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	<title>Cesare Battisti Archives - InsideOver</title>
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	<title>Cesare Battisti Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Francia toccata dal terrorismo archivia la dottrina Mitterrand</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/italia-francia-brigate-rosse-anni-piombo-terrorismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 12:08:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A leggerla così, la notizia stride con il passato più o meno recente dei rapporti tra Italia e Francia: l’Eliseo ha annunciato che sette ex membri delle Brigate Rosse sono stati arrestati stamane a Parigi su richiesta dell&#8217;Italia, mentre altri tre sono in fuga e sono ricercati. Si tratta di atti di terrorismo risalenti agli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/italia-francia-brigate-rosse-anni-piombo-terrorismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/terrorismo-francia-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A leggerla così, la notizia stride con il passato più o meno recente dei rapporti tra Italia e Francia: l’Eliseo ha annunciato che <strong>sette ex membri delle Brigate Rosse </strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/arrestati-francia-sette-terroristi-rossi-altri-tre-fuga-1942511.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sono stati arrestati</a> stamane a Parigi su richiesta dell&#8217;Italia, mentre altri tre sono in fuga e sono ricercati. Si tratta di atti di terrorismo risalenti agli anni &#8217;70 e &#8217;80. Secondo quanto si apprende da fonti investigative francesi, si tratta di Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; di Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e di Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. Un’operazione che ha previsto un’intensa collaborazione tra i due Paesi che sembra suonare il <em>Requiem</em> definitivo sulla vecchia d<strong>ottrina Mitterrand</strong>. Un passaggio dei tempi dettato anche degli ultimi anni turbolenti che hanno visto il territorio francese colpito da attentati e agguati costati la vita a decine di cittadini transalpini, di fatto toccando con mano gli effetti del terrorismo. Ma questo addio alla dottrina dell&#8217;ex presidente socialista parte da lontano.</p>
<h2>La nascita della Dottrina Mitterrand</h2>
<p>Durante la grande stagione del <strong>terrorismo rosso</strong>, italiano ed europeo, l’Europa si pose il problema di una trattazione collegiale della materia, ma una convenzione che potesse disciplinare l’intricata questione non vide mai la luce. <strong>Valéry Giscard d’Estaing</strong>, presidente della Repubblica dal 1974 al 1981, cercò di raccogliere le ceneri di quell’iniziativa, proponendo, in maniera piuttosto confusa, l’idea di «spazio giudiziario europeo». Una sterzata in senso gallicano si ebbe con il cambio della guardia che portò alla presidenza il socialista <strong>François Mitterrand</strong> nel 1981: fu proprio quest’ultimo che, in un discorso al Palais des Sports di Rennes il 1º febbraio 1985 segnò un cambiamento epocale.</p>
<p>La Francia era decisa a combattere duramente il terrorismo e concedere l’estradizione per i <strong>delitti di sangue</strong> ma, in tutti i casi di reati meramente ideologici, si apriva un’enorme zona grigia, soprattutto a proposito di un certo numero d’italiani giunti in Francia: “Sono circa trecento e più di un centinaio erano già qui prima del 1981. Hanno evidentemente rotto con il terrorismo. Anche se si sono resi colpevoli in passato—in molti casi è probabile—sono stati ricevuti in Francia, non sono stati estradati, si sono inseriti nella società francese, vivono qui, si sono molto spesso sposati (&#8230;) la maggior parte di essi ha chiesto la naturalizzazione”.</p>
<p>Un colpo d’accetta a ciò che l’Italia poteva ottenere o meno, alla lotta italiana al terrorismo che viveva la sua stagione più dura (Moro era stato ucciso solo pochi anni prima) ma soprattutto un confine sottilissimo tra chi poteva essere definito terrorista o sedicente ex. Ergo, tutti coloro i quali non si fosse macchiati di delitti di sangue non sarebbero stati estradati. Di fatto, dunque, la Francia si trasformò nel <em>buen retiro</em> per decine di ricercati stranieri ritenuti da Parigi “rabboniti” dalla vita francese. Nel caso italiano, l’applicazione della dottrina venne giustificata, sulla stampa e nei corridoi del potere, anche in nome di una presunta &#8220;non conformità&#8221; della legislazione italiana agli standard europei, soprattutto per quanto concerneva le leggi speciali, l&#8217;uso della carcerazione preventiva e il rapporto con i collaboratori di giustizia.</p>
<p>Fu lo stesso Mitterrand a difendersi da <strong>accuse di connivenza o giustificazionismo</strong> verso il fenomeno, in virtù della sua appartenenza politica: «Sì, ho deciso l&#8217;estradizione, senza il minimo rimorso, di un certo numero di uomini accusati d&#8217;aver commesso dei crimini (…) Il diritto d&#8217;asilo, essendo un contratto tra chi ne gode e la Francia che l&#8217;accoglie, è sempre stato e sempre sarà rispettato (…) Mi rifiuto di considerare a priori come terroristi attivi e pericolosi degli uomini che sono venuti, in particolare dall&#8217;Italia, molto tempo prima che esercitassi le prerogative che mi sono proprie, e che si erano appena ritrovati qui e là, nella <em>banlieu</em> parigina, pentiti&#8230; a metà, di fatto &#8230; non saprei, ma fuori dai giochi (…)Ma io dico chiaramente: la Francia è e sarà solidale coi suoi alleati europei, nel rispetto dei suoi principi, del suo diritto: sarà solidale, rifiuterà ogni protezione diretta o indiretta del terrorismo attivo, reale, sanguinario». Le polemiche e l’astio con Roma, però, non si spensero con il tramonto della stagione del terrorismo.</p>
<h2>Il caso Cesare Battisti</h2>
<p>Sebbene l’epopea dei terroristi (semi)nascosti in Francia abbia avuto vari protagonisti, è stato soprattutto il caso <strong>Cesare Battisti</strong> a rinfocolare l’acredine tra Parigi e Roma. Battisti, attivo durante gli anni di piombo come membro del gruppo Proletari Armati per il Comunismo era evaso dal carcere di Frosinone nel 1981 dopo essere stato condannato a 12 anni in primo grado per banda armata; venne condannato in seguito in contumacia all&#8217;ergastolo, per quattro omicidi, due commessi materialmente, due in concorso. Evaso nel 1981, Battisti per quasi un anno visse da clandestino a Parigi.</p>
<p>Ed è nella <em>ville lumière</em>  che si diede alla scrittura, fondando perfino una rivista culturale, <em>Via Libre</em>. Dopo un’ulteriore latitanza messicana, Battisti tornò in Francia nel 1990 con aspirazioni da letterato ed intellettuale <em>à la page</em>. Poco tempo dopo venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. Nell&#8217;aprile 1991, dopo quattro mesi di detenzione, la <em>Chambre d&#8217;accusation di</em> Parigi lo dichiarò non estradabile: tra le motivazioni, il fatto che, secondo la magistratura francese, le prove a suo carico erano &#8220;contraddittorie&#8221; e &#8220;degne di una giustizia militare&#8221;. Tutto in linea con la dottrina Mitterrand.</p>
<p><strong>Nel 2004 il caso Battisti riesplode</strong>: viene arrestato il 10 febbraio a Parigi sempre su richiesta delle autorità italiane. Ma in Francia si scatena una campagna in suo favore sostenuta dagli intellettuali <em>gauchisti</em> e il 3 marzo Battisti viene scarcerato. Il 30 giugno successivo dopo l’udienza per l’estradizione, la corte d’appello francese dà il via libera: Battisti ricorre e perde. Il 23 ottobre il primo ministro francese firma il decreto di estradizione in sua assenza. Lui, infatti, è fuggito in Brasile.</p>
<p>Numerosi passi erano stati compiuti con l’arrivo di <strong>Jacques Chirac</strong>. Nel 2004 il presidente francese tornò sulla questione tuonando: &#8220;Nello spazio giuridico europeo se una persona viene condannata per reati di sangue, nel caso di Battisti per terrorismo, concedere l&#8217;estradizione è un dovere&#8221;. Sembrò una sterzata definitiva, considerando che quelle parole furono pronunciate in una conferenza stampa congiunta con Silvio Berlusconi in un vertice italo-francese. Nella stessa occasione, aggiunse: &#8220;Battisti fu condannato definitivamente nel 1993 dalla giustizia italiana per diversi omicidi e reati di sangue.</p>
<p>Ora la Chambre de l&#8217;Instruction della Corte d&#8217;appello di Parigi ha dato un parere favorevole all&#8217;estradizione”, dichiarando di lasciare il tempo alla Corte di cassazione per far conoscere la posizione della Francia. La posizione di Chirac, duramente contestata da Socialisti, Verdi e Comunisti francesi, giustificava il cambio di rotta anche in virtù di una evoluzione delle leggi italiane che, a suo dire, erano divenuto meno lesive dei diritti umani. Un anno pregno di significati il 2004 anche in virtù del fatto che, nell&#8217;ambito del caso Cesare Battisti, il Consiglio di Stato, massimo organo giurisdizionale amministrativo e consultivo della Repubblica francese, negò ogni validità giuridica alla vecchia dottrina.</p>
<h2>Cosa è cambiato negli ultimi anni</h2>
<p>Cosa è accaduto nel frattempo? Anche <strong>Nicolas Sarkozy</strong>, prima ministro dell’Interno e poi all’Eliseo, si trovò a gestire un altro caso di estradizione, quello di <strong>Marina Petrella</strong>, brigatista e condannata all’ergastolo per vari omicidi. La Petrella però possedeva un nobile vantaggio nel suo pedigree: era amica di Valeria Bruni Tedeschi, attrice, sorella di Carla Bruni, moglie di Sarkozy. Così anche la <em>première dame</em> canterina venne investita intellettualmente della vicenda, e il suo strizzare l’occhio al mondo degli intellettuali ex terroristi provocò una bufera senza precedenti che fece sorgere il sospetto di un revival 2.0 della dottrina Mitterrand.</p>
<p>Al netto di una <em>querelle</em> legata ai processi agli intellettuali (nel caso di Erri De Luca), nella quale fu trascinato per la giacca, anche <strong>François Hollande</strong> finì ad occuparsi, suo malgrado, del problema dell’estradizione, ma per ragioni differenti. Dopo la strage di Parigi, infatti, il governo francese chiese l&#8217;estradizione di <strong>Salah Abdeslam</strong>, arrestato dopo una rocambolesca caccia all’uomo. In quell’occasione, il presidente sottolineò a chiare lettere come la richiesta di estradizione dal Belgio fosse un atto dovuto per poter combattere la minaccia a livello europeo, sollecitando l&#8217;approvazione della direttiva europea sul controllo delle armi. Quel momento segnò una svolta, anche se simbolica, perché nobilitò la pratica dell’estradizione per i reati terroristici, che non possono restare impuniti nel tempo e nello spazio, soprattutto quello europeo.</p>
<p>In questi anni, il governo italiano non ha mai desistito nelle richieste di estradizione dei ricercati. I nomi di questa mattina erano, infatti, inclusi in una lista ulteriore di 200 nomi consegnata al governo francese. Agli inizi di aprile, era stata proprio la ministra della Giustizia italiana <strong>Marta Cartabia</strong>, durante un incontro con l&#8217;omologo Eric Dupond-Moretti, a chiedere ufficialmente la consegna dei brigatisti. Al termine della riunione, avvenuta l&#8217;8 aprile scorso, la ministra si era detta &#8220;soddisfatta dello scambio di vedute&#8221; con il collega francese.</p>
<p>Epilogo di questa lunga scia di bufere, tensioni, arresti, delitti e connivenze tra le due nazioni cugine è l’operazione di questa mattina. <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/bastava-avere-draghi-perch-francia-inizia-darci-i-terroristi-1942518.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Effetto Mario Draghi</a>? Effetto Europa? Forse sì, ma forse occorre guardare anche alla <strong>storia recente della Francia</strong>: un altro tipo di terrorismo affligge il Paese negli ultimi anni. Innumerevoli stragi. Solo per citarne alcune: Tolosa e Montauban nel 2012, la strage di Charlie Hebdo nel 2015, e poi ancora Nizza nel 2016; l’anno dopo il terrore tornò a Parigi e a Marsiglia e poi ancora a Strasburgo. Non ultima la decapitazione di <strong>Samuel Paty</strong>, il professore ucciso barbaramente da un estremista islamico. Attentati covati nel cuore della Francia, impastati nel rancore di una integrazione zoppicante, in quelle stesse <em>banlieu </em>un tempo nascondiglio dei terroristi rossi.</p>
<p>&#8220;La Francia, essa stessa colpita dal terrorismo, comprende l&#8217;assoluta necessità di giustizia per le vittime&#8221;. Con queste parole, l&#8217;Eliseo ha annunciato la decisione di consegnare alla giustizia gli ex brigatisti. Nella stessa nota si legge che il presidente Emmanuel Macron &#8220;ha voluto risolvere la questione come l&#8217;Italia chiede da anni&#8221;. Ora che la Francia soffre come l’Italia negli anni di piombo, anche se per ragioni diverse, la stagione delle connivenze e della tolleranza è finita. Anche a Parigi.</p>
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		<item>
		<title>Gli intellettuali si pentono: il libro di Battisti non esce più</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gli-intellettuali-si-pentono-il-libro-di-battisti-non-esce-piu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 15:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="966" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190114124648_28173415.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190114124648_28173415.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190114124648_28173415-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190114124648_28173415-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190114124648_28173415-1024x659.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’intellighenzia che per anni ha difeso, protetto e per certi versi giustificato Cesare Battisti e i suoi crimini ora inizia a ricredersi. Non certo perché convinta finalmente della responsabilità penale e etica degli omicidi commessi dall’ex Pac (anche se ammessi da lui stesso nel carcere di Oristano), ma perché adesso sarebbe veramente difficile poter dare alle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-intellettuali-si-pentono-il-libro-di-battisti-non-esce-piu.html">[...]</a></p>
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<p>Così dalla Francia, proprio il Paese che ha accolto Battisti, arriva la prima notizia di un cambio di rotta. Non sarà più pubblicato il noir firmato dal terrorista rosso. A renderlo noto è stata la casa editrice Seuil, che ha deciso non di annullare del tutto ma almeno di rimandare l’uscita del libro dopo che l’ex latitante ha riconosciuto la sua piena responsabilità negli omicidi compiuti negli Anni Settanta. Il romanzo nero è stato pubblicizzato dalla scrittrice Fred Vargas e da sua sorella: gli irriducibili, quelli che difendono il Battisti scrittore anche se colpevole come omicida. Una dottrina Mitterand letteraria che ha permesso la protezione culturale e intellettuale, prima ancora che politica dell’uomo.</p>
<p>“L’ho letto immediatamente, e mi sono preso una gran cotta”, ha dichiarato Gwenaelle Denoyers, la direttrice della collezione Cadre Noir, a radio France Inter. “È un ‘noir’ puro che si svolge in Brasile, con pagine davvero brillanti”. Ma la direttrice ha poi aggiunto: “Non si ha voglia di leggere ora un romanzo di Cesare Battisti, sarebbe un po’ indecente”. Insomma, non è una questione etica, non sia mai. È una questione puramente commerciale: adesso il libro di un assassino reo confesso non piace più. Anzi, la direttrice aggiunge anche dell’altro: “Potremmo pubblicare il romanzo forse l’anno prossimo o tra due anni”. Perché il problema non è il fatto che un assassino, ma che sia troppo recente la notizia. È solo per strategia commerciale che non piace l’idea di pubblicare un libro noti firmato da un omicida.</p>
<p>Una frase che fa capire una cosa molto importante: quel mondo intellettuale che ha sempre tutelato la posizione di quello che è a tutti gli effetti un assassino, non si è ravveduta del tutto. Anzi, continua a ritenere del tutto plausibile che una persona come Battisti venga inclusa nell’universo culturale europeo e internazionale. La dottrina Mitterrand, quella che ha permesso a Battisti di vivere in Francia protetto dalla politica e dall’intellighenzia, non è finita. Si sta rendendo conto dell’errore commesso negli ultimi decenni. Ma c’è ancora chi continua a pensare che, tutto sommato, Battisti non sia un vero e proprio colpevole. E a nulla sono valse le sentenze della giustizia italiana che hanno confermato le condanne nei confronti dell’ex membro dei Pac negli anni Settanta.</p>
<p>Del resto, scuse ufficiali non sono mai arrivate. Chi ha tutelato Battisti in questi decenni, chi lo ha giustificato, chi ha accusato l’Italia di essere una dittatura e non una repubblica democratica, non ha ancora detto nulla per chiedere scusa non tanto al nostro Paese ma prima di tutto alle famiglie delle vittime dei suoi crimini. Il pentimento vero non è arrivato. E quel drappello filo- Battisti che ha sostenuto anche il suo ultimo noir di fronte a tutti non ha mai rinnegato.</p>
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		<title>La latitanza boliviana di Battisti: ecco tutte le tappe del terrorista</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-latitanza-boliviana-cesare-battisti-tutte-le-tappe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 20:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2700" height="1800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581.jpg 2700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2700px) 100vw, 2700px" /></p>
<p>La latitanza di Cesare Battisti si è conclusa nella metropoli boliviana di Santa Cruz de la Sierra, la più popolosa città del Paese andino, ultima tappa di una disperata fuga. I magistrati che si sono occupati delle indagini hanno spiegato che per individuare il latitante è stata utilizzata una tecnologia avanzata ed estremamente sofisticata che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-latitanza-boliviana-cesare-battisti-tutte-le-tappe.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-latitanza-boliviana-cesare-battisti-tutte-le-tappe.html">La latitanza boliviana di Battisti: ecco tutte le tappe del terrorista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2700" height="1800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581.jpg 2700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948581-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2700px) 100vw, 2700px" /></p><p>La latitanza di <strong>Cesare Battisti</strong> si è conclusa nella metropoli boliviana di Santa Cruz de la Sierra, la più popolosa città del Paese andino, ultima tappa di una disperata fuga. I magistrati che si sono occupati delle indagini hanno spiegato che per individuare il latitante è stata utilizzata una tecnologia avanzata ed estremamente sofisticata che ha permesso di seguire la scia internet. Di vitale importanza per individuare il fuggiasco è stato l’Imei, il codice che rende un telefonino localizzabile ovunque, anche cambiando scheda Sim.</p>
<p>Come illustrato da Gabriele Mori, ricercatore di Itstime/Università Cattolica ed esperto in tecnologie e sicurezza: “L’Imei (International Mobile Station Equipment Identity) è un codice numerico univoco che identifica un dispositivo mobile; è svincolato dall’identificativo della Sim, pertanto anche laddove l’utente con in possesso un dato dispositivo cambiasse scheda Sim, il cellulare sarebbe comunque rintracciabile tramite Imei”.</p>
<p>Dunque, tramite le tracce lasciate dal cellulare di Battisti è stato possibile ricostruire tutte le tappe dei due mesi di latitanza che lo hanno portato da subito in Bolivia, per poi fare un breve rientro in Brasile e ripartire alla volta del Paese andino, cambiando però tragitto.</p>

<p>Battisti si era orientato da subito verso la Bolivia nella speranza di trovare protezione da parte di uno dei pochi governi di sinistra rimasti in America Latina. La metropoli di Santa Cruz de la Sierra sembrava il luogo ideale, con le sue quattro grandi circonvallazioni e i suoi due milioni di abitanti e infatti Battisti vi si recava già a novembre, all’inizio della fuga, ma andiamo con ordine:</p>
<p>A inizio novembre 2018 Battisti sparisce dalla sua residenza brasiliana di Cananeia lasciando la sua auto a casa e secondo alcune fonti locali si sarebbe diretto verso Corumbà da dove è poi entrato in Bolivia.</p>
<div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:108%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://uploads.knightlab.com/storymapjs/31d7ed71fce0da654d0c098187332ca1/spostamenti-battisti/index.html" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div>

<p>A quel punto le sue tracce si perdono fino al 16 novembre quando compare presso il residence “Casona Azul” alla periferia est di Santa Cruz de la Sierra, accompagnato in auto da un “amico” boliviano che affitta una stanza per poi lasciarla al latitante Battisti resta lì fino al 5 dicembre, quando lascia la stanza dicendo che sarebbe tornato a gennaio e si allontana a bordo della stessa auto che lo aveva portato, ma accompagnato da un altro soggetto.</p>
<p>Tra il 5 e il 15 dicembre Battisti viene segnalato a San Paolo del Brasile ed è da lì che si imbarca su un volo interno con destinazione Sinop, città di 113mila abitanti nel Mato Grosso e da lì si sposta quasi subito in auto 150km a sud raggiungendo Lucas do Rio Verde e il 16 dicembre compare a Caceres, ultimo grande centro abitato in territorio brasiliano prima del confine. Il giorno successivo Battisti è già in territorio boliviano, a San Matias dove entra illegalmente.</p>
<p>A quel punto si perdono le tracce di Battisti anche se il ministro dell&#8217;Interno boliviano, Carlos Romero, ha dichiarato che la Conare (Commissione nazionale per i rifugiati) ha ricevuto la richiesta di asilo di Battisti il 21 dicembre (poi respinta cinque giorni dopo). Ciò lascia presumere che Battisti sia giunto a La Paz (dove dovrebbe aver presentato la richiesta) nei giorni immediatamente successivi al suo ingresso in Bolivia. Tra il 5 e il 7 gennaio 2019 il cellulare di Battisti viene individuato ancora nella capitale boliviana, precisamente nella zona di plaza 21 Diciembre, nei pressi dell’aeroporto.</p>

<p>Cinque giorni più tardi, il 12 gennaio, Battisti viene individuato nuovamente a Santa Cruz de la Sierra, dove a novembre era iniziata la “fase boliviana” della sua latitanza e precisamente nel barrio di Ubarì, meno di 2 km a sud di quel residence dove aveva soggiornato a cavallo tra novembre e dicembre.</p>
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		<title>L&#8217;inizio della fine di Cesare Battisti:come viveva mentre era braccato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/linizio-della-fine-cesare-battisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 20:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1695" height="1130" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800.jpg 1695w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1695px) 100vw, 1695px" /></p>
<p>L'&#8221;inizio della fine&#8221; della latitanza boliviana di Cesare Battisti comincia a Santa Cruz de la Sierra, precisamente al residence Casona Azul, sulla Radial 21, una stradona dell’estrema periferia ovest della metropoli a poche centinaia di metri dal quarto anello di circonvallazione. Battisti è arrivato al residence la notte del 16 novembre a bordo di un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/linizio-della-fine-cesare-battisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1695" height="1130" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800.jpg 1695w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9065800-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1695px) 100vw, 1695px" /></p><p>L'&#8221;inizio della fine&#8221; della latitanza boliviana di <strong>Cesare Battisti</strong> comincia a Santa Cruz de la Sierra, precisamente al residence<strong> Casona Azul</strong>, sulla Radial 21, una stradona dell’estrema periferia ovest della metropoli a poche centinaia di metri dal quarto anello di circonvallazione.</p>
<p>Battisti è arrivato al residence la notte del 16 novembre a bordo di un Suv Toyota Rav4 color scuro accompagnato da un amico, un individuo descritto come alto, in carne e con i capelli corti e la pelle chiara, istruito, molto probabilmente un locale e unico soggetto che ha più volte visitato il latitante durante il suo breve soggiorno al residence; è stato proprio questo suo amico a fare il check-in per poi allontanarsi e lasciare la stanza a Battisti che viaggiava con bagaglio leggero.</p>

<p>Battisti parlava poco lo spagnolo, preferiva il portoghese e aveva detto di essere un imprenditore brasiliano attivo nel ramo dell’edilizia, usciva molto poco dal residence e passava gran parte del tempo a leggere i giornali. Una volta si è recato al mercato a fare acquisti e poi ha cucinato per lo staff del residence.</p>
<p>Il 5 dicembre, giorno della partenza, si è presentato un altro individuo a prendere Battisti, un ragazzo boliviano sulla ventina, sempre a bordo del Rav4. Il latitante aveva detto allo staff del residence che sarebbe tornato a gennaio e in effetti così è stato visto che veniva individuato e arrestato il 12 gennaio sempre a Santa Cruz de la Sierra e a meno di due chilometri dal residence, nel barrio di Ubarì. Questa volta però l&#8217;ex brigatista non ha soggiornato alla Casona Azul, non risulta ancora chiaro quando sia arrivato per la seconda volta a Santa Cruz e dove abbia alloggiato gli ultimi giorni, è però noto che tra il 5 e il 7 gennaio il cellulare di Battisti veniva individuato a La Paz, nei pressi di plaza 21 Diciembre.</p>

<p>Resta inoltre da chiarire chi  fossero i misteriosi due uomini che lo hanno accompagnato in quei giorni di permanenza al residence di Santa Cruz de la Sierra a cavallo tra novembre e dicembre. Al momento dell&#8217;arresto, Battisti aveva pochi soldi in tasca e ciondolava per le vie di Ubarì, ignaro del fatto che gli agenti italiani gli fossero alle calcagna; il resto è ben noto.</p>
<p>Battisti si era orientato da subito verso la Bolivia nella speranza di trovare protezione da parte di uno dei pochi governi di sinistra rimasti in America Latina. La metropoli di Santa Cruz de la Sierra sembrava il luogo ideale, con le sue quattro grandi circonvallazioni e i suoi due milioni di abitanti, ma così non è stato.</p>

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		<title>Battisti, Morales scavalca Bolsonaro:  perché la Bolivia non è il Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/battisti-morales-scavalca-bolsonaro-perche-la-bolivia-non-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 21:38:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra i vincitori del caso Battisti si posiziona, senza dubbio, Evo Morales. Agendo in sintonia con il Ministro dell&#8217;Interno di La Paz, Carlos Romero Bonifaz , il presidente boliviano ha infatti acquisito centralità nella scena latinoamericana spiazzando sia le resistenze interne di coloro che, all&#8217;interno della sua maggioranza, premevano affinché all&#8217;ex terrorista dei Pac fosse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/battisti-morales-scavalca-bolsonaro-perche-la-bolivia-non-venezuela.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9046846-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tra i vincitori del caso Battisti si posiziona, senza dubbio, Evo Morales. Agendo in sintonia con il Ministro dell&#8217;Interno di La Paz,<strong> Carlos Romero Bonifaz</strong> , il presidente boliviano ha infatti acquisito centralità nella scena latinoamericana spiazzando sia le resistenze interne di coloro che, all&#8217;interno della sua maggioranza, premevano affinché all&#8217;ex terrorista dei Pac fosse concesso di risiedere nella repubblica andina sia il nuovo, ingombrante vicino di casa del Paese: Jair Bolsonaro, Presidente di un Brasile che ha virato a destra, in aperta opposizione a quel socialismo latinoamericano di cui Morales rappresenta, in ultima istanza, il volto più lucido.</p>
<p>&#8220;Quell’italiano consegnatelo agli italiani. Niente passerella in Brasile!&#8221;, così avrebbe parlato Morales secondo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/cronache/19_gennaio_13/cesare-battisti-fuga-finita-oggi-atterra-roma-1e9a8bbe-177d-11e9-8fe6-311b5649d579.shtml?fbclid=IwAR0Hazae9tON3vh-71drj-rJrz41c8zQ7p4f9EOSqqgzvj-OjZ0RFlZCLkU" target="_blank">Rocco Cotroneo del <em>Corriere della Sera</em></a>. Matteo Salvini e Jair Bolsonaro si scambiano tweet di solidarietà, ma il merito politico della conclusione dell&#8217;<em>affaire </em>Battisti è tutto nella scelta di Morales di tirare dritto. </p>

<p>Sfidando in questo modo le critiche di volti noti della società boliviana come il difensore civico <strong>David Tezanos</strong> e l&#8217;ex ministro <strong>Hugo Moldiz</strong>, alla luce della richiesta di asilo politico presentata dall&#8217;ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo che non ha avuto alcuna risposta dalla <strong>Commissione Nazionale per i rifugiati</strong>. Accettando di espellere, in conformità alla <strong>Legge 370 sull&#8217;immigrazione</strong>, Battisti per essere entrato illegalmente sul suolo nazionale, velocizzando le pratiche di estradizione. E ricordando come, anche nell&#8217;era Bolsonaro, la Bolivia vuole mantenere la sua autonomia, coesistere con il confinante gigante senza alcun cedimento, cooperare in maniera onesta e fruttuosa e rafforzare la propria sovranità.</p>
<p>Morales è presidente della Bolivia dal 2006 e può a ben diritto rivendicare<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2014/oct/14/evo-morales-reelected-socialism-doesnt-damage-economies-bolivia" target="_blank"> riforme di ampio spessore</a> che, senza raggiungere l&#8217;estremismo del Venezuela di Nicolas Maduro, hanno portato a una crescita impetuosa dell&#8217;economia, con tasso medio di espansione pari al 4,9%. La povertà estrema povertà in Bolivia è diminuita dal 36,7% al 16,8% tra il 2005 e il 2015 e il presidente ha saputo impostare programmi di lotta alla disuguaglianza, all&#8217;analfabetismo e alla disoccupazione che hanno saputo separare i loro effetti dalle volubilità dei mercati internazionali del rame e delle altre materie prime esportate dalla Bolivia, creando occupazione a tutti gli effetti.</p>

<p>Così facendo, il leader del Movimento al Socialismo (Mas) ha reso La Paz un attore autonomo nello scenario latinoamericano. Il progressivo deterioramento dell&#8217;asse ideologico a causa del repentino tracollo del Venezuela chavista e della caduta dei governi amici in Argentina e Brasile ha spinto Morales a una <em>realpolitik, </em>basata sul consolidamento degli assi commerciali con i Paesi limitrofi. Con il Brasile, ad esempio, sono in piedi proficue collaborazioni nella fornitura di gas naturale che neanche <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ft.com/content/100bd2da-deb9-11e8-9f04-38d397e6661c" target="_blank">Bolsonaro sembra disposto a cancellare</a>. A questo si aggiunge una gestione dei prestiti della Banca Mondiale e degli investimenti esteri, provenienti soprattutto da India e Russia, di cui la Bolivia ha fortemente beneficiato.</p>
<p>Ma tutto questo ora non basta più. Con Bolsonaro la pressione sulla corrente politica di Morales si è fatta sempre più pesante. Le dure dichiarazioni del neopresidente nella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-nuova-politica-ambientale-del-brasile-bolsonaro-spinta-dai-ministri-agrari-liberali/" target="_blank">cerimonia di inaugurazione</a>, le sue aperte intenzioni di distruggere il socialismo latinoamericano e la sua svolta filo-statunitense mettono la Bolivia in condizioni difficili. Schiacciata da un lato sul paragone con il Venezuela chavista e derubata dall&#8217;altro delle intenzioni &#8220;sovraniste&#8221;, che La Paz ha sempre seguito in ambito latinoamericano e che Bolsonaro sfrutta per motivi retorici, pur essendo in tutto e per tutto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bolsonaro-luomo-di-washington-in-america-latina/" target="_blank">allineato a Washington</a>, alla Bolivia serviva un&#8217;opzione che le consentisse di dimostrare la sua autonomia.</p>

<p>E il caso Battisti è stato brillantemente colto al volo da Morales. Che estradando il terrorista italiano nel nostro Paese ha scansato con astuzia le accuse del governo brasiliano e le critiche internazionali che sarebbero piovute su La Paz in caso di concessione dell&#8217;estradizione ma, imponendo un severo rifiuto alla volontà di Bolsonaro di uno scalo di Battisti in Brasile, lo ha privato di una facile passerella. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/jair-bolsonaro-brasile/" target="_blank">Jair Bolsonaro</a>, twittando accuse a Battisti in cui questi viene definito &#8220;l’assassino italiano e compagno di ideali di uno dei governi più corrotti mai esistiti al mondo (Lula, <em>ndr</em>)&#8221;, ha fatto un passo falso, offrendo a Morales l&#8217;estro per controbattere.</p>
<p>La Bolivia è sovrana, e Morales lo ha dimostrato una volta di più. Con una mossa non ortodossa, ma di cui noi italiani non possiamo che essere soddisfatti pienamente. Questa è la realtà dei fatti. La mossa, in ogni caso, servirà a Morales e Bolsonaro, in futuro, per testare la convivenza reciproca: La Paz non ha voluto impostare una politica completamente avversa a quella di Brasilia e, nel fine ultimo della restituzione di Battisti all&#8217;Italia, si è pienamente conformata. Nei palazzi di potere del colosso verdeoro questo non sarà passato inosservato. E certamente, in futuro, ciò porterà i leader brasiliani della nuova amministrazione a pensare bene prima di paragonare un vicino come la Bolivia, con cui il dialogo è comunque possibile, al Venezuela portato allo sbando da Maduro.</p>
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		<title>Trattative, diplomazia e minacce Perché la Bolivia ha scaricato Battisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bolivia-battisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 20:45:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="966" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415-1024x659.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nulla sarebbe stato possibile senza la Bolivia. Le autorità di La Paz sono state fondamentali nella cattura di  Cesare Battisti. Ed è stato grazie all&#8217;opera congiunta di Italia, Brasile e Bolivia se adesso il terrorista dei Pac ha preso la direzione del carcere di Rebibbia dopo 36 anni di latitanza e fuga dalla giustizia italiana. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bolivia-battisti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="966" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114124648_28173415-1024x659.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nulla sarebbe stato possibile senza la <strong>Bolivia</strong>. Le autorità di La Paz sono state fondamentali nella <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/cesare-battisti-catturato-bolivia-1628088.html">cattura di  Cesare Battisti</a>. Ed è stato grazie all&#8217;opera congiunta di Italia, Brasile e Bolivia se adesso il terrorista dei Pac ha preso la direzione del carcere di Rebibbia dopo 36 anni di latitanza e fuga dalla giustizia italiana.</p>
<p>Battisti sperava <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lex-compagna-battisti-spero-che-morales-trattenga-bolivia-1628256.html">di ricevere aiuto</a> dalla Bolivia di Evo Morales. Il presidente boliviano, uno degli ultimi rappresentanti della sinistra sudamericana, sembrava essere l&#8217;ultimo leader in grado di raccogliere l&#8217;eredità di Lula e di Dilma Roussef. E così, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cesare-battisti-un-assassino-fuga-dallitalia/">il terrorista italiano</a> credeva (come già aveva fatto in passato) che la via di La Paz fosse l&#8217;unica percorribile in un&#8217;America latina sempre meno protettiva nei confronti dei criminali di matrice ideologica.</p>
<p>Ma Battisti <strong>ha fatto male i suoi calcoli</strong>: la Bolivia di Morales, per quanto dichiaratamente figlia di quel socialismo iniziato con Hugo Chavez, si è rivelata essere una nazione ostile ai suoi progetti. E le autorità di La Paz hanno da subito dato carta bianca alle autorità italiane per recuperare il pluriomicida, non solo non rispondendo alla richiesta di asilo politico inviata da Battisti al ministero degli Esteri, ma anche braccando l&#8217;italiano in fuga e dando modo all&#8217;intelligence italiana e all&#8217;Interpol di mettersi sulle tracce del terrorista prima che potesse di nuovo fuggire.</p>
<p>Una decisione, quella di La Paz, che in Bolivia non è piaciuta a molti ma che è figlia di accordi presi con Italia e Brasile e soprattutto della strategia del governo italiano per la cattura di Battisti. La Bolivia rappresentava infatti una garanzia non rispetto al Brasile di <strong>Jair Bolsonaro</strong>, con cui Matteo Salvini <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/battisti-bolsonaro-salvini-sovranisti/">ha intrecciato ottimi rapporti</a>, quanto con la giustizia brasiliana.</p>

<p>Secondo i servizi, esisteva il pericolo che in Brasile gli avvocati del terrorista dei Pac potessero chiedere maggiori garanzie giudiziarie così come ricorrere all&#8217;<em>habeas corpus</em>. Inoltre, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/quellaccordo-siglato-dallex-ministro-orlando-niente-1628203.html">l&#8217;accordo siglato fra Roma e Brasilia</a> dai governi precedenti sul fatto di non far scontare l&#8217;ergastolo a Battisti, avrebbe rappresentato un colpo mediatico nei confronti dell&#8217;esecutivo di <strong>Giuseppe Conte</strong>, che vuole a ogni costo che l&#8217;assassino scontri tutta la pena per cui è condannato in Italia. L&#8217;accordo era con il Brasile, non con la Bolivia. E questo ha spinto l&#8217;Italia a premere su La Paz per avere immediatamente Battisti.</p>
<p>Nel frattempo, a La Paz era arrivata la richiesta di asilo politico a dicembre. Ma nessuno ha fatto richiesta di convocare Battisti per capire se vi fossero le condizioni per rispettare le richieste del terrorista rosso. Anzi, è proprio questo ad aver generato l&#8217;accelerazione sia delle autorità boliviane che dell&#8217;Italia, che ha subito fatto partire un aereo dei servizi verso la Bolivia.</p>
<p>Lo spiega bene <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2019/01/13/arresto-cesare-battisti-bolivia-trattativa/228060/"><em>Lettera43</em></a>. &#8220;L&#8217;<strong>Ombudsman</strong>(Difensore del popolo) boliviano, Jorge Paz, in un primo momento ha sostenuto che il governo di La Paz non ha dato una risposta definitiva alla richiesta di asilo presentata dal Cesare Battisti il 18 dicembre 2018 e che quindi è stata esaminata la &#8216;possibilità di interporre un <strong>ricorso costituzionale</strong> per far sì che il richiedente riceva una risposta alla sua richiesta&#8217;. In un comunicato diffuso attraverso i social network in cui pubblica il testo integrale della richiesta di Battisti alla Commissione nazionale del rifugiato (Conare) in Bolivia, l&#8217;Ombudsman ha spiegato che il ministero degli Esteri boliviano ha ricevuto la sua domanda il 21 dicembre e che da allora non ha convocato l&#8217;interessato per una intervista, né gli ha comunicato il diniego della richiesta&#8221;. Un&#8217;ipotesi che però contrasta con le parole di <strong>Carlos Romero</strong>. Il ministro dell&#8217;Interno boliviano ha infatti confermato <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.eldeber.com.bo/bolivia/Gobierno-confirma-que-se-rechazo-refugio-a-Battisti-y-por-eso-fue-entregado-20190114-7197.html">al quotidiano <em>El Deber</em></a> che la richiesta è stata respinta il <strong>26 dicembre</strong>.</p>
<p>A quel punto, l&#8217;ambasciata italiana in Bolivia, insieme all&#8217;Antiterrorismo, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/battisti-wi-fi-intelligence/">si è iniziata a muovere</a>. E questa volta, la rete italiana ha saputo sfruttare anche i difficili incastri della politica sudamericana. Dal governo di Morales, l&#8217;accelerazione del decreto di espulsione è stata giustificata in maniera molto sbrigativa. In conferenza stampa,  il ministro Romero, <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/01/13/bolivia-consegneremo-battisti-a-italia_12c86229-8fbd-41c2-aac1-207bb2a686c3.html">ha confermato</a> che Cesare Battisti era entrato illegalmente in territorio boliviano. La questione era quindi semplicemente burocratica: c&#8217;era un ingresso illegale e un&#8217;espulsione dovuta a un mandato di cattura dell&#8217;<strong>Interpol</strong>.</p>

<p>Ma è chiaro che le motivazioni siano state anche politiche. Con questa mossa, Morales ha innanzitutto evitato che i servizi segreti brasiliani partecipassero alla cattura di Battisti, visto che in molti pensavano che gli <strong>007 di Bolsonaro</strong> arrivassero direttamente in Bolivia a recuperare con un aereo il terrorista. Per le autorità del Paese &#8220;socialista&#8221; sarebbe stato uno smacco oltre che un pericoloso precedente. Dall&#8217;altra parte, Morales sa che è un leader sempre più solo, con lo spostamento dell&#8217;America Latina verso destra e verso <strong>Washington</strong>. E quindi è necessario non partire col piede sbagliato con un presidente con Bolsonaro, che guida un Paese che per la Bolivia è fondamentale.</p>
<p>Il governo di La Paz e il suo presidente vogliono dimostrare di avere le capacità di trattare con il Brasile, perché gli interessi strategici del Paese sudamericano passano necessariamente per ottimi rapporti con l&#8217;enorme vicino. Bolsonaro è ideologicamente contrario a quello che è stato il Brasile prima di lui e a quello che rappresenta Morales: ma Battisti rappresentava solo<strong> uno scomodo ostacolo</strong> vero rapporti sudamericani già particolarmente complessi.</p>
<p>Rapporti cui si aggiunge anche un altro problema: il ritorno dell’ex presidente Gonzalo Sanchez de Lozada, detto Goni, rifugiato negli Stati Uniti. Morales lo vuole a ogni costo: lo ha promesso al suo popolo dopo il massacro per il quale è fuggito. E per riottenere in patria l’ex presidente, il governo della Bolivia doveva mostrarsi non solo pienamente disposto a consegnare Battisti, ma anche a voler mantenere rapporti positivi con quell’internazionale sovranista che controlla Italia, Brasile e Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;Italia ha saputo inserirsi bene in questa triangolazione: e adesso Battisti è tornato nella patrie galere.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bolivia-battisti.html">Trattative, diplomazia e minacce Perché la Bolivia ha scaricato Battisti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>E ora brindiamo noi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/e-ora-brindiamo-noi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 10:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997-1024x689.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trentasette anni. Oltre 13mila giorni. Tanto è durata la latitanza di Cesare Battisti. Dopo esser fuggito in Francia e in Messico, il terrorista si era nascosto in Brasile, dove pensava di vivere tranquillamente fino alla fine dei suoi giorni. Ma l&#8217;elezione di Jair Bolsonaro ha cambiato tutto. Il leader dell&#8217;ultradestra verde-oro ha preso subito la palla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/e-ora-brindiamo-noi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190114120108_28172997-1024x689.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Trentasette anni. Oltre 13mila giorni. Tanto è durata la latitanza di <strong>Cesare Battisti</strong>. Dopo esser fuggito in Francia e in Messico, il terrorista si era nascosto in Brasile, dove pensava di vivere tranquillamente fino alla fine dei suoi giorni. Ma l&#8217;elezione di <strong>Jair Bolsonaro</strong> ha cambiato tutto. Il leader dell&#8217;ultradestra verde-oro ha preso subito la palla al balzo e, come segno di rottura rispetto all&#8217;epoca di Lula e Dilma Rousseff, ha deciso fin da subito di offrire il latitante all&#8217;Italia, dopo la richiesta del ministro dell&#8217;Interno <strong>Matteo Salvini</strong>.</p>
<p> <img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-66634" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2019/01/Viaggi-battisti-occhi.png" alt="Viaggi battisti occhi" /></p>
<p>La polizia, ieri, è stata chiara. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/cesare-battisti-catturato-bolivia-1628088.html" target="_blank">L&#8217;arresto di Battisti</a> è stato possibile grazie a una svolta politica, dovuta soprattutto all&#8217;ascesa di Bolsonaro, che ha rappresentato un vero e proprio punto di rottura nella storia del Brasile. </p>

<p>Il terrorista era fuggito in Bolivia, dove poteva contare su un&#8217;importante rete di covi e di contatti. Ma alla fine è stato scaricato perfino dagli stessi uomini politici che in questi anni lo avevano sostenuto, nascosto e finanziato. Ormai era inutile. Non serviva più.</p>
<p>E oggi, con un volo diretto da La Paz a Roma, Battisti è finalmente atterrato in patria. Ad attenderlo, all&#8217;aeroporto di Ciampino il ministro dell&#8217;Interno Matteo Salvini e quello della Giustizia <strong>Alfonso Bonafede</strong>. </p>
<p>Adesso gli uomini del Gom, il gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, insieme alle altre forze di polizia, lo porteranno nel carcere romano di Rebibbia, dove, come riporta l&#8217;<em>Agi</em>, è tutto pronto per accoglierlo. Battisti sarà condotto nel reparto di alta sicurezza, dove non potrà avere contatti con nessun carcerato.</p>

<p><a href="https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_gennaio_14/cesare-battisti-arriva-roma-corteo-blindato-pochi-minuti-rebibbia-703391e0-17d8-11e9-bb76-cdaf0ebcabd2.shtml" target="_blank">Come riporta <em>Il Corriere</em></a>, gli spostamenti del terrorista saranno velocissimi: &#8220;Alcune decine di poliziotti, insieme con gli agenti della penitenziaria scorteranno il corteo che dall&#8217;aeroporto dovrebbe imboccare l’Appia e successivamente il<strong> raccordo anulare</strong> da dove le auto usciranno solo qualche minuto più tardi all&#8217;altezza di via Tiburtina per raggiungere in fretta Rebibbia. In pratica non sarà interessato alcun quartiere della Capitale perché il trasferimento dovrebbe avvenire soltanto sul raccordo: pattuglie della polizia, soprattutto della stradale, dovrebbero chiudere gli svincoli di accesso ma soltanto al passaggio del corteo e per pochi istanti&#8221;.</p>
<p>Battisti è atterrato in Italia alle 11.36. Con il solito ghigno è stato scortato dalla polizia fuori dall&#8217;aereo e da qui al carcere di Rebibbia. Come promesso, Salvini era lì ad accoglierlo, indossando una giacca della polizia: &#8220;A nome di 60 milioni di italiani ringrazio le forze dell&#8217;ordine. Il clima è cambiato, chi sbaglia paga. Va in carcere un assassino, un delinquente che non ha mai chiesto scusa&#8221;, ha detto il ministro.</p>
<p>Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha rincarato la dose, dicendo: &#8220;Oggi diciamo al mondo che nessuno può sottrarsi alla giustizia italiana. Battisti si è macchiato di reati gravissime. Sono passati tanti anni ma le ferite non sono state lenite. Questo è il risultato di una squadra che lavora compatta, non solo del Governo e delle forze dell&#8217;ordine ma di tutte le istituzioni italiane. È un risultato storico, se le istituzioni sono compatte non ci ferma nessuno. La giustizia farà il suo corso quando Battisti varcherà le porte del carcere&#8221;.</p>

<p>L&#8217;arresto del terrorista è stato possibile grazie a un imponente lavoro diplomatico tra Italia, Bolivia e Brasile. Per questo, Salviniha ringraziato i due Paesi per la collaborazione.</p>
<p>Subito dopo esser sceso dall&#8217;aereo, funzionari di polizia hanno notificato al terrorista i provvedimenti restrittivi a suo carico emessi da tribunali italiani e diventati definitivi. Ora verrà condotto in questura e infine in carcere.</p>
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		<title>Tradito dal Wi-Fi dell&#8217;aeroporto Così gli 007 hanno catturato Battisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/battisti-wi-fi-intelligence.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 09:56:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Mentre l&#8217;aereo con Cesare Battisti fa rotta verso l&#8217;Italia, arrivano nuovi particolari sulla fuga e la cattura del criminale e terrorista rosso. L&#8217;ultima fuga del membro dei Pac e autore di quattro omicidi è iniziata  a metà dicembre, quando il trionfo elettorale dell&#8217;ultradestra di Jair Bolsonaro fa capire a Battisti che il vento, in Brasile, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/battisti-wi-fi-intelligence.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/battisti-wi-fi-intelligence.html">Tradito dal Wi-Fi dell&#8217;aeroporto Così gli 007 hanno catturato Battisti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190113233146_28169932-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Mentre l&#8217;aereo con <strong>Cesare Battisti</strong> fa rotta verso l&#8217;Italia, arrivano nuovi particolari sulla fuga e la cattura del criminale e terrorista rosso.</p>
<p>L&#8217;ultima fuga del membro dei Pac e autore di quattro omicidi è iniziata  a metà dicembre, quando il trionfo elettorale dell&#8217;ultradestra di <strong>Jair Bolsonaro</strong> fa capire a Battisti che il vento, in Brasile, è cambiato. Non è più lo stesso Paese che l&#8217;ha protetto per anni: Lula e Dilma Roussef non ci sono più e Bolsonaro non è Michel Temer.</p>
<p>C&#8217;è un altro Brasile, molto più duro, ideologico, anti-comunista e legato agli apparati della sicurezza. Bolsonaro punta su quel Brasile, quello che è contrario a tutto ciò che hanno rappresentato i suoi predecessori. C&#8217;è un senso di rivalsa senza precedenti, volontà di <em>damnatio memoriae</em> rispetto alle amministrazioni passate. E Battisti fa pare di quel mondo che la nuova presidenza vuole debellare il prima possibile, con la durezza tipica dei leader dell&#8217;ultradestra.</p>
<p>La strategia dell&#8217;intelligence italiana</p>
<p>A metà dicembre cambia il vento in Brasile e cambia anche la percezione dell&#8217;intelligence italiana e dei reparti della Pubblica sicurezza che da anni sono alle calcagna di Battisti. Sono due in particolare gli uomini che seguono le tracce del terrorista e che sono pronti a scattare non appena percepiscono che l&#8217;uomo è pronto alla fuga: <strong>Lamberto Giannini</strong>, capo dell&#8217;Antiterrorismo, e <strong>Nicolò D&#8217;Angelo</strong>, vicecapo della Polizia di Stato e direttore centrale della Polizia criminale e dei Servizi di cooperazione internazionale della Polizia. I due si sono ringraziati a vicenda: Giannini lo ha fatto pubblicamente in un&#8217;intervista all&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.huffingtonpost.it/2019/01/13/ce-stata-un-rete-di-protezione-per-battisti-sulla-quale-stiamo-facendo-accertamenti_a_23641414/"><em>Huffington Post</em></a> in cui ha ricordato lo splendido lavoro dell&#8217;intelligence italiana. </p>
<p>I due hanno lavorato a stretto contatto per molto tempo. Vengono da una carriera dura fatta di inseguimenti e cacce senza tregua di super-latitanti. E per uno come Battisti, abituato a fuggire e soprattutto coperto per anni da una fitta rete di protezione internazionale, servivano due uomini d&#8217;esperienza capaci di leggere le mosse del membro dei Pac prima che queste diventassero realtà. Prevedere, arrivare un attimo prima, incrociare i dati. Una strategia costante che ha portato alla cattura in Bolivia dopo settimane in cui il telefono di Battisti si era attivato per poi sparire dai radar di nuovo. Ma è stato proprio quello a far scattare di nuovo i segugi della Polizia di Stato.</p>
<p>L&#8217;imbuto</p>
<p><a href="https://rep.repubblica.it/pwa/longform/2019/01/13/news/battisti_fine_della_fuga-216499288/?ref=RHPPTP-BH-I0-C12-P1-S1.8-T1&amp;fbclid=IwAR2E0at-c6GL5jMV_BB_vryZRAsv8KBtSWgt1k6KNowXdIOR7ZhmmhcphSE">Come spiegato da <em>Repubblica</em></a>, il metodo utilizzato si chiama &#8220;<strong>imbuto</strong>&#8220;. &#8220;Si mettono sotto osservazione una serie di utenze, si incrociano i dati delle chiamate che ricevono, da dove provengono, a quali <strong>Imei</strong> sono associate. Finché l&#8217;imbuto non setaccia e restringe il collo della ricerca a pochi numeri, associandoli a un contesto e dunque a un ragionevole scopo, offrendo una traccia di ricerca se non univoca quantomeno non generica&#8221;. È questo il metodo che ha fatto cadere Battisti nella trappola.</p>

<p>Quando la polizia italiana capisce che il nuovo quadro politico in Brasile può alimentare i pericoli di fuga di Battisti, l&#8217;imbuto viene riattivato.  Iniziano ad arrivare i primi riscontri: il terrorista telefona o contatta utenze italiane e queste, a loro volta, contattano altre utenze. Sembra di vedere l&#8217;immagine di una macchia d&#8217;inchiostro che si allarga su un foglio: è la rete di Battisti per preparare la fuga? Probabile. E l&#8217;intelligence vuole vederci chiaro.</p>
<p>Arriva anche il primo riscontro cartaceo: un documento. Subito dopo il voto del 28 ottobre 2018 ce consegna il Brasile a Bolsonaro, &#8220;Battisti dispone con una serie di procure amministrative che la moglie sposata in Brasile, <strong>Priscilla Luana Pereira</strong>, possa avere accesso ai suoi conti correnti e comunque a tutto ciò che possa rendere autonomi lei e il figlio ancora minorenne che da lei ha avuto&#8221; conferma Repubblica. Un altro segnale che il pluriomicida prepara una nuova scomparsa.</p>
<p>L&#8217;ultima fuga di Battisti e l&#8217;errore del wi-fi</p>
<p>A quel punto, la polizia brasiliana si attiva. Ma scopre che la casa di <strong>Cananeia</strong> è vuota. I vicini dicono di non vedere nessuno da alcuni giorni: Battisti è di nuovo scomparso. Ma il terrorista non sa che la Polizia ha già attivato il suo imbuto. L&#8217;incrocio dei numeri e dei contatti fa capire che il terrorista si è mossa dal paesino di pescatori dove viva vero la fine di novembre: direzione Mato Grosso, al confine con la <strong>Bolivia</strong>. Zona impervia, di giungla, dove già una volta aveva provato a fuggire. Ma Battisti commette un errore fatale. A metà dicembre, il cellulare del Pac lascia una traccia: si collega al <strong>wi-fi</strong> <strong>dell&#8217;aeroporto di Sinop</strong>, lì dove si imbarca per La Paz, capitale della Bolivia. </p>

<p>È l&#8217;errore che tutti volevano. E lo ha commesso. L&#8217;intelligence si attiva immediatamente Antiterrorismo, Digos e Aise partono alla volta di La Paz. L&#8217;imbuto inizia di nuovo a dare i suoi frutti, vengono fornite nuove utenze e si rintracciano due schede telefoniche boliviane. Poi, il 21 dicembre, la certezza: il ministero degli Esteri boliviano riceve la richiesta di asilo. Ma da la Paz tutto tace mentre l&#8217;imbuto fornisce anche le celle telefoniche vicinoa due pensioni in cui può aver soggiornato il terrorista.</p>
<p>Battisti scompare di nuovo nel nulla. Ma la polizia boliviana segue le tracce con l&#8217;aiuto infaticabile dell&#8217;Antiterrorismo italiano. L&#8217;Italia teme che il governo di Evo Morales possa contrastare l&#8217;arresto di Battisti come risposta alla caccia di Bolsonaro e all&#8217;asse con Matteo Salvini, o anche come eredità degli amici del leader socialista. Ma la Bolivia non ha alcuna intenzione di tenersi Battisti. E intanto, l&#8217;imbuto dà una nuova traccia: Santa Cruz de la Sierra. È l&#8217;atto finale. La polizia boliviana lo ferma, gli agenti di Interpol, Aise, Digos e Antiterrorismo si muovono: è lui, è Battisti. E adesso sta arrivando a Roma, dove lo attende il carcere di <strong>Rebibbia</strong>.</p>
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		<title>Ecco i rifugi segreti di Battisti garantiti da narcos e criminali</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/mille-covi-battisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 07:54:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Narcos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sapeva di poterla fare franca in qualsiasi modo e in qualsiasi occasione. E così, quando la polizia lo ha fermato, Cesare Battisti ha cominciato a pensare a un controllo di routine. Uno dei tanti controlli che possono avvenire per le strade della Bolivia. Ma ben presto ha capito che le cose sarebbero andate diversamente e che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/mille-covi-battisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2948582-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sapeva di poterla fare franca in qualsiasi modo e in qualsiasi occasione. E così, quando la polizia lo ha fermato, <strong>Cesare Battisti</strong> ha cominciato a pensare a un controllo di routine. Uno dei tanti controlli che possono avvenire per le strade della Bolivia. Ma ben presto ha capito che le cose sarebbero andate diversamente e che la sua fuga durata 37 anni sarebbe presto finita. <em>Fim de jogo</em>, fine dei giochi. </p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/carta-didentita-viaggio-bolivia-boomerang-incastra-battisti/" target="_blank">Aveva in tasca poche cose</a>: una carta di credito ormai inutilizzabile, qualche spicciolo e otto fogli su cui aveva scritto qualcosa e sui quali gli inquirenti hanno messo gli occhi. Cosa c&#8217;è scritto lì? Ci sono i nomi della rete che in questi anni l&#8217;ha coperto e che forse era ancora disposta a proteggerlo in Bolivia?</p>

<p>Già, la rete. Se Battisti ha potuto vivere tutto sommato tranquillo 37 anni di latitanza era perché aveva importanti amicizie politiche e conosceva il mondo della criminalità. </p>
<p>Quando è stato portato in caserma, riporta sempre <em>Il Corriere</em>, il terrorista era ancora convinto di potersi salvare grazie ai soldi su cui può fare affidamento: &#8220;I tanti soldi pagati ai criminali per garantirgli una rete di covi, e che lo hanno terribilmente indebitato&#8221;.</p>

<p>A Santa Cruz, in Bolivia, Battisti si sentiva sicuro. Era consapevole che le amicizie politiche, in particolare quella con il vicepresidente Álvaro García Linera potessero ancora salvarlo. Ma il terrorista è stato sacrificato sugli altari della <em>real politik</em>. La Bolivia non permettersi passi falsi con l&#8217;Italia e poi voleva dare anche una lezione al Brasile di Jair Bolsonaro e così l&#8217;ha estradato direttamente verso il Belpaese, dove atterrerà oggi intorno a mezzogiorno. </p>
<p>Per prenderlo, l&#8217;Interpol ha scandagliato i bassifondi della criminalità boliviana. &#8220;La mappatura, enorme, dei telefonini di personaggi legati al mondo della mala, personaggi che a loro volta hanno permesso di agganciare pezzi grossi; l&#8217; incrocio tra quei cellulari e altri numeri che si credeva fossero in uso al latitante o comunque a chi lo custodiva; giorni e notti a leggere, sottolineare, barrare, per cristallizzare precise aree; e di nuovo giorni e notti a camminare, chiedere porta a porta, raccogliere testimonianze da verificare&#8221;, scrive <em>Il</em>  <em>Corriere</em>.</p>

<p>Ma Santa Cruz è stato solamente l&#8217;ultimo covo di Battisti. Uno dei tanti. Il terrorista infatti, riporta sempre il quotidiano di via Solferino, &#8220;ha avuto a disposizione un consistente gruppo di fiancheggiatori, sembra fornito dai narcotrafficanti, e un altrettanto elenco di appartamenti, ripetutamente cambiati per non lasciare indizi&#8221;.</p>
<p>I soldi per lui erano diventati un vero e proprio tormento. Si era indebitato fino al collo e ora c&#8217;era chi quei quattrini li voleva indietro, tanto da poter barattare la libertà del terrorista. </p>
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		<title>Battisti, l&#8217;asse Bolsonaro-Salvini e la nuova internazionale sovranista</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/battisti-bolsonaro-salvini-sovranisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 07:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Cesare Battisti è in volo verso l’Italia. Anni di latitanza segnati da fughe, depistaggi e protezione da parte dei governi di sinistra, sono finiti la scorsa notte, con l’arresto da parte dell’Interpol mentre tentava la via della Bolivia. Per Battisti potrebbe finalmente trattarsi dell’ultima fuga. L’ultimo tentativo di fuggire dalla rete della giustizia da parte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/battisti-bolsonaro-salvini-sovranisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190104213959_28112268-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ecco-tappe-rientro-italia-battisti-1628311.html">Cesare Battisti è in volo verso l’Italia</a>. Anni di latitanza segnati da fughe, depistaggi e protezione da parte dei governi di sinistra, sono finiti la scorsa notte, con l’arresto da parte dell’Interpol mentre tentava la via della Bolivia.</p>
<p>Per Battisti potrebbe finalmente trattarsi dell’ultima fuga. L’ultimo tentativo di fuggire dalla rete della giustizia da parte di un uomo braccato dalla polizia italiana e brasiliana e che ha perso, in poche settimane, quella tutela di cui ha goduto per anni. Protetto dalle autorità locali perché ritenuto un combattente per la causa del socialismo e non, come abbiamo scritto, semplicemente un “assassino puro”.</p>
<p>E la protezione di Brasilia, Battisti l’ha persa quando al potere è salito <strong>Jair Bolsonaro</strong>. Da candidato dell&#8217;ultradestra brasiliana prima ancora che da presidente, Bolsonaro ha immediatamente promesso all&#8217;Italia la restituzione di Battisti. Una mossa che a molti è apparsa anche eccessivamente ricercata, visto l’impegno profuso da parte del candidato per il &#8220;trono&#8221; di Brasilia a farsi amica l&#8217;Italia. Ma in realtà è stata una mossa strategica di particolare importanza che ha mostrato da subito la volontà del futuro presidente brasiliano di entrare a far parte del <strong>mondo sovranista</strong> al potere. Un vero e proprio club che sta cercando di prendersi il mondo. E che necessita di alleanze solide e che spazino dall&#8217;America all&#8217;Europa.</p>
<p>Bolsonaro questo lo ha capito subito. E lo ha capito anche Matteo Salvini, che ha sostenuto immediatamente il candidato presidente sudamericano con la certezza che avrebbe fatto il possibile per restituire all&#8217;Italia il terrorista rosso. Bolsonaro si è presentato al Brasile e al mondo come l&#8217;anti-Lula e l&#8217;anti-Roussef. E di conseguenza non poteva che negare la protezione del suo Paese a un uomo che ha rappresentato per anni il beniamino della sinistra radicale brasiliana.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/quellasse-salvini-bolsonaro-far-arrestare-cesare-battisti/">L&#8217;asse Bolsonaro-Salvini</a> ha funzionato, dunque. Ed ha dimostrato che esiste una sorta di diplomazia internazionale politica (e se vogliamo ideologica) che è sfruttata più della stessa diplomazia classica. È una politica estera parallela, fatta di <strong>contatti personali</strong>, amici potenti in comune, sponsor internazionali, <strong>tweet</strong> e messaggi di sostegno che sta creando una sorta di realtà parallela che travalica il mondo compassato e burocratico delle cancellerie. È un mondo diverso: ma è un mondo che è al governo. E per questo va capita la sua importanza.</p>
<p dir="ltr" lang="it">Congratulazioni e conta sempre su di noi, Ministro Salvini! <a href="https://t.co/9JRIql2tFZ">https://t.co/9JRIql2tFZ</a></p>
<p>— Jair M. Bolsonaro (@jairbolsonaro) <a href="https://twitter.com/jairbolsonaro/status/1084417916379033602?ref_src=twsrc%5Etfw">13 gennaio 2019</a></p>
<p>Bolsonaro e Salvini l&#8217;hanno compreso subito. La loro è un’amicizia virtuale che è diventata concreta: e oggi entrambi sono diventati i simboli del sovranismo sudamericano e di quello europeo. Alleati e con gli stessi alleati, ma con progetti molto diversi sia nei loro rispettivi Paesi che nei loro continente di riferimento, i due leader si sono scelti a vicenda e si relazionano quasi da pari. E questo prescinde dallo stesso<strong> connotato ideologico</strong> pregresso e da quello che vogliono fare del proprio Stato. Sono alleati politici prima ancora che alleati strategici; amici più che partner. </p>

<p>Anche questo è il mondo (il club) del sovranismo: non serve essere perfettamente allineati sulla strategia da seguire in materia economica o sociale. L&#8217;importante è avere quei particolari punti del proprio programma che consentano a questi movimenti di avere una matrice comune, un comune denominatore su cui intanto far nascere <strong>alleanze</strong>. E questo non solo prescinde dal contenuto effettivo del programma di governo: come dimostrato dalle <a href="https://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2018/10/28/elezioni-brasile-bolsonaro-salvini/224818/">divergenze che esistono</a> fra l&#8217;agenda dell&#8217;ultradestra brasiliana e della <strong>Lega</strong>.</p>
<p>Ma prescinde anche dal fatto che uno sia al governo un altro sia all&#8217;opposizione nel proprio Paese. O che uno sia presidente e l&#8217;altro ministro di una parte del governo. L&#8217;internazionale sovranista garantisce che queste relazioni siano stabili e durature al netto della forza del partito o della posizione che esso riveste all&#8217;interno della politica di un Paese.</p>
<p>Si è tutti parte di un&#8217;unica grande rete. Sembra essere questo il vero programma della cosiddetta internazionale sovranista. Ed è una rete che vuole prima di tutto sostituirsi all&#8217;establishment che ha ha avuto fino ad ora in mano le redini della diplomazia e della politica. Lo si fa partendo da idee diverse ma da alleati comuni. Tutti hanno in <strong>Donald Trump</strong> uno sponsor comune, e quindi l&#8217;amministrazione degli Stati Uniti. Tutti sostengono il consolidamento dei legami con Israele, con <strong>Benjamin Netanyahu</strong> che riceve a turno la maggior parte dei leader del sovranismo europeo e sudamericano. E tutti quanti sanno di dover contrastare chi ha governato per anni o decenni il Paese in cui vogliono andare al potere.</p>
<p>Per farlo, bisogna essere uniti. E Bolsonaro e Salvini, sul caso Battisti, sono la dimostrazione concreta di questo nuovo modo e questo nuovo mondo della politica internazionale. Tanto che anche in Italia e nello stesso governo, <a href="https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/cesare_battisti_espulsione-4228732.html">qualcuno inizia a storcere il naso</a>. Il Movimento 5 Stelle cerca di riaffermare che la cattura di Battisti è un risultato del governo in cui il ministro della Giustizia è Alfonso Bonafede un pentastellato. Mentre Bolsonaro, dall&#8217;altra parte, twitta a sostegno di Salvini. E il confine tra diplomazia parallela, personale e tradizionale si assottiglia sempre di più.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/battisti-bolsonaro-salvini-sovranisti.html">Battisti, l&#8217;asse Bolsonaro-Salvini e la nuova internazionale sovranista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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