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	<title>Benjamin Netanyahu Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 01 Jun 2025 14:51:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Benjamin Netanyahu Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gaza, doppio intervento Usa: aiuti e armi nello stesso giorno</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-doppio-intervento-usa-aiuti-e-armi-nello-stesso-giorno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 14:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nello stesso giorno gli Usa hanno fornito armi a Israele e aiuti umanitari a Gaza: una dinamica che spiega bene il genocidio in corso</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-doppio-intervento-usa-aiuti-e-armi-nello-stesso-giorno.html">Gaza, doppio intervento Usa: aiuti e armi nello stesso giorno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/aid-gaza-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella sola giornata di martedì 27 maggio, gli Stati Uniti hanno fornito <a href="https://news.antiwar.com/2025/05/27/us-has-delivered-90000-tons-of-weapons-to-israel-in-nearly-600-days/">due tipologie di aiuti</a>: quelli umanitari, per cercare di arginare la fame a Gaza; e quelli militari a Israele, per continuare deliberatamente la pulizia etnica in corso nella Striscia. Un tempismo curioso, oltre che crudele, che ben rappresenta la <strong>dinamica del genocidio</strong> in atto contro il popolo palestinese.</p>



<p>Con quest’ultimo carico, gli Usa hanno consegnato a Israele un totale di 90.000 tonnellate di bombe, armi e altre attrezzature militari dal 7 ottobre 2023. Molto meno consistenti, invece, sono stati gli <strong>aiuti umanitari</strong> destinati ai palestinesi, che da 19 mesi cercano di sopravvivere alla furia israeliana e alla fame ormai dilagante, dopo tre mesi di blocco totale imposto da Tel Aviv.</p>



<p>Del resto, il premier Benjamin Netanyahu lo aveva dichiarato senza mezzi termini: “<em>Dobbiamo concedere l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza per non perdere il sostegno internazionale, senza il quale non potremmo proseguire la nostra missione</em>” — missione che, per inciso, consisterebbe nella <strong>pulizia etnica</strong> della Striscia. Detto fatto: il blocco è stato parzialmente revocato e l’ottocentesimo aereo statunitense carico di armi e veicoli blindati è atterrato.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti gli “aiuti” militari statunitensi&nbsp;</h2>



<p>Dall’inizio del massacro, oltre 100mila <strong>tonnellate di esplosivi</strong> sono state sganciate a Gaza &#8211; una quantità che supera di gran lunga i bombardamenti combinati su Dresda e Amburgo durante la Seconda guerra mondiale, che totalizzarono circa 32.300 tonnellate.</p>



<p>Negli ultimi 19 mesi, il governo degli Stati Uniti ha approvato quasi <a href="https://thecradle.co/articles/us-delivers-90000-tons-of-weapons-to-israel-in-600-days-of-genocide">30 miliardi</a> di dollari in vendite di armi a Israele, tra cui 7,4 miliardi in missili e bombe <a href="https://it.insideover.com/guerra/armi-e-bulldozer-trump-spinge-per-un-miliardo-di-aiuti-a-israele.html">a febbraio</a> e un pacchetto “di emergenza” &#8211; <em>ça va sans dire</em> &#8211; da 3 miliardi a marzo.</p>



<p>Secondo un <a href="https://www.newarab.com/news/us-spent-over-22-billion-weapons-israel-gaza-war">rapporto pubblicato</a> lo scorso anno dal progetto <em>Costs of War</em> della Brown University, Washington ha speso almeno 22,76 miliardi tra il 7 ottobre 2023 e il 30 settembre 2024 per sostenere il genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In fila per gli aiuti come bestiame in corsie metalliche</h2>



<p>E mentre l’utilizzo delle bombe è un fatto tragicamente assodato, la distribuzione degli aiuti umanitari desta non poche perplessità. L’obiettivo di tali aiuti non sarebbe quello di sfamare la popolazione palestinese, come dimostra la congiunta consegna di attrezzature militari, quanto quello di ammassare due milioni di persone nella zona meridionale della Striscia al fine di occuparla militarmente dal <strong>corridoio di </strong><b>Moran</b>. I centri di distribuzione, infatti, sono quattro, di cui tre nel solo Sud dell’enclave &#8211; tra Rafah e Khan Younis. L’unico più a Nord si trova all’altezza del corridoio di Netzarim. </p>



<p>Eloquenti, a tal proposito, le foto del centro di distribuzione di Tal as-Sultan, che mostrano esseri umani disperati visibilmente consumati dalla fame e dalla guerra implacabile, rinchiusi in corsie di metallo come bestiame. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Per Netanyahu nessun palestinese è denutrito</h2>



<p>Oltre 90 giorni di fame imposta, decine di morti per denutrizione accertati dalle Nazioni Unite e numerosi appelli — tra cui quelli del <strong>World Food Programme</strong> — non sono bastati a Benjamin Netanyahu, che ha sostenuto come nessuno dei palestinesi in fila per ricevere aiuti umanitari fosse deperito. Riportiamo la sua <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/netanyahu-denies-people-are-starving-in-gaza-despite-warnings-of-famine/3581571" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>dichiarazione</u></a> letterale: <em>“Migliaia e migliaia di prigionieri che si tolgono la camicia, e non ne vedi uno, nemmeno uno, emaciato dall&#8217;inizio della guerra ad oggi.”</em> </p>



<p>Parole&nbsp;talmente&nbsp;<strong>mendaci</strong>&nbsp;che non occorre commentare.&nbsp;E che sono state seccamente smentite dal <a href="https://www.nytimes.com/2025/05/30/world/middleeast/gaza-children-hunger.html">New York Times</a> che titola, non certo a caso, un reportage da Gaza in questo modo: “Nei bambini emaciati, la fame di Gaza viene messa a nudo”.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-collasso-degli-aiuti-a-gaza-non-un-caso-una-strategia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>Martedì 27 maggio</u></a>, migliaia di persone — tra cui molti bambini — confinate in corsie metalliche in attesa di una scatoletta&nbsp;di cibo, hanno iniziato a spingersi in avanti per la disperazione. Gli appaltatori della sicurezza privata &#8211; impiegati da&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/ununica-ong-per-gestire-tutti-gli-aiuti-a-gaza-ecco-il-piano-di-israele.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>un’agenzia sostenuta</u></a>&nbsp;dagli Usa &#8211; hanno aperto il fuoco, e la consegna degli aiuti è stata interrotta.&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Siria nel caos e la strategia di Netanyahu</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-siria-nel-caos-e-la-strategia-di-netanyahu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 14:26:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307125100948_314aa6c1c5559cb959bb84cf852bd978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307125100948_314aa6c1c5559cb959bb84cf852bd978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307125100948_314aa6c1c5559cb959bb84cf852bd978-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307125100948_314aa6c1c5559cb959bb84cf852bd978-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307125100948_314aa6c1c5559cb959bb84cf852bd978-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307125100948_314aa6c1c5559cb959bb84cf852bd978-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307125100948_314aa6c1c5559cb959bb84cf852bd978-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’obiettivo strategico di Netanyahu, ora non più sottaciuto, sembra essere l’indebolimento e la frammentazione sistematica della Siria </p>
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<p>Violenti scontri tra le forze siriane e le milizie lealiste dell’ex leader deposto Bashar al-Assad hanno causato almeno 70 morti e altrettanti feriti, secondo quanto riferisce l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR). Gli scontri si sono concentrati in diverse aree della costa siriana, in particolare nella provincia di Latakia, roccaforte della minoranza alawita, a cui apparteneva al-Assad e dove il sostegno all’ex presidente resta forte.</p>



<p>E mentre il caos divampa nella regione occidentale del Paese, a sud Israele continua il suo programma espansionistico oltre le&nbsp;alture del Golan. Difatti, se è vero che sono molti gli attori interessati alla Siria, seppur per ragioni diverse, in cima alla lista vi è certamente Benjamin Netanyahu che, dall’8 dicembre scorso, ha disposto l’occupazione del sud del Paese, a seguito del regime change portato a compimento dal gruppo jihadista HTS &#8211; e che ora guida il governo, con a capo Ahmad al-Sharaa (meglio noto come al-Jolani, ovvero il nome utilizzato in veste di&nbsp;leader&nbsp;di Al-Qaida).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Frammentare la Siria</h2>



<p>Le intenzioni del Primo ministro israeliano, dopo le&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/news/syrians-protest-netanyahus-call-demilitarised-south" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>sue recenti dichiarazioni</u></a>, fugano ogni dubbio. La scorsa settimana, durante una cerimonia militare, Netanyahu ha delineato la strategia del suo Paese dopo la caduta di Assad: “Israele –&nbsp;ha dichiarato &#8211;&nbsp;non permetterà al nuovo governo siriano di schierare forze a sud di Damasco”,&nbsp;aggiungendo che si chiede&nbsp;la totale smilitarizzazione dell’area, in particolare delle province di Quneitra, Daraa e Sweida.</p>



<p>Inoltre,&nbsp;ha dichiarato che&nbsp;Israele&nbsp;si assumerà la responsabilità di&nbsp;proteggere&nbsp;la minoranza drusa, allineandosi alle recenti dichiarazioni del ministro della Difesa, Israel Katz, sull’intenzione di rafforzare i legami con le “popolazioni amiche” nel sud della Siria. Infine, Netanyahu ha ribadito l’impegno di Israele a mantenere il controllo sui territori siriani&nbsp;presso il monte Ermon,&nbsp;occupati subito dopo il crollo di Assad,&nbsp;dichiarando che l’IDF rimarrà “a tempo indeterminato” nella zona, estendendo di fatto l’occupazione israeliana ben oltre le Alture del Golan, annesse da Tel Aviv&nbsp;dopo la guerra del 1967&nbsp;(annessione, tra l’altro, condannata e dichiarata nulla dall’ONU).</p>



<p>Posizioni, queste, che rafforzano l’agenda di espansione territoriale di Israele. L’obiettivo strategico di Netanyahu, ora non più sottaciuto, sembra essere “l’indebolimento e la frammentazione sistematica della Siria”,&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/why-israel-wants-syria-become-failed-state" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>scrive Middle East Eye</u></a>, affinché Damasco resti sotto&nbsp;l’influenza&nbsp;israeliana, priva di un governo centrale e intrappolata in un conflitto settario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia rodata</h2>



<p>Questa strategia non è nuova,&nbsp;infatti&nbsp;rappresenta “un elemento costante della politica israeliana sin dalla fondazione dello Stato”, applicata in diversi contesti e regioni, Libano&nbsp;compreso.</p>



<p>La smilitarizzazione dell’area a sud di Damasco limita, di fatto, sia l’autorità del governo siriano che la sovranità dello stato stesso.&nbsp;Allo stesso tempo, Israele&nbsp;punta anche a incoraggiare alcuni gruppi minoritari della Siria a sfidare il governo centrale, contribuendo alla frammentazione del paese.</p>



<p>Il riferimento esplicito alla comunità drusa riflette la cosiddetta “dottrina dell’alleanza delle minoranze”, attraverso&nbsp;la qualeIsraele cerca di creare alleanze con gruppi minoritari nella regione contro la maggioranza sunnita. Questa strategia&nbsp;del“divide et impera” alimenta ostilità, sospetti e tensioni, utilizzando le minoranze come leva per provocare reazioni violente della&nbsp;controparte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della Turchia</h2>



<p>Numerosi attori regionali, tra cui la Giordania, l’Egitto, l’Arabia Saudita e il Qatar hanno espresso una ferma condanna&nbsp;per le azioni di&nbsp;Israele. Tuttavia, il ruolo più cruciale potrebbe spettare alla Turchia, potenza regionale con interessi strategici in Siria. Per Ankara, la stabilità di Damasco&nbsp;è fondamentale,&nbsp;per evitare una destabilizzazione permanente ai propri confini; allo stesso tempo,&nbsp;un’escalation&nbsp;da parte di Israele&nbsp;potrebbe minacciare direttamente i suoi interessi.</p>



<p>Dallo scorso dicembre, la Turchia ha reagito con&nbsp;forza&nbsp;alle dichiarazioni di Netanyahu e all’intensificarsi delle operazioni dell&#8217;IDF,&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/news/turkey-says-israel-occupation-syria-expansionist" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accusando Israele di espansionismo</a>&nbsp;e di compromettere la pace e la stabilità “con&nbsp;il pretesto della sicurezza”.</p>



<p>Nonostante la retorica, la politica turca nei confronti della crisi siriana rimane prudente e focalizzata sulla diplomazia. Ankara continua a focalizzarsi sulla questione curda nel nord della Siria, evitando un confronto diretto con Tel Aviv.  A tal proposito, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che Ankara &#8220;non tollererà uno &#8216;staterello&#8217; controllato dal PKK nella Siria settentrionale”. E, difatti, la Turchia ha costantemente insistito sul fatto che i gruppi curdi devono essere integrati in uno stato siriano unificato. Di rilievo, la recente notizia che Abdullah Öcalan, leader e fondatore del PKK, ne ha recentemente annunciato il disarmo. Proposta in via di sviluppo, che, con buone probabilità, verrà accolta.</p>



<p>Questo&nbsp;impasse,&nbsp;insieme&nbsp;all&#8217;assenza di una ferma condanna da parte dei paesi occidentali, sono stati interpretati da Netanyahu come un via libera per la sua politica espansionistica che, al momento, non accenna ad arrestarsi.</p>
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		<title>Israele chiede una proroga per il ritiro delle sue truppe dal Sud del Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-chiede-una-proroga-per-il-ritiro-delle-sue-truppe-dal-sud-del-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 06:34:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250124204523798_738d52a2b330ef966b53cb59cbd9ab9d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250124204523798_738d52a2b330ef966b53cb59cbd9ab9d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250124204523798_738d52a2b330ef966b53cb59cbd9ab9d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250124204523798_738d52a2b330ef966b53cb59cbd9ab9d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250124204523798_738d52a2b330ef966b53cb59cbd9ab9d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250124204523798_738d52a2b330ef966b53cb59cbd9ab9d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250124204523798_738d52a2b330ef966b53cb59cbd9ab9d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scadenza per il ritiro del suo esercito in Libano è fissata per domani, ma Israele non intende ritirarsi. A quale scopo?</p>
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<p>Domenica <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-01-23/ty-article/.premium/israel-seeks-30-day-extension-for-idf-withdrawal-from-southern-lebanon-sources-say/00000194-9273-d64c-af95-d27fb9660000" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>scade il termine per il ritiro</u></a> del suo esercito in Libano, ma Israele pare non abbia alcuna intenzione di rispettare i termini dell’accordo. Il cessate il fuoco, firmato il 27 novembre, prevedeva una scadenza di 60 giorni per completare il ritiro dell’Israel Defense Forces dal Sud del Libano. Tuttavia, l&#8217;ambasciatore di Tel Aviv negli Stati Uniti, Michael Herzog, ha dichiarato che “sta discutendo con l&#8217;amministrazione Trump per prorogare la presenza dell&#8217;IDF oltre la scadenza, fissata per domenica”. Dichiarazione che arriva una settimana dopo che gli USA avevano “garantito al Libano il completo ritiro delle forze israeliane dai territori occupati”. Fatto che, alla luce dei recenti sviluppi, resta problematico.</p>



<p>Quanto alle motivazioni ufficiali, Herzog ha evidenziato che la permanenza dell’IDF, oltre i termini previsti, “è necessaria <strong>affinché l&#8217;esercito libanese possa dispiegare le proprie forze</strong> e portare a termine la missione in conformità con l’accordo”, ovvero il ritiro di Hezbollah a nord del fiume Litani. A tal proposito, Al-Manar News sottolinea come l&#8217;esercito libanese si sia più volte lamentato del fatto che il suo dispiegamento “<a href="https://french.almanar.com.lb/3169135" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>fosse ostacolato proprio dalle forze di occupazione</u></a>”.</p>



<p>Ci sarebbero altre ragioni che spiegano meglio quanto richiesto da Israele. Il&nbsp;<a href="https://www.ynetnews.com/article/hj11udhk00yx#autoplay" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>quotidiano Ynet</u></a>, infatti, scrive che il primo ministro, Benjamin Netanyahu, “sta cercando di rallentare o ritardare il ritiro militare, a causa, tra le altre cose, della pressione di Bezalel Smotrich”. Va ricordato che Bibi ha recentemente perso l’appoggio del partito Potere Ebraico&nbsp;guidato da di Ben-Gvir, che ha lasciato la coalizione di governo per passare all’opposizione&nbsp;a causa dell’accordo su Gaza. Fatto che rende necessaria una più salda intesa con il ministro delle Finanze Smotrich, affinché questo non segua la strada di Ben-Gvir.</p>



<p>Una tenue speranza che Israele faccia quanto dovuto è data dalla spinta della Sicurezza, come rivelato da Yedioth Ahronoth, che ha riferito le preoccupazioni di diversi alti funzionari secondo i quali non ritirarsi comprometterebbe i successi conseguiti da Tel Aviv nella recente guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessuna concessione</h2>



<p>Dal canto suo, Hezbollah ha dichiarato che “qualsiasi proroga dell’occupazione israeliana sarà considerata una flagrante violazione dell&#8217;accordo e una persistenza nell&#8217;intaccare la sovranità libanese”, aggiungendo che “i tentativi di Netanyahu, e del suo governo, di aggirare gli impegni presi, non saranno accettati”.&nbsp;</p>



<p>A tal proposito, Channel 14, canale televisivo israeliano filo governativo, ha affermato che “l&#8217;esercito di Tel Aviv è pronto a qualsiasi scenario e risponderà in modo duro e immediato a qualsiasi violazione da parte di Hezbollah”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le continue violazioni del cessate il fuoco</h2>



<p>La permanenza delle proprie truppe oltre il limite previsto dall’accordo, non sarebbe certo la prima violazione messa a segno da Tel Aviv. Dal 26 novembre scorso, infatti, “<a href="https://french.almanar.com.lb/3169135" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>Israele ha violato 618 volte</u></a>&nbsp;il cessate il fuoco in vigore”, con innumerevoli incursioni dell’esercito, bombardamenti, raid, operazioni di rastrellamento, spari di carri armati e distruzioni di strade&nbsp;e case&nbsp;con bulldozer. Gli ultimi episodi si sono verificati proprio ieri, con violenti raid sia nei sobborghi occidentali&nbsp;di&nbsp;Mays al-Jabal che nella località di al-Qantara.</p>



<p>Quella che Israele sta cercando di pianificare è una proroga di un accordo che, nei fatti, come si evince dai dati forniti, “non è mai realmente entrato in vigore”. Si tratta piuttosto di “un’estensione dell’occupazione israeliana del Libano meridionale, che comporta&nbsp;&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="https://news.antiwar.com/2025/01/23/israel-wants-to-extend-troops-stay-in-lebanon-another-30-days/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>riferisce Antiwar&nbsp;</u></a>&#8211; il divieto agli abitanti dei villaggi di tornare nelle loro&nbsp;abitazioni&nbsp;che, nel frattempo, le truppe israeliane stanno distruggendo”.</p>
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		<title>Nucleare e oltre, sempre più vicina la resa dei conti tra Usa e Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nucleare-e-oltre-sempre-piu-vicina-la-resa-dei-conti-tra-usa-e-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 15:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-1536x1007.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un Iran indebolito dalla vicende di Libano e Siria ma sempre più vicino al nucleare militare e gli Usa di Donald Trump. La resa dei conti. </p>
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<p>Il 2025 si preannuncia come un anno decisivo per il futuro delle relazioni tra Stati Uniti e <a href="https://it.insideover.com/luoghi/iran">Iran</a>. Donald Trump sta per tornare alla <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-una-guerra-tra-iran-e-israele-non-spaventa-troppo-il-mercato-del-petrolio.html">Casa Bianca intenzionato a <strong>limitare o distruggere il programma nucleare iraniano</strong></a>, ma con meno tempo per decidere e, apparentemente, meno opzioni rispetto a otto anni fa. “Può succedere di tutto,” ha detto Trump a <em>Time</em> a novembre, rispondendo a una domanda sulla possibilità di una guerra con l’Iran. “La situazione è molto volatile.” Teheran è sempre più sotto scacco, in un Medio Oriente ormai spartito tra un Israele in espansione e una Turchia rilanciata come potenza regionale. Così, le recenti avanzate del programma nucleare iraniano per resistere all&#8217;escalation voluta da <strong>Benjamin Netanyahu</strong> pongono sfida cruciale per il nuovo capo della Casa Bianca: sarà possibile neutralizzare la minaccia allo strapotere israelo-statunitense attraverso negoziati e pressioni, o sarà meglio optare per un attacco militare?</p>



<p>La decisione di Trump nel 2018 di ritirarsi dall’accordo nucleare voluto da Barack Obama ha spinto Teheran ad accelerare il suo programma nucleare, portando il Paese a inasprire l&#8217;autarchia economica interna e a cercare maggiore integrazione diplomatica ed economica con Russia e Cina. Il ritiro dall&#8217;accordo, insieme alla campagna di “massima pressione” condotta tra il 2018 e il 2020 da Trump contro l&#8217;Iran furono applauditi tra l&#8217;altro anche dalla galassia neoconservatrice occidentale, che pur contestando il populismo trumpiano ha sempre considerato il suo predecessore troppo debole e compromissorio con Islam radicale e ayatollah. </p>



<p>Le sanzioni statunitensi, però, nonostante l&#8217;effetto impoverente sulla popolazione, non sembrano aver scalfito più di tanto il regime o la classe dirigente iraniana più ricca. Ne è convinto anche<strong>&nbsp;Esfandyar Batmanghelidj</strong>, fondatore e Ceo del think tank <em>Bourse &amp; Bazaar Foundation</em>, che spiega come la crisi economica in realtà freni, e non favorisca, le proteste in Iran. La giornalista e studiosa di Iran Luciana&nbsp;Borsatti, in un lungo ed equilibrato articolo&nbsp;su Valigia Blu, ci ricorda le responsabilità europee nello stato di isolamento in cui si trova la repubblica islamica.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>[…] se l’azione dei moderato-riformisti [iraniani] ci appare oggi indebolita &#8211; per quanto siano&nbsp;<a href="https://substack.com/redirect/b264ae3c-7895-4321-80ad-e665b1ce092e?j=eyJ1IjoiemhidiJ9.0suvbzHzZMagOohSoOkW7K8847gC1aPr_k11kNcpXGE" rel="noreferrer noopener" target="_blank">tornati all’offensiva</a>&nbsp;nello scenario politico interno – è anche perché nulla è stato fatto dall’Europa per sostenerla, da quando la prima amministrazione Trump ha scelto la massima pressione. E purtroppo anche l’Italia ha perso – allineandosi gradualmente alla stessa linea dura – parte della capacità negoziale e di interlocuzione con Teheran che aveva solo fino a pochi anni fa. Basti pensare alla netta&nbsp;<a href="https://substack.com/redirect/d3d7f5b9-8729-449e-97c3-0650381feaa0?j=eyJ1IjoiemhidiJ9.0suvbzHzZMagOohSoOkW7K8847gC1aPr_k11kNcpXGE" rel="noreferrer noopener" target="_blank">riduzione</a>&nbsp;dei suoi investimenti e del suo interscambio con il paese e alla linea</em></p>
</blockquote>



<p>Trump e i suoi consiglieri stanno pianificando un rapido ritorno alla “massima pressione”, ma <strong>il programma iraniano potrebbe essere così così avanzato che questa strategia potrebbe non essere efficace.</strong> Questo rende l’opzione militare una possibilità reale. Dopo un incontro tra il ministro israeliano degli Affari Strategici, <strong>Ron Dermer</strong>, e Trump a Mar-a-Lago, riporta il sito <em>Axios</em>, Dermer ha lasciato intendere che Trump potrebbe sostenere un attacco militare israeliano contro le strutture nucleari iraniane – o addirittura ordinare un intervento diretto degli Stati Uniti. Dietro le quinte, anche alcuni consiglieri di Joe Biden hanno recentemente suggerito un attacco preventivo ai siti nucleari iraniani prima che Trump entri in carica, ma con l’Iran e i suoi alleati regionali indeboliti dal conflitto in corso con Israele, il bombardamento da parte dei Democratici è stato accantonato.</p>



<p>Un nuovo accordo tuttavia non è escluso dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha dichiarato in un’intervista a una televisione cinese che Teheran è pronta a riprendere i negoziati con gli Stati Uniti per raggiungere un nuovo accordo. Tuttavia, il percorso verso un compromesso è ostacolato da anni di ostilità reciproca, e dalle pressioni dei falchi filoisraeliani radicali del Team Trump che vorrebbero farla finita con gli ayatollah una volta per tutte.</p>



<p>Nel suo primo mandato, Trump si era circondato di falchi anti-Iran e neoconservatori come Mike Pompeo, Rudy Giuliani e John Bolton, che gli hanno fatto credere che intensificare le sanzioni avrebbe piegato l&#8217;Iran, permettendogli di ottenere un accordo migliore. Era una strategia in realtà pensata per spingere Washington verso una guerra con l&#8217;Iran. Le richieste, infatti, erano irrealizabili, per per Teheran. Tra queste, la rinuncia totale all&#8217;arricchimento di uranio, l&#8217;accesso illimitato dell&#8217;AIEA a tutti i siti iraniani e la fine del sostegno a Hezbollah, alleato storico dell&#8217;Iran. <strong>In sostanza, Pompeo richiedeva la piena resa dell&#8217;Iran.</strong></p>



<p>Anni fa Teheran vedeva, non senza ragione, nella retorica aggressiva di Trump l&#8217;appiattimento sulla strategia di Pompeo e Bolton, la vicinanza a Netanyahu e al principe saudita Mohamed Bin Salman, con l&#8217;obiettivo di un<em> regime change </em>sullo sfondo. Il rifiuto di qualsiasi colloquio con Trump spinse il Pentagono a intensificare le pressioni.</p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/colabrodo-iran-le-falle-sfruttate-da-israele-per-eliminare-haniyeh.html">Massoud Pezeshkian</a></strong>, nuovo presidente iraniano, definito da molti un &#8220;riformista&#8221; durante la sua campagna elettorale ha insistito sulla necessità per l&#8217;Iran di rinnovare la diplomazia con gli Stati Uniti, inclusa quella con Trump, per risolvere i problemi economici del paese. Il problema è che adesso, dopo la caduta del regime di Assad in Siria e l&#8217;indebolimento di Hezbollah, l&#8217;Iran non può più mettere sul piatto dei negoziati la sua antica forza militare nella regione. Siria e Libano sono perduti, o quasi, e Trump potrebbe essere tentato dall&#8217;espellere Teheran per sempre.</p>



<p>Quel che appare certo è che politica interna di Teheran, e in particolare le correnti più conservatori del clero sciita, non permetterebbe a Pezeshkian di tentare la diplomazia in circostanze troppo umilianti. </p>



<p></p>
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