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	<title>Donald Trump Archives - InsideOver</title>
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	<title>Donald Trump Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;E se la democrazia americana non reggesse?&#8221;, chiese il vecchio Bernie</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/e-se-la-democrazia-americana-non-reggesse-chiese-il-vecchio-bernie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 15:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
		<category><![CDATA[shutdown]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251001162547758_27dc6701e1678dcd60d78d51896b5382-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington è ferma, il governo è chiuso, le luci di Capitol Hill restano accese solo per segnalare lo stallo. Nel silenzio surreale di un paese entrato in shutdown, una voce rompe l’apatia e scuote l’opinione pubblica: quella di Bernie Sanders. Il senatore indipendente del Vermont, figura storica della sinistra americana, non ha usato mezzi termini. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/e-se-la-democrazia-americana-non-reggesse-chiese-il-vecchio-bernie.html">[...]</a></p>
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<p>Washington è ferma, il governo è chiuso, le luci di Capitol Hill restano accese solo per segnalare lo stallo. </p>



<p>Nel silenzio surreale di un paese entrato in <em><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lo-shutdown.html"><strong>shutdown</strong></a></em>, una voce rompe l’apatia e scuote l’opinione pubblica: quella di <strong>Bernie Sanders</strong>. Il senatore indipendente del Vermont, figura storica della sinistra americana, non ha usato mezzi termini. «Mi preoccupa», ha detto, «che i repubblicani non accetteranno la sconfitta se i democratici conquisteranno la Camera nel 2026». Un monito che non è soltanto politico, ma quasi profetico: e se, alla prossima tornata elettorale, la democrazia  mostrasse di non saper più reggere il peso delle proprie divisioni?</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This government shut down is all about whether Republicans will get away with raising health care premiums by 75% for 20 million Americans and throwing 15 million people off their health care.<br><br>We can&#39;t allow that to happen. <a href="https://t.co/BWgqZMoUQ4">pic.twitter.com/BWgqZMoUQ4</a></p>&mdash; Sen. Bernie Sanders (@SenSanders) <a href="https://twitter.com/SenSanders/status/1972824460999934272?ref_src=twsrc%5Etfw">September 30, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Sanders ha immediatamente attirato l’attenzione di osservatori e commentatori politici: le sue parole sono arrivate in un’intervista con Kaitlan Collins della <em>CNN</em> la sera del 30 settembre, mentre a Washington si consumava una delle crisi istituzionali più gravi degli ultimi anni, con il Congresso incapace di trovare un accordo sul bilancio e il governo federale sospeso nelle ore che hanno preceduto lo shutdown. A mezzanotte, infatti, gli Stati Uniti hanno conosciuto la loro chiusura amministrativa, con migliaia di dipendenti federali mandati a casa senza stipendio, uffici chiusi e servizi pubblici ridotti all’essenziale. L’ultimo blocco risaliva al 2018-2019, quando lo scontro tra <strong>Donald Trump</strong> e il Congresso sul finanziamento del <strong>muro al confine con il Messico</strong> aveva paralizzato il paese per 35 giorni.</p>



<p>Il contesto in cui Sanders ha alzato la voce è dunque già segnato da un clima di instabilità politica. Lo <em>shutdown</em> non è solo un problema amministrativo: rappresenta un simbolo di polarizzazione estrema, incapace di produrre compromessi. Per i democratici, la responsabilità è del partito repubblicano, colpevole di voler inserire nel bilancio tagli a programmi di sanità e welfare. Per i repubblicani, invece, è l’opposizione a voler gonfiare la spesa pubblica e ad affossare qualsiasi tentativo di riforma. In questa atmosfera, Sanders ha paventato uno scenario ancora più preoccupante: la possibilità che, nel novembre 2026, in caso di vittoria democratica alla Camera dei rappresentanti, i repubblicani scelgano di contestare il risultato, <strong>insinuando dubbi su brogli</strong>, voti irregolari e riconteggi manipolati.</p>



<p>Il timore non nasce dal nulla. L’ombra del 2020 e dell’<strong>assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021</strong> grava ancora sulla democrazia americana. Allora Trump, sconfitto da Joe Biden, rifiutò di riconoscere il risultato, aprendo una stagione di cause legali in diversi stati e alimentando un clima di sospetto che culminò nelle violenze di Washington. Oggi Trump è tornato alla Casa Bianca e ha già iniziato a impostare la campagna di metà mandato come un plebiscito personale. In un messaggio su Truth Social pubblicato ad agosto, ha parlato di “successi straordinari” del Partito Repubblicano e di una imminente “grande vittoria”, arrivando a ventilare l’ipotesi di convocare una convention nazionale straordinaria del GOP appena prima delle elezioni del 2026, una mossa senza precedenti che renderebbe il voto ancor più carico di tensione politica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.realclearpolitics.com/images/rcpolling/8670/share_image.png?v=1759276800000" alt=""/></figure>



<p>Al di là delle dichiarazioni, i numeri raccontano un quadro complesso. Secondo un sondaggio<em> CNBC </em>condotto ad agosto, il 49% degli elettori preferirebbe un candidato democratico alle elezioni per la Camera, contro il 44% che sceglierebbe un repubblicano. Rilevazioni di <em>YouGov </em>e dell’Emerson College confermano margini simili, mentre un’analisi aggregata di <em>RealClearPolling </em>evidenzia che il cosiddetto “generic ballot” — l’indicatore che misura l’intenzione di voto verso un candidato democratico o repubblicano in maniera astratta — da mesi assegna ai democratici un vantaggio oscillante tra i 3 e i 5 punti percentuali. Tuttavia, gli stessi sondaggi segnalano che l’opinione pubblica è volubile e fortemente influenzata dagli eventi contingenti: la percezione della crisi economica, la gestione dello <em>shutdown</em> e la polarizzazione mediatica potrebbero rapidamente spostare il consenso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://static01.nyt.com/images/2025/09/29/multimedia/2025-09-24-september-national-poll-approval/2025-09-24-september-national-poll-approval-videoSixteenByNine3000-v19.png" alt=""/></figure>



<p>Un altro nodo cruciale riguarda la <strong>mappa elettorale</strong>. In Texas, il Partito Repubblicano ha promosso una nuova ridistribuzione dei distretti che aumenterebbe i seggi sicuri per il GOP da 25 a 30. La mappa è già finita in tribunale, accusata di costituire un esempio di gerrymandering razziale e politico che riduce il peso elettorale delle minoranze afroamericane e ispaniche. Secondo un recente studio accademico pubblicato su arXiv, la combinazione di polarizzazione geografica e interventi legislativi di ridisegno ha ridotto drasticamente il numero di circoscrizioni competitive tra il 2010 e il 2020, consolidando <strong>un sistema sempre più rigido e meno aperto a sorprese elettorali</strong>. In pratica, la maggior parte delle elezioni si decide in poche decine di distretti, mentre il resto del paese resta saldamente nelle mani di un partito o dell’altro.</p>



<p>Storicamente, le elezioni di medio termine penalizzano quasi sempre il partito che occupa la Casa Bianca. Dal 1946 in poi, in media, il partito del presidente ha perso 26 seggi alla Camera e quattro al Senato. Ci sono eccezioni, come nel 1998 con Bill Clinton e nel 2002 con George W. Bush, ma restano casi rari. Per questo motivo, la previsione di Sanders appare ancora più significativa: non solo mette in discussione la capacità del Partito Repubblicano di accettare una sconfitta, ma indica che i democratici potrebbero davvero avere margini per guadagnare terreno, contrariamente alla tendenza storica.</p>



<p>Il quadro complessivo è quello di <strong>una democrazia sotto stress</strong>. Da una parte, un’amministrazione Trump che cerca di consolidare il potere attraverso strategie aggressive, dalla ridefinizione dei distretti elettorali a una comunicazione polarizzante; dall’altra, un’opposizione democratica che fatica a trovare una leadership unitaria e si affida a figure storiche come Sanders per denunciare i rischi di derive autoritarie. In mezzo, un paese segnato da profonde divisioni economiche e sociali: il 63% degli americani, secondo Gallup, ritiene che le disuguaglianze siano oggi più gravi di dieci anni fa, e solo il 27% dichiara fiducia nel Congresso, uno dei livelli più bassi mai registrati.</p>



<p>Le prossime tappe saranno decisive. Le <strong>elezioni locali in Virginia e New Jersey</strong>, previste per novembre 2025, offriranno una prima indicazione sul clima politico. Nel frattempo, i tribunali dovranno pronunciarsi sulla validità delle nuove mappe elettorali in Texas e in altri stati chiave, decisioni che potrebbero spostare l’equilibrio di decine di seggi alla Camera. Tutto questo avverrà mentre lo <em>shutdown </em>continua a paralizzare il governo federale, alimentando la percezione di un sistema incapace di funzionare.</p>



<p>In questo contesto, le parole di Sanders assumono un peso particolare. Non si tratta solo di un avvertimento astratto, ma della fotografia di un rischio reale: che il 3 novembre 2026, di fronte a una sconfitta, un grande partito scelga di non riconoscere l’esito delle urne, aprendo una stagione di contenziosi, manifestazioni di piazza e potenzialmente nuove crisi istituzionali. La democrazia americana ha già superato prove dure, ma la combinazione di polarizzazione estrema, sfiducia istituzionale e radicalizzazione politica rende la prossima tornata elettorale un appuntamento che non solo deciderà la composizione del Congresso, ma metterà alla prova la tenuta stessa delle istituzioni repubblicane.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>INSIDEUSA &#8211; Red Scare 3.0: il socialismo è tornato (e si candida a sindaco)</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-red-scare-3-0-il-socialismo-e-tornato-e-si-candida-a-sindaco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 05:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="400" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/GbPj-wLN_400x400.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/GbPj-wLN_400x400.jpg 400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/GbPj-wLN_400x400-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/GbPj-wLN_400x400-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/GbPj-wLN_400x400-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono Francesca Salvatore e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-red-scare-3-0-il-socialismo-e-tornato-e-si-candida-a-sindaco.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono <strong>Francesca Salvatore </strong>e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un pezzo dedicato alla storia di <strong>Omar Fateh</strong>, senatore socialista e musulmano che sfida il sindaco centrista per il controllo della città di Minneapolis. Non si tratta solo di una vicenda locale. È una finestra su un nuovo scontro di potere: tra una sinistra urbana organizzata e un establishment che risponde con riflessi da Guerra Fredda. È la Red Scare 3.0, e si combatte sui palchi elettorali, nei talk show e negli algoritmi dei social.</p>



<p>Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<p>• Israele chiede aiuto agli Usa per la pulizia etnica di Gaza;<br>• Le stablecoin sono la nuova frontiera del dominio di Re Dollaro;<br>• I mercati non credono al presidente Donald Trump?;<br>• Make Coke Great Again: la battaglia di Trump per la Coca Cola delle origini;<br>• Sotto le luci dei Coldplay: anatomia di una gogna digitale;<br>• Epstein fece minacciare agenti dell’Fbi che indagavano su di lui;<br>• Perché il Giappone si è stancato degli Usa?</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Abbonatevi a InsideUsa</a> e continuate a sostenere InsideOver. Noi ci risentiamo giovedì prossimo, sempre qui.</p>



<p>Potete trovarmi su Linkedin e Instagram come Francesca Salvatore o scrivermi all&#8217;indirizzo kikkasalvatore@hotmail.it. Per qualsiasi confronto, suggerimento o curiosità, sono qui pronta a leggere e rispondere!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alt a Israele: come Trump ha fermato un attacco all&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-ha-fermato-un-attacco-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 14:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1324" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump ha fermato un attacco all&#039;Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-600x414.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-1536x1059.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il NYT rivela che il presidente Trump ha annullato un attacco contro l'Iran predisposto dagli strateghi di Tel Aviv</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-ha-fermato-un-attacco-alliran.html">Alt a Israele: come Trump ha fermato un attacco all&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1324" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump ha fermato un attacco all&#039;Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-600x414.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/netanyahu-trump-2-e1744896963758-1536x1059.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump ha annullato un attacco <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-iran-il-negoziato-sbarca-a-roma-il-ruolo-da-pontiere-dellitalia.html">all&#8217;Iran</a>: la rivelazione bomba dal <a href="https://www.nytimes.com/2025/04/16/us/politics/trump-israel-iran-nuclear.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times</a> ha fatto presto il giro del mondo. L&#8217;attacco contro gli impianti nucleari iraniani, attentamente pianificato dagli strateghi israeliani, doveva aver luogo a maggio, ma il presidente americano ha prima bocciato l&#8217;idea per poi aprire ai negoziati. Un&#8217;apertura rivelata urbi et orbi nel corso della conferenza stampa congiunta con Netanyahu, sbarcato alla Casa Bianca per forzare la mano a Trump e tornato in patria a mani vuote.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2025/04/16/us/politics/trump-israel-iran-nuclear.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-NYT-3-1024x391.jpg" alt="Trump Waved Off Israeli Strike After Divisions Emerged in His Administration" class="wp-image-75929"/></a></figure>



<p>Trump ha dato retta agli esponenti della sua amministrazione meno inclini a tale follia, che avrebbe trascinato l&#8217;America in una nuova guerra mediorientale, respingendo i pareri dei falchi di cui si sono fatti portavoce sia il Consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Waltz che il capo del Centcom, generale Michael Kurilla, il cui mandato per fortuna è in scadenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sabotare i negoziati</h2>



<p>Nel rilanciare la notizia, il <a href="https://www.jpost.com/breaking-news/article-850402" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jerusalem Post</a> spiega la rivelazione del New York Times come volta a far pressione sull&#8217;Iran perché sia più flessibile nel corso dei negoziati (leggi prona). Forse è davvero così, ma siamo più propensi a credere che la ragione sia l&#8217;esatto contrario, cioè un modo per rassicurare gli iraniani sul fatto che, nonostante Trump minacci sfracelli (dichiarazioni che stanno innervosendo non poco i suoi interlocutori), questi vuole davvero fare la pace con essi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.jpost.com/breaking-news/article-850402"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-JP-2-1024x314.jpg" alt="Trump blocked Israeli strike on Iran's nuclear sites, favoring diplomacy- NYT" class="wp-image-75930"/></a></figure>



<p>D&#8217;altronde, la nota del Jerusalem Post fa eco a un sentimento alquanto diffuso nell&#8217;establishment israeliano, che sta facendo pressioni per trascinare gli Usa nella sua guerra. Intento che avrebbe luce verde se le trattative fallissero, esito sul quale stanno attivamente lavorando i falchi Usa e israeliani attraverso pressioni sull&#8217;amministrazione Usa perché imponga all&#8217;Iran condizioni talmente draconiane da risultare inaccettabili.</p>



<p>Lo denota anche l&#8217;articolo del Jerusalem Post citato, che conclude spiegando che se gli Stati Uniti siglassero un accordo che Tel Aviv giudicherà insoddisfacente, Israele può sempre agire in solitaria. Non è vero, dal momento che gli è indispensabile il Golem d&#8217;oltreoceano per evitare di essere sommerso dai missili iraniani, ma è ovvio che se Tel Aviv attaccasse, difficilmente Washington potrà rimanere in disparte.</p>



<p>La minaccia di un attacco in solitaria dei bombardieri di Tel Aviv, che non appartiene al solo Jerusalem Post, non solo rende incerto l&#8217;orizzonte, facendo intravedere che un&#8217;intesa Iran-Usa potrebbe non chiudere la porta alla guerra, ma mira anche a sabotare il negoziato, facendo pressioni sui mediatori americani perché spingano per un accordo che soddisfi Israele, cioè che di fatto disarmi Teheran.</p>



<p>Negoziati esposti ai venti contrari, quindi, ancor più di quelli riguardanti l&#8217;Ucraina, come dimostra anche l&#8217;ondivagare di Steve Witkoff, al quale Trump ha affidato il&nbsp; compito di trattare, che in un primo momento aveva parlato di un ridimensionamento dello sviluppo nucleare allo scopo di evitare la bomba atomica per poi virare sullo smantellamento totale dello stesso. Opzione quest&#8217;ultima fermamente respinta da Teheran, che non recede dal suo diritto a utilizzare l&#8217;energia atomica per scopi civili.</p>



<p>A evidenziare la turbolenza che aleggia sui negoziati anche la sede del prossimo incontro tra le due delegazioni previsto per sabato prossimo: gli Usa avevano proposto Roma, opzione prima scartata dall&#8217;Iran, che aveva ribadito la sua preferenza per Muscat, infine accettata. Evidentemente Teheran ha ricevuto rassicurazioni sull&#8217;assenza di interferenze esterne (leggi Israele). Comunque a mediare <a href="https://www.aa.com.tr/en/americas/iran-confirms-us-talks-to-be-held-in-rome-instead-of-oman/3540220" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sarà sempre l&#8217;Oman</a>, che invierà una propria delegazione allo scopo.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.aa.com.tr/en/americas/iran-confirms-us-talks-to-be-held-in-rome-instead-of-oman/3540220"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-ANADOLU-1024x221.jpg" alt="Iran confirms US talks to be held in Rome instead of Oman" class="wp-image-75931"/></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Londra vs Teheran</h2>



<p>Ma di interferenze di tutti i tipi ce ne saranno, eccome, come denota anche la stranissima, quanto puntuale, iniziativa del ministro degli Esteri britannico David Lammy, che ha comunicato come il Regno Unito abbia sanzionato il Network svedese Foxtrot, che ha definito una &#8220;famigerata rete criminale&#8221; manovrata dall&#8217;Iran allo scopo di usare violenza contro gli ebrei.</p>



<p>Inutile dire che la reazione di Teheran è stata durissima, con il portavoce del governo Esmaeil Baqaei che, oltre a <a href="https://www.tasnimnews.com/en/news/2025/04/17/3293477/iran-refutes-uk-s-allegations" target="_blank" rel="noreferrer noopener">respingere</a> l&#8217;insinuazione, ha chiesto di esibire prove dell&#8217;asserito collegamento tra il suo Paese e il Network in questione.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.tasnimnews.com/en/news/2025/04/17/3293477/iran-refutes-uk-s-allegations"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A4-TANSIM-1024x258.jpg" alt="Iran Refutes UK’s Allegations " class="wp-image-75932"/></a></figure>



<p>Ma più che l&#8217;accusa specifica, colpisce il <a href="https://www.gov.uk/government/news/uk-sanctions-iranian-organised-crime-network" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commento</a> dello stralunato ministro degli Esteri inglese: &#8220;Il regime iraniano si serve di bande criminali in tutto il mondo per minacciare la popolazione&#8221;.</p>



<p>Le sanzioni contro la Foxtrot, ha aggiunto, rientrano &#8220;nella risposta in corso del governo del Regno Unito alle ostilità iraniane in Europa. Il mese scorso abbiamo annunciato che l&#8217;Iran sarà inserito nel livello avanzato del <em>Foreign Influence Registration Scheme</em> (FIRS) e, ad oggi, il Regno Unito ha sanzionato oltre 450 persone ed entità iraniane come risposta alle violazioni dei diritti umani, al programma per lo sviluppo di armi nucleari e all&#8217;influenza nefasta esercitata a livello internazionale dal regime. Il governo del Regno Unito continuerà a chiedere conto al regime iraniano e ai criminali che agiscono per suo conto&#8221;. Se non è una dichiarazione di guerra, poco ci manca.</p>



<p>Così la Gran Bretagna, oltre che a spingere per la prosecuzione a oltranza della guerra ucraina, sta spingendo anche per un attacco all&#8217;Iran. Londra vuole tornare ai fasti imperiali e per farlo diventa incendiaria, nulla importando che rischia di incendiare il mondo intero.</p>



<p>Oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi è atterrato a Mosca per un incontro con Putin. Sul tavolo, il negoziato sul nucleare di Teheran. Tra tanti incendiari, urgono pompieri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-ha-fermato-un-attacco-alliran.html">Alt a Israele: come Trump ha fermato un attacco all&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Più sicurezza, meno benessere. Il Forum di Davos alla prova del mondo in guerra (e del Trump bis)</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/piu-sicurezza-meno-benessere-il-forum-di-davos-alla-prova-del-mondo-in-guerra-e-del-trump-bis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 12:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[World Economic Forum]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=453103</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La "montagna incantata" di Davos alla prova del Trump 2.0 e del mondo in guerra. Parte l'edizione 2025 del World Economic Forum.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/piu-sicurezza-meno-benessere-il-forum-di-davos-alla-prova-del-mondo-in-guerra-e-del-trump-bis.html">Più sicurezza, meno benessere. Il Forum di Davos alla prova del mondo in guerra (e del Trump bis)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250120075634122_973eb31f20b755382dbfb2a2011f3020-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>“L’apoliticità non esiste. Tutto è politica</strong>“. Anche l’economia. Negli ultimi anni, con buona pace della vecchia retorica della globalizzazione, anche gli interpreti del <strong>World Economic Forum hanno dovuto rendersene conto. </strong>A tal proposito, sarà interessante capire quanto di questa novità sarà espressa nell&#8217;edizione 2025 dal titolo &#8220;Collaborazione nell&#8217;età dell&#8217;intelligenza&#8221;, che inizia oggi a Davos, nelle Alpi svizzere, per durare fino al 24 gennaio.</p>



<p>L&#8217;edizione 2025 di Davos vedrà presenziare, da remoto, il neoeletto presidente degli Stati Uniti <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/allinaugurazione-trump-convoca-le-destre-deuropa-per-chiedere-fedelta.html">Donald Trump</a></strong>, sarà partecipata da leader del calibro di Javier Milei, Presidente dell&#8217;Argentina, Olaf Scholz, Cancelliere Federale della Germania, <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-muhammad-yunus-il-banchiere-dei-poveri-e-premio-nobel-diventato-primo-ministro-del-bangladesh.html">Muhammad Yunus</a>, Consigliere capo del Governo del Bangladesh e già vincitore del Nobel della Pace, Matamela Cyril Ramaphosa, Presidente del Sudafrica e Pedro Sánchez, Primo Ministro della Spagna. Oltre a loro, un&#8217;ampia sfilza di <strong>studiosi, accademici e celebrità, dal politologo Niall Ferguson a David Beckham</strong>.</p>



<p>Al centro dei dialoghi, il nuovo, importante paradigma del <strong>primato generalizzato della sicurezza nazionale sulla prosperità</strong> che sta condizionando lo sviluppo del pianeta in senso differente dalla tradizionale narrazione di Davos, centrata su una lettura positivista della globalizzazione. Questo conferma l&#8217;attualità della citazione di apertura, tratta da un romanzo del 1924 di Thomas Mann,&nbsp;<em>“La montagna incantata”.&nbsp;</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">“La montagna incantata” racconta il presente</h2>



<p>Non è una scelta letteraria casuale, la nostra. Il romanzo parla al mondo d&#8217;oggi. Mann lo ambienta a Davos, s<strong>imbolo della&nbsp;<em>Zauberberg&nbsp;</em></strong>che dà il nome al testo. La montagna era il simbolo dell’<strong>isolamento dell’uomo del tempo presente.&nbsp;</strong>Mann parlava del mondo di ieri per riferirsi a quello di domani. Il suo romanzo è ambientato a Davos, ridotta serena in un mondo assediato da guerre, pandemie, rivalità. Un’isola felice prossima a sprofondare. Mann parlava a un’Europa che aveva ben in mente il 1914 pensando a quelle che&nbsp;<strong>Johan Huizinga&nbsp;</strong>avrebbe definito le “<strong>nebbie del domani”&nbsp;</strong>(<em>Schatten von morgen</em>): l’epoca dei totalitarismi e della seconda guerra mondiale.</p>



<p>Cento anni dopo, il&nbsp;<strong>libro di Mann parla al giorno d’oggi</strong>. Parla all’élite di Davos, agli apprendisti stregoni della globalizzazione sdoganata in tutta la sua forza dopo la Grande Guerra. I quali pensavano, tra gli Anni Novanta e Duemila, di plasmare sull’espansione dei mercati e dell’economia un futuro di convergenza, ovviamente occidentalocentrica, dei sistemi principali del pianeta. Davos e il Wef di Klaus Schwab, think tank cantore della globalizzazione più lirica mai pensata, erano i simboli di questa narrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Davos e Thomas Mann: un libro profetico, cento anni dopo</h2>



<p>Lo scorso anno, nel centenario del libro di Mann e nel trentacinquesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, il Wef si è&nbsp;<strong>trovato di fronte alla necessità di rivedere molte certezze del passato</strong>. La realtà è che alla prova del&nbsp;<strong><a href="https://www.true-news.it/facts/la-lezione-di-ratzinger-per-il-natale-nel-mondo-in-guerra" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mondo in guerra</a>&nbsp;</strong>il contesto in cui la recente Davos si è svolta è stato di grande preoccupazione. Lo scorso anno la dicotomia è stata accesa e questo ha reso, giocoforza, Davos più interssante.&nbsp;<a href="https://www.true-news.it/economy/argentina-vero-milei-sottovalutato" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>“Viva la libertad, carrajo!”,&nbsp;</em>sentenziava Javier Milei</strong></a>&nbsp;al termine del suo vangelo libertario davanti alla platea di Davos. “Multilateralismo e cooperazione”, hanno provato a promuovere i vertici della Commissione Europea in un vertice in cui, invece, la parola chiave è stata&nbsp;<strong>“conflitto”.&nbsp;</strong></p>



<p>Dopo la pandemia di Covid-19 il conflitto tra Israele e Hamas giunto recentemente a un cessate il fuoco,<a href="https://it.insideover.com/politica/il-medio-oriente-di-trump-indebolire-liran-aiutare-israele-convincere-larabia-saudita.html"> la “guerra grande” del&nbsp;<strong>Medio Oriente,&nbsp;</strong></a>il&nbsp;conflitto in Ucraina&nbsp;hanno distrutto le certezze della pace a cui l’Occidente aveva, grossomodo, fatto finta di credere. I conflitti economici e tecnologici plasmano le relazioni tra i tre imperi: gli Usa da un lato, la Cina, con il riluttante orso russo al seguito, dall’altra. E la&nbsp;<strong>conflittualità serpeggia latente&nbsp;</strong>anche nelle democrazie. L&#8217;anno elettorale più vasto della storia, il 2024, ha visto un&#8217;ondata globale di <strong>sconfitte dei leader in carica, dal Regno Unito agli Usa, ha visto elezioni conflittuali in<a href="https://it.insideover.com/politica/romania-in-piazza-tutto-quello-di-vero-che-ce-da-sapere-sulle-proteste.html"> Romania</a> e Georgia</strong>, ha prodotto la caduta diretta o indiretta e l&#8217;indebolimento di tre leader del G7 (i dimissionari Scholz e Justin Trudeau, il dimezzato Emmanuel Macron). Sotto gli occhi di tutti sono le disuguaglianze in volo in Europa, la rivolta della&nbsp;periferia rurale&nbsp;che colpisce Paesi storicamente stabili come Olanda e&nbsp;Germania. Dopo la rivolta populista del 2016-2018 e la pandemia, nuovi segnali di scosse all’ordine internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Addio alla globalizzazione “Flatlandia”</h2>



<p>Uno dei più celebri aforismi attribuiti a Mann recita: “La critica è l’origine del progresso e della civiltà”. L’autore de&nbsp;<em>La Montagna incantata&nbsp;</em>ci invita dunque alla critica costruttiva nella scalata alla montagna di Davos. Guardiamo al contesto globale. Il&nbsp;<strong>mito dell’uomo di Davos, poliglotta e liquido interprete della globalizzazione, formato Flatlandia</strong>&nbsp;del sogno liberale degli Anni Novanta, in cui le uniche due dimensioni globali accettabili erano mercato e liberaldemocrazia, è ormai un ricordo. </p>



<p>Nonostante ciò, il ridotto sulle Alpi svizzere, dove il think tank di Klaus Schwab riunisce ogni anno manager, decisori politici, opinion leader e scienziati, persiste. Tuttavia, nel corso degli anni, l’élite riunita dal World Economic Forum&nbsp; sembra allontanarsi dal cosmopolitismo, dedicandosi a riflessioni meno “positiviste” sul futuro della globalizzazione. Il Financial Times sottolineava, due anni fa, la somiglianza del mondo de “La Montagna Incantata” con i nostri tempi. Conscio che il lungo<strong>&nbsp;periodo di pace, prosperità e integrazione economica globale stia giungendo al termine</strong>, la testata della City di Londra disegnava uno scenario simile a quanto accaduto nel 1914.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’interregno mondiale visto da Davos</h2>



<p>E in effetti oggigiorno viviamo un’era di interregno, come descritto da Lucio Caracciolo nel suo saggio “La pace è finita”. Nel<strong>&nbsp;ventennio delle emergenze,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/terrorismo-finanza-pandemia-ambiente-il-secolo-delle-emergenze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dalla tragedia dell’11 settembre alla pandemia di Covid</a>, la globalizzazione si è trasformata.&nbsp;</strong>Il mondo vecchio, il sogno del paradiso neoliberale tutto democrazia e mercato, è tramontato. Ma, come in ogni interregno, il nuovo ordine deve ancora emergere. L’opzione della Flatlandia governata dall’economia, che hanno spesso promosso a Davos nuovi cantori dell’ordine globale come star mediatiche, miliardari-filantropi e attivisti, ha perso terreno a favore del ritorno del primato della politica.</p>



<p>Negli ultimi anni, Davos è<strong>&nbsp;diventata la capitale del ritorno della politica nel mondo globalizzato</strong>. Xi Jinping, Narendra Modi e Jair Bolsonaro hanno globalizzato l’agenda di Davos, rappresentando Paesi non più “in via di sviluppo”.&nbsp;<a href="https://www.money.it/milei-fa-lo-show-a-davos-ma-la-realta-per-lui-e-molto-desolante" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Milei</a>&nbsp;si è lo scorso anno inserito nel canovaccio assieme al Ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian, durissimo nelle sue uscite contro Israele. A fare da molla la pandemia, che ha spinto il forum di Schwab a interrogarsi sul futuro della globalizzazione, mentre la guerra russo-ucraina ha politicizzato l’edizione 2022 e quella 2023, in senso critico nei confronti di Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Montagna incantata o torre d’avorio?</h2>



<p>Nel mondo, la realtà cancellava dal 2020 in avanti il sogno degli uomini di Davos. Le imprese, guidate spesso dai governi, hanno cambiato rotta, passando da strategie di supply chain “just in time” a strategie “just in case”. Emergenze sanitarie globali, eventi meteorologici estremi e attacchi informatici minacciano l’infrastruttura dell’economia moderna.&nbsp;<strong>&nbsp;L’invasione russa dell’Ucraina</strong>&nbsp;ha accelerato questo risveglio e dimostrato che l’impensabile può accadere, portando la più grande guerra europea dal 1945 a meno di mille miglia dai lussuosi hotel di Davos.</p>



<p>Lo scorso anno, inoltre,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/difesa/la-superfregata-tedesca-gira-al-largo-dal-mar-rosso-per-paura-degli-houthi-e-la-difesa-europea.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la crisi del Mar Rosso,</a>&nbsp;dopo la&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/il-medio-oriente-di-trump-indebolire-liran-aiutare-israele-convincere-larabia-saudita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerra in Medio Oriente,</a>&nbsp;ha <strong>mostrato quanto siano fragili&nbsp;</strong>le arterie vitali del commercio internazionale. Davos è passata da toni lirici a toni più compassati, ma la linea guida del Wef e di Schwab resta positivista sulla possibilità di rafforzare la globalizzazione. Ora, per gli anni a venire, si porrà la domanda se Davos continuerà a essere la <strong>“Montagna Incantata” i</strong>n cui le crisi vengono discusse o se la cittadina svizzera inizierà a sostenere la retorica della de-globalizzazione. In ogni caso, il centro alpino, un tempo torre d’avorio, si è già accorto di non poter continuare a parlare a sé stesso. Anche l’élite per eccellenza, per necessità legate alla sfida di capire un mondo in evoluzione, è costretta ad avvicinarsi timidamente alla realtà di un mondo in cambiamento. In cui è sempre più difficile&nbsp;<strong>trovare le giuste coordinate.</strong> Un suggerimento: il Wef 2025 parte lo stesso giorno in cui a Washington si insedia <strong>il Trump 2.0</strong>. E questa coincidenza parla di nuove rotte politiche che nella <em>Zuberberg </em>non si potranno ignorare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/piu-sicurezza-meno-benessere-il-forum-di-davos-alla-prova-del-mondo-in-guerra-e-del-trump-bis.html">Più sicurezza, meno benessere. Il Forum di Davos alla prova del mondo in guerra (e del Trump bis)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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