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	<title>bashar al-assad Archives - InsideOver</title>
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	<title>bashar al-assad Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gaza, Congo Iran: la grande strategia diplomatica del Qatar</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gaza-congo-iran-la-grande-strategia-diplomatica-del-qatar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 04:52:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1443" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-1536x1154.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La pace a Gaza è solo un Capitolo della Grande Strategia del Qatar, emirato divenuto centrale per tutti in Medio Oriente.</p>
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<p>Un annuncio nella notte italiana dopo una lunga giornata di scambi di colpi ha <strong>sancito il cessate il fuoco nella &#8220;guerra dei dodici giorni&#8221; tra Israele e Iran</strong>. L&#8217;annuncio del presidente americano <strong>Donald Trump</strong> di una fine delle ostilità non avrebbe, secondo quanto riportato dai funzionari Usa sentiti dalle testate del Paese, potuto prendere piede senza il ruolo decisivo di un mediatore attivo e dinamico: il <strong>Qatar.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">La mediazione del Qatar, il precedente di Gaza e del Congo</h2>



<p>Tamim bin Hamad Al Thani, emiro del Qatar, <a href="https://www.nytimes.com/live/2025/06/23/world/iran-israel-ceasefire-trump#iran-israel-ceasefire-qatar">ha avuto un ruolo</a> nel consolidare la proposta Usa di una fine degli scontri dopo che nel giorno di ieri il Paese del Golfo ha <strong>chiuso il suo spazio aereo</strong> e concordato con l&#8217;Iran la gestione della rappresaglia di Teheran agli attacchi americani di domenica, che ha preso nel mirino la base statunitense di Al Udeid, sita proprio in Qatar. </p>



<p><strong>Poche ore dopo è arrivato l&#8217;annuncio di The Donald</strong>: un passaggio fondamentale per accelerare la fine dei combattimenti in cui il <strong>&#8220;grande mediatore&#8221; del Medio Oriente</strong> ha avuto un ruolo decisivo. Non è una novità. Doha negli ultimi mesi ha avuto una grande attenzione a una diplomazia in grado di ridurre la conflittualità internazionale. Di pochi giorni fa è la<a href="https://www.rfi.fr/en/africa/20250606-qatar-offers-proposal-in-stalled-peace-talks-between-drc-and-m23"> proposta di rilancio del negoziato tra <strong>Congo e ribelli M23 sostenuti dal Ruanda</strong></a> in una mediazione congiunta con gli Usa. Mentre al contempo il Qatar, come noto, ha avuto a gennaio un ruolo cruciale nel negoziare il temporaneo stop alla guerra di Israele a Gaza poi franato per decisione unilaterale di Tel Aviv.</p>



<p>A gennaio le trattative per il <strong>cessate il fuoco a Gaza</strong> hanno visto come grande protagonista il <strong>Qatar</strong>, che non solo ha ospitato nella capitale Doha il round finale di negoziati tra Israele e Hamas ma ha anche assunto la responsabilità di tirare la <strong>volata finale</strong> per chiudere l&#8217;accordo sulla liberazione degli ostaggi israeliani e il ritiro dell&#8217;esercito di Tel Aviv dalla Striscia. Come noto, poi, Benjamin Netanyahu si è rimangiato la parola. Sul dossier Iran la firma di Trump aggiunge peso. E rilancia la strategia di mediazione del Qatar.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mosse per mediare la fine della guerra</h2>



<p>Per l&#8217;emirato del Golfo e il governo di <strong>Khalid al-Thani</strong> la mediazione su Gaza, compiuta con il sostegno di Egitto e Stati Uniti, ha <strong>rappresentato un rompicapo politico</strong> ma anche un obiettivo da perseguire a tutti i costi nel quadro della <strong>costruzione di un nuovo Medio Oriente</strong> in cui, per effetto delle manovre israeliane, anche i Fratelli Musulmani vicini a Doha e alla Turchia stanno acquisendo spazio, specie dopo la caduta di <strong>Bashar al-Assad in Siria</strong> e l&#8217;ascesa al potere delle milizie guidate da Hay&#8217;at Tahrir al-Sham e Abu Mohammad al-Jolani, a lungo sostenute da Doha.</p>



<p>Questo desiderio strategico di consolidamento della propria influenza ha un ruolo anche nel confronto tra <strong>Israele e Iran</strong>. Da un lato, Doha vuole mantenere aperto il confronto diplomatico con Tel Aviv in vista di una futura normalizzazione e dall&#8217;altro aveva interessi concreti nella mediazione con Teheran visto che con l&#8217;Iran condivide i giacimenti di gas di South Pars, messi nel mirino da Israele nei giorni scorsi, e l&#8217;importanza data alla via d&#8217;acqua dello Stretto di Hormuz di cui temeva la chiusura. Tutto questo consolida un ruolo da grande potenza diplomatica che pochi Paesi possono rivendicare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La grande strategia del Qatar</h2>



<p>Doha, infatti, è al contempo l&#8217;unico Paese che in venti mesi ha potuto esser garante della breve tregua Israele-Hamas; risulta sempre più presente in Siria dove rappresenta il braccio finanziario e diplomatico di un sistema d&#8217;influenza che ha nella Turchia il ramo militare e d&#8217;intelligence; è crescentemente coinvolta nel Libano in cui gli ultimi mesi hanno visto la <strong>prima, benaugurante spinta al</strong><a href="https://www.inss.org.il/publication/qatar-lebanon/"><strong> ritorno alla normalità</strong> con l&#8217;elezione alla presidenza del generale Joseph Aoun dopo due anni di stallo</a>.</p>



<p>Inoltre, mantenere profondi canali diplomatici con l&#8217;<strong>Iran</strong> con cui ha interesse a mantenere un modus vivendi legato anche ai comuni interessi sul gas e sulla stabilità regionale ha avuto un ruolo decisivo anche dopo che la sede dei negoziati tra Teheran e Washington sul nucleare, interrotti dalla guerra, è stata individutata non in <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-iran-il-negoziato-resta-in-oman-trump-ripesca-gli-accordi-di-obama.html">Doha ma nella capitale omanita Mascate</a>. Essere perno diplomatico garantisce una libertà d&#8217;azione che il Qatar esercita sotto forma di finanziamenti e appoggi politici a regimi amici, come quello di <a href="https://it.insideover.com/politica/sdoganare-al-jolani-la-rischiosa-diplomazia-europea-in-siria.html"><strong>al-Jolani in Siria</strong>,</a> che lo rendono indispensabile alla comunità internazionale.</p>



<p>Per il Qatar è vitale tenere aperti ponti diplomatici che impediscano al sistema mediorientale di andare in cortocircuito, trascinando con sé la connettività economica e energetica da cui dipende la sopravvivenza del piccolo emirato. Un report dell&#8217;Università della Navarra a maggio 2024 giustificava l&#8217;assertività diplomatica di Doha con la percepita &#8220;vulnerabilità del Qatar ai rischi per la sicurezza, comprese le aggressioni militari e le operazioni clandestine, evidenziata dai <a href="https://www.unav.edu/web/global-affairs/detalle1/-/blogs/qatar-diplomatic-crisis-a-political-conflict-toward-regional-dominance-2">boicottaggi</a> imposti dagli Emirati Arabi Uniti e dall&#8217;Arabia Saudita tra il 2017 e il 2021&#8243;.</p>



<p>E se sull&#8217;Iran il Qatar ha plasmato il cessate il fuoco connettendo rapidamente Usa e Israele all&#8217;Iran e nella guerra a Gaza Doha è stata decisiva già per mediare l&#8217;uscita dalla Striscia di alcuni ostaggi rapiti da Hamas e per consentire l&#8217;ingresso degli aiuti umanitari da parte di Israele, <a href="https://www.unav.edu/web/global-affairs/handling-israel-hamas-war-mediation-the-role-of-qatar">il report di Anna Mier y Terran ricorda che sono molti i casi passati</a> in cui questa capacità diplomatica si è palesata. Il Qatar, infatti, ha &#8220;una storia di efficaci <a href="https://theconversation.com/gaza-war-how-qatar-used-its-business-connections-to-become-a-leading-mediator-in-the-middle-east-218461">sforzi di mediazione</a> , come dimostra il suo coinvolgimento nella <strong>mediazione di accordi di pace con il Libano nel 2008, lo Yemen nel 2010, il Darfur nel 2011 e <a href="https://www.britannica.com/place/Israel/Conflict-in-Gaza">Gaza</a> nel 2012</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diplomazia a tutto campo di Doha</h2>



<p>Anno dopo anno, &#8220;questi sforzi hanno contribuito alla reputazione del Paese come abile mediatore di pace. nella regione&#8221; e &#8220;Doha ha cercato di avvicinarsi alle posizioni tra l’Occidente e i talebani dopo che le truppe statunitensi&nbsp;<a href="https://en.unav.edu/web/global-affairs/catar-la-puerta-de-afganistan-para-occidente">hanno lasciato l’Afghanistan</a>&nbsp;nel 2021&#8243; a seguito di un accordo raggiunto, ovviamente, a Doha. <strong>Meno fortunati i tentativi di mediazione tra Russia e Ucraina</strong> per porre fine alla crisi legata agli attacchi alle infrastrutture energetiche, in cui comunque Doha ha fatto una sortita.</p>



<p>Tutta questa diplomazia non è, ovviamente, affare di buon cuore: Doha vuole, in asse con la Turchia, plasmare un Medio Oriente centrato sull&#8217;asse con Ankara e garantirsi la sopravvivenza contro eventuali mosse ostili dei Paesi arabi rivali della Fratellanza Musulmana, oltre che ampliare il suo soft power per proporsi, nel mondo, come attore responsabile. Aprendo la strada alla possibilità di muoversi anche come investitore e partner politico in molti contesti, dall&#8217;Africa all&#8217;Asia. Anche per questo opportunismo, però, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-laccordo-ce-hamas-libera-gli-ostaggi-israele-si-ritira-dalla-strisciagaza-laccordo-ce-hamas-libera-gli-ostaggi-israele-si-ritira-dalla-striscia.html">è maturata la <strong>tregua di Gaza</strong></a> a gennaio, unico serio tentativo di porre fine alla mattanza nella Striscia e la mediazione iraniano-americana plasmata nelle ore in cui su Doha volavano i missili e ben altre reazioni potevano emergere piuttosto che una tendente alla pace. Una pace a cui, bisogna riconoscerlo, l&#8217;emirato del Golfo è stato tra i pochi Paesi a credere anche quando le prospettive erano pessimiste. </p>



<p><strong><em>Diplomazia, armi e geopolitica: il mondo contemporaneo si muove sul filo della competizione e delle sfide tra potenze. Su InsideOver raccontiamo le sfide di questi scenari globali sempre più dinamici e polimorfi con un approccio attento e basato sui fatti.<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"> Se credi nel nostro metodo, sostienici e abbonati!</a></em></strong></p>
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		<title>Libano 2005: muore Hariri, scoppia la rivoluzione dei Cedri. Ecco che cosa ne resta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-resta-della-rivolta-dei-cedri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 15:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Libano (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La rivoluzione del 2005 aveva dato grandi speranze al Libano, oggi però disattese e soffocate da una cruda realtà.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Libano (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Continuano-le-proteste-a-Beirut-in-Libano-e-nasce-un-nuobo-governo-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era il<strong> 14 febbraio del 2005</strong>: intorno alle 12:55, un&#8217;esplosione fa oscillare i palazzi più alti di Beirut e sventra una strada centrale, quella limitrofa all&#8217;<em>Hotel Saint George</em>. La capitale libanese, all&#8217;epoca, non era più abituata ai boati. La guerra civile era lontana 15 anni, la deflagrazione del porto dell&#8217;agosto 2020 ancora distante 15 anni. Si è, ma all&#8217;epoca non lo si poteva sapere, esattamente a metà strada tra i due botti più forti che abbiano mai sconvolto il Libano.</p>



<p>Quella bomba &#8220;di mezzo&#8221; ha forse contribuito a far detonare l&#8217;attuale polveriera. A morire tra le fiamme di Beirut, in quel febbraio del 2005, è infatti <strong>Rafiq Hariri</strong>. Sunnita, ex premier ed ex uomo d&#8217;affari, il suo è un nome pesante nella storia di quel Libano. L&#8217;attentato ha sconquassato nuovamente una società dai fragili equilibri ma, in quel momento, ha avuto anche un altro effetto collaterale: portare i giovani in piazza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Rivoluzione dei Cedri</h2>



<p>Forse in molti, tra gli analisti, pensavano che la guerra civile terminata nel 1990 non fosse così sbiadita nei ricordi da riportare subito gente per strada. La memoria della guerra spesso porta la gente a preferire, costi quel che costi, la stabilità a una rivolta. Eppure a Beirut<strong> in migliaia sono rimasti per giorni accampati nelle piazze e nelle vie principali</strong>. È nata così la cosiddetta <strong>&#8220;Rivoluzione dei Cedri&#8221;</strong>. Un nome che rievoca il simbolo del Paese, quel cedro sistemato da sempre al centro della bandiera.  Per strada erano soprattutto giovani. Chiedevano, in primis, <strong>le dimissioni dell&#8217;allora premier Omar Karami</strong>. E poi, in secondo luogo,<strong> l&#8217;uscita dal territorio del Libano delle truppe siriane</strong>, presenti dalla fine della guerra civile all&#8217;interno delle forze chiamate a sorvegliare il rispetto degli accordi di Taif.</p>



<p>L&#8217;impressione però, è che le ragazze e i ragazzi di allora avessero nel mirino obiettivi ancora più profondi. Quelli, cioè, legati alla c<strong>ostruzione di un Paese normale</strong>, senza più spartizioni settarie e comunitarie del potere e in grado di costruire una più moderna democrazia. In tal senso, la Rivoluzione dei Cedri potrebbe anche essere annoverata come antesignana della primavera araba del 2011.</p>



<p>La normalità, secondo le idee circolanti nelle piazze di Beirut allora, si sarebbe dovuta costruire con <strong>l&#8217;emancipazione dalla Siria</strong>, con la<strong> costruzione di un sistema politico unitario </strong>e con un definitivo <strong>risanamento economico del Paese.</strong> La speranza di quelle settimane verteva anche sul <strong>clima pacifico </strong>che si respirava durante la protesta: niente scontri, niente rivalse, niente rivendicazioni etniche o religiose, soltanto un&#8217;intensa pressione data da una piazza che non ha mai cercato né scontri interni e né scontri con le autorità. Sembrava, per davvero, l&#8217;inizio di un nuovo Libano, formato da chi ha vissuto da piccolo la guerra e voleva vivere, come adulto, in un Paese normale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una rivoluzione soffocata dalla realtà</h2>



<p>In un primo momento, la proteste ha prodotto i suoi primi frutti. Karame si è effettivamente dimesso ad aprile e il Paese è andato a nuove elezioni. Dove, tra le altre cose, a vincere è stata una coalizione, retta da <strong>Saadi Hariri</strong> (figlio di Rafiq), anti siriana. E a Damasco, il presidente siriano Assad, sempre ad aprile, ha dato il via libera al ritiro delle proprie truppe dal Libano. Ma i propositi di normalità, sono poi naufragati nel giro di poco tempo. Già nel 2006,<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-guerra-tra-israele-ed-hezbollah-del-2006.html"> la guerra tra Israele ed Hezbollah</a> ha fatto capire ai giovani libanesi di non vivere in una realtà in grado di cambiare. Ha fatto, anzi, constatare loro di trovars<strong>i nella più classica delle turbolenze mediorientali</strong>, dove la guerra, quando meno te l&#8217;aspetti, prende fatalmente il sopravvento. </p>



<p>Negli anni poi, chi ha protestato in quei mesi del 2005<strong> si è accorto dell&#8217;impossibilità di scalfire un sistema settario</strong> oramai radicato e difeso strenuamente da chi, grazie alla spartizione delle poltrone, può mantenere saldo il potere. La guerra civile nella vicina Siria, la crisi economica palesatasi in modo drammatico dal 2019, il botto nel porto di Beirut e tutto il resto hanno poi soffocato le speranze di allora. E oggi, <strong>di quella rivoluzione dei Cedri rimangono solo macerie</strong>. Morali, sociali e adesso anche fisiche, con il Libano di fatto di nuovo in guerra e impossibilitato a rimettere la testa fuori dal guado.</p>



<p>Chi era in piazza allora, potrebbe oggi essere in fuga, dentro qualche tenda in patria oppure a cercare fortuna e lavoro all&#8217;estero. Chi è rimasto, potrebbe aver preferito la via della radicalizzazione, della difesa della sua comunità e del ritorno a posizioni settarie. Oppure, semplicemente va in giro per i supermercati in cerca di qualcosa da mangiare. Con la tragica convinzione che, se nasci in Libano, è meglio non alimentare prospettive e aspettative. </p>
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