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	<title>Barack Obama Archives - InsideOver</title>
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	<title>Barack Obama Archives - InsideOver</title>
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		<title>La sinistra, il woke e la paura della propria ombra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-sinistra-il-woke-e-la-paura-della-propria-ombra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 04:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente corretto]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="woke" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una sinistra che abbia fiducia nelle proprie idee non avrebbe difficoltà a tenere insieme l'autocritica e i principi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sinistra-il-woke-e-la-paura-della-propria-ombra.html">La sinistra, il woke e la paura della propria ombra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="woke" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La polemica italiana sul “woke”, tutta interna alla sinistra, inizia dopo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SFwAnMLBSOw" type="link" id="https://www.youtube.com/watch?v=SFwAnMLBSOw">un’intervista</a> del 9 agosto ad <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>. È il volto più famoso, dopo <strong>Bernie Sanders</strong>, della corrente socialista del Partito Democratico, nonché quello più <em>pop,</em> più fotogenico e <em>social media-friendly</em>. Torniamoci un attimo, su quell&#8217;intervista, perché è da lì che sono nati molti malintesi: alcuni in buona fede, altri opera di annebbiatori professionali. Parlando con l&#8217;emittente Abc delle posizioni controverse della candidata progressista <strong>Francesca Hong,</strong> una che voleva abolire la festa del Ringraziamento e che descrive il suo avere un figlio bianco e metà asiatico come &#8220;essere in prossimità della bianchezza&#8221;, Ocasio-Cortez, insomma, si è resa conto di avere davanti un disastro in arrivo (Hong perderà, seppur di poco). Così ha citato un consigliere di Brooklyn, Chi Ossé, che aveva definito il “Woke 1” folle. Ha usato parole d&#8217;altri, dunque, ma facendole evidentemente sue.</p>



<p>Chi ha seguito o vissuto, come il sottoscritto, la realtà statunitense sa che la versione <em>beta</em> di quel modello di rivendicazione identitaria caratterizzata da un certo fanatismo puritano, dalle gogne e dalle tempeste di merda online &#8211; il cosiddetto <em>wokismo</em>, appunto &#8211; ha origini già negli anni di <strong>Barack Obama</strong>, nel post-<em>Occupy Wall Street</em>. Ma lo scopo con cui <strong>AOC </strong>sposta in avanti le lancette del fenomeno è molto preciso, e lo coglie bene, con <a href="https://www.leparoleelecose.it/sognando-un-woke-2/?fbclid=IwY2xjawT7AiFwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMVlPeExheWpuWjJKbGI2Q1lzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEe-Nj-SiNY1W6sFlslMVZlYaxxVpyrJcWbDBgKp2hgoqp-Mptpa5ByXoxDDTQ_aem_AwrRxM-oK-KjMmnOm_NgFQ" type="link" id="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/">molta carità</a>, il filosofo <strong>Mimmo Cangiano</strong>: l&#8217;espressione <strong><em>Woke</em> 1</strong> contiene una periodizzazione, perché presuppone un <strong><em>Woke</em> 2</strong>, cioè una ripartenza. Un salvataggio del proverbiale bambino dopo lo scarico dell&#8217;acqua sporca.</p>



<p>Quello di Ocasio-Cortez (da ora in poi: AOC) era un riferimento ironico, ma non troppo, agli <strong>eccessi del solo periodo 2020-21</strong>, ossia quello delle proteste dopo l’uccisione di <strong>George Floyd </strong>nel bel mezzo della pandemia di coronavirus, con Donald Trump a picco nei sondaggi: il periodo in cui hanno iniziato a diffondersi lo slogan <em>Defund the police</em> e la moda degli inginocchiamenti degli sportivi contro il razzismo sistemico.</p>



<p>Capite: AOC non può permettersi di dire esplicitamente che dieci anni di <em>woke</em> contengano errori madornali. Non può allargare troppo le maglie della sua ironia. E, del resto, non dice neppure che quelle battaglie dell&#8217;epoca del Covid fossero tutte sbagliate. Però le sminuisce: le definisce &#8220;dibattito accademico&#8221;. E spiega che in quel periodo si era ampliata la cosiddetta <strong>finestra di Overton</strong>, cioè l’insieme delle idee considerate accettabili nel dibattito pubblico, e che da quella fase erano nate anche discussioni e proposte politiche troppo radicali o impopolari, poi riviste dai candidati.</p>



<p>La frase &#8220;Woke 1 was crazy&#8221; è, di fatto, una piccola abiura dell&#8217;intero <em>wokismo</em>. Ma non è certo un&#8217;abiura di tutte le idee progressiste che si sono accompagnate a quel movimento. È un riposizionamento politico: Ocasio-Cortez ha cercato di comunicare che il Partito Democratico del 2026 non è quello del 2020, anche in vista delle sue ambizioni future, forse presidenziali.</p>



<p>Il fatto che in Italia la frase sia spesso riportata in modo più drastico, andando al succo in modo brutale (<em>Repubblica</em> l’ha trasformata in un presunto &#8220;dietrofront a sinistra&#8221;, mentre <strong>Matteo Renzi</strong> l&#8217;ha associata all’idea di scegliere tra diritti civili ed economia: un tema che nell’intervista non era stato posto in questi termini) ha spinto molti commentatori progressisti a un atteggiamento tutto reattivo, tutto sulla difensiva. Addirittura alcuni hanno sostenuto che quella frase AOC non l&#8217;avesse mai pronunciata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il woke all&#8217;italiana</h2>



<p>Una particolare dose di malafede si è vista quando nel dibattito si è inserito <strong>Giuseppe Conte</strong>, oggi leader di un Movimento 5 Stelle post-populista e decisamente più socialdemocratico di quello di Grillo delle origini. Con una lettera sul <strong><em>woke</em></strong> pubblicata da <em>Repubblica</em> e poi con un&#8217;intervista al <em>Foglio</em>, l&#8217;ex due volte premier è riuscito per la prima volta dopo mesi a svincolare l&#8217;opposizione dal dibattito sull&#8217;Ucraina. È un testo rozzo per chi si occupa di queste cose da anni con il gergo accademico della propria bolla, ma usa un linguaggio molto meno reazionario rispetto al M5S delle origini o alla media dell&#8217;elettorato italiano.</p>



<p>Si potrebbe persino dire che sia un intervento molto più conciliatorio sull&#8217;<strong><em>identity politics</em></strong> di quanto lo sia stato quello di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, nonostante sopravviva una forma di rancore progressista che si ostina a negare che <strong>AOC</strong> quella frase l’abbia detta davvero, o a sostenere che il <strong><em>woke</em></strong> in Italia non sia mai esistito. Come se un tentativo di adattare il linguaggio della sinistra americana alla fase politica attuale fosse un tradimento di qualsiasi istanza di lotta o il segno della trasformazione di chi ne parla in un opportunista.</p>



<p>Il <strong><em>debunking</em></strong> viene usato come <strong><em>gotcha moment</em></strong> per provare a chiudere la discussione. Secondo <a href="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/" type="link" id="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/">un articolo</a> del sito di giornalismo <em>Valigia Blu</em>, per esempio, le dichiarazioni di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> sarebbero state gravemente distorte da una stampa italiana in malafede (che si presume abbia condizionato persino i <a href="https://x.com/Davide/status/2092004194328678519" type="link" id="https://x.com/Davide/status/2092004194328678519">titolisti</a> del <em>Guardian</em> o del <em>New York Times</em>) e la lettera di <strong>Giuseppe Conte</strong> non sarebbe altro che una variazione degli argomenti di <strong>Vladimir Putin</strong>. E come si fa a dire che il dibattito sullo schwa, i conduttori inginocchiati per George Floyd o i contratti editoriali a quattro zeri per certi &#8220;influattivisti&#8221; non siano stati una forma italiana, certo derivativa e forse limitata, di woke? Che certo convive, da noi, con i busti a casa La Russa o con <em>La Zanzara</em> di Cruciani e Parenzo: ma come si fa a sostenere che non ci sia stata, e non ci sia tuttora, un&#8217;ondata di quel tipo anche in Italia?</p>



<p>La verità è che una sinistra che abbia fiducia nelle proprie idee, che ricordi ancora come si dibatte e che non abbia paura persino della propria ombra non avrebbe difficoltà a tenere insieme l&#8217;autocritica e i principi. Basterebbe riconoscere che la sinistra identitaria degli ultimi anni aveva difetti strutturali gravissimi, i cui disastri possono essere superati senza diventare <strong>Diego Fusaro</strong>. Proprio come fa capire <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, seppur con una buona dose di faccia tosta.</p>



<p></p>
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		<title>Arresti, pressione militare, embargo: Trump e Rubio preparano il colpo di mano a Cuba</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/arresti-pressione-militare-embargo-trump-e-rubio-preparano-il-colpo-di-mano-a-cuba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 12:09:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260419205322453_95421b80f6de9c9c1a3183c133face88.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260419205322453_95421b80f6de9c9c1a3183c133face88.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260419205322453_95421b80f6de9c9c1a3183c133face88-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260419205322453_95421b80f6de9c9c1a3183c133face88-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260419205322453_95421b80f6de9c9c1a3183c133face88-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260419205322453_95421b80f6de9c9c1a3183c133face88-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260419205322453_95421b80f6de9c9c1a3183c133face88-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L'amministrazione Trump, per mezzo del Segretario di Stato Rubio e dei suoi alleati, prepara il terreno per un cambio di regime a L'Avana.</p>
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<p>Un segnale dopo l&#8217;altro sembra indicare che la via delle <strong>trattative tra Usa e Cuba</strong> sia quantomeno in salita e che l&#8217;amministrazione di <strong>Donald Trump</strong>, principalmente per mezzo del Segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> e dei suoi alleati, inizi a preparare il terreno per un <strong>cambio di regime a L&#8217;Avana</strong>. Da compiere <em>manu militari</em> o diversamente, non è dato saperlo. Ma la morsa sul presidente <strong>Miguel Diaz-Canel</strong> e il governo socialista di Cuba, oltre che sulla popolazione dell&#8217;Isla Grande, è sempre più asfissiante. </p>



<p>I fatti degli ultimi giorni permettono di confermarlo. Si possono leggere, infatti, in filigrana come complementari quattro dinamiche. Primo: ieri è arrivata la conferma dell&#8217;<strong>incriminazione ufficiale di Raul Castro</strong> per l&#8217;abbattimento di due aerei civili statunitensi nei cieli cubani nel 1996. L&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/raul-castro-incriminato-negli-usa-puo-essere-condannato-a-morte-trump-e-rubio-alla-conquista-di-cuba.html" type="post" id="517870">ex presidente 94enne </a>e fratello del leader della Rivoluzione, Fidel Castro, è stato messo nel mirino del Dipartimento della Giustizia in una mossa che sembra al tempo stesso simbolica e politica, diretta al leader che fu nel 2015 fautore della breve distensione con Barack Obama. Secondo: nella notte italiana, l&#8217;<em>Immigration and Customs Enforcement </em>(Ice) ha arrestato in Florida <strong>Adys Lastres Morera</strong>, sorella del presidente del conglomerato cubano Gaesa controllato dalle forze armate, uno degli apparati nati per gestire l&#8217;economia di Cuba e lottare contro l&#8217;embargo americano. Gaesa è sicuramente un <strong>apparato piagato da corruzione e mala gestione,</strong> ma la sua presa sull&#8217;economia cubana è anche figlia delle condizioni create da un embargo sessantenne che ha isolato L&#8217;Avana dal mondo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Adys Lastres Morera is the sister of the Executive President of GAESA, the Cuban military-controlled financial conglomerate that steals millions in aid for the Cuban people at the behest of the regime.<br><br>Morera was managing real estate assets and living in Florida, while also…</p>&mdash; Secretary Marco Rubio (@SecRubio) <a href="https://twitter.com/SecRubio/status/2057594756377588038?ref_src=twsrc%5Etfw">May 21, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Terzo punto, la portaerei Uss Nimitz è stata schierata nell&#8217;area di operazione del <strong>Comando Meridionale (Southcom) che da settembre coordina l&#8217;Operazione Southern Spear</strong> in cui sono ricompresi gli attacchi ai presunti narcotrafficanti tra Mar dei Caraibi e Oceano Pacifico orientale, le manovre contro il Venezuela che hanno portato il 3 gennaio scorso alla cattura di Nicolas Maduro, le operazioni in coordinamento con l&#8217;Ecuador per colpire le basi della guerriglia e del traffico di droga e l&#8217;imposizione del blocco energetico a Cuba. </p>



<p>Infine, L&#8217;Avana è stata colpita da un ordine esecutivo <a href="https://sanctionsnews.bakermckenzie.com/president-trump-signs-new-executive-order-imposing-us-secondary-sanctions-targeting-cuba/">molto tecnico <strong>della Casa Bianca che introduce le cosiddette &#8220;sanzioni secondarie&#8221;</strong></a> per quelle aziende che commerciano in tecnologia, servizi e finanza con apparati legati al sistema politico e repressivo di Cuba. Una mossa che non cambia molto la realtà dei fatti circa la situazione concreta della popolazione, già allo stremo dopo lo stop alle forniture energetiche venezuelane a seguito della caduta di Maduro, ma segnala la <strong>volontà americana di isolare sempre di più il sistema al potere dal 1959</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cedere o subire</h2>



<p>Il capo della Cia <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-accerchiano-cuba-il-blocco-soffoca-lavana-rubio-usa-larma-degli-aiuti-il-capo-della-cia-in-visita.html" type="post" id="517214"><strong>John Ratcliffe</strong>,</a> visitando L&#8217;Avana, del resto di recente è stato chiaro: il governo Diaz Canel avrebbe dovuto negoziare o pagarne le conseguenze. Tutto sembra convergere nell&#8217;indicare che il programma di Washington sia orientato al <strong>cambio di cavallo a Cuba, alla fine del regime e al passaggio a un nuovo sistema politico</strong> usando le leve della pressione militare e sanzionatoria, dell&#8217;attacco giudiziario utilizzato per abbattere ogni ponte tra il regime vigente e l&#8217;ipotizzata Cuba futura, della caccia ai funzionari e ai loro congiunti che in qualche modo, vivendo nella grande comunità dei &#8220;cubani di Miami&#8221;, possono garantire continuità e collegamenti tra le due sponde del Mar dei Caraibi.</p>



<p>Del resto, l&#8217;obiettivo di Trump e Rubio è quello di avere un&#8217;America egemone nel suo emisfero. Cuba, dopo la svolta in Venezuela, è oggi l&#8217;ultimo avversario esplicito di peso, un avversario che Washington ha scelto, meno di dieci anni fa, di far tornare tale affondando la breve distensione. Nel frattempo, l&#8217;intrusione in America Latina continua, come ha raccontato <strong>Marianna Lentini, con operazioni politiche dall&#8217;Honduras alla Bolivia</strong>. Trump vuole che l&#8217;America Latina torni il cortile di casa di Washington. E ritiene Cuba la prima pianta infestante da estirpare, a qualunque costo. La popolazione dell&#8217;isola, in quest&#8217;ottica, è solo un dettaglio.</p>
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		<title>Raul Castro incriminato come Maduro? Marco Rubio e i falchi Usa mettono nel mirino l&#8217;ex presidente cubano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/raul-castro-come-maduro-marco-rubio-e-i-falchi-usa-lanciano-lennesimo-siluro-contro-cuba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 07:35:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1299" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-1024x693.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-1536x1039.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-600x406.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un siluro al dialogo Usa-Cuba la possibile emissione di accuse criminali contro il 94enne Raul Castro, fratello di Fidel.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/raul-castro-come-maduro-marco-rubio-e-i-falchi-usa-lanciano-lennesimo-siluro-contro-cuba.html">Raul Castro incriminato come Maduro? Marco Rubio e i falchi Usa mettono nel mirino l&#8217;ex presidente cubano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1299" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-1024x693.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-1536x1039.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Indagini-su-Raul-Castro-lennesimo-siluro-Usa-a-Cuba-600x406.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un siluro alla distensione tra <strong>Usa e Cuba</strong> o l&#8217;ennesima conferma della durezza del cambio di passo che Washington chiede a L&#8217;Avana? La notizia della possibile emissione di <strong>accuse criminali da parte del Dipartimento della Giustizia contro il 94enne Raul Castro,</strong> presidente della nazione caraibica dal 2008 al 2018, fratello del leader della Rivoluzione del 1959 <strong>Fidel Castro</strong> e unica figura di vertice ad aver attraversato tutte le epoche del confronto tra gli Stati Uniti e Cuba, giunge nel pieno di un complesso processo con cui l&#8217;amministrazione di <strong>Donald Trump sta alzando la pressione sul governo di Miguel Diaz-Canel</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Castro sotto accusa</h2>



<p>Castro, secondo quanto ricostruito dal <em>New York Times,</em> potrebbe essere messo sotto accusa criminale dal Dipartimento della Giustizia per il ruolo che, come Ministro della Difesa, avrebbe giocato nell&#8217;ordinare l&#8217;abbattimento di due aerei dell&#8217;organizzazione anticastrista <em>Brothers to Rescue</em> colpiti nei cieli del Mar dei Caraibi da Mig dell&#8217;aviazione cubana mentre sorvolavano le acque dell&#8217;Oceano Atlantico occidentale in cerca delle barche che portavano gli esuli cubani verso la Florida nel febbraio 1996.</p>



<p>Si era nel pieno <strong>Periodo Speciale</strong>, la fase più dura mai vissuta dal governo socialista cubano fino ai giorni nostri, in cui Fidel Castro ordinò pesanti razionamenti, tagli alle forniture di viveri e una pesante austerità per ovviare alla crisi causata dalla fine del sostegno di Mosca a seguito del crollo dell&#8217;Unione Sovietica. Solo la vittoria dell&#8217;alleato di Castro, <strong>Hugo Chavez</strong>, in Venezuela avrebbe risollevato le sorti di Cuba e dato a L&#8217;Avana un alleato solido per le forniture energetiche, vitali per la sussistenza dell&#8217;Isla Grande, tre anni dopo. <strong>Castro, oggi 94enne, sarebbe accusato di aver ordinato l&#8217;abbattimento dei Cessna</strong>, che per il governo di L&#8217;Avana non avrebbero operato con fini umanitari ma per coprire eventuali operazioni eversive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un colpo alla mediazione?</h2>



<p>Fatto sta che la mossa promuoverebbe, indubbiamente, un irrigidimento del dialogo cubano-americano mentre la situazione è già molto tesa. A Cuba la situazione è <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-accerchiano-cuba-il-blocco-soffoca-lavana-rubio-usa-larma-degli-aiuti-il-capo-della-cia-in-visita.html" type="post" id="517214">pressoché disperata sul piano energetico, economico e umanitario</a>. <strong>Marco Rubio, Segretario di Stato e figlio di esuli cubani,</strong> da tempo aspetta il là per realizzare il sogno politico di una vita: rovesciare il castrismo una volta per tutte. L&#8217;amministrazione Trump, dopo aver colpito il Venezuela a gennaio, sta facendo di tutto per rendere concretizzabile l&#8217;obiettivo sul piano politico, forzando Cuba a cedere.</p>



<p><strong>Mettere sotto accusa Castro, che a 94 anni mantiene comunque una certa influenza sul sistema</strong>, significa potenzialmente alimentare l&#8217;ala più &#8220;falca&#8221; del campo anticubano. I deputati repubblicani Mario Diaz-Balart, Maria Elvira Salazar, Carlos A. Gimenes e Nicole Malliotakis a febbraio <a href="https://files.constantcontact.com/1849eea4801/e46594a0-a340-410f-9839-96a2bd6dba9d.pdf">hanno chiesto a Trump di consegnare Castro alla Giustizia</a>, confermando una linea di ostilità a L&#8217;Avana solida nel campo delle nuove leve del Grand Old Party. Le elezioni di metà mandato si avvicinano per tutti, e il Dipartimento della Giustizia contribuisce a soddisfare anche gli appetiti di coloro per cui non esiste altro esito accettabile che lo smantellamento di ciò che resta della Rivoluzione del 1959. Anche a costo di riaprire dossier vecchi di trent&#8217;anni. Raul Castro, peraltro, è l&#8217;uomo che si fece alfiere della prima, fugace, distensione con gli Usa mediata dal Vaticano e concretizzata con la visita di <strong>Barack Obama</strong> a L&#8217;Avana nel 2016. Colpire lui significa colpire ogni volontà di ricucire gli strappi. E potrebbe avere effetti pesanti sul confronto Washington-L&#8217;Avana.</p>
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		<title>La guerra con l’Iran e l’ombra lunga dell’alleanza con Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-con-liran-e-lombra-lunga-dellalleanza-con-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rob Piccoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:38:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="966" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260102123557390_55411221fe29d3c351edcdda8d4a1181-e1767353799940.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260102123557390_55411221fe29d3c351edcdda8d4a1181-e1767353799940.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260102123557390_55411221fe29d3c351edcdda8d4a1181-e1767353799940.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260102123557390_55411221fe29d3c351edcdda8d4a1181-e1767353799940.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260102123557390_55411221fe29d3c351edcdda8d4a1181-e1767353799940.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260102123557390_55411221fe29d3c351edcdda8d4a1181-e1767353799940.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260102123557390_55411221fe29d3c351edcdda8d4a1181-e1767353799940.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli ultimi giorni di guerra tra USA-Israele e Iran hanno fatto emergere una tensione che raramente viene discussa apertamente nel dibattito pubblico occidentale: la natura reale del rapporto tra Washington e lo Stato ebraico. Dietro la retorica dell’alleanza strategica e dei “valori condivisi”, alcune rivelazioni recenti suggeriscono una relazione molto più complessa, segnata da pressioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-con-liran-e-lombra-lunga-dellalleanza-con-israele.html">[...]</a></p>
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<p>Gli ultimi giorni di guerra tra USA-Israele e Iran hanno fatto emergere una tensione che raramente viene discussa apertamente nel dibattito pubblico occidentale: <strong>la natura reale del rapporto tra Washington e lo Stato ebraico</strong>. Dietro la retorica dell’alleanza strategica e dei “valori condivisi”, alcune rivelazioni recenti suggeriscono una relazione molto più complessa, segnata da pressioni politiche, divergenze tattiche e, talvolta, da una sorprendente mancanza di controllo da parte americana.</p>



<p>Secondo indiscrezioni provenienti da Washington, la Casa Bianca sarebbe rimasta “sgomenta” di fronte alla portata degli attacchi israeliani contro decine di depositi di carburante iraniani avvenuti nel fine settimana. L’operazione, pur essendo stata notificata in anticipo all’esercito statunitense, avrebbe superato di gran lunga le aspettative americane. Le immagini provenienti da Teheran hanno mostrato enormi colonne di fumo nero e incendi visibili per chilometri, con il cielo della capitale oscurato da una densa nube di petrolio bruciato.</p>



<p>Per l’amministrazione americana il problema non è soltanto militare, ma anche politico. Colpire infrastrutture energetiche di tale portata rischia infatti di produrre un effetto opposto a quello dichiarato: invece di indebolire il regime iraniano, potrebbe rafforzarne il sostegno interno, spingendo la popolazione a stringersi attorno al governo di fronte a un attacco esterno.</p>



<p>Questo episodio avrebbe provocato uno dei primi veri dissensi tra Washington e Tel Aviv dall’inizio del conflitto. Persino figure tradizionalmente molto vicine alle posizioni israeliane, come il senatore repubblicano <strong>Lindsey Graham</strong>, avrebbero espresso preoccupazione per l’escalation.</p>



<p>La questione solleva una domanda più ampia: <strong>chi guida realmente la strategia nella relazione tra Stati Uniti e Israele?</strong> In teoria, l’America fornisce allo Stato ebraico un sostegno politico, militare e finanziario praticamente incondizionato. In una partnership di questo tipo, sarebbe logico aspettarsi che sia Washington a dettare le linee principali. Eppure diversi episodi sembrano suggerire il contrario.</p>



<p>Un esempio significativo è emerso di recente da una rivelazione dell’ex segretario di Stato <strong>Antony Blinken</strong>. In un podcast, Blinken ha raccontato che durante l’amministrazione <strong>Obama</strong> il governo israeliano tentò di spingere gli Stati Uniti a intraprendere un’azione militare contro l’Iran. Secondo il suo racconto, i dirigenti israeliani avrebbero avvertito la Casa Bianca che, se Washington non fosse intervenuta, l’esercito israeliano lo avrebbe fatto autonomamente.</p>



<p>La risposta di Barack Obama fu di non cedere alla pressione. Il presidente preferì puntare su una strategia diplomatica dura ma negoziale per contenere il programma nucleare iraniano. Con il senno di poi, ha spiegato Blinken, quella minaccia si rivelò quasi sicuramente un bluff.</p>



<p>Il fatto che un simile episodio sia avvenuto – e che venga oggi confermato da un ex segretario di Stato – suggerisce che le pressioni israeliane su Washington in materia iraniana non sono una novità. Piuttosto, rappresentano una costante della politica mediorientale degli ultimi due decenni.</p>



<p>Ancora più controversa è stata una recente rivelazione del <em>Wall Street Journal</em> riguardante<strong> il ruolo del senatore Lindsey Graham</strong> nelle settimane precedenti allo scoppio della guerra. Secondo il quotidiano, Graham avrebbe effettuato diversi viaggi in Israele, incontrando membri dell’intelligence del paese e parlando direttamente con il primo ministro Benjamin Netanyahu. Durante questi incontri avrebbe discusso <strong>strategie per convincere il presidente Donald Trump a sostenere un’azione militare contro l’Iran.</strong></p>



<p>Se confermata, una dinamica del genere solleverebbe interrogativi significativi sul ruolo di alcuni esponenti politici americani. Un senatore degli Stati Uniti, eletto per rappresentare i cittadini del South Carolina, che collabora con un governo straniero per persuadere il proprio presidente ad avviare una guerra, appare a molti osservatori come un esempio estremo di interferenza politica internazionale.</p>



<p>Al di là delle dispute diplomatiche, la realtà della guerra è visibile soprattutto nelle immagini che arrivano dalle città colpite. A Teheran, dopo gli attacchi alle infrastrutture petrolifere, interi quartieri sono stati avvolti da un cielo color carbone. Le colonne di fumo hanno oscurato il sole e la pioggia che cadeva dal cielo era intrisa di residui di petrolio e cenere. In alcune zone si sono verificati incendi di proporzioni quasi vulcaniche, con nubi tossiche che hanno esposto la popolazione a sostanze potenzialmente cancerogene.</p>



<p>Secondo le prime stime, oltre 1.300 persone avrebbero già perso la vita nel conflitto. Ma molti analisti ritengono che il numero reale possa essere molto più alto e destinato a crescere rapidamente.</p>



<p>In questo contesto torna con forza una delle giustificazioni più spesso invocate dai sostenitori dell’intervento militare: la liberazione del popolo iraniano. È un argomento che ha accompagnato molte campagne militari occidentali negli ultimi decenni, dall’Iraq alla Libia. Tuttavia, per molti osservatori questa narrazione appare sempre più difficile da sostenere di fronte alla distruzione materiale e alle vittime civili.</p>



<p>Distruggere infrastrutture vitali e bombardare aree urbane difficilmente crea le condizioni per una prosperità futura. Al contrario, la storia recente suggerisce che tali interventi quasi sempre producono instabilità prolungata, rafforzando le fazioni più radicali e rendendo ancora più lontana la prospettiva di riforme politiche interne. A complicare il quadro ci sono le notizie delle ultime ore, che parlano delle sirene di allarme missilistico che hanno suonato nelle prime ore del mattino a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e in Bahrein. La verità è che i bombardamenti non hanno affatto azzerato le capacità offensive dell&#8217;Iran. Perché altrimenti, come informa la BBC, l&#8217;ambasciata USA a Beirut esorterebbe i suoi cittadini a trovare un &#8220;rifugio&#8221; qualora non intendano lasciare il Libano? </p>



<p>La guerra con l’Iran, insomma, rischia inevitabilmente di diventare &#8211; se non lo è già diventato &#8211; l’ennesimo conflitto mediorientale in cui gli obiettivi strategici dichiarati si scontrano con le conseguenze reali sul terreno. Né più né meno come molti critici dell’intervento, in prima linea quelli di area MAGA, avevano predetto, mettendo inutilmente in guardia l’amministrazione. E mentre la diplomazia appare sempre più marginalizzata, la domanda fondamentale su chi decide davvero quando e come gli Stati Uniti entrano in guerra suona ormai quasi ipocrita: <strong>la prevalenza di Israele</strong> è sempre più evidente.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Il mondo secondo lui&#8221;: gli ambasciatori Carnelos e Castellaneta raccontano come Berlusconi ha cambiato la politica estera italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-mondo-secondo-lui-gli-ambasciatori-carnelos-e-castellaneta-raccontano-come-berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 14:17:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-1024x736.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-1536x1104.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-600x431.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>"Berlusconi, Il mondo secondo lui": il saggio di Carnelos e Castellaneta racconta come Berlusconi ha cambiato la politica estera italiana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-1024x736.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-1536x1104.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Il-mondo-secondo-lui-come-Berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana-600x431.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da imprenditore a presidente del Consiglio, da <em>homo novus</em> del sistema istituzionale a premier più longevo della storia democratica del Paese, da uomo di relazioni manageriali a tessitore di relazioni internazionali e di una vera e propria &#8220;<strong>diplomazia personale</strong>&#8220;: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dalleredita-popolare-alla-sfida-al-rigore-leuropa-unita-secondo-silvio-berlusconi.html">Silvio Berlusconi, nei suoi tre momenti da presidente </a>del Consiglio (1994-1995, 2001-2006, 2008-2011)</strong>, è stato protagonista di diverse sfide politiche e, in particolare, ha impresso il suo marchio sulla politica estera dell&#8217;Italia in tempi decisivi, in cui il mondo post-Guerra Fredda affrontava le sfide del <strong>terrorismo islamista, della Grande Recessione, dell&#8217;integrazione europea, del deterioramento delle certezze degli Anni Novanta</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Berlusconi e la politica estera: la lettura di Carnelos e Castellaneta</h2>



<p>Considerato un innovatore in politica interna, Berlusconi ha portato dei sostanziali cambiamenti anche nell&#8217;approccio internazionale dell&#8217;Italia. Questi sono oggetto di un&#8217;analisi approfondita nel saggio <a href="https://www.guerini.it/index.php/prodotto/berlusconi-il-mondo-secondo-lui/"><strong><em>Berlusconi, il mondo secondo lui,</em> </strong>scritto dagli ex ambasciatori <strong>Marco Carnelos e Giovanni Castellaneta</strong></a> e edito per i tipi di <strong>Guerini e Associati</strong>. Entrambi gli autori, attenti conoscitori della politica estera del sistema-Paese e lucidi commentatori delle dinamiche del contesto globale, hanno lavorato in prima persona con diversi capi del governo, tra cui lo stesso Berlusconi, e hanno ricostruito la visione del mondo del Cavaliere e le sue iniziative.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="667" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/BERLUSCONI-IL-MONDO-SECONDO-LUI_9788862503648.webp" alt="" class="wp-image-506638" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/BERLUSCONI-IL-MONDO-SECONDO-LUI_9788862503648.webp 667w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/BERLUSCONI-IL-MONDO-SECONDO-LUI_9788862503648-200x300.webp 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/BERLUSCONI-IL-MONDO-SECONDO-LUI_9788862503648-600x900.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 667px) 100vw, 667px" /></figure>



<p>Ne esce una ricostruzione in cui il leader più longevo e divisivo della Seconda Repubblica viene, a quasi tre anni dalla morte, storicizzato e dunque sottratto ai tempi brevi della cronaca. Fatto estremamente complesso in un&#8217;Italia polarizzata attorno al ricordo della sua eredità, ma che nel contesto della politica estera è <strong>concretizzato da Carnelos e Castellaneta</strong> leggendo le linee di tendenza, quella &#8220;lunga durata&#8221;, per citare Fernand Braudel, che supera la contingenza e gli eventi. Si costruisce un &#8220;Berlusconi-pensiero&#8221; riguardante gli affari internazionali che pone al centro, essenzialmente, due paradigmi e tre innovazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="750" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145454203_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_601048-1024x750.jpg" alt="" class="wp-image-506658" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145454203_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_601048-1024x750.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145454203_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_601048-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145454203_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_601048-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145454203_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_601048-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145454203_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_601048-600x440.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145454203_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_601048.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Berlusconi con l&#8217;allora primo ministro turco (oggi presidente) Recep Tayyip Erdogan a Istanbul nel maggio 2005</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un premier dell&#8217;era globalizzata</h2>



<p>Primo paradigma: <strong>Berlusconi fu in tutto e per tutto un uomo della globalizzazione</strong>. Liberale e liberista, anche se non dogmatico, come sottolineano gli autori, e sostenitore della <strong>democrazia e della società di mercato</strong>, il fondatore di Fininvest e Mediaset portò nel passaggio alla politica avvenuto nel 1994 l&#8217;immaginario e la visione ottimistica costruita sul modello <a href="https://it.insideover.com/politica/reagan-biden-stato-economia-usa.html">del vero esempio di riferimento, <strong>l&#8217;ex presidente americano Ronald Reagan</strong>, </a>a cui aggiunse una spiccata capacità di leggere i trend che emergevano nel mondo post-Guerra Fredda.</p>



<p>Il secondo paradigma fu quello della &#8220;<strong>diplomazia personale</strong>&#8220;, di cui gli autori danno molti esempi, e che contribuì a <strong>costruire solide relazioni con Paesi come Usa, Russia, Regno Unito</strong> tramite l&#8217;attenzione data da Berlusconi ai rapporti con figure come George W. Bush, Vladimir Putin, Tony Blair. Parallelamente, Berlusconi seppe spesso ben figurare nei grandi vertici internazionali, che nell&#8217;era post-Guerra Fredda passavano dall&#8217;essere grandi momenti solenni a motori del processo decisionale dei Paesi-guida dell&#8217;ordine internazionale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I forum dei leader, l&#8217;arena preferita di Berlusconi</h2>



<p>Berlusconi ebbe il suo battesimo di politica internazionale nel G7 di Napoli del 1994, ritenuto un successo internazionale e che aprì al riavvicinamento tra Russia e Occidente, culminò la sua traiettoria con il <strong>vertice di Pratica di Mare del 2002 con la storica stretta di mano tra Bush e Putin</strong> e la nascita del consiglio di coordinamento tra Mosca e la Nato e tramontò col G20 di Cannes del novembre 2011, caduto pochi giorni prima della fine del suo quarto governo in un&#8217;Italia travolta dalla tempesta finanziaria. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="812" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224130704578_3aed4d3131b4ec0d3bd8d2fd17a02ac2-1024x812.jpg" alt="" class="wp-image-506641" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224130704578_3aed4d3131b4ec0d3bd8d2fd17a02ac2-1024x812.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224130704578_3aed4d3131b4ec0d3bd8d2fd17a02ac2-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224130704578_3aed4d3131b4ec0d3bd8d2fd17a02ac2-768x609.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224130704578_3aed4d3131b4ec0d3bd8d2fd17a02ac2-1536x1218.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224130704578_3aed4d3131b4ec0d3bd8d2fd17a02ac2-600x476.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224130704578_3aed4d3131b4ec0d3bd8d2fd17a02ac2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In quest&#8217;ultima occasione, il leader più simpatetico con Berlusconi fu <strong>Barack Obama, desideroso di rompere l&#8217;austerità germanocentrica</strong> che frenava la ripresa dell&#8217;economia europea e globale, mentre <strong>Angela Merkel e Nicolas Sarkozy</strong> sostanzialmente isolarono il primo ministro italiano. Fu l&#8217;ultima dimostrazione di un trend politico che vide sempre Berlusconi agire con due Stelle Polari, atlantismo ed europeismo, ma trovarsi, per ragioni personali o scenari politici, a cercare, nei casi decisivi, la sponda degli Stati Uniti prima di quella dell&#8217;Europa a trazione franco-tedesca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Berlusconi e l&#8217;innovazione della politica estera</h2>



<p>Su questi due fronti si innestò una prassi della politica estera che, essenzialmente, vide il Cavaliere promuovere, senza codificarle, tre innovazioni che persistono tuttora. <strong>Il primo punto fu la centralizzazione della politica estera sulla figura del Presidente del Consiglio,</strong> fattore inusitato fino alla nascita della Seconda Repubblica, prima della quale Palazzo Chigi e la Farnesina co-strutturavano l&#8217;agenda diplomatica del Paese. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="641" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145249149_5de2acb0fb3dec5faf2337c3c9ebc181-1024x641.jpg" alt="" class="wp-image-506655" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145249149_5de2acb0fb3dec5faf2337c3c9ebc181-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145249149_5de2acb0fb3dec5faf2337c3c9ebc181-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145249149_5de2acb0fb3dec5faf2337c3c9ebc181-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145249149_5de2acb0fb3dec5faf2337c3c9ebc181-1536x961.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145249149_5de2acb0fb3dec5faf2337c3c9ebc181-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224145249149_5de2acb0fb3dec5faf2337c3c9ebc181.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Silvio Berlusconi con il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva a Villa Madama a Roma in una immagine dell&#8217;11 novembre 2008. ANSA/ETTORE FERRARI</figcaption></figure>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/storia/rovesciare-la-sconfitta-in-vittoria-la-lezione-di-de-gasperi-e-sforza.html"><strong>Alcide De Gasperi ebbe il conte Sforza,</strong> </a><strong>Aldo Moro</strong> guidò governi in cui i capi della diplomazia italiana furono <strong>Giuseppe Saragat, Amintore Fanfani e Mariano Rumor</strong> e <strong>Giulio Andreotti,</strong> il premier più longevo prima di Berlusconi, ebbe la sua fase politica più brillante come Ministro degli Esteri di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html">Bettino Craxi negli Anni Ottanta</a></strong>. Con Berlusconi, invece, è Palazzo Chigi che prende le redini delle definizioni delle linee operative. Specie dal suo secondo governo in avanti nessun premier, da Romano Prodi a Giorgia Meloni passando per Mario Monti, Matteo Renzi e Mario Draghi, è venuto meno a questa prassi.</p>



<p>La seconda innovazione, diretta conseguenza della prima, fu l&#8217;ampio coinvolgimento dell&#8217;apparato istituzionale e il coordinamento tra organi dello Stato precedentemente non coinvolti nelle scelte di sistema. Berlusconi portò la cabina di regia a Palazzo Chigi e coordinò una struttura che vide, nei fatti, emergere il ruolo del <strong>consigliere diplomatico del presidente del Consiglio</strong> e dell&#8217;influenza sulla politica estera del <strong>sottosegretario alla presidenza,</strong> incarico sempre ricoperto da <strong>Gianni Letta</strong> che a sua volta operava come autorità delegata ai servizi segreti. Un nuovo sistema che garantiva agilità decisionale e coordinamento tra gli apparati dello Stato prese dunque forma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diplomazia economica</h2>



<p>Terza, importante, innovazione di Berlusconi fu la spinta a fare del ministero degli Esteri e della sua struttura un <strong>organo di promozione del Made in Italy e del commercio internazionale,</strong> fonte di prosperità e sviluppo per l&#8217;Italia. In quest&#8217;ottica, non si può non sottolineare come il ruolo di propulsione delle ambasciate abbia aiutato il radicamento di strutture a guida pubblica come Ice, Sace e Simest nel fungere da moltiplicatore di potenza per l&#8217;export. Carnelos e Castellaneta danno di questo fatto, spesso poco sottolineato, tutta la chiara rilevanza, che sostanzialmente ha evitato che il Ministero degli Esteri si svuotasse di proiezione. E ha avuto il suo completamento con la formalizzazione della riforma della Farnesina entrata in vigore lo scorso 1 gennaio, con l&#8217;Italia quarta potenza globale dell&#8217;export. </p>



<p>In definitiva, dunque, Berlusconi ha indubbiamente incarnato uno spirito del tempo chiaro, quello del mondo globalizzato che cercava nuove forme di diplomazia e nuovi modi di approcciare i grandi problemi globali. Pur senza formalizzandola in dottrina, ebbe una visione di politica estera fondata su presupposti chiari: <strong>legami europei ed atlantici, multilateralismo, diplomazia personale, promozione degli affari</strong> come strumento di avvicinamento tra Paesi in politica estera. Interpretò quello che oggi sembra un <strong>mondo antico, dove la diplomazia poteva risolvere problemi</strong> e le relazioni interpersonali influenzare quelle internazionali in profondità. Non per responsabilità sua lo scenario è talmente mutato da rendere ormai storia quanto raccontano con dovizia di particolari Carnelos e Castellaneta nel libro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-mondo-secondo-lui-gli-ambasciatori-carnelos-e-castellaneta-raccontano-come-berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana.html">&#8220;Il mondo secondo lui&#8221;: gli ambasciatori Carnelos e Castellaneta raccontano come Berlusconi ha cambiato la politica estera italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Epstein, lo scandalo travolge anche Kathy Ruemmler, ex consigliera di Obama: dimissioni da Goldman Sachs</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/epstein-lo-scandalo-travolge-anche-kathy-ruemmler-ex-consigliera-di-obama-dimissioni-da-goldman-sachs.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 14:40:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kathy Ruemmler, avvocato e consigliere di Barack Obama alla Casa Bianca, si è dimessa da Goldman Sachs per lo scandalo Epstein.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/epstein-lo-scandalo-travolge-anche-kathy-ruemmler-ex-consigliera-di-obama-dimissioni-da-goldman-sachs.html">Epstein, lo scandalo travolge anche Kathy Ruemmler, ex consigliera di Obama: dimissioni da Goldman Sachs</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213100019277_5a9d5bd9a6183b410da5beb1cef1ccae-e1770973258468.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Kathy Ruemmler</strong>, ex consigliera legale della Casa Bianca durante l&#8217;amministrazione Obama e fino a poco fa a capo dell&#8217;ufficio legale di <strong>Goldman Sachs</strong>, uno degli avvocati più noti e pagati degli Stati Uniti, ha annunciato le sue dimissioni dalla banca d&#8217;investimento a causa dello <a href="https://it.insideover.com/politica/epstein-files-polemiche-sullaudizione-dellattorney-general-pam-bondi-vuole-coprire-i-potenti-come-les-wexner.html">scandalo legato ai suoi rapporti</a> con <strong>Jeffrey Epstein</strong>, il finanziere condannato per reati sessuali <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/morte-di-epstein-spunta-un-misterioso-video-e-secondo-una-guardia-del-carcere-il-finanziere-e-vivo.html">morto per un apparente suicidio in carcere nel 2019</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ex consigliera di Obama lascia Goldman Sachs</h2>



<p>La decisione è stata formalizzata nelle scorse ore, dopo <a href="https://edition.cnn.com/2026/02/12/politics/kathy-ruemmler-resigns-goldman-sachs-epstein-fallout?iid=cnn_buildContentRecirc_end_recirc&amp;recs_exp=up-next-article-end&amp;tenant_id=related.en">l&#8217;ultima tranche di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia</a> statunitense che hanno rivelato <strong>centinaia di email scambiate tra Ruemmler e Epstein</strong> negli anni successivi alla sua condanna del 2008. In un messaggio per il 62esimo compleanno di Epstein nel 2015, Ruemmler gli scrisse: «Spero che tu goda la giornata con il tuo vero amore. :-)». Epstein rispose con un commento volgare e un riferimento apparente alla masturbazione: «Dicono che gli uomini di solito danno un nome al loro pene», scrisse in un&#8217;email piena di errori di battitura, aggiungendo che «sarebbe inappropriato fare l&#8217;amore con una perfetta sconosciuta». Ruemmler replicò: «È difficile credere che ci sia ancora un dubbio aperto sul fatto che gli uomini siano il genere inferiore».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/04-birthday-1024x506.jpg" alt="" class="wp-image-505332" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/04-birthday-1024x506.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/04-birthday-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/04-birthday-768x380.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/04-birthday-600x297.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/04-birthday.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una relazione di amicizia</h2>



<p>Come altre persone appartenenti all&#8217;élite globale coinvolte nello scandalo &#8211; <strong>politici di tutti gli schieramenti, ambasciatori, Ceo, milionari </strong>&#8211; Ruemmler ha tentato di minimizzare i suoi rapporti con il magnate-pedofilo. Una relazione che l&#8217;ex consigliera di Obama ha sempre descritto come puramente professionale. In una dichiarazione del dicembre scorso alla <em>Cnn</em>, aveva affermato: «Conoscevo Jeffrey Epstein in ambito professionale quando ero a capo del gruppo di difesa <em>white collar </em>presso Latham &amp; Watkins. Non l&#8217;ho mai rappresentato né sono stata pagata da lui. Ero una tra vari avvocati a cui Epstein si rivolgeva informalmente per consigli».</p>



<p>Ha ripetuto più volte di rimpiangere di averlo conosciuto e di non aver avuto «alcuna conoscenza di attività illegali nuove o in corso da parte sua». Tuttavia, le email rivelano comunicazioni più personali: Ruemmler <strong>esprimeva gratitudine per la loro «amicizia»</strong>, firmava con «xo» o «xoxo», discuteva questioni private della sua vita e <strong>ringraziava per regali ricevuti</strong>, come nel 2019 quando scrisse: «Oggi sono completamente equipaggiata da zio Jeffrey! Stivali Jeffrey, borsa e orologio! <strong>Grazie zio Jeffrey!!!</strong>».</p>



<p>Discusse anche di un possibile «day trip» all’isola privata di Epstein nel 2017, chiedendo se potesse visitarla durante un viaggio, e in seguito fantasticò di andare ad aiutarlo dopo l’uragano Irma. <strong>Goldman Sachs ha sempre sostenuto che Ruemmler non visitò mai l’isola</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/01-victims-rights-3-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-505333" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/01-victims-rights-3-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/01-victims-rights-3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/01-victims-rights-3-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/01-victims-rights-3-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/01-victims-rights-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ruemmler aiutò inoltre Epstein a gestire cause legali intentate dalle sue accusatrici e a coordinare risposte alla stampa. Nel 2015, riguardo a una causa per i diritti delle vittime che mirava a riaprire il patteggiamento del 2008, scrisse: «Ti avevo detto che questo caso riguarda i soldi» e, in un altro messaggio: «<strong>Diritti delle vittime, un cavolo</strong>».</p>



<p>L’avvocato di Ruemmler, <strong>Tom Clare</strong>, ha precisato riguardo allo scambio sul compleanno: «Il fatto è che la signora Ruemmler non fa alcuna affermazione sul pene di Epstein. Non lo menziona. Non ci scherza. Non accetta le sue osservazioni non richieste e gratuite sugli uomini e i loro peni. Niente. La sua partecipazione all’intero scambio si limita ad augurargli buon compleanno; ridicolizzare il commento di Epstein; e uscire dallo scambio».</p>



<p>La portavoce <strong>Jennifer Connelly</strong> ha aggiunto che Ruemmler <strong>«non ha fatto nulla di sbagliato e non ha nulla da nascondere»,</strong> descrivendo Epstein come «un uomo dalle mille facce» di cui Ruemmler vide solo la maschera per guadagnare credibilità. Ha espresso «profonda simpatia per le vittime di Epstein» e affermato che, sapendo oggi ciò che sa, non avrebbe mai avuto a che fare con lui.  Ma, evidentemente l&#8217;imbarazzo per le mail pubblicate era troppo e così ha deciso di dimettersi dalla banca d&#8217;investimento. </p>



<p>Ruemmler ha iniziato il suo servizio nell&#8217;amministrazione Obama nel gennaio 2009 come <em>Principal Associate Deputy Attorney General </em>al Dipartimento di Giustizia; successivamente, nel 2010, è stata <strong>Principal Deputy White House Counsel </strong>(vice principale), lavorando con <strong>Bob Bauer</strong>. Infine, è stata <em>White House Counsel </em>(Consigliera legale della Casa Bianca) per il presidente <strong>Barack Obama</strong> dal 30 giugno 2011 al giugno 2014.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><br><br><br><br></p>
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		<title>Da partner a rivali: la Germania riconsidera i rapporti economici con la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/da-partner-a-rivali-la-germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 23:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da partner a rivali: la Germania riconsidera i rapporti economici con la Cina. La rischiosa scommessa di Merz.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Da-partner-a-rivali-la-Germania-riconsidera-i-rapporti-economici-con-la-Cina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una revisione radicale dei rapporti tedeschi con la Cina è in arrivo. L&#8217;esecutivo di <strong>Friedrich Merz</strong> sta lavorando a una risoluzione che dovrà posizionare il rapporto Berlino-Pechino nel quadro di un <strong>&#8220;contesto commerciale e geopolitico mutato&#8221; </strong>istituendo una commissione comprendente il gotha dell&#8217;analisi economica, dell&#8217;imprenditoria e del mondo produttivo germanico per ricostruire una &#8220;China Policy&#8221; della Germania all&#8217;altezza di tempi sempre più caotici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cina, Merz archivia l&#8217;era Merkel</h2>



<p>Si mette definitivamente una pietra tombale su<strong> uno dei vecchi progetti di Angela Merkel, quello della &#8220;GeCina&#8221; </strong>da pensare come<strong> espansione del rapporto consolidato tra la </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-germania-la-fine-dell-era-merkel-e-il-destino-della-gerussia.html"><strong>Germania e la Russia (&#8220;GeRussia&#8221;)</strong> </a>mettendo Berlino al centro di una duplice complementarietà con le potenze principali esterne all&#8217;Occidente sul piano energetico (Mosca) e industriale (Pechino). L&#8217;onda lunga della <strong>competizione economica</strong> e tecnologica, il focus di Merz sul riarmo di Berlino e la volontà del Paese di mantenere unito l&#8217;Occidente geopolitico chiamano un approccio più assertivo.</p>



<p>Parliamo di un distacco che viene da lontano, da quando nel 2016 la volontà cinese di scalare colossi tedeschi come Kuka e Aixtron mostrò la fragilità dell&#8217;approccio &#8220;Wandel durch Handel&#8221; (&#8220;cambiamento attraverso il commercio&#8221;) della Cancelliera. <a href="https://cepa.org/article/germanys-china-challenge-security-versus-business-as-usual/">Come ha fatto notare il <strong>Center for European Policy Analysis (Cepa)</strong>, </a>&#8220;la Germania forniva tecnologia, macchinari ed esperienza manifatturiera, mentre la Cina forniva manodopera a basso costo, buone infrastrutture e condizioni favorevoli sulle vendite di terreni e sulle aliquote fiscali, spesso negoziate con le amministrazioni locali&#8221;. La complementarietà ha aperto il mercato cinese alla Germania. Un esempio? Nel 2018 <strong>Volkswagen aveva il 40% del suo giro d&#8217;affari in Cina (ora sceso al 33% per le pressioni competitive).</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Germania e Cina, da partner a rivali</h2>



<p>Nel 2019 la grande sfida strategica sulle reti 5G e le pressioni americane sull&#8217;Europa per chiudere a colossi come Huawei e Zte nelle loro integrazioni strategiche alzarono il livello del confronto, nel 2020 il Covid-19 amplificò le tensioni geoeconomiche e geopolitiche e negli anni successivi l&#8217;ascesa del caos globale seguito all&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, all&#8217;esplosione di crescenti tensioni commerciali e all&#8217;emersione delle<strong> rivalità sistemiche sull&#8217;intelligenza artificiale e le catene del valore hanno fatto il resto. </strong>Inoltre, la Cina ha <strong>potuto soppiantare la Germania</strong> come colosso globale della produzione in molti settori dove Berlino ha tradizionalmente pensato a una convergenza con Pechino: l&#8217;auto elettrica, i macchinari industriali, la produzione eolica e fotovoltaica sono chiari esempi.</p>



<p><a href="https://gjia.georgetown.edu/2025/09/03/germany-china-and-the-end-of-the-post-wall-world/#:~:text=China's%20share%20of%20EU%20imports,they%20only%20accounted%20for%20half.">Come fa notare il <strong>Georgetown Journal of International Affairs</strong>:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La vera sfida è nel mercato europeo interno della Germania, dove l&#8217;industria tedesca ha perso quote di mercato a favore dei rivali cinesi nei prodotti industriali sofisticati. La quota cinese delle importazioni UE nel settore elettrico, ad esempio, ha da tempo superato quella tedesca. La Cina ha superato la concorrenza tedesca anche nel settore fotovoltaico e delle batterie elettriche ed è probabile che lo faccia di nuovo nell&#8217;energia eolica e negli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno. I beni avanzati rappresentano ora circa i tre quarti di tutte le esportazioni cinesi verso l&#8217;UE; nel 2000 ne rappresentavano solo la metà.</p>
</blockquote>



<p>&#8220;La strategia cinese di Berlino del 2023 ha segnato una svolta cauta, riducendo le dipendenze e ponendo l&#8217;accento sulla competizione, preservando al contempo la cooperazione nelle sfide globali&#8221;, <a href="https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/report/germanys-policy-on-china-from-win-win-to-strategic-competition/">nota l&#8217;Atlantic Council</a>, aggiungendo che nel passaggio dal governo di Olaf Scholz a quello di Friedrich Merz &#8220;la Germania si è allineata maggiormente all&#8217;agenda di de-risking dell&#8217;Unione Europea, eliminando il termine &#8220;partnership&#8221; dalla sua retorica sulla Cina e sottolineando competizione e rivalità&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Merz tra Cina e Usa</h2>



<p><strong>Risulta quantomeno interessante sottolineare come Merz</strong>, in nome della spinta a un confronto più muscolare con Pechino, sia sostanzialmente pronto ad affrontare una sfida sistemica a tutto campo per la Germania, chiamata da un lato ad affrontare da anni la <a href="https://it.insideover.com/economia/leconomia-europea-sotto-il-fuoco-dei-dazi-usa-per-la-guerra-di-trump-alla-germania.html"><strong>strisciante guerra economico-industriale americana</strong>, </a>condotta contro la supremazia produttiva di Berlino da Barack Obama, Donald Trump e Joe Biden con mezzi diversi (controlli sulle aziende tedesche, dazi, investimenti strategici) e dall&#8217;altro decisa ora ad aprire con decisione, in maniera esplicita, il fronte cinese.</p>



<p>Tutto questo mentre tra <strong>incertezze industriali</strong> e prospettive strategiche tutte da definire per l&#8217;Europa Berlino corre a <strong>fari spenti</strong> in una partita che vuole giocare dopo la caduta di molti capisaldi geoeconomici e di sistema: la fine del gas russo a basso prezzo, l&#8217;inizio della rivalità commerciale con Pechino, il termine della certezza della garanzia di difesa statunitense. Ci sono tutti i presupposti per una lunga e duratura incertezza.</p>



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		<title>Più di 4.000 grazie a rischio: l’‘Autopen-gate’ travolge Biden e la sua amministrazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/piu-di-4-000-grazie-a-rischio-lautopen-gate-travolge-biden-e-la-sua-amministrazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 12:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[politica americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-600x296.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1536x758.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto del Congresso spiega che non ci sarebbero prove del consenso di Biden sull'uso dell'autopen e potrebbe partire un'indagine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/piu-di-4-000-grazie-a-rischio-lautopen-gate-travolge-biden-e-la-sua-amministrazione.html">Più di 4.000 grazie a rischio: l’‘Autopen-gate’ travolge Biden e la sua amministrazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-600x296.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1536x758.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Joe Biden</strong> è di nuovo al centro del dibattito politico americano a quasi <a href="https://it.insideover.com/politica/le-contraddizioni-di-biden-nel-suo-discorso-daddio.html">un anno dall’addio</a> alla Casa Bianca.&nbsp; La Commissione di vigilanza del Congresso guidata dal repubblicano <strong>James Comer</strong> ha recentemente pubblicato una<a href="https://oversight.house.gov/wp-content/uploads/2025/10/The-Biden-Autopen-Presidency-Decline-Delusion-and-Deception-in-the-White-House-2025.10.24.pdf-UPDATED-Oct.-28.pdf"> relazione</a> che getta ombre sulla legittimità di numerosi atti esecutivi firmati dal 46esimo presidente degli Stati Uniti, tra cui diverse <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-contro-la-pena-di-morte-federale-grazia-37-condannati-ma-non-i-terroristi.html">migliaia di grazie.</a> I repubblicani puntano il dito contro il<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-malattia-di-joe-biden-e-una-questione-politica.html"> <strong>declino fisico e cognitivo di Biden</strong></a><strong>, </strong>manifestatosi palesemente negli ultimi anni del suo mandato, duranti i quali <strong>numerosissimi provvedimenti sarebbero stati sottoscritti tramite autopen</strong>, strumento in grado di riprodurre automaticamente la firma del presidente senza necessità di compiere un movimento con la mano.</p>



<p>Il rapporto è già arrivato sulla scrivania della procuratrice generale <strong>Pam Bondi</strong>, a cui James Comer chiede di <strong>avviare un’inchiesta</strong> volta ad accertare che le firme con autopen siano state autorizzate consciamente da Biden e che questi abbia realmente compreso il contenuto di tali atti senza che qualcuno ne abbia approfittato per prendere decisioni al posto suo. Il teorema sottoposto al dipartimento di Giustizia è che, data la scarsa lucidità mentale dell’ex presidente, <strong>molti di quegli atti sarebbero da considerarsi nulli se approvati senza un consenso consapevole.&nbsp;&nbsp;</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è l’autopen e com’è usata dai Presidenti</h2>



<p>L’autopen è un dispositivo meccanico che consiste nella fissazione di una penna a un braccio meccanico in grado di riprodurre un campione di scrittura autentico. <strong>Lo strumento è ormai in uso agli inquilini della Casa Bianca da qualche decennio</strong> per firmare documenti come lettere di cortesia o di corrispondenza, ove dovessero assentarsi dallo Studio Ovale.&nbsp;</p>



<p>Scavando nella storia più recente, il primo presidente ad aver autorizzato l’autopen per un atto dal valore politico, è stato <strong>Barack Obama</strong> nel 2011 per estendere l’ambito di efficacia nel <em>Patriot Act</em> &#8211; provvedimento disciplinante la lotta al terorismo &#8211; mentre si trovava in Francia. <strong>Il dipartimento di Giustizia, all’epoca, affermò che tale pratica era pienamente legittima</strong>, in quanto la Costituzione e le leggi federali non definiscono alcuna modalità di firma da parte del Governo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’utilizzo dell’autopen è tornato a tenere banco nel dibattito pubblico dopo che la Heritage Foundation, think tank conservatore, ha svolto un&#8217;indagine politica sulla mole di documenti prodotti sotto l’amministrazione Biden, rivelando che vastissima parte era stata validata con il dispositivo meccanico di firma. Fermo restando che tale strumento è ampiamente accettato per sbrigare gli affari di governo, <strong>un uso così eccessivo ha alimentato sospetti spingendo a credere che Biden non fosse in grado di firmare per conto suo, non comprendendo i contenuti documentali</strong>. Donald Trump ha colto la palla al balzo per accusare il suo predecessore di non sapere cosa stesse firmando, sebbene abbia anche ammesso di avere ricorso all’autenticazione meccanica della firma in passato, ma per atti privi della veste esecutiva.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il<em> j’accuse</em> del rapporto</h2>



<p>La relazione della Commissione di vigilanza non si limita a contestare l’impiego smodato dell’autopen, ma specifica che Biden potrebbe non aver preso delle decisioni in autonomia riguardo agli oltre quattromila indulti e commutazioni di pena  &#8211; il più alto numero mai autorizzato nella storia &#8211; in quanto mancherebbe della documentazione a supporto.</p>



<p>A sostegno della tesi, è divenuta cruciale <a href="https://www.zerohedge.com/political/top-biden-aide-releases-kraken-autopen-hunters-role-pardongate-and-joes-malfunctioning">l’audizione al Congresso di <strong>Jeff Zients</strong></a>, ex capo di gabinetto del 46esimo presidente. Esaminando il rapporto, si legge che <strong>una collaboratrice di Zients, tramite la posta elettronica di quest’ultimo, avrebbe dato il nullaosta a una sfilza di grazie firmate</strong> il 19 gennaio di quest’anno,<strong>  </strong>tra le quali alcune che hanno suscitato un certo clamore in quanto riguardavano i familiari del presidente. Ciononostante, <strong>non sarebbero presenti dei verbali o atti di riunioni in cui Biden avrebbe dato il proprio assenso</strong>. Nel corso dell’audizione, l’ex capo staff ha aggiunto che Joe Biden aveva sempre più <a href="https://nypost.com/2025/09/18/us-news/ex-biden-chief-of-staff-jeff-zients-called-for-post-debate-cognitive-test-said-46th-prezs-memory-grew-worse-in-office-source/">difficoltà di memoria e di articolazione del linguaggio</a>, tanto che il suo entourage negli ultimi tempi era impegnato a calendarizzare briefing extra e a ridurre gli orari di lavoro dell’ex numero uno della Casa Bianca.           </p>



<p>Tutt’al più, Zients avrebbe affermato che l’ex first lady <strong>Jill Biden</strong> si era detta preoccupata per la salute mentale del marito al punto da chiedere allo staff di contingentare i suoi impegni in modo da non procurargli troppo stress. Tali dichiarazioni hanno portato i membri della Commissione a domandarsi se il presidente democratico fosse stato coinvolto nella concessione delle grazie ai beneficiari più illustri come l’ex direttore del NIAID Anthony Fauci, i membri del comitato investigativo sull&#8217;assalto a Capitol Hill e <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-grazia-il-figlio-hunter-ma-lo-scandalo-rimane.html">suo figlio Hunter</a>. L’ex first son è stato destinatario di un indulto &#8220;totale e incondizionato” per i reati federali di cui era accusato a meno di un mese dalla fine del mandato del padre.&nbsp;</p>



<p>Dal rapporto parrebbe che il secondogenito dell’allora comandante in capo abbia partecipato alle riunioni relative all’emissione dei provvedimenti di grazia, senza però ricoprire un ruolo ufficiale nel gabinetto del padre.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le potenziali conseguenze&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Pam Bondi ha già reso noto che il dipartimento di Giustizia sta valutando gli elementi per l’apertura di un’indagine sull’uso dell’autopen da parte dell&#8217;amministrazione precedente. Se le tesi repubblicane dovessero trovare conferma, le conseguenze sarebbero dirompenti: <strong>migliaia di indulti potrebbero risultare nulli e i loro beneficiari divenire penalmente perseguibili</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>I Biden si sono fatti sentire parlando di illazioni infondate e specificando che durante gli anni alla Casa Bianca ogni decisione è stata assunta in totale coscienza, mentre i democratici accusano il Partito Repubblicano di avere fabbricato un castello di carte senza nessuna prova concreta e tangibile come fondamenta. Tuttavia, questa vicenda ha ridato vigore a un interrogativo che per troppo tempo è stato ignorato e a cui oggi è doveroso dare una risposta: <strong>fino a che punto è legittimo l’uso di una macchina per esprimere la volontà del presidente degli Stati Uniti?</strong></p>



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		<title>Perchè Zohran Mamdani non potrà mai aspirare alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-zohran-mamdani-non-potra-mai-aspirare-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 07:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Zohran Mamdani: il sindaco che l’America applaude ma che la Costituzione del 177 ferma. Vi spieghiamo il perché.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251110140431211_ed8f94ea49caa5cc201919d4a3405a35-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel panorama politico americano, pochi nomi hanno suscitato negli ultimi anni la stessa attenzione di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/usa-il-voto-dei-musulmani-alle-midterm-un-possibile-effetto-mamdani.html">Zohran Mamdani</a></strong>. Giovane, carismatico, progressista, nato a Kampala in Uganda da genitori di origine indiana, cresciuto tra Africa e Stati Uniti, Mamdani è diventato sindaco di <strong>New York</strong>. La sua elezione ha segnato una svolta storica: <strong>per la prima volta la metropoli americana è guidata da un cittadino musulmano</strong>, naturalizzato statunitense solo sette anni prima, che ha saputo conquistare un consenso trasversale e inatteso.</p>



<p>È un risultato che avrebbe potuto rappresentare il trampolino di lancio verso la politica nazionale, se non fosse per una barriera invisibile ma invalicabile. La <strong>Costituzione degli Stati Uniti</strong>, redatta nel 1787, stabilisce che solo chi è cittadino “<em>per nascita</em>” può diventare presidente. <strong>Mamdani, naturalizzato nel 2018, è escluso a priori</strong>. È il paradosso più evidente della sua storia: un uomo che ha conquistato <a href="https://it.insideover.com/economia/new-york-chiama-milano-londra-madrid-cosa-insegna-la-vittoria-di-mamdani-sulle-metropoli-contemporanee.html#google_vignette">la città più potente del Paese</a>, ma che non potrà mai aspirare al potere supremo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Non sarà eleggibile alla carica di Presidente chi non sia cittadino degli Stati Uniti per nascita o cittadino nel momento in cui questa Costituzione sarà adottata, né potrà essere eleggibile a tale carica chi non abbia raggiunto l&#8217;età di trentacinque anni e non sia residente negli Stati Uniti da quattordici anni. </em></p>
</blockquote>



<p>La regola è chiara e implacabile. Tutti i 46 presidenti americani, da Washington a Biden, sono stati cittadini sin dalla nascita. La <strong>clausola che esclude i naturalizzati </strong>nacque per timore delle ingerenze straniere, in un’epoca in cui le neonate repubbliche temevano l’influenza delle monarchie europee. <strong>In oltre due secoli, nessuna riforma è mai riuscita a modificarla.</strong> La Corte Suprema non ne ha mai dato un’interpretazione definitiva, ma la tradizione politica è rimasta invariata: chi non è nato cittadino americano, non può diventare presidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli altri casi prima di lui</h2>



<p><strong>Il caso di Mamdani non è isolato</strong>. Prima di lui, altri protagonisti della vita pubblica statunitense hanno dovuto misurarsi con lo stesso limite. <strong>Arnold Schwarzenegger</strong>, austriaco di nascita e naturalizzato americano nel 1983, governatore della California per due mandati e popolarissimo a livello nazionale, fu costretto a rinunciare a ogni ambizione presidenziale.<strong> Madeleine Albright</strong>, nata a Praga e divenuta cittadina americana negli anni Cinquanta, servì come segretario di Stato sotto Bill Clinton, ma sapeva bene che non avrebbe mai potuto correre per la presidenza. Lo stesso vale per <strong>Henry Kissinger</strong>, tedesco di nascita e tra i più influenti segretari di Stato del Novecento: stratega della politica estera americana, premio Nobel per la Pace, eppure formalmente escluso da ogni possibilità di accedere alla carica più alta.</p>



<p>In tempi più recenti, la questione è riemersa con il senatore canadese <strong>Ted Cruz </strong>e con il senatore<strong> John McCain</strong>, nati entrambi fuori dal territorio continentale americano ma da genitori cittadini. I loro casi, pur diversi, riaprirono il dibattito sul significato di “<em>natural born citizen</em>”. Entrambi furono considerati eleggibili, ma solo perché erano cittadini dalla nascita, non perché naturalizzati. Il principio, insomma, non cambiò.</p>



<p>La storia di Mamdani s’inserisce in questa lunga sequenza di destini sospesi tra l’appartenenza legale e quella simbolica. La sua elezione a sindaco di New York ne fa un caso di scuola: <strong>la piena integrazione politica e civica non cancella la distinzione d’origine che la Costituzione continua a imporre.</strong> Mentre la sua amministrazione si prepara ad affrontare le sfide monumentali della città — dalla crisi abitativa al trasporto pubblico, dall’ambiente alla sicurezza sociale — il dibattito nazionale si interroga su quanto a lungo un Paese definito dalla propria diversità possa mantenere una regola che distingue i cittadini per nascita dai cittadini per scelta.</p>



<p><strong>Mamdani, dal canto suo, non ha mai avanzato rivendicazioni presidenziali</strong>. Ma la sua figura, la sua traiettoria e la sua vittoria sono diventate una metafora politica. È l’immagine di un’America che si trasforma più velocemente della sua legge fondamentale, <strong>un Paese in cui la democrazia è più aperta nella pratica di quanto non sia sulla carta</strong>. E proprio questo contrasto – tra ciò che il Paese è diventato e ciò che la sua Costituzione ancora detta – alimenta un dibattito di fondo sull’identità nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le discussioni sull&#8217;articolo due della Costituzione</h2>



<p>Gli Stati Uniti contano oggi decine di milioni di cittadini naturalizzati, uomini e donne che servono nelle forze armate, dirigono aziende, vengono eletti nei consigli comunali, nei parlamenti statali, e ora anche nei municipi più importanti. <strong>Ma la soglia della Casa Bianca resta invalicabile.</strong> Zohran Mamdani lo sa, e forse non lo considera un ostacolo alla sua missione. Governerà New York, come prima di lui fecero altri sindaci che cambiarono il volto della città, da Fiorello La Guardia a Michael Bloomberg, ma con la consapevolezza di incarnare qualcosa di più: la contraddizione viva di un Paese che proclama l’uguaglianza e al tempo stesso la limita per nascita.</p>



<p>Il suo percorso, d’altra parte, si iscrive in una tradizione che ha già visto leader nati altrove contribuire in modo determinante alla definizione della politica americana. Kissinger, Albright, e più recentemente <strong>Kamala Harris </strong>– figlia di immigrati ma nata negli Stati Uniti – hanno tutti interpretato, in modi diversi, la tensione tra radici e destino nazionale. Mamdani aggiunge a questa genealogia un capitolo nuovo, figlio del nostro tempo: quello di un politico globale in un’America che si scopre, ancora una volta, prigioniera della propria storia.</p>



<p>Il tema dell’eleggibilità dei cittadini naturalizzati è da decenni al centro di un <strong>dibattito giuridico acceso ma mai risolto</strong>. La cosiddetta <em>natural born citizen clause</em>, contenuta nell’<strong>articolo II della Costituzione</strong>, è stata oggetto di innumerevoli studi, proposte di riforma e controversie accademiche. La Corte Suprema, pur essendo stata più volte sollecitata, non ha mai espresso un’interpretazione definitiva, preferendo lasciare al Congresso e alla prassi politica il compito di determinarne i confini. La questione si è riaccesa in momenti di tensione elettorale: accadde nel 2008, quando alcuni gruppi “<em>birther</em>” misero in dubbio, senza fondamento, la nascita americana di <strong>Barack Obama</strong>.</p>



<p>Sul piano legislativo, diversi parlamentari hanno tentato di eliminare o riformulare la clausola. Nel 2003 fu presentato l’“<em><strong>Equal Opportunity to Govern Amendment</strong></em>”, un emendamento costituzionale che avrebbe consentito ai cittadini naturalizzati da almeno vent’anni di candidarsi alla presidenza. La proposta, sostenuta anche da esponenti repubblicani e indipendenti, non superò però la prima fase di discussione. Le resistenze furono forti da entrambi gli schieramenti, in nome della “continuità storica” e della presunta necessità di preservare il carattere originario dell’istituzione presidenziale. <strong>Da allora, ogni tentativo di revisione si è arenato prima di arrivare al voto</strong>.</p>



<p>Tra i giuristi, la disputa resta aperta. Una parte sostiene che la distinzione tra cittadini per nascita e naturalizzati sia ormai incompatibile con i <strong>principi di eguaglianza sanciti dal XIV emendamento</strong> e con la natura inclusiva della cittadinanza contemporanea. Altri, invece, ritengono che la clausola sia una garanzia indispensabile contro potenziali <strong>interferenze straniere</strong> e che abolirla significherebbe snaturare un equilibrio fondativo del sistema politico americano. Il risultato è una paralisi interpretativa: la Costituzione, in questa materia, continua a parlare la lingua del Settecento, mentre la società americana vive nel XXI secolo.</p>
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		<title>Elena Basile: &#8220;Abbiamo ucciso il diritto, ora all&#8217;Onu due terzi del mondo votano contro l&#8217;Occidente&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/elena-basile-abbiamo-ucciso-il-diritto-ora-allonu-due-terzi-del-mondo-votano-contro-loccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 12:16:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1408" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu.jpg 1408w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /></p>
<p>Nel 1991, con la fie dell’URSS, gli Stati Uniti avrebbero potuto dare inizio a un sistema basato sul rispetto tra gli Stati. E invece...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1408" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu.jpg 1408w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/onu-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /></p>
<p><em>Pubblichiamo la prima parte di un intervento di <strong>Elena Basile</strong>, già ambasciatrice d’Italia in Svezia e in Belgio, editorialista e autrice di molti libri di narrativa (da </em>Donne, nient’altro che donne<em> del 1995 a </em>Frammenti di Bruxelles<em> del 2024) e di saggi (</em>L’Occidente e il nemico permanente<em>, 2024).</em></p>



<p>C’era una volta il Diritto Internazionale. Nel dopoguerra le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale hanno dato vita a un sistema di organizzazioni internazionali che traduceva in norme i rapporti di forza politici. Il diritto come è noto non è avulso dalla politica e dalla società. <strong>Il Consiglio di Sicurezza formato da 5 membri permanenti detentori del potere di veto contraddice l’uguaglianza degli Stati sovrani</strong> che pure è un principio onusiano. L’ostilità nata nell’immediato dopoguerra tra USA e URSS ha minato alla base l’efficacia di una Organizzazione che aveva l’ambizione dell’utilizzo della forza legittima. Le mediazioni tra Mosca e Washington nel sistema bipolare hanno tuttavia permesso in alcuni casi all’ONU di funzionare. Cito spesso la crisi di Suez oppure quella del Kippur al fine di evidenziare come il CdS sia riuscito, dato l’accordo tra le principali potenze, a temperare la violenza e a porre le condizioni per una mediazione. </p>



<p>Nel 1991, con la dissoluzione dell’URSS e l’inizio dell’unipolarismo, gli Stati Uniti, restati soli sulla scena internazionale, avrebbero potuto dare inizio a <strong>un sistema basato sul rispetto tra gli Stati, l’applicazione del diritto, la cooperazione in sostituzione della competizione e del dominio.</strong> Non mi sembra che così sia stato. Mi piacerebbe ascoltare in proposito i tanti politici e intellettuali che hanno interpretazioni differenti di quanto è accaduto. È ormai noto come le guerre di esportazione della democrazia, le rivoluzioni colorate, le primavere arabe, l’invasione della Libia siano state violazioni aperte dell’ordine internazionale creato nel dopoguerra. In breve, potremmo sostenere che, a partire dal 1997, L’OSCE e l’ONU, (nei suoi aspetti di organizzazione della sicurezza internazionale non in quelli settoriali che continuano a funzionare) siano state sostituite dalla NATO. </p>



<p><strong>L‘Occidente poteva permettersi di applicare le norme <em>a la carte</em> e di affermare di farlo a nome della Comunità Internazionale</strong>, concetto piuttosto ambiguo, in quanto gli sviluppi delle dinamiche internazionali, con la nascita dei BRICS e del Sud Globale, hanno dimostrato come il cosiddetto <em>Western World</em> sia divenuto una minoranza politica, economica, tecnologica e demografica. Gli Usa continuano a detenere un potere riconosciuto, basato sulla supremazia militare e su una <em>governance</em> economica costruita a loro vantaggio. L’egemonia tuttavia è crollata.</p>



<p>Spero che gli autorevoli accademici filoatlantici, dati alla mano, convengano che il baricentro del mondo si sta spostando, almeno dal 2008, in un processo graduale ma stabile, verso il Pacifico. Obama riconobbe immediatamente questa tendenza, poi sfociata nell’affermazione del mondo multipolare. <strong>Oggi due terzi del mondo votano all’ONU contro l’Occidente.</strong> La competizione con la Cina e le guerre in Ucraina come in Medio Oriente sono il riflesso di questi cambiamenti. È importante sottolineare che<strong> l’espansionismo della NATO ai confini con la Russia fu varato nel momento di massima forza dell’Occidente</strong>, quando Mosca era in ginocchio e non<br>poteva essere accusata di disegni imperialistici verso l’Europa. L’intenzione di desovranizzare il perdente della guerra fredda, definito dai politici statunitensi una stazione di benzina con armi nucleari, inizia a causa della volontà di dominio USA e dei problemi del capitalismo occidentale immerso nella trappola, del debito di cui la crisi del 2008 è stata la manifestazione piú evidente.</p>



<p>Il progetto di dominio imperialistico statunitense a cui l’Europa continentale ha resistito fino al 2014,(fino all’accelerazione degli eventi rappresentata dal colpo di Stato americano a Kiev e dalla successiva annessione russa della Crimea) è andato avanti con coerenza. Esso ha portato alla guerra con la Russia in quanto Mosca, avendo una storia e una potenza diverse, ha rifiutato di giocare il ruolo del perdente della guerra fredda. <strong>Non ha voluto essere succube di Washington come<br>gli sconfitti della seconda guerra mondiale: Germania, Giappone e Italia</strong>. La narrazione attuale astorica motiva il conflitto per procura tra la NATO e la Russia in Ucraina quale guerra difensiva, una reazione alla minaccia rappresentata da Mosca. L’incongruenza sembrerebbe palese. Probabilmente la classe politica occidentale<br>considera il rifiuto della Russia, (i cui aspetti geografici, economici, energetici e geo-politici sembrerebbero non noti e certamente sottovalutati,) a farsi sottomettere dall’impero economico alla stregua di <strong>una minaccia esistenziale per la nostra centralità e per i privilegi della classe dominante da Washington a Bruxelles.</strong></p>



<p>Sono convinta che questa analisi potrebbe essere condivisa da molti esponenti dell’<em>establishment</em>. La differenza non sta nell’analisi ma nella posizione. Ricordo ancora le parole di un Segretario Generale della Farnesina secondo il quale<br>per fare politica bisogna accettare il principio di realtà costituito <strong>dal Neoliberismo europeo, dal filo-atlantismo e dal cieco rispetto del nostro ruolo nel quadro gerarchico della NATO e dell’Europa</strong>. Insomma non c’è alternativa. Lo slogan della Thatcher ha coniato la politica occidentale e ha portato al governo le due destre: l’una populista, l’altra tecnocratica. La minaccia della terza guerra mondiale e dell’estinzione della vita sulla terra sono tuttavia variabili che smascherano la follia del presunto realismo. La mia speranza è che politici, accademici e diplomatici, alla luce della razionalità, se ne accorgano in tempo.</p>



<p>(<em>1. continua</em>)</p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/elena-basile-abbiamo-ucciso-il-diritto-ora-allonu-due-terzi-del-mondo-votano-contro-loccidente.html">Elena Basile: &#8220;Abbiamo ucciso il diritto, ora all&#8217;Onu due terzi del mondo votano contro l&#8217;Occidente&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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