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	<title>David Petraeus Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 06 Apr 2026 22:31:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>David Petraeus Archives - InsideOver</title>
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		<title>La guerra tra Russia e Ucraina, dove la vera logistica è quella degli algoritmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="algoritmi" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'accelerazione hardware ha generato un problema di sicurezza inedito, la vulnerabilità della catena di approvvigionamento degli algoritmi.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-tra-russia-e-ucraina-dove-la-vera-logistica-e-quella-degli-algoritmi.html">La guerra tra Russia e Ucraina, dove la vera logistica è quella degli algoritmi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="algoritmi" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/algoritmi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;L&#8217;autonomia è la tecnologia di difesa più incisiva di questo secolo&#8221;. A dichiararlo alla rivista specializzata IEEE Spectrum non è un generale in pensione, ma <strong>Yaroslav Azhnyuk,</strong> ex CEO californiano di nazionalità Ucraina tornato in patria per fondare startup militari (come <em>The Fourth Law</em>) che producono moduli di IA per i droni di Kyiv. Le democrazie occidentali, tuttavia, sembrano non aver compreso la portata temporale e letale di questa rivoluzione. La conferma brutale è arrivata a maggio 2025 durante <em>Hedgehog 2025</em>, un&#8217;imponente esercitazione in Estonia nata per stressare e sovraccaricare le unità dell&#8217;Alleanza. Il risultato<br>del wargame è stato molto pesante. Mentre i militari alleati si spostavano allo scoperto, montando tende e parcheggiando blindati convinti di operare in sicurezza, gli specialisti di Kyiv li hanno annientati sfruttando Delta. <strong>Questo software militare fonde dati di intelligence e droni in tempo reale</strong>, usando l&#8217;IA per identificare i bersagli e creare una <em>kill chain </em>fulminea. Il bilancio? Diciassette blindati distrutti e trenta attacchi a segno da parte di una singola squadra. </p>



<p>L&#8217;esercitazione ha smascherato una faglia insostenibile tra l&#8217;Occidente e il conflitto moderno: una lentezza endemica negli apparati e nelle grandi industrie della difesa. Come sottolineato dal generale <strong>David Petraeus</strong>, continuare a finanziare lenti e pesanti apparati del Novecento senza riscrivere radicalmente dottrina e sistemi di appalto rappresenta uno spreco di risorse pubbliche e un rischio strategico inaccettabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Surviving the Kill Web: il collasso logistico</h2>



<p>La lezione estone dimostra che l&#8217;impatto di questa rete di sensori e algoritmi (<em>Kill Web</em>) sulla dottrina tradizionale è spietato, specialmente nelle retrovie. In uno spazio saturato da Intelligenze Artificiali che rilevano in tempo reale ogni anomalia, russi e ucraini (e, in teoria, la NATO) non possono più ammassare forze. I vecchi e immensi hub logistici, o le lunghe colonne di camion, vengono individuati e annientati da attacchi di precisione prima ancora di raggiungere il fronte. <strong>L&#8217;intera rete di rifornimento è costretta a smembrarsi, diventando invisibile e iper-mobile</strong>, pena l&#8217;annientamento istantaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guida terminale, UGV e intercettori fisici</h2>



<p>Sulla linea di contatto, il vero incubo non è la contraerea, ma il massiccio jamming russo, capace di tranciare i segnali radio e i sistemi di guida GPS. La contromossa ucraina si basa sulla Guida Terminale (<em>Terminal Guidance</em>): se il segnale cade, <strong>l&#8217;algoritmo incrocia il flusso video con mappe pre-caricate, ingaggiando il bersaglio aereo in totale autonomia</strong> grazie a moduli &#8220;plug-and-play&#8221; da soli 50 dollari. Questa spinta verso l&#8217;autonomia si sta estendendo anche al dominio terrestre con gli UGV (<em>Unmanned Ground Vehicles</em>). Sebbene la navigazione autonoma a terra sia molto più complessa a causa del terreno accidentato, l&#8217;Ucraina schiera già robot armati in grado di eseguire operazioni autonome di base (come il ritorno alla base o l&#8217;aggancio visivo del bersaglio). Li abbiamo visti in azione con ruoli di estrema importanza durante la controffensiva Ucraina a Kupiansk ( dicembre 2025 &#8211; gennaio 2026).</p>



<p>Tuttavia, <strong>la Russia sta impiegando droni d&#8217;attacco IA speculari ai modelli ucraini come i nuovi V2U in grado di navigare senza GPS</strong>. Poiché il jamming ha perso molta efficacia contro macchine che &#8220;ragionano&#8221; da sole, Kyiv è costretta a contromosse cinetiche, sviluppando una letale generazione di &#8220;droni intercettori&#8221;. L&#8217;industria ucraina sta producendo modelli come lo Sting o il P1-SUN, dotati di aggancio automatico del bersaglio tramite IA. Il calcolo tattico è spietatamente economico: <strong>questi droni costano appena tra i 1.000 e i 3.000 dollari.</strong> Rappresentano un&#8217;alternativa vitale per abbattere gli sciami russi senza sprecare missili intercettori occidentali Patriot da 4 milioni di dollari. Per massimizzare questa rete, aziende come MaXon Systems stanno persino studiando l&#8217;impiego di palloni aerostatici a elio: piattaforme stazionarie d&#8217;alta quota per far decollare i droni intercettori da posizioni più elevate, estendendone il raggio d&#8217;azione.</p>



<p>Eppure, proprio sulla massificazione degli sciami (<em>drone swarming</em>) emerge il cortocircuito della guerra autonoma. Il software per far volare decine di droni coordinati esiste già, ma il collo di bottiglia è l&#8217;hardware. <strong>L&#8217;IA ha bisogno di dati puliti da sensori costosi per non commettere errori fatali.</strong> Montare un&#8217;ottica da migliaia di dollari su un drone economico ne distrugge il senso tattico; usare ottiche scadenti, di contro, manda in confusione la rete neurale, bloccando i vertici militari dal dare il via libera all&#8217;impiego massiccio degli sciami, per evitare errori fatali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Calore e radar passivi: la caccia tra terra e cielo</h2>



<p>Il problema dell&#8217;individuazione si biforca nettamente tra i domini. Sul terreno, l&#8217;impiego degli UGV robotici si scontra con la dura termodinamica: motori e batterie emettono un&#8217;impronta termica fortissima. Per individuarli non servono tecnologie complesse; bastano le normali ottiche termiche, che accendono questi asset come fari sui monitor nemici, rendendo l&#8217;invisibilità terrestre quasi impossibile o estremamente costosa.</p>



<p>Nel cielo, la difesa anti-drone affronta il problema opposto. <strong>Come individuare gli sciami aerei avversari senza accendere un radar attivo? </strong>A ridosso della linea di contatto, nel raggio di 50-100 chilometri, emettere un segnale radar significa rivelare la propria posizione e attirare istantaneamente una pioggia di artiglieria o lo schianto di munizioni circuitanti nemiche. La soluzione difensiva su cui lavorano startup ucraine come Falcons è l&#8217;impiego di radar passivi che utilizzano infrastrutture civili come le frequenze delle antenne TV. Invece di emettere proprie onde, <strong>questi sistemi si limitano ad &#8220;ascoltare&#8221; in silenzio le alterazioni che i droni avversari</strong> creano quando attraversano le onde elettromagnetiche già presenti nell&#8217;ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La catena di approvvigionamento degli algoritmi</h2>



<p>Questa accelerazione hardware ha generato un problema dottrinale e di sicurezza inedito, ben evidenziato dagli analisti di <em>War on the Rocks</em>: la vulnerabilità della catena di approvvigionamento degli algoritmi. In una guerra algoritmica, l&#8217;arma non è solo il drone, ma il software. Per mantenere ritmi forsennati, gli sviluppatori si affidano a strumenti IA per generare codice (come Claude Code o Copilot). Il risultato è che la macchina scrive codice più velocemente di quanto qualsiasi revisione umana possa assorbire. Una backdoor introdotta tramite un aggiornamento il lunedì mattina si trova già nel codice militare il lunedì pomeriggio, integrata da programmatori ignari. <strong>Non serve più un attacco hacker lungo anni:</strong> basterebbe un &#8220;avvelenamento dei dati&#8221; (<em>data poisoning</em>) con poco più di 150 file alterati per infettare un intero modello. La superficie di attacco diventa l&#8217;intera infrastruttura, piantando una pericolosissima &#8220;monocoltura del codice&#8221; pronta a collassare simultaneamente al primo difetto di sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;iterazione come arma strategica</h2>



<p>La guerra in Ucraina certifica un cambio di paradigma irreversibile. <strong>Il campo di battaglia fisico si è fuso definitivamente con la catena di sviluppo software</strong>, dimostrando che l&#8217;autonomia letale non è un&#8217;apocalisse fantascientifica di macchine coscienti, ma la spietata ricerca di soluzioni economiche, rapide e scalabili a problemi tattici complessi. È un ecosistema basato sull&#8217;iterazione pura: un loop continuo in cui il codice perfetto di oggi è già la vulnerabilità di domani. L&#8217;Occidente, imbrigliato in tempistiche di approvvigionamento decennali e dottrine macchinose, è avvisato. I colossi corazzati del Novecento non<br>basteranno a difendere l&#8217;Europa: senza la supremazia negli algoritmi, si trasformeranno semplicemente in bersagli facili per macchine da poche centinaia di dollari.</p>
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		<title>Siria, un anno dopo: da Assad ad Al Sharaa, la pace è ancora lontana</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-un-anno-dopo-da-assad-ad-al-sharaa-la-pace-e-ancora-lontana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 23:58:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p>Un anno fa la caduta di Damasco in mano ad Al Joulani, oggi diventato presidente con il suo vero nome di Ahmed Al Sharaa.</p>
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<p>Fino al 26 novembre 2024, esisteva una Siria. <strong>Quella degli Assad</strong>, famiglia alawita al potere a Damasco da oltre mezzo secolo prima con Hafez e poi con il figlio Bashar. Quel giorno però, è cambiato tutto improvvisamente. A quella Siria, stanca e provata da almeno 13 anni di guerra civile,<strong> è bastata una piccola spinta per cadere e scomparire dalla storia</strong>. A infliggere il colpo fatale sono stati gli uomini di <strong>Hayat Tahrir Al Sham</strong>, formazione un tempo nota come Fronte Al Nusra e di fatto <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria.html">costola locale di Al Qaeda</a>. Su ordine del loro leader <strong>Al Joulani</strong>, dalle campagne di <strong>Idlib</strong> (unica provincia ancora fuori dal controllo degli Assad) i miliziani nel giro di pochi giorni sono arrivati ad Aleppo. Da qui un effetto domino che ha causato il più imprevedibile dei ribaltamenti:<strong> l&#8217;8 dicembre, senza quasi sparare un colpo, i combattenti sono arrivati a Damasco</strong>. E, da allora, è iniziata un&#8217;altra storia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è cambiato a Damasco </h2>



<p>Dal crollo del governo degli Assad è passato esattamente un anno. Impossibile non domandarsi cosa è cambiato in questi 12 mesi. In primo luogo,<strong> è cambiato il nome di Al Joulani</strong>: una volta insediatosi come presidente, il leader di Hayat Tahrir Al Sham ha preferito eliminare il suo nome di battaglia e farsi chiamare con il suo vero nome, <strong>Ahmed Al Sharaa</strong>. É poi cambiata la <strong>bandiera</strong>: ammainato il tricolore nero, bianco e rosso con le due stelle verdi al centro, in tutti gli edifici pubblici è comparso il vessillo usato dalle varie opposizioni armate all&#8217;inizio della guerra civile.</p>



<p>Oggi è il tricolore verde, bianco e nero, con tre stelle rosse al centro, a dominare lungo le strade di Damasco e delle altre principali città. Una bandiera che non è inedita, ma ripresa da quella precedente all&#8217;era degli Assad. <strong>A cambiare inoltre, sono stati in parte i confini</strong>: con l&#8217;esercito siriano in ritirata, il premier israeliano Netanyahu ha piazzato i propri soldati sul <strong>Monte Hemron </strong>e si è spinto fino a 30 km da Damasco. Oggi, in quella che fino a un anno fa era un&#8217;area neutrale di confine gestita dall&#8217;Onu dopo l&#8217;armistizio del 1974, <strong>sono molte le località occupate dall&#8217;Idf.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra finita, una pace non ancora iniziata</h2>



<p>Il ribaltamento del conflitto che ha portato agli eventi dell&#8217;8 dicembre di un anno fa, non è stato figlio di una mera casualità. Al contrario, <strong>si è trattato di un piano orchestrato da anni da Al Joulani</strong> (ora Al Sharaa). <strong>L&#8217;8 dicembre, di fatto, è iniziato molto prima</strong>. Quando dopo aver recuperato il terreno perduto durante i primi anni di guerra civile, il governo di Bashar Al Assad non ha avviato un vero programma di riconciliazione e non è riuscito a chiudere definitivamente il conflitto. Nel frattempo il sostegno di Mosca, vitale per sopravvivere a livello militare, è diminuito quando il Cremlino ha avviato la guerra in Ucraina.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">HISTORIC: Hafez al-Assad statue toppled in Jaramana, just kilometers from Damascus. <a href="https://t.co/P1zqNsetDW">pic.twitter.com/P1zqNsetDW</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://twitter.com/clashreport/status/1865389137655738388?ref_src=twsrc%5Etfw">December 7, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Dalla sua roccaforte di Idlib, <strong>Al Joulani ha fiutato l&#8217;aria e ha deciso di dare la spallata decisiva contro Assad</strong>. Ha approfittato di un esercito siriano ormai convinto di aver consolidato il controllo sui territori recuperati,<strong> lanciando i propri uomini ben armati e motivati contro soldati impreparati e colti di sorpresa. </strong>L&#8217;improvviso ribaltamento del conflitto si spiega così. La guerra ha preso un&#8217;altra piega e ha avuto un esito ben lontano da quello immaginato da tutti fino a 12 mesi fa.<strong> Ma in Siria si sta continuando a combattere</strong>: vendette settarie, scontri tra comunità e le azioni israeliane contro le nuove forze di Damasco, stanno impedendo al Paese di raggiungere una vera pace.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La riabilitazione di Al Joulani </h2>



<p>Quanto accaduto l&#8217;8 dicembre 2024, ha generato poi paradossi e ulteriori scenari inaspettati. Nessuno un anno fa poteva immaginarsi l&#8217;ex quaedista Al Joulani passeggiare, con il nome di Al Sharaa e in qualità di presidente siriano, tra le strade di New York e Washington. <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-al-sharaa-negli-usa-lex-al-qaeda-accolto-da-rubio-e-dallex-capo-della-cia.html">Con tanto di intervista rilasciata a un certo David Petraeus</a>, ossia l&#8217;ex capo della Cia. Proprio gli Usa, al pari dell&#8217;Europa e di altri attori internazionali, <strong>hanno tolto le sanzioni rivolte al governo siriano e rivolte personalmente ad Al Sharaa</strong>. La stessa Russia, non ha potuto fare altro nei mesi scorsi che accogliere al Cremlino il nuovo leader di Damasco. E il diretto interessato, dal canto suo, ci tiene anche a distanza di un anno a tranquillizzare tutti: <em>&#8220;Non ci sarà alcun emirato in Siria e le minoranze verranno tutelate&#8221;</em>, ha più volte ripetuto. Rassicurazioni a cui forse in molti sono costretti a credere, sullo sfondo di un Paese in macerie e non ancora riappacificato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-un-anno-dopo-da-assad-ad-al-sharaa-la-pace-e-ancora-lontana.html">Siria, un anno dopo: da Assad ad Al Sharaa, la pace è ancora lontana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Russia-Ucraina, i pericolosi consigli di guerra del generale Petraeus</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/russia-ucraina-i-pericolosi-consigli-di-guerra-del-generale-petraeus.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 12:57:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-1536x1067.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-600x417.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Petraeus dimentica che la Russia è una potenza nucleare che contempla l’uso delle atomiche in caso di minaccia esistenziale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-ucraina-i-pericolosi-consigli-di-guerra-del-generale-petraeus.html">Russia-Ucraina, i pericolosi consigli di guerra del generale Petraeus</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-1536x1067.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/PETRAEUS-600x417.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sequestrare gli asset russi e colpire l&#8217;economia di Mosca con durissime, nuove sanzioni per accelerare la fine della guerra in Ucraina. Le due mosse miracolose evocate dal generale americano <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_dicembre_03/interview-with-general-petraeus-how-to-compel-russia-to-put-an-end-to-the-conflict-in-two-moves-4a4fa421-6998-479a-a738-56ff1ca6dxlk.shtml">David Petraeus, già capo della Cia, in un&#8217;intervista al <em>Corriere della Sera</em></a> per “costringere” la Russia alla pace, sembrano uscite da un laboratorio politico dove la realtà non entra mai. <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-cortocircuito-della-commissione-sulla-garanzia-della-bce-per-gli-asset-russi.html">Il congelamento dei beni russi trasformato in un enorme bancomat per Kiev,</a></strong> l’inasprimento delle sanzioni fino a stritolare l’economia di guerra di Mosca, l’idea che l’apparato industriale russo sia fragile come cristallo: tutto avvolto nella certezza che, messa alle strette, la Russia finirà per cedere. È un ragionamento elegante, ma sconnesso dal contesto strategico in cui questo conflitto si misura da quasi tre anni.</p>



<p>Il generale dimentica che la Russia non è un attore qualsiasi.<strong> È una potenza nucleare con oltre seimila testate operative</strong>, un arsenale tattico che resta il più vasto al mondo e una dottrina militare che, ormai da due decenni, contempla esplicitamente l’uso delle armi atomiche in caso di minaccia esistenziale. E allora la domanda è semplice: che cosa accade quando le “due mosse” suggerite dall’ex direttore della Cia <strong>portano Mosca a percepire proprio una minaccia esistenziale?</strong> Se davvero l’economia russa è fragile come lui sostiene, se davvero gli attacchi ucraini colpiscono ogni notte infrastrutture critiche, se davvero il fondo sovrano è prossimo all’esaurimento, perché dovremmo credere che il Cremlino resti fermo ad attendere il collasso? In ogni guerra, e la storia lo insegna, un attore che si sente accerchiato risponde alzando la posta, non ritirandosi.</p>



<p><strong>L’idea di confiscare centinaia di miliardi di dollari appartenenti a uno Stato dotato dell’atomica</strong> non è solo un salto giuridico azzardato. È un atto di guerra economica che Mosca potrebbe interpretare come preludio al tentativo di sfiancarla definitivamente. E se davvero si arrivasse a “schiacciare l’economia russa”, come auspica Petraeus, la tentazione del Cremlino di spezzare la spirale con un gesto dimostrativo – <strong>un’arma tattica su obiettivi militari ucraini, per esempio</strong> – diventerebbe più concreta che mai. Il generale parla come se la Russia avesse margini infiniti di sopportazione e come se la deterrenza nucleare fosse un dettaglio superato dall’evoluzione delle tecnologie occidentali. Ma non esiste alcuna garanzia che l’umiliazione economica non si trasformi in un calcolo disperato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma Mosca non segue il manuale</h2>



<p>Il punto cieco di Petraeus è proprio questo: la convinzione che la Russia giochi una partita normale, mentre<strong> combatte per ciò che percepisce come la propria profondità strategica</strong>, il proprio prestigio, i propri confini storici. L’Occidente continua a ragionare nella logica dell’escalation controllata, dei colpi calibrati e delle ritorsioni misurate. <strong>Ma Mosca non deve rispettare alcun manuale.</strong> Se riterrà che la sua sopravvivenza politica o territoriale è in pericolo, la dottrina le offre strumenti che Kyiv non possiede. E nessuna promessa “a prova di bomba” all’Ucraina potrà cambiare questa asimmetria.</p>



<p>Che l’Europa utilizzi i beni congelati per finanziare l’Ucraina o che si spinga verso un nuovo regime di sanzioni estreme può forse sembrare sensato nei palazzi di Bruxelles o Washington. Ma <strong>la stabilità strategica si regge su un equilibrio fatto di proporzioni, percezioni e linee rosse non scritte.</strong> L’idea che un Paese accerchiato, bombardato economicamente, isolato finanziariamente e colpito nella sua infrastruttura energetica resti prevedibile è una scommessa rischiosa.</p>



<p>Petraeus evoca un finale pulito, “duraturo, giusto e ragionevole”. Ma il percorso che propone apre invece la porta allo scenario più irragionevole di tutti: quello in cui <strong>una potenza nucleare decide che l’unico modo per fermare la pressione occidentale è mostrare che non bluffa.</strong> L’Ucraina paga già ogni giorno un prezzo altissimo. Immaginare che si possa costringere la Russia alla pace senza prendere in considerazione la possibilità che reagisca con l’arma più terribile del suo arsenale non è strategia: è un atto di fede. E la fede, in guerra, non ha mai salvato nessuno.</p>
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		<title>Usa: all&#8217;esercito servono 150 miliardi, la grande finanza privata li raccoglie. In cambio di&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/usa-allesercito-servono-150-miliardi-la-grande-finanza-privata-li-raccoglie-in-cambio-di.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 04:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[United States Army]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'esercito Usa si affida ai private equity per il maxi-piano sulle infrastrutture da 150 miliardi di dollari.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lesercito-Usa-si-affida-ai-private-equity-per-il-maxi-piano-sulle-infrastrutture-da-150-miliardi-di-dollari-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si rafforza l&#8217;<strong>ibridazione tra settore pubblico e privato negli Stati Uniti</strong> con l&#8217;emersione dei progetti dell&#8217;United States Army per operare in sinergia con i fondi di <strong>private equity</strong> al fine di innalzare la dotazione di capitale per finanziare un programma di ammodernamento infrastrutturale che il <strong>Pentagono spera poter valere fino a 150 miliardi di dollari</strong>. L&#8217;idea, secondo il <em>Financial Times</em>, sarebbe venuta da <strong>Steve Feinberg</strong>, vice del segretario alla Difesa <strong>Pete Hegseth</strong> al Pentagono.</p>



<p>Non a caso, la proposta è stata elaborata da un veterano del settore del private equity. 65 anni, Feinberg ha fondato nel 1992 Cerberus Capital Management, uno dei maggiori fondi di private equity. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Feinberg, dal private equity al Pentagono</h2>



<p>Già presidente del Comitato di Sorveglianza dell&#8217;Intelligence e dell&#8217;Intelligence Advisory Board della Casa Bianca dal 2018 al 2021, durante il primo mandato di Trump, <strong>Feinberg</strong> (all&#8217;onore delle cronache in Italia nel 2022 per un tentativo non andato a buon fine da parte di Cerberus di acquistare la Sampdoria) è stato dal 2010 al 2020 anche titolare di DynCorp, un&#8217;azienda operante nel settore della sicurezza privata e della raccolta dati a fini d&#8217;intelligence, a testimonianza di un&#8217;attenzione profonda per il ramo della difesa. </p>



<p>A marzo ha <strong>lasciato ogni carica in Cerberus</strong> ma ora il settore del private equity potrebbe rientrare in forze nel suo raggio d&#8217;azione: come ha spiegato al Ft, l&#8217;ex finanziere e politico, esponente di una famiglia ebrea originaria del Bronx e divenuto imprenditore di successo, si trova a dover superare un <strong>vincolo di bilancio avendo solo 15 miliardi di dollari a disposizione</strong> per il programma di ampliamento infrastrutturale.</p>



<p>Ora Cerberus è stata chiamata in causa assieme ad altri colossi del private equity, tra cui Apollo, Carlyle e la ben nota Kkr, tra i cui partner figura l&#8217;ex direttore della Cia <a href="https://it.insideover.com/guerra/parla-il-generale-petraeus-putin-ha-reso-la-nato-nuovamente-grande.html">David Petraeus</a>, per discutere, nella giornata del 13 ottobre, con il segretario dell&#8217;esercito statunitense <strong>Daniel Driscoll </strong>e il segretario del Tesoro <strong>Scott Bessent </strong>del progetto ideato da Feinberg. </p>



<p>In sostanza, gli Usa chiedono ai fondi di sviluppare forme di co-finanziamento e co-progettazione delle infrastrutture di supporto alla logistica delle forze armate americane per accelerarne lo sviluppo e abilitare un rafforzamento degli investimenti per aumentare la prontezza operativa e le capacità gestionali dell&#8217;esercito a stelle e strisce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza nazionale e finanza, il nuovo connubio</h2>



<p><a href="https://www.ft.com/content/0e9228db-9fa5-4f90-ab8a-93aadcb62d57">Come ha scritto il Financial Times</a>, <strong>il cambio di paradigma è notevole</strong>. Si tratta, infatti, di far sedere gomito a gomito i decisori politici e quelli finanziari per una vera e propria <strong>co-progettazione</strong> operativa. I portatori di capitale entrano nella stanza dei bottoni dalla porta principale:<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Le proposte rappresentano l&#8217;ultimo esempio degli sforzi dell&#8217;amministrazione Trump per collaborare con l&#8217;industria del capitale privato da 13.000 miliardi di dollari, nonché uno sforzo senza precedenti per coinvolgere direttamente alcuni dei maggiori investitori di Wall Street nella sicurezza nazionale degli Stati Uniti. </p>



<p>Driscoll ha aggiunto che i progetti potrebbero includere centri dati e impianti di lavorazione delle terre rare e potrebbero comportare lo scambio di terreni da parte del governo federale in cambio di potenza di elaborazione dei computer o di output derivanti dalla lavorazione delle terre rare.</p>
</blockquote>



<p>Gli assi dominanti dello <strong>Stato americano</strong> si riorientano e con essi aumenta la commistione tra interessi pubblici e interessi privati. Va sottolineato che la somma del valore delle manovre compiute per rendere il governo Usa più presente nei settori strategici (acquisto di quote del produttore di <a href="https://it.insideover.com/economia/cosa-sono-terre-rare-stati-uniti-cina.html">terre rare MP Materials </a>da parte del Pentagono e ingresso dello Stato nel <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/softbank-oggi-liri-a-stelle-e-strisce-domani-il-patto-son-trump-per-rilanciare-intel.html">costruttore di chip Intel </a>e in Lithium Americas) impallidisce di fronte alle prospettive di <strong>business offerte dagli investimenti previsti con la sponda privata</strong> per decuplicare il budget infrastrutturale del Pentagono. </p>



<p>Investimenti a cui dovranno seguire, chiaramente, <strong>ritorni per i portatori di capitale </strong>che saranno sotto forma di fondi pubblici o di diritti d&#8217;utilizzo a fini di servizio delle infrastrutture che saranno costruite. Il tutto sotto il perimetro della sicurezza nazionale. Un cambio di paradigma potenzialmente senza precedenti.</p>



<p></p>
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		<title>Baihas Baghdadi, Il &#8220;banchiere di Allah&#8221; che ha presentato al-Sharaa e la Siria alla finanza globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/baihas-baghdadi-il-banchiere-di-allah-che-ha-presentato-al-sharaa-e-la-siria-alla-finanza-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 15:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Baihas Baghdadi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Siriano di nascita e spagnolo di cittadinanza, il "banchiere di Allah" ha introdotto Al-Sharaa a finanzieri e grandi imprese. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/baihas-baghdadi-il-banchiere-di-allah-che-ha-presentato-al-sharaa-e-la-siria-alla-finanza-globale.html">Baihas Baghdadi, Il &#8220;banchiere di Allah&#8221; che ha presentato al-Sharaa e la Siria alla finanza globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Baihas Baghdadi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Baihas-Baghdadi-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il summit annuale di Concordia, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di New York, il 22 settembre 2025, ha segnato il debutto internazionale del presidente siriano <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-trionfo-di-al-sharaa-allonu-e-la-rischiosa-scommessa-del-mondo-sulla-siria.html">Ahmed al-Sharaa</a></strong>. A renderlo possibile è stato <strong>Baihas Baghdadi</strong>, banchiere d’investimenti siriano di lungo corso, oggi cittadino spagnolo e fondatore di Baghdadi Capital, una <em>family office</em> globale a capitale interamente iberico. La società è stata<em> principal programming sponsor</em> dell’evento, permettendo ad Al-Sharaa di presentarsi a un pubblico di leader politici, economici e think-tank dopo anni di isolamento siriano.</p>



<p>Baghdadi non si è limitato al ruolo di sponsor: ha introdotto il discorso di Al-Sharaa, gli è stato accanto in tutte le apparizioni pubbliche, compresa la tavola rotonda con l’ex direttore della CIA <strong>David Petraeus</strong>. Un’immagine simbolica: Petraeus, che nel 2004 aveva ordinato l’arresto di Al-Sharaa in Iraq, oggi siede al suo fianco in un confronto sul futuro del Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un veterano della finanza internazionale</h2>



<p>Con oltre trent’anni di esperienza nel banking internazionale, <strong>Baghdadi si è specializzato in trade finance e working capital, guidando in passato le attività globali di Barclays</strong> in questi settori. Nel 2018 fonda Baghdadi Capital, lanciata ufficialmente nel 2023 come piattaforma di investimento indipendente che punta a connettere capitali europei e mercati emergenti. È anche presidente per il Medio Oriente e il Nord Africa dell’Atlantic Basin Initiative, network della Transatlantic Leadership Network dedicato a cooperazione e sviluppo. Nel 2025, <strong>la sua società è divenuta main sponsor della Real Sociedad</strong>, club calcistico spagnolo: un segnale di diversificazione e di capacità di usare lo sport come veicolo d’immagine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Concordia 2025: la Siria cerca legittimità</h2>



<p>Per Damasco, la partecipazione di al-Sharaa a Concordia ha rappresentato la prima uscita internazionale dopo la transizione politica interna. Il presidente ha parlato di democrazia, sicurezza, ricostruzione economica e ha chiesto la revoca delle sanzioni USA, ritenute un freno alla ripresa. Nel quadro dell’evento, Baghdadi Capital e il U.S.-Syria Business Council hanno organizzato <strong>una tavola rotonda chiusa con investitori e grandi imprese</strong>, presentando la Siria come mercato da 1 trilione di dollari in settori quali infrastrutture, energia e agroindustria. Petraeus ha riconosciuto pubblicamente i progressi di al-Sharaa, un gesto che ha assunto valore politico oltre che simbolico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diplomazia economica e fine delle sanzioni</h2>



<p>Il nuovo corso siriano punta a un riavvicinamento all’Occidente e a una ricostruzione post-bellica che richiede capitali esteri, tecnologie e know-how manageriale. Baghdadi Capital si propone come ponte tra capitali privati globali e Siria, interpretando il ruolo di facilitatore per progetti infrastrutturali e industriali.<br>Il discorso di al-Sharaa all’ONU il 25 settembre 2025, primo di un leader siriano dopo decenni, ha ribadito la volontà di riforme istituzionali e di riapertura diplomatica, elementi considerati essenziali per attrarre investimenti e convincere Washington a rivedere il regime sanzionatorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari geopolitici ed economici</h2>



<p>Il protagonismo di Baghdadi riflette una nuova fase di “diplomazia economica” in cui gli attori finanziari privati assumono un ruolo mediatorio tra Stati e mercati.<br>Se la Siria riuscirà a garantire stabilità politica e sicurezza giuridica, l’incontro tra capitale europeo e domanda di ricostruzione potrà ridisegnare gli equilibri economici nel Levant. Resta però aperta la sfida politica: le sanzioni USA ed europee, la diffidenza di partner regionali e <strong>i nodi interni al sistema siriano</strong>. Il successo del progetto dipenderà dalla capacità di trasformare il consenso ottenuto a New York in riforme concrete e in un vero processo di reintegrazione del Paese nella comunità internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/baihas-baghdadi-il-banchiere-di-allah-che-ha-presentato-al-sharaa-e-la-siria-alla-finanza-globale.html">Baihas Baghdadi, Il &#8220;banchiere di Allah&#8221; che ha presentato al-Sharaa e la Siria alla finanza globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il rapporto Onu sul genocidio a Gaza e i suoi effetti sulla geopolitica</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-rapporto-onu-sul-genocidio-a-gaza-e-i-suoi-effetti-sulla-geopolitica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 06:49:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/gaza-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/gaza-1.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/gaza-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/gaza-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/gaza-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/gaza-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/gaza-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Il rapporto ONU su Gaza è più di un atto d’accusa: è un test di credibilità per l’intero sistema internazionale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-rapporto-onu-sul-genocidio-a-gaza-e-i-suoi-effetti-sulla-geopolitica.html">Il rapporto Onu sul genocidio a Gaza e i suoi effetti sulla geopolitica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il rapporto A/HRC/60/CRP.3, presentato al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, non è un semplice dossier tecnico: <strong>è un atto d’accusa, pesante e circostanziato, che chiama in causa Israele</strong> per possibili crimini di <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-genocidio-di-gaza-e-la-banalita-del-male.html">genocidio a Gaza</a>. L’uso di espressioni come <em>intentio necandi</em> e <em>dolus specialis</em> non appartiene al linguaggio della propaganda, ma alla giurisprudenza internazionale di Norimberga, del Ruanda, di Srebrenica. Il documento non si limita a denunciare le vittime – oltre 70.000 secondo stime ONU – ma ricostruisce un quadro che comprende <strong>uccisioni sistematiche, distruzione delle infrastrutture sanitarie,</strong> condizioni di vita che rendono impossibile la sopravvivenza.</p>



<p>Il nodo centrale è la volontà, dimostrabile attraverso atti e dichiarazioni, <strong>di “distruggere” un gruppo etnico</strong>. È qui che il rapporto individua la linea di confine tra la guerra convenzionale e l’ipotesi genocidaria. Le frasi pronunciate da ministri e generali israeliani – “annientare”, “cancellare Gaza” – diventano prova di un <em>special intent</em>, quell’“intent to destroy” che la giurisprudenza considera elemento costitutivo del genocidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il diritto bellico e le regole della guerra</h2>



<p>Il documento ONU richiama gli articoli fondamentali del Primo Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra: la distinzione tra obiettivi civili e militari (art. 48), il divieto di attacchi indiscriminati (art. 51), la tutela dei beni indispensabili alla sopravvivenza (art. 54). <strong>Principi che costituiscono l’architrave del diritto bellico moderno e che dovrebbero vincolare qualsiasi esercito regolare.</strong></p>



<p>D’altra parte, anche i manuali militari occidentali – dal <em>Law of War Manual</em> del Dipartimento della Difesa USA al codice etico israeliano <em>Ruach Tzahal</em> – insistono su due concetti: <strong>proporzionalità e necessità militare</strong>. La forza deve essere impiegata solo nella misura indispensabile, e i danni collaterali devono essere limitati. È proprio questo scarto tra dottrina e prassi operativa a rendere il dossier esplosivo.</p>



<p>Israele ribadisce di trovarsi di fronte a un nemico che usa i civili come scudi: armi nei tunnel sotto gli ospedali, lanci di razzi da aree residenziali, miliziani che si confondono con la popolazione. Ma, come ammonisce l’ex generale <strong>David Petraeus</strong>, la percezione di sproporzione ha conseguenze strategiche tanto quanto le vittorie tattiche: erode il consenso internazionale, legittima il nemico sul piano politico,<strong> isola Israele nella diplomazia globale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una questione geopolitica e non solo umanitaria</h2>



<p>Le implicazioni del rapporto vanno oltre il diritto e la morale. Sul piano geopolitico, la spaccatura è evidente. <strong>Gli Stati Uniti, anche sotto la presidenza Trump, difendono il diritto di Israele alla sicurezza</strong> ma cercano di non apparire indifferenti al dramma umanitario. L’Unione Europea è divisa: Madrid e Dublino spingono per sanzioni mirate, Parigi e Berlino frenano, Roma cerca un equilibrio fra interessi strategici e sensibilità umanitaria.</p>



<p><strong>Nel frattempo Russia e Cina usano il rapporto per accusare l’Occidente di doppi standard,</strong> mentre Ankara guida un fronte di condanna senza appello. Nei Paesi arabi la posizione è delicata: Egitto, Qatar e Giordania devono conciliare le pressioni delle piazze con la necessità di evitare un’escalation incontrollata. Il Cairo rifiuta categoricamente di ospitare milioni di rifugiati, temendo un “trasferimento forzato” che cambierebbe per sempre gli equilibri della causa palestinese.</p>



<p>L’ipotesi di un esodo di massa – 2 o 3 milioni di persone – avrebbe conseguenze non solo per il Medio Oriente ma per il Mediterraneo e per l’Europa, dove la questione migratoria è già esplosiva. <strong>Si aprirebbe un nuovo fronte di instabilità</strong>, capace di mettere sotto pressione governi e opinioni pubbliche, con riflessi diretti sulla sicurezza e sulle politiche energetiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Precedenti storici e lezioni mancate</h2>



<p>Il rapporto su Gaza non è il primo nel suo genere. I precedenti su Darfur, Ruanda e Jugoslavia hanno avuto effetti variabili: talvolta hanno portato a processi e condanne, altre volte sono rimasti lettera morta per l’opposizione delle grandi potenze. La vera domanda è <strong>se la comunità internazionale avrà la volontà politica di dare seguito a queste accuse.</strong></p>



<p>Le corti internazionali – la CIG e la CPI – potranno usare il rapporto come base probatoria, ma senza cooperazione degli Stati difficilmente si arriverà a mandati di cattura esecutivi. Il veto USA al Consiglio di Sicurezza resterà un ostacolo. Il rischio è che il documento diventi un ulteriore terreno di scontro diplomatico, anziché uno strumento per fermare le violenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive e scenari</h2>



<p>Sul terreno, la realtà è che la guerra continua. <strong>Hamas mantiene capacità di fuoco e legittimazione politica</strong> presso ampi settori della popolazione palestinese; Israele non mostra intenzione di cessare le operazioni finché non riterrà eliminata la minaccia. Ne consegue un logoramento che rischia di protrarsi per mesi, se non anni.</p>



<p><strong>Per l’Europa e per l’Italia la sfida è duplice</strong>: da un lato evitare che il conflitto alimenti flussi migratori ingestibili e nuove ondate di radicalizzazione; dall’altro proteggere i rapporti strategici con Israele, partner fondamentale in materia di tecnologia e difesa. Un equilibrio delicato che, se mal gestito, potrebbe accentuare la percezione di un’Europa divisa e debole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un test per il sistema internazionale</h2>



<p>Il rapporto ONU su Gaza è più di un atto d’accusa: è <strong>un test di credibilità per l’intero sistema internazionale.</strong> Se resterà senza seguito, rischia di minare ulteriormente la fiducia nel diritto internazionale umanitario, aprendo la strada a una normalizzazione della violenza indiscriminata. Se invece sarà usato per rafforzare i meccanismi di <em>accountability</em>, potrebbe segnare una svolta, costringendo tutti gli attori – <strong>Israele, Hamas, ma anche le potenze esterne</strong> – a confrontarsi con i limiti della guerra e con le conseguenze umanitarie delle loro scelte.</p>



<p>In ogni caso, Gaza non è più solo un conflitto regionale: è un prisma attraverso cui si riflettono le nuove linee di frattura del mondo multipolare, <strong>dalla sfida tra Stati Uniti e Cina al riassetto del Medio Oriente</strong>, dal futuro dell’Europa alla crisi dell’ordine internazionale nato nel 1945. E il rapporto A/HRC/60/CRP.3, nel bene e nel male, ne è già diventato uno dei simboli più potenti.</p>
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		<title>Siria, al-Sharaa negli Usa: l&#8217;ex al Qaeda accolto da Rubio e dall’ex capo della CIA</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/siria-al-sharaa-negli-usa-lex-al-qaeda-accolto-da-rubio-e-dallex-capo-della-cia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 09:02:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="860" height="484" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Siria-Rubio--e1758612866869.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria Rubio al Qaeda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Siria-Rubio--e1758612866869.jpg 860w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Siria-Rubio--e1758612866869-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Siria-Rubio--e1758612866869-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Siria-Rubio--e1758612866869-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Siria-Rubio--e1758612866869-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 860px) 100vw, 860px" /></p>
<p>Ahmed al-Sharaa, presidente della Siria ed ex leader di al Qaeda, ha incontrato a New York Rubio e l'ex capo della CIA.</p>
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<p>L&#8217;operazione di <em>rebranding</em> è completata. <strong>Ahmed al-Sharaa</strong>, alias Mohammed al-Jolani è atterrato a New York per intervenire all’<strong>80ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong>; è il primo viaggio di un presidente siriano negli Stati Uniti in quasi sessant’anni. Ex leader jihadista di Al Qaeda in Siria (poi Hayat Tahrir al-Sham, HTS), <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/da-militante-a-rivoluzionario-cosi-wikipedia-cambia-la-storia-di-al-jolani.html">fino a un anno fa al-Sharaa era nella lista dei terroristi ricercati </a>dagli Usa, con una taglia di <strong>10 milioni di dollari sulla sua testa</strong>. Oggi, dopo aver guidato il rovesciamento di Bashar al-Assad, gli Stati Uniti non solo hanno rimosso la sua designazione di terrorista, ma accolgono il suo governo islamista come partner. <a href="https://x.com/wikileaks/status/1039130688900026372/photo/1">Le parole di Jake Sullivan del 2012</a>, diffuse da <em>WikiLeaks</em>, &#8220;Al Qaeda è dalla nostra parte in Siria&#8221;, sembrano aver trovato una tragica concretizzazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Silenzio sui crimini del governo siriano</h2>



<p>La visita del presidente siriano avviene in un contesto di gravi violazioni dei diritti umani sotto il suo regime islamista e autocratico. Da quando hanno preso il potere, le forze governative affiliate ad HTS <a href="https://news.un.org/en/story/2025/08/1165649">hanno perpetrato massacri settari, con centinaia, forse migliaia, di civili alawiti uccisi nelle regioni costiere</a> a marzo e centinaia di drusi massacrati a Suweida a luglio. Come stabilito dalle <strong>Nazioni Unite</strong>, lo scorso marzo circa <strong>1.400 persone, principalmente civili alawiti</strong>, sono state uccise in massacri attribuiti a forze o individui fedeli alla nuova leadership, l’Autorità Nazionale di Transizione, guidata dal presidente ad interim Ahmed Al-Sharaa. Le vittime, tra cui uomini, donne, anziani, disabili e bambini, sono state torturate, mutilate e, in alcuni casi, i loro corpi lasciati per giorni nelle strade o sepolti in fosse comuni senza documentazione. Ma di tutto questo, all&#8217;Occidente e agli Stati Uniti, non importa assolutamente nulla. Sempre in un nome di una presunta <em>realpolitik</em>.</p>



<p>Nel frattempo, <a href="https://it.insideover.com/politica/le-elezioni-farsa-in-siria-e-il-primo-viaggio-di-al-sharaa-a-new-york-lex-al-qaeda-alla-tribuna-dellonu.html">la Siria di al-Sharaa si prepara a elezioni parlamentari (farsa) il 5 ottobre</a>, un processo molto lontano da una presunta o sedicente democrazia: i membri dell’Assemblea del Popolo saranno scelti tramite un sistema di collegi elettorali provinciali per due terzi, <strong>mentre un terzo sarà nominato direttamente dal presidente</strong>. La giustificazione? Le difficoltà logistiche dovute alla guerra civile, che ha lasciato milioni di siriani senza documenti o in esilio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La grottesca intervista dell&#8217;ex CIA Petraeus</h2>



<p>Un episodio particolarmente grottesco è emerso durante un dialogo tra al-Sharaa e l’ex direttore della CIA <strong>David Petraeus</strong>, che ha espresso preoccupazione per il benessere del leader siriano, chiedendogli: &#8220;Stai dormendo abbastanza la notte? È molto, molto difficile. I tuoi tanti fan, e io sono uno di loro, sono preoccupati per te&#8221;. Lo scambio, tanto surreale quanto vergognoso, è stato duramente criticato dal giornalista <strong>Glenn Greenwald</strong>, che ha commentato: &#8220;Immaginate di essere uno delle migliaia di americani mandati a rischiare la vita per distruggere Al Qaeda, magari morendo nel farlo, e poi vedere il vostro governo accogliere un leader di Al Qaeda nel vostro Paese, con il generale Petraeus che gli chiede affettuosamente come sta&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Imagine being one of the thousands of Americans who were told you had to risk your life to destroy Al Qaeda, only to die doing so, and then watch your own government welcome a long-time Al Qaeda leader to your own country, and have Gen. Petraeus gently ask how he&#39;s holding up: <a href="https://t.co/7sNu5XC63e">https://t.co/7sNu5XC63e</a></p>&mdash; Glenn Greenwald (@ggreenwald) <a href="https://twitter.com/ggreenwald/status/1970202289844494722?ref_src=twsrc%5Etfw">September 22, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incontro con Marco Rubio </h2>



<p>A margine dell&#8217;Assemblea delle Nazioni Unite, il presidente siriano ha potuto incontrare anche il Segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong>. Quest&#8217;ultimo <a href="https://www.aa.com.tr/en/world/syrian-president-al-sharaa-meets-with-us-secretary-of-state-rubio-in-new-york/3695154">ha sottolineato l&#8217;opportunità per la Siria di costruire una nazione stabile e sovran</a>a dopo la storica decisione del presidente Trump di alleviare le sanzioni, annunciata a luglio, e ha discusso di &#8220;sforzi antiterrorismo&#8221; (ebbene sì), della ricerca di americani dispersi e dell&#8217;importanza delle <strong>relazioni tra Siria e Israele per la sicurezza regionale</strong>. </p>



<p>Al-Sharaa, al suo primo discorso all&#8217;Assemblea Generale come capo di Stato siriano dal 1967, <strong>ha elogiato la decisione di Trump</strong> come &#8220;coraggiosa e storica&#8221; e ha espresso il desiderio di ulteriori incontri per rafforzare le relazioni tra Siria e Stati Uniti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La testimonianza di Nour </h2>



<p><strong>Nour, ragazza siriana emigrata all’estero</strong> (impieghiamo un nome fittizio per proteggerla da eventuali ritorsioni), commenta a <em>InsideOver</em> la visita di <strong>al-Sharaa</strong> a New York: &#8220;È un insulto che Ahmed al-Sharaa, con un passato legato a Isis e Al-Qaeda, rappresenti la Siria, culla della civiltà, solo per evitare di ammettere l’errore di chi diceva che chiunque sarebbe stato meglio di Assad. È stato accettato, e ora parla a New York. Un’ipocrisia assurda&#8221;, osserva.</p>



<p>&#8220;Svuotare la Siria della sua diversità culturale e religiosa &#8211; aggiunge &#8211; come sta facendo al-sharma la rende più vulnerabile e facile da controllare. Un popolo con la stessa identità è più manipolabile, soprattutto in un Paese strategico e ricco di risorse come gas, petrolio, acqua e silicio. La diversità rende il controllo difficile, ma ora nessuno si preoccupa delle minoranze. Villaggi cristiani come <strong>Wadi al-Nasara</strong>, la <em>valle dei cristiani</em>, sono stati bruciati di recente, ma nessuno ne parla. Una ragazza alawita è stata violentata l’altro giorno, eppure queste notizie vengono ignorate&#8221;.</p>



<p>Il problema, aggiunge Nour, &#8220;è dover scegliere tra Assad o Jolani, il che è ingiusto. Servono vere elezioni&#8221;.</p>



<p><a href="https://www.google.com/search?sca_esv=637c0e90f834ed3d&amp;sxsrf=AE3TifPxj9-UQb-n671iLTySQyP9wOgHWw:1758610161741&amp;q=David+Petraeus&amp;si=AMgyJEv4SzCgky5yjH-2ngoVwLJNIjQ20h2ebpIlCJ5wxSO-Q6sTKDq-1ZVFQWohRmDdFWIiwJHWgQLFs2lAWmpJI5cFG0rcOrtD8CIbwNmNnnBuDsB5k9WUmcj4PvMVt4GQyoqGMzae9IFYDQQLesVnJO1D9qj-dQ%3D%3D&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwjCwPSvpe6PAxXLJUQIHS5bNX8Q_coHegQIExAB&amp;ictx=0"></a></p>



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		<title>&#8220;Putin has made NATO great again&#8221;: a dialogue with David Petraeus</title>
		<link>https://it.insideover.com/war/putin-has-made-nato-great-again-a-dialogue-with-general-petraeus.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2023 23:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[War]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-2048x1362.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>After one year of war in Ukraine, Nato is stronger and more united. Inside Over dialogues with General (ret.) David Petraeus about the dynamics shaped by the conflict at the global level, the role of the Alliance in the world competition between powers and the possible ends of the war. Petraeus, born in 1952, has &#8230; <a href="https://it.insideover.com/war/putin-has-made-nato-great-again-a-dialogue-with-general-petraeus.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/war/putin-has-made-nato-great-again-a-dialogue-with-general-petraeus.html">&#8220;Putin has made NATO great again&#8221;: a dialogue with David Petraeus</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223180150425_93e744066582481b7007864101e2d9bc-2048x1362.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>After one year of <strong>war in Ukraine,</strong> Nato is stronger and more united. <em>Inside Over</em> dialogues with General (ret.)<strong> David Petraeus </strong>about the dynamics shaped by the conflict at the global level, the role of the Alliance in the world competition between powers and the possible ends of the war. Petraeus, born in 1952, has served 37 years in the U.S. Army and has served in many leading roles. From 2007 to 2008 he was the commanding general of Multi-National Force – Iraq (MNF-I), from 2008 to 2010 he has served as commander of the U.S. Central Command (Centcom), between 2010 and 2011 he has been the commander of the International Security Assistance Force (ISAF) and commander, U.S. Forces – Afghanistan (USFOR-A). From to 2011 and 2012 he has been the 4th Director of the Central Intelligence Agency (Cia). Now &nbsp;Partner at&nbsp;KKR&nbsp;and Chairman of the&nbsp;KKR&nbsp;Global Institute,</p>



<p><strong>How has the Ukraine War changed the strategic context in Europe?&nbsp; </strong></p>



<p>&#8220;I think it is accurate to observe that while Vladimir Putin set out to “Make Russia Great Again,” what he really has done is make NATO great again:&nbsp;prompting two historically neutral (and very capable) countries to seek NATO membership; fostering a level of unity in NATO that has not been seen since the end of the Cold War; resulting in increased defense budgets in Europe and the U.S., with Germany, notably, now committed to achieve the NATO goal of spending 2% of GDP on defense, after having not event gotten to 1.5% previously; leading to augmentation of forces in the Baltic States and eastern Europe; and, finally, dramatically reducing Russia’s military capability, with Russian forces having sustained enormous casualties and staggering losses of weapons systems and vehicles, as well as dramatically depleting its stocks of munitions.&nbsp; In sum, Russia is very substantially diminished and NATO substantially strengthened&#8221;.</p>



<p><strong>Can we state that the West is more united one year after the beginning of the war?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Yes, absolutely, despite occasional hesitation over provision of certain weapons to Ukraine (as in the decision over the provision of western tanks to Ukraine, which is now agreed, of course).&nbsp; As I noted earlier, NATO and other western countries have not been this united since the end of the Cold War&#8221;.</p>



<p><strong>What was the role of Western weapons and Intelligence support in strengthening the Ukraine resistance?&nbsp; </strong></p>



<p>&#8220;Absolutely vital.&nbsp; Ukraine has done a truly extraordinary job of mobilizing the entire country to fight what Ukrainians see as their War of Independence; they have done vastly better than Russia in recruiting, training, equipping, organizing, and employing additional forces and capabilities. &nbsp;But that would not have been possible without the massive assistance from the U.S. and other western countries.&nbsp; The U.S. alone has now provided over $27 billion in arms, ammunition, and materiel to the Ukrainian military since the invasion last February, with another $2B reportedly about to be added.&nbsp; And the weapons systems provided continue to be more and more capable.&nbsp; And, reportedly, sharing of intelligence has been very helpful, as well, though I don’t want to speculate further on that&#8221;.</p>



<p><strong>Which mistakes were committed&nbsp;by the Russian Army?</strong>&nbsp;</p>



<p>&nbsp;A staggering number of mistakes, – everything from the terribly deficient initial campaign design, overestimation of Russian capabilities, complete underestimation of the capabilities (and incredible determination) of the Ukrainian forces and people, lack of appreciation of western support for Ukraine, poor command and control and communications, failure to achieve combined arms effects (armor, infantry, artillery, engineers, close air support, air defense, and electronic warfare all working together), wholly inadequate logistics, terrible indiscipline by Russian forces, lack of a professional noncommissioned officer corps, poor senior leadership (which is why multiple leaders have been fired), and, clearly, a failure to take advantage of all the time Russian forces had in Belarus and Russia to actually train and prepare the forces for the invasion.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223175755747_3db987b47af09652f2cfb03a1b5ad8d3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-385841" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223175755747_3db987b47af09652f2cfb03a1b5ad8d3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223175755747_3db987b47af09652f2cfb03a1b5ad8d3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223175755747_3db987b47af09652f2cfb03a1b5ad8d3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223175755747_3db987b47af09652f2cfb03a1b5ad8d3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223175755747_3db987b47af09652f2cfb03a1b5ad8d3-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230223175755747_3db987b47af09652f2cfb03a1b5ad8d3-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gen. Petraeus during a press conference in Milan, 16 October 2010. Petrause was at that time the commander of American troops in Afghanistan </figcaption></figure>



<p><strong>Is the perspective of an Ukraine victory a feasible one for the end of the War?&nbsp; </strong></p>



<p>&#8220;Yes, though the answer to that question obviously depends on how one defines “victory” and it also depends on a number of factors, most significantly continued strong western security and economic assistance for Ukraine and further tightening of the sanctions and export controls on Russia.&nbsp; At the end of the day, I believe the war will end with a negotiated resolution when Russia realizes that it is unsustainable on the battlefield (where Russia has already lost more than 8 times the soldiers the USSR lost in nearly 10 years in Afghanistan) and also on the home front, given the ever-tightening sanctions and export controls.&nbsp; And we need to do all that we can to hasten that day – and also to be ready with a Marshall-like plan to help rebuild Ukraine and also with an ironclad security guarantee for Ukraine, as well (whether that is NATO membership, which would be ideal, or a U.S.-led coalition commitment, if NATO membership is not achievable&#8221;.</p>



<p><strong>President Biden stated in his Inauguration Speech that America was coming back as a global, reliable leader. Has the Ukraine War proven that he was right or America&#8217;s leadership is still in doubt?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;I think that America’s leadership of the NATO and western effort to support Ukraine and to impose sanctions and export controls on Russia has shown that the U.S. is “back,” to use President Biden’s term (and that is particularly important in the wake of the withdrawal from Afghanistan in August 2021, which allowed potential adversaries to contend that the U.S. was an unreliable partner and a great power in decline).&nbsp; And in offering that assessment, please recall, Andrea, that I am not a member of any political party in the U.S. and do not even register to vote, much less vote.&nbsp; I stopped voting when I was promoted to two-star general and have sought to stay non-political ever since&#8221;.</p>



<p><strong>At the global level,&nbsp;the&nbsp;US&nbsp;is&nbsp;dealing&nbsp;with Russia&#8217;s expansionism in Europe and China&#8217;s ambitions in the Far East. What will be the most important issue for Washington in the coming years?&nbsp; </strong></p>



<p>&#8220;I think there is no question, that the most important relationship in the world is that between the U.S. – together with our allies and partners – and China.&nbsp; Jake Sullivan, President Biden’s National Security Advisor, has described the relationship with China as one of “severe competition.”&nbsp; And we all – all like-minded nations – must work together to ensure that&nbsp;<em>competition</em>&nbsp;doesn’t turn into&nbsp;<em>conflict</em>.&nbsp; One might hope that patient, pragmatic, firm engagement could help reduce the sense of competition and increase areas of cooperation, eventually producing a relationship that is as mutually beneficial as is possible.&nbsp; But we have to be clear eyed and coldly realistic, even as we seek to deal with differences and, again, ensure that they do not result in true conflict.&nbsp; And we also all have to work together to ensure that the elements of deterrence (capabilities and willingness to employ them) are rock solid&#8221;.</p>
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