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	<title>Aleksandar Vucic Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 18 May 2026 04:20:55 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Aleksandar Vucic Archives - InsideOver</title>
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		<title>Hermes 900 nei Balcani: perché Israele va a produrre i suoi droni in Serbia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/hermes-900-nei-balcani-perche-israele-va-a-produrre-i-suoi-droni-in-serbia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 04:20:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Belgrado-Serbia-proteste-contro-il-governo-dopo-lincidente-di-Novi-Sad-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> A Israele la Serbia offe molti vantaggi, da una tradizione nell'industria della difesa a una particolare flessibilità diplomatica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/hermes-900-nei-balcani-perche-israele-va-a-produrre-i-suoi-droni-in-serbia.html">Hermes 900 nei Balcani: perché Israele va a produrre i suoi droni in Serbia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La cooperazione tra Elbit Systems e Yugoimport SDPR apre uno scenario che supera la semplice dimensione commerciale. La possibile produzione in Serbia di sistemi collegati alla famiglia <strong>Hermes 900</strong> indica infatti un cambio di paradigma nella strategia industriale israeliana: distribuire la propria filiera UAV fuori dal territorio nazionale, riducendo concentrazione geografica e vulnerabilità operativa. Dietro il progetto di Šimanovci non vi è soltanto l’obiettivo di aumentare la produzione. La logica più profonda sembra essere quella della <strong>resilienza industriale</strong>. <a href="https://www.serbianmonitor.com/controverso-gigante-militare-israeliano-aprira-una-fabbrica-di-droni-in-serbia/">Negli ultimi anni, il confronto tra Israele, Iran e Hezbollah ha dimostrato che i droni MALE — Medium Altitude Long Endurance — sono ormai asset sottoposti a crescente pressione elettronica, missilistica e informativa.</a> In questo quadro, <strong>decentralizzare parte della produzione significa proteggere continuità logistica,</strong> manutenzione e capacità di ricostituzione della flotta. La Serbia offre un vantaggio particolare: è europea, ma non appartiene alla NATO; dialoga con Bruxelles, ma mantiene rapporti con Mosca e Pechino; coopera con Israele senza essere pienamente integrata nei meccanismi politici occidentali. È precisamente questa <strong>ambiguità strategica</strong> a renderla utile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché Belgrado interessa a Tel Aviv</strong></h2>



<p>Il progetto congiunto annunciato tra Elbit e SDPR non rappresenta un semplice contratto industriale. La presenza maggioritaria israeliana nel futuro impianto suggerisce la volontà di creare una vera piattaforma produttiva esterna, con capacità di assemblaggio, supporto tecnico e potenzialmente integrazione di componentistica avanzata.</p>



<p>Per Israele, la Serbia offre almeno quattro vantaggi. Il primo è la <strong>profondità geografica</strong>. Un nodo industriale nei Balcani riduce la dipendenza da una filiera concentrata in Medio Oriente, regione esposta a escalation regionali, attacchi missilistici e pressione cyber. Il secondo è la <strong>flessibilità diplomatica</strong>. Belgrado non è sottoposta alle stesse rigidità politiche che caratterizzano parte dell’Europa occidentale sul tema delle forniture militari a Israele. Il terzo riguarda la <strong>logistica continentale</strong>. La posizione serba consente accesso relativamente rapido ai corridoi industriali europei, mantenendo però margini di autonomia politica superiori rispetto a un Paese UE pienamente allineato. Infine vi è <strong>il fattore industriale.</strong> La Serbia possiede ancora una struttura manifatturiera militare ereditata dall’ex Jugoslavia, con competenze tecniche, infrastrutture e cultura produttiva già orientate al settore difesa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hermes 900: il valore strategico della piattaforma</strong></h2>



<p>L’Hermes 900 non è un semplice drone tattico. Si tratta di una piattaforma progettata per missioni ISR — <strong>intelligence, sorveglianza e ricognizione</strong> — con lunga autonomia operativa, capacità multi-payload e collegamenti oltre la linea di vista. In termini geopolitici, un sistema di questo tipo rappresenta un moltiplicatore strategico: garantisce persistenza informativa, sorveglianza continua e supporto operativo su teatri estesi. Ed è proprio questa centralità operativa a spiegare la crescente pressione esercitata contro gli UAV israeliani nel Levante. <strong>Hezbollah e Iran hanno progressivamente investito in sistemi anti-drone, guerra elettronica, capacità di disturbo </strong>GNSS e targeting opportunistico contro asset israeliani. Molte delle stime diffuse online sulle perdite della flotta Hermes restano non verificabili. Tuttavia il dato strategico non cambia: anche un livello moderato di attrito operativo rende razionale una politica di <strong>ridondanza produttiva</strong>. Distribuire la filiera significa aumentare capacità di sostituzione, continuità industriale e resilienza logistica in caso di crisi prolungata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il salto strategico della Serbia</strong></h2>



<p>Per Belgrado, l’intesa con Israele significa molto più di un aumento dell’export militare. Significa accesso a know-how avanzato, <strong>integrazione in filiere tecnologiche di fascia alta </strong>e rafforzamento della propria industria della difesa. La crescita delle esportazioni militari serbe verso Israele segnala già un cambio di scala nei rapporti bilaterali. Non si tratta più di cooperazione episodica, ma di un processo di densificazione industriale. Il presidente serbo <strong>Aleksandar Vučić</strong> utilizza da anni una postura multi-vettoriale: cooperazione con Occidente, relazioni con Russia e Cina, apertura verso Israele e autonomia strategica rispetto alla NATO. La partnership UAV si inserisce perfettamente in questa logica. La Serbia può presentarsi contemporaneamente come partner europeo, attore neutrale e hub industriale alternativo. Ma proprio questa flessibilità rischia di trasformarsi in vulnerabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il rischio della guerra ibrida</strong></h2>



<p>Se Šimanovci dovesse diventare un nodo rilevante della filiera israeliana, aumenterebbe inevitabilmente anche la sua esposizione geopolitica. Il rischio più realistico non appare quello di un attacco militare diretto iraniano contro la Serbia. Una simile escalation avrebbe costi diplomatici enormi per Teheran. Molto più plausibile è invece uno scenario di <strong>pressione ibrida</strong>. Campagne cyber contro fornitori e infrastrutture, operazioni informative, attività di influenza, tracciamento logistico e sabotaggi indiretti rappresentano strumenti più coerenti con la competizione contemporanea tra Iran e Israele. In questo senso, <strong>il nodo serbo potrebbe trasformarsi in un nuovo punto sensibile della guerra industriale distribuita.</strong> La vulnerabilità non deriverebbe tanto dalla presenza fisica dell’impianto, quanto dalla sua integrazione in una rete globale di produzione, manutenzione e supporto UAV israeliano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una sfida anche per l’Europa</strong></h2>



<p>La vicenda apre interrogativi più ampi anche per l’Europa. La possibilità che un Paese europeo non NATO ospiti una parte della produzione israeliana di droni strategici <strong>modifica infatti la geografia della sicurezza continentale.</strong> Belgrado diventerebbe un punto di intersezione tra interessi israeliani, sensibilità europee, competizione tecnologica e pressione mediorientale. La questione non riguarda soltanto la Serbia. Riguarda il modo in cui le guerre contemporanee stanno trasformando le supply chain militari in strumenti geopolitici. Oggi la profondità strategica non si misura soltanto con basi e missili. Si misura con fabbriche, componenti, software, manutenzione e reti industriali distribuite.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero significato del caso Serbia-Elbit</strong></h2>



<p>Il punto centrale non è la costruzione di un nuovo stabilimento nei Balcani. Il vero tema è la nascita di una <strong>profondità industriale esterna</strong> per la difesa israeliana. Se il progetto verrà confermato e ampliato, la Serbia potrebbe diventare uno dei primi esempi europei di rilocalizzazione selettiva della filiera UAV israeliana fuori dal Medio Oriente. Per Israele significherebbe resilienza produttiva e flessibilità logistica. Per Belgrado significherebbe crescita industriale, trasferimento tecnologico e aumento del peso geopolitico. <strong>Ma significherebbe anche entrare, indirettamente, nella zona grigia della competizione tra Israele e Iran</strong>, dove cyber, intelligence, narrativa e pressione diplomatica contano ormai quanto le operazioni militari tradizionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/hermes-900-nei-balcani-perche-israele-va-a-produrre-i-suoi-droni-in-serbia.html">Hermes 900 nei Balcani: perché Israele va a produrre i suoi droni in Serbia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Serbia tra piazza e potere: la crisi che ridisegna i Balcani e riapre il fronte geopolitico con Mosca</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-serbia-tra-piazza-e-potere-la-crisi-che-ridisegna-i-balcani-e-riapre-il-fronte-geopolitico-con-mosca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 05:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1024x468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-768x351.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1536x702.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-600x274.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Serbia deve scegliere: aprire un nuovo ciclo politico o scivolare in una deriva autoritaria mascherata da stabilità. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1024x468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-768x351.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1536x702.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-600x274.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalle proteste studentesche alla repressione, dal gioco d’equilibrio tra UE e Russia alle tensioni regionali: la Serbia vive la sua crisi più profonda, con ripercussioni sull’intero scacchiere balcanico.</p>



<p>La crisi serba non nasce dal crollo simbolico di Novi Sad, ma da una frattura più profonda: <strong>un sistema politico iper-centralizzato che soffoca la rappresentanza</strong> e alimenta un malcontento ormai strutturale. <a href="https://www.nazionefuturarivista.it/2025/10/03/serbia-bosnia-e-kosovo-il-cuore-dei-balcani-brucia-e-leuropa-continua-a-voltarsi-dallaltra-parte/">Il lungo dominio di Vučić, sostenuto da un controllo capillare dei media e dell’apparato amministrativo</a>, ha svuotato gli spazi di competizione democratica, trasformando la protesta nell’unica valvola di sfogo per una società giovane e disillusa. Sullo sfondo, <strong>una Serbia incerta sulla propria collocazione internazionale oscilla tra Bruxelles e Mosca</strong>, senza scegliere davvero.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stabilità di facciata e tensioni crescenti</strong></h2>



<p>Di fronte alla mobilitazione delle nuove generazioni, il governo ha scelto la via della repressione calibrata: <strong>arresti mirati, uso selettivo della forza </strong>e una narrativa che dipinge i manifestanti come strumenti di influenze straniere. Tattica efficace nel breve, ma corrosiva nel lungo periodo. Ogni abuso alimenta il risentimento, accentuando la distanza tra Stato e società. Si crea così l’illusione dell’ordine ristabilito, mentre la rabbia continua a sedimentare sotto la superficie.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Giovani e studenti: il barometro del cambiamento</strong></h2>



<p>Le nuove generazioni sono diventate il volto più credibile dell’opposizione. <strong>I movimenti nati nei campus non hanno programmi ideologici rigidi</strong>, ma rivendicazioni radicalmente civiche: trasparenza, dignità, meritocrazia. È una contestazione che rifiuta il cinismo della politica tradizionale e che denuncia l’assenza di futuro in un Paese dove emigrare appare l’unica via d’uscita. La loro forza è la spontaneità; il rischio, se il dialogo resta chiuso, è un progressivo scivolamento verso la polarizzazione.</p>



<p>Oggi governo e opposizione non condividono più nemmeno il terreno minimo della fiducia reciproca. <strong>Belgrado usa il dialogo come strumento tattico verso Bruxelles, </strong>mentre parte dell’opposizione non riconosce al sistema la capacità di garantire elezioni eque. Senza una riforma del quadro mediatico e delle regole elettorali, ogni tentativo di compromesso è destinato a fallire. La Serbia vive una polarizzazione non solo politica, ma identitaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ambiguità geopolitica: Bruxelles, Mosca e Pechino</h2>



<p>La crisi interna ha congelato il percorso europeo di Belgrado. <a href="https://www.dissipatio.it/la-nuova-sfida-balcanica/">L’UE osserva con crescente preoccupazione, ma continua a rinviare decisioni strutturali, alimentando la sensazione di un futuro sospeso</a>. Intanto, il legame con Mosca resta forte, nonostante la guerra in Ucraina. La Russia utilizza la Serbia come piattaforma per la sua guerra ibrida nei Balcani: disinformazione, sostegno a gruppi nazionalisti, influenza religiosa ed energetica. La Serbia non è però un semplice strumento: usa questa ambiguità per rafforzare la propria autonomia negoziale, aprendo nel frattempo spazi a Pechino e Tel Aviv.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I Balcani e il domino dell&#8217;instabilità</h2>



<p>La crisi serba si inserisce in un mosaico regionale altrettanto fragile. In Kosovo lo stallo istituzionale e la frattura con la minoranza serba paralizzano il governo. In Bosnia, <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">la deriva secessionista della Republika Srpska — benedetta da Mosca — minaccia l’architettura post-Dayton</a>. In Albania, le elezioni anticipate a Tirana riflettono l’erosione del consenso verso Rama. Intanto, la nuova cooperazione militare tra Croazia, Albania e Kosovo ridisegna gli equilibri regionali, isolando ulteriormente Belgrado.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa osserva, ma non decide</strong></h2>



<p>Bruxelles continua a oscillare tra richiami formali e timori di destabilizzare ulteriormente la regione. <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html">L’allargamento resta una promessa astratta, mentre potenze esterne riempiono il vuoto strategico: Russia e Cina sul piano politico ed economico, Israele e Turchia su quello militare</a>. La Serbia approfitta di questa frammentazione per presentarsi come potenza regionale autonoma, pur essendo l’epicentro della crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il bivio inevitabile</strong></h2>



<p><a href="https://www.geopolitica.info/alleanza-trilaterale-balcani/">La Serbia si trova davanti a una scelta che non può più rinviare</a>: aprire un nuovo ciclo politico, o scivolare in una deriva autoritaria mascherata da stabilità. L’Europa, allo stesso tempo, deve decidere se considerare i Balcani parte integrante del proprio futuro o un semplice cuscinetto geopolitico. Le piazze serbe hanno già dato la loro risposta: chiedono dignità, trasparenza e appartenenza. La domanda ora è se qualcuno, a Belgrado come a Bruxelles, saprà ascoltarle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-serbia-tra-piazza-e-potere-la-crisi-che-ridisegna-i-balcani-e-riapre-il-fronte-geopolitico-con-mosca.html">La Serbia tra piazza e potere: la crisi che ridisegna i Balcani e riapre il fronte geopolitico con Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Caccia francesi per la Serbia? Belgrado al bivio tra Russia e Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/caccia-francesi-per-la-serbia-belgrado-al-bivio-tra-russia-e-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 06:52:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Rafale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Serbia comprerà dalla Francia una dozzina di caccia Dassault Rafale per la sua aeronautica? Dopo la recente visita a Parigi del presidente Aleksandr Vucic, ospite la scorsa settimana di Emmanuel Macron all&#8217;Eliseo, l&#8217;accordo tra il governo di Belgrado e quello transalpino appare a portata di mano. E il dato di fatto ci mostra, una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-francesi-per-la-serbia-belgrado-al-bivio-tra-russia-e-europa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-francesi-per-la-serbia-belgrado-al-bivio-tra-russia-e-europa.html">Caccia francesi per la Serbia? Belgrado al bivio tra Russia e Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240416084955741_4d0aefa2956eda7612d5acd237b09a1b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Serbia comprerà dalla Francia</strong> una dozzina di <strong>caccia Dassault Rafale</strong> per la sua aeronautica? Dopo la recente visita a Parigi del presidente <strong>Aleksandr Vucic</strong>, ospite la scorsa settimana di <a href="https://it.insideover.com/difesa/macron-rilancia-la-francia-nucleare-un-messaggio-a-putin-e-alleuropa.html"><strong>Emmanuel Macron</strong> all&#8217;Eliseo, </a>l&#8217;accordo tra il governo di Belgrado e quello transalpino appare a portata di mano. E il dato di fatto ci mostra, una volta di più, la grande complessità del <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nato-in-kosovo-contro-la-serbia-la-causa-e-la-menzogna.html"><strong>posizionamento geopolitico della Serbia</strong> a cavallo tra Oriente e Occidente</a>. Parigi, assieme al Regno Unito, poche settimane fa ha bloccato all&#8217;Onu la proposta Serbia di commemorare al Consiglio di Sicurezza il 25esimo anniversario degli attacchi Nato alla Jugoslavia; Belgrado è andata ai ferri corti con l&#8217;Unione Europea per la decisione delle maggiori potenze di ammettere il Kosovo nel Consiglio d&#8217;Europa; la Bruxelles comunitaria e quella atlantica criticano i <strong>giri di valzer</strong> di Vucic con la Russia e, soprattutto la Cina, da cui acquista anche <a href="https://asia.nikkei.com/Politics/Defense/Serbia-relies-on-China-for-weapons-as-tensions-with-Kosovo-rise">droni</a> e <a href="https://foreignpolicy.com/2022/05/11/serbias-arms-deals-show-its-tilting-away-from-russia-and-toward-china/">sistemi di difesa aerea</a>. Ma nonostante tutto la <strong>Serbia è in Europa e non vuole voltare le spalle</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;equilibrismo serbo</h2>



<p>Del resto, l&#8217;avere un rapporto amicale con Paesi come la Russia non fa certamente di Vucic un <em>proxy</em> del governo di Vladimir Putin. Anzi: la Serbia <strong>guarda con attenzione al <em>casus belli</em> del Donbass</strong> perché ha avuto in casa l&#8217;anticipazione della secessione di Donetsk e Lugansk con l&#8217;amputazione del Kosovo dal suo territorio dopo la fine delle guerre jugoslave. Vucic ha fermato gli arruolamenti della <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-il-reclutamento-della-wagner-in-serbia-puo-dividere-mosca-e-belgrado.html">Wagner in Serbia temendo l&#8217;ondata di ritorno di</a> uomini armati in un Paese dove il problema delle sparatorie di massa è fonte di crescente apprensione, anche per <strong>la saldatura tra ultranazionalisti, aree grigie come la criminalità e le curve degli stadi e i mercenari</strong> che gli scorsi anni hanno posto in essere. Inoltre, come riporta <em>Euractiv</em>, il sostegno, per quanto non armato, all&#8217;Ucraina, è stato tutt&#8217;altro che indifferente per un Paese di questa taglia:  &#8220;La Serbia ha fornito 3 milioni di euro all’Ucraina per aiutare i bambini vulnerabili e altri 1,5 milioni di euro per gli sfollati, solo pochi mesi dopo l’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina. Oltre ai pacchetti finanziari, la Serbia ha inviato all’Ucraina aiuti materiali, veicoli medici, generatori elettrici, impianti di depurazione dell’acqua e altra assistenza umanitaria&#8221;.</p>



<p>Ebbene, in quest&#8217;ottica si capisce come la Serbia voglia essere un pivot. E nel quadro del vasto <a href="https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/nazioni/ucraina/2024/03/10/vucic-conferma-i-piani-di-vasto-riarmo-della-serbia_94199c36-cd68-4a03-a002-242b514cb640.html">piano di riarmo del Paese</a> ha messo la sicurezza del proprio Paese al primo posto. Anche di fronte all&#8217;unità panslava e panortodossa con cui spesso retoricamente le relazioni russo-serbe, saldate dal <a href="https://www.geopoliticalmonitor.com/russia-serbia-relations-true-friends-or-pragmatic-players/">pragmatismo degli scambi commerciali e dalla percezione di sentirsi</a> defraudate di territori e posizioni legittime nel sistema globale, sono ammantate Belgrado ha preferito non <strong>allarmare l&#8217;Occidente</strong>. &#8220;A causa delle circostanze geopolitiche ora non è nemmeno fattibile – anche se lo si desidera – acquistare comunque dalla Russia&#8221;, ha detto a proposito dell&#8217;accordo sui Rafale un funzionario governativo serbo citato <a href="https://www.ft.com/content/fa26d185-6b54-481a-b5b8-1ff41a0ab724">dal <em>Financial Times</em>. Che prosegue:</a> &#8220;Il Rafale rappresenta una pietra miliare importante, ma non è l&#8217;unico oggetto di trattativa&#8221;. La Serbia &#8220;ha anche acquistato sistemi radar e missilistici francesi e ha effettuato ordini per aerei da trasporto Airbus&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche per la Francia un lauto affare</h2>



<p>Vucic ha un <strong>complesso sistema di relazioni con l&#8217;Occidente </strong>da bilanciare. Rilancia, spesso aggressivamente, nella retorica per porre le sue linee rosse verso Europa e Nato. Ma al contempo ammicca con forza alla comunità dei Paesi europei, chiedendo riconoscimento per le posizioni serbe. Non c&#8217;è dubbio che posto di fronte all&#8217;eventualità il governo di Belgrado abbraccerebbe con forza l&#8217;integrazione comunitaria, che consoliderebbe le relazioni con diversi dei primi partner nella top ten dell&#8217;interscambio di Belgrado: <strong>Germania, Ungheria, Romania, Italia</strong> e, appunto, <strong>Francia</strong>. </p>



<p>Parigi, al contempo, può sorridere: Macron vara <a href="https://it.insideover.com/economia/macron-sdogana-leconomia-di-guerra-a-cosa-punta-la-francia.html">un&#8217;<strong>economia &#8220;di guerra</strong></a><strong>&#8221; in cui la componente di rilancio industriale</strong> sembra prevalere sullo scenario meramente militare. Una manovra volta a consolidare Pil e produzione, rilanciando un&#8217;economia anemica, grazie anche al volano dell&#8217;export. Il Rafale si conferma un ottimo prodotto da esportazione e, nota il Ft, &#8220;il suo produttore Dassault Aviation deve affrontare la sfida di produrre l’aereo a un ritmo più rapido dato il suo arretrato esistente: l’anno scorso ha consegnato solo 13 jet dalla sua fabbrica vicino a Bordeaux, meno dei 15 previsti. L’obiettivo è di farne 20 quest’anno, per poi arrivare a 36 all’anno&#8221;. Il grande business della Difesa è in pieno sdoganamento. E con buona pace delle possibili ambiguità geopolitiche della Serbia, anche per la Francia <em>paecunia non olet</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-francesi-per-la-serbia-belgrado-al-bivio-tra-russia-e-europa.html">Caccia francesi per la Serbia? Belgrado al bivio tra Russia e Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché la Serbia preoccupa Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tra-ue-e-la-suggestione-brics-perche-la-serbia-preoccupa-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="823" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-768x527.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La sensazione è che la Serbia potrebbe presto trovarsi di fronte ad un bivio: proseguire con il percorso europeo o dare ripiegare sull'alternativa Brics? </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="823" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240408142357612_875f3f2f7ad076783e90599cecfa4c0c-768x527.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>In principio c&#8217;erano Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Dallo scorso gennaio al <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-brics.html">gruppo dei Brics</a> si sono aggiunti altri cinque membri: Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, ed Emirati Arabi Uniti. Altre nazioni sarebbero interessate a fare lo stesso passo. Dal Messico al Bangladesh, dal Nicaragua all&#8217;Algeria, dalla Nigeria alla Turchia, la lista appare particolarmente nutrita. </p>



<p>Negli ultimi giorni, tuttavia, i riflettori sono puntati sulla <strong>Serbia</strong>. In teoria, stando alle parole del presidente serbo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/aleksandar-vucic-il-padre-della-nuova-serbia.html">Aleksandar Vucic</a>, Belgrado ha bisogno di un <strong>percorso europeo</strong>, e l&#8217;adesione all&#8217;organizzazione dei Paesi <strong>Brics </strong>non sarebbe attualmente un&#8217;opzione possibile. </p>



<p>Allo stesso tempo, lo stesso Vucic è stato invitato a partecipare al vertice del gruppo, che si terrà a Kazan, in Russia, il prossimo ottobre, dichiarando che valuterà la possibilità di farlo. Questo, ovviamente, non significa che la Serbia farà il grande passo. È però possibile che, da qui ai prossimi anni, la nazione balcanica possa seriamente prendere in considerazione l&#8217;opzione Brics. Soprattutto se le <strong>tensioni </strong>con Bruxelles dovessero aumentare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Serbia e il flirt con i Brics</h2>



<p>&#8220;L&#8217;organizzazione dei Brics, sebbene <strong>attraente </strong>per il popolo serbo, non è un&#8217;opzione possibile in questo momento, anche se le cose nel mondo cambiano molto più velocemente di quanto pensiamo&#8221;, ha detto Vucic nel corso di una recente intervista. </p>



<p>I due partiti di destra dell&#8217;opposizione in Serbia, Dveri e Zavetnici, hanno più volte chiesto l&#8217;adesione della Serbia all&#8217;organizzazione, così come il Partito radicale serbo (Srs) di Vojislav Seselj. Ricordiamo, inoltre, che Belgrado è candidata all&#8217;adesione all&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, e che difficilmente Vucic spingerà per un&#8217;ipotetica rottura con Bruxelles in un periodo nel quale i dubbi superano le certezze. </p>



<p>La sensazione è che la Serbia potrebbe presto trovarsi di fronte ad un <strong>bivio</strong>: proseguire con il percorso europeo o ripiegare sull&#8217;alternativa Brics? È lecito supporre che il leader serbo vorrà arrivare preparato a quel momento. Ben consapevole delle conseguenze di ogni scelta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spina nel fianco dell&#8217;Ue</h2>



<p>La Serbia resta tuttavia una <strong>spina nel fianco</strong> dell&#8217;Unione europea. In primis perché, da quando è scoppiata la <strong>guerra in Ucraina</strong>, il Paese balcanico continua a navigare in una sorta di <strong>non allineamento</strong> che irrita Bruxelles (anche sul fronte sanzioni economiche). E poi, altro aspetto non trascurabile, a causa dei suoi legami, sempre più intensi, con <strong>Cina </strong>e <strong>Russia</strong>. </p>



<p>Per quanto riguarda Mosca, nel maggio 2022 il governo serbo ha firmato con <strong>Vladimir Putin</strong> un&#8217;intesa triennale per acquistare <strong>gas russo</strong> a condizioni vantaggiose, mentre, più di recente, e in ambito militare, la Serbia ha ottenuto dalla Russia il <strong>sistema repellente anti-drone</strong>. </p>



<p>Pechino, invece, investe da anni ingenti quantità di denaro sul territorio serbo &#8211; considerato dal Dragone ancora fondamentale ai fini dell&#8217;implementazione della <strong>Nuova Via della Seta</strong> in Europa orientale – e, nel 2022, <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-ha-consegnato-alla-serbia-il-sistema-antiaerei-hq-22.html">ha ricevuto dal gigante asiatico</a> il sofisticato sistema antiaereo cinese <strong>HQ-22</strong>. </p>



<p>Ebbene, l&#8217;Ue ha sempre considerato questi rapporti preoccupanti. Se non altro per il timore che Belgrado possa trasformarsi in una sorta di <strong>testa d&#8217;ariete nemica</strong> in una regione altamente instabile; sarebbe un problema non da poco, visto che c&#8217;è già l&#8217;Ungheria di Viktor Orban a far venire gli incubi a Bruxelles. Qualora, poi, Vucic dovesse veramente puntare sui Brics, a quel punto la rottura tra Serbia ed Europa sarebbe reale e, forse, irrecuperabile.&nbsp; &nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;escalation in Kosovo e quei legami con Kiev: cosa c&#8217;è dietro l&#8217;intreccio con Russia e Serbia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lescalation-in-kosovo-e-quei-legami-con-kiev-cosa-ce-dietro-lintreccio-con-russia-e-serbia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 04:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[kosovo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=398289</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1233" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste serbe in Kosovo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le ragioni per le quali il Kosovo divenne indipendente nel 2008 e per le quali molti Paesi ancora non ne riconoscono l&#8217;indipendenza sono note ai più. Così come è notoria la faglia politica e militare che qui, nel cuore dei Balcani, pone da un lato la Serbia e i suoi legami con la Russia, e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lescalation-in-kosovo-e-quei-legami-con-kiev-cosa-ce-dietro-lintreccio-con-russia-e-serbia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lescalation-in-kosovo-e-quei-legami-con-kiev-cosa-ce-dietro-lintreccio-con-russia-e-serbia.html">L&#8217;escalation in Kosovo e quei legami con Kiev: cosa c&#8217;è dietro l&#8217;intreccio con Russia e Serbia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1233" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste serbe in Kosovo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le ragioni per le quali il <strong>Kosovo</strong> divenne indipendente nel 2008 e per le quali molti Paesi ancora non ne riconoscono l&#8217;indipendenza sono note ai più. Così come è notoria la faglia politica e militare che qui, nel cuore dei Balcani, pone da un lato la <strong>Serbia</strong> e i suoi legami con la Russia, e il Kosovo, assieme al suo rapporto con la Nato, dall’altro. Questa condizione, di per sé precedente allo scoppio del conflitto in Ucraina, alla luce degli ultimi accadimenti, fa della piccola nazione la periferia perfetta della <strong>guerra in Ucraina</strong>, ove i due fronti possono minacciarsi vicendevolmente, oltre che scatenare una battaglia per procura. A complicare il quadro della situazione, l&#8217;atteggiamento di reciproco sostegno che Kiev e Pristina hanno inaugurato dallo scoppio dell'&#8221;operazione speciale&#8221; in poi, contribuendo a sparigliare le carte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Kosovo, precedente pericoloso per Kiev</h2>



<p>Il Kosovo, inteso come vicenda internazionale, ha rappresentato da sempre una questione delicata per l&#8217;Ucraina, poichè Mosca ha sempre utilizzato questo precedente per giustificare l&#8217;annessione dei territori russofoni, prima, e l&#8217;invasione, poi. Facendo un passo indietro, l&#8217;indipendenza kosovara aveva creato nel 2008 non poche tensioni in Europa come all&#8217;Onu, oltre a severe perplessità da parte di alcune nazioni europee alle prese con tumulti interni Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna. L&#8217;indipendenza di Pristina, infatti, riconosciuta da <strong>101 nazioni Onu su 193</strong>, risiede in quella zona grigia del diritto internazionale che si pone fra il diritto all&#8217;autodeterminazione e l&#8217;integrità territoriale di una nazione sovrana. </p>



<p>Quando nel 2008 l&#8217;Unione Europea concesse l&#8217;avallo all&#8217;indipendenza, la scelta &#8211; appoggiata dagli Stati Uniti &#8211; non fu affatto unanime, poichè apriva un nuovo terreno di scontro con la Russia e metteva in discussione una rapida integrazione della Serbia nell&#8217;Unione Europea. Il vizio congenito di quell&#8217;operazione forzata faceva sentire le sue conseguenze in seno al <strong>Consiglio di sicurezza Onu</strong>, dove l&#8217;Europa non ha esitato a sfidare le ambizioni russe di riprendersi un ruolo politico oltre gli Urali. Su quella presa di posizione, Mosca ha costruito la sua nuova <em>weltanschauung </em>che ha fatto da sostrato agli interventi in Ossezia del Sud, in Crimea e nel Donbass. Ed è con questo tipo di argomentazioni che soffia sul fuoco balcanico, che ancora oggi si lascia andare a grandi e vetuste narrazioni come quelle sulla grande Serbia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.insideover.com/raccontare-la-guerra-oggi?utm_source=strip&amp;utm_medium=ilgiornale&amp;utm_campaign=evento_140623"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="185" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori.png" alt="" class="wp-image-398133" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori.png 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-600x137.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-300x69.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-768x175.png 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Kosovo e la disunione europea</h2>



<p>Accanto alla <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/esercito-in-massima-allerta-ancora-tensione-tra-kosovo-e-serbia.html">recente <strong>crisi delle targhe</strong></a>, l&#8217;intricata vicenda del Kosovo è recentemente approdata al <strong>Consiglio d&#8217;Europa</strong>. Lo scorso 24 aprile, il comitato dei ministri del Consiglio hanno dato un primo assenso all&#8217;ingresso di Pristina all&#8217;interno dell&#8217;istituzione transeuropea con 33 voti a favore, 7 contro e 5 astensioni. Un altro premio nel medagliere di <strong>Albin Kurti</strong> che, lo scorso dicembre, aveva inoltrato la domanda per l&#8217;adesione della piccola nazione all&#8217;Unione Europea. Astensioni e voti contrari permettono di delineare come e perché il Kosovo sia una questione delicata anche per le vicende ucraine: tra i voti contrari quelli di Cipro, Spagna, Romania, Serbia ma soprattutto quello dell&#8217;<strong>Ungheria di Orban</strong>: una contraddizione solo apparente poichè, pur riconoscendo il Kosovo, Budapest è alle prese con un progressivo flirt di Orban con Vucic, tessuto pazientemente nel tempo. </p>



<p>Ad astenersi, invece, Grecia, Slovacchia, Moldavia, Bosnia ma soprattutto l&#8217;Ucraina. Un risultato ancora più importante se, come va ricordato, quattro Paesi Nato-Ue (Grecia, Romania, Slovacchia, Spagna) e uno Ue-non Nato come Cipro non riconoscono il Kosovo. Questo equivale a bloccare il futuro di Pristina nell&#8217;Unione come nella Nato. Una disunione che non fa altro che legittimare l&#8217;asse serbo-russo nel voler proseguire a oltranza la destabilizzazione dei Balcani a base di sentimenti anti-Nato e rivendicazioni etniche. Astensioni e voti contrari si aggiungono, poi, al significato politico del ritiro del riconoscimento da parte di 27 Paesi del Terzo Mondo, che hanno privato Pristina del loro appoggio nel corso di questi quindici anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Kiev sostiene il Kosovo indipendente</h2>



<p>Alla luce di questi aspetti, Kiev e Pristina dovrebbero essere agli antipodi di questi complessi intrecci europei, ed invece hanno intessuto, dallo scoppio della guerra in poi, una relazione inaspettata: dall’invasione dell’Ucraina il Kosovo è stato un forte sostenitore di Kiev, mentre la Serbia continua ad essere messa nell’angolo per le sanzioni alla Russia. Non a caso, nel gennaio scorso, era stata proprio Kiev, dalla voce del deputato <strong>Oleksiy Goncharenko</strong>, ad invitare i Paesi europei mancanti all&#8217;appello a riconoscere l&#8217;indipendenza kosovara. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">It is necessary to recognize the independence of Kosovo. It is necessary for Kosovo to become a member of the Council of Europe, and in the future &#8211; a member of the European Union.<br><br>My speech in <a href="https://twitter.com/PACE_News?ref_src=twsrc%5Etfw">@PACE_News</a> <a href="https://t.co/8aoRqoda7v">pic.twitter.com/8aoRqoda7v</a></p>&mdash; Oleksiy Goncharenko (@GoncharenkoUa) <a href="https://twitter.com/GoncharenkoUa/status/1618304940170186756?ref_src=twsrc%5Etfw">January 25, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Viene da chiedersi perché mai, visto che il Kosovo sarebbe, all&#8217;origine, una sorta di Donbass in terra serba. Ed invece la ragione esiste ed ha una sua coerenza: la vicenda, aggrovigliandosi su se stessa, porta la difesa del Kosovo ed il suo riconoscimento a divenire non più una minaccia all&#8217;integrità territoriale o alla Carta dell&#8217;Onu, bensì una sconfitta per le ambizioni di Mosca e Belgrado. Questo è, oggi, il più grande desiderio di Kiev. Un desiderio urgente, poichè in quel di Belgrado alcuni esponenti del parlamento serbo iniziano a discettare di operazioni inquietanti sul suolo balcanico: è il caso del deputato serbo Vladimir Dukanovic che aveva vagheggiato sulla possibilità che la Serbia si vedesse costretta a &#8220;<strong>denazificare i Balcani</strong>&#8220;. Una frase per la quale si era poi scusato, ma che tradisce l&#8217;humus culturale che lega serbi e russi. La speranza per Kiev è, dunque, quella di infliggere un duro colpo diplomatico a Mosca pacificando i rapporti tra Pristina e Belgrado, inducendo Vladimir Putin a mollare sul fronte principale e Vucic a rifiutare di stare con il piede in due scarpe: quella europea e quella russa.</p>
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		<title>Kosovo: alta tensione</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/kosovo-alta-tensione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 18:08:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1708" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Il Kosovo è al centro di un grande scacchiere internazionale. Le rivendicazioni della Serbia, infatti, trovano sponda anche nel gioco di Cina e Russia, anche se per motivi diversi. Di fronte ai grandi scenari geopolitici, però, uno dei punti più caldi rimane una cittadina di 70mila abitanti nella parte settentrionale del Paese: Kosovska Mitrovica, divisa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/kosovo-alta-tensione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1708" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230120113054254_246c72a39002f4072a0d7759d8d70537-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div
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                        Il Kosovo è al centro di un grande scacchiere internazionale. Le rivendicazioni della Serbia, infatti, trovano sponda anche nel gioco di Cina e Russia, anche se per motivi diversi. Di fronte ai grandi scenari geopolitici, però, uno dei punti più&#8230;
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                Marco Di Vincenzo
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<p>Il Kosovo è al centro di un grande scacchiere internazionale. Le rivendicazioni della Serbia, infatti, trovano sponda anche nel gioco di Cina e Russia, anche se per motivi diversi. Di fronte ai grandi scenari geopolitici, però, uno dei punti più caldi rimane una cittadina di 70mila abitanti nella parte settentrionale del Paese: Kosovska Mitrovica, divisa tra una minoranza serba e la maggioranza albanese. Le due parti sono divise dal fiume Ibar e il ponte che le unisce è presidiato tutto il giorno dalle forze <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nato</a>, in particolare dai carabinieri italiani, tra i pochi a essere accettati da entrambe le fazioni.</p>



<p>Girando per la parte albanese, a maggioranza islamica, è forte l’impronta europea e internazionale. Passeggiando per la via dello shopping si riconoscono marchi noti, a pochi metri dal ponte c’è un centro commerciale, si paga in euro. Oltre il ponte lo scenario cambia: pochi i simboli occidentali, non mancano invece le bandiere serbe e, sui muri, la Zeta simbolo dell’invasione russa in Ucraina.</p>



<p>In realtà, le due metà non sono del tutto divise: un cimitero albanese sorge nel lato serbo. Ancora, nella parte albanese, a poche centinaia di metri dalla moschea più importante della città, troviamo una chiesa ortodossa, assaltata nel 2004 durante quello che i serbi considerano un “pogrom” ai loro danni. Il <a href="https://www.osce.org/files/f/documents/e/1/32700.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bilancio dell’epoca</a>, in realtà, parla di 29 chiese o monasteri ortodossi devastati, ma anche di perdite da entrambe le parti, con 11 albanesi e otto serbi uccisi, oltre a 900 feriti. L’8 gennaio 2023, il giorno dopo il Natale ortodosso, circa duecento persone si sono radunate a nord della città sotto la sede del Chc, il partito del presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/aleksandar-vucic-il-padre-della-nuova-serbia.html">Aleksandar Vučić</a>, per protestare contro l’abbandono della minoranza da parte di Belgrado e le misure del premier kosovaro Albin Kurti.</p>



<p>Venendo dalla parte albanese, nel passaggio sul ponte incontriamo la polizia kosovara: “Di là c’è una manifestazione, non possiamo garantire la vostra incolumità, per cui sono affari vostri se superate il fiume”. A manifestare ci sono anche gli attivisti del Movimento per la difesa del Kosovo e Metochia, uno dei gruppi della minoranza più attivi qui a livello politico. “Vogliamo che Vučić congeli il negoziato con il Kosovo finché la Rosu (l’unità speciale della polizia kosovara, <em>Ndr</em>) non ritirerà i propri agenti dal nord del Kosovo”, ha dichiarato uno dei loro leader, Nebojsa Jović, ai nostri microfoni dopo il suo comizio, aggiungendo: “Li vogliamo fuori perché non ci sono ragioni giuridiche che spieghino la loro presenza qui. E chiediamo anche la liberazione di quanto sono stati imprigionati”.</p>



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<p>Negli ultimi mesi sono esplose le tensioni tra i serbi della zona e il governo di Pristina, specialmente dopo l’annuncio del premier kosovaro Albin Kurti di una stretta sul riconoscimento delle targhe serbe nel Paese. Ad aggravare ulteriormente la situazione, l’arresto di un poliziotto serbo e le dimissioni in blocco dei rappresentanti istituzionali della minoranza, con il rischio di paralizzare la macchina burocratica, basata sul sistema delle quote. Il simbolo di queste proteste sono stati i blocchi stradali in tutto il nord del Paese. Verso la fine di dicembre, la situazione è tornata alla calma, ma la crisi è tutt’altro che superata. Nel frattempo, le auto serbe circolano a Kosovska Mitrovica coprendo ogni riferimento alla madrepatria con delle fascette bianche sulle targhe.</p>



<p>Venuti meno i riferimenti politici interni, prendono piede come interlocutori anche politici la Chiesa ortodossa e la Russia. Tra i serbi di Kosovska Mitrovica è forte la critica nei confronti dell’Occidente, e la ferita inferta dai bombardamenti Nato del 1999 è ancora aperta.</p>



<p>Il tema dell’influenza russa (favorita anche dalla comune fede ortodossa) non si limita ovviamente ai serbi di Kosovska Mitrovica, ma arriva fino a Belgrado. Nella capitale serba sono recentemente terminati i lavori della chiesa di San Sava, la più grande chiesa ortodossa nei Balcani, in costruzione dal 1935. Putin, grande finanziatore dell’opera, nel 2019 aveva simbolicamente posto una delle ultime tessere dei mosaici della chiesa. Le raffigurazioni interne sono un trattato di propaganda della Serbia odierna. Il Kosovo è onnipresente con i suoi monasteri raffigurati sulle mura della cripta.</p>



<p>Non mancano poi i riferimenti alla battaglia di Kosovo Polje del 1389: non esiste serbo che non conosca gli eventi della Piana dei Merli, quando i cristiani guidati dal Knez (principe) Lazar si scontrarono con gli ottomani (islamici) del sultano Murād I. Morirono entrambi i condottieri: la tomba di Lazar, santo per la Chiesa ortodossa, è posta nella cripta e nelle bancarelle di Belgrado ancor oggi si vendono le magliette con la sua immagine. Una enorme statua di Lazar è stata inoltre costruita anche nella metà serba di Kosovska Mitrovica. Il condottiero-santo guarda in direzione della parte albanese.</p>



<p>Negli ultimi anni, però, si sono intensificati anche i rapporti sull’asse Belgrado-Pechino: secondo alcune stime, sono oltre otto miliardi i prestiti arrivati dalla Cina per la ricostruzione delle infrastrutture serbe, con il Dragone che ha investito anche sulle miniere del Paese (con danni enormi sotto il profilo ambientale). A consacrare questa influenza, un enorme centro culturale cinese a Novi Beograd al posto dell’ambasciata distrutta durante il bombardamento Nato del 1999. La Cina ha poi tutto l’interesse a supportare la causa di ri-annessione del Kosovo, auto dichiaratosi indipendente nel 2008, rafforzando così anche le proprie posizioni verso il separatismo di Taiwan. Pechino approfitta poi degli spazi lasciati da Mosca, attualmente impegnata su un altro e ben più gravoso fronte, quello ucraino.</p>


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                                    Gianluca Carini
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                                    Ludovica Passeri
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                                    Gianluca Carini
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                                    Ludovica Passeri
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                                    Marco Di Vincenzo
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		<title>Wagner, Ue e &#8220;scelte difficili&#8221;. L&#8217;intreccio tra Serbia e Kosovo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/wagner-ue-e-scelte-difficili-lintreccio-tra-serbia-e-kosovo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2023 16:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia, il presidente Aleksandar Vucic (ANSA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-1024x499.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-1536x749.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-2048x998.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dialogo tra Kosovo e Serbia si gioca un terreno fragile in cui le ferite del passato si uniscono alle esigenze del presente. Dopo la crisi dei blocchi stradali eretti dalla minoranza serba nella parte settentrionale del Kosovo, la situazione appare al momento tornata su binari di difficile convivenza. Belgrado, dopo la richiesta formale di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/wagner-ue-e-scelte-difficili-lintreccio-tra-serbia-e-kosovo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/wagner-ue-e-scelte-difficili-lintreccio-tra-serbia-e-kosovo.html">Wagner, Ue e &#8220;scelte difficili&#8221;. L&#8217;intreccio tra Serbia e Kosovo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia, il presidente Aleksandar Vucic (ANSA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-1024x499.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-1536x749.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXQYX6RKXKVryGPeBbN_ANSA-scaled-e1674326211422-2048x998.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dialogo tra <strong>Kosovo e Serbia</strong> si gioca un terreno fragile in cui le ferite del passato si uniscono alle esigenze del presente. Dopo la crisi dei blocchi stradali eretti dalla minoranza serba nella parte settentrionale del Kosovo, la situazione appare al momento tornata su binari di difficile convivenza. Belgrado, dopo la richiesta formale di inviare un contingente militare a tutela delle comunità serbe (richiesta che la Nato aveva già detto di non potere accogliere), ha mostrato di volere fermare le proteste in attesa di un nuovo round di <strong>negoziati</strong>. Pristina, da parte sua, ha fatto capire di ascoltare le richieste di dialogo da parte di Alleanza Atlantica e Unione europea, consapevole che non potrà esserci un accordo sul proprio riconoscimento senza passi in avanti nel rispetto dei diritti serbi.</p>



<p>Per i rappresentanti occidentali, le aperture mostrate da entrambe le parti si confermano dei passi in avanti importanti, per quanto ancora non decisivi. In questi giorni, a Pristina e Belgrado sono arrivati gli inviati Ue e Usa per i Balcani occidentali, <strong>Miroslav Lajcak</strong> e <strong>Gabriel Escobar</strong>, il consigliere del governo italiano Francesco Maria Talò e gli omologhi tedesco, Jens Ploetner, e francese, Emmanuel Bonne. Lajcak, alla fine dell&#8217;incontro con il premier kossovaro Albin Kurti, ha definito il vertice&nbsp;&#8220;non facile&#8221;, lasciando trapelare una certa ritrosia di Pristina nell&#8217;accettare il piano di normalizzazione europeo, in particolare quello franco-tedesco. Ma Kurti, dopo il meeting con i rappresentanti occidentali, ha comunque definito il piano europeo &#8220;una buona base per l&#8217;ulteriore negoziato&#8221;, segno che c&#8217;è volontà di dialogo pur senza ritenere il negoziato quasi chiuso.</p>



<p>Diverso invece l&#8217;approccio di Lajcak dopo l&#8217;incontro con il presidente serbo, <strong>Aleksandar Vucic</strong>, di cui è stato sottolineato l&#8217;approccio &#8220;responsabile&#8221; e la volontà di mettere in conto l&#8217;assunzione di decisioni difficili per la prospettiva europea della Serbia. Il capo di Stato balcanico, a fine incontro, ha detto che c&#8217;è la consapevolezza di &#8220;accettare il concetto del piano di accordo europeo sul&nbsp;Kosovo&#8221; e che la Serbia è pronta &#8220;a lavorare per la sua attuazione&#8221; pur ribadendo la &#8220;preoccupazione e riserva su un punto importante, che non posso tuttavia rivelare&#8221;. Per l&#8217;opposizione, dovrebbe essere il riconoscimento di Pristina all&#8217;interno delle <strong>Nazioni Unite</strong>: una svolta che, secondo i nazionalisti serbi, sarebbe il frutto di un ultimatum occidentale a cui Belgrado si sarebbe piegata per evitare problemi nel processo di adesione all&#8217;Ue. Lo stesso Vucic del resto aveva parlato di &#8220;giorni non facili&#8221; e di<strong> &#8220;decisioni molto difficili&#8221;</strong>. Mentre Bosko Obradovic, leader dei nazionalisti di Dveri, ha invocato una riunione d&#8217;urgenza del parlamento evocando anche proteste di piazza per fermare l&#8217;eventuale aut aut posto dalla comunità internazionale. Sulla chiarezza dei contenuti dell&#8217;accordo si è espressa tutta l&#8217;opposizione parlamentare. E l&#8217;impressione è che le dichiarazioni di Vucic e del ministro degli Esteri Ivica Dacic sulle linee rosse invalicabili non abbiano tranquillizzato gli animi.</p>



<p>Sulla pressione occidentale nei confronto di Belgrado si è unito in questi giorni anche un altro tema, che rischia di essere usato come ulteriore campanello d&#8217;allarme per i gruppi nazionalisti legati anche alla comunione di intenti con Mosca. Vucic, in un&#8217;intervista all&#8217;emittente <em>Happy TV</em>, aveva risposto alle notizie sul presunto reclutamento di mercenari serbi da parte della <strong>Wagner </strong>criticando &#8220;gli amici russi&#8221; per qualcosa che viola la legge dello Stato. Il capo della Wagner, <strong>Evghieni Prigozhin</strong>, aveva negato sia il reclutamento dei serbi che le voci sul possibile coinvolgimento di alcuni suoi contractors nei blocchi serbi nel nord del Kosovo. Ma è chiaro che nel momento in cui la compagnia dello &#8220;chef di Putin&#8221; viene inserita nell&#8217;elenco Usa delle organizzazioni criminali transnazionali, e in una fase di totale contrapposizione tra Occidente e Russia, ogni contatto tra la &#8220;legione&#8221; del <strong>Cremlino </strong>e esponenti serbi viene visto come un problema fondamentale per qualsiasi normalizzazione.</p>



<p>La Serbia ha sempre manifestato un complesso <strong>equilibrio diplomatico</strong> tra forti legami con la Russia e volontà di aderire all&#8217;Ue, mancato riconoscimento del Kosovo ma anche non riconoscimento di Crimea e Donbass russi, così come tra dipendenza dal gas russo e desiderio di aprirsi ad altri partner. In questo delicato intreccio, il rapporto con Pristina e il desiderio di un piano per aderire all&#8217;Ue si inseriscono nel complicato quadro balcanico nel momento in cui l&#8217;impero russo appare sempre più debole e Bruxelles in grado di inserirsi nella regione. Ma è probabile che tutto questo complesso gioco di alleanze, accordi, partnership e &#8220;road-map&#8221; sia sempre più difficile da mantenere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/wagner-ue-e-scelte-difficili-lintreccio-tra-serbia-e-kosovo.html">Wagner, Ue e &#8220;scelte difficili&#8221;. L&#8217;intreccio tra Serbia e Kosovo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Aleksandar Vucic, il padre della nuova Serbia</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/aleksandar-vucic-il-padre-della-nuova-serbia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 08:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221228093530397_f70819a3314045cc9c7cb01ef3a986cb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221228093530397_f70819a3314045cc9c7cb01ef3a986cb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221228093530397_f70819a3314045cc9c7cb01ef3a986cb-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221228093530397_f70819a3314045cc9c7cb01ef3a986cb-1024x741.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221228093530397_f70819a3314045cc9c7cb01ef3a986cb-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221228093530397_f70819a3314045cc9c7cb01ef3a986cb-1536x1112.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221228093530397_f70819a3314045cc9c7cb01ef3a986cb-2048x1482.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Serbia è tornata al centro dell&#8217;arena europea, nonostante le ferite della disgregazione iugoslava sanguinino ancora, e le sue aspirazioni di egemonia regionale turbano i sonni delle cancellerie di Unione Europea e Stati Uniti. La Serbia è tornata al centro dell&#8217;arena europea, nonostante sia oggi una piccola porzione di ciò che fu e abbia anche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/aleksandar-vucic-il-padre-della-nuova-serbia.html">[...]</a></p>
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<p>La <strong>Serbia </strong>è tornata al centro dell&#8217;arena europea, nonostante le ferite della disgregazione iugoslava sanguinino ancora, e le sue aspirazioni di egemonia regionale turbano i sonni delle cancellerie di Unione Europea e Stati Uniti.</p>



<p>La Serbia è tornata al centro dell&#8217;arena europea, nonostante sia oggi una piccola porzione di ciò che fu e abbia anche perduto l&#8217;accesso (montenegrino) al mare. Ha fame di revisionismo, come quella che muove i suoi due alleati di ferro – <strong>Russia </strong>e <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong> –, e reclama una revisione del finale delle guerre iugoslave. E se non fosse stato per <strong>Aleksandar Vučić</strong>, difficilmente avrebbe avuto luogo questa rinascita.</p>
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		<title>Tensione tra Serbia e Kosovo. Belgrado evoca l&#8217;intervento nel nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tensione-tra-serbia-e-kosovo-belgrado-evoca-lintervento-nel-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 16:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1233" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste serbe in Kosovo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un equilibrio sempre più fragile, dove in gioco non c&#8217;è solo la coesistenza di due comunità, di due Stati e dell&#8217;intera regione balcanica. Dopo le più recenti tensioni tra kosovari serbi e albanesi, con un assalto (pur di dimensioni estremamente limitate) anche a unità di Eulex, è scesa in campo direttamente Belgrado. Il vicepremier e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tensione-tra-serbia-e-kosovo-belgrado-evoca-lintervento-nel-nord.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1233" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste serbe in Kosovo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221212172152421_3165b53f0f01cc42a44956ae3bc86deb-2048x1315.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un equilibrio sempre più fragile, dove in gioco non c&#8217;è solo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/la-sfida-del-kosovo.html">la coesistenza di due comunità</a>, di due Stati e dell&#8217;intera regione balcanica.</p>



<p>Dopo le più recenti tensioni tra kosovari serbi e albanesi, con un assalto (pur di dimensioni estremamente limitate) anche a unità di Eulex, è scesa in campo direttamente Belgrado. Il vicepremier e ministro della Difesa serbo, <strong>Milos Vucevic</strong>, ha detto che il suo governo è pronto a formalizzare la richiesta di invio di un proprio contingente nel nord del Kosovo basandosi sulla<strong> risoluzione 1244 </strong>del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Richiesta che potrebbe esserci già giovedì. Vucevic, che si è recato al confine con il Kosovo, ha detto che Belgrado è pronta a inviare le forze in qualsiasi momenti: &#8220;La Serbia, a causa della situazione sul terreno, chiede che venga attivata la clausola della risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu, al fine di garantire la sicurezza dei serbi e delle loro proprietà, come pure delle <strong>chiese e dei monasteri ortodossi</strong>&#8220;. Un tema, quest&#8217;ultimo, <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/la-sfida-del-kosovo/il-kosovo-padre-sava-e-i-suoi-monaci-lultimo-baluardo-ortodosso.html">particolarmente sentito dalla comunità locale</a>, preoccupato dal sentirsi escluso dalla vita politica e sociale di Pristina.</p>



<p>La richiesta, <a href="https://www.reuters.com/world/europe/serbia-ask-nato-deploy-serb-military-police-kosovo-vucic-2022-12-10/">che non verrebbe sicuramente approvata</a>, rappresenterebbe in ogni caso una svolta di fondamentale importanza nella delicata situazione che vive il Kosovo, dal momento che la clausola che prevede questo tipo di schieramento non è mai stata applicata proprio per evitare qualsiasi potenziale confronto diretto tra cittadini kosovari e unità delle <strong>forze armate serbe</strong>, tanto più dopo l&#8217;indipendenza del 2008. E in questa fase, una domanda del genere (per altro già formalizzata anni prima che fosse dichiarata l&#8217;indipendenza di Pristina) verrebbe letta come un intervento militare della Serbia in un Paese indipendente e non più con le condizioni con cui fu scritta la risoluzione.</p>



<p>La diplomazia europea si è attivata per evitare che la crisi possa sfociare in una escalation dai confini oscuri. La ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, ha confermato la netta contrarietà di Berlino a qualsiasi ipotesi di intervento. Una nota del ministero <strong>francese</strong>, invece, sottolinea la preoccupazione dell&#8217;Esagono per quanto sta accadendo tra Kosovo e Serbia chiedendo a entrambe le parti &#8220;grande moderazione&#8221; e &#8220;responsabilità&#8221; ed esortandole &#8220;a impegnarsi nel dialogo facilitato dall&#8217;Unione europea&#8221;. Sulla stessa linea il capo della diplomazia dell&#8217;Unione europea,<strong> Josep Borrell</strong>, che ha invocato ancora una tregua per evitare che possa sorgere ulteriore tensione e si interrompa il dialogo sostenuto proprio da Bruxelles e che sembrava essersi concretizzato in un accordo quantomeno sulla questione delle targhe kosovare imposte anche alla minoranza serba del nord. Mentre al termine del Consiglio Ue, il ministro degli Esteri italiano, <strong>Antonio Tajani</strong>, ha detto:&nbsp;&#8220;Al Consiglio di oggi abbiamo fatto sentire forte la voce dell&#8217;Italia sui Balcani. Il nuovo governo vuole essere protagonista, l&#8217;Italia deve svolgere un ruolo importante per pacificare Kosovo e Serbia, vogliamo essere al fianco dell&#8217;Ue per contribuire in modo determinate alla pacificazione dei Balcani, bisogna calmare le acque, bisogna evitare iniziative unilaterali da una parte e dall&#8217;altra&#8221;.</p>



<p>Per adesso, è possibile che la tensione stia aumentando anche in virtù di un difficile negoziato più o meno sotterraneo tra le parti e che non trova soddisfazione da entrambi gli schieramenti. Possibile, ma non certo, che questo faccia parte di un complesso negoziato in cui si prova ad alzare l&#8217;asticella dello scontro per ottenere garanzie. In questo senso, i segmenti più nazionalisti in Kosovo, così come in Serbia, potrebbero sfruttare le condizioni per imporre le proprie posizioni soffiando sul caos e su possibili escalation di stampo etnico. E questo vale anche se si analizza come alcuni media locali stanno descrivendo la situazione così come le personalità più &#8220;populiste&#8221; delle parti coinvolte, sia vicine a Belgrado che legate al governo kosovaro.</p>



<p>Da parte di Pristina, fonti di <em>Vecherne Novosti</em> hanno riferito che il premier kossovaro, <strong>Albin Kurti</strong>, sarebbe pronto a mettere in campo ogni mezzo per porre fine alla protesta della comunità serba. Cosa che chiaramente è vista con preoccupazione da parte della <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/la-sfida-del-kosovo/fragilita-divisioni-ferite-kosovo.html">minoranza serba</a>, scattata dopo l&#8217;arresto di <strong>Dejan Pantic</strong>, ex agente serbo della polizia kosovara accusato dalla giustizia locale di avere ordito un assalto alla commissione elettorale del nord.</p>



<p>Da Belgrado, il presidente Aleksandar Vucic ha chiesto ai serbi del Kosovo di evitare qualsiasi tipo di violenza, rispettando in particolare l&#8217;azione di Eulex e dei contingenti Nato di Kfor. Belgrado, del resto, sa che il rapporto con l&#8217;Alleanza Atlantica e con l&#8217;Unione europea è un tassello fondamentale della propria strategia regionale, anche per poter accedere al sistema Ue. Petar Petkovic, capo dell&#8217;Ufficio governativo serbo per il Kosovo, ha addirittura smentito l&#8217;assalto alle pattuglie di Kfor o di <strong>Eulex</strong> perché non vi sarebbe alcun motivo di violenze da parte della comunità. Un modo per evitare accuse di fomentare pubblicamente le barricate e la resistenza interna al vicino meridionale: ma è chiaro che l&#8217;evocato intervento potrebbe essere la parola &#8220;fine&#8221; a qualsiasi strada moderata scelta da parte di Belgrado e sostenuta proprio dall&#8217;Unione europea.</p>



<p><strong>Kfor</strong>, la forze Nato nel Paese guidata dal generale italiano Angelo Michele Ristuccia, è impegnata a evitare che la situazione possa diventare ancora più incandescente. Il timore è che possa arrivare la fatidica richiesta di Belgrado di inviare un contingente a protezione dei siti serbi e serbo-ortodossi, e che questo possa condurre inevitabilmente a un aumento delle tensioni in tutto il territorio del Paese balcanico. </p>



<p>Sul punto, interessante la posizione della Russia, unica potenza a sostenere pubblicamente le istanze serbe e la possibilità che Belgrado invii le sue unità a tutela della minoranza in Kosovo. Il portavoce della presidenza russa, <strong>Dmitry Peskov</strong>, ha ribadito ai giornalisti di essere dalla parte &#8220;dell&#8217;assoluta garanzia di tutti i diritti dei serbi del&nbsp;Kosovo&nbsp;e dell&#8217;osservanza di tutti gli obblighi assunti dalle parti in conformità con tutti gli accordi relativi a questa situazione&#8221;. Da Mosca hanno smentito qualsiasi contatto tra Vucic e il presidente Vladimir Putin, ma lo stesso Peskov ha sottolineato di &#8220;tenere molto alle nostre relazioni fraterne con i serbi e, naturalmente, vogliamo sinceramente che questa tensione si plachi il prima possibile&#8221;. Sul punto, l&#8217;ambasciatore russo in Serbia, Aleksandr Botsan-Kharchenko, ha usato toni molto duri, descrivendo la situazione &#8220;sull&#8217;ultima linea oltre la quale può verificarsi uno spargimento di sangue o una fase di confronto calda&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;autunno caldo europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lautunno-caldo-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 12:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33941248.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33941248.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33941248-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33941248-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33941248-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33941248-1536x1016.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Europa ribolle in un autunno caldo che, rispetto ad altre fasi di grandi mobilitazioni collettive, non porta però con sé rivendicazioni ideologiche, culturali, sociali e valoriali di qualsivoglia natura, ma un fattore amalgamante al tempo stesso più basilare e inequivocabile: il timore per il futuro. Il caso della Francia infiammata dalle proteste per il caro-energia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lautunno-caldo-europeo.html">[...]</a></p>
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<p>L&#8217;<strong>Europa ribolle</strong> in un <strong>autunno caldo</strong> che, rispetto ad altre fasi di grandi mobilitazioni collettive, non porta però con sé rivendicazioni ideologiche, culturali, sociali e valoriali di qualsivoglia natura, ma un fattore amalgamante al tempo stesso più basilare e inequivocabile: il <strong>timore per il futuro</strong>.</p>



<p>Il caso della <strong>Francia infiammata</strong> dalle proteste per il caro-energia e l&#8217;inflazione che sconvolge la prospettiva di vita di milioni di persone è solo il più ampio e più clamoroso di una serie di eventi di questo tipo. Magmatici, spesso apolitici nella genesi, uniti dal comune scetticismo verso le modalità di conduzione della crisi politica, economica ed energetica da parte della politica, sbrigativamente rubricati dai media in alcuni casi come &#8220;filorussi&#8221; perché concentrati sul dato interno più che sul ruolo di Mosca nella genesi della crisi energetica, questi movimenti sono una realtà in tutta Europa e hanno avuto un crisma sindacale e politico nelle mobilitazioni di Parigi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Praga, il principio di tutto</h2>



<p>La&nbsp;Repubblica Ceca&nbsp;ha segnato a inizio settembre l&#8217;inizio della mobilitazioni comunitarie. affrontando un autunno di malcontento dopo che 70.000 manifestanti si sono riuniti a Praga per protestare contro l&#8217;aumento delle bollette energetiche e chiedere la<strong> fine delle sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina.</strong></p>



<p>Elementi di estrema destra e di estrema sinistra si sono riuniti in una manifestazione emblematicamente intitolata &#8220;Prima la Repubblica Ceca&#8221; nella giornata di domenica 4 settembre per chiedere un nuovo accordo con Mosca sulle&nbsp;<a href="https://www.theguardian.com/business/2022/jul/19/russia-gas-shutoff-eu-countries-europe-recession-imf">forniture di gas</a>&nbsp;e la cessazione dell&#8217;invio di armi all&#8217;Ucraina, esortando il governo di centro-destra del primo ministro, <strong>Petr Fiala</strong>, a dimettersi.</p>



<p>La manifestazione in Piazza Venceslao – storicamente un luogo di dissenso di massa nella capitale ceca, già epicentro della <strong>&#8220;Rivoluzione cecoslovacca&#8221; del 1968 repressa nel sangue dalle truppe del<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cosera-il-patto-di-varsavia-il-rivale-della-nato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Patto di Varsavia</a></strong> – ha significato la fine di un periodo relativamente placido per la politica interna da quando Fiala è entrato in carica lo scorso dicembre.</p>



<p>Fiala, leader del Partito Civico Democratico (Ods) ed ex professore di Scienze Politiche, ha liquidato la manifestazione come estremista e alimentata dalla propaganda russa. Alcuni manifestanti indossavano magliette che lodavano il presidente russo, Vladimir Putin, mentre altri portavano striscioni che esprimevano sentimenti anti-Ue e anti-Nato: la Repubblica Ceca è stata tra i <a href="https://www.theguardian.com/world/2022/mar/15/polish-czech-and-slovenian-prime-ministers-travel-to-kyiv-ukraine">più convinti sostenitori</a> dell&#8217;Ucraina nell&#8217;alleanza occidentale, ma il consenso interno alla linea pro-Kiev del governo è stato <strong>apertamente fiaccato dalla crisi energetica</strong> e dal caro-vita.</p>



<p>Per il governo ceco è chiaro che la&nbsp;<a href="https://www.dw.com/en/russian-propaganda-spread-on-fake-news-sites/a-63011188">propaganda russa</a>&nbsp;e le campagne di disinformazione siano presenti nel mondo politico ceco. Ma la realtà dei fatti parla di un&#8217;<strong>inflazione triplicata da giugno 2021 a oggi, passata da poco più del 4 al 14,7% di settembre</strong> e che secondo molti analisti <a href="https://tradingeconomics.com/czech-republic/core-inflation-rate" target="_blank" rel="noreferrer noopener">potrebbe sfondare quota 20% a inizio 2023.</a> E buona parte della folla partecipante alla prima manifestazione si è ripresentata nella capitale il 28 settembre per una seconda, massiccia ondata di proteste contro il governo.</p>



<p><strong>Lubomir Kopecek,</strong> dell&#8217;Università Masaryk di Brno, ha dichiarato all&#8217;emittente statale CTK che le dimensioni della manifestazione illustrano &#8220;significativa insoddisfazione&#8221; per l&#8217;approccio del governo alla crisi energetica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023132145588_7cc01017fd0bd8899dcd3f70851e5078-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-372123" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023132145588_7cc01017fd0bd8899dcd3f70851e5078-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023132145588_7cc01017fd0bd8899dcd3f70851e5078-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023132145588_7cc01017fd0bd8899dcd3f70851e5078-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023132145588_7cc01017fd0bd8899dcd3f70851e5078-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023132145588_7cc01017fd0bd8899dcd3f70851e5078-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023132145588_7cc01017fd0bd8899dcd3f70851e5078-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>La manifestazione in piazza Venceslao a Praga del 28 settembre (Foto: EPA/MARTIN DIVISEK)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ondata di proteste in Germania </h2>



<p>Come successo con le marce di protesta contro le restrizioni del Covid-19, l&#8217;ondata di proteste si è subito spostata da Praga ai Lander della <strong>Germania orientale</strong>. In un Paese sconvolto dalla crisi energetica e costretto a mobilitare centinaia di miliardi di euro per ovviare al rischio di una crisi sistemica, le regioni a reddito minore dell&#8217;Est, in cui sono maggioritarie o rilevanti formazioni come la destra di <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/nazionalisti-e-conservatori-cosi-lafd-ha-cambiato-la-politica-tedesca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alternative fur Deutschland</a></strong> e in cui si coltiva maggior scetticismo verso il decoupling dalla Russia, sono diventate inquiete.</p>



<p>Migliaia di persone si sono radunate in diversi stati della Germania orientale nella giornata di lunedì 26 settembre per protestare contro la politica energetica del governo e le sanzioni contro la Russia. I manifestanti hanno gridato slogan contro il governo di coalizione del cancelliere <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-olaf-scholz.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Olaf Scholz</a></strong> e hanno portato striscioni con i messaggi &#8220;Stop all&#8217;esplosione dei prezzi&#8221;, &#8220;Stop alla guerra, stop alle sanzioni&#8221; e &#8220;Aprire Nord Stream ora&#8221;, in un momento in cui ancora non era emersa la grave questione dell&#8217;<strong>incidente di <a href="https://it.insideover.com/difesa/bornholm-il-pivot-baltico-della-nato-al-centro-del-caso-nord-stream.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bornholm </a>che ha bloccato il gasdotto baltico</strong>.</p>



<p>Durante le proteste nel Meclemburgo-Pomerania più di 11.000 persone hanno manifestato in circa venti località, come riportato dall&#8217;emittente pubblica Ndr. Almeno altrettante quelle radunatesi in <strong>Sassonia-Anhalt</strong>.</p>



<p>&#8220;Da Magdeburgo a Francoforte sull’Oder, da Lipsia a Dresda, da Cottbus a Gera, da Wismar a Lubmin dove arrivano i tubi dei danneggiati gasdotti del Nord Stream, sono ormai decine di migliaia le persone scese per strada a protestare&#8221;, <a href="https://www.startmag.it/energia/proteste-germania-caro-energia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha riassunto <em>StartMag</em></a>. &#8220;Una lunga catena di malessere che idealmente si connette con le manifestazioni di Praga (che si sono ripetute), con i sondaggi in Slovacchia che segnalano la maggioranza dei cittadini contraria all’austerity energetica per sostenere l’Ucraina e con l’opposizione della classe dirigente ungherese a ogni tipo di sanzione verso Mosca&#8221;. E di fronte al rischio di una <a href="https://it.insideover.com/energia/la-germania-tira-dritto-sul-maxi-pacchetto-anti-crisi-puo-mettere-in-crisi-lue.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>crisi sociale e d&#8217;impresa</strong> il governo di Berlino ha posto in essere le poderose misure anti-crisi</a> che hanno suscitato critiche nel resto d&#8217;Europa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA34015124-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-372125" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA34015124-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA34015124-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA34015124-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA34015124-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA34015124-2048x1366.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA34015124-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Dimostrazione per le vie di Berlino del 22 ottobre (Foto Michael Kuenne/PRESSCOV/Sipa USA)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Francia, la prima saldatura del blocco sociale</h2>



<p>A preoccupare poi è la <strong>grande &#8220;serrata&#8221; francese nel campo dell&#8217;energia e della raffinazione</strong>, aumentata in intensità fino allo <strong>sciopero generale</strong> convocato dalla <strong>Confederation Generale du Travail (Cgt)</strong>, il maggiore sindacato francese, il 18 ottobre. L&#8217;obiettivo? Trasformare la vertenza sindacale nata per l&#8217;adeguamento dei contratti dei lavoratori nelle raffinerie Total e Exxon all&#8217;inflazione in una questione nazionale. </p>



<p><strong>Emmanuel Macron e il suo governo</strong> affrontano la possibilità che l&#8217;azione sindacale si diffonda ad altri settori. Da quando a quattro lavoratori in sciopero della raffineria ExxonMobil di Notre-Dame-de-Gravenchon (nel nord della Francia) è stato ordinato di tornare al lavoro mercoledì 12 ottobre, i segnali sono apparsi in tutta la Francia, dove la&nbsp;<a href="https://www.lemonde.fr/en/france/article/2022/10/14/french-fuel-shortages-spark-warnings-as-strike-hardens_6000372_7.html">carenza di carburante sta diventando una realtà</a>. &#8220;Questo sciopero deve diffondersi&#8221;, ha detto Emmanuel Lépine, segretario generale della sezione delle industrie chimiche della Cgt. </p>



<p>Quattro sindacati – CGT, Force Ouvrière (FO), FSU e Solidaires – e quattro organizzazioni giovanili – FIDL, MNL, UNEF e La Voix Lycéenne – hanno indetto uno sciopero generale martedì per chiedere &#8220;salari più alti e difendere il diritto di sciopero. Hanno scioperato in massa i lavoratori dei trasporti e i dipendenti pubblici. In particolare, la SNCF (l&#8217;operatore della rete ferroviaria francese) e la rete di trasporto pubblico di Parigi hanno subito disagi. Gli scioperi hanno colpito quasi un <strong>terzo dei reattori nucleari francesi,</strong> ha detto un funzionario del sindacato dell&#8217;energia a Reuters, ritardando la manutenzione di molti di essi proprio mentre EDF sta spingendo per rimettere in funzione parte del suo parco di centrali in tempo per l&#8217;inverno.</p>



<p>Giovedì 13 ottobre gli ordini di ritorno al lavoro sono stati dati presso il deposito petrolifero di TotalEnergies vicino a Dunkerque, nella Francia settentrionale. Lo stesso giorno gli scioperanti di una delle due raffinerie Esso-ExxonMobil, a Fos-sur-Mer (Francia meridionale) hanno votato per togliere il blocco. </p>



<p>Venerdì 14 ottobre il rappresentante sindacale dell&#8217;unione moderata CFDT coinvolto nei colloqui salariali a TotalEnergies ha annunciato che un compromesso era stato raggiunto durante la notte, ma non ancora firmato, <strong>per un aumento salariale del 7%</strong>. Ma la Cgt ha promosso una <strong>mobilitazione massiccia</strong> forte della capacità di compattare il blocco sociale dei dipendenti dei settori strategici e del pubblico e di unire l&#8217;inquietudine per il carovita alla volontà di porsi in forze contro le future mosse di Macron su riforme del lavoro, welfare e pensioni.</p>



<p>Nel frattempo la popolarità del Presidente è a picco. Sei mesi dopo la sua elezione, l&#8217;iniquilino dell&#8217;Eliseo ha perso tre punti in un mese, secondo un sondaggio Ifop. A lungo tra il 38 e il 40%, il suo punteggio di supporto ora scende al 35%. È la prima volta che il Presidente della Repubblica registra un calo del genere dal febbraio 2020. Era allora al 32%, prima di salire grazie alla&nbsp;<a href="https://www.tf1info.fr/politique/crise-epidemie-covid-19-edouard-philippe-place-sous-le-statut-de-temoin-assiste-2236276.html">sua gestione del Covid</a>. Ma d&#8217;ora in poi, il modo in cui affronta le grandi crisi non sembra più convincere l&#8217;opinione pubblica. E lo sciopero massiccio del 18 ottobre potrebbe già ripetersi presto prima della fine dell&#8217;autunno.</p>



<p>La Francia è il laboratorio per una maggiore strutturazione dell&#8217;<strong>autunno caldo europeo</strong> in una rivendicazione politica più ampia. E non a caso le proteste sono il terreno di scontro tra Macron da un lato e la <a href="https://it.insideover.com/energia/scioperi-caos-alle-pompe-duello-politico-la-crisi-energetica-infiamma-la-francia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sinistra di Jean-Luc Mélenchon</a> dall&#8217;altro. Con <strong>Marine <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-marine-le-pen.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le Pen</a> e il<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-obiettivi-del-rassemblement-national-il-partito-di-marine-le-pen.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Rassemblement National</a> osservatori interessati</strong>. Chi deve osservare interessata l&#8217;autunno caldo europeo, e la Francia in particolare, è l&#8217;Italia. Dove tra caro-energia, tensioni sociali e venti recessivi l&#8217;onda della crisi può abbattersi come una marea in caso di shock economico nel prossimo inverno. E dove può arrivare la prossima tappa di un autunno iniziato precocemente a Praga e diffusosi in tutto il Vecchio Continente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_2022102314031959_7b04dd60f12c32d4794bc74a3dc38a89-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-372126" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_2022102314031959_7b04dd60f12c32d4794bc74a3dc38a89-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_2022102314031959_7b04dd60f12c32d4794bc74a3dc38a89-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_2022102314031959_7b04dd60f12c32d4794bc74a3dc38a89-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_2022102314031959_7b04dd60f12c32d4794bc74a3dc38a89-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_2022102314031959_7b04dd60f12c32d4794bc74a3dc38a89-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_2022102314031959_7b04dd60f12c32d4794bc74a3dc38a89-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Lo sciopero del 18 ottobre in Francia (Foto: EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Moldavia e Serbia, caos alle periferie</h2>



<p>Anche Moldavia e Serbia, ai confini dell&#8217;Unione Europea, sono state attraversate da proteste sistemiche. Carovita e inflazione, anche qui, l&#8217;innesco. Diverse migliaia di persone hanno protestato nella capitale della Moldavia domenica 18 e 25 settembre per chiedere le dimissioni del governo filo-occidentale del paese tra la crescente rabbia per la spirale dei prezzi del gas naturale e dell&#8217;inflazione.</p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/russi-alle-porte-di-odessa-ecco-le-tre-opzioni-per-la-moldavia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La piccola nazione dell&#8217;Europa orientale,</a></strong> stretta tra Ucraina e Romania, ha visto aumentare le tensioni politiche negli ultimi mesi mentre i prezzi del gas salgono in seguito all&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina.</p>



<p>Un giornalista della Reuters ha stimato la folla radunatasi nelle due domeniche fuori dalla residenza ufficiale del presidente<strong> Maia Sandu</strong> a circa 5mila persone. I manifestanti hanno cantato &#8220;Abbasso Maia Sandu&#8221; e &#8220;Abbasso il governo&#8221;. Le manifestazioni sono state le più grandi da quando Sandu ha vinto le presidenziali nel 2020 partendo da una piattaforma anti-corruzione, ma non rappresentano una minaccia immediata per il presidente e la sua amministrazione. Venerdì 23 settembre, il regolatore del gas della Moldavia ha aumentato i prezzi del 27% per le famiglie, già vessate dal combinato disposto tra crisi energetica e inflazione galoppante.</p>



<p>Per un leader anti-russo che è in sofferenza, un presidente amico di Mosca è in parallela difficoltà.  <strong>Aleksandr Vucic</strong>, presidente serbo, sta subendo da tempo l&#8217;aumento delle manifestazioni della Sinistra contro le risposte alla crisi economica. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023140708950_17b0872f2ff0189dcce565476e306886-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-372128" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023140708950_17b0872f2ff0189dcce565476e306886-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023140708950_17b0872f2ff0189dcce565476e306886-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023140708950_17b0872f2ff0189dcce565476e306886-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023140708950_17b0872f2ff0189dcce565476e306886-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023140708950_17b0872f2ff0189dcce565476e306886-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221023140708950_17b0872f2ff0189dcce565476e306886-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Agenti in assetto anti sommossa per le vie di Chisinau in Moldavia (Foto: EPA/DUMITRU DORU)</figcaption></figure>



<p>Partiti politici tra cui il Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (Nkpj) e il Partito della Sinistra Radicale (Prl), nonché sindacati come la confederazione &#8220;Sloga&#8221; hanno espresso insoddisfazione per la decisione del governo di fissare il salario minimo per il 2023 a 230 dinari serbi (1,96 dollari) all&#8217;ora e 40.020 dinari serbi (341,59 dollari) al mese. Oggi il livello è 35mila dinari (poco meno di 300 dollari). La crescita supererebbe il <strong>tasso di inflazione pari al 13%, ma non è stato ritenuto sufficiente</strong>. </p>



<p>Nella sua dichiarazione del 14 settembre, l&#8217;Nkpj ha chiesto al governo di aumentare i salari minimi a 50.000 dinari serbi (426,77 dollari) al mese per far fronte al costo della vita. Željko Veselinović, presidente dei sindacati uniti della Serbia &#8220;Sloga&#8221;, ha affermato che &#8220;il salario minimo nel paese è deciso esclusivamente dal presidente e rimarrà tale fino a quando non verrà lanciato uno sciopero generale&#8221;. Ha anche chiesto la &#8220;cooperazione di tutti i centri sindacali competenti nel paese&#8221;. Da un mese il governo è in trattativa serrata per <strong>evitare lo sciopero generale</strong> che contribuirebbe a una <strong>serrata generale dell&#8217;economia.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lautunno-caldo-europeo.html">L&#8217;autunno caldo europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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