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	<title>Benjamin Netanyahu Archives - InsideOver</title>
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	<title>Benjamin Netanyahu Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gaza: la rivolta silenziosa contro Hamas che potrebbe riscrivere il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 10:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Hamas-Israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la repressione del dissenso da parte delle autorità di Hamas. Amnesty International lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la <strong>repressione del dissenso</strong> da parte delle autorità di <strong>Hamas</strong>. <a href="https://www.amnesty.it/gaza-hamas-reprime-chi-protesta/"><strong>Amnesty International</strong> lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri</a>: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla protesta stanno subendo una campagna sistematica di intimidazione, interrogatori forzati e pestaggi da parte delle forze di sicurezza locali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7493605.1743018166!/fileImage/httpImage/image.JPG_gen/derivatives/16x9_1180/israel-palestinians-gaza-protests.JPG?im=Resize%3D780" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Marzo 2025: scoppiano le proteste a Gaza</h2>



<p>Le <strong>proteste scoppiate a Gaza il 25 marzo contro Hamas</strong> rappresentano un nuovo e potente segnale di dissenso popolare. Con slogan come “<em>Vogliamo mangiare</em>” e “<em>Hamas out</em>”, centinaia, talvolta migliaia, di palestinesi hanno manifestato in diverse città della Striscia, da <strong>Beit Lahia</strong> a <strong>Khan Younis</strong>, denunciando non solo le devastazioni della guerra con Israele, ma anche l’inefficacia e l’autoritarismo della leadership di Hamas. Tra gli edifici distrutti e le linee elettriche interrotte nel distretto di Shuja&#8217;iyya nella Striscia di Gaza, decine di palestinesi gridavano: &#8220;<em>Fuori, Hamas, vogliamo vivere in libertà</em>&#8221; oppure &#8220;<em>Oggi non ci importa, possono spararci e chiamarci spie, l&#8217;importante è che Hamas ci lasci in pace</em>&#8220;.<br>Un elemento non di certo nuovo, ma che soprattutto oggi contrasta l’equazione che vuole i gazawi tutti conniventi con i miliziani islamisti. <strong>La contestazione a Hamas non è un fenomeno nuovo</strong>. Dal 2010, i cittadini palestinesi hanno espresso in più occasioni frustrazione verso la deriva autoritaria del movimento. Proteste come quelle del 2017 (“<em>We want electricity</em>”) o del 2019 (“<em>We want to live</em>”) avevano già mostrato il malessere della popolazione, aggravato da crisi economiche, blackout e accuse di corruzione ai vertici di Hamas. L’<strong>accordo di riconciliazione del 2017</strong>, che prevedeva il trasferimento di alcune responsabilità amministrative all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), non ha avuto effetti duraturi: Hamas ha continuato a gestire con pugno di ferro la Striscia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il report di Amnesty International</h2>



<p>Che questo dissenso sia sincero è potente è provato tragicamente dal fatto che cartelli, slogan e canti di dissenso sono stati accolti da una reazione violenta: <strong>incursioni</strong>,<strong> arresti</strong>, <strong>minacce di morte </strong>e <strong>torture</strong>.<br>Testimonianze raccolte da Amnesty delineano un clima di terrore: 12 manifestanti intervistati, inclusi due donne e diversi familiari di attivisti, hanno raccontato episodi di violenza fisica, convocazioni extragiudiziali e pressioni psicologiche. In molti casi, le minacce si sono estese anche ai parenti. Alcuni media locali, in linea con il governo, hanno etichettato i <strong>manifestanti come spie al soldo di Israele</strong>. Questo clima ha alimentato una paura crescente: la popolazione teme tanto la violenza israeliana quanto la repressione interna, e resta divisa tra il desiderio di un cessate-il-fuoco e quello, ancora incerto, di un cambiamento politico profondo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7494009.1743013065!/cpImage/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/4x3_1180/israel-palestinians.jpg?im=Resize%3D1180" alt=""/></figure>
</div>


<p>Uno dei manifestanti, sopravvissuto a un attacco israeliano che ha ucciso cinque membri della sua famiglia, ha raccontato con voce ferma: “<em>Protestiamo perché vogliamo una vita dignitosa. Ci hanno chiamato traditori solo per aver chiesto pane e pace. Ma continueremo</em>”. Il 16 aprile, questo cittadino è stato interrogato e picchiato da decine di uomini armati in abiti civili in un centro di detenzione improvvisato. La sua colpa? Esporre pubblicamente il fallimento della leadership di Hamas nel proteggere la popolazione civile. Molti manifestanti, anche adolescenti e donne, sono stati etichettati come “<strong>collaborazionisti del Mossad</strong>” o <strong>agenti dell’intelligence dell’Autorità Palestinese</strong>. Le accuse, spesso infondate e strumentali, servono a giustificare una repressione politica che Amnesty definisce “<em>una violazione flagrante della libertà di espressione e dei diritti umani fondamentali</em>”. Un giovane attivista di Beit Lahia, arrestato e picchiato dopo il rifiuto di comparire a interrogatorio, ha dichiarato: “<em>Non si tratta più di Hamas o Fatah. Si tratta di sopravvivere. E noi vogliamo vivere</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il complesso rapporto dei gazawi con Hamas</h2>



<p>A raccontare questa verità nella verità, anche i numeri. Secondo un sondaggio dell’Arab Barometer, realizzato in collaborazione con il Palestinian Center for Policy and Survey Research poco prima del 7 ottobre 2023, <strong>il 67% dei gazawi aveva poca o nessuna fiducia in Hamas</strong>, mentre il 72% lo considerava un governo corrotto. Solo il 24% avrebbe votato per il suo leader, <strong>Ismail Haniyeh</strong>. <strong>L’intervento militare israeliano ha temporaneamente rilanciato il consenso per Hamas</strong>: un sondaggio di maggio 2024 indicava che il 64% della popolazione approvava la gestione della guerra da parte del gruppo, e il 38% avrebbe votato per esso, contro il 24% per Fatah. </p>



<p>Tuttavia, con l’intensificarsi della devastazione, anche <strong>questo fragile supporto ha cominciato a sgretolarsi</strong>. Molti palestinesi ora accusano Hamas di anteporre la propria ideologia alla sopravvivenza della popolazione, sacrificandola sull’altare della lotta armata. Per la prima volta dal 7 ottobre, si sentono slogan che invocano un cambio di regime: “<em>Avete governato abbastanza. Lasciate spazio ad altri</em>”. <br><strong>Anche le donne hanno deciso di prendere parola</strong>. Una manifestante ha riferito che, dopo le minacce rivolte agli uomini, è stata organizzata una piccola protesta femminile: “<em>Era un messaggio chiaro: vogliamo proteggere i nostri figli. E dire basta</em>”. La disperazione si mescola alla rabbia. Una donna sfollata da Beit Lahia si è scagliata contro le dichiarazioni ciniche di Sami Abu Zuhri, noto esponente di Hamas, che aveva dichiarato: “Ricostruiremo le case e riprodurremo i martiri dieci volte”.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.arabbarometer.org/wp-content/uploads/Robbinschart1.png-1230x873.webp" alt=""/></figure>
</div>


<p>Dal 2007, quando Hamas ha assunto il controllo della Striscia di Gaza, ha creato un proprio apparato di sicurezza con metodi brutali. Le <strong>proteste del 2019 </strong>furono già un banco di prova per la tolleranza del dissenso: arresti arbitrari, torture e repressione sistematica furono ampiamente documentati. Anche oggi, nel mezzo di una guerra devastante, Hamas continua a dare priorità al controllo interno, usando la paura come strumento di governo.<br>Un aspetto che emerge con forza è l’<strong>assenza di vie legali a esperire per i detenuti</strong>: interrogatori privi di qualsiasi base giuridica, pestaggi come routine punitiva, e l’uso sistematico della calunnia come arma politica. La repressione interna si inserisce in uno scenario apocalittico. Dal 2 marzo, Israele ha sigillato quasi completamente i confini, impedendo l’accesso agli aiuti vitali. Dopo 77 giorni, un parziale allentamento della chiusura non ha risolto la crisi. Milioni di persone sono intrappolate, senza acqua, cibo, cure mediche o sicurezza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro delle proteste</h2>



<p><strong>Il messaggio dei manifestanti è chiaro: non chiedono potere né vendetta, ma dignità e futuro</strong>. Le proteste che attraversano oggi Gaza potrebbero rappresentare uno snodo cruciale nella storia recente della Striscia: per la prima volta in anni, una parte significativa della popolazione osa sfidare apertamente l&#8217;autorità di Hamas, chiedendo non solo la fine della guerra, ma un cambiamento radicale della governance. Eppure, il futuro di questa mobilitazione resta appeso a un filo.</p>



<p>Almeno <strong>due ostacoli principali offuscano ogni orizzonte di transizione</strong>: da un lato, Israele continua a perseguire una <strong>strategia militare brutale</strong>, che ha già causato la morte di decine di migliaia di civili e che sembra ignorare deliberatamente la possibilità di distinguere tra Hamas e la popolazione palestinese. Bombardamenti indiscriminati, assedi prolungati e la distruzione sistematica delle infrastrutture civili hanno l’effetto paradossale di rafforzare le frange più radicali, rendendo più difficile per la popolazione immaginare alternative politiche reali.<br>Dall’altro lato, l’<strong>assenza di una leadership palestinese credibile</strong> e legittimata mina ogni possibile scenario post-Hamas. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che teoricamente dovrebbe rappresentare l’alternativa istituzionale a Hamas, si trova oggi in una crisi profonda di legittimità e credibilità. Guidata da <strong>Mahmoud Abbas</strong>, ormai percepito da molti palestinesi come un leader distante e inamovibile (lo stesso che nel 2023 affermò che Adolf Hitler ordinò l&#8217;uccisione degli ebrei europei non a causa dell&#8217;antisemitismo, ma per il loro &#8220;ruolo sociale&#8221; come prestatori di denaro), è vista come inefficace, corrotta e sostanzialmente impotente di fronte alle dinamiche del conflitto. Non solo non esercita alcun controllo su Gaza, ma è del tutto <strong>assente dalla vita quotidiana dei suoi abitanti</strong>, incapace di offrire protezione, servizi o una visione politica convincente. La sua esistenza è spesso ridotta a una struttura amministrativa sotto tutela internazionale, più preoccupata di mantenere rapporti diplomatici che di rispondere ai bisogni del suo stesso popolo.</p>



<p>In questo contesto, la prospettiva di un governo post-Hamas affidato all’ANP appare tutt’altro che rassicurante per molti gazawi, che la considerano parte del problema, non della soluzione. Senza una rigenerazione politica e morale profonda, l’ANP difficilmente potrà colmare il vuoto che un eventuale crollo di Hamas lascerebbe dietro di sé. Per questo, le proteste rischiano di restare una scintilla senza combustibile, un grido che si spegne nel vuoto se non si avrà l’astuzia di &#8220;aiutare Hamas a fallire&#8221;.</p>



<p></p>



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		<item>
		<title>Le bombe di Israele su Al-Jolani per mandare un messaggio alla Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-bombe-di-israele-su-al-jolani-per-mandare-un-messaggio-alla-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 22:54:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Israele usa i drusi per sventare una minaccia strategica: la Siria interamente raccolta sotto il patronato di Erdogan.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/siria-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Le bombe israeliane che hanno colpito le aree prospicienti il <strong>palazzo presidenziale di Damasco</strong> nella serata dell&#8217;1 maggio erano dirette contro le truppe di <strong>Ahmad al-Sharaa</strong>, noto anche col <em>nome de guerre</em> di <strong>Abu Mohammad al-Jolani,</strong> ma non erano solo rivolte al contenimento del <strong>regime del neo-presidente siriano</strong>. </p>



<p>Il messaggio deciso di <strong>Benjamin Netanyahu</strong> è per <strong>la</strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-incubo-di-israele-lalleanza-militare-tra-turchia-e-siria.html"><strong> Turchia di Recep Tayyip Erdogan</strong>, potenza egemone nella nuova Siria post-Bashar al-Assad.</a> Parlano chiaro le modalità dell&#8217;intervento, le mosse decise dall&#8217;Israel Defense Force, la giustificazione politica scelta. <strong>Le modalità sono molto simili a quelle con cui Israele</strong> attaccava fuori dal territorio nazionale le sedi delle organizzazioni nemiche in passato: dai vari attacchi contro le sedi dell&#8217;Organizzazione per la Liberazione per la Palestina alle mosse contro <strong>Hezbollah nei violenti raid del settembre 2024,</strong> tutto sembra convergere per un&#8217;opzione analoga, capace di dimostrare la potenzialità dell&#8217;Idf di arrivare ovunque in casa dei nemici.</p>



<p>Le mosse dell&#8217;Idf e la giustificazione politica hanno a che vedere con l&#8217;autoproclamata designazione di Israele come <strong>protettrice della comunità drusa, </strong>che in Siria sta conoscendo nelle ultime settimane periodi difficili per i continui scontri interconfessionali che la vedono sotto attacco degli estremisti sunniti. <strong>Tel Aviv ha un rapporto privilegiato coi drusi, intende valorizzarli come leva politica</strong> per fermare la vera minaccia percepita sul piano strategico: la saldatura tra le varie <strong>anime della Siria a cui punta Al-Sharaa</strong>. Una Siria unita sotto il <em>patronage</em> turco è una minaccia strategica che Tel Aviv, che vuol rinsaldare la sua influenza sul Paese limitrofo, intende prevenire, nel timore che Damasco sia usata da Ankara come strumento di pressione in caso di crisi bilaterale. Dunque, emerge idealmente la postura di nume tutelare dei drusi, che abitano il Sud della Siria e possono essere ritenuti l&#8217;antemurale a un Paese unito sotto l&#8217;egida dell&#8217;ex Hayat Tahrir al-Sham.</p>



<p>Israele è intervenuta dopo che, si è scritto su Sky Insider, &#8220;all’interno delle comunità druse l’atteggiamento da tenere verso il Governo in relazione agli scontri&#8221; con gli uomini di Al-Jolani &#8220;era stato molto discusso&#8221;. Tel Aviv ha agito in nome di &#8220;una comunità che però al suo interno ha una complessità politica e sociale che rende difficile trattarla come un monolite&#8221;. E ora rischia di essere <strong>percepita come quinta colonna di Tel Aviv da parte dei radicali islamisti.</strong> Ma per Israele la <strong>postura geopolitica</strong> è prioritaria, e per Netanyahu tutto è strumentale se può evitare di far arrivare alle porte di casa (per Tel Aviv nel Golan occupato) il duo Erdogan-Jolani. </p>
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		<title>Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 06:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Penale Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri è stato inaugurato all’Aia, nei Paesi Bassi, The Hague Group, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri <a href="https://x.com/ProgIntl/status/1885337875254043062" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è stato inaugurato</a> all’Aia, nei Paesi Bassi, <em><a href="https://thehaguegroup.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>The Hague Group</strong></a></em>, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, <a href="https://it.insideover.com/guerra/colombia-scoppiano-le-violenze-e-strage-nel-catatumbo.html">Colombia</a>, Cuba, Honduras, Malesia, <a href="https://it.insideover.com/politica/netumbo-nandi-ndaitwah-la-prima-donna-presidente-della-namibia.html">Namibia</a>, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare seguito alle decisioni delle Nazioni Unite, della Corte internazionale di giustizia (CIG) e della Corte penale internazionale. </p>



<p>Circa un anno fa, il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-sudafrica-ha-scelto-la-sua-strada.html">Sudafrica ha presentato una denuncia contro Israele presso la CIG</a></strong>, accusandolo di genocidio ai danni del popolo palestinese. Israele ha respinto con forza l’accusa e ha ignorato l’opinione della CIG e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che <a href="https://www.amnesty.it/corte-internazionale-di-giustizia-illegale-loccupazione-dei-territori-palestinesi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno dichiarato</a> l’occupazione israeliana dei territori palestinesi una chiara violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Come riportato in un articolo del&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, “il gruppo afferma che l’obiettivo non è punire Israele, ma esaminare il suo atteggiamento nei confronti delle sentenze delle corti internazionali, che, secondo il primo ministro malese Anwar Ibrahim, ‘colpiscono le fondamenta stesse del diritto internazionale, che la comunità globale ha il dovere di difendere’.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo dei Paesi alleati e dell&#8217;Italia</strong></h2>



<p>Oltre a Israele, il gruppo,&nbsp;<a href="https://x.com/FranceskAlbs/status/1885455485685391431" target="_blank" rel="noreferrer noopener">supportat</a>o, tra gli altri,&nbsp;da Francesca Albanese,&nbsp;relatrice speciale delle Nazioni Unite,&nbsp;punta il dito contro tutti quei Paesi che non hanno rispettato la sentenza della CIG dell’aprile 2024. Tale sentenza ricorda agli Stati i loro obblighi internazionali in merito al trasferimento di armi nei conflitti armati, per evitare che queste vengano utilizzate in violazione della Convenzione sul genocidio e delle Convenzioni di Ginevra, in relazione alla condotta di Israele a Gaza e nei Territori palestinesi occupati.</p>



<p>Questa accusa chiama in causa anche l’Italia. In una <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/01/24/intelligence-e-droni-armi-dallitalia-contro-gaza/7849367/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente inchiesta</a> pubblicata su <em>Il Fatto Quotidiano</em>, Stefania Maurizi rivela che<strong> Leonardo, l’azienda italiana di difesa che aveva annunciato lo stop alla fornitura di armi a Israele,</strong> continuerà comunque nel 2025 il proprio programma di assistenza tecnica da remoto, riparazione materiali e fornitura di ricambi per la flotta di velivoli<a href="https://it.insideover.com/guerra/le-armi-italiane-a-israele-per-colpire-gaza-e-gli-eversivi-del-ministro-crosetto.html"> M-346 israeliani.</a> Oltre agli affari di Leonardo con Israele, Maurizi descrive il “ponte aereo continuo” che ha permesso in particolare agli Stati Uniti e al Regno Unito di fornire armi e intelligence a Israele. “I dati sui voli — scrive Maurizi — rivelano il ruolo delle basi americane in Italia, come Sigonella, con almeno 65 voli del <a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-e-oltre-asse-italia-turchia-in-arrivo-cosi-leonardo-e-baykar-possono-allearsi.html">drone MQ-4C </a>per la raccolta di intelligence, e il coinvolgimento di aeroporti italiani come quelli di Ancona, Bari, Brindisi, Ciampino e Napoli.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Sostegno del Sud Globale alla Palestina e l&#8217;Isolamento dell&#8217;Occidente</strong></h2>



<p>Al di là dell’impatto concreto che il&nbsp;<em>The Hague Group</em>&nbsp;potrà avere nel far sì che le violazioni del diritto internazionale di Israele, il suo presidente Benjamin Netanyahu e i Paesi complici di questa violenza vengano condannate, punite o prevenute, questa iniziativa, spiega il&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, riflette “la crescente rabbia nei Paesi del Sud del mondo di fronte a ciò che viene percepito come un doppio standard da parte delle potenze occidentali quando si tratta dell’applicazione del diritto internazionale.”</p>



<p>La questione palestinese ha ricevuto fin da subito il sostegno di un numero crescente di Paesi del Sud del mondo. Già un anno fa, uno <a href="https://responsiblestatecraft.org/global-south-israel-criminal-court/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio pubblicato</a> su <em>Responsible Statecraft</em> affermava che “gli Stati che guidano o sostengono tali iniziative [che hanno sostenuto azioni legali internazionali contro Israele, ndr] si estendono a quasi tutto il Sud globale, includendo America Latina, Africa, Asia occidentale, Asia meridionale e Sud-est asiatico … (queste azioni legali) dimostrano che questo sentimento va ben oltre i Paesi a maggioranza araba o mussulmana”. Il sostegno del Sud globale al popolo palestinese assume un significato ancora più rilevante se si considera che queste prese di posizione contribuiscono a isolare sempre più non solo Israele, ma soprattutto il suo principale alleato, gli Stati Uniti. Con l’Europa che segue.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele, la crisi nascosta dell&#8217;IDF: i riservisti non volevano più partire per Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-la-crisi-nascosta-dellids-i-riservisti-non-volevano-piu-partire-per-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 07:52:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I riservisti di ritorno dalla Striscia: "Abbiamo avuto la sensazione di non fare nulla di buono. Al fronte nessun piano né disciplina".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-la-crisi-nascosta-dellids-i-riservisti-non-volevano-piu-partire-per-gaza.html">Israele, la crisi nascosta dell&#8217;IDF: i riservisti non volevano più partire per Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250119234011325_24095b5363cd7770295168b4c809e92c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è stata un’inversione di rotta tra le fila dell’esercito israeliano a Gaza. Un aspetto sottaciuto dall’IDF, per ovvie ragioni, ed emerso grazie alle numerose testimonianze dei riservisti di ritorno dalla Striscia. Haaretz traccia un quadro ben preciso che, all’indomani del cessate il fuoco, vede l’<em>Israel Defense Forces</em> nel bel mezzo di una profonda crisi: “<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-01-15/ty-article-magazine/.premium/idf-in-crisis-despite-a-cease-fire-why-fewer-israelis-were-turning-up-to-fight-in-gaza/00000194-6a23-d876-affe-7e2bbd620000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sempre meno israeliani si presentavano</a> a combattere a Gaza”. Lo scorso giugno, difatti, alcune unità hanno riportato un tasso di partecipazione dei riservisti pari al 60%. A novembre, fonti anonime delle forze di difesa israeliane hanno riferito ai media un calo compreso tra il 15% e il 25%.</p>



<p>Le motivazioni includono una serie di problemi ricorrenti, “come famiglia, finanze, esaurimento e paura”, ovvero esiti naturali della guerra, ovunque accada. A questi fattori però, se ne sono aggiunti altri, “specificamente legati a questa guerra, in questo Paese, in questa situazione”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La salute mentale e gli haredim</h2>



<p>Per cominciare, “i soldati sono esausti”. “La guerra più lunga di Israele ha logorato l’animo dei militari”, sotto diversi punti di vista. La salute mentale di alcuni soldati appare compromessa. Difficoltà che probabilmente si manifesterebbe in qualsiasi guerra, ma in questo specifico caso è destinata a persistere, perché “i soldati vengono regolarmente derisi, minacciati o scoraggiati dal cercare supporto all&#8217;interno del sistema”, come riferisce una<a href="https://www.haaretz.co.il/news/magazine/2025-01-12/ty-article-magazine/.premium/00000194-3725-de88-a3dc-77adecca0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;lunga inchiesta di Haaretz</a>. Tant’è che alcuni testimoni riferiscono che “i comandanti hanno negato le cure psicologiche durante il conflitto ai soldati che le richiedevano”.</p>



<p>C’è poi un’altra motivazione dietro la crisi dell’IDF. Molti riservisti sono logorati “dall&#8217;ingiustizia di sacrificarsi, mentre la stragrande maggioranza degli ultraortodossi, idonei al servizio militare, praticamente non viene arruolata”. A tal proposito, lo scorso anno, dopo decenni di rinvii, la&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2024-06-26/ty-article/.premium/israels-top-court-may-have-paved-the-way-for-the-new-haredi-jew-if-not-a-new-government/00000190-5141-de50-af9b-7fed1c6c0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corte Suprema di Giustizia israeliana&nbsp;</a>ha stabilito che lo Stato deve iniziare a reclutare gli haredim. Tuttavia, su circa 80 mila idonei, “solo poche centinaia sono stati effettivamente chiamati alle armi”. Nel frattempo, l’attuale governo Netanyahu sta febbrilmente elaborando una “legge per rendere l&#8217;esenzione di massa permanente per il maggior numero possibile di haredim”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“Non sappiamo perché combattiamo”</h2>



<p>Un ulteriore motivo contribuisce alla crisi delle forze israeliane. Per tracciare le ragioni sulla netta diminuzione “del numero di riservisti che rispondono agli avvisi di leva”, Haaretz ha raccolto le testimonianze di venti soldati, che si aggiungono a quelle precedentemente ascoltate nei mesi passati.&nbsp;</p>



<p>Tutti i riservisti hanno confermato di “essersi arruolati volontariamente nell’immediato post 7 ottobre”, per combattere con fermezza quella che loro stessi definivano “una guerra per la sopravvivenza”. Tuttavia, una volta di stanza a Gaza, tale motivazione si è affievolita, fino a scomparire del tutto. “Abbiamo avuto la sensazione di non fare nulla di buono&#8221;, ha raccontato un riservista con tre turni di servizio: &#8220;Poi abbiamo partecipato a operazioni che non comprendevamo. Le persone morivano e noi non capivamo neppure lo scopo delle tattiche messe in atto”.</p>



<p>Un altro testimone ha raccontato un sentimento comune tra i suoi compagni: “Si ha una sensazione generale che la struttura non stia reggendo. Non c’è una disciplina rigorosa. <strong>Non è molto chiaro cosa stiamo facendo, sembra che ogni comandante di divisione faccia ciò che ritiene opportuno</strong>, perché c&#8217;è una sorta di vuoto”. Fatto noto e, difatti, già in un <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-corridoio-di-netzarim-la-linea-della-morte-nella-striscia-di-gaza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedente articolo</a> avevamo ripreso le dichiarazioni di alcuni riservisti, che ben descrivevano la feroce arbitrarietà al fronte, specialmente nella zona a Nord del corridoio di Netzarim (dove i singoli soldati decidevano chi viveva e chi moriva, anche tra i civili).</p>



<p>Un ufficiale di grado più elevato ha sottolineato quanto sia stato difficile convincere i riservisti a tornare a Gaza, rispetto al fronte settentrionale. Arruolare i riservisti per l’invasione del Libano è “risultato più semplice, perché lì i soldati avevano l’obiettivo di aiutare gli israeliani a tornare nelle loro case”, ha dichiarato la fonte. Nella Striscia, invece, “non c’è la sensazione di un punto finale, di una missione reale”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“Israele deve ricostruire il proprio contratto sociale”</h2>



<p>Ed ecco, evidenzia Dahlia Scheindlin nel suo articolo, che “la ragione più evidente del calo di partecipazione dei riservisti, strettamente legata a questa guerra,<strong> risiede nella diminuzione della motivazione</strong>&#8220;. Molti soldati a Gaza “non sanno semplicemente per cosa stiano combattendo”.</p>



<p>La perdita di fiducia negli obiettivi della guerra si è ripercossa sulla società israeliana e sull&#8217;esercito. Il mese scorso, difatti, l’INSS (istituto di ricerca e think tank israeliano) ha rilevato che <strong>solo il 56% degli ebrei incoraggerebbe un familiare che ha già servito nei riservisti a tornare.</strong>  Per Haaretz, i venti contrari della guerra stanno erodendo il morale della popolazione e, in primis, quello dei riservisti, considerati nel Paese “una componente fondamentale della sicurezza e della resilienza nazionale”. Se la tregua dovesse reggere, come si auspica, e la guerra finisse realmente domani, “Israele avrebbe bisogno di anni per ricostruire il proprio contratto sociale e militare”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-la-crisi-nascosta-dellids-i-riservisti-non-volevano-piu-partire-per-gaza.html">Israele, la crisi nascosta dell&#8217;IDF: i riservisti non volevano più partire per Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dalle stragi di Gaza alla spartizione del Medio Oriente: l&#8217;eterno ritorno di Netanyahu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalle-stragi-di-gaza-alla-spartizione-del-medio-oriente-leterno-ritorno-di-netanyahu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 13:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116142853112_c837d8f8132f8f60c5701268516c07cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116142853112_c837d8f8132f8f60c5701268516c07cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116142853112_c837d8f8132f8f60c5701268516c07cb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116142853112_c837d8f8132f8f60c5701268516c07cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116142853112_c837d8f8132f8f60c5701268516c07cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116142853112_c837d8f8132f8f60c5701268516c07cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116142853112_c837d8f8132f8f60c5701268516c07cb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un anno fa, dopo le stragi di Hamas, sembrava finito. Ora, invece, Netanyahu è nella posizione di spartirsi il Medio Oriente con Erdogan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalle-stragi-di-gaza-alla-spartizione-del-medio-oriente-leterno-ritorno-di-netanyahu.html">Dalle stragi di Gaza alla spartizione del Medio Oriente: l&#8217;eterno ritorno di Netanyahu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Un anno fa, giorno più giorno meno, era il politico più fallito del mondo. I terroristi di Hamas, <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-netanyahu-ha-finanziato-hamas-per-affondare-i-due-stati.html">da lui lungamente coccolati</a> per giocarli contro l&#8217;Al Fatah dominante in Cisgiordania e <a href="https://it.insideover.com/guerra/7-ottobre-la-commissione-indipendente-svela-le-colpe-di-netanyahu-non-ha-protetto-i-civili.html">dividere il fronte palestinese</a>, erano usciti dalla Striscia di Gaza per assassinare 1.200 cittadini israeliani. I &#8220;suoi&#8221; servizi segreti e le &#8220;sue&#8221; forze armate erano sotto accusa. L&#8217;ala fondamentalista e razzista del suo Governo esposta in un fanatismo che l&#8217;aveva portata a privilegiare le richieste dei coloni in Cisgiordania lasciando così esposto il fianco di Gaza. La stessa maggioranza di Governo appesa a un filo. E almeno metà del Paese che, di fronte all&#8217;eccidio e alla massiccia presa di ostaggi, e alle ricorrenti accuse di corruzione, chiedeva una cosa sola: Netanyahu vattene!</p>



<p>Oggi, al contrario, <strong>Benjamin Netanyahu</strong> può proporsi a Israele e al resto del mondo come un vincitore. Lo dimostra la modalità stessa con cui ha finalmente firmato l&#8217;accordo per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Sapendo benissimo di sdegnare i suprematisti bianchi come <strong>Itamar ben Gvir</strong> (titolare di otto condanne per incitamento all&#8217;odio) e <strong>Bezalel Smotrich</strong>, da lui stesso recuperati dai bassifondi della politica ed elevati al rango di partner di Governo, che infatti hanno subito protestato a gran voce. <strong>Ma sentendosi anche abbastanza forte per sfidare coloro che l&#8217;hanno appoggiato in questo anno di massacri.</strong> In pura teoria i fanatici avrebbero dovuto uscire dal Governo, visto che considerano il cessate il fuoco una vergognosa sconfitta per Israele. Ma non hanno intenzione di farlo, anzi: rimandano ipocritamente ogni decisione al completamento della prima fase dell&#8217;accordo, perché sanno benissimo che fuori dall&#8217;esecutivo tornerebbero a contare poco (e chi garantirebbe, poi, i privilegi ai coloni e agli ultraortodossi?) e perché sospettano che Netanyahu tenga di riserva <strong>la carta di un&#8217;alleanza di governo alternativa</strong>, resa possibile proprio dall&#8217;accordo per smettere di sparare.</p>



<p>Sul termine &#8220;vincitore&#8221; bisogna naturalmente intendersi. <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-destino-incerto-di-hamas-dopo-il-cessate-il-fuoco.html">Come ha ben spiegato <strong>Andrea Muratore</strong></a><strong> </strong>in queste nostre pagine, dopo aver massacrato il 5% della popolazione della Striscia (in grande parte donne e bambini) e anche avendo inflitto colpi pesanti alla struttura militare di Hamas, Netanyahu non è riuscito a estirpare il movimento islamista (che, anzi, si sta riorganizzando) e non è riuscito a riportare a casa gli ostaggi con la forza. Nessuno peraltro sa esattamente quanto sia costato a Israele, blindato dietro la censura militare (e dietro la decimazione dei giornalisti indipendenti: 200 ammazzati nella Striscia), questo anno di guerre, in termini di uomini e di mezzi. Obiettivo mancato, dunque.</p>



<p>Se però guardiamo al quadro più ampio, siamo forzati a constatare che <strong>oggi Netanyahu è nella posizione di spartirsi il Medio Oriente, e in particolare il Levante, con il presidente turco Erdogan</strong>, a sua volta uscito vincitore dalla questione siriana, sotto lo sguardo benevolo degli Stati Uniti. Netanyahu è arrivato fin qui contando sulla potenza militare del suo Paese (in particolare, aviazione e intelligence) e sull&#8217;inclinazione sua e degli israeliani a impiegarla senza troppi scrupoli e senza alcun quartiere. Israele ha combattuto al contempo Hamas e i palestinesi di Cisgiordania, gli Houthi yemeniti, l&#8217;Hezbollah libanese, le propaggini iraniane in Siria, i siriani stessi, l&#8217;Iran. E quella che era una sfida militare è diventata col tempo (e anche grazie a Erdogan) un&#8217;avanzata politica verso la ridefinizione degli equilibri del Medio Oriente. </p>



<p>E non basta. Il progetto americano, esplicitato nei giorni scorsi dal segretario di Stato <strong>Antony Blinken</strong>, è di affidare la gestione della ricostruzione e poi il governo di Gaza all&#8217;Al Fatah di <strong>Abu Mazen</strong>, affiancato magari dall&#8217;Onu. La prospettiva ovviamente ingolosisce il vecchio leader, che si è subito messo a disposizione di Israele e degli Usa mandando le sue forze di sicurezza ad attaccare i sostenitori di Hamas e Jenin e altrove. Si vede in prospettiva la realizzazione di quel Piano per il Medio Oriente che <strong>Donald Trump</strong>  aveva presentato nel 2021 e che prevedeva uno Stato per i palestinesi, ridotti però a un innocuo gregge senza forza né autonomia ai margini di Israele.</p>



<p>In più, se la tregua diventerà pace e la pace ricostruzione, cadranno molte delle riserve, legate proprio alla causa palestinese, con cui l&#8217;Arabia Saudita ha finora respinto gli inviti americani a entrare negli Accordi di Abramo, di cui pure palesemente vuol far parte. </p>



<p>Per chiudere, ultimo ma non ultimo, <strong>ancora qualche mese fa mezzo mondo considerava Netanyahu uno stragista da mettere al bando</strong>, giustamente inseguito dal mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale dell&#8217;Aja. E ricordiamolo: per aver bloccato gli aiuti umanitari per i palestinesi, cioè <strong>per aver deciso scientemente di farli morire non solo di bombe ma anche di fame e di malattie.</strong> Quello stesso Netanyahu oggi incassa il via libera di Paesi come Italia e Polonia, che non esitano a delegittimare un organismo a cui hanno liberamente aderito (l&#8217;Italia nel 1999) perché, come dice lo Statuto, &#8220;risoluti a garantire duraturo rispetto per l&#8217;attuazione della giustizia internazionale&#8221;. Paesi di quella stessa Unione Europea che ogni giorno pontifica sulle regole e sul diritto, sui valori e sull&#8217;umanità, tranne scegliere il campo opposto quando l&#8217;interesse politico e la sudditanza agli Usa lo impongono.</p>



<p>          </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalle-stragi-di-gaza-alla-spartizione-del-medio-oriente-leterno-ritorno-di-netanyahu.html">Dalle stragi di Gaza alla spartizione del Medio Oriente: l&#8217;eterno ritorno di Netanyahu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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