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	<title>Dmitry Medvedev Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il conto alla rovescia nucleare che nessuno vuole fermare</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-conto-alla-rovescia-nucleare-che-nessuno-vuole-fermare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 10:59:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Arma atomica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="462" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="New Start" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start-600x396.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p> Le grandi potenze vogliono davvero vivere in un sistema nucleare senza limiti? La domanda dopo la scadenza del New Start.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-conto-alla-rovescia-nucleare-che-nessuno-vuole-fermare.html">Il conto alla rovescia nucleare che nessuno vuole fermare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="462" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="New Start" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/start-600x396.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il 2 febbraio 2026 <strong>Dmitry Medvedev</strong> mise in guardia su un rischio che, a forza di essere ripetuto, stava diventando normalità: lasciare scadere l’ultimo trattato che limita in modo verificabile gli arsenali strategici di Stati Uniti e Russia. Il Nuovo trattato Start, firmato nel 2010 quando Medvedev era presidente, doveva arrivare al 5 febbraio senza una nuova intesa. E il punto, nella sua lettura, non era l’allarme teatrale, ma il vuoto politico: <strong>scadere senza sapere cosa viene dopo</strong> significa aprire la porta al peggio, anche se nessuno lo pronuncia.</p>



<p>Medvedev non disse che la scadenza avrebbe portato automaticamente alla catastrofe. Disse qualcosa di più utile: che il mondo avrebbe dovuto preoccuparsene comunque. Perché quando le regole scompaiono, non resta il disarmo; resta la tentazione di contare i missili per ricominciare a spostare i rapporti di forza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scelta di Trump: “Fare un accordo migliore”</h2>



<p>Dall’altra parte, <strong>Donald Trump</strong> aveva già fatto capire che non intendeva prolungare il trattato. In un’intervista di gennaio aveva liquidato la questione con una formula brutale: <strong>se scade, scade, poi si farà un accordo migliore. </strong>È il linguaggio tipico del negoziatore che vuole ripartire da zero: cancellare il perimetro esistente per imporne uno nuovo, possibilmente più ampio e più conveniente.</p>



<p>Qui entra il nodo cinese. <strong>Washington insiste da tempo perché Cina partecipi a un nuovo quadro di controllo</strong>, ma Pechino non ha mostrato alcuna disponibilità. E così il risultato rischia di essere paradossale: si fa saltare l’unico argine rimasto, in nome di un tavolo più grande che però non nasce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa agli armamenti come tassa occulta</h2>



<p>Il controllo degli armamenti viene spesso raccontato come tema morale o strategico. Ma ha un volto economico molto concreto: <strong>il trattato è anche un freno alla spesa, un limite che riduce l’urgenza di produrre</strong>, schierare, modernizzare oltre misura. Se l’argine cade, la pressione torna sulle industrie della difesa, sui bilanci pubblici, sulle catene tecnologiche. Una nuova corsa agli armamenti non si paga solo con i missili: si paga con l’allocazione delle risorse, con l’aumento dei costi di finanziamento, con l’insicurezza che spinge gli Stati a comprare “assicurazioni” militari invece di investire in infrastrutture e competitività.</p>



<p>Per Mosca, la questione si intrecciò con la guerra in Ucraina e con la riconversione industriale: Medvedev rivendicò un aumento rapido della produzione di artiglieria e droni e <strong>descrisse un’industria della difesa ormai adattata alla guerra contemporanea.</strong> È un messaggio interno, ma anche esterno: se le regole saltano, noi siamo pronti a produrre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Senza regole, torna la logica del sospetto</h2>



<p>Sul piano militare, la fine del trattato non significa solo più testate. Significa meno trasparenza, meno ispezioni, meno prevedibilità. In un equilibrio nucleare, la prevedibilità è stabilità. <strong>Quando si perde, aumenta il rischio di calcoli errati</strong>: si immagina che l’altro stia accelerando, si risponde accelerando, poi si giustifica l’accelerazione con la presunta accelerazione altrui. È il circuito più pericoloso, perché non richiede malafede: basta la paura.</p>



<p>E c’è un secondo effetto: se i limiti sulle armi strategiche evaporano, la deterrenza torna a essere una gara di segnali. Chi mostra più prontezza, chi schiera prima, chi può lanciare di più. <strong>In quel teatro, l’Europa diventa terreno di pressione</strong>, non attore. Non sorprende che Medvedev abbia usato toni durissimi contro i dirigenti europei: era il modo di dire che la partita vera, per Mosca, resta con Washington, mentre l’Europa paga i costi senza controllare il tavolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La misura della fiducia tra blocchi</h2>



<p>Il Nuovo trattato Start era l’ultima architrave di un’epoca in cui Mosca e Washington, pur rivali, accettavano l’idea che la sicurezza reciproca richiedesse limiti comuni. La sua scadenza segnala una cosa più profonda: <strong>la fiducia strategica si è consumata e viene sostituita da scambi tattici, dossier per dossier.</strong></p>



<p>È vero che i rapporti tra Stati Uniti e Russia apparvero meno congelati dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e la ripresa di contatti diplomatici. Ma un dialogo che non riesce a salvare l’unico trattato rimasto dice molto sulla gerarchia delle priorità: conta più la leva politica immediata che la stabilità di lungo periodo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non serve il panico, serve una decisione</h2>



<p>Medvedev scelse un’immagine facile, l’orologio dell’apocalisse, per descrivere un rischio difficile: non l’esplosione di domani, ma lo slittamento verso un mondo senza freni. In quel mondo, ciascuno sostiene di non volere il conflitto globale, e intanto costruisce gli strumenti per reggerlo.</p>



<p>La domanda, a questo punto, non è se la scadenza porti subito al disastro. La domanda è <strong>se le grandi potenze vogliano davvero vivere in un sistema senza limiti, </strong>dove la sicurezza dipende solo dalla quantità e dalla velocità. Se la risposta è no, allora la politica ha un compito semplice e durissimo: mettere una regola prima che la regola sparisca</p>
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		<title>L&#8217;Ucraina chiede armi ma la Corea del Sud ha l&#8217;incubo dell&#8217;alleanza Kim-Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 10:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128105051805_56a3d4d27282a36e259018c8c625c251.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Corea del Sud" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128105051805_56a3d4d27282a36e259018c8c625c251.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128105051805_56a3d4d27282a36e259018c8c625c251-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128105051805_56a3d4d27282a36e259018c8c625c251-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128105051805_56a3d4d27282a36e259018c8c625c251-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128105051805_56a3d4d27282a36e259018c8c625c251-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128105051805_56a3d4d27282a36e259018c8c625c251-1536x1057.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Ucraina chiede armi alla Corea del Sud, così chiamata ad abbandonare la tradizionale neutralità. Per Seul l'incubo Kim-Russia.</p>
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<p>La visita della delegazione ucraina, guidata dal ministro della Difesa Rustem Umerov, in Corea del Sud la settimana del 27 novembre rappresenta un nodo critico nell’evoluzione della guerra in Ucraina. La richiesta di supporto militare avanzata a Seul non è solo una mossa per rafforzare la capacità di Kiev di resistere all’aggressione russa, ma anche <strong>un indicatore delle dinamiche globali che si intrecciano nel conflitto</strong>. Questa richiesta, inserita in un contesto di pressione occidentale verso Seul, evidenzia come le alleanze militari e le forniture di armamenti siano diventate il terreno su cui si gioca il futuro dell’ordine mondiale.</p>



<p><strong>Corea del Sud: tra prudenza e opportunità</strong></p>



<p>Tradizionalmente orientata a un approccio cauto, <strong>la Corea del Sud ha finora fornito aiuti non letali all’Ucraina</strong>, come equipaggiamenti per lo sminamento. Tuttavia, la sua posizione di grande produttore di armi – emersa anche nel vertice di Berlino del 25 novembre – la pone sotto i riflettori di Kiev e dei suoi alleati occidentali. <strong>La visita di Umerov e le richieste ucraine per sistemi di difesa aerea e artiglieria rappresentano un test importante per Seul</strong>. Le parole del ministro degli Esteri sudcoreano, Cho Tae-yul, che ha dichiarato che &#8220;tutte le opzioni sono state prese in considerazione&#8221;, riflettono il delicato equilibrio tra la necessità di sostenere l’Ucraina e il timore di provocare una reazione russa o di esacerbare le tensioni con Pyongyang.</p>



<p><strong>Russia e il rischio di escalation</strong></p>



<p>Le dichiarazioni di Dmitry Medvedev e Dmitry Peskov sul possibile uso di armi nucleari da parte della Russia in risposta a un eventuale trasferimento di armamenti nucleari all’Ucraina segnano una linea rossa che l’Occidente non può permettersi di ignorare. <strong>La nuova dottrina nucleare russa</strong>, aggiornata di recente, abbassa la soglia per l’uso di tali armi, aumentando il rischio di una escalation senza precedenti. Tuttavia, l’idea di fornire armi nucleari a Kiev rimane, al momento, una provocazione più che una possibilità concreta.</p>



<p><strong>Kiev tra difesa e contrattacco</strong></p>



<p>Il comandante in capo delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrskyi, ha chiaramente delineato la strategia di Kiev: “Fermare il nemico è essenziale, ma <strong>la vittoria è impossibile se le forze armate ucraine giocano solo in difesa</strong>”. La richiesta di supporto militare alla Corea del Sud si inserisce in questa visione offensiva, con l’obiettivo di ribaltare le sorti del conflitto. Tuttavia, il contesto è reso ancora più complesso dalle sfide interne: perdite significative sul campo di battaglia, il coinvolgimento di truppe nordcoreane a supporto della Russia e l’incertezza legata al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.</p>



<p><strong>Il ruolo dell’Occidente e le implicazioni globali</strong></p>



<p>Mentre Joe Biden ha chiesto al Congresso altri 24 miliardi di dollari per sostenere l’Ucraina, i segnali di una possibile riduzione dell’impegno americano – soprattutto in caso di una nuova amministrazione Trump – rappresentano una minaccia esistenziale per Kiev. La Corea del Sud, in questo contesto, potrebbe giocare un ruolo decisivo nel fornire le risorse necessarie per sostenere la resistenza ucraina, ma a rischio di compromettere la propria sicurezza nazionale e le relazioni con la Russia e la Cina.</p>



<p>La visita ucraina a Seul è il riflesso di una guerra che si combatte non solo sul campo di battaglia, ma anche nei salotti diplomatici e nei mercati globali degli armamenti.<strong> La Corea del Sud si trova di fronte a una scelta strategica</strong>: rimanere nella sua tradizionale posizione di neutralità armata o abbracciare un ruolo più attivo, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Qualunque sia la decisione, avrà ripercussioni che si estenderanno ben oltre la penisola coreana, influenzando le dinamiche di un conflitto che continua a rimodellare gli equilibri globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lucraina-chiede-armi-ma-la-corea-del-sud-ha-lincubo-dellalleanza-kim-putin.html">L&#8217;Ucraina chiede armi ma la Corea del Sud ha l&#8217;incubo dell&#8217;alleanza Kim-Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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