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	<title>ali khamenei Archives - InsideOver</title>
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	<title>ali khamenei Archives - InsideOver</title>
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		<title>Iran: torna Shamkhani, il Richelieu di Teheran scampato ai raid israeliani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-torna-shamkhani-il-richelieu-di-teheran-scampato-ai-raid-israeliani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 08:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250807225636150_7d9985a3f18b1512b2d3772ea02a64e0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250807225636150_7d9985a3f18b1512b2d3772ea02a64e0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250807225636150_7d9985a3f18b1512b2d3772ea02a64e0-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250807225636150_7d9985a3f18b1512b2d3772ea02a64e0-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250807225636150_7d9985a3f18b1512b2d3772ea02a64e0-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250807225636150_7d9985a3f18b1512b2d3772ea02a64e0-1536x1013.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250807225636150_7d9985a3f18b1512b2d3772ea02a64e0-600x396.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Iran: torna Shamkhani, il Richelieu di Teheran sopravvissuto ai raid israeliani. La strategia dell'Ayatollah.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-torna-shamkhani-il-richelieu-di-teheran-scampato-ai-raid-israeliani.html">Iran: torna Shamkhani, il Richelieu di Teheran scampato ai raid israeliani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;Iran inizia a muovere le sue pedine per costruire la sua strategia diplomatica e politica post-guerra con <strong>Israele,</strong> e a un mese e mezzo dalla fine del conflitto dei dodici giorni con Tel Aviv arriva il ritorno in grande stile di una figura chiave per il sistema di potere della Repubblica Islamica: <strong><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-messaggio-spettrale-del-mossad-per-intimorire-i-generali-iraniani.html">Ali Shamkhani. </a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Shamkhani, torna il fedelissimo di Khamenei</h2>



<p>70 anni a settembre, l&#8217;ammiraglio e politico nativo di Ahvaz, nel Khuzestan, ha fatto parlare di sé nei mesi scorsi in quanto <strong>bersaglio primario dei raid di Israele </strong>che hanno inaugurato la guerra dei dodici giorni nella giornata del 13 giugno. Inizialmente dato per morto, Shamkhani se l&#8217;è cavata con profonde ferite ed è apparso in pubblico dopo la fine del conflitto ai funerali dei generali dell&#8217;esercito, dei leader dei pasdaran e degli scienziati nucleari uccisi durante il conflitto.</p>



<p>Ieri è stato nominato <a href="https://it.insideover.com/guerra/teheran-non-crolla-israele-punta-sugli-usa-un-primo-bilancio-della-guerra-israele-iran.html">dall&#8217;<strong>Ayatollah Ali Khamenei</strong></a> nel neo-costituito Consiglio di Difesa dell&#8217;Iran, un apparato del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale (Snsc) che <strong>Shamkhani ha presieduto dal 2013 al 2023</strong> e dovrebbe rappresentare il perno decisivo delle decisioni di Teheran in materia di forze armate e tutela dell&#8217;indipendenza nazionale. In particolare, l&#8217;Snsc deve dettare le linee guida strategiche e il Consiglio di Difesa orientare le decisioni del governo in materia di rafforzamento delle strutture militari. Il ritorno di una figura come Shamkhani è importante per <strong>un&#8217;ampia gamma di ragioni</strong>. In primo luogo, perché fa rientrare in auge, dopo la guerra con Israele e l&#8217;intervento diretto degli Usa, un fautore della combinazione tra <strong>diplomazia politica e tutela della sicurezza nazionale</strong> in materia di trattative sul nucleare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una diplomazia complessa</h2>



<p>Shamkhani ha, nel contesto delle trattative con Washington prima della guerra formato un tandem col capo della <strong>diplomazia ufficiale, <a href="https://it.insideover.com/politica/lattacco-alliran-puo-sbloccare-la-pace-a-gaza.html">Abbas Araghchi,</a> ministro degli Esteri</strong>, capace di unire gli apparati nella ricerca di un accordo con gli Usa. E non ha mancato di aprire alla possibilità che Teheran facesse concessioni. Israele ha voluto cercare di ucciderlo per eliminare ogni spazio di trattativa. E ora dovrà affrontare il ritorno in campo di un <strong>abile decisore strategico</strong>, pragmatico e attento.</p>



<p>In secondo luogo, scegliendo Shamkhani per un&#8217;istituzione formalmente presieduta dal presidente <strong>Massoud Pezeshkian, Khamenei</strong> manda un messaggio importante: un suo fedelissimo come rappresentante in un&#8217;organizzazione legata alla presidenza implica che la Guida Suprema intende plasmare una linea comune, non conflittuale tra apparati. E, terzo punto, il fatto che sia stato scelto assieme all&#8217;ex fedelissimo di Mahmoud Ahmadinejad e membro di peso dei Pasdaran <strong>Ali Larijani come rappresentante della Guida</strong> segnala che Khamenei intende pesare col bilancino la rappresentanza delle forze armate tradizionali e dei Guardiani della Rivoluzione nelle istituzioni apicali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Repubblica Islamica regge nonostante la guerra</h2>



<p>Infine, non sfuggirà agli osservatori più attenti il fatto che Shamkhani è, <em>mutatis mutandis</em>, l&#8217;equivalente istituzionale riferito alla guerra con Israele dei veterani, ben più giovani, reduci della guerra Iran-Iraq degli Anni Ottanta, i compagni d&#8217;arme dei &#8220;martiri&#8221; caduti sul campo di battaglia che dall&#8217;esperienza accumulata contro Saddam Hussein trassero gloria e dividendi politici dopo il conflitto in una strana forma di &#8220;trincerocrazia&#8221; in salsa sciita. </p>



<p><strong>A parlare di sicurezza nazionale e di trattative sul nucleare</strong> ci sarà in futuro, dentro e fuori l&#8217;Iran, una figura di peso di rango militare, non legata ai Pasdaran, vicina alla Guida Suprema ma fedele al presidente che può portare sul suo corpo i lividi del tentato assassinio israeliano. Un dato che in campo politico alza le credenziali nell&#8217;odierna Repubblica Islamica e rafforzerà il messaggio dialogante che Shamkhani potrà portare se e quando si riapriranno le trattative con gli Usa. Anche questo è un sintomo tanto del fatto che in Iran la struttura della Repubblica Islamica ha sostanzialmente retto alla guerra con Tel Aviv quanto di una visione politico-strategica dell&#8217;Ayatollah che disegna un apparato ben più complesso degli schemi riduzionisti spesso dominanti sui nostri media quando si cita l&#8217;Iran.</p>



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		<title>L&#8217;Iran e il (mancato) regime change: attenzione al fattore sciita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/liran-e-il-mancato-regime-change-attenzione-al-fattore-sciita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 04:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250612161727856_8ad5987e0e1f5c4686c1b0036aad49a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran: Usa e Israele preparano un&#039;altra grande guerra mediorientale" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250612161727856_8ad5987e0e1f5c4686c1b0036aad49a2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250612161727856_8ad5987e0e1f5c4686c1b0036aad49a2-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250612161727856_8ad5987e0e1f5c4686c1b0036aad49a2-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250612161727856_8ad5987e0e1f5c4686c1b0036aad49a2-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250612161727856_8ad5987e0e1f5c4686c1b0036aad49a2-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250612161727856_8ad5987e0e1f5c4686c1b0036aad49a2-1536x1032.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché dopo 12 giorni di pesanti raid israeliani la Repubblica Islamica è riuscita a sopravvivere e cosa può accadere adesso in futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-e-il-mancato-regime-change-attenzione-al-fattore-sciita.html">L&#8217;Iran e il (mancato) regime change: attenzione al fattore sciita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Soltanto il futuro dirà se<a href="https://it.insideover.com/guerra/qui-iran-dopo-gli-attacchi-usa-il-difficile-dilemma-tra-reazione-e-negoziato.html"> la cosiddetta &#8220;guerra dei 12 giorni&#8221;</a> sarà stata effettivamente tale. Oppure se, nel breve o nel medio periodo, ci saranno<strong> ulteriori puntate dello scontro ultraquarantennale tra Israele e Iran</strong>. A bocce ferme e con le armi provvisoriamente in silenzio, è possibile tracciare un bilancio di quanto accaduto e osservare, soprattutto,<strong> le dinamiche interne all&#8217;Iran</strong>. Lì dove, per adesso, la teocrazia nata con la Repubblica Islamica sembra reggere. Questo nonostante la presenza di molti elementi che sembravano dovessero far vacillare l&#8217;attuale sistema di potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un regime change che non passa dalle minoranze</h2>



<p>Ci sono però alcune<strong> variabili </strong>che occorre tenere in considerazione per spiegare come mai un vero regime change non è avvenuto. La prima ha a che fare con la <strong>dinamica dell&#8217;intervento israeliano</strong>. Tel Aviv si è &#8220;limitata&#8221; a bombardare, sperando così di destabilizzare dall&#8217;interno la teocrazia iraniana. Una strategia diversa da quella attuata dagli Usa nel 2003 in Iraq, quando invece i marines hanno messo piede in territorio iracheno e hanno abbattuto il regime di Saddam Hussein dopo averne causato la sconfitta militoare. <strong>Ma la vera differenza sta soprattutto nella storia</strong>. L&#8217;Iran, al contrario di molti Paesi del Medio riente, non si è formato con le righe tirate su una mappa dalle vecchie potenze coloniali. Al contrario, l&#8217;attuale Stato è diretta emanazione degli antichi imperi persiani. <strong>L&#8217;identità nazionale poggia quindi su una precisa tradizione</strong>, tanto politica quanto culturale.</p>



<p>Una circostanza che ha consentito, nel corso dei secoli, di &#8220;<strong>assorbire</strong>&#8221; anche <a href="https://it.insideover.com/guerra/cambio-di-regime-per-liran-tanti-pretendenti-per-una-svolta-improbabile.html">le minoranze presenti al suo interno</a>. Non parlare il farsi, lingua discendente dal persiano, non vuol dire non sentirsi iraniani. Anche se azeri, curdi e belochi da tempo lamentano discriminazioni, si tratta comunque di <strong>comunità inserite nel tessuto sociale iraniano.</strong> Lo dimostra il fatto che la stessa Guida Suprema, l&#8217;ayatollah Khamanei, ha origini azere. Impossibile quindi aspettarsi, in un simile contesto, uno scollamento del Paese che abbia epicentro nelle periferie o che parta dalle minoranze. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso del clero sciita </h2>



<p>L&#8217;altro elemento riguarda l&#8217;influenza della religione sciita in Iran, la quale paradossalmente agli occhi occidentali è stata messa in secondo piano proprio dalla presenza della teocrazia sciita al potere. Spesso infatti si parla della Repubblica Islamica come di un fenomeno minoritario, non includente l&#8217;intera società e che però, con modi autoritari, riesce a dominare sul Paese. Affermazioni che poggiano su un fondo di verità, ma che tendono a sottovalutare un altro aspetto: se è vero che l&#8217;attuale nazione iraniana ha origini ben più antiche di quelle dei Paesi vicini, è altrettanto vero che tali origini<strong> vanno ricercate proprio nella formazione di uno Stato sciita nell&#8217;era della dinastia safavide. </strong></p>



<p>Quando cioè, nel corso del XVI secolo, si è assistito a un forzato processo di conversione delle tribù persiane all&#8217;Islam sciita. Anche se imposto dall&#8217;alto, <strong>lo sciismo ha poi rappresentante il vero elemento di unità delle popolazioni persiane</strong>, ancora più importante della stessa lingua farsi: &#8220;Non è stata la lingua persiana, ma lo sciismo a cristallizzare l’unità dello Stato moderno&#8221;, ha scritto nel 2011 l&#8217;ex presidente della scuola francese in Iran, <strong>Bernard Hourcade</strong>. Ad oggi dunque, appare piuttosto difficile immaginare un Iran privato drasticamente e improvvisamente dell&#8217;influenza del clero sciita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa aspettarsi in futuro </h2>



<p>Del resto, l&#8217;ultimo Scià di Persia, <strong>Reza Palhavi</strong>, ha in comune con i suoi oppositori laici la <strong>sottovalutazione dell&#8217;elemento sciita</strong>. L&#8217;ultimo monarca, soprattutto con la rivoluzione bianca del 1963, ha provato una forzata occidentalizzazione che ha avuto come risultato la sollevazione delle istanze sciite più conservatrici. Allo stesso modo, comunisti e socialisti hanno pensato erroneamente di poter controllare i gruppi filo religiosi una volta invitati all&#8217;interno delle proteste contro Reza Palhavi del 1978. Errori di valutazione che hanno portato, appena un anno dopo, a veder sventolare su Teheran la bandiera della Repubblica Islamica. </p>



<p><strong>Un eventuale nuovo regime in Iran dovrà quindi comunque tenere conto dell&#8217;elemento sciita</strong>. Un cambio di governo potrà cioè avvenire quando prevarrà, all&#8217;interno della nomenclatura sciita, una linea più realista e in grado di accettare anche un parziale discostamento dalla rivoluzione del 1979. Oppure quando, in caso di nuova rivoluzione, chi arriverà al potere metterà in conto di non poter escludere del tutto l&#8217;influenza religiosa nell&#8217;eventuale nuovo sistema. Si tratta però di dinamiche tutte interne, per l&#8217;appunto. Lontane dai regime change introdotti dall&#8217;esterno visti in altri Paesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-e-il-mancato-regime-change-attenzione-al-fattore-sciita.html">L&#8217;Iran e il (mancato) regime change: attenzione al fattore sciita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Iran ha punito Israele per i suoi crimini&#8221;: a Beirut la propaganda di Hezbollah celebra Teheran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/liran-ha-punito-israele-per-i-suoi-crimini-a-beirut-la-propaganda-di-hezbollah-celebra-teheran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 10:14:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>(Beirut) &#8211; Un fiume colorato e rumoroso si muove fra i palazzi fatiscenti e crollati del quartiere di Haret Hreik, la parte settentrionale del sobborgo di Dahieh, la cosiddetta Beirut meridionale roccaforte di Hezbollah. In migliaia si sono radunati qui sventolando centinaia di bandiere del Partito di Dio, dell’Iran, della Palestina e quasi come una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-ha-punito-israele-per-i-suoi-crimini-a-beirut-la-propaganda-di-hezbollah-celebra-teheran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-ha-punito-israele-per-i-suoi-crimini-a-beirut-la-propaganda-di-hezbollah-celebra-teheran.html">&#8220;L&#8217;Iran ha punito Israele per i suoi crimini&#8221;: a Beirut la propaganda di Hezbollah celebra Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>(<strong>Beirut)</strong> &#8211; Un fiume colorato e rumoroso si muove fra i palazzi fatiscenti e crollati del quartiere di Haret Hreik, la parte settentrionale del sobborgo di Dahieh, la cosiddetta Beirut meridionale roccaforte di Hezbollah. In migliaia si sono radunati qui sventolando centinaia di bandiere del Partito di Dio, dell’Iran, della Palestina e quasi come una novità dal sapore politico anche del Libano. </p>



<p>L’obiettivo di questo serpentone, guardato da lontano dalla polizia libanese, è raggiungere l’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran per festeggiare la vittoria degli Ayatollah contro Israele. Una guerra durata dodici giorni come dichiarato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian che adesso la propaganda di <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-e-il-cessate-il-fuoco-iran-israele.html">Teheran vuole rivendicare come un successo</a></strong>. Il suo storico proxy libanese non ha perso tempo e dopo giorni di proteste per gli attacchi all’Iran, è sceso in piazza per celebrare il suo trionfo. <strong>La musica rimbomba ovunque,</strong> con l’inno di Hezbollah ripetuto continuamente e alternato soltanto da discorsi registrati del defunto leader <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-per-uccidere-nasrallah-israele-ha-usato-le-bombe-americane.html">Hassan Nasrallah </a></strong>e canti di gloria al partito scita. Le donne irreggimentate e velate hanno una parte specifica del corteo, così come i giovanissimi dove sono presenti anche bambini con fazzoletti e bandiere gialle. “L’Iran ha punito Israele per i suoi crimini- grida un ragazzo con la bandiera iraniana- i sionisti non potranno sfuggire alla nostra vendetta.<strong> Hezbollah è forte e rappresenta tutti i fedeli che lottano per la gloria di dio.”</strong></p>



<p> </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-1.jpg" alt="" class="wp-image-475947" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-1.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>Dalle finestre dell’ambasciata di Teheran si affacciano e ringraziano per la manifestazione di solidarietà, ma appare un copione già visto mille volte. In molti indossano la fato di Hassan Nasrallah o della Guida Suprema Ali Khamenei, ma sono lontane le piazze oceaniche e quell’afflato di potenza che Hezbollah emanava, come autentico padrone della politica libanese. Mentre sfilavano a Beirut, anche la cittadina medicinale di Nabatieh assisteva ad una manifestazione, in una regione storicamente scita e guidata da Amal ed Hezbollah, i due partiti della minoranza musulmana. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-475948"/></figure>



<p>A guidare il corteo nella capitale diversi deputati del gruppo Fedeltà alla Resistenza con il capogruppo Ali Fayad che ha continuato a cantare le lodi della Repubblica Islamica. “L’Iran non ha mai abbandonato i palestinesi, è l’unica nazione che non ha mai fatto venire meno il suo impegno per liberare i territori della’occupazione israeliana. <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-israele-e-netanyahu-vogliono-ridisegnare-il-medio-oriente.html">Netanyahu ha fallito nel suo sogno</a> di dominare il Medioriente e l’Iran può tagliare la testa del serpente di Tel Aviv. Israele è un&#8217;entità illegittima, occupante e usurpatrice e noi lotteremo per restituire la Palestina ai suoi legittimi proprietari. In tanti hanno abbandonato la causa palestinese, tanti finti amici, ma l’Iran non ha mai fatto mancare il suo sostegno. Faccio appello ai fratelli arabi che si stanno incamminando in una strada che va verso la dannazione che è quella che porta al riconoscimento dell’entità sionista.” </p>



<p>Tutto mentre la Guida Suprema Ali Khamenei dichiara di aver dato uno schiaffo all’America e di schiacciato Israele. La manifestazione va avanti un paio d’ore e poi si scioglie in maniera ordinata, senza incidenti e con il servizio di sicurezza del movimento sciita che fa scemare verso i quartieri meridionali i suoi seguaci. La forza propulsiva ed organizzativa di Hezbollah non è mai stata così debole ed il governo del nuovo presidente libanese Joseph Khalil Aoun ha fatto del rafforzamento dell’esercito nazionale un caposaldo del suo programma politico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-3-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-475949" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-3-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-3-600x315.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-3-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-3-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/foto-beirut-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il presidente del Paese dei cedri vuole assorbire la milizia di Hezbollah nell’esercito libanese,</strong> senza permettergli di agire al di fuori delle vie ufficiali. Il segretario Naim Qassem ha rifiutato di consegnare le armi, ma non ha chiuso la trattativa, dimostrando che il Partito di Dio non è mai stato così debole. Se Aoun, ex generale di lungo corso,  riuscirà a disinnescare definitivamente Hezbollah otterrà sostanziosi aiuti economici dagli Stati Unti che appoggiano il nuovo corso politico di Beirut, naturalmente sotto l’occhio vigile di Israele, che è ormai diventato l’attore geopolitico più importante della regione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-ha-punito-israele-per-i-suoi-crimini-a-beirut-la-propaganda-di-hezbollah-celebra-teheran.html">&#8220;L&#8217;Iran ha punito Israele per i suoi crimini&#8221;: a Beirut la propaganda di Hezbollah celebra Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cambio di regime per l’Iran: tanti pretendenti per una svolta improbabile</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cambio-di-regime-per-liran-tanti-pretendenti-per-una-svolta-improbabile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 14:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Iran-Israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1225" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-1024x653.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-1536x980.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’interno del contesto drammaticamente instabile che l’Iran sta attraversando, l’ipotesi di un regime change non è più una mera speculazione accademica, ma una possibilità concreta che inizia a prendere corpo sia nei calcoli geopolitici delle cancellerie internazionali sia nei discorsi di figure chiave dell’opposizione. A rincarare la dose, la trovata di marketing politico di Donald &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cambio-di-regime-per-liran-tanti-pretendenti-per-una-svolta-improbabile.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1225" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-1024x653.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062317411474_19b04bd8e85331d62628941a042ddaf8-1536x980.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’interno del contesto drammaticamente instabile che l’Iran sta attraversando, l’ipotesi di un <em>regime change</em> non è più una mera speculazione accademica, ma una possibilità concreta che inizia a prendere corpo sia nei calcoli geopolitici delle cancellerie internazionali sia nei discorsi di figure chiave dell’opposizione. A rincarare la dose, la trovata di marketing politico di <strong>Donald Trump</strong>, che nell&#8217;arco i 24 ore ha dapprima trovato nel “<strong>MIGA</strong>” un nuovo sfogo dopo le secche degli ultimi mesi, per poi annunciare un cessate-il-fuoco tripartito dalla protata storica.</p>



<p>Lo scenario, tuttavia, resta estremamente complesso e articolato, perché un eventuale crollo della Repubblica Islamica – fondata nel 1979 sulla commistione tra autorità religiosa e potere statale – avrebbe implicazioni profonde non solo per l’assetto interno del Paese, ma anche per l’equilibrio di potere nell’intero Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le voci fuori dall&#8217;Iran</h2>



<p>Negli ambienti dell’opposizione in esilio si respira un <strong>crescente ottimismo</strong>. A farsi portavoce di questa visione è<strong> Reza Pahlavi</strong>, figlio dell’ultimo scià deposto dalla rivoluzione khomeinista, che da tempo si è riposizionato come simbolo di un’alternativa secolare, liberale e filo-occidentale. In recenti dichiarazioni pubbliche ha parlato apertamente del &#8220;<em>crollo imminente</em>&#8221; del regime, sostenendo che gli apparati repressivi della Repubblica Islamica sono sempre più indeboliti e che &#8220;<em>i vertici stanno già preparando la fuga</em>&#8220;. Secondo Pahlavi, questa volta l’<strong>onda di protesta interna</strong> – che ciclicamente si riaffaccia con forza, come dimostrano le manifestazioni del 2009, del 2017-2018, e più recentemente quelle del 2022 – avrebbe assunto una qualità diversa: più organizzata, più trasversale socialmente, più decisa a rifiutare l’assetto teocratico in toto. </p>



<p>Ma se Pahlavi strizza l’occhio alla mano d’acciaio dell’Occidente, più cauta è l&#8217;iraniana premio Nobel per la Pace 2003, <strong>Shirin Ebadi</strong>, che in un&#8217;intervista rilasciata all&#8217;emittente francese <em>Rfi,</em> ha ribadito che &#8220;I<em>l regime iraniano può essere rovesciato solo dalle proteste di milioni di iraniani, come durante il movimento &#8216;Donna, Vita, Libertà </em>&#8220;, riferendosi all&#8217;ondata di proteste che ha colpito l&#8217;Iran nell&#8217;autunno del 2022. &#8220;<em>Il governo di Teheran temeva questo tipo di protesta e per questo motivo agì con una repressione maggiore rispetto al passato</em>&#8220;, ha aggiunto Ebadi, esprimendo l&#8217;opinione che Israele e gli Stati Uniti non possano raggiungere il <em>regime change</em> con la forza militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre scenari possibili</h2>



<p>Tuttavia, il cambio di regime può avvenire in molteplici forme e modalità. Il primo scenario è quello di una <strong>transizione interna</strong>, cioè un collasso del potere da dentro, a seguito di una crisi sistemica: uno shock economico irreversibile (si pensi all&#8217;apartheid in Sudafrica), un’escalation militare insostenibile o una spaccatura insanabile tra le élite. In questo contesto, l&#8217;Assemblea degli Esperti – l’organo costituzionale incaricato di nominare la <strong>Guida Suprema</strong> – potrebbe essere costretta ad accelerare la successione a <strong>Khamenei</strong> (ormai ottantacinquenne e malato) e optare per una figura più pragmatica o più accomodante nei confronti dell’Occidente. In questa partita potrebbe tornare in campo la <strong>famiglia Rafsanjani</strong>, oppure una personalità ibrida, capace di mediare tra l’apparato clericale e le istanze di riforma.</p>



<p>Un secondo scenario, più caotico, è quello di un cambio di regime attraverso una <strong>rottura violenta</strong>, alimentata da proteste popolari irreversibili e un collasso delle forze di sicurezza. In questo contesto, i <strong>Guardiani della Rivoluzione </strong>– vero centro di potere in Iran – potrebbero disgregarsi o perdere la <em>rule of law</em>. Alcune loro fazioni potrebbero anche scegliere di negoziare una transizione per mantenere privilegi e immunità, aprendo a un governo ad interim o a un consiglio di transizione. In tal caso, figure come Reza Pahlavi, o altri leader dell’opposizione in esilio, potrebbero rientrare in gioco come referenti simbolici o istituzionali. Sempre che gli iraniani, in Iran, accettino di farsi guidare dalla diaspora.</p>



<p>Un terzo scenario, più controverso e rischioso, è quello di un <strong>regime change indotto</strong> o facilitato da un intervento esterno – diretto o indiretto. La recente campagna militare statunitense e israeliana contro i siti nucleari iraniani potrebbe essere letta da alcuni analisti come una strategia non solo di deterrenza, ma anche di <strong>logoramento del regime</strong>. Washington potrebbe mirare a una &#8220;<strong>destabilizzazione controllata</strong>&#8220;, ossia creare una pressione militare, economica e psicologica tale da rendere insostenibile la posizione della leadership clericale, auspicando che siano gli stessi iraniani a completare l’opera. Tuttavia, è un’ipotesi carica di rischi: potrebbe <strong>rafforzare i falchi interni</strong>, offrendo al regime una scusa per stringere ulteriormente la repressione e accusare l’opposizione di essere una pedina straniera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caleidoscopio iraniano</h2>



<p>Nelle grandi città come <strong>Teheran</strong>, <strong>Shiraz</strong> e<strong> Isfahan</strong>, tra le classi medie urbane più giovani, la diffidenza verso gli Stati Uniti come &#8220;nemico storico&#8221; è andata progressivamente sfumando, soprattutto negli anni successivi all’accordo sul nucleare del 2015. In quel contesto, molti giovani iraniani vedevano negli USA una possibilità di apertura economica e culturale. Questo capitale di speranza è stato eroso dalla decisione di Trump di uscire unilateralmente dall’accordo nel 2018, ma non è stato del tutto annullato. Oggi, soprattutto in<strong> ambienti pro-riformisti</strong>, un&#8217;azione americana che indebolisca l’apparato repressivo interno è vista con ambivalenza: c’è il timore dell’imperialismo, ma anche l’idea che solo uno shock esterno possa indebolire i Guardiani della Rivoluzione. Abbiamo raggiunto telefonicamente <strong>Pegah Moshir</strong> <strong>Pour</strong>, notta attivista iraniana in Italia, che resta scettica sul cessate il fuoco: &#8220;<em>Si tratta di un accordo tra tre persone, a capo di potenze militari che cercano di non sottomettersi all&#8217;altro. Il volere delle persone, penso che verra messo ancora di più da parte</em>&#8220;.</p>



<p>Esiste una piccola fascia della popolazione – in parte legata alla diaspora, in parte presente nelle élite culturali urbane e decisamente più agè – che rimpiange l’epoca dello Scià e vede con favore sia gli Stati Uniti che Israele come baluardi dell’Occidente contro il &#8220;fascismo teocratico&#8221; dell’attuale regime. Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, raccoglie qui un certo seguito simbolico, in particolare tra coloro che auspicano una forma di transizione istituzionale ispirata a monarchie costituzionali europee. In questi ambienti, una collaborazione tattica con potenze esterne è considerata legittima.</p>



<p>Tra le <strong>minoranze etniche represse</strong>, come i <strong>baluchi</strong>, <strong>curdi</strong>, e <strong>arabi dell’Ahvaz</strong>, si osservano forme di contatto o simpatia per qualunque potere possa indebolire Teheran. Alcuni gruppi curdi iraniani, ad esempio, hanno mantenuto canali indiretti con Israele o rapporti con attori filo-americani in Iraq, nella speranza che il caos geopolitico favorisca le loro rivendicazioni autonomiste. È un consenso più &#8220;strumentale&#8221; che ideologico, motivato dalla frustrazione per le discriminazioni storiche e la militarizzazione delle loro regioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alternativa pronta che non c&#8217;è</h2>



<p>Il dramma però è un altro. <strong>Al momento non esiste un’alternativa pronta e istituzionalmente solida per rimpiazzare la teocrazia iraniana</strong>. L’opposizione è frammentata, tanto all’interno quanto all’estero, e le sue figure più visibili – da Pahlavi a Masih Alinejad, da Hamed Esmaeilion ai membri del National Council of Resistance of Iran (NCRI) – non hanno un consenso unanime né una struttura politica che possa gestire la transizione. Per di più, resta il <strong>nodo etnico</strong>: in un Iran profondamente composito, la fine del regime centrale potrebbe innescare spinte centrifughe da parte di minoranze, aprendo <strong>scenari di disgregazione territoriale</strong>.</p>



<p>Se un cambio di regime in Iran dovesse realizzarsi esclusivamente dall’interno, senza interferenze o supporti esterni evidenti, il Paese si troverebbe di fronte a una delle transizioni più complesse della sua storia contemporanea. In questo scenario, è il popolo iraniano – con le sue risorse civiche, culturali e organizzative – a farsi motore della trasformazione, spingendo verso una rottura col sistema teocratico attuale. Le conseguenze sarebbero di portata regionale e globale, ma il processo stesso, per quanto desiderabile da molti, non sarebbe privo di insidie.</p>



<p>Negli ultimi anni, l’Iran ha già dimostrato quanto sia forte il <strong>malcontento popolare</strong>. Le proteste del 2019-2020 per il caro carburante, quelle del 2022 in seguito alla morte di <strong>Mahsa Amini</strong>, fino alle manifestazioni dei lavoratori e degli insegnanti nel 2023, hanno evidenziato una <strong>società civile esausta, ma ancora capace di mobilitarsi</strong>. Tuttavia, questi movimenti non sono mai riusciti finora a tradursi in una forza politica coesa in grado di rovesciare il sistema. Se ciò dovesse accadere, significherebbe che una convergenza trasversale – tra giovani, classi medie urbane, intellettuali, minoranze etniche e forse anche ex funzionari disillusi – è riuscita a superare la paura e a rompere la catena del terrore che per anni ha sostenuto il potere dei Pasdaran e del sistema giudiziario clericale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La massa critica necessaria e il rischio caos</h2>



<p><strong>Va anche detto che i numeri sono importanti</strong>: questi movimenti non hanno mai raggiunto una massa critica, poiché la maggior parte della gente resta convinta che le Guardie Rivoluzionarie del regime, la <strong>milizia Basij</strong>, i teppisti di strada che favorivano le autorità e l&#8217;onnipresente Ministero dell&#8217;Intelligence fossero troppo crudeli e implacabili per essere sconfitti. Nonostante le perdite ai vertici di questi ultimi giorni, l&#8217;infrastruttura delle Guardie Rivoluzionarie resta solida e attiva, con basi militari intatte in tutto il Paese. Al cuore del loro controllo interno restano i Basij, fedeli al regime e responsabili della repressione delle proteste popolari. Negli anni, si sono distinti per violenze sistematiche, arresti arbitrari e pestaggi, diventando <strong>il volto della repressione per molti iraniani</strong>. In situazioni di instabilità interna, rappresentano la prima linea difensiva del regime, ancora prima delle forze regolari. Per minare davvero il potere coercitivo della Repubblica Islamica, sarà cruciale colpire anche le strutture che tengono in piedi questa rete paramilitare. Finché resteranno operative, ogni rivolta popolare rischia di essere brutalmente soffocata.</p>



<p>Un crollo del regime generato interamente dall’interno implicherebbe molto probabilmente anche una fase iniziale di <strong>vacanza di potere e di instabilità</strong>. Il ruolo dei militari – e in particolare dei Guardiani della Rivoluzione – diventerebbe cruciale: sarebbero chiamati a scegliere se reprimere nel sangue, come avvenne nel 2009, oppure accettare il corso degli eventi per preservare almeno parte della propria struttura economica e politica. Una loro neutralizzazione o frammentazione interna, magari facilitata da defezioni o accordi tra fazioni, potrebbe fare da spartiacque.</p>



<p>Nel medio periodo, il percorso iraniano si giocherebbe tra due binari: quello della <strong>transizione democratica</strong> e quello del <strong>caos</strong>. Sebbene Israele abbia ucciso molte persone di grande importanza nel Paese, tutte le patologie della Repubblica Islamica sono ancora intatte. Nel primo caso, un governo provvisorio potrebbe essere composto da personalità della diaspora, tecnocrati interni e rappresentanti della società civile. Il modello potrebbe essere quello di <strong>un’assemblea costituente </strong>incaricata di riscrivere la Carta fondamentale, garantire diritti civili, pluralismo politico e separazione tra Stato e religione. Si tratterebbe di una sfida colossale, considerando il peso dell&#8217;apparato clericale, il vuoto istituzionale e la necessità di ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Nel secondo caso, ovvero in assenza di una guida autorevole e legittimata, l’Iran rischierebbe una frammentazione del potere, con regioni fuori controllo, un vuoto di sicurezza e l’emergere di milizie locali o <strong>signori della guerra</strong>. Anche i <strong>gruppi jihadisti </strong>potrebbero approfittare del caos per infiltrarsi in un Paese in transizione, così come farebbero potenze regionali concorrenti – dalla Turchia all’Arabia Saudita.</p>



<p>Una rivoluzione interna avrebbe però anche <strong>enormi potenzialità</strong>: l’Iran è un Paese con una <strong>popolazione giovane, istruita, con una forte identità culturale e una tradizione millenaria di resilienza. </strong>Il regime ha già mostrato dei punti deboli, come sottolinea Moshir Pour: le reprimenda cinesi circa la minaccia su Hormuz ne è una prova. Dall&#8217;altra parte, una transizione guidata da iraniani, per quanto caotica, avrebbe più probabilità di risultare autentica e duratura rispetto a un cambio di regime imposto dall’esterno. Potrebbe, col tempo, trasformare l’Iran in una democrazia islamica parlamentare, in un sistema laico sul modello turco pre-Erdogan o in una repubblica semi-presidenziale ispirata a modelli occidentali, ma con caratteristiche proprie.</p>



<p>Come scrivevano nel 2020 su <em>ForeignAffairs </em>due del calibro di Eric Edelman e Ray Takeyh “<em>In tutti i casi di cambio di regime, i prerequisiti indispensabili per il successo sono che il governo si indebolisca e la popolazione si affermi con più audacia</em>”. Come ogni transizione, anche in Iran il punto di svolta arriverà solo quando il potere vacillerà e il coraggio collettivo saprà colmare il vuoto. È lì, in quella frattura, che la storia può davvero cambiare. Cosa puoi fare la comunità internazionale per l&#8217;Iran? Come ha sottolineato Moshir Pour, &#8220;<em>Va delegittimata la Guida Suprema così come i pasdaran</em>. <em>Essere la voce degli iraniani. Non negoziare nel momento in cui non sono presenti i diritti umani</em>&#8220;. </p>
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		<title>Iran e nucleare, lo strappo Usa che taglia la strada all&#8217;agenzia Onu</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/iran-e-nucleare-lo-strappo-usa-che-taglia-la-strada-allagenzia-onu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 08:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rafael Grossi, direttore dell'Aiea, era tornato da Teheran con sensazioni positive. Ma gli Usa hanno imposto all'Agenzia una linea più dura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/iran-e-nucleare-lo-strappo-usa-che-taglia-la-strada-allagenzia-onu.html">Iran e nucleare, lo strappo Usa che taglia la strada all&#8217;agenzia Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno strappo improvviso e certamente non d&#8217;aiuto in punta di <strong>diritto internazionale</strong> e che non favorisce la <strong>distensione in Medio Oriente</strong>. Il voto con cui nei giorni scorsi il board dei governatori dell&#8217;<strong>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia Atomica (Aiea)</strong> ha criticato l&#8217;<strong>Iran </strong>chiedendo a Teheran maggiore collaborazione con l&#8217;organizzazione e una più attenta apertura dei suoi impianti a ispezioni e controlli, si inserisce nel quadro di una strategia di <strong>pressione verso la Repubblica Islamica</strong> ad opera degli Usa che è a tutto campo. E non lascia presagire, a breve, distensioni.</p>



<p>Sono stati gli Usa a promuovere la risoluzione, approvata col sostegno di Francia, Regno Unito, Germania e altri quindici Paesi, con l&#8217;invito all&#8217;Iran a cooperare. 19 i voti favorevoli e 12 quelli contrari per una risoluzione che di fatto non dà credito dei progressi percepiti dell&#8217;Iran nella <strong>trasparenza in campo nucleare</strong>. Insomma, su pressione americana l&#8217;Aiea ha cristallizzato una situazione di fatto, che vede l&#8217;Iran <strong>mantenere abbastanza materiale fissile arricchito</strong> per costruire la bomba atomica, ignorando i progressi politici in corso. &#8220;L&#8217;Iran ha attualmente circa 182,3 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60 percento, che è abbastanza uranio, se ulteriormente arricchito, per produrre quattro armi nucleare&#8221;, ha scritto <a href="https://www.understandingwar.org/backgrounder/iran-update-november-22-2024">l&#8217;Institute for the Studies of War.</a></p>



<p>Ciononostante, di recente il presidente iraniano <strong>Massoud Pezeskhian ha dichiarato che l&#8217;Iran &#8220;non costruirà mai un&#8217;atomica&#8221;</strong>, e lo ha fatto <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-costruiremo-mai-latomica-il-messaggio-distensivo-delliran-che-avverte-israele-e-trump.html">in presenza di un ospite di tutto rispetto, il direttore generale dell&#8217;Aiea <strong>Rafael Mariano Grossi.</strong></a> Il dirigente argentino ha visitato a fine ottobre Teheran, tornando molto soddisfatto per i progressi compiuti. L&#8217;alto funzionario, già celebre per le visite agli impianti nucleari a rischio tra Russia e Ucraina, si è ben guardato dal tagliare la faccia all&#8217;Iran, a cui ha chiesto trasparenza nelle ispezioni che dal 2021 a oggi si sono rarefatte. Ma dalla sua visita non erano emersi i toni d&#8217;urgenza che la risoluzione dei governatori, decisamente più politica, impone.</p>



<p>Il Soufan Center ricorda che &#8220;l&#8221;Iran si è offerto di astenersi dall&#8217;espandere ulteriormente la sua riserva di uranio arricchito al 60% e di accettare quattro monitor AIEA per sostituire quelli che l&#8217;Iran ha bandito dal Paese nel settembre 2023&#8243; dopo un simile contenzioso. Chiaramente la pressione americana, col sostegno europeo, rende più difficile il dialogo e apre alla prospettiva di un <strong>gelo nei rapporti tra Occidente e Iran</strong>, nelle settimane in cui in Libano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> pone in essere la tregua con Hezbollah proprio puntando direttamente a Teheran come obiettivo e a Washington si prepara il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, pronto alla massima pressione su Teheran.</p>



<p>Una mossa, quella dell&#8217;uscente amministrazione Biden, che potrebbe essere il <em>do ut des</em> con Trump della manovra sull&#8217;Ucraina e gli attacchi a lungo raggio. Ma che può rinfocolare la conflittualità in Medio Oriente, non aiutare a riavvicinare le parti dell&#8217;ex accordo nucleare Jcpoa in un <strong>dialogo franco</strong> e aprire a una violenta contrapposizione con la nuova amministrazione qualora i falchi e i Pasdaran in particolare premessero<a href="https://it.insideover.com/guerra/dopo-iraq-libia-e-siria-i-neocon-ora-sognano-lattacco-alliran.html"> su Pezeskhian e la guida suprema Ali Khamenei pur di giocare fino in fondo la sfida atomica.</a></p>



<p>&#8220;Coloro che suggeriscono questo corso d&#8217;azione insistono sul fatto che un&#8217;arma nucleare potrebbe essere l&#8217;unico mezzo per ripristinare la deterrenza di Israele e degli Stati Uniti e preservare la sovranità, il prestigio e la capacità dell&#8217;Iran di supportare la sua rete di <a href="https://thesoufancenter.org/intelbrief-2024-april-30/">partner regionali dell&#8217;Asse della Resistenza</a>&#8220;, nota il<a href="https://thesoufancenter.org/intelbrief-2024-november-25/"> Soufan Center. </a>Tuttavia, lo stesso think tank sottolinea che &#8220;la ricerca di un&#8217;arma nucleare funzionante è destinata a provocare un conflitto non solo con Israele, ma anche con <strong>l&#8217;amministrazione Trump, che riecheggia <a href="https://thesoufancenter.org/intelbrief-2024-july-30/">la promessa del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu</a> </strong>di adottare tutte le misure necessarie per impedire un Iran dotato di armi nucleari&#8221;. Una profezia che <strong>spingere ad auto-avverarsi può apparire caotico</strong> ma funzionale all&#8217;idea di <strong>isolare i nemici del duo Washington-Tel Aviv </strong>sul campo, per poi ridimensionarli politicamente o militarmente. Non si può spiegare altrimenti il dualismo tra il voto all&#8217;Aiea, ferocemente anti-iraniano, e la pacata missione di Grossi, che ha visto spunti di miglioramento. Una missione che difficilmente avrà un bis, visto il pesante clima che si respira. E il cui tramonto rischia di riportare al centro del caos mediorientale il Paese degli Ayatollah.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/iran-e-nucleare-lo-strappo-usa-che-taglia-la-strada-allagenzia-onu.html">Iran e nucleare, lo strappo Usa che taglia la strada all&#8217;agenzia Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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