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	<title>Benjamin netanyahu Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 21 Aug 2025 14:22:57 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Benjamin netanyahu Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gaza: Hamas accetta la proposta Witkoff, Netanyahu prende tempo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-hamas-accetta-la-proposta-witkoff-netanyahu-prende-tempo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 14:22:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1123" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La carestia indotta di Gaza: il mondo condanna, ma non si muove" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-768x449.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-1536x898.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-600x351.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La decisione di Hamas di accettare l’accordo di pace elaborato da Egitto e Qatar non ha ancora ricevuto una risposta ufficiale da parte di Israele, finora solo indiscrezioni. Nel frattempo, il massacro dei palestinesi prosegue inesorabile, sia a Gaza che in Cisgiordania. In realtà, una risposta indiretta c’è stata: Israele edificherà un ulteriore insediamento tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-hamas-accetta-la-proposta-witkoff-netanyahu-prende-tempo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-hamas-accetta-la-proposta-witkoff-netanyahu-prende-tempo.html">Gaza: Hamas accetta la proposta Witkoff, Netanyahu prende tempo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1123" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La carestia indotta di Gaza: il mondo condanna, ma non si muove" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-768x449.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-1536x898.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728165150938_519a29ef47174fc127c0bdbb50abe5d2-600x351.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La decisione di Hamas di accettare l’accordo di pace elaborato da <strong>Egitto e Qatar</strong> non ha ancora ricevuto una risposta ufficiale da <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-israele-vieta-ai-palestinesi-anche-il-mare.html">parte di Israele</a>, finora solo indiscrezioni. Nel frattempo, il massacro dei palestinesi prosegue inesorabile, sia a Gaza che in Cisgiordania.</p>



<p>In realtà, una risposta indiretta c’è stata: Israele edificherà un ulteriore insediamento tra Gerusalemme Est e la colonia di Maale Adumim, che taglierà in due la Cisgiordania. Un altro passo, forse decisivo, per impedire la nascita di uno Stato Palestinese, come ha commentato esaltato Bezalel Smotrich, che ha motivato la decisione come risposta alla spinta internazionale per il riconoscimento dello Stato palestinese.</p>



<p>In realtà, a più alto livello, la decisione indica che Tel Aviv prosegue la sua marcia verso l’edificazione della Grande Israele, nella quale non c’è spazio per i palestinesi, né a Gaza né in Cisgiordania.</p>



<p>Così le operazioni nell’area centrale di Gaza proseguono, stringendo ancora di più la morsa sugli stremati palestinesi, sui quali, oltre le bombe e il diuturono stillicidio di omicidi consumati nei pressi dei cosiddetti centri di aiuto incombe lo spettro di un’operazione massiva alzo zero.</p>



<p>Per tornare all’offerta di cessate il fuoco di Hamas, va sottolineato che essa&nbsp;<a href="https://www.bbc.com/news/articles/ckgjye15zdlo" rel="noreferrer noopener" target="_blank">ricalca la proposta</a>&nbsp;avanzata da Stati Uniti e Israele nel giugno scorso, che Hamas aveva accolto apportando alcune modifiche che hanno permesso a Netanyahu di rigettarla.</p>



<p>La sostanza è quella di una tregua di breve termine, 60 giorni, con l’immediato rilascio di 10 ostaggi e la restituzione dei corpi degli ostaggi defunti in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi, mentre i rimanenti ostaggi sarebbero rilasciati nei giorni seguenti, nei quali dovrebbero svolgersi negoziati per il futuro di Gaza. Inoltre, Hamas ha accolto i piani avanzati da Israele sul ridispiegamento dell’IDF: non chiede più un ritiro totale, ma parziale.</p>



<p>Dal momento che la proposta ricalca quella di Israele è più difficile per Netanyahu rifiutarla. Ciò in teoria, in pratica ha dimostrato di poter fare quel che vuole. Ma stavolta la pressione che sta subendo si è intensificata. Sia quella interna, che vede le piazze riempirsi di manifestanti che invocano l’accordo, sia quella internazionale, con l’Occidente sempre più critico – a parole – verso il bagno di sangue di Gaza e la carestia imposta ai suoi abitanti (sul punto rimandiamo&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/tutti-i-sistemi-con-cui-israele-sta-sabotando-lingresso-degli-aiuti-a-gaza.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">a un articolo</a>&nbsp;di Claudia Carpinella).</p>



<p>Genocidio che s’intreccia, come avvenuto per altri del passato, con la pulizia etnica, con Israele che continua a sondare Paesi nel tentativo di convincerli a dare accoglienza ai palestinesi che veranno espulsi. Tra i Paesi sondati, l’Indonesia, la Libia, il Sud Sudan (al quale Israele ha promesso in cambio aiuti in&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/israel-to-send-humanitarian-aid-to-south-sudan-as-it-battles-deadly-cholera-outbreak/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">medicine, attrezzature sanitarie, depuratori per l’acqua</a>, cose che urgerebbero a Gaza), oltre alla Somalia, sulla quale l’Us air force sta esercitando un anomalo accanimento: ieri “il 58° bombardamento statunitense in quest’anno” (una pressione perché accetti i palestinesi?)</p>



<p>Come accennato, Netanyahu prende tempo, anche perché alle pressioni citate si somma il fatto che la nuova operazione su Gaza non è facile come da propaganda: l’esercito è logorato e i riservisti sono sempre più restii a imbracciare le armi, tanto che si è dovuto ricorrere ad arruolare gli ultraortodossi, finora esentati, i quali stanno protestando ferocemente.</p>



<p>Né sarà facile il confronto con Hamas, come si nota dalle imboscate sempre più frequenti in cui cadono i soldati dell’IDF, segno di un’inattesa resilienza della milizia islamica.</p>



<p>Puzzle complesso, nel quale si è inserita la variabile Benny Gantz, che si è offerto di&nbsp;<a href="https://www.jpost.com/israel-news/article-864834" rel="noreferrer noopener" target="_blank">sostenere</a>&nbsp;Netanyahu con il suo partito nel caso di un accordo con Hamas che determinerebbe inesorabilmente la fuoriuscita dell’ultradestra. Sperare è d’obbligo, ma con il pallino in mano a Netanyahu…</p>



<p>Infine, si può notare una coincidenza temporale: Hamas ha accettato il piano Witkoff subito dopo il vertice di Anchorage tra Putin e Trump. Un caso, ma anche no, cioè è più che probabile che i due presidenti, nel segreto, abbiamo parlato anche di Gaza, escogitando questa mossa per uscire dal tunnel.</p>



<p>Certo, subito dopo il vertice, Trump ha fatto esternazioni più che susseguose in favore di Netanyahu e della&nbsp;<em>sua</em>&nbsp;guerra, ma proprio tale stucchevole blandizia – in cui peraltro ricordava come egli fosse riuscito a liberare alcuni ostaggi (cenno significativo) – potrebbe spiegarsi come una sorta di&nbsp;<em>excusatio non petita</em>&nbsp;per aver osato mettere i bastoni tra le ruote al genocida israeliano.</p>



<p>È evidente che Trump non ha margini di manovra nei confronti di Netanyahu, con il quale pure in passato a volte ha incrociato le spade. I motivi di tale sudditanza sono ignoti.</p>



<p>A margine, come curiosità, accenniamo a un articolo di&nbsp;Ryan Grim&nbsp;su&nbsp;<a href="https://www.dropsitenews.com/p/did-benjamin-netanyahu-blackmail?utm_source=publication-search" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Dropsite</a>, nel quale ricorda come nel libro&nbsp;<em>Clinton Inc: The Audacious Rebuilding of a Political Machine</em>, il direttore del Washington Examiner, Daniel Harper, racconta che Netanyahu, in un incontro con Bill Clinton, gli rivelò che l’intelligence israeliana aveva un video dei suoi incontri intimi con Monica Lewinsky. Sarà colore, ma…</p>



<p>Infine, si segnala che per domani, festa di Maria Regina, papa Leone XIV ha indetto una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Terra Santa, Ucraina e le altre regioni del mondo in preda ai conflitti. Defilato, il papa fa quel che deve, lasciando alla Chiesa universale il compito di parlare più nello specifico.</p>



<p>Citiamo, a mo’ di esempio, quanto ha detto il patriarca cattolico di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa,&nbsp;<a href="https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2025-08/pizzaballa-omelia-assunzione-basilica-abu-gosh.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">nell’omelia della messa</a>&nbsp;della solennità dell’Assunzione della Beata vergine Maria: “Sembra proprio che questa nostra Terra Santa, che custodisce la più alta rivelazione e manifestazione di Dio, sia anche il luogo della più alta manifestazione del potere di Satana”. Sintesi perfetta.</p>
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		<title>Israele paga migliaia di dollari ai civili per demolire case a Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-paga-migliaia-di-dollari-ai-civili-per-demolire-case-a-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 15:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-600x377.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-1536x965.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Coloni arruolati da Israele: demolire edifici è diventato un lavoro d’oro che intreccia profitto, ideologia e crimini di guerra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1206" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-600x377.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250718120259253_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_647926-1536x965.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Radere al suolo la Striscia di Gaza è diventato un lavoro altamente remunerativo per i civili israeliani<strong>.</strong> Chi si mette alla guida di macchinari pesanti per demolire abitazioni e infrastrutture può arrivare a guadagnare fino a 30.000 shekel al mese, circa 9.000 dollari. È quanto emerge da un’<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-civilians-paid-thousands-demolish-gaza-homes" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>inchiesta</u></a> del quotidiano israeliano <em>The Marker</em>, che ha raccolto le testimonianze di diversi operatori di bulldozer.</p>



<p>Si tratta di un aspetto sottaciuto dalla stampa internazionale, ma ben&nbsp;documentato&nbsp;dai quotidiani di Tel Aviv:&nbsp;civili e imprese di demolizione&nbsp;israeliane,&nbsp;su incarico&nbsp;del Ministero della Difesa, hanno un ruolo attivo nella distruzione completa della Striscia. Così scrive il&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/outsourced-and-exposed-civilian-contractors-are-on-the-frontlines-of-the-gaza-war/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>Times of Israel</u></a>: «Sebbene ufficialmente non combattenti, molti civili ora operano sulle linee del fronte, assumendo rischi normalmente riservati ai soldati in uniforme. Stanno regolarmente svolgendo lavori di demolizione, ingegneria e logistica nel cuore di Gaza».<br>Quindi, non&nbsp;è&nbsp;solo l’IDF&nbsp;ad&nbsp;agire nella Striscia,&nbsp;anche i civili israeliani che operano in parallelo, in un’azione coordinata.</p>



<p>Secondo quanto riportato, esistono sostanzialmente <strong>due tipologie di tariffari</strong> adottati dal Ministero della Difesa israeliano. Nel primo caso, il meno remunerativo, il ministero riconosce alle imprese che mettono a disposizione i bulldozer circa 1.500 dollari al giorno. Nel secondo caso, il pagamento è legato al numero di demolizioni effettuate: per un edificio di tre piani gli operatoriricevono 750 dollari, mentre per strutture più alte la cifra sale a 1.500 dollari. In altre parole, <strong>più distruzioni vengono portate a termine, maggiori sono i guadagni</strong>. Quanto ai conducenti dei macchinari, possono arrivare a una paga giornaliera di 882 dollari (<a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2025/jul/09/bulldzoer-gaza-genocide-idf-meta" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>The Guardian</u></a>).</p>



<p>«È anche una questione di tempo», si legge su&nbsp;<em>The Marker</em>. «I proprietari dei mezzi&nbsp;sanno di poter aumentare i loro ricavi, perciò assumono israeliani motivati».</p>



<p>Non sorprende, quindi, che agli annunci online per queste mansioni rispondano soprattutto giovani israeliani che, oltre all’aspetto economico, dichiarano di agire per un ideale: «dare il proprio contributo alla distruzione totale di Gaza». <strong>Molti di loro sono coloni</strong>, cioè israeliani che vivono nella Cisgiordania occupata e che sognano di fare propria anche la Striscia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il reclutamento dei coloni</h2>



<p>Questa settimana, durante un’operazione di demolizione a Khan Younis, Avraham Azoulay, un colono di Yitzhar, è stato ucciso in uno scontro armato tra l’esercito israeliano e i combattenti di Hamas. Il partito Sionismo Religioso, guidato dal ministro Bezalel Smotrich, non ha esitato a glorificarne la morte in una nota ufficiale: «Azoulay è venuto a Rafah e ha distrutto molti edifici in nome dello Stato di Israele. È morto da eroe, mentre demoliva le case del nemico».</p>



<p>A maggio, quando un altro colono alla guida di un bulldozer era stato ucciso, il parlamentare Tzvi Sukkot (Sionismo Religioso) lo aveva insignito di una sorta di medaglia al valore, definendolo responsabile del «più grande risultato della guerra: aver spazzato via decine di migliaia di case». In quell’occasione, lo stesso leader messianico aveva incoraggiato il movimento dei coloni a continuare a servire a Gaza alla guida dei bulldozer.</p>



<p>Tra questi “demolitori seriali” spicca il rabbino Avraham Zarbib, colono di Beit El, diventato un fenomeno sui social grazie ai video che pubblica mentre demolisce case a Gaza. «Distruggeremo questo maledetto villaggio fino alla fine, fino alla vittoria, fino all’insediamento», ha dichiarato in uno dei suoi ultimi filmati girati a Khan Younis. Ogni reel è accompagnato dallo slogan: «Non ci arrenderemo finché non sarà tutto cancellato».</p>



<p>Il giornalista israeliano Uri Misgav ha riferito che le società che operano sotto l’ombrello del Ministero della Difesa sono due. Entrambe hanno decine di mezzi e i loro operatori vengono reclutati tra i cosiddetti “<strong>giovani delle colline</strong>” (<em>Hilltop youth</em>), ovvero ebrei estremisti che spadroneggiano nella Cisgiordania occupata (e che ultimamente si sono spinti a<a href="https://it.insideover.com/guerra/i-coloni-contro-israele-quando-il-terrorismo-di-stato-sfugge-di-mano.html"> scontrarsi persino con l’esercito</a> israeliano, tanto è forte la loro impunità).</p>



<h2 class="wp-block-heading">I civili israeliani demoliscono quello che vogliono</h2>



<p>A Gaza tutto è concesso agli israeliani: le società edilizie impiegate nell’enclave possono (anzi devono) distruggere edifici ovunque, anche vicino alle aree in cui sono ammassati i palestinesi. Accade di frequente, riporta <em>Haaretz</em>, «che quando i bulldozer si avvicinano troppo ai palestinesi disarmati, i soldati aprono il fuoco, sostenendo che la vicinanza dei civili rappresenta un pericolo». Un<a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-humanitarian-foundation-i-soccorsi-come-arma-lultima-frontiera-dellassedio-israeliano.html"> modus operandi criminale</a>, <strong>già impiegato per sparare alla povera gente affamata</strong> in fila per gli aiuti, colpevole di «essere una potenziale minaccia».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🟠 Haaretz, citing satellite imagery and experts— The scale of destruction in Gaza is far greater than previously believed:<br><br>➤ 70% of all buildings in Gaza are now severely damaged and uninhabitable.<br><br>➤ 63% of buildings in Khan Younis have been destroyed.<br><br>➤ 89% of buildings… <a href="https://t.co/3YlRCNiN1Y">pic.twitter.com/3YlRCNiN1Y</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/1945382325392462058?ref_src=twsrc%5Etfw">July 16, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Questa <strong>opera di demolizione massiva</strong> contribuisce a spiegare la portata della distruzione della Striscia: “Nuovi dati satellitari mostrano che la devastazione di Gaza è più grave del previsto, almeno il 70% degli edifici è stato raso al suolo”, titola Haaretz. Questo il sottotitolo: “Secondo una mappatura dell&#8217;Università Ebraica, l&#8217;89% degli edifici di Rafah, l&#8217;84% degli edifici nella Striscia di Gaza settentrionale e il 78% degli edifici a Gaza City sono stati completamente o parzialmente distrutti. I dati mostrano che da aprile, a Rafah sono stati distrutti in media 2.000 edifici al mese”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-paga-migliaia-di-dollari-ai-civili-per-demolire-case-a-gaza.html">Israele paga migliaia di dollari ai civili per demolire case a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il destino della Siria si decide in Azerbaigian: Baku media tra Turchia e Israele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 07:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1374" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-1536x1099.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ankara e Tel Aviv hanno due visioni diametralmente opposte sul futuro della Siria: il Governo turco lavora per la rinascita di uno Stato unito e centralizzato, quello israeliano invece appare riluttante a ogni idea di riunificazione. Il perché è presto detto: Erdogan vede in una Siria nuovamente unita (e governata dalle forze sunnite che ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-destino-della-siria-si-decide-in-azerbaigian-baku-media-tra-turchia-e-israele.html">[...]</a></p>
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<p>Ankara e Tel Aviv hanno due visioni diametralmente opposte sul futuro della Siria<strong>: il Governo turco lavora per la rinascita di uno Stato unito e centralizzato</strong>, quello israeliano invece <strong>appare riluttante a ogni idea di riunificazione</strong>. Il perché è presto detto: Erdogan vede in una Siria nuovamente unita (e governata dalle forze sunnite che ha sostenuto negli ultimi anni) un Paese in cui poter estendere la propria influenza. Dal canto suo, il premier israeliano Netanyahu teme una Siria filo-turca al pari di come ha temuto, durante gli anni di Assad, una Siria filo-iraniana. Davanti a una divergenza del genere, Turchia e Israele<strong> si sono quindi ritrovate davanti a due strade</strong>: andare verso un&#8217;escalation in territorio siriano oppure, al contrario, mettersi d&#8217;accordo. Ha prevalso, dopo l&#8217;ennesimo raid israeliano sulla base T4 situata vicino Palmyra, la seconda strada.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;modello Astana&#8221; portato a Baku</h2>



<p>Nei giorni scorsi, le delegazioni turche e israeliane composte da alti funzionari sono volate a <strong>Baku</strong>, capitale dell&#8217;Azerbaijan. Entrambe sembrano avere le idee chiare: l&#8217;unico modo per trovare un compromesso è<strong> arrivare a una spartizione della Siria</strong>. O, almeno, a fissare delle zone di<em> &#8220;de escalation&#8221;</em>. Esattamente come avvenuto tra <strong>Turchia e Russia nel 2016 ad Astana</strong>. In quell&#8217;occasione, Ankara e Mosca hanno fissato delle linee di demarcazione tra zone controllate dall&#8217;allora Governo di Assad (dove quindi la Russia ha potuto avere una maggiore influenza) e zone invece in mano agli islamisti appoggiati dalla Turchia. <strong>Anche per Israele un accordo del genere non sarebbe una novità</strong>, visto che più volte Netanyahu in passato si è accordato con i russi per avere il via libera sui raid contro basi siriane dove erano presenti obiettivi iraniani.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israeli delegation had to bypass Türkiye to reach Baku to hold the Syria deconfliction line meeting. <a href="https://t.co/cgn9CbgjsP">https://t.co/cgn9CbgjsP</a> <a href="https://t.co/vvLQxhSFxZ">pic.twitter.com/vvLQxhSFxZ</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://twitter.com/clashreport/status/1910269424130543742?ref_src=twsrc%5Etfw">April 10, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Per questo è possibile aspettarsi a Baku un&#8217;intesa in grado di ricalcare il modello di Astana. La Siria, in tal senso,<strong> potrebbe essere divisa in diverse aree di influenza</strong>. Ankara punterebbe a una maggiore libertà di movimento nel Nord del Paese, prendendo possesso di alcune basi lasciate libere dall&#8217;ex esercito di Assad in fuga. Al tempo stesso, Erdogan potrebbe promettere a Israele di non scendere oltre una determinata linea di de-escalation, <strong>evitando quindi di alimentare gli incubi di Netanyahu</strong>. Per lo Stato ebraico infatti, avere i turchi a pochi passi dal confine segnerebbe un ridimensionamento della libertà di azione e del potere di deterrenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inedito ruolo di Baku</h2>



<p>In tutto questo, occorre anche sottolineare l&#8217;ingresso dell&#8217;Azerbaijan nel novero degli attori in grado di recitare la parte di mediatori. Assorbito negli ultimi decenni dalla guerra nel Nagorno-Karabakh, il Governo di Baku ha sempre vestito gli abiti di una delle parti chiamate in causa Dunque,<strong> per il presidente azero Aliyev fare da arbitro di una contesa rappresenta un inedito.</strong> Ma anche il segnale di come l&#8217;Azerbaijan sia sempre più protagonista nella regione. E, a ben vedere, la scelta per una mediazione tra Turchia e Israele poteva ricadere solo su Baku.</p>



<p>Il Paese ha infatti rapporti molto stretti sia con Ankara che con Tel Aviv.<strong> Con Ankara sussiste un legame culturale, prima ancora che politico</strong>: la lingua azera fa parte della famiglia linguistica turcofona, mentre nella bandiera nazionale è presente una mezzaluna con la stella a cinque punte, proprio come in quella turca.<strong> Con Israele invece, si condividono accordi importanti sul fronte della fornitura di armi </strong>e della collaborazione tra le due intelligence. Molti mezzi con cui l&#8217;Azerbaijan ha combattuto la recente guerra per il Nagorno con l&#8217;Armenia, per dare l&#8217;idea, sono stati girati dagli israeliani.</p>



<p>Circostanze quindi che hanno favorito la scelta di Baku quale luogo di incontro per decidere non solo i compromessi tra Ankara e Tel Aviv ma, molto probabilmente, anche il destino della Siria. Un destino, ancora una volta,<strong> agganciato alla spartizione del suo territorio in diverse aree di influenza. </strong></p>
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		<title>Così Abu Mazen (con l&#8217;appoggio Usa) punta a prendersi la Striscia di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-abu-mazen-con-lappoggio-usa-punta-a-prendersi-la-striscia-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 15:28:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11340198.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11340198.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11340198-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11340198-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11340198-1024x696.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Abu Mazen e ANP vogliono riprendere il controllo di Gaza, ma le divisioni interne e le pressioni israeliane complicano la situazione.</p>
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<p>Il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha reso noto che l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (ANP) si dice <strong>pronta ad assumersi la &#8220;<em>piena responsabilità</em>&#8221; della Striscia di Gaza</strong>, regione che continua a essere paradigma delle divisioni politiche, delle pene umane e delle illusioni smarrite. La dichiarazione, <a href="https://english.wafa.ps/Pages/Details/153637">pubblicata </a>venerdì dall’agenzia ufficiale Wafa, è arrivata poche ore dopo l’annuncio di un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, e ha stimolato un ampio dibattito sulla possibilità di un nuovo equilibrio politico nella regione. &#8220;<em>Il governo palestinese, sotto le direttive del presidente Abbas, ha completato tutti i preparativi per assumersi la piena responsabilità a Gaza</em>&#8220;, recita il comunicato. Tra gli obiettivi dichiarati: favorire il ritorno degli sfollati, garantire i servizi di base, gestire gli attraversamenti e ricostruire un territorio devastato da settimane di guerra incessante.</p>



<p>L&#8217;ANP, dominata dal movimento Fatah, ha perso il controllo della Striscia di Gaza nel 2007, quando Hamas prese il potere dopo una breve ma sanguinosa guerra civile tra le due principali fazioni palestinesi. Da allora, il movimento islamista ha governato Gaza, mentre l’ANP è rimasta confinata nella Cisgiordania occupata, dove esercita un’autorità sempre più limitata e contestata. <strong>La divisione interna ha minato qualsiasi speranza di unità politica palestinese</strong> e offerto a Israele un alibi per evitare trattative serie su una soluzione a due Stati, per quanto difficilmente realizzabile a causa della massiccia presenza di colonie israeliane.</p>



<p><strong>Israele, dal canto suo, non sembra intenzionato a sostenere un ritorno dell’ANP a Gaza</strong>. Funzionari israeliani di alto rango, incluso il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, hanno più volte ribadito la loro opposizione tanto a un governo di Hamas quanto a un&#8217;amministrazione dell’ANP nella Striscia di Gaza. Netanyahu ha definito entrambe le soluzioni come una vera e propria &#8220;<em>ricompensa</em>&#8221; per l&#8217;attacco del 7 ottobre 2023.</p>



<p>Sebbene il <a href="https://it.insideover.com/guerra/cessate-il-fuoco-tra-israele-e-hamas-tregua-in-vigore.html">cessate il fuoco</a> offra una tregua temporanea,<strong> il rischio che il conflitto si riaccenda è tutt’altro che remoto</strong>. Netanyahu, dopo mesi di resistenza alle pressioni internazionali contro i bombardamenti, potrebbe ordinare nuove operazioni militari una volta completato il rilascio degli ostaggi israeliani da parte di Hamas. Un’azione mirata non solo a infliggere un colpo punitivo al gruppo islamista, ma anche apparentemente a rafforzare la sicurezza interna, cercando al contempo di arginare le crescenti critiche nei suoi confronti all’interno di Israele.</p>



<p>Mentre Israele esita, <strong>gli Stati Uniti hanno espresso un sostegno chiaro al ritorno dell’ANP a Gaza</strong>. Solo poco più di una settimana fa, il Segretario di Stato uscente, <strong>Antony Blinken</strong>, ha dichiarato che l’Autorità Nazionale Palestinese dovrebbe assumere il controllo amministrativo della Striscia. Una posizione che riflette la continuità della politica americana, secondo cui l’ANP è considerato un partner istituzionale più gestibile rispetto a Hamas.</p>



<p>Da quando l&#8217;ANP è stata creata nel 1993 nell’ambito degli Accordi di Oslo, il suo ruolo doveva essere quello di traghettare il popolo palestinese verso uno Stato indipendente. Nonostante ciò, a distanza di oltre trent’anni, questa visione si è dissolta sotto il peso delle espansioni coloniali israeliane in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale, e delle restrizioni economiche e militari che hanno reso Gaza una prigione a cielo aperto.</p>



<p><strong>Qualsiasi proposta volta a far rientrare l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese a Gaza suscita in Israele profonde preoccupazioni.</strong> Ciò rianimerebbe, infatti, sia politicamente sia territorialmente le aree occupate, rilanciando con forza le istanze di di autodeterminazione palestinese. Un&#8217;eventuale unificazione del territorio palestinese sotto una leadership unitaria, anche se non ampiamente sostenuta dalla popolazione, eserciterebbe una pressione insostenibile su Israele, costringendolo a negoziare in modo definitivo sulla creazione di uno Stato palestinese indipendente. Netanyahu, in particolare, sembra determinato a evitare un simile scenario.</p>



<p>Al di là di ogni considerazione, un punto su cui ogni analista ragionevole sembra trovarsi d&#8217;accordo è che i leader palestinesi, di tutte le fazioni, rivendicano con forza il diritto di decidere il futuro di Gaza, rifiutando ogni tipo di ingerenza esterna.</p>



<p>Nel frattempo, venerdì scorso, il primo ministro palestinese <strong>Mohammad Mustafa</strong> ha dichiarato che le istituzioni governative erano pronte a intensificare le loro attività e a ripristinare i servizi essenziali a Gaza. Allo stesso tempo, ha sollecitato l&#8217;Unione Europea a ripristinare una missione di monitoraggio al valico di Rafah e a facilitare l’ingresso degli aiuti umanitari. &#8220;<em>I ministri palestinesi sono già stati informati sulle azioni da intraprendere non appena inizierà il cessate il fuoco. Abbiamo un piano di 100 giorni per il giorno dopo</em>&#8220;, ha affermato Mustafa, come riferito dalla Belga News Agency durante la sua visita a Bruxelles.</p>



<p>&nbsp;L’annuncio del cessate il fuoco a Gaza segna un passaggio cruciale nel conflitto che da mesi infiamma la regione. Per l&#8217;opinione pubblica internazionale, questa breve pausa diventa l&#8217;occasione per fare un bilancio di quindici mesi di violenze e sofferenze.&nbsp;Eppure, mentre celebriamo questo fugace momento di pace, non possiamo non volgere lo sguardo al futuro. Milioni di persone vivono in una condizione di precarietà estrema, e la loro speranza di una vita dignitosa è ancora lontana dall&#8217;essere realizzata. Perché la pace non è solo l&#8217;assenza di guerre e conflitti. È la presenza di giustizia, la libertà di vivere senza paura, la possibilità di ricostruire le proprie vite senza la costante minaccia della distruzione. È la speranza in un futuro migliore per tutti. Qualsiasi accordo che non garantisca questi elementi fondamentali non è una pace duratura, ma solo una tregua temporanea, un&#8217;attesa ansiosa della prossima battaglia.</p>
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