ingresso nel suo territorio di tutti i prodotti africani <strong>senza dazi doganali</strong>. Si tratta di una mossa intelligente pensata per rafforzare i legami con una regione del mondo che detiene risorse strategiche per la transizione ecologica e l&#8217;economia digitale, in un evidente gioco a somma zero con l&#8217;Europa. Dal canto suo Parigi (attenzione: non l&#8217;Unione europea) sta mettendo nel mirino i centri economici dell&#8217;Africa orientale. </p>



<p>A Nairobi, Francia e Kenya hanno firmato <strong>11 accordi economici</strong> per un valore di oltre 1,1 miliardi, oltre a un patto di difesa quinquennale. L&#8217;accordo militare riguarda esercitazioni congiunte, condivisione di informazioni di intelligence, antiterrorismo e sicurezza marittima, garantendo all&#8217;Eliseo una base strategica nell&#8217;Africa orientale. </p>



<p>La Cina è però ancora una volta una presenza ingombrante, tanto che le aziende francesi spesso faticano a competere con i finanziamenti statali del Dragone. Un chiaro esempio riguarda il fallimento dell&#8217;accordo per l&#8217;<strong>autostrada del passo di Mau</strong> in Kenya, annullato nel 2024 dall&#8217;amministrazione del presidente keniota <strong>William Ruto</strong> a causa degli alti costi. Il consorzio che gestiva il progetto, guidato dall&#8217;impresa di costruzioni francese <strong>Vinci</strong>, è stato sostituito dalla <strong>China Road and Bridge Corporation</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518509" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-sfida-xi-cosa-ce-dietro-al-testa-a-testa-francia-cina-in-africa.html">Macron sfida Xi: cosa c&#8217;è dietro al testa a testa Francia-Cina in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mark Carney e la sfida del Canada: l’Europa come perno di un nuovo equilibrio post-americano</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/mark-carney-e-la-sfida-del-canada-leuropa-come-perno-di-un-nuovo-equilibrio-post-americano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 05:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="990" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121093917178_a840ad8f41698c2a42168dcab7743249-e1768985617457.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121093917178_a840ad8f41698c2a42168dcab7743249-e1768985617457.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121093917178_a840ad8f41698c2a42168dcab7743249-e1768985617457.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121093917178_a840ad8f41698c2a42168dcab7743249-e1768985617457.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121093917178_a840ad8f41698c2a42168dcab7743249-e1768985617457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121093917178_a840ad8f41698c2a42168dcab7743249-e1768985617457.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121093917178_a840ad8f41698c2a42168dcab7743249-e1768985617457.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al vertice della European Political Community, in Armenia, il premier canadese ha evocato un ordine internazionale “a partire dall’Europa”. </p>
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<p>L’intervento di Mark Carney al vertice della <em>European Political Community </em>a Yerevan non è stato un esercizio retorico, ma un segnale strategico. Quando il premier canadese ha evocato un ordine internazionale “ricostruito a partire dall’Europa”, ha implicitamente riconosciuto una crisi strutturale dell’architettura dominata dagli Stati Uniti. Non è una rottura formale, ma una <strong>ridefinizione dei centri di gravità geopolitici</strong>, in cui le <strong>potenze medie</strong> cercano spazio operativo.</p>



<p>La sede del vertice nella capitale armena, Yerevan, rappresenta un messaggio multilivello. Il Caucaso meridionale è oggi un’interfaccia tra Russia, Turchia, Iran e Unione Europea. Tenere qui il summit significa segnalare una volontà europea di <strong>proiezione politica in aree contese</strong>, senza però disporre ancora di strumenti coercitivi paragonabili a quelli delle grandi potenze. L’Armenia diventa così un laboratorio di influenza, dove la <strong>connettività infrastrutturale</strong> sostituisce – almeno per ora – la presenza militare.</p>



<p><strong>Le parole di Carney si inseriscono in un contesto di crescente incertezza sull’impegno americano nella NATO.</strong> Le tensioni emerse anche nelle dichiarazioni di Keir Starmer e Emmanuel Macron mostrano una consapevolezza diffusa: l’alleanza resta fondamentale, ma non più sufficiente. Il rischio percepito è quello di un sistema internazionale più <strong>transazionale e coercitivo</strong>, dove la sicurezza non può più essere “esternalizzata” a Washington.</p>



<p>Il cambiamento più concreto è finanziario. Negli ultimi anni, la spesa per la difesa di Europa e Canada è cresciuta in modo significativo, segnalando un passaggio dalla dichiarazione politica alla <strong>costruzione di capacità reali</strong>. Tuttavia, permangono dipendenze critiche dagli Stati Uniti: <strong>intelligence, difesa missilistica, logistica strategica.</strong> L’Europa sta quindi tentando una difficile operazione: aumentare l&#8217;autonomia senza rompere l’equilibrio atlantico.</p>



<p><strong>Il ruolo del Canada: risorse e legittimità</strong></p>



<p>Il Canada non si limita a un ruolo simbolico. L’agenda presentata da Carney include <strong>minerali critici, energia, tecnologie avanzate e difesa</strong>, elementi centrali nella competizione globale. In un sistema in cui le supply chain sono diventate strumenti di potere, Ottawa si propone come partner affidabile per un’Europa impegnata nella riduzione delle dipendenze strategiche, soprattutto verso la Cina.</p>



<p><strong>Ucraina e ordine internazionale</strong></p>



<p>Il conflitto ucraino resta il banco di prova dell’intero sistema. <a href="https://euroborsa.it/yerevam-carney-europa.aspx">Le dichiarazioni di Volodymyr Zelenskyy evidenziano come l’estate rappresenti un possibile punto di svolta tra escalation e negoziato.</a> In questo quadro, l’Europa non vuole più essere semplice sostenitore, ma <strong>attore diretto nei futuri formati diplomatici</strong>, rivendicando un ruolo politico proporzionato agli sforzi finanziari e militari.</p>



<p>Il limite strutturale europeo resta la frammentazione. <a href="https://www.governo.it/it/articolo/incontro-con-il-primo-ministro-del-canada-mark-carney/31718">L’Unione non è uno Stato, ma una <strong>piattaforma di coordinamento</strong> tra interessi nazionali divergenti.</a> Questa debolezza è anche una forza: consente flessibilità e inclusione di attori esterni come Canada e Regno Unito. Tuttavia, quando i costi aumentano, la mancanza di centralizzazione può rallentare le decisioni.</p>



<p><strong>Potenza media e nuovo multilateralismo</strong></p>



<p>L’ipotesi più solida è che stia emergendo un sistema basato su una rete di potenze medie. Canada, Europa e Regno Unito condividono un interesse comune: evitare un mondo dominato esclusivamente da grandi poli come Stati Uniti e Cina. In questo schema, l’Europa diventa il <strong>baricentro normativo e finanziario</strong>, mentre partner come il Canada forniscono risorse e stabilità.</p>



<p>Nonostante i segnali positivi, il rischio è confondere intenzioni e capacità. Senza una reale integrazione industriale e militare, l’Europa potrebbe produrre più vertici che risultati. La distanza tra ambizione e strumenti resta il principale fattore critico.</p>



<p><strong>Un segnale, non una svolta</strong></p>



<p>Il vertice di Yerevan non segna la nascita di un nuovo ordine internazionale, ma ne anticipa una possibile direzione. La dichiarazione di Carney è un indicatore: il mondo sta passando da un sistema egemonico a uno più <strong>regionalizzato e competitivo</strong>. L’Europa può diventare un perno, ma solo se saprà trasformare <strong>coordinamento politico in potere materiale</strong>. Non è ancora chiaro se l’ordine globale verrà davvero “ricostruito dall’Europa”. È chiaro però che, per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, questa ipotesi non appare più teorica, ma strategicamente necessaria.</p>
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		<title>Chernobyl 40 anni dopo: quando l&#8217;incubo sovietico divenne anche il nostro</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/chernobyl-40-anni-dopo-quando-lincubo-sovietico-divenne-anche-il-nostro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 15:35:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chernobyl" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'esplosione del quarto reattore della centrale, il 26 aprile del 1986, preannunciò la fine dell'Urss e spinse a cambiare idea sul nucleare. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/chernobyl-40-anni-dopo-quando-lincubo-sovietico-divenne-anche-il-nostro.html">Chernobyl 40 anni dopo: quando l&#8217;incubo sovietico divenne anche il nostro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chernobyl" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In anni in cui il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz </strong>rimpiange la decisione di <strong>Angela Merkel </strong>di chiudere le centrali nucleari e il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> si fa forte delle sue, ricordare i quarant&#8217;anni trascorsi dal disastro nucleare di Chernobyl, l&#8217;allarme mondiale, lo spavento, le radiazioni, le verdure non più mangiate, le immagini tristi di quei <em>likvidatory</em> mandati allo sbaraglio e incaricati di intervenire sull&#8217;olocausto nucleare con attrezzature quando andava bene da pompieri, ci danno come prima cosa la sensazione di quanto tempo sia passato e di quanto sia cambiato il mondo. Oggi, forse, i tre quesiti referendari del 1987 che di fatto bloccarono lo sviluppo del nucleare in Italia (quando avevamo tre centrali attive, a Caorso, Latina e Trino Vercellese, più una disattivata nel 1982, quella di Sessa Aurunca) sarebbero respinti, chissà&#8230;</p>



<p>Ma il 1986 era il 1986. E quando, durante un test di spegnimento che doveva essere di routine ma che andò male e fu gestito peggio, all&#8217;1,23 del 26 aprile esplose il reattore numero 4, uno dei due (su quattro totali) costruito solo tre anni prima, le reazioni furono quelle adeguate ai tempi. I sovietici tacquero il più possibile, sperando fino all&#8217;ultimo di poter nascondere tutto sotto il tappeto. <strong>Mikhail Gorbaciov,</strong> ch&#8217;era diventato segretario generale del Pcus appena un anno prima, <strong>parlò apertamente dell&#8217;incidente solo 14 giorni dopo.</strong> La <em>glasnost&#8217; </em>(trasparenza) era ancora solo un proposito. Purtroppo per lui se n&#8217;erano già accorti i tecnici della centrale nucleare svedese di Forsmark, che avevano rilevato alti livelli di radiazioni, avevano sospettato un guasto interno e infine avevano capito che il pericolo arrivava appunto da Cernobyl, portato dai venti.</p>



<p><strong>Forsmark dista da Chernobyl 1.100 chilometri,</strong> il che dà l&#8217;idea di quanta strada in poco tempo riuscirono a fare le nubi tossiche. Passammo giorni, allora, a studiarne il percorso, piuttosto inutilmente. &#8220;Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va&#8221; (Giovanni, 3,8). Più prosaicamente, mi permetto qui un modestissimo aneddoto personale. Si era in Val Gardena con la figlia di tre anni colpita da pertosse e per questo portata in montagna, e mia moglie incinta. Fuga precipitosa per non farci sorprendere dalla nube in arrivo da Est salvo scoprire, una volta arrivati a Milano, che la nube si era spostata con noi. Anzi, sopra di noi. </p>



<p>Noi ci spaventavamo, ci dicevamo &#8220;nucleare mai più&#8221; e cominciavamo a fare i conti con eventuali aumenti delle sindromi tumorali. Negli anni, i diversi organismi scientifici che se ne sono occupati non sono riusciti a trovare un accordo, partendo da conclusioni anche molto lontane tra loro. Secondo il <strong>Chernobyl Forum</strong>, tavolo istituzionale promosso dall&#8217;Onu con la partecipazione tra gli altri di OMS, UNSCEAR (istituto dell&#8217;Onu incaricato di valutare gli effetti delle radiazioni), l&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica, gli Istituti superiori di Sanità di Russia, Ucraina e Bielorussia, le vittime certe furono 65, senza evidenze epidemiologiche che denunciassero un particolare aumento di tumori e leucemie tra i l<em>ikvidatory</em> (ne parliamo tra poco) nella popolazione civile. All&#8217;oppposto <strong>il rapporto di Greenpeace,</strong> che ha invece parlato di un numero di vittime tra 100 e 270 mila. In mezzo, tante altre valutazioni più o meno affidabili.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">I pompieri e i <em>likvidatory</em></h2>



<p>E mentre noi ci preoccupavamo, a Chernobyl e dintorni si moriva sul serio. Le prime a intervenire, pochi minuti dopo l&#8217;esplosione furono due squadra di semplici pompieri, una interna alla centrale e l&#8217;altra assegnata alla città di Pryp&#8217;jat (di cui parleremo). Furono mandati allo sbaraglio, con l&#8217;unico intento di domare l&#8217;incendio che fin da subito fu visibile a molti chilometri di distanza. La prima squadra ad arrivare sul posto era comandata dal tenente <strong>Vladimir Previk,</strong> che morì l&#8217;11 maggio. La seconda era invece comandata dal tenente <strong>Viktor Kibenok</strong>, che morì il 14 maggio. La sorte che, nel giro di poche settimane, toccò anche a tutti i loro colleghi, che avevano assorbito dosi micidiali di radiazioni e maneggiato in pratica a mani nude le grafite radioattiva uscita dalla breccia del rettore numero 4. Negli anni successivi, soprattutto nel 1986 e nel 1987 ma comunque fino al 1990, toccò, come anticipato prima, ai <strong><em>likvidatory</em>, circa 600 mila persone in totale reclutate tra i militari e personale specializzato nelle operazioni di bonifica, </strong>incaricate non solo della &#8220;pulizia&#8221; del sito ma anche della costruzione  del primo sarcofago destinato a ingabbiare le radiazioni ancora in uscita dal reattore distrutto.</p>



<p>Per quindici lunghissimi anni, cioè fino all&#8217;incidente della centrale giapponese di Fukushima (l&#8217;unico altro a essere classificato al livello 7, cioè il massimo della scala INES), dell&#8217;11 marzo 2011, Chernobyl è stato l&#8217;emblema di tutti i peggiori incubi nucleari e per noi europei lo è tuttora. Negli anni, al netto degli aspetti sanitari, <strong>è diventato agli occhi di molti persino una causa della rovina finale dell&#8217;Urss</strong>, soprattutto se accoppiato al ritiro dell&#8217;Armata Rossa dall&#8217;Afghanistan nel 1989.  In realtà, l&#8217;incidente e la sua gestione furono, più che una causa del crollo, <strong>una conferma che il sistema non funzionava più, che tra Mosca e le &#8220;periferie&#8221; la relazione era ormai troppo blanda e confusa per essere efficace.</strong> Sistema che, con Chernobyl, dovette mostrare al mondo la sua realtà concreta, quella che missili e cannoni avevano fin lì mascherato. Anche se il disastro è &#8220;intitolato&#8221; alla città di Chernobyl, che in realtà dista dalla centrale una ventina dai chilometri, le immagini spettrali degli edifici vuoti, l&#8217;asilo con i giocattoli ancora sugli scaffali, la ruota del luna park immobile e arrugginita, note in tutto il mondo, <strong>vengono da Pryp&#8217;jat,</strong> il piccolo centro costruito a pochi passi dai reattori.</p>



<p>Chi scrive ci è stato tre volte e ogni volta è rimasto sconvolto dal panorama: qui un impianto nucleare; lì, a distanza di meno di una passeggiata, le case, le scuole, la mensa, i giardinetti. Un assetto che peraltro si riscontrava in tutti i grandi centri industriali dell&#8217;Urss, per esempio anche nelle grandi città siderurgiche del Donbass, dove le ciminiere facevano ombra ai balconcini delle <em>khruscioby</em>, i condomini tirati sù in tutta fretta all&#8217;epoca di <strong>Nikita Khrusciov</strong> per provare a risolvere la cronica carenza di appartamenti. Tutto pareva affermare: tu sei ciò che lavori. L&#8217;uomo a una dimensione, per dirla con Marcuse, che di lì a poco avrebbe fatto capire a Mosca di averne abbastanza. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/chernobyl-40-anni-dopo-quando-lincubo-sovietico-divenne-anche-il-nostro.html">Chernobyl 40 anni dopo: quando l&#8217;incubo sovietico divenne anche il nostro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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