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	<title>Ashraf Ghani Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ashraf Ghani Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La delusione di Zelensky: anche lui nella lista dei sedotti e abbandonati dagli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-delusione-di-zelensky-anche-lui-nella-lista-dei-sedotti-e-abbandonati-dagli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 17:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Zelensky" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-1536x1016.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>E quindi anche Donald Trump, almeno stando alle convinzione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, &#8220;vive in una bolla di disinformazione russa&#8221;. Il che aumenta la quota della popolazione mondiale che si fa fregare dalla propaganda del Cremlino: Trump è l&#8217;ultimo arrivato in un gruppo che comprende tutti gli americani che lo elessero nel 2016 (gli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-delusione-di-zelensky-anche-lui-nella-lista-dei-sedotti-e-abbandonati-dagli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Zelensky" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/zelensky-1536x1016.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>E quindi anche Donald Trump, almeno stando alle convinzione del presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, &#8220;vive in una bolla di disinformazione russa&#8221;. Il che aumenta la quota della popolazione mondiale che si fa fregare dalla propaganda del Cremlino: Trump è l&#8217;ultimo arrivato in un gruppo che comprende tutti gli americani che lo elessero nel 2016 (gli hacker russi, giusto?), tutti gli europei che in un modo o nell&#8217;altro avrebbero preferito la pace, tutti quelli che dubitavano della vittoria finale ucraina. Insomma, tutti quelli che non erano gli illuminati analisti delle nostre Tv e dei giornali, i seguaci di Biden, il Parlamento europeo e Carlo Calenda.</p>



<p>L&#8217;uscita di Zelensky, però, si spiega in un altro modo, quello vero, sintetizzabile in due parole: disillusione e disperazione. A differenza del santino che da tre anni i media occidentali hanno cercato di imporre, Zelensky non è senza macchia né senza paura. <strong>Non è un cavaliere immacolato, non è un uomo semplice arrivato alla politica per caso</strong>, non ha avuto una vita priva di scandali e compromissioni e non gestisce il potere in un modo che si possa definire pienamente democratico. Posso dirlo, avendolo studiato per anni e avendogli da poco dedicato un libro (&#8220;Zelens&#8217;kyj, l&#8217;uomo e la maschera&#8221;, Meltemi) pieno di fatti difficilmente contestabili.</p>



<p>Però, al punto in cui stanno le cose, mi ritrovo solidale con lui. È chiaro ed evidente che Trump ha deciso di liquidarlo. Le ultime dichiarazioni, quelle in cui il presidente Usa gli attribuisce la responsabilità della guerra e gli attribuisce un consenso in patria del 4%, più le esternazioni social in cui Trump lo definisce &#8220;un dittatore senza elezioni&#8221; e lo accusa di essere più interessato alla &#8220;miniera d&#8217;oro&#8221; degli aiuti che alla pace per il suo Paese, parlano chiaro in proposito.  Ne è nata una discussione accanita: quasi tutti hanno sostenuto che quel 4% non risponde a verità, citando un fresco sondaggio del <strong>Kyiv International Institute of Sociology (KIIS)</strong>, che registra invece <strong>un 57% di fiducia in Zelensky</strong> (il 37% invece non si fida più).       </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le prospettive di Trump</h2>



<p>Si potrebbe discutere se la fiducia in Zelensky adesso, con la trattativa tra Usa e Russia che desta tante perplessità (eufemismo) tra gli ucraini, corrisponda alla volontà di riaverlo alla presidenza quando eventualmente si andrà a votare con un cessate il fuoco alle spalle. Ma non è questo il punto. Ciò che conta è che Trump manifesta <strong>l&#8217;evidente desiderio di sbarazzarsi di Zelensky</strong>, ormai considerato solo un impiccio rispetto alle prospettive di un accordo sistemico con la Russia e, forse, di una triangolazione comprendente la Cina. </p>



<p>È brutto? No, è orrendo. Zelensky, e con lui tutti gli ucraini, da tre anni combattono una guerra che li ha investiti a causa dell&#8217;attacco portato dalla Russia nel 2022 ma che ha radici lontane e complesse. Nell&#8217;espansionismo verso Est della Nato, che pure ben sapeva che due &#8220;confini&#8221; la Russia considerava invalicabili dall&#8217;Alleanza Atlantica: <strong>la Georgia e appunto l&#8217;Ucraina</strong>. Nell&#8217;Euromaidan sfruttato dagli Usa e dalla Ue non come espressione dell&#8217;europeismo degli ucraini (che infatti nella Ue non sono stati ancora accolti) ma come testa d&#8217;ariete contro la Russia, presentando le proteste come una sola gigantesca rivoluzione (mentre l&#8217;Ucraina in proposito era profondamente divisa) e, gli Usa, usando le destre radicali per portare i propri uomini al potere (ricordate Victoria Nuland e l&#8217;ambasciatore Usa a Kiev che discutono di chi debba essere il nuovo primo ministro), nonostante che tra l&#8217;impresentabile presidente <strong>Viktor Yanukovich</strong> e i rappresentanti della protesta fosse stato trovato un accordo che accoglieva tutte le richieste della piazza. Nei lunghi anni della crisi del Donbass, in cui Francia e Germania avrebbero dovuto fare da garanti della presenza pacificatrice della Ue. Putin ha tante colpe ma qualche responsabilità ce la vorremo pur prendere, o no?</p>



<p>Quindi in un certo senso è vero quanto diciamo da anni: Zelensky e gli ucraini hanno combattuto &#8220;per noi&#8221;. E soprattutto, dall&#8217;attentato contro il gasdotto Nord Stream a tanti altri episodi, hanno combattuto per gli Usa. E adesso, è il lamento collettivo, gli Usa li mollano, gettano a mare Zelensky e pure in malo modo. </p>



<p>Zelensky lo si può capire. Ancor più di lui gli ucraini che soffrono e muoiono ogni giorni da tre anni. Ma gli altri? Davvero fanno finta di essere sorpresi? Davvero scoprono oggi che e potenze non hanno ideali ma solo interessi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lista dei leader abbandonati</h2>



<p>Un esempio recente: la Russia e <strong>Bashar al Assad</strong>. Dal 2015, per anni, i russi hanno appoggiato il Presidente siriano, salvandogli lo scranno e forse anche la vita. Ma l&#8217;altroieri, quando ha capito il gioco della Turchia e dei Paesi arabi, di cui ha bisogno, Vladimir Putin non ha più alzato un dito per salvarlo. Giusto lo ha accolto a Mosca, forse in un appartamento accanto a quello dell&#8217;ex presidente ucraino Yanukovich.</p>



<p>Ma vogliamo un piccolo, incompleto elenco di altri leader sedotti e abbandonati dagli Usa? <strong>Saddam Hussein</strong>: alleato prezioso quando si trattava di fargli combattere l&#8217;Iran di Khomeini, tiranno insopportabile nel 2003 con la presidenza neocon di George Bush. Il generale Gheddafi? Sdoganato nelle capitali europee e subito dopo, nel 2011, abbattuto dalla Nato a guida Usa (e 150 miliardi di fondi libici intascati dalle loro banche). Afghanistan: il presidente <strong>Ashraf Ghani</strong>, già insegnante a Berkeley e alla Johns Hopkins, master a Harvard, costretto a scappare come un ladro nel 2021, quando gli Usa decidono di lasciare il Paese ai talebani 2.0. Georgia 2008: il presidente <strong>Mikheil Saakashvili</strong> vuole entrare nella Nato e ravviva il contrasto con Mosca. George Bush lo incita, siamo con te. Poi i carri armati russi arrivano a venti chilometri da Tbilisi e di Bush non c&#8217;è più traccia. Altro scenario, Panama: <strong>Manuel Noriega</strong>, il militare che di fatto prende il potere nel 1983. viene sempre supportato dalla Cia, che da lui ottiene l&#8217;installazione di posti d&#8217;ascolto e spionaggio a dispetto del Trattato del canale, il rifugio offerto allo Shhh di Persia e tanti altri favoriti simili. Poi, di colpo, nel1987, gli Usa scoprono che Noriega traffica droga, e sappiamo come finì: invasione delle truppe americane e giuramento del nuovo presidente Guillermo Endara Galimany in una base militare Usa.</p>



<p>Ecco, la sensazione è che, purtroppo, anche Zelensky stia per trovar posto in questa lista. D&#8217;altra parte questo è il rischio che corrono tutti i leader e tutti i Paesi che, per necessità, devono abbracciare troppo strettamente gli Usa o una potenza di quel rango. O quelli che lo fanno per scelta, come la Ue.</p>
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		<title>Come è cambiato l&#8217;Afghanistan dopo il ritorno dei talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2022 03:01:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan un anno dopo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donna afghana con il burqa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un anno fa Kabul cadeva per l’ennesima volta nella sua storia. Come un ladro nella notte, il regime talebano avanzava nuovamente incontrando una resistenza prossima allo zero: la fuga di Ashraf Ghani, così come quella rocambolesca delle forze occidentali, simbolo di una battaglia persa iniziata nel nome della war on terror. A riguardare le immagini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html">Come è cambiato l&#8217;Afghanistan dopo il ritorno dei talebani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donna afghana con il burqa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un anno fa <strong>Kabul</strong> cadeva per l’ennesima volta nella sua storia. Come un ladro nella notte, il regime talebano avanzava nuovamente incontrando una resistenza prossima allo zero: la fuga di <strong>Ashraf Ghani</strong>, così come quella rocambolesca delle forze occidentali, simbolo di una battaglia persa iniziata nel nome della <em>war on terror</em>. A riguardare le immagini di dodici mesi fa sembra ancora incomprensibile come in vent’anni non sia stato possibile evitare una <em>débâcle</em> di tali proporzioni, come e perché le strutture politiche e militari fossero ancora così fragili da sgretolarsi al primo soffio.</p>
<h2>La condizione della donna</h2>
<p>Un anno dopo, si può affermare senza ombra di dubbio che i talebani si son presi l’<strong>Afghanistan</strong> sotto una coperta scura, trascinandosi via quel po&#8217; di respiro di cui la società afgana aveva goduto, soprattutto le donne e i bambini. Nell’immediato era apparsa lampante la differenza tra la vecchia e la nuova guardia: più spregiudicati, più mediatici, più pragmatici e meno idealisti dei loro predecessori i <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-volto-dei-talebani.html">nuovi <em>taliban</em></a>. Avevano azzardato delle promesse, nessuna delle quali mantenuta.</p>
<p>A farne spese immediate <a href="https://it.insideover.com/societa/le-assurde-regole-dei-talebani-in-nome-della-sharia.html"><strong>donne e bambine</strong></a>, che si sono viste nuovamente depredate dell’istruzione, del volto, della parola, del diritto ad avere una professione e un futuro. Oggi, l&#8217;Afghanistan è l&#8217;unico Paese al mondo in cui alle ragazze è vietato frequentare le scuole superiori. Le restrizioni riguardano circa 1,1 milioni di ragazze adolescenti. Nel frattempo, le donne ora sono obbligate a coprirsi il viso in pubblico, in gran parte non possono lavorare fuori casa e devono avere un accompagnatore maschio durante i lunghi viaggi. Tali vincoli limitano sempre più la loro capacità di guadagnarsi da vivere, accedere all&#8217;assistenza sanitaria e all&#8217;istruzione, cercare protezione, sfuggire a situazioni di violenza, esercitare i propri diritti individuali e collettivi. Queste crescenti violazioni dei diritti di donne e ragazze stanno costando caro all&#8217;Afghanistan e stanno avendo un impatto sulla crescita sociale ed economica. Le Nazioni Unite stimano che le attuali restrizioni all&#8217;occupazione femminile abbiano provocato perdite economiche immediate fino a 1 miliardo di dollari, il 5% della produzione economica del Paese. Con più della metà della popolazione che necessita di assistenza umanitaria, tra insicurezza alimentare e malnutrizione, le ultime restrizioni rendono i tentativi di recupero più difficili, se non impossibili.</p>
<h2>La catastrofe umanitaria e le carestie</h2>
<p>Nel frattempo nel Paese è andata realizzandosi <a href="https://news.un.org/en/story/2022/05/1117812#:~:text=Women%20move%20food%20from%20a,of%20Herat%2C%20Afghanistan%20in%202021.&amp;text=Nearly%2020%20million%20people%20in,backed%20report%2C%20published%20on%20Monday."><strong>una delle catastrofi umanitarie più gravi di sempre</strong></a>: milioni di persone soffrono la fame. Più del 90% dei quasi 40 milioni di afgani non ha abbastanza da mangiare secondo le Nazioni Unite. Nella provincia di Ghor, nell&#8217;Afghanistan centrale, circa 20.000 persone hanno dovuto affrontare condizioni simili a <strong>carestie</strong> tra marzo e maggio. Una serie di fattori scatenanti ha portato a questa terribile situazione, in particolare il ritiro improvviso lo scorso anno di circa 8 miliardi di dollari in aiuti internazionali e le sanzioni contro i talebani che, dopo che il gruppo ha preso il potere, hanno portato all&#8217;isolamento del sistema bancario afgano dal resto del mondo. Sebbene da allora gli Stati Uniti e altre nazioni abbiano adottato misure per garantire che le restrizioni ai talebani non soffochino l&#8217;economia afgana e ostacolino il flusso di assistenza umanitaria, la situazione continua a deteriorarsi. Nonostante i programmi di soccorso abbiano contribuito a evitare una catastrofe durante il rigido inverno afgano, la fame persiste ancora a livelli senza precedenti.</p>
<p>I recenti raccolti porteranno un po&#8217; di sollievo a milioni di persone, ma sarà solo a breve termine per molti. Le ricadute della <strong>guerra in Ucraina</strong> continuano a esercitare pressioni sulla fornitura di grano, sui prodotti alimentari, sui fattori di produzione agricoli e sui prezzi del carburante. Inoltre, l&#8217;accesso a semi, fertilizzanti e acqua per l&#8217;irrigazione è limitato, le opportunità di lavoro sono scarse e le persone hanno contratto enormi debiti per acquistare cibo negli ultimi mesi.</p>
<h2>La libertà di stampa e la tolleranza religiosa</h2>
<p>Ridotta al lumicino anche la <strong>libertà di stampa</strong>: oltre 200 media afgani hanno chiuso nell’arco di quest’anno. Negli ultimi dodici mesi, su 544 organi di stampa, 218 sono stati chiusi e su 1200 operatori dei media, 7000 di loro hanno perso il lavoro. Secondo la <a href="https://rsf.org/en/taliban-takeover-40-afghan-media-have-closed-80-women-journalists-have-lost-their-jobs">Federazione afgana dei giornalisti e dei media</a>, più di 2.800 donne erano impiegate nei media afgani prima dell&#8217;ascesa al potere dell&#8217;Emirato islamico, ma più di 2.100 di loro hanno perso il lavoro.</p>
<p>Ci sono poi migliaia, forse milioni, di afgani invisibili: sono coloro che non sono riusciti a scappare. Fra questi le <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-dopo-un-anno-e-battaglia-tra-isis-e-sciiti.html">minoranze religiose</a> costrette a vivere come fantasmi: in seguito al loro ritorno al potere, i talebani avevano dichiarato che leggi sulla tolleranza religiosa emanate sotto l’ex governo dell’Afghanistan sarebbero rimaste in vigore a meno che non violassero la <em>sharia</em>. Parole al vento. Nel mirino degli studenti coranici ci sono non solo la minoranza sciita ma anche i cristiani convertiti, i rappresentanti della comunità Hazara, sikh e indù.</p>
<h2>Le relazioni &#8220;diplomatiche&#8221; dei talebani</h2>
<div>
<p>Da questi talebani 4.0 ci si aspettava un’intrusività internazionale di gran lunga maggiore, quantomeno per una questione di opportunità. Aveva fatto quasi sorridere l’atterraggio della loro delegazione in quel di <strong>Oslo</strong>, lo scorso gennaio, guidata dal ministro degli esteri Amir Khan Muttaqi per incontrare la delegazione occidentale, che si era affrettata a chiarire come non si trattasse di un riconoscimento diplomatico. Questi ultimi erano reduci da un tour in Russia, Iran, Qatar, Pakistan, Cina e Turkmenistan, quasi a definire la sottile linea di separazione tra nemici, “quasi” amici e vecchi amici. Strette di mano, convenevoli, parole altisonanti, qualche sorriso, ma più che un dialogo alla pari quell’incontro aveva sancito una reciproca repulsione.</p>
<p>Il 25 febbraio scorso, un altro tentativo di insinuarsi nelle cose del mondo, che avrebbe fatto sorridere se non si fosse trattato dell&#8217;inizio di una tragedia: all&#8217;indomani dell&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, il nuovo governo afgano esprimeva <span style="font-size: 1rem;">preoccupazione per i civili in Ucraina, chiedendo moderazione a tutte la parti, ritenendo ci fosse una possibilità reale di vittime civili nel conflitto. Fu quella l’occasione per rivendicare una <strong>politica estera neutrale</strong>, pur senza criticare &#8220;l&#8217;operazione militare speciale&#8221; annunciata da Vladimir Putin e confidando che la crisi di quelle ore potesse risolversi &#8220;tramite il dialogo e in modo pacifico&#8221;. Ma i talebani non sono Nehru, tantomeno Kabul è Bandung.</span></p>
</div>
<h2>Chi riconosce il &#8220;nuovo&#8221; Afghanistan?</h2>
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<p>Un anno dopo, i talebani lottano ancora per ottenere il <strong>riconoscimento internazionale</strong>, anche se diversi governi si sono impegnati con Kabul, soprattutto per scongiurare la crisi umanitaria. La leadership afgana sostiene che l’attacco che ha ucciso <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ayman-al-zawahiri-e-morto-e-con-lui-si-chiude-unepoca.html">Ayman al-Zawahiri</a> ha violato sia le leggi internazionali che l&#8217;accordo dello scorso anno con gli Stati Uniti sul ritiro delle truppe statunitensi. L&#8217;accordo di Doha firmato in Qatar nel febbraio 2020 invitava anche i talebani, l&#8217;allora gruppo ribelle, a impedire ai terroristi transnazionali di operare in Afghanistan: gli Stati Uniti, pertanto, a loro volta accusano i talebani di aver violato l&#8217;accordo.</p>
<p>A oggi, nessun Paese ha riconosciuto ufficialmente il governo talebano in Afghanistan nonostante possa contare su forti simpatie e accoglienza calorosa in Cina, Russia e altri Paesi in lotta con l&#8217;Occidente. Dopo mesi di aperture, che includevano la consegna dell&#8217;ambasciata afgana a Mosca ai talebani, la <strong>Russia</strong> ha recentemente accennato alla possibilità di un riconoscimento formale. Dal canto suo, la <strong>Cina</strong> ha consentito ai talebani di assumere il controllo dell&#8217;ambasciata afgana a Pechino. Inoltre, i cinesi hanno manifestato interesse per numerose iniziative economiche, in particolare il sostegno finanziario per la costruzione di una ferrovia transnazionale attraverso l&#8217;Afghanistan che collegherebbe l&#8217;Uzbekistan ai porti marittimi del Pakistan: <em>business as usual</em>, insomma.</p>
<p>Anche il <strong>Pakistan</strong> starebbe cercando di stabilire una relazione con i talebani a causa delle crescenti sfide di sicurezza. L&#8217;anno scorso, l&#8217;<em>establishment</em> politico e di sicurezza pakistano sembrava appoggiare apertamente i talebani poiché l&#8217;allora Primo Ministro Imran Khan aveva definito il ritorno al potere del gruppo di ribelli come una rottura delle &#8220;catene della schiavitù&#8221;. Eppure, quell’euforia iniziale è scemata per via delle minacce poste dai talebani pakistani. L&#8217;<strong>Iran</strong>, nel frattempo, ha mantenuto una relativa distanza, mostrando una maggiore ambiguità. Le preoccupazioni iniziali derivanti dagli scontri lungo il confine tra talebani e guardie di frontiera iraniane hanno lasciato il posto a un <em>do ut des</em> di confine. Nel frattempo, la <strong>Turchia</strong> mantiene un&#8217;ambasciata a Kabul, ma non accade il contrario. Ankara, invece, resta coinvolta in progetti economici in Afghanistan come la diga idroelettrica di Kajaki nella provincia di Helmand. Erdogan ha tutto l’interesse a stabilizzare il Paese per arginare il flusso di afgani che entrano in Turchia attraverso l&#8217;Iran. Negli ultimi mesi, funzionari turchi affermano che più di 18.000 afgani sono stati deportati dalla Turchia.</p>
<h2>Dopo la conferenza di Tashkent</h2>
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<p><strong><span style="font-size: 1rem;">Ad un passo dal riconoscimento potrebbe essere l’</span></strong><strong style="font-size: 1rem;">India</strong><span style="font-size: 1rem;">: a giugno, New Delhi ha inviato per la prima volta un team tecnico a Kabul dopo i colloqui dietro le quinte con i talebani. La squadra indiana è giunta a Kabul dopo che un alto diplomatico indiano ha visitato la capitale afgana e ha incontrato il ministro degli esteri. Questo è stato il primo incontro pubblico tra il governo talebano afghano e i funzionari indiani che hanno messo in luce l&#8217;approccio pragmatico adottato da New Delhi. L&#8217;India, in passato, si oppose fermamente ai talebani afgani e, nonostante l&#8217;insistenza degli Stati Uniti, si rifiutò di impegnarsi con il gruppo mentre i negoziati erano in corso a Doha. Ha investito massicciamente nella precedente amministrazione afgana guidata prima da Hamid Karzai e poi da Ashraf Ghani, e questo è stato a lungo ragione di attrito con Islamabad.</span></p>
<p>Solo qualche settimana fa, a <strong>Tashkent</strong>, l&#8217;Uzbekistan ha convocato una conferenza internazionale sull&#8217;Afghanistan. All&#8217;evento hanno partecipato più di 100 delegazioni provenienti da quasi 30 nazioni: molti dei governi, in particolare quelli dell&#8217;Asia centrale, hanno chiaramente spinto verso un&#8217;eventuale normalizzazione dei rapporti con Kabul. Per i talebani in grande spolvero si è trattato di un&#8217;occasione unica per dichiarare le loro ambizioni <em>anche</em> verso i loro ex antagonisti, Washington <em>in primis</em>. L&#8217;Occidente, nell&#8217;ultimo anno ha dialogato con i nuovi talebani esclusivamente a suon di milioni di dollari nei settori <span style="font-size: 1rem;">agricoltura, salute e istruzione: non si è trattato di un riconoscimento politico, ma di una resa di fatto allo stato delle cose. Il braccio di ferro continua e prima o poi uno dei due giocatori dovrà cedere in nome della stabilità regionale. </span><span style="font-size: 1rem;">Il governo dei talebani si è fatto in questa settimane via via più insistente sul riconoscimento politico da parte occidentale al grido di &#8220;non c&#8217;è altro governo da riconoscere&#8221;. </span><span style="font-size: 1rem;">La triste realtà dei fatti è proprio questa.</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html">Come è cambiato l&#8217;Afghanistan dopo il ritorno dei talebani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La vera causa della caduta di Kabul in mano ai talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/usa-causa-caduta-kabul.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 04:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan agosto 2021" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1536x1032.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-2048x1376.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo rapporto dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan (Sigar) del 18 maggio, spiega come la decisione di ritirare le truppe statunitensi nel Paese sia stata conseguenza di un accordo degli Stati Uniti con i talebani. L’accordo è stato stipulato sotto l’amministrazione Donald Trump nel 2020 e sotto Joe Biden nel 2021 e pare che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-causa-caduta-kabul.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan agosto 2021" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1536x1032.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-2048x1376.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il nuovo rapporto dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’<strong>Afghanistan </strong>(Sigar) del 18 maggio, spiega come la decisione di ritirare le truppe statunitensi nel Paese sia stata conseguenza di un <strong>accordo</strong> degli Stati Uniti con i talebani. L’accordo è stato stipulato sotto l’amministrazione Donald Trump nel 2020 e sotto Joe Biden nel 2021 e pare che sia stato il fattore più importante della rapida sconfitta delle forze afgane quando le truppe americane si sono ritirate lo scorso anno.</p>
<p>In un momento in cui <a href="https://it.insideover.com/politica/g7-straordinario-questione-afghanistan.html">l’Afghanistan sta lottando</a> contro le ingenti restrizioni sulla libertà delle donne, contro la fame e la povertà dovute alla disoccupazione, in una crisi economica, alimentare e bancaria, riemerge la questione di come il fragile stato afghano sia collassato in meno di un mese.</p>
<p>L’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan, <strong>John Sopko</strong>, in un rapporto “interim”, ha dichiarato che gli Stati Uniti “hanno speso anni e miliardi di dollari per addestrare ed equipaggiare” le forze afgane “solo per vederle crollare rapidamente di fronte a insurrezioni molto meno attrezzate una volta che la logistica, l’abilitazione delle attrezzature e il supporto aereo degli Stati Uniti erano stati ritirati”.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno speso <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-05-18/us-taliban-deal-pushed-afghanistan-to-collapse-watchdog-finds">146 miliardi di dollari</a> per la ricostruzione dell’Afghanistan, sono stati uccisi 2.443 soldati statunitensi e 1.144 soldati alleati. È probabile che tra i morti vi siano anche più delle 66mila truppe afgane e dei 48mila civili registrati. In sostanza, vent’anni di addestramento e miliardi di dollari hanno forgiato una forza di sicurezza locale che non poteva operare da sola ed è stata abbandonata. Inoltre, il governo afgano non possedeva alcuna strategia di sicurezza nazionale quando gli Usa hanno dichiarato di aver stipulato un accordo con i talebani per lasciare il paese.</p>
<p>&#8220;Dopo 20 anni di formazione e sviluppo, l&#8217;ANDSF non è mai diventata una forza coesa e sostanziale in grado di operare da sola. I governi degli Stati Uniti e dell&#8217;Afghanistan condividono la colpa&#8221;, ha scritto Sopko. &#8220;Nessuna delle parti sembrava avere l&#8217;impegno politico per fare ciò che sarebbe stato necessario per affrontare le sfide, incluso dedicare il tempo e le risorse necessarie per sviluppare un ANDSF professionale, un processo multigenerazionale. In sostanza, gli sforzi statunitensi e afgani per coltivare un settore della sicurezza efficace e sostenibile rischiavano di fallire fin dall&#8217;inizio. La decisione del febbraio 2020 di impegnarsi in un rapido ritiro militare degli Stati Uniti ha segnato il destino dell&#8217;ANDSF&#8221;.</p>
<p>I leader militari sostengono di aver raccomandato di lasciare circa 2500 soldati sul territorio, ma il piano non è stato approvato. <strong>John Kirby</strong>, portavoce del Pentagono, ha espresso il suo disaccordo con la visione espressa dal rapporto affermato “Non credo che saremmo affatto d&#8217;accordo sul fatto che la nostra partenza dall&#8217;Afghanistan sia stata un errore&#8221;. E ancora, “le nostre truppe avevano combattuto lì per 20 anni, avevano compiuto la missione per la quale erano state inviate. Non c&#8217;è stato nessun attacco simile all&#8217;11 settembre contro gli Stati Uniti dall&#8217;attacco che ha avuto origine dall&#8217;Afghanistan. E nel processo, abbiamo sicuramente apportato miglioramenti in Afghanistan&#8221;.</p>
<p>L’accordo stipulato a <strong>Doha</strong> tra Stati Uniti e talebani prometteva che le truppe dei primi si sarebbero ritirate solo se i talebani avessero promesso di mettere un freno alle azioni terroristiche di Al-Qaeda e dello Stato islamico. Ma questo accordo ha solo alimentato le incertezze nei rapporti tra Stati Uniti e Afghanistan. Sopko sostiene che molte delle disposizioni non sono ancora state rese pubbliche, “ma si ritiene che siano contenute in accordi scritti e verbali segreti tra inviati statunitensi e talebani”. L&#8217;obiettivo dichiarato era promuovere un negoziato di pace tra i talebani e il governo afgano, ma qualcosa è andato storto.</p>
<p><figure id="attachment_357872" aria-describedby="caption-attachment-357872" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-357872" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-357872" class="wp-caption-text">Soldati dell&#8217;Esercito nazionale afghano (ANA) sorvegliano un posto di blocco a Herat, dopo che le truppe americane hanno iniziato a ritirarsi dall&#8217;Afghanistan, 10 luglio 2021.</figcaption></figure></p>
<p>Già nel mese di marzo 2021, quando l’amministrazione Biden definiva la sua politica in Afghanistan, i talebani minacciavano di riprendere gli attacchi contro le forze statunitensi e la NATO se non si fossero ritirate entro il 1° maggio. L’annuncio del ritiro del presidente Biden nell’aprile 2021 “ha distrutto il morale di ANDSF” secondo il rapporto. Entro il 15 agosto 2021, quando i talebani giunsero alle porte di Kabul, sei dei sette corpi dell’esercito afgano si erano arresi o erano stati sciolti.</p>
<p>Per molti afgani, l’accordo era un palese atto di <strong>tradimento</strong> e segnale evidente che gli Usa stavano consegnando l’Afghanistan nelle mani nemiche lasciando il Paese. La caduta è stata definita da Sopko “prevedibile”: gli Usa hanno fissato obiettivi inarrivabili per l’esercito afgano, stabilito parametri che hanno portato al successo, ma nascosto altre problematiche e utilizzato risorse in soluzioni che hanno solo aumentato i problemi.</p>
<p>L’ispettore generale ha anche accusato significativamente le decisioni prese da <strong>Ashraf Ghani</strong>, ex presidente afgano e il rapporto rappresenta uno degli esami più approfonditi fino ad oggi sulle motivazioni della caduta del governo della scorsa estate che ha permesso ai talebani di conquistare rapidamente il controllo dell’Afghanistan durante il ritiro degli Stati Uniti dopo 20 anni di guerra.</p>
<h2>Gli altri fattori di indebolimento delle forze afghane</h2>
<p>Tra i fattori che hanno ostacolato le forze di sicurezza afghane c’è stata anche la <strong>diminuzione</strong> degli attacchi aerei americani. Nel 2019 avevano condotto più di 7400 attacchi, mentre l’anno successivo solo 1600. Questa riduzione ha lasciato le forze afgane senza alcun vantaggio sui talebani. Secondo il dipartimento della Difesa, il calo degli attacchi era anche in linea con l’impegno che Trump aveva preso con i talebani e che prevedeva una progressiva diminuzione dei raid.</p>
<p>Il Sigar critica anche le modalità con cui le forze armate statunitensi hanno lasciato l’aeroporto di <strong>Bagram</strong> nel luglio 2021: hanno abbandonato la base di notte senza avvisare il nuovo comandante della base afgana. L’ispettore generale sostiene che le forze armate statunitensi abbiano persino interrotto l’elettricità favorendo così il saccheggio della base prima che le forze di sicurezza ne prendessero il controllo.</p>
<p>È stata anche ampliamente analizzata la mancanza di pianificazione di Ghani e come abbia contribuito alla caduta delle forze armate del Paese e del suo stesso governo. L’ex presidente ha lungamente ignorato lo stato del proprio esercito realizzando troppo tardi che erano gli Stati Uniti a fornire tutto il necessario per sopravvivere alle forze afgane, mentre il contributo del governo era la sola presenza dei soldati. &#8220;Non è stato fino all&#8217;annuncio del 14 aprile 2021 da parte del presidente Biden della data finale del ritiro delle truppe e degli appaltatori che questo consigliere senior e la cerchia ristretta del presidente Ghani hanno affermato di essersi resi conto che l&#8217;ANDSF non aveva capacità di approvvigionamento e logistica&#8221;, ha affermato l&#8217;ispettore generale. &#8220;Sebbene il governo afgano avesse operato in questo modo per quasi 20 anni, la loro realizzazione è avvenuta solo 4 mesi prima del suo crollo&#8221;.</p>
<p>Poco prima della caduta di Kabul, Ghani aveva inoltre posizionato lealisti non qualificati nel corpo dell’esercito, sostituendo gli ufficiali più giovani. In quel momento i talebani avevano sotto controllo 5 delle 34 province afgane e avrebbero in pochi giorni conquistato quasi l’intero paese, fino alla caduta di Kabul del 15 agosto.</p>
<p>Il rapporto volge al termine con un avvertimento al governo degli Stati Uniti: &#8220;A meno che il governo degli Stati Uniti non capisca e spieghi cosa è andato storto, perché è andato storto, e come è andato storto in Afghanistan, probabilmente ripeterà gli stessi errori nel prossimo conflitto”.</p>
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		<title>I talebani accelerano la riconquista dell&#8217;Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-talebani-accelerano-la-riconquista-dellafghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 12:49:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le notizie che giungono dall’Afghanistan sono sempre più preoccupanti. Mentre il ritiro delle truppe Usa ed internazionali prosegue secondo i tempi stabiliti, i talebani continuano ad avanzare verso il nord del Paese, conquistando nuove città e minacciando i centri urbani più grandi. Gli unici realmente protetti dalle forze afghane. L’avanzata dei talebani, oltre a mettere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-talebani-accelerano-la-riconquista-dellafghanistan.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/afghanistan-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le notizie che giungono dall’Afghanistan sono sempre più preoccupanti. Mentre il <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-del-ritiro-usa-dallafghanistan-entro-l11-settembre.html" target="_blank" rel="noopener">ritiro delle truppe Usa</a> ed internazionali prosegue secondo i tempi stabiliti, i <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-talebani.html" target="_blank" rel="noopener">talebani</a> continuano ad <strong>avanzare</strong> verso il nord del Paese, conquistando nuove città e minacciando i centri urbani più grandi. Gli unici realmente protetti dalle forze afghane.</p>
<p>L’avanzata dei talebani, oltre a mettere in pericolo la popolazione locale, rende evidente la <strong>debolezza</strong> delle forze regolari e l’incapacità del governo di Kabul di garantire la pace e la sicurezza nel Paese senza l’aiuto delle truppe straniere. Il problema d’altronde si era posto già negli anni passati, ma l’intervento dei soldati Nato e il supporto aereo garantito dalle forze Usa aveva limitato l’avanzata dei talebani. Adesso però la situazione sul campo sta cambiando e i talebani sanno che è arrivato il momento di sfruttare la debolezza dell’esercito afghano a loro favore, in vista anche della ripresa dei colloqui di pace.</p>
<h2>I talebani avanzano nel nord</h2>
<p>Negli ultimi giorni i talebani sono riusciti ad entrare in due provincie del nord, <strong>Kunduz</strong> e <strong>Faryab</strong>, infliggendo pesanti perdite all’esercito afghano ed impossessandosi dell’attrezzatura militare data loro in dotazione dalle forze americane. <a href="https://apnews.com/article/joe-biden-taliban-2b1f92ab572a905521fab2644922c307" target="_blank" rel="noopener">L’avanzata</a> dei combattenti nel nord ha un valore non solo strategico, ma anche simbolico: Kunduz, capitale dell’omonima provincia, era già stata conquistata dai talebani nel 2015-16 ed era stata successivamente liberata solo grazie all’intervento statunitense. Questa volta i talebani sono arrivati solo fino all’entrata della città, ma hanno conquistato altri distretti rurali della stessa provincia e di quelle limitrofe, aumentando il territorio sotto il loro controllo. Nel caso di Faryab, l’assalto contro la capitale Maimana è costata la vita a <strong>24 agenti</strong> delle forze d’élite dell’esercito afghano ed altre decine di soldati sono state costrette ad arrendersi e ad abbandonare l’area per avere salva la vita.</p>
<p>I talebani, come già successo negli anni Novanta, hanno promesso di risparmiare i militari che depongono le armi e stanno stringendo <strong>accordi</strong> con i capi locali per prendere il controllo di villaggi e città senza ricorrere alla forza. Un accordo che in molti, soprattutto nelle zone periferiche, hanno deciso di accettare, consapevoli che nessun rinforzo sarebbe giunto da Kabul o dalle capitali di provincia. Nel tentativo di mettere fine alle defezioni e a questo genere di accordi, il presidente Ashraf Ghani ha minacciato di arrestare chi collabora con i talebani, ma le sue affermazioni non hanno sortito alcun effetto. Il governo non ha le risorse necessarie per simili operazioni e non ha alcun interesse nel disperdere sul vasto territorio dell’Afghanistan le sue truppe, poste a difesa dei maggiori centri abitati.</p>
<h2>Un esercito debole</h2>
<p>L’avanzata dei talebani e le defezioni tra gli agenti mettono in luce tutta la debolezza dell’esercito afghano a pochi mesi dal ritiro delle truppe internazionali e le prospettive nel lungo periodo sono ben poco rassicuranti. Come <a href="https://www.nytimes.com/2021/06/19/world/asia/Afghanistan-withdrawal-contractors.html" target="_blank" rel="noopener">riportato</a> dal <em>New York Times,</em> l’esercito dipende eccessivamente dai <strong><em>contractors</em></strong> stranieri per quanto riguarda le operazioni di riparazione, mantenimento e addestramento, il che riduce ulteriormente le capacità dei militari di resistere una volta che le truppe straniere lasceranno il Paese. Ad essere particolarmente interessata da questo problema è <strong>l’aviazione</strong>, la cui operatività sarà seriamente compressa dopo il ritiro Usa.</p>
<p>L’unica soluzione fino ad ora avanzata dal Pentagono è di far assumere dal governo di Kabul dei <em>contractors</em> privati in grado di prendere il posto di quelli pagati dall’Amministrazione Usa, aggirando così i termini dell’accordo con i talebani. Ciò dovrebbe però comportare un aumento della spesa della Difesa nel momento in cui la popolazione chiede invece maggiore attenzione altri dossier, primo tra tutti quello della lotta alla povertà. Un dato da non sottovalutare nel momento in cui diversi capi locali hanno deciso di arrendersi ai talebani perché delusi da un Governo che non ha fatto abbastanza per migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini.</p>
<h2>I colloqui di pace</h2>
<p>Dopo mesi di stallo, a metà giugno si è assistito ad un nuovo <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/taliban-say-committed-afghan-peace-talks-want-genuine-islamic-system-2021-06-20/" target="_blank" rel="noopener">incontro</a> tra talebani e inviati del Governo afghano a Doha, in Qatar, per discutere del processo di pace, ma la strada verso un accordo definitivo tra le parti è ancora lunga. I talebani non hanno ancora presentato una <strong>proposta ufficiale</strong> sulla base della quale proseguire i colloqui, limitandosi ad affermare che la vita in Afghanistan dovrà essere regolata da un “genuino sistema islamico”. Il capo politico dei talebani, il mullah Abdul Ghani Baradar, ha anche specificato che donne e minoranze saranno protette, ma non ha fornito ulteriori dettagli sui diritti che saranno loro concessi. Lo stallo nei colloqui intanto sta facendo il gioco dei talebani: grazie alla conquista di nuovi territori, questi ultimi possono negoziare da una posizione di sempre maggiore forza, mettendo in difficoltà i rappresentanti di Kabul e i loro alleati internazionali.</p>
<p>La presa del potere da parte dei talebani era uno scenario dato per scontato una volta terminato il ritiro delle truppe straniere, ma l’Afghanistan sta scivolando nelle mani dei fondamentalisti prima ben prima del previsto.</p>
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		<title>Le conseguenze del ritiro Usa dall&#8217;Afghanistan entro l&#8217;11 settembre</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-del-ritiro-usa-dallafghanistan-entro-l11-settembre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 09:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1225" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="truppe usa afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-300x191.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-1024x653.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-768x490.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-1536x980.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-2048x1307.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti completeranno il ritiro delle truppe dall’Afghanistan entro l’11 settembre 2021, esattamente venti anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle che diede il via alla guerra al terrorismo lanciata dal presidente George W Bush. La notizia, data dal Washington Post, anticipa di un giorno l’annuncio ufficiale del nuovo inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-del-ritiro-usa-dallafghanistan-entro-l11-settembre.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1225" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="truppe usa afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-300x191.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-1024x653.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-768x490.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-1536x980.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/truppe-usa-afghanistan-2048x1307.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli Stati Uniti completeranno il <strong>ritiro</strong> delle truppe dall’Afghanistan entro l’<strong>11 settembre 2021</strong>, esattamente venti anni dopo <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/gli-attentati-dell-11-settembre-2001-a-new-york-e-washington.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’attentato</a> alle Torri Gemelle che diede il via alla guerra al terrorismo lanciata dal presidente George W Bush. La notizia, data dal <em><a href="https://www.washingtonpost.com/politics/biden-afghanistan-pullout-reset/2021/04/13/efdb656e-9c7c-11eb-9d05-ae06f4529ece_story.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Washington Post</a>, </em>anticipa di un giorno l’annuncio ufficiale del nuovo inquilino della Casa Bianca, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Biden</a>, da sempre fervente oppositore del coinvolgimento americano in Afghanistan.</p>
<p>Il ritiro delle truppe Usa dal Paese asiatico era in realtà previsto per il primo maggio, sulla base dell’intesa raggiunta l’anno prima dell’allora presidente Donald Trump con i <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-talebani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">talebani</a> nell’ambito degli <strong>Accordi di Doha</strong>. L’uscita degli Stati Uniti dall’Afghanistan ha infatti avuto un’accelerazione sotto la precedente amministrazione repubblicana, che è riuscita a portate al <a href="https://it.insideover.com/politica/riprendono-i-negoziati-tra-talebani-e-governo-afghano.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tavolo dei negoziati</a> il governo di Kabul, guidato dal presidente <strong>Ashraf Ghani</strong>, e i talebani promettendo in cambio il ritiro delle forze straniere dal Paese.</p>
<p>Non sorprende quindi che la decisione di Biden di posticipare, seppure di pochi mesi, il rimpatrio delle truppe americane abbia generato disappunto tra i talebani, che già da tempo minacciano <strong>ritorsioni</strong> contro i contingenti americani e <strong>Nato</strong> in caso di mancato rispetto degli accordi. Il Governo di Kabul teme invece che il definitivo ritiro internazionale dall’Afghanistan possa lasciare campo libero ai talebani, già militarmente più forti rispetto alle forze governative, facendo ritornare indietro di decenni il Paese e cancellando le conquiste politiche finora raggiunte. Con particolare riferimento ai diritti delle donne.</p>
<h2>Le posizioni di Usa e Nato</h2>
<p>La strategia Usa in Afghanistan si è da sempre basata sul cosiddetto approccio <em>conditions-based</em>, ma dati i risultati finora ottenuti e il prolungarsi per ben venti anni della presenza americana nel Paese, Biden ha deciso di<strong> cambiare strategia</strong>. I talebani non sono più percepiti come minaccia imminente per la sicurezza americana e il prolungato coinvolgimento delle truppe Usa in Afghanistan limita le capacità di intervento di Washington su altri dossier, quali la Cina, la Russia o il cambiamento climatico. Da qui la decisione del presidente Biden di lasciare l’Afghanistan a prescindere dall’avanzamento dei colloqui di pace o della sola situazione sul terreno.</p>
<p>Attualmente nel Paese asiatico sono presenti circa<strong> 2.500</strong> militari americani, il cui ritiro dovrebbe essere completato entro l’11 settembre, ma uno dei problemi da risolvere resta quello degli <strong>equipaggiamenti</strong> militari. <a href="https://www.politico.com/news/2021/04/13/biden-withdraws-us-troops-afghanistan-481133" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come spiega <em>Politico</em></a>, gli americani potrebbero avere dei problemi nel riportare indietro anche l’attrezzatura in dotazione dell’esercito Usa, dati i tempi brevi per il ritiro, ma lasciarla a Kabul potrebbe rappresentare un rischio data l’instabilità del governo centrale.</p>
<p>Ma prima di avere un’idea chiara sul piano di ritiro americano e sulle conseguenze che esso avrà in Afghanistan bisognerà attendere l’annuncio ufficiale di Biden e l’incontro previsto a Bruxelles tra gli europei, il Segretario di Stato <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/ecco-chi-e-antony-blinken.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Antony Blinken</a> e il capo del Pentagono Lloyd Austin. Gli Usa hanno promesso di <strong>coordinarsi</strong> con gli alleati europei nella definizione della loro exit strategy: il contingente tedesco è il secondo per numero di truppe in Afghanistan e la stessa Italia è impegnata con <strong>800 militari</strong>, attivi per lo più nella zona di Herat. Roma opera all’interno della missione <em>Resolutive Support</em> della Nato con compiti di addestramento delle forze governative, un impegno importante ma non sufficiente per aiutare Kabul ad opporsi ad eventuali attacchi dei talebani.</p>
<p>Ma l’annuncio di Biden mette fretta anche alla <strong>Nato</strong>, che dovrà decidere entro breve del proprio futuro in Afghanistan. Secondo le informazioni attualmente disponibili, anche il contingente dell&#8217;Alleanza atlantica potrebbe <a href="https://news.cgtn.com/news/2021-04-14/NATO-withdrawal-from-Afghanistan-likely-in-September-German-minister-Zsbifsw0la/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lasciare</a> il Paese <strong>entro settembre</strong> sulla scia degli Usa.</p>
<h2>Il futuro dell&#8217;Afghanistan</h2>
<p>A determinare il futuro dell’Afghanistan dovrebbero essere i <strong>colloqui di pace</strong> avviatisi nel 2020 sotto l’egida degli Stati Uniti a Doha, in Qatar, ma ad oggi ben pochi progressi sono stati fatti sul fronte diplomatico, mentre i talebani continuano a rafforzare la loro posizione sul terreno. La differenza tra le forze in campo, quindi, è sempre più evidente ed è probabile che i talebani approfitteranno del ritiro Usa ed internazionale per aumentare il proprio potere e fare sempre meno concessioni al governo di Kabul.</p>
<p>Lo stesso annuncio della posticipazione del ritiro americano ha già agitato le acque, con i talebani che minacciano di non presentarsi ai <a href="https://www.aljazeera.com/news/2021/4/13/turkey-to-host-10-day-afghan-taliban-peace-talks-from-april-24" target="_blank" rel="noopener noreferrer">colloqui</a> previsti <strong>dal 24 aprile al 4 maggio</strong> in Turchia e a cui dovrebbero partecipare ben 21 Stati (Italia compresa). In cambio della loro presenza, i seguaci del mullah Omar potrebbe pretendere la scarcerazione di altri 7 mila talebani e l’annullamento delle sanzioni americane, richieste già presentate in passato ma rimaste fino ad oggi inascoltate.</p>
<p>Eppure un avanzamento rapido dei colloqui di pace è indispensabile per il futuro del Paese. Obiettivo dell’incontro ad Istanbul è il raggiungimento di un  generale accordo tra le parti sul <strong>quadro politico</strong> dell’Afghanistan, ma secondo indiscrezioni gli Usa vorrebbero arrivare all’approvazione di un <strong>governo ad interim</strong> formato da Ghani e dai talebani. Il presidente afghano vuole invece proporre un piano che porti prima alla cessazione delle ostilità e solo in un secondo momento alle elezioni e alla stesura di una nuova Costituzione. Un piano che non soddisferà certo i talebani.</p>
<p>Al momento è difficile immaginare cosa accadrà in Afghanistan. Molto dipenderà da ciò che deciderà di fare la Nato, dal risultato dei colloqui di Istanbul e soprattutto dai talebani. Rispetteranno gli accordi di pace o cercheranno di riprendere il controllo del Paese <em>manu militari</em>, consapevoli che il ridispiegamento delle forze Usa nella regione ne ridurrà le capacità di risposta?</p>
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		<title>ll fallimento (voluto) della Via della seta indiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ll-fallimento-voluto-della-via-della-seta-indiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2020 06:51:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="851" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="India covid (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-1024x581.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il ritorno in auge dell’antica Via della Seta ha coinvolto negli ultimi anni l’intero continente asiatico. Ma se l’attenzione dei mercati globali e della geopolitica contemporanea è stata quasi interamente fagocitata dalla Belt and Road cinese, poco si sa della sua omonima made in India. Le ragioni della Indian Silk Road Come per il progetto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ll-fallimento-voluto-della-via-della-seta-indiana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="851" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="India covid (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-768x436.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-1024x581.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/India-coronavirus-donna-La-Presse-e1585932714145-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il ritorno in auge dell’antica <strong>Via della Seta</strong> ha coinvolto negli ultimi anni l’intero continente asiatico. Ma se l’attenzione dei mercati globali e della geopolitica contemporanea è stata quasi interamente fagocitata dalla <a href="https://it.insideover.com/economia/le-difficolta-della-nuova-via-della-seta-e-il-nuovo-indirizzo-digitale.html"><strong><em>Belt and Road</em></strong></a> cinese, poco si sa della sua omonima <em>made in India</em>.</p>
<h2>Le ragioni della <em>Indian Silk Road</em></h2>
<p>Come per il progetto cinese, anche New Delhi mirava a fare della <em>Indian Silk Road</em> un vero e proprio brand. L’idea era quella di creare una rete commerciale, dal Golfo dell’Oman sino all’intersezione tra Asia centrale e meridionale, per competere attivamente con il faraonico progetto di Pechino. L’idea iniziale era quella di plasmare un corridoio di scambi che potesse arrivare a dimezzare perfino i tempi di trasporto tra Mumbai e San Pietroburgo. Secondo alcune stime realizzate tra il 2017 e il 2018, la nuova rotta nord-sud risultava perfino economicamente più promettente di alcune rotte terrestri emergenti est-ovest.</p>
<p>L’idea fu una diretta conseguenza del <strong>panico da accerchiamento</strong> che la <em>Belt and Road</em>, già nella sua fase embrionale, aveva scatenato in India: i timori di New Delhi, infatti, riguardavano l’ipotesi di una stretta cinese attorno all’ Oceano Indiano e sulla terraferma a colpi di porti, ferrovie e centrali elettriche da costruire in Paesi come enclavati come Nepal, Sri Lanka e Bangladesh.</p>
<h2>Gli accordi del 2016</h2>
<p>Cosa è rimasto, oggi, di questo piano ruggente? Quasi nulla, e per volontà del governo indiano.</p>
<p>Circa quattro anni fa New Delhi aveva firmato un accordo con Teheran per costruire una <strong>linea ferroviaria di circa 600 km dal porto strategico di Chabahar a Zahedan</strong>, molto vicino al confine afghano, con un approdo cruciale a Zaranj, in Afghanistan, e oltre. Zaranj, in particolare, è un importante valico di frontiera e hub commerciale tra l&#8217;Afghanistan e l&#8217;Iran, di significativa importanza per la rotta commerciale tra l&#8217;Asia centrale e l&#8217;Asia meridionale con il Medio Oriente: i negoziati, infatti, coinvolsero le Ferrovie Iraniane e l&#8217;<em>Indian Railway Constructions Ltd</em>. Tuttavia, il progetto si è impantanato a causa dei <strong>temporeggiamenti di Modi</strong>: così, Teheran decise di costruire comunque la ferrovia con i propri fondi (400 milioni di dollari), prevedendo il completamento dei lavori per marzo 2022. La rete ferroviaria iraniano-indiana avrebbe dovuto essere il corridoio chiave collegato agli investimenti indiani in quel di Chabahar, porta di accesso al Golfo dell’Oman per una Nuova Via della Seta <em>alternativa</em> verso Afghanistan e Asia centrale.</p>
<p>Lo step successivo del progetto avrebbe dovuto essere la costruzione di <strong>nuovi link ferroviari e moderne cinture stradali in Afghanistan, Tagikistan e Uzbekistan</strong>: come già i cinesi avevano compreso nel 2013, questi Paesi sono centrali non solo perché “di passaggio”, ma perché in possesso di risorse idriche utili a permettere il funzionamento di reti ferroviarie elettrificate. La grande operazione infrastrutturale venne anche siglata da un patto trilaterale tra India, Iran e Afghanistan, firmato nel 2016 a Teheran dal primo ministro indiano Narendra Modi, dal presidente iraniano Hassan Rouhani e poi dal presidente afghano Ashraf Ghani.</p>
<h2>L’autosabotaggio indiano</h2>
<p>Perché tanto attendismo da parte indiana? La ragione principale risiede nel <strong>timore delle sanzioni</strong>, nonostante New Delhi abbia indotto l’amministrazione Trump a chiudere un occhio sia sul porto di Chabahar che sulla linea ferroviaria per Zahedan. Quest’ultima è già snodo di una gigantesca autostrada che la collega a Teheran e Mashhad verso nord, al porto di Chabahar di cui sopra, e alla città pakistana di Quetta a est. Se Modi aveva ricevuto precise garanzie di esenzione dalle sanzione, lo scoglio più grande è stato quello di convincere gli investitori medio-grandi della “sicurezza” dell’operazione al riparo dalle ire di Washington.</p>
<p>Mentre Modi tende a scaricare le ragioni del fallimento della <em>Indian Silk Road</em> su partner e investitori troppo pavidi, le ragioni potrebbero essere molto più semplici e tutte interne al governo: prima fra tutte il tentativo di rabbonire l’amministrazione Trump al fine di ottenere un posto speciale nel <em>gran design</em> americano per l’indo-pacifico. Per farlo, l’India aveva bisogno di avere due requisiti di “fedeltà” fondamentali: dichiarare, di fatto, guerra alla Cina e raffreddare i rapporti con l’Iran, sospendendo le generose importazioni di petrolio persiano.</p>
<p>Di fronte a questo cambio di casacca, Teheran non ha potuto che guardare al gigante cinese che oggi è, di fatto, suo partner e sponsor: ne è una prova il <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-rafforza-lasse-con-la-cina.html"><strong>piano di cooperazione venticinquennale</strong></a> siglato tra Iran e Cina da quasi 400 miliardi di dollari. Portato alle sue estreme conseguenze, la partnership strategica tra i due giganti spianerebbe la strada dei cinesi verso il Mar Arabico, consentendo a Pechino di mettere le mani sulla tanto contesa Chabahar e al <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-guadagna-il-pakistan-dallasse-cina-iran.html">Pakistan</a> di non temerne più la concorrenza con Gwadar, il cui porto è già gestito dalla Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ll-fallimento-voluto-della-via-della-seta-indiana.html">ll fallimento (voluto) della Via della seta indiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Afghanistan, un accordo per uscire dal caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/afghanistan-un-accordo-per-uscire-dal-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2020 16:05:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="832" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan accordo di governo (La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747-1024x568.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il presidente afghano Ashraf Ghani ed il rivale Abdullah Abdullah, ex ministro degli Esteri ed autoproclamatosi Capo di Stato nel marzo del 2020, hanno raggiunto un accordo che potrebbe mettere fine alla lunga crisi che ha colpito l&#8217;Afghanistan. L&#8217;intesa, raggiunta senza mediazioni internazionali, è, secondo Ghani, &#8220;un giorno storico per il Paese&#8221;. Fraidoon Khawzoon, portavoce di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/afghanistan-un-accordo-per-uscire-dal-caos.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="832" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan accordo di governo (La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Accordo-Afghanistan-La-Presse-e1589817878747-1024x568.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il presidente afghano <strong><a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/05/afghanistan-ghani-abdullah-sign-power-sharing-deal-200517105526348.html">Ashraf Ghan</a></strong>i ed il rivale <strong>Abdullah Abdullah</strong>, ex ministro degli Esteri ed autoproclamatosi Capo di Stato nel marzo del 2020, hanno raggiunto <strong>un accordo</strong> che potrebbe mettere fine alla lunga crisi che ha colpito l&#8217;Afghanistan. L&#8217;intesa, raggiunta senza mediazioni internazionali, è, secondo Ghani, <strong>&#8220;un giorno storico per il Paese&#8221;</strong>. Fraidoon Khawzoon, portavoce di Abdullah, ha reso noto che gli esponenti politici a lui vicini otterranno il 50 per cento dei posti del gabinetto presidenziale e diversi governatorati.  Abdul Rashid Dostum, accusato di gravi abusi dei diritti umani, verrà nominato Maresciallo delle Forze Armate ed Abdullah presiederà la delegazione che condurrà le trattative di pace con i Talebani. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha espresso il proprio apprezzamento per l&#8217;accordo raggiunto.</p>
<h2>Un nuovo inizio</h2>
<p>Abdullah e Ghani si erano entrambi<a href="https://www.dw.com/en/afghanistan-president-ashraf-ghani-and-rival-abdullah-abdullah-ink-power-sharing-deal/a-53470402"> proclamati vincitori</a> in seguito alle elezioni presidenziali svoltesi nel settembre del 2019. I risultati ufficiali avevano infine premiato Ghani ma il tutto era avvenuto dopo forti ritardi ed accuse di manipolazione del voto. Nel mese di marzo i due avevano dato vita a <strong>cerimonie d&#8217;inaugurazione parallele</strong> all&#8217;interno del Palazzo Presidenziale di Kabul. Gli Stati Uniti avevano così deciso di tagliare un miliardo di dollari di aiuti al Paese. La contesa aveva reso più difficile lo svolgimento dei <strong>colloqui di pace con i Talebani</strong>. Pompeo ha ricordato come &#8221; la priorità, per gli Stati Uniti, resti quella di trovare una soluzione politica al conflitto&#8221;.</p>
<p>La soluzione, però, dovrà anche passare da Kabul e ciò non è scontato: il sistema politico del Paese è segnato dai personalismi dei leader politici, dall&#8217;assenza di partiti strutturati sul territorio e dalla tradizionale inimicizia tra alcuni dei gruppi etnici o religiosi afghani. Le continue violenze portate avanti dai Talebani e dai gruppi legati allo Stato Islamico rendono la nazione particolarmente instabile e affliggono la popolazione civile, vittima di continui attentati.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p><strong>Il problema del terrorismo</strong> incide pesantemente sulla stabilità dell&#8217;Afghanistan: due attacchi, che hanno avuto luogo alcuni giorni fa, hanno scosso l&#8217;opinione pubblica del Paese. Nel primo caso un commando armato ha fatto irruzione in un reparto di maternità di un ospedale di Kabul uccidendo 24 persone tra neonati, madri e personale sanitario mentre in un&#8217;altra occasione è stato colpito un funerale nella provincia del Nangarhar. In totale hanno perso la vita 56 persone mentre oltre 100 sono rimaste ferite.</p>
<p><a href="https://www.cbsnews.com/news/afghanistan-war-taliban-kabul-hospital-attack-maternity-ward-test-us-peace-deal-today-2020-05-14/">L&#8217;esecutivo</a> ha accusato i Talebani che, però, hanno negato ogni coinvolgimento mentre non è chiaro se le azioni possano essere state opera dello Stato Islamico. <strong>Il ministero dell&#8217;Interno</strong> ha reso noto che sono stati compiuti 3712 attacchi terroristici negli ultimi due mesi e mezzo e 1450 civili sono rimasti uccisi o feriti in queste occasioni. Gli Stati Uniti intendono spingere Kabul ed I Talebani a stringere una qualche forma di intesa per facilitare il ritiro delle truppe americane dal Paese ma non è detto che ciò accada. L&#8217;inimicizia tra le parti è profonda, non c&#8217;è particolare fiducia e buona parte dello Stato non è nemmeno sotto il controllo del governo. Ciò complicherà ogni sforzo finalizzato al raggiungimento della pace.</p>
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		<title>La fine delle speranze di pace per l&#8217;Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-fine-delle-speranze-di-pace-per-lafghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 12:36:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono state definitivamente archiviate le speranze relative ad uno storico accordo di pace tra il governo riconosciuto dalle autorità internazionali di Kabul e le milizie talebane, a seguito delle nuovi escalation di tensioni degli ultimi giorni. Dopo l&#8217;attacco miliziano alla base militare nell&#8217;ovest dell Paese e soprattutto dopo l&#8217;assalto al reparto di maternità della Capitale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-fine-delle-speranze-di-pace-per-lafghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono state definitivamente archiviate le speranze relative ad uno storico <strong>accordo di pace</strong> tra il governo riconosciuto dalle autorità internazionali di Kabul e le milizie talebane, a seguito delle nuovi escalation di tensioni degli ultimi giorni. Dopo l&#8217;attacco miliziano alla base militare nell&#8217;ovest dell Paese e soprattutto dopo l&#8217;assalto al reparto di maternità della Capitale un nuovo inverno sembra essersi calato sull&#8217;Afghanistan, dove il progetto di pace si è rivelato essere un breve &#8211; ed assai poco rispettato &#8211; cessate il fuoco. In questo scenario, la sensazione è che le prossime settimane saranno caratterizzate da delle nuove<strong> tensioni</strong> tra l&#8217;esercito ufficiale e la compagine terroristica, in grado di gettare il Paese di nuovo nell&#8217;inferno di una <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/afghanistan-data-jihad.html">guerra civile che pare ormai interminabile</a>. E, nemmeno a dirlo, ancora una volta le cause sono da ricercarsi in un tentativo sbrigativo di giungere alla conclusione del conflitto da parte degli <strong>Stati Uniti</strong>, che si è rivelato essere uno dei tanti &#8211; troppi &#8211; errori della storia dell&#8217;Afghanistan.</p>
<h2>Un piano di pace soltanto abbozzato</h2>
<p>Negli scorsi mesi, Stati Uniti e forze talebane avevano portato avanti una lunga e dura serie di colloqui volti a gettare le basi per una stabilizzazione della situazione, che sarebbe passato tramite il ritiro americano ed il disarmo delle forze miliziane. Tutto il resto, però, doveva rimanere in mano al dialogo interno del Paese, che vede anteposte le milizie talebane con il governo riconosciuto del Paese e del suo leader <strong>Ashraf Ghani</strong>. Tuttavia, le tensioni nate subito dopo le nomine governative e le posizioni tenute tenute dallo stesso Ghani hanno contribuito ad un nuovo peggioramento della situazione che ha riportato gli afghani alla memoria gli efferati attacchi terroristici nei confronti della popolazione civile.</p>
<h2>Gli errori americani</h2>
<p>Alla base del dramma, dunque, è impossibile non vedere una mancanza di fondamenta solide che avrebbero potuto<strong> traghettare</strong> il Paese verso una graduale riappacificazione e in buona parte attribuibili alle volontà americane di chiudere l&#8217;impasse nel più breve tempo possibile, senza cura per i particolari. In primo luogo, infatti, non sono state prese in considerazione gli asti reciproci tra le autorità governative e le milizie talebane, in un rapporto andato sempre peggiorando nei lunghi anni di scontri armati avvenuti spesso abitazione per abitazione. In seconda battuta, invece, un interesse americano apparso più volto al ritiro delle truppe dal territorio &#8211; in un quadro più ampio di<strong> ridimensionamento</strong> delle spese militari statunitensi &#8211; che attento agli sviluppi reali della situazione in Afghanistan. E la mancanza di queste due premesse, in ultimo, si è rivelato un nuovo fallimento della politica estera americana nel Paese, che ha condotto ad un nuovo peggioramento della situazione.</p>
<h2>Lo scenario del Paese è sempre più cupo</h2>
<p>I nuovi attacchi che hanno caratterizzato la <strong>guerriglia</strong> talebana sono destinati a lasciare un segno indelebile, forse un punto di svolta per quello che sarà il modo di combattere la guerriglia nei prossimi mesi. E soprattutto, le azioni compiute dalle milizie non possono non provocare una risposta da parte del governo riconosciuto del Paese, intenzionato a dimostrare non soltanto al rivale ma anche al resto del Mondo come Kabul non voglia piegarsi ancora una volta al <strong>dominio fondamentalista</strong>. In questo clima, dunque, quello che doveva essere &#8211; almeno sulla carta &#8211; il florido periodo di pace promesso di pace è divenuto un nuovo terreno di scontri e di tensioni, portati avanti in un <em>modus belli</em> ormai fin troppo conosciuto dal popolo afghano. E ancora una volta, le vaghe promesse e le speranze sono state tradite.</p>
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		<title>L&#8217;Afghanistan e la minaccia del coronavirus</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lafghanistan-e-la-minaccia-del-coronavirus.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 14:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emergenza Coronavirus in Afghanistan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non sembra esserci tregua per l&#8217;Afghanistan, Paese che nel 2019 è entrato nel suo quinto decennio di guerra, dopo che dal 1979 si sono succedute l&#8217;invasione sovietica, la guerra civile, il conflitto tra i talebani e l&#8217;Alleanza del Nord, l&#8217;invasione occidentale, l&#8217;insorgenza degli stessi talebani disarcionati dal potere e da ultima l&#8217;infiltrazione dell&#8217;Isis. Il governo di Kabul è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lafghanistan-e-la-minaccia-del-coronavirus.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emergenza Coronavirus in Afghanistan (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Emergenza-Coronavirus-in-Afghanistan-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non sembra esserci tregua per l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, Paese che <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-infinita-40-anni-di-conflitti-in-afghanistan.html" target="_blank" rel="noopener">nel 2019 è entrato nel suo quinto decennio di guerra</a>, dopo che dal 1979 si sono succedute l&#8217;invasione sovietica, la guerra civile, il conflitto tra i <strong>talebani </strong>e l&#8217;<strong>Alleanza del Nord</strong>, l&#8217;invasione occidentale, l&#8217;insorgenza degli stessi talebani disarcionati dal potere e da ultima l&#8217;infiltrazione dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Isis</a>.</p>
<p>Il governo di Kabul è nel caos, in piena crisi di legittimità tra il presidente <strong>Ashraf Ghani</strong> e lo sfidante alle ultime elezioni <strong>Abdullah Abdullah</strong>, l&#8217;accordo-quadro con i talebani stenta a riportare la pace, l&#8217;esercito regolare è <a href="https://www.wsj.com/articles/report-finds-drop-in-number-of-afghan-security-forces-1525196730">fiaccato da malcontenti</a> e divisioni e da ultimo sul Paese sta iniziando a pendere la spada di Damocle del <strong>coronavirus</strong>.</p>
<p>Il Covid-19 può essere la pietra tombale sulle speranze di rinascita dell&#8217;Afghanistan? Il Paese è tra i due fuochi dell&#8217;Iran,<a href="https://it.insideover.com/politica/lepidemia-di-covid-19-potrebbe-portare-liran-al-collasso.html"> colpito duramente dalla pandemia</a>, e del subcontinente indiano, che può diventare lo <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/coronavirus-in-india-un-rischio-di-portata-globale/">scenario di maggiore gravità</a> nella seconda fase del contagio. <a href="https://warontherocks.com/2020/04/americas-afghan-mission-has-been-overtaken-by-pandemic/" target="_blank" rel="noopener">Come fa notare <em>War on the Rocks</em>,</a> &#8220;l&#8217;Afghanistan ha pochi casi registrati di Covid-19 a causa della scarsa capacità di effettuare test; <a href="https://www.nytimes.com/2020/03/26/world/asia/afghanistan-iran-coronavirus.html">metà della popolazione del Paese</a> potrebbe tuttavia esser stata già contagiata. I talebani hanno sfruttato la situazione per motivi politici, criticando il governo di Kabul e offrendo aiuto medico ai civili, accelerando il ritmo degli attacchi nelle province più colpite e rifiutandosi di approvare un cessate il fuoco per il <strong>Ramadan</strong>&#8220;.</p>
<p>Nel solo primo trimestre del 2020 sono stati almeno 533 i civili morti in Afghanistan, tra cui 152 bambini, a causa dei combattimenti, secondo quanto riferisce un rapporto della Missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama). Il dato è il più basso dal 2012 ad oggi e rispetto al 2019 la flessione è di quasi un terzo (-29%), ma per il periodo in corso c&#8217;è da aspettarsi un&#8217;impennata a causa dell&#8217;escalation di violenza seguita, dopo la conclusione degli accordi di Doha tra Usa e Talebani,<a href="https://www.agenzianova.com/a/5ea818bfe1f149.64384963/2914033/2020-04-28/speciale-difesa-afghanistan-onu-oltre-500-morti-civili-nei-primi-tre-mesi-del-2020"> al fallimento degli incontri tra insorti e governo centrale.</a></p>
<p>La pandemia di coronavirus mette a repentaglio il tessuto sociale del Paese. E la portata globale del virus riduce lo spazio di manovra per la coalizione internazionale a guida statunitense. Il Covid-19 negli Stati Uniti sta causando una vera e propria strage e qualsiasi iniziativa militare in questo frangente non farebbe che aumentare il malcontento tra l&#8217;opinione pubblica e rafforzare la tendenza, segnalata da Wotr, secondo cui per Washington &#8220;sarebbe più facile mandare un missile su un bersaglio in Afghanistan che consegnare un ventilatore polmonare in un ospedale americano&#8221;.</p>
<p>La mannaia del coronavirus segna anche l&#8217;epitaffio definitivo: &#8220;Missione fallita&#8221; per l&#8217;Occidente in Afghanistan. E proprio <em>Missione fallita </em>si intitola il più recente volume sul conflitto afghano uscito in Afghanistan, scritto dall&#8217;accademico e storico militare Gastone Breccia e edito dai tipi del Mulino. Breccia, commentando l&#8217;apatia strategica dell&#8217;Occidente e il caos politico dell&#8217;Afghanistan post 11 settembre, condanna a chiare lettere l&#8217;incapacità della coalizione a guida statunitense di definire un chiaro obiettivo per la sua presenza nel Paese centro-asiatico. Il coronavirus non fa altro che confermare quanto sottolineato da Breccia: &#8220;Presto gli afghani affronteranno da soli la lotta per il futuro del loro Paese, anche se un ruolo decisivo lo giocheranno come sempre le potenze vicine, dal Pakistan all&#8217;Iran alla Cina, pronte a finanziare e sostenere le fazioni che si combattono sul campo&#8221;. Ora come ora, <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/interviste/missione-fallita-viaggio-nel-caos-dellafghanistan/" target="_blank" rel="noopener">ha fatto notare l&#8217;autore in una recente intervista</a>, &#8220;il rischio principale per gli afghani è il riaccendersi di una nuova fase della guerra civile, mai del tutto cessata; mentre per noi, per l’Occidente, è una clamorosa perdita di prestigio e credibilità a livello globale&#8221;. Il Covid-19 aggiunge un &#8220;cigno nero&#8221; imprevedibile per il Paese più sconvolto dell&#8217;Asia centrale: ancor prima di esplodere come emergenza sanitaria (sperando che ciò non accada mai realmente) il coronavirus sta fungendo da catalizzatore di una contrapposizione politica e militare sempre più infuocata. In cui tutti gli afghani escono perdenti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Covid-19 non ferma la guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-coronavirus-non-ferma-la-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 08:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=268268</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nel contesto dell’attuale emergenza sanitaria, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un appello urgente per un cessate il fuoco globale che protegga dal contagio i gruppi a maggior rischio, quelli in fuga dalla guerra, senza un rifugio sicuro, sfollati nei propri paesi, bloccati alle frontiere di quelli in cui vorrebbero chiedere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-coronavirus-non-ferma-la-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/11037191_small-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nel contesto dell’attuale emergenza sanitaria, il segretario generale delle Nazioni Unite, <strong>António Guterres</strong>, ha lanciato un appello urgente per un cessate il fuoco globale che protegga dal contagio i gruppi a maggior rischio, quelli in fuga dalla guerra, senza un rifugio sicuro, sfollati nei propri paesi, bloccati alle frontiere di quelli in cui vorrebbero chiedere asilo politico. I civili in zone di conflitto non hanno facile accesso a cibo, acqua pulita, o farmaci di base, a meno di esporsi al tiro di cecchini e bombardamento aereo. Spesso gli ospedali sono presidiati dai nemici o sono stati resi inutilizzabili o, ancora, si trovano al collasso per via dell’alto numero di feriti, o altre epidemie che mietono migliaia di vittime.</p>
<p>Se l’influenza letale del 1918, conosciuta come spagnola, che in un solo anno ha ucciso <strong>fra 20 e 40 milioni di persone</strong>, non ha impedito il corso della prima guerra mondiale, la trasmissione del Covid-19 non ferma gli scontri in Medio Oriente, Asia Centrale o Africa. Li altera, complicandoli, ma non li arresta.</p>
<p>In Afghanistan, il presidente <strong>Ashraf Ghani</strong> ha proposto una tregua, ma anche se i talebani si sono detti aperti a una cooperazione per frenare l’espansione dell’agente patogeno, continuano a opporsi alle forze armate. Non hanno cessato le loro azioni nemmeno altre formazioni attive nel paese con attentati che hanno provocato morti e feriti. Nell&#8217;ultima visita di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mike-pompeo.html">Mike Pompeo</a>, il segretario di stato ha confermato una significativa diminuzione del contingente americano, accordata con i talebani in seguito all’assicurazione che non saranno presi di mira obiettivi statunitensi. Questo scenario è però destinato ad aggravare l’offensiva sull&#8217;esercito nazionale.</p>
<p>In Iraq, il virus si è aperto strada nell&#8217;esercito regolare, in lotta con il sedicente stato islamico. Baghdad ha sospeso gli addestramenti. Gli Stati Uniti, che si stavano riconsolidando in varie basi, ridurranno in via temporanea la loro presenza. Spagna e Francia hanno rimpatriato soldati e formatori. Queste decisioni non solo rafforzano l’Iran, che si mantiene nel paese limitrofo grazie a milizie alleate, ma lasciano spazio ai jihadisti per sferrare nuovi colpi laddove la vigilanza irachena è limitata. Pubblicazioni online dell’organizzazione terrorista definiscono la pandemia come una punizione divina contro gli infedeli ed esortano a intensificare la pressione.</p>
<p>L’ennesimo tentativo di un cessate il fuoco, raggiunto solo un paio di settimane fa in Libia, fra il debole governo di unità nazionale, promosso dalla comunità internazionale, e le truppe del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>, sostenuto da una larga fetta della popolazione, è stato rotto solo dopo quarantotto ore con accuse reciproche di infrazione. I combattimenti continuano, con rinforzi di mercenari russi e sudanesi nelle truppe di Haftar, e mercenari siriani affini a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> nelle file governative. I primi casi accertati hanno solo esacerbato le ostilità, in quanto le parti vogliono attribuire all’avversario la responsabilità di aver portato l’infezione nel paese.</p>
<p>La <strong>Striscia di Gaza</strong>, con 2 milioni di abitanti costretti in 375 mila chilometri quadrati, è l’area più densamente abitata dopo Singapore e Hong Kong, e uno dei luoghi al mondo dove la propagazione può risultare devastante. Isolata per il blocco imposto da Israele, quando Hamás ha preso il potere nel 2007, Gaza ha sofferto tre guerre sanguinose, a ragione delle quali il sistema sanitario è stato smantellato nella sua quasi totalità. La situazione è arrivata a un punto tale che sono aumentate le amputazioni per mancanza di alternative mediche.</p>
<p>Boko Haram e lo stato islamico del grande <strong>Sahara</strong> continuano disseminando paura e morte in Burkina Faso, Ciad, Niger, Nigeria e Somalia. In tutto il Sahel, si riposizionano e approfittano del panico. Alcuni stati, come il Ciad, pianificano operativi lampo, e i governi hanno emesso decreti che autorizzano arresti e interrogatori senza accertamento giudiziale. I terrorismo non si ferma nemmeno in Mozambico e in Congo. Intanto, nel continente, aumenta il numero dei casi, con Sudafrica ed Egitto in testa.</p>
<p>In <strong>Camerun</strong>, le forze di difesa del Sud e quelle dell’Ambazonia, braccio militare del movimento indipendentista, hanno concesso un cessate il fuoco di quattordici giorni, come gesto di buona volontà, per permettere l’adozione di misure destinate a circoscrivere l’epidemia. Nonostante ciò, nessuna fazione ha abbandonato i propri avamposti strategici.</p>
<p>In <strong>Siria</strong>, al decimo anno di guerra, la forza democratica siriana, coalizione curdo-araba che controlla il nord-est, ha risposto all’Onu in maniera positiva, per evitare la propagazione del virus. D’altra parte, le squadre incaricate di supervisare la tregua accordata fra Mosca e Ankara, nella provincia di Idlib, hanno cessato i pattugliamenti per mancanza di condizioni di sicurezza ed è difficile prevedere gli sviluppi. Inoltre, la presenza di cellule <em>pasdaran</em> sul territorio, e il fatto che l’Iran è uno dei fulcri della pandemia, incrementano la potenzialità della diramazione. I centri sanitari sono andati distrutti, o la loro capacità accorciata, trovandosi quasi senza personale o strumentazione.</p>
<p>Pure il governo in esilio  dello <strong>Yemen</strong> ha reagito a favore, in una nazione dove cinque anni di guerra civile hanno condotto al decesso di oltre 240 mila persone per cause dirette e indirette del confronto bellico, oltre a portare la cittadinanza intera al bordo di una carestia e degradare l’infrastruttura sanitaria. I ribelli houthi, tuttavia, che dalla fine di gennaio hanno avanzato verso est, sono in attesa di valutare la dichiarazione degli avversari, prima di fare la loro mossa, e la violenza si è intensificata nelle ultime settimane. Rimane da vedere se, a partire da questa congiuntura, i colloqui di pace auspicati da Guterres, e interrotti a dicembre del 2018, verranno ripresi, con l’appoggio incondizionato di Arabia Saudita e Iran.</p>
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