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	<title>Ban Ki Moon Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ban Ki Moon Archives - InsideOver</title>
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		<title>Quelle giravolte dell&#8217;Onu con l&#8217;Arabia Saudita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 14:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le Nazioni Unite hanno preso una storica decisione nei confronti dell’Arabia Saudita. Almeno questo è quanto emerso dall’ultimo report annuale sulla condizione dei bambini nelle zone di conflitto. La blacklist che condanna l&#8217;Arabia Saudita Ogni anno, infatti, l’Assemblea Generale stila un elenco, una blacklist, delle nazioni che non rispetterebbero i diritti dei bambini durante i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quelle-giravolte-dellonu-larabia-saudita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quelle-giravolte-dellonu-larabia-saudita.html">Quelle giravolte dell&#8217;Onu con l&#8217;Arabia Saudita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20170927112844_24422348-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le Nazioni Unite hanno preso una storica decisione nei confronti dell’Arabia Saudita. Almeno questo è quanto emerso dall’ultimo report annuale sulla condizione dei bambini nelle zone di conflitto.</p>
<p>La blacklist che condanna l&#8217;Arabia Saudita</p>
<p>Ogni anno, infatti, l’Assemblea Generale stila un elenco, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2017/09/26/world/middleeast/saudi-yemen-atrocities.html">una blacklist</a>, delle nazioni che non rispetterebbero i diritti dei bambini durante i conflitti. A finire nella lista della vergogna 2017 è stata “a sorpresa” la coalizione a guida saudita che opera nel teatro di guerra dello Yemen. La monarchia saudita e i suoi alleati sono stati accusati per l’uccisione di 683 bambini in Yemen, oltre a 38 attacchi certificati contro scuole e ospedali nell’ultimo anno solare di guerra. Nella lista nera sono finiti anche i ribelli houthi, i rivali dei sauditi in Yemen, anche loro colpevoli per l’uccisione di 414 bambini.</p>

<p>Sembrerebbe dunque che l’aggressività del conflitto yemenita, in particolare da parte saudita, sia finalmente venuta a galla in sede internazionale. Tuttavia già nello stesso report si può ravvisare una sorta di “marcia indietro”, che il Segretario Generale, Antonio Guterres, ha voluto imprimere. Nel documento, Guterres <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.aljazeera.com/news/2017/10/blacklists-saudi-led-alliance-yemen-child-deaths-171005205705217.html">ha voluto </a>personalmente apporre un appendice ricordando che “comunque le Nazioni Unite hanno ravvisato che la coalizione saudita ha messo in piedi delle misure durante il periodo esaminato per migliorare la protezione dei bambini. La lista è stilata non solo per far crescere l’allarme, ma anche per promuovere misure che possano aiutare la condizione critica dei bambini nei conflitti”.</p>
<p>La monarchia saudita ha ricattato Ban Ki-moon</p>
<p>Sembra dunque un tentativo di mediazione, quello posto in atto dal Segretario Generale, per mitigare l’accusa gravissima contenuta nel report. Questa lista annuale non è nuova a polemiche. Lo scorso anno, infatti, erano state sollevate <a href="http://www.aljazeera.com/news/2017/10/blacklists-saudi-led-alliance-yemen-child-deaths-171005205705217.html">proteste </a>contro l’ex Segretario Ban Ki-moon per aver volutamente escluso la coalizione saudita dalla lista nera. Una decisione presa a causa delle pressioni da parte della stessa Arabia Saudita. La monarchia del Golfo aveva infatti minacciato le Nazioni Unite di tagliare i fondi ad esse destinati, se Ban Ki-moon avesse incluso la petrolmonarchia nella lista della vergogna.</p>

<p>Un vero e proprio ricatto cui l’ex Segretario Generale ha finito per sottostare a causa di “milioni di bambini che avrebbero fortemente sofferto in posti come Palestina, Sud Sudan e Siria, se i fondi fossero stati tagliati”. E anche quest’anno il regno saudita ha provato a esercitare pressione sugli alti rappresentanti Onu. A metà agosto, riportava <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aljazeera.com/news/2017/10/blacklists-saudi-led-alliance-yemen-child-deaths-171005205705217.html">Al Jazeera</a>,</em> l’ambasciatore saudita Onu si era espresso sulla possibilità che la monarchia finisse nella lista nera dicendo: “Confidiamo che le Nazioni Unite prenderanno una decisione appropriata sulla questione”.</p>
<p>All&#8217;Onu l&#8217;Arabia Saudita vigila sulle donne e i diritti umani</p>
<p>Che l’Onu abbia una posizione ambigua verso l’Arabia Saudita era già stato dimostrato da alcune, incomprensibili, nomine fatte negli ultimi anni. Il 28 settembre del 2015 <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/28/onu-lassurda-nomina-dellambasciatore-saudita-ai-diritti-umani/2058077/">veniva nominato</a> Faisal bin Hassan Thad come presidente del comitato consultivo Onu dei diritti umani. Si trattava nello specifico dell’ambasciatore saudita presso le Nazioni Unite. Da allora il rappresentante della monarchia saudita ha avuto il compito di nominare gli esperti Onu sui diritti umani. Stride il fatto che proprio quegli esperti non abbiano ricevuto il permesso di entrare in Arabia Saudita dal lontano 2008. Stride poi, perché è risaputo come la legge wahabita di Riyad non sia così in linea con gli standard umanitari espressi dentro il Palazzo di Vetro.</p>

<p>Non finisce qui. Lo scorso aprile 2017 <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/26/nazioni-unite-arabia-saudita-eletta-nella-commissione-per-i-diritti-delle-donne-come-un-piromane-a-capo-dei-pompieri/3545228/">veniva concessa</a> ai sauditi una rappresentanza Onu all’interno del comitato preposto alla lotta per l’uguaglianza di genere (Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne). Una decisione che è stata definita come “mettere un piromane a capo dei pompieria” da parte della direttrice dell’ONG UN Watch. Da queste contraddizioni risulta chiaro come l’Onu sia facilmente esposto a “ricatti” su questioni eticamente rilevanti. Se le Nazioni Unite dipendono infatti dai finanziamenti diretti degli Stati, da essi dipenderanno anche ideologicamente. La soluzione? Forse consisterebbe nel semplice abbandono di questa frenetica rincorsa ad un ruolo di autorità morale, da parte Onu,  sulle questioni internazionali. L’Onu non è infatti altro che l’espressione della realpolitik in tutte le sue accezioni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quelle-giravolte-dellonu-larabia-saudita.html">Quelle giravolte dell&#8217;Onu con l&#8217;Arabia Saudita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Onu: se paghi puoi ammazzare bimbi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/se-paghi-puoi-ammazzare-bimbi-lo-dice-lonu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 07:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Visto da vicino, il mondo dei “buoni” fa venire i brividi. Prendiamo per esempio Ban Ki-moon, l’ex ministro degli Esteri della Corea del Sud che dal 2007 è segretario generale delle Nazioni Unite ma non se n’è ancora accorto.I suoi osservatori in Yemen gli consegnano una relazione in base alla quale si scopre che laggiù &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/se-paghi-puoi-ammazzare-bimbi-lo-dice-lonu.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160612004006_19490942-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Visto da vicino, il mondo dei “buoni” fa venire i brividi. Prendiamo per esempio <strong>Ban Ki-moon</strong>, l’ex ministro degli Esteri della Corea del Sud che dal 2007 è segretario generale delle<strong> Nazioni Unite</strong> ma non se n’è ancora accorto.I suoi osservatori in <strong>Yemen</strong> gli consegnano una relazione in base alla quale si scopre che laggiù la guerra ha già ucciso 785 bambini (e ne ha feriti altri 1.200) e che il 60% di tali morti sono da attribuire alle incursioni aeree della coalizione guidata dall’<strong>Arabia Saudita</strong> (più Kuwait, Egitto, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Marocco, Senegal, Sudan) e appoggiata con intelligence e chissà che altro da Stati Uniti, Turchia, Francia, Regno Unito e Canada. Mica Stati canaglia, perbacco, tutta roba buona, anzi ottima. I nostri migliori alleati. Un altro 20% dei bambini è ammazzato, sempre secondo gli osservatori Onu, dai ribelli Houthi, il resto dei morti non si sa bene a chi attribuirlo. Alla coalizione a guida saudita e intelligence (mai questa parola fu più sprecata) occidentale, come agli Houthi, le stesse fonti imputano anche il bombardamento consapevole di scuole e ospedali.La relazione (ripetiamolo: stilata da osservatori Onu) finisce nel più ampio rapporto Onu intitolato <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=s/2016/360&amp;referer=/english/&amp;Lang=E" target="_blank">Children and armed conflict 2015</a></em> (&#8220;I bambini e i conflitti armati 2015&#8221;), che propone anche una specie di “<strong>lista nera</strong>” (Capitolo VI, annesso 228, che trovate nella versione originale inglese in fondo a questo articolo) dei Paesi che ammazzano bambini. Sulla lista c’è, ovviamente, anche l’Arabia Saudita: come potrebbe non essere così?Apriti cielo. Com’è noto, la verità sui sauditi non si può dire. Farlo costa troppo. E infatti il buon Ban fa rapida marcia indietro.<strong> A sole 72 ore dall’uscita, fa ritirare il Rapporto</strong>. Prima dice che vuol “rivedere i casi e i numeri citati”, poi in una conferenza stampa ammette la vera ragione: “The report describes horrors no child should have to face. At the same time, I also had to consider the very real prospect that millions of other children would suffer grievously if, as was suggested to me, countries would defund many U.N. programs. Children already at risk in Palestine, South Sudan, Syria, Yemen, and so many other places would fall further into despair”. Traduzione: “Il rapporto descrive orrori che nessun bambino dovrebbe sopportare. Nello stesso tempo, devo considerare la prospettiva che milioni di altri bambini si trovino a soffrire crudelmente se, come mi è stato fatto notare, <strong>certi Paesi dovessero ridurre i fondi per i programmi dell’Onu</strong>. Bambini che sono già a rischio in Palestina, Sud Sudan, Siria, Yemen e in tanti altri posti vedrebbero aumentare la loro disperazione”.Che cos’è successo? Questo:<strong> la casa reale dell’Arabia Saudita ha minacciato di non versare più fondi all’Onu e il buon Ban Ki-moon si è preso paura</strong>. Così l’Arabia Saudita esce dalla lista di quelli che ammazzano bambini in Yemen, dove secondo l’Onu la situazione ufficiale ora è questa: sono morti 785 bambini, di questi il 20% sono stati uccisi dagli Houthi, tutti gli altri non si sa. Visto che i bombardieri dell’Arabia Saudita non c’entrano più, saranno morti di raffreddore. In ogni caso, i poveri piloti sauditi ora sanno di godere della più completa immunità.Quello che interessa all’Onu, dunque, non è chi ammazza la gente ma chi versa i denari. <strong>Se puoi pagare puoi ammazzare</strong>. I denari sauditi in effetti sono tanti. Da sola, l’Arabia Saudita ha offerto 500 milioni di dollari in aiuti per l’Iraq, non molto meno per i programmi alimentari dell’Onu in Siria, decine di milioni per la ricostruzione di Gaza. Roba da restare commossi, se solo non sapessimo che il regime wahabita con una mano dà e con l’altra ancor più toglie. L’Arabia Saudita è la prima finanziatrice di Hamas, che tanto si adopera perché Israele abbia una qualche ragione per distruggere Gaza. È stata ed è la prima finanziatrice delle milizie islamiche sunnite che devastano l’Iraq. È stata ed è la prima finanziatrice dell’Isis e di Al Nusra, che così bene hanno lavorato al macello della Siria. Ma di questo Ban Ki-moon che ne sa, lui è solo il segretario generale dell’Onu.Come se una simile farsa non bastasse, il grande giornalista inglese Robert Fisk, in un articolo rilanciato in Italia dall’<em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&amp;pg=16111" target="_blank">AntiDiplomatico</a></em> , ci racconta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (una delle agenzie dell’Onu) ha appena pubblicato un rapporto sui <strong>pericoli del fumo in Siria</strong>. Pare sia particolarmente nocivo il narghilè che in effetti, nella Siria odierna, si staglia come una delle più serie minacce alla salute della popolazione. Dormiamo tranquilli, ragazzi. C’è l’Onu che veglia su di noi.Capitolo VI, annesso 228 del Rapporto Onu&#8221;In accordance with Security Council resolution 2225 (2015), Al-Shabaab (Somalia), Boko Haram (Nigeria), LRA (Central African Republic and Democratic Republic of the Congo), ISIL (Iraq) and the Taliban (Afghanistan) are listed for abduction of children. Those five groups have committed patterns of abduction of children over a number of years. SPLA (South Sudan) is also listed for abduction as a result of hundreds of violations attributed to it in 2015. Other parties have been added to existing trigger violations. In the Democratic Republic of the Congo, Raia Mutomboki5 is listed for the recruitment and use of and sexual violence against children. In Nigeria, the Civilian Joint Task Force is listed for the recruitment and use of children, with more than 50 verified cases in 2015. In South Sudan, SPLA is now also listed for sexual violence against children, with more than 100 incidents attributed to government forces. In Yemen, owing to the very large number of violations attributed to the two parties, the Houthis/Ansar Allah and the Saudi Arabia &#8211; led coalition are listed for killing and maiming and attacks on schools and hospitals&#8221;.</p>
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