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	<title>David Cameron Archives - InsideOver</title>
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	<title>David Cameron Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;È una spia&#8221;: Londra espelle l&#8217;addetto militare dell&#8217;ambasciata russa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 14:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1753" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb.jpg 1753w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-600x657.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-274x300.jpg 274w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-935x1024.jpg 935w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-768x841.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-1402x1536.jpg 1402w" sizes="(max-width: 1753px) 100vw, 1753px" /></p>
<p>Il Regno Unito caccerà l&#8217;addetto militare operativo all&#8217;ambasciata russa di Londra dal Paese, in quanto accusato di spionaggio per le politiche del Cremlino. Il governo britannico di Rishi Sunak lo ha comunicato all&#8217;ambasciata russa tramite il Segretario per gli Affari Interni James Cleverly, che ha comunicato alla legazione di Mosca che l&#8217;ufficiale russo, di cui non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/e-una-spia-londra-espelle-laddetto-militare-dellambasciata-russa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/e-una-spia-londra-espelle-laddetto-militare-dellambasciata-russa.html">&#8220;È una spia&#8221;: Londra espelle l&#8217;addetto militare dell&#8217;ambasciata russa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1753" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb.jpg 1753w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-600x657.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-274x300.jpg 274w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-935x1024.jpg 935w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-768x841.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508165000140_fad4c95fe5f8f2d17a2041fae9a50adb-1402x1536.jpg 1402w" sizes="(max-width: 1753px) 100vw, 1753px" /></p>
<p>Il Regno Unito caccerà l&#8217;addetto militare operativo <strong>all&#8217;ambasciata russa di Londra</strong> dal Paese, in quanto accusato di spionaggio per le politiche del Cremlino. Il governo britannico di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-rishi-sunak.html">Rishi Sunak</a> lo ha comunicato all&#8217;ambasciata russa tramite il Segretario per gli Affari Interni James Cleverly, che ha comunicato alla legazione di Mosca che l&#8217;ufficiale russo, di cui non sono state comunicate le generalità, è ora <em>persona non grata</em> nel Paese di Sua Maestà <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-carlo-iii-del-regno-unito.html">Carlo III. </a></p>



<h2 class="wp-block-heading">La cacciata del diplomatico</h2>



<p>&#8220;Espelleremo l&#8217;addetto alla difesa russo, che è un ufficiale dell&#8217;intelligence militare non dichiarato&#8221;, ha sottolineato Cleverly, &#8220;rimuoveremo lo status di sedi diplomatiche da diverse proprietà russe nel Regno Unito che crediamo siano stati utilizzati per scopi di intelligence&#8221;, ha aggiunto il politico del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-conservatore-britannico.html">Partito Conservatore</a>. Denunciando quelle che definisce essere le &#8220;“attività sconsiderate e pericolose del governo russo in tutta Europa” come centrate su Londra. Città in cui, va ricordato, <strong>vive una fiorente comunità di russi</strong> legati per amicizia, affetti, rapporti d&#8217;affari o, sul fronte opposto, ostilità al <strong>cerchio magico di Vladimir Putin</strong>. E se Londra non è più da tempo Londongrad, la città ove i magnati di Mosca andavano a investire i loro guadagni e a fare affari, <strong>resta alto l&#8217;interesse della Russia</strong> per il Regno Unito.</p>



<p>Cleverly ha denunciato che Mosca avrebbe usato le strutture diplomatiche per attività di spionaggio. Un&#8217;accusa che palesa l&#8217;ovvio: <strong>tutte le legazioni sono base di strutture investigative dei servizi</strong> e in quest&#8217;ottica è <strong>palese evidenziare come da tempo</strong> il focus sull&#8217;infiltrazione d&#8217;intelligence russa nelle strutture politiche, diplomatiche e militari stia, nel Regno Unito, aumentando. Il momento politico è stato ritenuto propizio a un <em>repulisti</em> di funzionari russi ritenuti troppo disinvolti. Cleverly ha aggiunto che &#8220;stiamo imponendo nuove restrizioni sui visti diplomatici russi, compreso un limite al periodo di tempo che i diplomatici russi possono trascorrere nel Regno Unito&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Regno Unito spinge al contenimento della Russia</h2>



<p>Da due anni, lo ricordiamo, le relazioni russo-britanniche sono ai minimi storici. Più di ogni altro Paese del G7, il Regno Unito ha con i tre primi ministri <strong>Boris <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/boris-johnson.html">Johnson</a>, Liz <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-liz-truss-il-nuovo-premier-britannico.html">Truss</a> e Rishi Sunak</strong> impostato un sostegno a tutto campo all&#8217;Ucraina invasa da Mosca. Ed è stato l&#8217;unico Paese tra i big del pianeta a pensare in termini di guerra per procura la contesa ucraina. Johnson ha visto l&#8217;Ucraina come sponda per poter rilanciare la proiezione di potenza globale del Regno Unito e Sunak ha espanso questa strategia. L&#8217;arrivo al Foreign Office dell&#8217;ex primo ministro <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/dalle-falkland-allo-yemen-la-global-britain-non-decolla.html">David Cameron</a> ha nei mesi scorsi rafforzato</strong> la postura anti-russa del Regno Unito. La cacciata del diplomatico presunto spione giunge al culmine di giorni di tensione: di recente Cameron <a href="https://www.politico.eu/article/ukraine-can-strike-russia-with-british-weapons-uks-cameron-said-in-kyiv/">ha affermato</a> parlando con Reuters che l’Ucraina ha il “diritto” di adoperare come preferisce le armi fornite dalla Gran Bretagna. Non chiudendo all&#8217;opzione che Kiev possa sfruttarle per colpire le strutture e le unità militari della Russia all’interno del proprio territorio. &#8220;Qualsiasi struttura e equipaggiamento militare britannico sul territorio dell&#8217;Ucraina e oltre potrebbe essere una risposta agli attacchi ucraini con l&#8217;uso di armi britanniche sul territorio della Russia&#8221;, la risposta del ministero degli esteri russo che ora prevede risposte &#8220;dure&#8221; alla mossa di Cleverly.</p>



<p>Il Regno Unito rilancia il <strong>braccio di ferro con Mosca</strong> alzando sulla diplomazia l&#8217;asticella dello scontro. Del resto, i target da spiare nel Regno Unito non mancano per giustificare la cacciata del diplomatico. C&#8217;è la City finanziaria, ci sono le strutture militari del Paese, ci sono anche individui nella lista nera del Cremlino, come il <strong>generale <a href="https://it.insideover.com/guerra/zaluzhny-il-generale-scomodo-che-zelensky-manda-a-svernare-a-londra.html">Valerij Zaluzhny</a>, ex capo delle forze armate ucraine e ambasciatore a Londra</strong> o <strong>Mikhail Kodorkovskij, oligarca</strong> e arcinemico di Putin. Ma tutto questo si sapeva da tempo. La realtà parla di un contesto in cui Londra vuole, per ragioni di proiezione geopolitica, riprendere le redini della corsa anti-russa in Europa e Occidente. Con<a href="https://it.insideover.com/politica/leuropa-puo-morire-macron-suona-la-carica-ma-non-sa-dove-andare.html"> Emmanuel Macron che scalpita</a> e un&#8217;Est Europa pugnace, <strong>ogni gesto politico può aiutare</strong>. Si rinfocola il fantasma dell&#8217;impero. A costo quasi nullo, in questo caso. Ma facendo molto rumore. E ampliando passo dopo passo il solco che divide Londra dalla Russia. E assieme a lei, un Occidente che con Mosca ha sempre meno spiragli di dialogo mentre ancora continua la logorante guerra d&#8217;Ucraina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/e-una-spia-londra-espelle-laddetto-militare-dellambasciata-russa.html">&#8220;È una spia&#8221;: Londra espelle l&#8217;addetto militare dell&#8217;ambasciata russa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il bipolarismo del Regno Unito ai tempi della Brexit e della Global Britain</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-bipolarismo-del-regno-unito-ai-tempi-della-brexit-e-della-global-britain.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 05:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Conservatore]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito Laburista inglese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1207" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-2048x1287.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fatta la Brexit, ora bisogna rifare i britannici. Un filobritannico convinto come Massimo D&#8217;Azeglio, stratega dell&#8217;Italia cavouriana, ora avrebbe sicuramente un &#8220;laboratorio&#8221; di studi privilegiato nel Regno Unito appena uscito dall&#8217;Unione Europea. L&#8217;ultima epopea imperiale degli inglesi, il tentativo di riaffermare con la Brexit la loro centralità nel Regno sulle celtiche Home Nations ha anche trasformato notevolmente le dialettiche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-bipolarismo-del-regno-unito-ai-tempi-della-brexit-e-della-global-britain.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-bipolarismo-del-regno-unito-ai-tempi-della-brexit-e-della-global-britain.html">Il bipolarismo del Regno Unito ai tempi della Brexit e della Global Britain</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1207" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220712181850900_e8615c7e6ea850d24a873999139a5482-2048x1287.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Fatta la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-della-brexit-dopo-le-dimissioni-di-boris-johnson.html" target="_blank" rel="noopener">Brexit</a>, </strong>ora bisogna rifare i britannici. Un filobritannico convinto come <strong>Massimo D&#8217;Azeglio, </strong>stratega dell&#8217;Italia cavouriana, ora avrebbe sicuramente un &#8220;laboratorio&#8221; di studi privilegiato nel Regno Unito appena uscito dall&#8217;Unione Europea. L&#8217;ultima epopea imperiale degli inglesi, il tentativo di riaffermare con la <a href="https://it.insideover.com/politica/un-anno-di-brexit-tutte-le-sfide-per-il-regno-unito-e-boris-johnson.html" target="_blank" rel="noopener">Brexit la loro centralità</a> nel Regno sulle celtiche Home Nations ha anche trasformato notevolmente le dialettiche sociali e politiche del Paese.</p>
<h2>Il dilemma dei due partiti maggiori</h2>
<p>A uscire profondamente trasformato è stato, in particolar modo, il sistema istituzionale tradizionalmente imperniato sul <strong>bipolarismo </strong>e l&#8217;alternanza tra Partito Conservatore e il Partito Laburista, che oggigiorno si trovano parimenti impantanati nella difficoltà di ricostruire le loro direttrici dopo la formalizzazione dell&#8217;uscita dall&#8217;Ue.</p>
<p>I Tory hanno consolidato la loro struttura politica come partito sempre più orientato a rappresentare i lavoratori dei settori manifatturieri della periferia, con <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/boris-johnson.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Boris Johnson </strong></a>si sono espansi alle elezioni del 2019 fino a sfondare il &#8220;Muro Rosso&#8221; laburista nell&#8217;Inghilterra del Nord. Si strutturano come partito strettamente inglese in un Regno Unito multinazionale, questione che li ha portati a stringere alleanze di convenienza con gli unionisti irlandesi e a alienargli con forza le simpatie dei nazionalisti scozzesi e dell&#8217;Ulster. <a href="https://it.insideover.com/politica/le-ragioni-profonde-del-tracollo-del-governo-johnson-e-il-futuro-del-regno-unito.html" target="_blank" rel="noopener">La caduta di Johnson</a> li pone di fronte al bivio: ritorno al passato, alla piattaforma liberista dell&#8217;era Cameron, o approfondimento delle strutture venutesi a creare dopo la pandemia e le crisi dell&#8217;ultimo biennio?</p>
<p>Il Partito Laburista ha, sulla scia di quanto fatto da molti altri esponenti della Sinistra riformista europea, accentuato il suo spostamento verso la natura di portavoce di un élite urbana istruita e progressista. Paradossalmente, sul fronte elettorale questo è successo con maggior forza in avvicinamento al voto del 2019, quando il segretario del Labour era l&#8217;esponente della sinistra radicale <strong>Jeremy Corbyn</strong>. Votato strumentalmente da coloro che ritenevano i laburisti il <em>minor male </em>per contenere il processo della Brexit. Keir Starmer, successore di Corbyn, si trova oggi a sostenere una difficile sfida: ridare coordinate a una formazione che dopo dodici anni consecutivi di opposizione sembra aver smarrito la sua tradizionale base operaia senza aver sviluppato una cultura di governo adatto ai nuovi mondi di cui è divenuto, volente o nolente, portavoce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La politica britannica dopo la Brexit</h2>
<p>La Brexit in questo senso ha segnato un&#8217;accelerazione nella <strong>discussione interna al Paese</strong>. Nel cui contesto politico per oltre un secolo le divisioni ideologiche sono state, rispettate con forza da entrambi i partiti, la vera faglia tra Conservatori e Laburisti. Capaci di unirsi in una visione comune del Paese nelle ore più buie della storia nazionale, come le due guerre mondiali, ma intenti a <strong>legittimarsi reciprocamente </strong>in virtù della legge dell&#8217;alternanza.</p>
<p>La Brexit, soprattutto dopo l&#8217;inopinata decisione di David Cameron di concedere il referendum nel 2016 per inseguire gli euroscettici di Nigel Farage e sottrarre loro i voti alle elezioni generali del 2015, ha posto in essere <strong>fratture più profonde</strong>. Facendo dimenticare che sia i laburisti che i conservatori hanno avuto relazioni difficili con l&#8217;Europa negli ultimi decenni, la discussione sulla Brexit è stato il pretesto per far entrare nel dibattito quelli che, con una terminologia tratta dal gergo cattolico, definiremmo i <strong>valori non negoziabili</strong>. La faglia tra sentimento europeo e orgoglio nazionale, inglese innanzitutto. L&#8217;emersione delle contraddizioni tra centro e periferia del Paese, sostanziatasi nella rivolta contro la ricca e cosmopolita Londra delle province de-industrializzate dell&#8217;Inghilterra profonda. La rottura culturale del consenso su temi come l&#8217;integrazione degli immigrati, la globalizzazione, la sicurezza economica.</p>
<p>In sostanza è stata l&#8217;emersione di queste faglie profonde a guidare la Brexit alla vittoria di stretta misura. Trainata dal ruolo decisivo dell&#8217;elettorato conservatore, al cui interno la fazione di <strong>Boris Johnson e Michael Gove </strong>ha cavalcato la propaganda anti-Ue per promuovere il disegno della <strong>Global Britain</strong>, sostanziatasi passo dopo passo dopo la concretizzazione della Brexit su una piattaforma nazional-liberista, in cui la nazionalizzazione delle ferrovie poteva trovare coerentemente posto vicino alla deregulation finanziaria della City, in cui gli investimenti strategici per l&#8217;Inghilterra in rivolta verso la capitale sono promossi a fianco del rilancio della &#8220;Singapore sul Tamigi&#8221; come piazza globale, in cui il neo-nazionalismo degli inglesi per consolidare l&#8217;impero interno si unisce a un rafforzamento della relazione speciale con gli Stati Uniti che vede Londra come <em>junior partner</em>.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-laburista-britannico.html" target="_blank" rel="noopener">I Laburisti</a> hanno, dal canto loro, tentato il gioco spericolato di presentarsi come il &#8220;partito dell&#8217;Europa&#8221; dimenticando la durissima faglia interna che <strong>Corbyn ha provato a ampliare a favore dei lavoratori </strong>della periferia e dei portavoce dei <em>forgotten men </em>alla britannica. Strategia fallimentare proprio per l&#8217;ambiguità tenuta dal veterano della Sinistra sulla Brexit. La reputazione euroscettica dell&#8217;ex leader laburista Jeremy Corbyn, protetto dello storico &#8220;bastian contrario&#8221; Tony Benn, ha sollevato preoccupazioni sulle opinioni filo-europee dei laburisti spingendo Corbyn a troppi compromessi. Situazione risoltosi paradossalmente quando nel Starmer, un Remainer convinto, ha dichiarato nel marzo scorso di non<a href="https://blogs.lse.ac.uk/politicsandpolicy/keir-starmer-brexit/" target="_blank" rel="noopener"> voler più considerare un <strong>ritorno del Regno Unito nell&#8217;Ue </strong>in caso di vittoria elettorale.</a></p>
<p>Ora abbiamo una situazione in cui sia la destra che la sinistra tradizionale hanno fazioni molto dilatate al loro interno per il riposizionamento dei loro membri sulle varie faglie fatte emergere dalla Brexit e dalle sue conseguenze. Nei Laburisti abbiamo così dunque sia i <strong>&#8220;Blue Labours&#8221;, </strong>spostati ancora più al centro di Tony Blair e desiderosi di continuare la strategia riformista che pagò elettoralmente negli Anni Novanta cavalcando la trasformazione genetica del partito in portavoce delle élite del business e della finanza sia i giovani attivisti di Momentum, <strong>neo-socialisti </strong>e fautori del rilancio del ruolo delle Trade Unions nel partito. Nei Conservatori i seguaci di Cameron, etoniani, oxfordiani e figli di Cambridge elitisti e liberali, convivono con i <strong>&#8220;Red Tories&#8221; </strong>del nuovo &#8220;muro&#8221; sfondato da Boris Johnson, membro del primo gruppo fattosi portavoce dell&#8217;unità del partito in nome della Brexit e salutato come <em>working class hero </em>nel 2019.</p>
<h2>Il bipolarismo è ancora sostenibile?</h2>
<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i partiti sono sempre più comitati elettorali e sempre meno formazioni organiche e coese. Ne conseguono gli &#8220;assassini politici&#8221; dei leader, come nel caso di Johnson, lotte feroci di potere e rischi di sfaldamenti interni. In quest&#8217;ottica, un <strong>bipolarismo mutualmente</strong> legittimato appare sempre più difficile da sostenere nel Paese. Dato che l&#8217;ampliamento delle faglie politiche si va consolidando mese dopo mese, anno dopo anno e la pandemia di Covid-19 e la conseguente recessione hanno rimesso, in tutte le formazioni, il tema della protezione e della sicurezza dei cittadini al certo del discorso, ogni partito ha interpretato la sfida a suo modo. E questo ha giocato un ruolo nella maggiore sfida ignorata dai partiti del bipolarismo nella fase di discussione sulla Brexit: il ritorno di fiamma delle volontà secessioniste di <strong>Scozia e Irlanda del Nord. </strong>Fatta la Brexit, vanno rifatti i britannici partendo dall&#8217;obiettivo base: preservare l&#8217;unità della nazione. Opzione complessa vista la multipolarità che contraddistingue i partiti di riferimento.</p>
<p>Ne consegue che a fianco di partiti-guida sempre meno riconoscibili come formazioni coese stanno emergendo con forza formazioni di nicchia che si consolidano attorno a <strong>temi ben precisi</strong>. In quest&#8217;ottica lo United Kingdom Independence Party prima e il Brexit Party poi, entrambi guidati da Nigel Farage, hanno fatto scuola. Diametralmente opposto, ma quasi con la natura del <em>single issue party, </em>è l&#8217;approccio del <strong>Partito Liberaldemocratico, </strong>che fa dell&#8217;annullamento del referendum del 2016 la sua ragion d&#8217;essere. I Libdem hanno strappato a giugno ai Conservatori i seggi di <a href="https://www.theguardian.com/politics/2022/jun/24/lib-dems-win-tiverton-and-honiton-byelection-overturning-huge-tory-majority?amp;amp;amp" data-link-name="in body link">Tiverton e Honiton </a>alle elezioni suppletive, mostrando grande vitalità in roccaforti a loro spesso ostili e lucrando anche sull&#8217;ambiguità laburista sul tema.</p>
<p>Passo dopo passo emergono anche <a href="https://www.theguardian.com/environment/2022/jul/11/fewer-than-10-percent-of-uk-mps-sign-up-for-emergency-climate-briefing">i <strong>Verdi di Inghilterra e Galles, </strong>che saldano</a> le forze con la strutturata formazione scozzese, orientata a sinistra e animata da aneliti indipendentisti. Se i partiti guida del Regno Unito si sfilacciassero ai loro estremi o dovessero conoscere fasi di incertezza nella leadership, queste due formazioni potrebbero rosicchiare consensi e, soprattutto, mettere a repentaglio la possibilità di un compiuto bipolarismo. Del resto, in <strong>due delle quattro elezioni dal 2010 ad oggi (2010 e 2017),</strong> nessuna delle formazioni in parlamento aveva la maggioranza assoluta e in entrambi i casi i <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-conservatore-britannico.html" target="_blank" rel="noopener">Conservatori</a> hanno dovuto stringere accordi: nel primo caso, un governo di coalizione solido e condiviso con i LibDem, nel secondo un &#8220;patto della non sfiducia&#8221; con gli unionisti nordirlandesi del Dup che ha sostenuto per due anni Theresa May e Boris Johnson. Una riproposizione di tale dinamica nel dopo-Brexit è uno scenario non da escludere. Ma forse, in un certo senso, mostrerebbe meglio una rappresentazione credibile della complessità della società britannica. Cambiata per sempre dal voto del 23 giugno 2016.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-bipolarismo-del-regno-unito-ai-tempi-della-brexit-e-della-global-britain.html">Il bipolarismo del Regno Unito ai tempi della Brexit e della Global Britain</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Brexit for Dummies</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/brexit-for-dummies.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Carrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 14:12:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit.jpg 898w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit-300x234.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit-768x600.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Il processo della Brexit si protrae ormai da tempo. Dopo diversi mesi &#8211; diventati anni &#8211; di assemblee, incontri e negoziati, la procedura di uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea non ha ancora coperto né risolto tutti i propri temi di dibattito. A prescindere dalla moltitudine di voci e rivendicazioni al riguardo, vi sono ancora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/brexit-for-dummies.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/brexit-for-dummies.html">Brexit for Dummies</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="898" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit.jpg 898w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit-300x234.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1500282192-brexit-768x600.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p><p class="Body"><span lang="IT">Il processo della <strong>Brexit</strong> si protrae ormai da tempo. Dopo diversi mesi &#8211; diventati anni &#8211; di assemblee, incontri e negoziati, la procedura di uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea non ha ancora coperto né risolto tutti i propri temi di dibattito. A prescindere dalla moltitudine di voci e rivendicazioni al riguardo, vi sono ancora questioni da discutere e, soprattutto, sistemare. Pertanto, anche se il tempo inizia a stringere, la vicenda è <strong>tutt&#8217;altro che chiusa.</strong></span><span lang="IT"> </span><span lang="IT">In questa situazione caotica e ancora aperta, potrebbe essere facile perdere la trebisonda sull’andamento che hanno seguito gli eventi; dunque, come siamo arrivati esattamente al punto in cui ci troviamo oggi?</span></p>
<h2 class="Body"><span lang="IT"> </span><span lang="IT">C&#8217;era una volta</span></h2>
<p class="Body"><span lang="IT">Sin dai primi momenti, quando nel 1973 il Regno Unito entrò a far parte della Comunità europea, le relazioni tra queste due controparti sono sempre state instabili e complicate, per usare un eufemismo. Sebbene il Regno Unito approvasse la creazione di un Mercato unico europeo, che avrebbe permesso la libera circolazione di beni fisici, capitali, servizi e forza lavoro tra gli Stati Membri, fu subito chiaro che non fossero altrettanto d’accordo con le intromissioni esterne nella loro politica interna. <strong>Margaret Thatcher</strong> fu il simbolo di questa strenua opposizione britannica nei confronti di quelle che venivano percepite come eccessive tassazioni. </span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">In seguito alle sue dimissioni, queste tensioni si allentarono: nel ’92 John Major firmò l’accordo di Maastricht dando vita all&#8217;Unione europea, e con i governi laburisti di Tony Blair e Gordon Brown sembrò avvicinarsi un nuovo periodo di relazioni più serene e distese. Tuttavia si nascondevano forti pressioni euroscettiche che esplosero con il governo conservatore successivo.</span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Per rendere le controparti di Bruxelles più duttili e malleabili, l’allora primo ministro <strong>David Cameron</strong> annunciò un <strong>referendum popolare</strong>, chiedendo l’opinione dei cittadini britannici sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. Questa scelta fu un semplice atto puramente dimostrativo, e non un obiettivo politico davvero perseguibile, né tanto meno una minaccia. Ciononostante, il referendum ebbe un impatto straordinario e polarizzò la società britannica in due gruppi, separati ed opposti: da un lato, l’alleanza del <i><strong>Remain</strong> </i>per la permanenza all’interno dell’Ue, composta dai Laburisti, i Liberal Democratici, il Partito Verde d’Inghilterra e Galles, il Partito Nazionale Scozzese e metà dei Conservatori (tra i quali lo stesso Cameron); dall’altro lato, il fronte del <i><strong>Leave</strong> </i>deciso ad abbandonare l’Ue, composto dall’altra metà del Partito Conservatore capeggiato da Boris Johnson ed il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito di Nigel Farage.</span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Questo referendum ebbe luogo il <strong>23 giugno 2016</strong> e vide la leggera ed inaspettata vittoria dei <i>Leave </i>ai danni dei <i>Remain</i>. Nonostante il referendum fosse unicamente consultivo e non legalmente vincolante, il governo di allora decise di cavalcare l’opinione popolare e di instaurare su queste basi un vero e proprio programma politico. </span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">La Corte Suprema del Regno Unito affermò in seguito che, al fine di procedere ed applicare l’articolo 50 (quello che riguarda le procedure di uscita degli Stati Membri dall’Unione Europea), era necessario consultare unicamente il Parlamento britannico, senza intromissione dalle rispettive quattro assemblee nazionali di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Il Parlamento fu consultato correttamente e la notifica formale dell’Articolo 50 ebbe successo, dando inizio al processo ufficiale di Brexit il 29 marzo 2017.</span><span lang="IT"> </span></p>
<h2 class="Body"><span lang="IT">L&#8217;inizio delle trattative</span></h2>
<p class="Body"><span lang="IT"> </span><span lang="IT">L’inizio di questi negoziati vide il nuovo primo ministro conservatore <strong>Theresa May</strong> informare il presidente del Consiglio europeo <strong>Donald Tusk</strong> circa l’intenzione del governo britannico di abbandonare sia l’unione doganale che il Mercato unico europeo, di ritirarsi dalle Comunità europee di cui era parte dal 1973 e di adattare le leggi europee a quelle britanniche (e non viceversa). La data per questa uscita fu fissata per il 29 marzo 2019, due anni dopo la presentazione della notifica, come impone l’Articolo 50.</span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Dopo aver ricevuto la lettera di notifica, il Parlamento europeo accettò di iniziare i negoziati, e il 19 giugno 2017, il Segretario di Stato britannico per l’Uscita dall’Unione europea David David raggiunse a Bruxelles il Capo Negoziatore Michel Barnier per cominciare a discutere insieme un accordo di ritiro che comprendesse un periodo di transizione ed il futuro delle relazioni tra Regno Unito ed Unione europea. Sin da subito ci fu la massima preoccupazione per i vari scenari possibili in questa situazione così controversa.</span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Ma quello che sembrava essere un processo in rapida evoluzione ed apparentemente inarrestabile si rivelò più lento del previsto a causa di più motivi, tra cui le elezioni britanniche anticipate. Finalmente, nel novembre 2018 furono stipulati l’accordo sull’uscita (vincolante) e la dichiarazione sulle relazioni future (non vincolante), documenti che vennero successivamente presentati al Parlamento britannico; tuttavia, all’interno di quest’ultimo vi erano delle profonde fratture ideologiche, che comportarono la <strong>mancata ratifica dei documenti </strong>presentati in ben tre occasioni diverse, nei primi mesi del 2019. Se da un lato i Laburisti volevano rimanere all’interno dell’unione doganale, dall’altro i Conservatori si rifiutavano di pagarne le spese a beneficio dell’Ue. Tre anni dopo, la divisione ideologica all’interno della Gran Bretagna era rimasta praticamente la stessa.</span></p>
<h2 class="Body"><span lang="IT">La Brexit oggi</span></h2>
<p class="Body"><span lang="IT">Fu dunque stabilita una nuova scadenza &#8211; tutt’ora vigente &#8211; per il <strong>31 ottobre 2019</strong>. Avendo fallito nel tentativo di portare a termine il processo di uscita entro i termini accordati, Theresa May si dimise dall’incarico di leader dei Conservatori e fu sostituita proprio da <strong>Boris Johnson</strong> nell’estate 2019. Fedele alla sua stoica posizione sul tema Brexit, ora Johnson intende irrevocabilmente abbandonare l’Unione europea entro la nuova scadenza, con o senza un accordo con la controparte.</span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Questa possibilità del <i>no-deal </i>è fomentata dal rifiuto da parte dell’Unione europea di abrogare il <i>Protocollo dell’Irlanda del Nord </i>(o <i>“<strong>Irish Backstop</strong>”</i>) come richiesto da Johnson al fine di riaprire i negoziati. L’Ue vuole mantenere un confine <i>soft </i>tra la Repubblica d’Irlanda (parte dell’Ue) e l’Irlanda del Nord (potenzialmente non più parte dell’Ue), in quanto si tratta di due Paesi storicamente in guerra che intravedono ora un futuro di convivenza pacifica; tuttavia, secondo Johnson, non distinguere nettamente i confini tra Regno Unito ed Unione europea rappresenta ovviamente un pericolo per la natura e l’efficienza della Brexit stessa.</span><span lang="IT"> </span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Secondo diversi esperti, la Brexit &#8211; e lo scenario del <i>no-deal </i>in particolare &#8211; <strong>comprometterebbe significativamente l’economia interna britannica</strong>, nonché la posizione di Londra nel panorama internazionale, e getterebbe il Regno Unito in una fase di recessione economica, finanziaria e generale senza precedenti. Questa teoria trova ampio seguito tra i sostenitori del <i>Remain </i>(la cui campagna politica è sempre stata di natura scientifico-economica, anziché emotiva ed irrazionale), i quali sono disposti a protrarre il dibattito nella speranza di un accordo futuro che porti benefici ad entrambe le parti.</span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Che Johnson ne sia consapevole o meno (e lo è), la sua risoluta visione dei fatti sulla questione è un <strong>punto di svolta</strong> tanto improvviso quanto critico, in quello che sembrava essere un processo in fase di decelerazione ed in direzione di nuovi negoziati; ma se da un lato sembrava che l’Unione Europea avesse preso il coltello dalla parte del manico, a causa della divisione interna del Parlamento britannico, dall’altro le recenti iniziative di Johnson per sospendere il Parlamento ed espellere i membri Conservatori in disaccordo potrebbero rivelarsi un altro atto di forza dimostrativo per tornare a trattare alla pari con Bruxelles &#8211; come già accadde nel 2016.</span></p>
<p class="Body"><span lang="IT">Gli scenari geopolitici ed economici del Regno Unito e dell’Unione europea verranno determinati dalla piega di eventi che prenderà il processo Brexit nei prossimi mesi; ad oggi, la questione è ancora aperta a tutte le possibilità.</span></p>
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		<title>In Gran Bretagna crolla il debito pubblico</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/in-gran-bretagna-crolla-il-debito-pubblico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2019 15:13:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Gran Bretagna, dopo la Grande Recessione, ha posto in essere un programma di austerità di ampia portata per operare un risanamento dei conti pubblici e una riduzione del deficit e del debito gravemente prostrati dalla necessità di salvare il settore finanziario a partire dal 2008. Il governo di David Cameron e quello di Theresa May &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/in-gran-bretagna-crolla-il-debito-pubblico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20190108140756_28130493-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La Gran Bretagna, dopo la Grande Recessione, ha posto in essere un programma di austerità di ampia portata per operare un risanamento dei conti pubblici e una riduzione del deficit e del debito gravemente prostrati dalla necessità di salvare il settore finanziario a partire dal 2008.</p>
<p>Il governo di David Cameron e quello di Theresa May hanno agito, in questo senso, in sinergia totale, a parte alcune correzioni di rotta dell’ultimo periodo. In contrasto con l’Unione Europea pressoché su ogni tema, la Gran Bretagna è stata a lungo concorde con i vertici di Bruxelles nel ritenere l’austerità pro-ciclica la risposta ottimale alla crisi economica e finanziaria. Oggi ” il deficit ha raggiunto il punto più basso da 17 anni a questa parte, dopo essere diminuito del 41% in un anno”, sottolinea Italia Oggi. “Oggi il deficit è pari all’1,2% del pil per l’esercizio 2018-2019 chiuso il 31 marzo, contro quasi il 10% di dieci anni fa, dopo la crisi finanziaria”, e il debito pubblico complessivo è dato in discesa dall’84,6% all’83,1% del Pil.</p>
<h2>L’austerità del Regno Unito colpisce un Paese sano</h2>
<p>Il tema dell’austerità è tra i più controversi nello studio dell’odierna economia britannica, che mostra risultati contrastanti. Da un lato, l’occupazione vola e non sembra aver interiorizzato i timori di una Brexit senza accordo, mentre i salari crescono a un ritmo crescente da circa un anno. Dall’altro, la Gran Bretagna conosce crescenti problemi di povertà e disuguaglianza. Quando nel 2010 il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne varò il pacchetto di austerità, annunciò che esso sarebbe stato un provvedimento temporaneo e volto ad esaurirsi una volta venuta meno l’onda lunga della crisi. Nulla di più falso. Il successore di Osborne, Philip Hammond, una volta prese in mano le redini dell’economia britannica ha annunciato la continuazione del programmaanche nel corso del governo di Theresa May.</p>
<h2>Un taglio ai servizi senza precedenti</h2>
<p>Cosa ha dovuto lasciare sul terreno la Gran Bretagna per ottenere il totem della riduzione del debito pubblico e, di recente, un avanzo primario nei conti pubblici? Come testimonia ogni storia di applicazione dell’austerità, dall’Italia di Mario Monti alla Grecia di Alexis Tsipras, a pagare sono stati, principalmente, i membri più deboli e vulnerabili della società, le comunità locali periferiche e i servizi essenziali.</p>
<p>L’austerità ha colpito la spesa dei ministeri, i benefit pensionistici, i programmi di edilizia popolare, i finanziamenti ai piccoli centri (crollati del 60% in Inghilterra e Galles), costretti ad alzare al massimo le tasse locali per ottenere denaro per i servizi essenziali, gli stipendi dei dipendenti pubblici, l’assistenza all’infanzia, le forze di sicurezza (20.000 poliziotti in meno dal 2010 al 2019). Ha travolto i finanziamenti alla più depressa regione del Regno Unito, l’Irlanda del Nord, tornata ad infiammarsi sulla scia di una situazione economica prossima al collasso, caduti dell’8% prima che la coalizione tra i Conservatori e il Dup garantisse un fondo da un miliardo di sterline. Ha impattato per oltre 30 miliardi di sterline sui servizi sociali di inclusione e sostegno al reddito, risparmiando solo a costo di grandi spaccature politiche il National Health Service.</p>
<h2>Povertà ed esclusione sociale in aumento nel Regno Unito</h2>
<p>I risultati, in certi campi, sono stati disastrosi. L’esclusione sociale è tornata ad essere un problema in Gran Bretagna in una misura che non si vedeva dai tempi dell’assalto, fortunatamente incompleto, sferrato negli Anni Ottanta da Margaret Thatcher e dai suoi esecutivi al welfare costruito da Clement Attlee e Aneurin Bevan dopo la seconda guerra mondiale. Il numero di bambini viventi in povertà relativa, sceso da 4,3 a 3,5 milioni tra il 1998 e il 2012, è oggi risalito a 4,1 milioni; le mense per poveri, le food banks, hanno conosciuto un incremento notevole della loro utenza; la sicurezza pubblica in città come Londra ha conosciuto un calo di efficienza tale da rendere numerosi quartieri pericolosi e da portare a un aumento nel numero di rapine e omicidi.</p>
<p>Il rogo della Greenfell Tower, l’edificio di North Kensington bruciato dopo anni di incuria nel 2017, che uccise 72 persone e sconvolse il Paese è l’esempio più emblematico degli estremi a cui l’incuria e la mancanza di risorse dettata dai tagli ai servizi può portare. Lo scollamento tra città all’avanguardia nell’economia globale come Londra e le aree rurali ha contribuito notevolmente ad alimentare il moto di rivolta elettorale e il sostegno alla Brexit nel 2016. Hammond ha recentemente annunciato che il “dividendo della Brexit” sarà rappresentato dall’incremento dei fondi destinati al Nhs del 3,4%, pari a circa 20 miliardi di sterline all’anno, annunciato in passato da Theresa May. Ma è difficile pensare che il governo del Regno Unito possa seriamente invertire la rotta.</p>
<p>Il rischio è di trovarsi con più Paesi, intenti a procedere a più velocità, in un solo Stato. E per una nazione come il Regno Unito, che vive già delicati problemi nei rapporti con l’Europa e tra le regioni costituenti, questo potrebbe rappresentare il peggior frutto dell’austerità.</p>
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		<title>La Gran Bretagna riempie di armi i sauditi, ma &#8220;vigila&#8221; sul loro utilizzo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-gran-bretagna-riempie-armi-sauditi-vigila-sul-utilizzo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2017 14:49:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1011" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Gran Bretagna è molto sensibile sul tema delle armi in mano ai sauditi. L’ultimo report firmato dalle Nazioni Unite evidenziava infatti come la coalizione guidata da Casa Saud abbia fatto strage di bambini in Yemen. Sono proprio i bambini, le vittime innocenti per eccellenza della guerra, a smuovere le coscienze in occidente. Così un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-gran-bretagna-riempie-armi-sauditi-vigila-sul-utilizzo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1011" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171005170318_24531542-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La Gran Bretagna è molto sensibile sul tema delle armi in mano ai sauditi. L’ultimo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/quelle-giravolte-dellonu-larabia-saudita/">report</a> firmato dalle Nazioni Unite evidenziava infatti come la coalizione guidata da Casa Saud abbia fatto strage di bambini in Yemen. Sono proprio i bambini, le vittime innocenti per eccellenza della guerra, a smuovere le coscienze in occidente. Così un conflitto dimenticato da politici e media entra, finalmente, nel discorso politico di un Paese (extra) europeo.</p>
<p>Londra vigilerà sull&#8217;utilizzo delle armi da parte di Riyad</p>
<p>Il Rappresentante Permanente all’Onu per il Regno Unito, Matthew Rycroft, ha dunque espresso la preoccupazione sua e del suo Paese circa l’utilizzo di armi da parte dell’Arabia Saudita. “Monitoreremo attentamente”, ha dichiarato il rappresentante di Londra, come riportato da <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aljazeera.com/news/2017/10/uk-monitoring-saudi-weapons-extremely-attentively-171011083459151.html">Al Jazeera</a></em>. Nelle stesse dichiarazioni si può però poi notare una contraddizione, talmente grande, da risultare persino grottesca, a tratti comica, non fosse per la tragicità dell’argomento. “Il Regno Unito sta mettendo in piedi misure stringenti per assicurarsi che l’uso finale delle armi che vengono vendute da Londra a Riyad sia appropriato”.</p>
<p></p>
<p>Appropriato? Il paradosso insito in tali parole è sconcertante. La Gran Bretagna ammette, pubblicamente in questo caso, di essere un punto di riferimento, e rifornimento, di armi per i sauditi, ma allo stesso tempo ne raccomanda un utilizzo adeguato. Un concetto dal significato più che enigmatico, considerato che l’utilizzo delle armi può essere solo uno: la guerra. Guerra che i sauditi stanno portando avanti in Yemen da più di due anni, ponendo in atto reiterate violazioni delle convenzioni internazionali sulla protezione dei civili durante un conflitto. È palese dunque come l’utilizzo delle armi da parte saudita non sia “appropriato” da anni ormai, ed è strano che solo ora la Gran Bretagna sembra essersene accorta.</p>
<p>L&#8217;Arabia Saudita porta la guerra in Yemen anche grazie alle armi inglesi</p>
<p>Una “svista” talmente prolungata che ha permesso al regno saudita di diventare il primo cliente di armi di Londra. Secondo <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aljazeera.com/news/2017/10/uk-monitoring-saudi-weapons-extremely-attentively-171011083459151.html">Al Jazeera</a> </em>sono stati ben 4 i miliardi di dollari guadagnati dal Regno Unito per la vendita di armi a Riyad. Ancor più paradossale è scoprire come tale cifra sia stata guadagnata negli ultimi due anni.</p>
<p></p>
<p>Se spostiamo indietro le lancette dell’orologio di 24 mesi arriviamo diretti al 2015, proprio l’anno d’inizio del conflitto in Yemen. Una puntualità “appropriata” potremmo dire, così come “appropriato” è stato il rifornimento militare per il dispendioso conflitto iniziato dall’Arabia Saudita in Yemen. Meno “appropriato” è stato il trattamento che Casa Saud ha riservato ai civili yemeniti. Di questo ne però abbiamo già parlato, così come delle contraddizioni britanniche.</p>
<p>L&#8217;etica ambigua della Gran Bretagna </p>
<p>A Londra è tuttavia consuetudine prendere tali “abbagli” in politica estera, soprattutto quando si parla di etica. Molti ricordano le parole di condanna uscite dalla bocca dell’ex Premier britannico David Cameron contro il Colonnello Gheddafi. Accuse per “violazioni dei diritti umani” che si trasformarono poi in intervento armato “pianificato con la Francia di Nicolas Sarkozy”, come recitava <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/14/libia-il-parlamento-condanna-cameron-sbagliata-la-guerra-del-2011-ex-premier-e-responsabile-del-collasso-del-paese/3032796/">un Rapporto della Commissione Esteri del Parlamento britannico</a>.</p>
<p></p>
<p>Così dopo “aver causato il collasso politico ed economico, una guerra fra milizie e tribù,  una sequenza di crisi umanitarie e migratorie, diffuse violazioni dei diritti umani, la distribuzione delle armi del regime di Gheddafi in tutta la regione e alla crescita dell’Isil”, Cameron offriva il fianco del suo stesso Paese ai terroristi creati da questo sciagurato intervento. Il terrorista dell’attentato di Manchester si era infatti<a href="http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/05/23/identificato-attentatore-manchester-enne-salman-abedi_WPHF4z5Zn8Wej3TE2BkUtN.html"> armato </a>materialmente e ideologicamente tra i “ribelli” anti Gheddafi. Armi che con buona probabilità erano partite proprio dalle scogliere di Dover. Questi errori di valutazione si pagano cari, anche se a farne le spese in questo caso non fu Cameron, bensì gli ignari i civili inglesi. In Yemen i politici britannici monitoreranno attentamente, nel frattempo il redditizio business di armi proseguirà senza sosta. </p>
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		<title>Hollande snobba il Dalai Lama</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hollande-snobba-il-dalai-lama.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 08:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="980" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La massima autorità spirituale del Buddhismo tibetano è atterrata in Francia. Il 14° Dalai Lama Tenzin Gyatso si tratterà tra Parigi e Strasburgo fino al 18 settembre per animare un ciclo di incontri su dialogo religioso, ecologia e scienza. A fare gli onori di casa al Lama premio Nobel per la pace non ci sarà &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/hollande-snobba-il-dalai-lama.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="980" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160915201559_20627150-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La massima autorità spirituale del Buddhismo tibetano è atterrata in Francia. Il 14° Dalai Lama Tenzin Gyatso si tratterà tra Parigi e Strasburgo fino al 18 settembre per animare un ciclo di incontri su dialogo religioso, ecologia e scienza. A fare gli onori di casa al Lama premio Nobel per la pace non ci sarà né <strong>Francois Hollande</strong> né figure di primo piano del governo francese.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15849" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/banner_occhi_cristiani.jpg" alt="banner_occhi_cristiani" /></a>L’atteggiamento elusivo con cui l’establishment francese ha aggirato la presenza di Tenzin nasce probabilmente dalla volontà di non suscitare le ormai arcinote<strong> ire di Pechino</strong>.Da qualche giorno, negli ambienti cattolici, si vocifera altrettanto anche di <strong>Papa Francesco</strong>. Persino il Santo Padre avrebbe ceduto alle pressioni dei cinesi per non rinunciare a quel viaggio ad Honk Kong, previsto per il prossimo anno, destinato a risolvere la “questione cinese”. Così, come ha confermato il suo segretario ad AsiaNews, il Dalai Lama non parteciperà nemmeno agli incontri di Assisi che, in una prospettiva completamente rovesciata, nel 1986 lo videro accanto a Giovanni Paolo II.Le conseguenze per chi non si piega ai diktat della realpolik sono immediate. Se lo ricorda bene l’ex premier inglese<strong> David Cameron</strong>. Il conservatore britannico, dopo aver ricevuto Tenzin in forma privata e sbrigativa, si è visto slittare di un anno la visita ufficiale in Cina. Ma la lista dei capi di stato scottati dalle fiamme del dragone è lunga.Con Obama è stata una vera e propria telenovela. Iniziata agli albori del mandato presidenziale. All’epoca, la visita di Tenzin alla Casa Bianca aveva contribuito alla glaciazione delle relazioni diplomatiche tra Washintong e Pechino. Da quei fatti sono passati sei anni e, nel frattempo, il Lama è tornato negli States per ben quattro volte. L&#8217;ultima è stata a giugno scorso. Niente telecamere, niente stampa. Se non fosse per quella foto postata su Instagram dall’entourage del leader religioso potrebbe tranquillamente non esserci mai stato alcun incontro. Anche la scelta della location, ovvero la Map Room e non il più prestigioso Studio Ovale rivela la volontà di stuzzicare il meno possibile la Cina e di non minare “la reciproca fiducia e cooperazione” di cui parlava un portavoce del Ministero degli Esteri cinese.Anche se il Dalai Lama sembra aver abbandonato da tempo il sogno dell’indipendenza del Tibet, definita ormai “impraticabile”, per orientarsi su una visione più moderata (la c.d. Via di Mezzo, ndr) che guarda ad una “genuina autonomia” del Tetto del Mondo da Pechino, l’atteggiamento delle autorità cinesi non si è ammorbidito e l’auspicato dialogo tra le parti non è mai decollato. Tanto che sotto la scure di Pechino, finiscono anche vip e personaggi dello spettacolo. La cantante Lady Gaga, ad esempio, è stata inserita nella black list del Partito Comunista cinese solo per aver discusso con Tenzin di alimentazione e medicina naturale.Dal canto suo, “il lupo in abiti da monaco” (così come viene chiamato Tenzin dai suoi avversari, ndr) ha dato lezione di diplomazia incassando l’ennesimo rifiuto, quello di Hollande, con proverbiale eleganza. Tenzin ha spiegato a Le Monde di non voler mettere in imbarazzo nessuno e che, in fin dei conti, “lo scopo della visita non è quello di incontrare leader politici. Non ho nulla da dirgli, preferisco parlare di felicità”.</p>
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		<title>Libia, parlamentari contro Cameron</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-parlamentari-inglesi-contro-cameron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 17:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la pubblicazione del rapporto Chilcot, che ha gettato parecchie ombre sulla liceità della guerra in Iraq e su Tony Blair, ecco che sui politici inglesi piove un&#8217;altra tegola, questa volta sulla testa di David Cameron.La commissione Affari esteri della Camera dei Comuni, a maggioranza conservatrice, ha infatti pubbluicato un rapporto sull&#8217;intervento britannico in Libia nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-parlamentari-inglesi-contro-cameron.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/1459440819-4000cameron-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo la pubblicazione del rapporto Chilcot, che ha gettato parecchie ombre sulla liceità della guerra in Iraq e su Tony Blair, ecco che sui politici inglesi piove un&#8217;altra tegola, questa volta sulla testa di <strong>David Cameron</strong>.La commissione Affari esteri della Camera dei Comuni, a maggioranza conservatrice, ha infatti pubbluicato un rapporto sull&#8217;intervento britannico in Libia nel 2011, a fianco della Francia.L&#8217;iniziativa militare, giustificata dalla necessità di proteggere i civili a Bengasi dopo la rivolta, fu presa, secondo i parlamentari, senza un&#8217;adeguata analisi della natura della ribellione, di cui non si colse l&#8217;elemento dell&#8217;<strong>estremismo islamico</strong>. L&#8217;azione si spostò poi sull&#8217;obiettivo, non previsto e non dichiarato, di un cambiamento di regime. Infine, il governo di Londra venne meno alla responsabilità morale di aiutare il Paese nella ricostruzione dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Quegli errori, conclude il documento, contribuirono al crollo politico ed economico, alla guerra civile e all&#8217;ascesa del sedicente Stato islamico.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15849" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/banner_occhi_cristiani.jpg" alt="banner_occhi_cristiani" /></a>Tutti errori che stiamo pagando caro ancora adesso. Come è noto, l&#8217;unico che all&#8217;epoca si oppose all&#8217;intervento in Libia fu <strong>Silvio Berlusconi</strong>, che venne però obbligato alla guerra dall&#8217;allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una guerra che favoriva gli interessi di francesi e inglesi. Certamente non i nostri. Parole inascoltate all&#8217;epoca. Ma ancora oggi vere, come testimonia anche il rapporto che inchioda Cameron.</p>
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		<title>Isis in Iraq è anche &#8220;merito&#8221; di Blair</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/se-isis-e-in-iraq-e-anche-merito-di-blair.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2016 08:38:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Chilcot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto che la Gran Bretagna ha aspettato per sette anni. Composto di 12 volumi e 2,6 milioni di parole. Costato 10 milioni di sterline. Il rapporto Chilcot è destinato a riscrivere una pagina della storia della Gran Bretagna e di tutto il mondo. Quello dell’operazione Iraqi Freedom, lanciata da Stati Uniti e Gran Bretagna &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/se-isis-e-in-iraq-e-anche-merito-di-blair.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/se-isis-e-in-iraq-e-anche-merito-di-blair.html">Isis in Iraq è anche &#8220;merito&#8221; di Blair</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un rapporto che la Gran Bretagna ha aspettato per sette anni. Composto di 12 volumi e 2,6 milioni di parole. Costato 10 milioni di sterline. Il <strong>rapporto Chilcot</strong> è destinato a riscrivere una pagina della storia della Gran Bretagna e di tutto il mondo. Quello dell’operazione<strong> Iraqi Freedom</strong>, lanciata da Stati Uniti e Gran Bretagna contro Saddam Hussein, nel <strong>marzo del 2003</strong>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/ecco-perche-liraq-rischia-di-scomparire/" target="_blank">Per approfondire: Perché l&#8217;Iraq rischia di scomparire</a>Il presidente della Commissione d’inchiesta, John Chilcot, che ha esaminato il ruolo della Gran Bretagna nella guerra in Iraq dalla preparazione dell’intervento, all’azione militare, fino alle sue conseguenze, ha riferito mercoledì a Londra sul contenuto del rapporto, che, dalle 12 dello stesso giorno sarà di pubblico dominio e <a style="color: #0000ff" href="http://www.iraqinquiry.org.uk/">consultabile sul web</a>.Quella presa dall’allora presidente Tony Blair, secondo il rapporto Chilcot, fu una decisione &#8220;di estrema gravità”: “<strong>non giustificata</strong> però da una minaccia imminente da parte del regime del defunto dittatore iracheno Saddam Hussein”. La famosa fialetta di antrace che l’allora segretario di Stato americano, Colin Powell, sventolò davanti al Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti nel febbraio del 2003, per il rapporto Chilcot, non fu una prova sufficiente a giustificare l’intervento. I “25 mila litri di antrace” di cui avrebbe dovuto disporre Saddam Hussein, del resto, non furono mai trovati. E i dati presentati come certi da Tony Blair alla vigilia dell’intervento, svela il rapporto, assieme alle valutazioni sull’<strong>arsenale chimico</strong> di Saddam, erano “fallaci”, e sottolinea la commissione, &#8220;non furono messi in dubbio, mentre avrebbero dovuto esserlo&#8221;.Blair, ha detto John Chilcot nel suo intervento di presentazione del rapporto, intervenne a fianco degli Usa nell’operazione Iraqi Freedom, senza valutare tutte le alternative pacifiche possibili. L’<strong>intervento militare</strong><strong>contro il governo di Saddam non era l’ultima opzione disponibile</strong> nel marzo 2003. &#8220;Si sarebbe potuta adottare una strategia di contenimento e portarla avanti per un certo periodo di tempo&#8221;, ha spiegato infatti mercoledì al centro congressi Queen Elizabet II, a Westminster, il presidente della commissione incaricata di redigere il rapporto, Sir John Chilcot.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-politica-mediorientale-usa-sotto-la-lente-cinese/">Per approfondire: &#8220;Gli Usa riflettano sui loro disastri in Iraq&#8221;</a>Una decisione precipitosa, costata la vita a 179 soldati britannici, e dalle <strong>conseguenze rischiose</strong> per la Gran Bretagna e per l’intera regione mediorientale. Conseguenze sulle quali Blair, sempre secondo il rapporto, era stato messo in guardia. L’allora premier inglese sapeva che <strong>&#8220;un&#8217;azione militare avrebbe aumentato la minaccia di al-Qaeda al Regno Unito e agli interessi britannici”</strong> e che “un&#8217;invasione avrebbe potuto far finire le armi e le capacità militari irachene nelle mani dei <strong>terroristi</strong>&#8220;, ha detto Chilcot. Il rapporto sottolinea quindi come la campagna che ha portato all’impiccagione trasmessa in modo visione del “dittatore” nemico Saddam Hussein, e alla successiva destabilizzazione del Paese, abbia condotto allo scenario odierno, nel quale intere aree del Paese restano nelle mani delle bandiere nere del <strong>Califfato</strong>. Una guerra che ha diffuso una instabilità che ha causato “a partire dal 2009, la morte di oltre 150mila iracheni&#8221;, &#8220;la gran parte civili&#8221;. &#8220;Più di un milione hanno dovuto lasciare le loro case e tutto il popolo iracheno ha sofferto enormemente&#8221;, ha detto Chilcot. L&#8217;ultimo tratto della scia di sangue che va avanti dal 2003 è stato il devastante attentato compiuto dall&#8217;Isis sabato notte nel quartiere sciita di Karrada, a Baghdad, costato la vita oltre 250 persone.Il rapporto è un durissimo<strong> atto d’accusa contro l’ex premier labourista Tony Blair</strong>, che ha potuto visionare in anteprima il documento nella giornata di martedì e che mercoledì ha detto di aver agito &#8220;in buona fede&#8221; e nell’interesse degli inglesi. &#8220;Io non credo che la rimozione di Saddam Hussein sia la causa del terrorismo a cui assistiamo in Medio Oriente e altrove”, ha detto l’allora premier. La storia però, non gli ha dato ragione. “La cosa più importante che possiamo fare è imparare la lezione per il futuro”, ha detto, quindi, il premier inglese David Cameron, mentre le famiglie dei militari inglesi morti nel conflitto stanno studiando un’azione legale contro chi autorizzò l’intervento.</p>
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		<title>Brexit, se anche Putin vota sì</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/putin-vota-si-al-brexit.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 15:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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<p>Il “fattore Putin” è stata una delle armi principali usate dal fronte pro-Ue nel dibattito pubblico sulla Brexit. Ma cosa ne pensa Mosca del referendum che si prepara a cambiare volto all’Europa?Per approfondire: Russofobi di tutto il mondo&#8230;piantatela!Da quando, niente di meno che il premier inglese David Cameron, durante il suo discorso pronunciato ad un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/putin-vota-si-al-brexit.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/1465138405-lapresse-20160526111517-19242336.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/1465138405-lapresse-20160526111517-19242336.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/1465138405-lapresse-20160526111517-19242336-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/1465138405-lapresse-20160526111517-19242336-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/1465138405-lapresse-20160526111517-19242336-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il “<strong>fattore Putin</strong>” è stata una delle armi principali usate dal fronte pro-Ue nel dibattito pubblico sulla<strong> Brexit</strong>. Ma cosa ne pensa Mosca del referendum che si prepara a cambiare volto all’Europa?<a href="http://www.occhidellaguerra.it/russofobi-di-tutto-il-mondo-piantatela/" target="_blank">Per approfondire: Russofobi di tutto il mondo&#8230;piantatela!</a>Da quando, niente di meno che il premier inglese<strong> David Cameron</strong>, durante il suo discorso pronunciato ad un evento del <strong>World Economic Forum</strong>, alla Mansion House, nel centro di Londra, rispondendo ai giornalisti disse che Vladimir Putin e al Baghdadi “sarebbero contenti” se la Gran Bretagna lasciasse l’Europa, il <strong>“</strong>fattore Putin<strong>”</strong> è entrato prepotentemente nel dibattito. Così la “russofobia” si è trasformata nella principale arma usata dai difensori dell’integrazione europea per delegittimare il fronte <strong>euroscettico</strong>.Anche il capo del Foreign Office britannico, Philip Hammond, infatti, poco tempo dopo disse che la Russia è “l’unico Stato interessato al fatto che la Gran Bretagna esca dall’Unione Europea”. “E questo probabilmente è tutto quello che dovremmo sapere”, aveva aggiunto, laconico, il capo della diplomazia di Sua Maestà. Accuse talmente forti, che hanno spinto ad intervenire anche il portavoce del Cremlino, e la portavoce del <strong>ministero degli Esteri di Mosca</strong>, Maria Zakharova, i quali hanno entrambi chiarito come la Russia non sia affatto coinvolta nei processi connessi al referendum britannico.Molti in Gran Bretagna, però sostengono il contrario. E in prima fila, ci sono i tradizionali oppositori di Putin, come il campione di scacchi <strong>Garry Kasparov</strong>, presidente della Human Rights Foundation, che in <a href="http://www.theguardian.com/commentisfree/2016/may/13/brexit-perfect-gift-vladimir-putin-eu">un articolo pubblicato dal <em>Guardian</em></a>, ha accusato il Cremlino di sostenere qualsiasi processo volto ad indebolire l’Europa, supportando tutti i suoi elementi “divisivi”. La verità, però,  è che il presidente russo non si è ancora mai espresso sul tema del referendum che potrebbe sancire la fine del matrimonio tra Londra e Bruxelles. Ma la “paranoia” occidentale nei confronti di Mosca ha portato ad interpretare il silenzio del Cremlino come un supporto esplicito al fronte anti-Ue. Tanto che il think thank inglese <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.chathamhouse.org/" target="_blank">Chatam House</a></em>, sulle mancate dichiarazioni di Putin è riuscito a scrivere un’intera analisi, intitolata, appunto, <a href="https://www.chathamhouse.org/EXPERT/COMMENT/RUSSIAS-SILENCE-CONCEALS-PREFERENCE-BREXIT">“il silenzio di Mosca cela una preferenza per la Brexit”</a>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/se-gli-europei-sono-sempre-piu-euroscettici/">Per approfondire: Se gli europei sono sempre più euroscettici</a>Ma, interpretazioni a parte, cosa pensa davvero la Russia degli esiti del referendum sulla permanenza di Londra nell’Ue? A spiegarlo oggi, alla vigilia dell’incontro tra Putin ed il <strong>capo della Commissione europea Jean-Claude Juncker</strong> al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, è il presidente del Consiglio russo per la politica estera e la Difesa, <strong>Fedor Lukyanov</strong>, intervistato dall’agenzia<em> Agi</em>.  Quello che interessa davvero alla Russia, secondo Lukyanov, a prescindere dagli esiti della consultazione del 23 giugno, è che si apra “una<strong> nuova fase di cambiamento interno dell&#8217;Unione europea</strong>&#8220;. Magari, con un ulteriore spaccamento del fronte favorevole alle sanzioni contro Mosca, che, del resto è già in atto.&#8221;Nessuno sa cosa significhi Brexit e cosa seguirà a questa eventualità, non ci sono procedure definite, non sappiamo come influenzerà i mercati. Questa <strong>imprevedibilità</strong> non serve a nessuno e tanto meno alla Russia, che dipende così tanto dall&#8217;Europa&#8221;, ha spiegato l’analista del Club Valdai. Alla Russia del resto, continua Lukyanov, andrebbe bene qualsiasi scenario. Sia che dal referendum sulla Brexit uscisse fuori un’Europa più compatta, sia che si tornasse indietro ad uno scenario “pre-Maastricht”, composto cioè da “Stati più o meno indipendenti”, Mosca continuerà, in entrambi i casi, a dialogare con i partner europei. A variare, spiega l’analista sarà il formato con cui sarà condotto il <strong>dialogo</strong>. “Con un&#8217;Europa unita, si capirebbe meglio con chi parlare, mentre nella seconda ipotesi si tratterebbe di condurre la classica diplomazia&#8221;, ha affermato Lukyanov.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato/">Per approfondire: La crisi europea, tra Ttip, Ue e Nato</a>Ma è proprio l’incertezza che pesa sulle istituzioni comunitarie, ha fatto notare l’esperto russo, che continua ad essere il vero problema, “non solo per Mosca, ma per tutti i partner internazionali: Cina, Usa, India”. “Tutti si lamentano del fatto che in Europa non si sa con chi va presa la decisione finale&#8221;, ha concluso l’analista, che ha auspicato, quindi, che il risultato del referendum del 23 giugno apra finalmente <strong>una nuova fase nel processo di integrazione europea</strong>. &#8220;L&#8217;integrazione europea del XX secolo ha avuto un grande successo, ma è finita”, ha ricordato, infatti, il ricercatore, “la Brexit è importante perché prima di tutto creerebbe un precedente di uscita, quando finora l&#8217;ideologia è stata sempre quella dell&#8217;allargamento, ma allo stesso tempo può essere l&#8217;avvento di un&#8217;Europa più omogenea, se consideriamo che la Gran Bretagna ha sempre condotto una sua particolare politica”. Dall’altra parte Brexit, per l’analista, potrebbe significare anche “più instabilità”, “perché viene meno uno degli elementi che ha tenuto la struttura in equilibrio&#8221;.Insomma, è chiaro che a Mosca non dispiacerebbe un cambiamento interno a questa Unione Europea. Ma affermare che la Russia stia tramando perché la Gran Bretagna esca dall’Ue e che il Cremlino spinga per una <strong>disintegrazione delle istituzioni comunitarie</strong>, sembra un’ipotesi tanto impercorribile, quanto azzardata. La realtà è che in Europa c’è già talmente tanta crisi, che non serve nemmeno che qualcuno si sforzi per accentuarla.</p>
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		<title>Cameron stoppa i raid contro l’Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cameron-stoppa-i-raid-contro-lisis.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2016 07:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1141" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000-1024x609.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>David Cameron sembra aver deciso: le SAS, i reparti speciali britannici, non potranno più ricercare e colpire i leader jihadisti in Siria ed Iraq.   Soprattutto qualora si trovino nei pressi di Raqqa, capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. A rivelarlo ci ha pensato il quotidiano Sun, la cui fonte ha dichiarato che il Regno Unito ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cameron-stoppa-i-raid-contro-lisis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1141" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/cameron4000-1024x609.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p align="JUSTIFY">David Cameron sembra aver deciso: le SAS, i reparti speciali britannici, non potranno più ricercare e colpire i leader jihadisti in Siria ed Iraq.  </p>
<p align="JUSTIFY"> Soprattutto qualora si trovino nei pressi di Raqqa, capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. A rivelarlo ci ha pensato il quotidiano <strong>Sun</strong>, la cui fonte ha dichiarato che il Regno Unito ad oggi ha “un squadrone SAS in Kurdistan (iracheno), ma non è permesso loro di attraversare il confine a causa dei vincoli politici. Potremmo fare molto di più, e tutto ciò è frustrante”. </p>
<p></p>
<p align="JUSTIFY">In realtà, quanto raccontato dal quotidiano britannico non sorprende. La presenza dei reparti speciali inglesi in Siria ed Iraq è risaputa da tempo. Soprattutto dopo il ferimento, lo scorso febbraio, di tre membri delle SAS durante un conflitto a fuoco con milizie affiliate all’Isis nei pressi di Mosul, roccaforte jihadista irachena. E quella fu un’occasione d’oro per i giornali inglesi per raccontare quale fosse l’effettivo coinvolgimento delle forze armate di sua maestà in Medio Oriente, sul cui impiego il Governo di Londra ha spesso preferito glissare. Sostanzialmente i militari inglesi, in quell’occasione, erano impegnati in un pattugliamento su mezzi blindati. Rigorosamente in abiti borghesi, erano accompagnati da colleghi dei reparti speciali americani e tedeschi. Non è poco quanto emerse dall’episodio, certo. Ma non fu detto tutto. </p>
<p align="JUSTIFY">L’abbiamo detto, il fatto che Governo britannico, come tanti Stati europei tra cui l’Italia, avesse inviato i propri reparti speciali in Siria ed Iraq non è un mistero. Le SAS, come le SBS o i paracadutisti, sono inquadrati nella Coalition Joint Special Operations Task Force, a comando statunitense. Sarebbero circa 200, secondo il quotidiano <strong>Mirror</strong>, le unità dei reparti speciali britannici in Iraq e Siria, principalmente a sostegno della Coalizione Anti-Isis. O meglio, a sostegno degli interventi, più o meno precisi, degli aerei della coalizione. Oltre che a supporto delle truppe irachene, come previsto dall’Operazione Shader. </p>
<p></p>
<p align="JUSTIFY">Ciò che non si riesce bene a comprendere, invece, è <strong>perché Cameron abbia deciso proprio ora di arrestare le operazioni delle SAS in Medio Oriente</strong>, soprattutto dopo aver promesso lo stanziamento di 2 miliardi di sterline da destinare ai reparti speciali. Un passo indietro incomprensibile, deciso proprio quando lo Stato Islamico, grazie all’avanzata delle truppe di Assad, sembrava in maggiore difficoltà, avendo dovuto rinunciare a Palmira, ripiegando verso Raqqa. </p>
<p align="JUSTIFY">Una semplice mossa politica quella del Primo Ministro del Regno Unito? Probabile. Forse Cameron è troppo timoroso di subire le critiche di un’agguerrita opposizione parlamentare nel caso d’ingenti perdite sul campo. Com’è già successo, d’altronde. </p>
<p></p>
<p align="JUSTIFY">Ciò che è certo, però, è che quella condotta fino ad oggi da Londra contro il terrorismo islamico in Siria ed Iraq sembra una guerra frammentaria, imprecisa e poco chiara, soprattutto quando dev’essere condotta “boots on the ground”. Certo, Cameron non vuole Assad. Ha per questo sostenuto i ribelli siriani anti-governativi, un tempo. Per lui il Presidente siriano è un “intoppo” troppo grande per gli interessi britannici in Medio Oriente. Ma il Premier inglese deve fare i conti con la Russia, che non rinuncerà – per ora- all’alleato siriano. E si resta sempre lì, in attesa di svelare il velato gioco britannico in Medio Oriente. </p>
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