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	<title>Donald trump Archives - InsideOver</title>
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	<title>Donald trump Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Demolire la Casa Bianca: Trump balla da solo tra ruspe e lampadari</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/demolire-la-casa-bianca-trump-balla-da-solo-tra-ruspe-e-lampadari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 05:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 20 ottobre scorso, le ruspe hanno iniziato a mordere la facciata Est della Casa Bianca. Non era un ordinario restauro, ma la demolizione della East Wing, un’ala storica costruita nel 1902 e ampliata nel 1942 per ospitare l’ufficio della first lady, un piccolo cinema presidenziale e il celebre Jacqueline Kennedy Garden. Tutto spianato per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/demolire-la-casa-bianca-trump-balla-da-solo-tra-ruspe-e-lampadari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 20 ottobre scorso, le ruspe hanno iniziato a mordere la facciata Est della<strong> Casa Bianca</strong>. Non era un ordinario restauro, ma la demolizione della <em>East Wing</em>, un’ala storica costruita nel 1902 e ampliata nel 1942 per ospitare l’ufficio della <em>first lady</em>, un piccolo cinema presidenziale e il celebre Jacqueline Kennedy Garden. Tutto spianato per far posto a un nuovo progetto: una <strong>sala da ballo </strong>di circa ottomilaquattrocento metri quadrati, capace di accogliere fino a novecentonovantanove ospiti, voluta da <strong>Donald Trump </strong>e presentata come “<strong>privatamente finanziata</strong>”, quindi “<strong>a costo zero per i contribuenti</strong>”. Ma la storia si è rapidamente trasformata in un campo di battaglia politica, estetica e simbolica.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://c.files.bbci.co.uk/453f/live/71d1d4d0-6e3e-11f0-a3f5-afebbe7846cc.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>In realtà, la Casa Bianca è sempre stata un cantiere aperto. <strong>Franklin D. Roosevelt </strong>la ricostruì per darle efficienza, <strong>Harry S. Truman</strong> la svuotò per salvarla dal crollo, Kennedy la restaurò per restituirle grazia e memoria. <strong>Richard Nixon </strong> fece ampliare i sistemi di sicurezza, installò una sala stampa permanente e un’ampia rete di registrazione interna (quella che poi lo tradì). Anche qui, l’obiettivo era funzionale, non simbolico. <strong>Ronald Reagan</strong> e<strong> George W. Bush</strong> aggiornarono gli impianti e le tecnologie, rinforzarono la struttura contro attacchi e terremoti, ma sempre nel rispetto dell’estetica storica. Qui risiede la differenza sostanziale: i loro interventi, per quanto profondi, si muovevano dentro una logica istituzionale, condivisa, trasparente. <strong>Erano restauri del potere, non esibizioni del potere</strong>.</p>



<p>L’annuncio ufficiale era arrivato a fine luglio, in un momento di forte tensione tra la Casa Bianca e il Congresso. Trump aveva dichiarato che la Casa Bianca “<em>aveva bisogno di spazi più grandi per rappresentare adeguatamente la nazione</em>”, ma i democratici hanno letto nel progetto un gesto di autocelebrazione, una costruzione monumentale per consolidare l’immagine di un presidente che, al di là delle urne, vuole imprimere un segno fisico sulla storia americana. La demolizione dell’East Wing, partita senza il completamento dell’iter presso la <strong>National Capital Planning Commission</strong>, ha fornito ai suoi oppositori un’arma formidabile: l’accusa di avere “<em>scavalcato la legge federale</em>” e di aver agito “<em>come se la Casa Bianca fosse una proprietà privata</em>”. Alcuni senatori democratici hanno parlato apertamente di “<em>abuso simbolico di potere</em>”, mentre l’ex speaker <strong>Nancy Pelosi </strong>ha definito il progetto “<em><strong>una parodia dell’autorità costituzionale</strong></em>”.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://images.theconversation.com/files/698212/original/file-20251023-56-fmvg62.jpg?ixlib=rb-4.1.0&amp;rect=0%2C0%2C4756%2C3170&amp;q=50&amp;auto=format&amp;w=768&amp;h=512&amp;fit=crop&amp;dpr=2" alt=""/></figure>
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<p>Dal fronte repubblicano, invece, le reazioni sono più complesse. Una parte del partito, quella più allineata a Trump, sostiene che il progetto rappresenti una “<em>modernizzazione necessaria</em>” e una “<em>affermazione di grandezza nazionale</em>” — un investimento simbolico per restituire agli Stati Uniti l’immagine di un potere solido e spettacolare. <strong>Ma tra i repubblicani tradizionali e conservatori moderati cresce il disagio.</strong> Alcuni, pur senza opporsi pubblicamente, parlano di gesto inopportuno, di “<em>culto della personalità travestito da restauro”</em>. Il governatore del Maryland, repubblicano di area centrista, ha sintetizzato il malessere del suo campo politico dicendo che “<em>la Casa Bianca non è un monumento presidenziale, ma la casa della democrazia — e quando la si demolisce, si tocca anche un equilibrio istituzionale</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una frattura istituzionale</h2>



<p>Il <strong>Congresso</strong>, colto di sorpresa, ha tentato di reagire convocando audizioni d’urgenza. La Commissione per l’edilizia federale e quella per la trasparenza dei fondi pubblici hanno chiesto chiarimenti sui finanziatori privati, sulle modalità di affidamento e sulla gestione dei permessi. L’amministrazione, dal canto suo, ha risposto con una<strong> strategia comunicativa aggressiva</strong>: il progetto viene descritto come “<em>un dono al popolo americano</em>”, mentre ogni critica viene liquidata come ostilità politica. Trump stesso, intervenendo in una conferenza stampa improvvisata sul prato Sud, ha dichiarato che “<em>la sala sarà il luogo dove il mondo vedrà la vera America — forte, bellissima, e capace di ospitare tutti</em>”. Un commento che, letto tra le righe, conferma la dimensione spettacolare dell’iniziativa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://s.yimg.com/ny/api/res/1.2/1yTyG38QcF3yL36ObSX1Sw--/YXBwaWQ9aGlnaGxhbmRlcjt3PTk2MDtoPTU0MTtjZj13ZWJw/https://media.zenfs.com/en/thedailybeast.com/925118be962fdd3a4ed602f5ffe35ac8" alt=""/></figure>
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<p>Ma dietro la disputa simbolica si nasconde una frattura istituzionale più seria. La National Capital Planning Commission — l’organo indipendente che deve approvare ogni modifica strutturale agli edifici federali — è oggi composta in gran parte da membri nominati dallo stesso Trump. Alcuni giuristi parlano apertamente di <strong>conflitto d’interessi</strong>: la Casa Bianca ha costruito un sistema di <strong>autorizzazioni “amichevoli”</strong>, aggirando la necessità di un controllo reale. Ex funzionari dell’amministrazione Obama hanno definito il caso “<em>una lezione di potere verticale</em>”: un presidente che usa la burocrazia per rafforzare il proprio dominio sull’immagine istituzionale.</p>



<p>La battaglia si è quindi estesa ai media. <strong>Le testate conservatrici dipingono la demolizione come “un gesto patriottico”</strong> e un segno di rinnovamento, mentre i principali quotidiani nazionali e internazionali la interpretano come un simbolo di disordine politico e narcisismo presidenziale. Le immagini della demolizione della East Wing — polvere, travi, colonne che crollano, i resti del cinema presidenziale e del giardino di Jackie Kennedy — sono diventate virali.</p>



<p><strong>La dimensione estetica si intreccia così con la contesa politica</strong>. La nuova sala da ballo — vetrate antiproiettile, lampadari monumentali, colonne corinzie e marmi italiani — non è soltanto un ampliamento edilizio. È <strong>un manifesto visivo</strong>. Dove prima la Casa Bianca mostrava sobrietà e misura, ora si prepara a incarnare la teatralità del potere. <strong>L’idea stessa di “grandezza” americana viene tradotta in architettura</strong>: il potere non si limita più a governare, ma a esibirsi. E in questo, la Casa Bianca smette di essere la cornice neutra della presidenza per diventare un’estensione della personalità presidenziale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Simbolo di rinascita o minaccia istituzionale?</h2>



<p>La battaglia politica si gioca anche sul terreno dell’opinione pubblica. Secondo i sondaggi più recenti, una parte consistente degli elettori repubblicani approva il progetto, interpretandolo come un <strong>segnale di forza e orgoglio nazionale</strong>. Tra gli indipendenti e i democratici, invece, prevale la preoccupazione per la distruzione del patrimonio storico e per l’idea che il presidente possa intervenire così radicalmente su un bene pubblico. L’America appare spaccata: da un lato chi vede nel nuovo salone un simbolo di rinascita, dall’altro chi vi legge una minaccia al principio stesso di continuità istituzionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.abcnewsfe.com/a/fd4837d2-e798-4705-96b6-87f105a6102e/donald-trump-12-rt-gmh-251022_1761168942169_hpMain.jpg" alt=""/></figure>
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<p>A livello internazionale, la vicenda viene osservata come un segnale di rottura: <strong>la democrazia che si rifà il trucco, e lo fa demolendo la propria memoria.</strong> Gli analisti europei hanno paragonato la scena alle grandi opere presidenziali dei regimi ipermediatici: dall’Ak Saray di Erdogan ad Ankara, con le sue mille stanze, fino alle ricostruzioni scenografiche del Cremlino e alle ambizioni monumentali di certi palazzi ministeriali cinesi. In tutti questi casi, il potere cerca di rinnovarsi attraverso la forma. E la forma, inevitabilmente, diventa sostanza.</p>



<p>In questa prospettiva, la timeline degli eventi — l’annuncio estivo, l’accelerazione autunnale, la demolizione improvvisa — appare come <strong>il copione di un teatro politico in cui la velocità sostituisce il consenso.</strong> È la politica del gesto, che conquista visibilità immediata ma lascia dietro di sé macerie fisiche e simboliche. La Casa Bianca, in questo senso, diventa il cantiere del potere contemporaneo: non più il luogo dove il potere abita, ma dove si mette in scena.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>La spinta per chiudere la guerra di Gaza rafforzata dal confronto che Teheran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-spinta-per-chiudere-la-guerra-di-gaza-rafforzata-dal-confronto-che-teheran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 13:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La spinta per chiudere la guerra di Gaza rafforzata dal confronto che Teheran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>il giorno in cui chiudeva la guerra iraniana, Trump firmava un accordo commerciale con la Cina, ponendo fine, almeno per ora, al braccio di ferro avviato con Pechino all'inizio della sua presidenza (avendo interrotto, va ricordato, le continue provocazioni militari su Taiwan della precedente presidenza; non è poco).</p>
<p>Inoltre, nello stesso giorno, imponeva la firma di un accordo di pace tra Repubblica democratica del Congo e Ruanda, siglato a Washington, che dovrebbe porre fine a una guerra ultradecennale che ha visto Kigali sponsorizzare a più riprese bande di tagliagole inviate nel Paese confinante allo scopo di consentire alle multinazionali americane di depredarne le immani risorse minerarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-spinta-per-chiudere-la-guerra-di-gaza-rafforzata-dal-confronto-che-teheran.html">La spinta per chiudere la guerra di Gaza rafforzata dal confronto che Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La spinta per chiudere la guerra di Gaza rafforzata dal confronto che Teheran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/GAZA-FOTO-2806-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump ribadisce che la carneficina di Gaza finirà <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-hunger-games-di-gaza-2.html">&#8220;entro una settimana&#8221;. </a>Possibile che, come in altre circostanze, la tempistica indicata dal presidente Usa sia troppo ristretta rispetto alla realtà, ma la sollecitazione serve a urgere Netanyahu a muoversi in tal senso. E sembra avere una certa efficacia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Netanyahu pronto alla pace?</h2>



<p>I media israeliani informano che Netanyahu si sta confrontando con i suoi collaboratori sulla questione. Sul punto, le dichiarazioni di Aryeh Deri, membro del gabinetto di sicurezza di Netanyahu: &#8220;Ora più che mai sono state create le condizioni per porre fine alla guerra a Gaza&#8221;.</p>



<p>Le ha riportate il <a href="https://www.washingtonpost.com/world/2025/06/26/gaza-war-iran-ceasefire/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Washington Post</a>, commentandole con le osservazioni di &nbsp;Shira Efron, dell&#8217;<em>Israel Policy Forum</em>, secondo la quale la vittoria nella guerra contro l&#8217;Iran ha conferito nuova popolarità al premier israeliano, &#8220;un capitale politico necessario per poter accettare un cessate il fuoco a Gaza&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.washingtonpost.com/world/2025/06/26/gaza-war-iran-ceasefire/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-WP-2-1024x305.jpg" alt="Ceasefire in Iran gives rise to new calls for a deal to end Gaza war" class="wp-image-77122"/></a></figure>



<p>Commenti che si intersecano con quanto riferisce il <a href="https://www.timesofisrael.com/gaza-offensive-will-soon-reach-the-lines-set-by-the-government-says-idf-chief/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Timesofisrael</a>: &#8220;Gli analisti politici di Channel 12 hanno affermato che ci sono indizi che Netanyahu potrebbe essere pronto per la prima volta a prendere in considerazione la possibilità di porre fine alla guerra di Gaza&#8221;.</p>



<p>I segnali non arrivano solo dalla politica. Questo il titolo dell&#8217;articolo del Timesofisrael citato: &#8220;L&#8217;offensiva di Gaza raggiungerà presto i limiti stabiliti dal governo, afferma il capo delle IDF&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.timesofisrael.com/gaza-offensive-will-soon-reach-the-lines-set-by-the-government-says-idf-chief/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-TOI-5-1024x398.jpg" alt="Gaza offensive will soon ‘reach the lines’ set by the government, says IDF chief" class="wp-image-77123"/></a></figure>



<p>Nella nota, le dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, il quale ha affermato che l&#8217;esercito ha raggiunto i suoi obiettivi grazie alla campagna vittoriosa contro l&#8217;Iran. Sempre il media israeliano riferisce che &nbsp;&#8220;Zamir ha recentemente annullato i piani per la chiamata d&#8217;emergenza di una brigata di riservisti. L&#8217;analista [militare di Canale 12 Nir Dvori] ha affermato si trattava di un segnale per i vertici politici, che indicava come le truppe siano esauste dopo 20 mesi di guerra&#8221;, un tragico eufemismo per definire il genocidio di Gaza.</p>



<p>Una prosopopea vanagloriosa che serve a celare ben altro, cioè che dopo la sconfitta subita nel corso della guerra iraniana, con un Paese devastato da missili che hanno inferto duri colpi ai centri nevralgici della sua infrastruttura di intelligence e militare, diventa sempre più insostenibile perseverare nella mattanza dei palestinesi, sia a livello militare, anche perché Hamas ha dimostrato di essere ancora attiva, sia a livello politico, con Israele ormai diventata indifendibile anche dai tanti politici occidentali consegnati all&#8217;hasbara.</p>



<p>Così Netanyahu ha assunto un atteggiamento più conciliante verso le sollecitazioni dell&#8217;alleato d&#8217;oltreoceano, ritenendo che sia meglio chiudere questo capitolo ora che le circostanze sono a lui più favorevoli che rischiare di logorare la posizione di forza conseguita con la vittoria della guerra persa contro l&#8217;Iran con altri mesi di inutili stragi a Gaza.</p>



<p>Se la narrazione di una vittoria totale su Teheran ha tale esito, ben venga. E se accordo sarà, Trump è pronto ad accogliere Netanyahu in America per fargli tributare l&#8217;ennesima standing ovation dal Congresso, con democratici e repubblicani, a parte quale eccezione, pronti a spellarsi le mani in onore del genocida mediorientale.</p>



<p>Così va il mondo. Consapevole dei ristretti ambiti di manovra, Trump ha trovato un modo per chiudere la vicenda, sfidando fin troppo gli ambiti internazionali che premono per la soluzione finale dei palestinesi e l&#8217;incenerimento dell&#8217;Iran usando della sanguinaria determinazione del premier israeliano. Non è un caso che ieri Putin, parlando del suo omologo americano, l&#8217;abbia definito un &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=24NGkjOJSoY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uomo coraggioso</a>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le iniziative di de-escalation di Trump e il senso del limite</h2>



<p>Nel frattempo, il giorno in cui chiudeva la guerra iraniana, Trump firmava un accordo commerciale con la Cina, ponendo fine, almeno per ora, al braccio di ferro avviato con Pechino all&#8217;inizio della sua presidenza (avendo interrotto, va ricordato, le continue provocazioni militari su Taiwan della precedente presidenza; non è poco).</p>



<p>Inoltre, nello stesso giorno, imponeva <a href="https://www.youtube.com/watch?v=UzjX-Lm0cnQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la firma di un accordo di pace</a> tra Repubblica democratica del Congo e Ruanda, siglato a Washington, che dovrebbe porre fine a una guerra ultradecennale che ha visto Kigali sponsorizzare a più riprese bande di tagliagole inviate nel Paese confinante allo scopo di consentire alle multinazionali americane di depredarne le immani risorse minerarie.</p>



<p>La predazione andrà avanti, ovviamente, ma l&#8217;accordo dovrebbe almeno garantire che avvenga in maniera meno sanguinaria, risparmiando le inutili stragi che hanno consentito alle aziende Hig Tech di incassare dividendi stellari e ai cittadini occidentali di possedere computer, telefonini et similia a prezzi accessibili.</p>



<p>Quanto all&#8217;Iran, la cessazione delle ostilità sembra dover perdurare, in particolare perché Israele sta assecondando la narrazione dell&#8217;amministrazione Usa sulla completa eliminazione del pericolo &#8211; inesistente &#8211; del nucleare iraniano. Le spinte per riaprire le ostilità, che pure persistono (facendo leva sulla persistenza del pericolo inesistente), appaiono al momento velleitarie.</p>



<p>Né Israele vuole riaprire quel capitolo, avendo realizzato quanto fossero infondati i report della sua intelligence che riferivano di un Paese ormai indifeso e sull&#8217;orlo del collasso a causa dei raid dalla sua aviazione dello scorso settembre e quanto fosse inadeguato il suo apparato militare e difensivo, sopraffatto dalla resilienza di Teheran.</p>



<p>La vittoriosa sconfitta subita ad opera dell&#8217;Iran ha imposto un limite alle pulsioni espansionistiche israeliane, che le recenti vittorie contro Hezbollah e in Siria avevano alimentato al parossismo.</p>



<p>Non è solo uno scacco militare, perché tocca un livello esistenziale proprio di certo ambito ebraico &#8211; più potente di quello alieno da tali fumisterie &#8211; e dei circoli liberal-neocon a cui si accompagna, che hanno in comune l&#8217;assenza del senso della realtà e dei limiti che essa pone.</p>



<p>La dura realtà si è imposta e ha posto un limite alla dilagante follia. Da vedere se il rinnovato senso del limite si imporrà anche a Gaza (e nella Cisgiordania, in cui continua lo stillicidio seriale di coloni ed esercito contro la popolazione indifesa). Questa la scommessa di Trump, la speranza di tanti, in Palestina e nel mondo.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-spinta-per-chiudere-la-guerra-di-gaza-rafforzata-dal-confronto-che-teheran.html">La spinta per chiudere la guerra di Gaza rafforzata dal confronto che Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Profili &#8211; Marco Rubio, il neo segretario di Stato convertito al trumpismo ma sempre pro Kiev</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/profili-marco-rubio-il-neo-segretario-di-stato-convertito-al-trumpismo-ma-sempre-pro-kiev.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 09:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="484" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-768x363.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Trump ha scelto per la politica estera Marco Rubio, un tempo suo rivale ma oggi suo stretto alleato. Alcuni diffidano di lui perché pro Kiev.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="484" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-768x363.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Giorno dopo giorno, il <a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-usa-kamala-harris-travolta-dalla-valanga-di-trump.html">presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump</a> tiene alta l’attenzione dei media di tutto il mondo per l’infornata di <a href="https://it.insideover.com/politica/una-fedelissima-per-guidare-la-casa-bianca-cosa-ci-dice-la-prima-mossa-di-trump.html">nomine</a> per la sua amministrazione e qualche giorno fa il <em>tycoon</em> ha scelto il neo <strong>segretario di Stato</strong>, ovvero <strong>Marco Rubio</strong>. Naturalmente, tale nomina riveste per noi europei un’importanza cruciale poiché si tratta del titolare della politica estera al cui vaglio passeranno le sorti delle due guerre che si combattono alle porte di casa nostra: il <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-e-trump-oltre-le-chiacchiere-che-opzioni-ha-in-mano-il-presidente-eletto.html">conflitto russo-ucraino</a> e quello <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-o-pace-lincognita-trump-per-israele-e-gaza.html">israelo-palestinese</a>.</p>



<p>Detto questo, chi è Marco Rubio? In tanti lo conoscono come il “semplice” <strong>senatore della Florida </strong> da quasi tre lustri, ma per gli scienziati della politica e commentatori politici di diverse estrazioni culturali è l’emblema della <strong>metamorfosi del Partito Repubblicano</strong> dall’era Bush all’era Trump, ovvero dall’essere propaggine dell’establishment <em>neocon </em>(neoconservatore) a formazione popolare. Rubio per anni è stato il volto della moderazione e del conservatorismo classico che i notabili del partito volevano come contrappeso all&#8217;esuberanza e al conservatorismo sovranista del 45esimo presidente, ma alla fine il poco più che cinquantenne senatore di Miami è stato folgorato sulla via di The Donald, tanto da diventare uno dei suoi più stretti alleati al Congresso. Ciò, però, non sarebbe abbastanza per essere idolatrato dalla base del movimento <em>Make America Great Again  </em>(MAGA) che ha accolto con freddezza la sua “promozione” nella futura amministrazione Trump a causa di prese di posizione interventiste e neoconservatrici in politica estera che paiono un retaggio del vecchio Grand Old Party (nome con cui è conosciuto il Partito Repubblicano) prima che irrompesse sulla scena l’imprenditore newyorchese. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I primi passi in politica</strong></h2>



<p>Marco Rubio è nato in Florida da <strong>genitori di origine cubana</strong> e dalle condizioni economiche modeste, ma ha trascorso parte dell&#8217;infanzia in Nevada dove la famiglia si era trasferita in cerca di opportunità lavorative più redditizie. Durante gli anni del liceo si distingue per le sue doti da giocatore di football, ma il giovane Marco decide di sfruttare il suo talento sportivo per guadagnarsi una borsa di studio e procurarsi una laurea in legge. Una volta ottenuta l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, Rubio decide di lasciare le aule di tribunale per sedere tra gli scranni delle aule parlamentari e a neanche trent’anni compiuti è eletto alla Camera dei rappresentanti della Florida di cui diventerà Speaker nel 2006. </p>



<p>Proprio nell’anno in cui diventa presidente dell’assemblea del <em>Sunshine State, </em>Rubio<em> </em>pubblica il libro <strong>“100 idee innovative per il futuro della Florida”</strong>, un opuscolo delle riforme da attuare che diventerà il suo trampolino di lancio per la scalata alla politica nazionale, che avverrà qualche anno più tardi con la candidatura al Senato degli Stati Uniti. Prima di assaporare il seggio di Capitol Hill, Rubio è dovuto passare per le forche caudine delle primarie, competizione in cui tutti i sondaggi lo davano perdente. Il futuro senatore riuscì a stravolgere i pronostici e a vincere non solo le primarie ma anche lo scontro finale per aggiudicarsi <strong>lo scranno in quel di Washington</strong>. Nonostante in tanti nel GOP gli abbiano proposto di candidarsi alla Casa Bianca nella sfida di Obama per il secondo mandato &#8211; la scelta poi ricadde su <strong>Mitt Romney</strong> -, Rubio declinò l’offerta per poi presentarsi alle primarie del 2016 proprio contro Donald Trump.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La metamorfosi trumpiana</strong>&nbsp;</h2>



<p>Dopo aver annunciato la sua candidatura alla nomination repubblicana, i media accendono i riflettori sul suo profilo, dando luogo a un’opera di incensazione che si spinge fino a definirlo “<strong>l’Obama repubblicano</strong>” per via della giovane età e della sua riuscita personale e professionale, nonostante le umili origini familiari. Data l’accoglienza mediatica, diventa in pochissimo tempo il candidato dell’establishment partitico, ma la sua stella inizia a brillare sempre meno fino a perdere ogni bagliore con la comparsa di Trump ed dell’ultraconservatore <strong>Ted Cruz</strong>, senatore del Texas.&nbsp;</p>



<p>Più le primarie entrano nel vivo, più si profila una lotta serrata tra Trump e Cruz,<em> </em>relegando Rubio al ruolo di inseguitore dei due paladini anti establishment, cosa che lo costringe a ritirarsi dalla corsa dopo la <strong>cocente sconfitta nella “sua” Florida,</strong> dove The Donald trionfò con il 47%, 20 punti percentuali più di lui.&nbsp;</p>



<p>Durante la campagna elettorale <strong>Rubio e Trump si inflissero colpi bassissimi</strong> e tra loro volarono insulti pesanti. Il primo accusò il secondo di essere “un artista della truffa” e fece battute pungenti sulle dimensioni delle sue mani, mentre il <em>tycoon </em>gli affibbiò l’appellativo “Little Marco” (Piccolo Marco). Dopo l’insediamento del magnate alla Casa Bianca e l’opa della filosofia del <em>Make America Great Again</em>, il senatore ha messo da parte i dissapori con il suo ex rivale, iniziando a sostenerlo incondizionatamente nelle campagne elettorali del 2020 e 2024. Le asperità di un tempo sono acqua passata, ma se Rubio è adesso più in sintonia con la base MAGA su questioni di politica interna ed economica, per la politica estera continua a godere di scarso apprezzamento.&nbsp;</p>



<p>Nel corso di questi anni, Rubio ha più volte parlato di <strong>minacce agli Stati Uniti da parte dell’Est del mondo </strong>affermando che Mosca, Pechino, Teheran e Pyongyang starebbero facendo fronte comune per minare l’egemonia americana: &#8220;Tutti condividono un unico obiettivo: indebolire l&#8217;America, indebolire le nostre alleanze, indebolire la nostra posizione, la nostra capacità e la nostra volontà&#8221;. Durante il primo mandato di Trump alla Casa Bianca, sussurrò in modo piuttosto rumoroso all’orecchio del presidente di inasprire le sanzioni contro il Venezuela e sostenne anche l&#8217;opportunità di un <a href="https://it.insideover.com/politica/marco-rubio-maduro.html">golpe militare per rovesciare Nicolas Maduro</a>.</p>



<p>È sull’<strong><a href="https://it.insideover.com/persone/donald-trump#google_vignette">Ucraina</a></strong>, però, che non si può realizzare l’idillio con i sostenitori MAGA. Rubio in tempi recenti non ha votato a favore degli aiuti a Kiev non perché volesse sollecitare i negoziati di pace con Mosca, ma per il fatto che si stavano sottraendo risorse ai presidi al confine con il Messico contro l’immigrazione clandestina. A dire il vero, come riporta <em>Politico</em>, a Kiev avrebbero tirato un profondo sospiro di sollievo una volta appreso della nomina del senatore della Florida a segretario di Stato, tanto che la parlamentare ucraina Iryna Gerashchenko si è precipitata a dichiarare “Rubio ha visitato ripetutamente l’Ucraina e ha persino criticato pubblicamente i repubblicani che dubitavano della necessità di aiutare l’Ucraina”.</p>



<p>Indubbiamente, la designazione di un profilo moderato per un ruolo chiave nell’amministrazione Trump è un asso nella manica per flirtare con l’establishment&nbsp; che ha sempre percepito The Donald come un corpo estraneo. Solo il tempo ci dirà se le speranze che tanti hanno riposto nel <em>tycoon </em>per la fine delle guerre saranno assecondate o se invece con la nomina di Rubio siano destinate ad affievolirsi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/profili-marco-rubio-il-neo-segretario-di-stato-convertito-al-trumpismo-ma-sempre-pro-kiev.html">Profili &#8211; Marco Rubio, il neo segretario di Stato convertito al trumpismo ma sempre pro Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Occidente ha perso la guerra con la Russia, gli Usa hanno vinto quella con l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/loccidente-ha-perso-la-guerra-con-la-russia-gli-usa-hanno-vinto-quella-con-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 13:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1295" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-1536x1036.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'obiettivo di piegare la Russia con una sconfitta militare è fallito. Ma l'Europa ha pagato il prezzo più alto. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1295" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112133011311_d3995163b3f0de4569dff4e7860ebc68-1536x1036.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Com&#8217;era prevedibile, il meteorite della rielezione di <strong>Donald Trump</strong>, da molti prevista nell&#8217;esito finale ma non nelle clamorose proporzioni, ha generato un rumore di fondo quasi incontrollabile. Con l&#8217;insediamento lontano ancora due mesi e le nomine fondamentali per il Governo degli Usa ancora da decidere, rischiamo di essere travolti da un&#8217;onda di supposizioni, illazioni, fake news e presunte rivelazioni che sono quasi sempre basate sul nulla, o sulla fantasia dei giornalisti. Il fatto che quasi sempre queste &#8220;informazioni&#8221; arrivino dalle stesse fonti, pubbliche o private, che da anni provvedono a diffondere analoghe &#8220;informazioni&#8221; (il Nord Stream l&#8217;hanno fatto saltare i russi, i russi usano i microchip delle lavatrici per i missili, i russi combattono con le pale perché non hanno armi, ecc. ecc.), ovviamente non contribuisce a rallegrarci. Ed è quasi buffa l&#8217;idea che Trump possa tra poco entrare nella Sala Ovale, sedersi al <em>Resolute Desk</em> e <strong>con un tratto di penna mandare alla deriva l&#8217;Ucraina e far tornare gli Usa pappa e ciccia con la Russia.</strong></p>



<p>Faccio questi esempi non solo perché l&#8217;invasione russa e la guerra in Ucraina sono un tema fondamentale per noi europei ma anche perché il buco temporale e decisionale tra l&#8217;uscita dalla Casa Bianca di <strong>Joe Biden e l&#8217;ingresso di Trump</strong> dovrebbe essere il momento giusto per tenersi ancorati all&#8217;essenza delle cose. Soprattutto per noi europei, vuol dire questo: la rielezione di Trump, comunque vada, chiunque lo affiancherà al Governo, qualunque decisione verrà presa, scrive la parola fine alla narrazione che ha dominato dal momento dell&#8217;invasione russa del 24 febbraio del 2022: ovvero, che <strong>il conflitto si potesse concludere solo con la sconfitta sul campo della Russia</strong>, il suo collasso economico sotto il peso delle sanzioni, il suo isolamento internazionale e, meglio ancora, con un cambio di regime a Mosca. Ipotesi ottimale: tutte queste cose più la disgregazione della Federazione Russa.</p>



<p>Certo, è un mantra che viene ancora ripetuto. Lo ha fatto <strong>Josep Borrell</strong>, che sta per lasciare l&#8217;incarico di Alto commissario alla politica Estera e di Difesa della Ue, pochi giorni fa, durante il suo sesto e ultimo viaggio a Kiev. L&#8217;ha fatto anche <strong>Giorgia Meloni</strong>. Ma si percepisce ormai la stanchezza, la sfiducia, la ritualità delle dichiarazioni fatte per abitudine. Nella realtà, che certo non sfugge a politici di quel livello, l&#8217;Occidente (non l&#8217;Ucraina, che si è sacrificata a livelli quasi inconcepibili per respingere la Russia) ha perso la guerra: la Russia non è stata sconfitta, la sua economia non è crollata,  Putin è saldo al potere e non è isolato nel mondo, la Federazione non si è disgregata. La Russia ha grosse difficoltà, è ovvio. Ma l&#8217;obiettivo era annichilirla, non crearle problemi.</p>



<p> Il ritorno di Trump sulla scena internazionale manda appunto questo messaggio: no, da questa guerra si può uscire anche in un altro modo. Trattando, negoziando, mettendo in qualche modo d&#8217;accordo. Anche con l&#8217;invasore russo, anche con Putin che ha stracciato tutti o quasi i trattati internazionali, <strong>anche con un&#8217;Ucraina amputata della Crimea e magari anche di altri territori. Non è giusto? Certo che non lo è.</strong> Ma da quando i rapporti tra le potenze sono improntati al senso di giustizia?</p>



<p>Attualmente il termine generico &#8220;Occidente&#8221;, di cui tutti abusiamo, in questo fallimento serve solo fino a un certo punto. <strong>Il Giappone non perde quanto la Germania. L&#8217;Italia perde assai più della Norvegia</strong>, diventata fornitore di gas al posto della Russia. La Polonia guadagna, la Francia recede. La Finlandia si sente più sicura per essere entrata nella Nato ma<strong> ora sta riaprendo il confine con la Russia </strong>perché il traffico frontaliero le rendeva dei bei soldoni. E così via.</p>



<p>Quello che è certo è questo: gli Usa ci guadagnano, l&#8217;Europa ci rimette. Gli Usa hanno ottenuto concreti vantaggi (anche solo nel settore energetico) e un vantaggio politico inestimabile: aver tagliato il legame tra l&#8217;Europa (con la Germania a far da testa di ponte) e la Russia, eliminando con questo l&#8217;unica, anche se vaga, ipotesi di blocco davvero concorrenziale con gli Usa dal punto di vista politico ed economico. L&#8217;Europa, ora, è costretta a inventarsi un nuovo modello di sviluppo, diverso da quello <strong>energia a basso costo &#8211; manifatture &#8211; esportazioni</strong> che il rapporto con la Russia le aveva consentito per decenni e che l&#8217;aveva fatta prosperare. E nell&#8217;emergenza della guerra alle porte <strong>ha rinunciato a qualunque ipotesi di organizzazione collettiva di difesa</strong>, abbandonandosi a una corsa al riarmo &#8220;ognuno per sé&#8221; di dubbia efficacia e in definitiva affidando le proprie sorti alla Nato a trazione Usa, ora perfettamente sovrapposta ai confini della Ue.</p>



<p>Noi abbiamo sempre scritto che la guerra in Ucraina, nata dalla violazione dei trattati internazionali operata dalla Russia con l&#8217;invasione del 2022, andava soffocata quanto prima e non fomentata, <strong>non alimentata nell&#8217;illusoria speranza di una vittoria totale sul campo</strong>. La Von der Leyen, Borrell e i loro seguaci avevano torto e noi avevamo ragione. Quello che si prospetta ora, Trump o non Trump, è esattamente ciò che si prospettava nel 2022 se si fosse perseguita una tregua <strong>ma in peggio, molto peggio</strong>: l&#8217;Ucraina oggi può rimetterci più territori di allora ed è più distrutta di allora, tra Russia e Ucraina è morto un milione di persone, altri milioni di ucraini sono dispersi in Europa e altrove come rifugiati e chissà quanti di loro torneranno in patria. Dell&#8217;Europa abbiamo detto, dell&#8217;ascesa dei Brics potremmo dire, del mal funzionamento dell&#8217;Unione Europea ha già parlato abbastanza <a href="https://it.insideover.com/economia/caro-draghi-ti-scrivo-dieci-domande-sul-rapporto-che-vuole-cambiare-la-ue.html"><strong>Mario Draghi</strong> nel suo recente rapporto.</a>    </p>



<p></p>



<p></p>



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<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/loccidente-ha-perso-la-guerra-con-la-russia-gli-usa-hanno-vinto-quella-con-leuropa.html">L&#8217;Occidente ha perso la guerra con la Russia, gli Usa hanno vinto quella con l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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Object Caching 59/343 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

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