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	<title>Alexandria Ocasio-Cortez Archives - InsideOver</title>
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	<title>Alexandria Ocasio-Cortez Archives - InsideOver</title>
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		<title>La sinistra, il woke e la paura della propria ombra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 04:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente corretto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="woke" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una sinistra che abbia fiducia nelle proprie idee non avrebbe difficoltà a tenere insieme l'autocritica e i principi. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="woke" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/giuseppe-conte-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La polemica italiana sul “woke”, tutta interna alla sinistra, inizia dopo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SFwAnMLBSOw" type="link" id="https://www.youtube.com/watch?v=SFwAnMLBSOw">un’intervista</a> del 9 agosto ad <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>. È il volto più famoso, dopo <strong>Bernie Sanders</strong>, della corrente socialista del Partito Democratico, nonché quello più <em>pop,</em> più fotogenico e <em>social media-friendly</em>. Torniamoci un attimo, su quell&#8217;intervista, perché è da lì che sono nati molti malintesi: alcuni in buona fede, altri opera di annebbiatori professionali. Parlando con l&#8217;emittente Abc delle posizioni controverse della candidata progressista <strong>Francesca Hong,</strong> una che voleva abolire la festa del Ringraziamento e che descrive il suo avere un figlio bianco e metà asiatico come &#8220;essere in prossimità della bianchezza&#8221;, Ocasio-Cortez, insomma, si è resa conto di avere davanti un disastro in arrivo (Hong perderà, seppur di poco). Così ha citato un consigliere di Brooklyn, Chi Ossé, che aveva definito il “Woke 1” folle. Ha usato parole d&#8217;altri, dunque, ma facendole evidentemente sue.</p>



<p>Chi ha seguito o vissuto, come il sottoscritto, la realtà statunitense sa che la versione <em>beta</em> di quel modello di rivendicazione identitaria caratterizzata da un certo fanatismo puritano, dalle gogne e dalle tempeste di merda online &#8211; il cosiddetto <em>wokismo</em>, appunto &#8211; ha origini già negli anni di <strong>Barack Obama</strong>, nel post-<em>Occupy Wall Street</em>. Ma lo scopo con cui <strong>AOC </strong>sposta in avanti le lancette del fenomeno è molto preciso, e lo coglie bene, con <a href="https://www.leparoleelecose.it/sognando-un-woke-2/?fbclid=IwY2xjawT7AiFwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMVlPeExheWpuWjJKbGI2Q1lzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEe-Nj-SiNY1W6sFlslMVZlYaxxVpyrJcWbDBgKp2hgoqp-Mptpa5ByXoxDDTQ_aem_AwrRxM-oK-KjMmnOm_NgFQ" type="link" id="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/">molta carità</a>, il filosofo <strong>Mimmo Cangiano</strong>: l&#8217;espressione <strong><em>Woke</em> 1</strong> contiene una periodizzazione, perché presuppone un <strong><em>Woke</em> 2</strong>, cioè una ripartenza. Un salvataggio del proverbiale bambino dopo lo scarico dell&#8217;acqua sporca.</p>



<p>Quello di Ocasio-Cortez (da ora in poi: AOC) era un riferimento ironico, ma non troppo, agli <strong>eccessi del solo periodo 2020-21</strong>, ossia quello delle proteste dopo l’uccisione di <strong>George Floyd </strong>nel bel mezzo della pandemia di coronavirus, con Donald Trump a picco nei sondaggi: il periodo in cui hanno iniziato a diffondersi lo slogan <em>Defund the police</em> e la moda degli inginocchiamenti degli sportivi contro il razzismo sistemico.</p>



<p>Capite: AOC non può permettersi di dire esplicitamente che dieci anni di <em>woke</em> contengano errori madornali. Non può allargare troppo le maglie della sua ironia. E, del resto, non dice neppure che quelle battaglie dell&#8217;epoca del Covid fossero tutte sbagliate. Però le sminuisce: le definisce &#8220;dibattito accademico&#8221;. E spiega che in quel periodo si era ampliata la cosiddetta <strong>finestra di Overton</strong>, cioè l’insieme delle idee considerate accettabili nel dibattito pubblico, e che da quella fase erano nate anche discussioni e proposte politiche troppo radicali o impopolari, poi riviste dai candidati.</p>



<p>La frase &#8220;Woke 1 was crazy&#8221; è, di fatto, una piccola abiura dell&#8217;intero <em>wokismo</em>. Ma non è certo un&#8217;abiura di tutte le idee progressiste che si sono accompagnate a quel movimento. È un riposizionamento politico: Ocasio-Cortez ha cercato di comunicare che il Partito Democratico del 2026 non è quello del 2020, anche in vista delle sue ambizioni future, forse presidenziali.</p>



<p>Il fatto che in Italia la frase sia spesso riportata in modo più drastico, andando al succo in modo brutale (<em>Repubblica</em> l’ha trasformata in un presunto &#8220;dietrofront a sinistra&#8221;, mentre <strong>Matteo Renzi</strong> l&#8217;ha associata all’idea di scegliere tra diritti civili ed economia: un tema che nell’intervista non era stato posto in questi termini) ha spinto molti commentatori progressisti a un atteggiamento tutto reattivo, tutto sulla difensiva. Addirittura alcuni hanno sostenuto che quella frase AOC non l&#8217;avesse mai pronunciata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il woke all&#8217;italiana</h2>



<p>Una particolare dose di malafede si è vista quando nel dibattito si è inserito <strong>Giuseppe Conte</strong>, oggi leader di un Movimento 5 Stelle post-populista e decisamente più socialdemocratico di quello di Grillo delle origini. Con una lettera sul <strong><em>woke</em></strong> pubblicata da <em>Repubblica</em> e poi con un&#8217;intervista al <em>Foglio</em>, l&#8217;ex due volte premier è riuscito per la prima volta dopo mesi a svincolare l&#8217;opposizione dal dibattito sull&#8217;Ucraina. È un testo rozzo per chi si occupa di queste cose da anni con il gergo accademico della propria bolla, ma usa un linguaggio molto meno reazionario rispetto al M5S delle origini o alla media dell&#8217;elettorato italiano.</p>



<p>Si potrebbe persino dire che sia un intervento molto più conciliatorio sull&#8217;<strong><em>identity politics</em></strong> di quanto lo sia stato quello di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, nonostante sopravviva una forma di rancore progressista che si ostina a negare che <strong>AOC</strong> quella frase l’abbia detta davvero, o a sostenere che il <strong><em>woke</em></strong> in Italia non sia mai esistito. Come se un tentativo di adattare il linguaggio della sinistra americana alla fase politica attuale fosse un tradimento di qualsiasi istanza di lotta o il segno della trasformazione di chi ne parla in un opportunista.</p>



<p>Il <strong><em>debunking</em></strong> viene usato come <strong><em>gotcha moment</em></strong> per provare a chiudere la discussione. Secondo <a href="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/" type="link" id="https://www.valigiablu.it/dibattito-woke-italia-conte-ocasio-cortez/">un articolo</a> del sito di giornalismo <em>Valigia Blu</em>, per esempio, le dichiarazioni di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> sarebbero state gravemente distorte da una stampa italiana in malafede (che si presume abbia condizionato persino i <a href="https://x.com/Davide/status/2092004194328678519" type="link" id="https://x.com/Davide/status/2092004194328678519">titolisti</a> del <em>Guardian</em> o del <em>New York Times</em>) e la lettera di <strong>Giuseppe Conte</strong> non sarebbe altro che una variazione degli argomenti di <strong>Vladimir Putin</strong>. E come si fa a dire che il dibattito sullo schwa, i conduttori inginocchiati per George Floyd o i contratti editoriali a quattro zeri per certi &#8220;influattivisti&#8221; non siano stati una forma italiana, certo derivativa e forse limitata, di woke? Che certo convive, da noi, con i busti a casa La Russa o con <em>La Zanzara</em> di Cruciani e Parenzo: ma come si fa a sostenere che non ci sia stata, e non ci sia tuttora, un&#8217;ondata di quel tipo anche in Italia?</p>



<p>La verità è che una sinistra che abbia fiducia nelle proprie idee, che ricordi ancora come si dibatte e che non abbia paura persino della propria ombra non avrebbe difficoltà a tenere insieme l&#8217;autocritica e i principi. Basterebbe riconoscere che la sinistra identitaria degli ultimi anni aveva difetti strutturali gravissimi, i cui disastri possono essere superati senza diventare <strong>Diego Fusaro</strong>. Proprio come fa capire <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, seppur con una buona dose di faccia tosta.</p>



<p></p>
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		<title>Il manifesto della sinistra no woke: ecco che cosa scrive Susan Neiman</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-manifesto-della-sinistra-no-woke-ecco-che-cosa-scrive-susan-neiman.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mannino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 14:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Woke" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/woke-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La filosofa americano-tedesca propone di rivitalizzare la carica dello spirito dei Lumi che il pensiero postmoderno ha messo in soffitta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-manifesto-della-sinistra-no-woke-ecco-che-cosa-scrive-susan-neiman.html">Il manifesto della sinistra no woke: ecco che cosa scrive Susan Neiman</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La sinistra riparta dal… <strong>Settecento</strong>. La formuletta, un po’ stupida, in uso per prendere in giro la crisi permanente d’identità della sinistra italiana calza a pennello per riassumere il pensiero di <strong>Susan Neiman</strong>, filosofa statunitense trapiantata in Germania, all’Einstein Forum di Potsdam, segnalatasi in tempi non sospetti, già nel 2025, per un libro che oggi potrebbe essere il manifesto di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez </strong>e <strong>Giuseppe Conte</strong>: <em>La sinistra non è woke </em>(Utet, 2025). L’indicativo, in realtà, sottende un condizionale: per la Neiman, infatti, la sinistra <em>non dovrebbe</em> essere woke. Cosa tutt’altro che scontata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fra intersezionalismo e cancel culture</h2>



<p><em>Woke</em>, “risveglio”, è la definizione della cultura nata dalle proteste anti-razziste del movimento <strong>Black Lives Matter</strong> del 2013 negli Stati Uniti. È un fenomeno <strong>molto americano</strong> che affonda le sue radici teoriche nell’<strong>intersezionalismo</strong>, l’idea di legare le rivendicazioni d’identità razziale, di genere, sociale ed economica facendole emergere una ad una per sommarle e incrociarle. Negli anni, ha finito per coincidere con la <strong>denuncia di ogni discriminazione</strong> ravvisabile anche là dove nessuno si era mai sognato di patirla. Ne è risultato un’esplosione di invenzioni correttive e <strong>richieste di censura</strong>: dalla lingua scritta (lo <em>schwa</em> e l’asterisco) al linguaggio istituzionale (“periodo festivo” al posto di “Natale”), dalle relazioni sessuali (“<strong>kit per il consenso</strong>” prima di consumare il rapporto) alle autodichiarazioni di <strong>genere percepito</strong> (<em>non-binary, gender-fluid, gender-queer</em> nei moduli universitari), dall’arte e letteratura (don Josè “femminicida” nella Carmen di Bizet), al cinema (no a Biancaneve della Disney, vittima di un bacio non consensuale). Eccetera eccetera. Fino a declinarsi nell’intolleranza da <strong><em>cancel culture</em>, </strong>imbrattando statue e vagheggiando la riscrittura moralistica dei testi di storia.   </p>



<h2 class="wp-block-heading">Società divisa in tribù</h2>



<p>Secondo la Neiman, l’originale intento dell’ondata <em>woke</em> era giustificabile, poiché combattere <strong>razzismo, sessismo, omofobia</strong> ed emarginazione è giusto. Ma poi, le buone  intenzioni hanno lastricato la famosa strada che porta all’inferno, perché nella lotta anti-discriminatoria la sinistra ha perduto i propri <strong>assunti-cardine</strong>, la cui origine va individuata nell’<strong>Illuminismo </strong>settecentesco. La pensatrice spiega la mutazione genetica attraverso tre nodi. Il primo è l’<em>universalismo</em>. Per Neiman, una politica di sinistra si fonda su un concetto base: la dignità e i diritti spettano a ogni essere umano <strong>indipendentemente dall’appartenenza</strong> etnica, culturale, religiosa o sessuale. La politica identitaria, invece, trasforma l’identità in criterio assoluto per stabilire con chi sia possibile solidarizzare, <strong>frammentando</strong> invece di unire i gruppi. Neiman lo chiama <em>tribalismo</em>: una concezione di società divisa in comunità separate, in tribù e sotto-tribù portatrici di interessi e verità non comunicabili tra loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Maledetto Foucault</h2>



<p>Il secondo principio messo in discussione dal <em>wokismo</em> è il <em>progressismo</em>. Una sinistra autenticamente <strong>progressista,</strong> dice la Neiman, deve riconoscere le ingiustizie del passato e quelle ancora presenti, ma non può considerare ogni istituzione esistente soltanto come uno strumento di oppressione. Il <strong>potere</strong>, insomma, non è malvagio per antonomasia: la sua natura cambia a seconda dell’uso che se ne fa. Può essere regressivo, ma può vivaddio essere anche <strong>progressivo</strong>. Qui la Neiman fa correttamente notare i danni che ha fatto la sensibilità ideologica derivata dal post-modernismo del francese <strong>Michel Foucault</strong>, che con la sua “microfisica del potere” ha instillato la convinzione che, essendo ovunque, il potere non debba più essere conquistato ma rigettato, o al più gestito in <strong>enclaves</strong> <strong>autoreferenziali,</strong> se non addirittura dal singolo individuo. Il che ricalca il gioco dell’individualismo neo-liberista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Inclusione al posto di uguaglianza</h2>



<p>Il terzo piano in cui la sinistra ha snaturato sé stessa è quello, ampiamente noto, dell’<strong>abbandono dell’anti-capitalismo. </strong>Con l’addio al socialismo dopo il crollo dell’esperienza sovietica la <strong>sinistra è diventata liberale</strong>, imboccando una parabola che l’ha portata a rinunciare al proposito stesso di un’alternativa radicale al cosiddetto “libero mercato”. La lotta di classe per l’<em>uguaglianza</em> è stata soppiantata da <strong>lotte particolaristiche </strong>per l’<em>inclusione</em> di questa o quella categoria o subcultura. Il terreno dell’emancipazione si è spostato sempre più da quella che Karl Marx chiamava la <strong>struttura</strong> (la proprietà dei mezzi di produzione e la distribuzione del reddito) alla sovrastruttura (le rappresentazioni, i simboli e le ideologie), e il <strong>modello di partito</strong>, risalente a Lenin e Gramsci, con un nucleo d’avanguardia e la massa organizzata di iscritti, si è semplicemente sciolto nell’impegno orizzontale, circoscritto e non di rado intermittente, caratteristico della <strong>società liquida.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minoranze non fanno una maggioranza</h2>



<p>Di questo insieme di elementi l’effetto più discutibile, e alla lunga <strong>perdente</strong>, è l’essere passati dall’obbiettivo di trarre dalla propria parte la <em>maggioranza</em>, <strong>egemonizzando il senso comune</strong>, alla mera difesa di <em>minoranze</em> sempre più di nicchia, che al senso comune sono estranee, quando non in aperta contestazione. Non solo, ma ancora una volta sulla scia dei <em>liberal</em> a stelle e strisce (va ricordato che il termine<em> liberal</em>, negli Usa, è sinonimo di sinistra moderata), la principale fonte di legittimazione morale è divenuta la <strong>condizione emotiva di vittima</strong>, per cui dichiararsi tale viene automaticamente considerato motivo sufficiente per dirsi dalla parte della ragione, generando quel <strong>tono pretenzioso, passivo-aggressivo</strong>, da piagnisteo che allontana, anziché avvicinare, il corpaccione della società che va sotto il nome di ceto medio. Il vittimismo perenne, sottolinea sempre la Neiman, <strong>irrigidisce le divisioni</strong> e rende più difficoltoso realizzare proprio lo scopo ideale del <em>woke</em>, che sarebbe costruire solidarietà attraverso le differenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Woke 1 e 2</h2>



<p>La filosofa americano-tedesca propone di rivitalizzare la carica più genuina dello <strong>spirito dei Lumi</strong> che il pensiero postmoderno, sulla scorta di un <strong>Nietzsche</strong> letto da sinistra, ha messo in soffitta, in quanto dispositivo di dominio travestito da umanesimo. La Neiman fa insomma appello alla componente critica della ragione universale e dei <strong>diritti comuni a tutti</strong>, così da tornare ad avere un criterio di condivisione che superi la polverizzazione sociale e ponga un freno agli eccessi caricaturali del <em>woke</em>. Rispetto ai quali, la destra ha avuto buon gioco nel presentarsi come avversaria di un <strong>estremismo paranoico</strong> e, in definitiva, controproducente. </p>



<p>È molto significativo che la sinistra, a suo giudizio, non debba cadere nella trappola di contrapporre <em>woke </em>e <em>anti-woke</em> ma debba, piuttosto, mettersi alle spalle la fase di quest’ultimo decennio, <strong>senza tuttavia rinnegarla.</strong> Così dicendo, ha anticipato alla lettera la <strong>Ocasio-Cortez</strong>, che ha definito “<em>crazy</em>”, una follia, il “<strong><em>woke 1</em></strong>”: non il <em>woke </em>in sé. Quasi che la Neiman abbia ispirato la svolta di questi giorni. Non risulta essere così, in realtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vizio oscuro dell&#8217;Occidente</h2>



<p>Quel che salta agli occhi, però, è il rischio di ricadere in una <strong>pericolosa ingenuità </strong>già vista all’opera. Vale a dire che rinverdire la lezione illuministica, se da un lato costituisce un passo in avanti per chi, anche a sinistra, <strong>è stufo delle <em>cultural wars</em></strong> che non intaccano minimamente il potere reale (tanto che c’è chi ha parlato di <strong><em>capitalismo woke</em></strong>), dall’altro sembra richiamare quel <strong>vizio oscuro dell’Occidente</strong> che, da Kant a Hegel, ha alimentato la presunzione di ritenere il nostro modo di pensare, logico-matematico e scientifico-calcolatorio, <strong>l’unico e universalmente valido</strong>. Ma questo non è un limite, se limite è, della sinistra <em>no woke</em>, ma della sinistra <em>tout court</em>. E forse dell’Occidente in quanto tale.</p>
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		<title>La nuova Ocasio-Cortez: meno woke, più working class. E un pensiero alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/la-nuova-ocasio-cortez-meno-woke-piu-working-class-e-un-pensiero-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 05:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla stagione del "woke" alla battaglia per il voto operaio: Alexandria Ocasio-Cortez è oggi molto più di una parlamentare progressista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/la-nuova-ocasio-cortez-meno-woke-piu-working-class-e-un-pensiero-alla-casa-bianca.html">La nuova Ocasio-Cortez: meno woke, più working class. E un pensiero alla Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla stagione del &#8220;woke&#8221; alla battaglia per il voto operaio, passando per la scelta di congelare gli ovociti: <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> è oggi molto più di una parlamentare progressista. È uno dei principali laboratori politici del <strong>Partito democratico</strong>. Ma la sua eventuale corsa nel 2028 avrebbe ancora un problema: trasformare una formidabile macchina comunicativa e militante in una maggioranza elettorale nazionale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="&#039;Anything is possible&#039;: AOC on her political future" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/SFwAnMLBSOw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_SFwAnMLBSOw");</script>
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<p>La deputata democratica di New York è tornata al centro delle cronache americane dopo una settimana nella quale si sono concentrati alcuni degli elementi più caratteristici della sua politica: un&#8217;intervista nella quale ha definito &#8220;<em>crazy</em>&#8221; la stagione del &#8220;<strong>Woke 1</strong>&#8220;, la pubblicizzazione sui social del percorso di <strong>congelamento degli ovociti</strong>, una <strong>nuova attenzione alla <em>working class</em></strong> e una serie di segnali che continuano ad alimentare le speculazioni su una possibile candidatura presidenziale o al Senato nel 2028.</p>



<p>Ocasio-Cortez ha dimostrato negli ultimi mesi di poter esercitare un&#8217;influenza che va oltre il proprio collegio elettorale. A giugno <em>Axios </em>rilevava che quattro candidati progressisti da lei sostenuti nelle primarie democratiche avevano ottenuto vittorie nette, trasformandola in una sorta di <em>queenmaker</em> della sinistra democratica mentre valutava le proprie opzioni per il 2028.</p>



<p>E il dato più interessante arriva dal <strong>New Hampshire</strong>. <a href="https://scholars.unh.edu/survey_center_polls/983/">Un sondaggio della University of New Hampshire</a> pubblicato il 22 luglio tra 648 probabili elettori democratici delle primarie del 2028 attribuiva ad AOC<strong> il 22% delle preferenze.</strong> Il dato la collocava nel gruppo di testa del campo democratico, a dimostrazione del fatto che <strong>il suo nome non appartiene più soltanto alla nicchia della sinistra progressista </strong>ma è già competitivo, almeno in una prima rilevazione statale, nella discussione sulla futura nomination. Naturalmente è ancora troppo presto per trasformare quel 22% in una previsione elettorale. Il sondaggio riguarda un solo Stato e una primaria lontana quasi due anni.</p>



<p>Ma la domanda è ormai legittima: <strong>AOC può davvero diventare presidente degli Stati Uniti?</strong> E, prima ancora, che cosa significa oggi essere &#8220;socialista&#8221; dentro il Partito democratico?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal &#8220;woke&#8221; alla classe: AOC sta cambiando pelle?</strong></h2>



<p>Il passaggio più significativo delle ultime settimane è probabilmente quello che riguarda il passato.</p>



<p>In un&#8217;intervista ad <em>ABC</em>, Ocasio-Cortez ha preso le distanze dalla fase che oggi definisce &#8220;Woke 1&#8221;, arrivando a descriverla come &#8220;folle&#8221;. Il riferimento riguarda soprattutto alcune delle posizioni che avevano caratterizzato una parte della sinistra democratica all&#8217;inizio degli anni Venti, dalla questione della polizia alla decarcerazione, fino ad alcune posizioni radicali sui temi sociali e sull&#8217;immigrazione. Un tentativo di riscrivere il rapporto con quella fase e di rendere il messaggio progressista più competitivo davanti a un elettorato più ampio. La prima AOC aveva costruito una parte enorme della propria notorietà sulla capacità di portare al Congresso <strong>un nuovo linguaggio della sinistra</strong>: disuguaglianza, cambiamento climatico, potere delle <em>corporation,</em> diritti delle minoranze, sanità universale e critica del capitalismo.</p>



<p>La AOC del 2026 sembra invece più interessata a <strong>come trasformare quelle battaglie in una coalizione elettorale abbastanza larga da conquistare il potere. </strong>La differenza è sostanziale. Il problema della sinistra americana, infatti, non è necessariamente che le singole politiche progressiste siano impopolari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.guim.co.uk/img/media/e0473e1fbedf4694a8a89e5312ce4636ca705e63/414_0_5202_4160/master/5202.jpg?width=880&amp;dpr=2&amp;s=none&amp;crop=none" alt=""/></figure>



<p><a href="https://www.reuters.com/world/us/democrats-lead-republicans-economy-trump-approval-falls-reutersipsos-poll-finds-2026-08-03/">Un sondaggio Reuters/Ipsos </a>condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto mostra che il 64% degli elettori indipendenti sostiene l&#8217;aumento delle tasse sui ricchi e sulle grandi <em>corporation </em>e il 60% sostiene un sistema di assistenza sanitaria finanziato dal governo. Ma la stessa rilevazione evidenzia una distanza molto più grande quando entra in gioco l&#8217;etichetta politica: il 43% degli indipendenti afferma di essere meno propenso a votare per un candidato identificato come &#8220;<strong><em>democratic socialist</em></strong>&#8220;.</p>



<p>È qui che si trova una delle contraddizioni centrali della nuova sinistra americana. Il problema non è necessariamente ciò che propone. <strong>È il marchio politico con cui lo propone. </strong>La difficoltà è anche semantica. Secondo un precedente sondaggio Reuters/Ipsos di luglio, soltanto il 49% degli americani dice di comprendere le politiche del <em>democratic socialism</em>, mentre il 47% ammette di non comprenderle. Il risultato è un paradosso: alcune delle politiche associate alla sinistra economica possono ottenere consensi relativamente larghi, mentre <strong>la definizione di &#8220;socialista democratico&#8221; continua a generare diffidenza.</strong> Un sondaggio Washington Post-Ipsos pubblicato a fine luglio ha fornito un&#8217;altra fotografia ancora più netta: il 55% degli americani ha dichiarato che non prenderebbe in considerazione il voto per un candidato democratico socialista alla presidenza, contro il 39% che lo prenderebbe in considerazione. Tra gli indipendenti il rifiuto arrivava al 54%.</p>



<p>AOC sembra aver individuato precisamente questo problema.</p>



<p>Il tentativo di archiviare il &#8220;Woke 1&#8221; non significa necessariamente che abbia abbandonato le proprie convinzioni progressiste. Può essere letto, più prudentemente, come uno sforzo per separare <strong>il populismo economico della sinistra dal suo passato culturale più radicale</strong>. Sanità, abitazioni, salari, tasse sui miliardari, costo della vita e potere dei lavoratori possono parlare anche a elettori che non si definirebbero mai socialisti. Le battaglie culturali più controverse sono invece molto più difficili da trasformare in una piattaforma presidenziale maggioritaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso degli ovociti: il personale è politico</h2>



<p><strong>Anche la vicenda del congelamento degli ovociti va letta dentro questa trasformazione. </strong>La deputata ha raccontato sui social il percorso che sta affrontando, compresa la parte fisica della procedura e le questioni economiche a essa connesse. La vicenda ha immediatamente generato una discussione politica sulla fertilità, sulla maternità e sul rapporto tra carriera e vita privata.</p>



<p>La reazione è stata trasversale. Il <em>Wall Street Journal</em> ha sottolineato come la pubblicizzazione della procedura abbia prodotto reazioni anche fuori dal tradizionale perimetro democratico, con critiche conservatrici ma anche forme di sostegno provenienti da <strong>donne conservatrici</strong>. È interessante perché il tema consente alla sinistra di <strong>spostare la discussione sulla salute riproduttiva</strong> oltre il terreno, ormai tradizionale, dell&#8217;<strong>aborto</strong>. Entrano in campo fertilità, costi delle procedure, maternità ritardata, carriera professionale e possibilità di scegliere quando avere figli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/231006100006-alexandria-ocasio-cortez-file-012623.jpg?c=original" alt=""/></figure>



<p>La deputata ha dichiarato che la decisione di congelare i suoi ovuli ha richiesto tempo “per essere ponderata, valutata e per la quale è stato necessario risparmiare”. Ciò non sorprende: <strong>un singolo ciclo di congelamento degli ovociti, comprensivo di stimolazione ormonale e procedura di prelievo, costa in media circa 16.000 dollari.</strong> La copertura assicurativa sanitaria per interventi chirurgici non urgenti non è diffusa, il che significa che molte donne devono sostenere questi costi di tasca propria. Le spese di magazzinaggio e le tasse ricorrenti possono far lievitare ulteriormente il conto. “La mia assicurazione non copre nemmeno un centesimo di questa procedura”, ha dichiarato Ocasio-Cortez sui social media a proposito del suo intervento di congelamento degli ovuli. In effetti, la copertura assicurativa sanitaria per la crioconservazione degli ovuli a scopo terapeutico è ancora l’eccezione piuttosto che la regola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero test: può il socialismo democratico diventare maggioranza?</h2>



<p>La crescita della sinistra socialista americana è reale. La <strong>Democratic Socialists of America</strong>, organizzazione alla quale AOC è stata associata fin dall&#8217;inizio della sua ascesa nazionale, dichiara oggi più di 100mila membri e una presenza in tutti i 50 Stati. <em>Reuters</em> ha riportato a luglio che l&#8217;organizzazione dichiarava oltre 100mila iscritti e aveva appoggiato più di 150 candidati nel 2026, con 38 vittorie elettorali ottenute fino a quel momento.</p>



<p>Il fenomeno, quindi, non è più confinato a <strong>Bernie Sanders</strong> e AOC. È diventato una rete organizzativa. <strong>New York</strong> è naturalmente il laboratorio più evidente. Ma le primarie del 2026 stanno mostrando che la sinistra progressista cerca di estendere quel modello anche fuori dalle roccaforti urbane. Il caso più significativo è il <strong>Michigan</strong>, dove <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">Abdul El-Sayed</a></strong> ha conquistato la nomination democratica per il Senato con una piattaforma fortemente progressista, centrata tra l&#8217;altro sul <em>Medicare for All</em>. Un possibile test della direzione che il Partito democratico potrebbe prendere in vista del 2028.</p>



<p>Ma il quadro non è affatto lineare. In <strong>Wisconsin</strong>, per esempio, la democratica moderata David Crowley ha sconfitto la socialista <strong>Francesca Hong</strong> nelle primarie per la candidatura a governatore. Un contrappeso alle recenti vittorie della sinistra: il movimento progressista è forte, ma non domina automaticamente le primarie democratiche nemmeno in Stati dove la sua agenda può trovare terreno fertile.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ-peWessowRwGm9T9bpy8MXYejr-BwnzaLy0DzPqf0QQ&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il sondaggio Washington Post-Ipsos lo dimostra con chiarezza: il 75% dei democratici prenderebbe in considerazione il voto per un <em>democratic socialist</em> alla presidenza, ma questa disponibilità scende drasticamente quando si guarda all&#8217;elettorato nel suo complesso. <strong>E il problema per AOC è quindi costruire una coalizione molto più ampia della sua base naturale.</strong> Giovani progressisti, elettori urbani e attivisti sono il punto di partenza. Non sono però sufficienti per arrivare a 270 grandi elettori. Il vero banco di prova resta la capacità di parlare agli elettori della <em>working class</em>, agli indipendenti e alle comunità nere e latine fuori dalle grandi roccaforti liberal.</p>



<p>Il nuovo calendario delle primarie democratiche rende questa questione ancora più importante.</p>



<p>Il DNC ha stabilito che <strong>la stagione delle primarie presidenziali del 2028 partirà dal South Carolina il 22 gennaio,</strong> seguita da Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia. La scelta attribuisce maggiore peso fin dall&#8217;inizio agli elettori neri, latini e sindacalizzati. Per AOC è una sfida enorme. Essere competitiva in New Hampshire è un segnale interessante. Ma una candidata democratica che voglia conquistare la <em>nomination</em> dovrà dimostrare di poter costruire rapporti politici anche con l&#8217;elettorato nero della South Carolina, con i latini del Nevada e del New Mexico e con il mondo sindacale del Michigan. È un tipo di coalizione diverso da quello che ha reso AOC una star nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 2028: candidata alla Casa Bianca o futura senatrice?</h2>



<p>La sua posizione pubblica rimane compatibile con diverse possibilità per il 2028, compresa quella di una <strong>candidatura al Senato</strong> contro <strong>Chuck Schumer</strong>. Ocasio-Cortez non ha escluso una candidatura alla presidenza e le sue azioni non hanno fatto altro che alimentare le voci di una sua possibile campagna elettorale sotto copertura. L&#8217;anno scorso ha accompagnato il suo mentore, il senatore indipendente <strong>Bernie Sanders</strong>, nel un tour &#8220;<a href="https://it.insideover.com/politica/al-coachella-2025-e-nata-una-stella-ha-83-anni-e-si-chiama-bernie-sanders.html">Lotta all&#8217;oligarchia</a>&#8221; che ha attirato folle immense. Più recentemente, ha attraversato il Paese in lungo e in largo per sostenere candidati progressisti, accrescendo ulteriormente la sua notorietà a livello nazionale.</p>



<p>Dal punto di vista strategico, non annunciare nulla è probabilmente la scelta più razionale. Una candidatura presidenziale annunciata troppo presto trasformerebbe ogni sua dichiarazione in una dichiarazione da candidata. Restare formalmente fuori dalla corsa le permette invece di costruire influenza, sostenere candidati, testare messaggi e osservare come cambierà il Partito democratico dopo le <strong>elezioni di midterm</strong>. Il sondaggio del New Hampshire è incoraggiante, ma non risolve il problema.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.newyorker.com/photos/67e1ae59049bc18e12668ab5/16:9/w_1920,c_limit/Witt-Bernie-AOC.jpg" alt=""/></figure>



<p>Le <strong>primarie democratiche</strong> per la presidenza del 2028 si preannunciano affollate e combattute. Se Ocasio-Cortez si candidasse, potrebbe dover affrontare la concorrenza del collega progressista <strong>Ro Khanna </strong>della California, oltre a pesi massimi del partito. Alcuni democratici, ancora scottati dalle sconfitte di Clinton e Harris nel 2016 e nel 2024, potrebbero essere restii a candidarla per una questione di opportunità, se ritengono che gli Stati Uniti non siano ancora pronti a eleggere la loro prima presidente donna.</p>



<p>La deputata si trova poi ad affrontare un altro ostacolo potenziale. I democratici centristi sostengono da tempo che l&#8217;ala socialista democratica del partito potrebbe avere successo tra gli <strong>elettori bianchi con un&#8217;istruzione universitaria</strong>, ma fatica a entrare in sintonia con le <strong>comunità afroamericane</strong>, citando le primarie in cui i candidati progressisti emergenti hanno incontrato una netta resistenza. Il che potrebbe essere un ostacolo-quasi-insormontabile.</p>
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		<title>La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 22:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La rivolta americana contro l’AI: Data center, bollette e territorio: nasce un nuovo fronte populista contro la Silicon Valley.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per anni i <strong>data center</strong> sono stati l&#8217;infrastruttura invisibile dell&#8217;economia digitale americana: enormi edifici pieni di server, lontani dall&#8217;immaginario politico quanto i cavi sottomarini o le centrali elettriche. Poi è arrivata l&#8217;intelligenza artificiale. E improvvisamente quei capannoni industriali sono diventati il luogo fisico nel quale si concentra una delle più grandi trasformazioni economiche e tecnologiche del nostro tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.maps.com/app/uploads/2025/12/article-data-centers-full-map-nr-2048x1325.webp" alt=""/></figure>



<p>Il problema è che, per costruire l&#8217;America dell&#8217;AI, servono terra, energia, acqua e nuove infrastrutture. E quando la corsa alla potenza di calcolo arriva nei quartieri, nelle contee rurali e nelle periferie, la promessa astratta dell&#8217;innovazione si trasforma in una domanda molto concreta: <strong>chi paga il prezzo della rivoluzione tecnologica?</strong> È qui che nasce uno dei fenomeni politici più interessanti del 2026 americano: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">il populismo anti-data center</a></strong>. Un movimento ancora frammentato, ma capace di mettere nello stesso spazio politico ambientalisti progressisti, conservatori anti-establishment, comunità rurali, attivisti anti-AI e cittadini semplicemente preoccupati per le proprie bollette.</p>



<p>Il primo elemento da capire è che la protesta non nasce necessariamente da un rifiuto ideologico dell&#8217;intelligenza artificiale. In molti casi nasce da qualcosa di molto più semplice: la percezione che un&#8217;azienda privata stia arrivando in una comunità e chiedendo <strong>accesso a risorse</strong> che fino a quel momento appartenevano alla collettività. L&#8217;espansione dell&#8217;AI ha moltiplicato la domanda di infrastrutture informatiche. I grandi modelli richiedono enormi capacità di calcolo e, di conseguenza, grandi quantità di energia. I data center hanno inoltre bisogno di sistemi di raffreddamento, collegamenti alla rete elettrica, terreni e infrastrutture di supporto. Il risultato è una <strong>nuova geografia dell&#8217;AI americana</strong>. Non più soltanto Silicon Valley, Seattle o i grandi hub tecnologici, ma Georgia, Texas, Virginia, Michigan, Utah, Florida e decine di altre aree nelle quali <strong>l&#8217;arrivo di un gigantesco complesso industriale può modificare il rapporto tra una comunità e il proprio territorio.</strong></p>



<p>In <strong>Georgia</strong>, per esempio, gli attivisti locali hanno iniziato a studiare l&#8217;impatto dei progetti sulla rete elettrica, sulle falde acquifere e sull&#8217;utilizzo del territorio. In alcuni casi la protesta è partita da gruppi ambientalisti; successivamente sono arrivati conservatori, cittadini indipendenti e organizzazioni nazionali. È un passaggio politicamente significativo. Perché il vecchio conflitto industriale americano aveva una struttura relativamente semplice: ambientalisti contro industria, sindacati contro imprese, comunità contro grandi aziende. <strong>Il conflitto sui data center è invece molto più fluido</strong>. In <strong>Utah</strong>, ad esempio, la contestazione di un grande progetto di data center è esplosa in uno Stato particolarmente sensibile alla questione delle risorse idriche. La pressione degli abitanti ha contribuito a ridimensionare il progetto, trasformando una questione apparentemente tecnica in un caso politico nazionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRKfIeMm4Yo_3sCjPTkdZIAXVa_m_mSkP4L9Df0U-j2oAkuLVwN1jGxQuE&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Un cittadino conservatore può contestare un data center perché teme che aumenterà la bolletta elettrica. Un ambientalista può farlo perché teme il consumo di acqua. Un proprietario terriero perché non vuole una gigantesca struttura vicino casa. Un populista di destra perché vede nell&#8217;AI l&#8217;ennesimo progetto imposto dalle élite tecnologiche. Un progressista perché considera i data center il simbolo della concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche corporation.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Motivazioni diverse, conclusione politica uguale</h2>



<p>Secondo un&#8217;analisi di <em><a href="https://www.carbon-direct.com/press/carbon-direct-releases-new-analysis-of-community-opposition-to-ai-data-center-development">Carbon Direct</a></em>, tra gennaio 2024 e maggio 2026 almeno 46 progetti di data center legati all&#8217;AI sono stati pubblicamente ritardati, ritirati o cancellati dopo opposizioni locali, per un valore annunciato complessivo di circa 170 miliardi di dollari distribuiti in 20 Stati. <strong>Nel primo trimestre del 2026 ben 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari, hanno incontrato opposizione.</strong> E le banche hanno iniziato a considerare il consenso locale, le autorizzazioni e il rischio di cancellazione come elementi rilevanti nella valutazione finanziaria dei progetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La parola alle comunità</h2>



<p>Uno degli esempi più evidenti è <strong>Amy Kremer</strong>, attivista conservatrice legata al movimento <strong>Tea Party</strong> e già tra le figure coinvolte nell&#8217;organizzazione del raduno di Washington del 6 gennaio 2021. Nel 2026 Kremer è diventata presidente di <strong>Humans First</strong>, organizzazione impegnata contro l&#8217;espansione incontrollata dei data center e dell&#8217;AI. <strong>La sua posizione è interessante proprio perché non coincide con quella di molti oppositori progressisti. </strong>Kremer non chiede necessariamente un divieto nazionale dei data center. La sua impostazione è quella del controllo locale: le comunità devono avere il diritto di decidere se vogliono o meno ospitare queste strutture.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.insider.com/6a41709e360acd489560ca82?width=700" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Amy Kremer</figcaption></figure>
</div>


<p>È una posizione profondamente populista perché sposta il centro del problema dalla domanda &#8220;l&#8217;AI è buona o cattiva?&#8221; alla domanda &#8220;chi decide?&#8221;. Ed è esattamente questo il punto nel quale destra e sinistra possono incontrarsi. Da una parte ci sono esponenti progressisti come <strong>Bernie Sanders</strong> e <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, che hanno sostenuto l&#8217;idea di una <strong>moratoria federale sui nuovi data center</strong>. Dall&#8217;altra ci sono esponenti della destra populista che accusano la Silicon Valley di voler utilizzare il peso economico e politico delle proprie corporation per imporre le proprie priorità alle comunità locali.</p>



<p>Non significa che esista una nuova alleanza strutturata tra destra e sinistra. Significa qualcosa di più interessante: <strong>esiste un terreno comune di sfiducia verso Big Tech</strong>. E questo terreno rischia di diventare elettoralmente rilevante.</p>



<p>Le proteste nazionali del 18 luglio hanno rappresentato un salto di scala. Secondo <em>Reuters</em>, gli oppositori dei data center hanno organizzato <strong>142 manifestazioni in 42 Stati,</strong> trasformando per la prima volta la protesta contro l&#8217;espansione delle infrastrutture AI in una mobilitazione nazionale coordinata. Perché il populismo ha bisogno di un racconto semplice, di un avversario riconoscibile e di una comunità che si percepisca esclusa dai processi decisionali.</p>



<p>Per comprendere quanto sia cambiata la politica americana bisogna guardare anche all&#8217;evoluzione della destra. Per anni il <strong>Partito Repubblicano</strong> ha avuto un <strong>rapporto ambivalente con Big Tech</strong>. La destra populista ha spesso accusato Google, Meta, Apple e altre grandi società tecnologiche di censura, progressismo culturale e abuso del potere monopolistico. Ma contemporaneamente l&#8217;industria tecnologica rappresentava uno dei motori dell&#8217;economia americana e dell&#8217;innovazione nazionale. L&#8217;AI sta rendendo questa contraddizione molto più difficile da gestire.</p>



<p>In questo senso è significativo il percorso di figure come <strong>Joe Allen</strong>, commentatore anti-tecnologico diventato vicino all&#8217;area di <strong>Steve Bannon</strong>. La sua critica all&#8217;AI si inserisce in una corrente di pensiero nella quale la tecnologia viene letta come uno strumento attraverso cui un&#8217;élite economica può aumentare il proprio controllo sulla società. <em>WIRED</em> ha raccontato questo ambiente politico descrivendo il movimento contro i data center come uno dei più insoliti punti d&#8217;incontro tra populismo di destra e ambientalismo progressista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.wired.com/photos/6a6a26026e7818d8fecc99a1/master/w_1920,c_limit/20260719-MattEich-0260-toned.jpg" alt="" style="width:654px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Joe Allen</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Quando il problema tocca le bollette</h2>



<p>Se c&#8217;è un elemento capace di trasformare l&#8217;AI da questione tecnologica a questione elettorale, è probabilmente l&#8217;<strong>energia</strong>. Gli americani possono avere opinioni molto diverse su ChatGPT, robot umanoidi o automazione del lavoro. Ma se una nuova infrastruttura viene percepita come responsabile dell&#8217;aumento delle bollette, il discorso cambia immediatamente. La costruzione di grandi data center richiede nuova capacità elettrica e nuove infrastrutture. Questo significa investimenti nella rete, nuove connessioni, generazione aggiuntiva e, in alcuni casi, discussioni sulla ripartizione dei costi tra aziende e consumatori. Il rischio politico è evidente: se gli investimenti necessari per sostenere il boom dell&#8217;AI vengono trasferiti, direttamente o indirettamente, sulle famiglie, il beneficio dell&#8217;innovazione rischia di essere percepito come privato mentre il costo diventa pubblico. <a href="https://arxiv.org/abs/2608.09882">Un&#8217;analisi pubblicata recentemente</a> evidenzia proprio come gli impatti economici e ambientali dei data center dipendano non soltanto dalla tecnologia utilizzata all&#8217;interno delle strutture, ma dal sistema energetico, idrico e territoriale nel quale vengono inseriti.</p>



<p>La questione diventa ancora più delicata per l&#8217;amministrazione Trump. Il progetto politico dell&#8217;<strong>America First</strong> può entrare in collisione con la corsa all&#8217;AI se quest&#8217;ultima viene percepita come un processo che privilegia le corporation globali rispetto alle comunità americane. La Casa Bianca considera la leadership tecnologica americana una componente fondamentale della competizione con la Cina. Ma la mobilitazione anti-data center introduce una domanda difficile: <strong>leadership per chi?</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più importanti della nuova protesta è che non nasce principalmente a Washington. Nasce nei consigli comunali, nelle assemblee di contea, nelle commissioni urbanistiche, nelle riunioni pubbliche e nelle campagne per i referendum locali. È esattamente ciò che accadde con il Tea Party, con l&#8217;ambientalismo locale, con le battaglie contro l&#8217;immigrazione e con molte delle mobilitazioni che hanno trasformato questioni territoriali in identità politiche nazionali. L&#8217;AI sta diventando rapidamente <strong>una questione elettorale nazionale</strong>. Il <em>New Yorker</em> ha recentemente osservato che l&#8217;espansione dei data center è ormai entrata nel dibattito politico in vista delle <strong>elezioni di midterm</strong>, con una maggioranza significativa degli americani contraria alla presenza di queste infrastrutture nelle proprie comunità.</p>



<p>Milioni di americani stanno iniziando a chiedersi se la rivoluzione tecnologica venga costruita <strong>con loro o sopra di loro</strong>. Ed è questa domanda, molto più del destino di un singolo data center, a poter rimodellare la politica americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa, l&#8217;incubo Dem: tra mini-Mamdani e superprogressisti alla Ocasio-Cortez, rischio sconfitta a novembre e nel 2028</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tra-mini-mamdani-e-aoc-i-dem-rischiano-alle-midterm-e-si-giocano-il-2028.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:34:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni di medio-termine]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="860" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Partito Democratico americano si sta aprendo una faglia sempre più evidente: le figure nuove ed entusiasmanti sono le più divisive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-mini-mamdani-e-aoc-i-dem-rischiano-alle-midterm-e-si-giocano-il-2028.html">Usa, l&#8217;incubo Dem: tra mini-Mamdani e superprogressisti alla Ocasio-Cortez, rischio sconfitta a novembre e nel 2028</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="860" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel <strong>Partito Democratico americano</strong> si sta aprendo una faglia sempre più evidente. Non è più soltanto il tradizionale conflitto tra moderati e progressisti, né la vecchia dialettica tra l’establishment clintoniano e la sinistra sandersiana. Oggi la tensione attraversa il partito in forme nuove, territoriali e culturali insieme: da una parte la crescita dei cosiddetti “<strong>mini-Mamdani</strong>”, amministratori e candidati locali che spingono un’agenda urbana radicale fondata su <strong>affitti calmierati, Welfare municipale e redistribuzione aggressiva;</strong> dall’altra la centralità simbolica e mediatica di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, ormai trasformata in una figura nazionale capace di mobilitare milioni di elettori ma anche di polarizzare profondamente il Paese. Il problema, per i democratici, è che entrambe queste forze sono oggi indispensabili — e contemporaneamente destabilizzanti.</p>



<p>La vittoria e poi l’ascesa amministrativa di <strong>Zohran Mamdani</strong> a New York hanno accelerato un processo che covava da anni dentro la coalizione democratica. Mamdani, socialista democratico, ha costruito la sua popolarità attorno a un’agenda estremamente concreta: congelamento degli affitti, autobus gratuiti, asili universali, supermercati municipali, aumento della tassazione sui ricchi e forte intervento pubblico sul costo della vita urbana. La novità non sta soltanto nelle proposte. Sta nel fatto che <strong>questa piattaforma, fino a pochi anni fa confinata alla sinistra movimentista, oggi riesce a vincere elezioni in grandi città americane.</strong> E soprattutto riesce a parlare a una generazione urbana che considera il capitalismo contemporaneo incapace di garantire casa, trasporti, sanità e stabilità economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come nasce un mini-Mamdani</h2>



<p>È qui che nascono i “mini-Mamdani”. Non esiste una corrente formalmente organizzata, ma nella stampa progressista e negli ambienti democratici l’etichetta viene ormai usata per descrivere <strong>una nuova generazione di candidati urbani </strong>che replicano il modello politico del sindaco di New York: socialismo municipale, comunicazione digitale aggressiva, focus sul costo della vita e forte retorica anti-élite.</p>



<p>Tra i nomi più citati c’è <strong>Chris Rabb</strong>, che ha appena vinto una primaria democratica in Pennsylvania sostenuto da <em>Democratic Socialists of America </em>e <em>Justice Democrats </em>con un programma basato su reddito universale, sanità pubblica e supermercati municipali. La sua vittoria viene letta negli Stati Uniti come una delle prime estensioni “fuori New York” del modello Mamdani. Ma il fenomeno riguarda anche consiglieri comunali e attivisti in città come <strong>Chicago, Philadelphia, Seattle e Los Angeles:</strong> candidati giovani, multietnici, altamente presenti sui social, che parlano meno di “rivoluzione socialista” e molto di più di affitti, <em>childcare</em>, trasporto pubblico e bollette. In sostanza, i mini-Mamdani stanno trasformando il socialismo democratico americano da linguaggio universitario a politica amministrativa urbana.</p>



<p>Il punto cruciale è che questo messaggio attecchisce perché si collega alla <strong>crisi concreta delle metropoli american</strong>e. In molte città governate dai democratici vivere è diventato economicamente insostenibile anche per laureati e lavoratori qualificati. L’esplosione degli affitti e del costo dei servizi ha aperto uno spazio politico che il liberalismo moderato non riesce più a occupare.</p>



<p>Ma proprio qui emerge anche il problema. <strong>La traduzione amministrativa di questo programma si sta rivelando molto più difficile della sua narrazione elettorale. </strong>Negli ultimi mesi, una parte della stampa americana ha iniziato a raccontare le difficoltà della nuova amministrazione Mamdani: tensioni sul bilancio cittadino, accuse di spesa eccessiva e necessità di trattare con il mondo finanziario di Wall Street. Persino il <em>Wall Street Journal</em> ha raccontato gli incontri tra Mamdani e figure simbolo del capitalismo americano come <strong>Jamie Dimon </strong>e <strong>David Solomon</strong>, segnale di quanto anche i nuovi socialisti urbani siano costretti a confrontarsi con la realtà economica della città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ed è qui che entra in scena AOC</h2>



<p>Se Mamdani rappresenta la municipalizzazione del socialismo democratico, <strong>Alexandria Ocasio-Cortez </strong>incarna invece la sua nazionalizzazione simbolica. Negli ultimi mesi AOC ha alzato ulteriormente il livello dello scontro ideologico. In una recente intervista diventata virale ha dichiarato che “non si può guadagnare un miliardo di dollari”, sostenendo che le immense fortune americane derivino da squilibri di potere, sfruttamento del lavoro e concentrazione economica. Allo stesso tempo, durante la Conferenza di Monaco sulla sicurezza, ha accusato <strong>Donald Trump</strong> di voler inaugurare una “età dell’autoritarismo”, sostenendo che le disuguaglianze economiche globali alimentino il populismo di destra e che il Partito Democratico debba tornare a una “<em>working-class centered politics</em>”, cioè a una politica centrata sulla classe lavoratrice. Queste uscite sono importanti perché mostrano la trasformazione definitiva di AOC <strong>da semplice deputata progressista a figura ideologica nazionale. </strong>Non parla più soltanto di tasse o Green New Deal. Oggi interviene su geopolitica, sicurezza internazionale, capitalismo globale, guerra, redistribuzione e futuro della democrazia americana. E soprattutto lo fa con un linguaggio fortemente moralizzato e polarizzante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una centralità che inquieta l’establishment democratico</h2>



<p>Perché AOC riesce contemporaneamente in due operazioni politiche apparentemente incompatibili: <strong>spostare il partito a sinistra</strong> e diventare una delle figure più popolari della base democratica. Un sondaggio recente la colloca già tra i nomi più forti in vista delle primarie presidenziali del 2028. Non a caso negli Stati Uniti è già iniziata la discussione sul dopo-Bernie Sanders. Secondo <em>Axios</em>, il confronto emergente dentro l’ala progressista sarebbe ormai tra AOC e <strong>Ro Khanna</strong>: “<em>Old Bernie vs New Bernie</em>”. Il problema, per i democratici moderati, è che <strong>più AOC cresce come figura nazionale, più aumenta anche la sua tossicità elettorale</strong> nei segmenti suburbani e indipendenti che decidono le elezioni presidenziali.</p>



<p>I repubblicani hanno compreso perfettamente il meccanismo. Ogni candidato progressista viene immediatamente descritto come una “versione locale di AOC”: socialista, anti-capitalista, ostile alla polizia, favorevole a tasse aggressive e troppo distante dall’America moderata. Eppure il partito non può marginalizzarla davvero. Dopo il logoramento della leadership bideniana e l’invecchiamento dell’establishment democratico, <strong>AOC è una delle pochissime figure capaci di generare entusiasmo autentico.</strong> Nessun altro dirigente democratico possiede oggi la stessa capacità di fundraising online, mobilitazione giovanile e presenza mediatica. <strong>Per questo il Partito Democratico si trova stretto tra mini-Mamdani e AOC.</strong></p>



<p>I primi rappresentano la pressione dal basso delle città democratiche, dove il costo della vita sta radicalizzando una nuova generazione urbana. La seconda rappresenta il volto nazionale di quella trasformazione: una figura capace di sintetizzare identità progressista, populismo economico e mobilitazione digitale. Ma queste due spinte rischiano di allontanare il partito dal centro elettorale americano.</p>



<p>Perché gli Stati Uniti non sono Brooklyn. Le politiche che funzionano politicamente a New York o San Francisco possono diventare un’arma potentissima per i repubblicani in Pennsylvania, Wisconsin o Arizona. Ed è proprio qui che Trump e il GOP stanno costruendo la loro strategia: presentare i democratici come il partito delle élite urbane radicali concentrate su redistribuzione, welfare e sperimentazione ideologica mentre l’America “normale” teme inflazione, criminalità e declino economico.</p>



<p>La vera domanda, allora, è se il Partito Democratico riuscirà a trasformare questa energia in un progetto nazionale credibile senza perdere il centro moderato. Perché oggi la sinistra democratica americana non appare più come una corrente marginale. Sta diventando, pezzo dopo pezzo, il linguaggio politico dominante delle grandi città americane — e AOC ne è ormai il simbolo nazionale più potente.</p>



<p>Il Partito Democratico americano rischia di arrivare al 2028 con una <strong>contraddizione irrisolta</strong> che potrebbe già esplodere nelle elezioni di novembre: la crescente distanza tra la sua base urbana progressista e il resto dell’elettorato nazionale. Il punto decisivo è che oggi la sinistra democratica non è più una minoranza rumorosa ma marginale. È diventata la componente più energica, organizzata e culturalmente dominante del partito nelle grandi città. E questa trasformazione potrebbe produrre due effetti opposti: rilanciare i democratici dopo gli anni difficili del post-Biden oppure spingerli verso una radicalizzazione percepita che favorirebbe i repubblicani.</p>



<p><strong>A novembre si vedrà già il primo test reale.</strong></p>



<p>Nelle elezioni locali e congressuali del 2026 il tema centrale sarà probabilmente il costo della vita. Ed è qui che i “mini-Mamdani” potrebbero avanzare ulteriormente. In molte città democratiche il modello moderato tradizionale è in crisi: gli elettori vedono amministrazioni che spendono molto ma non riescono a contenere affitti, criminalità, <em>homelessness </em>e pressione fiscale. Questo apre spazio a candidati progressisti che promettono interventi più aggressivi.</p>



<p>Se i mini-Mamdani dovessero vincere nuove primarie democratiche in città e distretti urbani, il messaggio politico sarebbe enorme: significherebbe che il futuro della base democratica appartiene sempre meno al liberalismo moderato e sempre più a una forma americana di socialdemocrazia urbana.</p>



<p>Ma qui emerge il rischio immediato per il partito. <strong>Ogni avanzata progressista nelle grandi città rischia di produrre una contro-mobilitazione suburbana e rurale. </strong>I repubblicani stanno già preparando una narrativa molto precisa: associare ogni democratico, anche moderato, a Ocasio-Cortez e ai nuovi sindaci progressisti. Per il GOP il messaggio è semplice: “Guardate New York, San Francisco, Chicago. Questo è il futuro democratico”. Criminalità, costo degli affitti, crisi migratoria urbana e tensioni sociali verranno utilizzati come prove del “fallimento progressista”. Se a novembre i democratici perderanno terreno nei sobborghi o negli <em>swing states</em>, dentro il partito esploderà una guerra interna violentissima.</p>



<p>I moderati diranno che AOC e i mini-Mamdani stanno trasformando il partito in qualcosa di troppo radicale per l’America media. I progressisti risponderanno invece che il centrismo ha fallito, che l’era Biden non ha risolto il problema del costo della vita e che solo una piattaforma economica più aggressiva può mobilitare giovani e working class.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario per il 2028</h2>



<p><strong>Per la prima volta dopo anni, il Partito Democratico potrebbe arrivare alle primarie senza una leadership naturale.</strong> L’era Biden sarà definitivamente chiusa e la vecchia generazione clintoniana-obamiana apparirà esaurita. In questo vuoto, AOC potrebbe diventare molto più di una leader mediatica: potrebbe trasformarsi nel punto di riferimento nazionale dell’intera ala progressista. La domanda non è più se possa influenzare il partito. Lo sta già facendo. La vera domanda è se possa conquistarlo.</p>



<p>Ci sono tre scenari realistici. <strong>Primo scenario</strong>: AOC si candida direttamente nel 2028. Sarebbe la scelta più traumatica ma anche la più coerente con l’evoluzione attuale. AOC potrebbe presentarsi come la candidata della “working-class multirazziale”, combinando populismo economico, diritti civili, welfare aggressivo e critica alle élite finanziarie. In questo caso il partito vivrebbe una dinamica simile a quella vissuta dai repubblicani con Trump nel 2016: una figura inizialmente considerata troppo divisiva che però domina il dibattito grazie a una capacità superiore di mobilitazione mediatica e militante. <strong>Il problema è che AOC entusiasma enormemente una parte dell’America e ne spaventa un’altra. </strong>Potrebbe aumentare l’affluenza giovanile e urbana ma anche provocare una gigantesca mobilitazione conservatrice.</p>



<p><strong>Secondo scenario</strong>: nasce un compromesso “post-AOC”. In questo caso il partito sceglierebbe una figura meno polarizzante ma capace di assorbire parte dell’agenda progressista. Qui entrano nomi come <strong>Ro Khanna </strong>o altri democratici progressisti più pragmatici. L’obiettivo sarebbe mantenere l’energia della sinistra senza spaventare gli indipendenti suburbani. In pratica: redistribuzione economica sì, ma con toni meno ideologici e meno conflittuali di AOC. Questo è probabilmente lo scenario preferito dall’establishment democratico. Ma potrebbe non bastare. Perché la base progressista americana sta diventando sempre meno disposta ad accettare compromessi moderati.</p>



<p><strong>Terzo scenario</strong>: reazione moderata e ritorno al centro. Se a novembre i democratici dovessero subire sconfitte pesanti attribuite alla radicalizzazione urbana, il partito potrebbe reagire tentando una restaurazione centrista. <strong>Governatori moderati, figure tecnocratiche e democratici pragmatici proverebbero a riconquistare il controllo del partito</strong> promettendo sicurezza, crescita economica e distanza dalla sinistra identitaria. Il problema è che questo scenario presenta un rischio enorme: spegnere completamente l’entusiasmo della base giovane.</p>



<p></p>
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		<title>Zohran Mamdani, socialista e musulmano: &#8220;rischia&#8221; di diventare sindaco di New York</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/zohran-mamdani-socialista-e-musulmano-rischia-di-diventare-sindaco-di-new-york.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 12:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=475545</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="934" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-600x292.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-1024x498.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-1536x747.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il profilo del candidato dem per la corsa a sindaco di New York che pone una serie di sfide, soprattutto interne ai democratici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/zohran-mamdani-socialista-e-musulmano-rischia-di-diventare-sindaco-di-new-york.html">Zohran Mamdani, socialista e musulmano: &#8220;rischia&#8221; di diventare sindaco di New York</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="934" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-600x292.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-1024x498.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025062512143545_9b67967675aefa0d54d7c39bd9e35d2a-e1750854877485-1536x747.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questa notte a New York è accaduto qualcosa di epocale, sebbene la notizia sia stata vittima del fuoco amico delle tensioni con l’Iran. <strong>Zohran Mamdani</strong>, esponente dell’ala socialista del Partito Democratico e voce critica dell’establishment finanziario e della politica estera americana, è sul punto di ottenere la <strong>nomination democratica</strong> per diventare il prossimo <strong>sindaco di New York</strong>. </p>



<p>Musulmano, immigrato negli Stati Uniti a sette anni dall&#8217;<strong>Uganda</strong>, è nato da <strong>genitori indiani</strong>, il docente di scienze politiche Mahmood Mamdani e la regista Mira Nair, nominata al premio Oscar per <em>Salaam Bombay</em> e <em>Monsoon Wedding</em>. Anche se potrebbero volerci ancora diversi giorni prima che il risultato finale sia noto, Mamdani ha ottenuto più del 43,5% dei voti con il 93% dei voti scrutinati, mentre il suo più grande concorrente, Andrew Cuomo, ex governatore di New York e precedente favorito, era al 36,4%.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i2.res.24o.it/images2010/S24/Documenti/2025/06/26/Immagini/Ritagli/2025-06-25T044018Z_512856777_RC2G9FA16SO6_RTRMADP_5_USA-NEW-YORK-MAYOR-ELECTION-U84011787788sjg-1440x752@IlSole24Ore-Web.JPG?r=1080x566" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una vittoria storica</h2>



<p>Delle volte questa America ci sorprende. Mostrandosi più progressista di quello che pensiamo. Del resto, va ricordato, che in piena <em>War on Terror</em>, venne eletto un presidente nero di nome <strong>Barack Hussein</strong>. Al di là dei contenuti programmatici e dell’eredità politica, si trattò di una svolta tutt’altro che simbolica. Era l’America che combatteva contro i suoi fantasmi, i suoi peccati, le sue isterie. Un’operazione a quanto pare storicamente più semplice che eleggere una donna.</p>



<p>Un risultato che potrebbe ridefinire gli equilibri politici a livello nazionale: con New York saldamente orientata verso il Partito Democratico, la candidatura di Mamdani lo mette in una posizione di netto vantaggio per le elezioni di novembre, in cui si deciderà il successore di <strong>Eric Adams</strong> alla guida della città più grande e strategica d’America. Questa notte, Mamdani ha ottenuto una<strong> vittoria clamorosa</strong> nelle primarie, superando l’ex governatore <strong>Andrew Cuomo</strong>, uno dei volti più noti del partito nello Stato. Il suo trionfo ha sorpreso osservatori e addetti ai lavori, scatenando onde d’urto nei circoli finanziari e tra i grandi donatori, incluso il miliardario e gestore di <em>hedge fund </em><strong>Bill Ackman</strong>, che aveva sostenuto il candidato rivale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.commondreams.org/media-library/zohran-mamdani-campaigns-for-new-york-city-mayor.jpg?id=61097667&amp;width=1200&amp;height=800&amp;quality=90&amp;coordinates=0%2C0%2C0%2C1" alt=""/></figure>



<p>Il trentatreenne ha costruito la sua campagna su proposte radicali: un <strong>aumento della tassazione per i super-ricchi </strong>e una<strong> ferma condanna dell’appoggio statunitense a Israele</strong> nel conflitto a Gaza. Elementi che lo hanno reso un simbolo di rottura tanto per la base democratica quanto per l’élite economica. Un trionfo che ha lo zampino della <a href="https://it.insideover.com/politica/al-coachella-2025-e-nata-una-stella-ha-83-anni-e-si-chiama-bernie-sanders.html"><em>left wing</em> dei dem di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> e <strong>Bernie Sanders</strong></a>.<br>“<em>Questa sera abbiamo scritto una pagina di storia</em>”, ha dichiarato Mamdani di fronte a una folla entusiasta raccolta nel Queens. “<em>Sono il vostro candidato democratico per la carica di sindaco di New York</em>” Ha poi aggiunto, con un chiaro riferimento alla posta in gioco nazionale: “<em>Quando perdiamo fiducia nella nostra democrazia, figure come Donald Trump riescono a sembrare credibili, e i miliardari ci convincono che il potere debba rimanere nelle loro mani</em>”. In vista delle elezioni, Cuomo era considerato intoccabile nella politica di New York. Aveva tutto per lui: un <strong>super PAC da 25 milioni di dollari</strong>, l’appoggio dei principali sindacati ed ex rivali politici e anni di riconoscimento. Eppure non è bastato. Gli elettori, soprattutto i più giovani, hanno respinto quello che vedevano come un tentativo di rimonta radicato più nell’ego che nella visione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia non convenzionale</h2>



<p>Mamdani ha adottato una<strong> strategia elettorale marcatamente non convenzionale</strong>, caratterizzata da un&#8217;intensa campagna di base supportata da oltre <strong>45.000 volontari</strong>, un approccio comunicativo multilingue e una narrativa incentrata sulle pressioni economiche quotidiane, in particolare l’<strong>aumento del costo della vita</strong>. A differenza di altri candidati dell’area progressista, Mamdani ha esplicitamente cercato di estendere il proprio raggio d’azione oltre l’elettorato democratico tradizionale, coinvolgendo anche segmenti vicini alla base trumpiana. Ha incentivato il confronto diretto con questi elettori, nella convinzione che molte delle loro istanze – economiche più che identitarie – potessero trovare risposte nel suo <strong>programma redistributivo</strong>. Sul piano politico, ha stretto alleanze tattiche, in particolare con il controllore cittadino Brad Lander, per ottimizzare le dinamiche del sistema a voto preferenziale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cdn.cityandstateny.com/media/img/cd/2025/06/13/Zohran_x_AOC_at_PR_Day_Parade_by_Kara_McCurdy_Photography_18_headline/860x394.jpg" alt=""/></figure>



<p>La piattaforma di Mamdani coniuga una visione esplicitamente redistributiva con un’<strong>estensione significativa dell’intervento pubblico</strong>. Le sue proposte comprendono l’assistenza all’infanzia gratuita, il trasporto urbano senza biglietto, un congelamento generalizzato degli affitti per oltre un milione di unità abitative a canone regolato, la creazione di una rete municipale di generi alimentari e la realizzazione di 200.000 nuove abitazioni a prezzi calmierati entro dieci anni. Il finanziamento delle misure sarebbe garantito da un incremento della tassazione per i contribuenti con redditi superiori al milione di dollari annui, nonché da una revisione al rialzo del carico fiscale sulle imprese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;agenda ambiziosa e un terremoto nei dem</h2>



<p>Sebbene l’agenda sia ambiziosa e susciti un consenso rilevante presso un elettorato esasperato da decenni di stagnazione salariale e governance percepita come inefficiente, essa pone <strong>notevoli sfide in termini di sostenibilità finanziaria</strong> e capacità esecutiva. Tra le iniziative considerate più realistiche figura l’<strong>assistenza universale all’infanzia</strong>, il cui costo stimato si aggira intorno ai 5 miliardi di dollari l’anno. Secondo il team di Mamdani, si tratterebbe di un investimento ad alto rendimento sociale, potenzialmente in grado di favorire il rientro nel mercato del lavoro per ampie fasce di <strong>genitori a basso reddito</strong> e di generare un impatto positivo sull’economia cittadina. L’iniziativa, nonostante l’elevato costo iniziale, ha raccolto consenso non solo tra i progressisti, ma anche da parte di alcuni economisti moderati, che la considerano compatibile con un’agenda urbana orientata alla crescita inclusiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.guim.co.uk/img/media/110ecf273ba48e805631a0a623507b79f8623ab5/208_0_4341_3475/master/4341.jpg?width=1200&amp;quality=85&amp;auto=format&amp;fit=max&amp;s=033d2e6a99c44a81ac70e39e8b92d941" alt=""/></figure>



<p>La vittoria di Mamdani rappresenta un terremoto interno per il Partito Democratico, perché segnala una crescente insoddisfazione della base verso l’<strong>establishment moderato</strong> e spinge in primo piano l’ala socialista, sempre più organizzata e influente. Questo successo acuisce le fratture ideologiche tra progressisti radicali e centristi pragmatici, mettendo a rischio la coesione del partito in un momento in cui l’unità è cruciale per affrontare Donald Trump. Le posizioni di Mamdani – dalla tassazione dei super-ricchi al sostegno alla causa palestinese – sebbene popolari in certi contesti urbani, sono potenzialmente tossiche a livello nazionale, offrendo ai Repubblicani materiale prezioso per dipingere il partito come dominato da estremisti. Inoltre, la sua ascesa <strong>potrebbe spaventare i grandi finanziatori</strong>, da Wall Street alla Silicon Valley, minando le fondamenta economiche della macchina elettorale democratica. In definitiva, ciò che è una vittoria storica per la sinistra newyorkese può diventare un serio grattacapo strategico per l’intero carrozzone dem. Che continua a dormire.</p>
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		<title>Le pressioni Aipac sul Congresso per trascinare anche gli Usa in guerra con l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/le-pressioni-aipac-sul-congresso-per-trascinare-anche-gli-usa-in-guerra-con-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 13:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250619110508543_0b0297449589a4a684a5da8480550f2a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250619110508543_0b0297449589a4a684a5da8480550f2a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250619110508543_0b0297449589a4a684a5da8480550f2a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250619110508543_0b0297449589a4a684a5da8480550f2a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250619110508543_0b0297449589a4a684a5da8480550f2a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250619110508543_0b0297449589a4a684a5da8480550f2a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250619110508543_0b0297449589a4a684a5da8480550f2a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>AIPAC pressa i parlamentari, soprattutto democratici, con chiamate e messaggi per dichiarare sostegno a Israele contro il programma nucleare iraniano.</p>
<p>Parlamentari come Greg Landsman e Mike Levin hanno aderito, mentre altri, come Jack Reed, criticano l'escalation israeliana.</p>
<p>AIPAC attacca J Street, ritenendola troppo moderata, e promuove una linea aggressiva in linea con Netanyahu.</p>
<p>Una risoluzione bipartisan di Thomas Massie e Ro Khanna cerca di impedire un coinvolgimento USA senza approvazione del Congresso.</p>
<p>Il 60% degli americani, secondo YouGov, si oppone a un intervento militare, supportando un movimento anti-guerra bipartisan.</p>
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<p>L’American Israel Public Affairs Committee (Aipac), la <a href="https://it.insideover.com/politica/aipac-la-lobby-usa-pro-israele-che-non-perde-mai.html">più grande organizzazione pro-Israele negli Stati Uniti</a>, sta esercitando una pressione senza precedenti sui membri del Congresso americano, in particolare sui democratici, affinché esprimano un <strong>sostegno incondizionato alle azioni militari di Israele contro l’Iran</strong>. Secondo <a href="https://www.dropsitenews.com/p/aipac-democrats-israel-iran">un’inchiesta condotta da <em>Drop Site News</em></a> in collaborazione con <em>The American Prospect</em>, l&#8217;Aipac sta sollecitando i parlamentari a dichiarare pubblicamente di &#8220;stare con Israele&#8221; nella sua campagna volta a distruggere le capacità nucleari dell’Iran, promuovendo un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto. Questa strategia si affianca agli sforzi del think-tank filo-israeliano <strong>Foundation for Defense of Democracies (Fdd)</strong>, <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/fdd-il-think-tank-pro-israele-che-promuove-la-guerra-contro-liran-negli-usa.html">di cui abbiamo già parlato su <em>InsideOver</em></a>, evidenziando un’azione coordinata per influenzare la politica americana in Medio Oriente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">&quot;Foundation for the Defense of Democracies,&quot; is an org originally founded to &quot;enhance Israel&#39;s image&quot; and lobby for Israeli gov foreign policy positions. They demand the U.S. strike Iran. FDD experts appear almost hourly on CNN, Fox News, CBS News, etc. as neutral experts. <a href="https://t.co/xdQW2qclho">pic.twitter.com/xdQW2qclho</a></p>&mdash; Lee Fang (@lhfang) <a href="https://twitter.com/lhfang/status/1935257423683420481?ref_src=twsrc%5Etfw">June 18, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L’inchiesta rivela che l’Aipac ha contattato con grande insistenza i membri della Camera, <strong>inviando messaggi e facendo pressioni telefoniche</strong> per ottenere dichiarazioni che ricalchino un linguaggio ben preciso. Ad esempio, un parlamentare ha riferito che un collega ha ricevuto &#8220;letteralmente 100 telefonate&#8221; da membri dell’Aipac e gruppi affiliati, con richieste di dichiarare che &#8220;stiamo con Israele&#8221; e che &#8220;l’Iran non deve mai avere un’arma nucleare&#8221;. Tale pressione <strong>si è concentrata su membri democratici</strong>, spesso beneficiari di generose donazioni da parte dell’Aipac.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I parlamentari che sposano la linea dell&#8217;Aipac</h2>



<p>Tra i parlamentari che hanno aderito alla linea dell’Aipac, spiccano le dichiarazioni di rappresentanti come <strong>Greg Landsman</strong>, <strong>Mike Levin</strong>, e <strong>George Whitesides</strong>, considerati modelli da seguire. Landsman ha dichiarato: &#8220;Israele si sta giustamente difendendo e proteggendo il suo popolo. Il programma nucleare iraniano non è solo una minaccia esistenziale per Israele e il Medio Oriente, ma per il mondo intero. Io sto con Israele e con tutto l’Occidente mentre affrontiamo questa minaccia insieme&#8221;. In maniera analoga,, Levin ha sottolineato che &#8220;il regime iraniano non deve mai ottenere un’arma nucleare&#8221; e Whitesides ha aggiunto: &#8220;Il governo iraniano, che ha seminato morte e distruzione in Medio Oriente per decenni, non può essere autorizzato a sviluppare un’arma nucleare operativa, e dobbiamo stare con il nostro alleato Israele&#8221;.</p>



<p>Parallelamente, l’Aipac ha preso di mira <strong>J Street</strong>, un’organizzazione pro-Israele più moderata, <strong>accusandola di non essere sufficientemente allineata</strong> alla politica guerrafondaia di Benjamin Netanyahu. In risposta a dichiarazioni considerate troppo tiepide, come quella del rappresentante <strong>Greg Casar</strong> che ha chiesto una soluzione diplomatica, l’Aipac ha twittato: &#8220;Modello costante: i candidati sostenuti da J Street emettono dichiarazioni anti-Israele. J Street è molte cose, ma non è pro-Israele&#8221;. </p>



<p>Nonostante il forte pressing, emerge una certa resistenza tra alcuni democratici. Il senatore <strong>Jack Reed</strong>, membro di spicco del Comitato per le Forze Armate del Senato, ha definito la decisione di Israele di lanciare attacchi aerei sull’Iran &#8220;un’escalation sconsiderata che rischia di innescare violenze regionali&#8221;. Altri, come i rappresentanti <strong>Seth Moulton</strong> e Jason Crow, hanno espresso scetticismo, mentre il senatore Ben Ray Luján ha chiesto &#8220;briefing sicuri&#8221; per chiarire la situazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;iniziativa del Congresso</h2>



<p>Sul fronte legislativo, alcuni parlamentari stanno cercando di limitare un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Martedì, il deputato repubblicano <strong>Thomas Massie</strong> e il collega democratico <strong>Ro Khanna</strong> <a href="https://news.antiwar.com/2025/06/17/reps-massie-and-khana-introduce-bipartisan-war-powers-resolution-to-prevent-war-with-iran/">hanno presentato una risoluzione bipartisan sui poteri di guerra</a> per impedire al presidente Trump di entrare in guerra con l&#8217;Iran senza l&#8217;autorizzazione del Congresso, mentre il senatore dem <strong>Tim Kaine</strong> ha introdotto una misura simile al Senato. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">&quot;We should not ever send one soldier to Iran.&quot;<br><br>Senator Rand Paul says a US attack would be &quot;a terrible mistake.&quot;<br><br>Watch more 👇<br><br>📺 <a href="https://t.co/baAUeu5LWs">https://t.co/baAUeu5LWs</a><a href="https://twitter.com/piersmorgan?ref_src=twsrc%5Etfw">@piersmorgan</a> | <a href="https://twitter.com/RandPaul?ref_src=twsrc%5Etfw">@RandPaul</a> <a href="https://t.co/LgtUP2FphW">pic.twitter.com/LgtUP2FphW</a></p>&mdash; Piers Morgan Uncensored (@PiersUncensored) <a href="https://twitter.com/PiersUncensored/status/1935424780552855893?ref_src=twsrc%5Etfw">June 18, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La risoluzione, sostenuta da 14 democratici tra cui <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> e <strong>Rashida Tlaib</strong>, sottolinea che <strong>solo il Congresso può dichiarare guerra</strong>, come previsto dalla Costituzione, e che gli Stati Uniti non dovrebbero essere coinvolti nel conflitto tra Israele e Iran. I sondaggi parlano chiaro: <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2025/jun/18/trump-republicans-iran-conflict">YouGov indica che il 60% degli americani e il 53% degli elettori di Trump</a> si oppone a un intervento militare. Khanna ha invitato altri repubblicani, come <strong>Marjorie Taylor Greene</strong>, a unirsi alla causa, promuovendo un movimento anti-guerra bipartisan per contrastare la fortissima pressione della lobby israeliana sul Congresso e sull&#8217;amministrazione Trump. </p>



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		<title>Al Coachella 2025 è nata una stella: ha 83 anni e si chiama Bernie Sanders</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/al-coachella-2025-e-nata-una-stella-ha-83-anni-e-si-chiama-bernie-sanders.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 14:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sanders Arabia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449-768x365.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449-1024x486.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Bernie Sanders è alle prese con il suo tour negli Stati Uniti per combattere il GOP nelle piazze e nei palazzetti. Dove vuole arrivare?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/al-coachella-2025-e-nata-una-stella-ha-83-anni-e-si-chiama-bernie-sanders.html">Al Coachella 2025 è nata una stella: ha 83 anni e si chiama Bernie Sanders</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sanders Arabia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449-768x365.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-primarie-South-Carolina-La-Presse-e1582706409449-1024x486.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il <strong>Coachella 2025</strong> ha nuovamente trasformato il deserto di Indio in un vibrante epicentro di musica e cultura, fondendo la sua storia leggendaria con l&#8217;energia del presente. Il primo weekend del festival, svoltosi dall’11 al 13 aprile, ha visto protagonisti nomi di primo piano come <strong>Lady Gaga</strong>, <strong>Green Day</strong>, <strong>Post Malone</strong> e <strong>Travis Scott</strong>, ciascuno con performance cariche di identità e potenza scenica. Se Lady Gaga ha stregato il pubblico con un set teatrale in cui ha presentato i brani del nuovo album <em>Mayhem</em>, i Green Day hanno infiammato – in tutti i sensi – il palco con un’esibizione carica di messaggi politici, culminata in un incidente pirotecnico che ha causato l’incendio di una palma. Post Malone ha chiuso il fine settimana con uno show che ha mescolato generi, celebrando il suo nuovo progetto country <em>F-1 Trillion</em>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.rollingstone.it/wp-content/uploads/2024/11/467757905_531357553050219_1632985489190746146_n.jpg" alt="" style="width:386px;height:auto"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Bernie Sanders a sorpresa al Coachella 2025</h2>



<p>Ma quest&#8217;anno il Coachella ha regalato un ospite d&#8217;eccezione, che ha portato il festival musicale a un altro livello: il senatore <strong>Bernie Sanders </strong>ha compiuto un’apparizione inaspettata portando la sua campagna <strong><em><a href="https://berniesanders.com/oligarchy/">Fighting Oligarchy</a></em></strong> direttamente nel cuore del più emblematico festival musicale della cultura giovanile contemporanea. Nella serata di sabato 12 aprile, affiancato dal deputato Maxwell Frost, Sanders ha introdotto l’artista <strong>Clairo </strong>con parole di apprezzamento per il suo impegno civile, in particolare sul fronte dei diritti riproduttivi e la sua netta presa di posizione contro il conflitto in corso a Gaza.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Bernie Sanders makes surprise appearance at Coachella 2025 music festival" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/BzAJ3OhJmJk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_BzAJ3OhJmJk");</script>
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<p>Nel suo intervento, Sanders ha affrontato con toni decisi tematiche cruciali dell’<strong>agenda progressista</strong>: l’emergenza climatica, la giustizia sociale, l’accesso universale all’aborto e il dilagare dell’influenza dei grandi capitali nella sfera politica statunitense. Non sono mancate critiche esplicite al presidente <strong>Donald Trump</strong>, accusato di negare la crisi ambientale e di perpetuare politiche favorevoli all’élite economica a scapito della collettività. Accolto con entusiasmo da una platea giovane e politicamente ricettiva, il discorso di Sanders ha rappresentato un momento di forte impatto simbolico: l’incontro tra militanza politica e cultura pop, tra l’attivismo generazionale e le istanze istituzionali. </p>



<p>L’apparizione segue una partecipata manifestazione a Los Angeles, dove, insieme alla deputata <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, il senatore del Vermont ha richiamato <strong>oltre 36.000 persone</strong>, a testimonianza di un crescente fermento contro la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi. &#8220;Bernie-chella&#8221; – come è stato ribattezzato dai sostenitori online – ha visto esibizioni e dichiarazioni di Joan Baez, Maggie Rogers e Neil Young. Il raduno è stato l&#8217;evento più grande del Fighting Oligarchy Tour.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Bernie Sanders, AOC&#039;s &#039;Fight Oligarchy&#039; rally in Los Angeles" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/1K6l3zjWwQk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_1K6l3zjWwQk");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Coachella è davvero un palco &#8220;progressista&#8221;?</h2>



<p>La domanda, però, sorge spontanea: quanto è davvero progressista un palco per il quale il pubblico paga un biglietto il cui costo parte dai 649 $? Coachella può essere considerato un palcoscenico progressista sotto diversi aspetti, in particolare per la varietà della sua lineup, che spesso include artisti provenienti da generi, culture e paesi differenti. Il festival è noto per dare spazio a talenti globali, mescolando nomi affermati del mainstream con proposte indie o sperimentali. Inoltre, detta tendenze in ambito moda e cultura giovanile, e investe fortemente in installazioni artistiche di grande impatto visivo e all’avanguardia. </p>



<p>Tuttavia, la sua natura progressista appare più ambigua se osservata da vicino. Coachella è infatti organizzato da <strong>AEG</strong> e <strong>Goldenvoice</strong>, e il proprietario di AEG<strong>, Philip Anschutz</strong>, è stato al centro di polemiche per aver finanziato in passato cause di orientamento conservatore. Nonostante una lineup apparentemente inclusiva, il festival è stato anche criticato per la scarsa rappresentanza femminile e di comunità emarginate, sebbene negli ultimi anni si siano registrati sforzi per colmare queste lacune. Una realtà progressista sul piano estetico e culturale, dunque, ma con un percorso più controverso in ambito sociale e politico. Ma si sa, Parigi val bene una messa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa hanno in mente Sanders e Ocasio-Cortez</h2>



<p>Ma, al di là del Coachella, cosa stanno combinando questi due <em>Father and daughter</em> dell&#8217;ala radicale dei Dem? Sanders ha sottolineato che i suoi eventi in Nebraska, Iowa, Wisconsin, Michigan, Nevada, Colorado e Arizona hanno prodotto un&#8217;affluenza complessiva di oltre 100.000 persone e che ora intende concentrarsi sugli <strong>Stati conservatori</strong>: &#8220;<em>La maggior parte di questi eventi si terrà in distretti congressuali rappresentati dai repubblicani. E c&#8217;è un motivo per cui lo stiamo facendo</em>&#8220;. Con eventi che richiamano decine di migliaia di persone, il tour sta cercando di ravvivare la base progressista, soprattutto in quelle aree dove il movimento ha registrato battute d’arresto. Le manifestazioni uniscono il dibattito politico ad elementi culturali, con esibizioni di artisti che aiutino a indugiare sul mito dei Sessanta. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/gettyimages-2205638035.jpg?c=16x9&amp;q=h_653,w_1160,c_fill/f_webp" alt=""/></figure>



<p>Oltre a criticare le politiche repubblicane, Sanders e AOC non stanno risparmiando attacchi ai <strong>democratici centristi</strong>, accusati di essere troppo vicini ai grandi donatori e poco incisivi su temi chiave. Il loro messaggio è chiaro: il Partito Democratico deve tornare a rappresentare con forza gli interessi della <strong>classe lavoratrice</strong>. Il tour sta cercando di spingere l’acceleratore anche sull’<strong>impegno locale</strong>, esortando i partecipanti a coinvolgersi nell’organizzazione dal basso. Tappe in Stati a maggioranza conservatrice come <strong>Utah </strong>e<strong> Idaho</strong> testimoniano la volontà di costruire una coalizione ampia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro è indipendente?</h2>



<p>I due stanno già pensando alle <em><strong>midterm</strong></em>? Probabilmente sì. Ma con due prospettive differenti. Se da un lato Sanders, 83 anni, sembra avviarsi verso la fine della carriera politica, dall’altro Ocasio-Cortez emerge sempre più come possibile futura guida del movimento progressista. Il suo ruolo centrale nel tour alimenta le voci su una potenziale candidatura a incarichi più alti, inclusa la presidenza, sebbene abbia poche <em>chance</em>, vista la sua posizione nell’agone politico americano. A questo proposito, va ricordato che il senatore del Vermont, che da tempo ha un rapporto teso con il Partito Democratico, ha suggerito in un&#8217;intervista che più progressisti dovrebbero unirsi a lui candidandosi come <strong>indipendenti</strong>. Una suggestione che aveva raccontato lo scorso mese in un&#8217;intervista al <em>New York Times</em> alla vigilia di un tour di tre giorni in cinque città degli Stati occidentali insieme a Ocasio-Cortez. &#8220;<em>Uno degli aspetti di questo tour è cercare di mobilitare le persone affinché si impegnino nel processo politico e si candidino come indipendenti al di fuori del Partito Democratico</em>&#8220;, aveva affermato candidamente Sanders.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="766" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250414184357957_1b75d80ba0dda7285567c666c7b7652f-1024x766.jpg" alt="" class="wp-image-465324" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250414184357957_1b75d80ba0dda7285567c666c7b7652f-1024x766.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250414184357957_1b75d80ba0dda7285567c666c7b7652f-600x449.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250414184357957_1b75d80ba0dda7285567c666c7b7652f-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250414184357957_1b75d80ba0dda7285567c666c7b7652f-768x574.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250414184357957_1b75d80ba0dda7285567c666c7b7652f-1536x1149.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250414184357957_1b75d80ba0dda7285567c666c7b7652f.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Bernie Sanders ha fatto un&#8217;apparizione a sorpresa al festival musicale di Coachella, salendo sul palco mentre la folla accorreva con i cellulari in mano, per immortalare l&#8217;appello politico del senatore statunitense. &#8220;Non ci metterò molto, ma questo Paese si trova ad affrontare sfide molto difficili e il futuro dell&#8217;America dipende dalla vostra generazione. Potete ignorare ciò che sta accadendo, ma lo fate a vostro rischio e pericolo. Abbiamo bisogno che vi alziate per lottare per la giustizia&#8221;, ;;ha detto tra scroscianti applausi.
INSTAGRAM BERNIE SANDERS
+++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO&#8217; ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L&#8217;AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++</figcaption></figure>
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<p>Il fatto che Sanders – un socialista democratico dichiarato, ma mai realmente parte del Partito Democratico – sia tornato a guidare il fronte anti-Trump <strong>evidenzia in modo impietoso le difficoltà identitarie che affliggono i Democratici</strong>, un partito i cui consensi sono ormai in caduta libera. I suoi comizi hanno segnato anche il ritorno della cosiddetta &#8220;resistenza&#8221; democratica, quella stessa ondata di opposizione che aveva preso forma durante il primo mandato di Trump. I Democratici hanno messo a segno una vittoria simbolica conquistando un seggio chiave alla Corte Suprema del Wisconsin e sono riusciti a ridurre sensibilmente il vantaggio repubblicano in due elezioni suppletive per la Camera in Florida. I progressisti potrebbero mostrare un po&#8217; di forza alle <strong>elezioni governatoriali </strong>del prossimo anno. Ma finora, nessuno nell&#8217;affollato schieramento dei candidati democratici si sta facendo portavoce del movimento di Sanders. E l&#8217;errore si ripete.</p>
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		<title>A New York è &#8220;guerra civile&#8221; tra i Dem su Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/a-new-york-e-guerra-civile-tra-i-dem-su-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2024 14:41:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[AIPAC]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni negli Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una vera guerra civile politica investe i Dem di New York e le organizzazioni pro-Israele. Cosa racconta la corsa a un seggio</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/a-new-york-e-guerra-civile-tra-i-dem-su-israele.html">A New York è &#8220;guerra civile&#8221; tra i Dem su Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240623162737108_db3556adf325b1598b0bc82417fa7507-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una vera e propria <strong>guerra civile politica</strong> sta colpendo il <strong>Partito Democratico di New York</strong>, da sempre laboratorio e epicentro della formazione dell&#8217;asinello del presidente <a href="https://it.insideover.com/video/chi-e-joe-biden-il-presidente-piu-anziano-della-storia-degli-usa">Joe Biden</a>. L&#8217;oggetto del contendere è la visione del mondo dei due politici in gara per le primarie del 16esimo distretto della Camera dei Rappresentati dello Stato, che include parte del Bronx e i sobborghi dell&#8217;abitato di Westchester, che si terranno martedì 25 giugno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia in un quartiere blindato per i Dem</h2>



<p>Qui <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-democratico-americano.html">il Partito Democratico</a> controlla il seggio dal 1949 e nel territorio del 16esimo distretto <a href="https://web.archive.org/web/20090305175409/http://www.swingstateproject.com/showDiary.do?diaryId=4161">nel 2008 <strong>Barack Obama</strong> alle presidenziali prese il 95% dei voti.</a> Dunque, la conferma del seggio come saldamente blu alle prossime elezioni di novembre è pressoché scontata e la vera partita si gioca adesso. </p>



<p>In campo ci sono il deputato uscente, <strong>Jamaal Bowman,</strong> eletto nel 2020 e riconfermato nel 2022, e <strong>George Latimer</strong>, dirigente della contea di Westchester che mira a sottrargli la <em>nomination</em> e, dunque, il seggio. La sfida è diventata uno spaccato della partita politica che divide i Democratici ed è inusuale vedere che in una sfida dai connotati tanto locali sia stata la <strong>grande politica internazionale a farla da padrona.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bowman, democratico ribelle spostato a sinistra</h2>



<p>Bowman, infatti, è deputato della <strong>sinistra radicale del partito</strong>. Vicino al movimento Black Lives Matter, membro del caucus dei Democratici Socialisti d&#8217;America (Dsa), nel 2022 ha criticato con il suo voto contrario il <strong>National Defense Authorization Act </strong>di Biden e nel 2023 si è opposto a una risoluzione del Congresso in cui si ricordava che &#8220;Israele non è razzista o di apartheid&#8221;. Sul conflitto a Gaza, Bowman ha usato toni duri verso la strategia della Casa Bianca di iniziale supporto a Benjamin Netanyahu in forma pressoché schiacciante.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/leffetto-uomo-di-rochdale-il-peso-della-guerra-a-gaza-sulla-politica-britannica.html">L&#8217;effetto &#8220;uomo di Rochdale&#8221;: nel Regno Unito la corsa ai Comuni di George Galloway nel nome di Gaza</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Da ultimo, Bowman ha votato contro il più recente pacchetto di aiuti a Israele deliberato dal Congresso. Latimer, invece, è un dem del campo tradizionalmente vicino alla cordata dominante, istituzionale e oggi schierata compatta sulla Casa Bianca. La sua forza, ricorda il <em>Financial Times</em>, è la <strong>conoscenza pressoché totale del quartiere.</strong> 70 anni, Latimer è di 23 anni più vecchio del deputato uscente, ex preside di scuola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I gruppi pro-Israele contro Bowman</h2>



<p>Al fianco di Latimer si <a href="https://www.usatoday.com/story/news/politics/elections/2024/06/13/clinton-endorses-bowmans-challenger-house/74082348007/">è schierata nientemeno che <strong>Hillary Clinton</strong>,</a> e soprattutto è scesa in campo, con tutta la sua forza, la struttura di istituzioni americane filo-israeliane. A partire, come ha ricordato <strong>Guglielmo Calvi</strong> su queste colonne, dal potentissimo <a href="https://it.insideover.com/politica/democratico-o-repubblicano-se-tifi-bibi-avrai-tanti-soldini.html">American-Israel Political Action Committee, l&#8217;Aipac.</a> All&#8217;Aipac, di orientamento conservatore, si è affermata sempre più la tendenza a finanziare quei candidati democratici ritenuti una garanzia congressuale per il sostegno americano a Tel Aviv. L&#8217;Aipac si è trovata con Latimer al fianco di organizzazioni come Pro-Israel America e di due strutture più specificatamente legate al partito dell&#8217;asinello: il Jewish Democratic Council of America e la Democratic Majority for Israel.</p>



<p>Quella dell&#8217;Aipac è stata una <strong>guerra totale</strong> per il cuore e la mente del Partito Democratico americano. Dopo aver messo sul piatto per Latimer 1,5 milioni di dollari, la lobby pro-Tel Aviv li ha portati a 2 a metà maggio. </p>



<p>Già così l&#8217;Aipac aveva messo sul campo risorse pari al 40% dei <strong>5 milioni di dollari spesi da Latimer</strong> in campagna elettorale. E nei giorni scorsi ha calato l&#8217;asso: <strong>sono stati stanziati fondi per 14,5 milioni di dollari per bombardare su ogni canale</strong> sulla minaccia che la riconferma di Bowman porrebbe alla sicurezza americana e ai rapporti con Israele. Una quota di risorse tale da <a href="https://clerk.house.gov/Votes/2024152"><strong>rendere le primarie le più costose della storia americana</strong> per un singolo seggio.</a> Per fare un paragone italiano, nel 2022 <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong> ha speso 3,4 milioni di euro per l&#8217;intera campagna che l&#8217;ha portato ad essere il primo partito italiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia per il cuore del Partito Democratico</h2>



<p>Inchiodare Bowman a una sconfitta vorrebbe dire per la tradizionale maggioranza del Partito Democratico capire se è possibile imporre un riflusso alle politiche di sinistra radicale partendo proprio dal tema di Israele. Bowman, lo ricordiamo, è vicino a <strong><a href="https://it.insideover.com/migrazioni/e-scontro-fra-biden-e-alexandria-ocasio-cortez-sui-migranti.html">Alexandria Ocasio-Cortez</a></strong>, la deputata &#8220;pasionaria&#8221; della Grande Mela, e alla sua &#8220;Squad&#8221; spostata ampiamente a sinistra. Il cui padre nobile è <strong>il senatore del Vermont </strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bernie-sanders.html"><strong>Bernie Sanders</strong>. </a></p>



<p>Da deputato Bowman &#8220;sostiene l’aumento delle tasse sui ricchi, il taglio dei fondi alla polizia e il pagamento di 14mila miliardi di dollari in risarcimenti ai neri americani, tra le altre politiche progressiste&#8221;, <a href="https://www.ft.com/content/af536368-3299-4e69-bd2e-f69856d02cb9">ricorda il Ft</a>. </p>



<p>Il membro del Congresso accusa il suo <strong>partito di aver arruolato Latimer</strong> per silenziare la sua critica ai fatti di Gaza, che non esita a definire &#8220;un genocidio&#8221; e per spostare il dibattito dai reali temi, legati alla giustizia sociale e alla sicurezza economica di un quartiere abitato principalmente da neri e con una consistente (9%) minoranza di immigrati giamaicani, su cui si dovrebbe giudicare la candidatura.<strong> Ocasio e Sanders sono giunti sabato a sostenerlo</strong> in un comizio finale. Il 25 giugno andrà in scena un voto apertissimo, che dirà molto delle linee di tendenza future del Partito Democratico. E anche della possibilità di un&#8217;alleanza tra moderati interni e conservatori all&#8217;esterno per cauterizzare le spinte più radicali. Qualcosa raramente tentato prima d&#8217;ora, e che a New York avrà un banco di prova.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/a-new-york-e-guerra-civile-tra-i-dem-su-israele.html">A New York è &#8220;guerra civile&#8221; tra i Dem su Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Usa divisi dalla battaglia post Roe vs. Wade: il punto</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/gli-usa-divisi-dalla-battaglia-post-roe-vs-wade-il-punto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2022 05:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da quando, il 24 giugno scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato la storica sentenza Roe vs. Wade, un’altra battaglia soffia sull’America in fiamme. L’ennesimo scontro su una delle più importanti moral issue è già diventato materia di propaganda elettorale, e segnerà la faglia tra Repubblicani e Democratici, a discapito di un dibattito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/gli-usa-divisi-dalla-battaglia-post-roe-vs-wade-il-punto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/gli-usa-divisi-dalla-battaglia-post-roe-vs-wade-il-punto.html">Gli Usa divisi dalla battaglia post Roe vs. Wade: il punto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220721094226148_e87aa3d63417c3cecb1dfbb244db7e5d-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da quando, il 24 giugno scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato la storica sentenza <a href="https://it.insideover.com/donne/usa-svolta-storica-sullaborto-la-corte-suprema-cancella-la-roe-vs-wade.html"><strong>Roe vs. Wade</strong></a>, un’altra battaglia soffia sull’America in fiamme. L’ennesimo scontro su una delle più importanti <em>moral issue</em> è già diventato materia di propaganda elettorale, e segnerà la faglia tra Repubblicani e Democratici, a discapito di un dibattito congressuale <em>bipartisan</em> che possa generare la migliore legge possibile a tutela di tutte le donne americane.</p>
<h2>Una battaglia politica, legale, mediatica</h2>
<p>All’indomani della storica sentenza, si sono scatenati nel Paese i peggiori sentimenti oscurantisti: come quando il procuratore generale dell&#8217;<strong>Arizona</strong> Mark Brnovich ha annunciato in un <em>tweet</em> che lo Stato sarebbe tornato a un <strong>divieto di aborto senza eccezioni per stupro e incesto</strong>: &#8220;Il nostro ufficio ha concluso che la legislatura ha chiarito le sue intenzioni in merito alle leggi sull&#8217;aborto. ARS 13-3603 (la legge in questione) è tornata in vigore e non sarà abrogata”.</p>
<p>Oppure ancora, il caso della <a href="https://eu.indystar.com/story/news/health/2022/07/01/indiana-abortion-law-roe-v-wade-overturned-travel/7779936001/">ragazzina dell’Ohio</a>, appena dieci anni, rimasta incinta a seguito di uno stupro, che ha cercato di abortire nel vicino <strong>Indiana</strong>: la bambina e la sua famiglia accusati di essere bugiardi prezzolati e di essersi prestati alla propaganda. Peccato poi che la storia si scopre vera. Appena una settimana fa, il procuratore generale dell&#8217;Ohio &#8211; un repubblicano anti-abortista &#8211; ha criticato l&#8217;<em>Indianapolis Star </em>per aver riportato per la prima volta la storia, proprio mentre le forze dell&#8217;ordine nella contea di Franklin, Ohio, hanno accusato un uomo di 27 anni, Gerson Fuentes di Columbus, per lo stupro. Fuentes aveva confessato pubblicamente di aver violentato la bambina almeno due volte.</p>
<p>Da qui la necessità immediata, per Stati come l’Indiana, di normare immediatamente questa zona grigia. La Corte suprema dello Stato ha optato per far entrare in vigore una legge che richiederà il consenso dei genitori per effettuare aborti volontari su minori. Lo riferisce l&#8217;emittente <em>Nbc News</em>, ricordando che la legge era stata approvata nel 2017, ma bloccata da alcuni tribunali di grado inferiore, che ne avevano dichiarato l&#8217;incostituzionalità. A seguito della recente decisione della Corte suprema, lo Stato aveva chiesto alle autorità giudiziarie di consentire l&#8217;entrata in vigore della legge. &#8220;Ulteriori ritardi servirebbero solo ad ostacolare l&#8217;entrata in vigore di una norma tesa a proteggere i minori e le rispettive famiglie&#8221;, avevano scritto i rappresentanti legali dello Stato, chiedendo alla Corte suprema di &#8220;agire subito&#8221;. La richiesta è stata poi accolta dal giudice John Roberts.</p>
<p>La battaglia, così, si fa anche mediatica, con le vittime costrette a dimostrare la veridicità delle violenze subite al cospetto del dubbio. Ma c’è di più. Il dibattito (il primo a farlo è proprio <a href="https://it.insideover.com/donne/biden-un-giorno-triste-per-gli-usa-sullaborto-un-grave-errore.html"><strong>Joe Biden</strong></a>) continua ad essere spostato su <strong>casi estremi come incesti e stupri</strong>, quasi come se l’aborto fosse da trattare sempre come <em>extrema ratio</em> in situazioni al limite e non come una scelta anche, e soprattutto, per le donne che restano incinte in situazioni “normali”. Una deriva molto utile sia a progressisti che conservatori: ai primi consente di non esporsi troppo, raccattando qualche <em>dixiecrat</em> in più, agli altri consente di non passare per retrogradi pur preservando il mantello dei <em>pro-life</em>.</p>
<h2>La &#8220;guerra&#8221; nelle corti</h2>
<p>Lunedì scorso un giudice del <strong>West Virginia</strong> ha impedito ai propri funzionari di imporre un vecchio divieto di abortire risalente al XIX secolo. La decisione del giudice del circuito della contea di Kanawha, Tera Salango, apre la strada alla ripresa dei servizi nell&#8217;unica clinica statale per l&#8217;aborto, che ha sospeso gli interventi per paura di essere perseguita a seguito della sentenza del 24 giugno. Salango ha concordato con la clinica, il <em>Women&#8217;s Health Center of West Virginia</em>, che la legge è stata effettivamente abrogata da statuti post-Roe più moderni che &#8220;sono in conflitto disperato&#8221; con quello vecchio che consente l&#8217;aborto fino alla 20a settimana di gravidanza. &#8220;Per quasi 50 anni abbiamo orgogliosamente messo a disposizione la nostra clinica a chiunque necessitasse di un&#8217;operazione di aborto, e siamo determinati a continuare finché sarà possibile: la notizia di oggi è un sollievo, e ci consente di riprendere a lavorare&#8221;, ha scritto la direttrice della struttura, Katie Quinonez, in una nota. Il caso è uno dei tanti che gruppi e cliniche per i diritti dell&#8217;aborto hanno presentato a livello nazionale cercando di fermare o bloccare l&#8217;entrata in vigore di divieti e restrizioni negli Stati per lo più a guida repubblicana.</p>
<p>La sentenza è arrivata poche ore dopo che un giudice della <strong>Louisiana</strong> ha esteso un blocco temporaneo di applicazione a un cosiddetto divieto &#8220;<em>trigger</em>&#8221; progettato per entrare in vigore se l&#8217;alta corte avesse ribaltato la Roe. Sempre in Louisiana, il 13 luglio scorso un giudice di Baton Rouge ha sospeso temporaneamente l&#8217;entrata in vigore della legge consentendo alle cliniche per la salute riproduttiva di continuare ad operare. Si tratta del secondo provvedimento in poche settimane che blocca l&#8217;entrata in vigore della sentenza, dopo che le autorità hanno approvato una serie di restrizioni all&#8217;aborto volontario. Il tribunale di Baton Rouge che ha emesso l&#8217;ordine restrittivo ha fatto sapere che le richieste di aborto saranno consentite almeno fino al 29 luglio. Presumibilmente, non si tratterà dell’unico rinvio.</p>
<p>Il governatore della <strong>Pennsylvania</strong>, il democratico Tom Wolf, ha invece firmato un ordine esecutivo per proteggere il diritto all&#8217;aborto e alla medicina contraccettiva, anche per coloro che arriveranno da altri Stati che hanno criminalizzato la procedura. In un messaggio pubblicato sul suo profilo Twitter, il governatore ha anche dichiarato che la Pennsylvania rifiuterà di adempiere ad eventuali richieste di emettere mandati di arresto nei confronti di persone accusate di reati connessi alle leggi contro l&#8217;aborto. &#8220;La decisione della Corte suprema, che ha rovesciato la sentenza Roe v. Wade del 1973, ha causato un&#8217;ondata di paura e incertezza in tutto il Paese: lo Stato della Pennsylvania non parteciperà a questo attacco nei confronti delle donne, e accoglierà tutti coloro che hanno bisogno di trattamenti necessari per la propria salute&#8221;, ha detto, aggiungendo che l&#8217;ordine esecutivo tutelerà anche i medici e le strutture che offrono servizi legati alla contraccezione.</p>
<p>Nel frattempo, come racconta in un’inchiesta il <a href="https://www.latimes.com/world-nation/story/2022-07-19/women-sterilization-roe-vs-wade"><em>Los Angeles Times</em></a>, nel Paese è boom di richieste per procedure di <strong>sterilizzazione femminile</strong>. La legatura delle tube ha una storia lunga e complessa negli Stati Uniti. Storicamente, le donne, spesso appartenenti a gruppi emarginati, sono state sterilizzate con la forza a loro insaputa. Per questo motivo, l&#8217;<em>American College of Obstetricians and Gynecologists</em> raccomanda un approccio etico con i pazienti, prendendo allo stesso tempo precauzioni contro &#8220;usi coercitivi o comunque ingiusti&#8221;.</p>
<h2>La battaglia al Congresso</h2>
<p>La<strong> battaglia congressuale</strong>, nottetempo, è già lì che infuria. Lo scorso 15 luglio la Camera dei rappresentanti ha approvato una proposta di legge tesa a proteggere l&#8217;accesso all&#8217;aborto volontario nel Paese, e ha in programma di votarne una seconda per tutelare le donne che dovranno spostarsi dal proprio Stato di residenza per accedere al trattamento. Lo riferisce il <a href="https://www.wsj.com/articles/house-set-to-vote-on-bills-protecting-abortion-access-11657896570"><em>Wall Street Journal</em></a>, sottolineando come entrambi i provvedimenti rischiano di rimanere bloccati al Senato, dove i democratici avrebbero bisogno del sostegno di almeno dieci esponenti del Partito repubblicano. La seconda proposta, denominata <em>Ensuring Access to Abortion Act</em>, prevede una serie di tutele rivolte alle donne che dovranno recarsi in altri Stati per ricevere una procedura di aborto. &#8220;Queste proposte sono state avanzate nel rispetto del nostro diritto a prendere le decisioni che riteniamo più opportune per la nostra salute e il nostro corpo&#8221;, ha commentato la rappresentante democratica Judy Chu.</p>
<p>Anche il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti passa all&#8217;azione: ha infatti annunciato di aver istituito una <em><strong>task force</strong></em> per valutare nuove misure per tutelare il diritto all&#8217;aborto. Questa unità operativa sarà guidata dalla procuratrice generale associata Vanita Gupta, e si occuperà di monitorare i provvedimenti che i singoli Stati adotteranno per vietare o limitare l&#8217;accesso all&#8217;aborto, per poi presentare all&#8217;amministrazione presidenziale una serie di possibili risposte anche sul piano legale.</p>
<p>Anche i <em>congressmen</em> non stanno a guardare. Sono almeno 17 i rappresentanti democratici arrestati martedì scorso a Washington nel quadro di una manifestazione organizzata per protestare contro la recente decisione della Corte Suprema. Stando alle informazioni diffuse dalla polizia locale, alcuni manifestanti sarebbero stati fermati e arrestati per aver bloccato il traffico su First Street, rifiutando di disperdersi come richiesto dalle forze dell&#8217;ordine. Fra loro, la pasionaria <strong>Alexandria Ocasio-Cortez. </strong></p>
<p>L&#8217;amministrazione Biden cerca di prendere tempo, a suon di <em>escamotage</em>. Il presidente starebbe valutando di dichiarare un&#8217;<strong><a href="https://www.politico.com/news/2022/07/10/biden-health-emergency-abortion-access-00044936">emergenza sanitaria “limitata</a>” </strong>per difendere l&#8217;aborto e in particolare l&#8217;accesso alle <strong>pillole abortive</strong>. Lo riporta <em>Politico</em> citando alcune fonti, secondo le quali si tratterebbe di una dichiarazione circoscritta per mettere al riparo da possibili azioni legali i medici, le farmacie e le altre istituzioni che possono fornire le pillole abortive anche negli stati americani dove sono in vigore le norme più rigide contro le interruzioni di gravidanza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/gli-usa-divisi-dalla-battaglia-post-roe-vs-wade-il-punto.html">Gli Usa divisi dalla battaglia post Roe vs. Wade: il punto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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